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Buona la prima!! Seconda uscita della


rivista Psallite
don Antonio Parisi - Carlo Paniccià Febbario 2017

Il numero zero della rivista “Psallite” on line ha collezionato tanti commenti positivi, con l’incitamento
a continuare nella pubblicazione. Tale riscontro ci conferma della bontà ed utilità della iniziativa,
indirizzata, lo ribadiamo, alla formazione liturgica, spirituale, musicale degli animatori delle nostre
parrocchie italiane. Siamo convinti che la strada maestra per attuare la riforma del Vaticano II è quella
della formazione e non invece la strada delle sterili polemiche o del volgersi nostalgico ai tempi che
furono, alle cipolle d’Egitto.
In Italia in questi ultimi anni, una schiera numerosa di giovani e adulti sta camminando per vivere la
celebrazione liturgica con un vero ed autentico spirito ecclesiale; per tanti la liturgia è diventata una
scuola di preghiera ed uno strumento per accrescere e rinvigorire la propria fede cristiana.

Vi presentiamo questo primo numero che viene pubblicato in occasione della Quaresima; la ri㐢essione e i
vari canti sono orientati alla liturgia quaresimale, tempo forte del cammino dell’Anno Liturgico. È un
tempo non tanto di morti㑄�cazioni ma di vivi㑄�cazioni, nel senso di dare vigore ad una maggiore e più
profonda vita cristiana. Il gruppo liturgico con il proprio sacerdote, deve preparare un programma adatto
ed adeguato al tempo ed alla propria comunità celebrante; evidenziando alcuni riti e facendo emergere
attraverso silenzi, parole, gesti e canti il colore di questo tempo particolare.

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Proponiamo alcuni canti inediti, alcuni suggerimenti per l’utilizzo discreto ma intelligente dell’organo, il
recupero di un brano gregoriano che caratterizza la Quaresima. Vogliamo anche proporre alcune
esperienze concrete di animazione musicale in una delle tante parrocchie.

Intendiamo in ogni numero presentare un canto del Repertorio Nazionale di canti edito dalla Cei, e, per
quanto è possibile, inserire anche dei testi poetici e liturgici per essere musicati.

Uno sguardo alla storia passata (la Cappella Ponti㑄�cia “Sistina”) ed una guida all’ascolto di uno dei
capolavori di Bach (Passione secondo san Giovanni) arricchiscono questo numero. In㑄�ne le foto della
Cattedrale di Bari valorizzano col proprio splendore, le pagine della Rivista. Intendiamo valorizzare nei
vari ambiti, la bellezza, per gli occhi, per le orecchie e per il cuore.

Un grazie a tutti i collaboratori che con spirito fraterno e gratuito oᰂ�rono agli animatori le loro
ri㐢essioni e il loro pensiero. Un altro grazie particolare a Michele Cassano per le fotogra㑄�e della
Cattedrale di Bari e a Valeria Di Grigoli per le altre foto. A୊diamo a sant’Agostino la conclusione di
questa nostra introduzione: “Abbiamo cantato per tutto il tempo che era necessario e poi abbiamo
taciuto; ma deve forse tacere quel che è dentro di noi nel benedire il Signore? Può certo elevarsi e cessare
a tempo opportuno il suono delle nostre parole, ma perenne dev’essere la voce di quel che è dentro di
noi!... Anche se dormi è la tua innocenza a dar voce alla tua anima” (Commento al Salmo 102,2)

N:B. Sul seguente link http://new.psallite.net/audio si possono ascoltare i brani musicali inseriti nella
Rivista.

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per ri킥�ettere

I giorni ardenti della fede


Morena Baldacci Febbraio 2017

Celebriamo il tempo di Quaresima

Il ciclo A dell'anno liturgico ci aiuta a ripercorrere preparati con la penitenza a rinnovare le


con Gesù il cammino verso la Pasqua, per promesse del battesimo» (cfr. Caeremoniale
riscoprire il dono della fede a noi donata dal episcoporum 249). La prima domenica ci propone
Battesimo. In particolare, il cammino la scelta di essere fedeli al progetto di Dio, come
quaresimale dell’anno A, ritmato al passo delle ha fatto Gesù n dall'inizio della sua missione
domeniche, costituisce un itinerario a tappe che (Mt 4,1-11); anche l'apostolo Paolo (Rm 5,12-19),
ha come meta il santo Triduo Pasquale, centro e ricordandoci la legge antica e il peccato, ci dà la
culmine dell’anno liturgico. Un itinerario ricco e buona notizia che in Cristo abbiamo ricevuto
profondo che, di domenica in domenica, ci «l'abbondanza della grazia e il dono della
introduce gradualmente a riscoprire il senso della giustizia». Nella seconda domenica, la
storia della salvezza e ci invita a immergerci nelle tras gurazione di Gesù ci introduce nella 'nube'
acque profonde del battesimo, poiché “Tutti coloro che rappresenta la nostra entrata nel progetto
che riceveranno il Battesimo, sepolti insieme con divino e ci richiama all'ascolto della Parola di
Cristo nella morte, con lui risorgano alla vita Gesù, in cui troviamo il compimento della legge
immortale” (preghiera di benedizione dell’acqua (Mt 17,1-9); la terza, la quarta e la quinta
nella Veglia pasquale). Infatti, la quaresima, per la sua domenica hanno una liturgia tipicamente
duplice caratteristica, riunisce insieme catecumeni e battesimale e ci aiutano a rinnovare in noi
fedeli nella celebrazione del mistero pasquale. I l'incontro con Gesù attraverso i sacramenti
catecumeni sia attraverso l”’elezione” e gli dell'iniziazione cristiana (l'acqua viva, nel
“scrutini” che per mezzo della catechesi vengono racconto della Samaritana, la luce vera,
ammessi ai sacramenti dell’iniziazione cristiana; nell'incontro di Gesù con il cieco nato, il dono
i fedeli invece attraverso l’ascolto più frequente della vita eterna, nell'episodio della risurrezione
della parola di Dio e una più intensa orazione di Lazzaro).
vengono

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Come caratterizzare la liturgia quaresimale? «Sia Anche l’uso della parola dovrebbe conoscere una
parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cura tutta particolare: la qualità della
cuore; fratelli, è tempo di ascoltare la voce dello proclamazione delle letture, la cura per l’omelia,
Spirito». Così canta l’inno dell’U cio delle l’attenzione ad una preghiera dei fedeli autentica
Letture nel tempo di Quaresima attribuito a e intensa, la scelta accurata di testi per i canti.
Gregorio Magno. Nel suo messaggio per la Suggeriamo di valorizzare alcuni momenti rituali
Quaresima, papa Francesco ci invita a riscoprire il spesso trascurati: il canto del Kyrie eleison e
valore e la preziosità della povertà: “In ogni dell’Agnello di Dio, con una litania più lunga e
epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli possibilmente cantata; la proclamazione della
uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il Parola di Dio con lettori preparati e non
quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e improvvisati; una proclamazione della Parola più
nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri”. Nella calma e meno a rettata; il canto del salmo
liturgia questa povertà assume la forma della responsoriale; una processione o ertoriale
semplicità, della sobrietà, del digiuno. Sobrietà silenziosa, l’acclamazione al mistero della fede
del corpo e dello spirito quale preludio e con la terza formula (Tu ci hai redenti con la tua
pregustazione della sobria ebbrezza dello Spirito Croce, vedi: RN 28). In ne, raccomandiamo
(inno, Lodi mattutine) promessa dal Risorto. l’osservanza del silenzio prima dell’inizio della
celebrazione, evitando le prove di canto
eccessivamente lunghe, il chiacchiericcio
L’invito alla riscoperta della semplicità e della
dell’assemblea che spesso distrae e infastidisce e
povertà si estende anche alla Liturgia cristiana.
la frenesia dei preparativi dell’ultimo minuto.
Da sempre, infatti, la Quaresima si caratterizza
Tutto ciò saprà creare quel giusto clima di
per il ricorso al digiuno degli occhi (immagini,
raccoglimento che predispone all’ascolto, alla
suppellettili, ori, ecc.), al digiuno delle orecchie
condivisione, all’incontro sincero e così
(musica, omissione del Gloria e dell’Alleluia,
accogliere l’invito di Dio: «Ecco ora il momento
ecc.), per restituire maggiore spazio al silenzio e
favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2
riscoprire la fame della Parola di Dio. Le norme
Cor 6,1).
liturgiche, infatti, domandano un uso moderato
della musica strumentale, permessa unicamente
per sostenere i canti, e un uso limitato dei ori.
Questo invito alla essenzialità non va inteso come
impoverimento o trascuratezza, ma quale
orientamento verso la ricerca di quella semplicità
che non toglie nulla alla dignità e nobiltà della
liturgia cristiana. Tutto ciò saprà creare quel
giusto clima di raccoglimento che predispone
all’ascolto, alla condivisione, all’incontro sincero
e così accogliere l’invito di Dio: «Ecco ora il
momento favorevole, ecco ora il giorno della
salvezza!» (2 Cor 6,1).

Se il canto tace, il silenzio deve vibrare; se la


parola è moderata, il gesto deve essere eloquente,
se i ori o le immagini vengono tolte, occorre
valorizzare lo spazio dell’ambone, l’altare, la
croce, il fonte battesimale.

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formazione

Una proposta di atto penitenziale per


il Tempo di Quaresima
Carlo Paniccià Febbraio 2017

Il tempo di Quaresima è un tempo di preparazione alla Pasqua. È il “cammino verso la Pasqua”. Durante
questo tempo, mancando l’inno del Gloria, è raccomandabile valorizzare l'atto penitenziale. Le
invocazioni, per esempio, possono essere variate ogni giorno della settimana (il Messale Romano o韞�re in
questo caso una varietà di possibilità): è un modo semplice di sottolineare il carattere penitenziale di
questi giorni.

Nell'Ordinamento Generale del Messale Romano troviamo ben due numeri che ne trattano: “Quindi il
sacerdote invita all’atto penitenziale, che, dopo una breve pausa di silenzio, viene compiuto da tutta la comunità
mediante una formula di confessione generale, e si conclude con l’assoluzione del sacerdote, che tuttavia non ha lo
stesso valore del sacramento della Penitenza. La domenica, specialmente nel tempo pasquale, in circostanze
particolari, si può sostituire il consueto atto penitenziale con la benedizione e l’aspersione dell’acqua in memoria
del Battesimo.”
(OGMR n.51)

Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto
penitenziale. Essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito
viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore.
Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente due volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore, in
considerazione dell’indole delle diverse lingue o della composizione musicale o di circostanze particolari.

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Quando il Kyrie eleison viene cantato come parte dell’atto penitenziale, alle singole acclamazioni si fa precedere un
«tropo».”
(OGMR n.52)

Sono tre le formule proposte dal Messale per l'atto penitenziale.

1. Confesso
La richiesta di perdono ai fratelli o韞�re una particolarità del Confesso rispetto ad altri momenti
penitenziali.

2. Formula biblica
Consiste in formule penitenziali desunte dalla Sacra Scrittura.

V. Pietà di noi, signore.


R. Contro di te abbiamo peccato (Sal 50,1)
V. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
R. E donaci la tua salvezza (Sal 84,8)

3. Formula con i tropi


La terza forma è una domanda di perdono non rivolta al Padre, come le due precedenti, ma al Figlio. Le
espressioni o韞�erte dal messale sono bibliche. Un esempio:

Signore, mandato dal Padre a salvare i contriti di cuore, abbi pietà di noi (Is 61,1).
R. Signore, pietà.
Cristo, che sei venuto a chiamare i peccatori, abbi pietà di noi (cfr Mt 9,13; Lc 5,32).
R. Cristo, pietà.
Signore, che intercedi per noi presso il Padre, abbi pietà di noi (cfr Rm 8,34; Eb
7,25).
R. Signore, pietà.
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Nel Tempo di Quaresima, è auspicabile recuperare con un certo dinamismo la forma tropata, più
composita, articolata e utile per illustrare e presentare meglio il messaggio quaresimale. Molti
compositori liturgici hanno messo in musica diverse proposte musicali per questa terza formula. Mi
accodo alla lista proponendo una composizione che vuol essere modulabile alle possibilità espressive
comunitarie.

Il brano prevede più modi esecutivi:

un solista canta le parti tropate e l'assemblea risponde la triplice invocazione;


un solista canta le parti tropate, un piccolo coro a voci pari o dispari invita l'assemblea (abbia pietà di noi. Kyrie, eleison!) a
rispondere all'invocazione in canto (Kyrie, eleison!);
un piccolo coro a voci pari o dispari esegue le sezioni tropate e l'assemblea risponde la triplice invocazione.

Il 韺�le audio può essere di aiuto per comprendere le diverse possibilità esecutive. Il testo della forma
tropata presenta tre testi che possono essere eseguiti così come indicati o composti ex novo.

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N.B: Ascolta l'Audio https://psallite.bandcamp.com/track/atto-penitenziale-per-il-tempo-di-
quaresima-c-panicci

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formazione

Il salmista e il canto del Salmo


Francesco Meneghello Febbario 2017

Tra i vari attori della Liturgia della Parola, secondo la riforma consegnataci dal Concilio Vaticano II,
troviamo la ༤gura del salmista. I documenti liturgici, in particolare le introduzioni al Messale Romano e
al Lezionario a più riprese ne tratteggiano compiti e modalità operative, anche e soprattutto in relazione
alla forma con la quale il salmo viene proposto.

Per sua origine e natura il salmo andrebbe sempre cantato e ogni soluzione solamente recitata è
comunque un adattamento “per difetto”, anche se giusti༤cato da tutte le debite ragioni di ordine
pastorale. Purché avvenga in canto, i documenti consentono la possibilità - ancora poco praticata - di
sostituire il salmo del giorno con uno dei salmi comuni, scegliendolo per a༤nità. I salmi comuni sono:

22 Il Signore è il mio pastore


24 Con do in te
33 Benedirò il Signore in ogni tempo
41 Come una cerva anela
50 Pietà di me, o Dio
94 Venite, applaudiamo al Signore
97 Cantate al Signore un canto nuovo
99 O terra tutta, acclamate al Signore
121 Esultai quando mi dissero: andiamo!
129 Dal profondo grido a te, o Signore

Ciò premesso, ricordiamo schematicamente le possibilità esecutive in canto di un salmo:

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Come si può notare l’intervento del salmista è richiesto in quasi tutte le modalità.

Chi è dunque il salmista?

Pur non essendo un ministro ordinato, il salmista compie un servizio rilevante all’interno della liturgia.
Suo compito, infatti, è quello di rispondere, in nome e per conto di tutta l’Assemblea, alla Parola di Dio
appena proclamata. Ora, la Parola di Dio, che non è parola di uomini, esige una risposta talmente alta che
questa non potrebbe avvenire se non con la Parola stessa, scelta tra i passi più ricchi di poesia, di pathos,
di melos, di lirica quali, per l’appunto, i Salmi e i Cantici. E perché rispondere in canto? Perché il canto è
l’unione di due linguaggi di per sé autonomi (il parlato e la musica), e in ragione di ciò il testo si
arricchisce senz’altro di senso e di colore espressivo, ma soprattutto l’intera azione di grazie e di lode
avviene con la maggior “donazione di sé” possibile. “Cantare” è più di “dire”.

Il Salmista, pertanto, nel suo cantare si deve rapportare contemporaneamente

a Dio in quanto destinatario del suo agire;


a se stesso in quanto soggetto dell’atto e tramite sico della preghiera;
alla Parola di Dio in quanto contenuto cui dar voce fedelmente;
all’assemblea intera (e in particolare a “quella” assemblea in cui sta prestando il servizio) in quanto egli è un suo esponente
“delegato” - in virtù di una vera e propria vocazione - a offrire la lode comunitaria.

