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VINCENZO VALLONE

GRAMMATICA
ITALIANA

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VINCENZO VALLONE

GRAMMATICA ITALIANA
RAGIONATA

PROPRIETA’ LETTERARIA RISERVATA ALL’AUTORE

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PREFAZIONE
Conoscere la grammatica è un atto di civiltà. Il parlar
bene, nell’era della comunicazione, è diventato più
necessario rispetto ad ogni altra epoca storica. Siamo
convinti che conoscere bene le regole, che governano il
nostro discorso, è molto importante per tutti, senza
distinzione di chi è potente e di chi non lo è. Ma per
scrivere, come per parlare bene è necessario apprendere
le norme grammaticali. Alla luce di quanto brevemente
detto, il nostro intento è di compilare una grammatica
italiana di facile comprensione. Ci riproponiamo di
rendere meno aride quelle parti che, si sono sempre
ritenute difficili, per la quale ragione, il lettore si
allontana dalle sue pagine con senso di noia, se non di
rigetto totale. Raggiungere questi scopi non è impresa
facile, in quanto in una lingua, stabilite le regole, esse
restano fisse nel tempo e non possono essere cambiate.
Esse possono variare col riconoscimento da parte delle
istituzioni culturali ed Enti preposti. E’ nostra
convinzione che se tutto quello che si dice e si scrive, è
espresso in modo chiaro e comprensivo, tutti possono
intendere il messaggio dato. Abbiamo creduto
opportuno indicare la strada di un'esposizione chiara
della regola e come misurarsi con le cose più
importanti, con cui ci si deve cimentare nella scuola e
nella vita. Oggi abbiamo bisogno di rendere il nostro
discorso più accessibile e comprensivo. Se saremo
riusciti in questi scopi, ci sentiremo gratificati, sapendo
che abbiamo alleggerito il lavoro di chi vuol
apprendere.
Le poesie e i passi di prosa contenuti in questo testo
sono dello stesso autore.
L’autore

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BREVI CENNI SULL’EVOLUZIONE
DELL’ITALIANO
Non a caso vogliamo parlare di “evoluzione” della
nostra lingua e non della “nascita”. Infatti, parlare della
nascita di una lingua è un ragionamento molto aleatorio
e approssimato. Nessuno è in grado di poter dire
quando una lingua nasce. Nascita di un qualcosa
significa stabilire una data, sia pur approssimata. Una
lingua che incomincia a distaccarsi dalla sua radice ha
un cammino lungo ed infinito. Infinito, in quanto ogni
lingua ha processi di trasformazione che subisce a
contatto con altre lingue. Ciò avviene sia quando si crea
la necessità di nomi nuovi (neologismi) sia quando
deve far fronte al progresso della scienza e della
tecnologia.
Ma, torniamo da dove abbiamo incominciato col dire
che possiamo parlare di evoluzione e non di nascita.
Allora, l’italiano da dove parte e come si evolve? Parte
da una lingua dotta, il latino e con un lungo tempo si
trasforma. Dobbiamo precisare, però, che non si
svilupperà da quella “dotta” dei grandi scrittori, come
Cicerone, Catullo, Varrone, Tito Livio ecc. ma dalla
parlata quotidiana del popolo e dei militari, che
occupavano terre lontane.
Per semplificare l’iter della nostra lingua, immaginiamo
un albero che è composto dalle radici (lingua indigena,
non rappresentabile); il tronco, (lingua latina); i rami
(lingue romanze); i ramoscelli del ramo ( i dialetti).
Le lingue che derivano dal latino, chiamate lingue
romanze, sono: l’italiano, il francese, lo spagnolo, il

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rumeno, il portoghese e altre di minore diffusione,
come il catalano, il provenzale, il ladino. La
somiglianza di queste lingue è sorprendente.

Se prendiamo ad esempio dallo spagnolo il termine


“preciso”, lo ritroviamo in italiano. L’unica differenza
che sta in parole simili, di lingue diverse, è la
pronunzia. Se prendiamo il termine italiano
“maritata” troviamo lo stesso termine in rumeno, cioè:
“maritata”, donna sposata, oppure, se analizziamo la
frase, dal dialetto centro meridionale italiano “lasa me
npace” , in rumeno abbiamo: “lasã mã in pace”.
Si potrebbe continuare col francese, col portoghese e
con le altre lingue romanze, ma ciò ci allontanerebbe
dal nostro discorso, che non è quello di una grammatica
comparata che ci porterebbe molto, ma molto lontano,
fino alle altre lingue indoeuropee, nelle quali, ad
esempio, il termine “padre”, lo ritroviamo in greco
“pater”, e “pater” in latino, ma anche in sanscrito,
lingua indiana, in “pita”.
L’italiano si svilupperà più tardi rispetto alle altre
lingue neolatine o romanze, in quanto subirà più a
lungo l’influsso del latino, che persisterà più nel
territorio ove era nato. Roma con l’espandersi non
portava solo la lingua, ma anche le sue leggi, la sua
civiltà e creatività, facendo evolvere i popoli che
conquistava. Con la caduta di Roma nel 476 e con gli
spostamenti dei popoli barbarici, le lingue si mischiano,
si scompigliano, s’impoveriscono da un lato e si
arricchiscono dall’altro.
Dal Cinquecento al Mille, in un periodo ritenuto da
tanti storici, oscuro, a nostro avviso, vi è l’assetto
politico e culturale dei secoli futuri.

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In Italia che cosa succede ora che non v’era più il
potere di Roma ad assicurare legalità, sicurezza e
lingua? Nel trambusto di quei secoli, tra continue
occupazioni di popoli nordici: (Franchi, Visigoti,
Longobardi, Goti, Ostrogoti, Celtici, Unni, Vandali) si
cerca un assestamento socio-politico e linguistico.
Intanto la lingua latina ha perso sempre più spazio,
dando luogo alla nascita di dialetti locali che tendono a
differenziarsi dal sud al nord d’Italia. Per queste ragioni
abbiamo dalla Sicilia al Piemonte, pur con lo stesso
sostrato latino, una differenza tale da non riuscire a
comprendersi tra loro. A loro volta questi dialetti
tendono a frammentarsi ancora e possiamo assistere a
differenze fonetiche e morfologiche tra una città e
l’altra, alla sola distanza di pochi chilometri. Esiste una
ricchezza espressiva di dialetti in Italia che non è pari a
nessun altro Paese.
In questo lento processo di trasformazione, bisogna
attendere il 960 per avere la prima testimonianza di un
volgare italiano, con un documento noto come Plàcito
cassinese. “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki
contenne trenta anni le possette parte Sancti
Benedicti”. L’interpretazione che è stata data è la
seguente. “So che quelle terre, con quei confini che
qui si contengono, le possedette per trent’anni la
parte( il monastero) di San Benedetto”.
Come si può notare la differenza dal nostro italiano è
grande: dovranno passare ancora secoli per avvicinarci
ad una parlata più simile alla nostra.
Facciamo un gran salto di circa trecento anni ed
arriviamo intorno al 1250 e leggiamo quanto segue,
estrapolato dal “Contrasto” di Cielo D’Alcamo.

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“Se tu consore arènneti, donna col viso cleri,
a lo monastero vènoci, e rennomi confleri:
per tanta prova vencerti, fàralo volentieri:
con teco stao la sera e lo maitino:
bisognan’è ch’io ti tenga al meo dimino”.

“Se tu ti rendi(ti fai)suora,donna di splendente


bellezza,
io vengo al monastero e mi faccio frate:
per vincerti in questa prova, lo farei,volentieri:
starò(con te) la sera e il mattino,
è necessario che io ti tenga in mio potere”.

Facciamo un altro gran passo e arriviamo al 1513 circa.


Stralciamo un breve passo dalla lettera a Francesco
Vettori, di Niccolò Machiavelli.
“Et della fede mia non si dovrebbe dubitare,
perché avendo sempre observato la fede, io non
debbo imparare hora a romperla; et chi è stato
fedele et buono quarantatré anni che io ho, non
debbe poter mutare natura; et della fede et bontà
mia ne è testimone la mia povertà”.
Facciamo ancora un ultimo salto e arriviamo al 1703
con un breve periodo stralciato, forse, dall’introduzione
ad un’opera di Ludovico Antonio Muratori.
“Farebbesi perciò miglior uso delle nostre
accademie, quando noi in esse volessimo trattar
seriamente e l’arti e le scienze, non già per
mendicar plausi leggieri e per piacere al volgo
degl’ignoranti, ma per profitto proprio e per
benefizio delle lettere. E questo nel vero
tacitamente si raccomandano agl’ingegni felici
d’Italia e da loro cercano e in loro sperano

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avanzamento di gloria”.

Come si nota, abbiamo fatto salti di secoli e in questo


lunghissimo tempo abbiamo notato la lenta
trasformazione della lingua italiana.
Essa, d’altra parte, come tutte le lingue moderne, è in
continua evoluzione. La lingua che parliamo oggi, col
tempo è destinata a cambiare. Ogni lingua si adegua
alla parlata del popolo e quando essa non lo fa, resta
isolata e sottratta al divenire. Il linguaggio, che è
diverso dalla lingua, è in continuo movimento. Vedi le
espressioni che si usano con i messaggi dei cellulari,
vedi come ci si esprime in internet, vedi come tu stesso
comunichi con gli amici e nota se è diverso dalla
parlata che adoperi a scuola o in ambienti ricercati. In
questo continuo movimento, qualcheduno spera di
cambiare la grammatica, visto le difficoltà che vi si
possono incontrare. Rispondiamo che col tempo tutto è
possibile, ma le novità, devono diventare prima
patrimonio linguistico di una nazione e poi si cambiano
le regole.
Andando ad indagare sul patrimonio linguistico italiano
possiamo dire che la stragrande maggioranza delle
parole è di derivazione latina per forma e significato.
Latinismi. Si ritiene comunemente che il lessico
italiano sia derivato in massima parte dal latino volgare.
Il lessico con questa origine non è quindi considerato
prestito; in alcuni casi, però, parole modellate su parole
del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari
italiani prima e nell'italiano poi, fino all'età
contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di
parole con la stessa origine, ma significato diverso. Dal
latino Vitium hanno origine per esempio sia la parola

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vezzo, per tradizione ininterrotta, che la parola vizio,
reintrodotta sulla base dell'uso latino classico.
Grecismi. Dal greco sono entrati in italiano molti
termini scientifici e religiosi parabola, angelo, chiesa,
martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco
(galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico,
bambagia).
Ebraismi. derivano parole usate nei riti cristiani come
sabato, osanna, alleluia, pasqua e altre come manna.
Arabismi. Numeroso il lessico che proviene da parole
arabe, tra cui vegetali (arancia, limone, spinaci,
zucchero), termini commerciali e amministrativi
(dogana, fondaco, magazzino, tariffa, sultano, califfo,
sceicco, ammiraglio), scientifici (alchimia, alambicco,
elisir), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero) e
recentemente termini come burqa, intifada e kefiah.
Francesismi. Dal francese medievale, ovvero dal
provenzale e dal gallico, ovvero dalla lirica trobadorica,
provengono moltissimi termini, ad esempio: burro,
cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio,
savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere,
levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto,
viola, gioiello...; oltre il medioevo i prestiti dall'area
francese si riducono, per riprendere in occasione
dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo
(maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè,
besciamella, ragù).
Germanismi. In larga parte di origine longobarda o
gotica sono diversi termini comuni in italiano. Per
esempio: guerra, zanna, grinfia, stambecco, sapone,
vanga, banda, guardia, elmo, albergo, spola, guercio,
stanga. Alcuni prestiti sono scandinavi come per
esempio renna.

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Iberismi. Dallo spagnolo, prima e durante
l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano
termini come infante, posata, brio, creanza, lazzarone,
etichetta, sfarzo, sussiego, puntiglio, zaino, parata,
guerriglia, cacao, ananas, amaca, cioccolata... Dal
portoghese derivano parole come mais, patata, condor,
lama, banana, cocco, mandarino (originariamente
cinese), pagoda (originariamente cinese)...
Anglismi ed americanismi. I prestiti dall'inglese sono
relativamente recenti, indicativamente dalla fine del
'700, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli
anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8%
del lessico complessivo. Va segnalato però che molti di
tali termini sono a propria volta di origine latina
pertanto non sono agevolmente identificabili come
alloglotti.

Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano


stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed
economico; molti sono prestiti di necessità, ovvero non
traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, film,
killer, partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk,
rock; lessico finanziario come budget, marketing,
meeting, business, part-time; informatico come click,
cliccare, computer, formattare, hardware, software,
mouse; sportivi come goal, corner, cross, assist,
baseball, basketball, sponsor, hobby, zoom.

Ma del latino classico che cosa ci resta che usiamo


ancora? Alcuni termini di hotel: Astra (le stelle),
excelsior (più elevato), Atlas (Atlante), e poi
auditorium (sala per audizioni) , virus (coraggio,
valore) , pro patria ( per la patria) , juventus (gioventù).

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Per dare completezza a quanto esposto, aggiungiamo un
breve elenco di espressioni latine molto in uso.

Ad maiora. Verso le cose più grandi.


Ad personam. Per un singolo individuo.
Alea iacta est. Il dato è tratto.
Alter ego. Altro io.
Ante litteram. Prima del commento; prima della lettera.
Audaces fortuna iuvat. La fortuna aiuta gli audaci.
Brevi manu. Con mano breve; amano.
Carmina non dant panem. Le poesie non danno il pane.
Carpe diem. Prendi il giorno; afferra l’attimo.
Cave canem. Temi il cane; attento al cane.
Conditio sine qua non. Condizione senza la quale il caso non si
dà.
Coram populo. davanti al popolo; alla presenza del popolo.
Cupio dissolvi. Desidero perdermi.
De gustibus non disputandum est. Non si deve disputare dei
gusti.
De iure condendo. Del diritto da costituire.
De iure condito. Del diritto costituito.
Dulcis in fundo. Dolce nel fondo.
Dura lex sed lex. Dura legge ma legge.
Errare umanum est. Errare è umano.
Excusatio non petita accusatio manifesta. Scusa non richiesta,
autoaccusa manifesta.
Faber est suae quisque fortunae. Ciascuno è artefice della propria
fortuna.
Forma mentis. Forma della mente.
Frangar non flectar. Sarò spezzato ma non piegato.
Hodie mihi cras tibi. Oggi a me domani a te.
Hic sunt leones. Qui sono i leoni.
Homo hominis lupus. Ogni uomo è un lupo per gli altri uomini.
Homo novus. Uomo nuovo.
Horribile dictu. Orribile a dirsi.
Ignorantia legis non excusat. L’ignoranza della legge non scusa.
In camera caritatis. Nella camera della carità, sinceramente, ma
ripetutamente.

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In illo tempore. In quel tempo.
Intelligenti pauca. A chi è intelligente bastano poche parole.
In vino veritas. Nel vino la verità.
Ipso facto. Per il fatto stesso.
Longa mano. L’esecutore fedele di qualcuno.
Mala tempora currunt. Corrono tempi cattivi.
Melius abundare quan deficere. Meglio abbondare che
scarseggiare.
Modus vivendi. Modo di vivere.
Mors tua vita mea. Morte tua vita mia.
Nemo propheta in patria. Nessuno profeta in patria.
Non plus ultra. Non più in là.
Obtorto collo. Con il colo storto; di cattiva voglia.
Omnia munda mundis. Tutte le cose sono pure per chi è puro.
Opera omnia. Opere complete.
O tempora o mores. O tempi o costumi.
Post mortem. Dopo la morte.
Primum non nocere. Per prima cosa non nuocere.
Primus inter pares. Primo tra i pari.
Prorogatio legis. Proroga della legge.
Qualis pater talis filius. Quale il padre, tale il figlio.
Refugium peccatorum. Rifugio dei peccatori.
Repetita iuvant. Le cose ripetute giovano.
Risus abundat in ore stultorum. Il riso abbonda sulla bocca degli
stolti.
Sic transit gloria mundi. Così passa la gloria del mondo.
Spes ultima dea. La speranza è l’ultima dea.
Sua sponte. Di sua spontanea volontà.
Super partes. Sopra le parti.
Sursum corda. In alto i cuori.
Taedium vitae. Il tedio della vita.
Toto corde. Di tutto cuore.
Ubi maior minor cessat. Dove c’è uno che è maggiore cessa la
funzione di chi è minore.
Ultima ratio. Ultima ragione.
Vae victis. Guai ai vinti.
Veni vidi vici. Venni vidi vinsi.
Verba volant, scripta manent. Le parole volano, gli scritti

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restano.
Vox clamantis in deserto. Voce di uno che grida nel deserto.
Vox populi vox dei. Voce del popolo, voce di Dio.
Per non citare espressioni come queste: P. S. post scriptum.
Scritto dopo. A fine lettera.
Una tantum. Una volta soltanto.
Pro memoria. Per la memoria.
Lapsus. Scivolone; caduta.
Referendum: da rispondere. indire un….
Aut, aut. o,o ( Scelta fra due possibilità.)Per dire: senza
discussione . O fai o non fai, senza alternativa.
Errata corrige. Correggi gli errori.
Quorum. Il numero legalmente necessario perché sia valida la
decisione di un organo collegiale.
Factotum. Fai tutto; tuttofare.
Junior. Più giovane.
Senior. Più anziano.
Ex equo. Allo stesso livello.
Sponsor. Finanziatore, garante.

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PARTE PRIMA
F O N O L O G I A

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CAPITOLO 1
LA FONOLOGIA
L’uomo ha un potente strumento che è quello della
parola. Attraverso essa è capace di comunicare con i
suoi simili ed anche con gli animali. Con le parole
l’uomo può esprimere i suoi desideri, le sue angosce e
tutto quello che il cervello gli suggerisce. Con la
flessione di voce può correttamente pronunciare una
parola, con la quale, nell’insieme delle altre, viene
modulata un’espressione. Grazie al suo apparato
fonatorio che gli permette tante articolazioni, può dare
al discorso l’accento che desidera. Così egli può andare
dal tono drammatico a quello comico o ironico ed
esprimere un concetto con immediata chiarezza. Le
parole possono pesare come enormi massi. Attraverso
esse si possono conquistare imperi, come perderli. La
parola è un’arma ben affilata e bisogna imparare ad
usarla bene, nella sua composizione e nella sua dizione.

Pertanto vediamo che cosa è la fonologia. Essa si


divide in: ortoepia la quale tratta della corretta
pronunzia ed ortografia che stabilisce l’esatta scrittura.

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L’ORTOEPIA

1)L’ALFABETO
L’alfabeto italiano è composto da ventuno lettere, le
quali hanno due forme: maiuscola e minuscola.
Maiuscole: A B C D E F G H I L M N O P Q
R S T U V Z

Minuscole: a b c d e f g h i l m n o p q
r s t u v z

Il loro nome è: a, bi, ci, di, e, effe, gi, acca, i, elle,


emme, enne, o, pi, cu, erre, esse, ti, u, vu, zeta

Alle sopra indicate lettere vanno aggiunte le seguenti di


origine latina o straniera

Maiusc. Minusc. Nome.

J j i lunga
K k cappa
W w vu doppia
X x ics
Y y ipsilon.

Queste nel nostro alfabeto occupano le seguenti


posizioni:
a, b, c, d, e f, g, h, i,j, k, l, m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, w, x,
y, z.
Le lettere per essere pronunziate hanno bisogno
dell’appoggio di una vocale: b (bi), d (di), l (elle), m
(emme).

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2) USO DELLA LETTERA MAIUSCOLA

La lettera maiuscola va posta nei seguenti casi:


a) All’inizio di ogni periodo. Dopo il punto fermo, il
punto interrogativo e il punto esclamativo.
b) Con i nomi propri di persona (Cesare, Maria); di
animali ( Fido, Gerri); di luoghi geografici (Napoli,
Calabria, Garda, Tirreno); i soprannomi ( Alessandro
Magno, Filippo Il Bello).
c) Con i nomi di popoli, purché abbiano valore di
sostantivi (Romani, Sanniti, Francesi).
d) Con i nomi di secoli ( il Trecento, il Cinquecento, il
Duemila).
e) Con nomi di correnti letterarie e filosofiche ( l’
Umanesimo, il Rinascimento).
f) Con nomi di ricorrenze festive (Natale, Pentecoste,
Primo Maggio).
g) Con nomi di santi e titoli riferiti a Dio o la Madonna
(Onnipotente, Santa Vergine, Spirito Santo, Apostoli).
h) Con nomi di libri, opere d’arte, giornali, società, enti
pubblici, squadre di calcio (I Promessi Sposi, Il
Mattino, Ministero della Giustizia, l’Azienda Corsara,
il Napoli, l’Inter).
i) Con i nomi zodiacali (la stella di Venere, lo
Scorpione)
l) Con il discorso diretto; Pierino chiese: Mamma, mi
compri il giornalino?
m) Con le sigle: UNESCO, FIAT, ENEL.
Per alcuni termini come Chiesa, Stato, se si indica
l’istituzione, si usa la lettera maiuscola, negli altri casi
la lettera minuscola. Es.: la Chiesa di Roma. Ma. La
chiesa era piccola. Intendendo l’edificio.

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3)PALATALI E GUTTURALI

Il discorso sulle lettere bisogna chiarirlo ancor meglio,


poiché esse hanno una loro classificazione secondo
l’organo fonatorio con cui vengono pronunziate.
Se la lingua batte tra le labbra sono labiali: p , b , m, f,
v.
Se la lingua batte tra i denti sono dentali: t,(sorda) d
(sonora), s, z.
Se la lingua è libera: sono linguali; n, l, r.
Se la lingua batte il palato sono palatali; c (sorda), g
(sonora).
Se la lingua resta immobile e il suono si forma nella
gola sono gutturali: c, g, q.
A sua volta, si distinguono in dure: b, d, c, g : queste
due ultime lettere lo sono davanti ad a, o, u. es.: Cane,
gola: Diventano invece, dolci davanti ad e, i. Es.: cibo,
giglio, cera.
Nasali: m, n. Liquide: l, r. Sibilanti: f, s, v, z.
Tutte le altre lettere sono mute, poiché nel pronunciarle
la laringe con le corde vocali non vibra e pertanto non
danno un suono specifico.
Una particolare attenzione dobbiamo porre per la
consonante s. La s è pura quando è seguita da vocale.
Es.: sarta, segno. E’ impura quando è seguita da
consonante. Scontro, sterzo.
La consonante h non si pronunzia mai, nemmeno,
quando accompagna l’ausiliare avere. Ne deriva che
le voci verbali ho, hai ecc., non sono aspirate.
La consonante h serve ancora per avere il suono
gutturale duro di c e g; China, poche, targhe, luoghi,
droghe.

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Conoscere bene il suono delle lettere, ti aiuterà a
pronunziarle bene e a non commettere errori di
ortografia.

Esercizi.

1) Fai un elenco alfabetico degli oggetti che sono nella


tua camera.
2) Scrivi cinque parole palatali e cinque gutturali.
3) Scrivi cinque parole con la s pura e cinque con s
impura.

4)IMPARIAMO A COMMENTARE

Già da adesso devi sapere che commentare significa


una spiegazione chiara ed ordinata di un testo, il quale
va esaminato nelle parole e nell’interpretazione
dell’autore.

MADRE
Madre, ho visto tuo figlio
Nato vecchio
E l’ho seguito nel travaglio della vita
L’ho visto curvo
E pensieroso
Aggrinzito e vecchio
Abbattuto e stanco
Era col peso dei suoi anni
E piangeva.
Aveva gli occhi persi nel vuoto
E cercava te.

Da “Follie d’agosto. Ed. Unibook


Nel testo appena letto restiamo un po’ sconcertati dal

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“ ho visto tuo figlio nato vecchio”. Come può essere un
bambino, vecchio? L’autore vede, in quel bambino
appena nato, il veloce scorrere del tempo e le difficoltà
che s’incontrano lungo il percorso della vita. Infine,
quegli occhi stanchi che cercano la madre, verso il
tramonto dell’esistenza, hanno qualcosa di toccante. In
questa rapida analisi si capisce la maternità nel suo
eterno ringiovanirsi, mentre colui che è nato, è
destinato ad invecchiare.
4) Ricerca nel testo le dentali, le labiali e le palatali.

5)IMPARIAMO A SCRIVERE

Mettiamo per ipotesi che il tuo professore ti dia questa


traccia di tema: LA SIEPE. Immediatamente ti verrà
voglia di osservare: " Ma che razza di traccia è questa,
che cosa posso dire su una siepe?” Non ti viene niente
in testa e con la penna a mezz’aria non sai nemmeno
come incominciare. Abbiamo preso un soggetto come
la siepe, per dimostrare che anche intorno a soggetti di
poco conto si può parlare e sviluppare un elaborato
scritto. Vediamo.
Tema. La siepe. Svolgimento.
La siepe che separa il mio giardino da quello di Magda,
l’ amo e la odio. L’amo per tutto il suo insieme. Essa si
presenta bella dritta, ben curata e con le foglie verdi e
lucenti del lauro. E’ ancora più bella perché di tanto in
tanto viene spezzato il suo colore dalle foglie ingiallite
o di un rosso purpureo delle viti americane. L’amo
perché posso restare a meditare, indisturbato dagli
sguardi di tanti curiosi: quell’intimità mi spinge a tante
pazzie, fino a fare le giravolte sul prato.
La odio perché le sue infinite foglie non mi fanno

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vedere Magda. Allora entro tra i suoi ramoscelli e con
le mani li allontano. A volte nel piegarli mi sfuggono e
mi sbattono in faccia causandomi non lievi dolori. Le
mie difficoltà per vedere al di là di essa, non finiscono
lì. Spesso incappo con le mani tra spine di rose,
pungendomi così forte che le dita fanno qualche goccia
di sangue. Non grido per timore che dall’altra parte vi
possa essere qualcuno. Soprattutto di primavera attira la
mia attenzione, quando il lauro fiorisce con i suoi
minuscoli fiori da cui escono gruppi di bacche verdi,
che poi diventano blu. Quante volte mi avvicino ad
essa, quasi in punta di piedi, dove so che i merli stanno
covando. Questi sono i primi abitanti, poi seguono le
capinere ed infine arrivano i cardellini variopinti con il
loro canto melodioso. La mia siepe si anima di tanti
volatili, che con il loro volo e il loro canto danno il vero
senso alla primavera.

Si potrebbe ancora continuare il tema, ma ci fermiamo


per porre subito una domanda, che si delineava
dall’inizio dell’ipotesi. Allora hai visto come da
qualunque argomento si può trarre un'esposizione
scritta oppure orale? Tu non hai idee, non hai pensieri?
Allora leggi e poi leggi ed osserva la realtà che ti
circonda.

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Tracce di tema.

1) A bordo della tua moto preferita. Racconta.


2) Che cosa consiglieresti ad un automobilista
indisciplinato?
3) Hai assistito ad un incidente stradale, oppure l’hai
visto alla televisione. Rifai la descrizione ed aggiungi
quello che hai provato.

4)Perché su tante stragi spesso cade la coltre del


silenzio?

5)Perché gli uomini comuni non sempre sanno quello


che ordiscono i grandi che fanno la storia?

6)Perché sovente i figli ascoltano molto poco i genitori?


Chiariscilo con le tue motivazioni.

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SCHEDA

PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Le consonanti non possono essere pronunciate da


sole ed hanno bisogno dell’appoggio delle vocali.
Come si dividono le consonanti a causa della loro
pronuncia?
Scrivi una dozzina di parole con la lettera dura e
una dozzina con la lettera dolce.
Quando si usa la lettera maiuscola? Trascrivi due
esempi per ogni regola.

Per chi vuol sapere.


Se usiamo il termine, molto di moda “congiuntura” tu a
che cosa pensi? Questo termine ha un doppio
significato e per tale ragione dev’essere sempre
accompagnato da un altro termine che lo specifica.
Primo caso. Congiuntura economica, vuol dire come va
l’economia di uno Stato. Infatti, essa può essere alta e
bassa.
Il secondo caso. Indica la congiunzione due cose che si
toccano, si congiungono. Congiuntura di due
membrane.

Tu sai che i mesi dell’anno sono dodici, ma sai che non


tutti contengono i giorni uguali. Allora impara a
distinguerli così:

Trenta giorni a novembre


con aprile, giugno e settembre
di ventotto ce n’è uno
tutti gli altri han trentuno.

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CAPITOLO 2
1) LE VOCALI:
Le vocali per essere pronunziate non hanno bisogno,
come le consonanti dell’appoggio di altri fonemi.
Vanno distinte in forti: a, e, o; deboli: i, u.
Esse sono cinque: A, a; E, e; I, i; O,o; U, u. I suoni, al
contrario sono sette.
A, i, u hanno sempre la stessa pronunzia.
E, o cambiano suono quando sono accentate. Possono
avere suono aperto o chiuso, dipende dalla natura
dell’accento. Se l’accento è grave (è, ò) sono aperte;
se l’accento è acuto (é, ó) sono chiuse. Vediamo

Suono aperto:
èrba, pèlle, pècora, bòsco, còrpo,

Suono chiuso:
pénna, mése, péra, Róma, bórsa.

La o nelle parole che terminano in one è sempre chiusa:


occasióne, incisióne.

Le differenze di pronunzia servono ad indicare il


diverso significato delle parole omonime. Es.:
Vòlgo - voce. del verbo volgere; vólgo - popolo;
bòtte – percosse; bótte - recipiente per il vino.
Vènti - plur. di vento; vénti - numero;
pèsca - frutta; pésca -l’atto del pescare.

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Dittonghi. Abbiamo il dittongo quando c’è
l’incontro di due vocali; una forte, l’altra debole,
con una sola emissione di fiato. Il che significa che a
fine rigo esse non vanno divise.
Es.: Pau-sa, fuo-co, pie-de, cuo-co, chio-do, fia-to,
man-sue-to, mai.

I Trittonghi. Il trittongo è l’unione di tre vocali che


formano una sola sillaba e di solito la vocale forte si
trova nel mezzo. Es.:Guai, cuoi, buoi.

Iato. Il termine iato vuol dire spaccatura, divisione


di due vocali che non formano dittongo e dà origine
a due emissioni di fiato. Ciò si verifica, quando c’è
l’incontro di due vocali forti.
Es.:Po-e-ta, Pa- o- lo, pa-e-se.
Il (lo) iato si verifica, anche quando ci sono vocali forti
e deboli, ma quest’ultima è accentata. Es.: Mì- o, pì-o,
pa-ù-ra.

Esercizi.

1)Componi cinque parole con il dittongo e cinque con


lo iato.
2)Scrivi cinque parole con il trittongo e scrivi cinque
parole omonime.
3)Quante sono le vocali italiane? Quanti sono i suoni?
4)Come si forma uno iato e che cosa significa?

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5)IMPARIAMO A COMMENTARE

IL BOSCO
Ho visto il bosco
Che mi vide bambino.
Era di mio padre
Che m’insegnò ad amare.
In fondo al terreno
Giovani pioppi, giunchi
E dritti ontani crescevano
Nel selvaggio alveo.
Nella sua ombra
Vissi e sognai
Seducenti fanciulle
E divinità proibite
Mi persi nel suo labirinto
E gridai di esultanza
Tra odori di mentastri
E fiori di ginestre.
Per andare non so dove
Lo abbandonai al vento e alla pioggia.
Oggi l’ho rivisto! Era in agonia
Ed io piangevo nel rombo della motosega.

Dal Vol. “Follie d’agosto” Ed. Uni Book

La natura, il verde hanno sempre un fascino particolare.


Lo dimostra bene il poeta che da bambino amò il
bosco, si perse nei suoi anfratti, sognò fanciulle
seducenti ed immaginò divinità sconosciute. La felicità
del giovane fa galoppare la sua fantasia. Ma un giorno,
e non sa dire come, abbandonò il bosco per vie lontane.
Quando lo rivede, per un attimo ritrova se stesso e i
vecchi alberi dei suoi giorni migliori. Ma è solo per
poco. Il rombo della motosega lo richiama alla
dura realtà e si rende conto che sta perdendo qualcosa

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di molto importante. Infine, in tutta la lirica emerge la
colpa di aver abbandonato la casa paterna e quindi il
bosco che trova cambiato e sul punto di scomparire.

Ritrova le parole con i dittonghi, e se c’è, qualche iato.

6) IMPARIAMO A SCRIVERE.

Facciamo ancora un esempio di compito su una traccia


sulla quale tu penseresti di non saper scrivere molto.
Tema. La mia penna. Svolgimento.
La mia penna è di colore grigio. All’’estremità, ove si
appuntisce è blu, come il gancetto dello scatto. Porta la
scritta “ Hesperia, somos hoteleros” più l’indirizzo
elettronico. Da quanto detto, risulta che la mia penna è
stata prodotta in Spagna. E’ una penna che mi fu
regalata dalla proprietaria del ristorante-hotel Hesperia.
Essa è molto fine e scrive bene con colore blu. Mi sono
affezionato a questa penna, non solo come ho già detto,
perché scrive finemente, ma perché mi richiama a tanti
ricordi.
Era la metà di luglio e benché fosse di primo mattino, il
sole picchiava forte.
Lì, davanti all’hotel un'avvenente ragazza bionda, al
contrario di quello che di solito si pensa delle spagnole
che siano tutte more, con un sorriso mi chiamò per
darmi questa penna ed aggiunse che me la regalava
affinché mi ricordassi di lei e del suo hotel. Mi succede
veramente così; ogni volta che la uso, mi ricordo di
quei giorni, forse perché erano i giorni delle vacanze,
della spensieratezza, quando si è lontani da ogni
impegno e si vive felice. Mi ricordo anche che con
questa penna ho scritto cartoline bellissime ad amici e

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parenti. O forse amo questa penna per il modo con cui
mi fu offerta e da chi mi fu offerta?Non saprei dirlo, ma
so che essa mi resta cara per averla avuta tutta una
estate, mentre mi faceva compagnia nel raccontare le
impressioni che avevo avuto su quel Paese. Con essa ho
scritto le angustie che ho provato assistendo ad una
corrida e la compassione che provai quando vidi trafitto
il toro. Mi è cara per il tempo favoloso che ho trascorso
con essa. Tu, ora, me l’hai chiesta in regalo,
francamente non te la do. Senza di essa mi sentirei
privo dei miei bei giorni.

Evitiamo di continuare. Allora, ti sei convinto che si


può scrivere su ogni cosa?

Tracce di tema.

1) Parla delle cose a cui tieni tanto.


2)Racconta come trascorri la domenica.
3)Preferisci il mare o la montagna? E perché?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Quante sono le vocali?.................................................


Quanti sono i suoni?......................................................
Spiega perché i suoni sono di più delle vocali………
Distingui le vocali deboli e quelle forti………………
L’accento grave e quello acuto ricadono su quali
vocali? Dimostralo con parole omonime……………
Che cosa è un dittongo? E come devono essere le
vocali…………………..
Che cosa significa iato? E le vocali di solito come
sono? Chiuse, aperte. Spiegalo tu……………………
E il trittongo che cosa è? Analizzalo.

Per chi vuol sapere.


Si dice che i detti e i proverbi sono la saggezza dei
popoli. Vediamo qualche esempio.
Darsi la zappa sui piedi = procurarsi un danno,
contraddirsi.
Tagliato con l’accetta = lavoro svolto male, grezzo,
inaccettabile.
Chi semina vento raccoglie tempesta = Chi provoca
pene ne paga le conseguenze.
Chi non semina non raccoglie = Vuol significare che
chi non lavora non ottiene premi.
Non lasciarsi passare la mosca sul naso = chi è pronto a
reagire per il minimo torto subito. Il che vuole
significare anche che non vi è alcuna tolleranza.
Essere una mosca bianca. È riferito a persona o cosa
molto rara, se non impossibile a trovare.

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CAPITOLO 3
DIGRAMMI E CONSONANTI
I) digrammi sono due consonanti unite che
esprimono un solo suono. Essi sono:
gl seguito da i ha suono palatale. Es.: figli, paglia. A
volte ha anche suono gutturale: Es.: glicine. Seguito
dalle restanti vocali a, u, e, o ha suono gutturale. Es.:
gladiatore, glucosio, gleba, gloria.
Gn. ha suono palatale e gutturale. Es.: sogno, stagno,
ingegnere.
sc. davanti alle vocali a, o, u ha suono gutturale; Es.:
scandire, scolaro, scudiere. Davanti ad e, i, ha suono
palatale. Es.: scena, scendere.
Ch. e gh. hanno sempre suono gutturale. Es.: chiedere,
chiamare, lago, lega.

2)IL RADDOPPIO DELLE CONSONANTI.


Regole precise per stabilire il raddoppio delle
consonanti non ci sono, tanto è vero che al nord d’Italia
si tende ad una pronuncia meno forte e al sud ad una
pronunzia più marcata. Ne deriva che l’esatta parola
può essere sbagliata per abitudine di pronuncia
regionale. In caso di dubbio è meglio ricorrere al
vocabolario. Tuttavia alcune regole le possiamo
stabilire.
La lettera b non si raddoppia mai nelle parole che
escono in bile; Es.: amabile, nobile, affabile.
Le lettere g e z non si raddoppiano nelle parole che
terminano in ione. Es.: Prigione, stagione, stazione,
porzione.

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La lettera z raddoppia se si trova tra due vocali; pazzo,
rozzo, andazzo. Non raddoppia se la parola termina con
due vocali; Es.: polizia, pigrizia, tuttavia si può avere
anche, pazzìa, razzìa in quanto la i è accentata.
La lettera q raddoppia con la c: acqua, acquisto. Solo
con la parola soqquadro raddoppia con la stessa q.

Abbiamo ancora il raddoppio con le parole composte


con i seguenti prefissi:
a, e, o, se, su, sovra, sopra, contra, da, fra.
a + battere = abbattere
e + pure = eppure
o + vero = ovvero
se + bene = sebbene
su + porre = supporre
sovra + carico = sovraccarico
sopra + tutto = soprattutto
contra + dire = contraddire
da + capo = daccapo
fra + tempo = frattempo.
Il prefisso tra raddoppia solo in trattenere, invece le
forme sotto e contro non producono raddoppiamento.
Es.: sottoscritto, sottoporre, controsenso.

Esercizi.
1)Scrivi dieci parole con digrammi.
2)Scrivi cinque parole con la c e la g con suono palatale
e gutturale.
3) Scrivi dieci parole con prefisso.
4)Che cosa sono i digrammi?
5)Quali sono i prefissi che raddoppiano la lettera con la
parola a cui si uniscono?

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6)Sottolinea i digrammi nel seguente passo.
Il sole primaverile investiva del suo tiepido calore la natura
desiderosa di luce. Nella spaziosa veranda che dominava tutta la
vallata, in un tiepido odore di anemoni, sedevano un uomo
anziano su una sedia a dondolo e il nipote su uno sgabello. Lo
sguardo dei due si perdeva su una natura in pieno germoglio,
dopo un inverno particolarmente rigido. Sembrava che nessuno
dei due avesse voglia di parlare, quasi per non interrompere
quella comunione, che si stabiliva tra loro e la natura in pieno
trionfo. Quel silenzio, più che indifferenza, era il frutto di
profonde riflessioni. Dopo i tanti travagli della vita,
ripercorrendo gli sbagli che aveva combinato, Pietro Valsecchi
voleva trasmettere al nipote Alex le sue esperienze. E perché no?
Desiderava esternare le sue riflessioni, affinché qualche minimo
beneficio ne potesse ricavare il ragazzo.
Dall’inedito “Lettere ad un adolescente”

7)COME SVOLGERE UN TEMA LIBERO.


Nei due capitoli precedenti abbiamo fatto l’esempio di
come da una traccia di tema, pur se di poca importanza,
si possono scrivere tante cose. Ora vogliamo stabilire
alcune regole da tener presenti nello svolgere un
compimento. Diciamo subito che le tracce possono
essere di spirito diverso, per la quale ragione è
necessario adeguarsi allo svolgimento della tematica
richiesta. Infatti, possiamo avere temi di fantasia, temi
di letteratura, temi di storia e così via.
E’ chiaro che ogni traccia va affrontata in modo diverso
(e se si è abbastanza scaltri, con stile differente).
In questo capitolo trattiamo del più classico dei temi:
quello di fantasia.
Che cosa devi fare per prima? Leggere molto bene la
traccia e fare una scaletta.
Supponiamo che ti venga data questa vecchissima
traccia. Una gita in campagna.

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In questo caso la scaletta potrebbe essere più o meno
questa:
a) Incomincerai col dire da chi è stata preparata e i
componenti, che vi parteciperanno.
b) Farai una descrizione della partenza, descriverai i
luoghi che avrai incontrato, possibilmente con i vari
particolari.
c) Nel descrivere la natura farai bene ad evidenziare
anche il tuo stato d’animo di fronte a paesaggi, che ti
suggeriscono dei sentimenti.
d) Non potrai dimenticare, ovviamente, anche i tuoi
compagni e ti soffermerai sul loro comportamento.
e)Infine tirerai le somme, possibilmente con un senso
critico. Magari osservando le culture dei campi o il loro
abbandono. A questo punto potresti inserire le ragioni
politiche-sociali dell’abbandono del mondo rurale.
f)Chiuderai col valutare una giornata risultata diversa
dalle solite.
Farai la minuta, ma prima di passarla sul foglio della
bella copia, analizzerai i periodi e consulterai sul
vocabolario le parole della cui veste grafica non sei
certo. Eviterai così grossolani errori.

Tracce di tema.
1)Descrivi il corso del tuo paese ed evidenzia i
personaggi più caratteristici.
2) Parla di un giardino pubblico ed oltre alla natura, che
metterai in evidenza, soffermati su ciò che vi succede.
3)Descrivi ciò che vedi dalla tua finestra.

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
Che cosa è un digramma? Scrivi quali sono………..
Distingui quando i digrammi hanno suono palatale o
gutturale………….
Quali sono le regole che raddoppiano o non
raddoppiano le consonanti? B; g. z: q. ………………
Riscrivi i prefissi che raddoppiano la consonante a
cui si uniscono…………..
Quali sono, invece, i prefissi che non raddopiano?.....

Per chi vuol sapere.


Vediamo alcune voci di animali come si chiamano:
L’ape, la vespa, il calabrone, la zanzara e la mosca
ronzano.
Gli uccellini nei nidi e i pulcini pigolano.
L’oca, l’anatra, la cicogna, la gallina faraona e la
gallina schiamazzano.
Il corvo, la cornacchia, la gru e la gazza gracchiano.
L’assiolo chiurla.
Il pettirosso, il merlo e il fringuello chioccolano.
Il colombo e la tortora tubano.
Il grillo, la cicala, il topo, la rondine, la civetta, il
coniglio, squittiscono.
Il tordo e il merlo zirlano.
Il serpente sibila.
Il cane e la volpe guaiscono.
L’orso, il maiale e il cinghiale grugniscono.
La rana e il rospo gracidano.
La cicala frinisce.
L’elefante barrisce.

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CAPITOLO 4

LA PAROLA E LE SILLABE

1)La sillaba è quella breve parola o particella di


parola, che si pronunzia con una sola emissione di
fiato. Essa può essere formata da una vocale, da un
dittongo o da una vocale accompagnata da una
consonante.
Es.: a, e, ai, ma-dre, tet-to.
Esse si distinguono in semplici se sono formate da una
vocale. Es.: o, i, u; o da una vocale e da una
consonante, Es.: ad, va.
Sono complesse se contengono più di una vocale o più
di una consonante; Es.: noi, tuoi, del, dai.
Sono aperte se terminano in vocale; Es.: su, voi, ma.
Sono chiuse se terminano in una consonante. Es.: dal,
in.
Pertanto, le parole secondo il numero delle sillabe che
contengono, si dividono in:
monosìllabe, se sono composte da una sola sillaba. Es.:
me, per, a.
bisìllabe se sono composte da due sillabe. Es.: bel-lo,
me-la, ve-la.
trisìllabe se sono composte da tre sillabe. Es.: can- zo-
ne, po-ve-ro.
polisìllabe se sono composte da più di quattro sillabe.
Es.: com-pa-gno-ne, be- ne- di- zio - ne, am-mi-ra-bil-
men-te.

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2)LA DIVISONE SILLABICA
A questo punto vediamo come una parola si divide in
sillabe.
Se le parole sono formate da sillabe semplici e cioè da
una lettera ed una vocale, la divisione è come segue;
ba-ri-le, vo-le-re, te-me-re.
Nelle parole con consonanti doppie, succede che una
consonante resta legata alla prima vocale, l’altra alla
seconda: non-na, bel-lo.
Nelle parole con l’insieme di cq, la divisione avviene in
questo modo: ac-qua, ac-qui-si-re.
Le parole con più consonanti disuguali fanno sillaba
con la vocale seguente, se il gruppo può trovarsi in
principio di parola; e-stra-neo, stra-nie-ro, ar-ti-co-lo,
le-pre, on-da, al-me-no, gio-stra, no-stra, mo-stro, a-pri-
le, on-da, dog-ma.
Le parole con prefisso o suffisso vanno divise nei loro
componenti. Es.: Ab-bat-te-re, so-prat-tut-to, bel-lis-si-
ma.
Alcune parole come Tras-te-ve-re, dis-per-dere, in-a-bi-
le possono avere anche una diversa divisione sillabica
come segue. Tra-ste-ve-re, di-sper-de-re, i-na-bi-le.

Esercizi.
1)Dividi in sillabe le parole del seguente passo.
Nicola, il padre, lo avvertì che dei libri esistenti in casa, poteva leggere
tutto, meno che uno, ed era il romanzo “Colei che non si deve amare”
di Guido da Verona. Proprio per questo veto, su quel libro si
appuntarono le sue attenzioni. Il padre se ne accorse e chiuse il libro in
cassaforte. Ma tanto era la curiosità del bambino di scoprire che cosa
vi era in quel testo, che spiò Nicola quando apriva la cassaforte e dove
nascondeva la chiave. Ben presto se ne impadronì e furtivo, come un
ladro, prese a leggere quel libro.
Da “Il sapore amaro dell’inchiostro” Unibook

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2)Ora, dello stesso passo di prosa, classifica le parole
secondo il numero delle sillabe. (monosìllabe, bisìllabe,
trisìllabe, polisìllabe).
3)Che cosa è una sillaba?
4)Che cosa è una parola

5)COME SVOLGERE UN TEMA LETTERARIO.


Nel capitolo precedente abbiamo dato alcune
indicazioni su come svolgere un compito. Certamente
esse non erano esaustive, poiché il discorso non era
finito, né finisce con la presente illustrazione.
Per il momento ci limitiamo a dire che un discorso a
parte va fatto per i temi letterari. Se per esempio ti
viene data da svolgere una dissertazione su “La Firenze
di Dante”. Tu che fai? Parlerai di Dante e delle sue
opere? No. Parlerai invece del momento storico di
quella città e solo come riferimento puoi parlare del
grande poeta.
Se invece ti viene dato un tema sull’Inferno, tu che fai?
Parlerai del Purgatorio e del Paradiso e magari delle
altre opere dantesche per far vedere che queste cose le
sai? No, non devi farlo. Devi parlare solo e soltanto
dell’Inferno. E se ti viene data l’indicazione di parlare
di Virgilio, che fai? Parlerai pure degli altri personaggi
che conosci? No, parlerai solo e solo del poeta latino.
Se ancora ti viene dato una traccia di tema su “L’idea
politica di Dante”, tu non conoscendola bene, che fai?
Parlerai di Beatrice? Sbagliato. La traccia chiede il
pensiero politico di Dante e tu solo di questo puoi
parlare. Se non lo sai fare, significa che non hai
studiato. Da qui risulta che i temi letterari non si
affrontano in modo improvvisato, ma conoscendo bene
l’argomento da esporre.

