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ACCIAI DA BONIFICA PER RUOTE DENTATE

INTRODUZIONE

Tralasciando di sviluppare interamente la tematica generale degli acciai da bonifica, ci si


limita ai richiami utili per la loro scelta per la produzione di ruote dentate. Si desiderano, a
costi contenuti, le seguenti proprietà:

1. limite elastico medio-alto (dell'ordine di 600-1200 MPa)


2. elevata resistenza a fatica per flessione
3. alta tenacità e resistenza agli urti.

Tali caratteristiche si ottengono sottoponendo l'acciaio a bonifica, dove il rinvenimento è


solitamente condotto a 600°C per 1-2 h. Si può giocare sulla temperatura di rinvenimento
per modulare le proprietà: si può rinvenire a 550°C se si vuol alzare il limite elastico e la
resistenza a fatica, ammettendo un abbassamento della tenacità e resistenza agli urti
(fragilità da rinvenimento); viceversa, se sono queste ultime le caratteristiche che si
vogliono innalzare, si condurrà il rinvenimento a 650°C, sacrificando un poco il limite
elastico e la resistenza a fatica.

Gli elementi chimici presenti nell'acciaio, e la loro rispettiva funzione, sono i seguenti:

 %C=0.30.6 ha la funzione di conferire durezza alla martensite, ma abbassa la


tenacità dell'acciaio
 %Si0.3, è fisiologico, normalmente deriva dalle pratiche di disossidazione
(calmaggio) del metallo dopo l'affinazione
 se %Mn0.4, è fisiologico e viene dal minerale o è introdotto durante la
disossidazione; nella maggior parte dei casi %Mn=0.40.8, anche se si può arrivare
fino ad un massimo del 2; viene introdotto oltre lo 0.4% quando si vuole sfruttare la
sua capacità di aumentare la temprabilità dell'acciaio a costi bassi
 %Cr massimo 3, favorisce la temprabilità dell'acciaio e tende a limitare il
decadimento delle caratteristiche resistenziali durante il rinvenimento perchè,
formando carburi molto stabili, ne rallenta l'accrescimento e la coalescenza durante
la sua permanenza a 600°C; il Cr conferisce anche un aumento della resistenza
alla corrosione; negli acciai da bonifica legati è quasi sempre presente
 %Ni massimo 4%, favorisce la temprabilità e conferisce grande tenacità all'acciaio;
nonostante il suo costo, il suo uso è imperativo nei casi in cui la tenacità sia un
fattore fondamentale in esercizio
 %Mo massimo 0,8%; favorisce la temprabilità ed è capace di ridurre molto o
eliminare i fenomeni di fragilità da rinvenimento
 %V massimo 0.2 e non è presente in modo frequente; possiede una capacità di
formare carburi tipo VC molto stabili, che resistono alla dissoluzione durante
l'austenitizzazione, e quindi impediscono l'ingrossamento del grano austenitico;
inoltre, se si conduce l'austenitizzazione in modo completo, cioè con totale
dissoluzione dei carburi, la sua stessa forte affinità con il C provoca la
precipitazione dei carburi VC durante il rinvenimento, dando luogo a quella che è
chiamata durezza secondaria.

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Vi sono acciai al carbonio, che hanno basse temprabilità, e quindi sono adatti per produrre
ruote dentate di piccole dimensioni e per le quali la tenacità e la resistenza agli urti non è
un fattore fondamentale, che possono quindi raggiungere un'adeguata profondità di
tempra con spegnimento generalmente effettuato in acqua anche senza la presenza di
elementi leganti. Gli acciai legati (debolmente, cioè nessuno degli elementi introdotti
raggiunge o supera la percentuale del 5%) hanno un contenuto di elementi leganti
dell'ordine del 3%. Essi sono aggiunti per conferire temprabilità, in modo da avere
penetrazione della trasformazione martensitica durante la tempra fino a grandi profondità.
Nella Tabella 1 sono riportate le caratteristiche principali di alcuni degli acciai da bonifica
secondo la norma UNI EN 10083. Nella Tabella 1 non è specificata la percentuale delle
impurezze P e S. A tale riguardo, nella citata norma UNI EN 10083 la pencentuale
massima ammessa di P è sempre 0,035 per tutti gli acciai; per quanto riguarda lo S, che
induce la presenza d'inclusioni non metalliche come solfuri, vi sono tre grandi gruppi di
acciai:

