Anda di halaman 1dari 60

7VeS m. -], COngar} O.

p,

la tradizione
e le tradizioni
In questO volume il padre Congar risponde ad un preciso
interrogativo: Quale visione hanno della tradizione le di-
verse epoche e le divetse confessioni cristiane? E assolve
saggio storico
il compito in modo eccellente mettendo a frutto la sua
ben nota erudizione ecclesiologica e le fatiche di dieci anni
di incessanti lettule sul ìema. Egli parte dallo studio dello
stesso Nuovo Testamento e attraverso i Padri occidentalí
e otientali, il Medioevo, la Riforma e la teologia post-trì-
dentina ci conduce fino alla conoscenza delle maggiori trat-
2ª edizione
tazioni moderne e delle tendenze che le ispirano. Chiunque
abbia un poco di familiarità con questi problemi comprende
immediatamente l'importanza del lavoîo. Anzitutto esso
rende un servizio prezioso alla teologia cattolica, sintetiz-
zando in un panorama ampio e lucido un materiale im
menso di testì e di analisi. In secondo luogo contribuisce
a chiatite una volta ancota i rappotti tta le dívetse con-
fessioni, che non 'e tanto imperniato sull'ammissione di sin-
goli dommi o costumanze, ma sulla concezione dei crìter; / i ª 7 l
fondamemali. di vetità, e ín modo pa'rticolare sul valote, AN ,
sul senso e sull'ampiezza della tradizione. L'opera si indi-
tizza ai teologi e alle petsone colte nel campo delle scienze
sacre, ma saîà utilissima e gradita, dato il suo catattere
simetico, anche a coloro che ìntravedono l'importanza, la
vastiìà e la complessìtà di questo problema, senza però
aver sempre la possibilità di approfondirlo attraverso la
]ettura delle innumerevoli e ampie monografie al riguardo.
edizioni paoline
Tltolo orlglnale:

LA TRADITION ET LììíEI TRADITION8 PREFAZIONE


Essal hlgtorlque

Llbr. i(rthème Fayard. Parigl. 1980

Traduzíone dl

GENNARO AULìlTTA

Doveìîdo scrivere, per ìa Enciclopedia cattolica


dell'uomo d'oggi, un volwne sulla tradizione, sia-
n?O stati portati a studiarne storicamente la nozio-
tze. Questo era necessario per vedercí chiaro, per-
ché la parola (( tradízione i», così com'è usata ne1
vocaboìario cristiarìo, indica molte cose diverse
íra loro ma neuo stesso tempo collegate; e ciò
era necessario secondo il buort metodo teologico,
perché la teologia interpreta e costruisce tm « da-
to )> nel quale devorìo trovar posto le elaboraziorìi
tesorizzate nel corw dei secoli daìla intelîigenza
cristiana. Bisogrîava fare un'inchiesta pre4ímiriare
anaìoga a quetla fatta dal P. Mer,ch per prepa-
rare la sua Théologie du Corps mystique, se è con-
IMPRIMATUR cesso paragonare ttn saggio così elemerttare a
Romae. dle 13 nov. 1961 un'opera tanto notevo1e.
Ex Aedíbus Curlae Episcop. Qtzí iì lettore non troverà una serie di mono-
Ostlen. ac Portuen. 8. Ruflnae
grafie che presentano la wzione di tradizione di
4J îitus Manciniì Vlc. Gen.
ogni autore studiata metodicamente e in lutta ía
sua ampiezza. Urìa vita e moîti grossí volumi sa-
rebbero stati appe»a sufficienti. Esistono eccellen-
ti studi su tm periodo ìimitato oppure SU tm par-
ticolare autore, e noi ne abbiamo consultato e
(v. 2955)
utilizzato ttumerosi, cercando di porre in îuce i
@ 1964 by EDIZíONI PAOLINE - ROMA
50 LÀ TRADI2j0NE E LE TRADIZIONI

« Prendi per îîorma (Spicq : Abbi per nîodello) le


sane parole che líai udito da me... conserva il buon
I PADRIE LA CHIESA ANTICA
deposito con l'aiuto dello Spirito Santo )) (2 Tim.,
1,13-14). 'Ynor.úmno;g (cfr. I Tim., 1,16) signifi-
ca schizzo, ablx.zzo, donde esposizione sommaria,
definizione generica: poi modello, esempio (cfr.
únQ)eúypa : Gv., 13,15; Giac., 5,10; 2 Petr., 2,6).
Da alcune citazioni addotte da Wettstein risulta che
questa parola è usata <( nella scultura, per un mo-
dello appeì'ìa sbozzato che in seguito può essere la-
vorato e la cui somiglianza sarà completa; in pit-
tura, per un abbozzo o per uno schizzo che sarà
I termini
nagaòtòòvaù,
aor. na@ado'inìaú,tradereì
continuato ; iîì lctteratura, per una nota o per una
Consegnare,
e na(&5oaú(, traditio, SOIIO frequente-
sintesi che dà un'idea generale d'un argomento ma
menteusatidai Padri. Non possiamo far a nle-
non la sua completa esposizione (...). Secondo il
no,di ricorrerea delle monografie per analiz-
senso comune si tratta di una annotazione somma-
zareil lorousoin ogni autore, seguendo l'ordine
ria o di una rappresentazione che non deve ripro-
cronologicoe tenendoconto del 'contesto partico-
dursi
deve
come
essere
un modello,
completata,
ma
rifinita,
che serve
da
di abbozzo
un'esposizio-
e
laredi ognuno dei suoiscritti. Un tale studio è sta-
ne particolareggiata )) "'. Il deposito è affidato a
sIºtigsÍtàufdªiÌp̺osssuiaªmlcountÍenptu
dcªiptÍrÌaªc1cÌiaergeruªznÌeqª
una
salvezza.
Chiesa
Esso
che vive
ammette
storicamente
una specie di
la storia
attività
della
« mi-
complessivo.
sezioni :
Divideremol'esposizione in quattro

drashica di attualizzazione e, in questo senso,


anche di
»

completamento : conservarlo <« con l'aiu-


A) La tradizione nei Padri dei primi tre Se-
to dello Spirito Santo )) significa viverne.
coli: e quisant'Ireneo sarà il nostro principale
riferimento in quanto rappresenta il più signifi-
cativo e
antenicena.
il più importantetestimone della Chiesa

B) I padri del IV e del V secolo


C) Esempi di tradizioni non scritte a cui
fannoappello gli autori cattolici.
"' C. Spîco, Les Ephres pastorales (Et. Bibl.), Parigi,
1947, p. îss-isg. D) Alcuniaspetti della lettura apostolica, pa-
tristicae tradizionaledella Sacra Scrittura.
!52 LA TR.ADIZIONE E LE TRADIZIONI
L PADBI E LA CHIESA ANTlCA 53

contenuto, il complesso delìa fede o della dottrina


A ) LA 'r«únízíoup PER î PADRI oa'rp.uícpuî '
cristiana. La stessa paro1a « tradizione » è poco
usata nei Padri apostolici, però non è raro trova-
re l'idea da essa significata. Essa comporta questi
Vocabolario Ì
tre elementi : un deposito trasmesso, un magistero
vivente, una trasmissione per successione. Eccezio-
Il verbo «( consegnare, trasmettere )) evidente- nalmente, san Ciprìano limita l'uso della parola
mente.ha significato attivo. Però il sostantivo Pa- per designare la prima rivelazione
ràdosis ìn
fatta da Dio, da
genere, nei Padri, indica l'oggetto o il Cristo e dagli apostoli e I]OlI già la dottrina tra-
smessa per successione. Però la parola conserva in
1 0]tre le notizie dei dizionari, vedere, per l'insieme,
M. WINI(LER, Der Tvaditionsbegriff
]ui il suo significato oggettivo abituale. Fa mera-
des Urchrìstentums bìs
Terítdlian, Monaco, 1897; G. BRUNHES, L'Idée de tradition viglia che i] P. Deneffe abbia concluso per la prio-
daìîs les trois preìniers sièdes, in Rev. apol., 1906/2, p. rità del significato attivo, al termine d'una indagi-
54-61, 114-123; D. VAN DEN EYNDH, Les Normes de l'enseigne-
ment c'lyétien dnns ìa 1iìtérature patrisìique
ne nella quale tanti elementi sono in contraddizio-
des troìs pre-
íniers sièdes, Gembloux e Parigi, 1933; G. L. PRESTIGE. Fa- ne con questa sua conclusione.
thers and Heretics..., Londra, 1940 p. 1-46 (Lect. I: Tradì-
íion, or the Scripturaí Basis of Theoîogy); L. BOUYER,
Ho(v Scripture and Tradilion as seen by the Fathers, ìn
The Eastern Churches Quarterly, 1947, p. 1-16; P. Shíuh- Origiìie aella tradizione
ùp«s, Le Mot et le concept de tradition chez ìes Pères, ìn
I
R.S.R., 40 (1952. Mel. J. Lebreton, II), p. 44-62; E. FLESSE-
ìíúx-Vúu LEER, Tradition atìd Scripttire m the Earìy Church, La tradizione del(a Chiesa -
Assen, 1954; G. W. H. L.qxíps, The Early C1îurch, in Scriptu-
í quella che qui ci
interessa - ha la sua sorgente negli apostoli 2:
re and Tradítion, ed. by F. W. Dít.us'ross, Londra, 1955,
p. 21-52. così è stata sempre considerata. Quando, in sant'I-
Per Ireneo: B. Rpywnp»s, Paradosrs. Le prog,rès de ridée reneo, per la prima volta, il concetto di tradizione
de tradition jusque S. Jrénée, in R.T.A.M.. 5 (19331 155-191;
H. HOLSTEm,
diventa oggetto d'una riflessione esplicita, essa è
La Traditùrnî des apótres cîîez S. Irénée, in
R.S.R., 36 (1949), 229-270.
Per Tertuìliano: V. MOREL, Le déveîoppement de 1a FOULÉ, prefazione all'ed. del De praescriptione, in
ìí dísciplina )) sous l'action du Sai»ît-Esprit S. Ch.,
chez Tertuuien, 46, Parigi, 1957.
in R.H.E., 35 (1939), 243-265; F. DH PAlíW, La Justi-fication
des traditions non écrites chez Tertuuien, i Per Origeîìe: R. P. C. HANSON,Orìgen's doctrùze of Tra-
in E.T.L., 19 dition, Londra, 1954.
(1942), 5-46; V. MOREl, De Ontwikkelink van de christeîijke
overlevering voîgens Tertullianus, Bruges e Bruxelles,
" Polìcarpo, dice IRENEO, iì non ha insegnato se non
1946.
Sull'argomento di prescrizione, J. K. STIRNIMANN,
quello che ha appreso dagli apostoli, ciò che la Chiesa ha
Die
Praescriptio Tertulìians im Lichte des ri5mischeìî
trasmesso (sra(ìa8.) e cìò che è soltanto vero í» (A.H., III,
Rechtes
u. der Theologie (Paradosis, 3), Friburgc (S.), 1';)49; F. Rh
3,4; P.G., 7,852). Vedere anche B. REYNDERS, art. cit., p.
178-179; Ho'tsrp:m, art. cit.
34 LA 'I'RAD]ZIONE E LE TRADIZJONI
1 PADRI E LA CHIESA ANTICA 55
vista essenzialmente come un aspetto della dotlri- glio ancora ; imagine d'una vite che stende i suoì
na de41'aposto1icità.
rami e finisce col coprire tutto un terreno, -par-
LEl fede in gencre, il modo di vivere, di pregare tendo da un unico piano '. Le affermazioni dei Pa-
e di celebrare, e tutta quanta la Chiesa, sono con- dri anteniceni sulla tradizione hanno come cornice
cepite come propagazione di un'unica realtà a par- ]a coscienza vivissima del fatto che tutto il cri-
tire ciagli apostoli e dalla Pentecoste ª. L'afferma- stianesimo, partendo da Cristo e dagli apostoli, è
zione è così realistica che si potrebbe tradurre in una trasmissione d'una realtà spirituale che resta
in"imagini solta.nto usando schemi dell'ordine bio- una attraverso il tempo e attraverso lo spazìo e
]ogico : propagazione per seminagione o per gene- che, non essendo altro che la propagazione della
ì-azione, partendo da un primo e unico germe ; me- sua sorgente, è essenzialmente apostolica ".
Ma affermare.che la sorgente di ciò che la
3 Vedere IRENEO, .4.H., I, 10, 1 e 2 (P.G., 7,549s; HARVEY, Chie-
l, 90s; E.P., 191-192), testo formale, sa trasmette è apostolica significa dire
che bisognerebbe citare che essa è
per intero; III, 12,7 (901 B.C.; II, T). 62), iì Ecclesia per tîni- ' celeste e divina. La Chiesa antica è cosciente dì vi-
versurn mundum ab apostolis firmum habens initium )); vere la realtà di ciò che
Ippohì'ro, PMlosophuìnena, il Signore ha dichiarato :
I, proem. (trad. Iatina CRUICE,
Parigi, 1860, p. 4); Tpu'rtiî.t.îuao, Praescr. « Come il Padre mio ha mandato me, così
20,5-7 : <í Et perin- io man-
de Ecclesias apîd unamquamque civitatem do voi
condiderunt, )) ". La sorgente da cui procede tutta
a quibus traducem la tra-
fidei et semina doctrinae ceterae exin-
de ecclesiae mutuatae dizione della Chiesa, prirna di spargersi
sunt et cotidie mutuantur ut eccle- nella pia-
siae fiant... Omne genus ad originem suam nura, cade come a cascata
censeatur ne- dal cielo, da Dio (Pa-
cesse est. Itaque tot ac tantae ecclesiae una est illa ab dre), il quale s'è rnanifestato umanamente
apostolis prima, ex qua omnes invian-
++ (S. Ch., 46; 1957, p. 112-113;
P.L., 2,32; PREUSCHEN, p. do Gesù Cristo. questo il punto in
15); ClEMENTE ALESSANDRINO, cui i con-
Strom., I, 11,3 (S. C/i., 30; 1951, p. 52); ORIGENE, De príncipiis, '- cetti di Rivelazione, di Chiesa e di Tradizione si
praef., 2 (p.c., 11,116; Koríîscuúu, p. 8; E.P., 443); S. Ca- richiamano a vicenda. Ciò che era nascosto
PRIANO, De Unitate, c. 5: « Ramos suos in universam in Dio
ter-
ram copia ubertatis extendit, profluentes s'è manifestato nel tempo, e questa
largiter rivos manifestazio-
latìus pandit, unum tamen caput est et origo ne,
una... )) (ed. in quanto conoscenza, è Rivelazione e tradizio-
e trad. franc. di P. DE LABRIOlLE (Unaìn sanctam, 9), Pa- ne,
rigi, 1942). mentre in quanto mistero reale, è Chìesa, sal-
Questo concetto si ritrova nei Padri del IV e V secolo, vezza e anche tradizione, giacché la Paràdosis è
per esempio: S. AGOSTINO, Epist., 232,3 (P.L., 33,1028) e la
contìnua citazione che fa di Lc., 24,47: la Chiesa, la Ca- 4 L'iînmagine è soggiacente
tholica, si spande ai testi di Tertulliano e di
dovunque íí incipiens a Jerusalem íí. Ciprian':+, citati nella nota precedente; la si rìlrova
S. LEONEI Sermo, 64,1 (P.L,,54,358 espres-
B: íí in illis (apostolis) samente in S. BERNARDO, In Cant.,
et nos eruditi sumus... »+). Cfr.
sermo 30,7 (p.r.., 183,934).
anche A. LAURAS, citato in ' Vedi il nostro articolo Apostolicíté
sez. B, nota 1; per san Leone, la tradizione è essenzial-
in Cathoucisìane,
t. I, 1948, col. 728-730.
mente ciò che è stato ricevuto dai Padri, e questo rimonta
fino ag]i aposto]i. 0 Gv., 20,21; 17,18; cfr. I Gv., 1,1-3; Gv., 10.14-15; 17-26;
lc., 22,29,31-32; cfr. Rom., 1.1-6; 1 Cor., 3,23; 11,3.
56 LA TRADIZIONE E LE TR.ADIZION[
I PADRí E LA CHIESA ANTICA 57
qui=sto contenuto di concscenza e di pratica sa]u
tarì Ua(a;5tòúvav, tradere, esprime
che la Chiesa trasmette e di dunque ìl mo-
cui vive. « Gli apo-
do con cui la manifestazione
stoli ci sorìo stati mandati di Dio, del suo mi-
come messaggeri di buo- stero, del suo piano di salvezza,
na novella da nostro arriva a ogni uomo
Signor Gesù Cristo. Gesù per diventare, accolta nella fede,
Crîsto è stato inviato da principio della
Dio. Cristo viene dunque
sua salvezza. Questa trasmissione,
da Dio, e gli apostoli vengono accompagnata
da Cristo : queste
o qualificata dall'autorità della
duì= cose procedono in bell'ordine sua origine, può
dalla volontà di
Dio Ciò essere un4 trasmissione di qqritti o dì dottrina o
»». che afferma Clemente sulla fine dell'e-
precetti

là orali; non importaº. L'idea essénziale
apostolica - Harnach vi scorgeva è
un'espressio-
quella di trasmissione d'un contenuto
ne del concetto cattolico di tradizione di verità e
- si ritro-
di principi di vita che sono insieme
va, nella sua sostanza, anche normativi ed
in Ignazio di Antio-
eíìicaci per la salvezza.
chia, in Tertulliano, in Origene e in Cipriano 7. È
evidente che tale visione delle cose, profondamen- originale) e d'autorità (ciò che si trasmette ha la sua ori-
te teorica e mistica, potrebbe gine da Dio). Quanto scriviamo qui
esprimersi in ter- (prima d'aver cono-
mini sciuto questa tesi) assume la parte
giuridici d'autorità: ì'auctoritas di verità che si trova
è precisa- nei diversi studi di J. N. Bhxíiuìzps
mente VAN DEN BRINK (La
il valore normativo che una Traditùm dans
realtà - af- l'Bglise prtnîitive et au XS'I siède, in
fermazione, regola, incarico R.H.P.R., 36 (1956), 271-281 e IÓ studio
o funzione - ha dalla citato nella nota 12
del cap. III, sez. A; cfr. cap. IV, nota
sua origine s. tiene che cattolici
5). Quest'autore ri-
e protestanti potrebbero incontrarsi ª*Or-
nando a ciò che, secondo lui, rappresenta la nozione donî-
7 Ctp.xípsrh, Cor., 42,1-2 (A. VON HARNACK, Dogmengesch., nîatica antica di tradizione (o la nozione di tradizione
I4, p. 182S); IGNAZIO, Magn., teoíog,ica, che cioè interessa la credenza)
6 e passim; SERAPIONE D'ANTIO- : la Tradizione =
CHIA (in EUSHBIO, H.E., VI, 12; SCHWARTZ, II, p. 544) : ìì Noi " - la Rivelazione, sotto la moztone dello Spirito Santo. Essa
altri accettiamo Pietro e gli altri apostoli come
è relativa alla Scrittura. Nel concilio ai %rento
Stesso »; TERTULLTANO, De praescr.,
Cristo
il torto di bloccare
si è avuto
21,4 : « id sine dubio con questa tradizione -nèl senso
te- teo-
nentem quod Ecclesiae ab apostolis, logico della parola le tradizioni ritp.ali
apostoli a Christo, o disciplinarì... Rin-
Christus a Deo accepit 37,1, « in ea regula viamo per questo al nostro studio
)); incedimus teologico e alla distin-
quam Ecclesiae ab apostolis, apostoli zione, oggi classica, tra la Tradizione
a Christo, Christus e le íradizioni. In-
a Deo tradìdit ++; ORTGENE, De Princ., tanto notiamo che Bakhuizen Varí -dèn Brink
IV, 2, I (P.G., 11,357- parte essen-
358; G.C.S., Orig., 22,308), ìì Quelli zialmente daì testì dì Tertulliano
che accettano il canone e di san Cipriano. Or-
della Chiesa celeste di Gesù Cristo bene, questi autori, e soprattutto
secondo la successione il secondo, hanno nella
degli apostoli ++; CIPRIANO, cfr. VAN DEN EYNDE, p. 244. storia una posizione e un vocabo]ario particolari : Cipria-
8 U. Gum.nv (Auctoritas. Ròmisc1îer no lìmita l'uso del termine traditù:»,
Princeps tz. pàpstr tradere alla prima
licher Prinîat, in Geístige Grundlagen consegna da parte di Dìo (Cristo),
r6mischer Kirchen- escluso l'atto ecclesia-
po1itik, Stoccarda, 1936, p. 83s) si serve stico di trasmissione.,Ma Cipriano
dei testi citati di qui è troppo isolato;
Tertulliano. D'altro canto, c. L. PRESTIGE (op. cit., p. 17-49) per Ireneo, ecc., il soggetto della paràdosis è invece es-
nota che particolarmente in Ireneo, paràdosis
sempre a un'idea di autenticìtà (trasmissione
è legata
della cosa
sen"zͪGlimàenn'eel
ÌNªucovhoÎesTªestamento,
per esempio, Atti. 6,14;
16,4. Oppure in S. GIUSTINO: VAN DEN E'yuns, p. 52-53.

I
58 LA TRAD]ZIONE E LE TRADIZIONI
PADRI E L.lll CHIESA ANTlCA 59

Tvadizioi'ie e vegola di Jede. T erWlíano : (( Assai spesso, regula significa la


dottrina stessa; è sinonimo di fùles, di doctrìna,
I Padri anteniceni chiamano regola di
« fede )) -}' eCC. » "'.
o (più spesso) (( regola di verità ciò cîîe
)) gli apo-
Nova'z,iano: regula veritatis traditio
:itcli hanno tramandato, dopo
= Christi
d'averlo ricevuto da cìoctrinaque '!
Gesù Cristo, e ciò che la Chiesa trasmette dopo di
- Clemente Alessamlrino usa
essi, in quanto è normatívo per îa fede : insomma, una volta l'espres-
la dottrina cristiana, sione « regola della fede +» ; cinque volte
o quel che san Tommaso d'A- quella di
quino cbiamerà sacra (( regola ecclesiastica +» ; due volte quella di
doctrina nel primo articolo (( rego-
della Somma. la della tradizione )). L'identità di significato di
Ireìîeo è il primo queste forìnule non è dubbia, poiché esse
testiìnone della formula (( re- si sosti-
gola della verità tuiscono a vicenda in uno stesso contesto
)). L'usa una diecina dì volte nel- (...). La
l'Arlversus regola è la verità " .
)axaereses e una volta, sotto la forma
equivalente di (« regola della nostra salvezza +», nel-
- Origene : « Insegnamento della Chiesa )) e <( re-
]a Diìnostrazione deìla Predicazione gola ecclesiastica )) sono sinonimi di verità
apostoìica. - (( )). -
Queste espressioni, dovunque appaiono, Origene propone come prima autorità
indicano dottrinale
ia verità c la fede stessa"o. non già la Scrittura ma la dottrina che si tra-
Ippolito : la (( regola della verità è identica smette per una ininterrotta successione
)) al- partendo
la (( dottrina )) e allo (( statuto della dagli apostoli. - Il testo (In Jeremiam
verìtà ». L'e- hoìn.
sposizione che ne dà non si collega direttamente 15,14: ed. Klosteì-mann, 43-44) presenta una serie
1]é alIa Scrittura, che non è citata, né alla tradi-
di sinonimi: pùrnla di Dio, parola della Chiesa,
zione, di cui noìì si parla, né al simbolo, che proposta della santa istruzione, canone
è mol- eccle-
to piiì succìnto. La regola è semplicemente siastico. Sì tratta della dottrina insegnata
la dot- dalle
trina cristiana ". chiese "'.
,, Dunque, nei Padri anteniceni, (( regola di fe-
)" V.AN DEN EYNDE, p. 282-283 (dà le citazioni'), de )», «( regola della veì-ità )) indicano la dottrina
p. 289. in-
Ecco il testo della Demonstr. : ìì Tale è la predicazione del-
la verità, questa è la regola della nostra salvezza; questa
è anche la strada che conduce alla vita. I profeti l'hanno " rd., p. 293; dr. p. 289-297; Rhpouu:,
annunzìata, il Crìsto l'ha stabilita, gli apostoli op. cit., p. 51-52.
]'hanno '3 De cibis judaicis,
trasmessa, doªíìunque la Chiesa l'offre 1 confrontato con 7 (ed. Lhuncuhp-
ai suoi figli. Con
íutta sicurezza WEYMAN, p. 227, 239); VAN DEN EYNDE, p. 297-298.
bisogna conservare (questo deposÍto) })
(n. 98; P.O., 12, p. 799; S.Ch.. 62, '1959, p. 1681 14 VAN DEN EYNLIE, p. 299-300 (citaz.).
" VAN DEN Ey»m, p. 209-212. " Id., p. 228, 230, 306. L'autore studia i testi di ORIGENI:
singolarmente; G. BARDY, La règle de foi d'Origène, in
R.S.R., 9 (1959), 162-t96.
GI) LA TRADIZîONE E LE TRADIZIONI
I PADRI E LA CHIESÀ .ANTICA 61
segnata dalla Chiesa conforme a quello che essa ha insegnata e trasmessa, che questi pastori custo-
ricevuto dagli apostoli. Queste espressioni non in- discono soltanto, senza che il loro magistero
<« ))
dicano un princîpio formale, un criterio di verità -v sia per se stesso considerato o qualificato come
religiosa, distinti dalla stessa verità, dall'insegna- regola
« di fede )) "'.
mente, da ciò che è trasmesso. La regola della pie- I
La regola di fede, cioè la dottrina apostolica
tà e della verità non è l'autorità e
dei ministri in
crìstiana, non è tutta la tradizione. Ne
quanto tale, ma ciò che è conservato è la parte
e trasì'nesso
principale, ma ci sono altre cose
da essi : è (( ricevuta dagli apostoli, ugualmente
conservata nel-
« trasmesse )) : elementi di disciplina
la Chiesa mediante le successioni o regole di
dei presbiteri »> '!
condotta, usanze soprattutto cultuali
Certo, esiste un'autorità che fa da o liturgiche,
custode, e in ,
esempi o modi di fare "º. E in questi campi
questo senso, esiste innegabilmente un ci pos-
magistero,
sono essere differenze tra gli apostoli,
anzi un « magistero vivo >» " la vera e quindi tra
; fede e l'au-
tentica interpretazione delle Scritture si trovan6
'9 Anche il charìsìna veritatìs, di cui parla IRENEO (A.H.,
soltanto nella Chiesa esonoJegatealla successio- - IV, 26,2; P.G., 7;1055; HARVEY, II, p. 236) non
è, come cre-
ne dei pastorì 'ª. Ma la regola di fede dono e vorrebbero
è la verità dare a credere numerosi apologisti, un
carisma di magistero, ma ìl dono spirituale e gratuito
della verità fatto da Dio alla Chiesa : VAN nhs EYNDP., p. 187.
18 IRENEO, A.H. IíI,2,2 e 3,2 (P.G., 7,F147 e 848; S. Ch., 34, Il rimprovero che J. K. Snnuuímn (op. cit., n. 1) fa
p. IOO e 102). Confrontare Or<îasu3 De princ., a Tertulliano di difettare
l, proem., 2: del senso di un'autorità dottri-
(( Servetur vero ecclesiastica praedicatio per successionis naie, può, a nostro giudizio, essere formulato soltanto in
ordinem ab apostolis tradita et usque ad praesens una prospettiva
in ec- teologica postnicena. Vedere VAN DEN
clesiis permanens, illa sola credenda est veritas EYNDE, p. 291.
quae in
nullo ab ecclesiastica et apostolica traditione discordat )) 20 Un trattamento particolare
(P.G., 11,116; G.C.S., Orig., meriterebbero due pun-
5, p. 8; E.P., 443); In Mat. comm., ti: 1) la questione
ser. 46 : íí Sed nos... non debemus della discipl'ma in Tertulliano e Cipria-
nec exire a prima et ec- no, vedere VAN DEN EYNDH e gli studi
clesiastica traditione, nec aliter specia]i (supra, n. 1);
credere nisi quemadmo- per Tertulliano,
dum il deposito aposloìico comporta la regola
per successionem ecclesiae Dei tradiderunt nobis )) di fede, la rego]a della disciplina,
(P.(,., 13,1667 D). la verità e l'interpreta-
zione delle Scritture e infine le tradizioni (VAN DìEN EYNDE,
17 VAN DEN EYNDE, p. 57-67. Vedi infra nota 54. p. 198); 2) la parte avuta dall'esempio, dall'imitazione
Í8 IRENEO, A.H., IV, 26,2 e 4 (P.G., 7,1053 e Ì056; H.4RVEY, di
ciò che s'era visto fare: punto già chiarito
II,236 e 238). Per C[EMENTE D'ALES8ANDR[A si tratta prima da
dì suc- F. Kú'r'rpsnuscn (Die Vorzugstellung
cessione dei maestri: Strom., des Petrus tí. der Cha-
I, 11, 3: «ì Questi maestri che
conservano la vera
rakter der Urgemeinde zu Jerusalem, in Festgabe f. K.
tradizione del santo insegnamento ve- Miìller, Tubinga, 1922, p. 322-351): gli aposto]i
nuto direttamente dai santi ìì waren die
apostoli Pietro, Giacomo, Gio- ZeuBen der Urhandlung (dell'eucaristia)... +í. Confr.
vanni e Paolo, trasmesso di padre in figlio Ia no-
- ma pochi ta 24 del capitolo 1 circa
figli sono a immagine la (ì tradizione í+ delle chiese dei
dei padri - sono arrivati fino a ìi santi ))), e poi recentemente da G. Jouússúnù,
noi, grazìe a Dio, per deporre in noi questi Pour un
bei semi dei étude-du sacerdoce
loro antenati au temps des Pères, in La Tradition
e degli apostoli )) (trad. franc. M. CASTER, sacerdotale, Le Puy, 1959, p. 109-125. Confr. Ia nota 61 del-
S.Ch., 30,1951, p. 52).
la sczione C del capìolo II, in questo nostro studio.
62 L.'l TR!lDIZIONE E LE TRADIZlONI
I PADBI E LA CHIES;t ANTlCA G3