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Tracce di tema.
1)Qual è lo sport che ami di più e perché?
2)Intervista uno sportivo a te caro.
3)Che cosa pensi della violenza che troppo spesso si
verifica negli stadi?

SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
Che cosa è la sillaba?
Scrivi quando essa ha valore semplice, complessa,
aperta e chiusa.
Adesso fai alcuni esempi di monosillabi, bisillabi,
trisillabi e polisillabi.
Perché è importante che conosciamo la divisione
sillabica?
Osservazione: nei giornali o anche, qualche volta al
tuo computer, hai trovato una consonante con
l'apostrofe a fin di rigo. Questo avvenimento è da
ritenersi questione di impaginatura e quindi di
spazio, ma non è da imitare, in quanto l’espressione
corretta è che a fine rigo o si completa l’apostrofe
con la propria vocale o si va a capo prima
dell’apostrofe.

Per chi vuol sapere.


Lo sapevi che la voce del cane ha molte definizioni?
Abbaiare indica la voce alta.
Mugolio indica un abbaiamento lamentoso.
Guaire è l’emettere voce ancora lamentosa, ma breve.
Latrare è l’abbaiare con furore.
Ringhiare è il massimo della rabbia del cane con voce
cupa tra i denti.

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CAPITOLO 5
L’ACCENTO

1) L’ACCENTO TONICO
L’accento tonico indica la sillaba di una parola ove la
voce si poggia con più intensità. Pertanto, a seconda
dell’accento tonico, le parole si distinguono in:
a) Tronche, se l’accento cade sull’ultima sillaba: Città,
carità, virtù.
b)Piane se cade sulla penultima sillaba: lùce, antìco,
matìta.
c)Sdrucciole se l’accento cade sulla terzultima sillaba:
bàllano, suònano, giòcano.
d)Bisdrucciole se l’accento cade sulla quartultima
sillaba: tèlefonami, lùcidano.
L’accento nel corpo della parola non va segnato,
mentre molta attenzione deve porsi sulle parole
omonime, nelle quali l’accento ha grande importanza.
I segni dell’accento sono tre: (è) grave, (é) acuto, (ê)
circonflesso, più la dieresi, poco usata (ë) che è la
separazione di due articolazioni vocaliche in due sillabe
distinte. Es.: qüite.
2)DIFFERENZE TRA ALCUNI MONOSILLABI.
Esaminiamo i monosillabi e come possono cambiare il
significato se hanno o no l’accento:
dà (verbo)……….da (preposizione)
dài (verbo)……….dai (preposizione)
è (verbo)………..e ( congiunzione)
là ( avverbio) ……..la (articolo, pronome.)

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lì (avverbio)……….li (pronome)
ché (perché, affinché ecc.). Che (pronome relativo, ma
anche congiunzione).
dì (giorno) ………..di (preposizione)
sì (avverb. di affermazione o troncamento di
così)……..si (particella pronom.)
né (negazione)……..ne (pronom.).
sé (pron.) …………..se (congiunz.) Se quando è
accompagnata da stesso e medesimo si preferisce non
accentarla, anche se alcuni autori hanno preferito
accentarla, come il Leopardi.
tè (bevanda)…………te (pronome).

Si accentano i seguenti monosillabi terminanti in


dittongo:
può, già, giù, ciò, più.
Non si accentano, invece, i seguenti monosillabi:
va, fa, fu, me, te, tre, no, Po, qui, qua, re, su, so, sa,
sta, sto.
Altri monosillabi non hanno nessun accento.
Se si appoggiano sulla parola che segue si dicono
particelle proclitiche.
Se invece si appoggiano sulla parola che precede si
dicono particelle enclitiche.
Sono proclitiche gli articoli: il, lo, la, i, gli, le;
le preposizioni semplici: di, a , da, in, con, su, per, fra,
tra.
Le preposizioni pronominali: mi, ti, si, ci, vi, ne, lo, se
precedono il verbo. Es.: Io guardo. La vidi.
Queste stesse particelle diventano enclitiche, quando
si legano ad una parola: donami, dammene, prendilo.
Ecc.

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3) OMOGRAFI.
Gli omografi sono quelle parole che hanno la stessa
veste grafica, ma variando l’accento sulla sillaba,
cambiano di significato. Es.: Sùbito (avverb.di
tempo)…subìto (participio passato di subire).
Pèsca (frutta) ………………...pésca (l’atto del pescare)
prìncipi ( pl. di principe)……….princìpi (pl. di
principio)
àncora (strumento navale)………. ancora (avverbio)
pèrdono (pres. di perdere)...perdóno (il perdonare
qualcuno)
còmpito (esercizi scolastico.) …compìto (participio di
compire).
vènti (plur. di vento) …………vénti (numero).

Esercizi

1)Leggi il seguente brano e sottolinea le particelle


proclitiche con un colore e quelle enclitiche in modo
diverso.

Non ti abbattere mai quando incontrerai bugiardi e piccoli


vigliacchi. Costoro rappresentano le mezze coscienze, che
potranno imbrogliare ma poi la verità si farà strada da sola e
tulle le loro malefatte verranno a galla. L’atto finale di ogni
grande o piccola storia, viene registrata dal tempo, depositario di
ogni verità. Di ciò che scorre sotto i nostri occhi, bisogna fare
una cernita; buttare l’ingiusto e tenere le cose che elevano la
dignità dell’uomo. Intanto, in ogni epoca accadono avvenimenti
orribili e radiose imprese. Tutto ciò è legato allo spirito
dell’uomo, che in alcune età è peggiore degli animali e in altre si
eleva a sublime dignità. Tutto ciò sempre e comunque è legato
all’uso dell’intelligenza umana. Non intimorirti di fronte a
nessuno, se sai di non aver fatto male agli altri. Questa è la forza

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dell’onesto che ha ragione sempre e su tutto. Solo chi tiene in
corpo l’inganno deve aver paura, perché col tempo “marulizia e
puttanizia si apre la terra e lo dice”. Costoro, semmai, bisogna
considerarli piccoli uomini, che non potendo affrontare con lealtà
il proprio operato, si rifugiano nella disonestà. Tu, invece, sii
onesto sino al sacrificio, l’importante è sentirsi bene dentro e
sapere che non si è fatto torto a nessuno. Allora proverai un
senso di leggerezza e il turbo del tuo cuore ti porterà a gestire
ogni situazione.
Dall’inedito “Lettere ad un adolescente”

2)Trascrivi dal vocabolario dieci parole tronche, dieci


piane, dieci sdrucciole e dieci bisdrucciole.
3) Forma dieci parole proclitiche e dieci enclitiche.


4)COME SVOLGERE UN TEMA STORICO.

Per affrontare un tema storico bisogna conoscere


l’argomento richiesto dalla traccia. Al contrario non
puoi scrivere veramente niente. Per tali ragioni, i temi
letterari e storici diventano rigorosamente scientifici.
Supponiamo che tu conosca l’argomento di
quest'indicazione: “ Parla dei Sanniti.” Qui, trovandoti
di fronte ad una traccia generica, non ti sarà difficile.
Basta fare una scaletta e svolgerlo. A questo punto tu
dovrai avere presente il luogo dov’erano insediati i
Sanniti e sommariamente descrivere quella regione. Poi
dovrai indicare l’epoca in cui si svolse la loro storia e
accennare ai vari scontri che ebbero con i popoli
confinanti prima, e poi con i Romani.
Infine dovrai concludere con una nota critica del loro

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valore, o della loro belligeranza, nonché alle mire
espansionistiche.
Se invece ti venisse dato un compito sempre sui
Sanniti, ma questa volta ben definito in tal modo:
“Parla della terza guerra sannitica” allora le cose non
sono più tanto generiche, ma diventano rigorosamente
mirate. Allora dovrai precisare la data (299-290 a.C).
dello scontro con i Romani. Dovrai chiarire la
coalizione voluta dai Sanniti con i popoli che già
avevano avuto a che fare con Roma, come; Umbri,
Lucani, Etruschi. Devi, tuttavia, spiegare perché nasce
questa coalizione.
Nella seconda parte del compito devi dire perché la
coalizione si sciolse e come i Sanniti si trovarono a
combattere da soli, fino a quando furono vinti ad
Aquilonia. Devi chiudere con la perduta libertà dei
Sanniti con Roma che si avvia ad essere sempre più
potente.

Tracce di tema
1)Descrivi come è composta la tua famiglia.
2) Il ruolo della donna nella famiglia contemporanea.
3) Si dice che la famiglia oggi è in crisi. Quali sono,
secondo te, i fattori che causano i problemi, a volte
gravi, della famiglia?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
La sillaba accentata,(accento tonico) divide le parole
in: tronche, piane, sdrucciole e bisdrucciole.
Che cosa sono le parole omonime? A che cosa
bisogna porre attenzione?
Scrivi i monosillabi che non vanno accentati.
Quali sono le particelle proclitiche e quelle
enclitiche?
Fai degli esempi.
L’accento dimostra ancora la sua importanza nelle
parole omògrafe. Perché?

Scrivi dieci parole omògrafe.


L’accento acuto indica suono chiuso: oggi ho speso
vénti euro. E’ da tempo che non soffiano vènti.

Per chi vuol sapere


Perché gli avverbi lì e là si scrivono con l’accento e qui,
qua e fa lo rifiutano? Perché lì e là si possono
confondere con gli articoli della stessa forma?

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CAPITOLO 6
ELISIONE E TRONCAMENTO
1)L’ELISIONE
provoca la caduta della vocale atona (e non di quella
accentata), quando questa si trova di fronte ad un’altra
parola che incomincia per vocale. Il suo segno è (´).
L’apostrofo diventa necessario per evitare cattivo suono
(cacofonia).
L’elisione diventa obbligatoria nei seguenti casi:
a) Con gli articoli lo, la, una: Es.: l’anima,
l’universo, un’anatra.
b) Con le preposizioni articolate. Es.: All’amico,
dell’erba, sull’albero.
c) Con gli aggettivi bello, quello, questo: Es.:
quell’asino, quest’anno, bell’affare.
d) Con santo, grande. Es.: Sant’Agata,
Sant’Antonio, grand’uomo.
e) Il termine povero, va apostrofato solo con
pover’uomo.
f) Con ci dinnanzi a verbi incomincianti per e, i.
Es.:c’era, c’è, c’ingannò.

L’elisione è frequente, ma ci sentiamo di sconsigliarla


con gli, anche se la parola incomincia per i, come
gl’Italiani, con alcuni pronomi e congiunzioni. Es.: Se
n’andò, meglio dire, se ne andò.
Con l’articolo le e la preposizione delle: Es.:l’erbe, ci
pare meglio le erbe.
Con le particelle; mi, ti, si, vi,ne, lo, la e la preposizione
di.

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L’elisione non dev’essere fatta:
a) con la preposizione da, eccetto le seguenti
espressioni: d’ora in poi, d’altronde, fin d’allora;
ma si deve dire: da affittare, da affiggere, da
asportare …
b) Con il pronome, le singolare, quando ha valore
di complemento di termine e significa a lei, e con il
pronome plur. li, quindi si dirà: le offrii e non
l’offrii, li ovattai e non l’ovattai, li osannai e non
l’osannai.
c) Con lo, la, una, quando s’incontrano parole
inizianti con i, seguita da vocale: la iena e non
l’iena, lo yogurt e non l’yogurt. Una iella e non
un’iella.

2) Il TRONCAMENTO
Il troncamento si ha quando c’è l’incontro di due
vocali, per evitare il cattivo suono. Può essere
vocalico, se cade una vocale; sillabico se cade una
intera sillaba.
a)Esso si applica nei vocaboli terminanti per vocale
atona e preceduta da l, m, n, r.
b)Si applica nelle forme verbali plurali terminanti per
mo e no, fatta eccezione con i vocaboli inizianti per gn,
ps, x, z, ed s impura. Es.: un albero, un asino, gentil
sesso, bel libro, uccel di bosco, abbiam finito, son
convinto.
c) Il troncamento è possibile eseguire al singolare ed è
obbligatorio con: uno, buono, nessuno, alcuno. Es.:
Buon uomo, nessun operaio, alcun attore.
d) Il troncamento si esegue con quello, bello, grande e

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santo se la parola che segue inizia per consonante.
Es.: Bel giardino, quel ragazzo, San Nicandro.
e) Infine si compie con la parola frate davanti a
consonante. Es.: Fra Girolamo. Si scrive, qual è, e non
qual’è.

Il troncamento non va fatto.


a) Con il numero plurale: Signori uomini, nobili
imprese.
b) Con i nomi femminili: Signora Ava, signora
dirigente.
c) Con tale, cotale e quale; anche se esistono
espressioni proverbiali. Tal madre tal figlia.
d) Esistono poi troncamenti speciali usati quasi solo in
poesia; Es.: po’ per poco, dà per dai, dì per dici, fà per
fai, và per vai, té per tieni, vé per vedi, sé per sei, éi per
egli, bé per bei o begli, fé per fece, dié per diede, vo’
per voglio.
A conclusione dell’esposizione dell’elisione e del
troncamento, bisogna fare attenzione a non confondere
i due fenomeni eufonici. Ne deriva che i seguenti
termini usati al maschile: uno, ciascuno, alcuno,
qualcuno, nessuno, taluno, veruno e buono non si
apostrofano mai, perché la caduta della o è un
troncamento e non un'elisione.
Nel dubbio se ci troviamo di fronte ad un'elisione o ad
un troncamento basti fare una semplice prova come
questa. Sostituiamo all’elisione un troncamento con una
parola da modificare che incominci per consonante.
Es.: un uovo. Lo devo apostrofare sì o no? Nel dubbio
sostituisco uovo, con cavallo ed avrò: un cavallo. Dalla
prova non è cambiato un, allora non devo apostrofare

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un uovo. Facciamo ancora un esempio. Fin ora, lo devo
apostrofare? Vediamo: Sostituiamo ora con quando e
abbiamo. Fin quando. Neanche qui è possibile
l’apostrofo.
Se invece prendiamo pover’uomo, lo dobbiamo
apostrofare sì o no? Facciamo anche qui la prova e
sostituiamo a uomo, cavallo: vediamo che succede:
Pover cavallo. Non possiamo dire pover cavallo, ma,
povero cavallo, allora l’apostrofo ci vuole ed è una
elisione e non un troncamento.

Esercizi.
1)In questo brano, dove è possibile, crea qualche
elisione e troncamento.
In  paese,  sulla  questione  delle  casuali  sette  donne,  che 
portavano un bimbo, al primo dei sette sacramenti della Chiesa, 
si  raccontavano  tante  cose  incredibili.  Si  diceva  che  il  bimbo 
appena  compiuti  i  sette  anni,  la  notte  del  primo  sabato  di 
febbraio,  sarebbe  stato  chiamato  dalle  streghe  e  condotto  in 
una  segretissima  riunione,  dove  avrebbe  ricevuto  gli  ordini  da 
seguire.  In  seguito,  solo  dopo  aver  constatato  la  serietà  del 
neofita,  si  passava  in  una  seconda  fase.  Questa  avveniva 
esattamente dopo sette anni e cioè all’età di quattordici. Nella 
nuova  assemblea  si  ritornava  sulla  validità  dei  primi  ordini  e  si 
passava ai secondi, con più dettagli. Qui avveniva il giuramento 
di  non  recare  male  a  chi  avrebbero  poi,  potuto  prendere  di 
mira.  Le  nuove  leve  incominciavano  ad  uscire  la  notte,  ma  si 
recavano  nelle  stalle,  ove  intrecciavano  le  criniere  di  cavallo  o 
facevano  altri  piccoli  dispetti.  Dovevano  passare  ancora  sette 
anni  e  nello  stesso  primo  sabato  di  febbraio,  solo  se  il  neofita 
aveva mantenuto tutti i segreti ed essersi comportato da buon 
aspirante fattucchiere, avveniva la consacrazione e l’abilitazione 
alla stregoneria. Dall’inedito “ La donna ideale” 

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2)Forma dieci frasi con l’elisione.
3) Fai dieci frasi con il troncamento.
4)Che cosa è la cacofonia? E come si può evitare?
5)Quali sono le regole che stabiliscono l’elisione e il
troncamento?

6)COME IMPOSTARE UN COMPITO.


Svolgere un tema, mettere assieme idee logiche ed
esposte con forma corretta, ogni giorno che passa
diventa più difficile. Non vi è insegnante che non abbia
notato questo fenomeno. Tutti sappiamo che i giovani
di oggi si dedicano molto poco alla lettura e
preferiscono passare il loro tempo in altre occupazioni
o peggio ancora in futili passatempi. Se questo è vero
come è vero, che cosa si può fare? Invitare ancora una
volta alla lettura di buoni testi, e non solo quelli di
vecchia data, ma anche quelli contemporanei, i quali
presentano una forma più snellita e più vicino alle
espressioni odierne. Ma ciò non basta. E’ necessario
che lo studente stia più attento nell’osservazione della
realtà, con cui ha a che fare. Un’osservazione più
attenta di uomini e cose, lo aiuterà ad acquisire
conoscenze che gli saranno utili nella composizione.
Infatti, molta della nostra cultura non deriva solo dalle
pagine dei libri, ma dall’osservazione attenta della
realtà. Il conoscere la realtà del mondo che pratichiamo
non basta, se la realtà non viene filtrata dai nostri
sentimenti, fino a spingerci nella riflessione. Bisogna
cogliere l’aspetto ultimo di una realtà e farsene una
coscienza. Al contrario, una conoscenza labile, resta
solo un fatto meccanico, pronto a svanire e quindi a non
aiutarci nei bisogni, quando dobbiamo estendere le
nostre idee e sentimenti. Da ciò ne deriva che l’aiuto

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della lettura, di giornali e riviste e di una più oculata
attenzione della realtà, ci aiuterà a sopperire alle idee
necessarie per una composizione.
Ma questo può bastare? Diciamo di no. Il resto lo
esporremo al prossimo capitolo.
Tracce di tema.
a) Parla dell’autunno
b) Parla dell’inverno
c) Parla della primavera
d) Parla dell’estate.
SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
L’elisione e il troncamento servono per evitare una
cattiva pronunzia.
Quando è che l’elisione diventa obbligatoria?
E quando essa è sconsigliabile?
Se ci troviamo di fronte alla preposizione da,
l’elisione dev’essere fatta e in quali casi?
Ora spiega quando un troncamento dev’essere fatto
e quando non dev’essere fatto.
Come fai a distinguere un’elisione dal troncamento?
L’elisione va sempre apostrofata, il troncamento
mai.
Nell’indecisione sai fare la prova per renderti
consapevole che ti trovi di fronte ad un'elisione o ad
un troncamento?
Per chi vuol sapere.
Avrai sentito questa espressione: lemme, lemme. Essa
deriva dal latino “solennis” solenne, nell’antichità
voleva indicare ciò che si faceva con calma e quindi
con solennità. Ora, invece, sta ad indicare una persona
che fa le cose con moltissima calma o procede con
flemma, noncurante del tempo.

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CAPITOLO 7
LA PUNTEGGIATURA

1)La punteggiatura o interpunzione serve nello scritto e


inconsciamente la usiamo anche nel parlare quotidiano,
nelle pause, ma anche nel modulare la voce, a seconda
le necessità.
Se scriviamo qualcosa senza la punteggiatura, non
capiremo niente, è solo l’insieme di tante parole senza
logica. Vediamo.
Andai di buonora al mercato non c’era gente notai solo
qualche infreddolito passeggero ma incontrai Maria e le
dissi vieni a trovarmi parleremo dei nostri bei giorni
rispose che lo avrebbe fatto ma nella prossima
settimana
Hai notato com’è brutto questo breve passo? Ora
riscriviamolo con la punteggiatura.
Andai di buonora al mercato. Non c’era gente. Notai
solo qualche infreddolito passeggero, ma incontrai
Maria e le dissi: “Vieni a trovarmi, parleremo un po’
dei nostri bei giorni”. Rispose che lo avrebbe fatto, ma
nella prossima settimana.
Dall’esempio riportato si può notare l’importanza dei
segni della punteggiatura e come essi disciplinano lo
scrivere, come il parlare.

Il punto (.) indica una pausa lunga e serve a


chiudere un periodo.
La virgola (,) indica una breve pausa e va usata nei
seguenti casi.
a)Nelle elencazioni di nomi, aggettivi, verbi.

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b) nelle espressioni oppositive, negli incisi, nei
vocativi.
c) nelle congiunzioni avversative: ma, però, invece,
anzi.
d) nel dividere le proposizioni di un periodo o le parti
di una proposizione.
e) negli avverbi sì, no, appunto, precisamente.
f) nei pronomi relativi con espressione oppositiva.
Ma non si deve usare con le congiunzioni o, e, né.
Tra il soggetto e il suo predicato, tra il nome e il suo
attributo, tra il predicato e il complemento.

Punto e virgola (;)indica una media pausa e serve a


separare le proposizioni di un lungo periodo. Es.: Mi
sentivo impazzire; ma non gli dissi niente.

I due punti (:) indicano una media pausa e servono ad


introdurre un discorso diretto o a classificare quanto è
stato esposto precedentemente. Es.: La mamma disse:
“Carlo, vai a prendere il giornale”. Comprami:
caramelle, cioccolato e bibite.

Il punto interrogativo(?) serve dopo una domanda sia


essa negativa o positiva e dà l’intonazione alla frase.
Es.:Tu vieni al cinema? Hai studiato?

Il punto esclamativo (!) indica un sentimento di varia


natura; meraviglia, sorpresa, indignazione e dà
l’intonazione alla frase. Es.: Quale gioia mi dai! Che
gente! Ahimè!

Trattino o lineette ( - =) il primo si usa per separare


le sillabe, unire due parole o per evidenziare un inciso,

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il secondo per andare a capo del rigo.

Le virgolette “ “ < > si usano per riportare le parole


altrui o per separare una parola o frase. Es.: Quel suo
<dire> mi diede fastidio, per riportare una citazione, per
dare ad una o più parole un significato ironico, speciale.

Le parentesi tonde ( ) servono a racchiudere un inciso,


un chiarimento dell’autore o per isolare una frase. Es.:
Te lo dico sinceramente ( ma non me ne volere) tu stai
sbagliando. “Per me si va nella città dolente,” (Dante)

Asterisco (*) si usa quando in un testo non si vuole


fare il nome di un luogo o di una persona. Si usa pure
come richiamo di note in un testo. Fra Cristoforo da***

Puntini di sospensione (…) si usano quando, chi


scrive non vuole ultimare la frase. Es.: Hai fatto bene a
non venire, perché…

Dieresi (¨) indica la separazione di due vocali che


formano un dittongo: quïete.

Esercizi.
1)Metti nel seguente brano la punteggiatura mancante.

La primavera nonostante la pazzia degli uomini si incominciava


a sentire qualcosa di eterno si coglieva nell'aria e il suo respiro
ricolmava di tenue gioia anche chi aveva perso ogni speranza.
Temperate giornate di un nuovo marzo ridavano vita a
margherite e primule e le gemme dei frutti ingrossavano per
l'imminente fioritura. Schiamazzi di volatili s'intrecciavano tra di
loro con note stupende in una orchestra senza tregua in un rituale
vitale che andava al di là della stupidità umana.

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La guerra non importunava gli uccelli che continuavano a
nidificare e a volare felici tra i raggi di un più caldo sole. Le
montagne si rivestivano di tenera erba novella e tutto intorno vi
era desiderio di gioia, di luce.
Tra i filari di olivi si vedeva un immenso tappeto verde. La terra
dava nuovo vigore alle messi che crescevano rapidamente
malgrado la negligenza dei potenti e l'abbandono degli uomini
comuni. La vita continuava nel suo eterno andare mossa
dall'eterno Infinito.
Tra le falde della montagna vicina quel giorno vidi una giumenta
con un puledrino appena nato. Come si cercavano! La madre
nitriva non appena vedeva il figlio allontanarsi di un solo passo.
Quale stupendo quadro è la natura che infinite meraviglie!
Il conflitto degli uomini proseguiva ma anche la natura andava
avanti nel suo rituale ciclo che nessuno poteva interrompere
neanche la piú disumana pazzia.
Dal romanzo “L’ombra di Agata” Ediz. Il Rubino,
Napoli.

2)COME SCRIVERE UN BUON COMPITO.


Nei capitoli precedenti abbiamo dato delle indicazioni
come svolgere un tema, ma esse non sono conclusive
né basterà quest’ultima indicazione. Tra le cose già
dette, vogliamo aggiungere che per una buona riuscita
di un'esposizione scritta, bisogna estenderla con una
giusta forma. Per scrivere in modo corretto bisogna
conoscere le regole della grammatica. Tuttavia questo
non è sufficiente, poiché per scrivere in modo agile e
chiaro, occorre un periodare snellito, privo di fronzoli
insabbianti. Il periodo dev’essere sempre breve, in tal
caso si evitano complicazioni sintattiche, lungaggini
inutili che rendono poco accessibile e brutto il periodo.
Quello che vuoi dire, lo puoi esporre in due, tre periodi
e non è necessario accumulare i tuoi pensieri solo in

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una volta.
I più noti scrittori del Novecento hanno una forma
chiara e rapida e la cosiddetta forma “barocca” è stata
coltivata solo da qualcuno con risultati barbosi. Tenta
allora la strada dei periodi semplici e corretti e in essi
puoi inserire, con lucidità, tutte le osservazioni del tuo
sapere.
Ma, prima di metterti a scrivere, devi capire bene, ma
molto bene il significato della traccia e, solo quando sei
convinto di aver bene interpretato l’argomento, fatti una
scaletta, come già ti è stato insegnato. Tieni presente
che la traccia ha un'idea dominante. Una volta trovata la
chiave dello svolgimento, avrai l’opportunità di
arricchire il tuo racconto con altre idee, cosiddette
secondarie. Ma non devi mai allontanarti dall’idea
centrale, allora usciresti fuori tema.
Altra raccomandazione, che riteniamo opportuno dare,
è quella di valutare i termini che utilizzi e di non usare
paroloni inutili, come per impressionare il tuo
correttore: lo faresti solo ridere. Per esternare le tue
capacità non necessita usare parole grosse e spesso a
vanvera, ma usare i termini comuni nel giusto posto,
con le giuste idee.

Tracce di tema.
1)Oggi i giovani sono più indifferenti allo spirito
religioso. Quali possono essere i motivi?
2)La gioventù di oggi si mostra insensibile ai problemi
che investono la vecchiaia.
3) Spesso assistiamo alle proteste giovanili. In fondo, tu
sai che cosa vogliono i giovani?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

La punteggiatura ha una sua particolare


importanza, in quanto con il suo uso possiamo
rendere il nostro scritto con forma agile o pesante.
Le regole esatte e definitive non sono ricavabili dagli
scrittori e giornalisti, poiché ognuno che scrive ha
un suo modo di esprimersi e quindi uno stile.
Tu, però, se hai capito i principi basilari ti devi
attenere ad essi in quanto, seguendoli, potrai
scrivere con più chiarezza ed efficacia.
Non dimenticare di esprimerti con periodi brevi e
chiari. Così facendo eviti inutili lungaggini, ma
soprattutto non corri rischi di grosse inefficienze
sintattiche.
Ora per tua memoria riscrivi i vari segni e chiarisci
a che cosa servono nel nostro dire.

Per chi vuol sapere.


Lo sapevi da dove proviene il tuo cellulare?
(telefonino). Dal latino cellùla “cameretta” perché
rappresenta una piccola entità. Oggi la cellula si
riferisce a scoperte scientifiche, la quale rappresenta
una unità biologica degli esseri viventi. Quindi,
cellulare è un composto di piccole cellule.
Ma attenzione. Cellulare significa pure un sistema di
reclusione per i condannati, divisi tra loro, e, il mezzo
di trasporto di cui si servono i tutori della legge, per
trasportare i reclusi.

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RIASSUMENDO

LA FONOLOGIA VISTA NEL SUO INSIEME


L'alfabeto è composto da 21 lettere, 16 consonanti e cinque
vocali, elencate in ordine fisso; a esse si aggiungono altre 5
lettere di derivazione straniera.

I grafemi sono le lettere che rappresentano la più piccola


unità di scrittura; i fonemi, invece, sono i suoni delle lettere.

La parola rappresenta l’unità di più grafemi con una sua


tonalità e con un ben determinato significato.

I dittonghi e i trittonghi sono rispettivamente combinazioni


di due o di tre vocali che si pronunciano con una sola
emissione di fiato.

Lo iato è l'incontro di due vocali forti, che nella divisione


sillabica si dividono.

I digrammi e i trigrammi sono rispettivamente gruppi di due


o di tre lettere aventi un unico suono.

La sillaba è la particella di una parola che si pronuncia con


una sola emissione di fiato. Le parole composte di una, due,
tre o più sillabe si chiamano rispettivamente monosillabi,
bisillabi, trisillabi, polisillabi.

L'accento tonico dà suono con cui si pronuncia una sillaba, in

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una parola. Secondo che l'accento si posi sull'ultima,
penultima, terzultima, quartultima sillaba, le parole possono
essere nell’ordine: tronche, piane, sdrucciole, bisdrucciole.

L'accento grafico è la forma scritta dell'accento tonico. Esso


può èssere grave (`), acuto ( ) o circonflesso (ˆ).

Gli omonimi sono parole di significato diverso che hanno la


stessa grafia, ma suono diverso (omofoni).

L'elisione consiste nella soppressione della vocale finale di


una parola non accentata davanti ad un'altra parola che
inizi anch'essa per vocale. L'elisione si indica con l'apostrofo
(').

Il troncamento consiste nell'eliminazione di una sillaba o di


una vocale finale di una parola dinanzi a un'altra che
cominci per consonante o per vocale. Nel troncamento non si
usa l'apostrofo.

La punteggiatura è costituita da un insieme dì segni che


servono a indicare graficamente le pause del discorso, le
intonazioni della voce.

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PARTE SECONDA


M O R F O L O G I A

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CAPITOLO 1
LE PARTI DEL DISCORSO

Le parole di una lingua sono di varia natura e


mutamenti. Per quello che riguarda l’italiano, esse
vanno raggruppate in nove categorie grammaticali che
sono:
a) Cinque parti variabili: l’articolo, il nome,
l’aggettivo, il pronome, il verbo.
b) Quattro parti invariabili: l’avverbio, la
preposizione, la congiunzione e l’interiezione.

Delle parti variabili il verbo è quello che subisce la


maggior flessione, le restanti quattro parti; articolo,
nome, aggettivo e pronome sono caratterizzati dalle
regole della declinazione.

Parole primitive e parole derivate.


a)Le primitive. Nelle parole variabili esistono due
parti. La prima; radice, che resta sempre uguale. La
seconda; desinenza, che varia secondo i casi.
b)Le derivate. Queste derivano dalle primitive, le
quali possono variare con un prefisso o con un suffisso
alla radice.
I prefissi più in uso sono: a che indica privazione;
a+normale = anormale. Spesso il prefisso a raddoppia
la consonante che segue: a+cadere= accadere, a+battere
= abbattere.

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Ac + cavallo = accavallo ed è possibile formare altre
formazioni come: accavallare, accavallamento.
de, di, dis.; de+porre = deporre, di+mettere =
dimettere, dis+ piacere = dispiacere.
e, es, extra; e+bene = ebbene, es+portare = esportare,
extra +buono = extrabuono.
con davanti a p e b diventa com; con+battere =
combattere, con+ posizione = composizione.
in indica privazione; in+utile = inutile, in+possibile =
impossibile.
pre, retro, ri, semi; pre +maturo = prematuro, retro +
scena = retroscena, ri+avviare = riavviare, semi+serio
= semiserio.
Sopra e sovra raddoppiano la consonante che
segue; sopra+detto = sopraddetto. Sovra+posto =
sovrapposto, super +uomo = superuomo, ultra+bravo =
ultrabravo, vice+preside = vicepreside.

I suffissi: Se prendiamo ad esempio lo stesso termine


cavallo e usiamo i suffissi, possiamo avere: caval–iere,
cavall-eria, cavall-aio, cavall-aro,caval-leggero,cavall-
erizza, cavall-eresco. Ed ancora; da camera =
cameriera, da calcio = calciatore, da cantare = cantante,
da ballo= ballerino, da avaro= avarizia e così sono
possibili infinite formazioni.

Esercizi.

1)Cerca le parole primitive da cui derivano i seguenti


termini:
Panettiere, pescatore, studentessa, libreria, arciprete,
concittadino, cittadino, ravvedersi, musicista,
giornalista.

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Agricoltore, villano, biancastro, fuochista, abbronzato.
2)Che cosa sono i prefissi e i suffissi?
3) Che cosa è la radice e la desinenza di una parola?
4) Quante sono le parti del discorso che variano e quali
sono?

5)Ritrova nel seguente passo le parole primitive e


derivate con prefisso e suffisso e riscrivi la radice.

L'ultimo  raggio  di  sole  lambiva  le  misere  vie  ed  era  l'ora  che 
s'incominciava a vedere qualche ragazza la quale, con un tinello 
in testa, portava un rustico farinaccio ai maiali. 
Di lì a poco si notò qualche vecchierella che si recava in chiesa e 
vedendo  il  ragazzo,  che  l'indomani  sarebbe  partito,  gli  dava 
l'augurio di buona fortuna. 
Nell'aria  si  sentivano  i  rintocchi  dell'Ave  Maria  e  il  paese 
incominciò a ripopolarsi. 
I  due  amici  ora  parlavano  d'altro  e  guardavano  con  interesse 
quanto accadeva intorno a loro, ma non avevano più il coraggio 
di  riportarsi  sull'argomento  della  partenza.  Entrambi  erano 
manifestamente  commossi,  ora  tacevano,  ma  le  loro  menti 
pensavano... 
Non  era  una  tragedia  partire  ed  andare  anche  in  un  paese 
lontano, tuttavia la commozione del distacco era pur sempre un 
sentimento di tutto rispetto. 
 (Dal romanzo “Pietrabianca” Edit. Ferraro Napoli.) 

6)COME TELEFONARE

Spero che tu non sia come quei ragazzi che si mettono


al telefono e parlano, parlano per tanto tempo, facendo
crescere la bolletta dei telefoni e facendo arrabbiare i
genitori.

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Devi imparare a telefonare nel modo giusto. Con un
linguaggio chiaro e preciso e con un'appropriata
terminologia. Tu, in pochi minuti puoi dire tutto quello
che vuoi. Eviterai così lungaggini inutili, ripetizioni, e
salverai anche il tuo interlocutore dall’altra parte del
filo. Tu non lo vedi, ma certamente dopo una lunga
telefonata, costui incomincia a sbuffare e tacitamente ti
manda anche a quel bel paese.
Impara, quindi, a dialogare al telefono con messaggi
brevi, i quali se bene impostati, possono chiarire ogni
enunciato o ogni protesta, come il fissare un
appuntamento. Il telefono non è adatto per raccontare i
tuoi avvenimenti o sentimenti e fare una lunga
cronistoria. Queste cose, anche perché riservate, vanno
dette personalmente. Comportati in tal modo, vedrai
come riuscirai meglio a capirti con gli altri; ma meno
con gli Enti telefonici.

Tracce di tema.
1)Hai visto ai semafori un adolescente come te che
cercava di pulire i vetri della tua macchina. Che cosa
hai pensato e provato? Trascrivilo.
2)Una donna emigrante con un bambino in braccia
chiedeva l’elemosina. Che cosa faresti per questa gente
disperata?
3)Africani vendono cianfrusaglie lungo i marciapiedi.
Che cosa provi di fronte a queste scene che si ripetono
lungo le nostre città?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Riscrivi quali sono le parti variabili del discorso e


quelle invariabili.
Il verbo, rispetto alle altre parti variabili si distingue
per la sua flessibilità.
Che cosa sono le parole primitive e quelle derivate?
Se carta è una parola primitiva, aggiungi le derivate.
Che cosa sono i prefissi? Aggiungendosi alla parola,
quali sono quelli che raddoppiano la consonante
iniziale?
Essi possono cambiare anche il significato di una
parola. Es.: Piacere, dis-piacere. Comunque, ogni
prefisso va visto nella sua realtà.
I suffissi aggiunti alla parola la cambiano. Fai degli
esempi.

Per chi vuol sapere.


Espressioni scorrette. Pasta al pomodoro; all’aglio ed
olio. Cioccolata al latte. Casa in pietre. Poco a poco.
Mano a mano. Professore in matematica ecc.
Forme corrette.
Pasta col pomodoro. Pasta con l’aglio e con l’olio.
Cioccolata con il latte. Casa di pietre. A poco a poco.
A mano a mano. Professore di matematica.

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CAPITOLO 2
L’ARTICOLO
1) L’articolo concorda nel genere e nel numero con
il nome a cui si riferisce.
Gli articoli determinativi sono:
a) il…plur. i, per il maschile. Es.: il cavallo, i cavalli;
il terreno, i terreni.
b) lo…plur. gli, maschile, per le parole che
incominciano; per s impura, z, ps, gn, sc. Es.: lo zoppo,
gli zoppi; lo stagno, gli stagni; lo psicologo, gli
psicologi; lo gnocco, gli gnocchi.
c)la…plur. le, per il femminile. Es.: la donna, le
donne; la tavola, le tavole.

Gli articoli indeterminativi sono:


a)un, per tutti i nomi maschili. Es.: un cane, un banco,
un divano, un elefante. Non dimenticare che un non si
apostrofa mai.
b)uno si usa per le parole che iniziano per s impura, z,
ps, gn, sc. Es.: uno scolaro, uno zio, uno scoiattolo.
c)una, si usa per tutte le parole al femminile. Es.: Una
mela: Si apostrofa sempre quando s’incontra con una
parola iniziante per vocale. Es.: un’arma, un’ape.

Come hai notato gli articoli indeterminativi non hanno


il plurale, a questa mancanza sostituiamo gli indefiniti
variabili. Alcuni, certuni, taluni, o i partitivi plurali: dei,
degli, delle.
Es.: Un cane, alcuni cani; un banco, dei banchi, certi
banchi; uno zio, degli zii.

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Resta chiaro che gli articoli determinativi indicano
con certezza una persona, un animale o una cosa; gli
articoli indeterminativi non determinano, non
qualificano. La loro idea resta vaga ed imprecisa.
Infatti, se io dico un ragazzo ha rotto il vetro. Chi
voglio indicare? Nessuno, con sicurezza. Chi ha rotto il
vetro è un ragazzo qualsiasi.

2) L’USO DELL’ARTICOLO
L’articolo non si deve usare nei seguenti casi:
a) Con i nomi di parentela preceduti da un
possessivo, Es.: mia madre, mio padre, tua zia, ma non
si dirà il mio padre, la mia madre.
b) Nelle insegne dei negozi. Es.: Lavanderia,
profumeria, articoli sportivi.
c) Davanti ai vocativi. Es.: Alunni, state zitti!
d) Davanti ai nomi propri, maschili e femminili.
Es.: Giuseppe, Luigi, Maria, Veronica e non il Gino, la
Veronica, come si usa nell’Italia del nord.
e) Con i cognomi non famosi. Es.: Ho incontrato
Francesco Rossi, Alberto Bianchi.
f) Con i nomi di città. Ho visitato Napoli, ma se vi
aggiungo un aggettivo devo dire: Ho visitato la bella
Napoli. Ho studiato la Napoli del Rinascimento.

Si usa, invece, l’articolo nei seguenti casi.


a)Coi nomi propri maschili plurali e cognomi delle
donne. Es.: gli Scipioni. La Bianchi.
b) Con i soprannomi. Es.: il Guercio, il Bello.
c)Con i nomi noti o famosi. Es.: la Sofia Loren, la
Lolobrigida.
d)Con i nomi geografici plurali. Es.: Le Antille, le

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Americhe;
e) Con i nomi dei continenti. Es.: L’Africa, L’Europa;
f)Con i nomi di mare, dei fiumi e dei laghi. Es.: il
Mediterraneo, il Volturno, il Lago Maggiore.

3)LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE.


Le preposizioni semplici sono: di, a, da, in, con, su,
per, tra, fra, che fondendosi con gli articoli
determinativi formano le preposizioni articolate. Per
quello che invece riguarda le preposizioni per, tra, fra si
evita di fonderle con gli articoli.
Le preposizioni articolate si formano secondo il
seguente prospetto: es.: di + il = del ecc.
di a da in con su

il… del……al……dal…... nel……col…… sul

lo… dello….allo….dallo… nello…..…… sullo

la… della….alla….dalla… nella…. -…… sulla

i……dei……ai……dai…... nei……coi…….sui

gli… degli…agli….dagli… negli….…… .sugli

le … delle….alle….dalle… nelle…..…… sulle

Per quello che concerne il loro uso, le preposizioni

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articolate seguono le norme dell’articolo.

Per quello che riguarda l’articolo partitivo si sconsiglia


di farne troppo uso, come in questo caso: Ho mangiato
del pane e bevuto del vino. Bastava dire: Ho mangiato
pane e bevuto vino.
Essi sono:
del, dello, della, dei, degli, delle.

Esercizi
1) Individua gli articoli che sono nel seguente brano e
precisali nel numero e nel genere.
Attraverso  questa  semplice  constatazione,  il  ragazzo  sentì  una 
fitta al cuore, assieme ad un senso di odio per quella terra che 
aveva  imparato  ad  amare  e  che  ora  gli  sembrava  orribile  nella 
sua vastità. Pensò a quanto sudore si era versato in quella piana 
e a quanto se ne versava ancora. Intanto il lavoro continuava a 
stancare  le  sue  giovani  membra.  Aveva  creduto  sino  a  quel 
momento che il mestiere dell'agricoltore fosse cosa buona e che 
la  terra  rappresentasse  il  senso  stesso  della  vita.  Ora,  invece, 
pensava  a  cose  diverse.  La  sua  mente  si  riportò  ancora  per  un 
attimo  a  Domenico.  Gli  capitò  di  chiudere  gli  occhi  per  meglio 
immaginare  una  terra  lontana  e  benedetta.  Nella  sua  evasione 
mentale, la falce che aveva nella mano destra, sfiorò la sinistra, 
che non aveva afferrato bene il fascio di spighe e si tagliò. 
Il ragazzo non disse niente, non emise nemmeno un lieve 
lamento, mentre come annichilito, guardava il sangue che 
scorreva tra le dita. Si sentì meno e allora si lasciò cadere nella 
stoppia, mentre il sole inesorabile continuava a battergli in 
testa. Gli parve abbandonarsi in una girandola curiosa, sentì che 
stava perdendo i sensi.  
 
(Dal romanzo “ Pietrabianca” Editrice Ferraro, Napoli.)

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2) Premettete ai seguenti nomi l’articolo determinativo
singolare, ripetendolo con l’articolo indeterminativo:
Allodola, asino, banca, infermiere, elenco, erba,
gnomo, indole, massaia, scoiattolo, oca, zio, vanga,
olmo, automobile.
3)Ora svolgi al plurale le parole dell’esercizio
precedente.
Che cosa sono gli articoli e come si differenziano?
Quando si adoperano gli articoli e quando bisogna
ometterli?

4)COME SCRIVERE UNA LETTERA

Anche se ci troviamo nell’era dei messaggi dei cellulari


e della posta elettronica, se ci pensi bene è cambiato
ben poco, di fronte alla vecchia lettera scritta a mano o
con una vecchia macchina da scrivere.
Vediamo perché. Se tu scrivi un messaggio ad un amico
e farai degli stupidi errori, non ci farai bella figura. Ma,
soprattutto, il ricevente avrà di te una diminuita
considerazione. Ma facciamo finta di scrivere una
lettera al computer. E’ vero che gli errori più
grossolani te li corregge, ma è altrettanto vero che la
forma della lettera e il contenuto non te li corregge
nessuno.
Allora chiariamo un po’ come si deve impostare una
lettera.
1) La prima cosa che ti devi porre è il contenuto che
vuoi trasmettere, e a chi lo devi inoltrare. Mettiamo per
ipotesi che tu voglia scrivere ad un amico che non vedi
da tempo. Il tuo scritto sarebbe differente se, invece, tu

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dovessi scrivere ad un familiare, ad un superiore, o ad
un personaggio che non conosci.
2) Nello scrivere all’amico, certamente userai un tono
scherzoso, fatto di ricordi, di allusioni, magari di
nostalgia. Prima di tutto chiederai informazioni di lui:
di che cosa fa, come va alla scuola, delle nuove
conoscenze e via di seguito. Terminerai con il parlare
anche di te, ma brevemente: non dovrai scrivere una
lettera egocentrica, potresti suscitare la reazione
dell’amico.
3) Cerca di essere breve nel tuo dire, e scrivi le cose
importanti, quelle che contano. Tutto ciò lo dovrai fare
con una forma chiara, come chiara dev’essere la grafia.
Questo significa il rispetto degli altri.
4) Quanto all’esposizione cerca di avere un ordine,
trattando prima un argomento per poi passare a quelli
successivi. In questo modo eviterai ripetizioni e
confusione.
5) Se devi scrivere ad una persona che non conosci,
devi essere brevissimo. Nel dargli del lei userai Lei e
Suo con la lettera maiuscola in segno di rispetto.
Chiederai scusa del disturbo che gli stai arrecando ed
esposta la tua richiesta con garbo, chiuderai nel
rinnovargli le tue scuse.
6) Qui devi essere molto più accorto, rispetto alla
lettera inviata all’amico. Peserai davvero le parole.
Nella missiva deve emergere la tua sensibilità e la
correttezza, non solo della forma, ma anche della
richiesta che farai.

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5)Lettera ad un amico.
Febbraio 2010.
Caro Antonio,
mi scuso dicendoti che non ti ho scritto per ragioni di
tempo,perché si sa che per scrivere una lettera non ci
vuole una giornata, ma ti scrivo adesso perché sento la
tua nostalgia. Oggi, passando presso il solito posto dei
nostri incontri, ho rivissuto le belle giornate
spensierate. Ma, lasciamo stare il tempo passato,
anche se a noi tanto caro. Informami, invece, di quello
che fai, delle tue nuove conoscenze e di tutto il resto
che credi necessario che io sappia. Da parte mia ti
assicuro che sto bene, continuo a svolgere la vita che
ben conosci e a scuola, come al solito, le cose non
vanno tanto bene. Stanno per uscire i risultati del
primo quadrimestre, dei quali devo dar conto ai miei
genitori e sono preoccupato. Che barba questa scuola.
Il guaio è che i mesi non passano mai.
Ti abbraccio e rispondimi subito. Guido Martino
6)Lettera ad una persona poco conosciuta.
Napoli, Aprile 2010.
Chiar/mo Dott. Pellicano,
Le ricordo che ci siamo conosciuti, con mio padre, allo
stadio San Paolo. Fu in quell’occasione che Lei mi
suggerì di scrivere un racconto, dato che mio padre, con
vanagloria, L’ aveva informata delle mie inclinazioni.
Ho scritto una breve favola e la vorrei sottoporre alla
Sua attenzione.
GlieLa spedisco non con l’illusione che possa
pubblicarla sul Suo giornale, ma solo per avere un Suo
autorevole giudizio, il quale, spero, non sia troppo
severo. Con la speranza di rincontrarLa, La saluto con

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molti ossequi.
Guido Martino.
Ora cimentati a scrivere qualche lettera anche tu.

Tracce di tema:
1) Tu credi nella vera amicizia? Dimostralo in senso
positivo o negativo.
2) Alla tua età si gettano le basi per un vivere assieme.
Che cosa ti proponi di fare nel sociale?
3) Ami stare più a casa tua o in compagnia degli amici?
Spiegane le ragioni.

SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
Perché gli articoli al maschile sono quattro (il- i, lo,
gli)
Qual è la differenza tra gli articoli determinativi e
quelli indeterminativi?
L’articolo determinativo determina l’oggetto: il
cane cioè quel cane, che possiamo anche vedere.
Quello indeterminativo resta l’oggetto non definito:
un cane, cioè, è un cane qualunque, non
identificabile.
Che cosa succede quando incontriamo una parola
che inizia per s impura, z, ps, gn, sc? Quali articoli
usiamo? Il-i; lo-gli; un o uno?
Come risolviamo il plurale degli articoli
indeterminativi? Abbiamo detto con gli indefiniti:
certuni, alcuni taluni ecc.
Riesci a fare un elenco, quando l’articolo non va
usato e quando, invece lo si deve usare? E’ giusto
dire, ho incontrato la Giuliana o si deve dire, ho
incontrato Giuliana? Si può dire: ho rivisto la tua

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madre e ho rivisto tua mamma. E’ sbagliato; si deve
dire: ho rivisto tua madre e o rivisto la tua mamma.
Che cosa succede alle preposizioni semplici quando
diventano articolate? Si uniscono all’articolo e per
tanto diventano articolate.
Per quello che riguarda i partitivi, abbiamo
consigliato che in alcune espressioni è meglio non
usarli, abbiamo un italiano più puro. Com' è meglio
dire: Ho creduto a delle cose impossibili, o ho
creduto a cose impossibili? La seconda versione è
quella più esatta.
E’ meglio dire famigliare o familiare. La seconda
espressione è quella più esatta.

L’ARTICOLO NEL SUO INSIEME

Maschile, singolare determinativo, il, lo l’;


indeterminativo, un uno.
Plurale determinativo, i, gli, gl’.
Indeterminativi, mancano, si sostituiscono con gli
indefiniti; alcuni, certuni ecc. o con i partitivi, dei,
degli.
Femminile, singolare determinativi, la, l’.
Indeterminativi, una, un’.
Plurale, determinativo, le.
Indeterminativo manca, è sostituito dagli indefiniti o
dai partitivi.

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CAPITOLO 3
LA CLASSIFICAZIONE DEI NOMI
1)Nomi propri.
Un nome o sostantivo si dice proprio quando indica
una persona, un animale, una cosa. I nomi propri
vanno scritti sempre con la lettera maiuscola.
Vediamo: Francesco, Rossana, (persone) Trapani,
Bolzano (città) La Campania, Il Molise, ( regioni) Il
Reno, il Tevere (fiumi), Iseo, Averno (laghi).
L’Adriatico, Tirreno (mari), Cervino, Rosa (monti)
Etna, Vesuvio ( vulcani).
Così sono nomi propri quelli di piazza, di navi, di treni
ed ogni cosa che possa distinguersi da un’altra.
Per quello che riguarda le persone, esse non hanno solo
il nome proprio, ma anche il cognome.
Quando si firma bisogna scrivere prima il nome e
poi il cognome. Erroneamente, spesso succede che si
firma prima col cognome e poi col nome.
Si possono vedere pure tante insegne di professionisti
che antepongono il loro cognome al nome, come per
esempio: Dott. Rossi Francesco. Si deve scrivere Dott.
Francesco Rossi.
E’ necessario che venga corretto questo uso improprio,
in quanto, dire prima il nome e poi il cognome rientra
in una regola latina.
Gli antichi Romani distinguevano l’individualità col
nome proprio e il cognome come appartenenza ad una
parentela, ad una stirpe. Infatti se un bimbo si chiama
Donato, nella sua famiglia c’è solo lui con tale nome,
(gli altri, hanno pure un proprio nome), ma tutti si
chiamano Bianchi.

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Da non confondere questa regola con gli elenchi, ove è
espresso prima il cognome.

2)Nomi comuni.
Un nome si dice comune quando indica le categorie in
senso generico, come persone, animali, e cose.
Vediamo: mamma, figlio, uomo, tigre, città, fiume,
monte, calzolaio, operaio.

3)Nomi concreti.
Un nome si dice concreto quando si riferisce a ciò che
esiste materialmente. Es.: pallone, racchetta, piatto,
ragazza, tavolo, cane, gatto….

4)Nomi astratti.
Un nome si dice astratto quando dà il concetto di una
qualità, un sentimento, qualcosa d’inafferrabile
materialmente. Es.: generosità, virtù, bellezza, bontà,
carità…

5)Nomi collettivi.
I nomi collettivi sono quelli che esprimono l’idea di un
insieme. Vediamo: folla, scolaresca, esercito, gregge,
squadra.

6)Nomi attributivi.
I nomi attributivi sono quelli che designano una
professione, un grado, una dignità, ma rientrano tra i
nomi comuni. Scrittore, ministro, duca, pittore.…

7)Nomi ambigeneri.
I nomi ambigeneri sono quelli di genere comune, i quali
presentano un'unica forma al maschile e al femminile.

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Per comprendere se stiamo parlando al maschile o al
femminile, abbiamo bisogno dell’articolo o di un
aggettivo. Es.: La nipote, il nipote; Il cantante, la
cantante; il farmacista, la farmacista.

8) Nomi promiscui.
I nomi promiscui per determinarli bisogna aggiungere
il genere. Es.: La volpe femmina, la volpe maschio; il
leopardo maschio, il leopardo femmina; l’aquila
femmina e, l’aquila maschio; il falco maschio, il falco
femmina, il serpente maschio, il serpente femmina….

9) Nomi difettivi nel genere. Sono quelli che


presentano due forme diverse al maschile e al
femminile. Vediamo; fratello, sorella; frate, suora;
padre, madre; celibe, nubile; uomo, donna; becco,
capra; bue, mucca o vacca; montone, pecora; porco,
scrofa.

Esercizi.
1) Ritrova nel seguente brano i vari sostantivi e
classificali secondo la loro appartenenza.

Il viaggio d’istruzione iniziò, come al solito, con grande


entusiasmo. Durante le soste, fino all’ultima fermata del ritorno,
vi fu sempre il solito indisciplinato che arrivava con un po’ di
ritardo, ma senza causare problemi alla marcia. Il giorno
prefissato si partì dalla scuola con tanto entusiasmo e si arrivò a
Tarvisio, dove si pernottò. Nell’albergo furono fatte, da parte di
alcuni allievi, piccole bravate, tutto sommato, di poco conto. Il
prof. Barone, con il quale non si scherzava per ordine e
disciplina, aveva avvisato gli alunni di tenere una condotta
corretta. La mattina successiva si partì da Tarvisio verso Praga e
tutto si svolse come era previsto. L’unica differenza fu di notare,

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negli occhi degli allievi, una sconfinata gioia, se non reconditi
desideri di evasione. Si attraversò buona parte dell’Austria, dove
si poté ammirare, un paesaggio stupendo, tra elevate montagne e
verdeggianti colline. Verso il primo pomeriggio si arrivò alla
dogana della Repubblica Ceca e gli studenti furono avvertiti di
munirsi della loro carta d’identità. Dai Racconti e novelle
“ La realtà vista con i tuoi occhi” Edit. Ferraro Napoli.

2) Scrivi cinque nomi: comuni, concreti, astratti,


collettivi, ambigeneri e attributivi.
3) Oltre ai nomi propri, quali altri si scrivono con la
lettera maiuscola?
Fai un elenco.

4)COME SCRIVERE UN INVITO

Non ti spaventare, perché scrivere un invito è molto


semplice; basta soltanto che tu modelli il tuo invito
secondo l’occasione. Se vuoi invitare i tuoi amici, il
tono sarà scherzoso, affabile, pieno di promesse
divertenti, con espressioni come queste: “ Venite amici
miei, ci divertiremo da morire” oppure “ mangeremo a
crepapelle” e puoi aggiungere le cose più strane che ti
vengono in testa, senza, però, valicare il rispetto e il
buon costume.
Se al contrario devi invitare parenti ed amici dei tuoi
genitori, userai un tono garbato, pregando loro di essere
presenti per la tua gioia.
I suddetti inviti devono essere stilati con poche parole,
ma, chiare, precise e soprattutto corrette.
Vediamo:

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5)Invito ai coetanei:

Caro amico, passeremo una serata da sballo! Sabato


prossimo festeggerò il mio compleanno e voglio che tu
sia in prima fila, a goderci la serata. Ti prego
vieni!Vedrai quante sorprese ci saranno. Ti aspetto alla
pizzeria Buontempo,alle venti.
Il tuo amico Sebastiano Cipolla.

6)Invito a persone adulte.

Spettabile signor Alfredo, il prossimo 28 maggio, alle


ore undici, mi verrà impartita la Cresima e mi pregio
invitarLa al ristorante California, Via Dante, 13
Ferrara. La Sua presenza sarà per me di grande
soddisfazione e spero proprio di averLa. Con rispetto.
Sebastiano Cipolla.

Tracce di tema.

1)Se ognuno di noi si comportasse bene, non pensi che


il mondo camminerebbe meglio? Fai le tue
considerazioni.
2)Spiega perché molti tuoi coetanei non sono sempre
educati.
3)Secondo te, che cosa si dovrebbe fare per avere una
società più rispettosa?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
I nomi propri vanno scritti sempre con la lettera
maiuscola. Elenca quali sono le categorie dei nomi
propri……………………………
Quando si firma un documento il nome deve sempre
precedere il cognome, spiega perché…………………
Ora fai una classificazione dei nomi. Infatti, essi si
definiscono:
comuni quando indicano……………………………..
concreti quando indicano…………………………….
astratti quando indicano……………………………
attributivi quando indicano………………………….
ambigeneri quando indicano………………………
promiscui quando indicano………………………….
difettivi quando indicano…………………………….

Per chi vuol sapere.


I nomi delle piante sono di genere maschile, ma fanno
eccezione: La vite, la palma, la quercia.
I frutti sono di genere femminile, ma fanno eccezione:
Il limone, il fico, il lampone, il pistacchio, l’ananas, il
dattero, il cedro.
Invece, il nome del frutto arancia si può dire anche
arancio.
Alcuni frutti differiscono dal nome dell’albero:
L’uva, dalla vite; la ghianda, dalla quercia; il dattero,
dalla palma.

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CAPITOLO 4

LE DECLINAZIONI E LA FORMAZIONE DEL


PLURALE

La formazione del plurale avviene secondo alcune


regole generali che possiamo indicare nel seguente
modo.
1)Prima declinazione.
La stragrande maggioranza sono femminili che
terminano in a plur. e. Es.: casa, case; villa, ville;
camera, camere; collega, colleghe.
Vi appartengono anche molti nomi maschili terminanti
con a, i quali al plurale escono in i. Es.: Profeta,
profeti; atleta, atleti.
Per quanto riguarda le parole terminanti in cia e
gia, queste al plurale conservano la i, se davanti a
cia e gia c’è una vocale. Vediamo: cilie-gia, ciliegie;
vali-gia, valigie; farma-cia, farmacie.
Se, invece davanti a cia e gia c’è una consonante
perdono la i. Vediamo: Roc-cia, rocce; piog-gia,
piogge; provin-cia, province.
Restano invariati i seguenti nomi: Il vaglia, i vaglia; il
sosia, i sosia; il gorilla, i gorilla; il cinema, i cinema. …

2)Seconda declinazione. Vi appartengono i nomi che


al singolare finiscono in o, i quali, al maschile e al
femminile plurale escono entrambi in i. Es.: il ragazzo,
i ragazzi; il gatto, i gatti; la mano, le mani.
La eco, al plurale diventa maschile, gli echi.

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A questa categoria appartengono molti nomi irregolari
tra i quali:
Dio, pl. dèi; tempio, plur. templi; uomo, pl. uomini.

Quelli femminili restano immutati. Es.: la dinamo, pl. le


dinamo; la moto, plur. le moto; la radio, plur. le radio.

Più complesso si presenta il plurale delle parole


terminanti in co, go, io.
a)Le parole in co. Se davanti al co vi è una
consonante mantengono il suono gutturale, sviluppando
una h. Vediamo: Almanacco, almanacchi; parco,
parchi.
Se, invece la co è preceduta da una vocale, si ha un
suono palatale. Vediamo, monaco, monaci; sindaco,
sindaci; medico, medici, (ma cieco, fa ciechi.)
b)Le parole in go preferiscono mantenere il suono
gutturale. Vediamo; drago, draghi, fungo, funghi,
castigo, castighi. Asparago fa asparagi come le parole
che finiscono in ologo: Filologo, filologi.
Dobbiamo aggiungere che molti nomi hanno entrambi i
plurali. Vediamo:
Manico… manichi…………manici
Traffico……..traffichi…………traffici
Fondaco…….fondachi………. .fondaci
Astrologo…...astrologhi……… astrologi.
c)Le parole in io hanno il plurale in una sola i se la i
non è accentata. Es.: spazio, spazi; premio, premi.
Se al contrario la i di io è accentata, allora il plurale
finisce con due i Vediamo: Brusìo, brusii; ticchettìo,
ticchetii.

3) Terza declinazione. Vi appartengono tutti i nomi

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maschili e femminili terminanti con e e il loro plurale
termina in i. Abitudine, abitudini; nave, navi;
immagine, immagini.
Fanno eccezione i sostantivi terminanti in ie, che
restano inalterati, la specie, le specie, ma La moglie, fa,
le mogli; Bue ha un plurale irregolare; bue, buoi.

4) Quarta declinazione. Vi appartengono tutti i nomi


maschili e femminili terminanti per i, per vocale
accentata, per consonante, per termini stranieri, i quali,
tutti restano immutati al plurale.
Vediamo: Il brindisi, i brindisi; la carità, le carità; il
bar, i bar; lo sport, gli sport; il film, i film.

Esercizi.
1) Volgi al plurale il contenuto del seguente brano
Il giorno successivo al suo insediamento fece chiamare nel
suo ufficio il capo compartimento, uomo questo molto
ligio al dovere, con un alto senso del lavoro e della
produzione. Il nuovo arrivato volle sapere un po' tutto,
incominciando dal bilancio avuto l'anno precedente a
quello di previsione per l'anno corrente. Fermò la sua
attenzione sui costi del lavoro, sugli imprevisti e le piccole
aziende collaterali. Solo quando ebbe il quadro completo,
senza dar nessun segno di assenso o di diniego per
l'operato svolto, congedò il capo compartimento.
Costui quando fu nel suo ufficio continuava a pensare al
nuovo direttore e come ne fosse rimasto affascinato e
tentennando un po' la testa mormorò. Da “La realtà vista
con i tuoi occhi”Edit. Ferraro, Napoli

2)Scrivi cinque nomi della prima coniugazione, cinque


della seconda, cinque della terza e cinque della quarta.
3) Formula dieci parole in cia e gia al plurale.
4)Formula dieci parole in co e go al plurale.

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5)COME REDIGERE UN VERBALE.
Nella mia esperienza di responsabile di un istituto, ho
avuto occasione di leggere centinaia e centinaia di
verbali di classe, i quali, a dire la verità, mi lasciavano
sempre insoddisfatto. Essi erano manchevoli di
qualcosa. Mi ripropongo di ripetere per iscritto quello
che ho predicato per anni.
Dunque, come va approntato un verbale di classe?
Mettiamo per ipotesi che all’ordine del giorno ci sia la
richiesta al Preside di una visita guidata presso
l’azienda di trivellazione CVD.
Il rappresentante di classe chiede chi si propone di fare
il segretario. Nessuno è disposto a prendersi questa
responsabilità, in quanto, non sa effettivamente come
destreggiarsi. Suggeriamo che cosa tenere presente:
a) Il giorno, l’ora e il luogo dove si svolge l’assemblea.
b) Motivo, il dibattito dell’ordine del giorno.
c) Prima di iniziare l’esposizione del presidente,
trascrivere gli assenti.
d) Riportare chi presiede e chi funge da segretario.
e) Apertura del dibattito con gli interventi e le proposte.
f) Infine chiusura dei lavori con l’ora esatta.
Devi tener presente che un verbale è qualcosa di molto
serio, perciò il tono che userai dev’essere impersonale e
misurato, oltre ad essere obiettivo. Cioè, trascrivere
fedelmente ciò che accade nell’assemblea e riportare, in
sintesi, i vari interventi, annotare chi esce o di chi
entra con ritardo, con le dovute motivazioni.
Certamente non trascriverai le cose di poco conto
come, il collega che sta parlando sottovoce con l’amico
di banco o perché ha strappato un foglio.
Facciamo rapidamente un esempio di verbale.
Il giorno 29 gennaio dell’anno 2010, alle ore, 12,00,

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nell’aula della Terza C., della Scuola *** , si è riunita
l’assemblea di classe per discutere il seguente ordine
del giorno:
1) Visita guidata presso l’azienda CVD.
2) Varie ed eventuali.
Sono presenti tutti gli alunni componenti la classe,
fatta eccezione di Mario Morandini e Giuseppe Guidi, i
quali risultano assenti per motivi di salute.
Presiede Giuseppe Favella funge da segretario Chiara
Moccolo.
Il presidente, vista la legalità dell’assemblea dichiara
aperta la seduta, introducendo le motivazioni della
visita guidata. Prende la parola Giacomo Vallecchi, che
dopo un'accurata esposizione, si dichiara favorevole
alla visita, in quanto essa non potrà che allargare le loro
conoscenze, in merito alla produzione industriale.
Subito dopo chiede la parola Gemma De Luca, la quale,
a suo dire, non trova interessante tale visita guidata,
perché risulterebbe solo una perdita di tempo. A questo
punto i pareri degli alunni si diversificano, creando
anche trambusto. Il presidente richiama tutti all’ordine
e mette a votazione le motivazioni di Vallecchi e quelle
di De Luca. Il risultato della votazione è il seguente:
Presenti ventisei. Sedici voti sono per la proposta
Vallecchi e dieci per la proposta De Luca. A questo
punto, si propone la richiesta della visita guidata al
prossimo collegio dei docenti.
Non avendo altro da discutere ed esauriti gli argomenti
all’o.d.g., dopo la stesura del presente verbale, letto ed
approvato, il presidente dichiara tolta la seduta alle ore
13,30.
Presidente Segretario
Giuseppe Favella Chiara Moccolo

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Tracce di tema:
1) Qual è lo sport che più ti piace?
2) Intervista un campione del calcio.
3) Lo sport è sempre e solo agonismo sportivo, oppure
vi sono grossi interessi industriali ed economici?
SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Come terminano i nomi appartenenti alla prima


declinazione? Fai il plurale di alcuni nomi di tua
scelta.
Come terminano i nomi che appartengono alla
seconda declinazione? Fai il plurale di alcuni nomi
di tua scelta.
Le stesse cose fai per la terza e la quarta
declinazione.
Fai attenzione che alcuni nomi che terminano in a
come; vaglia, promemoria, delta, gorilla, puma,
lama, avana (sigaro), gianduia, mantengono la a,
anche al plurale.
Alcuni altri nomi hanno l’uscita in a e in i, come
pigiama, pigiami; comma, commi.
Il plurale dei nomi in scia terminano in sce, se però,
la i di scia è accentata, allora il plurale esce in scie.
Es.: scìa, scie.
Per chi vuol sapere.
Le parole; Ionio, iodio, iato vanno scritte con l’articolo
il o con l’articolo lo?
A riguardo c’è un po’ di confusione, secondo la
maggioranza dei grammatici si preferisce il, perché la i
delle parole in questione ha valore consonantico, quindi
il Ionio e non lo Ionio.

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CAPITOLO 5
IL NOME
NOMI DIFETTIVI E SOVRABBONDANTI

1) Nomi difettivi.
Si dicono difettivi quei nomi che sono privi di uno degli
elementi essenziali della declinazione. Essi possono
difettare al singolare o al plurale. Il termine deriva dal
greco eterocliti = irregolari.

Nomi difettivi del singolare; annali, busse, calende,


calzoni, pantaloni, cesoie, tenaglie, pinze, esequie,
forbici, moine, occhiali, redini, spezie, tenebre, ferie.

Nomi difettivi del plurale; bontà, brio, calvizie, fame,


fiele, latte, miele, pazienza, pepe, sangue, sete, serietà,
bontà, prole.

2)Nomi sovrabbondanti.
Al contrario dei difettivi, vi sono nomi che in uno dei
due numeri hanno una duplice forma.
Alcuni di essi hanno due singolari e un plurale.
Es.: singolare…………………. plurale
Arma - arme………………….. armi.
Nocchiero - nocchiere………... nocchieri
Scudiero - scudiere…………… scudieri.
Sparviere - sparviero;………… sparvieri
Demone - demonio; …………. demoni
Testimone - testimonio; ……… testimoni

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Alcuni hanno due uscite al singolare e al plurale.
l’orecchio-orecchia – orecchi – orecchie;
Altri hanno un singolare e due plurali.
Singolare ………………….. plurale
Ginocchio……………………ginocchi, ginocchie.
Il dito…………………… i diti, le dita.
il muro .. i muri, le mura.

Altri vocaboli presentano due desinenze diverse al


plurale, con significato diverso.
Braccio- i bracci, del fiume, della croce; le braccia
dell’uomo.
Ciglio - i cigli, bordi di un fossato; le ciglia dell’uomo.
Corno - corni, strumenti di caccia; le corna degli
animali.
Fondamento - i fondamenti, le basi un’arte; le
fondamenta di un edificio.
Labbro - i labbri di una ferita; le labbra dell’uomo.
Membro - i membri di una società; le membra
dell’uomo.
Anello - anelli, cerchi di legno o di metallo; anella,
riccioli di capelli.
Budello - budelli, vicoli stretti o piccole caverne;
budella, intestini.
Grido - gridi degli animali; grida degli uomini.

Nomi che non si immaginano singolarmente.


Dintorni, spinaci, stoviglie, vettovaglie, viscere o
visceri.

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3)Nomi con plurale irregolare:

Uovo-uova, miglio- miglia, staio-staia, paio- paia,


mille-mila
Ala-ali, migliaia- migliaia, centinaio-centinaia, tempio-
templi.

4) Nomi composti.

I nomi composti rappresentano l’unione di due


parole.

1) Il plurale del nome composto se è formato da un


sostantivo e un aggettivo, avviene tra i due componenti.
Vediamo: cartastraccia, cartestracce; terracotta,
terrecotte. La stessa cosa succede se vi è il termine
mezzo più il sostantivo: Mezzaluna, mezzelune;
mezzanotte, mezzenotti.

Quando c’è nell’unione il termine capo nella prima


parte, quasi sempre il plurale va nel corpo della
parola.

Vediamo: Capobanda, capibanda; capostazione,


capistazione, capoclasse, capiclasse.
In questi esempi risulta chiaro che l’elemento più
importante è capo, ma se capo non ha più funzione di
persona, il plurale avviene nella seconda parte della
parola. Vediamo: Capolavoro, capolavori; capogiro,
capogiri, caporione, caporioni.
Elenchiamo qui alcuni termini più facilmente
riscontrabili. Vediamo: altopiano, altipiani; altoforno,
altiforni; bassofondo, bassifondi; fabbroferraio,

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fabbriferrai; fuoribordo, fuoribordo. Infine, si
suggerisce, in caso di incertezza di consultare il
vocabolario.

Esercizi.
1)Volgi al plurale le seguenti parole che terminano in ia
e io.

Provincia, Farmacia, Bilancia, Roccia, Ciliegia, Pioggia, Gloria


Ventaglio, Maglio, Augurio, Calpestìo, Zìo, Augurio, Brusìo.

1) Scrivi dieci nomi con plurale irregolare.


2) Formula dieci nomi composti al plurale.
3) Scrivi cinque nomi con singolare difettivo e cinque
con uscita sovrabbondante.

2)COME DICHIARARE LO SMARRIMENTO DI


QUALCOSA.

Hai perso il tuo portafoglio. Sei preoccupato, non tanto


per il valore che vi era, ma per la carta di identità che vi
era contenuta. Non sai che cosa fare. Ti rivolgi ai tuoi
amici chiedendo se ne sanno qualcosa. Se per caso è
stato visto qualche passante, poco raccomandabile,
nelle vicinanze del campetto da gioco, dove l’hai
smarrita. Tutti rispondono che non sanno niente. La tua
disperazione cresce e incominci a pensare ai rimproveri
dei tuoi genitori. In questi casi non devi perderti di
coraggio. Devi fare solo una cosa. Rivolgerti alla più
vicina caserma dei carabinieri e denunciare lo
smarrimento o ipotesi di furto. Pensa, però, che ti stai
rivolgendo ai tutori della legge e quello che dirai

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diventa di estrema importanza. Allora ti devi armare di
coraggio e dire tutta la verità e con termini,
possibilmente curati, poiché una dichiarazione non
veritiera o parole accusatorie potrebbero ricadere su te
stesso. Vediamo a questo punto un esempio di
smarrimento come andrebbe stilato.

Al comando della Stazione dei Carabinieri di Salerno,


in via Betulle.
Il sottoscritto Daniele Del Corpo, abitante in Salerno,
alla via Garibaldi 1, trovandosi, oggi, 16 maggio, alle
ore 18.00, presso il campetto da gioco in Via Betulle,
dopo il primo tempo di gioco con i suoi amici, verso le
18, 30, ha constatato che non aveva più il portafoglio.
Esso conteneva: quarantacinque euro, un'agendina con
la copertina rossa e nell’interno, oltre ad alcuni suoi
scritti privati, vi erano gli indirizzi degli amici più
stretti. Vi erano alcune fotografie delle persone a lui
care, una figurina della Madonna di Fatima, ma quello
che più gli interessa, è la carta di identità.
In caso di ritrovamento prego rispedire tutto al suo
indirizzo.
Con osservanza. Daniele Del Corpo.

Tracce di tema:

1)Ti piacerebbe frequentare l’Accademia aeronautica?


E volare con un aereo? Scrivi quello che immagini.
2)Preferiresti guidare un aereo di linea civile o uno di
guerra? Spiega le ragioni.
3)Che cosa immagini vedendo nel cielo formazioni di
bombardieri carichi di micidiali bombe?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

I nomi difettivi si dividono in difettivi nel numero,


alcuni di loro, sono…………………………………..
Difettivi nel singolare, alcuni di essi sono……………
Difettivi nel plurale………………………………
Nomi con plurale irregolare…………………………
Nomi sovrabbondanti nel singolare…………………
Prima di fare gli antecedenti esercizi, rileggi le
pagine dell'esposizione dei nomi difettivi.
Qui aggiungiamo, la composizione dei nomi
composti.
Bassofondo - bassofondi. Esiste pure il plurale
bassifondi, ma è più in uso la prima forma.
Mezzaluna - mezzelune.
Attenzione alle parole mezzogiorno e francobolli,
queste non sono composte, pertanto il plurale è
quello delle parole semplici.

Per chi vuol sapere.


La terra viene divisa in 180 meridiani immaginari, i
paralleli, invece sono circoli equidistanti tracciati
perpendicolarmente ai meridiani. Il più grande è
l’Equatore

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CAPITOLO 6

NOMI ALTERATI

Abbiamo visto come i sostantivi possono subire


trasformazioni di vario genere. Essi possono
trasformarsi ancora con l’aggiunta di un suffisso che ne
altera il significato, in quattro specie diverse.
Con gli accrescitivi evidenziamo la grandezza della
persona dell’animale e della cosa descritta, col
diminutivo ne indicano la piccolezza, col
vezzeggiativo esprimono la delicatezza, la bellezza
oltre che la piccolezza, col peggiorativo indicano la
bruttezza, il disprezzo.

L’accrescitivo si ottiene con il suffisso one con la


corrispondente forma femminile ona.
Maschile; ragazzo, ragazzone; quaderno, quadernone;
cane, canone.
Femminile; donna, donnona, finestra, finestrona, tazza,
tazzona.

Il diminutivo è caratterizzato dai suffissi; ino, ello,


etto col suo femminile ina, ella, etta.
Maschile; uccello, uccellino, uccelletto; povero,
poverino, poveretto, poverello; libro, librino, libretto.
Femminile: stanza, stanzina, stanzetta, cucina, cucinina
cucinetta.
Il vezzeggiativo coincide un po’ col diminutivo. I
suffissi sono uccio, uccia.
Maschile; cavallo, cavalluccio,
Femminile; predica, predicuccia.

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Il peggiorativo possiede più suffissi: astro, accio,
aglia, iciattolo, onzolo, ucolo ecc.
Maschile; Ragazzaccio, giovinastro, mostriciattolo,
mediconzolo, libercolo, maestrucolo.
Fem.le; ragazzaccia, giovinastra, maestruncola,
linguaccia.
Con la gamma di tutte queste sfumature, la lingua
italiana è la più armoniosa possibile e dà non solo più
idee, ma produce nel linguaggio quella musicalità,
riconosciuta da tutti.

Esercizi:
1)Fai l’accrescitivo, il diminutivo e il peggiorativo dei
sostantivi presenti nel seguente brano.
Salii per una larga ed elegante scala. Al secondo piano mi attendeva
la sua cameriera, che mi invitò ad entrare. Laurentiu mi accolse e mi
condusse nello studio. Cercai di farmi perdonare per la mia condotta e
dopo vari convenevoli dall'una e l'altra parte, programmammo alcuni
punti che avremmo dovuto svolgere assieme. Dopo questa fase del
dialogo, io non dicevo niente, osservavo ed ascoltavo lui.
Eravamo seduti su un minidivano e Laurentiu cambiò argomento e
confessò che a volte gli veniva di odiare il proprio Paese a causa delle
sue condizioni economiche e per l’incapacità di una ancestrale e
presente classe politica. Mentre stava per confortarlo e richiamando
l’attenzione che anche lui faceva parte di quella classe legislativa,
sentimmo suonare. La cameriera andò ad aprire.
dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti Edit. Napoli

Tracce di tema
1)La medicina con le sue ricerche sta aprendo nuove frontiere.
Qual è, per te, quella più importante per salvare tanti pazienti?
2)Descrivi la figura di un medico e parla anche del suo operato.
3) Spesso si sente parlare della cattiva sanità: che cosa sai su
questo delicato argomento?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
I nomi alterati sono di quattro specie.
1) Accrescitivi, indicano un’idea di grandezza. Scrivi i
suffissi.
2)Diminutivi, indicano un’idea di piccolezza. Scrivi i
suffissi.
3)Vezzeggiativi, aggiungono al nome un’idea di simpatia, di
tenerezza. Scrivi i suffissi………………………….………….
4)Peggiorativi indicano un’idea di disprezzo. Scrivi i
suffissi…
Ora analizziamo a che cosa servono i nomi alterati. Se ci
pensi bene, nel nostro quotidiano parlare ne facciamo grande
uso. Se vuoi avere una conferma, scegli dieci nomi di animali
e usa tutte e quattro le forme.

IL NOME NEL SUO INSIEME

Maschile: fiume, cavallo, desiderio,specchio,orso


femminile: chiesa, montagna,barca, tavola
mobile maschile: scolaro, dottore, asino
mobile femminile: scolara, dottoressa, asina
con una sola uscita maschile: padre, bue
con una sola uscita: femminile: sorella, mucca,
madre
comune maschile: (il) cantante
comune femminile: (la) cantante
promiscuo: il leopardo maschio, la leopardo
femmina
comune: bambino, cane, tavolo

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concreto proprio: Aldo, Mario, Francesco
collettivo: gente, fogliame, gregge
astratto: bellezza,libertà,pensiero
Declinabili.
singolare: libro, penna.
plurale: libri, penne.

Indeclinabili: crisi, città, radio.


Difettivi del singolare: calzoni, nozze, forbici.
Difettivi del plurale: fame sangue, ossigeno.
Sovrabbondanti: labbra, labbre
,labbro, labri. Ciglio, ciglie, cigli.
Composti: capostazione, saliscendi, cassaforte.
primitivo: libro
derivato: libraio, libreria.
Alterato:
diminutivo: libretto
vezzeggiativo: libricino
accrescitivo: librone
dispregiativo: libraccio.
composto:
banconota, dopolavoro, saliscendi

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CAPITOLO 7
1) L’AGGETTIVO
L’aggettivo è quel termine che si accompagna al nome
per indicarne una qualità o per determinarlo.
Se consideriamo gli aggettivi studioso, svogliato,
educato, cattivo, essi esprimono ciascuno una qualità
che serve a precisare, ad arricchire il nome a cui si
riferiscono. Mario è (può essere) uno studente studioso,
svogliato, educato, cattivo.

Definizione degli aggettivi. Essi possono essere:


a) Qualificativi, quando aggiungono al sostantivo
una qualità, un modo di essere, una condizione. Come
abbiamo visto sopra.
b) Determinativi quando esprimono una
determinazione e di solito sono espressi da; questo,
quello, codesto, molto, poco, vostro, nostro.
Gli aggettivi, come i nomi, possono essere; primitivi,
derivati, alterati, composti e come i nomi possono
avere varie uscite.

Tutte le regole esposte per i nomi sono valide per gli


aggettivi. Essi concordano nel genere e nel numero
con il nome che accompagnano.
Vediamo. Ragazzo buono, ragazzi buoni; ragazza
buona, ragazze buone.
Vale la pena ricordare che gli aggettivi non si troncano
davanti a parole che iniziano con s impura, z, ps, sc, gn:
bel padre, ma bello zio; bel cardellino, ma bello
scoiattolo.

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2) GLI AGGETTIVI SOSTANTIVATI
Il nostro linguaggio è ricco d’aggettivi sostantivati,
specialmente quando indicano una condizione, un
modo di essere, si tratta di un attributo qualificativo
che si caratterizza in modo diverso. Per esempio. Gli
uomini poveri. Qui povero ha la sua funzione di
aggettivo, ma diventa sostantivo nella frase seguente: I
poveri sono in ogni luogo.
a) Gli aggettivi qualificativi possono avere anche valore
avverbiale. Ciò avviene quando si accompagnano ad un
verbo. Ho parlato chiaro? (chiaramente), hai lavorato
duro (duramente).
b)Ma quale dev’essere la posizione dell’aggettivo?
Prima o dopo il sostantivo? Le sfumature di solito sono
di scarso rilievo. Indicativamente se si pone dopo il
verbo, vogliamo indicare una qualità generica. Es.: Fa
bel tempo. Se lo poniamo dopo il nome lo qualifica
meglio. Es.: Il tempo è bello. Come dire che è proprio
bello.
Sulla collocazione dell’aggettivo i pareri dei
grammatici non sono sempre d’accordo.

Esercizi:
1) Sottolinea gli aggettivi che sono presenti nel
seguente brano.
Col peso dei suoi problemi arrivò a casa e si coricò. Dopo
quello che era successo con Camillo Bolsena il suo
pensiero correva a rivagliare la situazione.
Non poteva capacitarsi come erano stati sempre i potenti
a dettare le condizioni del vivere e come vivere. Erano
stati loro, con la loro arroganza ad emanare le regole di

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paesi e borghi, ove la gente crepava di lavoro e stentava
ad avere finanche i beni primari.
Mentre si soffermava su un vecchio scenario, meglio
poteva capire la superbia di un giovane aristocratico.
Aveva avuto sempre compassione per chi soffriva o veniva
angariato dal sistema, ma ora qualcosa si muoveva in lui con una
ferma determinazione e sentì di amare tutti coloro che avevano
bisogni. Dal romanzo “Per sempre filantropia”
Edit.Ferraro Napoli.

2) Scrivi dieci frasi con un aggettivo qualificativo e


cinque con un aggettivo determinativo.
3) A che cosa servono gli aggettivi?

4)COME STILARE UN ANNUNCIO.


Vuoi trasmettere un tuo desiderio e non sai come
esternarlo. Vuoi fare nuove conoscenze, vuoi vendere
qualcosa o comprare. Vuoi mandare un telegramma.
Come ti devi comportare? La prima cosa che devi
sapere è quella di usare poche parole ma, chiare ed
esaurienti, visto che nei telegrammi o negli annunci
economici paghi anche le virgole. Devi dire
esattamente quello che vuoi comprare o quello che vuoi
vendere. In entrambi i casi devi impostare parole
convenienti tali da suscitare l’interesse di un probabile
interessato. Devi dare indicazioni di vendita o di
acquisto. Devi indicare la tua reperibilità.
Facciamo qualche esempio:
a) Vendesi fisarmonica quasi nuova duecento euro. Tel.
23412. ore serali.
b) Comprasi chitarra seminuova. Tel. 65482 ore pasti.
c) Comprasi motorino 50 buone condizioni. Tel: 45621.
d)Cerco prof. matematica ripetizioni serali. Via ecc.

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Tracce di tema:
1) Commenta quanto segue: La guerra distrugge, la
pace costruisce.
2) Sai dire in questo momento dove esistono focolai
di guerra? Dì tutto quello che sai a riguardo.
3) Quali motivi daresti alla triste realtà che dalla
comparsa dell’uomo, egli è stato sempre in guerra?
Puoi prendere spunto dal primo conflitto fratricida tra
Caino ed Abele.
SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
Quanti sono i tipi di aggettivi?....................................
Quando sono qualificativi, quale valore hanno?.........
I determinativi quale funzione occupano?..................
Perché si chiamano aggettivi sostantivati? Perché
diventano dei veri e propri sostantivi? Fai degli
esempi.
Tutti i colori sono aggettivi: biondo, grigio, bianco,
nero, rosso, verde, celeste, purpureo, marrone, viola,
arancio, rubino, avorio ecc.
Un colore messo vicino ad un sostantivo ne dà una
qualificazione. Es.: Casa bianca, casa marrone. Sono
edifici diversi. Se il sostantivo va preso da solo. Dà
un’idea generica della casa.
L’aggettivo, se viene usato in forma alterata può
creare esagerazione. Viene a somigliare un po’
all’iperbole, che è una figura retorica adoperata
quando si vuole dare un concetto portato all'estreme
conseguenze. Per esempio un’ipèrbole potrebbe
essere così espressa. Me ne andrei “in capo al
mondo”, il ragazzo aveva “la testa tra le nuvole”.

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CAPITOLO 8
I GRADI DI COMPARAZIONE

I comparativi possono essere di tre tipi: di


uguaglianza, di minoranza, di maggioranza.
a) Il comparativo di uguaglianza si esprime con le
particelle tanto - quanto; così - come; quanto –
altrettanto; non meno - di; non meno - che. Es.: Gino
è tanto bravo quanto volenteroso; Leopardi è non meno
famoso di Foscolo.
b) Il comparativo di minoranza si esprime con le
particelle; meno - di; meno – che. Il cane è meno
veloce della volpe. In Lombardia vi sono meno
montagne che in Abruzzo.
c) Il comparativo di maggioranza si esprime con le
particelle più…di, più…..che.
La ragazza è più brava della sorella. Alberto è più
bravo in italiano che in matematica.

Precisiamo che, di solito, il secondo termine di


paragone di maggioranza e minoranza, più… di, meno
…di va usato davanti a nomi e pronomi. Negli altri
casi, in particolare se è un aggettivo, si usa più… che,
meno…che.

Vediamo. Maggioranza. La mia casa è più grande di


quella di Carmine; La mia casa è più grande che bella.
Il fratello di Gemma è più anziano del tuo.
Minoranza: Davide è meno volenteroso di Fabiano.
Davide è meno volenteroso che intelligente.

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d)Il grado positivo si limita di aggiungere una qualità
al nome senza esprimere la dimensione della qualità
espressa. Es. Mio padre è alto. La mamma è buona.

e)Superlativo relativo indica una superiorità o una


inferiorità circoscritta, ben definita, appunto relativa.
Viene espressa da più, preceduto dall’articolo il (il
più) e da di come secondo termine. Es:. Luigi è il più
bravo della classe.
Per il superlativo di minoranza: abbiamo il meno …di
: Luigi è il meno bravo della classe.
La bravura o la meno bravura di Luigi è circoscritta
nella sua classe. Così si può verificare che nelle altre
classi ci sono studenti più o meno bravi di Luigi.

f)Il superlativo assoluto, si ottiene aggiungendo


all’aggettivo di grado positivo i suffissi issimo, issima,
issimi, issime. Si può esprimere anche con gli avverbi;
molto, assai, oltremodo, enormemente, e con i
prefissi extra, super, arci, ultra o ripetendo due
volte l’aggettivo.
Vediamo come può variare il termine, contento. Es.:
Anna è contentissima, molto contenta, assai contenta,
oltremodo contenta, enormemente contenta, -
extracontenta, arcicontenta, ultracontenta….. Anna è
contenta contenta.

g)Superlativi irregolari.
I seguenti aggettivi hanno il superlativo assoluto in
errimo;
aspro – asperrimo; acre – acerrimo; celebre-
celeberrimo; integro – integerrimo; salubre –
saluberrimo; misero - miserrimo, ( quet’ultimo ha

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anche l’uscita miserissimo).
Gli aggettivi che terminano in dico, fico, volo hanno il
superlativo assoluto in entissimo: benevolo –
benevolentissimo, munifico, munificentissimo.
Alcuni comparativi e superlativi di derivazione dal
latino hanno il superlativo come segue:
Superiore- supremo; inferiore - infimo; ulteriore -
ultimo; interiore – intimo; esteriore – estremo.
Infine vi sono alcuni aggettivi che oltre ad avere una
forma regolare, ne hanno una irregolare, essi sono:
a) basso - più basso – inferiore - bassissimo - infimo.
b) buono - più buono - migliore - buonissimo - ottimo.
c)grande - più grande - maggiore - grandissimo -
massimo.
d)cattivo - più cattivo – peggiore – cattivissimo –
pessimo.
e)piccolo - più piccolo – minore – piccolissimo –
minimo.
f)Alto - più alto – superiore – altissimo - supremo.

Esercizi.
1)Esprimi il tuo parere sul contenuto della seguente
poesia.
VIOLENZA SUI MINORI
Siano maledette le madri snaturate
Che buttano il loro nato nella spazzatura
Vadano all’inferno genitori suicidi
Che muoiono con i propri rampolli.
Siano condannati all’eterno:
chi li costringe a lavorare
chi li incammina nella malavita
chi li sevizia sino alla morte
chi li violenta sessualmente
chi li istupidisce per uso di droga

103

pagina n.103 193868_interno.pdf


chi li vende al miglior offerente
chi li usa nell’abietta pornografia
chi li sfrutta nell’accattonaggio
chi li ammazza e vende i loro organi
chi li travolge nelle guerre.
Fermate la più disumana violenza
Del mio secolo.

Dal Volume “Follie d’agosto”Edit.uniBook .

2)Scrivi dieci parole con i vari prefissi del relativo


assoluto
3)Fai cinque frasi col paragone di uguaglianza, cinque
con il paragone di minoranza e cinque con il paragone
di maggioranza.
4)Fai dieci frasi con il superlativo relativo.

5)COME FORMULARE UNA DOMANDA DI


LAVORO
L’occasione a formulare una domanda di lavoro non
tarderà a presentarsi per quegli studenti che vogliono
indirizzarsi verso il mondo della produzione. Ma come
estenderla? Vediamo:
a) Scriverai ben chiaramente le tue generalità e il tuo
recapito.
b) Esprimerai lo scopo della tua richiesta.
c) Evidenzierai il titolo di studi che hai e le tue
capacità. Tu non puoi parlare di altre esperienze di
lavoro o referenze in quanto stai alle prime armi, al
contrario le dovresti mettere. (Infatti, per te non si può
parlare di curriculum vitae.)
d) Aggiungerai eventuali documenti allegati e la
firmerai a mano, con nome e cognome leggibili.

104

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Esempio:
Al direttore dell’impresa Buttari, via Consalvo, 3
Brescia.
Il sottoscritto Eduardo Bianchi nato a Brescia il 4 aprile
1990 e ivi residente alla via Morra 27. tel. 02875673.
chiede
alla S.V. di essere preso in considerazione per il posto
di apprendista meccanico, presso la Sua Ditta. Lo
scrivente è provvisto di licenza media ed ha una
discreta conoscenza della meccanica, che è la sua
passione.
Lo scrivente attende un Suo riscontro.
Indirizzo………. Telefono……..
Brescia, 9 gennaio 2009 Con osservanza.
Eduardo Bianchi

Tracce di tema
1) Commenta la frase: “Il male non sempre viene per
nuocere”.
2) Se ti è successo qualcosa di molto spiacevole,
raccontalo.
3) Sai dire perché in tutte le storie, il male viene
sempre sconfitto dal bene?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
I gradi comparativi, come dice la parola, ci aiutano
a paragonare una persona, un animale, una cosa,
con un altro soggetto.
Pertanto, i gradi sono tre:
Di uguaglianza e si esprime con le particelle………
Di minoranza che è espresso con le particelle………
Di maggioranza che è espresso con le particelle……
Rivediamo la differenza che passa tra il superlativo
relativo e quello assoluto.
Il superlativo relativo esprime una superiorità
circoscritta, cioè, entro un determinato spazio. Es:
Mario è il più bravo della classe. In questo caso
Mario è il più bravo della sua classe. Ma non
sappiamo delle altre classi.
Il superlativo assoluto, invece, designa la superiorità
integrale. Es.: Mario è bravissimo, qui non c’è
nessun confronto e la superiorità è, appunto,
assoluta.
Ora cimentati a fare i vari esempi di uguagl.,
minoranza, maggioranza, superlativo relativo e
superlativo assoluto.

Per chi vuol sapere.


Vi sono espressioni molto ricorrenti come
queste. Un bambino a nome Vincenzo. Ti
consegno il dono a nome di Alfredo. Le
espressioni giuste sono: un bambino di nome
Vincenzo. Ti consegno il dono in nome di
Alfredo.

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CAPITOLO 9
AGGETTIVI DIMOSTRATIVI E POSSESSIVI

1) I dimostrativi di luogo. Questo, questi, questa,


queste indicano la persona, l’animale o la cosa vicino a
chi parla. Es.: Questa camicia ha il collo largo.
a) Specificano la persona, l’animale o la cosa vicino a
chi ascolta: codesto, codesti, codesta, codeste. Es.:
Codesto giornale è interessante.
b) Indicano la persona, l’animale o la cosa lontano sia
da chi parla, che da chi ascolta; quello, quelli, quella,
quelle. Es.: Quell’uomo che incontrammo a Rimini.

2)Aggettivi dimostrativi d’identità o diversità.


Questi indicano la persona, l'animale, la cosa nominata,
uguale o diversa dal proprio confronto, essi sono:
a) stesso, stessi, stessa, stesse; medesimo,
medesimi, medesima, medesime. Es.: Abbiamo avuto
la stessa idea. Tu ed io ci troviamo nelle medesime
condizioni.
b) Tale, tali; quale, quali; cotale, cotali, simile,
simili, usati per il maschile e per il femminile. Es.: Tali
discorsi mi danno fastidio. Simile insinuazione è degna
di te.
c) Altro, designa il contrario. Tu ti aspettavi un altro
regalo.