1. gli acciai da bonifica al C, ognuno dei quali (ad esempio C40) presenta la variante E
(C40E), in cui la percentuale di S è al massimo 0,035; nella variante R (C40R) la
percentuale di S è invece compresa fra 0,02 e 0,04;
2. gli acciai da bonifica legati (salvo un sottoinsieme speciale), ognuno dei quali (ad
esempio 41Cr4) presenta la variante senza aggiunte di lettere (41Cr4), in cui la
percentuale di S è al massimo 0,035; nella variante S (41CrS4) la percentuale di S
è invece compresa fra 0,02 e 0,04;
3. gli acciai (un po' più) legati 50CrMo4, 36CrNiMo4, 34CrNiMo6, 30CrNiMo6,
36NiCrMo16 e 51CrV4 per i quali entrambe le percentuali di S e P sono al massimo
0,035.

Tabella 1: selezione di acciai da bonifica dalla norma UNI EN 10083 (da W. Nicodemi,
Acciai e Leghe Non Ferrose, Zanichelli, 2000).

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TEMPRABILITA' DEGLI ACCIAI DA BONIFICA

La temprabilità degli acciai descrive essenzialmente la capacità del metallo di trasformarsi


in martensite a distanze via via crescenti dalla superficie temprata. Assumento per ben
noti i concetti relativi agli aspetti tecnologici del trattamento di tempra, si ricorda che il
diametro critico ideale di tempra (D ci) è il diametro della barra cilindrica che prende tempra
fino a cuore, cioè sarà costituita a cuore da almeno il 50% di martensite con una tempra
ideale, che è quella che è capace di portare istantaneamente la superficie della barra alla
temperatura del bagno di spegnimento e di mantenerla per tutta la durata del trattamento.
E' chiaro che si tratta di una situazione ideale. Si ricorda che il diametro critico ideale
dipende dalla composizione chimica dell'acciaio e dal diametro del grano austenitico che
si raggiunge durante l'austenitizzazione. Definiti quindi:

Dci = diametro critico ideale di tempra per l'acciaio in esame


Dc = diametro critico ideale di tempra per un acciaio con la percentuale di C pari a quella in
esame, ma privo di elementi leganti (in pratica una lega binaria Fe-C)
n = numero di grani di austenite al pollice quadrato visti ad un microscopio ad un
ingrandimento di 100X
N = dimensione del grano ASTM

n=2N-1

fi = fattore moltiplicativo del diametro critico ideale che tiene conto della temprabilità
conferita dagli elementi leganti iesimi (nell'ordine di efficacia Mo, Mn, Cr, Ni, Si)

Dic = DcfMofMnfCrfNifSi
dove i singoli fattori si trovano tabellati nelle varie normative e qui sono riprodotti nella
sottostante Figura 1.

Figura 1: effetti della composizione chimica e della grandezza del grano austenitico sulla
temprabilità di un acciaio.

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Il diametro critico ideale permette, scegliendo il mezzo temprante reale e la geometria del
pezzo effettivo da trattare, di calcolare la profondità di tempra dei componenti. Per questo
si fa ricorso a tabelle e diagrammi riportati nelle normative e nella letteratura tecnica
attinente. In questa sede giova solo ricordare quali fattori influiscono sulla temprabilità e
collegarli con le curve CCT di ciascun acciaio. Come si vede sopra, all'aumentare delle
percentuali di C e degli elementi leganti aumenta la temprabilità perchè aumenta il
diametro critico ideale, il che si ribalta nel fatto che le curve CCT si spostano
progressivamente verso destra, cioè le trasformazioni avvengono dopo tempi
d'incubazione più lunghi. Ciò permette di ottenere martensite con raffreddamenti più lenti
o, visto sui diagrammi delle curve CCT, con curve di raffreddamento più prolungate, che
incrociano la retta di martensite start prima della curva di trasformazione dell'austenite in
una fase diversa, Nelle sottostanti Figure 2-5 sono riportati alcuni esempi di curve CCT
dove è evidente lo spostamento delle curve di trasformazione per tempi più lunghi al
crescere del contenuto di elementi leganti.