Si capisce quindi - per dirla con una battuta - che


un buon salmista “improvvisa, ma non si
improvvisa”, né dal punto di vista tecnico, né dal
punto di vista testimoniale. Deve senz’altro
possedere “esperienza nell’arte del salmodiare,
buona pronuncia e buona dizione”(OGMR 76), ma
deve anche vivere ed essere testimone di ciò che
canta. A tal proposito F. Rainoldi (cfr. Musica e
Assemblea 3/1990, pag. 24) ci ricorda che nel
Ponti༤cale romano del sec. XII appare una
benedizione di “istituzione” del salmista (ruolo
assunto in quell’epoca tra i gradi ecclesiastici)
ancora attuale: “Ciò che risuona sulla tua bocca,
fa’ in modo che corrisponda alla tua profonda
convinzione di fede e a una limpida testimonian-
za di vita”.

A parte il possibile compito ulteriore di eseguire il versetto dell’Acclamazione al Vangelo, è bene che il
salmista non svolga altre mansioni quali intonare i canti al microfono, animare l’assemblea o leggere
monizioni, secondo la regola generale per cui “ognuno deve fare tutto ed esclusivamente ciò che gli è
proprio”. E’ una ragione di ordine simbolico. Si dirà che ciò è di༤cilmente realizzabile nelle nostre
parrocchie e che è già molto se si riesce a garantire una voce guida a tutte le messe. Sarà anche vero;
tuttavia non dobbiamo a priori accontentarci, ma partendo da quello che c’è dobbiamo continuare a
migliorare lo stile e soprattutto a favorire vocazioni liturgico-musicali.

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Che cosa deve sapere/conoscere il Salmista?

I documenti non entrano nel tecnico, ma raccomandano, come già detto, il possesso dell’arte del
salmodiare. Facciamo quindi nostre le parole di S. Paolo in 1Cor 14 “Pregherò con lo spirito, ma pregherò
anche con l'intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l'intelligenza” e tentiamo di
individuare alcune competenze/conoscenze che dovrebbero costituire il bagaglio di un salmista.

In quanto “lettore specializzato” il salmista deve conoscere i vari generi letterari, in particolare quello salmico distinto per tipologie
(lode, ringraziamento, supplica...) e realizzato con la molteplicità di arti ci compositivi propri della poesia quali gure retoriche, riprese,
alternanze, litanie, contrapposizioni, rimandi, onomatopee (benché di queste ultime rimanga ben poco dell’originale per effetto della
traduzione);
È necessaria, inoltre, la conoscenza di tutto il salmo, e non solo della parte selezionata dalla liturgia domenicale. Questo per cogliere
appieno il senso complessivo del testo e di conseguenza per restituirlo nella sua profondità. A tal ne il salmista, prima di cantare,
dovrebbe avvicinarsi al salmo attraverso la preghiera e la meditazione su di esso.

Se poi all’interno della Liturgia della Parola il Salmo è la risposta alla lettura, per rispondere “a tono”
sarà quantomeno necessario conoscere la domanda, ovvero la lettura proclamata subito prima. I
documenti, a tal proposito, suggeriscono la possibilità di una breve monizione che, riprendendo alcuni
spunti della lettura precedente, introduca al senso del salmo e inviti l’assemblea alla sosta orante.

Un altro elemento importante che il salmista farà proprio è il senso del tempo liturgico e del mistero celebrato “qui e ora”. Cambiando il
contesto, anche il messaggio prende in parte sfumature differenti da far emergere con un uso sapiente della voce. Diremmo che prima
ancora di una questione vocale, è una questione di predisposizione mentale e spirituale. Una cosa è cantare, ad esempio, il Salmo 22
(Il Signore è il mio pastore) all'interno di una domenica per Annum, altra è l’eseguirlo durante un commiato funebre, altra ancora in una
solenne liturgia di ordinazione.

Necessariamente il salmista deve essere vocalmente sicuro,


intonato, preciso, con buon sostegno di suono, padrone delle
possibilità date dai vari registri vocali, avvezzo alla tecnica
della cantillazione tanto da permettersi piccole
improvvisazioni a ni espressivi e note di passaggio non
scritte. Ricordiamo che in musica l’improvvisazione è ben altro
dal ritrovarsi a compiere un’azione non usuale.
L’improvvisazione musicale è l’arte propria del professionista
più consumato, il quale avendo ben presenti gli schemi base
riesce a variarli con maestria e sapiente creatività. Musicalità,
tecnica ed esperienza consentono inoltre di aggiustare in
itinere eventuali imprecisioni, dovute anche a piccoli incidenti
di percorso

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(es: un ༤ato più corto del necessario, un attacco calante, un colpo di tosse improvviso). Il salmista inoltre
riesce a individuare e a proporre i ritornelli e i toni salmodici più adeguati al contenuto, in base a quanto
detto ༤nora (testo e contesto).

Per quanto riguarda lo speci༤co della cantillazione, riprendiamo quanto delineato in Psallite/1:

“Cantillazione” è un termine che comprende due azioni in una: “canto”e “proclamazione” ovvero una lettura intonata su un suono
sso (corda di recita) seguito da uno o più suoni a ne frase/versetto/stico (cadenza). L’insieme viene chiamato “modulo salmodico”.
Nella cantillazione c’è molta parola e pochissimo sviluppo melodico. Chi “cantilla” deve essere cosciente che non opera a titolo
personale, ma a nome di tutti, come quando alla Colletta il Presidente invita alla preghiera e dice “Preghiamo”. Il salmista quindi deve
essere padrone della tecnica vocale, del senso del testo, dei mezzi tecnici (uso del microfono) al punto da lasciar passare il contenuto
senza anteporvisi, il che non è affatto scontato e semplice, neppure da parte di chi ha una bella voce. L’accompagnamento strumentale
(organo, cetra, chitarra...) deve seguire le sequenze del Salmo. Quindi sarà più sonoro nel ritornello assembleare, più sobrio nel
sostenere le strofe del salmista.

Qualche suggerimento per la cantillazione in italiano:

: fraseggi, respiri, gerarchia di accenti


principali e secondari, punteggiatura, pause, sospensioni,
crescendo e diminuendo, nonché sonorità suggerite dal testo
per sottolineare opportunamente immagini, parole chiave,
gure retoriche, rimandi, riprese o contrapposizioni.
più coerente con il senso
complessivo del salmo (maggiore? minore? modale? pacato o
deciso?) e ben collegabile con la tonalità del ritornello;
lirico e pesante perché devìa
l’immagine sonora dell’ascoltatore da un luogo di culto a un
teatro (a me personalmente piace l’impostazione barocca);
con giusto equilibrio tra vocali e
consonanti (sovente nel cantare si enfatizzano le vocali);
(sintagmi) con un
senso compiuto. Es: Chi potrà salire sul monte del Signore: Chi
potrà salire / sul monte del Signore;

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f) buona articolazione del testo, facendo sentire bene le parole poste all’incontro tra vocali. Es: “chi non
si rivolge agli/idoli: fare sentire in modo distinto le due “i”, in particolare quella all’inizio della parola
“idoli” senza tuttavia dare il colpo di glottide;
g) assenza di sillabazione (es. no: “Chi po-trà sa-li-re il mon-te del Si-gno-re”, e neppure “giusti-zi-
a, allelu-i-a, misericor-di-a”). Al più si può prevedere una divisione dell’ultima sillaba già con il
metronomo del ritornello per facilitarne la ripresa a tempo;
h) conclusione breve delle frasi, così come avviene nella lettura (chi leggerebbe: “Per la casa del Signore
nostro Diooooo, chiederò per te il beneeeee”?);
i) pronuncia corretta dei monosillabi mìo, tùo, Dìo ecc. (e non mió, tuó, Dió...);
l) andamento sul ritmo del testo, svincolandosi dall’idea che la corda di recita debba avere una ipotetica
durata “prede༤nita e ༤ssa”. A volte infatti si sente il salmista che accelera sui versetti lunghi, come se
volesse alleggerirli, e rallenta su quelli brevi, quasi avesse paura di impiegarci troppo poco. Invece la
corda di recita è volutamente “senza tempo” ed elastica per consentire un canto rispettoso del testo;
m) individuazione di un “immaginario accento secondario” su parole lunghe (es: misericordia,
generazione, benedizione, Gerusalemme) per non accelerare indebitamente il canto a scapito della
comprensione.

Il salmista dovrebbe essere quella che si dice “una bella


persona”. Dominio di sé, passione, affabilità, garbo, senso
della misura, empatia, positività, gioia nel condividere e nel
servire, sintonia con il rito, adesione di fede, autenticità in ciò
che si compie sono caratteristiche che emergono “a pelle” da
parte di chi ascolta, anche nelle assemblee occasionali o poco
motivate (cfr matrimoni) e che a nostro modesto avviso fanno
del solista, anche il più dotato, un buon salmista, ovvero una
testimone credibile del Risorto. Come si può capire il prezioso
ministero di salmista esige dedizione e competenza, va
compiuto con serietà. Tuttavia i solisti che già svolgono
questo servizio e gli “aspiranti” che stanno leggendo queste
righe non si facciano prendere dall’inadeguatezza. Le
peculiarità delineate sono proprie di chi ha già compiuto un
percorso, posto che comunque nessuno può dirsi “arrivato”
una volta per tutte, sia musicalmente che spiritualmente.
Siamo tutti in cammino, c’è solo chi ha cominciato prima.

E allora: “Canta e cammina”!

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Principali riferimenti per le voci Salmista e Salmo (i numeri in grassetto si riferiscono a paragra༤ in cui il
tema è maggiormente sviluppato)

Sacrosanctum Concilium

24: Bibbia e Liturgia,


30: Partecipazione attiva dei fedeli;

Musicam Sacram (Istruzione 5 marzo 1967)

33: importanza e natura del canto interlezionale

OGMR
Salmista: 61, 99, 102, 129, 196, 352
Salmo: 37, 43, 48, 57, 61, 62, 63, 87, 88, 99, 102, 129, 135, 164, 196, 261, 309, 391

Salmo allelujatico: 61, 63, 261


Salmo responsoriale (interlezionale): 37, 43, 57, 61, 63, 99, 128, 135, 196, 309.

OGLR
Salmista:

56: identità e compiti;


20: cantore del salmo responsoriale;
22: esecuzione del salmo all’ambone.

OGMR
Salmo responsoriale:

19-22: parte della Liturgia della Parola;


19: importanza liturgica e pastorale;
19: monizioni per facilitare la scelta del ritornello e la concordanza con le letture
20: modalità esecutive;
21-22: valore del canto del salmo;
21, 40: ritornelli da usare nei vari tempi liturgici;
22, 33: cantato o recitato dall’ambone;
40: valorizzare la possibilità di scelta offerta dal Lezionario;
56: come e da chi è cantato;
71: disposizione dei testi;
89-91; criteri per l’uso e l’adattamento;
89: uso di testi comuni perché il popolo possa più facilmente cantare;
119: indicato secondo la Nova Vulgata.

Libri

F. Rainoldi, Il miele dalla pietra (Sal 80, 17), Guida liturgico-pastorale al canto dei salmi; CLV –Edizione Liturgiche, Roma 2002,
(Cantate et psallite, collana di Formazione al canto liturgico, 3).
K.Harmon, Lodate Dio con canti di gioia, Manuale per il cantore del Salmo, Elledici, Leumann (TO) 2011 [tit.orig.: The ministry of
Cantor, Liturgical Press, Collegeville (Minnesota) 2004].

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formazione

Salmo 50/51
Francesco Meneghello Febbario 2017

Mercoledì delle Ceneri e 1a Domenica di Quaresima/A

Il “Miserere” è probabilmente il salmo più Veglia Pasquale con la celebrazione del santo
conosciuto dell’intero salterio. Re Davide aveva di mistero che “scon韺�gge il male, lava le colpe,
che farsi perdonare, dopo l’adulterio con Betsabea restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli
e l’assassinio del marito della donna, anche se a韊�itti” (dal Preconio pasquale). Musicare questo
alcuni elementi - non ultimo la richiesta 韺�nale di salmo, come richiesto da Psallite, non è cosa
ricostruzione delle mura di Gerusalemme - semplice, sia per la notorietà e la ricchezza del
potrebbero far pensare a una datazione testo, sia per i celebri precedenti musicali. Senza
successiva. In seguito, il popolo di Israele fece scomodare l’Allegri, ogni animatore ha bene nel
proprie le parole di Davide per le richieste di cuore e sulle labbra, ad esempio, il “Puri韺�cami, o
perdono nelle celebrazioni liturgiche. Ricordato Signore” di Jelineau-Martorell, versione “madre”
da tutti come il salmo penitenziale per eccellenza, di tanta salmodia post-conciliare. Tanto o poco,
grazie anche alla forza d’attacco del versetto 3 quindi, per quanto ci si sforzi, sembra sempre di
“Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia” cadere nel già scritto e nel già detto. Ne è
e al lapidario “Contro te, contro te solo ho scaturito un salmo “componibile”, eseguibile a
peccato” (v. 6), di fatto nella seconda parte più livelli a seconda delle forze a disposizione, in
diviene anche solenne celebrazione della vita grado - nel suo piccolo - di mettere in gioco più
rinnovata, annuncio di perdono, canto di lode e di 韺�gure quali assemblea, salmista, un secondo
ringraziamento: “Ridammi ancora gioia e letizia salmista ad libitum, animatore, organista, coro a
[...] la mia lingua griderà la tua giustizia [...] la due voci e/o strumento a韉�nché la celebrazione
mia bocca annuncerà la tua lode”. Così il Salmo del perdono sia ancora una volta l’occasione per
50, cantato il Mercoledì delle Ceneri e nella 1a condividere un rinnovato canto di lode al Dio di
domenica successiva, apre il tempo di Quaresima misericordia. Ecco quindi alcune scelte
e ne orienta idealmente il cammino spirituale, dal compositive.
buio del peccato alla luce della

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Il ritornello È bene non non introdurre subito il discanto, ma
dopo che l’assemblea dimostri sicurezza sulla

dall’incedere austero (è pur sempre il Miserere”), melodia principale (è consigliata una prova prima

sostenuto da un accompagnamento a 4 parti, è della celebrazione).

costruito su due incisi separati da un respiro,


corrispondenti alle due semifrasi del testo: Le strofe
Il primo inciso - Perdonaci Signore - ha una sonorità
abbastanza decisa, quale potrebbe essere un’invocazione sono cantillate su moduli che riprendono nelle
accorata, con appoggi melodici (ritardi) discendenti in cadenze dei primi tre stichi l’idea delle
corrispondenza degli accenti delle parole (perdonaci, Signore); appoggiature del ritornello. L’accompagnamento
il secondo inciso - abbiamo peccato - ha natura più pacata del solista è reso più leggero grazie alla scrittura
e conclude su un’armonia in quinta vuota.
a 3 parti. Sono previsti due di韞�erenti moduli
salmodici, per quanto stilisticamente omogenei:
Ad libitum, un discanto con una piccola
imitazione per tenori dal suono leggero, o in Modulo A, per le strofe 1-2, giocato in una tessitura più
sostituzione da “tenoresse” (alias contralti di grave a sottolineare il tema penitenziale;

lungo corso) o da uno strumento, quando il Modulo B, per le strofe 3-4, più aperto e arioso a
evidenziare la gioia e l’annuncio del perdono.
tempo liturgico lo consente. Il salmo 50 si In entrambi i casi è possibile arricchire l’esecuzione con la
incontra infatti non solo in Quaresima, periodo in seconda voce. Nulla vieta che il salmo sia eseguito unicamente
cui è raccomandata la sobrietà anche nell’uso con il modulo A.

degli strumenti, ma anche in altri momenti


dell’anno.