3)Gli aggettivi possessivi si esprimono in prima,


seconda e terza persona.
a) Sono di prima persona; sing. mio, miei, mia, mie;

107

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plur. vostro, nostri, nostra, nostre.
b) Sono di seconda persona; sing. Tuo, tuoi, tua, tue;
c) plur. nostro, vostri, vostra, vostre.
d) Sono di terza persona; sing. Suo, suoi, sua, sue;
plur. loro per tutti i casi.
Bisogna fare ancora attenzione all’uso del possessivo,
poiché quando è chiaro il concetto di appartenenza è da
evitarlo. Non posso dire: Ho messo le mie mani nelle
mie tasche. Devo dire: Ho messo le mani nelle tasche.
Ma hai pensato come farai a distinguere gli aggettivi
dai pronomi? Attieniti alla presente e semplice regola.
Sono aggettivi quando, accompagnano un nome,
sono pronomi quando sono da soli.
Ha valore possessivo anche “proprio” che si usa per
rafforzare l’idea di appartenenza. Es.: Questa chitarra è
proprio mia.
Esercizi
1)Definisci nel seguente brano la natura degli aggettivi
ivi compresi.
Mentre tornava verso casa le sembrava camminare su un soffice 
tappeto. 
Le lampade un po' troppo distanti davano sulle strade un tenue 
fascio di luce. Anche ciò apparve alla ragazza in un modo insolito 
e  trovò  che  tutto  era  stupendo.  Eppure  quante  volte  si  era 
annoiata  nel  vedere  quelle  vie,  quelle  piccole  case  ed  aveva 
sognato miraggi lontani e sconosciuti? 
Anche a casa si sentì diversa dal solito. Parlò molto con mamma 
Maria, fece delle carezze a Carluccio, prese in giro Clara e provò 
la  gioia  di  vivere.  Tornò  a  pensare  a  Luciano  e  desiderò 
nuovamente essere sola. 
Si recò nella sua camera, si affacciò al balcone e guardò il cielo. 
Vide mille fulgide stelle e restò incantata, come perduta in uno 
stupendo oblio. Più in là vide cadere una stella. Quel particolare 
la riscosse e ricordò che era San Lorenzo. Restò nell'ombra per 

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molto,  le  sembrava  fare  un  torto  a  qualcuno,  abbandonare 
tanta meraviglia. Continuò  
ancora  a  cullare  i  suoi  pensieri,  che  avevano  il  potere  di 
abbracciare tutta la felicità e il mondo intero! 
‐ Come, come si può dormire in una notte così? ‐ bisbigliò. 
Le  tante  sensazioni  l'avevano  stancata  e  inconsapevolmente  si 
mise  a  letto,  e  prese  sonno.  Dal  romanzo  “Pietrabianca” 
Edit. Ferraro Napoli.  

2)Forma dieci frasi in cui vi sia un aggettivo


dimostrativo.
3) Scrivi dieci frasi con aggettivi e pronomi.

4)COME SCRIVERE UN ARTICOLO.


Scrivere un articolo e far parte di un giornalino, sia
pure della scuola, può realizzare i tuoi sogni nascosti.
Chi non ha mai pensato di scrivere qualcosa per
protestare l’ingiustizia, chi non ha pensato di parlare
della propria squadra? Ma, soprattutto, diciamoci la
verità: chi non ha mai sognato di vedere la propria
firma stampata su un giornale? Prima di ogni cosa devi
sapere che un articolo è composto da: occhiello, titolo,
sommario e corpo. Che cosa significano questi quattro
termini? Supponiamo che tu voglia scrivere un grave
fatto avvenuto nella tua scuola. Il soggetto è che i
finanzieri irrompono nell’interno. Tu scriverai
Occhiello: Sorpresa alla Scuola Media di***
Titolo: I FINANZIERI PERQUISISCONO LE AULE.
Sommario: E’ stato messo tutto sossopra. Le aule sono
state verificate con l’aiuto di cani.
Corpo:
Eravamo entrati. I professori avevano fatto appena

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l’appello dei presenti, quando qualcuno guardando
dalla finestra allibisce ed indica a tutti di guardare. Una
decina di finanzieri con tre cani poliziotto, rapidamente
si presentano in presidenza e mostrano l’atto di
perquisire, firmato dal giudice. Immediatamente si
scatena l’inferno. Ognuno di loro entra in aula e tiene a
bada tutti. C’è qualche professore che reagisce, ma
subito viene invitato alla calma. Qualche professoressa
sta sul punto di piangere ed ognuno chiede all’altro che
cosa stia succedendo. Nessuno lo sa, ma tutti lo
pensano. I militi sono venuti dietro sospetti che da
qualche adolescente si maneggi stupefacenti. Subito si
capisce che quello che sta succedendo è un brutto affare
e tutti sperano che non succeda niente. Si vedono i cani,
splendidi animali, che ora entrano in un'aula, ora in
un’altra; annusando qua e là.
Questo inferno dura più di quarantacinque minuti. Poi il
tenente che guida l’operazione richiama tutti nel
corridoio, dove parla sottovoce ai suoi uomini e mentre
costoro prendono la via dell’uscita, il tenente si reca di
nuovo in presidenza. Tutti respiriamo di sollievo,
poiché niente è accaduto. Rientriamo in classe, ma
nessuno ha voglia di fare niente. Gli stessi professori
sembrano scossi. Quasi immediatamente arriva un
avviso del preside che stabilisce di urgenza il collegio
dei professori. A questa notizia tutti pensiamo che forse
la questione non sia finita.

Allora, quando ti cimenterai a scrivere un articolo devi


avere le idee chiare, così come il tuo scritto dev’essere
di forma agile. Non puoi inventare niente. Devi tenere
fede ai fatti e raccontarli, meglio se lo fai in modo
impersonale. Facendo tacere i tuoi sentimenti.

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Ora tenta tu di scrivere un articolo, magari sportivo. Fai
la presentazione e la cronistoria della squadra del cuore
e vediamo come sei bravo.
Tracce di Tema.
1)Spesso si sente dire che la natura è bella. Fai la
descrizione di un paesaggio che ti è rimasto impresso.
2)Spesso l’uomo violenta la natura, che cosa intendi
con tale espressione?
3)La natura con l’andar del tempo va trasformandosi
sotto l’incalzare del progresso. Descrivi in che modo
essa si trasforma.
SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
I dimostrativi di luogo sono questo-i, questa-e ed
indicano vicino a chi parla.
Codesto-i, codesta-e indicano vicino a chi ascolta.
Quello-i, quella - e indicano lontananza da chi parla
e da chi ascolta.
I dimostrativi d’identità e diversità sono: Stesso,
medesimo, tale, quale, cotale, altro con i propri
numeri e generi.
Ora tu fai un quadro di tutti gli aggettivi possessivi.
Mio, miei ecc.

Per chi vuole sapere


Il pleonasmo è una figura retorica, la quale consiste
nell’usare una o più parole superflue all’intelligenza di
un’espressione. Il pleonasmo è assolutamente da evitare
quando scriviamo, per rendere la forma più fluida e
comprensiva. Esso guasta anche nei grandi scrittori
come il Manzoni. Es.: La c’è la Provvidenza! Bastava
dire. C’è la Provvidenza!

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CAPITOLO 10
GLI AGGETTIVI NUMERALI
I numerali sono di varie specie; Cardinali, ordinali,
frazionari, moltiplicativi, distributivi e collettivi.
1) I cardinali sono i più importanti e rappresentano la
base di tutta la numerazione. Essi determinano la
successione, la serie aritmetica dei numeri interi: uno,
due, tre, venti, cento, mille, centomila, un milione, un
biliardo, un trilione e mille trilioni ecc.
I cardinali sono indeclinabili, fatta eccezione per uno e
mille che fanno una e mila.
Il numero tre da solo non si accenta, mentre va
accentato nei suoi composti. Vediamo; Ho tre bravi
amici. Ho trentatré parenti.
I composti di uno, di solito vogliono il plurale: Es.:
quarantun allievi, ventun calciatori.
a) Milione e miliardo sono sostantivi. Un milione di
euro, un miliardo di stelle.
2)Gli ordinali esprimono l’ordine, la successione di un
posto occupato. Primo, secondo, quinto, tredicesimo,
millesimo, ma esiste anche un altro modo di indicare
l’ordine: Decimo primo, vigesimo, vigesimo terzo.
Lo stesso ordine lo possiamo esprimere, non solo con le
cifre arabe, ma anche con quelle dell'antica Roma.
I segni fondamentali sono: I (1); V (5); X (10); L (50);
C (100); D (500) M (1000) Con questi simboli è
possibile formare ogni cifra, ma sapendo che V, L, D
non si possono ripetere più di una volta consecutiva, i
segni I, X, C, M non più di tre volte consecutive e che
un segno davanti ad un altro indicante una quantità,
significa sottrarre. I (primo), II (secondo), III, IV, V,

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VI, VII, VIII, IX, X (decimo) e così via fino a
cinquantesimo L, LI cinquantunesimo e via di seguito.
3) I frazionari. Una metà (e non un mezzo) ½; un
quarto (¼) ; tre quarti,¾
4) I moltiplicativi indicano quante volte una grandezza
contiene l’unità: doppio, triplo, quadruplo, decuplo,
centuplo.
5)I distributivi sono quei numeri che rispondono alla
domanda; “Quanti per volta? Quanto per uno?” Es.: I
soldati marciavano a quattro a quattro.
6) I collettivi evidenziano un numero d’insieme di
persone, animali o cose. Essi si dividono in:
a) aggettivi: entrambi, entrambe, bimestrale,
trimestrale, semestrale, biennale, quinquennale,
decennale, millenario.
b) Sono sostantivi: coppia, decina, dozzina, ventina,
migliaio, duetto, semestre, biennio, decennio,
ventennio.
I cardinali, ad eccezione delle date delle cifre
sommatorie, nella prosa si scrivono in lettere. Così
abbiamo: Ho camminato per cinque giorni. (E non.
Ho camminato per 5 giorni.)
Esercizi
1)Dopo aver letto la seguente poesia fai una ricerca e di
quanti anni ha la terra e quando l’uomo comparve su di
essa.
HO VISTO CHI TI CREO’
Ho contato e ricontato
L’alternarsi
Della luna, ma
Ho perso il conto
Dei suoi giri.
Come farò a sapere
La mia età?

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Chi mi racconterà
Del vecchio tempo
Che fu?
Il sonno mi ha tradito
E nessuno mi ha svegliato.
Dal Vol. “Follie d’agosto” edit.uniBook

2) Quando i cardinali devono essere scritti in cifre? Fai


dieci frasi con i numeri cardinali.
3)Fai dieci frasi, in cui è incluso un numero ordinale.
4)Scrivi delle cifre cardinali e metti al loro fianco i
numeri romani.

3)COME PRENDERE APPUNTI.


Oggi prendere appunti è diventato meno importante che
nel tempo passato. Con lo sviluppo di una tecnologia
sempre più avanzata possiamo registrare, filmare un
discorso, un'intervista e una conferenza. Ciò non toglie
che prendere appunti è ancora importante, specialmente
a scuola, dove certamente non tutti i professori
sarebbero d’accordo a farsi registrare o peggio ancora
ad accettare di essere filmati. Da qui viene la necessità
di come prendere appunti.
a)Parti dal concetto che tu non puoi avere la
presunzione di trascrivere tutto quello che viene detto.
b) Devi limitarti a riportare l’essenziale. Quello che, a
tuo avviso, è più importante, è vitale alla lezione. Devi
evitare informazioni che puoi ritrovare sui testi, ma
essere accorto al giudizio che emette l’insegnante su
quell’argomento.
c) Nei tuoi appunti mozzerai le parole, farai dei segni di
riferimenti che solo tu sarai capace di decifrare.
Attenzione, però, che ciò che hai annotato non crei
difficoltà alla tua stessa comprensione. Tra ciò che man

114

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mano andrai annotando, lascia più spazio al concetto
centrale che potrai sempre sviluppare, restando nella
linea del conferenziere.
d) Immediatamente rielabora quando trascritto e se vi
sono parti non chiare chiedi informazioni, al docente o
agli stessi colleghi.
Sulla base di queste indicazioni, prova a prendere
appunti alla prossima lezione che riterrai importante. Il
tuo lavoro di studio sarà snellito e lo stesso testo ti
apparirà meno difficoltoso.
Tracce di tema.
1) Secondo te è importante la moneta unica in Europa?
Dimostra il perché
2) La povertà è sempre colpa delle istituzioni? Oppure
pensi che essa è legata alle capacità dell’uomo?
3)Tu saresti capace di debellare la miseria nel tuo
paese? Come faresti?
SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Indica quali sono i cardinali e in quale occasione li


usiamo.
Indica quali sono gli ordinali e quando li usiamo.
Trascrivi i frazionari, i moltiplicativi e i collettivi.
Il numero tre da solo non si accenta mai, va, invece
accentato quando forma un composto. Es.: Tre –
Trentatré, cinquantatré, sessantatré ecc.
Esercitati a scrivere i numeri romani.
Il termine mezzo si accorda al sostantivo quando lo
precede. Mezza tazza, mezzo bicchiere. Se lo segue
ha valore di sostantivo e resta invariato. Sono le
otto e mezzo.

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CAPITOLO 11
GLI AGGETTIVI INDEFINITI E
INTERROGATIVI

1)Gli aggettivi indefiniti hanno il compito di


presentare in modo generico una qualità, una quantità,
una somiglianza o una differenza. Per chiarezza li
possiamo raggruppare in cinque sezioni.
2)Sono aggettivi quantitativi variabili nel genere e
nel numero: alcuno-alcuni-alcuna-alcune; certo-certi-
certa-certe; taluno-taluni-taluna-talune; certuno-certuni-
certuna-certune; altro-altri- altra-altre; vario-vari-varia-
varie; diverso-diversi-diversa-diverse; troppo-troppi,
troppa-troppe; parecchio-parecchi- parecchia-parecchie;
altrettanto- altrettanti-altrettenta-altrettante; alquanto-
alquanti-alquanta-alquante; tanto-tanti-tanta-tante;
molto-molti- molta-molte; poco-pochi- poca-poche.
Attenzione a questi due ultimi: molto e poco, i quali
hanno il superlativo moltissimo e pochissimo. Pertanto,
è errato dire (più molto, più poco).
(Precisiamo che; alquanto, cotanto, altrettanto, certuno,
taluno e alcuno rifiutano l’articolo.)
3) Aggettivi quantitativi che hanno solo il singolare:
ciascuno, nessuno, qualche, ogni, nullo. Anche questi
rifiutano l’articolo e i primi due sono soggetti a
troncamento.
4) Aggettivi quantitativi con idea generica ed
anch’essi usati solo al singolare; Qualunque, qualsiasi,
qualsivoglia. Si usano senza articolo, ma possono
prendere quello indeterminativo.
5) Aggettivi designanti somiglianza o differenza;

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tale, quale, stesso, medesimo, simile, altro, diverso

6) Aggettivi interrogativi ed esclamativi: Quale, che,


quanto. Questi stessi aggettivi possono essere usati
anche come esclamativi, quando determinano un
sentimento...

Esercizi
1)Definisci gli aggettivi possessivi o pronomi nel
seguente passo.
Quel “Bambino capriccioso” sembrò colpire Carlo, tanto da
tranquillizzarlo, ma la serata per lui parve proprio rovinata. Poi
tra la mischia si trovò a ballare con una ragazzina dalle movenze
perfette, sembrava essere nata nel ballo e per il ballo. A occhio e
croce fu convinto che avesse la sua età. Lei lo guardò fisso, quasi
incantata e Carlo l’avvicinò. Con la nuova conoscenza dimenticò,
come per incanto, l’immagine della ragazza precedente, tanto da
chiedersi. - Con quella non valeva la pena starci e poi era tanto più
matura di me.
Con questo spicciolo ragionamento si era tranquillizzato da
spostare il suo interesse tutto verso la nuova sconosciuta. Mentre la
squadrava e notava le sue perfette fattezze, ammirò le sue movenze
che s’intrecciavano tra le note con un afflato completo. Ciò gli
provocò una strana sensazione da sentirsi inebriato. Ora fremette
di sapere qualcosa di lei e lei rispose che si chiamava Kati.
Da I racconti “La verità vista con i tuoi occhi”Edit. Ferraro
Napoli.

2)Scrivi cinque frasi contenenti aggettivi quantitativi


indeclinabili e cinque contenenti aggettivi declinabili.
3)Elenca gli aggettivi designando somiglianza e
differenza.
4)Quali sono gli aggettivi quantitativi con idea
generica?

5)COME FARE UNA RELAZIONE.


Fare una relazione diventa abbastanza impegnativo.

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Infatti, in una relazione devi riportare informazioni
esatte, comprese le ore in cui avvengono i fatti, che ti
accingi a riferire. E’
chiaro che vi sono tanti tipi di relazione. Un fatto che le
accomuna tutte è l’attenzione che porrai nello scritto,
indipendentemente da colui al quale è destinato lo
scritto.
Mettiamo per ipotesi che la tua professoressa ti dia
l’incarico di fare una relazione sul viaggio d’istruzione
svolto nei luoghi manzoniani. La prima cosa che farai
sarà di descrivere ampiamente Lecco e i suoi dintorni.
Se ne sei a conoscenza della Lecco del Manzoni, potrai
fare un confronto tra la città vecchia e quella attuale.
Poi darai notizie dell’arrivo, nell’hotel che vi ospita e
del cibo. Del giorno successivo parlerai
sommariamente della colazione e della partenza.
L’arrivo nella località prescelta, i luoghi, la storia: tutto
ciò dev’essere avvallato dagli orari, i quali daranno alla
tua relazione una veste capillare e minuziosa, come
minuziose devono essere le descrizioni degli
avvenimenti. Se durante il percorso accadesse un fuori
programma, tu lo annoterai e con tutti i suoi particolari,
i quali potrebbero risultare essenziali per la chiarezza
dell’avvenimento.
Ora tenta di farne una tu, dopo aver visitato la parte
storica della tua città.

Tracce di Tema.
1)Fai una differenza: la famiglia di ieri e di oggi.
2)Perché i figli non sono più così educati come una
volta?
3) Come sogneresti di avere una famiglia?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
Trascrivi gli aggettivi indefiniti.
Come si comportano, molto e poco? Si può dire più
molto e più poco? Rivedi la regola.
Quali sono gli aggettivi interrogativi ed esclamativi?
In quali espressioni li usiamo?

L’AGGETTIVO NEL SUO INSIEME GRADI DI


COMPARAZIONE:
positivo: basso, bello, grande.
di maggioranza: La Lombardia è più grande della
Liguria.
di minoranza: La Liguria è minore della Lombardia.
di uguaglianza: La Lombardia è tanto evoluta quanto
la Liguria.
Superlativo relativo: Ugo è il più bravo della classe.
Qualificativo assoluto: Ugo è bravissimo.
Avverbiale: assai, molto bravo.
DETERMINATIVI
Possessivi: mio, tuo, nostro, vostro, proprio, loro, altrui.
Dimostrativi: questo, codesto, quello, stesso, tale,
medesimo.
Indefiniti: qualche, nessuno, ciascuno, ogni, altro,
parecchio.
Interrogativi ed esclamativi: Che, quale, quanto.
Numerali: Cardinali: uno, due, tre, venti, cinquanta.
Ordinali: primo, secondo, nono, millesimo.
Moltiplicativi: doppio, triplo, quadruplo.
Collettivi: ambedue, entrambi.
Distributivi: due a due, cinque per volta.
Frazionari: due terzi, quattro quinti.
Sostantivati: I poveri della città, I feriti della guerra.

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CAPITOLO 12
I PRONOMI PERSONALI

I pronomi servono ad evitare di ripetere il nome: se


ciò non si facesse, la frase si presenterebbe bruttissima.
Es.:
“Chiamai Maria e Maria rispose, allora diedi a Maria
una macchina fotografica raccomandando a Maria di
scattarmi una foto.”
Hai notato come questa frase risulta prolissa se non
brutta? In essa non vi sono pronomi e ripetiamo sempre
il nome. Da qui risulta la loro importanza.
Correggiamo la frase con i pronomi.
Chiamai Maria e lei mi rispose, allora le diedi una
macchina fotografica, raccomandandole di scattarmi
una foto.
Tieni presente che, la, pronome, ha valore di
complemento oggetto e, le, pronome, ha valore di
complemento indiretto. Es.: La ho vista e le ho chiesto
di accompagnarmi.
I pronomi, come dice la stessa parola, fanno le veci
del nome, essi possono essere:
a) personali; b) possessivi; c) dimostrativi; d)
indefiniti; e) relativi; f) interrogativi; g) esclamativi.
I Pronomi personali sono di:
a) prima persona sing. io - plur. noi.
b) Seconda persona sing. Tu - plur. voi.
c) terza persona sing. egli – ella; lui – lei; esso – essa.
Plur. essi – esse; loro (invariabile.)
Le forme: egli, ella, lui, lei loro si adoperano per le
persone; esso, essa si riferiscono per animali e cose.
Le seguenti forme hanno valore di soggetto:

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sing.; io, tu, egli, lei, esso , essa.
plur.; noi, voi, essi, esse, loro.
Ella è poco usata come soggetto al femminile, ma la si
usa dando del lei sia al maschile che al femminile.
Per quello che riguarda lui e loro vanno usati come
soggetto quando si vuole mettere in particolare
rilievo una persona, o quando si prova un
sentimento come meraviglia, antipatia. I due termini
si usano ancora come soggetto dopo un verbo, dopo,
come, anche, neppure, tranne.
Vediamo qualche esempio.
Lui, ha fatto questo ragionamento? Mi meraviglio che
una persona dabbene possa dire queste cose. Arrivò lui
e tutti zittirono. Non voleva che ciò accadesse
nemmeno a lui. Loro ci hanno sfidato? Che vita, fanno
loro!
In verità oggi c’è una tendenza a mettere molto spesso
come soggetto sia lui che loro.
Si usano come complemento le forme seguenti:
Sing. prima pers.; me, mi,
seconda pers.; te, ti,
terza pers.; lui, lo, gli, la, le, ne, sé, si.
Plur. prima pers.; noi, ci;
seconda pers.; voi, ci;
terza pers.; essi, esse, loro, li, le,
Le particelle mi, ti, si, ci, vi. Possono avere la
funzione di complemento oggetto e di complemento
di termine. Vediamo: Io mi lavo = io lavo me, ( mi
compl. oggetto) Giacomo mi ha dato un libro. =
Giacomo ha dato un libro a me. ( mi compl. di termine).
Il maestro ci richiamò. Il maestro richiamò noi ( noi
compl. oggetto). Qualche volta ci capita di andare a
Verona.= Qualche volta capita a noi di andare a

121

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Verona. (ci compl. di termine e così via tutte le altre
forme.
Nel parlare come nello scrivere col tu ci si rivolge a
persone familiari, amici o con chi si ha abbastanza
confidenza.
Il voi si usa con persone di un certo riguardo o con
persone anziane, ma si tende sempre più ad usare lei.
Lei si usa con persone di rispetto o con chi non si
conosce.
Il termine noi, va usato al posto di io dai pontefici, dai
regnanti e persone di alto rilievo.
Uso dei pronomi. A questo punto attenzione: quando
usiamo lo, gli maschile, e, la, le femminile, con
funzione di complemento.
Lo è compl. oggetto, gli compl. indiretto.
La è compl. oggetto, le compl. indiretto. Vediamo:
La ho incontrata e le ho detto. Scomponiamo la frase.
Ho incontrato lei ed ho detto a lei. La prima La(lei) ha
valore di compl. oggetto, la seconda le( lei) ha valore
di compl. indiretto.
Se giriamo la frase al maschile abbiamo lo stesso
ragionamento. Lo incontrai e gli dissi. Anche qui lo è
compl. oggetto e gli compl. indiretto.
Nelle frasi plurali abbiamo li e loro. Li come compl.
oggetto e loro come compl. indiretto. Ripetiamo la
frase di sopra. Li incontrai e dissi loro( non posso dire li
dissi) proprio perché li è compl. indiretto.
Da non usare mai gli nel senso di due persone o al
femminile, come va prendendo spazio nei giorni
d’oggi.
In ultimo è da evitare l’apostrofare gli e le quando
fungono da compl. di termine: Gli offrirò e non
gl’offrirò; le offrirò e non l’offrirò.

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Esercizi.
1) Ritrova nel seguente brano i pronomi personali e dì
di quale natura sono. Se vi sono frasi ellittiche del
pronome personale, inseriscilo secondo la richiesta
della frase.

Avevo sperato che qualcosa cambiasse nella mia vita, fino ad


immaginare che ogni avvenimento potesse andar bene. Quel
vivere quotidiano che stava appiattendo la mia personalità ed
imprigionava le vecchie e nuove aspirazioni, non poteva
continuare.
In verità non c'è cosa peggiore stare ad aspettare che un giorno
qualcosa cambi il corso del nostro esistere, e ciò lo sperimentai
sulla mia pelle.
L' attendere nella passività, altro non significa se non accettare
che i giorni passino, gli uni dopo gli altri, senza storia. Pur non
volendolo ammettere, mi rendevo conto che il tempo era
cambiato e non era più quello eroico degli anni giovanili,
quando si crede di avere in pugno il mondo intero.

Dal romanzo”Sensazione” Tullio Pironti Edit.

2)Scrivi dieci proposizioni contenenti pronomi


personali.
3) Fai dieci frasi in cui; lo, gli, la, le hanno funzione di
compl. oggetto e di compl. di termine.

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4)COME TENERE UN DIARIO

Ti sarà capitato di avere una gran voglia di scrivere per


l’irrompere dei tuoi sentimenti o per una rabbia che non
riesci a domare. In questi casi non sai a chi rivolgerti.
Ti senti solo, ma capisci che se non ti scarichi dei tuoi
affanni, non ti senti bene. Allora che cosa ti resta da
fare? Affidare al diario il tuo intimo sentire, trascrivere
ciò che provi in quel momento; pensando che un
giorno potrai rivivere, attraverso quella lettura, i tuoi
dolori o le tue gioie.
Rivivere il passato, come pensano alcuni, non è
romanticismo, ma è la strada per farci capire meglio
quel momento. Questo ci aiuterà a crescere, a farci più
responsabili, e soprattutto a ponderare meglio il nostro
passato comportamento.
Scriverai nel tuo diario solo le cose importanti. Le cose
di tutti i giorni le eviterai, salvo se esse non siano
importanti per l’avvenimento che devi trascrivere. Non
scriverai che oggi 12 aprile stai mangiando, ma lo
potrai fare se mentre mangi succede qualcosa di
estrema importanza. Come ad es.:
Mentre pranzavo ho sentito un grande fragore era…
Scriverai con una prosa rapida e convenientemente
allusiva, in cui potrai capirci solo tu. Pensa che il tuo
diario può sempre finire nelle mani di un’altra persona.
Altra cosa che ti consiglio di evitare di scrivere

124

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slavature come”Caro diario.” Il diario non è una
persona e nemmeno un animale, al quale ti sei
affezionato: è solo un pezzo di carta, quello che conta,
in quel pezzo di carta, sono i tuoi sentimenti.
Facciamo qualche esempio.
Oggi, 19 giugno mi devo presentare agli esami ed ho
una gran paura. Temo di aver buttato alle ortiche un
lungo anno di studi. Forse è il timore che mi fa pensare
a ciò. Reagisco a questi pensieri e mi immagino di
presentarmi davanti ai professori e dire tutto quello che
so. Sì, così devo fare. Da questi pensieri mi è parso di
ritrovare coraggio e mi avvio per presentarmi “ tra le
fauci del lupo.”
20 giugno. L’esame è andato bene e mi sento sollevato.
Il sentimento che provo, tanto diverso da quello di ieri,
mi spinge ad uscire, a trovare amici e divertirmi. La
gioia mi inonda tanto che vorrei fuggire, volare
lontano…
21 giugno. Con la famiglia sto andando verso il mare.
Dopo un’ora di viaggio esso è davanti a me. Guardo la
sua immensità e penso alla sua sconfinata estensione.
Quello che immagino è così bello che mi viene da
piangere.
Quando lo sguardo si avvicina alla riva vedo le sue
onde sfiorare appena la sabbia e più in là si muove così
delicatamente che pare il flettere di un immenso
specchio. Ad un tratto la mia attenzione viene catturata
dalle grida di due ragazze…

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Tracce di tema.
1)Che cosa ti suggerisce il termine “strada?”
2)La strada va intesa anche come parola simbolica. Che
cosa sai dire?
3)Oggi la strada è diventata un fronte di guerra. Spiega
il perché.

SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE
A che cosa servono i pronomi?
Come possono essere? Elencali……………….............
Quali sono i pronomi che si usano per le persone e
quelli che si usano per gli animali e le cose?...............
I pronomi egli e lui, essi e loro, la e le. Le prime
forme sono soggetto e complemento oggetto, le
seconde vanno usate con valore di complementi
indiretti.
Attenzione di non usare mai gli per il femminile o
per il plurale maschile, ma non usare nemmeno gli
al posto di loro. Tali sgrammaticature sono molto
frequenti.

Per chi vuol sapere.


E’ giusto pronunziare, bàule, zàffiro o baùlo, zaffìro?
Sono esatti i secondi termini.

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CAPITOLO 13
I PRONOMI POSSESSIVI E DIMOSTRATIVI

1) I pronomi possessivi hanno le identiche forme dei


corrispondenti aggettivi.
Vale la pena ricordare che sono aggettivi se
accompagnano un nome, sono pronomi se lo
sostituiscono. Essi sono:
mio - miei, mia-mie,
tuo-tuoi, tua-tue,
suo- suoi, sua- sue,
nostro- nostri, nostra-nostre,
vostro-vostri,vostra- vostre,
proprio-propri, propria-proprie,
loro, altrui.

2) I pronomi dimostrativi ripetono la forma dei


corrispondenti aggettivi e vanno declinati allo stesso
modo. Essi sono:
Questo, codesto, stesso, medesimo, quello, altro, tale,
cotale, cotanto, altrettanto, tanto. I presenti pronomi
vanno declinati con le dovute forme femminili e
rispettivi plurali. Es.: questo questi, questa queste. Ecc.
Costui masch. Costei, femm. Hanno lo stesso plurale
in: costoro. Colui masch. colei femm. hanno lo stesso
plurale in coloro.
Una particolare attenzione bisogna mettere nelle
forme questi e quegli maschile singolare, i quali
equivalgono alla parola, quest’uomo, quell’uomo. E
vanno usati solo come soggetto. Vediamo. E’ venuto
il dirigente scolastico e questi, poi, è andato via.

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L’ortolano vendeva gli ortaggi a buon prezzo, ma
quegli è andato via. Queste forme tendono a scomparire
in quanto facilmente si confondono con il plurale di
questo e quello.
Il dimostrativo ciò è indeclinabile ed assume una grossa
importanza perché il suo significato riesce a riassumere
in modo ellittico una intera frase. Es.:Ciò che hai
espresso non mi convince. Fai ciò che desideri.
Può assumere anche il significato di: questa cosa
oppure quella cosa.
Esercizi.
1) Che cosa è la storia per te? Fai una breve
considerazione sul brano che segue.
A questo punto appariva tutto chiaro. Del resto me lo
aveva detto lei. Io dovevo scrivere un romanzo storico
imperniato su un determinato periodo del suo Paese.
Quest'opera nata dai suoi documenti segreti, doveva dare la
possibilità di far conoscere a tutti, i travagli di un'epoca.
Sì, era stato questo il suo amore, questo lo scopo recondito
che l'aveva spinta tra le mie braccia.
Ma il fatto ancor più strano era che quando pensavo a
queste cose, e sembravano le sole possibili, non provavo
odio per lei, semmai commiserazione di me.
Mi ripromisi di cancellare tutto dalla mia vita, ma non ci
riuscii nemmeno per un attimo. Una cosa sono le parole,
altro è quello che abbiamo dentro, e dentro di me c'era
l'inferno. Se avessi saputo la vera storia di Cornelia, sarei
stato capace di trovare una rassegnazione, sia pur sofferta.
Al contrario, così come stavano le cose, non avrei avuto
mai una spiegazione. Tutto si muoveva contro di me e
tentava di distruggere anche il mio equilibrio psicologico.
Da “Sensazione” Tullio Pironti Edit. Napoli

2)Fai dieci frasi che contengono un pronome


possessivo personale.

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3)Scrivi dieci proposizioni che contengono cinque
aggettivi e cinque possessivi dimostrativi.

3)COME FARE UNA RICHIESTA.


Una domanda comporta sempre uno scritto breve, nel
quale però, metterai bene in chiaro i seguenti punti.
a)Le indicazioni esatte di chi la deve ricevere.
Esempio. All’Illust.mo signor Dirigente della Scuola
Media Dante Alighieri Torino.
b)Le tue generalità: Il sottoscritto Girolamo Rapallo,
nato a Desenzano il 15 ottobre 1994 ed ivi residente,
alla Via Cristoforo Colombo.
c)Seguirà qui l’oggetto della richiesta: dovendosi
presentare oggi, 20 C,M. alle ore 11,00 presso
l’ospedale S. Anna C h i e d e alla S. V. il permesso
di uscire alle ore 10,00.
Per sollevare le Sue responsabilità, oltre alla mia firma
segue quella dei miei genitori, a cui per assicurarsi della
legittimità della mia richiesta, può telefonare al numero
che Lei ha in possesso.
Sperando che voglia accogliere quanto richiesto, La
saluto con molti ossequi.
d)Firmerai con data;Girolamo Rapallo Verona, 26
marzo 2010
Tracce di tema.
1) Hai studiato la storia e certamente hai compreso la
personalità degli italiani nei secoli. Tu ti senti degno di
loro? Spiega come.
Un grande statista ancora vivente ha detto. “Il potere
logora”. Poi sommessamente ha aggiunto:”Chi non ce
l'ha”. Fai le tue considerazioni.
2) Ti piacerebbe fare il politico? Quali sarebbero i
tuoi fini?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Dimostra quando i pronomi possessivi hanno valore


di aggettivi.
Costoro è il plurale di costui e costei.
Coloro è il plurale di colui e colei.
Questi e quegli, con valore di soggetto, hanno valore
singolare quando vogliono significare, quest’uomo,
quell’uomo.

Per chi vuol sapere.


I nomi dei mesi derivano: gennaio da Ianus, sacro al
dio Giano; febbraio da febbrum, mese per la
purificazione.; marzo da Mars mese dedicato a Marte,
aprile da aperio, mese che si apre alla natura; maggio
da Maia, mese sacro a Maia fecondatrice delle messi;
giugno da Iuno, mese dedicato a Giunone; luglio da
Iulius mese sacro a Giulio Cesare; agosto da Augustus
mese dedicato ad Ottaviano Augusto; settembre da
septem perché il settimo messe dell’anno; ottobre
perché l’ottavo mese dell’anno, novembre perche il
nono mese dell’anno e dicembre da decem il decimo
mese dell’anno.
Da noi non è più così, infatti settembre non
rappresenta più il settimo mese, ma il nono e
così seguono la numerazione gli altri mesi che
seguono. Ciò va spiegato in quanto l’anno
romano incominciava da marzo e l’anno era
diviso in dieci mesi, solo più tardi si aggiunse
gennaio e febbraio.

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CAPITOLO 14
I PRONOMI RELATIVI

I pronomi relativi assolvono a due funzioni; a


sostituire il nome a cui si riferiscono e a congiungere
due proposizioni, mettendole in relazione.
Vediamo: Ho terminato la scuola che mi avevi
consigliato.
La proposizione reggente “ Ho terminato la scuola” è
legata alla proposizione relativa “ che mi avevi
consigliato”. Il che, quindi, oltre a mettere in relazione
le due proposizioni, evita di ripetere la scuola.
Sono indeclinabili: che, cui, chi, quanto (quello
che).
a)Il pronome che è quello maggiormente usato e può
avere solo la funzione di soggetto e complemento
oggetto. E’ d’uopo usarlo quando nelle proposizioni
non sorgono equivoci.
Il che relativo con valore di soggetto. Es.: Il
professore, che parlava così, perché era molto
arrabbiato.
Che con valore di complemento oggetto. Es.: Il cane,
che è nel cortile è mio.

b)Cui è indeclinabile e si usa solo con valore di


complemento indiretto ed è sempre accompagnato
dalle preposizione semplici o articolate: di, a, da,
con, su per, fra, tra. Es.: Mi hai mandato la lettera,
perciò ti ringrazio. La ragazza di cui ti parlai, è mia
cugina. Sono stato al lago, nelle cui acque abbiamo
pescato una cernia.

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Cui non lo si può usare nemmeno quando significa, per
la qualcosa. E’ errato dire, (ma ormai è diventato
costume italiano,) espressioni come queste: “E’ venuto
a chiedermi l’impossibile per cui mi sono arrabbiato.”
La proposizione esatta è: E’ venuto a chiedermi
l’impossibile perciò, (per tale ragione,) mi sono
arrabbiato.
La tendenza a preferire “per cui” scaturisce dalla sua
rapidità, Infatti, ogni lingua tende ad abbreviare i
fonemi e le espressioni.

c) Chi diventa relativo quando ha il valore di; colui


che, colei che, quello che.
Es.: Chi parla a caso è un pover’uomo. Colui che parla
a caso è un pover’uomo. Anche chi, va usato solo come
soggetto e complemento oggetto.
Tuttavia si deve porre attenzione per non confonderlo
con il chi indefinito.
d) Quanto; corrisponde anch’esso, a quello che, come,
chi, con riferimento alle cose inanimate. E’ invariabile.
Vi racconterò quanto( quello che) mi è stato detto.
e)Il quale, la quale, i quali, le quali è un pronome
molto semplice e non crea problemi. Esso si può
usare come soggetto, come complemento oggetto e con
tutti gli altri complementi facendo il dovuto accordo a
chi si riferisce.

e)I pronomi indefiniti, come è stato detto per i


dimostrativi, hanno le stesse forme dei corrispondenti
aggettivi. La loro funzione è di non definire i
particolari. Chi scrive lo usa per non fare precisazioni.
Vediamo.

132

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Es:.Alcuni uomini stavano litigando in piazza. Chi
erano quegli uomini? Erano solo alcuni e della loro
identità non si vuole precisare o effettivamente non si
conosce.
Essi sono; molto, poco, troppo, alquanto, altrettanto,
altro, taluno, niente nulla, chiunque, chicchessia,
tale, ciascuno, chi…chi, uno.
Osserviamo questi due ultimi. Chi…chi: Es:.Nella
camera c’era chi ballava chi cantava.

f) Pronomi interrogativi ed esclamativi:


Sono interrogativi: chi?, che?, quale?, quanto? Questi
stessi pronomi usati nelle frasi esclamative diventano
esclamativi. Vediamo:
Chi parla?; chi parla!; che cosa vuoi?, che bella!
quanto costa?, quanto mi piaci!

g)A fine del dire sui pronomi, dobbiamo aggiungere di


non confondere: la, art. sing. femm., con la, pron.
sing. femm. e con là, avverbio di luogo.
Distinguere li pron. con lì, avv. di luogo.
Uno articolo ; uno pron. indefinito; uno aggettivo
numerale.
Esercizi.
1) Dalle interrogative dirette rendile indirette.
‐ Sapete che Carmine di Bastiano parte? 
‐ Parte? E dove va? 
‐ In un paese lontano, dicono che va in Canada. 
‐  Chi  glielo  fa  fare  ‐  commentò  un'altra  ‐  perché,  qui  non  sta 
bene? 
‐ Eh, sì bene, con questa vita! ‐ ribatté Lucia. 
‐ Cosa andrà a fare lì? ‐ domandò Ernesto. 
‐ Non si sa... a lavorare. 

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‐ Con picco e pala — aggiunse l'uomo. ‐ Che cosa  credono che 
dove vanno i soldi li trovano per terra? Anche là devono buttare 
il  sangue  dalla  fronte  per  guadagnare  qualcosa,  in  più  trattati  
come bestie. 
‐  Può  darsi  che  sia  così,  ma  qui  la  vita  non  è  migliore  e  non 
abbiamo  mai  una  lira  per  comprarci  un  po'  di  veleno.  
Intervenne Milanca. 
Stai zitta ‐ la redarguì il padre. ‐ Che cosa sai tu della 
vita? 
‐ So  che  chi  va  via,  sta  meglio  di  noi  che  restiamo.  —  Poi 
prese: ‐ Se non lo sapete parte anche Adalgisa. 
‐ Anche  Adalgisa?  ‐  domandò  stupita  un'altra  operaia.  ‐  E 
dove va? 
‐ Lei va in Inghilterra. 
‐ A fare che cosa? 
‐ Evidentemente la cameriera. Intervenne ancora zi' Ernesto. 
‐ Può darsi che andrà a fare la cameriera, ma vivrà meglio di qui. 
‐   ribadì la ragazza. 
‐  Allora  perché  non  te  ne  vai  anche  tu?  ‐  osservò  il  padre 
accigliato.  
Dal romanzo “Pietrabianca” Edit. Ferraro Napoli.

2) Fai cinque proposizioni con il pronome relativo che,


cinque con il relativo cui e cinque con il relativo quale.
3) Scrivi cinque frasi interrogative e cinque
esclamative.
4)Quali sono i pronomi personali?
5)Quali sono i pronomi indefiniti?
6)Come fai a distinguere un aggettivo da un pronome?

7)COME RECENSIRE UN RACCONTO.


Recensire un racconto è diverso dal fare un riassunto.
Nel riassunto, a cui sei abituato a lavorare, dopo aver
ben letto il brano ripeterai i fatti essenziali, seguendo

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l‘iter dall’inizio alla fine. In quell’occasione metterai
in risalto le successioni dei fatti o degli avvenimenti,
richiamando la tua attenzione su i personaggi più
importanti che vi danno vita. Ti soffermerai sui quei
punti che hai creduto essenziali e terminerai con un tuo
giudizio, che avvallerà quanto hai osservato.
Recensire quello stesso racconto del quale hai fatto il
riassunto, è un po’ diverso, in quanto il tono diventa
impersonale e più critico, (ma eviterai di giudicare con
severità e di crederti giudice assoluto.) Pensa che ad
altri quel racconto potrebbe piacere. Evidenzierai per
prima l’autore e riporterai l’editore che lo ha
pubblicato. Entrerai subito , senza retorica, a parlare
del contenuto, che come è stato detto, giudicherai con
cautela e signorilità. Il tuo giudizio negativo o positivo
lo puoi far capire ugualmente, con una frase o
addirittura con una parola. Parlerai dello stile del
racconto e dei personaggi, in modo diplomatico . Infine
farai un commento generale sulla sua importanza, ma
lasciando aperte delle finestre di curiosità per i lettori
che avrebbero voglia di leggerlo. Se vuoi invogliare a
leggerlo, riporterai qualche breve passo, tra quelli più
salienti che hai trovato nello scritto.

Tracce di tema.
1) Un paese industrializzato può dare più
occupazione. Ma quali settori dell’industria conosci?
Parla della loro importanza.
2) Un paese industrializzato può ignorare il mondo
dell’agricoltura? Perché non lo potrebbe fare e né lo
deve fare?
3) L’industria ha bisogno della ricerca continua, vuoi
spiegare perché?

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SCHEDA
PER RICORDARE ED APPROFONDIRE

Scrivi quali sono i pronomi relativi…………………


Quali sono quelli indeclinabili e quelli declinabili.
Adesso scrivi i pronomi che hanno valore di soggetto
e complemento oggetto e quelli che hanno solo
valore di complementi indiretti…………………….
Quale, e i suoi derivati si possono usare in tutti i
casi.
L’espressione per cui, quando ha valore di perciò ,
per tale ragione ecc. è errata, ma… gli italiani
adesso non ne fanno quasi più uso, preferendo per
un’espressione più rapida la forma “per cui”.
Elenca i pronomi indefiniti e spiega perché si
chiamano così.

Per chi vuol sapere.


I giorni della settimana prendono i nominativi in
questo modo.
Lunedì da Lunae dies, giorno sacro alla dea luna.
Martedì da Martis dies giorno sacro al dio marte.
Mercoledì da Mercurii dies, giorno sacro al dio
Mercurio.
Giovedì da Iovis dies, giorno sacro al dio Giove.
Venerdì da Veneris dies, giorno sacro alla dea
Venere.
Sabato da sabath termine ebraico che significa
riposo.
Domenica da Domini dies giorno sacro al Signore.

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Il pronome nel suo insieme
Soggetto; io, tu, egli/ella, lui/lei, esso/essa;
Personali noi, voi, essi/esse, loro.
Complemento; forma tonica: me, te, lui/lei,
esso/essa, sé
noi, voi, loro, essi, esse, sé.
forma atona: mi, ti, lo/la, gli/le, si, ne ci, vi, li
le, si.
Possessivi mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio,
altrui.
costui, costei, costoro, colui,
Dimostrativi colei, coloro, ciò (solo
pronomi)
questo, codesto, quello, stesso,
medesimo, tale (con funzione
anche di aggettivi)
uno, qualcuno, ognuno, chiunque,
Indefiniti chicchessia, qualcosa, nulla, niente,
alcunché, certuni (solo pronomi)
alcuno, ciascuno, nessuno, tale, certo, poco,
molto, tanto, quanto, alquanto, parecchio,
troppo, tutto, altro, cadauno (con funzione
anche di aggettivi)
Interrogativi chi, che, cosa, quanto, quale
ed
Esclamativi
Relativi che, il quale, cui
relativi misti: chi, quanto, chiunque, checché

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CAPITOLO 15
IL VERBO

1)Il verbo ha la massima importanza nel nostro


esprimere, esso indica un’azione. Es.: Il cane abbaia
nella notte. Un modo di essere. Es.: Tua sorella sta
bene con i capelli tagliati. Un’esistenza. Es.: Dio c’è.
Senza di esso sarebbe impossibile esprimere il nostro
pensiero, verrebbero fuori parole senza costrutto.
Vediamo: Sono andato al mercato per comprare le
mele. Qui ho incontrato la mia amica Rossella e
abbiamo parlato del rincaro dei prezzi.
Se leggiamo la frase per intero ci dà un’idea precisa, se,
invece non leggiamo i verbi evidenziati, non capiremo
niente. Infatti avremmo questa frase: al mercato le
mele. Qui la mia amica Rossella e del rincaro dei
prezzi.
Stabilita l’importanza del verbo, diciamo subito che è
anche la parte più flessibile del discorso. Ad esempio
dalla radice di amare, am, abbiamo un numero
impressionante di uscite, con le tre persone singolari e
plurali ed i tempi dello stesso verbo.

2)Verbi transitivi ed intransitivi.


Sono verbi transitivi quelli che esprimono un’azione
compiuta, cioè l’azione passa direttamente sul
complemento oggetto. Es.: Luigi mangia la mela.
L’azione di Luigi passa direttamente sulla mela.

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Sono verbi intransitivi quelli in cui l’azione giunge
al complemento indiretto (e cioè tramite una
preposizione). Es.: Alalia ride di piacere. Alalia dorme
per lungo tempo. In questi due esempi, l’azione non
passa e abbiamo i complementi indiretti.
Tuttavia la differenza tra le due categorie dei verbi
transitivi ed intransitivi non è sempre netta. Infatti
possiamo avere verbi intransitivi con valore transitivo
se cambiano il significato della frase; Es.: aspirare
l’aria, aspirare al successo; attendere la partenza,
attendere agli alunni.
Alcuni verbi intransitivi diventano transitivi quando
ad essi segue un sostantivo della stessa radice del
verbo; Es.: Morire una morte tranquilla. Vivere una
vita spensierata.
Pur avendo stabilito le regole generali dei verbi
transitivi e intransitivi, per una maggior chiarezza
consigliamo, di volta in volta di esaminare un
dizionario.

3)Verbi predicativi e copulativi.


Sono predicativi quei verbi che esprimono
un’azione qualsiasi, in quanto assolvono all’ufficio
di predicato verbale. Es.: Carlo suona la chitarra.
Carlo corre per il sentiero. Carlo va a Roma.
Sono copulativi quando reggono un nome o un
aggettivo e hanno la stessa funzione del verbo essere
che prende il nome di copula.
Oltre al verbo essere sono copulativi: sembrare,
divenire, diventare, parere. Es.: Mi sembri sconvolto.
Mario diventò rosso.
4) Forma attiva e forma passiva.