]e Chiese, senza che sia intaccato quello che sari solo quando la
Cipriano
Chiesa, almeno la Chiesa locale,
chiama « jus communionis »» ". possedette un testo ufliciale del simbolo e quan-
Qual è il contenuto della regola di fede? La fede do il catecumenato si organizzò COl]-la-sua-disci-
della Chiesa, cioè anzitutto quella che si riceve plina di segreto e d'iniziazione.
durante
Ma si possono tro-
l'istruzione battesiìnale e che si professa var tracce dì questi elementi
nel battesimo:
caratteristici Ori-
in
le Sacre Scritture e il simbolo. gene "ª. Se si pensa che il battesimo è stato sem-
Dalla fine del secolo IV, la traditio e la reMitio pre accompagnato da una professione di fede ", e
symboli sono attestati come atti liturgici defini più precisamente di una fede ricevuta, della fede
ti ". Sono diventate cerimonie o riti determinati trasmessa dagli apostoli"', si ammetterà che la
realtà della traditio e della redditio syìnboli è pree-
'l Circa ìl digìugno e la daLa della Pasqua, sistìta all'istituzione
c[r. IRENEO, di riti definiti e che ìe antica
frag. 3 (apud EUSEBIO, H.E., V, 24,12-17; eî cfr. P.G., 7,1229s; quanto la stessa Chiesa. Anche la parola
Hqpvsy II,473-477); vedere VAN DEN EYNDE, p. 75,160. Con- con cui
í'rontare (AO Cl'le ìa stabìlîto è stata designata la prima cerimonia
J. COLSON (L'EUeqt4e ùnS ?eS assume così
coímnunautés primitives..., Parigi, 1951) sulla un valore pregnante.
differenza tra Nella traditio symboh, con
comunità di tipo paolino e comunità di tipo ionnaeo. La o senza il nome,
formula di Cîp«îhuo con o senza rito definito si tratta
è del concilio del 256: Sententiae epi
scoporum de haereticis baptizandis (H.ARTEL, I, p. 435); della consegna di questa fede, ricevuta dagli apo-
confr. AGOSTINO, De baptismo, III,3,5 (P.L., 43,141-142). stoli, unica dopo di essi, e costitutiva della
" Ci ritorneremo Chiesa.
su nello studio teologico. Vederc
S. Axînnocîo, Epist., Pertanto, il simbolo, o qualsiasi altra professio-
I, 20,4, íí dimissis catechumenis symbo-
lum aliquibus competentibus in baptisteriis ne di fede, era considerato
tradebam ba- come un compendio
silicae )); S. GREG[)Rm NISSENO dice : ìí La dottrina della vera della fede apostolica attestata nelle Sacre Scrittu-
fede proviene chìaramente dalla prima tradizione (n(r;m7
:rtaorióoru;) che noi riceviamo, conformemente all'indicazio-
ne del Signore, nel bagno della nuova nascita » (Epist., "ª Tracce dell'arcano (BARDY, in Catholicisme,
24; P.G., 46,1088 D); la testimonianza I, col.
di Rupîno, per Roma, 764), dì una consegna
ci riporta dei misteri (ht libr. .7esu Nave, hom.
al IV secolo (Com. in Synú., 3; P.L., 19,339); 9, n. 4; cfr D.A.C.L., col. 2583), d'una accettazione
rIùnerarium Etherìae, c. 46: dopo della fe-
cinque settimane di de da parte del battezzato,
catechesi biblica, che la professa nel suo bat-
íí tunc accipient sÌmbolum ìí; dopo la tesimo (Comm. in Ioan., X, 43 (27) 298: ed. PREUSCHEN,
settima settimana della quaresima gerosolimitana, ogni p. 221).
catecumeno viene davanti al vescovo, (( et reddet simbolum " TERTULLIANO, De spectactdis, 4, « aquam
episcopo )) (S.Ch., 21,1948, p. 258); la nostra ingressi chri-
documenta- , stianam fidem in legis suae verba
zìone diventa profitemur )) (P.L., 1,
pìù copiosa con sant'Agostino, Serìiwnes 709; ed. RBIFF, p. 6); De corona,
212-215. Ci sarebbe 3: ìì dehinc ter mergita-
da appellarsi anche alla iconografia, mur, amplius aliquìd respondentes, quam Dominus
assai diffusa nel IV e V secolo, del Cristo in
che consegna la evangelio determinavit )) (P.L., 2,79; OEHLER, p. 421). O. CUL[.-
legge. Cfr. P. DE Ptmîr:'r, art. Caìéchuménat, in D.A.C.L., MANN, Les Premières
II, 2579-2621; Confessíotzs de foí chré'Hennes, Pa-
A. STENZEL. Die Taufe. Eine genetische Erklà-
rung der Tauflíturgie, Innsbruck,
italiaria, Edizioni
1958, p. 175s, 181, vers. ª-"-::5-Ii;p.:,'AH., I, 10,l (p.c., 7, 549; Hùnvp:y, I, 90); III, 4,1
Paoline, 1961. (col. 855; II,15; E.P., 213; SAGNARD, S. Ch., p. í14').
Í
64 LA TRADIZIONE E LE TRADlZIONí I PADRI E LA CHîESA ANTICA 65

re, ed era anche attribuito agli apostoli 'aª.Nel IV comporta, oltre alcuni testi normativi, come le
secolo, una traditio Evangelíorwn anzi una tradi- Scritture ed eventualmente una già determinata
tio Psalìnoruìn (attestata a Napoli), accompagna- confessione di fede, anche un insegnarnento ver-
vano la traditio symboli. La cateclìesi cominciava bale che, esprimendo il senso della Chiesa, è ugual-
con una lettura e una duplice spiegazione, storìca ª-{ mente normativo. In questo modo siamo portati
e spìrituale, del piano di salvezza divino, così co- a prec-isare i rapporti tra tradizione orale e Sacre
m'è attestato dalle Scritture (cfr. n. 22). Scritture.
Perciò il contenuto della regola di fede, e quin-
di della tradizione nel suo tenore dommatico, con- Scrittura e tradizione.
sisteva materialmente nelle Sacre Scritture e nella
confessione di fede, e formalmente nella fede della Come già abbiamo visto (cfr. n. 9), il verbo
Chiesa, nella lettura che essa faceva delle Scrittu- za(;»aòeòóva;, tradere, può essere applicato alla tra-
re e in ciò che essa affermava nel suo simbolo.
La smissione di scritti ; il sostantivo <( tradizione »>
materialità dei testi non bastava. « Chiunque, scri- ha ben presto designato un insegnamento trasmes-
veva Policarpo ai Filippesi, verso il 110, chiunque so oralmente, distinto dalle Scritture 2g. Nondime-
irìterpreta neì senso dei suoi desideri perversi le no, il contenuto di questo insegnamento era relati-
parole del Sìgnore e nega la resurrezìone 'e' ìl gìu- vo alla Scrittura,
dizio, è primogenito di Satana. Diciamo dunque ad- Anzitutto bisogna notare che, con <« Scrittura »,
dio alle vanità della folla e alle false dottrine per i Padri, fino a Ireneo, Ippolito e Teofìlo d'Antio-
ritornare aIl'insegnamento che ci è stato dato da1- chia, intendono in genere l'Antico Testamento '.
l'inizio )) "'. Dunque ciò che la tradizione consegna
"8 Per Ireneo, cfr. B. REYNDHRS,art. cit. p. 174.
28 S.
Ahamocìo, Epìst., 42, 5 (P.L., 16, "" Ireneo: HOLSTmN, art. cit., p. 270; Ippolito: nota di
1125); S. ùRlLLO uî
GERUSAlEMME, Cat., V, 12 (P.G., 33, 521); H. N. Boswìscu neìla sua edizione dei Kommentare
S. AGOSTINO,Seríno zu
ad caíech., I (P.L., 40, 628); Sermo 212, Daniel u. z. Hohenliede, G.C.S., p. 21, e cfr. VAN DEN EYNDE,
2 (38, 1060); Sermo
224, l (1066); ùssíhuo, p. 21, 43. A dir vero, sì trovano delle citazìoni dal Nuovo
De inc., VI, 3 (P.L., 50, 149 A); San
LEONE, Serm. 96, 1; Epist., 45, 2 (P.L., 54, 466 C, 830 C: Testamento, non come íì parola del !Signore )) ma intro-
cfr. A. Lúunús, citato in sez. B, nota 1); altre citazioni dotte con ìì sta scritto í+: Id., p. 43-51, che le critica
in a una
FR. WIEGAND (rHe Stellvnîg des Apostol. Symbo1s ím kirchl. a una; similmente FLESSEMAN-VAN LEERì op. cit., p. 43-44
Leben des Mitteîalters. (Polìcarpo), 49-50 (Barnabal 62 (2 Clem.; una maggiore
I: S5mîbol u. Katechumenat, Lip-
sia, 1899, p. 96) e F. KATTENBUSCH(Das .4posto2ische sfumatura che in Van den Eynde) : così riassurne la sua
Sym- opinione (p. 66): Nei Padri apostolici,
bol Lipsia, 1909, t. II, p. 10-18). la Rívelazione di
Dio, che è anche quel]a di Gesù Cristo, è comunicata
con
" iy; tènì i; à@yqg 4pîv sm@aóo'Déììta 4ov due mezzi: la Scrìttura, che è I%ntico Testamento, e 15n-
ìrmtgéyìmpesì:
Philipp., 7, 1-2, trad. A. Lptouc. I primi dodici capìtoli segnamento di Gesù Cristo stesso, che è, in quanto
sar'ebbero del I10. tale.
comunicato dalla parola. A]cune sue parti possono essere

5 - La tradizíone le tradizlonl.
66 IÀ TR4DIZIONE E LE TRADîZîONí

I PADIII E LA CHÌESÀ ANTlCA G7


Agli inizi, esisteva esso solo come un insieme omo-
logato di scritti. Ma precisamente, la
vuto il suo Spirito, e ai quali è stato svelato
ParMosis ec- il si-
clesiale, fedele a quella degli apostoli,
gnìficato delle Scritture (Lc., 24,45). Gesù
consiste nel- aveva
la trasmissione del fatto di Cristo in quanto
detto che gli apostoli avre'bbero diffuso la fede
basa- co-
to docuînentatamente sulle Scritture dell'Antico
minciando da Gerusalemme. Sappiamo che la
Chie-
Testamento e, nel medesimo tempo, in quanto
sa antica concepiva sé stessa come la realtà
spie- di
ga il significato di queste Scritture. questa specie di invasione del mondo partendo
Si era già avuta un'esegesi del Signore, che con-
dalla sorgente apostolica. Orbene, l'acqua che sgor-
sisteva nel mostrare come l'Antico Testamento
ga da questa sorgente è quella dei pozzi di Abra- '-""
trova la sua spiegazione nel Vangelo "' º. E questo
mo, di Mosé e dei profeti, occltîsi dai Filistei e di
era pure il contenuto della predicazione apostoli-
nuovo apcrLi dagli apostoli, con la loro interpre-
ca. (« Comprendi tu ciò che leggi? )», chiede Filip-
tazione cristologica della Scrittura "'. Perciò, Giu-
po all'eunuco della Candace. (( E come posso com-
slino, verso il 139, poteva scrivere che il contenuto
prendeì-e se qualcuno non mi guida? della ParMosis degli aposloli erano « le profe-
)), risponde
Zle )) ª",
l
questi (Atti, 8,30-31). Le guide sóno gli apostoli
che, discepoli del Maestro, hanno per di più rice- - In realtà, questo contenuto, che è anche quel-
lo della parMosis ecclesiale, è il contenuto stesso
scrilte, ma a questi testi
della Rivelazione : il clisegno di Dio, il suo piano di
non si dà ancora l'autorìtà foì'-
male della Scrittura. salvezza, il vero rapporto religioso, che è un rap-
AI contrario,
canon
il P. M. J. LAGRANGE (Histoire ancienne du porto di alleanza e il cui vincolo è Gesù Cristo.
du N. T., Parigi, 1933) cerca in tutti i ìnodi di pro-
vare che, dopo la morte degli apostoÍi,
(( La vera gnosi, dice sant'Ireneo, è l'insegnaìnento
i ìoro scrittì sono i
stati posti allo stesso ]ivellódellaScrittuta,- alla-par-i-di- degli stolie il piano -( aúar.ì),ua) -antico-del-la
quelli dell'Antico Te'amento; spessissimo
gionamento 'pìù che con
procede per ra- Chiesa dalle dimensioni universali, e il segììo (di
prove testuali; per esempio, a
proposito di Clemente Alessandrino: iì Si direbbe che quì
riconoscirúento) del Corpo di Cristo che consìste
il Nuovo Testamento,
innanzìLutto
o piuttosto la Nuova Alleanza, è nella catena di successione con cui i vescovì han-
una tradizione. Intanto, l'accostamento con ì]O, per tradizione, posto la Chiesa in ogni
l'Antico Testamento indica che ci deve anche essere úna luogo :
raccolta di scritti... ». No! Indica soltanto che la tradizione la spiegazione più completa delle Scritturc giunta
apostolica era tenuta come omogenea
tico Testamento, e di pari
agli scritti de!ll'An- fino a noi seììza alterazioni, senza aggiunte e senza
dignità.
8º Cípìuxîp. ALESSANDRINO fa consìstere l'insegnamento
sottrazioni )) ªª. Si tratta.dunque di una spiegazio-
del Signore in questo: Strom., VI, 15, 125 e 127 (STAEHLIN,
II, p. 495 e 496): VAN DEN EYNDE, p. 118. 0uesta esegesi
Signore è, per Clemente, ìl contenuto
del Il paragoue di ORIGENE, Ííl Genes., hom. U, 1-2
della tradizione gno) (Búpììnhus, p. 115).
stica: ID. p. 118-119, 216-226.
1 Apoi., 49,5.
A.H., IV, 33, 8 (P.G., 7, 1077; I{AnvHy, II, p. 262; E.P.,
68 LA TRADL710NE E LE TRADIZIONl I PÀrlRI E LA CHIESA ANTICA 69

ne del significato totale delle Scritture; se essa mine alquanto vago di ParMosis dice : (« esposizìo-
è c+=istologica, Cristo ne è U centro. Altrove, sant'I- ne delle Scritture » "'.
reneo paragona gli eretici a uno che volesse com- In questo, dice Ireneo, consiste la vera gnosi.
porre la figura di un cane o di una volpe con i E tale gnosi, di cui san Paolo voleva che i fedeli
pezzi d'un mosaico che rappresentava un re, op- fossero ripieni ªª, è restata
un ideale nella Chiesa
pure a uno che facesse centoni con versì ricavati antica. Si tratta di un dono spirituale che ha come ,'
dal.l'flíade... ". Questo soggetto è il piano, aúm:qpa, oggetto o contenuto la conoscenza delle vie di Dio,
di Dio, che ha il suo significato in rapporto a Ge- l'intelligenza dei grandi atti salutarì compìuti da
sù Cristo, suo personaggio principale e suo cen- Cristo e del loro annunzio nella
ª9. Tra- Scrittura
tro. Altrove, Ireneo parla dell'unica melodia delle dizione e gnosi si corrispondono
-il mezzó 'e come
Scritture -
ª'. Clemente d'Alessandria, da parte sua, il risultato. Tutti e due provengono dallo Spirito
esalta l'unisono, l'armonia dei due Testamenti ªª. Santo, tutti e due hanno come condizione la vita
Il contenuto dottrinale della tradizione, in ì"ìella Chìesa, che è il ricettacolo dei doni dello Spi- "
quanto distinta dalla Scrittura, è il significato del-
le Sacre Scritture. Quando Ireneo precisa il ter-
8? B. REYNDERS, art. cit., p. 177. H. Holstein riassume
242). Testo così il suo studio : ìi L'oggetto della tradizìone
assaì difficile (VAN DEN Eysnp, p. 138). Noi se- ecclesìale
guiamo la versione
' era di riprendere e di trasmettere la predicazione, con la
latina.
84 A.H., I, 8, 1; 9, 4 (P.G., quale, partendo dall'Antico Testamento, gli apostoli
7, 521, 544S: HARVEY, I, 67-68 han-
e 86-87). Anche no annunziato che Cristo era il termine del piano
per Ippolito, gli eretici snaturano la Sacra divino
Scrittura: e il compimento di tutte le profezie, tanto che per il ve-
in Eusgsîo, H.E., V, 28, U-15 (SCHWARTZ, I, 504).
3j A.H., II, 28, 3 (P.G., 7, 805; HARVEY, I, 352). scovo di Lione la za(à;5oaì< si identìfica col xi)(vypa tr3v
:IG Strom., VI, àrtorìtóAriìv lart. cit., p- 233).
15, 124425 (Srhnnus, II, p. 494-495:
ì( Tutto
:'8 Cfr. Eph., 3, 14-19; Ph., 3, 8; parag.
diventa comprensibile per coloro che conservano Rom., 15J4;
l'interpretazione I Cor., 1,5; 2 COì'., 8,7; 2 Petr., 15;
che (il Sìgnore) ha dato delle Scritture, 3,18. Anche Paolo ha
accettandola questa conoscenza (2 Cor., 11,6) e la diffonde (2,14). Vedere
secondo la regola ecclesiastica; ora, la regola
ecclesiastica J. DUPONT, Gnosis. La Connaissance religìeuse
è l'unisono e la sinfonia della legge e dei dans îes
épîtres de S. Paul, Lovanio-Parigi, 1949.
proíeti con il Testamento trasmesso(;ía@a!í8op%)dopo
venuta del Signore
la 39 Cfr. L. BOUYER, art. cit., p. 7 e s.; ío., Gnosis.
l)). Vedere in H. DE Lun.xc, Carholicisme, Le Sens
Parigi, 1938, p. 127, n. 2 altri orthodoxe de î'expression jusqu'aux Pères aîexanùíns,
rìferimenti a Origene, Me- in
todio, ecc. Il tema della J.T.S., Nuova serîe, 4 (1953), 188-206; E. Ftpsspuhx-Vúu
consonantia aveva, per cht viveva
nel clima spirituale LEER (op. cit. p. 51): gnosìs si trova dieci volte
e filosofico dell'antichità una forza nella let-
tanto grande quanto tera di Barnaba, talvolta vi ha il signtficato di 'vie della
quella che ha per noi l'idea di evo-
îuzione. Era giustizia, ma anche d'intelligenza della fede,
un principio di ermeneutica, un criterio di e quattro
valore e di verità. volte di conoscenza teologica ottenuta con una vera
Alla base della lettura patristica delle in-
Scritture, terpretazione cristologica della Scrittura.
c'è la convinzione che Dío ha fatto tutto in or- Per Clemente
dine, numero Alessandrino, essa è la conoscenza del significato
e misura, ed esiste un'armonia, una corri- nascosto
spondenza, tra i diversi della Scrittura; non è soltanto grazia, ma può essere
momenti della sua opera. tra-
smessa con l'insegnamento.
70 lÀ TRADìZíONE E LE TnADl:JONI 1 PADBI E LA CfflESA ANTICA 71

ì'ito Santo : essa, dice sant'Ireneo, è come un vaso sioma la forma giuridica della prescrizione : sol-
rnagnifico al quale lo Spirito comunica continua- tanto la Chiesa possiede legittimamente l'eredità
rnente una traboccante giovinezza, facendo nel me- dell'insegnamento trapmesso da Dio per mezzo del
desimo tenìpo rinnovare il deposito in esso con- Cristo, e dopo Cristo per mezzo degli apostoli. Gli
tenuto 'º eretici sono degli intrusi, dei ladri, che vogliono di-
Al contrario, gli eretici nou comprendono il ve- sporre di ciò che I]Ol] appartiene a loro 'ª. Simili
ro significato della Scrittura. Su questo punto i affermazioni si trovano anche in Origene "'. Così
Padri del II e III secolo insistorîo continuamente, si delinea il concetto, che troveremo più avanti,
come faranno quelli del IV e V secolo '1. Per essi, della differenza tra una lettura ecclesiale della
soltanto la Ecclesia ha ricevuto il deposito aposto- Scrittura, cioè una lettura nella ParMosís della
lico della verità, perché solo essa è abitata dallo Chiesa, e una qualunque lettura critica che è tutta
Spirito Santo "'. Tertulliano ha dato a questo as- personale, come quella di Marcione o degli Gno-
stici. '
'º A.H., III, 24, 1 (P.G., 7, 966; HARVEY, II, p. 131; E.P., Questa tradizione della Chiesa, per sé, è orale.
226; SAGNARD, S. Ch., p. 398-399).
Se gli apostoli non ci avesr,ero lasciato nessuno
" IRENEO, cfr. supra, n. 34. Scrittura compresa nella
Chiesa: A.H., III, 4, l (7, 855: HARVEY, II, p. 15; citato in- scritto, sarebbe stato necessario - e questo basta-
fra, n. 70); IV, 32, I (col. 1071; II, p. 254-255); V, 20, l va - seguire ì'ordo traditionis trasmesso da essi a
(col. 1174; II, p. 736); ORIGENE, In Mat., ser. 46: « Nos illis
crederc non delìemus nec exire a prima et ecclesiastica
cóloro ai quali affidavano le comunità "". In realtà,
tradizione nec aliter credere nisi quaemadmodum per suc- esistono alcuni scrittì apostolicì - ìnfatti gli
cessionem Ecclesiae Dei tradiderunt nobis +í (p.c., 13, 1667); apostoli hanno innanzitutto predicato il Vangelo,
In Joan. comm., V, 8 (P.G., 14, 196; PREUSCHEN, p. 105);
hî Nuìner., 9, 1 (B,ìpnupns, 54); hî Rom., COm., 2,l1 (P.G., « poi, per volere di Dio, ce l'hanno trasmesso nel-
14, 898; dr. infra, n. 44); S. ILIlRIO, /n Mat., 13,1 : ìì Qui
extra Ecclesiam positi sunt nullam divini sermonis
capere possunt intelligentiam ++ (P.L., 9, 933); S. CIRILlO, ORIGENE parÌa íì del senso spirituale che lo Spirito dà alla
Cat., V, 33, e V, l2 (P.G. 33, 490, 520); S. VTNCENZO DI
IJniss, Comnîonit., 2 (P.L., 50, 639; E.P., 2169); ecc. LUBAC, Histoire et Esprit. L'intelligence de l'criture
Cfr. testi in L. THOMASSIN, Dogìn. tlieol., t. V, De Prole- d'après Origène, Parigi, 1950,' p. 303-304. Cfr. anche VAN
gomenis tîîeol., c. 14-16 e 18-26 (ed. ESCAILE, Parigi, 1868, DEN EYNDE, p. 261s, 267s.
p. 7Bg4, îoz-ìsg). Cfr. tutto il capìtolo 37 del De praescript. (P.L., 2,50;
"' S. Irì«upO, A.H., V, praef., ììApostoli... tradiderunt, Pneuscubs, n. 29)
a quibus Ecclesia accipiens, per universum mundum 'sola Ifl Rom., 2,11 : ii (Haereticiì... furantur verba Dei et
b ene custodiens, tradidit filiis suis +í (P.G., 7, 1119; Hììnvpì; intellectum eorum perversa expositione subripiunt et adul-
JI, p. 313); V, 20,2: ìì confugere... ad Ecclesiam et in eius terinum fidei sensum ad Sponsam Christi Ecclesiam in
sinu educari, et dominicis Scripturis enutriri )) (COl. 1178. regios thalamos inducunt... )) (p.(J., 14, 898)
p. 379); per lo Spirito Santo, cfr. ùìfra, n. 62. Thuruuìhxo, IRENEO, A.H., III, 4, 1 (P.G., 7, 856; HARVEY, II, p. 16;
Pì'aescr., 19 (P.L., 2, 31; P«soscnps, p. 14) e n. seguente S.4GNARî), S.Ch., p. 116-17; E.P., 213)
S

72 LA T!lADîZlONE E LE TRADlZîONI
I PADRI E LA CHîE8A ANTICÀ "l 3
le Scritture affinché base e la colonna
divenisse la H. E., V, 20). Ma, a mano a mano che ci si allon-
della nostra fede »» ' - ma
anche esiste
una parte tanava dall'età apostolicar si-era costretti;-per-la-
ncin scritta della tradizione -- -
degli apostoli. Altrove discussione con gli eterodossi, ad appoggiarsi a una
rií.orneremo sul caso di Papia, che sarebbe capace
<í tradizione », la cui autenticità fosse garantita
di discreditare il concetto stesso di tradizione da
pu- un rifertmento
ramente
a qualche incontestabile documen-
orale, tanto somiglia a delle dicerie quel to proveniertte dagli stessi apostoli, e dunque
poco da un
che ci resta di lui. Più avanti esamineremo riferimento agli scritti apostolici. Questo processo,
ugualmente l'affermazione tradizionale dell'esi- dopo sant'Ireneo, appare chiaro in Tertulliano "' e
stenza di tradizioni apostoliche orali. puramente in san Ciprianoªº. Con questi autori siamo ben-
Per ora, limitiamoci a notare che il concetto si tro- lungi da una posizione di tipo protestante. Ed è
va affermato e sviluppato in Tertulliano, nel 211 ". tanto più interessante notare in che modo
Nella si an-
prospettiva dei fedelì del II e III secolo im- nunzia la funzione necessaria della Scrittura
portava co-
poco che la trasmissione fosse. puramente me rìîerìmento c-r'itico de-lla predicazione
orale, ecclesia-
purché si realizzasse il solo rapporto che stica.
contava, e che era l'unica garanzia d'autenticità : D'altronde, in un certo senso, la Scrittura è tut-
le Chiese hanno ricevuto dagli apostoli, gli apo- to per i Padri. I loro scritti dommatici, spirituali -
stoli da Cristo, Cristo da « Dio »>.
e pastorali non sono e non vogliono essere che un
In una situazione ideale forse ba-
questo poteva ampio commento della Sacra Scrittura "'.
stare. La Scrit-
Però gli eretici, soprattutto abu- gli Gnostici, tura è tutto per essi - ma direbbero ugualmente
savano delFìdea di. una tradizione trasmessa oral- che la tradizione della Chiesa è tutto per essi... -,
mente per successione '8. Sant'Ireneo, nella se- è la totalità della verità, la totalità anche di
conda ciò che
metà del II secolo, poteva ancora addurre vale qualcosa nella cultura, perché è la manifesta-
ricordì personali che, attraverso il vecchio Poli- 1/
zione della Sapienza di Dio 5". Essi vi trovano
carpo, lo collegavano effet-
quasi direttamente all'apo-
stolo san Giovanni (lettera a Florino, in Eusebio, "' Appello ai ìì Padri ++ cioè a testimonianze scritte, a
documenti: VAN DEN EYNDE, p. 215.
'6 In., III, 1, 1 (col. 844; HARVEY, II, p. 2; SAGNARD, 'º Ibíd., p. 245-250.
p. 94- 5' Anche quelli che mantengono
95; E.P., 208). il titolo di ìí Scrittura i+
'7 De corona, all'Antico Testamento, vi aggiungono, nell'uso, anche dei
3-4 (P.L., 2, 79S; OEHLBR, p. 421). Cfr.
testi del Nuovo Testamento che uguagliano o anche ri-
J. QUASTENI Tertullian and Traditíon, in Traditio, 2 (1944), tengono superiori a quelli
p. 481-484. dell'Antico Testamento. E al-
48 Cfr. G. BARDY, La Théologìe lora parlano di « parole del Signore ++, di Scritture
de l'eg,lise de S. Irénée (S. Ire-
neo), dei due testamenti (Clemente). dei due íì strumenti
au concile de Nicée, Parigi, 1947, p. 30s. Confrontare })
infra ;Tertulliano).
n. 55, 56.
5" Tnpsho, A.H., II, 28, 2-3 (P.G., 7, 804S; HARVEY, I,
74 LA TMDIZlONE E LE TJttDIZlONî
I PADRI E LA C}IlESA ANTì(A 75
tivaìnente tutto, usando talvolta modi di leggere nella continuità degli apostoli si trova, in.un mo-
molto diversi da quelli della nostra moderna ese- do a nell'altro, in tutti i documenti antichi "'. Pos-
gesi critica, storica e filologica, ma pienamente siamo accettare la maniera con cui C. H. Turner
ispirati dalla loro convinzione profonda che la Sa- ha spiegato la sistemazione dell'idea di successione
pienza di Dio contiene tutto quanto è necessario apostolica a partire dal 175 circa"'. Gli Gnostici
all'uomo per vivere, e che essa è in tutte le sue pretendevano giustificare le loro dottrine con una
partÌ coerenza, consonanza e armonia. successione di dóttori che trasmettevano una « tra-
dizione apostolica )» ". I cattolici risposero affer-
Il soggetto della tradizione. mando che esiste un legame tra la vera tradizione
e la successione dei legittimi ministri,
È la Chiesa, Incessantemente
ecclesia. vescovi e
la tradi- presbiteri, dopo gli apostoli. Gli Gnostici s'appel-
zione è attribuita agli apostoli come alla sua ori-
lavano a una tÍasmissione orale di dottrina
gine e alla Chiesa come al soggetto che la porta. segre-
ta ; i Cattolici risposero con l'idea di
Ma che vuol dire Chiesa? Non c'è dubbio che, in successione
come garanzia di una autenticÍ interpretazione.
questa epoca, la parola indica ciò che san Cipriano
Fin dalla sua apparizione in Egesippo
definisce « plebs adunata sacerdoti et pastori suo ", in Ire-
neo ", 'in Tertulliano "9 e in Origene
grex adhaerens o anche quello "", 1!dea di
)» 'ª, che oggi chia-
ì'niamo comunità crìstiana. Essa è strutturata, ge- 54 Vedere J. BEUMER, Heilige Schrift und kirchliche
rarchizzata, ma interamente attiva, animata e re- Lehrautorìt;àt, in Schol. 25 (1950), 40-72 (cfr. p. 43, n. 12).
sponsabile. Tutt'intera, Comp. supra, n. 17.
conServa la tradizione de- 5-' C.H. TURNER, Apostolíc Successù»n, in Essays
gli apostoli. on the
Ear15ì Hístory of íhe Church and the MùîisPy, ed. da H.B.
Il concetto di tradizione ha preceduto quello di SwETE, Londra, 1921, p. 95-214.
successione apostolica, almeno nel suo stato espli- "' Lettera di Tolomeo a Flora, verso il 165 (S.Ch,
24, ]949).
cito e sìstematicamente formulato. Ma ìl concetto 57 In EUSEBIO, H.E., IV, 22, 1-3 (SCHWARTZ, II, p. 358s):
di un'autorità dei ministri per insegnare ai fedeli ííIn ogni successione (di vescovi) e ìn ogni città si crede
come è stato annunziato dalla Legge, dai profeti e dal
Signore ++,
p. 349S); TFJ)FILO DI ANTIOCHíA, Cohort. ad Graecos (VAN 58 A.H., IV, 26, 5 (7, 1056; HARVEY, II, p. 238). Innume-
í)EN EYNDE, p. 119): TERTULLIANO, De anima, 1 e VÀN revoli testi. Cfr. L. SPIKOWSKY, La doctríne
o«x EYNDE, p. 123-124); IPPOLITO, íbid., p. 125; CLEMENTE e de l'nglise
dans S. Irénée, Strasburgo, 192ó, p. 29s (ma
ORIGENE (p. 126s), De Pritìc., praef. e IV, 14; M. Hùnt., l'autore in-
duÍge all'abitudine, ohirné troppo diffusa, di intendere
Origène et la fonction révélatrice du Verbe incarìîé, Pa- parola ìì Chiesa )l, senz'altro,
la
rigi, 1958, p. 348s. Simili nel senso di gerarchia).
affermazioni si trovano in tutti 59 Praescr., 20, 21, 32 (P.L.,
i Padri e fino alla fine del medioevo. 2, 32-33, 44; PREUSCHEN,
'ª Epist., 66, 8, 3 (P.L., ep. 69: 4, 406; HARTEL, p. 732; p. 15, 24; E.P., 292-293,296) cfr. Adv. Ma7c., 4, 5 (2, 366;
C.S.E.L.,47, 430; E.P., 341).
E.P., 587).
ílº De Princ., I, praef., 2 (P.G., l1, 116; KOETSCHAU, p. 8;
76 LA TRADIZIONK E I.E TMDI7JONI 1 PADm E LA CHIESA ANTICA 77