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N.B: Ascolta l'Audio https://psallite.bandcamp.com/track/salmo-50-perdonaci-signore-f-meneghello

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formazione

Canto e Liturgia
Padre Giovanni Maria Rossi Febbario 2017

L’insegnamento della tradizione lasciando al popolo le briciole o addirittura


ammutolendolo. Siamo dovuti arrivare ✀n quasi
primitiva
al 2.000 per “cominciare a raddrizzare la rotta!
Convinciamoci, perciò, che siamo soltanto agli
In quel periodo il suono-canto si limita a “dar
inizi.
voce al testo”, non “usa” il testo come pretesto
per divagazioni vocali. Lo strato fondamentale del
canto liturgico romano primitivo è costituito dai Forme vocali in relazione ai vari riti
recitativi, ossia formule, per le orazioni, i versetti
salmodici, le acclamazioni, i dialoghi, alcuni tra In contrasto con la pre-conciliare “stilizzazione”,
gli inni più antichi, i prefazi, il Pater noster, le legata al “congelamento rituale”, si rendono ora
litanie, il Sanctus (XVIII nel “Liber Usualis”), il necessari vari gesti sonoro-vocal-canori.
Te Deum, il Gloria (XV nel “Liber Usualis”), i Andrebbero considerati e illustrati uno per uno,
ritornelli su testi salmici. Si può notare che tutte ma in questo contesto permettetemi di citarli
queste melodie, di tipo formulistico, sono soltanto, anche perché so che, almeno in parte,
perfettamente aderenti alla parola e al momento sono stati già trattati.
rituale e, compositivamente, sono di un’estrema
semplicità. Ben si può capire il perché:
appartengono a quel periodo che va ✀no al sec. V,
in cui tutto il popolo partecipava attivamente al
canto liturgico. Con il sec. VI si apre la strada all’
“élite”, i melòdi e i “cantores”, che creano ed
eseguono pezzi sempre più ornati, melismatici,

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La de-clamazione Negli anni 30/40, specialmente a ✀ne guerra
La pro-clamazione mondiale, anche in Italia si impone decisamente
L’ac-clamazione: grido e inno l’in៊�usso nord-americano della canzone molto
La cantillazione ritmata, con scansioni sincopate oppure con
Forme compositive accentuazioni forti date dalle percussioni. Tra
La formula salmodica l’altro nascono forme di ballo molto
Il recitativo movimentate, che si staccano decisamente dalle
La litania classiche forme del cosiddetto “liscio” (valzer,
Il Tropario tango, mazurka, ecc.). Quel che più si nota è la
La monodia contemporanea mutazione della relazione parole/musica. Nella
Polifonia vocale contemporanea canzone melodica si cantavano testi signi✀cativi e
Canto accompagnato contemporaneo, con magari impegnati, nella canzone ritmica
coinvolgimento di Assemblea, soli, coro, strumenti. solitamente il testo interessava poco, anche
perché tale canzone era soprattutto ✀nalizzata al
ballo. Da questa distinzione si possono trarre per
Tutti questi gesti e forme compositive sono
il nostro oggi alcuni termini di giudizio. Anzitutto
ancora troppo poco applicati in giusta maniera,
teniamo presenti alcuni princìpi fondamentali:
sia dai compositori che dalle varie comunità
“La Chiesa non ha mai avuto come proprio un
cristiane. La relazione testo-musica è ancora
particolare stile artistico” (SC, n° 123), per cui
troppo poco curata. Ciononostante vi è un
anche la canzone, melodica o no, ha tutto il
“pusillus grex” che crede fermamente nel
diritto di entrare in liturgia, “purché corrisponda
rinnovamento liturgico anche dal lato musicale e
allo spirito dell’azione liturgica e alla natura delle
lavora indefessamente perché il Mistero Pasquale
singole parti e non impedisca una giusta
di Cristo sia cantato con tutte le sue
partecipazione dei fedeli” (IMS, n° 10). Talvolta,
di挀erenziazioni e relative forme simboliche
perché il messaggio liturgico della celebrazione
richieste, a៤�nché il “segno segni”. Vi è infatti
sia “incarnato”, per quella comunità, per quelle
una piccola ma signi✀cante produzione attraverso
determinate persone, in quel “qui e ora”,
la quale Presidente, Assemblea, Coro, Soli,
occorrerà proprio che le parole rituali vengano
Strumenti, si esprimono con canto-suono-
espresse con il linguaggio-canzone e con uno
musica-movimento, in aderenza ai vari,
stile melodico. Per un altro rito, ad esempio una
di挀erenziati riti. Anzi, qualche coraggioso che
situazione molto acclamatoria, sempre per quel
guarda avanti, legge tra le righe dei documenti e
tipo di persone, occorrerà un linguaggio-canzone
azzarda alcune proposte liturgico-musicali che
che contempli uno stile a scansione ritmica
paiono particolarmente invitanti e stimolanti, ma
accentuata.
comunque al posto giusto, anche se innovative.
Tra l’altro non restano a livello di proposta “sulla
carta”, ma vengono realizzate, dimostrando così
la loro aderenza ad una ritualità più che mai viva,
vera e attuale.

Canzone e canzonetta: quali termini di


giudizio

Fino verso il 1920 la canzone era ancora molto


simile alla “romanza” di ✀ne ‘800, ossia
soprattutto s’imponeva la melodia ben cantata;
stilisticamente la si può porre tra il genere lirico e
le ballate del cantastorie.

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È qui che si innesta il giudizio: quale melodia? Dal “bel canto” alla “vocalità per
quale scansione ritmica? Mentre preparo la
celebrare i santi misteri”
liturgia (sia dal lato compositivo che di
animazione) so vagliare bene se quella melodia è
L’esposizione vocale della “bella voce” o della
adatta a quel testo per quel rito o la scelgo
cosiddetta “voce impostata”, sia solistica che
“perché piace”? E quel ritmo: aiuta
corale, sia del presidente e dei ministri, che dei
l’acclamazione o soltanto mi fa “muovere”, e
vari solisti e coristi, è uno stile che si è instaurato
magari battere le mani, “ma il mio cuore è
anche nella liturgia, attraverso la maggior parte
lontano da Lui” (Is 29,13)? Insomma, si tratta di
delle interpretazioni delle famose “Messe
canzoni per celebrare o di canzonette per far
cantate” perosiane e simili, e dei vari “mottetti”,
contenti gli allocchi? C'è un altro passo della
interpretazioni che si rifacevano alla vocalità
Parola di Dio che ci scuote: “Il culto che mi
lirico melodrammatica, così cara alla
rendono è un imparaticcio di usi umani” (Is
maggioranza degli italiani ✀no a non molto
29,13). Si potrebbe fare anche un’analisi
tempo fa. In realtà molte volte, purtroppo, non si
musicologica dell’artisticità a confronto della
trattava nemmeno (e non si tratta, visto che ci
banalità (ad esempio si vedano certi procedimenti
sono ancora tali “esecuzioni”, qua e là) di “bel
a base di formulette tipo ripetute in✀nite volte e
canto”, ma di “emissione a tutta voce” in cui è
banalizzanti o addirittura storpianti il testo).
appunto la voce e non la parola a primeggiare.
Preferisco piuttosto fermarmi al concetto di
Talvolta si sentono ancora frasi allusive: “Quelle
incarnazione e di aderenza al gesto rituale.
sì che erano belle Messe”... Nell’immediato post-
Concilio Vaticano II vi fu una ribellione da parte
Mi permetto soltanto una breve aggiunta: non dei giovani e qualcuno andò all’opposto.
fanno certamente una buona cosa quelle Nacquero vocalità volgari e sguaiate anche nella
comunità o gruppi che, per essere “moderni” liturgia, che ora paiono scomparse.
vogliono inserire canzoni nelle loro liturgie,
mentre ci si accorge distante un miglio che non è
pane per i loro denti. Non sanno rispettare e
interpretare le sincopi, rallentano i tempi in
modo ridicolo, sgangherano l’accentuazione delle
parole e via dicendo. All’opposto ci sono gli
accaniti oppositori della canzone, di qualsiasi
genere e stile si tratti. Molte volte ti accorgi che il
perché dell’ opposizione risiede nel fatto che
questi signori non sarebbero nemmeno in grado
di compiere, di tale linguaggio, una decente
realizzazione, perché mancano di duttilità
psicosomatica, non possiedono, neppure in
minima parte, la sensibilità swing e demonizzano
Penso che per “essere segno”, celebrando “i santi
il sincopato semplicemente perché lo conoscono
misteri”, un “ministro del canto” debba
soltanto teoricamente. È un po’ la storia della
decisamente prendere coscienza anche di questo
volpe che non arriva a prender l’uva...: 'Tanto, è
problema. Dovrebbe curare una vocalità parlata-
acerba'...
cantillata-cantata che punti sul modo migliore
per rendere il segno rituale vero e signi✀cante,
a៤�nché diventi e៤�cace.

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Il canto degli attori della celebrazione Sì, perché il mutare delle forme ci conduce
sempre e comunque a recepire un modello e
un’istanza di comunione o ad allontanarla
Il Presidente, l’assemblea, il coro, il salmista, il
solista, il diacono e il lettore, hanno, ciascuno, un additando come preferenziali i percorsi
disgiuntivi di laici e chierici. Le forme sempre e
ruolo speci✀co e perciò dovrà essere contemplata
comunque sottolineano tutto ciò. La storia
una loro modalità speci✀ca di intervento gestuale
dell’edi✀cio cristiano è storia del rapporto del
e cantato (o comunque vocale), perché il gesto
popolo di Dio al suo interno; è storia della sua
celebrativo risulti veritiero. Si tenga però
non facile trasparenza, del suo scacco o della sua
presente che vale comunque sempre il concetto
vittoria nel segno inclusivo di una comunione
basilare secondo il quale suono-canto-musica-
prossima a quella comunità delle origini che con
movimento sono patrimonio celebrativo di tutti,
la gioia nel cuore spezzava il pane nelle case”. È
anche quando è uno solo o pochi o un gruppo a
una buona linea anche per suono-canto-musica.
intervenire. Quanto al gesto canoro appropriato
Pure noi di Universa Laus abbiamo parlato di
per ciascuno si deve far riferimento ai gesti e alle
“modelli operativi”. Un solo esempio. Da
forme vocali di cui abbiamo fatto cenno pocanzi.
gregoriano e polifonia proviamo a desumere le
movenze intervallari e le sovrapposizioni di 4a e
Cosa signi婚�ca: “Rispetto della di 5a; “giochiamole” poi dal lato ritmico,
tradizione” melodico, armonico, contrappuntistico,
disponendole intelligentemente in base alle
Ri៊�ettendo bene su ciò che dicono i documenti, in richieste rituali; distribuiamo il “gioco” tra i vari

sostanza si può dire che qui si tratta di decidersi a attori della celebrazione, riservando a ciascuno
capire che non ci vien detto di riprendere in mano una parte ritmica, melodica, armonica,
tout-court il repertorio del passato, se non per contrappuntistica, che gli possa convenire, e il

situazioni a cui accennerò in seguito. Si tratta segno della comunione, espresso in forma
invece di ispirarsi ad esso. Cosa signi✀ca? Mi pare attuale, ma in legame di radice con la tradizione,
di poter dire che sia il gregoriano del fondo si sarà realizzato. E magari, come compositore,

romano-franco, sia la polifonia rinascimentale, ne avrai anche grati✀cazione, quando ti sentirai


possono costituire quella “tradizione” a cui dire: “Il tuo linguaggio musicale è nuovo, ma non
legarsi, se ne scorgiamo alcune particolarità a cui sconvolgente”. Che è poi la richiesta conciliare e

agganciarci, pur guardando avanti, ossia postconciliare dei documenti u៤�ciali: si creino
componendo per le nostre odierne celebrazioni, musiche nuove, ma non strane, anzi,
con un linguaggio e uno stile che non ne ripeta scaturiscano, in qualche maniera, dalle forme già

pedissequamente le tipicità. esistenti (MS, cap. VII).(I parte)

Quali sono queste particolarità? Consistono in


quell’humus, o sapore, o immagine complessiva che
può ispirare oggi ancora le nostre architetture
musicali, così come alcune linee arcaico/classiche
ispirano ancora oggi gli architetti per le forme
architettoniche delle nuove chiese. Scrive Cettina
Militello: “Il nostro secolo muoverà alla ricerca di
nuove forme, -dopo il Concilio Vaticano II - alla
fatica di adeguare lo spazio a un modello
ritrovato di chiesa comunione.

new.psallite.net Pag. 27
Questo articolo vuol ricordare padre Giovanni Maria Rossi, musicista completo sia per gli studi di musica compiuti
nei vari Conservatori italiani e specialmente per la sua ra�nata competenza liturgico-musicale. È stato per tanti
anni animatore infaticabile in giro per l'Italia. Ricordiamo il suo amore sincero per la chiesa e per la divina liturgia.
Ci ha lasciato una eredità profonda e carismatica.

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testi da musicare

Testi da musicare
Innario di Bose Febbraio 2017

Presentiamo due testi da musicare, uno per la Quaresima e l’altro per la Pasqua; si trovano ambedue nel
libro degli Inni pubblicato dai monaci di Bose. È stato sempre richiesto da più parti la creazione di un
innario della chiesa italiana che fosse messo nelle mani specialmente dei musicisti per scrivervi le
proprie melodie. Ancora oggi rimane un pio sogno non appagato. Il problema dei testi da inserire nella
liturgia, purtroppo, è lasciato al libero arbitrio di chiunque, senza alcun controllo o veri验�ca. Bisogna
ricordare che per inserire nella liturgia qualsiasi testo nuovo, occorre essere autorizzati dall’Ordinario del
luogo. Ciò non avviene. Ci vengono proposti alcuni canti i cui testi hanno poco a che fare con la Bibbia,
con la liturgia e con la teologia. Aggiungo che sono anche privi di liricità e di poesia. Questi testi che
proponiamo possono essere una guida per futuri poeti che vogliono mettere il proprio talento a servizio
della preghiera cantata, ma in modo appropriato e corretto.

IL SOLE CHE SORGE NEL CIELO

(Quaresima)Innario di Bose, edizioni Qiqajon,


2013

Il sole che sorge nel cielo


rivela il tuo amore fedele
da’ luce a ogni carne mortale
e insegnaci il tempo di grazia.

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Nel nuovo mattino, Signore
ravviva la nostra speranza
Promessa e amen eterno
a te sia rivolta l’attesa.

La strada che oggi si apre


domanda un custode fedele
sii roccia e bastone al cammino
e noi giungeremo nel Regno.

La lotta che il cuore sostiene


richiede il tuo Spirito santo
sii forza e balsamo e vita
a te lode e gloria per sempre.

A TE, PADRE SANTO, VENIAMO

Pasqua (Innario di Bose)

A te, Padre santo, veniamo


la luce si spegne nel cielo
Gesù il Risorto rimane
lucerna che brilla di notte.

A te, nostro Dio, veniamo


la notte è già segno di morte
il Verbo ci resta vicino
donandoci il Consolatore.

A te, Dio santo, veniamo


ci assedia il peccato nascosto
con te il nostro cuore sia desto
e accolga il Verbo di grazia.

A te, nostro Padre del cielo


i 验�gli si a侗dano amati
l’amore raggiunga chi so嵜�re
rallegri ogni carne mortale.