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Il verbo transitivo ha due forme diverse.
Attiva quando il soggetto fa l’azione; cioè l’azione
transita direttamente sull’oggetto. Vediamo: I
ragazzi puliscono la camera.
Passiva quando il soggetto subisce l’azione: La
camera è pulita dai ragazzi.
Precisiamo che la forma passiva si ricava solo dai
verbi transitivi attivi. Tale passaggio avviene con il
verbo essere, (da non confondere le frasi passive da
quelle espresse normalmente dal verbo essere.)
Intanto, per essere certi che ci troviamo di fronte alla
forma passiva, basta sostituire essere con il verbo
venire. In altre parole, in una frase dove non puoi
sostituire l’ausiliare essere con venire, questa non è
passiva.
Riprendiamo la stessa frase: La camera viene (è) pulita
dai ragazzi. E’ successo anche che il soggetto della
frase attiva, in quella trasformata in passiva è diventato
complemento di agente e il complemento oggetto,
soggetto.
Vediamo; prop. Attiva. Io amo i miei fratelli. Prop.
passiva: I miei fratelli sono (vengono) amati da me.
Ma se io dico: Sono andato a passeggio. Il predicato
non è passivo in quanto io non posso dire: Vengo
andato a passeggio. E’successo solo che il verbo
andare, nelle forme composte vuole l’ausiliare essere.

5)Forma riflessiva (vera, apparente e reciproca)


La forma riflessiva vera si ha quando il soggetto e il
complemento coincidono e le particelle mi, ti, ci, si,
vi hanno la funzione di complemento oggetto: Io mi
lavo. Qui, io e mi sono la stessa cosa e scomponendo
la frase abbiamo: Io lavo me stesso, me ha valore di

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compl. oggetto.
Forma riflessiva apparente si ha allorché le
particelle pronominali hanno valore di complemento
di termine: Io mi pettino i capelli. Io pettino i capelli a
me stesso; qui, mi, è compl. di termine. Davide si
prepara il pranzo. Davide prepara il pranzo a se stesso.
La forma riflessiva reciproca esprime una
reciprocità, un’azione scambievole dalle persone
formanti il soggetto. Vediamo: Alfredo ed Emilia si
amano. Nella frase succede che Alfredo ama Emilia e
questi ama l’altro, in modo scambievole.

6) Forma intransitiva pronominale.


E’ tipica di quei numerosi verbi intransitivi che
ottengono un senso compiuto quando vengono
preceduti dalle particelle pronominali mi, ti, ci, vi,
si; Es.:Io mi vergogno. Non posso dire: Io vergogno.
Ne deriva che il mi fa parte integrante del verbo e non
si deve confondere per un riflessivo.

Esercizi.
1) Con i verbi del seguente brano, scrivi per ognuno
frasi riflessive vere, apparenti e reciproche.

A parte le incognite di cui ormai ero vittima, la cosa che


più mi mortificava era che non volevo rinunciare a
quell'amore. Esso, lento, caparbio penetrava in me e mi
teneva in suo possesso. Tutto ciò mi affascinava e mi
spingeva a valicare tutte le difficoltà. La volontà di
possesso, non mi faceva trovare più ostacoli di fronte al
desiderio di lei.
La mia favola mi appariva troppo bella ed essa non poteva
essere insozzata da una Cornelia spregiudicata ed affarista.
Io volevo una Cornelia come l'avevo conosciuta, come

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l'avevo amata e soprattutto per quello che lei era stata
capace di suscitarmi.
Mai nessuna donna aveva avuto quel potere, mai
nessuna era stata capace di elevarmi su una sfera
sconosciuta e farmi sentire eterno!
Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti Edit. Napoli.

2)Scrivi cinque proposizioni attive e volgile al passivo.


3)Forma cinque frasi con un verbo intransitivo.

4)COME USARE IL VOCABOLARIO.


Non vi è insegnante che non consigli ai suoi alunni di
usare il vocabolario. Tu, invece, vedendo quel grande
libro ti spaventi e non lo apri. Sappi che in quel libro
che tu non tanto ami, c’è tutto quello che vai trovando,
ma soprattutto ti dà il significato esatto della parola. Se
si tratta di ortografia il vocabolario nella sua rapida
consultazione ti dirà se la tua parola è scritta bene o
male e cioè se vuole una consonante o il suo raddoppio.
Facciamo un esempio. Come devo scrivere:
“abbaginare, abaginare, abacinare, o
abbacinare”? Il vocabolario ti dirà che l’ultima
versione è quella giusta, come ti spiegherà il suo
significato, ammesso che tu non ne sia a conoscenza .
Ma ti puoi trovare anche di fronte a parole come queste:
lagrima o lacrima; rettorica o retorica? Il tuo
vocabolario ti dirà che tutte e due le forme sono giuste,
ma che è meglio scrivere la seconda versione. Puoi
trovare anche scritto così: rettorica v. retorica.
Se non conosci a fondo una parola, tu puoi scrivere
alludere con il significato di illudere e viceversa. Ma
quando ti troverai di fronte ai verbi, la questione
diventa più delicata in quanto questo elemento della

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grammatica, come stiamo vedendo, è molto complesso.
Esempio: tu in una frase stai usando il verbo vivere.
Nella forma composta, quale ausiliare ci metterai,
essere o avere? Il vocabolario, se lo saprai leggere e
devi imparare a leggerlo, te lo dirà con molta
chiarezza. Oltre a riportarti il paradigma delle voci che
si distaccano dalla coniugazione regolare, ti dirà che è
un verbo trans, e intrans. Ti farà i due esempi nei quali
tu osserverai che nella forma trans, vuole l’ausiliare
avere. Es.: Ha vissuto una vita felice e nella forma
intrans. l’ausiliare essere. Es.: E’ vissuto da uomo
disperato. Oltre a quanto detto, vi sono tante altre cose
che puoi apprendere dal vocabolario, compreso la
etimologia della parola.

Tracce di tema.
1)Hai studiato l’Italia: geograficamente dove vorresti
vivere? Spiega le ragioni.
2) In quale regione dell’Italia vorresti andare perché la
ritieni, economicamente, più robusta? Chiarisci per
quali ragioni.
3) Qual è il rapporto dell’Italia in seno all’ Unione
Europea?

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CAPITOLO 16
I TEMPI E I MODI DEL VERBO

1)La coniugazione del verbo si svolge attraverso; i


tempi, i modi, la persona e il numero.
I tempi stabiliscono quando avviene un’azione.
I tempi principali sono tre; presente, passato,
futuro.
Il presente ha un solo tempo e non ammette gradazioni,
il passato e il futuro si frazionano in tempi così detti
secondari, per determinare con esattezza le varie
successioni di tempo.
I tempi verbali sono otto.
a) Il Presente indica la contemporaneità dell’azione.
Es.:Io leggo.
b) L’imperfetto indica un’azione incompiuta del
passato. Es.: Egli cantava; le ciliegie erano mature.
c) Il passato prossimo indica un passato molto vicino,
rispetto a chi parla. Es.: Domenica sono andato alla
partita.
d) Il passato remoto indica un passato lontano e ben
determinato: Es.:Napoleone conquistò l’Egitto.
e) Il trapassato prossimo indica un passato recente in
connessione con un’altra azione pure passata. Es.: Il
richiamo che aveva fatto annichilì se stesso.
f) Il trapassato remoto indica un’azione terminata in
rapporto ad un’altra, a sua volta trascorsa. Es.: Dopo
che il treno fu partito tornai da te.
g) Il futuro semplice indica un 'azione che deve
ancora accadere dal momento in cui si parla. Es.:
Domani partirò per la Spagna.

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h) Il futuro anteriore indica un’azione che accadrà
prima di un’altra, anch’essa futura. Es.:Appena avrò
raggiunto la Germania ti telefonerò.
Usare i tempi in modo corretto non è sempre facile, ma
molto può aiutare la lettura e una sensibilità stilistica.

Degli otto tempi che abbiamo riportato, quattro


vengono chiamati tempi semplici. Presente,
imperfetto, passato remoto, futuro semplice, poiché
espressi con una sola parola.
Gli altri e quattro: formati da due parole, perché
accompagnati dal verbo essere o avere, hanno il nome
di tempi composti: passato prossimo, trapassato
prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore.

2)I modi verbali.

Anche i modi, per un corretto uso sono affidati ad una


sensibilità del parlare come dello scrivere o da un
livello culturale raggiunto da chi si esprime. I modi
designano in varie maniere l’azione del verbo.
Essi sono sette, quattro di modi finiti, tre di modi
indefiniti.
I modi finiti: indicativo: Es.: io amo.
Congiuntivo: Es.:che io ami.
Condizionale. Es.: Io amerei.
Imperativo: Es.: ama!
I modi indefiniti: infinito: Es.: amare
Participio: Es.: amante (presente), amato(passato)
Gerundio: Es.: amando (presente) avendo amato
(passato).
I modi indefiniti vengono anche detti: forme nominali
del verbo.

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3)La persona e il numero.

Tutti i tempi di modo finito sono formati da sei voci.


La prima, la seconda, la terza singolare; la prima, la
seconda e la terza persona plurale. Vediamo.
a)Io amo prima pers. Sing.
b)tu ami seconda pers. Sing.
c )egli ama terza pers. Sing.
d) noi amiamo prima pers. Plur.
e)voi amate seconda pers. Plur.
f)essi amano terza pers. Plur.
Le desinenze ci danno immediata l’informazione della
persona e del numero di chi sta parlando o ascoltando.
Questo è riscontrabile nei modi finiti.

Nei modi indefiniti, non si hanno variazioni di numero


e persona. Il participio però, quando ha valore di
aggettivo o di aggettivo sostantivato, si comporta come
loro.

Esercizi.

1)Forma il participio presente e passato dei verbi che


trovi nel seguente brano.
Rientrò con il cuore che le batteva forte, poi riprese la sua
decisione che scaturiva da tragiche situazioni e si avviò. Le
tenebre dell'ampio corridoio incominciavano a diradarsi da una
tenue luce proveniente da un finestrone posto all'estremità. Suor
Cecilia si stringeva quell'esserino al cuore come per proteggerlo,
contro le mille insidie della vita.
Sentiva che stava compiendo passi fatali. Stava ponendo una vita
nella ruota, ma stava delineando pure il suo destino.
Raggiunse la scala, con attenzione pose il piede sul primo

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gradino e scese velocemente. Fece le due rampe e si trovò
nell'ampio atrio. Ebbe la sensazione di avere qualcosa dietro di
sé, ma non si volse, non ebbe il coraggio e con passi rapidi fu
vicino alla ruota. Depose sulla fronte del neonato un bacio che
sapeva di disperazione e si rese conto che aveva il volto rigato di
lacrime. Allungò la mano sinistra e girò la ruota, la portella fu
davanti a lei e in un atto in cui erano racchiuse tutte le passioni
umane, vi depose il bimbo.
Dal romanzo “L’ombra di Agata” Ediz. Il Rubino
Napoli

2)Scrivi cinque proposizioni col verbo di modo finito e


cinque col verbo di modo indefinito.
3) Scrivi cinque frasi con i modi indicativo e
congiuntivo.

4)COME VA LETTA UNA POESIA.

Leggere bene una poesia non è cosa facile, in quanto


potrebbero venire a mancare fatti essenziali come:
a)una chiara interpretazione del testo, che dovrebbe
rendere la sensibilità dello stesso autore.
b)un'indovinata cadenza musicale del verso, la quale
deve cogliere, attraverso gli accenti delle stesse parole,
tutte le vibrazioni emotive.
c)L’espressione vigorosa o docile secondo l’alternarsi
dei significati. Esattamente come recitano i grandi
attori.
Ma perché non si riesce come leggono loro?
Perché non sempre si entra nello stato d’animo
dell’autore.
Perché si legge troppo in fretta, come se volessimo
divorare versi e parole. Soprattutto perché le ultime

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sillabe non sempre vengono pronunziate. Invece è
importante osservare le scansioni metriche e dare ai
versi quella musicalità che l’autore ha cercato di
rendere.
e)Quindi, la lettura di una poesia dev’essere lenta,
rapida, scorrevole, concitata, secondo il significato, ma
sempre altamente espressiva.
Ora puoi fare una prova con una delle poesie che hai
trovato nel testo, ovviamente quella che più ti è
piaciuta.
Tracce di tema
1)Tra ricorrenze civili, quale gradisci di più? Spiega i
motivi.
2) Che cosa fai durante le feste natalizie e in quelle
pasquali?
3) Descrivi in modo particolareggiato la festa del Santo
Patrono.

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CAPITOLO 17
LE CONIUGAZIONI DEGLI AUSILIARI

1) Tema e desinenza delle tre coniugazioni verbali.


a) La prima coniugazione comprende i verbi che
all’infinito terminano in are e sono i più numerosi.
b) La seconda coniugazione comprende i verbi che
all’infinito terminano in ere.
c) La terza coniugazione comprende i verbi che
all’infinito terminano in ire.
In ogni verbo bisogna distinguere:
il tema che resta invariato e la desinenza che varia.
Pertanto in ogni forma verbale, attiva, passiva,
riflessiva, dobbiamo distinguere:
la persona; prima, seconda e terza, che può essere
anche sottintesa.
il numero; singolare e plurale della persona e a volte
anche il suo genere (maschile e femminile).
il tempo; presente, passato o futuro. Nel quale avviene
l’azione.
il modo; Certo, dubitativo, imperativo in cui si esprime
l’azione stessa.

Coniugare un verbo significa attenersi alla flessione del


modello base. Tuttavia nella nostra lingua non è sempre
facile, poiché vi sono numerosi verbi che si distaccano
dalla coniugazione tipo. Questi si chiamano verbi
irregolari.
I tempi composti di tutti i verbi si formano con
l’ausiliare essere ed avere.

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2)Coniugazione dell’ausiliare ESSERE .
Modi finiti
INDICATIVO
Trapassato
Presente Passo prossimo Imperfetto
Prossimo
Io sono Io sono stato Io ero Io ero stato
tu sei tu sei stato tu eri tu eri stato
egli è egli è stato egli era egli era stato
noi siamo noi siamo stati noi eravamo noi eravamo stati
voi siete voi siete stati voi eravate voi eravate stati
essi sono essi sono stati essi erano essi erano stati
Futuro
Passato remoto Trapass. Remoto Futuro anteriore
semplice.

Io fui fui stato sarò sarò stato


tu fosti fosti stato sarai sarai stato
egli fu fu stato sarà sarà stato
noi fummo fummo stati saremo saremo stati
voi foste foste stati sarete sarete stati
essi furono furono stati saranno saranno stati

CONGIUNTIVO

Presente Passato Imperfetto Trapassato

che io sia sia stato fossi fossi stato


che tu sia sia stato fossi fossi stato
che egli sia sia stato fosse fosse stato
che noi siamo siamo stati fossimo fossimo stati
che voi siate siate stati foste foste stati
che essi siano siano stati fossero fossero stati

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CONDIZIONALE IMPERATIVO
Presente Passato Presente Futuro

Io sarèi sarei stato - -


tu sarésti saresti stato sii (tu) sarai (tu)
egli sarèbbe sarebbe stato sia (egli) sarà (egli)
noi sarémmo saremmo stati siamo ( noi) saremo (noi)
voi saréste sareste stati siate (voi) sarete (voi)
essi sarèbbero sarebbero stati siano (essi) saranno (essi)

Modi indefiniti
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
Presente Passato Presente Passato Presente Passato
stato, a
essere essere stato essente essendo essendo stato
stati, e

3) USO DELL’AUSILIARE ESSERE


L’ausiliare essere si usa:
a)Per formare la coniugazione passiva dei verbi
transitivi; Es.:tu sei amato.
b)Con tutti i verbi riflessivi veri, apparenti,
reciproci. Es.:
Mi sono lavato. Ti sei arrabbiato, ci siamo amati.
c)Coi verbi copulativi: divenire, diventare, parere,
sembrare; Es.: Mi sei sembrato stanco.
d)Con i verbi impersonali o quelli usati
impersonalmente. Es.:Si è fatto notte.
e) Con i verbi impersonali atmosferici; piovere,
nevicare diluviare, lampeggiare, tuonare; se l’azione
atmosferica è ristretta nel tempo, se invece l’azione

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si prolunga, si preferisce l’ausiliare avere.
Es.: Questo pomeriggio è piovuto; questa settimana ha
piovuto.
f)Con tutti i verbi intransitivi e di transito e
movimento: Es.: Sono andato al cinema. Siete arrivati
presto.
Camminare pur essendo un verbo di movimento,
nelle forme composte vuole l’ausiliare avere. Es.:Io
ho camminato per il viale.
g)Con i verbi intransitivi che esprimono un
cambiamento del corpo e dello spirito; Es.: Mi sono
dimagrito.
h)Con tutti i verbi intransitivi, ma se possono essere
usati transitivamente allora vogliono l’ausiliare
avere. Prendiamo vivere; Es.: Egli è vissuto come un
cane. Egli ha vissuto una vita tranquilla.
In modo semplice possiamo dire che se il verbo può
reggere un complemento oggetto, nelle forme
composte va con l’ausiliare avere.
Il discorso su questo delicato punto della nostra lingua,
non può terminare, poiché molti altri verbi
intransitivi possono avere tanto l’ausiliare essere,
quanto l’ausiliare avere; Es.: Ha approdato con la
barca, ed è approdato con la barca. Consigliamo nei
casi di poca chiarezza o di indecisione, rivolgersi al
vocabolario.
i)Con i verbi servili; potere, dovere, volere, i quali
possono avere tanto l’ausiliare essere quanto quello
avere. Dipende dal verbo principale della frase.
Vediamo. Antonio non è potuto venire. Antonio non ha
potuto mangiare. E’ successo che nella prima frase il
verbo venire è un verbo di movimento e vuole
l’ausiliare essere, nella seconda frase, mangiare

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essendo un verbo transitivo attivo vuole l’ausiliare
avere. Quindi potere con gli altri servili, proprio
perché servono, prendono l’ausiliare del verbo
principale.
l)Qualche volta l’ausiliare essere può essere
sostituito dai verbi: andare, stare, venire. Quel
quadro andrebbe spostato ( dovrebbe essere spostato).
La questione non va dimenticata ( la questione non può
essere dimenticata).
L’ausiliare essere è usato da solo quando ha il valore
di esistenza. Es.: Dio c’è.

4) CONIUGAZIONE DEL VERBO AVERE


Modi finiti

INDICATIVO

Presente Passato prossimo Imperfetto Trapass. Prossimo

io ho io ho avuto io avevo io avevo avuto


tu hai tu hai avuto tu avevi tu avevi avuto
egli ha egli ha avuto egli aveva egli aveva avuto
noi abbiamo noi abbiamo avuto noi avevamo noi avevamo avuto
voi avete voi avete avuto voi avevate voi avevate avuto
essi hanno essi hanno avuto essi avevano essi avevano avuto

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Futuro
Passo remoto Trapass. Remoto semplice. Futuro anteriore

io èbbi io ebbi avuto io avrò io avrò avuto


tu avésti. tu avesti avuto tu avrai tu avrai avuto
egli èbbe egli ebbe avuto egli avrà egli avrà avuto
noi avémmo noi avemmo avuto noi avremo noi avremo avuto
voi avéste voi aveste avuto voi avrete voi avrete avuto
essi èbbero essi ebbero avuto essi avranno essi avranno avuto

CONGIUNTIVO
Presente Passato Imperfetto Trapassato
che io abbia che io abbia avuto che io avessi che io avessi avuto
che tu abbia abbia avuto che tu avessi che tu avessi avuto
che egli abbia abbia avuto che egli avesse che egli avesse avuto
che noi abbiamo abbiamo avuto che noia avessimo che noi avessimo avuto
che voi abbiate abbiate avuto che voi aveste che voi aveste avuto
che essi abbiano abbiano avuto che essi avessero che essi avessero avuto

CONDIZIONALE IMPERATIVO
Presente Passato Presente Futuro

io avrei io avrei avuto


abbi (tu) avrai (tu)
tu avresti tu avresti avuto
abbia (egli) avrà (egli)
egli avrèbbe egli avrebbe avuto
abbiamo(noi) avremo (noi)
noi avremmo noi avremmo avuto
abbiate( voi) avrete (voi)
voi avreste voi avreste avuto
abbiano (essi) avranno (essi)
essi avrèbbero essi avrebbero avuto

Modi indefiniti

INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO

Presente Passato Presente Passato Presente Passato


avere avendo
avere avente avuto avendo avuto
avuto

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5) USO DELL’AUSILIARE AVERE

L’ausiliare avere si usa.

a)Con tutti i verbi transitivi attivi di forma


composta. Es.: Tu hai bevuto. Io ho mangiato. Quel
calciatore ha giocato male.
b) Con il verbo fare, usato impersonalmente. Es.: Ha
fatto neve per tutto l’inverno. Se fare viene usato nella
forma pronominale allora vuole l’ausiliare essere.
Es.: Si è fatto sera.

c)Con i verbi impersonali atmosferici, se l’azione si


prolunga nel tempo e nello spazio. Qui aggiungiamo
che i verbi impersonali atmosferici se adoperati in
senso allegorico vogliono l’ausiliare avere. Es.: Il
professore ha tuonato dalla cattedra. Ha tuonato sta per
ha strillato. La professoressa ha lampeggiato con gli
occhi.

d)Con i verbi intransitivi allorché reggono un


complemento oggetto.

e)Quando l’ausiliare avere esprime possesso,


appartenenza sta da solo. Es.: La bambina ha una
bambola. Io ho una moto.

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6) IL PARTICIPIO PASSATO E SUO USO.

a) Il participio può fungere da aggettivo se esprime


una qualità e concorda con il nome a cui si riferisce
in genere e numero. Es.: Finestra aperta, finestre
aperte, balcone aperto, balconi aperti. Da aprire.

b) Può stare come sostantivo se prende le veci del


nome. In questi casi sta quasi sempre come soggetto.
Es.: I danneggiati dal terremoto stavano nelle baracche.

c) Come verbo. Molta attenzione si deve dare al


participio passato dei verbi retti dagli ausiliari essere
ed avere.

d)Se il participio passato è retto dall’ausiliare essere,


esso si accorda con la persona e il numero.
Es.: Il ragazzo è andato via;
I ragazzi sono andati via,
la ragazza è andata via,
le ragazze sono andate via.
Se il participio viene retto dall’ausiliare avere, non è
più così semplice, in quanto il participio di solito non
si accorda.
Vediamo il primo caso:
Il ragazzo ha visto l’eclissi.
I ragazzi hanno visto l’eclissi.
La ragazza ha visto l’eclissi.
Le ragazze hanno visto l’eclissi.

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Come si nota il soggetto cambia al singolare maschile e
femminile al plurale maschile e femminile, ma il
participio non cambia.

Invece, quando il verbo è preceduto dalle particelle


pronominali; lo, li, la, le, ne; l’accordo va fatto.
Vediamo il secondo caso:
Il ragazzo l’ho visto io.
I ragazzi li ho visti io.
La ragazza la ho vista io.
Le ragazze le ho viste io.
Qui come si nota il participio visto è cambiato.
d)Altro caso da ricordare è quando il participio
passato è introdotto da un pronome relativo che. A
questo punto l’accordo è facoltativo, infatti si può
dire: I quadri che ti ho regalato e i quadri che ti ho
regalati.
Esercizi.
1)Dai verbi del seguente breve passo ricava il participio
passato e crea cinque frasi rette dall’ausiliare essere e
cinque rette dall’ausiliare avere.

Ernesto De Cola, uomo robusto, d’indole generosa e sanguigna, si


ribella a questa nuova invasione tecnologica che viene a turbare la
quiete del luogo natio. Allora tra vecchi e giovani – i giovani sono
sempre per il progresso – nasce una certa freddezza e pian piano i figli
si disgregano: chi va da una parte chi dall’altra, per strade diverse, fino
a perdersi, come bracci di fiume, nati dalla stessa tranquilla corrente. I
personaggi di Pietrabianca, nodosi e fertili, come le zolle dei loro campi,
hanno una vivezza commovente e un toccante realismo popolare. Dalla
Biografia “ Il sapore amaro dell’inchiostro” Edito da UniBook.

2)Fai cinque frasi copulative e cinque in cui il verbo

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essere non è copula.
3) Fai cinque frasi con l’ausiliare avere con il
significato di possesso e cinque frasi in cui l’ausiliare
accompagna un altro verbo.

4)COME INTERPRETARE LE LICENZE POETICHE


Se è vero che il poeta compone sotto una profonda ispirazione,
travolto da un impulso che crea immagini su immagini frutto
dalla sua creativa fantasia, non sempre riesce a disciplinare il
verso con la rima, le parole con le sillabe del verso. Da qui
nascono le licenze poetiche, più o meno gravi che sarebbero
inaccettabili nella prosa.
Che cosa sono, quindi queste licenze poetiche? Una delle quali è
l’aggiunta o la soppressione di una sillaba. L’aggiunta
viene chiamata pròtesi se avviene in principio di parola:
isbaglio, disventura; epèntesi se l’aggiunta è stata fatta nel corpo
della parola: umilemente, vilemente; se l’aggiunta avviene in fin
di parola: Beltade, puote), si chiama paragòge. Se la
soppressione di una sillaba avviene all’inizio si chiama afèresi:
limosina, verno, quando la caduta avviene nel mezzo, si chiama
sincope: carco, spirto. Se la caduta avviene a fine parola si
chiama apòcope fè, piè.
Vi sono, però licenze poetiche che esulano dal suddetto schema.
Basti prendere il verso della canzone lirica di Leopardi: Il sabato
del villaggio, dove dice:
“e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiettando, il zappatore”,
A nessun verrebbe in testa di scrivere in tal modo, ognuno
scriverebbe. Lo zappatore.

Tracce di tema.
1)Ti piace leggere? Dì che cosa leggi.
2) Tra le letture che hai fatto raccontane una che ti è
rimasta più impressa nella mente.
3) Spiega perché è necessario leggere.

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CAPITOLO 18
LE CONIUGAZIONI DEI VERBI REGOLARI
AMARE…………TEMERE…………………….VESTIRE
Modi finiti
INDICATIVO
2a coniugazione 3a coniugazione
1a coniugazione
(... are) ( ... ere) (... ire)

Presente

io am-o tem-o vest-o


tu am-i tem-i vest-i
egli am-a tem-e vest-e
noi am- iamo tem- iamo vest- iamo
voi am-ate tem-ete vest-ite
essi am-ano tem-ono vest-ono

Imperfetto

io am-avo tem-evo vest-ivo


tu am-avi te m-evi vest-ivi
egli am-ava tem-eva vest-iva
noi am- avamo tem-evamo vest- ìvamo
voi am-avate tem-evate vest-ivate
essi am- avano tem- evano vest-ivano

Passato Prossimo

io ho amato ho temuto ho vestito


tu hai amato hai temuto hai vestito
egli ha amato ha temuto ha vestito
noi abbiamo amato abbiamo temuto abbiamo vestito
voi avete amato avete temuto avete vestito
essi hanno amato hanno temuto hanno vestito

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Passato remoto
io am-ai tem-ei o temetti ves t-ii
tu am-asti tem-esti ves t-isti
egli am-ò tem-è o temette ves t-ì
noi am- ammo tem-emmo vest- immo
voi am-aste tem-este vest-iste
essi am- arano tem-erono o temettero vest-irono
Trapassato prossimo
io avevo amato avevo temuto avevo vestito
tu avevi amato avevi temuto avevi vestito
egli aveva amato aveva temuto aveva vestito
noi avevamo amato avevamo temuto avevamo vestito
voi avevate amato avevate temuto avevate vestito
essi avevano amato avevano temuto avevano vestito
Trapassato remoto
io ebbi amato ebbi temuto ebbi vestito
tu avesti amato avesti temuto avesti vestito
egli ebbe amato ebbe temuto ebbe vestito
noi avemmo amato avemmo temuto avemmo vestito
voi aveste amato aveste temuto aveste vestito
essi ebbero amato ebbero temuto ebbero vestito
Futuro semplice
io am-erò tem-erò vest-irò
tu am-erai tem-erai vest-irai
egli am-erà tem-erà vest-irà
noi am-eremo tem-eremo vest-iremo
voi am-erete tem-erete vest-irete
essi am-eranno tem-eranno vest-iranno
Futuro anteriore
io avrò amato avrò temuto avrò vestito
tu avrai amato avrai temuto avrai vestito
egli avrà amato avrà temuto avrà vestito
noi avremo amato avremo temuto avremo vestito
voi avrete amato avrete temuto avrete vestito
essi avranno amato avranno temuto avranno vestito

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CONGIUNTIVO
Presente
che io am-i tem-a ves t-a
che tu am-i tem-a ves t-a
che egli am-i tem-a ves t-a
che noi am-iamo tem- iamo vest- iamo
che voi am-iate tem-iate vest-iate
che essi am-ino tem-ano ves t-ano
Imperfetto
che io am-assi tem-essi vest-issi
che tu am-assi. tem-essi vest-issi
che egli am-asse tem-esse vest-isse
che noi am-assimo tem-essimo vest-issimo
che voi am-aste tem-este vest-iste
che essi am-assero tem-essero vest-issero
Passato
che io abbia amato abbia temuto abbia vestito
che tu abbia amato abbia temuto abbia vestito
che egli abbia amato abbia temuto abbia vestito
che noi abbiamo amato abbiamo temuto abbiamo vestito
che voi abbiate amato abbiate temuto abbiate vestito
che essi abbiano amato abbiano temuto abbiano vestito

Trapassato
che io avessi amato avessi temuto Avessi vestito
che tu avessi amato avessi temuto avessi vestito
che egli avesse amato avesse temuto avesse vestito
che noi avessimo amato avessimo temuto avessimo vestito
che voi aveste amato aveste temuto aveste vestito
che essi avessero amato avessero temuto avessero vestito

161

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CONDIZIONALE

Presente

che io am-erei tem-erei vest- irei


che tu am-eresti tem-eresti vest-iresti
che egli am- erebbe tem-erebbe vest -irebbe
che noi am- eremmo tem-eremmo vest- iremmo
che voi am- ereste tem-ereste vest-ireste
che essi am- erebbero tem–rebbero vest-irebbero

Passato
che io avrei amato avrei temuto avrei vestito
che tu avresti amato avresti temuto avresti vestito
che egli avrebbe amato avrebbe temuto avrebbe vestito
che noi avremmo amato avremmo temuto avremmo vestito
che voi avreste amato avreste temuto avreste vestito
che essi avrebbero amato avrebbero temuto avrebbero vestito

IMPERATIVO
Presente
.......... ....... ..
am-a tu tem-i vest-i
am-i egli tem-a vest-a
am-iamo noi tem-iamo vest- iamo
am-ate voi tem-ete vest-ite
am-ino essi tem-ano vest-ano

Futuro
. .. .. . . ........ ........
am-erai tu tem-erai vest-irai
am-erà egli tem-erà vest-irà
am-eremo noi tem-eremo vest-iremo
am-erete voi tem-erete vest-irete
am-eranno essi tem-eranno vest-iranno

162

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Modi indefiniti
INFINITO
Presente
am- are tem-ere Vest- ire
Passato
avere
avere amato Avere temuto
vestito

PARTICIPIO
Presente

am- ante Tem- ente vest- ente

Passato
Amato Temuto vest-ito
GERUNDIO
Presente

am- ando Tem- endo vest- endo.

Passato

Avendo amato Avendo temuto Avendo vestito

Osservazioni sulle tre coniugazioni


a)Prima coniugazione. Benché le anomalie che si
registrano nella prima coniugazione sono di poca
rilevanza, dobbiamo segnalare, comunque, alcuni casi.
1) I verbi che terminano all’indicativo presente in cio
e gio: ( Io brucio, io mangio, io lascio) quando si
trovano davanti alle desinenze dei vari tempi inizianti

163

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per i o per e, perdono la i, pertanto abbiamo: brucerò e
non brucierò; mangerò e non mangierò, lascerò e non
lascierò.
2) I verbi che escono con la io, sempre all’indicativo
presente, conservano la i se questa è accentata, fatta
eccezione nella prima persona plurale del presente
indicativo e imperativo oltre che nella seconda persona
plurale del congiuntivo: Tu invìi una lettera, essi
invìino una lettera.
3) I verbi che terminano in gnare davanti ad a, e, o, u
creano incertezza per la prima persona plurale
dell’indicativo presente e alla 1° e alla 2° persona
plurale del congiuntivo presente. Infatti, non tutti i
linguisti sono d’accordo nell’uscita di: sogn-iamo,
sogn-iate, per sogn-amo, sogn-ate; regn-iamo, regn-
iate, per regn-amo, regn-ate. Le controversie
interpretazioni sono nate dalla regola che la gn non
ammette l’inserimento della i come in ognuno.

b) Seconda coniugazione. Il passato remoto di questa


coniugazione ha due desinenze; ei, é, erono, ettero,
rispettivamente alla prima persona, alla terza sing. e
alla terza plur. Infatti possiamo avere temei-temetti,
temé-temette, temerono-temettero. Sembra preferibile
la prima forma.

c) Terza coniugazione. Molti verbi di questa


coniugazione non seguono il paradigma di vestire
poiché molti di essi inseriscono il suffisso -isc- nelle tre
persone singolari e nella terza persona plurale
dell’indicativo presente, del congiuntivo presente e
dell’imperativo presente.
Vediamo: Indicativo; io ubbidisco, tu ubbidisci, egli

164

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ubbidisce, noi ubbidiamo, voi ubbidite essi
ubbidiscono. Dal verbo finire congiuntivo presente: io
finisca, tu finisca, egli finisca, noi finiamo, voi finiate,
essi finiscano. Imperativo dello stesso verbo; tu finisci,
egli finisca, noi finiamo, essi finiscano.

Esercizi.
1)Quali sono le osservazioni per la prima
coniugazione?
2) In che cosa consistono le osservazioni della seconda
e della terza coniugazione?
3) Scrivi dieci frasi con i verbi transitivi attivi.

Tracce di tema.

1) Dì tutto quello che pensi dei programmi televisivi.


2) Ricostruisci un documentario che ti è sembrato
importante.
3) La televisione non sempre educa. Sai dire quando?

165

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CAPITOLO 19
LA CONIUGAZIONE DI FORMA PASSIVA

La forma passiva è composta dalle forme dell’ausiliare


essere seguite dal participio passato del verbo da
coniugare. Si può ottenere anche con il verbo venire.

Modi finiti
INDICATIVO
Presente
io sono amato sono temuto sono vestito
tu sei amato sei temuto sei vestito
egli è amato è temuto è vestito
noi siamo amati siamo temuti siamo vestiti
voi siete amati siete temuti siete vestiti
essi sono amati sono temuti sono vestiti
Imperfetto

io ero amato ero temuto ero vestito


tu eri amato eri temuto eri vestito
egli era amato era temuto era vestito
noi eravamo amati eravamo temuti eravamo vestiti
voi eravate amati eravate temuti eravate vestiti
essi erano amati erano temuti erano vestiti

Passato prossimo
io sono stato amato sono stato temuto sono stato vestito
tu sei stato amato sei stato temuto sei stato vestito
egli è stato amato è stato temuto è stato vestito
noi siamo stati amati siamo stati temuti siamo stati vestiti
voi siete stati amati siete stati temuti siete stati vestiti
essi sono stati amati sono stati temuti sono stati vestiti

166

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Passato remoto
io fui amato fui temuto fui vestito
tu fosti amato fosti temuto fosti vestito
egli fu amato fu temuto fu vestito
noi fummo amati fummo temuti fummo vestiti
voi foste amati foste temuti foste vestiti
essi furono amati furono temuti furono vestiti
Trapassato prossimo
io ero stato amato ero stato temuto ero stato vestito
tu eri stato amato eri stato temuto eri stato vestito
egli era stato amato era stato temuto era stato vestito
noi eravamo stati amati eravamo stati temuti eravamo stati vestiti
voi eravate stati amati eravate stati temuti eravate stati vestiti
essi erano stati amati erano stati temuti erano stati vestiti
Trapassato remoto
io fui stato amato fui stato temuto fui stato vestito
tu fosti stato amato fosti stato temuto fosti stato vestito
egli fu stato amato fu stato temuto fu stato vestito
noi fummo stati amati fummo stati temuti fummo stati vestiti
voi foste stati amati foste stati temuti foste stati vestiti
essi furono stati amati furono stati temuti furono stati vestiti
Futuro semplice
io sarò amato sarò temuto Sarò vestito
tu sarai amato sarai temuto sarai vestito
egli sarà amato sarà temuto sarà vestito
noi saremo amati saremo temuti saremo vestiti
voi sarete amati sarete temuti sarete vestiti
essi saranno amati saranno temuti saranno vestiti
Futuro anteriore
sarò stato vestito
io sarò stato amato sarò stato temuto
sarai stato vestito
tu sarai stato amato sarai stato temuto
sarà stato vestito
egli sarà stato amato sarà stato temuto
saremo stati vestiti
noi saremo stati amati saremo stati temuti
sarete stati vestiti
voi sarete stati amati sarete stati temuti
saranno stati vestiti
essi saranno stati amati saranno stati temuti

167

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CONGIUNTIVO presente
che io sia amato sia temuto sia vestito
che tu sia amato sia temuto sia vestito
che egli sia amato sia temuto sia vestito
che noi siamo amati siamo temuti siamo vestiti
che voi siate amati siate temuti siate vestiti
che essi siano amati siano temuti siano vestiti
Imperfetto
che io fossi amato fossi temuto fossi vestito
che tu fossi amato fossi temuto fossi vestito
che egli fosse amato fosse temuto fosse vestito
che noi fossimo amati fossimo temuti fossimo vestiti
che voi foste amati foste temuti foste vestiti
che essi fossero amati fossero temuti fossero vestiti
Passato
che io sia stato amato sia stato temuto sia stato vestito
che tu sia stato amato sia stato temuto sia stato vestito
che egli sia stato amato sia stato temuto sia stato vestito
che noi siamo stati amati siamo stati temuti siamo stati vestiti
che voi siate stati amati siate stati temuti siate stati vestiti
che essi siano stati amati siano stati temuti siano stati vestiti
Trapassato
fossi stato vestito
che io fossi stato amato Fossi stato temuto
fossi stato vestito
che tu fossi stato amato fossi stato temuto
fosse stato vestito
che egli fosse stato amato fosse stato temuto
fossimo stati vestiti
che noi fossimo stati amati fossimo stati temuti
foste stati vestiti
che voi foste stati amati foste stati temuti
fossero stati vestiti
che essi fossero stati amati fossero stati temuti

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CONDIZIONALE
Presente
io sarei amato sarei temuto sarei vestito
tu saresti amato saresti temuto saresti vestito
egli sarebbe amato sarebbe temuto sarebbe vestito
noi saremmo amati saremmo temuti saremmo vestiti
voi sareste amati sareste temuti sareste vestiti
essi sarebbero amati sarebbero temuti sarebbero vestiti
Passato
io sarei stato amato sarei stato temuto sarei stato vestito
tu saresti stato amato saresti stato temuto saresti stato vestito
egli sarebbe stato amato sarebbe stato temuto sarebbe stato vestito
noi saremmo stati amati saremmo stati temuti saremmo stati vestiti
voi sareste stati amati sarete stati temuti sareste stati vestiti
essi sarebbero stati amati sarebbero stati temuti sarebbero stati vestiti
IMPERATIVO Presente
..... ....... ........
sii amato sii temuto sii vestito
sia amato sia temuto sia vestito
siamo amati siamo temuti siamo vestiti
siate amati siate temuti siate vestiti
siano amati siano temuti siano vestiti
FUTURO
………….. .. . . . . . . . . ......
sarai amato sarai temuto sarai vestito
sarà amato sarà temuto sarà vestito
saremo amati saremo temuti saremo vestiti
sarete amati sarete temuti sarete vestiti
saranno amati saranno temuti saranno vestiti

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INFINITO
Presente

essere amato essere temuto essere vestito

Passato
essere stato
Essere stato amato essere stato temuto
vestito
PARTICIPIO

Presente

Passato

am-ato tem-uto vestito

GERUNDIO
Presente
Essendo amato Essendo temuto Essendo vestito

Passato
essendo stato Essendo stato
Essendo stato amato
temuto vestito

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Esercizi.

Definisci i verbi del seguente passo, in tempi, persona e numero.

L'aria era ancora scura, ma l'aurora non era lontana. Si assicurò


che nessuno vi fosse e fu sulla strada. Ora camminava svelta per
le vie e tutti gli incubi sembravano cose lontane, cose lasciate
dietro di sé, là nel monastero. Raggiunse altre vie, le attraversò,
le seguì e si diresse verso la strada di comunicazione con altri
paesi.
L'abitato incominciava a restare dietro le sue spalle e man mano
che si allontanava provava un vero sollievo. Ormai era lontana
un paio di miglia, e l'aria incominciava a schiarire. Sentì da lì i
rintocchi di una campana e solo allora ebbe forza di girarsi.
Continuò a camminare, quando udì alle sue spalle un rumore di
ruote che stridevano sulla strada di brecciame. Girandosi vide
che si avvicinava un grosso carro che trasportava sacchi di grano.
Dopo poco fu raggiunta e il carrettiere salutò:
- Buongiorno. Volete un passaggio?
- Sì, grazie.
Dal romanzo “L’ombra di Agata” ediz. Il Rubino
Napoli

2)Scrivi dieci frasi con verbi di forma passiva esistenti nel passo
di prosa.
3)Degli stessi verbi fai prima una frase attiva e poi rendila al
passivo, escludendo gli ausiliari, ove li trovi.

Tracce di tema.

1) Scrivi una lettera ad un amico.


2) Scrivi una lettera al tuo campione.
3) Scrivi una lettera ai tuoi genitori.

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CAPITOLO 20

VERBI RIFLESSIVI, IMPERSONALI, SERVILI,


FRASEOLOGICI, DIFETTIVI, SOVRABBONDANTI.

1) La coniugazione riflessiva non presenta alcuna


difficoltà se si tiene conto che è identica alla forma
attiva con la sola aggiunta delle particelle pronominali
mi, ti, si, per la prima, la seconda e la terza persona
singolare; ci, vi, si per la prima, la seconda e la terza
persona plurale.
Le forme composte, sempre ricavate dalla forma
regolare, richiedono l’ausiliare essere.

MODI FINITI
INDICATIVO
Presente Passato Passato Trapassato
Prossimo Remoto Remoto
io mi lavo mi sono lavato mi lavai mi fui lavato
tu ti lavi ti sei lavato ti lavasti ti fosti lavato
egli si lava si è lavato si lavò si fu lavato
noi ci laviamo ci siamo lavati ci lavammo ci fummo lavati
voi vi lavate vi siete lavati vi lavaste vi foste lavati
essi si lavano si sono lavati si lavarono si furono lavati
Imperfetto Trapassato Futuro Futuro
prossimo semplice anteriore
io mi lavavo mi ero lavato mi laverò mi sarò lavato
tu ti lavavi ti eri lavato ti laverai ti sarai lavato
egli si lavava si era lavato si laverà si sarà lavato
noi ci lavammo ci eravamo lavati ci laveremo ci saremo lavati
voi vi lavavate vi eravate lavati vi laverete vi sarete lavati
essi si lavavano si erano lavati si laveranno si saranno lavati

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CONGIUNTIVO
Presente Passato Imperfetto Trapassato
che io mi lavi ti sia lavato mi lavassi mi fossi lavato
che tu ti lavi mi sia lavato ti lavassi ti fossi lavato
che egli si lavi si sia lavato si lavasse si fosse lavato
che noi ci laviamo ci siamo lavati ci lavassimo ci fossimo lavati
che vi laviate vi siate lavati vi lavaste vi foste lavate
che essi si lavino si siano lavati si lavassero si fossero lavati

CONDIZIONALE IMPERATIVO

Presente Passato Presente Futuro


io mi laverei mi sarei lavato----------- -----------
tu ti laveresti ti saresti lavato
lavati (tu) ti laverai
egli si laverebbe si sarebbe lavato
noi ci laveremmo
si lavi (egli
ci saremmo lavati
si laverà
voi vi lavereste laviamoci (noi
vi sareste lavati ci laveremo
essi si laverebbero lavatevi (voi))
si sarebbero lavati vi laverete
si lavino (essi si laveranno
MODI INDEFINITI

Infinito Participio
Presente Passato Presente Passato
Lavarsi essersi lavato lavatesi lavàtosi

(lavarmi) (essermi lavato) (lavatisi) (lavàtomi)


(lavarti) (esserti lavato) (lavàtoti)
(lavarci) (esserci lavati (lavàtici)
(lavarvi) (esservi lavati) (lavàtivi)
( (essersi lavati) (lavàtisi)
GERUNDIO
Presente Passato
lavandosi. essendomi lavato
(lavandomi) essendoti lavato
(lavandoti) essendoci lavati
Lavondoci essendovi lavati
(lavando vivi essendosi lavati

173

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Come hai osservato conoscendo la forma attiva e
passiva, conosci anche quella riflessiva. Tutti i
riflessivi si formano dai verbi transitivi attivi.

2)Verbi impersonali.
Vengono detti impersonali quei verbi che non hanno
un soggetto e si usano nei modi indefiniti e nella terza
persona singolare dei modi finiti. Per di più, questi
verbi indicano fenomeni atmosferici: piove, lampeggia,
nevica.
Ci sono verbi che spesso si usano senza soggetto e
quindi impersonalmente. I più noti sono: accadere,
avvenire, bisognare, capitare, convenire, occorrere,
sembrare, parere, o locuzioni verbali; essere opportuno,
essere indubbio, essere certo, essere evidente.
Si nota che tutti i verbi transitivi o intransitivi preceduti
dalla particella si, diventano impersonali. Si dice, si
narra, si vive, si pensa.
Per la forma impersonale dei verbi riflessivi si deve
anteporre la particella ci e si. Es.: Ci si lava.

3)Verbi servili. (potere, dovere, volere).


Vengono chiamati servili perché servono, fungono da
supporto il verbo principale della proposizione. Essi,
quando stanno da soli o reggono un infinito sottinteso,
prendono l’ausiliare avere. Es.: Hai voluto la mela. Non
ho potuto (leggere).
Prendono essere o avere, come è stato già detto,
secondo, l’ausiliare che richiede il verbo della
proposizione. Es.: Non è potuto andare al circo. Non
ha voluto studiare.

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4)Verbi fraseologici.
Sono quei verbi che messi davanti ad un altro verbo
definiscono un particolare aspetto. Es.: Sto per
leggere. Azione in progressione. Cominciai a
raccontare. Inizio di un'azione.
I più importanti sono: stare, cominciare, iniziare,
continuare, seguitare, finire, smettere.

5) Verbi sovrabbondanti con lo stesso significato.


1) Adempiere…… adempire
2) compiere……….compire
3) ammansare…… ammansire
4) empiere………...empire
5) dimagrare…… dimagrire
6) annerare……… annerire

Hanno significato diverso i seguenti verbi.


1)abbrunare - rendere bruno
2)abbrunire - diventar bruno
3)arrossare - far diventar rosso
4)arrossire - diventar rosso
5)attristare - rendere triste
6)attristire - diventar triste
7)colorare - mettere i colori
8)colorire - dipingere
9)scolorare - cancellare il colore
10)scolorire - perdere il colore dal viso, impallidire
11)sfiorare - toccare dolcemente
12)sfiorire - perdere il fiore, anche in senso allegorico,
appassire, invecchiare.

175

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6) Verbi difettivi. Si chiamano verbi difettivi perché
non seguono la coniugazione regolare, in quanto sono
mancanti di alcune voci verbali. Forniamo qui un
elenco dei più comuni.
Addirsi = convenire; aggrada = piace; ardire = osare;
aulisce = odora; cale = importa; falla = sbaglia; fervere
= essere acceso; fulgere = risplendere; incombere =
sovrastare; indulgere = cedere; ostare = impedire;
solere = essere solito; urgere = premere; vigere = essere
in vigore, e tanti altri.

