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STOICORUM VETERUM FRAGMENTA

FRAMMENTI DI SESTO EMPIRICO

SVF Libro I

LOGICA

§ 1.Struttura della conoscenza: rappresentazione, sensazione, criterio di verità


 Frammenti n. 52-73

SVF I, 58
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 236. Qualora Zenone affermi che la rappresentazione è un’impronta
nell’animo, bisogna intendere [per ‘animo’ non tutto l’animo, ma quella sua parte … chiamata ‘egemonico’].

[2] VII, 230. <Crisippo> dunque sottintende che Zenone usi il termine ‘impronta’ nel senso di ‘alterazione’.

SVF I, 59
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 248. […] Rappresentazione catalettica è quella rappresentazione che nasce
da un oggetto esistente, che è stata ben ricalcata e sigillata in conformità all’esistente stesso ed è quale non
potrebbe nascere da un oggetto inesistente.

SVF I, 63
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VIII, 355. Epicuro disse che ogni oggetto sensibilmente percepito è saldamente
esistente, mentre lo stoico Zenone utilizzava la diairesi […]

SVF I, 64
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 373. [Cleante aveva affermato che la ‘rappresentazione’ è un’impronta fatta
di rientranze e di sporgenze]. Ma se è così <dice Crisippo>, allora è abolita la memoria in quanto
tesaurizzazione di rappresentazioni [ed è anche abolita ogni arte].

SVF I, 67
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. L’opinione è l’assenso debole e fallace.

SVF I, 68
[4] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. La scienza è apprensione sicura, salda e inamovibile ad opera di un
ragionamento.

SVF I, 69
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 151. La scienza, l’opinione e l’apprensione, la quale è posizionata nella
terra di confine tra le due […] l’apprensione sta frammezzo a queste.
[3] VII, 153 Arcesilao, […] il quale mostra che l’apprensione non è affatto un criterio di verità che stia
frammezzo alla scienza e all’opinione.

SVF I, 73
[4] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ II, 10. Pertanto ogni arte è un insieme formato da apprensioni allenate e che
prendono riferimento da un fine profittevole alla vita.
[5] Sesto Empirico (vari altri luoghi). Gli Stoici definiscono l’arte in questo modo: l’arte è un insieme inerente
all’animo e formato da apprensioni allenate, eccetera.

§ 2. Retorica 
 Frammenti n. 74-84

SVF I, 75
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ II, 7. Onde anche Zenone di Cizio, quando gli fu chiesto in che cosa si differenzi la
dialettica dalla retorica, racchiuse la mano e poi di nuovo la dispiegò dicendo: “A questo”. Con la chiusura
della mano, infatti, egli dava una forma al peculiare carattere atticciato e conciso della dialettica, mentre
con il suo dispiegamento e la distensione delle dita alludeva all’ampiezza della facoltà retorica.

Fisica II

Il cosmo

Il cosmo è uno - Il cosmo è generato e destinato alla morte - Il cosmo occupa un solo spazio - Il cosmo è fatto
di quattro elementi - La conflagrazione universale e la palingenesi - Il cosmo è un animale sapiente 
Frammenti n. 97-114

SVF I, 110
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 107. Quello che <Platone> pubblicò è potenzialmente lo stesso discorso di
Zenone. Giacché anche Zenone dice che l’universo è opera bellissima condotta a perfezione secondo natura;
ed anche, secondo ogni verosimiglianza, creatura vivente animata, cognitiva, razionale.

SVF I, 111
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 104. E Zenone di nuovo dice: “Se ciò ch’è razionale è migliore di ciò ch’è non
razionale; nulla è migliore del cosmo; dunque il cosmo è razionale”. E altrettanto dicasi di ciò che partecipa di
cognitività e di animalità. “Giacché ciò ch’è cognitivo è migliore di ciò ch’è non cognitivo; e ciò ch’è animato
è migliore di ciò ch’è inanimato; nulla è migliore del cosmo; dunque il cosmo è cognitivo ed animato”.