successione è legata, come a sua condìzìone, a suo lamentari. La successione del tempo e il deteriora-
mezzo e a sua garanzia, alla apostolicità delIa dot- mento che essa comporta, la diversità degli uomi-
trina. Gli anelli di questa successione sono princi- ni, dei paesi e delle lingue, con le opposizioni che
palrnente quelli di un ìnsegnamento autentico. questa suscìia, sono vinte solo dall'azione di un
Se la legittima successione dei responsabili del- principio soprannaturale e sopraterrestre : lo Spi-
le Chiese è la garanzia d'una auténtica tradizione, ritoª Santo. « Custodisci il buon deposito delle ve- '-
l'unanimità delle Chiese o la comunione nella fede rità rivelate coll'aìuto dello Spirito Santo che abita.
ne è il segno e, in tal senso, iI criterio. Perciò. ve- in noi )» (2 Tii;î., 1,14). Abbiamo già visto che, nella
dremo i Padri tenere come principio, per gli ele- tradizione ricevuta da lui circa l'eucaristia, l'apo-
menti dì tradizione apostolica, tutto quello che ad stolo riconosceva un'attualità dell'azione del Si-
essi sembrerà unanimemente osservato. L'unani- gnore. La teologia cattolica riconosce ugualmente,
ì'nità, segno d'autenticità e di azione dello Spirito in ogni atto di fede, lBpre@eni una 1u5e, d'una
Santo, diventa norma dottrinale : nella Chìesa, es- mozione e dì un'attestazione attualmente e imme-
sa è una realtà omogenea alla regola di verità o di diatamente fatta da Dio. Successione dei ministri,
fede, alla tradizione ricevuta dagli apostoli 6'. unanirnità, tradizione sono realtà spirituali, so-
E come la successione non è un fatto puramen- pranna-turali, il' cui soggetto non può essere in de- '-
te esteriore, d'ordine amministrativo o rituale, co- finitiva se non lo Spirito Santo, «( Vicario » di Cri-
sì l'unanimità non è un accordo puramente ester- sto (Tertulliano), anima della Chiesa. Citiamo il bel
no, a somiglianza delle nostre maggioranze par- testo di Ippolito che collega la tradizione della
dottrina a una specie di tradizione dello Spirito
Santo :
E.P., 443); R.P.C. Hassou (Origen's Doctrine of Traditiorì,
Londra, 1948) dimostr@ <« Tutto questo (delle sette filosofiche) nessuno
che Origene ha tuttavia una certa
tendenza a identificare l'interpretazione della Scrittura lo confuterà, se è îo Spírito Samo trasmesso (na(a-
data dalla Chiesa con la propria interpretazione o con
quella della sua scuola. òoi»è.y) nella Chiesa; glí apostoli dopo d'averlo ri-
81 Vedere SERAPIONE D'ANTíOCmA, fine del II secolo, in cevuto per primi lo comu»ìicarono a quelli che eb-
E[íSEBIO, H.E., V, 19,1-2 (Sruwúnrz, I, p. 478-480) contro la bero una retta íede Noi che siamo i loro successo-
«ì nuova profezia (il montanismo) riprovata da tutta la
fraternità nel Cristo che è sparsa su tutta la terra +»; S. ri (òùMozor,), che partecipiamo alìa stessa grazia
IRHNEO, A.H., III, 24, 1 (p.c., 7, 966; HARlíEY, II, 131; del sacerdozio e de1l'insegnamento e che siamo ri-
SAGNARD, S.Ch., p. 398-401) e cfr. VAN DEN EYNDE, p. 164s;
tenuti custodi del1a Chiesa, non chiudiamo gli OC-
Tsn'ruu.îmo, Praescr., 20 e 27-28 (P.L., 2, 32, 39-40; PREU-
SCHEN, ì). 15, 21-22; S.Ch., 46, 1957); ORIGENE, De Princ., I,
c1zi e non rinunziamo alLa parola )» e2.
praef. 8 (KOETSCHAU, p. 14), íí De quo totius ecclesiae una
est sententia ií; S. Cîp«íoao: l'umanità dei vescovi (VAN DEN
EYNDE, p. 239s., 245). 62 Philosoph, I, praef., 6, cfr. VAN DEN EYNDE, p. 213.
78 LA 'rMDIZIONE Y LE TRADIZIONI
I PADRí E LA CHIE'3A ANTICA 71)
Quanto abbiamo detto dimostra che l'intento te all'epoca che stiamo studiando : la fissazione del
dei Padri antichi è di unire tre termini che le sepa- canone delle Scritture apostoliche.
razicini del secolo XVí metteranno in opposizio-
ne : Scrittura, Tradizione, Chiesa. La tradizione e
un'irìterpretazione delle Scritture che sono Tradizione e Ca»ione delle Scritture.
anzitut-
to quelle dell'Arîtico Testamento. Ma ci sono molte
sette clìe propongono la Si sa la parte da O. Cullmann assegnata
loro interpretazione: la a que-
tradizione è questa interpretazione sto fatto, nella sua concezione dei
delle Scritture rapporti tra
ma fatta dalla Chiesa. Scrittura, Chiesa e Tradizione. Scrive
Tl suo criterio è quello del- :
l'apostolicità della Chiesa, « Stabilendo il principio di un cavzone,
assicura,ta mediante la la Chie-
successione dei ministri sa îza per ciò stesso anuanesso che a partire
gerarchici. da quel
Circa poi le opposizioni momento, la tradizione non era più
del secolo XVÍ e quan- ttìî criterio di
to ne resta negli autori che, come O. Cullman, han-
verità. Essa ha dato tuz frego alla tradizione apo-
no fatto un serio sforzo stolica (...). Certo, non ha voluto in
per vincerle, è necessario questo nîodo
ricordare qui un fatto che appartiene mettere fine alla contirìuazíorìe d-eìl'evoluzione
precisamen- det-
la tradizione. Ma, per così dire,. con un atto di
umiltà, ha sottoposto questa tàteriore tradizíone da
S.IRENEO conosceva pure una specie di ìí tradizione 1ei elaborata
dello al criterio superiore delìa tradizione
Spirìto Santo»: Demonstr., 41 (S.Ch., 62, 1959, p. 96); non i
dà espressamente lo Spirito Santo come principio
apostolica codificata nelle Sacre Scrítturq. Stab'di-
ìnterno
delt'au(entica trasmissione della tradiztone, re tíìz canone equíva1eva ad amrnettere
ma scrive che, dîe orìnai
nel dono deìla Fede, ìì disposita est commutatio la nostra
Christi, id tradi6otîe ecclesíastica aveva bisogno
est Spiritus Sanctus, arrha incorruptelae di
et confirmatio essere coìîtrollata
fidei nostrae et scala ascensionis ad Deum. In Ecclesìa ; e essa lo sarà - con l'assisten-
(enim, inquit) posuit Deus apostolos, prophetas, za delìo Spiríto Santo,
doctores, - dalla tradiztoîîe aposto-
et íiniversam reìiquam operationem Spiritus, cuius non 1ica fissata negìi scritti;
sunt participes omnes qui non concurrunt ad Ecc}e-
irìfatti stiaì'm:» per a[{onta-
siam(...) Ubi enim Ecclesia, ibi et Spiritus narci troppo da7 teìnpo degli aposto(i
Dei; et utìi est per poter
Spiritus Dei illic Ecclesia et omnis gratia: vigilare, senza
Spiritus autem una norma scritta supertore sulla
Veritas i+ (A.H., III, 24, 1; P.G., 7, 966; HARlíEY,
II, p. 131; purezza della tradizione
S«cxiìao, S.C/ì.. p. 398-400; dr. III, 4, 2; col. )) "ª. In breve, il fatto che
855; HARVEY,
II, p. 15; SAGNARD, p. 116-117ì; Tea'íut.t.îhwo la Chiesa del II secolo abbia riconosciuto
non ancora il prin-
montanista, Praescr., 28, 1 (P.L, 2,40; PREUSCHEN,p. 22; cipio di un
E.P., Canone comporterebbe che la Scrìttu-
295; S. Ch. 46, 1957, p. 124-125); Novhzîxso,
cfr. VAN DEN
Eysùí, p. 258 (bellìssìma ra sìa separata tanto dalla tradìzìone eccìesìastìca
teologìa dello Spirito Santo come
principio della vita de}la Chìesa).
Cfr. TH. F. Gpnu=rs, Apostolrca Ecc(esìae TradiNo,
Biidragen, in " La Tradùìon. Problèìne exé(zétique, historique
18 (1957) 1-18. et tWo-
logique (Cahiers théol., 33), Neuchàtel e Parigi,
1953, p. 44.
80 LA TBADlZIONE E LE TBADîZlONI I PjlDRl E LA CHIE!IA ANTI(.A 81

quanto dalla Chiesa (in quanto autorità docente) cipio di apostolicità non ha altro signifìcato che il
e sia riconosciuta superiore ad esse, come crite- riconoscimento dell'autorità di Dio come unica
rio non soltanto sovrano, ma esclusivo, di apo- autorità decisiva, secondo l'ordine già ricordato :
stolicií.à. il Padre manda il Figlio e si manifesta in lui, Cristo
Culmann ha ragione di non parlare di « fissa- manda gli apostoli che diventano la sorgente della
zione di canone »): una lista ufficiale degli scritti Chiesa, per mezzo della quale.il suo mistero sarà
ispirati è stata ufficialmente e definitivamente sta- manifestato al mondo.
bilita nella Chiesa cattolica soltanto nel Concilio Non è dunque esatto vedere, nella fissazione
di Trento, così come è successo per la fissazione del canone scritturistico, un fatto che suppone, che
ufficiale e definitiva del numero dei sacramenti (il stabilisce, una superiorità della Chiesa sulla Scrit-
caso, di cui Cullmann non parla, è rigorosamente tura. La Chiesa non ha fatto altro che riconoscere
parallelo). Giustamente, parla del riconoscimento alcuni scritti come apostolici e per ciò stesso li ha
del principio di un canone. Ma, sotto questo aspet- riconosciuti come regolatori della sua fede e della
to, non bisognerebbe parlare della metà del II se- sua vita. Per lei, si trattava di assicurare e di af-
colo. La documentazione raccolta sia da F. Vigou- fermare il suo riferimento apostolico : per lei non
roux "', sia, con una insistenza più sistematica in esiste che una sola sorgente (umana) : gli apostoli.
questo senso, dal P. M.-J. Lagrange "5, dimostra che A questo riguardo, O. Cullmann ha ragione di scri-
fin dalle origini è stata riconosciuta a determinati vere : « Ciò che importa non è tanto il fatto che la
scritti un'autorità assoluta sulla base della loro ori- tradizione apostolica sia orale o scritta, ma che
gine apostolica (reale o supposta). Il principio sia stata fissata dagli apostoli )> (p. 43). Cullmann
d'un canonenon è altro e non ha aìtro significato vuole svalutare soltanto la tradizione ecclesiastica.
che iì principio di apostolicità'. Sotto questo Può darsi che qui ci sia un equivoco, perché la
aspetto, il passaggio dall'età degli apostoli a quel- Chiesa cattolica ammette anche che le Scritture
la della Chiesa è annunziato già dalle Pastorali, apostoliche sono, per ogni tradizione ecclesiastica,
con l'idea di deposito da custodire. Lo stesso prin- una regola di autenticità (almeno negativa: biso-
gnerebbe rigettare ciò che viene contraddetto e
'}' Art. Canon des crítures, in D.B., II, 1899, col. 134- condannato dalla Scrittura). Ma tutto questo non
184.
pregiudica una tradizione apostolica conservata
n5 Introd. à l'étude du N.T. - I. Histoire ancienne du
canon du N.T., Parigi, 1933. nella e per la Chiesa: come vedremo, proprio su
6a Marco, che non era apostolo, era collegato a Pietro, una simile tradizione vertono le affermazioni del
di cui aveva posto in iscritto la catechesi; Luca, a Paolo, concilio di Trento.
di cui era stato compagno. Cfr. J. Ruwp'r, art. cit. n. 71,
p. 392s.; per il complesso, VAN DEN EYNDE, p. 261s. Ora, Cullmann scrive : « Fissare un canone si-

6 - La tradizione e le tradizionî.
82 LA TRADIZIONE E LE TFIADIZIONI

I PADBI E LA CHIESA ANìCA


gnit'icava 83
dire : ormai rinunziamo a considerare co-
me norme le altre tradizioni non fissate per iscrit- camente e concretamente, la mira, il compito e l'ef
tci dagli apostoli )) (p. 45 : la sottolineatura è no- fetto di questo principio non soùo stati di stabilire
stra). Questo cì pare contraddetto da numerosi una cesura tra il gruppo degli apostoli e la Chiesa
testi del II-III secolo e poi del IV-V secolo, i quali dei vescovi, tra la tradizione apostolica e la tradA
rivendicano che siano prese come norma anche zione ecclesiastica, e questo per i tre fatti seguenti
le tradizioni non scritte risalenti agli apostoli. documentati dalla storia antica della Cbiesa:
Quando Cullmann scrive : <« Creando una norma, 1) Com'è che la Chiesa antica ha riconosciuto
la Chiesa non ha voluto diventare essa quel che era apostolico e quel che non lo era?
stessa la
propria norma possiamo
)) esser d'accordo con lui, Servendosi di due criteri: innanzitutto l'attribu
quantunque preferiremmo dire: Riconoscendo il zione a qualche personaggio apostolico ' : attril»u-
carattere normativo degli scritti apostolici, la Chie- zione giustificata da testimonianze esterììe o in-
sa non faceva altro che affermare per sé la propria terne, ma soprattutto fatta dalla tradizione delle
legge interna di apostolicità ; ma quando aggiun- Chiese, principalmente delle <í Chiese apostoli-
ge : Poiché aveva
íì precisamente costatato che, che )) 88. Ma l'attribuzione a un autore apostolico
seyzza una superiore norma scritta, il suo non era un puro fatto letterario
ìnagiste- ; essa doveva esse-
ro yzoyz poteva conservare neìla sua purezza re accettata dalla Chiesa. Molti scritti
la tra- si presenta-
dizione apostolica (p. 46 : vano sotto il nome d'un apostolo e tuttavia
» la sottolineatura è no- non era-
stra), allora egli va oltre quanto è affermato dai no accettati, e gli scritti autenticamente apostolici
testi del II secolo. Cullmann postula l'identità ri- dovevano esserlo accettati coìne la Chiesa li accet
gorosa tra norma o sorgente apostolica e scritti tava, e non già, per eseìnpio, conîe Marcione accet-
apostolici ; passa da « norma superìore )) a norma tava ìl vangelo di san Luca. L'aacordo col senti-
esdusiva e sufficiente ((( sufficienti )) si trova a mento, e quindi con la ««tradizione »> della Chiesa,
p. 45 ), cioè egli interpreta il fatto d'aver professato si copulava con l'attribuzione a un apostolo. Que-
il principio d'un canone, come equivalente al prin- ste due cose erano correlative e intime tra loro @º.
cipio teologico della Scríttura sola.
Questo, secondo noi, dipende dal fatto che Cull-
Cfr. nota precedente.
ì'nann ha considerato il principio a'un canone del
Nuovo Testamento troppo in se stesso, in una ma-
niera astratta, e non già nella storia e nelle moda- DEN EYNDE, p. 264.
lità concrete secondo cui è stato vissuto e rivendi- ªº Su guesto punto, CH. Guícqpnpnî ha visto bene le
cato fin dalle origini della Chiesa. Orbene, cose: L'bvolution des
stori dogmes, Parigi, 1910, p. 85, 96

....... ...l-ª , -.--- -


84 LA TMDIZIONE E LE fflADIZíONI
I PADRI E IA CHIESA ANTlC)k 85
La Chiesa, la sua tradizione, erano il luogo spiri- rito dato alla Chiesa e vivente in essa riconosceva "
tuaìe di ciò che proveniva dagli apostoli 'º. Non lo Spirito che ha parlato per mezzo dei profeti e
già che un atto ecclesiastico conferisse autorità a degli apostoli. In questo senso, si potrebbe, col
ciò che era apostolico, ma ciò che era apostolico P. Karl Rahner "', affrontare la questione risalendo
veniv.a accettato e interpretato autenticamente sol- dalla Chiesa alla Scrittura, e considerare l'ispira-
tanto nella Chiesa. Insomma, sì è sempre affer- zione scritturistica come la mozione dello Spirito '-
mato che la Scrittura in tanto è norma della no- Santo così come è esercitata a favore della Chiesa
stra fede in quanto è unita alla Chiesa e alla sua nel suo momento costitutivo, e perciò normativo ;
tradizione. Non c'è stata mai autonomia o suffi- quello della sua fondazione fatta da Dio negli
cienza apo-
del giudizio della Chiesa o dell'uso liturgi- stoli - giacché questa mozione continua in
co come se-
criteri di canonicità ", ma non c'è stato guito, in maniera concorde e consequente
neanche con
il riconoscimento di canonicità o la co- questo primo momento, lungo la vita storica
stituzione del
di un canone senza l'intervento di un popolo di Dio.
apprezzamento dato dalla Chiesa nel nome della
sua tradizione e del suo senso della verità. Lo Spi- 2) Pur riconosciuta come regola suprema, la
Scrittura non è stata mai considerata « sufficien-
als theologisches Problenî. Tubinga, 1954, p. 42): nei Padri te »> e quindi esclusiva. Per regolare la fede della
del II secolo non è il testo in quanto tale a decidere
della Chiesa secòndo la sua norma apostolica, si richia-
fede ma è la fede ammessa nella Chiesa che interpreta
il testo. ma la necessità di leggere la Scrittura nella tradi-
Testimonianze sulla parte che ha il riconoscimento zione degli apostoli, trasmessa dalla Chiesa e vi-
da parte delle Chiese, in A. MICHEL, art. Tradition,
in vente in essa. « Tradizione degîi apastoíi
D.T.C., XV, col. 1274. » preferi-
7º Un testo tra tanti : íì Come un ricco in un deposito, rebbe sottolineare Cullmann... Sì, ma, da un lato
così gli apostoli hanno deposto nella Chiesa la pienezza questa tradizione non è affatto considerata come
perfetta della verità. Chi lo desidera può attìngervi la chiusa e resa caduca, in quanto
bevanda di vita; fuori di essa, tutti sono dei ladri tradizione, per il
e dei
ladroni » (S. IRENEO, A.H., III, 4, 1; P.G., 7, 855; HARVEY,
II, fatto che una parte, sia pure la più importante, è
p. 15).
stata fissata per iscritto ; d'altro lato, la si conside-
?1 Vedere l'ottimo studio di J. RUWF.T, Lecture îiturgí-
que et 1ivres saínts du N.T., in Biblica, 21 (1940) 378-405.
ra precisamente nella sua qualità di apostolica, co-
Soltanto i libri canonici sono stati letti liturgicamente, me tm altro modo, complementare
e dell'altro, con
perciò la lettura liturgica può servire come segno o criterio
di canonicità; essa non è la ragîone dell'iscrizione
cui si realizza il pieno riferirnento della Chiesa
nel
canone; la ragione invece è l'apostolicità, e si attrÌbuisce agli apostoli, come alla sua sorgente.
agli stessi apostoli un'indicazìone per la costituzione d'unî
canone, anzi l'istituzione deIla lettura }iturgíca (Giustino
nei riguardi dei Vangeli).
7:' Cfr. supra, cap. I, nota 4.
4C+ lÀ TRAD1ZIONE E LE TBADIZlONI
I P.ADRI E LA CHIESA ANTICA 87
3) Questa tradizione è affermata come conser- riodo classico. Gli uomini dì questo periodo,
vata mediante la molti
successione dei dei presbiteri o dei quali furono dei geni e dei santi o deglì
vescovi. Quindi, stru-
la apostolicità della Chiesa non è menti dello Spirito Santo, non hanno a caso
ea)izzata esclusivamente il no-
dalla Scrittura, bensì, per me di « Padri )». Il loro è il tempo dei primi quat-
luanto rìguarda il suo contenuto, è realizzata an- tro concili ecumenici, che stanno a fondamento di
:he dalla tradizione ; e per quanto riguarda la sua tutti gli altri ; è il tempo in cui si formulano i ca-
7aranzia, è realìzzata dalla successione nel mini- noni regolatori della vita ecclesiastica, in cui ven-
;tero, che è, indissolubilmente, successione di ca- gono fissate le forme liturgiche
o di essenziali, in cui
ªica potere e successione di carismi dello Spi- il monachesimo e la vita religiosa assumono
'ito Santo. i li-
neamenti decisivi del loro volto. Fin da quest'epo-
tienne Gilson diceva un giorno che l'unica in- ca, la tradizione dottrinale de71aChiesa si comple-
:erpretazione autentica di sant'Agostino sarebbe ta sui puntì pìù fondamentali mediante l'interpre-
luella che potesse essere riconvertita nel latino tazione dei Padri e dei concili, che, presa nel suo
lello stesso Agostino. Noi crediamo che la nostra complesso, diventa una parte degli elementì
:sposizione potrebbe essere nor-
tradotta nei testi di mativi del pensiero crìstiano.
[reneo, di Tertulliano, di Clemente e di Origene. Alla pari della Chiesa, la tradizione non è che
Ma quella di Cullmann lo potrebbe essere per tut- la manifestazione, neí tempo della
îe quavúe le sue storia umana,
sfumature?
del « Mistero »> della salvezza che, annunziato, ab-
bozzato, iniziato già nell'Antico Testamento, è ap-
parso e ci è stato donato plenariamente in Gesù
B ) LA TRADIZIONE PER s PADRI DEL IV E V SECOLO I Cristo. Questa manifestazione ha un aspetto mis-
sionario, che mira alla conversione di quanti più
Nella storia della Chiesa, uomini possibile
la seconda metà del alla conoscenza della verità salu-
V secolo e la prima metà del V secolo soì'ìo tare, e ha un aspetto dommatico
un'e- di maggiore spìe-
ìoca analoga a quella che, in ogni cultura, è il gazione della « fede trasmessa ai
pe- santi una volta
1 0ltre a A. DBNEFFE, P. Sutu.np.ns (art. cít., sez. per tutte »» (Giuda, 3). In tutte le epoche,
A, n. 1) questa
A. MICHEL (art. Tradition, in D.T.C.), dr. G. MARTIL, La spiegazione fu richiesta dagli errorì circa la fede
rradición eìî S. Agustin, Madrid, 1943; J. MADOZ, El coì- ed è stata fatta in funzione di questi
'epto de la Tradicidn en S. Vincente errori. Nel-
de Leríns (Anal.
;reg,or., 5), Roma, 1933 (C.R. a cura di R. DRAGUET,E.T.L., l'epoca che stiamo studiando, gli errori hanno que-
13 (1936) 545-560); A. DENEFFE, Tradition totd Dogma bei Leo sto di particolare che riguardano le verità fonda-
fem Grossen, in Schoî., 9 (1924) 543-554; A. Lauus,
Saínt mentali della fede : la
'.éon le Grand et la Traditíon, in R.S.R., 48 (1960), 166-184. Trinità e Cristo. Inoltre, i
Padri dell'epoca classica, senza amalgamare la fe-
88 LA TMDlZIONE E LE TRAm7JONI I P,tDRI E LA CHIESA ANTICA 89

de cristiana con una filosofia nel senso tecnico del- pre il concetto ioanneo : dal Padre procede l'invìo
la p:arola, hanno avuto la vocazione e la grazia di del Cristo, da cui procedono l'invio degli apostoli
manifestare, di spiegare e di difendere la Rivela- e tutto lo spiegamento delIa Chiesa.
zione adattandovi le forme della cultura classica Non esiste separazione tra Scrittura e tradi-
nella quale erano stati cresciuti : questo è in mo- zione (confr. infra, n. 16). Vengono certamente dì-
do particolare, grandi
il caso dei Cappadocì : Ba- stinte, e forse più chiaramente che alle origini, ma
silio e i due Gregori. vengono continuamente unite. Cercando una re-
Che cosa dicono tradizione
della o delle tradi- gola sicura per distinguere la verità della fed'ò
zioni i Padri del IV e V secolo? cattolica dalla falsità delle menzogne eretiche, Vin-
a) Aniitutto, dicono in sostanza lo stesso degli cenzo di Lérins riassume bene la posizione clas-
scrittori anteniceni. sica scrivendo : « Munirsi di una doppia protezio-
La Chiesa loro come continuità ne, anzitutto
appare della l'autorità della legge divina, poi la
sua sorgente è, grazìe agli apostoli, tradizione della
che Gesù Cri- Chiesa cattolìca » ". Come sì rico-
sto, e alla fin fine Dio, il Padre unico, invisibile
e sovrano. Appena i cristiani hanno scritto una diamo, inoltre, la tradizione che risale aglì inìzi, l'tnse-
gnamento e la fede della Chiesa cattolica,
storia, l'hanno stabilizzatrice
vista (fede) che il
comedella le- Signore ha dato, gli apostolì hanno annunziato, e i Padri
gittimità di questa grazie a quella delle
continuità, hanno conservato++ (P.G., 26, 593; E.P., 782); S. CIRILLO
successioni gerarchiche 2. È stato dimostrato che ALESSANDRINO: íì Noi chiamiamo fonti del Salvatore i santi
profeti, gli evangelisti e glt apostoli; ripieni
questa idea domina la Storia dello Spirito
Ecclesiastica di Eu- Santo essi sono come fiumi che spandono in questo
sebio ª. La nozione patristica di tradizione è bene mondo le acque di una dottrìna salutare e celeste; essi
espressa in questa frase di san Gregorio rallegrano tutta la terra )) (Ad reginas
Nisseno : de recta fide Or.
«( Noi abbiamo, garante più che sufficiente
quale ªl'e5rªííªDPuGplic7i6' m13o3d7o' munire fidem suam, Domino adiu-
della verità del nostro insegnamento, vante, deberet: primum
la tradizione, scilicet divinae legis auctoritate,
turn deinde ecclesiae catholicae traditione
vale a dire la verità arrivata fino a noi dagli apo- )). Commonit.,
c. 2 (P.L., 50,' 639; E.P., 2168). Per il fatto che in seguito
stoli, per successione, come un'eredità »'. È sem- Vincenzo si chieda perché, essendo perfetta la norma
scritturistica, è necessarìo aggiungervi la « ecclesiasticae
intelligentiae auctoritas )), non bisogna credere che per lui
" Nostro art. Histoire, in Cathoîicisme, V, col. 768 Scrittura e tradizione sarebbero come due fonti della
fede. P. G. TAVARD giustamente scrive : íì (Vincenzo)
(19538)J.
SALAVERRI, La idea de Tradicù3n ert la Hìstoria linea l'unità della Scrittura e della
sotto-
tradizione: quella è
ecclesiastica de Eusebio Cesariense, Gregorianum, il contenuto
in 13 di questa. La tradizione è la forma nella
quale è accolta la Scrittura dai cristiani dei tempi
(19342)Co24t1r2a4ºEunomiwn,
c. 4 (p.c., 45, 653). Cfr. S.A'rh- postolici. E proprio perché Novaziano,
posta-
Sabellio, Donato
NASIO, Ep. I ad Serapionem, 28, che dopo la testimo- e altri hanno separato l'una dall'altra, hanno pervertito
nianza delle Scritture, così aggiunge : « Similmente il significato
ve- di tutto í» (Holy Writ, p. 11,'.
gO LA TMDIZIONE E LE TRADIZIONI
I Pju)RI E LA CHIESA ANTICA 91
nosce questa tradizione? si chiede seguito. inI,al-
l'universalità, Padri si sono riferiti alla
dall'antichità e dall'unanimi'La Scrittura: maniera
: (( Id che
teneamus condiziona largamente
quod ubique, quod semper, la tradizione esegetica
quod ab che
omnibus creditum essi stessi hanno almeno
est )>. Questa associazione continuata se non creata.
della A1 contraFlì
Scrittura e della tradizione eretici, benché
come due vie, due facciano appello
nîodi agli stessi
con cui il deposito apostolico librì della Chiesa, ne pervertono
giunge fino a noi in il vero
tutta la sua pienezza significato. Per questo
e la sua autenticità, i Padri del IV e V secolo
rappre- affermano
senta il substraio della concezione non solo che la Scrittura è tutto
cogliere
cattolica. Rac- che anche
ma
e conservare piamente la tradizione è tutto : questa
la tradizione degli abbraccia
apostoli e dei Padri il complesso della fede,
apostolici, scrive papa è la regola della fede
Agatone in
nel 680, è l'unico quanto questa fede è la fede
modo di entraré nella de(la Chiesa.
piena in-
telligenza della verità Il rapporto poi Scrittura-Chiesa,
cristiana ". per i Padri
La Scrittura è sempre dell'epoca classica e per
consìderata come quelli di prima di Nìcea,
una è un
saggezza suprema e totale; rapporto di reciproco
essa contiene, e vi condizionamento : per
sì essi
trova effettivamente, non esiste Scrittura (sanamente
ogni verità, o almeno compresa)
ogni senza
verità utile alla salvezza, la Chiesa, e non c'è Chiesa
veritas sectmdum pieta- senza Scrittura ;
tem : Tit., 1,1 '. l'una e l'altra sono
In questo senso, cioè il corpo del Figlio di
considerato Dio
ciò cbe essa (S. Ambrogio) g.
contiene, è sufficiente. I Padri non
fanno che commentarla, spiegarla,
difenderla, b) Intanto la situazione
ap- non è più quella
plicarne pastoralmente le verità secolo
del
al pensiero e alla II. Nessuno poteva
vita. Tutte'le come più pretendere,
loro opere si riferiscono poteva
alla Scrit- fare ancora sant'Ireneo,
tura; essi sono di essere l'eco di-
essenzìalmente dei Tractatores. retta d'un uomo che ha personalmente
La tradizione, che professano conosciuto
di accettare, si rife- e udito san Giovanni. Donde due consequenze
rîsce ad essa ; ne spiega il significato,
che
l'illumina, la caratterizzano quest'epoca
protegge, ìn relazione alla pre-
la abbraccìa. Più avanti studieremo, al- cedente :
meno sotto alcunì aspettì, la manìeía con cuì ì
1) Volentieri si fa rif:erimento aì <«Padrì >». In
G Lettera agli impcratori: questo
M!lNSI, XI, 233 (in greco) o modo non sì esce dall'idea
234 (in latino). di tradizione,
? Citazioni innumerevoli. Per esempio, S. AGOSTINO,
doctr. chríst., II, 9, 14, 42, De
63 !i In Luc., VI,33 (P.L., 15,
p. 139s. Il tema degli elementi (P.L., 34, 42, 65s); cfr. infra, plicazione del tema origeniano
1763) : indubbiamente un'ap-
presi da Mosè dalla filo- : l'essenziale è l'unione
sofia greca è comune e Verbo; le Scritture col
significativo. Cfr. supra, sez. A. ne sono una forma
n. 52. o un mezzo, i
sacramenti, la Chiesa ne sono un'altra
mezzo,
forma o un altro