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canto per cori

Volto dell'uomo
Domenico Machetta e Davide Cantino Febbraio 2017

Sono ormai passati quasi quarant’anni da La tonalità, mi minore, vede i contralti impegnati
quando, nel 1978, Domenico Machetta pubblicò in note cupe talvolta al limite della loro
per la prima volta la melodia e il testo di questo estensione verso il basso, ma comunque il
bellissimo e giustamente famoso canto che qui da risultato, almeno per quel che riguarda la mia
noi, a Torino, evoca sempre in modo suggestivo esperienza, ne dimostra la cantabilità e
l’«Uomo della Sindone», ma esso non dimostra l’e뵠�cacia. Ho scritto la partitura eliminando la
a atto tutti gli anni che ha: continua a vivere frazione per poter inserire dove necessario delle
beato in una sorta di splendida govinezza, così pause di semicroma indicanti il momento del
come capita a tutte le opere particolarmente respiro: il punto in cui il coro deve prendere 뾀�ato;
ispirate; personalmente l’ho fatto cantare molte qualcuno potrà forse restare un po’ sconcertato,
volte, prima di Pasqua, nella versione a tre voci per questa scelta curiosa e rara, ma liberarsi dai
qui proposta, perché sia il testo sia la melodia rigidi vincoli ritmici imposti gra뾀�camente dalle
accordano magni뾀�camente l’assemblea liturgica cosiddette stanghette e dalla somma esatta dei
al sommesso “diapason” quaresimale del Venerdì valori previsti dalla consueta frazione, posta a
Santo, giorno in cui, com’è noto, il silenzio della inizio brano, può servire a restituire
morte liturgica non deve essere profanato da all’esecuzione quella vita “en plein air” che le
nessun suono. «Volto dell’Uomo» è adattissimo partiture vocali del Rinascimento italiano
alla Domenica delle Palme: spesso, a gentile conoscevano molto meglio delle nostre.
richiesta di certi parroci, l’abbiamo eseguito come
meditazione musicale, per esempio quando,
durante la lettura del Passio, dopo aver sentito
suonare l’ora della morte del Cristo, l’ assemblea
ritualmente si inginocchia un minuto in silenzio
prima di ascoltare il seguito della sacra scrittura.

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Non si dimentichi che stiamo cantando
un canto pensato in presenza del Cristo
morto ma non ancora risorto: siamo
davanti a un uomo che potrebbe essere
quello della Sindone;

è una meditazione musicale sul volto sacro


dell’Uomo-Dio martoriato dal martirio della
testimonianza suprema, perfettamente compiuta.
Quindi, per questo le ultime quattro battute di
ogni strofa devono suonare all’uditorio come un
Si cominci ognuna delle tre strofe con una
chinare il capo dopo averlo alzato in un impeto di
sonorità debole (mezzo-piano, se non addirittura
dolore per il mysterium iniquitatis appena
piano) e si dia un po’ più di volume solamente a
consumato; dopo il fremito dell’anima umana
partire dalla seconda semifrase di ciascuna strofa
scandalizzata nel vedere lo spirito divino
(battute: 5, 21, 37). Mi sono permesso di mettere
costretto a spezzare le barriere di una morte
una forcella di crescendo alla 뾀�ne della prima
terribile, la voce del coro, che aveva per un attimo
frase di tutti e tre i periodi del brano: così
chiuso gli “occhi”, li riapre su quel Volto
concertavo, quando negli anni passati preparavo
penetrato dal dolore per esalare l’ultimo respiro
il mio coro, perché è d’e etto, aumentare il
vocale: «pietà di noi».
volume prima di iniziare la seconda frase,
laddove si dice: «scandalo dei grandi, che
con뾀�dano nel mondo», «scandalo dei forti, di È veramente commovente, la scelta di Machetta
chi ha sete di violenza», «spezzi con la croce le di terminare tutte e tre le strofe del canto con
barriere della morte»; anche solo da un’analisi l’invocazione penitenziale «pietà di noi», che a
del testo, si vede subito che il suo signi뾀�cato Messa suona Kyrie eleison! È commovente anche
richiede qui una sonorità non solo maggiore, ma perché la musica esprime esattamente questa
anche più “tragica”, più vibrante: scandalo, invocazione: ed è per questo, che il coro deve a
morte... queste sono le battute della passione e mio parere assolutamente cercare di cantare
morte. Vi assicuro che su questa sonorità ben questa «pietà» piano,o pianissimo, in ogni caso
pesata in modo drammatico, più e più volte i diminuendo gradualmente 뾀�no a spegnersi del
coristi, come gli ascoltatori, hanno provato una tutto nella stesso silenzio del Volto che adora; alla
qual certa ‘ pelle d’ oca’ un qual certo inquietante 뾀�ne deve restare solo lo sguardo muto di un coro
“brividino”. Va so erta, questa partitura; va che contempla un Volto silenzioso.
vissuta come se fosse una via crucis.
Questa è secondo me l’architettura emotiva di
Poi, le ultime quattro battute di ogni strofa, cioè questa bella composizione: si immagini di
l’ ultima semifrase della seconda frase di ognuno iniziarla con gli occhi bassi rivolti al Volto di un
dei tre periodi del brano, permettono, e anzi, Uomo che si sa morto, poi di alzarli come per
direi, richiedono una decompressione sonora – sperare la Sua Vita in cielo, e in뾀�ne di
per così dire –, una distensione dopo la tensione riabbassarli sul Volto di un Uomo che in quanto
poc’anzi creata: sono solo quattro battute, ma in Dio si sa che non è morto; il fuoco della Vita
esse si deve necessariamente ritrovare quella balugina in quel Volto, crepita sotto sotto, per
mestizia, quel raccoglimento intimo che lo adesso come in coprifuoco, attendendo il bagliore
“sfogo” della passione e morte aveva, anche se 뾀�nale della resurrezione, in cui l’ Uomo e Dio
per poco, in qualche modo scomposto. ritroveranno (e già hanno trovato) la sintesi
trinitaria e gloriosa di Vita e Morte. Così deve
suonare il «pietà di noi» con cui ogni strofa
spira sommessamente.

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canto per assemblea

Messa di Quaresima
don Antonio Parisi Febbraio 2017

Presento l’Ordinario della messa di Quaresima. Il canto non è un oggetto neutro, ma quando
Sono canti pubblicati negli anni passati, in vari entra nella liturgia, diventa esso stesso liturgia;
fascicoli. È opportuno avere nel proprio repertorio la bella espressione di Paolo VI: 'il canto è
dei canti che abbiano una pertinenza rituale sia in liturgia', sta a signi萘care proprio questa natura
riferimento al tempo liturgico e sia per quanto del canto sacro.
riguarda i singoli riti della Messa. Dobbiamo
mettere da parte la prassi di utilizzare gli stessi
La Quaresima può diventare già da subito, un
canti indidžerentemente nei vari tempi liturgici, o
buon momento di approfondimento di queste
peggio utilizzare lo stesso canto in diversi riti.
tematiche liturgico-musicale. L'improvvisazione
e la sciatteria non devono avere cittadinanza nelle
Mi spiego meglio: non si può usare lo stesso nostre liturgie; celebrazioni ben vissute
canto a Natale e a Pasqua; oppure usarlo aumentano la fede dei partecipanti. Apriamo
indidžerentemente come canto di ingresso o di questo tempo di preghiera intensa, cantando al
odžertorio o di comunione. Perché una simile Dio che ci salva.
scelta? Perché il canto - testo e musica - deve
formare un tutt'uno con il rito che celebriamo;
deve orientare la preghiera cantata a quel
particolare momento rituale; deve esprimere
immediatamente, con la poesia e la profondità
propria del canto, il colore e il calore di quel
tempo particolare. Così veramente 'la musica
sacra sarà tanto più santa, quanto più
strettamente sarà unita all'azione liturgica'; è
quanto auspicava la Sacrosanctum Concilium al
numero 112.

Tutto questo lavoro va tuttora programmato nelle


nostre parrocchie; non è possibile ancora inserire
canti nella celebrazione senza alcun criterio
liturgico o giudizio musicale.

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canto per assemblea

Se tu conoscessi il dono di Dio


Sr. Maria Alessia Pantaleo, AJC Febbraio 2017

Repertorio Nazionale Cei, n.95


Testo: Leo Di Simone
Musica: Giuseppe Liberto
Fonte: AA.VV. “Sulla via della Pasqua”,
ed. Paoline 2010
Uso: ingresso, comunione
Forma musicale, canzone.

Le proposte del Repertorio Nazionale melodiche molto semplici, orecchiabili ed


immediate.
per il tempo di Quaresima
Un’attenzione particolare è rivolta alle forme
musicali e a repertori di epoche diverse: inni,
Il Repertorio nazionale o硌�re un’ampia e
tropari, cantici, acclamazioni, antifone, litanie,
selezionata gamma di canti per il “proprio” di
salmodie concorrono in egual misura ad attestare
questo tempo forte: ben 25 canti (nn. 77-101).
una ricchezza di interventi musicali possibili
Sono proposte non solo “sicure” quanto a
nella liturgia, come anche i numerosi canti attinti
pertinenza rituale, ma anche ben declinabili alle
dal repertorio gregoriano, classico e moderno...il
esigenze delle assemblee presenti nelle nostre
tutto per sollecitare il ministro del canto liturgico
comunità e alle reali competenze musicali poste
a saper coniugare sapientemente nova et vetera, a
in campo da ciascuno: si può spaziare da tessiture
creare un sano e armonioso equilibrio tra gli
sonore più elaborate, in cui è richiesto un
interventi dell’assemblea, del solista, del coro e a
maggiore coinvolgimento da parte del coro e una
svelare attraverso le forme musicali più appro-
buona preparazione organistica, a linee

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-priate il senso e la natura di ciascun gesto e rito La musica
(cfr. MS n.6).
Tra i canti proposti dal Repertorio Nazionale per Tra le forme principali del canto rituale, lo
le domeniche dell’anno A, ne prendiamo in sappiamo, quella più ampiamente praticata e
considerazione uno in particolare, o硌�rendone un
di硌�usa è il “cantico a ritornello” (o “canzone”),
giudizio liturgico-musicale e fornendo alcune proprio perché l’alternanza ritornello-strofa
coordinate operative. ottiene come e硌�etto immediato la partecipazione
attiva da parte dell’assemblea. In questo caso, ci
Il testo troviamo di fronte ad una soluzione musicale
tecnicamente, espressivamente ed esteticamente
di buona fattura, che sa valorizzare il giusto
Possiede, sia nella forma che nei contenuti, tutte
senso delle parole, dando profondità al testo, a
le qualità richieste a豈�nché un canto possa
sua volta, sa far cogliere anche al di là del puro
considerarsi “segno liturgico”e parte integrante
signiᑌ�cato testuale. La linea melodica è ariosa,
della liturgia (cfr.: SC 112.121). Quanto alla forma,
solare, agile e non scontata, anche se non di
siamo di fronte ad un brano in prosa dallo stile
immediato apprendimento e, ad una prima
semplice ma non banale, cantabile e carico di
analisi, priva di richiami espliciti al clima austero
accenti lirici, capace di condurci al di là di un
e mesto della quaresima. Il ritornello è costruito
“sapere”puramente intellettuale. Il ritornello
su un’estensione vocale che non supera mai il Re
riporta quasi fedelmente i versi cardine della
bemolle (acuto) proprio per risultare comodo
pericope evangelica che il ciclo delle letture
all’assemblea, alla quale è primariamente
dell’anno A propone per la III domenica di
destinato; mentre le strofe si muovono su un
Quaresima (Cfr.: Gv 4, 10.13-14): sono le parole di
registro medio-alto ᑌ�no a raggiungere anche il
Gesù alla Samaritana con le quali il Maestro
Mi bemolle (acuto), privilegiando l’esecuzione del
sollecita la donna a non continuare più a
coro o di un solista.
“scavarsi cisterne screpolate che non tengono
acqua” (cfr.: Ger 2,13) inseguendo le false
sicurezze della cupidigia e del peccato. La vera
acqua, l’acqua viva che disseta è lo stesso uomo-
Cristo Gesù: Egli solo può colmare e appagare i
desideri e le attese più profonde del cuore
dell’uomo e restituirlo alla libertà piena ed
autentica dei ᑌ�gli di Dio.

Alle espressioni eloquenti di Gesù, fa eco la


risposta della comunità che si e硌�onde in
preghiera e, come in una lectio e una ruminatio,
le rilegge, le comprende e le fa proprie alla luce
della sua storia e di quella del popolo ebraico:
nella prima strofa, infatti, il capitolo 17
dell’Esodo viene reinterpretato in chiave paolina
(cfr.: 1 Cor 10, 4) intravedendo nell’acqua
scaturita dalla roccia un segno profetico del
Messia; la seconda strofa associa il simbolismo
dell’acqua al dono dello Spirito Santo (cfr.: Gv 7,
38-39) che riversando l’amore di Cristo nei nostri
cuori, “estingue ogni sete” e, inᑌ�ne, l’ultima
strofa coglie l’intimo legame tra acqua e
battesimo in una prospettiva tutta catecumenale
tipica di questo tempo forte e di questa domenica
in particolare.

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Alla melodia chiara e lineare, fa da contrappunto un accompagnamento organistico ra豈�nato e articolato,
pertanto si richiede una certa padronanza e una buona pratica dello strumento per ottenere
un’esecuzione ottimale.

Suggerimenti per l’esecuzione

È un canto pensato preferibilmente per la III domenica di quaresima del ciclo A che, racchiusa nel
simbolismo biblico dell’acqua, è tutta orientata alla catechesi dei catecumeni. Il ritornello viene eseguito
da tutti, mentre le strofe sono a豈�date ad un piccolo gruppo di cantori oppure ad un solista. Può essere
eseguito sia come canto d’ingresso, introducendo la comunità riunita al “mistero del tempo liturgico”
(cfr.: OGMR 47) e alla liturgia della Parola, enucleandone le tematiche principali, oppure, più
opportunamente, può accompagnare la processione alla comunione: il ritornello, infatti, propone il
dialogo di Gesù con la Samaritana e l’invito rivolto a ciascuno di noi oggi ad accostarci alla sorgente della
vita eterna.

Si ricorda, inoltre, che in tempo di Quaresima è auspicabile una discrezione sonora negli interventi
strumentali e nella combinazione dei registri (cfr.: OGMR 313), pertanto, se si intende utilizzarlo
all’ingresso, ci si limiti a una registrazione contenuta, optando per un 8’ + 4’ del Principale al manuale
(se occorre, anche il 2’ sul ritornello), e 16’+ 8’ al Pedale; mentre se si preferisce collocarlo durante la
processione alla comunione, si prediligano registri appartenenti alla famiglia del Bordone.

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una esperienza

Strumenti, voci e canti al servizio


della fede
Grazia Albergo Febbario 2017

Il racconto di un percorso formativo da cantore a guida dell'assemblea

Da circa trent’anni mi occupo dell’animazione Questo percorso formativo, che è costato


musicale della Liturgia nella mia comunità impegno, non è stato ༝nalizzato soltanto ad una
parrocchiale di Santa Maria del Fonte in Bari- competenza tecnica, ma si è caratterizzato come
Carbonara. La mia esperienza ha avuto inizio formazione cristiana complessiva all’interno
negli anni ’80 con l’inserimento, come cantore, della quale il servizio liturgico dell’animazione si
nel Gruppo Cantori Ragazzi che animava la è lasciato “evangelizzare”.
cosiddetta “Messa del Fanciullo”. Grazie ad adulti
impegnati nel settore, modelli forti, unici e
La formazione ricevuta mi ha educato, insomma,
credibili, ho imparato a coltivare la passione per
a un servizio gioioso, coinvolgente e in grado di
l’animazione, considerandola un canale
trasformare gli uditori in veri e propri
privilegiato per consolidare la mia esperienza di
protagonisti. I documenti conciliari sono stati la
fede. Ben presto ho avvertito l’esigenza di una
guida nella mia formazione e nell’espletare il
formazione speci༝ca: ho frequentato, così,
servizio a໨dato “secondo le norme stabilite e
l'Istituto Diocesano per Animatori Musicali della
con ordine”. (SC 29).
Liturgia della Diocesi di Bari-Bitonto e ho
partecipato a corsi di formazione organizzati da
Universa Laus.