SVF I, 113
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 110. Prendendone spunto da Senofonte, Zenone di Cizio argomenta
interrogativamente così: “Il seme di una creatura razionale ceduto all’esterno è anch’esso razionale; il cosmo
cede all’esterno un seme di natura razionale; dunque il cosmo è razionale”. E la sua esistenza è inclusa in
esso.

SVF I, 114
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 85. Ma la natura che include in sé anche le nature razionali è anch’essa
senz’altro razionale, giacché non può l’intero essere peggiore della parte.
  

Fisica VI.

Teologia

Gli dei esistono - L’etere è il sommo dio - Dio è uno e insieme tanti dei - La natura e la Prònoia - La mantica -
Il destino
Frammenti n. 152-177

SVF I, 152
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 133. Zenone soleva prospettare questo ragionamento: “Ragionevolmente si
onorerebbero gli dei; ma quelli che sono non dei si onorerebbero irragionevolmente; dunque gli dei esistono”.

SVF I, 159
[3] Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 218. Gli Stoici <dicono che la divinità è> uno pneuma pervasivo anche
delle cose schifose e fetide.

Ethica

§ 1.Sul sommo bene

Quale sia il sommo bene 


Frammenti n. 179-184

SVF I, 184
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 30. E la felicità, come esplicitarono i seguaci di Zenone, di Cleante e di
Crisippo, è il sereno fluire dell’esistenza.

Le aberrazioni sono pari


Frammento n. 224
SVF I, 224
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 422. Prendendo impulso da qui, i seguaci di Zenone insegnavano che tutte
le aberrazioni sono pari.

L’amore per i ragazzi 


Frammenti n. 247-249

SVF I, 249
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 200. E cosa vi è di stupefacente in ciò, laddove anche i filosofi Cinici e i
seguaci di Zenone di Cizio, di Cleante e di Crisippo affermano che questo (cioè l’omosessualità maschile) è un
‘indifferente’?
Frammenti sul Cinismo 
Frammenti n. 250-257

SVF I, 250
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 245. Per esempio, il loro scolarca Zenone nelle ‘Diatribe’, circa
l’educazione dei ragazzi dice altre cose simili a queste che seguono: “Metterlo tra le cosce a ragazzi o non
ragazzi, a femmine o maschi è né più né meno lo stesso. Giacché si fanno ai ragazzi o ai non ragazzi, alle
femmine o ai maschi cose non diverse, ma le stesse identiche cose che si confanno e che sono confacenti”.
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 190. E circa l’educazione dei ragazzi, nelle ‘Diatribe’ lo scolarca Zenone
entra in particolari di questo genere (seguono le parole del frammento precedente).

SVF I, 251
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 190. E poi di nuovo. “L’hai messo tra le cosce del tuo amato?” “Io no” “E non
smaniavi forse di metterlo?” “Tantissimo” “Smaniavi che egli si prestasse a te ma hai avuto paura di
intimarglielo?” “Per Zeus!” “Ma glielo intimasti?” “Assolutamente si” “E però lui non ti ha fatto il servizio?”
“Ecco, no”.

SVF I, 255
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 206. Zenone non rifiuta la masturbazione, che per noi è invece una pratica
deprecabile.

SVF I, 256
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 246. Circa il sacrosanto rispetto verso i genitori, lo stesso uomo <ossia
Zenone> afferma che nella vicenda di Giocasta e di Edipo non sarebbe da considerarsi una cosa terribile il
massaggiare la propria madre. Se, infatti, Edipo avesse massaggiato con le mani Giocasta, poiché ella s’era
indebolita in qualche altra parte del corpo, e ciò le fosse stato di giovamento, nulla di vergognoso avrebbe
commesso. Se invece Edipo, massaggiando altre parti del corpo di sua madre, la allieta poiché ne fa cessare le
doglianze e ne fa nascere figli di razza, allora questo è ritenuto vergognoso.
[2] ‘Adv. Math.’ XI, 191. Zenone, dopo avere proposto ed investigato la vicenda di Giocasta e di Edipo,
afferma che non vi era nulla di terribile nel massaggiare la madre. Infatti, se Edipo le avesse recato
giovamento massaggiandole con le mani il corpo che si era indebolito, nulla di vergognoso avrebbe commesso.
Se invece egli la massaggia con un’altra parte di sé, grazie alla quale trova che ne fa cessare le doglianze
facendone pure nascere dei figli di razza, cosa vi sarebbe in ciò di vergognoso? 
[3] ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 205. Ma anche Zenone di Cizio afferma che non è assurdo massaggiare il sesso della
madre con il proprio sesso, appunto come nessuno direbbe che è vizioso massaggiare con la mano un'altra
parte del suo corpo.