I
92 LA TRADìZlONE E LE TRADIZIONI
I PADRI E LA CHIESA ANTîCA
perché per questa è 93
e sarà sempre essenziale es-
sere un'eredità trasmessa, qualcosa per cui si dì-
del riferimento alla tradizione. Sant'Agostino s'è
perìde da quelli che ci hanno preceduto nella
appellato alle autorità patristiche nella
pro- sua con-
fessione del cristianesimo. L'appello
troversia con i Pelagiani.
ai « Padri )) si
annunziava già nel II secolo, poi in Tertulliano,
Il termine «í Padre » è stato dapprima
un titolo
Ipyolito, Clemente e Origene ª. ESSO è formale
dei vescovi nella loro paternità spirituale
e di
copioso in sant'Atanasio 'º. Diventa sistematico
stori; poi è stato applicato-più specificamente pa-
ai
dur'ante la questione nestoriana n. Si prende
vescoviche, neì concili, hanrìo stabilito
l'abi- le regole
tudine, che le successive controversie, e special-
di fede e di vita della Chiesa 13 : il
simbolo di
mente quella sui Tre Capitoli, svilupperanno 12, di
Nicea era citato come il simbolo o la Fede
dei tre-
costituire delle raccolte di documenti autorevoli
centodiciotto Padri, ecc. di qui, il titolo
è
nel senso che si vuol difendere, e di iniziare
a tutti i dottori ortodossi, fossero o no passato
te vescovi e
sessioni conciliari con la lettura dei testi dei santi
membri di un concilio '4 : e questa è anche
l'acce-
padri e vescovi : come a Efeso nel 431. D'altronde,
zione moderna,precisata dall'aggiunta
delle note
proprio seguendo il concilio di Efeso, Vincenzo
di antichità, di santità e di eminente
di dottrina.
Lérins scrisse il suo Commonitorium : magna carta
Fu così che coffiirìciò a precisarsi il concetto
di
testimoni della tradizione nel senso del
moderno
9 Vedere
Prob.atur ex Traditione: per cui talvolta
VAN DEN EYNDE, p. 215; Ouxcpìwp, è stato
hom. 22, 2 (BAEHRENS, p. 206).
In Numer., dato il nome « tradizione )) alla serie delle
testirno-
IO Cfr. SMULDER!5, art. cit., p. 56; D.T.C., XV, 1280. E cfr. nianze di importanti e autorevoli uomini
J. SALAVERRI, El argumento della
antigua Iglesia,
de tradìción patristica en la Chiesaantica, che potevano essere citati
in Rev. esparìoîa de Teoîogia, a favore
107-119 (soprattutto a partire dal sinodo
5 (1945), d'uÙa dottrina. Questi testimoni erano
c.p. del 383). visti nella
"1 H. DU MANOIR, L'Argument
patristique dans 1a CO)I- scia di Cristo e degli apostoli, come
troverse nestoriertne, collegamenti
(riprodotto in Dogme
in R.S.R., 25 (1935) 44M61, 531-559 di trasmissione della verità 1". A misura
et SpiritualiM chez Cyrille d'Alex.,
che s"è
Parigi, 1944, p. 454-490); J. MADOZ, El
concilío de Efeso,
eiemplo de argumentación patristìca, in Estudios
sticos, 1931, p. 305-308. Per l'insieme,
cfr. TH SCHERMANN,
eclesia- 'ª Vedereper esempio D. numeri
Die Geschichte d. dogmatischen Floriîegien vom V-VIII
270-274,
290.Sull'appellativo di ìípadre»
85, 86, 148,
in
212,
Jahr (T.U., 28), Lipsia, FESSLER,Institutiones genere: J.
1904. Patrologiae, Innsbruck 1890, t. l,
" Vedere J. Mmoz, El florilegío
Cotîciîío
(1936), 177-221;
de Sevilla, in Miscellanea
patristico
Isidoriana...,
del
Roma
II A.1D5
5u7;MEa:oxMn,AN:;t.ªrc'it.'p.reSÀ42Ì-44nD5jTJC..ioXuIX
auxPères de l'bgîise, Parigi, 1955, t. I, p. 11-14. I1n1í9t2í'a1t2io15n
B1 Conciíio de Calcedonia en S. Isidoro
de Sevilla, in Rev. espaR. de Teol.,
12 (1952), 189-204 (flo- 5o,16475C6o8s3ì).in
rilegio
òapituîa).
d'origìne africana: Confessío verae fidei adv. iria
VINCENZO nîLÉnms, Common., c. 29-31
(P.L.,
X;derH
1284"; z;57s;rHHìH,1,
o'H'iD=º-sxffl%'.-z'îî. (P.G.,
83,
94 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONí
I PADBI E LA CHIESA A.NTICA 95
ceî'cato ìn essì un argomento di documentazìone 2) Tertulliano, e in un senso alquanto perso-
critica, la loro qualità di vescovi, cioè il valore di nale, Clemente d'Alessandria, avevano già parlato
« successione í» nel senso di sant'Ireneo, ha avuto di íì tradizioni non scritte )). Quasi nello stesso
una parte minore della loro qualità di teologi. tempo, -san Basilio e sant'Epifanio parlano della
Da principio, l'argomento della testimonianza tradizione dicendo che contiene cose che la Scrit-
deí « Padri +> era distinto dall'argomento scrittu- tura nonha "'. Il testo di san Basilio ha avuto una
ristico, però era adoperato insieme. Incontriamo parte così importante nella storia della reologia da
insistentemente le espressioni che li associano: dover essere citato :
oí rlazégs< xa2 ?'/ rpaq»ì5 'ª ; e questo è un nuovo in- Tra le « dottrine +>e le « definízioni » conservate
dizio d'uno stretto riferimento della tradizione rìeìla Chiesa, abbiamo avuto le une dall'inseg)îa-
alla Scrittura, di cui essa voleva essere una spie- ìnento scritto e abbiamo racco(to le a(tre, tra-
gazione, una chìarificazione, una difesa o un'ap- smesse segretaî'rîente, dalìa tradizíone apostolíca.
plicazione. I concili hanno insistentemente ripetuto Tutte hantìo toz uguale vaîore per la pietà, e ognu-
che essi non facevano che rìassuînere e formulare ízo yìe coìwerrà purché abbia ìm po' d'esperienza
l'insegnamento degli apostolì, ìl contenuto delle delle istituzioni ecclesiastiche: infatti, se cerchia-
Sacre Scritture, e ciò che ì santi Padrì hanno sem- mo di elin4itîare le costunîatx:z,e ízon scritte perché
pre insegnato ". Una simile affermazione si trova 710)1 haìmo un grande va1ore, noi, senza saperlo,
negli stessi Padri '8.

'º Cfr. H. DU Músoru, art. cit. e Le symbo!e ital., Edizioni PaoÌine, Roma, 1961). Cfr. II Concilio
de Nicée di
au conciîe dEphèse, in Gregorianum, 12 (1931), 104-137.
Orange, 529, D. 174, 199; II Concilio di C.P., 553: D. 212.
Alcune citazioni: S. ATANASIO, passìm e cit. supra,
Il VII concilio ecumenico, 787, nella sºîa definizione,
n. 4; si
S. GREGORIO NAZIANZENO. Orat. XXXHI, 15 (P.G.,
ricollega alla ìì tradizione della Chiesa cattolica, che riceve
36, 233);
S. GREGORIO NISSENO, Epist., 5, 3 (ed. Púsquuî, p. 90); "S.
il Vangelo da un'estremità all'altra del mondo.
Noi se-
CîRILLO ALESSANDR[NO, Epist., 55 (P.G., 77, 292-293); De recta guiamo Paolo, che ha parlato in Cristo, e tutto il
divino
fide ad reg. (76, 1222s.); lettere di Gìovanni d'Antiochia
collegio degli aposto]i, e la Santità Cattolica che tiene
e le
di Cirillo, nel 433 (77, 170 e 174). Confr. supra,
tradizioni che noi abbiamo ricevute )) (MANSI, XIII,
nota 5. 380 A).
" S. ATANASIO dìce che i vescovi, a Nicea, '8 S. ILARIO, Fragìn. hist., VII, 3 (P.L., 10, 697 AB);
hanno doìruto
quasi esprimere e riassumere il senso S. CIRILLOALESS.,De recta fide ad reB. n. 3 (P.G., 76, 264
delle Scritttu'e, C);
aùOtq owaya7sTv èx T(7)V r (a%v ritornando su di esse,
í TEODOREì'O, citato supra, n. 15. L'affermazione è così co-
kipoìav tj)ìì
(De decretîs Nicenae syn., 20: P.G., 25, 452B). Jl I. stante che è inutile indicare delle citazioni...
concilio di Efeso (Reìatio ad Coe(estinum: MANSli '9 S. BASILIO,De Spiritu Sancto (375), 27,66; 29,71 (P.G.,
IV,
1332 D) approva le lettere
esse non sono in milla
di Cirillo Alessandrino perché Í 32,188 A; E.P., 954; 200 B); confr. S. EPîFANIO, Adv. Haer.
da Dio e dalla
discordanti dalle Scritture ispirate Panar.(374-377),61,6: íì P. necessaria anche una tradizio-
fcde che è stata trasmessa. Confr. P. CA- ne: non si può chiedere tutto alle divine Scritture.
MELOTi Les
in Le Concìle
Conciles agcuínéniques des IV e V sìèdes, i santi apostoli ci hanno consegnato alcune cose Perciò negli
et les Coììciles, Parigi, 1960, p. 63s, (vers. scrìtti e altre nelle tradizioni )) (P.G., 41, 1048; E.P., 1098).
96 LA TIRAì)lZIONE E LE TRADIZIONI

î PADRI E LA CHIESA ANTICA 97


intacchiamo ií Vangelo nei suoi ptmti essertzia-
li... "º.
Nonc'èalcundubbio che esistono delle tradi-
Affermazioni simili si trovano in san Giovanni
zioniapostoliche non scritte, e la prova ne è stata
(:'risostomo "', in sant'Agostino "", in san Vincenzo
datacentinaiadi volte dagli apologisti cattolici
i:li Lérins "ª e infine più tardi in san Giovanni Da-
I sullabase,innanzitutto, delle testimonianze neo-
pasceno "'.
testamentarie; anche i Padri hanno spesso citato
Ne risulta che la Scrittura deve essere comple-
questitesti"ª. Ma sarebbe forsq interessante ten-
tata dalla tradizione, non già soltanto come un
taredi fare un elenco degli esempi òhe ne sono
testo completato dalla sua interpretazione, ma
statiaddotti.Daparte nostra non abbiamo alcuna
come la parte principale d'un deposito deve essere
completata da tm'altra parte, certamente meno im-
iplrec'oenscªilidoÍ
dfªi
rTnreenutno
Ísntveesnso̪rs"ºè'
pªrnuzdÍ'eun't'eºmpenerte
portante per il suo contenuto ma altrettanto ve-
formalmente rifiutatodi mettersi su questa stra-
neranda,
forma e del
dello stesso
concilìo
deposito.
di Trento
Nell'epoca
il testo di
della
san
Ri-
Ba-
da"', in secondo luogoperché non abbiamo fatto
unaricercaesauriente e sistematica, ma abbiamo
silio è stato spesso citato. Disgraziatamente, una
soltanto presodellenote di lettura. In linea di
traduzione seguita dapprima da Canisio traduceva
principio,questaricercasarebbe possibile, e ci
la morbidezza del zà pév,,, zà òé di Basilio (uguale
, auguriamo cheungiornosarà fatta. Non crediamo
locuzione anche Epifanio) con un partim... partinî
;, chemodificherebbe considerevolmente i risultati
che
di
orientava
dottrina e non
il pensiero
già verso
verso
due
l'idea
modi
di due foMi
di trasmis-
, ;' dellanostrarapidainchiesta : risultati modesti
sione d'uno stesso deposito apostolico "'. ll; l. abbastanza significativi,
mseahcahnenociusneamcberratnao efor-
portata. Prima però di arrivare
i a questainchiestaVorremmo richiamare l'atten-
20 0p. cit., 27, 66: trad. B. PRUCHE, S. Ch., 17, 1945,
.; zÍone
suun aspettoassai importante dell'evolu-
p. 232-233. %, zione
allaqualeabbiamo assistito passando dalla
2' In Epíst. II ad Thessal.,
488; E.P., 1213); confr.
hom. 4,2 (nel 400; P. G., 62,
In Act. Apost., hom. 1, 1 (60, 15).
I Chiesa
antenicena
all'epoca classica dei Padri.
"" De bapt., II, 7, 12 (P.L., 43, 133; E.P., 1623).
2ª Commonit., c. 2 (nel 434; P.L., 50, 639; E.P., 2168).
ª' De fide orth., IV, 12, 16 (verso il 750: P.G., 94, 1136). sreisr'v
.padratirn(PsinGe,
12it2ter7i6s,
Bq:uatsriadiure
quodam nonscripto
"' Vedere J. R. Gpîsp.t.ìuuu, in Die mùndlíche Ueber- dedicaìaa Paoh:» III: Venezia, 1498d)Ì. BE"DI"º DONATUS'
lieferung, Monaco, 1957, p. 172. Lo stesso testo, tradotto
diversamente, in AlBHRT PtGGE, p. 139. Un elemento per la ª6Il testodi 2Tim.,1,15,per esempio, è citato da
storia della locuzione partim, partim: Eus»xo, Denîonstr. S.BASILIO, DeSpir.S.,29,71(p.c.,32,200; trad. PRUCHE,
evang., I, 8: i discepoli del Maestro hanno raccomandato S.Ch., 17,1945, p.245);S. GIOVANNICRIS.in îoc., hom. 4, 14
il matrimonio come stato comune di vita. ìí partim litte- (P.G.
16 62,94,
(P.G., 488): S.GIOVANNí
1173); ecc.
D,q»uscpxo, De fide orth., IV,

27C.T., t. V, p. 18,l. 15; DENEFFE, p. 68.


7 - La tradlzíone e le tradiziotii.
98 lA TEADIZIONE E LE THADIZIONI
1 PADRI E LA CHIESA ANTICA 99
3) La Chiesa vive gìa da
parecchisecoli.Sono L'unanimità di costoro, che è stata
apparsi degli sempre consi-
errori i guali, appellandosialla derata come l'effetto e
:Scrìttura, ne pervertono però il segno particolare
il sìgnìficato.Alcuni azione dello Spirito Santo
della
;grandi geni teologici hanno spìegatola veradot-
"9, sarà ritenuta copìe
un criterio di fede ortodossa
trina ; alcuni ªº. Perciò
concili l'hanno definita; il magistero si rivolgerà
l'attenzione
non più unicamente
è intervenuto. Così la (( tradizione»>non è a ciò che è tra-
soltanto ciò che è stato trasmesso
più mandato, alla chiara identità oggettiva con la
dagli apostoli,o rola apostolica, ma all'autorità
pa-
piuttosto è tutto questo formalmente degli organi
talmente, ma reso più esplicito nei
e fondamen- tradizione, giustificata dall'assistenza dello
della
Spirito
testie eventual-
mente anche in un nuovo vocabolario.
quanto
Ormai,e
più la Chiesa avanzerà dum
nella storia,si po- non
devotionis
est quidquid ab Ecclesia in consuetudinem est
trà chiamare « tradizione +>la serie
receptum de tradictione
nianze
delle testimo- Spiritus prodire doctrina íí (Sermo,
apostolica et de Sancti
79, 1: P.L., 54, 418 B :
di questa spiegazíone del deposito.Essa e cfr. A. Lîuahs, art. cit. (alla nota 1), p.
175s.). La giustifi-
vuole essere pura spiegazione, ma ha una certa cazione delle tradizioni da parte della Chiesa, di cui la
Scrittura ci garantisce
propria consistenza letteraria e storica.Non è au- l'autorità, è abbozzata gìa
S. AGOSTINO: cfr. C. Cresc., da
tonoma I, 33, 39 e in De unit.
nel suo contenuto sostanzìale Ecd.
certa
; ma ha una (tnfra, Sez. C, n. 20).
2í' Questo
autonomia sul piano dei fondamenti punto è evidente negli
rari della
lette- la discesa dello Spirito Santo
Atti, nel racconto
(1,14; 2,1-4), nell'uso
del-
dottrina. Col tempo, contro le nuove role èzì tò aùtò e ópoOúpaóov. delle pa-
Spesso è espresso nei Padri,
eresie, e soprattutto dal secolo XVI in poi, tutto per esenìpio S. Crp«îmo, Epist., 68, 8, 6; S. BASILIO, Epist.,
questo costituirà 229; Adv. &utorttíttm,
una prova particolaredell'auten- NISSENO, In Cant., hom. 15
5, 2 (P.G., 29, 740-741); S. GREGORIO
tìcità delle (P.G., 44, 1116-1117); S. CElESTINO
dottrine ex traditione. - nel concilio di Efeso, Epist., 18, l (P.L., 50,
Fin Epist., 505); S. LEONE,
dall'epoca che stiamo studiando, i 103 ai vescovi
cialmente
ma spe- DI BISANZIO, Contra
della Gallia
Nestor.
(P.L., 54, 988-989); LEONZm
poi l'andar del et Eut,ych.,
con tempo, la giu- (P.G., 86, 1355); XVI Concilio
di Toledo,
lib. II, circa f.
stificazione teologica nel 693, c. 13 (MAN-
valore di questatradi-
del sí, XII, 82); VII concilio eciunenico, 787 (XIII, 404 C). Per
zione è stata cercata nel il periodo anteniceno,
fatto che lo stessoSpirito, 30Argomentazione
cfr. supra, sez. A, nota 61.
il quale ha parlato ex consensu Patrum,
per mezzo dei profeti e ha ispi- in TEODORBTO, Eranistes
(p.c., 83, 27-318). Regola
per esempio
rato gli autori umani della Scrittura,continuaa nimttà: S. Cî»ît.to ALESSANDRINO, Apolog.
dell'una-
difesa pro XII Capit.,
vivificare del 4 e del 12 anatematismo
la Chiesa, nella quale abita,
i dottorì,
e a guidare ùssuxo, De Incarn.,
(P.G., 76, 342 B, 281 D);
c. A ì,P.L., 50, 29-30); S.
i concili, i pastori del Víxcpxzo
popolodì Dio'. ).ERINS, Commonit., c. 2 (P.L., 50, 639). Valore
del consenso

dei Padri: testi in L. Tuo»îîssmí
Prolegomerús Dogm. theol., t. V; De
28 Su questa « ispirazìone )) vedì infra, nell'Excursus theoL, :. 29-34 (Ed. ESCALlE, Partgi, 1868,
B. Ecco per esempio p. 171-211); H. VAN .'.AAK, Theses
quanto scrive san Leone: íí
(Die Geschichtîichkeit Dubitan-
der Kirche u. ihrer Verkúndiguny4
theoîogorum mag,isterio...,
quaedam
Roma, 1933. Confr.
de Patrum et
nota 61. supra, sez. A,
100 LA TRADíZíONE E LE TRADIZIONI
I P!lDRI E LA CHIESA ANTICA lOI

Santo. Fi'n dall'epoca dei Padri, si argomenta col


Covìsensus Patrum. Vedremo come, dopo il con- C) ESEMPI DI TRADIZIONI APOSTOLICHE NON SCRITTE
cilio di Trento, questo elemento assicurativo del- INVOCATI DAGLI AUTORI CATTOtICI
l'insegnamento ortodosso si svilupperà tanto da
diventare quasi una giustificazione che ha valore
per se stessa. « Tradizione )», che significò essen- Non abbiamo la pretesa di fare un prospetto

zialmente deposito, tenderà a significare: comu- completo di quanto i Padri e gli autori cattolici

nicazione e sviluppo nel tempo. L'origine di questo presentano come tradiziorìi apostoliche non atte-

processo bisogna trovarla fin nell'epoca classica state scritturisticamente ; ma vorremmo soltanto
dei Padri. íF. evidente che, nella (( tradizione >) in proporre un campionario su una base documen-
quahto spiegazione e sviluppo, non tutto è propria- taria che sia abbastanza ampia da avere un valore
mente dommatico. Allo sviluppo del dato rivelato, rappresentativo. C'è da dubitare che casi notevoli

che obiettivamente non gli aggiunge nulla, si me- di tradizioni apostoliche non scritte non com-
scola o si aggiunge un certo contenuto di pensiero paiano in questo elenco ; ricordiamo intanto che
personale. Anche nei Padri. In questa (« tradizione » il concilio di Trento evitò prudentemente di pro-
storica, ecclesiastica, vi sono apporti o sviluppi porne un qlenco che forse qualcuno sarebbe stato
umani. Questo però non significa che siano falsi, tentato di considerare come esauriente.

ma soltanto che non godono della garanzia di ciò S. IRENEO : il digiuno pasquale'. In verità, san-
che Dio assume propriamente come cosa sua e che
t'Ireneo attribuisce alla paràdosis apostolica molti
costituisce il dominio della pubblica Rivelazione. punti della dottrina : possiamo anche dire : tÙtta
A misura che si prenderà coscienza della parte la dottrina, in quanto traduce il significato auten-
avuta dall'opera umana, verrà elaborato il trattato tico delle Scritture. Talvolta, egli nota espressa-
dei criteri teologici, spesso chiamato De locis
mente che questo o quel punto proviene dagli apo-
(theo1ogicis), che cerca diprecisare il grado e le stoli attraverso i presbiteri ". Ma qui non è nostro
condizioni di certezza propria di ogni istanza iuna-
na
Doctrina
che interviene
o insegnamento
nell'elaborazione
cristiano.
della Sacra

t 1 Frag. 3, in EUSEBIO, H.E., V, 24, 12-17 (P.G., 7, 1229s;


HARVEY, II, p. 473-477). In un De Paschate perduto,
dava come tradizione apostolica l'uso di pregare
nelle domeniche e da Pasqua alla Pentecoste
Ireneo
in piedi
(cfr. Ps.
GIUSTINO, Quaest. et Resp. ad Orthod., q. 115 : P.G., 6, 1364).
2 Così, la dottrina sulla giustizia nell'Antico Testamento
(A.H., V, 27, 1; P.G., 7, 1056), l'idea che lo Spirito Santo ci
porta al Figlio, il quale ci porta al Padre (V, 36, 2, col.
1225).
102 LA TBADIZIONE E LE TBADlZIONI I PADH[ E LA CH[ESA ÀNTIC=l lOS

compito esaminare questo senso largo della tra- Tertulliano parla espressamente
non di tradi-
dizione. zioni apostoliche: il criterio del loro valore per
TERTULLIANO giustifica la proibizione per i sol- lui è soltanto l'antichità d'una usanza ricevuta dai
dati di portare la corona Padri. citato appartiene al periodo
militare per una antica Il testo mon-
tradizione; poì, allargando tanista. ma la testimonianza
la questione, dà altri che esso dà dei fatti
esempi di tradizioni non scritte : è indipendente da ogni teologia montanista.
(« Perciò, tanto per coyninciare dal battesimo, CLEMENTE costiìuisce
D'ALESSANDRIA uno caso
immedíatamente prima di scendere ne1l'acqua, particolare solo ammette che alcune dottrùîe
: non
ììe!la chiesa stessa, ci obblighiamo CO?I giurameîîto sono oggetto d'una trasmissione deì tutto orale
davanti a2 pontefice a rinunziare a1 diavoìo, aîle ma fa dí questirXy(acpadottrinali Ia materia stessa
sue pompe e ai suoi ayzgeìi; poi siamo ímmersi tre della gnosi crístiana. Origene non l'ha seguito in
volte, rispondendo qualcosa di più che il Signore questo, benché ammetta una grtosi aí di îà della
rìon ha precisato nel suo Vangelo. Uscendo di là, Scrittura
gustiamo per la prima voìta la concordia del latte ORIGBNE : battesimo dei bambìnì ª. Pregare ìn
e del mieìe ; da que( giorno, cí asteniamo dal bagno ginocchio e rivolti verso Oriente ; il rito dell'euca-
quotidiano, per tutta la settimana. Il mistero de1- ristia e del battesimo º.
l'eucaristia che il Signore (ha istituito) aí momemo
deîla cena e che affidò a tutti noí lo riceviamo
pur
zione delle domeniche
seînpre nelle assenîblee che hanno luogo pri-
ma de7 giorno e soltanto per mano
STEFANO papa: la validità del battesimo deg]i
dí que1îi che
presiedono. eretici g.
Facciamo offerte armiversarie per i
defunti e per i nataIi (dei martiri). Riterxiamo il-
S. Cíp«îîno (-i 258) collega all'uso del Signore,
2ecito dìgiunare o pregare in ginocchio
pur ìnvocando però appoggì scritturìstìcì, l'uso di
di dome-
nica. Godianîo della stessa immtmità
offrire un calice di vino misto ad acqua º. Ritiene
dal giorno di
Pasqua a quel{o deìla Pentecoste (...). Qualtmque
azione noí facciamo, metterc't iti viaggio o cammi- ' Cfr. VAN DEN EYNDE, p. 145, 230-233, 275,
nare, entrare o uscire, scalzarci, lavarci, sederci a
"In Levit., hom. VIII, 3 (p.c., 12, 496; BAEHRENS, p. 398),
hí Ep. ZZ(1Rom., V, 8 (P.G., 14, 1038); LOMMATZSCH,
tavo1a, accendere la Iuce, andare a îetto, sederci, p. 381;
E.P., 499 : ít Secundum typum Ecclesiis traditum íí); m., V,
noí ci segniamo la fronte coI segw del1a cro- 9 (P.G.. 14. 1047 B; Loìíuúîzscn, p. 397; BaRSCH, n. 249; E.P.,
C8... )) " 501').
" In ,'Juìneì'., hom. V, 1 (P.G., 12. 603 C; B/lEHRBNSI p. 26).
ª De corona,
' Ad Basi1idenì, trad. CONYBEARE, in J.T.S., 15(1914)438.
3-4 (P.L., 3, 78 : 0sinp.3 p. 425); trad. VAN
DEN EYNDE, p. 278. 8 In S. ùt"uîhso, Ep., 75, 6 e 85, 5.
9 Epist. 63, 9-13 (P.L., 4, 380-383; HARTEL, p. 707-712).
t04 IÀ TRADIZ10NE E L'E TRADIZION1
I PADRI E LA CHIESA ANTICA 105
come un punto de « traditione divina et aposto-
lica observaticne
accompagna il battesimo : la rinunzia a Satana e
» la regola secondo cui un ve-
scovo deve
ai suoi angeli, da quale Scrittura proviene? »"'.
essere eletto alla presenza del popolo
e rìell'adunanza dei vescovi della provincia ªº. E. EPIFANIO(i 403): la proibizione del matri-
monio dopo il voto di verginità 'ª ; il digiuno del
S. BASILIO, trattando nel 375 la teologia dello mercoledì'e del venerdì '4.
Spirito Santo, dice che raccoglierà le rìozioni da]le
Scritture e dalla tradizione non scrìtta dei Pa-
S. GIOVANNI
CRISOSTOMO
(-i 407): la preghiera
per i defunti ".
dri ". Più avanti, volendo giustificare l'uso della
'preposizione (« con lo Spirito Santo »), fa appello S. GIROLAMO,verso il 382, rivendica l'origine
a una parte non scritta e segreta dell'insegnamento apostolica, non solo dell'imposizione delle mani
apostolico e giustifica la legittimità di questo ap- con l'invocazione dello Spirito Santo dopo il bat-
pello adducendo il caso di usanze non scritte che tesimo - e qui si potrebbero citare gli Atti -,
sono tuttavia di una indiscussa autorità. Scrìve : ma della triplice immersione battesimale, del latte
«« Per esempio... chi ci ha insegnato per iscritto e del miele dato ai nuovi battezzati, la proibi-zione
a segnare con segno di croce coloro che sperano di stare in ginocchio e di digiunare durante il
in Nostro Sigrtore Gesù Cristo? Quale Scrittura periodo pasquale 'ª. Collega alla tradizione degli
ci ha insegnato a volgerci verso Oriente durante apostoli l'osservanza di una sola quaresima '7.
la preghiera? Le paroîe de11'epiclesi al momento INNOCENZO
I, papa, nella sua famosa lettera del
de(la consacrazione del pane eucaristico e del ca- 4I6 al vescovodi Gubbio, Decenzio, invita le Chiese
ìice di benedizione, da quale santo ci S0710 state d'Occidente,ritenute fondate dall'apostolo Pietro
[asciate per iscritto? Noi non ci limitiamo alle o dai suoi successori, di seguire gli usi trasmessi
paro(e riferíte dagli apostoli e dal Vangelo (...). Noi (tradígunî) dal principe degli apostoli alla Chiesa
bertediciamo romana '.
aìîche l'acqua del battesimo, rolio
deìl'unzione e arìche lo stesso battezzato. Irì virtù
di quaîe scritto? Non è forse per la tradizione 1" Op. cit., 27,66 ( col. 188;S. Ch., p. 233-234; E.P., 954ì.
conservata segreta e nascosta? E quaîe parola 13 Panarion, Haer. LXI, 6 (P.G.,41, 1047; E.P., 1098). '
scritta ci ha insegnato ì'unzione
'4 0p. cit., Haer. LXXV, 7 (42, 542-543).
d'olio? E da dove
viene
"", In Hpist. ad Phil., hom. 3, 4 (P. G., 62, 203-204; E.P.,
la triplice immersíotxe? E tutto quello che
"' Dial. adv. Lucifer., 8 (P.L., 23,172;parzialmente
1358) E.P.

IO Epist., 67, 5 (P.L., 3, 1027; HARTEL, p. 739; E.P., 588). Epist., 41, 3 (ad Marcellum: P.L., 22, 475)
Il De Spiritu Sancto, 9, 22 (P.G., 32, 105 A; S. Ch., 17,
1945, p. 145). inst"i"tuEtapÍseÍccle2s5ia(sJtÀiFc'a..'
3i1n1tegPra've2lºlen5t51serKvIaRrceH
ni"ssa-Ì
cerdotes...Sed dum unusquisquenon quod traditurn est
1(Xj LA TBADIZIONE E LE 'rnúnìzìosî I PADRI E LA cmbsb ìmích 107

S. AGOSTINO ha dato senz'altroil battesimo dei I tesiì'no (aspersione, esorcismi, insuflazione "', can-
bambini come tradizione apostolica, pur abboz- " -ord-e-}raîleluia nei cinquanta giorni dopo Pasqua ",
zanílo un'argomentazione biblica partendo daiSS. celebrazione, come feste liturgiche, della Passìone,
Innocenti o dalla circoncisione '. In seguitoha della Resurrezione, dell'Ascensione e della Pente-
a una tradizione apostolica
collegato
l'usodi non " coste 'ª. Il criterio invocato da sant'Agostino per
ribattezzare gli' eretìci nel riconcilìarliconla diagnosticare una tradizione apostolica è, almeno
Chiesa ªº e un certo numero di usanze liturgiche dopo la controversia donatista, il fatto di una
cbe credeva universalmente accettate : riti delbat- diffusìone e di una accettazione universali di cose
che non sono né espresse nelle Scrìtture né deter-
miììate dai concili plenari "'. Disponendo oggi di
sedqJHo.d ffibi viAsumfìuQerìnitr,
hovcelaeecsctìlmesall.ts
eaSuSte
tteenneernîduamut una migliore documentazione, noi saremmo più
critici su certi esempi da lui addotti. Il principio

2' De nuptiis et concup., II, 50 (p.y., 44, 465, nel 419-420).