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In giovanissima età mi è stato a໨dato il Gruppo
Cantori Ragazzi. Animare la Messa con i fanciulli
non è semplice e, più di ogni altra celebrazione,
richiede tempo per la preparazione: “Ogni
celebrazione eucaristica con i fanciulli sia
preparata con cura e tempestività, soprattutto per
quanto riguarda le orazioni, i canti, le letture (…)
d’accordo con gli adulti e con i fanciulli che in
queste messe svolgono compiti particolari”
(Direttorio per le Messe dei Fanciulli, 29). Di
questo si è fatto tesoro per garantire la
partecipazione del fanciulli.

Anche la scelta del repertorio musicale dev’essere


frutto di studio, di formazione e di ricerca: 'Se al
canto si deve dare molta importanza in qualunque
celebrazione, è da favorire soprattutto nelle Messe che
si celebrano con i fanciulli, per la loro particolare
sensibilità per la musica, tenuto conto della diversità
culturale delle popolazioni e delle capacitàproprie dei
fanciulli presenti' (OGMR, 19).
La scelta dei canti per la Messa dei Fanciulli crea
non pochi problemi, perché i canti devono avere
una vitalità e un ritmo interno vero e non
camuາato dall’uso dei vari strumenti che li
accompagnano. I testi, inoltre, non devono essere
Lo scenario, in questi ultimi decenni, è cambiato
infantili, ma neppure troppo distanti dall’età dei
moltissimo. Vent’anni fa la Messa con i Fanciulli
ragazzi e dal loro cammino di fede. In༝ne, le
era partecipata quasi esclusivamente dai bambini
melodie devono essere fresche, piacevoli,
che potevano recarsi a messa da soli e a piedi. I
semplici e mai scontate.
genitori e gli adulti della comunità sceglievano di
partecipare a celebrazioni eucaristiche in orari
Nel mio servizio di guida dell’assemblea, un ruolo diversi. Con un'assemblea omogenea era più
importante e di supporto è quello svolto dal semplice scegliere il repertorio e anche la prassi
Gruppo Cantori, che si incontra settimanalmente esecutiva. Oggi alla stessa celebrazione
per preparare i canti, accompagnandosi con partecipano, insieme, bambini e adulti. Ciò
strumentario melodico (༡auti, metallofoni) e richiede un’attenzione diversa e nuova
ritmico (tamburi, triangoli, cembali, legnetti) per nell’individuazione dei segni, dei gesti e del
sostenere la partecipazione e il coinvolgimento repertorio, che tenga conto del livello dei ragazzi,
dell’assemblea liturgica domenicale. Nelle Messe senza trascurare gli adulti e viceversa. È cambiata
con i fanciulli “possono essere di grande utilità anche la sensibilità partecipativa dei ragazzi al
gli strumenti musicali”(Musicae Sacrae, 62), Gruppo Cantori. Dieci, venti anni fa questa
soprattutto se suonati dai fanciulli stessi. esperienza poteva rappresentare un mezzo
attraverso cui educare alla fede, all’impegno, al
servizio. Per i bambini di oggi questo impegno
deve combinarsi con le molteplici attività
pomeridiane nelle quali sono impegnati, per cui
la loro appartenenza al gruppo è talvolta
saltuaria, poco duratura e poco convinta.

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Bisognerebbe, come comunità, investire un po’ di In questo scenario mutato, è costante nella mia
più sull’animazione coinvolgendo tutti i settori, vita la consapevolezza di rendere un servizio alla
in modo particolare i catechisti, individuando comunità; si tratta di un invito pressante alla
momenti comuni di formazione liturgica. Sarebbe formazione continua innanzitutto, che io porto
bello pensare alla “Messa delle famiglie” avanti con impegno e perseveranza, e poi anche
(tentativo già avviato nella mia parrocchia); è alla condivisione e al confronto del percorso con
notevolmente signi༝cativo vedere i genitori, gli altri operatori pastorali della comunità. Guida
insieme ai loro ༝gli, farsi carico di un servizio ed sicura e stimolo a coltivare questo carisma è,
impegnarsi nell’animazione per poter, con sicuramente, la perenne gratitudine al Signore.
un’unica voce, cantare le lodi al Signore.

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per gli organisti

L'Organo in Quaresima
Gian Vito Tannoia Febbario 2017

Una storia in evoluzione Sarà il (primo) Caeremoniale Episcoporum (CEp)


di Clemente VIII, nel 1600, (capitolo XXVIII del

Sin dall'antichità è attestata la prassi di suonare primo libro) a sanzionare il divieto di suonare

l'organo nelle domeniche di Quaresima (nella durante le messe del tempo di Quaresima, salvo

Cattedrale di Bologna almeno dal 1491, anno di la quarta domenica (Laetare). Tale indicazione
rimarrà praticamente di riferimento sino ad oggi,
assunzione dell'organista Lodovico di Gregorio
Tintore, come da calendario contrattuale), con la con le sole eccezioni nelle feste e nelle solennità

sola eccezione della Domenica delle Palme e della (San Giuseppe, Annunciazione, ecc.). Il famoso
trattato “L'organo suonarino” (1605) di Adriano
Domenica di Passione. Le testimonianze in favore
Banchieri, accenna, oltre alle Tre variationi di Messe
della “liceità” del suono organistico, a riguardo,
sono molteplici (si veda ad esempio quella di càntate aprobate entro il Messale Romano le quali

Paride Grassi del 1564), interdetto “solo” nelle s'alternano tra il choro, & organo in tutte le feste, &
solennità dell'anno, (della Madonna, della Dominica,
celebrazioni pro defunctis, & ferialibus, & die cinerum,
et his, quibus materia Ecclesia est circa misteria Apostolorum), anche alle Dominiche dell'Aduento, &

passionis occupata, lasciando ipotizzare l'uso Quadragesima, & giorno degli Innocenti (…) in molti

quaresimale. Tra la 힕�ne del XV secolo e l'inizio luoghi sono introdotti Kyrie particolari, gli quali
poneremo al suo Inoco, se bene per il più si cantano gli
del XVI risulta vietato suonare l'organo in
Quaresima nella Cattedrale di Colonia, così come Dominicali, senza però la gloria in excelsis.

risulta assente l'organista, in questo periodo


liturgico, nel calendario di Sant'Anna d'Asburgo.

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La registrazione organistica, in questo particolare L'organista (e nessun altro strumento) può
periodo liturgico di “preparazione” e “cammino” suonare nelle domeniche immediatamente
verso la Pasqua (con i suoi colori sonori precedenti la Quaresima – denominate di
appropriati), seppure senza riferimenti Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima – e
temporali, lascerebbe ipotizzare (seppure non il Giovedì Santo (Messa crismale intera, Messa in
documentata esplicitamente) una sensibilità Cena Domini sino all'Inno del Gloria).
fonica attenta alla espressività di singoli registri e
appropriate amalgama. In Italia, Costanzo
Prendiamo come esemplare L'orgue mystique di
Antegnati nella sua “L'arte organica” (1608), dà
Charles Tournemire, contenente composizioni
“avvertimenti” circa il “vero modo di sonar, &
relative ai momenti liturgici delle citate
registrar l'Organo”, e anche il Diruta, nel suo “Il
domeniche (dalla Settuagesima alla
Transilvano” - seconda parte (1609), tratta del
Quinquagesima), e ovviamente nessun pezzo per
“Discorso sopra il Concertar li Registri
le domeniche di Quaresima, sempre con
d'Organo”.
l'eccezione della quarta denominata Laetare (di
quest'ultima don Prosper Guéranger scriverà nel
Il loro intento sicuramente era prevalentemente suo “L'anno liturgico”: «In questo giorno la
orientato alla prassi dell'alternatim (alternanza Chiesa sospende le tristezze della Quaresima; i
organo e coro gregoriano), ma noi potremmo canti della Messa non parlano che di gioia e di
ritenerlo valido anche per l'eventuale sostegno al consolazione; si fa risentire l'organo, rimasto
canto. I loro consigli rappresentano fonte di muto nelle tre Domeniche precedenti»).
sicura ispirazione: “Il principale tutto intiero”
(solo), consigliato da Antegnati, e almeno due
La registrazione consigliata da Tournemire o힡�re
amalgama del Diruta: Il primo Tuono (armonia
spunti per l'oggi: al pedale limita la sonorità
grave e dilettevole): “Il principal con l'Ottava, &
massima al solo Subbasso 16' con il Basso 8'. Nei
anco con il Flauto, overo con la Quintadecima”; E
restanti manuali i registri di 8' risultano
il sesto Tuono (armonia divota, e grave): “questo
largamente i più sfruttati, con inserimenti più
si sonerà con il principale, Ottava, e Flauto”.
discreti di Flauti 4' e rare mutazioni dolci. Solo il
brano 힕�nale della Domenica Laetare lascia
In Germania, Bach con il suo “Orgelbuchlein” pregustare l'imminente gioia pasquale attraverso
compose brevi, ma meravigliose e ricche di Mixtures e Anches di 8' e 4' (pur sempre
힕�gurazioni musicali simboliche (arte della “controllate” dall'espressione del Recitativo).
retorica) composizioni, sui Corali dell'anno
liturgico e del Catechismo. Al periodo di
Quaresima, in particolare, sono dedicati i brani
BWV 618-624.

L'Istruzione sulla Musica Sacra e la liturgia del


1958, ribadirà sostanzialmente la prassi del
divieto al suono organistico, con l'unico
permesso, durante la Messa e i Vespri, di
limitarsi a sostenere il canto. Ovviamente sono
confermate le solite eccezioni (quelle coincidenti
con feste e solennità): dalla mattina del mercoledì
delle Ceneri sino all'inno Gloria in excelsis Deo
della Vigilia di Pasqua (n. 81b).

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Organo in Quaresima … oggi Non si tratta certamente soltanto di ubbidire a
“divieti”, che risultano comunque un validissimo
aiuto a comprendere come distinguere questo
Siccome il canto deve sempre primeggiare, così periodo “forte” dagli altri:
l’organo o gli strumenti devono semplicemente
sostenerlo e non mai opprimerlo. (IS 16)Non è
permesso di premettere al canto lunghi preludi o Il suono, da solo, di questi stessi strumenti musicali
d’interromperlo con pezzi di intermezzo. (IS 17) non è consentito in Avvento, in Quaresima, durante
il Triduo sacro, nelle messe e negli u ci dei
defunti. (MS 66) Dal mercoledì delle ceneri, no al
Ma è ormai appurato che la musica liturgica, e canto del Gloria a Dio nella veglia pasquale, e nelle
quindi organo, voci e strumenti, costituendo celebrazioni dei defunti, il suono dell'organo e
“parte integrante” della stessa azione liturgica e degli altri strumenti sia riservato soltanto a
non mero “godimento estetico”, svolgono un sostenere il canto (..) (CEp 41)
compito ministeriale:

bensì di capire la logica e la strada che quei


Tra i fedeli esercita un proprio u cio liturgico la divieti vogliono indicare, con chiarezza, perché si
schola cantorum o coro, il cui compito è quello di realizzi “in spirito e verità” un itinerario
eseguire a dovere le parti che le sono proprie, determinante per la vita di ciascuno. Ci sembra
secondo i vari generi di canto, e promuovere la che la volontà del legislatore liturgico vada
partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Quello “oltre” quello che potrebbe sembrare.
che si dice della schola cantorum, con gli opportuni Cercheremo quindi di ri힌�ettere insieme,
adattamenti, vale anche per gli altri musicisti, facendoci condurre dagli stessi documenti
specialmente per l’organista. (Ordinamento ecclesiali, attraverso alcune parole–chiave:
Generale del Messale Romano. OGMR 103).

sempre “se” e “quando” esso diventa aiuto


sincero per un'autentica preghiera interiore ed
esteriore:

È indispensabile che gli organisti e gli altri


musicisti, oltre a possedere un’adeguata perizia
nell’usare il loro strumento, conoscano e penetrino
intimamente lo spirito della sacra liturgia in modo
che, anche dovendo improvvisare, assicurino il
decoro della sacra celebrazione, secondo la vera
natura delle sue varie parti, e favoriscano la a) Gradualità – Solennizzazione
partecipazione dei fedeli. (Musicam Sacram. MS
67)
Conviene che le forme di celebrazione e i gradi di
partecipazione siano opportunamente variati, per
Ma come incrementare (organisticamente e quanto possibile, secondo la solennità dei giorni e
musicalmente) quegli aspetti speci힕�ci delle assemblee” (MS 10)
quaresimali in vista della conversione del cuore?
E come aiutare l'assemblea liturgica a vivere
questo tempo di “cammino verso la Pasqua”
(Esodo)? Ancora: come “entrare” (insieme) nella
Quaresima, vivendo musicalmente quella
“spiritualità della soglia” (togliersi i sandali)?

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Evitare la monocromìa liturgico-musicale “presenza” del suono solistico dell'organo in
signi힕�ca, per l'organista, graduare sapientemente favore di una essenzialità che valorizzi un
i registri e la fonica (nel rispetto delle forme qualcosa di “più” importante, seppure in un
liturgiche dei canti che si accompagnano), pur “determinato” (e circoscritto) momento o tempo
tenendo conto delle solennità/feste che possono liturgico. È quello che l'organista è chiamato a
coincidere con il periodo quaresimale (S. tenere in conto anche in tempi liturgici diversi
Giuseppe, Annunciazione, ecc.). Si tratta di dalla Quaresima:
“pensare” a ritroso e camminare verso le
“sonorità pasquali”, in crescendo, sino al
culmine della Veglia di Pasqua. Il principio della L’uso di strumenti musicali per accompagnare il
“solennizzazione progressiva” o힡�rirebbe una canto, può sostenere le voci, facilitare la
gamma fonica piuttosto varia (a seconda dello partecipazione e rendere più profonda l'unità
strumento a disposizione) con molteplici dell’assemblea. Tuttavia il loro suono non deve
soluzioni: coprire le voci, rendendo di cile la comprensione
del testo; anzi gli strumenti musicali tacciano
quando il sacerdote celebrante o un ministro,
(…) In tempo di Quaresima è permesso il suono nell’esercizio del loro u cio, proferiscono ad alta
dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto voce un testo loro proprio (cf. MS 64).
per sostenere il canto. Fanno eccezione tuttavia la
domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e
le feste. (OGMR 313)

(…) Dal termine del canto del Gloria a Dio della


messa in Cena Domini no al canto del medesimo
inno nella veglia pasquale si usino l'organo e gli
altri strumenti musicali solo per sostenere il canto
(…). (CEp 41)

Un principio, questo, che trova conforto


paradigmatico nella stessa logica compositiva
liturgica degli antichi repertori dei canti monodici
(gregoriano, ambrosiano, ecc.), i quali
sicuramente rispettano rigorosamente tempi e
momenti liturgici, attraverso la varietà di stili
(sillabico, neumatico, melismatico), di forme, di
musica e testi.

b) Digiuno – Sobrietà – Silenzio

Sempre seguendo MS (n. 17) e Sacrosanctum


Concilium (SC n. 30), la Quaresima è
notoriamente tempo “favorevole” per una
maggiore tensione spirituale (quale
appropriazione interiore partecipativa), che
richiede tuttavia una maturità celebrativa non di
basso pro힕�lo. Avendo cura di andare oltre la
“legge farisaica”, il “digiuno degli orecchi” (cf.
MS 66) consisterebbe nel ridimensionare la