I DISCEPOLI DI ZENONE

1. Aristone di Chio (320-250 aC.)

§ 1.La vita
Frammenti n. 333-350

SVF I, 344
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ I, 234. Perciò Aristone diceva di Arcesilao:

‘Davanti Platone, dietro Pirrone e in mezzo Diodoro’

giacché egli sfruttava la dialettica di Diodoro, ma visto di faccia appariva un Platonico.

§ 2. Massime 
Frammenti n. 351-403

SVF I, 356
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 12. Aristone di Chio non soltanto, come si dice, deplorava lo studio teorico
della Fisica e della Logica in quanto futile e nocivo per coloro che fanno vita filosofica; ma anche nell’ambito
dell’Etica circoscriveva insieme alcuni campi, come il parenetico e l’ammonitorio. Egli diceva che questi due
campi potrebbero ricadere nell’interesse di balie e di pedagoghi, mentre per vivere beatamente basta il
ragionamento che ci fa imparentare con la virtù, che ci fa estraniare dal vizio e che ci fa inveire contro le cose
che stanno frammezzo a queste due, e per le quali i più vanno in palpitazione e si rendono infelici.

SVF I, 361
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 63. Aristone di Chio affermava che la salute, e tutto ciò che le è similare, non
è un indifferente promosso. Infatti, dire che essa è un indifferente promosso equivale ad essere del parere che
essa è un bene, e quindi in pratica a ridurre la differenza ad una questione di nomi. Tra le cose indifferenti
che stanno frammezzo alla virtù e al vizio non vi è, in generale, divario alcuno; né alcune sono per natura
promosse ed altre invece ricusate, ma a seconda delle differenti circostanze del momento, né quelle che si
dice siano state promosse diventano in ogni caso promosse, né quelle che si dice siano state ricusate
continuano ad essere necessariamente ricusate. Infatti, se fosse imposto che tutti gli individui in salute si
mettessero al servizio di un tiranno e, a causa di ciò, fossero poi levati di mezzo; e invece i malati, essendo
per questo esentati dal servizio al tiranno, scampassero contemporaneamente all’eliminazione fisica; ebbene
il sapiente, in questo momento preciso, sceglierebbe piuttosto di ammalarsi che di restare in salute. In questo
modo è chiaro che né la salute è in ogni caso un indifferente promosso, né la malattia è in ogni caso un
indifferente ricusato. Pertanto, come nel caso della scrittura dei nomi noi preordiniamo una volta in un modo
e un’altra in un altro i caratteri dell’alfabeto e li giustapponiamo a seconda delle differenti circostanze,
usando così quale capolettera la ‘Delta’ quando scriviamo il nome ‘Dione’, la ‘Iota’ quando scriviamo il nome
‘Ione’ e la ‘Omega’ quando scriviamo il nome ‘Orione’, senza che sia per natura predeterminato che alcune
lettere vadano scritte prima delle altre, ed è invece il momento preciso della scrittura a costringerci a fare
ciò; così nelle faccende che stanno frammezzo alla virtù e al vizio non vi è una predeterminazione naturale di
indifferenti promossi o ricusati invece di altri, ma ciò avviene piuttosto a seconda delle circostanze.