" Sermo, 252, 9 (P.L., 38, 1176).
13, 1166) : «ì Praedico, fidem habentes,unum
ut unam :" ìí Illa autem quae non scripta, sed tradita custo-
etiam in traditione debeamus,
sentire probantes nosuna- dimus, quae quidem toto terrarum orbe servantur, datur
nimes atque concordes, pacifici
in Christo etin observa-
+i. In questì testi,
carìtatem
intelligi,
quorum
vel ab ipsis
est in Ecclesia
apostolis, vel, plenarus conciliis,
saluberrima auctoritas, commen-
IlÌeºntÌrbaudsizioªpniºsaÌpºloÌsctÌoslihchªebesroeno
questionidi observationes data atque statuta retinerì, sicuti quod Domini passio et
resurrectio et ascensio in coelum, et adventus de coelo
Spiritus Sancti, anniversaria solemnitate
Í De Q'
aupet.'ce.6e"onª.,' il 400);cfr.V,
I'V",24','3Î Î43,Í7:; 've-rso si guid aliud tale occurrit, quod servantur
celebrantur,
ab universa,
et

quacumque se diffundit,
24'"3"1 D(ceº1ba1p9t.2'c.
Don., 11, 7 12 (P.l., 43,133) : íì Quam riuìn, verso ìl 400 (P.L.,
Ecclesia ++. Epist. 54, 1, ad Janua-
33, 200; GOLDBACHER, p. 159) : testo
consuetudinem credo cx apostolica traditionevenientem, ripreso nel Decreto di GRAZIllNO, C. 11, D. XII, rl1a autem
(Fnîbnnpnc, col. 29-30).
q-ue in conciliis posteriorum, 2' Testt del De bapt., cìtati n. 19 e 20; Ep., 54, citata
sam custodiuntur Ecclesiam, nonnisiab ipsis traditaet nota prec. Un criterio analogo si trova in S. Gvnouuvo,
commendata creduntur }}. Con[r.V, 23,31(col.i92): « Apa- Dial. contra Lucifer., 8 (P.L., 23, 163; E.P., 1358) : íì Etiamsi
stoîi autem nihil quidem exindepra.ecepertmt:sedcon- Scripturae
sizione
auctoritas
delle mani
non subesset (si tratta dell'impo-
per il dono dello Spirito Santo), totius
orbis in hanc partem consensus instar praeceptì obtine-
ªta'q"u""'ae;'n'i"v'ersa ;ne't Eccl;sia-,et ob hoc ab apostolis ret. Nam et multa alia quae per traditionem in ecclesiis
praecepta bene creduntur, quamquam scriptanonrepe- observantur, auctoritatem sibi scriptae legis usurpave-
riantur )). Altrove, collegaquestapratica
sant'Agostino alla runt » (verso il 352). Confr. S. PROSPERO o'Aourrîú, nel
Scrittura, mediante dellaChìesa
l'autorità la qualericeve passo famoso delrIndiculus di S. Cpu:snuo I, dove si
testimoníanza dalla Cresc.,
Scrittura: C. 1, 33,39(43,466)ª trova la formula íí ut legem credenti statuat lex suppli-
Cfr. il De unitate 437-438)
ECCÍ., 22, 63 (43, candi ++: D. 139.
108 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI
I PADB! E LA CHIE8A ANTICA 109
stesso della cattolicità non può fondare un'altis-
presunzione e sant'Agostino avanza l'idea secondo
sima d'apostolicità se non è com- cui, poiché
dal principio la Scrittura fonda l'autoritàdella
pletato di antichità, come in san Chiesa, non po-
trebbe trovarsi errore in ciò
Vincenzo di Lérins. D'altroude lo stesso sant'Ago- che viene sostenuto

applica il suo criterio dall'autorità della Chiesa universale


stino con discrezione e sa "'. Sappiamo
delle sfumature il posto che occupa nel suo pensiero
usare '". Si può conservare il prin- il tema del-
cipio d'unanimità congiunto a quello dell'antichi- l'infallibilità della Catholica in quanto tale : « Se-
tà, come criterio, almeno positivo, curus iudicat orbis terrarum Il tema diventerà,
di apostolici- ».

tà "". Questo, ben inteso, varrebbe per le dottrine, nell'epoca moderna, uno dei capisaldi della teolo-
gia della tradizione. Ciò non toglie che, per quanto
riguarda la nostra inchiesta, gli esempi addotti
25 Ci sono credenze quasi universali di cui egli non da sant'Agostino riguardino usanze e pratiche li-
oserebbe dire né che vengono sicuramente dagli apostoli turgiche.
né che non hanno un grande valore: come per esempio,
che Adamo fu liberato dagli inferi quando vi discese il
S. LEONE afferma che « i Grandi digiuni sono
Salvatore (Epist., 164, 6, nel 415; P.L., 33, 711); similmente
la preghiera per i defunti, osservata in tutta
stati istituiti
la Chiesa, dai santi apostoli, illuminati dallo
ma di cui S. Agostino non dice espressamente Spirito Santo ))'. Il P.A. Lhunhs
che sia (S. Léon Le Grand
una tradizione apostolica; dice semplicemente a patribus
traditum (Sermo, 172, 2; P.L., 38, 936; De cura pro mortuis
et la Tradition, R.S.R., 48(1960)166-184) ha fatto
ger. 1, 3: 40, 593). uno studio esauriente di ciò che san Leone pre-
senta come tradizioni apostoliche. Egli scrive:
Père"6,CI.onnîRr:TBÀMCT:1th(l95(4A)u,t2o2r:tép.d2e0)l:a:iÈturagìefacth:ozelWe.s
dente che questa
lì <í L'uso della parola traditio in san Leone è fatto
origine (apostolica) sia stata troppo
facilmente supposta e troppo
in grande maggioranza quando si tratta di parlare
ingenuamente ammessa,
anzi talvolta affermata fraudolentemente. Tuttavia non
tutto era immaginario in questa convinzione. Per esem- ,
pio, non c'è dubbio che un rituale elementare del batte- della domenica: Sacris erudiri, Steenbrugge, 1940,
simo e dell'eucaristia dovette necessariamente esistere p. 263-303).
ben presto. Si riscontrano coincìdenze sostanzialì tra i 27 « Proìnde,
quamvis huius rei certe de Scrìpturis
rituali arcaici di Roma, di Gerusalemme, di Antiochia e canonicis non proferatur exemplum (validità del batte-
di Alessandria. In particolare, per la messa: la lettura simo, contro la tesi donatista) earumdem tamen Scriptu-
del Vangelo, l'eucaristia legata alla riunione della pre- rarum etìam ìn hac re a nobis tenetur veritas, cum hoc
ghiera, le preghiere solenni, il bacio di pace, la parte facimus quod universae iam placuit
' ecclesiae, quam ipsa-
dei diaconi, l'Ameti del popolo, l'invio dell'eucaristia agli nun Scripturarum commendat auctoritas: ut quoniam
assenti, sono tanti elementi comuni, estranei alla Scrit- sancta Scriptura fallere non potest, quisquis falli metuit
tura e alle usanze giudaiche. Possiamo ammettere come huius obscuritate questionis, eamdem ecclesiam de illa
probabile che provengono dall'organizzazione primitiîa consulat, quam sine illa ambiguitate sancta Scriptura
del culto a Gerusalemrneíí (In nota: C. Cúap.vhriì'r ha Ì demonstrat...i+ (Contra Cresconium, 33, 39: P.L., 43, 466).
difeso la tesi che risalirebbe agli apostoli l'istituzione Ì "8 Serrm:», 47 (9 de Ouadragesima), I (P.L., 54, 295);
Sermo, 44, 2, col. 286.
I
l1I) LA TRADIZIONE E LE TRADlZIONî
I PADRI E LA CHIESA ANTICA lll

degli "usi tradizionali" : dodici testi su diciotto »>


Sepolcro, la triplice immersione nel battesimo,
(p. 172). Eccone l'elenco: digiuni delle Quattro
l'uso di pregare rivolti a Oriente, l'istituzione dei
Tempora (Sermo 8, 10, 1 ; 12, 4 ; 81, I ; P.L., 54, 159
sacramenti, l'adorazione della croce. Non parla
C, 164 A; 171 C, 421 A). - Sacerdoti unius uxoris
espressamente di tradizioni apostoliche, ma cita
viri (Epist., 4, 2; 5, 3; 12, 3; 54, 612 A, 615 C,
I Tim., 2,14 ªº. L'emulo di Giovanni nell'iconofilia,
648 B). - Celebrazione del battesimo soltanto a
san Teodoro Studita, affenna che la vita religiosa
Pasqua e a Pentecoste (Epist., 16,1; 168,1; 54,
esiste in virtù d'una tradizione apostolica ª'.
696 B, 1210 A). - Consacrazione dei vescovi di
II II concilio di Nicea, sulle immagini, nel 787,
venerdì (Epist. 111,2 : 54,1021 B). Il P. Lauras dimo-
riprese lo stesso riferimento e ci diede una delle
stra (p. 174-176) che (( tradizione apostolica »» per
più energiche dichiarazioni del magistero sulla
san Leone non significa istituzione materiale o sto-
tradizione e sul suo principio interno: lo Spirito
rica d'un rito attuale, preso com'è, da parte degli
Santo che dimora nella Chiesa ª".
apostoli: questi hanno potuto trasmettere degli
Il culto delle immagini è restato il tipico eseì'n-
usi determinati, ma anche dei princìpì generali
pio di tradizione apostolica, appoggiata dal rife-
partendo dai quali i Padri hanno stabilito usi
rimento a 1 Tiìn., 2, 14 e anche, ahimé! alle leg-
precisi.
gende circa il ritratto di Cristo dipinto da san
Il secondo concilio di Braga (563, canone 3)
Luca o invi,îto dal Signore stesso al re Abgar 3ª...
diceva : «( Placuit ut non aliter presbyteri popu-
S. TOMMASO D'AQUINO collega anche a tradizioni
lum, sed uno modo salutent, dicentes: Dominus
sit vobiscuì'n: sicut in libro Ruth legitur; et ut
aO Op. cit., 11, 16 (col. 1301); per le immagini e l'uso di
respondeatur a populo : Et cum spiritu tuo, sicut pregare rivolti a Oriente (per il quale ci:a numerosi esem-
et ab ipsis apostolis traditum omnis retinet pi biblici), dr. anche De fide orthod.. IV, 12 (P.G., 94,
1136 C).
Oriens )) (MANSI, IX, 777).
ª1 Epist., 185 (P.G., 99, 1524).
S. GIOVANNI Dùuhscp.uo, difensore del culto del- "" Actio VII (MANSI, XIII, 378 C; D 302); Actio VIII
(MANSI, 415 C; D 308).
le immagini nella prima metà del secolo VIII, più
33 Vedere S. Touxuso n'Aoumo, 7íZ III Sent., d. 9,
di una volta ha fatto appello alla tradizione (apo-
q. 1, a. 2, q. 2, ad 3; Sum. TheoL, III, q. 25, a. 3. ad 4
stolica) ; cita, del resto, il testo di saìì Basilio che allude a un'altra ]eggenda, che tende a considerare come
abbiamo riportato più avanti 2", e aggiunge, come tale (dicitur...), secondo cui san Luca avrebbe dipinto
un'immagine di Cristo conservata a Roma. S. BONAVENTURA,
esempi di simili tradizioni : il culto delle imnnagnìi, In III Sent., d. 9, a. 1, q. 2, ad. 6. Su queste leggende,
la venerazione per il luogo del Calvario e del Santo cfr. LECLERCO,ìn D.A.C.L., art. Abgar (t. l, col. 87-97),
Images (t. VII, col. 196s, ;!24s), Jésus Christ (t. VII,
col. 2394-2468), Luc (t. IX, col. 2614; soltanto le pretese
"g De iìna(jnibus Or., 1, 23 (P.G., 94, 1256), nel 730. Madonne), Portraít au Chrìst (t. XIV, col. 1560).
112 LA TRADIZIONE E LE TMDIZIONI
I PjU)BI E LA CHIE8A ANTICA 118

apostoliche non scritte, l'essenziale dei riti sacra-


Uìî concilio tenuto a Sens nel 1528, contro le
mentali (« ea quae sunt de necessitate sacramen-
dottrine luterane, ha proposto una formula ab-
ti ))) ; cita a questo proposito 1 Cor., 11, 34 ª4. Ma
bastanza sviluppata d'una dottrina sulla tradi-
questa non è una posizione sua personale ; po-
zione, nel corso della quale adduce molti esempi
tremmo citare molti testi dello stesso genere, anzi
di tradizioni apostoliche non scritte. Citiamo am-
dei testi medioevali che collegano agli apostoli piamente questo testo :
l'espressa istituzione di alcuni sacramenti - ma
Ampìa certe Scripturae 1atitudo, ingens et in-
questo spessissimo significa: istituzione del loro
compreheìîsibi1is profunditas, pernicioswn est ta-
segno o rito manifesto.
men errore laborare, ut nihil admittertdum pute-
Non servirebbe gran che accumulare testi teo-
tur, quod non e Scriptura depromptum sit: mu1ta
logici del medioevo. Del resto, i medioevali spesso
quippe a Christo ad posteros per manus aposto-
si limitano a dire,che <( molte cose, plura » sono
lorwn ore ad os et fami1iari colìoquio transfusa
state trasmesse alla Chiesa e sono conservate in
sunt: quod et si in Sacra Scriptura expresse con-
essa, da una tradizione non scritta. Dopo di che
tirìeri non videarìtur, inconcusse tamett terìenda
i teologi o apologisti citano, un po' a casaccio, uno
vertiwt. Nam quod genua flectamus orantes ad
o due esempi ª", come fa ancora AMBROGIO CATARINO
Orientem, sed et sacrosanctae eucaristiae perci-
futuro teologo del Concilio di Trento scrivendo
piendae ritus, vel eorum quae dicurttur in bap-
contro Lutero nel 1520 ªª.
tisìno verborum, gestorumque, et-ordinum, atque
interrogationum et resporìsionum, quis faciIe ex-
ª'l Suìn. Theol., III, q. 64, a. 2, ad 1. p1icet rationem?(...) A quibus norì longe sunt sym-
ª5 I punti già indicati. Vedere infra, cap. III, note bolum iîlud apostoloruyn, et quod sine tmctione
6-11. Altre tradizioni apostoliche: Cristo tornerà dal-
l'Oriente (TOMMASO NETTER, contro Wicliff e Huss: Doctr.
non fit co4rmationis sacranîetttum, et insuper
VI ed., Parigi, 1523, fol. 83 B (citato da F. KROPATSCHECK, benedicto missae sacrificio aqua misceatur, aut
Das Schriftprinzip d. Lutherischen Kirche, I. Die Vor- fide1esvivificae crucis signo frontem communiant;
geschichte. Das Erbe des Mittelalters, Lipsia, 1904, p. 174,
n. 1). La forma dell'istituzione dei sacramenti - ma il
pîuraque id genus, quae ve1ut ex receptione qua-
pensiero del medioevo su questo punto è assai incerto: daìn, et quasi per manus, ab apostolis emarìarunt.
cfr. P. DE VOOGT, Les Sources, p. 153-155; G. TAVARD, Holy
Hinc Paulus ?20?2 eas tantum, traditiones iubet a
Writ, p. 62.
Thessalonicensibus observari, quas per epistolanî
ªG Vedere la sua Apoîogia pro verítate Catho1icae et
Apostolicae fidei ac doctrinae impia et vaîde pestifera adv.
Martini Lutheri dogmata, ed. J. SCHWEIZER (Corp. Cathol., sunt et ad nos derivata atque sanctissime custodita, ut
27), Miìnster, 1956, p. 309: íí Sunt nonnulla quae nullo de modo sacramentum conficiendi et si quae sunt talia,
modo ex Scripturis colligi valént. At quia verbo aposto- haereticus ille sit et insanus, qui eiusmodi neget obser-
lorum ac successiva traditione quasi per manus accepta vanda uti semper sunt observata )).

8 - La tradizlone le tradlzlonl.
L14 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI I PADRI E LA CHÌESA ANTICA 115

sed etiam quas per omnem sermonem didicissent. esempi addotti dallo stesso concilio nei suoi de-
Neque praetermisisse putandus est cetera quae creti e canoni, fuori di questa sessione. Prospet-
circa vemrandum eucharistiae sacraìnentunî Co- tiamo ognuna di queste fonti.
rinthiis sese dispositurum, cum venisset, ultro spo-
ponderat. Quarum plurima, 1icet a Christo forte I. - Teologi. a) GIOVANNIECK (i 1543) cita : la
tzon sint irtstituta, id tamen ratum est, quod dictan- discesa di Cristo agli inferi (ma essa è documen-
te Spiritu Sancto aposto1i tradiderunt, veìuti quod tata biblicamente), l'osservanza-della domenica, la
Christus ipse tradùlit, et in sui commemorationem verginità di Maria post partum, il battesimo dei
fierí praecepit ª'. bambini ª". b) GIOVANNI DRIEDO, il cui De ecclesia-
Come già abbiamo visto, il concilio di Trento sticis scripturis et dogmatibus è stato pubblicato
non ha voluto proporre un elenco delle tradizioni per la prima volta nel 1533, non distingue sempre
apostoliche ; però possiamo conoscere quale fosse chiaramente ciò che per lui è di tradizione aposto-
il suo pensiero. Disponiamo per questo di tre lica e ciò che rappresenta un'usanza antichissima
fonti: - 1) i trattati rappresentativi dell'opinione risalente forse alla Chiesa primitiva ; tuttavia, sul-
teologica al momento della 4" sessione del concilio ; la scorta della più recente (ed eccellente) mono-
molti di essi hanno avuto una sicura influenza sul grafia consacrata alla sua teologia della tradizione,
pensiero dei Padri (per es. Driedo), oppure pro- possiamo proporre il seguente elenco di ciò che
vengono da teologi che hanno preso parte al con- per lui è di origine apostolica : « la rinunzia a
cilio; particolarmente significatìvo è il testo di Satana nel battesimo ; la triplice immersione ; l'u-
un laico, Ludovico Nogarola, il quale, volendo es= so del segno di croce e del crisma; l'uso di me-
sere ììtile al concilio, compose, per invito di un scere un po' di acqua al vino della messa; il
vescovo, un elenco delle tradizioni apostoliche non digiuno quaresimale, l'astinenza, il digiuno euca-
scritte, e che fu presentato al concilio nel febbraio ristico e la proibizione di digiunare la domeni-
1546 e pubblicato a Venezia nel 1549 col titolo Apo- ca ; i voti monastici ; la preghiera con la fac-
stolicae Institutiones "". - 2) Le dichiarazioni dei cia a Oriente. Vi include anche certi punti d'in-
teologi o dei Padri nel corso della 4ª sessione, da teresse piuttosto dommatico come il car-attere sa-
cui uscì il decreto De canonicis scripturis. - 3) Gli crificale della messa, la presenza reale, la pre-
ghiera per i defunti, l'invocazione dei santi, l'uso
37 Decr., 5: MANSI, XXXII, 1165; GAETANO (Com. in 2 delle immagini, il fuoco del purgatorio, l'indis-
Thers., c. 2) citava anche il Simbolo degli apostoli come solubilità del matrimonio, la verginità della Ma-
di tradizione apostolica.
3" H. JEDIN, Uíl laico aí Conciîio di Tremo, il Conte
Lodovico Nogarola, in Il Concilío di Trento, 1(1942)25-53, 89 Enchiridion, citato da J. R. GEISELMANN, in Die
?vîi2nd1iche Ueberlieferung. p. 141.
1 PÀDRI E LA CHIE'3A
11ì3 L.A TRADIZIONE T. LE
ANTICA 117
TRADIZìONl

domenica ; 26 : la distinzione dei


dcinna, il battesimo sacri ordini ;
dei bambini » 'º. C) NOGAROLA, 27 : la consacrazione delle verginì ; 28 : il
riferendosi a san Basilio, mona-
a Origene, a Tertulliano, chesimo; 29: la consacrazione deglì altari (Dionì-
ad Agostino e allo Pseudo-Dionigi elencava tren- gi) ; 30 : la veglia pasquale fino alla
taquattro tradizioni mezzanotte ;
apostoliche : 1 : il simbolo ; 31 : il canto dell'Alleîuja nella Chiesa
2-6 : la santificazione ; 32 : la Sacra
della domenica, il segno di Scrittura (cit. da san Girolamo, Honî.
croce, la preghiera 1 in Cant.) ;
in piedi nella domenica e da 33 : la festa dei Ss. Innocenti : 34 : mescolare
Pasqua a Pentecoste, la preghiera l'ac-
volta a Oriente, qua al vino eucaristico.
l'uso d) Mcicuîon CANO Q 1560)
di inginocchiarsi durante certa preghiere ; è stato al concilio soltanto dal 1551.
7 : la celebrazione È stato uno
della messa ; 8 : la benedizione dei primi a trattare con una certa
dell'acqua battesimale ampiezza la
; 9 : la benedizione dell'olio ; questione delle tradizìoni apostolìche
IO : benedizione di chi viene non scrit-
battezzato ; Il : l'un- te ". Cano conosce troppo bene i dati della storia,
zione del crisma; 12: la rinunzia a Satana e ai di cui già Driedo teneva conto, per
suoi angeli nel battesimo non dare una
; 13 : la triplice immer- certa sfumatura alla sua esposizione
sione nel battesimo e non distin-
; 14 : il battesimo dei bambini ; guere tra tradizioni apostoliche ìmmutabilì
15 : la non reiterazione e tra-
del battesimo ; 16 : la qua- dizioni apostoliche mutabili. Però,
resima; 17: la venerazione usando quat-
della croce e delle tro criteri, pensa di poter considerare come
immagini del Salvatore tradi-
(san Giovanni Damasce- zione apostolica ciò che oggi sappiamo non
no); 18: l'ordinazione essere
di un vescovo con tre ve- altro che tradizioni ecclesiastiche "'. e) PIETRO SOTO,
scovi ; 19 : le ore canoniche ; 20 : il digiuno euca-
ristico ; 21 : la confessione auricolare ; 22 : i suf-
fragi dei vivi sono utili 41 De locis theologicis (ed. postuma, Salamanca, 1563),
ai morti ; 23 : la celebra- lib. III, c. 4.
zione di alcune feste: Passione, Resurrezione, ' Il primo criterio è quello di sant'Agostino (supra,
Ascensione, Pentecoste (S. Agostino) ; 24 : digiuno n. 20): Cano l'applica al suddiaconato e agli ordini mî-
del mercoledì nori, alÍa legge del digiuno, al battesimo dei bambini,
e del venerdì ; 25 : non digiunare la alla
consacrazione delle vergini, alla professione monastica,
all'uso deIle lampade e dei ceri nelle chiese.
Il secondo
criterio è: un domma di fede che i Padri
'º hanno sempre
Vedere J. L. MURPHY The notion of Traditioíî tenuto di comune accordo e di cui hanno
itx combattuto la
:íohn Driedo, Milwaukee, 1959, p. 61-62; i testi sono citati negazione come eresia: perpetua verginità della Madon-
a p. 58-59. Vedere anche p. 123s, che permetterebbe na, discesa di Cristo agli inferi,
completare
dt numero dei vangeli ca-
queste îndicazioni con quest'altra: un adulto nonici. Terzo criterio: una pratica ammessa comunemen-
non battezzato può entrare nel Regno dei cieli, se da te nella Chiesa e impossibile a giustificarsi col ricorso
parte sua non c'è stato un disprezzo del battesìmo; ìl a un potere umano: come la dispensa dai voti, l'annulla-
battesimo conferito da eretici o scismatici non è reite- mento dei giuramenti, l'annullamento
rabile; va]idità del matrimonio (non
del battesimo d'un adulto benché la sua consumato) mediante la professione
intenzione sia puramente monastìca. Quarto
esterna...
118 LA TRAmZIONE E LE TRADiZIONI I PADRI E IÀ CHIESA ANTICA ll!)

è arrivato al concilio soltanto nel 1561 ed è morto di mescolare un po' d'acqua al vino della messa,
due anni dopo. Elenca : il carattere sacrificale quel che papa Fabiano diceva del crisma (a dir
della messa, l'uso del crisma, l'invocazione dei vero, secondo una falsa decretale. Cfr. P.L., 10,

santi, il carattere meritorio delle opere, il primato 189), la pratica della confessione auricolare e altre
del papa, la benedizione dell'acqua battesimale, i simili cose (C.T., I, p. 524).

sacramenti della cresima, dell'ordine, del matri-


III. - Talvolta gli stessi decreti deI concilio
monio e l'unzione dei malati, la preghiera per i
invocano una tradizione apostolica: così per il
morti, l'obbligo di specificare i peccati nella con-
battesimo dei bambini", per la disciplina della
fessione e la necessità di fare la soddisfazione 'ª.
comunione dei laici, per mano del sacerdote, men-
Come si vede, la sua lista è troppo teologica,
tre questi se la dà da sé ', per la materia e la
elaborata secondo una prospettiva di insegnamen-
forma del sacramento dell'unzione ai malati (e per
to, e troppo mista...
queste si può fare appello a un'attestazione scrit-
II. - IV sessione di Trento. Il legato CERVINO turistica) '6, per l'uso di offrire il sacrificio euca-
parlava del digiuno quaresimale (C.T., I, p. 492, l. ristico non soltanto per i vivi ma anche per i
18) e, nel discorso del 23 febbraio 1546, si riferiva defunti ".
a Origene e a Tertulliano, citati sopra (C.T., V, Riteniamo che non aggiungerebbe gran che a
p. 14-18). BERTRANO vescovo di Fano, nella congre- queste indicazioni la messe di esempi che si po-
gazicne generale del 27 marzo, citava la maniera trebbe facilmente raccogliere negli apologisti cat-
di pregare in piedi da Pasqua all'Ascensione, l'uso tolici del secolo XVI. RICCARDO SMITì4, per esem-
della comunione sotto una sola specie per i laici, pio, cattolico inglese ridiventato e restato fedele
il íªelibato dei sacerdoti, et similia... (c.r., I, p. 39, (-i 1563) elerìca la mistione dell'acqua col vino de]
l. 31s. e p. 523, V, p. 39s). Toiíu,xso. CASELLO, O. p., calice, l'assunzione corporea della Vergine, e di-
vescovo di Bertinoro, distinguendo le tradizioni versi particolari rituali della celebrazione dei sa
orali suscettibili di înutamento e quelle che non cramenti '8. II Cardinale Osîo, (i 1579)s'accostadi
lo sono, dava come esempio di quest'ultima l'uso più alle indicazioni patristiche"', e COS'l pure S.

criterio: un domma o un'usanza che le testimonianze ri- 44 Sess. V, c. 4 : D. 791.


portano unanimemente alla tradizione degli apostoli: culto 'Sess. XIII, c. 8 : D. 881.
delle immagini, simbolo degli apostoli, ecc. 'ª Sess. XIV, c. 1 : D. 908.
43 Lista ripresa da Chemnitz, che vi aggiunge alcuni ar- '7 Sess. XXII, c. 2: D. 940.
ticoli ugualmente polemici; cfr. P. POLM.AN, L'mément hi- 411Brief Treatise setting forth diîªerses truth, Londra,
storique dans 1a Controverse reliBieuse du XVI siède, 1547, citato da G. Tuvúuo, Ho1y Writ, p. 215-216.
Gembloux, 1932, p. 239. 49 Cita la celebrazione delle feste, il segno di croce,
120 LA TRÀDIZJONE E LE TRADlZIONl'í
I PADRI E LA CH[EgA ANTICA 121
Pîp:'rno CANISIO Q 1597) che enumera, sotto il tìtolo ammette unanimemente
di corìsuetudines e da secoli. In questo
Ecclesiae, il battesìmo dei bam- senso essi riprendono l'idea di sant'Agostino,
'í:ìini, la preghiera per i mortì, i dìgiuni ecclesia- ma
la applicano indistintamente
stici, i riti essenziali ad articoli di dottrina
della messa e dei sacramenti, e a usanze o elernenti rituali ". Nessun
1.a venerazìone delle immagini, l'uso della quare- cattolico
pensa di escludere a priori
sima ªº. Quanto le verità dottrinali dal
a S. ROBERTO Bp.u.,uuíno,
egli vuo- dominio delle tradizioni apostoliche
ie dare soltanto degli esempi: la perpetua ver- orali ªª. Per-
tanto, anche all'epoca
ginità della della Riforma, se alcuni
Madonna, il battesimo dei bambini, la hanno espressamente
validità di mira una trasmissìone
del battesimo degli eretici, il digiuno qua- pu-
ramente orale di dottrine,
resimale, la distinzione partendo da Cristo
degli ordini minori, il rito dagIi apostoIi"',
e
dcl battesìmo, altri invece affermano
il culto delle immagini ". che la
Scrittura contiene tutte le verità della fede e che
E qui fermiamo la nostra inchiesta. Del
resto, le tradizioni orali riguardano
è chiaro punti di rito e di
che nel XVI secolo, la questione condotta
è domi- o di costumanze ". Nello stesso concilio
nata dalla polemica protestante : gli apologisti cat- di Trento, Nacchianti, vescovo di Chioggia, pro-
tolici hanno la preoccupazione di collegare col pose di escludere ogni menzione delle tradizioni,
deposito apostolìco tutto quello che viene attac- nel nome delÌa sufficienza della Scrittura.
cato dai protestanti Gli fu
e che intanto la Chiesa ritiene risposto che questa sufficienza riguarda le
un bene sacro posseduto ab immemorabili. verità
hanno
Essi
artcora una coscienza imperfetta
dell'iMel- "2 Così aveva già fatto Tommaso
Netter contro Wiclìf
ugibilità storica, e una concezione eccessivamente (cfr. Tùvùno, Hoìy Writ, p. 58s);
così fa contro Lutero san
ìogica mZZ poco storica, deuo svi{uppo domma- Giovanni Fisher (id., p. 143).
ùco. 53 Pare che sia proprio
In simili condizioni, questa 1:'l posizìone
sono portati a include- cilio di Trento (sess. IV
783) e del Vaticano
del con-
re nelle (sess. III,
tradizioni apostoliche orali tutto quel- c. 2: D. 1787). È chiar c.e la perpetua verginità
lo che la Chiesa Madonna, l'elenco della
del loro tempo, limitata di degli scritti canonici, o il rito essen-
to, nella
fat- ziale dei sacramenti sono punti di interesse dommatico.
loro considerazione, alla Chiesa latina, 'o4 Casi, per esempio, di
JACQUE!SAì«hîx (TAVARD, op.
cit. p. 114115), di ENRICO
VIII, r.ioè Tommaso Moro
(p. 132-133, 134-135), GROPPER
(p. 186). Meno affermativa-
l'orientamento mente, CORNELIUS SNECANUS
delle chiese, il battesimo (p. 135) il concilio
il celibato, il digìuno, la per immersione. del 1528 (supra, nota 37). di Sens
mescolanza tra acquae vino
calice: Confessio catholìcae ne] " Ambrogio Catarino (TA1IARD,op. cìt.,
citato da POlMAN, op. cìt.,
fideL..,(Opera,Anversa,1566), nel Concilio di Trento, Nacchianti
p. 183) e, ancora
p. 308. (p. 198). Il P. Tavard
ªº (p. 139) e J. R. Geiselmann
Catechisnîus maior, n. 61 (Catechismi citano anche Driedo in questo
F. STREICHER, 1.933, p. 19). latW, ed. senso. Ma la posizione di costui è più sfiunata
drioor contesta che possa essere e J. Lo-
51 Controv., IV, 9. invocato in questo senso
(cfr. itîfra nota 13 del cap.
VI).
I
12.2 LA 'rnhmzîosg E LE anhnîzíosî
s pmnî E LA CHIESA hmîch 123
necessarie alla salvezza, e che il Signore, per di
più, ha promesso di mandare il suo Spirito per
le porterà a mettere dottrinalmente in discussione

assicurare la forînazione dei costumi e della vita


molte pratiche della Chiesa. Tali pratiche, nell'epo-

cristiana "'. Perciò l'insegnamento, che fosse even-


ca dei Padri e fino alla fine del medioevo, sono

tualmente oggetto di una trasmissione orale, ri-


riferite alle tradizioni e, se appaiono antiche e

guarderebbe l'esercizio della vita cristiana o ec-


osservate comunemente, a tradizioni aposìoliche

clesiale.
orali. La fede ecclesiale è tutta quanta contenuta
Se da un'epoca dominata dall'urgenza di una
ne]le Scritture : questa convinzione è generale '.