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Il silenzio, per von Balthasar, non è “mutismo” d) Ascolto - Parola di Dio
ma “simbolo”. La musica (dell'organo), in
determinati momenti e secondo precise modalità,
La Quaresima è altresì tempo favorevole di un più
diventa “presenza sonora” che riempie quel
approfondito e prolungato ascolto della Parola di
silenzio, diventandone una forma alternativa: la
Dio: tempo “pienamente umano”. La musica
“grazia del non detto” (F. Cassingena-Trévedy).
organistica, se umilmente al servizio di un più
Per ascoltare la musica si deve tacere, si deve
grande progetto pastorale, potrebbe cogliere
creare silenzio. Per analogia, tale opportunità di
l'occasione di sottolineare musicalmente,
riposo e alleggerimento spirituale dalla
commentare, sostenere la meditazione di testi
pesantezza o dall'egemonia oppressiva delle liturgici rendendone il senso. A tal proposito non
“molte parole” è molto impiegata da grandi poeti
possiamo che accostarci al già precedentemente
di spessore spirituale, tanto che a volte venivano
menzionato J. S. Bach, il cui servizio musicale e i
de힕�niti “maestri del silenzio” (Rimbaud), contenuti della fede sono stati interamente
“musicisti del silenzio” (Mallarmé).
ordinati all'ascolto e alla risposta della stessa
Parola di Dio (prassi prevista liturgicamente a
La musica aiuta a vivere quel silenzio alternativo Lipsia).
alla “chiacchiera” (anche quella musicale) e alla
“loquacità” (assimilabile al rumore: caratteristica
Egli, punto di riferimento indiscusso nell'arte
negativa). La musica di Bach, ad esempio, non
della retorica musicale così ricca di sottolineature
dice nulla di più di ciò che c'è da dire, quella di e commenti musicali a quella Parola, una sorta di
Fauré dice sempre meno sino al silenzio assoluto,
“sermone musicale”, riusciva con la sua musica
per Mozart i silenzi sono più importanti dei suoni
«a far passare l'ascoltatore dalla lettura delle
perché “chiari힕�cano, puri힕�cano, danno Scritture all'ascolto della parola di Dio, “voce
profondità” grazie alla essenzialità.
della sposa”» (Ch. Theobald - Ph. Charru).

c) Poveri – misericordia Silenzi, cromatismi, movimenti ascendenti


(anabasi) e discendenti (catabasi), 힕�guralismo del
Su questo punto ci limitiamo a due segno della croce, che prende nella sua musica la
profondissime, quanto esplicative, ri힌�essioni- forma del “chiasmo”, vengono a costituire una
testimonianze: la prima di Giovanni Paolo II il vera e propria ars retorica al servizio liturgico e
quale, nel 1983, in occasione del discorso alla divino. Tale momento privilegiato di “ascolto”
Scala di Milano, a힡�ermava che quella dell'artista attraverso il mezzo sonoro organistico è
e del musicista è opera di misericordia spirituale. 힕�nalizzato unicamente alla “Gloria di Dio” e alla
La seconda, personale, del futuro Papa Giovanni “ricreazione dello spirito”. Musica come dono di
Paolo I: Dio (da restituire) e “gioia del cuore”, autentica
forza risanatrice di Dio sull'essere umano.

“A Canale io sono stato fanciullo di famiglia


povera. Ma quando, entrando in chiesa,
sentivo l'organo suonare a piene canne,
dimenticavo i miei poveri abiti, avevo
l'impressione che l'organo salutasse
particolarmente me e i miei piccoli compagni
come altrettanti prìncipi. Di qui la prima, vaga
intuizione, diventata in seguito certezza
convinta, che la Chiesa cattolica non è solo
qualcosa di grande, ma che fa grandi anche i
piccoli e i poveri, onorandoli e innalzandoli”.
(A. Card. Luciani, Venezia, 1 Maggio 1977)

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e) Oltre la liturgia. Il tempo di A fronte di quella che il compianto Baumann
de힕�niva “generazione senza tutto” e “liquida”
Quaresima come periodo dedicato alla
(senza con힕�ni e riferimenti), con a힡�etti e valori
via pulchritudinis che è preghiera. sostituiti dai rispettivi surrogati, forse la
Quaresima dovrebbe essere un tempo di ri-
Terminiamo queste nostre ri힌�essioni ponendoci scoperta della bellezza autentica.
delle domande. Ma credendo fermamente che le
strade che già si stanno percorrendo sono
Dal “rischio dell'estetico” (il bello/utile),
validissime e tante altre se ne possono percorrere
narcisisticamente brutto, potremmo a힅�darci a
con un po' di umiltà e di buona volontà. Se il
quel “terzo trascendentale” (il bello/kairos),
contesto culturale oggi privilegia l'audience
attraverso concerti spirituali o Vespri d'organo
(etichetta vincente) e la performance
che rappresenterebbero, oggi più che mai, quei
(produzione), provocando una sorta di “anestesia
“necessari” strumenti pastorali per bilanciare
del cuore e della mente” (Galimberti), ci stiamo
l'assenza di autentica bellezza (kairos) dalla vita
forse abituando ad una società in cui il vuoto fa
degli uomini e del mondo.
da padrone? «La bellezza – intesa non solo come
ciò che è gradevole o attraente ma come ciò che,
nella sua forma sensibile, ci consegna una Papa Francesco ci indica un percorso molto
profondità meravigliosa del suo mistero – rende chiaro: “L'evangelizzazione gioiosa si fa bellezza
un servizio ineguagliabile» (J. Card. Bergoglio, La nella liturgia (…). La chiesa evangelizza e si
bellezza educherà il mondo, p. 23). evangelizza con la bellezza della liturgia”. “(...)
dunque si rende necessario che la formazione
«Come insegnare a percepire la bellezza, a fare nella via pulchritudinis sia inserita nella
autentiche esperienze estetiche, di quelle che trasmissione della fede”. “È auspicabile che ogni
lasciano il segno rivelandoci il senso della nostra chiesa particolare promuova l'uso delle arti nella
vita?» (ibidem, p. 21). sua opera evangelizzatrice (…) al 힕�ne di
trasmettere la fede in un nuovo linguaggio
parabolico” (Francesco, Evangelii Gaudium, nn.
24,167)

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gregoriano

Attende, Domine, et miserere


Giacomo Baroffio Febbraio 2017

Nei primi due millenni la liturgia nel rito romano Può comunque contribuire alla formazione di
è stata celebrata esclusivamente in latino. A parte compositori e cantori impegnati nelle
alcune aree particolari e circoscritte – in primo celebrazioni? Il gregoriano e gli altri repertori
luogo Benevento e Milano con i propri riti tradizionali – come l’ambrosiano in diocesi di
peculiari – in Italia durante la liturgia Milano – non è mai stato un repertorio
risuonavano i canti di due repertori noti come “popolare”. Pochi sono i canti latini eseguiti
canto romano (antico) e canto gregoriano, oggi dall’assemblea. La quasi totalità del Proprium
denominato anche canto romano-franco. Missae era riservata a un gruppo scelto di cantori
Quest’ultimo termine s’addice alla recensione e a un solista. Nel caso dei canti dell’Ordinarium
de泥�nitiva del repertorio, senza escludere che la situazione è diversa. Basta pensare a due fatti:
esso, almeno secondo un’ipotesi, abbia avuto la 1) molte melodie sono semplici e 2) alcune sono
prima redazione nell’Urbe nella seconda metà del ripetute spesso. L’assemblea è quindi in grado di
VII secolo. assimilarle e di cantarle senza eccessiva
di훥�coltà. Nella liturgia delle Ore la situazione è
favorevole a un intervento dell’assemblea,
Oggi sono piuttosto rari i luoghi dove si canta
soprattutto perché ai vespri domenicali e festivi,
nella liturgia il repertorio latino gregoriano,
che sono la tradizionale preghiera comunitaria, i
soprattutto dove lo si canta in modo orante,
salmi sono quasi sempre identici e pochi gruppi
dignitoso e musicalmente apprezzabile. Molti
di antifone coprono i vari periodi dell’anno. C’è
nostalgici del passato purtroppo lo eseguono
da tenere presente la realtà concreta. Una
spesso male: per tante persone basta cantare in
popolazione che non canta mai, proprio mai,
latino. La pessima pronuncia del testo e le mende
come accade nella società odierna, è in grado di
vocali nel canto non contribuiscono a difendere la
esprimere con il canto i sentimenti profondi
causa del gregoriano. Anzi, suscitano reazioni
suscitati dalla fede e dall’adorazione? Non rimane
negative. Detto ciò occorre farsi una domanda.
forse infastidita e impacciata, ma non tanto dal
Volendo oggi cantare melodie su testo italiano, il
latino, bensì da ogni genere di canto al quale è
gregoriano ha ancora cittadinanza nella liturgia?
sollecitata?

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A dire il vero, anche se l’aspetto culturale ha una Il gregoriano sancisce un principio collaudato da
sua importanza, soprattutto la conoscenza della una pratica più che millenaria: ogni azione
lingua latina, il canto gregoriano costituisce una liturgica e ogni momento all’interno di tale
provocazione formidabile. Esso è un linguaggio azione ha un canto speci泥�co, con sue
musicale elaborato lungo secoli, è vero; ma nella connotazioni peculiari. Il che, senza che ce ne
sua natura profonda non è musica. È preghiera. I accorgiamo, ci aiuta a entrare attivamente nel
suoi testi non sono in primo luogo poesie o alta vivo della celebrazione: si (ri-)destano gli
letteratura: sono in larga misura la Parola di D-i- atteggiamenti interiori e l’attenzione spirituale
o e la con泥�denza della Chiesa che canta la gloria che la liturgia richiede. Proprio questo è un punto
del Creatore, proclama le gesta dei santi, esprime critico nella prassi postconciliare che vede i cori
l’ansia e il dolore di quanti non hanno più voce. Il scegliere talora i canti secondo criteri assai
cantore gregoriano non è un tenore o un soprano discutibili (quello che piace al responsabile, il
d’opera o di musica leggera. È semplicemente e canto di cui si ha casualmente sotto mano la
totalmente un profeta. Accoglie nel proprio cuore parte…). Un canto liturgico anche se dignitoso nel
la voce di D-i-o e dei fratelli e del mondo, la fa testo e nella melodia non può esser ridotto a
propria e a D-i-o eleva la lode e la supplica e il “prezzemolo” come, invece, accade. Un noto
ringraziamento a nome dell’universo intero. Alla brano l’ho sentito in qualsiasi momento delle Ore
comunità comunica con il canto la sua esperienza e della Messa in tutti i santi giorni, da un
orante. battesimo a un matrimonio a un funerale. Se la
pratica del gregoriano ha fatto altre scelte,
sarebbe opportuno meditarci un po’ sopra.
Questo è un punto in cui il gregoriano diviene un
riferimento primario. Chi si accinge a cantare in
Chiesa deve convincersi che l’organo principale
attivo nel cantore non è l’ugola ma l’ascolto, non
è la musica ma la vita. Prima di imparare le note,
è necessario prendere conoscenza dei testi, farli
oggetto di meditazione, impegnarsi nella lectio
divina quotidiana. Poco per volta si avvertirà il
bisogno di fare più spazio alla Parola. Nello
stupore dell’ascolto sarà la Parola stessa a
suggerire il ritmo dei canti quali riesso di un
ritmo più profondo e coinvolgente: il ritmo della
vita in Cristo, attento alla volontà del Padre nella
forza dello Spirito santo.

Chi ha una qualche dimestichezza con il canto


gregoriano si è accorto che il repertorio è quanto
mai vario. Non solo le melodie (anche se non
tutte) sono diverse. C’è qualche cosa in più.
Omogenei tra di loro, ma ben di鄛erenziati
rispetto agli altri, sono i canti eseguiti nei diversi
momenti celebrativi. Ad esempio, i canti
d’ingresso e di comunione, il graduale e
l’o鄛ertorio, le antifone salmiche e quelle ai
cantici evangelici lucani (Benedictus, Magni泥�cat,
Nunc dimittis).

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*** Le cinque strofe riprendono alla lettera un testo
tramandato dal Breviarium Gothicum (variante
nella prima strofa: Ad te redemptor omnium, rex
Un canto che il popolo esegue nel tempo
quaresimale è l’Attende, Domine, et miserere. summe, oculos…). Chi è interessato può trovare
in rete lo studio fondamentale di WILHELM
L’inizio riprende un verso del profeta Geremia
utilizzato come responsorio prolisso nella MEYER, Die Preces der mozarabischen Liturgie,
Berlin, Weidmannsche Buchhandlung 1914
settimana santa (Ger 18, 19 Attende, Domine, ad
(Abhandlungen der königlichen Gesellschaft der
me, et audi vocem adversariorum meorum…).
Wissenschaften zu Göttingen, Philologisch-historische
Klasse, N. F., XV/3). Il canto dovrebbe essere una
La struttura è semplice e ordinata. Una frase rielaborazione moderna e si distingue per la
iniziale serve da ritornello ed è ripetuta dopo ogni uidità della melodia. Si trova pubblicato di solito
strofa (Attende, Domine, et miserere, quia in re maggiore, ma in realtà la melodia si muove
peccavimus tibi - Volgi l’attenzione a noi, in fa (V modo). Il ritornello disegna un ampio
Signore, e abbi pietà perché abbiamo peccato arco, leggermente increspato, che parte dalla
contro di Te). Questa invocazione riprende il tema tonica e raggiunge lo stesso Re grave dopo aver
presente nelle suppliche-ritornello delle preci toccato il re acuto. Le strofe articolano la melodia
penitenziali dell’antico rito ispanico (secolo X ?): in tre sezioni corrispondenti ai rispettivi
Attende, domine, de sanctuario tuo (MEYER p. endecasillabi. La melodia scorre anche qui, fonde
32); Dicamus omnes: Preces nostras, domine, insieme movimenti ad arco ondulati e brevi
placatus attende (24); Miserere et parce, recitativi. Le tre sezioni si muovono ciascuna tra
clementissime domine, populo tuo (20); Precem Fa-Fa, la-Mi, la-Re.
populi tui, domine, attende (56); Quia
peccavimus tibi (passim).
Mentre è bene che le strofe siano cantate da un
solista con precisa attenzione al ritmo delle frasi,
Ogni strofa segue il metro sa훥�co ed è costituita il ritornello dà a tutta l’assemblea l’opportunità
da tre endecasillabi. Si tratta di una preghiera di intervenire coralmente.
poetica (pratica già di鄛usa nel piyut ebraico).

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musica sacra

J. S. Bach
'Johannes Passion'
Sabino Manzo Febbraio 2017

Ri히�essione ed esegesi dell’opera di Bach

In tutta l’esperienza musicale di un musicista, Bach introduceva nella liturgia della Passione:
non solo professionale, ma quell’esperienza che due ore di cori, arie, recitativi, per trasformare
segna i tempi ed i ritmi della vita in funzione quella che 힐�no ad allora era considerata una
della musica che suona dentro, in un momento semplice lettura e meditazione del Passio secondo
speci힐�co di questo percorso, ogni musicista o Giovanni. Il sipario si apre nella tonalità di Sol
melomane che sia, dovrà vivere l’esperienza minore, simbolo di lamento per secoli in musica;
mistica della Johannes Passion di J. S. Bach, il il tormentato ostinato dei violini, cromatico e
grande Kantor.Studiare ed eseguire questo brano, ipnotico, il sinuoso tratto melodico delle viole, il
conduce ad una esperienza di fede profonda e alla ribattuto passo drammatico dei bassi, preparano
conoscenza di una musica divina, che non si può la scena al dramma; l’ingresso a note lunghe e
paragonare a nulla. La partitura del Sommo dissonanti di oboi e 히�auti, ne evidenziano la
chiede a coloro che la interpretano, la preghiera tensione e la drammaticità. All’ingresso del coro,
più intima in essa contenuta, senza la quale accade qualcosa di incredibile, piuttosto che
nessun passaggio sonoro, nessuna soluzione inserire parole di lamento, Bach inserisce un
armonica, né alcuna melodia, può essere canto di lode : 'O Signore, Signore nostro Salvatore,
compresa. Quando l’assemblea della quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!'
Nikolaikirche di Lipsia, il 7 aprile del 1724, (Salmi 8,2). Le voci entrano insieme con tre Herr
ascoltò per la prima volta questo capolavoro, non grandiosi e solenni, dipingendo la maestosità del
fu certamente entusiasta della grande novità che Cristo Salvatore.