Esercizi
1) Dopo aver constatato che i verbi presenti nel
seguente brano sono transitivi, con essi fai dieci
proposizioni riflessive.
- Non temere, amore mio,- gli diceva - passerà anche
questo brutto giorno. Vedrai che vi saranno momenti più
lieti quando, almeno in parte, le nostre battaglie
trionferanno. Sarà gioia immensa, per noi, allorché
potremo renderci conto di aver portato negli uomini un
piccolo contributo. Quando le angustie di tante famiglie
saranno risolte, esse ricorderanno le nostre parole; come
gli storpi e i derelitti si ricorderanno di noi. Consoliamoci
di questa speranza che con la nostra forza potremo tradurla
in realtà. Che cosa possono significare le parole e gli sputi
di piccoli uomini, affogati nel loro breve cerchio egoistico
? Che cosa possono toglierci le parole degli iniqui?
Camminiamo per la nostra strada,poiché è quella più
nobile che ci sia. Tu le sai queste cose, perché stasera te le
devo ricordare io? Guardami, Lorenzo, non abbatterti. Gli
egoisti non hanno spazio; tutto incomincia e finisce nel
loro povero mondo. Tu mi hai indicato queste cose
meravigliose, il resto nella vita non conta. Non contano
nemmeno gli uomini potenti se il loro sguardo non sa
posarsi sulle piaghe sociali. La stessa politica è un ritiro di
piccoli uomini ambiziosi e spesso crudeli, se essa non si

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muove nella concretezza dei reali bisogni di un paese. Se
gli uomini che contano litigano tra di loro, fino ad arrivare
agli insulti personali, stiamo andando verso l'egoismo più
grande, da dove può nascere la dittatura o peggio ancora
l'anarchia. Ma io e te siamo di un'altra pasta: noi vogliamo
il bene degli altri, di tutti gli altri, perché abbiamo scoperto
che solo in tal modo si possono costruire le future società.
Dal romanzo”Per sempre filantropia” Ed. Ferraro.

2) Fai cinque proposizioni con i verbi servili che


accompagnano un altro verbo e cinque con significato
proprio.
3)Usando i verbi sovrabbondanti, con significato
diverso, fai cinque frasi.

2)COME COMPORTARSI IN UNA BIBLIOTECA

Sì, a te piacerebbe più se parlassimo di discoteca e non


di biblioteca. Tuttavia un cenno lo possiamo fare anche
per la discoteca. Essa è un luogo di divertimento, (tutti
lo sanno) dove si dimentica la vita quotidiana, e,
travolti dalla musica assordante si cerca l’avventura.
Bene, queste sono tutte cose legittime e vanno
comprese. Ma… non vanno sostenute piccole e grandi
trappole. Quelle di minore importanza sono che non
devi bere troppo, non devi essere invadente, potresti
trovare un altro invadente e litigheresti. Tu sai chi sei,
ma non sai con chi ti scontri. Allora, l’unica cosa da
fare evitare ogni litigio di qualsiasi natura. Le grandi
trappole, invece, sono che potrebbero circolare
stupefacenti. A questo punto tu le devi evitare. Non
farai le ore piccole e se stai con gli amici maggiorenni,
se vogliono correre, nella notte fonda, tu prega l’autista

177

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di fermarsi per un attimo e… scendi.
Il nostro discorso principale era la biblioteca. Spero
che sai che una biblioteca, anche se piccola, raccoglie
migliaia e migliaia di volumi. Tu hai in testa di fare una
ricerca, vuoi approfondire un’epoca, un autore, vuoi
sapere di più su un popolo, una nazione, città e via di
seguito. Come farai? Ti puoi rivolgere benissimo agli
addetti alla biblioteca, i quali sono bravissimi
nell’indirizzarti verso i volumi che tu richiedi, ma puoi
consultare anche una bibliografia generale o meglio
ancora per settore, se hai le idee chiare intorno a quello
che vuoi. Bene, questo è solo l’inizio. Dopo aver
assolto ai tuoi obblighi nel riempire una scheda sulla
quale devi trascrivere le tue generalità e il testo che
vuoi, ti accomodi in sala lettura. Qui parlerai molto
sottovoce, non mangerai assolutamente niente,
sposterai le sedie con delicatezza e tutto quello che
farai, lo devi fare in silenzio e camminare in punta di
piedi.

Tracce di tema.

1)Fai un raffronto fra due tipi di ragazzi e giustifica la


scelta di uno di essi, come compagno.
2)Fai un confronto tra due letture svolte in classe e dì
quale preferisci.
3) Fai un raffronto tra la città vecchia e quella nuova.

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CAPITOLO 21
VERBI IRREGOLARI

Si dicono irregolari quei verbi che non seguono la


flessione tipica delle coniugazioni regolari.
I verbi irregolari della prima coniugazione in are sono
limitati. Molti di più sono gli irregolari della seconda
coniugazione in ere: Essi presentano la loro
irregolarità: in alcuni, nel tema verbale e nelle voci del
presente indicativo e congiuntivo, in altri l’irregolarità
si limita alle voci del passato remoto e del participio
passato.
I verbi della terza coniugazione in ire non sono molti.

1) VERBI IRREGOLARI DELLA PRIMA CONIUGAZIONE

ANDARE Ind. pres. Io vado o vo, vai, va, andiamo andate,


Nei tempi vanno.
comp. aus: Ind.fut. sempl. andrò, andrai, andrà, ecc.
essere. Cong. pres, che io vada, che tu vada, che egli vada,che
Radice del noi andiamo,che voi andiate,che essi
verbo con vadano.
due uscite: Cond. pres. andrei, andresti, andrebbe, ecc.
and. e vad. Imperat. pres. va' o vai, vada, andiamo, andate,
vadano.
Part. pres. andante .
Part. pass. andato.

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DARE, Nei Ind. pres. dò, dài, dà, diamo, date, dànno.
tempi Ind. pass. rem. detti e diédi, désti, dètte e diéde,
compost aus: demmo, déste, dèttero e diedero.
avere Ind.fut. sempl. darò, darai, darà, ecc.
Cong. •pres. che io dia, che tu dia, che egli dia;
che noi diamo,che voi diate,che essi
diano.
Cong. imperf. déssi, déssi, désse, déssìmo, déste,
déssero.
Cond. pres. darei, daresti, darebbe, ecc.
Imperat. pres. da' o dài, dia, diamo, date, diano.
Fare Nei Indic .Pres. faccio o fo, fai, fa, facciamo,fate,
composti fanno.
aus. avere Indic .pass. rem. feci,facesti,fece, facemmo,faceste,fecero.
Indic. Fut. Sempl. Farò ecc….
Cong. Pres. che io faccia, che tu faccia, che egli
faccia,che noi facciamo, che voi
facciate,che essi facciano.
Cong. Imperf che io facessi…ecc.
Cond. pres farei, faresti, farebbe ecc. …
Imperat.Pres fa o fai, faccia, facciamo, fate, facciano.
Part pres. facente.
Part.pas. fatto.
gerundio. facendo.
STARE Ind. pres. sto, stai, stiamo, state, stanno.
Nei tempi Ind. pass. rem. stètti, stesti, stètte, stémmo,
comp. aus. stéste, stèttero.
essere Ind. fut. sempl. starò, starai, starà, ecc.
Come Cong. pres. che io stia, che tu scia, che egli stia,
stare si che noi stiamo, che voi stiate,che essi
coniugano stiano.
tutti i suoi Cong. imperf. stéssi, stéssi, stésse, stéssimo, stéste,
composti. stéssero.
Es.: Cond. pres. starei, staresti, starebbe, ecc.
Contrastare Imperat. pres. sta' o stai, stia, stiamo, state, stiano.
.
'

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2) VERBI IRREGOLARI DELLA SECONDA


CONIUGAZIONE

ACCENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. accési, accése, accésero.


com. aus. avere. Part. pass. accéso.
ACCLUDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. acclusi, accluse, acclusero.
comp.aus. avere Part. pass. accluso.
ACCORGERSI. Nei tempi Ind. pass. rem. m'accòrsi, s'accorse,
comp.aus. essere, come s’accorsero.
richiede la forma Part. pass. accòrtosi.
pronominale.
AFFLIGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. afflissi, afflisse, afflissero.
comp. aus. avere. Part. pass. afflitto.
ALLUDERE .Nei temp. Ind. pass. rem. allusi, alluse, allusero.
comp. aus. Avere Part. pass. alluso.
ANNETTERE. Nei temp. Ind. pass. rem. annettei o annèssi, annetté o
comp.aus.avere. annèsse,
annetterono o annèssero.
Part. pass. annèsso.
APPENDERE. Nei temp. Ind. pass. rem. appési, appése, appésero.
comp. aus. avere. Part. pass. appéso.
ARDERE. Nei temp. Ind. pass. rem, arsi, arse, arsero.
composti aus avere se usato Part. pass. arso.
transsitivamente, con l’aus.
essere se intransitivamente.
ASPERGERE. Nei temp. Ind. pass. rem. aspèrsi, aspèrse, aspèrsero.
Comp. aus. avere. Part. pass. aspèrso.
ASSEDERSI. Nella forma Ind. pass. rem. mi assisi, si assise, si
pronominale aus. essere. assisero.
Part. pass. assiso.

ASSOLVERE.Nei tempi Ind. pass. rem. assolvei o assolvetti o


compos. aus. avere. assolsi, assolvé
Come assolvere si o assolvette o assolse,
coniugano: dissolvere, assolverono o
risolvere. assolvettero o assolsero.
Part. pass. assoluto o assolto.
ASSUMERE. Nei tempi Ind. pass. rem. assunsi, assunse, assunsero.
comp. aus. avere. Part. Pass. assunto.

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BERE (BEVERE) Ind. pass. rem. bévvi o bevetti, bévve o
Nei tempi comp. aus. bevette, bévvero o
avere.. bevettero.
Ind. fut. sempl;: berrò o beverò, ecc.
Cong. imperf. che io bevessi, ecc.
Cond. pres. berrei o beverei, ecc.
Imper. fut. berrai o beveraì, ecc.
CADERE Ind. pass. rem. caddî, cadde, caddero.
Nei tempi composti Ind.fut.sempl contratto cadrò, ecc.
aus.essere.
Cond. pres. contratto: cadrei, ecc.
Part. pass. caduto.
CHIEDERE Nei tempi Ind. pass. rem: chiesi, tu chiedesti egli
composti aus. Avere chiese,ecc.
Part. pass. chiesto.
CHIUDERE.Nei tempi Ind. pass. rem. chiusi, chiuse,ecc. chiusero.
comp aus. avere. Nello Part. pass. chiuso.
stesso modo si coniugano:
dischiuderee, richiudere,
socchiudere.

CINGERE.Nei tempi comp. Ind. pass. rem. cinsi, cinse, ecc. cinsero.
aus. avere. Part. pass. cinto.
COGLIERE. Nei temp. Ind. pres. colgo, cogli, coglie,
comp. aus. avere. cogliamo, cogliete,colgono.
Ind. pass. rem. colsi, colse,ecc. colsero.
Cong. pres. che io colga, che tu colga,
che egli colga, che noi
cogliamo,che voi cogliate,
che essi colgano.
Cond. pres. coglierei, ecc.
Imper. pres. colga, còlgano.
Imper. fut. coglierai .
Part. pass. còlto.
COMPRIMERE. Nei temp. Ind, pass. rem: comprèssi, comprèsse, ecc.
comp. aus. Avere. comprèssero.
Part. pass. comprèsso.
CONCEDERE. Nei temp. Ind. pass. rem. concèssi o concedei o
Composti aus. Avere. concedetti, concesse o
concedé o concedette,
concessero o concederono o
concedettero.
Part. pass. Concèsso.
CONOSCERE. Nei tempi Ind. pass. rem. conobbi, conobbe,
comp. aus avere. ecc.conobbero.
Part. pass. conosciuto.

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CONTUNDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. contusi, contuse, ecc
comp. aus, avere contusero.
Part. pass. contuso.
CORRERE. Nei temp. Ind. pass. rem. corsi, corse, ecc. corsero.
comp. aus avere, nel Part. pass. córso.
significato di correre, con
valore trans. Essere usato in
tutti gli altri casi
CRESCERE. Nei tempi Ind. pass. rem. crebbi, crebbe, ecc.crebbero
comp. aus. essere; con Part. pass. cresciuto.
valore trans. aus. Avere
DECIDERE Nei tempi Ind. pass. rem. decisi, decise, ecc. decisero.
comp. aus. Avere Part. pass. deciso.
DEVOLVERE. Nei tempi Ind. pass. rem. Devolvetti o devolvei,
comp. Aus. Avere. devolvesti, devolvette o
devolvé, devolvettero o de
volverono.
Part. pass. devoluto.
DIFENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. difési, difése, ecc.difésero.
comp. aus. avere. Part. pass. diféso.
'
DIPINGERE. Nei temp. Ind. pass. rem. dipinsi, dipinse, ecc
comp. aus. Avere .dipinsero.
Part. pass. dipinto.
DISCUTERE. Nei temp. Ind. pass. rem. discussi o discutei, discusse
comp. aus. avere. o discuté, discussero o
discuterono.
Part. pass. discusso.
DISTINGUERE. Nei tempi Ind. pass. rem. distinsi, distinse, ecc.
comp. aus. Avere distinsero.
Part. pass. distinto.
DIVIDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. divisi, divise, ecc.divisero.
comp. aus. avere. Part. pass. diviso.
Nello stesso modo si
coniugano: Condividere,
suddividere.

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DOLERSI Ind. pres. mi dolgo, ti duoli, si duole,
Nei tempi composti con ci doliamo, vi dolete, si
l’ausiliare essere. dolgono.
Nella forma riflessiva si Ind. pass. rem. mi dolsi, ti dolesti, ecc.
usa solo la terza persona Ind. fut. sempl. mi dorrò, ti dorrai, si dorrà,
singolare e plurale. ecc.
Cond. pres. mi dorrei, ti dorresti, si
dorrebbe, ecc.
Cong. pres. che io mi dolga, che tu ti
dolga, che egli si dolga, che
noi ci doliamo,che voi vi
doliate, che essi si dolgano.
Imperat. pres. duóliti, si dolga,
duoliamoci, duoletevi, si
dolgano.
Part. pass. doluto.
DOVERE Nei tempi comp. Ind. pres. devo o debbo, devi, deve,
Aus. avere. dobbiamo,dovete, devono o
debbono.
ind. imperf. dovevo, ecc.
Ind. fut. sempl. dovrò, ecc.
Cong. pres. che io debba, che tu debba,
che egli debba, che noi
dobbiamo, che voi
dobbiate, che essi debbano.
Cond. pres. dovrei, ecc.
Imperativo (manca).Perché il comando
è già nella parola.
Part. Pres (manca). Raro: dolente
Part. Pass.. dovuto.
ELIDERE. Nei temp. comp. Ind. pass. rem. elisi, elise, ecc. elisero.
aus, avere Part. pass. eliso.
EMERGERE Nei tempi Ind. pass. rem. emèrsi, emèrse,ecc.
composti aus, essere. emèrsero.
Part. pass. emérso.

ESIGERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem. esigei o esigetti (raro), ecc.
aus, avere Part. pass. esatto.
ESPELLERE. Nei tempi Ind. pass. rem, espulsi, espulse, ecc.
comp. aus, avere espulsero.
Part. pass. espulso.
ESPLODERE Nei tempi Ind. pass. rem, esplosi, esplose, ecc.
comp. aus. avere . esplosero.
Part. pass. esploso.
EVADERE Nei tempi Ind. pass. rem. evasi, evase, ecc. evasero.
compos. aus. Essere Part. pass. evaso.

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FENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. fendetti o fendéi, fendesti,
comp. aus. Avere fendette ofendé, fendettero
o fenderono.
Part. pass. fenduto o fesso.
FIGGERE Nei tempi comp. Ind. pass. rem. fissi, fisse, ecc. fissero.
aus. avere. Part. pass. fisso o fitto.

FINGERE.Nei temp. ccmp. Ind. pass. rem. finsi, finse, ecc. finsero.
aus. Avere Part. pass. finto.
FLETTERE. Nei tempi. Ind. pass. rem. flessi, flesse, ecc. flessero.
comp. aus. avere. Part. pass. flesso.
FONDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. fusi, fuse, ecc. fusero.
comp. aus. Avere Part. pass. fuso.
FRANGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. fransi, franse, ecc. fransero.
comp. aus. Avere Part. pass. franto.
FRIGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. frissi, frisse, ecc. frissero.
comp. aus. Avere Part. pass. fritto.
GIACERE. Nei tempi Ind. pres. giaccio, giaci, giace,
comp. aus. avere. giacciamo, giacete,
giacciono.
Ind. pass. rem. giacqui, giacque, giacquero.
Cong. pres. che io giaccia, che tu
giaccia, che egli giaccia,
che noi giacciamo, che voi
giacciate,
che essi giacciano.
Imperat. pres. giaccia, giacciamo,
giacciano.
Part. pass. giaciuto.
GIUNGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. giunsi, giunse,ecc. giunsero.
comp. aus. essere. Part. pass. giunto.

INDULGERE. Nei temp. Ind. pass. rem. indulsi, indulse, ecc.


comp. aus. avere. indulsero.
Part. pass. indulto.
INTRIDERE Nei tempi Ind. pass. rem. intrisi, intrise, ecc. intrisero.
comp. aus. avere. Part. pass. intriso.
INTRUDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. intrusi, intruse, ecc
comp. aus. avere. intrusero.
Part. pass. intruso.
LEGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. lèssi, lèsse, ecc. lèssero.
comp. aus. avere. Part. pass. lètto.
METTERE. Nei tempi Ind. pass. rem. misi, mise,ecc. misero.
comp. aus. avere. Part. pass. mésso.

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MORDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. morsi, morse, ecc. morsero.
comp. aus. avere. Part. pass. morso.
MUNGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. munsi, munse,ecc. munsero.
comp. aus. avere. Part. pass. munto.
MUOVERE. Nei tempi Ind. pass. rem. mossi, mosse, ecc. mossero.
composti aus. avere. Part. pass. mosso.

NASCERE. Nelle forme Ind. pass. rem. nacqui, nascesti,


comp. Aus. Essere nacque,ecc. nacquero.
Part. pass. nato.
NASCONDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. nascosi, nascondesti
comp. Aus. avere. nascose, ecc. nascosero.
Part. pass. nascosto.
NUOCERE. Nei tempi Ind. pres. nuocio (rar. noccio), nuoci,
comp. Aus, avere. nuoce,nociamo, nocete,
nuociono.
Ind. pass. rem. nocqui, nocque, nocquero.
Cong. pres. che io noccia, che tu noccia,
che egli noccia,che noi
nociamo,che voi nociate,
che essi nocciano.
Imperat. pres. nuoci, nocete, ecc.
Part. Presente. nocente
Part. Passato. nociuto.

PARERE. Nei tempi com. Ind. pres. paio, pari, pare, paiamo,
aus. essere. parete,paiono.
Ind. pass. rem. parvi, parvi, parve, parvero.
Cong.. pres. che io paia, che tu paia, che
egli paia, che noi paiamo o
pariamo, che voi pariate,
che essi paiano.
Part. pass. parso.

PERDERE. . Nei tempi Ind. pass. rem. pèrsi o perdetti (rar. perdei),
comp. aus. avere. pèrse o perdette, persero o
perdettero.
Part. pass. pèrso o perduto.
PERSUADERE. Nei tempi Ind. pass. rem. persuasi, persuadesti,
comp. aus. Avere persuase,ecc. persuasero.
Part. pass. persuaso.

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PIACERE, Nei tempi Ind. pres. piaccio, piaci, piace,
comp. aus. Avere piacciamo, piacete,
piacciono.
Ind. pass. rem. piacqui,piacesti,
piacque,ecc. piacquero.
Cong. pres. che io piaccia, che tu
piaccia, che egli
piaccia,che noi
piacciamo,che voi piacciate,
che essi piacciano.
Imperat. pres. piaccia, piacciamo,
piacciano.
Part. pass. piaciuto.
PIANGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. piansi, piangesti,pianse,ecc.
comp. aus, avere. piansero.
Come piangere si Part. pass. pianto.
coniugano compiangere ,
rimpiangere.
PORGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. pòrsi, porgesti, pòrse,ecc.
comp. aus. avere. pòrsero.
Part. pass. pòrto.
PORRE. Nei tempi Ind. pres. pongo, poni, pone,
composti aus. Avere poniamo, ponete,
pongono.
Ind. pass. rem. posi, ponesti, pose,
ponemmo, poneste, posero.
Cong. pres. che io ponga, che tu ponga,
che egli ponga,che noi
poniamo,che voi poniate,
che essi pongano.
Imperat.pres. poni, ponga, poniamo,
ponete, pongano.
Part. pass. posto.

Potere nei tempi composti Indic. pres. Posso, puoi può possiamo
aus. Avere. potete possono
Indic fut. Sempl. Potrò ecc.
Congiunt. Pres. Che io possa che tu possa
che egli possa,che noi
possiamo, che voi possiate,
che essi possano
Condizion. pres. che io potrei ecc.

PREDILIGERE.. Nei tempi Ind. pass. rem. Predilèssi, predilegesti,


comp. aus. avere. predilèsse,ecc. predilèssero.
Part. pass. Predilètto.

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PRENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. presi,prendesti, prese,ecc
comp. aus. avere. .presero.
Part. pass. preso.
PROTEGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. protèssi, protèsse,
comp. aus. Avere protèssero.
Part. pass. protètto.
PUNGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. punsi, pungesti,punse,ecc.
comp aus. Avere punsero.
Part. pass. punto.
RADERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem, rasi, radesti,rase,ecc rasero.
aus. Avere Part. pass. raso.
REDIMERE. Nei tempi Ind. pass. rem. redènsi,redimesti,redènse,ec
comp. aus. Avere c. redènsero.
Part. pass. redènto.
REGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. ressi, reggesti, resse,ecc.
comp. aus. avere. ressero.
Part. pass. rètto.
RENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. resi o rendei, rese o rendè,
comp. aus. avere. resero o renderono.
Part. pass. reso.
RIDERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem. risi, ridesti,rise,ecc. risero.
aus. avere. Part. pass. riso.
RIMANERE.. Nei tempi Ind. pres. rimango, rimani, rimane,
comp. aus. Essere rimaniamo,rimanete,
rimangono.
Ind. pass. rem. rimasi, rimanesti .rimase,
ecc. rimasero.
Cong. pres. che io rimanga, che tu
rimanga, che
egli rimanga,che noi
rimaniamo che voi
rimaniate,che essi
rimangano.
Part. pass. rimasto.

PISPONDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. risposi, rispondesti,rispose,


comp. aus. Avere ecc. risposero.
Part. pass. risposto.
RODERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem. rósi, rodesti, róse,ecc.
aus. avere. rósero.
Part. pass. róso.
ROMPERE. Nei tempi Ind. pass. rem. ruppi, rompesti,ruppe,ecc.
comp. aus. Avere ruppero.
Part. pass. rotto.

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SAPERE. Nei tempi comp. Ind. pres. so, sai, sa, sappiamo,
aus.avere. sapete, sanno.
Ind. pass. rem. seppi, seppe, seppero.
Cong. pres. che io sappia, che tu sappia,
che egli sappia,che noi
sappiamo,che voi sappiate,
che essi sappiano.

Imper. pres. sappi, sappia, sappiamo,


sappiate,sappiano.
Ind. fut. sempl. : saprò, ecc.
Cond.pres. saprei, ecc.
Part. pass. saputo.
Il part. pres. Sapiente è usato solo come agg. o
sostantivo.
SCEGLIERE. Nei tempi Ind. pres. scelgo, scegli, sceglie,
comp. aus. avere. scegliamo, scegliete,
scelgono.
Ind. pass. rem. scelsi,scegliesti, scelse,ecc.
scelsero.
Cong. pres. che io scelga, che tu scelga,
che egli scelga, che noi
scegliamo, che voi
scegliate,che essi scelgano.
Imperat. pres. Scelga
Part. pass. scelto.
SCENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. scesi,scendesti, scese,ecc.
comp. aus. essere. scesero.
Nei limitati casi usato trans. Part. pass. sceso.
aus. avere.
SCINDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. scissi, scindesti,scisse,ecc.
comp. aus. avere. scissero.
Part. pass. scisso.
SCIOGLIERE. Nei tempi Ind. pres. sciolgo, sciogli, scioglie,
comp. aus. avere. sciogliamo,sciogliete,
sciolgono.
Ind. pass. rem. sciolsi, sciogliesti, sciolse,
ecc. sciolsero.
Cong. pres. che io sciolga, che tu
sciolga, che egli sciolga,
che noi sciogliamo,che voi
sciogliate, che essi
sciolgano.
Part. pass. sciolto.

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SCORGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. scorsi,scorgesti, scorse,ecc.
comp. aus, avere. scorsero.
Part. pass. scorto.
SCRIVERE. Nei tempi Ind. pass. rem. scrissi, scrivesti, scrisse,ecc.
comp. aus. avere. scrissero.
Part. pass. scritto.

SCUOTERE. Nei tempi Ind. pass. rem. scossi,scotesti, scosse,ecc.


comp. aus. Avere scossero.
Part, pass. scosso.
SEDERE. Nei tempi comp., Ind. pres. siedo o seggo, siedi, siede,
con la forma pronominale sediamo,sedete, siedono o
aus. essere. Nella forma seggono.
attiva richiede l’ausiliare Ind. pass. rem. sedetti o sedéi, sedesti,
avere sedette o sedé,
Nello stesso modo si sedettero o sederono.
coniuga il verbo possedere. Cong. pres. che io segga, che tu segga,
che egli
segga,che noi sediamo,che
voi sediate,che essi siedano
o seggano.
Imperat. pres. sieda o segga, siedano o
seggano.
Part. Pass. seduto.

SORGERE. Nei tempi Ind. Pass. rem. sòrsi, sorgesti, sòrse,ecc


comp. aus. essere. sòrsero.
Part pass. sòrto.
SPEGNERE Ind. pres. spengo, spegni, spegne,
Nei tempi comp. us. Avere spegniamo,spegnete,
spengono.
Ind. pass. rem. spènsi,spegnesti, spènse,
ecc. spènsero.
Cong. pres. che io spenga, che tu
spenga, che
egli spenga,che noi
spegniamo, che voi
spegniate, che essi
spengano.
Part. pass. spènto.

SPENDERE. Nei tempi Ind. pass. rem. spési, spendesti,spése, ecc.


comp. aus. avere. spésero.
Part. pass. spéso.

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SPINGERE. Nei tempi Ind. pass, rem. spinsi, spingesti,spinse,ecc.
comp. aus. avere. spinsero.
Part. pass. spinto.
SPORGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. sporsi, sporgesti,
comp. aus. Avere sporse,ecc. sporsero.
Part. pass. spòrto.
STRINGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. strinsi, stringesti,
comp. aus. Avere strinse,ecc. strinsero.
Part. pass. strétto.

STRUGGERE. Nei tempi Ind. pass. rem. strussi, struggesti,strusse,


comp. aus. avere. ecc .strussero.
Part. pass. strutto.
SVELLERE. Nei tempi Ind. pres. svello o svelgo, svelli,
comp. aus. Avere svelle, svelliamo,svellete,
svelgono.
Ind. pass. rem. svèlsi, svellesti, svèlse,ecc.
svèlsero.
Cong. pres. che io svelga, che tu svelga,
che egli svelga, che noi
svelliamo,che voi svelliate,
che essi svelgano o
svellano.
Imperat. pres. svelli, svelga, svelgano.
Part. pass. svèlto.
TENDERE. Nei tempi Ind. pres. tesi, tendesti, tese, ecc.
comp. aus. avere. Come tesero.
tendere i suoi composti Part. pass. teso.
attendere, estendere ecc.
TENERE. Nei tempi comp. Ind. pres. tengo, tieni, tiene, teniamo,
aus. avere. tenete tengono.
Nello stesso modo si Ind. pass. rem. tenni, tenesti, tenne, ecc.
coniugano: contenere, tennero.
ottenere sostenere. Cong. pres. che io tenga, che tu tenga,
che egli
tenga, che noi teniamo,che
voi teniate, che essi
tengano.
Imperat. Pres. tieni, tenga, tengano.
Part. pass. tenuto.

TERGERE Nei tempi Ind. pass. rem. tersi,tergesti, terse,ecc.


comp. aus. avere. tersero.
Part. pass. terso.

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TINGERE. Nei temp. Ind. pass. rem. tinsi, tingesti, tinse, ecc
comp. aus. Avere .tinsero.
Part. pass. tinto.
TOGLIERE. Nei tempi Ind. pres. tòlgo, togli, toglie,
comp. aus. avere. togliamo, togliete,tolgono.
Ind. pass. rem. tolsi, togliesti,tolse, ecc
tolsero.
Cong. pres. che io tolga, che tu tolga,
che egli tolga,che noi
togliamo,che voi togliate,
che essi tolgano.
Part. pass. tolto.

TORCERE. Nei tempi Ind. pass. rem. tòrsi, torcesti, tòrse, ecc.
comp. aus. avere. tòrsero.
Part. pass. tòrto.
. .
TRARRE. Nei tempi comp. Ind. pres traggo, trai, trae, traiamo,
aus. avere. traete,traggono
Come trarre si coniugano i Ind. pass. rem. trassi, traesti, trasse,ecc.
suoi composti: astrarre trassero.
contrarre, protarre. Cong. pres. che io tragga, che tu tragga,
che egli tragga,che noi
traiamo, che voi traiate,
che essi traggano.
Imperat. pres. trai, tragga, traiamo, traete,
traggano
Part. pass. tratto.

UNGERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem. unsi, ungesti, unse,ecc.
asus. Avere unsero.
Part. pass. unto.
VALERE. Ni tempi comp. Ind. pres. valgo, vali, vale, valiamo,
aus. essere, ma in alcuni usi valete, valgono.
anche ausiliare avere. Ind. pass. rem. valsi, valesti, valse,ecc.
valsero.
Cong. pres. che io valga, che tu valga,
che egli valga,che noi
valiamo,che voi valiate,
che essi valgano.
Imperat. pres. vali, valga, valgano.
Part. pass. valso.

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VEDERE. Nei tempi comp. Ind. pres. vedo o veggo, vedi, vede,
aus. Avere vediamo vedete, vedono o
veggono.
Ind. pass. rem. vidi, vedesti,vide, ecc.
videro.
Cong. pres. che io veda o vegga, che tu
veda,
che egli veda,che noi
vediamo,che voi
vediate, che essi vedano o
veggano.
part. pass. veduto o visto.

VINCERE. Nei tempi Ind. pass. rem. vinsi, vincesti,vinse,


comp. aus, avere ecc. vinsero.
Part. pass. vinto.
VIVERE. Nei tempi comp. Ind. pass. rem. vissi, vivesti,visse, ecc.
aus, essere con la forma vissero.
intrans; avere con la forma Part. pass. vissuto.
trans.
VOLERE. Nei tempi comp. Ind. pres. voglio oppure vo', vuoi,
aus. avere se ha valore a vuole,vogliamo, volete,
sestante; essere ed avere se vogliono.
serve un altro verbo. Ind. pass. rem. volli, volesti, volle,ecc
Dipende l’ausiliare che vollero.
richiede il Cong. pres. che io voglia, che tu voglia,
verbo che regge. che egli
voglia,che noi vogliamo,che
voi vogliate, che essi
vogliano.
Imperat. pres. vuoi, voglia, vogliano
Part. pass. voluto.

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3)VERBI IRREGOLARI DELLA TERZA


CONIUGAZIONE
APPARIRE. Nei tempi Ind. pres. appaio o apparisco,
composti aus. essere. appari o apparisci, appare
Come apparire si o apparisce, appariamo,
coniugano: parere, apparite, appaiono o -
comparire scomparire, appariscono.
riapparire. Ind. pass. rem. apparii o apparvi o
apparsi, apparisti

Cong. pres. che io appaia o apparisca,


ecc.
Imperat. pres. appari o apparisci, appaia
o apparisca, appaiano o
appariscano.
Part. pass. apparso.
APPLAUDIRE. Nei Ind. pres. applaudo o applaudisco,
tempi comp. aus. Avere ecc.
Cong. pres. che io applaudisca o
applauda, ecc.
Imperat. pres. applaudisci o applaudi,
applaudiscano o
applaudano.
APRIRE. Nei tempi Ind. pres. apro, apri, apre, apriamo,
comp. aus. avere. aprite,aprono.
Ind. pass. rem. aprii o apersi, aprì o
aperse, aprirono o
apersero
Part. pass. aperto.

ASSALIRE. Nei tempi Indic. pres. assalgo o assalisco, assali


comp. aus. Avere o assalisci,
assale o assalisce,
assaliamo, assalite,
assalgono o assaliscono.
Cong. pres. che io assalga o assalisca,
che tu assalga o assalisca,

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che egli assalga o
assalisca,che noi
assaliamo,che voi
assaliate, che essi
assalgano o assaliscano.
Imperat. pres. assalisci o assali,
assalisca o assalga,
assaliscano o assalgano.
ASSORBIRE. Nei tampi Ind. pres. assorbo o assorbisco,
comp. aus. avere. assorbi o assorbisci,
assorbe o assorbisce,
assorbiamo, assorbite,
assorbono o assor-
biscono.
Cong. pres. che io assorba o
assorbisca, che tu
assorba o assorbisca, che
egli assorba o assorbisca,
che noi assorbiamo,
che voi assorbiate, che
essi assorbano
o assorbiscano.
Imperat. pres. assorbi o assorbisci,
assorba o assorbisca, ecc.
CAPIRE. Nei tempi Ind. pres. capisco, capisci capisce,
composti aus. Avere capiamo,capite,
capiscono.
COMPIRE. Nei tempi Ind. pres. compio o compisco,
comp. aus. Avere compi o compisci,
compie o compisce,
'compiono o compiscono.
Cong. pres. che io compia o
compisca, che tu
compia o compisca, che
egli compia o compisca,
che noi compiamo,
che voi compiate, che
essi compiano .
o compiscano.
Imperat. pres. compi o compisci,
compia o compisca,
compiano o compiscano.
COPRIRE. Nei tampi Ind. pres. copro, copri, copre,
comp, aus, avere copriamo, coprite,
coprono.
Ind. pass. rem. coprìi o copersi,copristi,

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coprì o coperse,
ecc. coprirono o
copersero.
Part. pass. coperto.

COSTRUIRE. Nei tempi Ind. pass. rem. costruìi o costrussi,


comp. aus. Avere costruí o costrusse,
costruirono o costrussero.
Part. pass. costruito o costrutto.
DIRE. Nei tempi comp. Indic. Pres. dico, dici, dice, diciamo,
aus. avere. dite, dicono:
Imperf. dicevo, dicevi ecc.
Pass. Rem. dissi,dicesti,disse,dicem
mo,diceste,dissero.
Cong. Pres. Che io dica,che tu dica,
che egli dica,che noi
diciamo, che voi
diciate,che essi, dicano
Cong.imp. dicessi ecc.
Condiz. Pres. direi. diresti ecc.
Imperat. Pres. dì, dica, diciamo.
dite,dicano
Part. Pres. dicente
Part. Pass. detto.
INGHIOTTIRE. Nei Ind. pres. inghiotto o inghiottisco,
tempi comp. aus. avere. ecc.
Cong. pres. che io inghiotta o
inghiottisca, che tu
inghiotta o inghiottisca,
che egli inghiotta o
inghiottisca,che noi
inghiottiamo, che voi
inghiottiate,che essi
inghiottano
o inghiottiscano.

Imperat. pres. inghiotti o inghiottisci,


inghiotta o inghiottisca,
inghiottano o inghiotti-
scano.
MENTIRE. Nei tempi Ind. pres. mento o mentisco, ecc.
comp. aus. Avere Cong. pres. che io menta o mentisca,
ecc.
Imperat. pres. menti o mentisci, ecc.
MORIRE.Nei tempi Ind. pres. muoio, muori, muore,
comp.aus. essere moriamo, morite,

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muoiono.
Cong. pres. che io muoia, che tu
muoia, che egli
muoia,che noi
moriamo,che voi moriate
che essi muoiano.
Imper. pres. muori, muoia, morite,
muoiano.
Ind. fut. sempl. morirò o morrò, ecc.
Cond. pres. morirei o morrei, ecc.
Part. Pass. morto.
NUTRIRE. Nei tempi Ind. pres. nutro o nutrisco, nutri o
comp. aus. avere. nutrisci, nutre o nutrisce,
nutriamo, nutrite,
nutrono o nutriscono.
Cong. pres. che io nutra o nutrisca,
ecc.
Imperat. pres. nutri o nutrisci, nutra o
nutrisca, nutrano o
nutriscano.
PERVERTIRE. Nei Ind. pres. perverto o pervertisco,
tempi comp. aus. Essere ecc.
Cong. pres. che io perverta o
pervertisca, ecc.
Imperat. pres. perverti o pervertisci,
perverta o pervertisca,
pervertano o
pervertiscano.
SALIRE. Nei tempi Ind. pres. salgo, sali, sale, saliamo,
comp. aus, essere. salite, salgono.
Se usato Cong. pres. che io salga, che tu salga,
transitivamamente, avere che egli salga, che noi
saliamo,che voi saliate,
che essi salgano.
Imperat. pres. sali, salga, salite,
salgano.
SEPPELLIRE Part. Pass. seppellito o sepolto.
UDIRE. Nei tempi comp. Ind. pres. odo, odi, ode, udiamo,
aus. Avere udite, odono.
Cong. pres. che io oda, che tu oda,
che egli oda,che noi
udiamo, che voi
udiate,che essi odano.
imperat. Pres. odi, oda, udite, odano.
USCIRE. Nei tempi Ind. pres. esco, esci, esce, usciamo,
comp. aus. essere. uscite,escono.

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Cong. pres. che io esca, che tu esca,
che egli esca, che noi
usciamo, che voi usciate,
che essi escano.
Imper. pres. esci, esca, uscite, escano.
VENIRE. Nei tempi Ind. pres. vengo, vieni, viene,
comp. aus. Essere. veniamo,venite,vengono
Ind. pass. rem. venni, venisti, venne, ecc
vennero.
Cong. Pres. che io venga, che tu
venga, che egli venga,
che noi veniamo,che voi
veniate,che essi vengano.
Imperat. pres. vieni, venga, venite,
vengano.
Part. pres. veniente o vegnente.
Part. pass. venuto.
.
Esercizi.
1)Dopo aver letto il seguente passo scrivi che cosa è per te la
libertà.

Lentamente prendemmo a salire e nell’avvicinarsi alla sala


di ricevimento, si udivano voci che s’incrociavano e
davano un rumore di api nell’ alveare.
Entrammo. La sala era discretamente illuminata e ci
andammo a sedere nelle prime file.
Volevo continuare a parlare con lei, e non riuscivo a
trovare un soggetto adatto. Pensai tante cose da dirle, ma
tutte mi sembravano così banali che le rifiutavo non
appena si formulavano nella mia testa. Intanto pensavo che
mi avrebbe giudicato un musone antipatico. Per fortuna, di
fronte a noi apparvero tre uomini dietro la cattedra ed uno
di essi provò il microfono. Un attimo dopo il conferenziere
che era nel mezzo dei due prese a dire.
Amici, se questa sera stiamo qui a parlare di libertà, lo
dobbiamo alla nostra forza innovativa e democratica, la
quale è stata capace di abbattere la tirannia e debellare il
comunismo che ci ha tenuti schiavi per tanti decenni.
Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti Ed. Napoli

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2)Scrivi dieci proposizioni con i tempi semplici dell’indicativo
presente dei verbi: fare, dire, venire, udire.
3) Scrivi dieci frasi composte dell’indicativo presente di: uscire,
salire.

Tracce di tema.

1) Anche alla tua età vi sono ragazzi che protestano: quali sono i
motivi più ricorrenti?
2)Perché c’è una materia che preferisci a tutte le altre?
3)Le responsabilità degli adulti verso le nuove generazioni.

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CAPITOLO 22.
GLI AVVERBI
L’avverbio è una parte invariabile del discorso,
con valore determinativo, che aggiunto ad un
verbo, ad un aggettivo o ad un altro avverbio, ne
specifica e ne cambia il significato.
Vediamo. Oggi piove. Abbiamo un'idea generica del
piovere. Oggi piove lentamente. Abbiamo aggiunto
all’idea del piovere, lentamente, che è una
determinazione. Oggi piove violentemente.
Abbiamo aggiunto un diverso avverbio e abbiamo
modificato l’azione del piovere. Infatti, nella prima
frase abbiamo un' idea sommaria, nella seconda
frase abbiamo l’idea di una pioggia che scende
lentamente, nella terza abbiamo l’idea di un piovere
a diluvio.
Come abbiamo visto, con l’aggiunta di un avverbio,
possiamo meglio determinare l’azione espressa dal
verbo.

L’avverbio, secondo l’agire che determina, si


distingue in vari tipi:

1)Di modo
2)di luogo
3)di tempo
4)di quantità
5)di affermazione, negazione, dubbio
6)locuzioni avverbiali.

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1)Gli avverbi di modo.
Gli avverbi di modo detti anche di maniera sono: bene,
male, meglio, peggio, così, adagio, volentieri, invano,
piano, forte, altrimenti.

2)Gli avverbi in mente si ricavano da un qualsiasi


aggettivo singolare, con le seguenti differenze.
Se l’aggettivo termina in o passa al femminile in a,
più mente. Es.: da caro-cara = caramente; da aspro -
aspra = aspramente; se invece l’aggettivo termina in e
si aggiunge solo mente: Es.: costante, costante + mente,
costantemente. Dolce, dolce + mente, dolcemente.
Fanno eccezione nel gruppo degli aggettivi in e:
gentile, singolare, celere e tanti altri, i quali perdono la
e, prima di mente: gentile, gentilmente; singolare,
singolarmente; celere, celermente.
Altri, pur terminando in e come male, passano la e in a:
male mala-mente.

Visto che gli avverbi di modo derivano dagli


aggettivi, come questi possono avere il comparativo
e il superlativo.
a) Comparativo di uguaglianza. Es.: Sei bravo tanto
intimamente quanto esteriormente.
b) Comparativo di minoranza. Es.: La madre
camminava meno velocemente della figlia.
c) Comparativo di maggioranza. Es.: La figlia
camminava più velocemente della madre.

3) Gli avverbi di luogo sono quelli che precisano il


posto, il luogo dove si svolge l’azione espressa dal
verbo. I più noti sono: dove, ove, dovunque, giù,
quassù, quaggiù, lassù, sopra, sotto, accanto, avanti,

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dietro, vicino, lontano, oltre, altrove, dentro, fuori.

Meritano una particolare attenzione alcuni del


secondo gruppo, perché non si accentano. Essi
sono.
Qui, qua, su. Quest’ultimo viene accentato con
un prefisso. Es.: quassù.
Lì, là si accentano per distinguerli dagli articoli e
dai pronomi (come già è stato detto).
In ultimo non si devono confondere ci, vi, ne con le
particelle pronominali. Vediamo: Tu non ci vieni, ci
avverbio = in quel luogo ; Il preside ci raccomandò,
ci pronome = a noi.
Andammo in piazza e vi restammo. Vi avverbio = in
quel luogo. Il consiglio vi avvertì; vi pronome =
avvertì voi. Partivamo per la scuola e ne tornavamo
alle quattordici; ne avverbio = da quel luogo. Ci
disse che ne dovevamo rendere conto. Ne pronome.
= Noi dovevamo rendere conto di qualcosa.

4)Gli avverbi di tempo precisano un determinato


momento in cui avviene un’azione. Essi sono.
a)Ora, allora, ancora, oggi, domani, ieri, posdomani,
prima, poi, dopo, immediatamente, presto, tardi,
stasera, stanotte, spesso, sempre …
b)Alcuni avverbi di tempo possono avere le forme
comparative e superlative: presto, raramente, tardi;
tanto, meno. Es.: più tardi-tardissimo, molto tardi,
assai tardi.
5)Gli avverbi di quantità determinano la portata
quantitativa. I più noti sono. Molto, assai, poco,
troppo, parecchio, abbastanza, meno, più, affatto,
appena.

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Il comparativo di molto è più. Meno è il
comparativo di poco. Da evitare l’espressione; più
poco. Inoltre, molto e poco hanno il superlativo:
moltissimo, pochissimo.

6)Gli avverbi di affermazione, negazione, dubbio,


specificano una nostra sicurezza, un nostro dubbio.
Es.:Vieni con me? Chiediamo per sapere una
risposta che può essere:
a) Di affermazione; sì, certo, appunto, sicuro,
certamente, sicuramente, indubbiamente,
precisamente. …
b) Di negazione: no, non, neanche, giammai,
neppure. …
c) Di dubbio; forse, probabilmente, possibilmente,
quasi. …

7)Le locuzioni avverbiali più note sono:

a)Di modo; alla svelta, piano piano, zitto zitto, di


corsa, in fretta, in fretta e furia, a precipizio. …
b)di luogo; lì dentro, là fuori, a sinistra, di fronte,
di sopra. …
c)di tempo; ora o mai più, all’alba, poco fa, di tanto
in tanto, per sempre. …
d)di quantità: di meno, di più , all’incirca, press’a
poco, né più né meno. …
e) di affermazione: sì, per l’appunto, di sicuro,
senz’altro, senza dubbio. …
f)di negazione; no, niente affatto, neppure per idea,
nemmeno per sogno. …
g)di dubbio; chissà mai, caso mai, quasi quasi. …

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Concludiamo nel richiamare l’ attenzione a non
confondere gli avverbi di quantità con gli aggettivi
indefiniti della stessa forma. Vediamo:
Hai mangiato troppo (avverbio).
Hai troppo impegno (aggettivo).
Per riconoscere se si tratta di avverbio o aggettivo, è
meglio affidarsi a questa semplice regola. Se il
termine resta a fine frase e quindi è da solo, è
avverbio, se invece il termine accompagna un’altra
parola è aggettivo. La stessa cosa è valida per
distinguere l’aggettivo dal pronome. Le mie
(aggettivo) ragioni e le tue (pronome). Se avessi
detto: le mie ragioni e le tue ragioni erano entrambi
aggettivi.
Esercizi.
1)Ritrova gli avverbi che sono nel presente brano e dì la
natura di essi, elencando gli altri avverbi simili che
conosci.
‐ Non me ne importa, voglio restare qui. Non voglio nemmeno 
pensare.  Voglio  provare  un  attimo  particolare  ed  inebriarmi  di 
nullità. Oggi tutto mi pare anomalo, quando nemmeno padre e 
figlio si comprendono. Quali pensieri  mi vengono stasera, sarei 
capace  di  dire  le  cose  più  pazze  e  sfidare  i  vecchi  draghi  delle 
favole. Stasera, forse nel mio dolore, sono al crocevia della vita. 
In  un  attimo  mi  sto  sentendo  diverso.  Il  tempo  e  le  avversità 
stanno pesando anche sulla mia testa. Guardò intensamente la 
sorella e continuò: 
‐  Vai  tu  Milanca,  tra  poco  ti  seguirò.  Voglio  ricordare  questa 
sera, te e Pietrabianca! Ancora una pausa e il giovane riprese:‐ 
Certe volte sono convinto che l'anima di nonno è qui, mischiata 
tra  di  noi  e  si  offende  quando  vogliamo  andar  via.  Ora  voglio 
provare questo, vai tu, verrò presto anch'io. 
La ragazza mosse i primi passi nell'oscurità e scomparve. 
Dal romanzo “Pietrabianca” ed. Ferraro Napoli. 