difesa che non poteva ancora impostarsi critica-


Le tradizioni apostoliche orali riguardano pratiche

mente per mancanza di mezzi, risaliamo ai secoli


liturgiche o disciplinari, come risulta dalle testi-

patristici e medioevali, non troviamo né migliori monianze da noi citate. Del resto, è importante il

mezzi critici né una più sicura nozione di svilup-


fatto che nei secoli II, III e IV, si sia attribuito
po ". Però le discussioni o le negazioni, se ce ne
il titolo di « apostoliche » proprio ad alcune rac-

sono, riguardano i grandi dommi, che vengono colte rituali o canoniche "9 ; ma qui, secondo noi,
difesi con una semplice esposizione delle Scritture si tratta di un sopruso o anche di un effetta della
secondo l'analogia della fede ; questa è LA Tradi- tendenza ben nota di dar prestigio ai documenti

zione. Le eresie noù sono antiecclesiastiche come attribuendoli a qualche antico personaggio biblico.

cominceranno ad esserle dal XII secolo : e questo Certo, in tutti i casi addotti, non si îuò dimo-
stìare cbe ci sia veramente origine apostolica, e
non è neppure escluso che si possa provare il con-
" " Concilíum Trideììtinuìn, ed. Górresges, t. I, 1, p. 494- trario. Ma gli studi contemporanei danno sempre
495.
"' S. Agostino credeva che la festa dell'Ascensione era
più verosimiglianza, e anche corpo, all'idea del-
di tradizione apostolica; orbene, non c'è alcuna testimo- l'origine apostolica di usanze liturgiche e disci-
nianza della sua esistenza prima del IV secolo (cfr. plinari della Chiesa antica eº.
D.A.C.L., 1/2, col. 2936). S. Giovanni Damasceno (Hom. II
in Dormit. B.M.V., n. 18; P.G., 96, 748), e il medioevo dietro
di lui, riferendo la leggenda divulgata da Dionigi circa la "ª Vedere Appendice.
dormizione e l'assunzione di Maria, credeva che risa-
lisse, attraverso lo Ps. Dionigi Areopagita, all'epoca de-
ªº La tradizioìîe apostolica di Ippolito, l'Ordinanza ec-
gli apostoli... Se forse si fa eccezione per Ireneo e per
clesiasticaegiziana,la Didascaîia degli apostoli, e i Canoni
coloro che parlano del battesimo dei bambini, secondo
ecclesiasticidei santi apostoli, cfr. VAN DEN EYNDH, p. 276-
noi nessuna testimonianza dei Padri ha valore di testì-
277.Assai significativoè il titolo degli studi pubblicati
monianza storica su una particolare
noi li invochiamo
tradizione apostnlica;
per il loro valore teologico che righarda
cdharisTtn,i,hSecìLîpl;tu;;i,enDiue.
Kalílrgce::1eciìn1ee
UKeibrcehríeîy:foerrdllul1ngg,(sf:ùi;
ciò che la Chiesa pensa in genere delìe tradizioni apo-
Gesch.u. Kultur d. Altertums. Erg. Bd. 3), Paderborn,
1914-1916.
stoliche non scritte.
'º Diamosoltantoalcune indicazioni: 1) L'appello fatto
1!24 'LA TRÀDIZIONE E LE TRADIZIONI
I PjkDRI E LA CHIESA ANTICjk 125
Da quanto abbiamo detto, trarremo le seguenti
ccìnclusioni: quando gli antichi scrittori cristiani mento e l'intelligenza ecclesiale del mistero cen-

parlano della tradizione, intendono principalmen- trale di Cristo e della Chiesa com'è testimoniato
te una spiegazione cristologica dell'Antico Testa- dalle Scritture ; quando parlano di tradizioni apo-

stoliche trasmesse oralmente, hanno di mira so-


prattutto le pratiche liturgiche o disciplinari uni-
díi san Paolo all'uso delle prime comunità giudaiche (íì i versalmente ammesse e la cui origine, anche se
Santi ))) per questìorú come il comportamento delle donne
nella chiesa (cfr. supra, cap. 1). 2) La parte di esempio
non attestata scritturisticamente, sembra confon-
normativo avuta dagli apostoli, che avevano visto la ma- dersi con quella della vita ecclesiale. A misura che
niera con cui Gesù aveva celebrato la Cena, ecc. : parte
si prendeva interesse per la fede presa come to-
sottolineata da F. KATTEHBUSCH (Die Vorzugstelltmg des
Petrus..., in Festgabe K. Mi'ìller, Tubinga, 1922, p. 347, n. 1) talità, totalizzata nel mistero di Cristo, ci si inte-
e di cui non si tiene abbastanza conto. Questa parte ressava del contenuto della tradiziorìe e lo si tro-
clovette essere decisiva e determinare una pratica seguita
poi e imitata in seguito: cfr. supra, nota 20 al cap. 21,
vava interamente nella Scrittura, letta nella Chie-
sez. A., G. JOUASSARD; D. M. STANLEY, íì Become Imítators sa, letta anche secondo procedimenti esegetici non
of meì'ì: íl concetto paolíno sulîa tradizione apostolíca ' riducibili a quelli d'un metodo puramente storico
in Biblica, 40(1959)859-877. 3) Il fatto che qua e lh anche
e filosofico (cfr. sezione D).
nel Nuovo Testamento si trovano tracce di rituale. Così
O. CULLMANN (Traces d'une vieiue formuIe baptismale Il decreto del concilio di Trento sulle tradi-
daíîs le N. T., in R.H.P.R., 17(1937)42+434): quando un
zioni è stato, come vedremo, redatto in modo da
convertito si presentava al battesimo, si cercava di sapere
sc non esisteva alcun impedimento. 4) Sulla stessa linea, permettere di mantenere sempre questa posizione
F. J. DOE[.GER ha mostrato (Das erste Gebet der Tàuflinge dei Padri 81,la quale è ancora quella di numerosi
iìi der Gemeinschaft der Briìder. Ein Beitrag ZU Terttd-
lían, De Baptismo, 20, in Ant. u. Chrístentum, 2(1930)142-
e importanti teologi cattolici '. In verità, non ve-
145) che la recita del Pater cum fratríbus subito dopo il
battesimo poteva forse risalire agli apostoli. C. Callewaert
e B. Capelle (supra, n. 25) hanno fatto analoghe supposi-
"' Cfr. infra, cap. V; TAVARD,Holy Wri3 p. 208; anche
zioni per alcuni punti di liturgia eucaristica. 5) Le scoperte
E. MANGENOT,art. criture, in D.T.C., t. IV, col. 2097...
di Qúmràn da una parte e molti studi esegetici dall'altra
ª" Così: M. DOBMAYER,Systema Theol. cath., t. 4, 1811,
(queìli, per esempio, di Eth. Stauffer), e infine le ricerche
§ 57,p. 95 (citato da J. R. GEISF.LMANN,WìndL Ueberìief.,
attualmente assai avanzate sui rapporti tra liturgia cri-
p. 187);J. KUHN, art. della T.Q., 1858 e 2 ed. della sua
stiana e liturgia ebraica, fanno diventare sempre più seria
Dogmatik,1859(ibid., p. 204); J. H. Npwvúuu, An Essay
la possibilità dell'origine giudaica, dunque d'epoca aposto-
On the Developmentof Christian Doctrine, ed. nel 1878,
lica di numerose pratiche cristiane. 6) Gli. ultimi studi
cap.4, § 4, n. 4: íì I recenti scrittori post-tridentini non ne-
apparsi sulla Didachè la riportano all'età apostolica: J. P.
gano,a quanto sappia,che tutta la fede cattolica possa
Aunzr, La Didachè. Instructions des apótres (!í. Bibî.),
essereprovata con la Scrittura, benché ammettano cer-
Parigi, 1958 (tra il 50 e il 70, ad Antiochia); A. Anúxí,
tamenteche essanon può essere trovata al]a superficie
di questa,né in un sensoscritturistico che potrebbe tro-
ErwHgungert zur Herkunft der Dìdachè, in Z. f. Kircheìî-
varsinella Scrmura senzal'aiuto della Tradizione )); M.
gesch., 68(1957)1-47 (a Pella, prima della lettera di Giuda).

i"t'aa"I.,"M"a"'rie'tºti,""Tª0'r"iªnO',ª
"'J, (4R..edcpîs'E9î.4u8
1"960'); AN".N,"O"p. 'C"i't".,'
126 LA TRADìZIONE E LE TRAI)IZIONI
I PADRI E LA CHIESÀ ANTICA 127

diamo che cosa sarebbero diventate certe verità


per sua natura, pubblica ºª ; essa è stata fatta per
di fede, che per secoli fossero state trasmesse
mezzo dei profeti, nel Cristo, e per mezzo degli
segreíamente, oralmeììte. A parte che le testimo-
apostoli, una volta per tuttp. Le Sacre Scritture ne
nianze dei Padri più anticbi contraddicono espres-
SOl]O il memoriale sufficiente e perfetto. Accanto
samente l'idea d'una tradizione esoLerica"ª il
ad esse, la tyadizione non è una seconda fonte,
fatto sarebbe d'una completa inverosimiglianza
da cui verrebbe una parte non contenuta in esse,
storica. La disciplina dell'arcano, che è stata una
delle verità della fede, ma è un'altra maniera,
realtà, non ha avuto mai questo senso, per quanto
complementare,di comunicare questa verità. Inol-
limitata sia alla discrezione nei riguardi dei pa-
tre, essa è il veicolo di alcune tradizioni, cioè
gani, sia, dopo l'organizzazione d'un catecumenato,
costumanze,pratiche o riti, le cui evoluzioni sto-
a un'osservanza liturgica all'interno della comu-
riche non impediscono che nella loro sostanza
nità. Una buona teoria dello sviluppo dommatico
provengano eventualmente dagli apostoli. Così
ci dispensa dal ricorrere ad espedienti minori. Il
come del resto neanche il loro carattere liturgico
ricentramento sul mistero di Cristo, che accom-
e disciplinare impedisce che abbiano degli adden-
pagna il triplice ricorso alle risorse bibliche, li-
tellati dottrinali e un valore dottrinale, soprat-
turgiche e patristiche, è favorevole a una ripresa
íutto se si tratta ai sacramenti propriamente detti.
- se deve esserci ripresa - della posizione pa-
tristica. Non c'è teologia, non c'è domma se non
di ciò che è rivelato O'. Orbene, la Rivelazione è

K. RAHNHR, Ueber dte Schriftinspìratìon (Quaest. disput.,


I), Friburgo, 1958, p. 83-84; J. MURPHY, citato supra (nota
40), p. 3; P. A. LaÉGÉ, in Initiation théoîogique, Parigi,
1952, t. I, p. 28 (vers. ital. Morcelliana, Brescia, 1955s.);
A. M. DUBARLE, Ibid., p. 80 e R.S.R., 39(1951)50-51; O. Sp.M-
MELROTH, Die hl Schrift als Glaubemquelîe, in Stimmen
der Zeit, 161(1958)42-44; J. RATZINGER, Offenbartuxg, Schrift,
Ueberlìeferung,
ºª Vedere
in Trierer
per esempio
Theol. Zeitsch.,
IRENHO, A.H., III,
67(1958)13-27.
3, 1 (p.c., 7,
. . sionee" Ss.OTnoomcmOsa.lsoludc'A1dqaumineon,eil
ccOuiscpleenntsl.ierdoel.e
plarocpuriî,
epsparsessl,-
848; S.Ch., 34, 1952, p. 100-103 e p. 47); IV, 26, 2 (1053 C);
TP.RTULLIANO, Praescr., 22-26.
.,.,, psl.atrOlZedlìlefatnrîaiili.azrloisnl.inaspti:scttOul:c,hfeamorilaila:isQutreas
is.t.ruzione
diretta e intima, ma anche un ordine di cose
a" Notiamo che le receì'ìti dichiarazioni dommatiche
j (Immacolata Concezione; Primato e infallibilità del Papa: ,0, pîu similea quellodell'educazione
familiare che a quello
Assunzione
non
della Madonna,
definiscono questi
cfr. la cost. Munifie.entissimus)
dommi indipendentemente dalla :i idiouncl.atatdOot1tnrfinraa,
ccoalplett3i,van.eLpuAbgbgl1iucna,aCmfrO.
iclhenolsetrrol,setluaJ
Scrittura;
Scrittura
esse dicono
oppure
che tale
vi ha il suo fondamento.
domma proviene dalla
, ' gìa
zdÌ7º1n1aÍ
8rhÌivéªs'a,e
sdºenllºe
ªfanmchigelsiesererelilgªi'oÌ1see
aIla costituzione
del deposito
oªlldªelclºenadnºi'm̪e,perªnIÌocnª
delle verità della fede.
12í1 LA TRADIZlONE E LE TRADlZI0NI 1 PADnî E LA CHIESA ANTICA 12i)

l'altro, dei tre libri di cui Dio è l'autore : quello


D') ALCUNI ASPETTI DELLA LETTURA APOSTOLICA, della creazione, quello dell'anima e quello della
PATRISTICA E TRADIZIONALE' DELLA SACRA SCRITTURA Scritturacheabbraccia e spiega i due precedenti .
Dunquel'ideale sarebbe una mutua penetra-
Abbiamo detto, alcuni aspetti. Ce ne sono cer- g zionedi tuttala cultura mediante la Scrittura, e di
tamente altri. Qui vogliamo soltanto richiamare unaletturadellaScrittura con tutte le risorse della
l'attenzione su alcuni usi della Sacra Scrittura che cultura : in modochela Scrittura sia Sovrana+ per-
appariranno tanto più importanti per ben capire ché,per quantoadattata all'umiltà della nostra
la tradizione, se teniamo presente che la liturgia è debolezza, provienedal cielo, fa COnOSCere la ve-
una parte eminente di questa. Avremmo dovuto de- rità assoluta dellecose. I Padri e il medioevo occi-
dicarle uno studio particolare ; ma è facile capire dentale,cheavevaquesto programma da sant'A-
che sorpassava le finalità e le possibilità della pre- gostinoe da Cassiodoro, hanno realizzato, con le
sente ricerca. risorsea loro disposizione, una unità di sapienza
1) La Bibbia, per i Padri e per tutto il medioe-
vo, è una sapienza totale. Non basta dire che con-
Eccoalcuniriferimenti significativi di quella che a

tiene tutte le verità necessarie alla salvezza (cfr.

Appendice, infra); bisogna riconoscere che essa shaap.falttlo


sapal)enDzaio 2tOu5to,,
c2o8n1o7rd4ino:e,12nuGmieorbo,,
2m,is25ira31e
contiene il segreto della stessa èreazione, perché 16:Dan.,5, 27. Esiste un'armoniatra i diversi momenti
esprime il pensiero di Dio e non già il pensiero d'un dellasuaopera (S. AGOSTINO,
De civ. Dei, XI, 30 e XTI, 19;
(P.L.,41,344,368);S. ISmORO, Orig. (Htymol.), III, 4, 1:
uomo '. Il punto di vista dei Padri è sapienziale :
S.BERNARDO, De div. serm.,76,1; S. BONAVENTURA, Brevil.,
essi vedono tutto quello che è stato fatto da Dio prol.,2,4).Evidentemente, nel clima antico, gioca anche
coî'ne dominato da una unica sapienza, che è Dio la convinzione stoica d'una preSenZauniversale della Ra-
gîone (cfr.M.SPANNEUT, Le StoVcisìnedes Pères de rtglise
stesso. Per questo, da un lato pensano che sotto- deClément
L'opera
deRomeà C1émentd'Alexaìidrie, Parigi, 1957)
di Dio è ---- ª"-' -
mettendo la propria intelligenza, mediante la fe-
--- ..-. .. pi .ìi .îz.ii uei
de, alla Rivelazione, si può alla fine comprendere
suoVerbo o Sapienza.
L'ùîtdlígence de rcriture
Cfr. H. DE Ltìuúc, Hístoire et Esprit.
d'
il significato della creazione ; ma, dall'altro lato, après Origène, Parigi, 1950.
per comprendere la Scrittura, applicano le cogni- b) Lanaturae l'anima sono comeun libro nel quale
zioni che possono avere dell'uomo e del mondo.
l'uomodovrebbe leggerequestapreserjza. Il tema del li-
C'è per essi una comprensione, l'uno per mezzo del- bSrcºhridfetl'tªì.
nBª:ìc"/rîªìneetraªphuonrik'ºipnº"-dec:ªsWSe"lOt1it(e
iCnURDTIeUust
scheVierteliahr., 20(1942)359-441; La littérature européen-
yîeet le moyen àgeîatin. Trad. franc. BREJO[íX, Parigi,
' Questa considerazione si trova nei Padri più antichi. 1956,p. 390s;K. GRUNDER, Figur 'rnd GescMchte. J. G. Ha-
Cfr. VAN 'DEN EYNDE, p. 109-131.
manns ìì Biblísche
Betrachtungen ++,Friburgo, 1958, p. 160s;

9 - La tradlzlonee le tradizíonl.

t
I
130 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI
I PADRI E LA CHIESA ANTICA 181

tra tutte le scienze e la vita stessa, sotto la soîa-


nità della Bibbia. La predicazione dei Padri, le Io-
di spiritualità vogliono esseì=e-una spiegazione o

ro opere polemiche, gli scritti ahe oggi chiamiamo


una applicazione dei testi della Sacra Scrittura,
applicando le cognizioni dell'anima e del mondo.

E. GARIN, Il libro come simboîo, in Uìnanesimo e simbo-


lìsmo Padova, 1958, p. 51s). Il libro dell'anima: « Come
pronti per la messe, per coloro che alzano gli occhi. A co-
in un microcosmo in te vedrai l'impronta della sapienza storo,il Logosdi ogni cosa si manifesta )) (In Joan., t. 13,
í» Deut., 15, 9 : zgóosxq asav4:
12, ed. Pnpuscyu,G.C.S., 10, p. 267-268); S. AGOSTINO: il
)) (S. Bísaîo, Honî.
divina
P.G.,. 31, 213 D - 16 A). Accesso alla conoscenza di Dio
mondoè pieno del Verbo ma l'uomo non poteva Ieggervi
partendo dai due libri della natura e dell'anima o del- dentro. PerciòDio porta il rimedio prendendo lui stesso
l'esperienza (E. GILSON, L'Esprit de la philosophie médié- la forma del male,la mortalità; ha mandato i suoi pro-
vale, cap. XI e XII). Il mondo, dice Oucpuh, è etuovìuó< feti e i suoi apostoli in una carne mortale, con parole
(Frag. ùî Joan., 6 (G.C.S., p. 488, 13-14); frag. in Prov. umanemortali, ma, con questa morte, essi hanno riein-
(P.G., 17, 153 B). Cfr. M. HARL, op. cít. (sez. A, nota 52), pito il mondo e portato l'illuminante presenza universale
p. 142); si legge Dio nella natura (S. ANTONIO, Verba se-
niorunî, VI, 4, 16 (P.L., 73, 1018); S. AGOSTîNO, Confess.,
VII, 17, 23; IX, 10, 24 (visione di Ostia); XIII, 34, 49 (P.L.,
32, 745, 774, 867); De Trin., II, 1 (43, 845); En. in Ps., 45, 7
(36, 518). Per il secolo XII, M. D. CHENU, La théoîogie au .íron, XIII,
- - ).. J j 12 (vedereE. EILERS,Gottes
- - - - ' - Wo;t-. EÌ;îe :7a1;e;o'Íog"ie
XIIe siède, Parigi, 1957, p. 170; H. DE LUBAC, Sur îes che-
mins de Dieu, Parigi, 1956, p. 296, n. 7 (vers. ital., Edizioni
Paoline, Alba, 1960). Anche S. BERNARDO, De diversis, ser- tion der Theologiebei Bonaventura,'in ÎViss;n:schaf't
u-.
nîo IX, 1. Nel secolo XIII, S. BONAVENTURA, Brevil., II, 12 Weisheit, G. TAVARD,Transiens3ì and
120-140;
20(1957)28-43,
e in altri numerosissimi passi (cfr. K. FOSTER, Liber vttae The Nature of
Permanence. Thcology according to Boíîa-

bei Bonaventura..., in Theologie in Gescîî. u. Gegenívart.


Festg. M. Schìnaus, Monaco, 1957, p. 397-414); S. TOMMASO,
In I Sent., d. 27, q. 2, a. 2, q. 2, ad 3; De ver., q. 4, a. 2;
Coín. Íí! Rom., c. 1, lect. 6; In I Cor., c. 1, lect. 3; In
Hebr., c. í; Sum. Theoî. I, q. 45, a. 7; III, q. 12, a. 3, ad 2.
c) Ma l'uomo per il peccato ha perduto la sua somi-
glianza con Dio; Dio non gli è più faminare, e l'uomo ventato carnale,animale: come un gregge S-enZa inFeì»-
genza, egli ritrova il senso delle cose
diventato carnale lo fugge, lo ignora o perverte la sua im- segu5ndoiì dbogos,
magine. Anche il significato teologico deIIe cose gli deve suo Pastore.Cfr. J. QUASTEN,Der Gute Hîrt tn hellenpsclîer
esser dato dal di fuori, come la salute è resa dal di fuori und frùîîchristucherLogostlîeoîogie, in Heílige Ueberlie-
a un' malato mediante un rimedio. Il significato divino
feruttg(Festg.I. Herwegen), Mtinster, 1938, p. 51-58.
del libro della natura è dato dal libro della Scrittura e da d) Perciòla Bibbia è necessaria per comprendere il li-
Gesù Cristo, Servo per amore, che è lui stesso tutto il con- bro
,I, del mondo (e il libro dell'anima o della vita); ma,
aa*é . ì - - -'-

tenuto e il significato di questo libro. ORIGENE scrive : « I


campi sono già biondeggianti, pronti per la messe, quan-
do il Logos di Dio è là ad aprire e a illuminare tutti i
campi del}a Scrittura che è piena della sua presenza.
Forse anche tutte le cose sono campi già biondeggianti,. di Dio,la sua Riveìazione,deve esercitarsi-, con' ffl'n"a
:'i"t"aª
indissolubilmente
intellettualee ascetica((( gnostica ))l in
132 L.'l TRADIZ[ONE E LE TR.4DIZION1 I PADRI E LA CHIESA ANTlCA 1-")3

Se i Padri hanno costituito una tradizione oltre


la Scrittura, e se il medioevo ne ha vissuto, si trat- 2) Maìziera di far riferimento alla Scrittura.
ta di una tradizione fondamentalmente biblica. Pe-
rÒ essa non consiste unicamente in una spiegazione a) Il Nuovo Testamento.