TENSIONI RESIDUE E INCRUDIMENTO SUPERFICIALE

Poichè i denti delle ruote dentate lavorano a fatica, specificamente a flessione se sono
scelti acciai da bonifica, determinante è lo stato di tensione residua superficiale. Alle
tensioni generate dai carichi esterni, si sommano le tensioni residue che, quindi, giocano
un ruolo molto importante. Sarebbe desiderabile che esse fossero di compressione,
almeno in superficie. Riassumendo quanto già discusso in altri capitoli sui trattamenti di
bonifica, si può affermare che:

1. nel caso degli acciai al solo C la temprabilità è bassa quindi, se la ruota dentata non
è troppo piccola, la trasformazione martensitica interesserà solo o soprattutto lo
strato corticale del componente; ne segue, dopo tempra, uno strato di tensione
residua di compressione in superficie e nella zona corticale, di trazione nel nucleo
del componente;
2. nel caso degli acciai legati la temprabilità è alta, quindi ci sarà penetrazione in
profondità dello strato martensitico, eventualmente anche fino a cuore; ne seguirà
uno stato di tensione residua di trazione in superficie, di compressione a cuore;
3. nel caso di componenti di piccole dimensioni o di mezzi tempranti molto energici
(salamoie ghiacciate, azoto liquido) si può avere tempra fino a cuore anche con
acciai poco temprabili; ne segue comunque uno strato di tensione residua di
trazione in superficie, di compressione nel nucleo del componente;
4. il rinvenimento attenua o annulla lo stato di tensioni residue, a seconda della
temperatura a cui viene effettuato e il tempo di durata del riscaldamento; nel
contempo decrescono durezza e caratteristiche tensili dell'acciaio, mentre
aumentano, al di sopra di 550°C, la resilienza e la tenacità a frattura.

Il rinvenimento conferisce le caratteristiche meccaniche desiderate all'acciaio, e nel


contempo altera le tensioni residue superficiali. Se queste sono di compressione, sono
favorevoli alla resistenza a fatica a flessione. Un eventuale rinvenimento effettuato per
recuperare resistenza agli urti attenuerebbe o annullerebbe il benefico effetto delle
tensioni residue superficiali di compressione. Nel caso di un acciaio molto temprabile, il
rinvenimento, oltre a permettere di recuperare tenacità, abbasserebbe le tensioni residue
di trazione in superficie, fin quasi ad annullarle, se il rinvenimento è condotto a 600-650°C.

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Si recupererebbe resistenza a fatica perchè si sono eliminate le tensioni residue di
trazione però, nel contempo, si perderebbe un po' di resistenza a fatica a causa
dell'abbassamento di durezza dovuto all'elevata temperatura. Quindi la scelta dell'acciaio
e del suo trattamento termico deve essere un bilanciamento di molti fattori per arrivare alle
caratteristiche ottime per le condizioni di esercizio richieste.

Figura 2: curva CCT di un acciaio C45. Figura 3: curva CCT di un acciaio 41Cr4.

Figura 4; curva CCT di un acciaio 51CrV4. Figura 5: curva CCT di un acciaio con
composizione chimica vicina al 36NiCrMo16.