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2) Scrivi cinque frasi con gli avverbi di modo e cinque
con gli avverbi di luogo.
3) Fai dieci frasi con gli avverbi di affermazione,
negazione, dubbio.

4)COME INTERPRETARE UN PERSONAGGIO (don


Abbondio).

Qui diamo un esempio di come possa essere


interpretato un personaggio. L’argomento che ti
potrebbe essere proposto per tema.
Prendiamo don Abbondio, personaggio conosciuto
da tutti. Molti hanno di lui un pessimo giudizio
perché, il prete non volendo, per paura di don
Rodrigo, sposare Renzo e Lucia, causa loro mille
guai. La storia è finita e ciao, ciao.
La questione non sta veramente così. Per giudicare
don Abbondio bisogna vederlo attraverso un altro
profilo, attraverso considerazioni più complete, più
direttamente collegate al suo momento storico.
Qui non ci possiamo prolungare, per ovvie ragioni,
ma sinceramente ne varrebbe la pena. Pertanto,
indichiamo solo alcuni punti di riflessione.
“Don Abbondio non era nato col cuore da leone”.
Dice Manzoni. Lo stesso don Abbondio dirà al
cardinale Federico “ …che uno la paura non se la
inventa”. Basterebbero queste due frasi per non
condannare il nostro personaggio. Infatti: se una
persona è nata paurosa che cosa ci può fare?
Niente, l’unica colpa è di madre natura.
Continuiamo. Sul suo cammino si presentano due
ceffi e lo minacciano solennemente di non fare quel

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tale matrimonio. Il curato cerca di difendersi, ma
capisce che tutto sarà inutile. Quella gente non
minaccia inutilmente e poi, mandati da don Rodrigo;
uomo di particolare cattiveria, che vive in un
momento, quando tutto era possibile, fare anche un
delitto e restare impunito.
Don Abbondio queste cose le sa bene. Allora
vediamo. Entra tu nei suoi panni e trasportiamo la
vicenda nei nostri giorni.
Una sera bel bello stai tornando a casa, quando due
della malavita, gente della mafia, ti avverte di non
fare quella tal cosa, al contrario hai finito di vivere.
Tu, pur essendo un coraggioso (e don Abbondio non
lo era), che cosa decidi di fare? Sfiderai
l’avvertimento dei due oppure cercherai di
accontentarli? Tu, forse faresti anche peggio di don
Abbondio. Il curato, in fondo, non disse mai di non
voler maritare i due promessi, cercò di tirare a lungo
la questione con la speranza che qualcosa, nel
frattempo, succedesse.

Tracce di tema.

1)Per l’educazione stradale, la scuola è ancora alla


ricerca di una soluzione. Quale dovrebbe essere
quella più opportuna?
2) Sei convinto che la maggiore educazione stradale
sta nella propria educazione e responsabilità?
3) Al posto di quale materia metteresti l’educazione
stradale?

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CAPITOLO 23

LE PREPOSIZIONI
Le preposizioni sono quelle particelle invariabili che
si mettono davanti ad altre parole per formare un
complemento.
Esse si dividono in proprie ed improprie.
1) Le Preposizioni proprie possono essere:
a)semplici: di, a, da, in, con, su, per, fra, tra.
b)composte: le semplici più gli articoli: il, lo, la, i,
gli, le. Vediamo il quadro.

Il lo la i gli le

di…..del…..dello..della…dei…degli…delle

a…...al……allo…alla…...ai….agli…...alle

da….dal…..dallo..dalla….dai...dagli….dalle

in….nel nello...nella….nei...negli….nelle

con col…………………..coi………………

su….sul…...sullo...sulla…sui…sugli….sulle

per………………………..pei………………

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2)Preposizioni improprie.
a)Si dicono improprie quelle parole che oltre ad
avere la funzione di preposizioni, possono essere
anche avverbi. Esse sono:
davanti, avanti, dietro, sopra, sotto, oltre, contro,
dentro, fuori, prima, dopo, intorno, malgrado, vicino,
lontano.
Per renderci conto quando le sopraddette parole hanno
funzione di preposizioni, si deve fare la prova: sono tali
se reggono un aggettivo, un pronome, un verbo,
formando un complemento.
Sono invece avverbi allorché modificano il verbo.
Vediamo.
Serena è davanti ( avverbio), Serena va davanti a
noi.(preposizione),
Mio padre è sopra avverbio). Mio padre è sopra alla
mansarda (preposizione).
3)Locuzioni prepositive:
Le proposizioni prepositive risultano dall’unione di
più parole. Es.: In luogo di, per mezzo di, al di là di,
accanto a, insieme con, in mezzo a, prima di, dopo di,
fino a, a favore di, in difesa di, alla presenza di, a causa
di, a guisa di…
Attenzione quando le preposizioni articolate sono
davanti ai nomi di opere si scrivono; scisse: La critica
de “I Promessi Sposi”, saggio su “La Gerusalemme
liberata”.
Non confondere tra preposizione e proposizione.
Es.: di, a, da, con ecc. sono preposizioni. Mario
legge il giornale. E’ una proposizione, cioè è
l’insieme di più parole con senso compiuto.

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Esercizi.

1)Ritrova le preposizioni nel seguente passo

La donna non si era convinta delle risposte del figlio e la sera,


molto preoccupata, ne parlò col marito, accusandolo però,
che per il lavoro, aveva trascurato la famiglia. In verità la
delusione che la donna aveva provato con il figlio, si
riversava sul marito, colpevole, secondo lei, di tutto. Il
dirigente, per vedere chiaro in quella questione, si assentò dal
lavoro per alcuni giorni e prese a interessarsi più da vicino
del figlio. Per prima cosa si recò a scuola e qui i professori
delle varie materie, dissero la stessa cosa e cioè: - Quando
Francesco era arrivato, aveva dato buona impressione e il
ragazzo si era dimostrato molto impegnato, però da qualche
tempo non faceva gran che. Era distratto e non si applicava.
Il dirigente non riferì niente al figlio, intenzionato a scovare
che cosa stesse combinando e incominciò a tenerlo d’occhio
in casa e quando usciva. In quest'occasione vide che si
accompagnava con i ragazzi del quartiere, i quali si
spostavano per la città frequentando ambienti non troppo
raccomandabili. Il giorno seguente del suo pedinamento li
vide entrare in un piccolo giardino pubblico e rompere i
sedili, poi avvicinarsi ad una giovane pianta e rompere i suoi
ramoscelli. Il povero uomo fu tentato di scatenarsi contro di
loro, ma pensò che convenisse non immischiarsi nelle azioni
di quei ragazzacci, dei quali, purtroppo, vi faceva parte
anche Francesco.
Dai racconti e novelle “La verità vista con i tuoi occhi” Ed.
Ferraro

2)Scrivi cinque frasi con le preposizioni semplici e


cinque con le preposizioni articolate.
3)Fai dieci frasi con le locuzioni propositive.

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4)COME EDUCARSI ALLA TOLLERANZA.

Parlare di tolleranza non è facile se non si mettono da


parte i nostri difetti, tutti i nostri egoismi e tante altre
passioni. Non è facile, perché la tolleranza diventa
un’arte che troppi pochi uomini conoscono. Troppo
pochi ne nascono in un mondo di affari, teso alla
prevaricazione dell’individuo sull’individuo. Non è
facile a causa della cattiveria che ci circonda, delle
maldicenze, del desiderio dell’arricchimento e via di
seguito. Non dimentichiamo il rifiuto di comprendere
tanta povera gente, tanti disabili. La storia della miseria
umana è lunga. Sono pieni i marciapiedi delle città, le
panchine dei giardini pubblici. C’è la mano tesa a
chiederci qualcosa e ancora e ancora … Ma questa
benedetta tolleranza dov’è, chi ce l’ha? Pare che tutti
conoscono i pregiudizi, gli assurdi pregiudizi che si
sono creati, anche tra due assurde Italie, ma nessuno
pensa a risolverli.
Colui che tollera è una persona che non desidera
imporsi sul proprio simile e che non si crede diversa,
più importante,. di un altro suo simile. E non si sentirà
ostile verso uno straniero, un mendicante, poiché ha
capito che al di là di ogni formalità, di ogni religione, di
ogni situazione esiste un uomo che è come lui e come
lui ha bisogno di casa, letto, cibo e soprattutto ha
bisogno di difendere la sua dignità di uomo, poiché al
di là della perdita di questa, non gli resta più niente. La
dignità è quella grande forza capace di scegliere, di dar

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forza ai pensieri per rendersi degna proprio di se stessa.
Ora mettiamoci anche noi nelle condizioni di una marea
di gente, che ha bisogno e vediamo l’indifferenza del
nostro simile, se non l’insulto e le minacce. In queste
condizioni, che cosa proveremmo? Dov’è andata a
finire la nostra dignità? Chi ci darà una mano per
sollevarci dalla disperazione che ci investe? Come,
come fare, quando tutti sono sordi e ciechi vicino a noi?
Se non avessimo dove dormire e per di più avessimo
fame, in quale disperata dimensione ci troveremmo?
Riconoscere questa verità, sposare questa realtà ci
aiuterà davvero ad essere più tolleranti verso tutti e
soprattutto verso chi ne ha bisogno.
Se riuscissimo a sollevarci con la comprensione,
certamente la tolleranza ci farebbe sentire più felici e
degni di essere uomini.

Tracce di tema.

1)In una società piena di odio e di violenza è diventato


come non mai necessario aver fede nella giustizia e
nella pace.
2) Se il futuro lo vogliamo migliore, dobbiamo pensarci
oggi. Sai dire in che modo?
3) Delinea la figura di un personaggio odierno che si
batte per un mondo migliore.

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CAPITOLO 24.
LA CONGIUNZIONE

La congiunzione serve ad unire due elementi di una


stessa proposizione o di due proposizioni.
Esse possono essere semplici, se hanno una sola
parola; e, ma, se, anche, come, né. …
Composte se comprendono due parole; oppure o+
pure, ovvero o+vero, eppue e+pure, neanche ne+anche,
affinché a+fin+che, perché per+ che, purché pur+che…
Inoltre possono essere coordinative e subordinative.
E’ qui dobbiamo fare le seguenti osservazioni.
1)Le coordinanti si dividono in:
a) Copulative; e, ed, né, nemmeno, pure. Es.: Daria e
Giuseppe sono fratelli. Giacomo né studia né lavora.
b) Disgiuntive; o, oppure. Servono a separare concetti
opposti, in modo che l’uno esclude l’altro. Es.: Tutti mi
ascoltino oppure vadano via. Il nonno beve vino o birra.
c)Aggiuntive; anche, inoltre, altresì; servono per
evidenziare un altro termine. Es.: Sta scendendo la
notte, ed inoltre siamo stanchi.
d)Avversative; ma, però, tuttavia, eppure, invece,
bensì; servono ad unire due concetti opposti. Es.:
Questa macchina è vecchia, ma va bene. Sei bella, ma,
antipatica.
e)Conclusive; perciò, quindi, pertanto, dunque;
servono a concludere quanto è stato detto
anticipatamente. Es.: Ti voglio bene, perciò t’invito a
casa mia.
f) Dichiarative; infatti, difatti, cioè; servono a dare
chiarificazione a proposizioni condizionali. Es.: dici il

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vero, infatti ti credo. Se tu venissi, mi rifaresti contento.
g)Comparative; come, nel modo che. Introducono una
proposizione comparativa: Tu canti come Pietro. Egli si
comporta nel modo che si rende antipatico.
h) Dubitative; se, perché, come. Introducono una
proposizione dubitativa. Es.: Non so se farò bene a
darti la moto. Ti domando come farai.
i) Correlative; e…e, né….né, o….o, sia….sia…
servono a mettere in relazione due termini. Es.: né
piango né rido. Sia che tu venga sia che tu non venga, è
la stessa cosa. O mangi la minestra o ti butti dalla
finestra.

2) Le subordinanti stabiliscono un rapporto tra la


proposizione principale o reggente con la
subordinativa. Esse si dividono in:
Dichiarative; che, come.
Introducono una proposizione soggettiva o oggettiva.
Es.: Ti assicuro che verrò da te. Tutte vogliamo essere
belle come te.
Causali; perché, poiché, giacché.
Introducono una proposizione causale. Es.: Sei stato al
mare, perché l’hai meritato.
Temporali; quando, allorché, allorquando, mentre,
finché, appena. …; introducono una proposizione
temporale. Es.: Pioveva quando arrivarono gli amici.
Mentre dici queste cose mi arrabbio.
Finali; perché, affinché, al fine che. …;
Introducono una proposizione finale. Es.: La mamma
sgridò Andrea perché non la disturbasse. Il babbo ci
premiò affinché restassimo a casa.
Consecutive; così che, in modo che.…;
Introducono una proposizione consecutiva.

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Fernando è così gentile che tutti lo amano. Ti sei in tal
modo allenato che hai vinto.
Concessive; benché, sebbene, quantunque, per quanto.
Introducono una proposizione concessiva. Es.: Sebbene
sia giovane è molto giudizioso.
Quantunque io vi abbia avvertito, lo avete fatto lo
stesso.
Modali; come, siccome, comunque, quasi. …;
introducono una proposizione modale. Es.: Quantunque
piova, usciamo. Siccome sei venuto parliamone.
Condizionali; se, qualora, a patto che, purché. …;
introducono una proposizione condizionale. Es.: Ti ho
chiesto, se facevo bene. Se tornassi indietro, farei
tutt’altro.
Eccettuative; fuorché, tranne che, salvo che. …;
introducono una proposizione eccettuativa. Es.: Gli
operai lavorano tutti i giorni, tranne il sabato. Egli fece
tutto, fuorché quello che gli avevo detto.
Interrogative; perché, come.
Introducono un pensiero interrogativo. Es.:Ti ho chiesto
perché sei arrivato con ritardo.

Esercizi.
1)Analizza le proposizioni nel seguente brano.
Il giovane si accasciò , ma prima che toccasse il suolo, un
operaio lo aveva afferrato e lo deponeva per terra con tutta
la delicatezza possibile.
Un altro operaio, quello che più aveva avuto a che dire
con lui , afferrato l'attentatore lo teneva nelle sue braccia,
in una morsa di ferro.
Nel medesimo istante un grido si levò tra la folla smarrita
ed inconsapevole:
- Hanno sparato Lorenzo! Hanno sparato Lorenzo!

214

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La moltitudine scompigliandosi in un grido feroce fece
eco:
- Hanno sparato Lorenzo.
Dal romanzo “Per sempre filantropia” ed. Ferraro
Napoli.

2) Scrivi cinque proposizioni coordinanti avversative e


cinque correlative.
3) Scrivi cinque proposizioni subordinanti temporali e
cinque comparative.

4)COME RACCONTARE UN AVVENIMENTO.

Ogni giorno, in ogni angolo della terra avvengono


mille avvenimenti lieti o tristi. Tu ti trovi di fronte ad
una situazione che ti scuote e la vuoi raccontare, come
farai? Vediamo alcune regole a cui puoi fare
riferimento.
1)Ti devi chiedere a chi è destinata l’esposizione. Per
esempio, se è inviata alle autorità, devi usare un
linguaggio rapido, ma nello stesso tempo chiaro e
preciso. Devi bandire ogni retorica e lungaggine che
non servirebbero a niente, ma solo ad infastidire colui
al quale è diretta.
2) Se è inviata ad un giornale devi usare lo stile
giornalistico che è scevro di ornamenti inutili alla
vicenda narrata. Devi esporre i fatti nudi e crudi come
sono avvenuti e come si sono svolti. Deve sembrare
quasi un’inchiesta giudiziaria. Qui il tuo giudizio lo
puoi far trapelare in una riga, in un aggettivo, ma niente
più. Il cronista narra i fatti e non li commenta. Devono
essere i lettori a tirare le somme di quello che è stato

215

pagina n.215 193868_interno.pdf


scritto.
3)Se vuoi fare un racconto vero e proprio, allora ti puoi
permettere di divagare. Ma qui devi fare un’altra
distinzione: devi sapere se il racconto serve a riprodurre
la verità. Nel primo caso narra i fatti rigidamente
aggiungendo qualche sostantivo o aggettivo in più,
tanto per ornare meglio la frase. Il tono sarà più aperto
e più descrittivo.
Se vuoi il testo letterario, allora devi descrivere con
molta accuratezza paesaggi, personaggi che ivi si
muovono ed agiscono. Lo stile deve essere più
ricercato con qualche rapido commento personale, ma
ciò deve accadere sempre in una forma rapida, concisa
e con pochi aggettivi. Vediamo un esempio.
4)Se devi descrivere un uomo sotto al sole spero che
non ti metterai a dire: “Faceva caldo … e l’uomo
cercava. ….; oppure : “L’uomo sotto ai raggi del sole
cocente cercava di ripararsi all’ombra.” Tu puoi dire
soltanto: “L’uomo sudava.” Con questo hai detto tutto,
lasciando a chi legge l’apertura per le proprie
considerazioni.

Tracce di tema.

1)Tu credi che la scuola italiana educhi abbastanza?


Spiega i motivi se sei per un sì o per un no.
2)Molti adolescenti lasciano la scuola prima di aver
terminato il suo corso. Sai dire per quali motivi?
3)Ricattare una persona è un’azione immorale. Se sai di
qualche ricatto raccontalo,oppure immaginalo.

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CAPITOLO 25
L’INTERIEZIONE
L’interiezione è un' esclamazione che esprime una
reazione spontanea dell’animo: gioia, stupore,
impazienza, sdegno, dolore, rabbia, minaccia.
Nella forma più semplice essa viene espressa da una
sola emissione di voce, spesso prolungata
nell’intonazione. Se prendiamo ahi! e l’andiamo ad
analizzare in due frasi diverse, essa prende tono e
valore differente. Vediamo: “Ahi! come mi fa male.”
Abbiamo qui un’espressione di dolore e il tono è
elevato e sofferto. Se al contrario diciamo: “Ahi in che
classe mi trovo.” Abbiamo un’altra espressione che è
quella di rammarico e di fastidio.
Le interiezioni sono invariabili e di esse si fa molto
uso nel parlare quotidiano, senza accorgercene, e
vengono spesso usate dagli scrittori per dare alle loro
frasi un particolare rilievo.
Possono essere.
1)Semplici; oh!, ha!, eh!, eh!, uh!, ahi!, ehi!, ih!,bah!,
uff!, uffa!, auf!, mah!, brr!, sst! magari!, forza!,
coraggio! …
2)Composte; se formate da due parole: ehilà! Ahimé!
orsù! suvvia! perbacco! Ohimé!
3)Sono improprie; quando, una parola viene usata
come esclamativa: Peccato! Vergogna! Misericordia!
Dagli! Senti! Vedi! Cielo! Maledizione!...
4)Sono locuzioni esclamative; quando formano due
parole. Poveri noi! Mamma mia! Me sventurato! Al
diavolo! Che schifo! Va bene!...

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4)Le onomatopee.
Le voci onomatopeiche si chiamano così, perché
tendono a riprodurre i suoni dalla natura e degli
animali. Es.: Bau-bau, miau, chicchirichì, tic-tac, din-
don…
La parola interiezione significa: porre in mezzo,
frapporre, intercalare.

Esercizi.
1)Fai un piccolo commento alla seguente poesia.
TUTTO E’ PERDUTO.
Il folle sogno è morto.
Non più paradisi terrestri
Non più fanciulle
Danzanti ed amori sognati.
Non più bimbi felici
Crescenti
Tra miraggi e balocchi.
Addio dolcezze di donne
Traviate da un mondo ostile!
Vanità punita
E pace perduta
Da “Follie d’agosto” UniBooh

2)Scrivi cinque proposizioni con un' interiezione


semplice e cinque con una interiezione composta.
3) Formula cinque proposizioni con una locuzione
esclamativa e cinque, con voce onomatopeica.

4)IMPARA AD ASCOLTARE
Imparare ad ascoltare (per crescere).
Imparare ad ascoltare è una disciplina difficile.
Ascoltare significa raccogliere i messaggi altrui. Nel
frattempo facciamo una cernita di quello che abbiamo

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recepito e valuteremo i valori trasmessici. Se li
troviamo giusti e coerenti li accettiamo, al contrario li
respingiamo, ritenendoli non confacenti alla nostra
cultura e alla nostra morale. Questo, beninteso, deve
succede al di fuori della scuola, poiché in classe si
devono ascoltare i professori con religioso silenzio e
con interesse. Pensa che se hai capito bene la
spiegazione dell’insegnante, a casa lavorerai molto di
meno. I tuoi professori sanno trovare il linguaggio
giusto per comunicare con la classe. Nell’ascoltare
abbiamo aggiunto una conoscenza al nostro sapere.
Il sapere ascoltare non è dei soggetti egocentrici,
presuntuosi ed anche dei meno impegnati. Costoro,
amano più parlare che ascoltare, di conseguenza la loro
cultura sarà sempre limitata. Chi ama ascoltare, sa farsi
ascoltare, poiché il suo linguaggio, col tempo, diventa
curato e sapiente.
Se quanto detto sopra è la verità, allora impara anche tu
a farlo tenendo presente queste semplici regole.
a) Ascolta e non precipitarti a dare le spiegazioni o la
conclusione del ragionamento. Potrai sbagliare nelle tue
conclusioni e ti sarai dimostrato poco corretto.
b) Ascolta, con intensità e scaccia i pensieri che
vorrebbero occupare la tua mente.
c) Ascolta e ricordati bene la parola chiave del tuo
interlocutore, poiché attraverso essa potrai trovare la
soluzione al messaggio che ti viene mandato.
d) Infine, sappi, che chi ascolta, non sbaglia mai.
Tracce di tema.
1)Tutte le forme di violenza offendono i valori della
civiltà e della democrazia.
2)Oggi solo la cultura ti può assicurare il successo nella
vita. Una volta bastava il “pezzo di carta”.

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PARTE TERZA.

LA SINTASSI

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CAPITOLO 1
LA FRASE E I SUOI PRINCIPALI ELEMENTI

1)La frase è un'unità linguistica, indipendente, di


senso compiuto, retta da un verbo.
Ogni proposizione ha un verbo, ma se ne è priva
(caso molto raro) si dice ellittica del verbo.
2)Il soggetto è un’altra parte importante della frase,
ma quando questo è facilmente individuabile è
meglio ometterlo.
Vediamo. Io raccomandai Marisa di venire. Posso dire.
Raccomandai Marisa di venire.
Quell’io lo posso omettere, perché è chiaro chi sta
parlando, lo dice il verbo.
3)Il predicato.
La frase più semplice è quella composta da soggetto e
predicato. Es.: Giovanna mangia.
Segue quella con il compl. oggetto. Es.: Giovanna
mangia la mela.
In questa seconda frase abbiamo un messaggio più
completo; cioè, sappiamo che Giovanna mangia una
mela.
Ma affinché una frase abbia un senso compiuto è
necessario che le parole vengono messe al posto giusto.

Giovanna soggetto, (rappresenta chi compie l’azione).


Lava predicato verbale, (esprime l’azione).
il gatto compl. oggetto, (ove termina direttamente
l’azione).

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Se è di forma passiva il soggetto subisce l’azione.
Il gatto Soggetto (prima era compl. oggetto)
è lavato predicato verbale.
da Giovanna compl. di agente (prima era soggetto).

La frase se è composta da una sola proposizione si


dice semplice, se è, invece, composta da due o più
proposizioni si dice complessa.

Nell’ analisi logica il verbo che specifica l’azione si


chiama predicato verbale.
Tutti i verbi, quindi si dicono predicato verbale,
ma… attenzione.

Se l’ausiliare essere è seguito da un nome o da un


aggettivo si dice copula, il nome o l’aggettivo che lo
segue è detto predicato.
Però, l’ausiliare essere ha valore di predicato (non più
copula) quando viene usato con i seguenti significati:
Dio c’è (esiste), il sole è nel cielo ( si trova), oltre al
significato di risiedere. Es.: I miei cugini sono ad
Amalfi. Es.: Quella casa è del nonno.

4)Il complemento oggetto, chiamato anche


complemento diretto non è introdotto da nessuna
preposizione, sia essa semplice o articolata . Di
conseguenza l’azione del verbo passa direttamente.
Ritorniamo sulla frase di prima.
Giovanna = soggetto
Lava = predic. Verb.
Il gatto= compl. oggett.

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5) L’attributo è un aggettivo e come sappiamo serve a
determinare meglio il sostantivo. Nell’analisi logica,
quindi, l’aggettivo viene detto attributo del soggetto se
accompagna il soggetto, attributo del compl. oggetto se
accompagna un sostantivo con valore di compl.
oggetto, se si riferisce al complemento di
specificazione, attributo del compl. di spec. E così via
per tutti gli altri complementi..
Giovanna = soggetto.
Mangia = pred. verb.
una mela = compl. oggetto.
rossa = attrib. del compl. oggetto.

6) L’apposizione è un sostantivo vero e proprio che


unito ad un altro sostantivo lo determina.
Il Po = soggetto).
fiume = apposizione del soggetto
imponente = attributo dell’apposiz. del soggetto
bagna predi. verb.
la bella = attributo del compl.= oggetto
Ferrara = compl. oggetto.
Come avrai notato negli esempi precedenti gli articoli,
in analisi logica, fanno parte integrante del nome.

I verbi servili formano col verbo che accompagnano


un solo predicato verbale.

Riepiloghiamo: il soggetto, il verbo e il complemento


oggetto sono gli elementi fondamentali di una frase.
L’attributo e l’apposizione la determinano meglio.

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Esercizi.
1)Ritrova quante frasi sono nel passo che segue:

Aveva ragione il padre quando le diceva che il pesce


grande mangia quello piccolo; così gli animali della terra e
in primo tra questi, l'uomo.
Che brutta impalcatura aveva questo mondo; a volte
curioso, a volte terribilmente inspiegabile.
Le venne di piangere, di urlare, ma nemmeno per questi
sentimenti ebbe la forza necessaria.
Non voleva arrendersi al destino di quei giorni ed allora il
cervello riandava alle speranze perdute.
Questo andare a ritroso nel tempo, sembrò rasserenarla.
Ad un tratto scese giù alla rimessa e tirò fuori la macchina.
Si avviò sfrecciando per le strade, senza badare ai segnali.
Si allontanò dal centro abitato.
Scariche di lampi squarciavano l'aria. Prese a piovere a
dirotto e la pioggia s'infrangeva violenta sull'asfalto,
creando tanti cubetti.
Dal romanzo “Per sempre filantropia” Edit. Ferraro.

2)Scrivi dieci proposizioni semplici e cinque


complesse.
3) Scrivi cinque frasi ellittiche del verbo e cinque
ellittiche del soggetto.

Tracce di tema.

1)Qual è il tuo giudizio su i “No global”?


2)Tu sei per un insegnamento che si ragioni sulle
questioni o le questioni le vuoi solo conoscere?
3)Quanto, più l’umanità progredirà, nel campo della
conoscenza, tanto più si può sperare in una pace
globale.

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CAPITOLO 2
I COMPLEMENTI DEL VERBO

Nel capitolo precedente abbiamo visto la formazione


della frase con il soggetto, predicato verbale, predicato
nominale, il compl. oggetto, l’attributo e l’apposizione.
Qui passiamo ai complementi indiretti.

L’analisi grammaticale analizza le singole parole, il


che significa che bisogna classificare tutte e nove le
parti del discorso. Ma, non basta, bisogna
specificare la forma del termine in esame. Se delle
parti del discorso prendiamo il nome, dobbiamo dire
se è proprio, astratto, concreto, comune, collettivo;
di forma maschile, femminile o promiscuo; di
numero singolare o plurale; se è semplice, composto
o alterato. L’articolo se è determinativo,
indeterminativo; maschile, femminile, singolare,
plurale o preposizione articolata. E così per le altre
parti del discorso.
Es.: Io colgo i fiori.
Io = pronome personale singolare, prima persona.
Colgo = voce del verbo cogliere, prima persona
singolare dell’indic. pres, forma attiva.
I = articolo determinativo maschile plurale.
Fiori = nome comune di cosa di genere maschile,
plurale.

L’analisi logica prende in esame le varie parti della


frase e i rapporti esistenti tra loro; le cosi dette
categorie logiche.

225

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Vediamo la stessa frase.
Io = soggetto
Colgo = predicato verbale
i fiori = compl. oggetto.
Complementi predicativi
a)Complemento predicativo del soggetto.
E’ questo un particolare complemento che si
accompagna con alcuni verbi: sembrare, divenire,
crescere, farsi, rendersi, essere detto e molti altri, retti
dall’ausiliare essere, tali verbi presi per se stessi non
avrebbero significato specifico, allora per dare un'idea
completa hanno bisogno dell’appoggio di un sostantivo
o di un aggettivo.
Es:.Quella donna sembra. Che cosa sembra? Il concetto
non è completo, ma se ci aggiungiamo, buona, allora
avremo un’idea chiara.
Napoleone fu detto. Che cosa fu detto? L’espressione
non è completa, ma se ci aggiungiamo: grande
condottiero, allora il messaggio è chiaro.

b)Complemento predicativo dell’oggetto. I verbi che lo


reggono vogliono la forma attiva. Gli stessi verbi che
nella forma passiva reggono il complemento
predicativo del soggetto. Es.: Il popolo ti ha eletto
sindaco.
Tu sei stato eletto sindaco dal popolo.

2) Complemento esclamativo e vocativo.


a)Il complemento esclamativo è molto simile a quello
vocativo. Esso indica la persona o la cosa che s’ invoca
con particolare sentimento. Di solito si trova
introdotto da un' esclamazione.
Ti prego, mandami con lei! Che gioia è il vederti! O

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Santa Vergine!
Rientrano in questo complemento le bestemmie, le
imprecazioni: porca miseria! maledizione!
b) Il complemento vocativo lo troviamo di solito fra
due virgole, oppure espresso con la o.
Ti prego, o nonno, dammi cinquanta euro.

3)Complemento di specificazione.
Specifica, dichiara o precisa il valore di un altro
sostantivo ed è retto dalla preposizione di. Risponde
alla domanda, di chi? di che cosa?
Es.: La cartella di Adele.
Il pensiero di lei mi sconvolge.
Il mormorio del fiume mi consola.

4) Complemento partitivo.
Generalmente è introdotto dalla preposizione di e
specifica una parte di un intero. Quindi, attenzione a
non confonderlo con il complemento di specificazione.
Un terzo della proprietà.
Un insieme di bugie.

5) Complemento di denominazione.
Precisa il nome di un luogo geografico, di un giorno, di
un mese. Risponde alla domanda di quale nome?
La città di Campobasso.
Il nome di Donata mi ricorda un giorno lieto.

6) Complemento di termine.
Indica dove termina l’azione, il fatto, la circostanza
espressa dal verbo o da un sostantivo. E’ introdotto
dalla preposizione a. Risponde alla domanda, a chi? a
che cosa?

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Adele ha regalato una penna al fratello.
Le muse sono care ai poeti.
Il tuo coraggio ridiede speranza a tutti.

7) Complemento di agente.
Il complemento di agente è sempre retto da un verbo di
forma passiva ed è introdotto dalla preposizione da.
Risponde alla domanda da chi? da che cosa? Quindi, è
sempre retto da un verbo transitivo.
Il campo è coltivato dal contadino.
Il bambino è accarezzato dalla mamma.

8) Complemento di causa efficiente.


Anche il complemento di causa efficiente risponde alla
domanda: da chi? da che cosa? Da non confonderlo
con quello di agente, poiché si riferisce alle cose
animate, questo, (il complemento di causa efficiente,)
viene usato per le cose inanimate.
L’albero fu troncato dall’uragano.
La ferrovia fu interrotta dal torrente.

Esercizi.
a)Componi cinque frasi con il compl. predicativo del
soggetto, cinque con il complemento predicativo
dell’oggetto e cinque con il compl. di vocazione.
b) Componi cinque frasi con il complemento di
specificazione e cinque con il complemento di
denominazione.
c) Scrivi dieci frasi con il complemento di termine.
d)Componi cinque frasi con il complemento di agente e
cinque con il complemento di causa efficiente.

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d) Fai l’analisi logica al seguente brano e inserisci il
soggetto nelle frasi in cui manca.
Bene,  se  non  è  contenta  di  quello  che  le  offriamo,  allora  che 
cosa aspetta ad andarsene? Io alla sua età non avevo nemmeno 
il  pane  a  sufficienza  e  se  mi  capitava  di  mangiare  un  po'  di 
companatico,  era  festa  per  me.  Inoltre  dormivo  su  un 
pagliericcio  e  a  volte  mi  riparavo  dal  freddo  con  le  lenzuola  di 
iuta. 
‐ Lo so, lo stesso è stato per me, ma non è giusto raffrontare il 
passato  con  i  tempi  presenti.  Allora  stavamo  peggio  degli 
animali,  una  esistenza  terribile  ci  opprimeva  dappertutto.  Non 
sapevamo niente di una esistenza civile, si tirava avanti con un 
pezzo di pane nero e non conoscevamo nemmeno i soldi come 
fossero. 
‐ Se i nostri figli vivono meglio di noi, perché devono protestare? 
‐ Io non te lo so spiegare, oggi la vita è diversa; quando i giovani 
vedono che i loro coetanei vivono più decentemente ed hanno 
tante cose, le vorrebbero avere anche loro. 
Dal romanzo “Pietrabianca” Ed. Ferraro Napoli.

Tracce di tema.

a)Hai studiato la storia: da quale argomento o


personaggio sei stato coinvolto?
b)Sai che cosa è il coraggio? Tu ce l’hai? Descrivi un
tuo atto coraggioso.
c)Il coraggio spesse volte è incoscienza. Dimostralo
con la descrizione di un avvenimento terminato male.

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CAPITOLO 3
I COMPLEMENTI DEL VERBO
1) Complemento di tempo determinato.
Il complemento di tempo determinato indica il
momento preciso in cui succede l’azione e risponde alla
domanda; quando? E’ introdotto da un sostantivo di
valore temporale; epoca, ora, secolo, stagione, mese,
giorno o da un numerale; oltre che dalle locuzioni:
prima di, durante. …
Es.: Siamo andati alla partita alle quindici e trenta.
In primavera mi piace passeggiare.
Ti ho scritto una lettera in un’ora.
Durante l’estate mi piace stare al mare.

2) Complemento di tempo indeterminato.


Il complemento di tempo indeterminato esprime
un’azione continuata ed è espresso dalla preposizione
per. Risponde alla domanda; per quanto tempo?
Es.: La festa durò molto.
Per farmi ricevere dal principale ho atteso tre ore.
Le vacanze estive durano per due mesi.

3)Complemento di luogo.
Il complemento di luogo va diviso in quattro categorie
fondamentali corrispondenti ai modi sintattici.
a) Stato in luogo che risponde alla domanda; dove?
E’ retto dalle preposizioni: in, a, su, tra, sopra,
dentro. …
Es.: Noi abitiamo in città.
Passiamo l’estate in campagna.
Sto a casa, a letto.

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I leoni vivono tra le steppe della savana.

b)Moto a luogo risponde alla domanda; dove? Verso


quale luogo? E’ retto dai verbi di moto andare,
partire, arrivare. … e da un sostantivo che determina
il luogo dove si è diretti. E’ preceduto dalle
preposizioni in, su, da, verso, a, ad.
Es.: Ritorno a Milano.
Vado in montagna.
Torniamo in Portogallo.

c)Moto da luogo. Risponde alla domanda; da dove?


Da quale luogo? Dipende dai verbi che indicano
allontanamento da un luogo. E’ introdotto dalla
preposizione da e raramente di.
Es.: Tornammo dalla spiaggia.
Andò via da noi.
Partimmo da Ancona.
d)Moto per luogo. Indica il passaggio,
l’attraversamento di un luogo ed è introdotto dalle
preposizioni per, attraverso, da. Risponde alla
domanda; per dove? attraverso quale luogo?
Es.: Camminammo per il corso.
Attraversammo tutta Napoli.

Quanto detto per i complementi di luogo, si può


estendere in complementi di moti a luogo figurati,
come nelle seguenti espressioni:
Es.: Tu esisti nel mio cuore = stato in luogo figurato.
Ci avviamo verso la speranza = moto a luogo figurato.
Con la mente riandammo attraverso la memoria = moto
per luogo figurato. Da quell’esperienza, sono rimasto
male = moto da luogo figurato.

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4)complemento di compagnia e di unione.

a)Il complemento di compagnia risponde alla


domanda; con chi e indica la compagnia di un essere
animato. E’ introdotto da un sostantivo o da un
pronome per mezzo della preposizione con o dalle
locuzioni insieme a, insieme con.
Usciamo con gli amici.
Sono stato al mercato con il cane.
Ho trascorso le feste assieme alla famiglia.
b)Il complemento di unione nella frase contiene un
elemento inanimato.
Es.:Sono uscito con l’ombrello.
Il vecchio esce con il bastone.
E’ scappato con la refurtiva.

5)Complemento di causa.
a) Il complemento di causa risponde alla domanda; a
causa di chi? a causa di che cosa? Indica la causa, la
ragione per cui si è verificato un avvenimento. E’ retto
dalle preposizioni per,di, a, da.
Es.: Si piange per rabbia.
Mi adirai a quelle parole.
Ero diventato giallo per la paura.

6)Complemento di fine o scopo. Il complemento di


fine o scopo risponde alla domanda; per quale fine?
Per quale scopo? Indica a quale fine tende un’azione.
E' retto dalle preposizioni: per, a, in, o dalle locuzioni,
al fine di, allo scopo di.
Es.:Sono arrivato per vederti.

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Siamo qui per commemorare i caduti.
Ci siamo messi i guanti a protezione delle mani.

7)Complemento di mezzo e di modo.

a) Il complemento di mezzo risponde alla domanda;


per mezzo di chi? per mezzo di quale cosa? Indica il
mezzo con cui avviene un’azione dovuta ad esseri
animati ed inanimati. Viene espresso da un sostantivo,
da un pronome con le preposizioni di, per, con, in, o
con le locuzioni: mediante, per mezzo.
Es.: Sono venuto con la moto. (per mezzo della moto.)
Ho raggiunto lo scopo mediante voi.
I tedeschi si ubriacano con la birra.

b) Il complemento di modo risponde alle domande; in


che modo? in che maniera? come? Indica la maniera
in cui si svolge una determinata azione. E’ retto dalle
preposizioni, con, a , di, in , per.
Es.: Mi ha sovente sostenuto con pazienza.
Quella signora parlava in silenzio.
Conosce la poesia a memoria.

Esercizi.
a) Componi cinque frasi col complemento di tempo
determinato e cinque con il complemento di tempo
indeterminato.
b) Scrivi cinque frasi con il compl. di stato in luogo,
cinque con il compl. di moto a luogo, cinque con il
compl. di moto da luogo e cinque con il compl. di
moto per luogo.
c) Scrivi cinque frasi col complemento di compagnia
e cinque col complemento di unione.

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d) Componi cinque frasi col complemento di causa e
cinque con il complemento di scopo o fine.

e) Scrivi cinque frasi con il complemento di mezzo e


cinque con il complemento di modo.

Fai l’analisi logica del seguente brano.

Il tempo nella cella diventava eterno e il momento del nascituro


tardava a venire. La fiammella della candela snaturava gli
oggetti e creava ombre informi, a volte oscillanti come fantasmi
nascosti dalle menti stesse delle due giovani suore. Il silenzio
incombeva in tutto il convento somigliante alla notte del mondo
eppure, in tale atmosfera, qualcosa si muoveva di estremamente
vitale. Ombre fuggevoli, evanescenti e, a volte, agghiaccianti di
due cuori trovatisi in un assurdo momento della loro vita. La
donna con il lenzuolo in bocca stringeva i denti per non gridare,
ma i dolori si facevano più frequenti e pungenti: il volto, intanto,
si bagnava di lacrime e sudore.

Dal romanzo “L’ombra di Agata” ediz. Il Rubino


Napoli.

Tracce di tema

a)Racconta un atto di grande umanità.


b)Il cinema può arrecare danni ai giovani. Spiega in che
modo.
c)Se hai studiato bene la storia, in quale epoca, se fosse
possibile, ti piacerebbe vivere ?

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CAPITOLO 4
COMPLEMENTI DEL VERBO

1) Complemento di argomento.

Il complemento di argomento indica la persona,


l’animale o la cosa di cui si parla o si scrive. Risponde
alla domanda; di chi, di che cosa? intorno a chi?
intorno a che cosa? E’ introdotto da verbi o sostantivi
che esprimono l’idea di raccontare, discutere, trattare.
… seguite da preposizioni di, su o dalle locuzioni,
intorno a, a proposito di, riguardo a.
Es.: Si parla proprio di te.
Si è aperta una discussione sui Sanniti.
Si è discusso intorno al (squadra) Napoli.

2) Complemento di materia.

Il complemento di materia indica la materia, la sostanza


di cui è formato un oggetto. Risponde alla domanda; di
che cosa? di quale materia?Viene introdotto da un
verbo o, sostantivo che indica la materia: legno,
metallo, ferro, oro, marmo, pietra, creta, vetro, gesso,
seta, stoffa, retto dalle preposizioni di, in.
Es.: Ho comprato una bambola di porcellana.
Il bicchiere era di vetro.
La statua di Giulio Cesare è di marmo.

3) Complemento di qualità.

Il complemento di qualità risponde alla domanda; di

235

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che cosa? di che qualità? come? Indica le
caratteristiche fisiche e morali di un essere ed è retto
dalle preposizione: di, con, a, da.
Es.: E’ una donna dagli occhi azzurri.
Egli è un uomo di grande moralità.
Aveva una cravatta dipinta.
Era un cavallo dalle gambe lunghe.

4) Complemento di limitazione.
Il complemento di limitazione risponde alla domanda;
in che cosa? in quanto a che cosa? rispetto a che
cosa? Indica i limiti enunciati dal verbo. E’ retto dalle
preposizioni: in, per, a, di, da.
Es.: Mia sorella è brava in musica. (la sua bravura si
limita solo alla musica )
In quanto al calcio, non lo supera nessuno.
Lucia per serietà non è superabile.

5) Complemento di vantaggio e svantaggio.


I complementi di vantaggio e svantaggio indicano la
persona, l’animale o la cosa a vantaggio o svantaggio
dei quali si compie un’azione. Sono retti dalla
preposizione per o dalle locuzioni a vantaggio di, a
svantaggio di, a favore di, a sfavore di, in difesa di, a
danno di. Rispondono; a favore (a danni) di chi? a
favore (a danni) di che cosa?
Es.: L’azienda raccoglieva offerte per i caduti.
Realizzò una costruzione a favore dei vecchi.
Mise le tagliole per gli uccelli.
Parlò a danno di lei.

236

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6)Complemento di paragone.

Il complemento di paragone risponde alla domanda; di


chi? di che cosa? quanto chi? quanto che cosa?
Indica l’essere animato o inanimato con cui si fa il
confronto.
(Ricorda quello che abbiamo detto in morfologia con i
termini di paragone, di uguaglianza, maggioranza e
minoranza.)
Es.: Tu sei tanto bravo quanto intelligente.
Egli è più timido di Gabriele.
Gabriele è meno coraggioso di noi.
La volpe è più furba del lupo.

7)Complemento di età.
Il complemento di età risponde alla domanda; quanti
anni? a quanti anni? di quanti anni? precisa l’età di
un essere animato o inanimato. Spesso è introdotto da
espressioni numeriche, associate a sostantivi anno,
mese, giorno … con le preposizioni a, di e dalle
locuzioni all’età di, dell’età di. …
Leopardi morì a trentanove anni.
La ragazza ha diciotto anni.
E’ una bambina di otto anni.

Esercizi.

a)Componi dieci frasi con il complemento di


argomento.
b)Componi dieci frasi con il complemento di materia.
c) Scrivi dieci frasi con il complemento di qualità.
d) Scrivi dieci frasi con il complemento di limitazione.
e) Componi cinque frasi col complemento di vantaggio

237

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e cinque col complemento di svantaggio.
f) Scrivi dieci frasi con il complemento di paragone.
g) Scrivi dieci frasi con il complemento di età.

Fai l’analisi logica del seguente passo.

Poi... all'improvviso era accaduto di tutto. In soli pochi


giorni mi era successo quello che non succede a milioni di
uomini, per centinaia di anni. A pensarci bene tutto ciò mi
doveva fare felice e farmi sentire realizzato. Ma il fatto
strano era che sentivo un'angustia, che rodeva e non mi
dava pace. Non sapevo nemmeno io che cosa avrei fatto
per superare quel momento di difficoltà interiore.
La nuova realtà mi faceva sentire in bilico sopra un
precipizio e intanto non riuscivo a trovare l' equilibrio
necessario per continuare a fare il trapezista. Avevo capito
che amavo fare l'acrobata, ma che non mi piaceva
rischiare.
Spesso tra un non accettabile presente ed un incerto futuro,
volevo trovare una giusta misura in questo vivere dagli strani
equilibri.
Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti editore.

Tracce di tema.
a) Noi italiani non abbiamo le centrali nucleari per
propria scelta. Secondo te è un bene o un male?
Spiegalo.
b) Il teatro: preferisci le rappresentazioni comiche o
quelle drammatiche?
c) Le grandi opere materiali ( autostrade, ferrovie …)
o morali ( libri, pitture, musica) in che cosa servono ad
un Paese?

238

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CAPITOLO 5
I COMPLEMENTI DEL VERBO
1) Complemento di distanza.
Il complemento di distanza risponde alla domanda;
quanto? a che distanza?
Indica la distanza che intercorre tra un essere animato o
inanimato da un altro.
E’ retto dalle preposizioni, a, di e dalle espressioni
alla distanza di. …
Es.: La spiaggia distava ancora cinquecento metri.
Il ciclista era a cinque chilometri dal traguardo.
A pochi metri si guardavano con cipiglio.

2)Complemento di estensione.
Il complemento di estensione risponde alla domanda;
quanto? di quanto? Indica lo spazio di una realtà. Di
solito è introdotto dalle preposizioni per, di.
Es.: La piana si estendeva per chilometri.
La cinta della città si snodava per cinquemila metri.
Il lago ha una superficie di diecimila ettari.

3) Complemento di peso.
Il complemento di peso risponde alla domanda:
quanto? di quanto? E’ introdotto dalle preposizioni di,
su o dalle locuzioni intorno a, all’incirca. …
Il bambino pesava all’incirca dieci chili.
La mia macchina pesa più di una tonnellata.

4) Complemento di stima.
Il complemento di stima è retto dai verbi che indicano
stimare, apprezzare, valutare, reputare … e di solito è

239

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introdotto senza preposizione. Risponde alla domanda;
quanto?
Es.: Ti stimo molto.
Quel calciatore è stato valutato venti milioni di euro.
Ti apprezzo molto poco.

5) Complemento di differenza.
Il complemento di differenza risponde alla domanda,
quanto? E’ retto dalla preposizione di. Esprime l’idea
di paragone, pertanto comprende aggettivi al grado
comparativo o verbi che esprimono confronto:
superare, precedere. …
Es.: Giulia è più alta di te di cinque centimetri.
Arrivò prima di lei di quindici secondi.
Sono più pesante di te di tre chili.

Esercizi.

a)Componi cinque frasi con il complemento di distanza


e cinque con il complemento di estensione.
b)Scrivi cinque frasi con il complemento di peso e
cinque con il complemento di stima.
c)Scrivi cinque frasi con il complemento di differenza e
fai l’analisi logica al seguente brano.