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Un prologo che ancora oggi, come allora, accompagnate rispettivamente da 히�auti e oboi,
sconvolge l’ascoltatore, preparando la scena di due perle di eterna bellezza, dove ad un’aria
questo teatro molto singolare, ricolmo di tutti gli (alto) di carattere doloroso, che fa riferimento
elementi strutturali e musicali del teatro di quel all’arresto di Gesù, con una ri히�essione sui
tempo, che Bach dimostra di conoscere dolorosi lacci che legano i suoi polsi “Von den
perfettamente, ma senza mai entrare nell’azione Sticken”, ne segue una (soprano) leggera e serena
drammatica pura, piuttosto, superandola, “Ich folge die gleichfalls”, dove emerge la gioia di
rendendo l’ascoltatore partecipe dell’azione. Bach seguire le orme di Gesù in quel Sinedrio, quasi a
coinvolge l’assemblea nel dramma, ponendo proteggere e a ribadire la nostra presenza nella
l’ascoltatore nella profonda posizione di fedele vicenda. L’aspetto catechetico e teologico, in
partecipe nel cammino della Croce. perfetta sintonia con il racconto e la forma.

Un ulteriore punto di ri히�essione va Di grande suggestione è il secondo elemento che


interrompe la narrazione: la preghiera di tutti,
speso per l’impressionante equilibrio
rappresentata dai Corali. Il Corale nella chiesa
strutturale che Bach crea, tra la luterana, sin dai tempi di Lutero, assume
narrazione e la contemplazione. un’importanza fondamentale liturgica, divenendo
nel tempo, fondamento di vita pastorale e di
I ritmi dei fatti narrati, con l’evangelista ed i appartenenza alla comunità dei fedeli. Bach non
personaggi (Pilato, Gesù, Pietro, folla), sembrano dimentica di inserire, ogni qualvolta ritiene
incastrarsi perfettamente con il divenire della fondamentale il passaggio narrativo, i corali che
ri히�essione e meditazione delle arie solistiche per tradizione, la sua comunità conosce e canta
(soprano, alto, tenore, basso). Basti ricordare le già da tempo, costruendo intorno alle stesse
arie nella prima parte del soprano e dell’alto, melodie, alcune soluzioni armoniche di
incredibile valore.

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È il caso di “O grose Lieb'” nel passaggio iniziale La seconda parte della Passione si apre ancora
in cui Gesù, durante l’arresto difende i suoi con un grande corale, che già annuncia i toni forti
discepoli, gli stessi che poi per paura, lo e di tensione. La scena si sposta nel pretorio
abbandoneranno. Un corale di tale meraviglia, davanti al sommo sacerdote Caifa. Anche la
che invita alla commozione. Ancora due corali scrittura della narrazione, assume colori ed
echeggiano nella prima parte: il primo sulle espressività più aggressiva e scura. Numerosi
percosse di Gesù, l’altro, che conclude la prima sono gli interventi corali della turba che protesta
parte, sul tradimento di Pietro. Entrambi contro Pilato e che inveisce contro Cristo sotto
scandiscono la richiesta di perdono, nel canto processo. L’infamia e la per힐�dia, vengono fuori
dell’assemblea, verso un Dio che so힠�re e piange dai recitativi dei protagonisti della scena, mentre
per i peccati dell’uomo. Una curiosità che le arie solistiche di meditazione (basso e tenore)
sottolinea anche l’importanza del rapporto contemplano il dolore e la so힠�erenza con una
dramma teatrale/ri히�essione teologica, nel dolcezza ineguagliabile. Bach si a힁�da al suono di
tradimento di Pietro, Bach aggiunge un verso dal strumenti diversi, come le viole d’amore, la viola
vangelo di Matteo (Mt 26, 75b), quasi a da gamba e l’arciliuto, a cui è a힁�data la
suggellare il fondamentale momento del tenerezza della preghiera di chi si riconosce
tradimento e del dolore del pentimento, che nello peccatore e cerca la misericordia di Dio
stesso tempo apre anche ad una ulteriore (“Betrachte meine Seel’” basso; “Erwäge” tenore).
immagine teatrale.

Subito dopo ha inizio la lunga salita verso il


Golgota; la narrazione drammatica prende il
sopravvento e tra le parole lapidarie di Pilato e le
urla della folla (“Kreuzige, kreuzige…”), la vicenda
giunge al suo punto culminante e alla parola
“Golgota” dell’evangelista, l’aria del basso “Eilt”
presenta una novità: un dialogo tra il solo e il
coro, “Correte, anime angosciate, accorrete verso
il Golgota, là 힐�orisce la vostra fede”, i violini e il
basso con scale ascendenti continue, ci portano
alla realtà biblica della croce che innalza alla
gloria, rispondendo al “Wohin?”(dove?) dei fedeli,
perché quello è il luogo dove la salvezza si è
rivelata.

“Es ist vollbracht”, “Tutto è compiuto”, le ultime


parole di Cristo aprono alla meditazione sul
sacri힐�cio con l’aria dell’alto che parte proprio da
queste parole e con la viola da gamba sola,
dipinge un’atmosfera surreale di pace intima e
silenzio, interrotte da un’inserzione centrale di
gioia e forza, per il Cristo che ha vinto la morte.

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Di altra natura, invece, l’aria successiva del basso La Johannes Passion si pone all’interno del
“Mein teurer Heiland”, quasi una danza al Signore repertorio sacro storico, come una perla in un
che ci ha salvati dalla morte. Più intima e fantastico ventaglio di capolavori, che mettono al
introspettiva l’aria del soprano “Zer히�ieße, mein centro la fede profonda di chi le ha create,
Herze”, anticipata da un arioso del tenore che ci trovando in Bach sicuramente un riferimento che
racconta del pianto e del dolore, l’oscurità sulla incrocia l’assoluta genialità con la fede più
terra, le tombe aperte, ma il nostro cuore vive la ardente. Avanzo una proposta: per prepararsi alla
morte e piange per il Cristo. Solo la speranza Settimana Santa, non si potrebbe vedere e
degli ultimi corali, in particolare del meraviglioso ascoltare questo capolavoro di fede musicale? Non
“Ruht wohl”, che come cantilena danno sarebbe, questo ascolto, una vera catechesi che
all’ascoltatore la speranza che il pianto possa coinvolge occhi, orecchio, cuore, insomma tutta
scomparire dalla nostra vita di peccatori e che la la persona? Quando capiremo che solo la bellezza
gioia della salvezza, ne possa prendere il posto potrà salvare le nostre vite?
per svegliarci dalla morte e poter contemplare il
Suo volto e lodarne la bellezza.

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per conoscere

La Cappella Musicale Ponti cia


“Sistina”
mons. Massimo Palombella Febbario 2017

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La Cappella Musicale Ponti cia “Sistina” è la più Con Giuseppe Liberto la Cappella Musicale è
antica formazione corale del mondo. Troviamo nalmente entrata nella necessaria recezione
infatti tracce di cantori intorno al Papa n dai della Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II.
primi secoli della Chiesa e sappiamo che Papa Ed è proprio l’ultimo Concilio Ecumenico della
Gregorio Magno nel 597 per l’evangelizzazione Chiesa che oggi, paradossalmente, fa trovare la
dell’Inghilterra, insieme ai monaci, inviò anche Cappella Sistina in qualche modo in una sorta di
dei cantori. La Cappella Musicale del Papa ha così analoga situazione nella quale si trovò ai tempi di
seguito, essendone partecipe, tutte le vicende Palestrina con il Concilio di Trento.
della Liturgia Papale e passando per tante riforme
(si pensi ad esempio a quella di Sisto IV del 1471
Infatti il Concilio Vaticano II, nei suoi preziosi
che costituisce u cialmente un collegio di
documenti ci interpella profondamente circa il
Cantori e quella di Pio VII che nomina un Maestro
dialogo con la modernità e la cultura: solo una
“stabile”) è giunta ai giorni nostri. Con l’esilio
visione super ciale e ideologica di questo Concilio
Avignonese (1309-1377) ha necessariamente
può giungere ad aermare che “è tutto nito”,
internazionalizzato la sua compagine recependo
che la grande musica destinata alla Liturgia è
in modo fecondo la prassi musicale del nord
stata abbandonata per sempre. La s da del
Europa e nel XV e XVI secolo i migliori musicisti
Concilio Vaticano II circa la “Musica Sacra” si
del tempo erano tra i suoi cantori (Dufay, Josquin
può sinteticamente identi care nella necessaria
Desprez, Palestrina, Morales, Guerrero…). Ha
ricerca di una pertinenza celebrativa del segno
recepito, con grande sensibilità ecclesiale, le s de
musica all’interno della Liturgia che questo
della Riforma Liturgica Tridentina diventando
Concilio ci ha consegnato, nel doveroso dialogo
esempio e modello dell’attuazione della
con la modernità, e, proprio per questo,
medesima (si pensi al secondo libro delle Messe
nell’intelligente recezione di quanto, ad oggi, gli
di Palestrina pubblicato nel 1567). Con Lorenzo
studi scienti ci circa il Canto Gregoriano e la
Perosi ha realizzato le istanze del Motu Proprio di
Polifonia rinascimentale ci hanno comunicato,
Pio X “Tra le sollecitudini” (22 novembre 1903) e
per trovare vie che traducano il “segno gra co”
ha eliminato de nitivamente i cantori “castrati”.
in “segno sonoro” all’interno della Celebrazione
Con Domenico Bartolucci si è attuata una grande
Liturgica.
riforma strutturale con la costituzione di una
scuola elementare e media annessa alla Cappella
Musicale. Esaminando la storia della Cappella Musicale
Ponti cia “Sistina” emerge che il momento di
massimo splendore fu proprio quando questa
storica istituzione viveva nell’”oggi”,
sperimentava nuovi linguaggi, aveva tra i suoi
cantori i migliori musicisti d’Europa, respirava
“cum Ecclesia”. Quando, per un insieme di
circostanze, nel corso della storia ha identi cato
la sua esistenza esclusivamente nel “conservare”,
nel ritenersi grande e “a posto” solo in forza del
suo glorioso passato, nel ritenere che qualunque
novità – studi semiologici e Concilio Vaticano II
compreso – fosse da evitare o ignorare… si è
ritrovata a essere un’istituzione decadente,
povera testimonianza di un passato che non
esiste più, preoccupata di coltivare e conservare
con grande impegno prassi esecutive “vecchie” -
ingenuamente scambiate per “antica scuola” -
che nulla avevano a che fare con la “musica
antica”.

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Oggi, intraprendendo seriamente la Tutto ciò ha permesso alla Cappella Sistina di
avere gli strumenti professionali per inserirsi in
strada tracciata dal Concilio Vaticano
modo fecondo in un altro importante ambito che
II, la Cappella Musicale Ponti cia il Concilio Vaticano II ci ha consegnato e cioè
“Sistina” ha rivisitato ormai da l’Ecumenismo. Dal 2012 infatti ogni anno si attua
qualche tempo un certo modo di una sorta di “gemellaggio” tra la Cappella del
Papa e un prestigioso coro “non cattolico”,
cantare atto a produrre forti e possenti
gemellaggio che si concretizza con il cantare
'suoni basilicali' insieme alla Celebrazione della Solennità dei
Santi Pietro e Paolo nella Basilica di San Pietro. Si
Ciò è avvenuto per il semplice fatto che al tempo è iniziato questo aascinante ed arricchente
di Palestrina le Celebrazioni del Papa non si cammino con il Coro di Westminster Abbey, e in
svolgevano nella Basilica di San Pietro ma questi anni sono giunti a Roma il Thomanerchor
usualmente in Cappella Sistina, e anche perché di Lipsia, il Coro Ortodosso del Patriarcato di
l’attuale Basilica Vaticana non esisteva essendo in Mosca, il Coro di New College di Oxford, il
costruzione. Il cantare in Cappella Sistina obbliga Kammerchor der Frauenkirche Dresden, il
necessariamente alla ricerca di una sonorità di Windsbacher Knabenchor e i Cori di Winchester e
più intima percezione. La grande emotività di una Canterbury Cathedral.
massa sonora che canta “in voce” per riempire di
suono le volte di una Basilica è sostituita dalla
ra nata percezione del testo, dalla resa emotiva
ed espressiva della parola attraverso il suono,
dalle relazioni dialettiche emergenti dal
linguaggio contrappuntistico inteso come
componente intellettuale mossa dagli aetti. La
scrittura rinascimentale ore inoltre una grande
trasparenza, realizza una polifonia che assegna a
ogni voce separatamente una partecipazione
emotiva trasformando il tutto in una polifonia di
emozioni, in un contesto percettivo dove ognuno
ha modo di ritrovarsi. In questo delicato processo
è stato allora necessario ricuperare il testo,
interpretarlo su basi semiologiche, decidere la
dinamica nel rapporto tempo-scrittura, scegliere
le altezze giuste in relazione alla regola
rinascimentale del trasporto, curare l’intonazione
in conformità alla scala usata nel Cinquecento (e
non quindi su scala temperata), misurare e
calibrare le sonorità non per un mero ripristino
“ lologico” ma per una corretta collocazione
“liturgica” di questa musica e per una plausibile
ricomprensione del clima vocale rapportato alla
scrittura.

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Il praticare professionalmente musica con tutti Il cammino Ecumenico diviene allora un dovere e
questi prestigiosi Cori è stato, ed è, fare una forte non una possibilità, un dovere che si può attuare
esperienza spirituale comune attraverso l’arte, il solo con un diuturno e costante studio e una
“bello”, e ciò rappresenta un fatto molto sempre maggiore ricerca di professionalità. Tutto
profondo che interpella vicendevolmente le ciò per aermare con i fatti la volontà di
nostre identità. Infatti, ciò che nel Cristianesimo camminare insieme nel tentativo di anticipare
è stato separato per vicende storico-politiche ha nella storia quella desiderata unità che tutti
mantenuto profonda e solida unità nell’arte, e cerchiamo e che per dono di Dio forse un giorno
può continuamente trovare anche oggi punti realizzeremo. Avendo tra i suoi compiti anche il
d’incontro fecondi nell’intelligente frequentazio- conservare e promuovere il patrimonio musicale
-ne delle fonti comuni. Ciò signi ca vera e mutua della Chiesa, il lavoro diuturno della Cappella
comprensione, rispetto e arricchimento Sistina è oggi ricercare la pertinenza estetica,
vicendevole. ingegnarsi per essere “infedelmente fedele” a un
mondo lontano da noi, quello della musica antica,
e questo esige studio quotidiano, ricerca e
Impegnarsi seriamente nelle s de che sperimentazione. Tutto ciò credo sia la fedeltà a
il Concilio Vaticano II ci ha lasciato quanto oggi il Concilio Vaticano II ci chiede in
signi ca oggi, per la Cappella Sistina, relazione al grande patrimonio culturale della
Musica Sacra, per restituire nella Liturgia un
studiare e lavorare in modo
segno sonoro “antico” e dunque “prezioso”,
professionale esclusivamente per la capace di resistere in modo fecondo alla storia,
Chiesa e per l’Evangelizzazione. continuare ad essere attuale e, proprio per il suo
essere “vivo”, aiutare ancora oggi tante persone
nel loro cammino di fede.