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Per ovviare a certe situazioni in cui, mediante un acciaio da bonifica, si vogliono nel
contempo elevata temprabilità, elevata durezza e resistenza a farica, ma anche eccellente
resistenza agli urti, non resta che scegliere un acciaio molto temprabile, bonificarlo a valori
di tenacità elevati, e quindi con solo moderata resistenza a fatica. Per recuperare
quest'ultima è necessario incrudire la superficie e nel contempo conferirle uno stato di
tensioni residue di compressione. L'incrudimento va pari passo con la durezza, crea un
forte ostacolo al movimento delle dislocazioni e di conseguenza aumenta la resistenza a
fatica. Tecnologicamente ciò si attua applicando un trattamento di pallinatura.

Un tipico profilo di tensioni residue ottenuto mediante pallinatura è mostrato nella Figura 6
per l'acciaio 42CrMo4 bonificato con rinvenimento a 600°C per 1 h. Il vantaggio sulla
resistenza a fatica è evidente. Per rendere ancora più tangibile il vantaggio, si studia
quello che accadrebbe quando la ruota dentata venisse sollecitata molto intensamente a
flessione al punto che, con la geometria e le condizioni di lavoro imposte, gli stress in
superficie non scenderebbero al di sotto della resistenza a fatica a lungo termine (il
supposto limite di fatica). In sostanza, ci si trova nel ramo discendente della curva di
Wöhler, dove si è soliti applicare la legge di Basquin. A rapporto di carico nullo, cioè la
tipica situazione della flessione rotante:

a = semiampiezza dell'onda di stress


Nf = numero di volte in cui l'onda di stress passa per lo zero, 2N f è quindi il numero di cicli
'f = costante sperimentale ottenuta con regressione sulle coppie sperimentali (a,Nf)
b = esponente sperimentale ottenuta con regressione sulle coppie sperimentali (a,Nf)

Ora si può generalizzare la formulazione di Basquin seguendo Morrow, che ha introdotto il


valor medio dell'onda di stress e la tensione residua (che sono entrambe elastiche):

m = tensione media del ciclo di stress a fatica


r = tensione residua introdotta con i trattamenti termici o le lavorazioni meccaniche

Morrow ha formulato a secondo membro dell'equazione un parametro di danno a fatica,


che è l'opportuna combinazione fra tutte le tensioni, e la costante 'f (quest'ultima avente
anch'essa le dimensioni di una tensione). Il parametro di Morrow sostituisce la
semiampiezza dello stress nel confronto con la resistenza a fatica ad un numero di cicli
prefissato. In tal modo è possibile ottenere la mitigazione e lo spostamento del punto
pericoloso per la nucleazione di una cricca di fatica, che prima era sulla superficie,
smorzandone la nocività e spostandolo nella zona sub-superficiale. Ciò è esplicitato in
modo evidente nella Figura 7, dove il massimo del parametro del danno a fatica
diminuisce e si sposta nella zona sub-superficiale se vi sono delle tensioni residue di
compressione in superficie.

Si deve comunque concludere che la pallinatura comporta dei rischi. Nel caso degli acciai
da bonifica, il rischio più comune è il notevole peggioramento della rugosità. Infatti, dopo
tale trattamento si deve prescrivere una finitura superficiale.

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Figura 6: andamento delle tensioni residue Figura 7: parametro di danno a fatica
in funzione della distanza dalla superficie di nello stesso acciaio della Figura 6 quando
una ruota dentata in acciaio 42CrMo 4 sottoposto a pallinatura; in ascisse vi è
pallinata ( peening è una pallinatura più la distanza dalla superficie; essa si riferisce
intensa del normale). ad un componente assialsimmetrico, la
distanza dalla superficie è indicata come
frazione del raggio R del componente.