testuale di tipo filologico e storico, sebbene sia an-


Capireì'no meglio il modo COl] cui i Padri si so-
che tutto questo, con risorse che sono a un tempo
no riferiti alla Scrittura se consideriamo anzitutto
più ricche e piîi povere delle ì'ìostre. Essà è di tipo
quello del Nuovo Testamento, o piuttosto quello
sapienziale ed è basata su una duplice convinzio-
con cui Gesù e gli apostoli si sono riferiti all'Anti-
ne : 1') Tutto è= opera del Verbo o della Sapienza di
co Testamento, che per essi era la Scrittura. Su
Dio; 2) Dio non si manifesta e non si comunica
questo argomento ci sono studi eccellenti'.
soltanto nelle paro]e, dunque in definitiva nelle
idee, ma nelle realtà. Al contrario, la Riforma del cattolico, ammetíeva ancora che (( omnis creatura visibilis
secolo XVI tendeva a ridurre la manifestazione di est parabola et plena mystica eruditione, secundum quod
Dio alla Scrittura e a far passare per essa ogni
Sapientia Dei disponit omnia suaviter... omnisque crea-
tura Dei verbum Dei est. Ergo creaturas inspicere oportet
manifestazione di Dio. Almeno come si è espresso tamquam locutiones Dei )) (Dict. sup. Psalt., ps. 77 (1513-
1514), Weimar, III, p. 560-561).
in maniera più coerente in Karl Barth, il pensiero
4 Cîr. L. CERFAUX, Simp1es réflexions à propos de l'exé-
protestante tende a precludersi ogni accesso al
gèse apostolique, in E.T.L., 25(1949)565-576 (Recueil t. II,
Logos, dunque ogni cognizione del mondo come p. 189-203);A. GELIN, Comment le peuple d'Israè7 îisait
urìa certa parola di Dio, che non sia cristologica, e l'A.T., e L. CHRFAUX, L'Exégèse de rA.T. par îe N.T., in
L'Ancien Testament et les Chrétiens, Parigi (1951) 117-131
perciò contenuta nella conoscenza della salvezza e 132-148(Recueil, t. II, p. 205-217); C. H. DODD, The Old
data al peccatore in Gesù Cristo : theoìogia crîtcis Testament in the Nesv, Londra, 1952; According to t1îe
opposta a un punto di vista sapienziale ª.
Scriptures. The Substructure of the New Testament Theo-
logy, Londra, 1953; J. DUPONT, L'utilisation apo7op,étique
de l'A. T. dans les discours des Actes, in E.T.L., 29(1953)
una specie di va e vieni dall'uno all'altro, essendo la co-
289-327; I(R. STENDAHL, The School of St. Matthew and its
noscenza della Bibbia in definìtiva sovrana. Donde il pro-
useof t1îe O1dTestaìnent (Acta Senîinarii Neotest. Upsal.,
gramma che troviamo in S. Agostino, in Cassiodoro, in
20), Upsala, 1954;J. CAMBIER, Les images de l'A. T. daíîs
Isidoro, in Rabano Mauro, nel monachesimo, nei Vittori-
rApocaìypse de S. Jean, in N.R.T., 77(1955)113-122; E. E.
ni: lo studio delle arti è legato a quello della Scrittura e
ELLIS,Paul's Use of the Old Testament, Londra, 1956;
J. SCHMID,Die alttestame»úlichen Zitate bei Paulus und
ª11ª3cSºenntseompdleªlzÌrºinfieutore1bÌgaÌrºtshªi:îno
mo naturale
delraìialogia
non è semplicemente
entis;
un malato, è morto
l'LlO-
(ve-
Sensus pìenior,
3d(i1è.95T9)h1e6o1r1i7e3.vom in Biblische Zeitsch.,
dere H. BOUIl[AIID, Karí Barth, voll. 3, Parigi, 1957). Con J. BONSIRVEN,
Exégèserabbinique et exégèse pauliníen-
frontare, ma meno filosoficamente costruito, H. Vocrií, tìe, Parigi, 1939, non tratta queste nostre questioni; non
Christologie, I, Monaco, 1949; Gott ííî Christo..., Berlino, c'è stato possibile conoscerené aA. H. MC NETLE, The O1d
1951 (cfr. R.S.P.T., 38(1954)164-166). LUTERO, nel suo periodo Testameíztin the Christian Church, né J. Woons, The Old
Test. in the Cîîurch, Londra, 1949.
134 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI
î PADRI E LA cmzsú ANTICA 135
C. H. Dodd ha dimostrato che gli apostoli,e an- sto, che include nella sua morte e nella sua esal-
che san Paolo, nella lettura cristologicadell'Antico tazione tutto il (nuovo) popolo di Dio, in modo che
Testamenlo, hanno seguitola via tracciata daGe- il destino di Cristo impegni l'esistenîa e il destino
sù Cristo 5.' Gesù è stato il prìmo a vederee a mo- di questo. Il significato delle Scrìtture era perciò
strare il suo destino di Figlio dell'Uomoe di Ser- relativo a Cristo e alla Chiesa, come lo dimostrano
vo sofferente, annunziato nelle Scritture.Egli spie- continuamente i Padri, e lo esprime
ga ai discepoli e lo comunica
««ìl sìgnìficato delle Scrìtture)) la liturgia, celebrandolo '.
(Lc., 24,45) ; ciò significa che, cominciando da Mo- Il contenuto e il significato della Scrittura era
sè e percorrendo tutti i profeti - i discepoliave- il Piano d'alleanza di Dio realizzato
vano parlato finalmente in
con lui deì suo exodos: Lc.,
9,31- Gesù Cristo (nella sua Pasqua) e nella Chiesa. Per-
spiega loro tutto quello che lo riguardavanelle ciò, i primi fatti di Rivelazione
Scritture, e i testi che ne
specialmente sotto l'aspetto della sua danno testimonianza dovevano
Pasqua. essere compresi co-
E questa è proprio l'esegesi apostolicao, me significativi, al di là della
nel suo principale loro realtà
puramen-
aspetto dottrinale, la tradizione te storica o letteraria, per quanto
apostolica autentica, di al-
: cfr. Atti, 3,18; 8,30-35; I Cor., 15,3; tri fatti e di altre realtà da essi già annunziati
2 Cor., 3,12-18 ; 2 Tim., oscu-
3,14-15.Come facevanotare ramente e verificanti la stessa
già Bellarmino legge o struttura
ª, gli apostoli conoscevano
l'ebrai- profonda. Lo statuto interno del Piano totale era
co ; l'eunuco della Candace sapeva leggereil testo; uno statuto di incastro, di riprese
però mancava e di corrispon-
loro ií signíficato dei fatti della
Ri- denze, uno statuto di tipologiaì,La vera tipologia bi-
ve1azione, attestati dai testi. Né Gesùai discepoli, blica non è un giuoco letterariÒ
né Filippo e immaginativo di
all'eunuco della Candacefannoun corso simbolismi o di allegorie di particolari 8. Essa con-
di filologia: essi rivelano l'Economiadell'Aì1ean-
za in quanto avverata nel Cristo.È questoil signi-
ficato delle Scritture, il quale ha per polì questi ? Vedere il florilegio alla fine di questo capitolo,
che L. BOìJYER, citato nella nota e an-
due valori decisivi del mistero pasquale seguente; J. Dúuíou,
: una esal- Bìbîe et Liturgie, Parigi, 1951. Confrontare nota 39.
tazione conseguente all'umiliazione, alla sofferen- B Ouesto gioco letterario, di cui i Padri e il medioevo
za e alla morte ; ìl carattere rappresentatìvo hanno spesso abusato, può avere
dì Crì- gico nell'autentica tìpologia,
un certo valore pedago-
per renderla familiare alla
mente e calda all'immagìnazione : un po' come i « mottl ))
'a C. H. DODD, According... storici e certi aneddotì leggendari
p. 110; confrontareELLIS, op. rendono viva e familia-
cit., p. 85s, 113; Ar-. Rxcuùvsou, re la storia. Sotto questo aspetto,
An Iîztroduction to the esso riguarda assai da
Theology of the New Test., Londra, 1958. vicino la funzione della tradizione, come la spíegheremo
'3Controv. De Verbo Dei, ]ib. III, c. 1; Opera, nelIo studio îeologìco. I Padri e
Parigi, il medioevo spesso non
1870, t. I, p. Íí)7. hanno ben distinto tìpologia e allegoria (Cfr. H. DE
rypoíogie lunac,
et AZlégorisme, in R.S.R., 34(1947)180-224;
,4 pro-
L36 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONí
I PADRI E LÀ CHIESA ANTICA 137
siste nel mettere in luce il rapporto che hanno tra no di Dio, in quanto è dato dall'unità dell'inten-
lorci le realtà della Storia della salvezza neì dìversi zìone divìna ed è fondato in essa.
ìoìnenti della rivelazione e del compimento del Non sarebbe difficile provare cbe questo statu-
piano di Dio. L'anima della tipologia non è solo un to dinamico dell'opera di Dio va profondamente
rapporto dì somiglianza più o meno reale tra due d'accordo, da una parte con l'indole del pensiero
cose, o semplicemente tra due espressioni, ma que- ebraico, a cui la Rivelazione è prowìdenzialmente
sto stesso rapporto in quanto si inserisce nel pia- legata, e d'altra parte con la nozione stessa di Pa-
rola di Dio come la conosce la Scrittura, in collega-
pos de raìlégorie chréíieìîne, ibid., 47(1959)5-43). Questi
studi parzìali sono statì ripresi e ampliati in Exégèse
mento con questa indole. Per la Bibbia, i fatti della
mé-
diévale. Les quatre sens de l'Pîcriture, voll. 2, Parigi, storia sono una realizzazione
1959. di una Parola tutta
Oggi disponiamo di numerose e concordanti indicazionì
per ben distinguere dinamica ; hanno in sé un significato che vuoIe
allegoria e tipologia e definire le con-
dizioni di una autentica tipologia. Vedere B. F. WESTCOTT, (« compiersi )), eventualmente al dì là di loro stes-
The Epistle to the Hebrew, Londra, 1902, p. 202; L. GOPPELT, si 9. La piena verità delle cose è posta al livello del z)
Typos. Die Typoìo(4ische Deutung des Alten Testaments
im Neuen, Gtìtersloh, 1940; L. BOUYER, Liturgie
loro « compimento »>, risponde alla realizzazione del ª
et e.îégèse
spìrítueì(e, in M.D., n. 7(1946)34-50; Piano di Dio, è escatologica
C. Cuú»íîprì, La Lecture o, almeno, per usare
spirituelìe de la Bible, in M.D., n. 12(1947)14-52; Typologíe un neologismo barbaro, <«escatica ». La Parola (o
ou Evoîutiovî. Probl. d'exégèse spirit., in Esprit et Vie,
2(1949)578-597 (Recensione favorevole di P. BENOIT, in R.B.,
la testimonianza) è di per sé dinamica, carica di
57(1950)633); J. COPPENS, Les Harmonies un'intenzione,
des deux Testa- dunque di un awenire, è orientata
ments (Cahiers de la N.R.T., 6), 2 ed., Tournaì-Parigi, 1949;
G. VON RAI), Typo{ogische verso una realizzazione, insomma, come afférma
Auslegung des Mten Test., in
Evange7ische Theologie, 12(1ug1io-agosto 1952)17-33 (Recen- R. Asting in base a uno studio esauriente dei testi,
sione favorevole del P. B»màúìíy, in R.B., 60(1953)143-145); vorwartsgerichtet 'º. La Parola, e anche la testi-
A. Gúun, citato supra, n. 4, che dimostra che il principio
è già applicato neì quadro dell'A. T.; lo era anche
monianza, sono affermazione del Disegno di Dio
nella
tradizione giudaica (supra, cap. 1). Cfr. ancora G. AUZOU, che vuole continuamente attuarsi, oggi e davanti a
La Parole de Dieu. Approche du mystère des saintes cri- noi, fino alla sua consumazione finale.
tures, Parigi, 1956.
Quanto al problema:
Evidentemente non tutti i riferimenti vetero-
senso letterale, senso spirituale,
ci sembra che sia mal posto. C'è un solo senso letterario, testamentari del Nuovo Testamento possono rife-
ma i fatti riveîati hanno una ricchezza di sensi che rirsi alla tipologia ; ce ne sono alcuni che rispondo-
sorpassa la loro realtà storico-avventizia, e perciò i testi
che li esprimono possono mirare a un contenuto di real-
tà che va oltre la loro pura storicità terrestre. Talvolta
ci chiediamo
letterale
dove
)) collocherebbero
certi partigiani accaniti
Lc., 24,44. Si sa che san Tom-
del ìì senso Par91gC:ri95C3í. Essai
pTpp6s5iíosrúsr, surlapensée
hébraîque,
maso ammette
1º R. ASTING,Die VerkuMígung des Wortes ím Urdîri-
un senso dei fatti rivelati al di lA delle
parole. Sum. theol.,
sìentum, dargestellt ayz den Begriffm « Wort Gottes )).
I, q. 1, a. IO; Quodl., VII, M. íì Evangelium )) und íì Zeuznís )), Stoccarda, 1939.
188 IÀ TRADIZIONE E LE TRADIZIONI
I PADBI E LA CHIESA ANTICA 189
no a un altro genere. Ad essa però si possono ricol- I maggiori esempi si troyano evidentemente nei
legare numerose citazionì che, senza ìmpegnare riferimenti, sia di Cristo che degli apostoli,
una al ti-
tipologia strettamente detta, vedono in un ge- po messianico. Ouesto riferimento raggruppa con
sto del Signore o dei cristiani la realizzazione d'un grande libertà delle allusioni a :
punto del Piano di Dió espresso nelle Scritture.
Danieîe, 7 : Figlio dell'Uomo.
Ma ecco un fatto importante : queste citazioni ªo al-
Is., 52-53 e 61 : Servo.
lusioni non rìspondono a una ricerca di proof- Salmo 8,4-6: legame tra gloria e temporanea
texts, al procedimento di un'argomentazione giuri- umiliazione.
dica appoggiata frase per frase a qualche riferi-
Sa1mo 22 (21): racconto della Passione 1ª.
mento al codice civile o alla giurisprudenza, op-
Sa2mo 118 (117), 22-23: la pietra rifiutata.
pure alla maniera con cui la teologia, sia tra noi Osea, 6,2-3.
che tra i protestanti, giustifica ognuna delle sue
affermazioni con riferimenti a testi normativi. In questo capitolo del messianismo, anche quan-
Le
citazioni o allusìoni bìbliche dì cîi do si ha di mira un testo preciso, questo si riferi-
parliamo sono
dei riferimenti al píano di Dio, alìe sue sce spesso a una vastissima zona testuale.
grandí co- Tale è
stanti, a una manifestaziotxe il caso, in modo particolare, dell'affermazione
anteriore della sua cen-
voìorìtà, attraverso i testi che ce li fanno trale : (( Cristo è morto e risorto il terzo
conosce- giorno,
re. Ed è per questo che non si può neanche secondo le Scrffture )) (Lc., 24,46 ; 1 Cor., 15,4).
far dif- È
ferenza tra citazione formale e semplice chiaro che il testo di Osea, 6,1-3 non potrebbe
allusio- da
ne ". 0uesta è indubbiamente una solo offrire l'appoggio scritturìstico a cui si rifan-
delle ragioni
per cui il Nuovo Testamento talvolta no Gesù e i discepoli. In realtà, questi, medìante
fonde in uno
solo dei testi presi da luoghi diversi, testi particolari e forse dando al terzo giorno
come per «( >»
esempio, Rom., 11,8 fa per Deut., 29,3 un significato assai generale di brevissimo
e Is., 6,9. « inter-
Confrontare il caso di Gv., 7,38. Per vallo », si riferiscono a una costante del Piano
questo infine, di
le citazioni con cui sono state costituite le raccol-
te di Testimonia pare proprìo che vogliano, dei íì prooftexts )) ma l'ha
come considerato come un tutto che
ha dimostrato Dodd, evocare sottintende e anima tutti i temì del suo Vangelo.
tutto un insieme e Cfr.
C. K. BARRETT The Old Testament í/ze Fourth Gospel,
non solo un punto particolare 1".
iìî
in J.T.S., 48(1947)153-160.
18 Uso biblico: cfr. E. HOSKYNS e N. DAVEY, The Rídd{e
Il Per san Paolo, cfr. ELlIS, op. cit. p. IOs. of the N. T., Londra, 1931, p. 61,75 n.; A. Gàm,
art. cít.
"" C. H. Donn, The O.T. Í?I the N. T., p. 7; According..., Uso liturgico e patristico: J. Dhxîúou, Le Ps. 21 dans îa
p. 126; ELLIS, op. cít. p. 104s, 126;'-San Giovanni, catéchèse patrístique, in M.D., n. 49(1957)17-34; Le Ps. 22(21)
da parte dans l'exégèse patristìque,
sua, non s'è servito dell'Antico Testamento per trovarvi in Colîectanea mblica Latina,
13(1958).
140 LA 'rRADlZlONE E LE TRADIZIONI
ì R1DRI E IÀ CHIESA AíffîCA
141
Dio, attestata, senza alcuna smentìta, nel destìno capisce che se la morte
del suo popolo: e la resurrezione
la sequenza: abbassamento, tor- di Gesù,
principi di un popolo
menti, disastro nuovo, dovevano
o morte, poi liberazione, restaura- centro di tutta
essere il
ziorìe, prosperità l'Economìa, dunque
e gloria. Alcuni saImi fanno vol- di tutta la Ri-
velazione, conveniva
'gere in lamento, che nei fatti
poi in preghiera e in della Rivelazio-
ran:Za,
canto di spe- ne e nella Scrittura corrispondesse
iì sentimento che tale è propriamente loro una spe-
stino di Israele
il de- cie di costante perpetuamente ripresa
". Ma, al di là di simili enunciati ristica del Piano
e caratte-
dell'idea, di Dio. Per questo,
ci sono innumerevoli spiegare
fattì scaglionati significato delle Scritture
« il
lungo tutta significava
di Israele e rappresentanti
la storia »
manifesta-
costante della
una re che esse annunziavano nel loro complesso
Bibbia: fatti in cui si verifica la squa del Signore,
la Pa-
nostra SequenZa: principio della nostra
uìniliazione, sofferenza (morte), della Pasqua della
Pasqua e
restaurazione, Chiesa. I Padri
salvezza, gloria (resurrezione) '. Si in diversiª modi,
e il medioevo,
hanno ripreso l'idea secondo cui
Cristo ci comunica
'ì Ps. 8; 16,10 (in cui il significato de:lle Scritture nel-
Wbs'rco'r'r vedeva il riferimento la sua
Gsª., 2,22), 22, 31, 34,
69, 80, 118 (cfr. DODD,
di Passione e nelÍa sua Resurrezione'8'
88-114). According...,p.
'5 Ecco, secondo noi,
i principali fatti rivelati: Giona (il iì Segno di
Nascita di Seth, dato al posto Giona ))).
4,25. Cfr. S. AGOSTINO, di Abele ucciso (Gen., Daniele nella fossa dei leoni;
De civ. Deì, XV, ]8; P.L., i tre servi di Dio nella
41, 461). fornace. Storia di Susanna
Diluvio e salvezza nell'arca (Dan., 13).
di Noè. Ester (dr. 13,9-19).
Nascita, e soprattutto sacrificio di Isacco (cfr. Ebr.,' Salìno 118,22-23: il tema
1]ig: Rom., 4,17-21). della pietra respinta
tata base o principio e diven-
Giuseppe venduto dai suoi fratelli, imprigionato, di una realtà magnifica
Zac., 3,9; 4,7; Darì., 2,34). (cfr. Is., 28,16;
rato, e diventato salvezza per i suoi fratelli. libe-
Passaggio Molti esegeti ritengono
del Mar Rosso. che non c'è motivo
un versetto particolare di cercare
Storia di tutto il periodo dell'Antico Testamento
dei Giudici, col ritorno dente a Lc., 24,46: così corrispon-
petuo dello stesso schema:
per- Dooo. Accordiyig...,
popolo vinto, schìaccìato e il P. L.4GRANGE(Ev. de p. 76 e 88-102;
perduto, poi perdonato S. Luc, p. 615) che scrive:
e rìcostituito (cfr. Tob., 13,2). sta dichiarazione íí In que-
Profezia di Nathan del senso genera]e della Scrittura,
(2 Sam., 7,12,14-16). si deve cercare non
Malattia e guarigione se essa predice precisamente
di Ezechia: Is., 38. Annunzio di zione il terzo giorno. la resurre-
Isaia di un castigo, almeno in una maniera
ma misericordioso, che lascerà un cisa; 7éy(axtt.i letteraíe pre-
germe per una restaurazione
(confr.
ha il significato d'un ordine
22,18-20; Satmo 118,18). Deut., 32,36-42;I Sanî., consiglio dìvino, come hanno inteso divino, dªun
i
Tema del Resto. che hanno aggiunto èí5vt o anche manoscritti o versioni
Distruzione
COn íògt íí, sostituito 'y0@asttaí
e ricostruzione di Gerusalemme;
p io. del Tem- Possiamo notare che un buon
sì trovano numero di questi fatti
Ossa di Ez., 37 (il v. nell'iconografia cristiana
26 è citato da Ebr., U,20). e arca, sacrificio più antica: diluvio
I] Servo e i salmi corrispondenti di Isacco, Giona, Daniele,
(confr. infra, n. 28): Susanna. Appartenevano i tre servi,
í.ema essenziale. alla catechesi
13 Vedere per esempio tradizionale.
S. Aiís«ocxo, 7í? Ps., 40 (P.L., 14,
142 IÀ TRADIZIONE E LE TRADIZIONI 1 PADBI E LA CHIESA ANTICA 143
È qìesto un eseínpio molto importarìte. Avrem- la al bove, mentre sta trebbiando »>. Il Talmud
mo pcituto o i
benissìmo ricorrere al secondoelemen- midrashim non hanno fatto l'applicazione
to del mistero che fa
messianico redentore: l'inclusioàe san Paolo al predicatore del Vangelo. Strack-Bil-
di <( molti »» in uno solo ; anch'esso è posto iì:ì rìsal- lerbeck (t. III, p. 385s.) ci dà, a questo proposito,
to lungo tutta.la storia di Israele. Ma ci lirnitere- una considerevole documentazione sull'interpreta-
mo a ricordare altri due casi, modesti e partico- zione morale di aIcuni precetti legali.
lari, Ma non sì
ma significativi : tratta esattamente di questo. San Paolo si riferisce
Atti, 1-20. Pietro e il gruppo degli apostoli a un'espressione
vano
si tro- del tipo di comportamento volu-
di fronte a una situazione imprevista : il vuo- to da Dio nei riguardi del lavoratore : (( limiti estre-
to creato tra i Dodici dal tradimento e dalla mor- mi della tipologia » dice il P. Bonsirven
te di Giuda. ".
Come orientarsi? Pietro si riferisce In uno studio metodico delle Citaziorti
a due salmi dell'A.T.
dì imprecazìoni contro i nemici di Da- yîel N.T. (D.B.S., t. II, 1934, col. 23-51),
vide L. Vénard
o del fedele israelita : Sabno 69,26 e 109,8. Si arriva a più riprese alle osservazioni precedenti. Si
tratta dunque di trovare, nei fatti e nelle azioni di tratta dei <« rapporti tra le citazioni e l'originale
Israele, un'indicazione per quello che c'era da fare. dal punto di vista del significato )>. Secondo
Vivendo rìoi, nei
una situazione analoga, sì poteva appli- casi come Ronî., 10,18 che cita Salmo 18,5,
care, o Rom.,
ma con una amplissima libertà nell'adatta- 10,15 che cita Is., 52, 7, c'è qualcosa di più delle re-
mento, una maniera di fare attestata nella storia miniscenze puramente letterarie ; c'è l'utilizzazione
del popolo di Dio. d'un testo per spiegare un caso analogo che si ha
San Paolo : 1 Cor., 9,9-10; I Tim., 5,18, con rife- all'interno di un piano fondamentalî'nente
rimento uno. Per
a Deut., 25,4, « Non mettere la museruo- un caso come il versetto di Rom., 11,8 in cui san
Paolo amalgama Is., 29,10 e Deut., 29,3 con una re-
239 : aprire miniscenza di Is., 6,9,
il senso delle Scritture « aperire sacramen- Vénard riprende un'espres-
tum suae passionis ))); S. GREGORIO,In Ezech., sione del P.
lib. II, hom. Lagrange, (( accomodazione
4, 19 (P.L., 76, 984 A); RUPERTO figurati-
ní DEUTZ, De S. Trin. et va )>, e scrive : «í In tal
operibus eivts, pars III, lib. I, c. 31 caso, non abbiamo
(P.L.,167,1604);S. BER- argomento
più un
NARDO, De Diversís sermo, 57, 2 (183,681C); S. fondato direttamente
Ferìa sexta ín Parascwe BONAVENTìJRA, sull'autorità della
serrno 2 (Opera, IX, p. Scrittura...,
S. At.m:nîo MAGNO vede nella 265 b); ma abbiamo irnpIicitamente una specie
croce la chiave con cui
nuovo e vero David apre le Scritture (In Apoc.,
il di ragionamento per analogia fondato sulla
3,7; BOR- persi-
GNET, XXXVIII, 533). Cfr. anche il tema che stenza del piano divino
templi SciSSiun est í» (dopo
spiega« velurn e sulIa costanza dei metodi
la morte di Cristo) i misteri di azione della Provvidenza,
sono stati rivelati: così come sono cono-
1, 6 (P.L., 39, 1555) e cfr.
per esempio, S. AGOSTINO, Sermo 352,
H. DB LUBAC, Cat7zoticísme,
1938, p. 130, n. 3 e 4. PariHi,
17 0p. cit., p. 330
144 LA TRADIZIONE E LE TRADîzaONI î p.ìnnî E LÀ CHIESA hxrìch 145
scìutì dalla Scrittura )>(COl.40).Sia
pure! dendosi se la pratica di battezzare i bambini può
Raggruppando poi le citazioni <(secondola rivendicare
lo- dei documenti biblici, O. Cullmann
ro conformità pìù o menograndecol senso scriveva
)), L. Vénard elenca
origi- : « Ammettiamo con G. 'Wohlenberg che
nale
innanzituttoì casìin cuì quelli che hanno trasmesso il racconto della bene-
la citazione riproduce il significatoesatto
di quello dizione dei bambini hanno con questo voluto ri-
originale, poi arriva al casoin cui si dà
all'origina- cordare ai cristiani del loro tempo un episodio del-
le un'estensione di signìficatochenon aveva ; que- la vita di Gesù a cui possono ispirarsi per risolvere
stO, dice, è « per applicazione ad ,@ltre
altri avvenimenti, ad altre circostanze
persone, ad il problema del battesimo dei 'oambini »>"'. Cull-
»>(col.43). mann non è il primo a invocare in questo senso
Adduce degli esempi e poì scrìve: ((
în un buon l'episodio evangelico; lo si faceva già al tempo di
numero di queste citazioni, l'adattamento
del testo Tertulliano "º ; san Bernardo lo faceva nel secolo
citato nori è fatto in base a un'esegesi
te
direttamen- XII contro i seguaci di Enrico di L.osanna o i dua-
figurativa, ma suppone un ragionamento listi
analogia : lo scrittore
per " ; anche Calvino ammetteva il riferimento "".
sacro vedenel fatto dell'An- lnsomma, questo vuol dire che in mancanza
tico Testamento da lui citato un dì
principio del go- un prooftext esplicito, si cerca nella Scrittura
VernO divino, che egli applica alle presenti un'indicazione
stanze » (col. 44). Seguono
circo- sul tipo d'azione conforme al Piano
gli eseì'npidì Rom., di Dio. I primì Riformati (Zwinglio, Teodoro Be-
9,7-13 ; Roìn., 11,3-4 ; Rom., 9,25-26.
Il fatto che ìl Nuovo Testamentoo la Chiesa to provide snappily convincing prooftexts. It was much
primitiva, riferendosi all'Antico, cerca more to expose the profound
un'indica- had witnessed in these latter
harmony of the events that
zione sul Piano di Dio - perchési tratta days with certain "typical"
sto ì= stato rilevato
di que- dealings of Yahweh with His people ìn the past and to
- da parecchiesegeti 's. Chie- demonstrate their authenticity as saving acts of God by
their congruity with what was already known of the pe-
culiar characteristics of His working. There vas a certain
divine pattern which,
whÎicshptehre easuemthpor'o'mwakEe"sTCoºTfTHoºlpy
Scc':ippture4s18is..."
like a watermark, they
lectic or rhetorical but interpretative. Tnhoet
The quotations
duisaffl couÌd be detected
Heilsg,eschichte
repeating
+í (Theoìogy,
itself in any genuinc
believed
piece of
are '9 Traces d'une
ottobre 1948, p. 373).
ninºd'icbartºeugtl':'eÌ
cͺorrrweªsrpdonÌdnenºcredewrhkiºchperºxivsetsªbnyektwhÌenegn vieìlle formule baptisnîale
veraì stages in the fulfilment of the
Divine purpose
bthuet
steo in R.H,P,R.
tesdìenst,
17(1937)424-434
Basilea,
(p. 431); Urchristentum
dans le N. T.
ií. Got-
from "O Vedere
1844, p. 85s.
De bapasmo,
Wªgeest'cºotªtgea'ccollstcaªslºa
dseullaa ErbifreerÌirèsipªarllÌaÌcºSlªcrreit:-
mletatneirearaaga]ii "' De Baptismo, 2, 7-8 (P.L.,
18, 5 (P.L., l, 1221; KíRCH, 197).
182, 1035s); Epist., 241, I
(col. 434); In Donîinica
JìurAa.aTqueRlolaBIdNsiOCNleSmcer1nvtee
olndemllaodleotteprlua
Pabnarunî sermo, 1, 3 (183, 255).
becoming recognjsed
dgeetntaer1dciOBa[r(nIatblas.
that the function and purpose sta
22 Inst., IV, XVI,
di ammettere
7 e 31 : Gesù in questo
modo manife-
Scriptural quotatìon of
by tlie N. T. authors svasnot simply Confessíon
i bambini nella sua alleanza. Confr.
de foi de Genàve, 27 aprì]e 1537, a. 15.
)O - La tradlzione e ìs tradizloni.
146 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI
I PADRI E LA CHIESA ANTIC4 147
za) non si pongono forse nella medesima prospetti-
va quando trovano un'indicazione scritturistica fa-
noscela sua natura veramente umana e la sua na-

vorevole al battesimo dei bambini nel fatto che il


tura veramente divina ". Misconosce la prima in
quanto non tiene conto della storicità della Scrit-
battesimo era il parallelo cristiano della circonci-
sione? "ª. Già sant'Agostino era ricorso a questo
tura e -deilimiti che essa impone all'espressione
argomento, ma era ricorso anche al fatto dei
testuale(vocabolario, espedienti particolaìi di una

Ss. Innocenti : segno del proposito di Dio di intro-


lingua, circostanze storiche di composizione, trac-

durre anche i bambini nel suo Regno ".


ce di (( mentalìtà )), generi letterari, ecc.). Al con-

A nostro parere, un certo numero di riferimen-


trario la natura veramente umana della Scrittura
ti biblici invocati dai Padri, o anche dalla teologia
conferisceallo studio storico, filologico e critico

cattolica in materia sacramentaria o mariologica,


degli esegetila sua legittimità e il suo più positi-
appartengono al tipo di cui abbiamo dato un esem-
vo statuto. Ma questo studio non può da solo esau-
pio significativo. Il loro insieme costituirebbe, una
rire il contenuto della Scrittura, perché essa è

zona intermedia tra una tradizione esegetica pro-


anche veramente divina. Il senso letterale o ª

priamente detta, che i protestanti sono stati, in li-


avventiziodel testo non esaurisce il suo contenuto,
nea di massima, sempre disposti ad ammettere, e
perchéil testo attes,ta dei fatti di Riveîazione che

una tradizione che sarebbe pura tradizione orale,


appartengonoa un piano nel quale hanno ancora
senza
re tradizùme
riferimento
tipoìogica,
biblico ; la
tenendo
si potrebbe
conto di
chiama-
quanto
Í
sqtuoªrlicaºSpªiednªamd':rnetequsªt6SrÌiªcIa
udgÌusaeImsÌeensstÌe
Ídnivuinnaa
abbiaìno spiegato.
che è la Storia della salvezza : una Storia fatta ,

Questa maniera di riferirsi alla Scrittura è ben


insieme dagli uomini e dallo Spirito Santo. La

lungi dal fondamentalismo, che rappresenta un uso


tradizione tipologica è frutto di questa collabo-
assai « elementare »» dello « Sta scritto )>. Il fonda-
razione. Essa consiste nel partire dai fatti di Ri-
mentalismo prende il testo, nella sua materialità velazione,grandi o piccoli che siano, attestati nella
testuale, come un assoluto. Così facendo, misco-
Scrittura, per svilupparne le applicazioni nella
piena storicità umana della Chiesa, diretta dallo
"ª ZWINGLIO, De baptismo, 27 maggio 1525 (cfr. D.T.C.,
Spirito Santo ma senza che questi s'assuma tutto
XV, col. 3822s: V. M. POLLET'); Teodoro Beza al Colloquio il lavoro umano dei cristiani anche più fedeli.
dì 'Poìssy, 1561 (cí:r. BEZA, Hìstoìre ecclésiastique des Égît-
ses réformées au Royaume de France (1580), ed. P. VESSON,
Tolosa, 1882, t. I, p. 317); P. Pouíh»,
que..., Gembloux, 1932, p. 127.
L'mément histori- 25Il parallelotra Parola di Dio e Verbo incarnato è