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per conoscere

La Cattedrale di Bari
Michele Cassano Febbraio 2017

La Cattedrale di Bari dedicata alla Madonna I lavori eseguiti nel sepolcreto della Cattedrale
Assunta è uno scrigno di bellezza artistica e non negli anni 1970-71, per consolidare le
bisogna confonderla con la Basilica di San Nicola. fondamenta, hanno messo in luce diverse
Il nome deriva dalla cattedra episcopale ubicata al strutture ed elementi prima sconosciuti. In
centro del catino absidale. Da quella sede il questo sito chiamato succorpo troviamo una
Vescovo maestro e pastore della diocesi insegna e domus romana del I secolo, la chiesa paleo-
istruisce il popolo a lui a힅�dato. Nella cripta si cristiana del V-VI secolo con il magni힕�co
venerano un’icona della Madonna Odegitria pavimento restaurato nel sec VIII da un certo
patrona di Bari e le reliquie del Santo Vescovo Timoteo al tempo del vescovo Andrea I come è
Sabino che è stato il primo patrono di Bari. testimoniato dalla targa del pavimento: 'La beata
Chiesa barese gioisce tramite il suo vescovo Andrea ed
il suo clero. Ed esulta ugualmente Timoteo con la sua
IL TEMPIO PALEO-CRISTIANO famiglia. Egli, infatti, con l’aiuto divino e a lode del
popolo di Dio, dando il suo contributo ha sciolto un
La visita al tempio bisogna iniziarla dal succorpo voto, permettendo così di consolidare e di portare a
dove si trovano le radici della Chiesa di Bari. Nelle
termine questa aula nella sua ornamentazione', i
pietre e nei mosaici che si ammirano nel sito resti della via Traiana e una cappella bizantina
archeologico, è evidente la capacità del popolo dell’XI secolo. Nel secolo VIII d. C. una icona della
barese che ha lasciato nella pietra una Madonna di Costantinopoli, approdò a Bari il
testimonianza di fede. La Chiesa episcopale risale
primo martedì di marzo del 733 d. C. e venne
al 465 d. C., anno in cui è stata provata portata nell’antica Cattedrale dall’arcivescovo
l’esistenza della diocesi barese per la presenza del Bursa.
Vescovo di Bari, Concordio al concilio indetto da
papa Ilario in quell'anno.

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LA SECONDA CATTEDRALE: IL
TEMPIO DI BISANZIO

L’arcivescovo Bisanzio (1025-1035) volle edi힕�care


una nuova Cattedrale più grande per l’aumentata
popolazione della città e più splendida perché nel
992 Bari era diventata la metropoli di tutto il
dominio dei Greci dell’Italia meridionale e doveva
gareggiare con i magni힕�ci templi delle altre città
del tempo. Negli Annales Barenses si riporta che
la Cattedrale fu iniziata nel 1034 dall’arcivescovo
Bisanzio che però non poté portare avanti i lavori
perché nello stesso anno fu esiliato
dall’imperatore a Costantinopoli per la sua
estrema difesa contro i Greci. Nel 1039 i Greci
ripresero il controllo della città so힡�ocando la
rivolta. La costruzione fu continuata dal nuovo
arcivescovo Nicola I (1035-1061), ma anch’egli si
oppose alla politica dei dominatori greci e fu
mandato a Costantinopoli, però fece ritorno a
Bari nel 1042 e cercò di continuare i lavori.

L’arcivescovo Andrea II (1071-1078) fece costruire


l’ambone su cui spicca la scritta in latino che
tradotta in italiano dice così “La forza del Vangelo
scaccia i demoni, apre le porte del cielo, conferisce le LA TERZA CATTEDRALE COSTRUITA
virtù e fa riacquistare la salute dell’anima”, DA RAINALDO
dall’ambone il sabato santo il diacono canta
l’Exultet. Sull’ambone luogo da dove si proclama Questo nuovo arcivescovo dedicò gran parte della
la Parola di Dio sono scolpiti nella pietra i simboli sua attività per il completamento del duomo (sec.
dei quattro evangelisti. L’aquila San Giovanni, XII) aiutato dalla sua amicizia col re Guglielmo II,
l’uomo o l’angelo Matteo, il leone San Marco e il dalla benevolenza del papa Alessandro III e dai
bue San Luca. Il rotolo dell’ EXULTET custodito vari lasciti di persone facoltose. Rainaldo
nel museo diocesano, è un vero monumento cominciò dai restauri della cripta, che era stata
paleogra힕�co nella sua artistica composizione, abbandonata per più di vent’anni, adeguandola a
essendo riccamente istoriato in caratteri quella di San Nicola. Rainaldo non vide il
beneventani e con bellissime miniature, in cui completamento dei lavori perché morì il 4
risultano mirabilmente fuse l’arte orientale febbraio 1188 e le sue spoglie furono tumulate
bizantina con quella occidentale da collocare nel nella cripta. Sotto il suo successore Doferio (1188-
sec. XI. 1207) vennero terminate le torri absidali e la
cupola, che sulla scorta dell’architettura sicula
arabizzante fu realizzata sovrapponendo
all’ottagono formato dalle 4 arcate e dalle cu힅�e
un secondo piano a nicchiette a pro힕�lo multiplo,
formante all’esterno il tiburio, su cui fu elevata la
calotta.

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IL COMPLETAMENTO DI ROMUALDO per seguire l’infatuato gusto barocco del tempo
con l’intervento del celebre architetto Domenico
Antonio Vaccaro chiamato da Napoli. Si cominciò
Romualdo Grisone II (1282-1309), energico e
battagliero, riconquistò con le armi i feudi dalla cripta, colonne rivestite di marmo giallo
antico e di Siena, le absidi furono chiuse e le volte
sottratti alla sede vescovile e restaurò il tempio
con la costruzione del nuovo tetto, aggiunse gli furono ornate di stucco dorato e con pitture di
Nicola Porta di Molfetta. La cripta conserva
arconi esterni sui muri laterali, sovrapponendovi
tuttora la veste settecentesca.
gli eleganti esaforati, il superbo 힕�nestrone del
prospetto orientale e il magni힕�co rosone del lato
sud del transetto e in힕�ne dotò la chiesa di tutto IMBAROCCHIMENTO DEL DUOMO
l’ornamento connesso al culto. Romoaldo
riconsacrò la Cattedrale il 4 ottobre 1292,
Dopo aver terminato la cripta, si passò poi alla
confermandone la dedicazione alla Vergine
parte superiore. Furono ricoperte le colonne, in
Assunta, come attestato dall’epigrafe: “Hoc tibi
particolare tre di 힕�nissimo persichino antico, i
sacravit templum…(Questo tempio consacrò a te,
lavori furono eseguiti dal 1737 al 1749: l’ambone,
Regina dei cieli, il presule Romoaldo, insigne per le
la sedia vescovile, le palle di por힕�do delle
prerogative degli avi, che, divenuto padre della patria,
balaustre e l’iconostasi vennero eliminati.
egli di cuore puro, amico della giustizia, difese i diritti
L’altare col ciborio fu demolito e fu sostituito da
col suo petto: paladino del bene, combattè il male,
un nuovo altare barocco collocato in fondo
amante della pace fu pio e largo elargitore verso le
all’abside. L’antico so힅�tto di travi dipinte della
vedove e i poveri”…Era l’anno in cui venne la luce del
navata centrale a capriate fu coperto da volta
mondo 1292, il giorno memorando 4 ottobre, in cui,
simulata di canne e stucco su centine di legno,
intervenuto qui il venerabile ceto dei prelati, il papa
nelle navate laterali furono create delle 힕�nte volte
Nicola IV, sedente sulla cattedra di Pietro, concesse
a scodella; le trifore dei matronei vennero
l’indulgenza a quanti entrano nel tempio, regnante
murate, eliminando il ballatoio pensile. Il portale
l’illustre re Carlo II D’Angiò che col suo governo
centrale venne decorato con fastigio barocco
rinnoverà per il mondo tempi di oro)”. Il 3 febbraio
recante al centro, in una nicchia, la statua
1309 Romualdo morì e le sue spoglie furono
dell’Assunta e lateralmente le statue di San
collocate nell’abside di sinistra del presbiterio ove
Sabino e di San Nicola e il rosone fu rovinato.
sul sarcofago rifatto vi è la scultura della sua
힕�gura giacente in abiti episcopali nelle sue
fattezze naturali. I RESTAURI

Dal 1899 con la caduta degli stucchi e in


LA CRIPTA
particolare della colomba di gesso dalla cupola si
cominciarono i lavori per riportare allo stato
Nel secolo IX questa esisteva già, in essa erano
iniziale la Cattedrale con gli architetti Pietro
state tumulate le reliquie di San Sabino trasferite
Guidi della sovrintendenza della Puglia, nel 1916;
da Canosa a Bari dal vescovo Angelario tra l’872
Gaetano Neve, nel 1918-19 (furono scoperti
(distruzione di Canosa) e l’876 ( morte di
a힡�reschi trecenteschi di in힌�uenza bizantina e
Angelario) come testimonia l’epigrafe fatta
una scritta gotica); Carlo Calzecchi nel 1920;
scolpire dall’arcivescovo Elia quando furono
Quintino Quagliati dal 1926 al 1931. Nel 1932 fu
ritrovate le ossa del santo nel 1090 sotto l’altare
ricostruito il rosone della facciata principale con
della cripta. Nell’abside centrale è collocato
una raggiera ricavata dalla rosa del pavimento. Il
l’altare maggiore, su cui è esposta l’icona della
presbiterio, demolita la scalinata marmorea e
Madonna di Costantinopoli, che ha sul capo la
smontata la balaustra barocca, che fu rimontata
corona d’oro con cui venne incoronata
in Santa Chiara, venne arretrato creando tre
nell’occasione della visita di San Giovanni Paolo
nuove scalinate in corrispondenza delle tre
II a Bari nel 1984. Nel ‘700 sotto l’arcivescovo
navate e furono posti i due leoni.
Muzio Gaeta Junior (1735-1754) avvenne il
doloroso scempio di ogni elemento romanico

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IL TEMPIO RIPRISTINATO

Lo stile architettonico è il romanico di


derivazione longobarda, con in힌�ussi arabi.
Elementi importanti sono l’arco a pieno centro, i
portali sempre ricchi di ornamenti con colonne,
archivolti e lunette, i campanili a forma quadrata,
con 힕�nestre nei vari piani a più aperture (bifore,
trifore, ecc.) e con copertura mai a guglia, ma per
lo più a cuspide con quattro spioventi. Utilizzo di
motivi simbolici bestiari di in힌�usso longobardo e
giochi di chiaro-oscuri e luci e ombre con il
passaggio del sole.

L’ESTERNO

La FACCIATA è tripartita da lesene sovrapposte in


tre scomparti, corrispondenti alle tre navate. Le
lesene di ispirazione lombarda. I portali sono
semplici e nudi appartengono alla Cattedrale del
sec. XI inglobati nelle sovrastrutture barocche del
‘700. Il rosone è inglobato nell’archivolto
sostenuto da un leone e un bue, poggiati su
mensole, che posano la zampa su un libro
crociato simboli degli evangelisti Luca e Marco.

L’INTERNO

Il tempio ha forma basilicale con pianta a croce latina. Divisa in tre navate da due 힕�le di colonne di
granito alternate con altre di marmo bianco cipollino, e tre di persichino.

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novità

In libreria
Febbario 2017

SUSSIDI PASTORALI PER LA VITA SPIRITUALE


NELL’ANNO LITURGICO A

DALLA PASQUA SCATURISCONO TUTTI I GIORNI


SANTI

«NEI RITMI E NELLE VICENDE DEL TEMPO


RICORDIAMO E VIVIAMO I MISTERI DELLA
SALVEZZA» (dalla liturgia dell’Epifania,
annuncio del giorno di Pasqua)

Cuore pulsante della proposta dei sussidi per l’anno liturgico A 2016-2017 è la Pasqua del Signore: ciò
che la Chiesa ha già in se stessa e da cui di domenica in domenica prende linfa vitale. La proposta di vita
pasquale per le comunità vuole ricentrare l’annuncio e l’azione pastorale intorno all’essenziale: «Non
serve disperdersi in tante cose secondarie o superἈue, ma concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è
l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore e l’amare i fratelli come Lui ci ha amato.
Un progetto animato dalla creatività e dalla fantasia dello Spirito Santo, che ci spinge anche a percorrere
vie nuove, con coraggio, senza fossilizzarci! Ci potremmo chiedere: com’è la pastorale delle nostre
diocesi e parrocchie? Rende visibile l’essenziale, cioè Gesù Cristo? Le diverse esperienze, caratteristiche,
camminano insieme nell’armonia che dona lo Spirito Santo? Oppure la nostra pastorale è dispersiva,
frammentaria, per cui, alla ᷔne, ciascuno va per conto suo?» (cfr. FRANCESCO, Evangelii gaudium,
nn.35-39).
Anche i Vescovi italiani nel 2003 consegnando alla chiesa gli Orientamenti per il risveglio della fede e il
completamento dell’iniziazione in età adulta, hanno così esortato: «Il modo più ordinario per seguire un
itinerario di fede è condividere il cammino della Chiesa nell’Anno liturgico, scandendone su di esso le
tappe. L’Anno liturgico infatti determina un percorso celebrativo in un crescente inserimento nel mistero
di Cristo; oᷔre una prospettiva organica per l’itinerario della catechesi; guida verso la maturazione di
atteggiamenti e di comportamenti coerenti di vita cristiana» (n.36).Alla luce di quanto appena espresso,
il sussidio liturgico-pastorale per il tempo di Quaresima-Pasqua, propone il seguente percorso

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INTRODUZIONE AL TEMPO LITURGICO
per la Quaresima Suor Alessia Pantaleo, Apostole di Gesù Crociᷔsso-Palestrina
per la Pasqua Suor Myriam Manca, Pie Discepole del Divin Maestro-Camaldoli

A PARTIRE DALLA BELLEZZA, L’ICONA DEL TEMPO LITURGICO


a cura dell’Equipe del Centro Aletti-Roma

LECTIO DIVINA DEL TEMPO LITURGICO


per la Quaresima Fratel Sabino Chialà, monaco di Bose-Ostuni
per la Pasqua Padre Marko Ivan Rupnik, Centro Aletti-Roma

CATECHESI PER IL TEMPO LITURGICO


per la Quaresima Don Jean Paul Lieggi, teologo dommatico-Molfetta per la Pasqua Mons. Agostino
Superbo, vescovo emerito-Potenza

PREGHIAMO INTORNO ALLA TAVOLA


Padre Giuseppe Poggi, monaco benedettino-Noci

CELEBRARE IN “NOBILE SEMPLICITÀ”


per la Quaresima Suor Alessia Pantaleo, Apostole di Gesù Crociᷔsso-Palestrina per la Pasqua Suor
Myriam Manca, Pie Discepole del Divin Maestro-Camaldoli

CANTARE AL SIGNORE CON IL CUORE


Mons. Antonio Parisi, consulente liturgico musicale CEI-Bari

CATECHESI IN DISABILITÀ
Annalisa Caputo, docente di Filosoᷔa-Bari

CELEBRAZIONI PROPRIE DEL TEMPO LITURGICO


per la Liturgia penitenziale Mons. Gianmarco Busca, vescovo di Mantova
per la Via Crucis Marina Ricci, giornalista-Roma
per la veglia Don Alessandro Amapani, teologo pastoralista-Roma

PROPOSTA CINEMATOGRAFICA PER IL TEMPO LITURGICO


Massimiliano Padula, presidente AIART-Roma

a cura di don Alessandro AMAPANI,


presbitero della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (Ba), per il gruppo San Paolo è
coordinatore della progettazione e curatela degli strumenti liturgico pastorali.

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