Frammenti di Logica e di Retorica

§ 2. Sulla vista
Frammento n. 484

SVF I, 484
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ VII, 228. Secondo loro la rappresentazione è un’impronta nell’animo. Ma su di essa
<gli Stoici> ben presto si dispararono. Infatti Cleante intese ‘l’impronta’ fatta di rientranze e di sporgenze,
com’è l’impronta fatta dagli anelli nella cera.
[2] VII, 372. Se infatti la rappresentazione è un’impronta nell’animo, o si tratta di un’impronta fatta di
sporgenze e di rientranze, come legittimano i seguaci di Cleante; oppure essa nasce per mera alterazione.
[3] VIII, 400. Cleante intese per ‘impronta’ principalmente quella che si capisce constare di rientranze e di
sporgenze.
[4] ‘Pyrrh. Hypot.’ II, 70. Ora, poiché l’animo e l’egemonico sono pneuma oppure, come essi dicono, qualcosa
di ancor più sottile dello pneuma; sarà impossibile divisare l’impronta in esso come qualcosa che consta di
rientranze e di sporgenze, come vediamo nel caso dei sigilli, o come la miracolosa ‘trasformazione alterativa’
della quale essi parlano.

§ 6. La natura degli dei


Frammenti n. 528-547

SVF I, 529
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ IX, 88. Cleante usava argomentare interrogativamente in questo modo. Se esiste
una natura migliore di un’altra, allora potrebbe esistere una natura migliore di tutte le altre. Se esiste un
animo migliore di un altro, allora potrebbe esistere un animo migliore di tutti gli altri. E pertanto se esiste un
animale migliore di un altro, allora potrebbe esistere un animale più eccellente di tutti. Le cose di questo
genere, infatti, sono per natura tali da non ricadere nell’ambito di serie infinite. Dunque né la natura, né
l’animo, né l’animale potrebbero migliorare all’infinito. Però esiste un animale migliore di un altro: per
esempio, un cavallo è migliore di, tanto per dire, una tartaruga; un toro di un asino, un leone di un toro. E
l’uomo a sua volta soverchia per eccellenza quasi tutti gli animali terrestri quanto a disposizione fisica e
d’animo. Pertanto l’uomo potrebbe essere l’animale più eccellente e migliore di tutti. Eppure l’uomo può
anche essere un animale nient’affatto eccellente, come quando procede nel vizio e passa tutto, o almeno la
maggior parte del suo tempo, in esso (e se mai raggiunge la virtù, la raggiunge tardi e al ponente della vita);
un animale caduco, debole, bisognoso di miriadi di soccorsi quali cibo, ricoveri, e di varie altre cure per il
corpo. Corpo il quale ci sta sopra al modo di un crudele tiranno che richiede il tributo giornaliero e che
minaccia malattie e morte se noi non procurassimo di lavarlo, ungerlo, vestirlo e cibarlo. Sicché l’uomo non è
un animale perfetto ma imperfetto, anzi molto lontano dalla perfezione. Dunque se l’animale perfetto e
migliore di tutti esistesse, esso sarebbe migliore dell’uomo, completamente ricolmo di tutte le virtù e non
suscettibile di un qualunque vizio. Ma questo non differirà da dio, anzi è dio.

Frammenti di Etica

§ 1. Il sommo bene
Frammenti n. 552-556
SVF I, 554
[2] Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 30. E la felicità, come esplicitarono i seguaci di Cleante, è il sereno fluire
dell’esistenza.

§ 5. Le passioni
Frammenti n. 570-575

SVF I, 574
Sesto Empirico ‘Adv. Math.’ XI, 74. Cleante nega che il piacere della carne sia secondo natura, al modo che
non è secondo natura una spazzola, e che esso abbia valore nella vita.

§ 7.Il dovere
Frammenti n. 578-586

SVF I, 585
Sesto Empirico ‘Pyrrh. Hypot.’ III, 199-200. Presso di noi è turpe, e per di più è ritenuta illegale,
l’omosessualità maschile. Presso i Germani, invece, si dice che sia una pratica non turpe […] Cosa vi è di
stupefacente in ciò, laddove anche i Cinici e i seguaci di Zenone di Cizio, di Cleante e di Crisippo affermano
che questa pratica è un ‘indifferente’?