"' Circoncisione:
174): Ss. Innocenti:
De bapt., c. Don., IV, 24, 31 (P.L., 43,
De Genesi ad 7itt., X, 23, 39 (34, 426).
. cunuHtekmN
aTthreadiAznioan10agley
(cbheetwLeeunterVoerhbau,nconDsee7a1ntoc
.. in theFathers,
saenrdleVe6r(1b9u5m5)8Z).7
e9iO.scriptum in].T.S.,Nuova
148 LA ìtADlZIONE E LE TRADIZIONI
I PADnl E LA CHIESA ANTICÀ l 4D
Tornando al Vangelo e agli apostoli, si com- punto di vista negativo) la testimonianza aposto
prende meglio, in una prospettiva che ci sforziamo lica e profetica. Spesso i Padri e il medioevo hanno
cli definire, come essi, da una parte, si riferiscano accusato di spirito giudaico i partigiani di una
tanto a dei fatti quanto a dei testi o enunciati lettura puramente letterale della Scrittura, che
ideologici "8, e d'altra parte non esitino a riferire escluda ogni trapasso tipologico "'. Avrebbero po-
sinteticamente a qualche punto dell'Economia del- tuto ricordare anche che gli Ebrei avevano cono-
la salvezza alcunì versetti presi da testi e contesti sciuto e praticato qualcosa di analogo nell'esegesi
storici assai diversi, in un modo che nessun ese- midrashica. Questo perché la Scrittura non è un
geta critico attuale oserebbe fare... documento morto al quale si rìcorra per ripro-
È chiaro che in simili condizioni, c'è, in un durne artificialmente e materialmente il conte-
certo senso, qualcosa di più nella nuova applica- nuto; essa è una testimonianza del Piano del Dio
zione che non nel fatto di Rivelazione o nell'atte- vivente (( che è, che era e che viene "8. Gesù
stazione
)) e gli
scritturistica con cui intanto viene giu- apostoli non si riferiscono alla Scrittura dal di
stificata. Il riferimento scritturistico è ;'llora non fuori, come un apprendista si rifà alle indicazioni
tanto una giustificazione letterale e letteraria quan- del suo manuale, parola per parola, o come un
to un'autentificazione, un'autorizzazione presa dalle cuoco prepara un piatto seguendo, minuto per
intenzioni di Dio così come si sono svelate nel mo- minuto, la ricetta del suo libro di cucina; essi
mento normativo della storia del popolo di Dio, siivon-o-la Scrittura perché vivono la Storia della
di cui la Scrittura è il memoriale. Glì Ebrei rìfiu- salvezza, sotto la guida dello stesso Spirito « che
' tavano di andare oltre il testo nel nome della let- ha parlato per mezzo dei profeti » '.
tera antica, mentre Gesù e gli apostoli fanno ap-
pello al testo proprio per questo andar oltre. La
' Cfr. C. SPICO, Pourquoi le moyen àge ìî'a-t-il pas da
Paràdosis della Clìiesa, erede di quella degli apo- vantage pràtiqué l'exégèse littéralìe? in R.S.P.T., (1941-1942)
stoli, continuerebbe questo procedimento, 169-179. Si potrebbero aggiungere molti
però col riferimenti, fare
beneficio di una un'inchiesta analoga nei Padri, infine seguire il rìmpro-
semplice assìstenza dello Spirito vero di trattamento giudaico delìa Scrittura nei polemisti
Santo e non già dell'ispirazione in senso proprio, antiprotestanti: per esempio Cochleus (TAVARD, Holy Writ,
e prendendo come norma (assoluta, p. 126).
almeno dal
' Confrontare quanto scrive J. Hp.bîpm., il quale si ap-
poggia allo studio di H. W. WOLFF, da lui recensìto. circa
"B Punto notato da WESTCOTT per la lettera l'appello di Gesù al Servo sofferente di Is., 53 : « Dieser
agli Ebrei:
op. cit., p. 475 e 477. Questa lettera rappresenta sein Schriftgebrauch ist nicht zupflttckend, sondern
evidente- zu-
mente un caso maggiore, spinto fino al sistema, sammenfassend. Er benutzt nicht die Schrift,
di riferi- e'r lebt die
mento all'Antico Testamento COme a un abbozzo Schrift }) (Zeitsch. f. die Alttestl. Wiss., 60 (1944) 159).
tipico
della realtà cristiana. ' Citiamo alcune monografie apnarse fino a oggi (di-
cembre 1959): G. WUTTKE, Meîchisedec)ì der Prie':terkr:Wg
1!50 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI I PADHI E LA CHIESA ANTICA 151

avremo molti è buoni, potremo rìprendere con


b) I Padri (e la liturgia). abbondanza, con sicurezza e con precisione uno
Disgraziatamente, studio della tradizione patristica in
gli studi di storia dell'esegesi quanto tradi-
zione esegetica
liatristica stanno ancora agli inizi ªº. Quando ne e tradizione tipologica. Molti studi
a noi noti o si limitano alla storia dell'interpre-
tazìone di una breve pericope oppure sono ecces-
von Salem. Eine Studíe zur Gesc1î. d. Exegese (Beiîîefte sivamente dominati dal problema,
2I. Z. f. Aîttl. Wiss., assai mal posto,
5), Berlino, 1927; P. LUND, La Typo1o-
gíe baptísmaîe dans l'ancietme bglise, a nostro parere, del senso letterale
Lìpsia-Upsala, e del senso
1942; D. LERCH, Isaak's Opferung (Beítr. z. Mstor. Theol., spirituale. Il problema che ci riguarda attualmen-
12), Tubinga, 1950; J. IMsràou, Sacramentum futuri. tu-
de sur îes orígines de [a typoíogie biblique, Parigi, 1950;
te, cioè lo statuto e il significato della Schrift-
Bible et Liturgie, Parigi, 1951; La P4te des Tabernacles beweis nei Padri,' non ancora è stato trattato, a
dans l'exégèse patristique, in Studìa Patristica, Berlino, quanto sappiamo (eccetto il
1957, t: I, p. 262-279 (e cfr. breve articolo di S. L.
supra, n. 13); FR. KEIENBURG,
Die Geschìchte der Auslegtmg voíi Ròmer Greenslade, citato nella nota 35).
13, 1-7, Gelsen-
kirchen 1952; R. KOOLMP.ISTER, Setbstver(eugntutg, Kreuz-
aufnahnîe und Nachfolge, in Charisteria Johanni Kopp,
Stoccolma, 1954, p. 64-94; K. H. Scustxt.s, Paulus, Lehrer L'Exégèse patristíque, in Iniíiation
der Vàter. biblique, ed. a cura di
Die altkírchliche Aus1egtmg von R6nîer, 1-11, A. ROBERT e A. TRICOT, 2 ed., Parigi,
Diìsseldorf, 1948, p. 400-419.
1956; J. K»xíp.«, Was an den Leiden Christí Monografie: R. DEVREESSE, La Méthode exégètique de
rxoch ína»î(4e1t (Col., 1, 24), Bonn, 1956; R. MCL. WILSON, Théodore de Mopsueste in R.B., 53(1947)207-241 (e Essai
The Early History of the Exegesis of Gert., 1, 26 in Studía sur Théodore de Mopsueste, Vaticano, 1948, p. 53-93); J.
Patrisíica, Berlino, 1957, t. I, p. 420-437; P. PRIGENT, Apoca- Gtnt.tp.r, Les exégèses d'Alexandrie et d'Antioche.
1ypse XII. Histoire Conflìt
de l'exégèse, Tubin@a, 1959. Studto pro- OI!( malentendu? in R.S.R., 34(1947)257-302;
grammatico: M. PONTET, L'exé
L. VISCHER e D. LERCH, Die Auslegungsges- (4è.se de S. Augustùî Prédicateur, Parigi, 1947; J. WOODS,
chichte als rtotweìîdige theo!ogísche Aufgabe, in Studia The OM Testanîent Ín the Church,
Pa- Londra, 1949; G. JOUAS-
ìristica, p. 414-419. Si vede che gli studiosi francesi sono SARD, Les Pères devant, la Bible, in Etudes
un po' in ritardo, de Crit. et d'hi-
fatta eccezione per i meravigliosi e così stoíre rdig. dédiées à L. VaHanay, Lione, 1948, p. 25-33; H.
sostanziosi studi di A. M. LA BosxhȔtag sulla predicazione DE LI}BAC, citato supra, n. 2 e 8; A. PENNA, Principi
biblica di S. Agostino. e ca-
rattere deíl'esegesi in S. Girolamo, Roma, 1950; W. BURG-
ª º Ecco una seleziqne bibliozrafica che completa HÀRDT, On
le in- Early Chrìstian Exegesís, in Theoì. Studies,
dicazioni date altrove in questa sezione: L. DIESTEL, Die 11(1950)78-116; P. ùust.o'r, L'exég,èse de rA.
Geschichte des Alteìî T. par îes
Testaments ùî der christlichen Kírche Pères, in L'Ancien Testaìnent et les Chrétiens, Parigi, 1951,
Jena, 1868; F. W. FARRAR, History of Interpretation, p. 149-167; At. KERRIGAN, St. Cyril of Alexandrìa,
Lon- hîterpreter
dra, 1886; G. H. GILBERT, Interpretation of the Bíble. A Of the Old TeStament, ROma, 1952; ID., in Studía PatríStiCa,
short History, New York, 1908; G. HEINRTCI, art. Herme- 1957, t. I, p. 354-374; C. H. TURNER, The Pattern of Christian
neutik, in Realenc. di HAUCK, 1899, t. VII, p. 718-750; E. Truth..., Londra, 1955, p. 258-306; J. Htnm, Eesvertung vt.
VON DOBSCHUTZ, art. : Interpretatù:»n in Enc. of Relig. and Gebrauch d. Hl. Schrift durch den Kirchenvater Anîbro-
EtMcs di HASTINGS, t. VII, col. 390-395; I. R. DARBYSHIRE, síus, in Hist. Jahrbuch, 77(1958)387-396;G. STRAUSS, Schrift-
art. Typo1o(4y, ibid., t. XII, col. 500-504; G. BARDY, art. In- gebrauch, Schriftauslep,tmg uìîd Schr;'ftbewets beí Augu-
terprétation chez les Pères in D.B.S., t. IV, stùîus, Tubinga,
col. 569-571; 1959.
152 LA TRADIZIONE E LE TMD12J0N1
1 PADBI E LA CHIESA ANTICA
153
Fatte le debite proporzioni, e nelle condizioni
di validità offerto prima di lei e più
che evidentemente bisognerà alto di lei. Si rileggano,
precisare,
i Padri hanno per esempio, Clemente
praticato nei riguardi di Roma (Cor., 40, 42, 44)
di tutta la
Scrittura, Nuovo e Antìco
o Ignazio di Antiocbia (Magn., 2, 6).
Testamento, lo stesso È per questo
,genere di riferimento che il Vangelo ha valore
praticato da di legge, di comando, di
Gesù e daglì
apostoli nei disposizione da riprodurre
riguardi dell'Antico Testamento, e realizzare a'. La real-
che
per essi era la tà da imitare e quindi da
Scrittura. Non insistiamo venerare è talvolta presa
sulla loro
esegesi cristologica, più in alto ancora, nel
cuore della loro mistero stesso di Dio e
tradizione
esegetica : questa della sua eternità. In particolare,
è senz'altro la più importante Ignazio di Antio-
e
di un valore incomparabile; chia fa continuamente appello
essa è stata a questo ordine di
seria-
mente studiata considerazioni, fin nei
e comincia a essere ben minimi particolari, come
conosciu-
ta. Citeremo per esempio il silenzio dei
perciò alcuni esempi vescovi ªª.
di tradizione
tipologica e cercheremo Tertulliano (De baptismo,
di coglierne le radici 18, 1) vuole appog-
ideo-
logiche, che son giare su citazioni bibliche
loro proprie. l'idea che non bisogna
Come ha fatto conferire il battesimo alla
notare Westcott a proposito carlona. Elimina un'ap-
di
Clemente di Roma plicazione, secondo lui troppo
e della lettera di Barnaba casoletterale, nel
ª', i
Padri si mettono sulla scia
di Lc., 6, 30 : «í Ià
a chiunque te lo chieda
della lettera agli Ebreì +>, ma sì
di cui si sa riferisce indifferentemente
che non cita deì testi a Mt., 7, 6 : (( Non date
in appoggio
alle sue asserzioni con
le cose sante ai canì )», 0 a 1
prove o argomenti, ma Tim., 5,22 : « Non
si
imporre le mani
attacca ai fatti riferiti nei testi e li considera come con troppa fretta ». Ci importa
modelli che non cessano di
poco la tendenza per la quale Tertulliano
realizzarsi nel pre- cerca
sente. Almeno degli appoggi: quello che
questo aspetto si trova ci interessa è il suo
nei Padri,
senza pregiudicare le tante
modo di riferirsi alla Scrittura, e qui,
pagine di commento al Nuovo
stretto Testamento '.
e letterale che si trovano in abbondanza
non soltanto negli Antiocheni o nei Cappadoci ma
anche negli Alessandrini, per esempio
32 Vedere citazioni in VAN DEN EYNDE,
Atanasio e zio), p. 54 (Didachè). p. 33, n. 7 (IBna-
Cirillo. Oueslo valore sarà misconosciuto
Ma non è quest'uso della Lutero, che nel Vangelo da
Scrittura, d'al- vedrà solo la promqssa.
tronde ben noto, che noi vogliamo valorizzare 3" Eph., 6,1; Phil., 1,1 (cfr. H. Cmnwîcx.
qui. Bishops The si1ence of
L'ordo della in Ignatíus, in The Harvard
Chiesa antica è basato Theoî. Rev., 43(1950)
sull'idea 169-172. Leggere particolarmente,
di imitare, di nella stessa prospettiva,
riprodurre, di venerare Magn., 6; Smyrn., 8; Eph., 5; TralI.
un modello 3.
ª' Lo stesso Nuovo Testamento ìi compie delle figure )),
cioè dei modelli o dei tipi, dell'Antico:
Op. cií., p. 478. (ì figuram implere
sanguinis » (Adv. Marcionem, IV, 40: P.L.. 2, 490), con ri-
ferimento a Lev., 23 e Ts., 53; ìì Christo
confirmante figu-
LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI I PADRI E LA CHIE!)A ANTICA 155
]54

Che questa non sia una sua maniera particolare sciuta; ci ritorneremo su. C'è anche nei Padri un

]o si vede in un interessantissimo studio di S. L. riferimento ecclesiale alla Sacra Scrittura come

Greenslade sull'uso della Scrittura negli scrittori al Memoriale dei voleri e del piano di Dio; è

anteniceni, Clemente di Roma, Ignazio, Cipriano e così cbe hanno sviluppato quella tradizione tipo-

]o stesso Tertulliano, quando parlano del ministero logica o esemplarista che noi tentiamo di definire.

ecclesiastico o dell'episcopato ". Non fondano le <« In his omnibus libris (i libri canonici della Bib-

!loro parole sulla Scrittura a mo' di Schriftbeweis ; b-ffi) timentes Deum et pietate mansueti, quaerunt

se Ia citano - e infatti la citano.- lo fanno piut- voluntatem Dei +» '. I Padri sono convinti che la

tosto per chiarire ciò che essi affermano che per storia sacra del passato è allegorica o piuttosto

portare un argomento testuale. Il loro vero fon- tipica ª8, e' che vi si trovano tutte le indicazioni

damento è la realta della Chiesa, cioè la sua tra- necessarie per la vita della Chiesa : « Res gesta,

è trasmissione vivente di realtà aliquid in sancta Ecclesia signat gerendum »> ª". I
dizione in quanto
vissute. Ma preferiscono mostrare che queste real- Padri sono convinti che tutta la Scrittura si rife-

tà venerano un modello indicato fin dalle origini ªª. risce norì solo a Cristo ma alìa Chiesa'º e che con-

C'è nei Padri una lettura testuale della Scrit- tiene, sotto una forma di indicazione tipica, tutto

tura, di cui le loro opere dommatiche, ascetiche, quello che è utile alla vita storica di questa. Così

catechetiche o polemiche non vogliono essere che si spiega, senza forse giustificarne tutte le applica-

una difesa o un comrnento, e c'è una,4ettura cri- zioni, un fatto che ci ha personaImente, a primo

stologica'della Scrittura. Questa duplice lettura acchito, turbati : il tranquillo candore con cui i

costituisce la loro tradizione esegetica. .È la più Padri e i teologi del medioevo collegano le istitu-

importante ma anche, ripetiamo, la meglio cono- zioni ecclesiastiche cristiane a quelle dell'Antico

ras suas í+ (De ftìga in pers., XI, 4 : P.L., 2, 135A), che cita 37 S. AGOSTINO, De doctr. christ., II, 9, 14 (P.L., 34, 42).
per fondare la legge che lega il pasto- 88 Diciamo íì allegorica )) per allusione a S. AGOSTINO,
Gv., 10 e Ex., 32,32,
De vera relìg., 50,-99 (P.L., 34, 166) : (l Quid sit modus inter-
re al suo popolo.
ª' Scrìpture and other Doctrinaí Norms in Earîy Theo- pretandae allegoriae, quae- per sapientiam dicta creditur
in Spiritu Sancto: utrum a visibilibus antiquioribus ad
rìes of the ìS4inistry, in J.T.S., 44(1943)162-176.
38 Già LESSING, Ia cui documentazione patristica è in visibilia recentiora eam perducere sufficiant... )). Per S. Ago-

questo caso abbastanza buona, notava che, nei primi quat- stino quesío non basta.
Testamento non serviva tanto a dimo- 39 S. GREGORIO, Hom. 21 in Evayîg., 2 (P.L., 76, 1170 C).
tro secoli, il Nuovo
la verità della religione cristiana quanto a sptegarla 40 Vedere in questo senso, oltre l'appendice alla fine di
strare
(cfr. infra, cap. VI, n. 4). E. FLESSEMANN- questo capitolo: S. GREGORIO, In Ezech. lib. II, hom. 10
e a confermarla
VAN LEER fa delle osservazioni analoghe a riguardo di Ari- (P.L., 76, 1063 A); Glossa ordinaria In Psaîìnos, prol. (P.L.,
Tradition and Scripture ín the Eatly 113, 844 B, C); Uco DA SAN VITTORE, De sacr., lib. I, prol. c.
stide o di Giustino:
Churc7ì, Assen, l954. 2 (176, 183); De Arca Noe moraîi, I, 2 e II, 8 (col. 622 e 642).
156 LA TRADIZIONE E LE I'RADIZlONl I PADnI E LA CHIESA ANTICA 157

restamento. Tutto questo è comìnciato ben pre- della Chiesa, quanto una lettura tipologica ed
sto, non solo per appoggiare alcune regole di con- esemplarista della Sacra Scrittura.
dotta morale, come si vede in san Clemente di Ricorderemo ancora un altro esempìo : la parte
Roma e poi in san Cipriano e nelle Costituzioni importantìssima che hanno avuto nella teologia
apostoliche, ma anche per dare dei fondamenti della penitenza la legislazione biblica sulla lebbra
alla stessa istituzione 4' e, in particolare, i gradi e, nel VangeIo, la guarigione del lebbroso e la
e le differenze nel sacerdozio "'. L'Ordo presbyte- resurrezione di Lazzaro '. Senza insistere sul va-
rorum, si dice, ha la sua origine nei figli di Aa- Jore probante del riferimento, talvolta si cercava
ron '. Sant'Agostino, parlando del Cristo sacer- anche un'indicazione scritturistica a favore del
dote fa relativamente poco appello all'epistola agli sacramento della cresima nel gesto di Gesù che
Ebrei; si riferisce ai Libri Regtmx, dove trova i impone le mani sul capo dei fanciulli. Il Signore
tipì dì una teologia dell'Unto per eccellenza ". aveva fatto così... Semplice frutto di uno stato
Inoltre, a nostnó parere, c'è in questi fattì - ancora immaginativo
e e simbolista della teologia?
ne potremmo citare molti altri - non tanto una C'è questo, lo ammettiamo, ma c'è anche qualche
conseguenza del sentimento vivissimo della pro- altra cosa: lo sviluppo di una tradizione tipo-
t'onda unità tra i due Testamenti e dell'antichita logica.
Sempre in questa prospettiva, i Padri invocano
4ì Vedere per esempio il modo con cui CLEMENTE DI talvolta la 8crittura, come facevano già Cristo e
Rouî (Cor., 42,5) e I»psrío (A.H., IV, 26, 5: P.G., 7, 1055)
citano ls., 60,7; questi secondo i Settanta, quello secondo
un'altra versione. " Caso del lebbroso: Dio lo guariva ma egli doveva
42 Così Phoío Ducoso, Epist. ad Senarium, mostrarsi ai sacerdoti per far costhtare la sua guarigione.
v. 500 (P.L.,
59, 403). Lo scritto pseudo-agostiniano De vera et falsa poeìîitentia
43 ISIDDRO, De eccles. off., II, 7 (P.L., (P.L., 40, 1113-1130), che data certamente dagli inizi del
83, 787s) : ìì Pre- secolo XI, ha fatto molto per oríentare
sbyterorum ordo exordium sumpsit, ut dictum est, a in questo senso la
filiis Aaron... )). I testi di Isidoro (op. cit., II, 4s, col. teologia del secolo XII che è l'età aurea di queste
779s) discus-
hanno avuto un'influenza sìoni (vedere F. RUSSO, Péìîitence et e:ccommuntcation,
così grande che sono stati ri- in
presi da Auhuu» (De eccles. off., II, c. Í3 e 14: P.L., 105, R.S.R., 33(1946)257-279, 431-461; P. Ancîúììx, La Théol. du
1091), dal concilio sacrement de Pénitence au XII siède, Lovanio,
d'Arras del 1025 (c. 6. MANSI, XIX, 443 1949).
B, E), da Ivo m CHARTRES(Sermo, 3: P.L., )62, Ma l'uso dell'analogia o del tipo è anteriore
526), da al De vera
Gghzíhno (C. 1 D. XXI; C. 1 D. XXV. Friedberg, et faîsa poenit.
col. 67
e 89s) da PIER Loxín.ipno (Sent., ]ib. IV, d. 24, 11). Caso di Lazzaro: Gesù lo risuscita, ma gli si devono
44 Cfr. A. M. LA Boîmúnoítgh, L'Ep. aux Hébreux togliere le fasce. Cfr. già ORIGENE, Com. ín. Joarì.,
daw: 28
l'oetwre de S. Augusíin, in Resì. des tudes augustìn., (P.G., 14, 693); S. AMBROGIO, En. in Ps. 1, 55
(P.L., 14,
3(1957)137-162; Les livres de Samuel et des 951); De poenit., 2, 7 (16, 5)1); S. AGOSTINO,Sermo,
Roi.'ì..., ibid.. 67, 12
2(195ó)335-363); S. Auzustin et Í!!S Libri Regnorum, (38, 434); 98, 6 (594); In Joaíî. tr. XLIX,
dia
in Stu il secolo XII, le stesse note di sopra.
24 (35. 1756); per
Patristica, Berlino, 1957, t. I, p. 375-388.
158 LA TRADIZIONE E LE TRADIZIONI I PADRI E LA CHIE'3A ANTICA 159

glì apostoli, in maniera sintetica, con certi impre- fino a luì, è insomma il Dio dell'Alleanza e della
visti accostamenti di testi, a cuì non avrebbe pen- Salvezza, il Dio dell'Incarnazione. Da un capo al-
sato un'esegesi puramente scientifica ; però questi l'altro si tratta per i Padri della manifestazione
accostamenti, che troviamo anche nelia liturgia, di questa Realtà. Quando W. Schweitzer vede la
spesso chiariscono il punto in questione in modo lettura cristologica della Rivelazione nei cattolici
notevole e dischiudono profondi orizzonti alla con- dominata dall'idea dell'unità di Cristo e della
templazione della fede che cerca di capire l'opera Chiesa, è nel vèro e tocca un punto essenziale '.
di Dio. Avrebbe potuto dire la stessa cosa dei Padri e
Newman capito tutto questo : l'ha mes-
ha ben della liturgia, cioè della tradizione.
so in rapporto con quel che alcuni chiamerebbero Non neghiamo che i Padri hanno portato qui
il platonismo o l'alessandrinismo dei Padri, ma un certo spirito esemplare e anche essenzialista
che potrebbe essere, più profondamente, che ha un po' velato
il loro ai loro occhi la piena stori-
senso molto ìíblico del mistero della Rìvelazione. cìtà della Scrittura e della Chiesa. Per noi, un
Scriveva : testo ha una data, un signìficato, è urìa testimo-
«( Noi facciamo più di essi assegnanzento suì nianza su un fatto ugualmente localizzato e da-
passi precisi della Scrittura, stt ciò che si chia- tato ; noi cerchiamo la verità nel testo e nel fatto,
mano comuneînente testi: e 1à sopra costruiamo e questa verità è storica. Noi per esempio pen-
dei sistemi. Essi riconoscevano piuttosto wa certa siamo che la Chiesa è stata fondata, che i sacra-
verità yzascosta ne1l'insieme deL testo sacro e che menti, come quello per esempio dell'Ordine, sono
ªsi manifesta più o meno in ogni testo. Per noi stati istituiti in quel determinato momento. I
la 1ettera deua Scríttura è il fondamento, Padri - e per lungo tempo il medioevo
nîentre - non si
per essi era l'organo deìla verità... »'. interessavano tanto di questo rapporto storico di
Si tratti della Chies,a, dei sacramenti, della san- genesi quanto del rapporto di esemplarità di que-
tità, della Scrittura - realtà che appartengono sta parte visibile dei « misteri »» con la loro parte
insieme alla categoria dei «( misteri »>, - i Padri invisibile, celeste. La materialità storica delle ap-
pensano in termini di Manifestaziorîi delle cose ce- parizioni del mistero aveva per essi meno impor-
lesti : per loro si tratta di (( fanie )> di Dio e della tanza della sua omogeneità con le reaItà celesti.
sua Sapienza. Il Dio che sì manifesta Per noi un
cosl è il testo di Isaia, per esempio, era lette-
Dio condiscendente, chino verso di noi per elevarci rariamente ispirato per dire alcune cose agli Israe-

'l Prospects oj the Anglican Church, 1339, c'ìtato


H. B«suo»n, Nevvman, Parìgì, 1905, t. I, p. XXIX. 41 Schyijt und Dogmaìn der Oekumene..., (Atersloh,
1953, p. 37-47.
]60 LA afflADlZIONE E LE TRADIZIONI

]iti del secolo VIII a. C. ; in seguito, quel che dice


ha eventualmente un senso tipologico. Per i Padri,
l'ispirazione, anche letterarìa, ìnteressava un con-
lenuto sopratemporale, soprastorico, la cui ve-
rità doveva soprattutto prendersi dal suo valore
di manifestazione del mistero celeste: il testo APPENDICE /'ìL CAPITOLO N, D, nn. 7 e 40
poteva benissimo, e anche direttamente, svelare
la verità d'una realtà cristiana 'ª.
Il principio di ogni superamento della tempo-
Ecco un breve florilegio di testi patristici nci
ralità, della spazìalità, della mojteplicità e della qua]i è espressa l'idea che l'Antico Testamento di
differenziazione degli spiriti è sempre, nella teo- ce relazione non solo a Cristo - questo è abba
logia cristiana, lo Spirito Santo; e questa è, in stanza noto e le testiìnonianze sono numerose -
effetti, la sua proprietà caratteristica. Abbondano rrîa a Cristo e alla Chiesa, cioè al mistero cristia-
le testimonianze che gli attribuiscono questa at- no. Per l'Apoc. di saìî Giovaìmi, cfr. J. Cuvínìpn,
tualizzazione citato in sezione D, nota 4.
dei « mìsteri )» e della loro ìntellì-
Per testimonianza di Anastasio Sinaitico, Pa-
genza, nella storia della Chiesa. Ne troveremo un pia e i primi esegeti cristiani interpretavano tut-
certo numero nell'Exctuªsus B. ia l'opera deì sei giorni nel senso di Cristo e del-
la Chiesa, alla quale riferivano in particolare quel-
lo che è detto del Paradiso (cfr. FUNK-BIHlMEYER,
Die apostolischen Vàter, Tubinga, 1924, t. I, p. 137-
138, Papiasfragmente 6 e 7). S. IRENEO vede la
Cl'ìiesa raffigurata dovunque nell'untico Testamen-
to (cfr. Adv. 7îaer., IV, 22, 2 (P.G., 7, 1047 B) ; 32, 2
(1071 B); 34, 2 (1084 B) ecc. S. Ippolito di Roma
"" Similmente, gli uomini del medioevo erano soddi-
applica a Cristo e alla Chiesa le promesse fatte
sfatti quando avevano collegato un fatto - un fatto
letterario ai patriarchi (cfr. IPPOLITO DI ROMA, Sulle bene-
per esempio - non ai suoi antecedenti o al
suo contesto storico, ma a ragioni in sé, d'ordine ideolo- dizioni di Isacco, di (Àacobbe e di ìl4osè, P.O.,
gico, non temporale, a un'armonia di motivi d'ordine XXVII, 1/2 (1954), trad. fì-anc., e note di M. BRIÈRE,
astratto. S. Tommaso sotto questo aspetto è sul displu- L. Mh«xhs, B. CH. MERCIER). Per ORIGENE, la Clìiesa
vio d'un mondo moderno e d'un mondo antico. Egli è è considerata, Cristo, nel senso
COl] spirituale della
un meraviglioso esegeta di san Paolo e di san Giovanni; Scrittura (cfr. H. DE LUBAC, Histoire et Esprit.
ma è proprio con la sua mentalìtà dì antìco che propone, L'iìîtelligence de rcriture d'après Origèrze (Théo-
per esempio, una concatenazione tra le lettere di sap
Paolo nella logie, 16), Parigi, 1950, p. 175s). I Padri interpre-
quale non si preoccupa a[fatto della crono-
logia, oppure tano sempre così l'A. T. : cfr. J. Dhuíút.ou, Sacra-
un pìano delle Lamentazioni di Geremia.
Potremmo addurre centinaia di esempì. mentum fuutri..., Parigi, 1950.
In Occidente, S. Iu«ío usa la stessa esegcsi

1l - La tradlzlone le tradlzionl.

F. LE TBADIZIONI
162 LA rn.«nìzìonu 1 PADRI E LA CHIES.A ANTíCA 1&l

Ps. 14; P.L., 9, 302); lo stesso fa


(per es., In
per es. In Ps., 118, sermo 5, 22-23
S. AMBROGIO,
(P.L., 15, 1258) (J. RINNA, Die Kirche als Corpus
mysticwn beim Hl. Ambrosíus, Roma,
C7'ìristi
í940), e BACHIARIO nella sua Professio -fidei, 6
scrive : « Qui tamen sensus (spiritualis) ad typum
Christi Ec.clesiaeque pertineat... )) (P.L., 20, 1033).
S. Acos'ríuo a farne grande uso e a
Ma è stato
darci la teoria piîi sviluppata dell'interpretazione
de Christo et de Ecclesia. I testi
scritturistica
sono numerosi: '
De Cat. Rudibus, c. 3, n. 6 (P.L., 40, 313):
enim ob aliud ante adventum Domini
(( Neque
omnia quae in sanctis Scripturis ]e-
scripta sunt
ut illius commendaretur adventus, et
gimus, nisi
Ecclesia, id est populus Dei
futura presignaretur
per omnes gentes, quod est corpus eius ? )) ; C. 19,
<í In his tamen omnibus mysteria spi-
n. 33 (335):
sìgnificabantur, quae ad Cbristum et Ec-
ritualia
clesiam pertinerent? )).

Faustum, XXI, 94 (42, 463): íì Christum


Contra
sonant haec omnia, caput illud quod iam
igitur
in coelum, et hoc corpus eius quod usque
as,::endit
in finem laborat in terra )).

Epist., 105, 4, 14-15 (33, 401-403): (( ín Scripturis


Christum, ìn Scripturis discimus Eccle-
discimus
». Agestìno lo dimostra riprendendo un certo
siam
di testi familiari al kerigma apostolico o
numero
alle liste di Tesíimonia. Similmente ppist., 185, De
correptione Donatistarum, c. 1, n. 2-3 (793).

E??. iìì Ps., 30, en. II, sermo, 2, 8 e 9 (36, 244):


« Caepit Spiritus Dei, caepit Deus ab Abraham
velle Ecclesiam... Christum figurate
praedicare
aperte praedicavit... )) ; Ps.,
praedicabat. Ecclesiam
79,1 (36, 1021): (( Totum omnium Scripturarum
et Ecclesia... « Ps., 84,4 (37,
mysterium Christus
l070).
rîon videntur, c. 3-4 (40,
De fide reruìan quae
3.
164 LA TRADIZIONE E LE TRADIZlONI

IL MEDIOEVO
tengono allo stesso contesto letterario. Però hanno
sempre davanti agli occhi rx REALTÀcristiana, e
dunque anche ecclesiologica. Nei riguardi di que-
sta realtà cristiana, il raccostamento di questî
testi spesso è illuminante e profondo. La loro
esegesi è veramente quella della tradizione.

A) IN OCCIDENTE I

l. Biblismo ínnato del medioevo.

Il medioevo si estende dalla fine dell'età pa-


tristica - che possiamo datare, in Occidente, con
la morte di S. Gregorio (604) e di S. Isidoro (636) ;
in Oriente, con quella di san Giovanni Damasceno
(v. 749) - fino allo scoppio della Rifoîma (1517).
Esso vive nella Bibbia e per la Bibbia. Ritiene che
il libro della Scrittura può leggersi grazie al libro
del mondo e al libro dell'anima, ma più ancora
ritiene che solo il libro della Scrittura permette

I ' Per
Schriftprinzip
tutta la questione: cfr. FR. KROPATSCHECK, Das
der lutheriscJîen Kirche... I. Die Vorgeschich-
te. Das Erbe des Mtttelalters,
Lipsia, 1904; J. BEUMER,
Das kathoîische Schriftprinzip in der theologischen Lite-
ratur der Scholastìk bis zur Reformation, in SchoL, 16
(1941)24-52; P. DE VOOGHT, Les sources de la doctríne chré-
tierme d'après les théologiens du XIV sUcle et dîì début
du XV siède, Parigi, 1954; G. H. TAVARD, Holy Wrít or
Ho{y Church..., Londra, 1959, p. 12-66; Y. M. J. CONGAR,
i Tradítio und Sacra Doctrina bei Thonîas v. Aquin, in
Kirche und Ueberliefertmg. Festgabe J. R. Geiselmann,
ed. da H. Fnrps e J. BETZ, Friburgo, 1960. p. 170-210.