DISTORSIONE DI FORMA E TOLLERANZE DIMENSIONALI

Tutti gli acciai per ruote dentate subiscono una qualche distorsione geometrica durante i
trattamenti termici. Si possono ricordare i seguenti fattori che la provocano:

 trasformazione martensitica
 dilatazione e contrazione termica.

fra i quali la trasformazione martensitica è quello più importante nel caso degli acciai da
bonifica. In generale la distorsione porta fuori dalle tolleranze dimensionali, anche se non
sempre. Nel caso di ruote dentate costruite in acciaio da bonifica, le distorsioni dipendono
da:

1. composizione chimica dell'acciaio:


 all'aumentare della percentuale di C aumenta la distorsione indotta dalla
martensite, ma non perchè aumenti la differenza di densità fra austenite e
martensite, che anzi diminuisce leggermente, ma perchè aumenta la
profondità di tempra, e quindi l'aumento di volume complessivo
 gli elementi leganti aumentano ancora l'effetto
2. geometria delle ruote dentate
3. modo di contatto del componente caldo e fatto di austenite con il bagno temprante
freddo dove avviene la trasformazione martensitica.

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In letteratura si trovano talvolta dati fisici sulla dilatazione e contrazione dopo bonifica in
assegnate condizioni, e questi sono anche stati riportati e discussi in precedenti capitoli
del programma. Sulla base di tali dati che concernono la scelta dell'acciaio, della
geometria della ruota dentata e della condotta della tempra, è possibile per il progettista
calcolare in prima approssimazione le variazioni di volume e le distorsioni. In alcuni casi si
riesce ad imporre le quote in lavorazione in modo che si rimanga nelle tolleranze dopo il
trattamento termico. Diversamente, saranno necessarie operazioni di finitura, con i relativi
costi. E' in linea di principio possibile affrontare questi problemi e minimizzare i costi
scegliendo accuratamente l'acciaio.

PRESCRIZIONI DELLA NORMA ISO6336-5

Nella seguente Tabella 3 si sintetizzano indicazioni o prescrizioni della norma sull'acciaio


dopo la fabbricazione della ruota dentata. Si rimarca la crescente stringenza dei requisiti
nel passare dai gradi ML a MQ fino a ME.

Tabella 3: prescrizioni della norma ISO6336-5 per la scelta di acciai da bonifica e la


fabbricazione di ruote dentate.
Prescrizione ML MQ ME
analisi chimica - secondo norma secondo norma
durezza Brinell, durezza Brinell sulla
proprietà raccomandate prove superficie di tutti i
durezza Brinell
meccaniche meccaniche e di profondità componenti, prova di
di tempra trazione
acciaio calmato e acciaio calmato e
produzione acciaio - disossidato, H massimo disossidato, H massimo 2,5
2,5 ppm ppm
contenuto O - 25 ppm 25 ppm
inclusioni - vedere Tabella 4 nel testo vedere Tabella 4 nel testo
90% della microstruttura 90% della microstruttura
dimensioni del con grano pari a 5 o più con grano pari a 5 o più
-
grano austenitico fine, nessun grano più fine, nessun grano più
grande del grado 3 grande del grado 3
cricche superficiali non permesse,
non permesse, applicare non permesse, applicare
prima di eventuale applicare controlli
controlli non distruttivi controlli non distruttivi
pallinatura non distruttivi
temperatura minima di
rinvenimento 480°C;
microstruttura - -
martensite rinvenuta al
piede del dente

Una menzione particolare merita la questione della pulizia dell'acciaio, cioè della sua
popolazione inclusionale. Le norme di conteggio delle inclusioni più utilizzate sono le
ISO4967 oppure le ASTM E45. Per la ISO4967, che qui viene seguita, si fa riferimento al

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Metodo B, e si specifica che c'è un limite di accettabilità per la popolazione d'inclusioni. Si
esaminano metallografie senza attacco chimico, esplorando diverse zone secondo le
regole delle norme; ciascuna zona, usualmente osservata ad un ingrandimento di 100X,
ha un'area della superficie pari a 0,5 mm 2. Siccome le inclusioni possono essere allungate
(caso dei solfuri) oppure possono manifestarsi come gruppi allineati, la direzione di
deformazione del semilavorato (per esempio la direzione di laminazione) è importante,
quindi il piano metallografico la deve contenere.

Le norme classificano le inclusioni nelle seguenti 4 categorie: A-solfuri, B-ossidi tipo


allumina, C-silicati, D-ossidi globulari, e forniscono delle tavole con delle immagini tipo con
le quali confrontare ciò che si vede al microscopio. I tipi A e C sono abbastanza simili,
quindi è richiesta un'analisi metallografica più attenta, che le distingua dal colore, che è
grigio chiaro per i solfuri, mentre è nero per i silicati. La norma prevede anche il gruppo
DS, che descrive gli ossidi globulari singoli particolarmente grandi, con diametro maggiore
di 13 micrometri.

La norma ISO fornisce delle figure comparative, che vanno confrontate con le immagini
che si ottengono al microscopio nelle condizioni specificate. Per ogni campo visuale si
confronta e si registra il campo delle immagini comparative più simili. Alla fine la norma
ISO 6336 parte 5 specifica dei limiti massimi di accettabilità come popolazione
inclusionale, ma limitatamente agli acciai MQ e ME; nella Tabella 4 sono riportate le
prescrizioni della norma.

Tabella 4: limiti massimi per la popolazione inclusionale negli acciai da bonifica per le ruote
dentate secondo la norma ISO 6336-5.

CONDIZIONI DI APPLICAZIONE

Gli acciai da bonifica si usano per costruire ruote dentate a cui non è richiesta grandissima
durezza superficiale, tipicamente si rientra nell'intervallo 32-48 HRC. Per arrivare a
questo, una percentuale media di C deve essere indicata, inclusa nell'intervallo 0,3-0,6%,
dove l'estremo superiore si applica laddove sia richiesta maggiore durezza superficiale.

Dopo bonifica, la resistenza e la tenacità sono elevate nella maggior parte o in tutta la
sezione del dente, non solo in superficie. Per contro, tali acciai in superficie non
raggiungono una grandissima durezza, quindi non sono in grado di resistere a severe
condizioni di fatica di contatto. Le ruote dentate costruite con acciai da bonifica, se usate
in presenza di elevati sforzi di contatto applicati per moltissimi cicli, vanno per forza fuori
servizio per pitting. Tali acciai sono quindi adatti a costruire ruote dentate a cui è chiesto
prioritariamente:

1. elevata resistenza meccanica e a fatica a flessione dei denti


2. elevata tenacità e resistenza agli urti.

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Il campo di applicazione è quello dei macchinari che devono trasmettere coppie
elevatissime ma per un numero di cicli limitato, un intervallo tipico potrebbe essere da
qualche migliaio a un milione di cicli. E' necessaria grande resistenza a flessione e a fatica
dei denti, che di solito fanno parte di ruote dentate di grandi dimensioni. La grande
tenacità è necessaria per poter avvertire un fenomeno di danneggiamento in atto nei denti
prima che si abbia rottura catastrofica, la quale potrebbe avere devastanti conseguenze
nel cedimento di ruote di grandi dimensioni. Perciò il campo più tipico di applicazione degli
acciai da bonifica è quello negli apparecchio di sollevamento, cioè carroponti, argani, gru.

Se le ruote dentate sono di grandi dimensioni, è spesso molto difficile o impossibile


costruirle in acciaio da cementazione, perchè in quest'ultimo caso è poi inevitabile avere
grandi distorsioni dopo trattamento termico, e quindi essere costretti a lunghe e costose
operazioni di finitura superficiale. L'applicazione di acciai da bonifica risolve in tal caso il
problema. Un tipico caso è quello di grandi ruote dentate per propulsori marini di grandi
dimensioni o di trasmissione di potenza in campo ferroviario.

ACCIAI PER TEMPRA SUPERFICIALE

Gli acciai per tempra superficiale si prefiggono di raggiungere elevate durezze superficiali,
maggiori o uguali a quelle degli acciai da bonifica, mantenendo però di questi ultimi le
caratteristiche resistenziali e di tenacità. Gli acciai da tempra superficiale potrebbero
ricadere nella categoria degli acciai da bonifica, sia per la loro composizione chimica, sia
per il fatto che essi, prima del trattamento superficiale, vanno bonificati, altrimenti non è
possibile ottenere l'elevata tenacità che solo le microstrutture di rinvenimento della
martensite garantiscono.

Nella Tabella 5 si sintetizzano la composizione chimica e le caratteristiche meccaniche. Vi


sono alcune differenze rispetto agli acciai da bonifica comunemente detti, quelli della
norma UNI EN 10083. Il tenore di C non scende mai sotto lo 0,36%, perchè altrimenti non
si raggiunge la durezza superficiale che giustifica la scelta di questi acciai. Anzi, il suo
valore è prescritto dalla norma UNI 7847 anche se, purtroppo, è espresso in Rockwell C,
con tutte le limitazioni connesse. D'altro canto, confrontandosi con gli acciai da bonifica,
con gli acciai da tempra superficiale non si adottano tenori di elementi leganti
particolarmente elevati, perchè questa volta si presuppone che la tenacità sia un requisito
meno stringente. Si tratta quindi di acciai per ruote dentate che lavorano sia nel caso della
fatica a flessione, sia nel caso della fatica di contatto, sebbene in quest'ultimo caso non si
possa garantire una durata, come resistenza al pitting, paragonabile a quella degli acciai
da cementazione. E' evidente che la tempra, essendo superficiale, porta al vantaggio di
avere tensioni residue di compressione in superficie, come illustrato anche nella Figura 8.
Non è quindi necessario ricorrere a pallinatura per aumentare la resistenza a fatica.

Le prescrizioni della normativa per l'acciaio dopo la fabbricazione delle ruote dentate è
sintetizzata nella Tabella 6. Si rimarca innanzitutto che l'acciaio debba prima essere
bonificato e poi temprato superficialmente; si prescrive poi che tutte le ruote dentate
temprate ad induzione debbano essere soggette a rinvenimento in forno. Si ricalcano poi
alcune delle prescrizioni previste per gli acciai da bonifica. Questa volta l'accento è
spostato sulla superficie, di cui ci sono prescrizioni per quanto riguarda la durezza e la
microstruttura.

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Tabella 5: selezione di acciai da tempra superficiale dalla norma UNI 7847 (da W.
Nicodemi, Acciai e Leghe Non Ferrose, Zanichelli, 2000).

Figura 8: profilo di tensioni residue ottenuto mediante tempra ad induzione di una ruota
dentata in acciaio C48; siccome il componente è assialsimmetrico, la distanza dalla
superficie è indicata come frazione del raggio R del componente.

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Tabella 6: prescrizioni della norma ISO6336-5 per la scelta di acciai da tempra superficiale
e la fabbricazione di ruote dentate.
Prescrizione ML MQ ME
analisi chimica - secondo norma secondo norma
durezza Brinell, durezza Brinell sulla
proprietà raccomandate prove superficie di tutti i
durezza Brinell
meccaniche meccaniche e di profondità componenti, prova di
di tempra trazione
acciaio calmato e acciaio calmato e
produzione acciaio - disossidato, H massimo disossidato, H massimo 2,5
2,5 ppm ppm
contenuto O - 25 ppm 25 ppm
inclusioni - vedere Tabella 4 nel testo vedere Tabella 4 nel testo
90% della microstruttura 90% della microstruttura
dimensioni del con grano pari a 5 o più con grano pari a 5 o più
-
grano austenitico fine, nessun grano più fine, nessun grano più
grande del grado 3 grande del grado 3
non permesse,
non permesse, applicare non permesse, applicare
cricche superficiali applicare controlli
controlli non distruttivi controlli non distruttivi
non distruttivi
da 485 a 615 HV
da 500 a 615 HV oppure da 500 a 615 HV oppure da
durezza superficiale oppure da 48 a
da 50 a 56 HRC 50 a 56 HRC
56 HRC
predominante martensite
aciculare fine, tollerate fasi
microstruttura principalmente martensite non martensitiche fino a un
-
superficiale aciculare fine massimo del 10%, ferrite
proeutettoidica non
permessa

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