Due mondi ormai ci separavano e non era tanto la distanza


dall'Oriente all'Occidente, ma i due modi di vivere e la sua
decisione che dava un taglio netto al nostro rapporto.
Anche se non lo volevo ammettere, era tutto finito!
Capivo in quei momenti di estrema delusione che sarebbe
stato difficile per me ricominciare. Questo mi faceva
sentire una nullità, che non volevo accettare, semmai ero

240

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pronto a dichiarare tutte le guerre possibili, per tornare a
credere nella mia forza, nei miei principi.
Ogni speranza di alleviare il dolore, era già morta. Anche le
personalità più composite o i personaggi di più grande successo,
quando su loro si abbatte la sfortuna, niente possono, se non
accettare la propria sconfitta. Oramai a me questo restava:
riconoscere di essere uno sconfitto.
Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti edit. Napoli.

Tracce di tema.

a)Che cosa significa per te consumismo?


b)Il consumismo indiscriminato offende le popolazioni
povere. Fai le tue considerazioni.
c)L’abbandonarsi alla moda condiziona la tua libertà.
Spiega questo concetto.

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CAPITOLO 6
COMPLEMENTI DEL VERBO

1)Complemento di origine.
Il complemento di origine indica l’origine o la
provenienza di una persona, di un animale o di una
cosa. Risponde alla domanda; da chi? da che cosa,
dove? E’ introdotto dalla preposizione da, molto
raramente da, di, ed è espresso dai verbi derivare,
discendere e da sostantivi o aggettivi corrispondenti.
Es.: Alessandro era nato da una famiglia nobile.
Carlo viene dalla Sicilia.
I leoni derivano dall’Africa.
Il Po nasce dal Monviso.

2) Complemento di abbondanza e privazione.


I complementi di abbondanza e privazione rispondono
alla domanda: di chi? di che cosa? Indicano una
qualità morale o materiale di cui si è forniti o carenti.
Sono introdotti da un sostantivo e dalla preposizione
di.
a)Il complemento di abbondanza denota appunto l’idea
di abbondare ed è espresso dai verbi: abbondare,
arricchire, caricare, dotare, eccedere, fornire, riempire.

Es.: La vigna abbondava d’uva.
Quella donna è dotata di saggezza.
Le sponde del fiume erano piene d’acqua.

b)Il complemento di privazione esprime esattamente

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il contrario e cioè quello di cui si difetta ed è espresso
dai verbi: abbisognare, mancare, privare, difettare ….
ed aggettivi simili.
Es.: Tu sei privo di buonsenso.
Questa stanza manca d’ aria.
E’ una città priva di monumenti.

3)Complemento di allontanamento o separazione.


Il complemento di allontanamento o separazione
risponde alle domande; da chi? da che cosa? da dove?
Indica l’essere animato o inanimato da cui ci si
allontana. E’ introdotto da un sostantivo o da un
pronome retti dalla preposizione da. Dipende dai
verbi allontanare, separare, dividere. … Può avere
anche senso figurato.
Es.: Angustiato si allontanò dal paese.
E’ difficile correggersi dal male.
La moglie si separò dal marito.
Mi sono allontanato dai vizi. (Senso figurato.)

4)Complemento di colpa.
E’ introdotto dalle preposizioni di, per, da, o da
espressioni della colpa di, dell’accusa di. E’
contrassegnato dai verbi accusare, incolpare, assolvere
ed aggettivi simili.
Es.: Fu ritenuto colpevole d’alto tradimento.
Fu assolto dall’accusa di truffatore.
I negozianti potrebbero essere accusati del rincaro.

5)Complemento di pena.
Il complemento di pena risponde alla domanda; a chi?
a che cosa? Indica la condanna o la punizione a cui un
essere animato è sottoposto. E’ retto dalle preposizioni

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a, con, per, di e con i verbi: condannare, punire,
multare.
Es.: Cesare Battisti fu condannato a morte.
I fuorilegge furono condannati a dieci anni.
Il vigile mi multò per trenta euro.

6) Complemento di sostituzione.
Il complemento di sostituzione risponde alla domanda;
al posto di chi? invece di che cosa? Indica l’essere
animato e inanimato che è sostituito con un altro. E’
retto dalle preposizioni per, con o dalle espressioni: al
posto di, invece di.
Es.: Invece del cane, preferii la gatta.
Ci andrò io al tuo posto.
Non voleva il pane per il miele.

7) Complemento concessivo.
Il complemento concessivo risponde alla domanda;
nonostante chi? malgrado che cosa? Indica una
particolare circostanza in cui si trova una persona. E’
rappresentato da sostantivi, pronomi o dalle locuzioni:
nonostante, malgrado.

Es.: A dispetto del freddo, vado in camicia.


Nonostante la sua preparazione, non ha vinto il
concorso.

8)Complemento di esclusione.
Il complemento di esclusione risponde alla domanda;
eccetto chi? tranne che cosa? Indica l’essere animato
o inanimato che resta escluso dal concetto
dell’enunciato. E’ introdotto da preposizioni improprie
come: fuorché, salvo, senza.

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Es.: Tutti andarono alla gita, fuorché Francesco.
Siamo stati tutti a giocare, tranne Mario.
Stimo tutti in classe eccetto Dario.

9)Complemento distributivo.
Il complemento distributivo risponde alla domanda;
ogni quanto? Indica in quale maniera è divisa una
realtà. E’ introdotto con la preposizione a, più
raramente con, per.
Es.: Al mercato comperava le arance a un euro al chilo.
Ci disponemmo a quattro.
Ci ho guadagnato il cinque per cento.

10)Complemento di relazione.
Il complemento di relazione risponde alla domanda; tra
chi? tra quali cosa?
Indica l’essere animato o inanimato con cui c’è un
rapporto.
E’ rappresentato da un sostantivo o da un pronome
con le preposizioni tra, fra, con.
Es.: L’amicizia scorre benevola tra quelle famiglie.
Fra le canzoni preferisco quelle di autore.
Fra noi tutto è finito.

Esercizi.
a) Componi dieci frasi con il complemento di origine.
b) Scrivi cinque frasi con il complemento di
abbondanza e cinque con il complemento di privazione.
Fai dieci frasi con il complemento di allontanamento o
separazione.
c) Componi cinque frasi con il complemento di colpa
e cinque con il complemento di pena.

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d) Scrivi cinque frasi con il complemento di
sostituzione e cinque con il complemento concessivo.
e) Componi cinque frasi con il complemento
distributivo e cinque con il complemento di relazione.

f)Fai l’analisi logica al seguente brano.

A  me  non  va  più  di  arare  con  un  aratro  di  legno,  tirato  da 
animali più stanchi di me. Con questo aratro ci ararono i primi 
uomini  che  incominciarono  a  coltivare  la  terra  e  noi  ancora  lo 
usiamo. Sono passati millenni e continuiamo a lavorare i  campi 
come  il  primo  uomo.  Tutti  si  sono  evoluti  nella  tecnica,  tutti 
hanno cercato e creato nuove vie per migliorare l'esistenza e noi 
no. Perciò, è meglio che te lo dica chiaramente, a me non va più 
di arare la terra in questo modo, come non mi va di mietere, di 
falciare, di seminare e di tutto il resto, quando so che per fare 
questi lavori ci sono le macchine. L'agricoltura non può servirsi 
più  di  mezzi  antiquati,  è  meglio  che  passino  ad  un  particolare 
museo, così i posteri diranno che la terra, una volta si lavorava 
con tali arnesi. 
Dal romanzo “Pietrabianca” Edit. Ferraro, Napoli.

Tracce di tema.

1)Il seguire la moda fa parte di un gran gioco


economico e tu ne sei la vittima. Come?
2)La tecnologia moderna ha liberato l’uomo dal peso
dei lavori fisicamente estenuanti. Dimostralo con vari
esempi.
3)Racconta un documentario interessante visto alla
televisione.

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QUADRO RIASSUNTIVO DI TUTTI I COMPLEMENTI
RETTI DALLE PREPOSIZIONI: di, a, da, in, con, su,
per, fra, tra.

1) Complementi retti dalla preposizione di:


1 complemento oggetto; es.: La bimba ama la
mamma.
2 specificazione; es.: La cartella di Carlo
3 denominazione; es.: La città di Parma
4 partitivo; es.:Alcuni di quegli uomini furono
derubati
5 abbondanza; es.: Egli è pieno di rettitudine.
6 Privazione;es.: E’ una ragazza priva di
coraggio
7 predicativo del soggetto; es.: Il soldato fu
messo di guardia
8 predicativo dell'oggetto; es.: Il capitano ha messo di
guardia il soldato.
9 età; es.: Il mio amico ha tredici anni
10 causa; es.: Sono contento della tua vittoria
11 modo o maniera; es.:Tu studi di malavoglia
12 mezzo; es.: Non si può vivere solo di latte
13 materia; es.: La statua era di marmo
14 limitazione; es.: Mia sorella capisce di scienze
15 paragone; es.: Maria è più bella di Gilda
16 argomento; es.: Oggi parliamo di letteratura
17 origine o provenienza; es.: Mio zio viene da Reggio
Calabria
18 stima; es.: Il tuo coraggio vale di più
19 colpa; es.: Egli fu accusato di rapina
20 pena; es.: Fu multato di trentatré euro

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21 moto da luogo; es.: Esco dalla scuola
22 tempo determinato; es.: Vado a scuola di mattina
23 differenza; es.: La tua camera è di qualche
metro più grande della mia
24 qualità; es.: E’ un amico di grande bravura.

2)Complementi retti dalla preposizione a


1 termine; es.: Io do una penna a te

2 vantaggio o svantaggio; es.: Fu dato un soccorso ai


pericolanti
3 mezzo; es.: Sono scarpe fatte a mano
4 fine; es.: Fu usato a protezione delle fanciulle
5 o scopo; es.: Ho parlato a tua difesa
6 distanza; es.: Il corridore si fermò a pochi metri
dal traguardo
7 causa; es.: A quella notizia restai male
8 predicativo del soggetto; es.: Fu chiamato a capo
degli operai
9 predicativo dell'oggetto; es.: Lo chiamò a capo
del gruppo
10 tempo determinato; es.: Gli uccelli nidificano a
primavera
11 età; es.: A tre mesi fece il Battesimo
12 limitazione; es.: A ridere non la vince nessuno
13 modo o maniera.: es.: Parlò a bassa voce
14 moto a luogo; es.: Gli operai tornano a casa

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15 stato in luogo; es.: Si trovano a Palermo
16 prezzo; es.: Ho pagato i quaderni a quattro euro
17 pena. Es.: Fu condannato a cinque anni di
reclusione

3) complementi retti dalla


preposizione da :
1 agente; es.: La casa è curata dalla mamma
2 causa efficiente; es.: L’albero è stato abbattuto
dalla tempesta
3 tempo continuato; es.: Ti aspettavo da due ore
4 separazione o allontanamento; es.: E’ un tipo
difficile; vive lontano da tutti
5 origine e provenienza; es.: Proviene da una
famiglia povera
6 qualità; es.: Ho visto un bimbo dai capelli
biondi
7 limitazione; es.: Non sento bene da un
orecchio
8 fine o scopo; es.: Ho scarpe da sci
9 stima; es.: E’ un bersaglio da niente
10 qualità; es.: Hai un volto dall’espressione
sorniona
11 stato in luogo; es.: Dalla biblioteca ho preso il
libro
12 moto a luogo; es.:Vado dagli amici
13 moto da luogo; es.: Vengo dallo stadio
14 moto per luogo; es.: Passammo dal centro della
città

249

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4) - Complementi retti dalla preposizione in
I. stato in luogo; es.: Passo il tempo in casa
2 moto a luogo; es.: Andiamo in
città
3 limitazione; es.: Sono bravo in matematica
4 fine o effetto; es.: Il babbo andò in suo aiuto
5 mezzo; es.: Arrivammo in moto
6 materia; es.: La statua è in marmo
7 modo o maniera; es.: D'estate sto in
pantaloncini
8 tempo determinato; es.: I merli covano in marzo
9 tempo continuato; es.: Arrivai in due ore
10 stima; es.: Il professore era tenuto in grande
considerazione

5)Complementi retti dalla preposizione


con
1 mezzo; es.: Mi salvai con i remi
2 compagnia; es.: Gina esce con l’amica
3 unione; es.: Gina esce con l’ombrello
4 modo o maniera; es.: Il cane mangia con
avidità
5 qualità; es.: Era una fanciulla con gli occhi
azzurri
6 causa; es.: Con quel tempo ritornammo a
casa
7 sostituzione; es.: Fu sostituito con il
supplente
8 tempo determinato, es.: Con l'estate tornano le
vacanze

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6)Complementi retti dalla preposizione su

1 argomento; es.: La lezione si svolse sulla storia.


2 età; es.: E’ un ragazzo sui vent'anni.
3 moto a luogo; es.: Arrivammo sulla montagna.

4 moto per luogo; es.: I ragazzi passarono sulla


diga
5 stato in luogo; es.: L’agnello sta sul prato
6 tempo determinato; es.: Partimmo sul
tramonto
7 mezzo; es.: Facemmo una camminata sulla
moto
8 causa; es.: La lettera arrivò su richiesta

7)Complementi retti dalla preposizione per


:
1 fine o scopo; es.: Gli atleti combattono per la
vittoria
2 sostituzione; es.: Ti ho scambiato per tuo
fratello
3 colpa; es.: Il ladro fu condannato per furto
4 causa; es.: Sorridevo per gioia
5 predicativo del sog.; es.:Marcello fu
scelto per capo
6 predicativo dell'oggetto; es.:Scelsero per capo
Marcello
7 estensione; es.:In Abruzzo si passa per le Cinque
Miglia
8 prezzo; es.: Ho comperato lo zaino per trenta

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euro
9 limitazione; es.: Per letteratura mio fratello era
bravo
10 modo o maniera; es.: La professoressa parlava
per celia
11 mezzo; es.: Ti ho avvertito per messaggio
telefonico
12 tempo continuato; es.:Per alcuni anni restò in
America
13 moto per luogo; es.: Attraversammo per la
campagna
14 moto a luogo; es.: I miei amici sono partiti
per l’Austria.

8)Complementi retti dalle preposizioni tra


e fra.
1 modo; es.: Parlava tra i singhiozzi.
2 tempo determinato; es.: Arriverà fra tre ore.
3 moto per luogo; es.: Egli si perse tra la
vegetazione;
4 partitivo; es.: Tra tutte le amiche scelgo te.
5 relazione; es.: Tra noi si è stabilita
grande amicizia
7 stato in luogo; es.: Alfredo ha sempre il fazzoletto
tra le mani.

252

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CAPITOLO 7
IL PERIODO
L’analisi del periodo specifica il rapporto che passa
fra le varie proposizioni che lo compongono, mentre
l’analisi logica (come abbiamo visto) analizza la
posizione della parola nella frase.
a) Il periodo è semplice quando è formato da una
sola proposizione, che dà la completezza all’idea
espressa.
Es.: Sono andato per il corso.
b)Il periodo è composto quando è formato da un
insieme di proposizioni disciplinate dai segni
dell’interpunzione ed ognuna è indipendente
dall’altra: è l’insieme di proposizioni coordinate.
Es.: Sono andato per il corso, non ho incontrato
nessuno e annoiato sono tornato a casa. Nel periodo
risultano proposizioni, indipendenti, ma coordinate.
c)Il periodo è complesso quando vi concorrono
proposizioni coordinate e subordinate.
Si dicono subordinate quelle proposizioni che non
hanno un senso compiuto ed hanno bisogno, per
essere comprese, dell’appoggio di un’altra
proposizione da cui dipendono.
Es.: Quando finì la festa, egli era scontento.
Adesso abbiamo proposizioni non autonome. La prima
proposizione per avere un concetto compiuto ha
bisogna dell’appoggio dell’altra proposizione che la
precede e tutte dipendono dalla principale o reggente.
Per dividere un periodo in proposizioni, è
necessario isolare i verbi: tanti sono i verbi tante
sono le proposizioni.

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Proposizioni esplicite ed implicite.
Una proposizione si chiama;
a) esplicita se contiene un verbo di modo finito: (
indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo).
b)implicita se ha un verbo nel modo infinito: ( infinito,
gerundio, participio).

Proposizione principale o reggente

La proposizione si chiama principale o reggente,


(com'è stato detto), quando ha un senso compiuto.
Sono proposizioni reggenti:
a) Enunciativa. Il ragazzo arrivò frettolosamente.
b) Esclamativa. Che splendida festa!
c) Interrogativa. Facciamo colazione?
d) Dubitativa. Forse domani non andrò a scuola.
e) Imperativa. Sparisci!
f) Esortativa. Vi prego, cercate di capire.
g) Ottativo. Possa tu vincere al lotto.
h) Incidentale. Mi sono scocciato: - disse - e se ne
andò.

Esercizi.
1) Scrivi cinque periodi semplici e cinque composti.
2) Componi dieci periodi complessi.
3) Scrivi cinque frasi esplicite e cinque implicite.

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Riconosci nel seguente brano i periodi espliciti ed
impliciti.

"Che giorno è oggi?" Mi domandai all'improvviso. Il mio


secondo tentativo di evadere dalla realtà era fallito e
sinceramente mi compiansi, mentre tentavo con tutta
l'anima di capire in quale dimensione dell'umano vivere mi
stavo movendo. Più mi soffermavo per captare le ragioni
del mio tormento e il desiderio di evadere della mia
identità, più mi rendevo conto dell'impossibilità di cogliere
una verità dimostrabile. Allora con terrore pensai che stessi
impazzendo, anche perché non riuscivo a cogliere i netti
confini da quello che è il reale e quello che non lo è. Sì,
stavo impazzendo e confesso che quella pazzia non mi
dispiaceva, in quanto, essa riusciva a regalarmi squarci di
piaceri, che avevano il potere di contrapporsi al grigiore
dei miei giorni. Perdevo man mano le facoltà mentali, ma
mi era dolce scendere in quella strana atmosfera, in cui
provavo tutte le sensazioni dell'umano sentire. Intanto
volevo raggiungere l'impossibile per chiedere all'Eterno:
Dai racconti “La realtà vista con i tuoi occhi” Ed.
Ferraro Napoli.

Tracce di tema.

1) Dai un tuo parere sulla comunicazione di massa.


2) Perché ti piacciono i film con racconti di superman?
3) Parla un po’ dei tuoi fumetti e dei personaggi a te
più simpatici.

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CAPITOLO 8
LE COORDINATE

Le coordinate uniscono due proposizioni paritetiche,


vuol dire che le due frasi sono l’una indipendente
dall’altra.

Vediamo: Il romanzo era bello e l’autore era bravo.


Ma possono unire anche due proposizioni, l’una
dipendente dall’altra.
Vediamo: Non studio perché non ho voglia. La
congiunzione perché inserisce una frase che spiega una
ragione, una causa espressa nella proposizione
precedente. Ne deriva che; perché, è una congiunzione
subordinativa.
Da quanto detto si spiega che le congiunzioni
coordinative possono collegare parole e proposizioni.
Elenchiamo le congiunzioni coordinative con le loro
funzioni:
Copulative, uniscono tra loro parole e frasi e sono; e,
né, inoltre, neppure …. Es.: Ho mangiato carne e
bevuto vino. Non so né storia né geografia.

Disgiuntive, uniscono tra loro parole e frasi mettendole


a confronto. Esse sono; o, oppure, ovvero, ossia.
Es.: Vuoi venire o no? Verrò, oppure ti scriverò.

Avversative, uniscono tra loro parole e frasi


mettendole in contrasto. Esse sono; ma, invece, però,
tuttavia, eppure. Es.: Sei bella, ma scorbutica. Non

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condivido il tuo operato, tuttavia l’accetto.

Correlative, uniscono tra loro parole o frasi


mettendole in correlazione. Esse sono; e…e, sia…sia,
o…o, così… come, tanto….quanto, né…né…
Es.: Non sei né bravo né studioso.
O la finisci o lo dico al professore.

Dichiarative, uniscono tra loro parole o frasi


determinandole. Esse sono; cioè, invero, infatti.
Es.: Ricorda che cosa ti ho detto, cioè stai attento.
L’albero è fiorito, infatti, è primavera.

Conclusive, uniscono parole o frasi, chiarendo quanto


detto. Esse sono; quindi, dunque, pertanto, perciò,
ebbene.
Es.: Ora stai bene, dunque usciamo.
Sei buono perciò vengo con te.

Esercizi.

1)Componi cinque proposizioni usando le congiunzioni


copulative e cinque usando le congiunzioni disgiuntive.
2) Scrivi cinque proposizioni usando le congiunzioni
avversative e cinque usando le congiunzioni
correlative.
3) Fai cinque proposizioni usando le congiunzioni
dichiarative e cinque usando le congiunzioni
conclusive.
4) Ritrova nel seguente passo le congiunzioni
coordinative con la loro funzione.

257

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Forse per la stessa ragione anche lei parlava delle
condizioni del suo Paese, che si erano aggravate dopo la
sconfitta del comunismo. A questo punto sentii la necessità
di controbattere, ma nel farlo mi resi conto che non l'avrei
convinta. I vecchi comunisti non si convincono mai, e
quindi, inutili sarebbero state le ragioni per spiegare che
quel presente, era legato a quel suo comunismo. Non so,
per togliere di mezzo tutti questi contrasti politici, di
mentalità, di come costruire un futuro più consono alla
realtà dell'uomo, la condussi verso il letto e lei non fece
alcuna opposizione.
Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti Ed. Napoli.

Tracce di tema.

1) Che cosa trovi di interessante nei filmati dei cartoni


animati?
2) Inventa una favola nella quale vi operano una volpe
ed un coniglio.
3) Racconta una fiaba letta che ti è particolarmente
piaciuta.

258

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CAPITOLO 9
LE SUBORDINATE

Abbiamo visto che un periodo può essere legato per


mezzo delle preposizioni coordinate, mediante la
punteggiatura e per asindeto. (Omissione della
congiunzione nelle enumerazioni).
Ma il periodo è formato anche da proposizioni di
rapporto di dipendenza alla principale. Quindi, la
subordinazione può avvenire:
a) Mediante preposizioni e ciò si verifica con frasi
implicite, col verbo all’infinito.
Es.: Per non andare, si scusò.
Senza alcun rapporto, e con il verbo al gerundio o al
participio. Es.: Non andando, si scusò.
Ma, la congiunzione subordinativa riappare se si
trasforma la frase da implicita ad esplicita.
Es.: Poiché non era andato, si scusò.

b)Mediante congiunzioni subordinative, le quali


nella frase hanno funzioni logiche diverse.
Es.: Camminate tutti insieme, quando vi sono le
macchine.
Camminate tutti insieme perché vi sono le
macchine.
Camminate come vi è stato detto.

I Gradi della subordinazione.


Il periodo può essere composto, e, andando ad
analizzarlo non troviamo difficoltà, quando esso è
formato da una sola proposizione e nemmeno

259

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quando è formato da due proposizioni, poiché, come
sappiamo, la prima è reggente o principale e l’altra è
subordinata. Ma, se il periodo ha più proposizioni
allora dobbiamo stare un po’ più attenti.
Possiamo avere questa successione:
Due proposizioni; una è reggente, l’altra è
subordinata.
La reggente non ha bisogno di niente, poiché ha
sempre un senso compiuto. Se un periodo ha più
proposizioni il grado di successione si ritiene così. A
parte la reggente, la seconda proposizione del
periodo, la chiamiamo subordinata di primo
grado, retta dalla reggente, la terza proposizione
la chiamiamo subordinata di secondo grado,
retta dalla proposizione di primo grado e tutte e
due dalla reggente. Tale ragionamento può
continuare se il periodo è composto di quattro,
cinque ecc. proposizioni.
Vediamo: I volontari della maratona di New York si
avviarono (principale) per proseguire verso il
traguardo (subordinata di 1° grado)
dove solo uno di loro avrebbe afferrato la vittoria.
(Subordinata di 2° grado).
Chi scrive deve evitare il cumulo di più
subordinate, ciò appesantisce il periodo e lo
rende meno efficace. Oggi, perché le cose sono
cambiate e tutto è diventato più rapido, necessita
una prosa snellita.

260

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Esercizi.
1)Fai dieci periodi semplici.
2)Componi dieci periodi che contengono una sola
proposizione subordinata.
3)Scrivi dieci periodi con più proposizioni subordinate.

4)Dividi le proposizioni dei periodi del seguente brano


e dai loro il giusto valore.

Igor col tempo diventava sempre più invadente e


spesso era violento, cosa che peggiorò quando si
trovò alle scuole superiori. Qui altri giovani capirono
che non si poteva ragionare con lui, il quale, con il
suo dispotismo, la voleva sempre vinta lui. Pertanto o
si accettava il suo tirannico agire, o si doveva stare
alla larga da lui. L'essere però, sempre deciso,
affascinava i più deboli, che vedevano in lui una
sicurezza che non avevano loro, ma li stimolava pure
la sua condizione di ragazzo benestante, che già
aveva macchine costose e tanti soldi in tasca.
Da I racconti e novelle”La realtà vista con i tuoi
occhi”Ed. Ferraro Napoli

Tracce di tema:
1) Tutti dobbiamo disciplinarci al rispetto della
natura.
2) Come utilizzi le ore libere?
3) Dopo la fuga dai piccoli centri verso la grande
città, stiamo assistendo al fenomeno inverso.
Spiega le ragioni.

261

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CAPITOLO 10
ANALISI DELLE PROPOSIZIONI
SUBORDINATE

Proposizioni interrogative indirette.

“Non si sapeva chi aveva investito il povero vecchio”.


Nel periodo precedente la proposizione: “chi aveva
investito il povero vecchio” è una subordinata
interrogativa indiretta ed essa funge da soggetto
della proposizione reggente. Chi aveva investito il
povero vecchio non si sapeva. Chi aveva investito il
povero vecchio?
Un'interrogativa indiretta può avere anche valore di
complemento oggetto. Es.: Svelami come si chiama
quella ragazza = Com’è il nome di quella ragazza?
Le interrogative indirette dipendono dai verbi.
Domandare, interrogare, chiedere, ignorare,
dubitare, essere incerto ecc. e da quei sostantivi
affini ai verbi, oltre che da alcuni verbi dichiarativi;
dire, narrare, raccontare. …
Per intendere bene l’interrogativa indiretta, bisogna
formare l’interrogativa diretta: Es. Raccontami perché
sei arrabbiato = Perché sei arrabbiato? Ti domando
quando ci vedremo. = Quando ci vedremo? Vorrei
sapere la prossima tappa. Quale sarà la prossima
tappa?
Nelle interrogative dirette il verbo si pone
all’indicativo, nelle indirette al condizionale e spesso
anche al congiuntivo, perché la natura
dell’interrogativa contiene l’incertezza.

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Es.: Non so perché ti sia offeso. = Perché ti sei
offeso?

Proposizioni soggettive ed oggettive.


Le norme che stabiliscono le proposizioni
soggettive ed oggettive sono pressoché identiche. La
differenza sta nella funzione logica che svolgono i
verbi nel periodo.
Le proposizioni soggettive dipendono da forme
impersonali di verbi come: accadere, avvenire,
importare, bisognare, accorrere, sembrare. Es.: Bisogna
che mi porti la colazione.
Dai verbi resi impersonalmente per mezzo della
particella si. Es.: Si racconta che sia il miglior studente
della scuola.
In forma esplicita sono introdotte dalla particella che
ed hanno il verbo all’indicativo. Es.: E’ chiaro che la
verità non gli va bene.
Al congiuntivo. Es.: Sembra che non si sia accorto
dell’inganno.
Al condizionale. Si pensò che non avresti detto più una
bugia.
In forma implicita hanno il verbo all’infinito,
introdotte dalla preposizione di. Es.: Si era d’accordo di
non giocare nella piazza.

Le proposizioni oggettive
fanno da complemento oggetto ai verbi transitivi attivi;
dichiarare, dire, affermare, sapere, sentire, giudicare.
Hanno la forma esplicita rette dalla preposizione che.
Es.: Avverto che osserverò tutti i diritti e doveri.

Gli stessi verbi che reggono l’indicativo della

263

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proposizione con che, (dichiarare, dire, affermare,
sentire, giudicare) nella forma negativa preferiscono
il congiuntivo, in quanto viene negata una realtà.
Es.: Vedo che egli è dispiaciuto (forma positiva) non
vedo che egli sia dispiaciuto (forma negativa).
Richiedono ancora il congiuntivo i verbi che
indicano dubbio, incertezza, come: supporre,
ritenere, sospettare, dubitare ecc. Es.: Dubito che tu
possa finire il lavoro. Sospetto che tu abbia detto la
verità.
Vanno ancora al congiuntivo i verbi che esprimono
esortazione, speranza, desiderio. Come: concedere,
pregare, sperare, desiderare ecc.
Es.: Spero che tu vinca la gara.
Desidero che tu mi porti con te.

In forma implicita vengono rette dalla preposizione di


con il verbo all’infinito.
Es.: Accettai di tornare al mare.

Proposizioni causali.

La proposizione causale indica la causa, il motivo per


cui si determina quanto espresso nella proposizione
reggente. E’ introdotta mediante le congiunzioni
causali; perché, poiché, giacché, sicché e dalle
locuzioni congiuntive, dato che, dal momento che.
Es.: Darò le dimissioni perché (dal momento che)
voglio liberarmi dalla carica.
Nelle proposizioni causali esplicite il verbo si pone
all’indicativo, dato che la causa è presentata come
reale e certa. Tuttavia si può usare anche il condizionale
allorché la causa viene esposta come ipotesi.

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Es.: Dimmelo di nuovo perché avrei potuto non capire.
Compro il tuo romanzo perché vorrei leggerlo.
Le proposizioni causali implicite si esprimono
all’infinito precedute dalle preposizioni: per, di, a.
Es.: Per non averti dato ascolto ho sbagliato.
Sono felice di vedere il tuo successo.
Abbiamo sbagliato a darti le informazioni.
Col gerundio. Es.: Avendo mangiato troppo, non volle
camminare.
Col participio passato. Es.: Fermato dai vigili fu
multato.
La proposizione causale risponde alle funzioni che fa il
complemento di causa nell’analisi logica.

Proposizioni finali.
La proposizione finale indica il fine, lo scopo per cui si
determina quanto espresso nella proposizione reggente.
Nella forma esplicita è introdotta dalle congiunzioni;
affinché, perché.
Es.: Aveva preparato la camera affinché l’ospite si
trovasse a suo agio.
Nella forma implicita è introdotta dalla preposizione
per e dalle locuzioni: dal momento che, dato che.
Es.: Studio per essere promosso.
Al fine di chiarirti la mia opinione sono venuto.

La proposizione finale corrisponde al complemento di


fine o scopo nell’analisi logica.

Esercizi.
1)Scrivi cinque frasi interrogative indirette e combiale
in interrogative dirette.
2) Componi cinque frasi soggettive e cinque oggettive

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con le stesse frasi che hai usato nelle interrogative
dirette e indirette.
3) Scrivi cinque composizioni con proposizione causale
in forma esplicita e in forma implicita.
4) Scrivi cinque frasi con proposizione finale in forma
esplicita e in forma implicita.

Fai un’analisi delle proposizioni esistenti nel seguente


brano.
Poesia crepuscolare fu chiamata per la prima volta da Giuseppe
Antonio Borgese sulla “Stampa” di Torino, del 10 settembre del
1910, a proposito di Marino Moretti, Carlo Chiaves e Fausto
Maria Martino. Borgese col termine crepuscolare intendeva
parlare di una poesia che si andava sviluppando ai margini della
grande tradizione classica, in un’atmosfera di mediocri
meditazioni, se non di rinunce e silenzi. Più in là il termine
acquistò un valore proprio e non lo si avvertì più come
contraddizione alla tradizione di una poesia dai risonanti toni, ma
come corrente letteraria, in cui i poeti evidenziavano la
stanchezza del vivere, rinunciando ai grandi cambiamenti di
un’epoca, e , di conseguenza il rifugio, in un angolo nascosto,
nella più tetra solitudine.
Dal v. “La poesia disincantata dei Crepuscolari”
Armando Ed. Roma

Tracce di tema.
1) Fai un paragone tra la città e la campagna e dici
poi dove vorresti vivere.
2) Hai mai pensato che cosa è la nostra casa, la
nostra famiglia? Esprimi tutto quello che senti
intorno a questi due grandi valori.
3) F. Coust, pedagogista svizzero, ha detto: “Lo
Stato ha corrotto la famiglia, questa ha corrotto il
ragazzo e questi mina i fondamenti dello Stato.”
Commenta.

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CAPITOLO 11
ANALISI DI ALTRE PROPOSIZIONI
SUBORDINATE

1) Proposizioni temporali.
Le proposizioni temporali sono introdotte dalle
congiunzioni di tempo, che indicano il momento e in
quale circostanza avviene quanto espresso nella
proposizione reggente.
a) In forma esplicita. Se l’azione della subordinata
avviene contemporaneamente alla reggente viene
espressa dalle congiunzioni: quando, mentre, appena,
come, allorché, e con le locuzioni: al tempo in cui, nel
momento che, nell’istante in cui, il verbo va
all’indicativo, perché indica una circostanza reale.
Es.: Mentre tu salivi, squillò il telefono.
Quando, invece, si esprime una idea di dubbio o di
probabilità si usa il congiuntivo.
Es.: Dal momento che tu abbia già deciso, partiamo.
b)Nella forma implicita se c’è l’idea della
contemporaneità si usa il gerundio presente.
Es.: Scrivendo pensavo.= Mentre scrivevo pensavo.
L’infinito retto da in. Es.: Nel dirgli la verità soffriva =
Mentre gli dicevo la verità soffriva.

Le proposizioni temporali svolgono nell’analisi del


periodo la funzione che svolge in analisi logica il
complemento di tempo.

2)Proposizioni consecutive.
La proposizione consecutiva esprime quel che segue a

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quanto detto nella proposizione reggente.
Nella forma esplicita, la relazione è espressa dagli
avverbi: così, tanto, talmente, con gli aggettivi, siffatto,
tale, simile, a cui corrisponde nella consecutiva la
congiunzione che.
Es.: Sono così annoiato, che andrei via.
E’ tanto buio, che non si vede niente.
Si costruisce anche al congiuntivo.
Es.: Egli la rimprovera in modo che capisca.
In forma implicita dipende dagli stessi avverbi ed
aggettivi e dalle stesse locuzioni avverbiali della forma
esplicita ed è introdotta dalle preposizioni; a, per, da.
Es.: Il mare era così calmo da sembrare immobile.

3)Proposizioni relative.
La proposizione relativa è una subordinata che si lega
alla principale mediante i pronomi relativi o avverbi
relativi. Tra le costruzioni sintattiche è quella più in
uso.
Ricorda che gli stessi pronomi relativi. Che, il quale,
la quale, i quali, le quali, cui, hanno il compito di
unire due proposizioni ed evitano la ripetizione del
nome.
Es.: Ho letto il giornale, il giornale comprato ieri = Ho
letto il giornale che ho comprato ieri. (Rivedi tutte le
regole che coinvolgono i pronomi relativi)
Di solito le proposizioni relative hanno valore
determinativo e specificativo o incidentali ed
oppositive. Hanno la forma esplicita ed implicita.
Es.: Ho rincontrato il cane, che ieri ci abbaiò. Qui la
proposizione specifica quale cane è.
La proposizione relativa può fare le veci di tante
proposizioni, come l’esempio che segue.

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A) Incidentale: La mia città, che è così bella,
è Salerno.
B) Temporale (da evitare) Erano giorni in cui
(quando) si gioiva!
C) Finale: Desidero portarti a Cosenza la
quale (affinché) ci ricordi quei giorni.
D) Consecutiva: Ti regalo un pallone con cui
(finché) ti faccia felice.
E) Condizionale. Chi (se) dicesse la verità
farebbe bene.
F) Causale. Sono contenti i ragazzi che
(perché) hanno vinto.
G) Concessiva. Quella brava donna che
(sebbene avesse fatto) aveva fatto sempre
del bene, è stata derubata.

4)Proposizioni concessive.

La proposizione concessiva indica la causa, il motivo,


nonostante il quale si verifica quanto espresso nella
proposizione principale. Ha il verbo all’indicativo e al
congiuntivo. Nella forma esplicita è introdotta dalle
congiunzioni: Sebbene,quantunque, benché, nonostante
e dalle locuzioni: nonostante che, sebbene che.
Es.: Nonostante i suoi malanni, l’uomo camminava.
Anche se non hai lavorato, ti hanno pagato.
Nella forma implicita al gerundio è preceduto da pure:
Es.: Pur avendo detto bene di lei non mi piace.
Al participio è preceduto da: anche se, per quanto,
sebbene.
Es.: Per quanto ferito, continuò a camminare.

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Esercizi.
1) Componi dieci frasi con le subordinate
temporali.
2) Scrivi dieci frasi relative.
3) Scrivi cinque frasi consecutive e cinque
concessive.

Riconosci nel seguente passo la varia natura delle


proposizioni esistenti.

I Crepuscolari non sostituivano niente di nuovo e di valido. Se vi


fu un’epoca piena di contraddizioni fu quella dei Crepuscolari.
Essi andavano immaginando nello stesso tempo cannoni e fiori,
vita e morte. Spesso con i desideri di grandezza e di gloria si
piegavano come fiori inariditi di fronte ad una vecchia foto o allo
sguardo inespressivo di una donna quasi brutta. La loro poetica,
fatta di parole semplici e di concetti ancor più semplici, riesce a
toccare i sentimenti più profondi. Se è vero come è vero che la
grandezza di un artista è direttamente proporzionata alla sua
chiara espressione e all’affabilità di fare intendere, a tutti, il
proprio pensiero, allora i Crepuscolari, nel loro mondo negletto,
hanno raggiunto l’epopea dell’espressione poetica. Le loro sono
parole di tutti i giorni, sono i pensieri di uomini comuni con il
travaglio dei problemi quotidiani e non si sentono poeti.
Da “La poesia disincantata dei Crepuscolari” Armando
Ed. Roma

Tracce di tema:
1)Qual è il patrimonio artistico di un Paese? A che cosa
serve?
2)Come immagini la città del futuro?
3)Si dice che la macchina rappresenta il progresso; ma
quali macchine conosci che si sono dimostrate più utili
all’uomo.

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CAPITOLO 12
SEGUONO ANALISI DELLE PREPOSIZIONI
SUBORDINATE
1)Proposizioni locative.

La proposizione locativa indica il luogo dove avviene


l’azione espressa dalla reggente. E’ introdotta da
avverbi di luogo: dove, dovunque.
Nella forma esplicita ha il verbo all’indicativo e al
congiuntivo.
Es.: Ti raggiungerò dove stai.
Dovunque andrai verrò.
In forma implicita ha il verbo all’infinito.
Es.: Penso dove andare.
La proposizione locativa svolge, nell’analisi del
periodo, la stessa funzione che svolgono i complementi
di luogo, in analisi logica.
Un occhio attento si deve porre alle proposizioni
locative per non confonderle con le proposizioni
interrogative indirette.
Vediamo: Verrò dove andrai ( subordinata locativa). Mi
chiedo: dove andrai? (subordinata interrogativa
indiretta)

2)Proposizioni modali.
Le proposizioni modali indicano il modo in cui si
svolge l’azione espressa dalla proposizione reggente.
Nella forma esplicita è introdotta dalle congiunzioni:
Come e ha il verbo all’indicativo quando esprime l’idea
della realtà.

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Es.: Ho parlato come meglio ho potuto.
Ha il verbo al congiuntivo quando la frase esprime un
concetto probabile ed è introdotta dalla locuzione,
come se.
Es.: Mi guardi come se fossi un fantasma.
In forma implicita ha il verbo al gerundio.
Es.: Anna ci accolse sorridendo.
Molto vicina alla subordinata modale è quella
strumentale, per tale ragione, a volte, si resta incerti fra
i due valori; modali o strumentali.
La proposizione modale svolge lo stesso ruolo del
complemento di mezzo in analisi logica.

3)Proposizioni comparative.
La proposizione comparativa esprime un confronto con
l’azione espressa dalla principale. In forma esplicita è
resa all’indicativo e con il congiuntivo.
Possono essere di tre tipi.
a) Comparative di uguaglianza introdotte da avverbi e
pronomi. Così… come, tanto…quanto, tale…quale.
Es.: Quel tuo amico non è così sincero come sembrava.
b) Comparative di maggioranza introdotte da più… di,
più… che.
Es.: Quel vestito mi costò più euro di quanto pensassi.
c) Comparative di minoranza. Introdotte da meno… di,
meno… che…Es.: Mi dai meno peso di quello che
credevo.
In forma implicita hanno il verbo all’infinito
introdotte da: di quello che, che non. E’ meglio
comprarti un vestito che non invitarti al ristorante.
Le proposizioni comparative compiono nell’analisi del
periodo, la stessa funzione del complemento di
paragone nell’analisi logica.

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4)Proposizioni limitative.
La proposizione limitativa esprime una limitazione
rispetto a ciò che viene affermato nella principale. In
forma esplicita è espressa all’indicativo e al
congiuntivo e introdotta dalle locuzioni; Per quanto, per
quello, secondo quanto.
Es.: Per quello che penso, mi dovrebbero dare ragione.
Nella forma implicita ha il verbo all’infinito ed è
introdotta dalle locuzioni: in quanto a, per quanto
riguarda, limitatamente a.
Es.: In quanto a venire da te, non ci sperare.
Le proposizioni limitative svolgono nell’analisi del
periodo la medesima funzione che viene svolta
nell’analisi logica dal complemento di limitazione.

Esercizi.
Commenta la seguente poesia

PORTAMI VIA CON TE


Dove vuoi, quando vuoi
Portami via con te.
Lontano, lontano,
Verso l’illogico,
verso l’ultima follia.
Follia sei, follia sono.
Tutto è folle
In questo folle mondo.
Dal V. “Follie d’agosto” ed. Unibook

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1)Componi un elaborato su tutto ciò che credi sia
ingiusto nella vita.
2)Componi dieci proposizioni locative in forma
esplicita e in forma implicita.
3)Scrivi cinque proposizioni modali esplicite e cinque
frasi in forma implicita.
4)Scrivi cinque proposizioni comparative di
uguaglianza, cinque di maggioranza e cinque di
minoranza.

Tracce di tema.

1)Qualsiasi lavoro, se svolto con capacità, è utile. Tu


parla dei lavori più umili che conosci ed esprimi un
giudizio.
2) La nostra società, è stato detto, diventa sempre più
disumana. Dì perché.
3) La solitudine può spingere l’individuo verso atti
inconsulti. Che cosa si potrebbe fare per persone sole o
abbandonate?

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CAPITOLO 13
ANCORA ANALISI DELLE PROPOSIZIONI
SUBORDINATE

1)Proposizioni privative.
La proposizione privativa indica un’azione che esclude
il rapporto con quella della proposizione principale.
In forma esplicita è espressa da; senza che, con il
verbo al congiuntivo.
Es.: Portai un peso enorme, senza che sudassi.
Nella forma implicita è introdotta da; senza, con il
verbo all’infinito.
Es.: La rimproverai senza pentirmi.

2)Proposizioni avversative.
La proposizione avversativa è una subordinata che
contrasta, si oppone all’idea della reggente. Nella
forma esplicita ha il verbo al condizionale e meno
sovente all’indicativo. E’ introdotta da; mentre, invece.
Es.: I lavoratori smisero di lavorare, mentre avrebbero
potuto terminare l’opera.
Tu alla festa ridevi, mentre io piangevo.
Nella forma implicita è introdotta da: invece di, in
luogo di, anziché.
Es.: Anziché lamentarti, datti coraggio.

3)Proposizioni aggiuntive.
La proposizione aggiuntiva aggiunge un concetto a
quanto espresso nella reggente. Non si applica in
forma esplicita.
In forma implicita è introdotta dalle locuzioni; oltre a,

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oltre che.
Es.: Tu, oltre a cantare, impara a suonare.

4)Proposizioni eccettuative.
La proposizione eccettuativa esprime un'eccezione
all’idea della proposizione principale.
Nella forma esplicita è introdotta dalle locuzioni;
tranne che, salvo che, espresso dal verbo al modo
indicativo o congiuntivo.
Es.: E’ lo stesso tema, tranne che il finale
diverso.(indicativo)
La troveremo sul corso, salvo che non sia uscita.
(congiuntivo)
Nella forma implicita è introdotta dalle locuzioni: a
meno che, eccetto che.
Es.: Mi piace studiare, eccetto che la matematica.

5)Proposizioni incidentali.
La proposizione incidentale è posta nel discorso fra due
virgole, senza che abbia alcun legame sintattico con il
resto della proposizione. E’ un inciso che abbiamo già
trattato, il quale aggiunge all’idea espressa, un qualcosa
in più.
Es.: La scuola, e tu lo sai, bisogna seguirla con
interesse.
Le vacanze, non importa quali, sono sempre gradite.

Esercizi
Analizza le proposizioni del seguente brano

Si fermò un attimo, prima di attraversare una


pozzanghera e guardandomi chiese:
- Sei insoddisfatto della tua vacanza, pensi che

276

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sarebbe stato meglio non venire?
- Penso, invece, alle mille casualità della vita, ai
tanti incontri da cui possono derivare infinite
storie. Penso alla fortuna e alla sfortuna e alla
complessità dell'animo umano. Credo che all'uomo
manchi sempre qualcosa per cui il suo desiderio del
perfetto, resterà sempre un miraggio!
Cristian restò a pensare e camminò silenzioso per
un tratto del nostro viale, poi si fermò, mi guardò e
disse:
- E' bello sentire certe cose, mentre ti consolano, ti
fanno raggiungere un piccolo piedistallo, da dove
puoi guardare la vita con più serenità.

Dal romanzo “Sensazione” Tullio Pironti Ed. Napoli

1)Scrivi dieci proposizioni con significato di addio ad


una persona.

2) Componi cinque proposizioni privative e cinque con


proposizioni avversative.
3)Scrivi cinque proposizioni aggiuntive e cinque
eccettuative.
4)Componi dieci proposizioni incidentali.

Tracce di tema

1)Il progresso è civiltà. Dimostralo con più esempi.


2)Esiste o no la vita su Marte? E tu come la
immagini?
3)Se sparissero l’ira, l’egoismo, l’odio e la violenza
come sarebbe la vita?

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CAPITOLO 14
IL PERIODO IPOTETICO
Subordinate condizionali

La proposizione condizionale indica un’azione da


cui dipende il determinarsi dell’azione della
proposizione principale. E’ un evento in condizione
di ipotesi. La reggente e la subordinata creano
un'unità logica sintattica che va sotto il nome di
periodo ipotetico.
La congiunzione per eccellenza è se che esprime la
condizione, l’ipotesi, la probabilità.
L’ipotesi che si premette a condizionare l’azione
della proposizione principale, può essere di natura.
1) Reale 2)possibile 3)irreale.
Per tali ragioni il periodo ipotetico si distingue in tre
tipi.
a) Periodo della realtà, b) periodo della
possibilità, c) periodo della irrealtà.
Il primo tipo (o grado) della realtà richiede
l’indicativo tanto nella proposizione condizionale
che in quella principale.
Es.:Se splende il sole è giorno. Se vi sono le stelle è
notte.
Si noti oltre all’indicativo, la perfetta
corrispondenza nei tempi delle due proposizioni.

b) Secondo tipo (o grado) della possibilità o


della probabilità.
Qui l’azione espressa è reale, ma di dubbia

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realizzazione. Si esprime con il congiuntivo
imperfetto nella proposizione che contiene l’ipotesi
e col condizionale la reggente.
Es.: Se avessi i soldi, ti comprerei una bambola.
Oppure: Ti comprerei una bambola, se avessi i soldi.
La reggente non è necessario che debba stare per
prima. L’esempio riportato è della probabilità,
poiché i soldi li potrei avere tra un’ora, domani, ma
li avrò.
Ancora un altro esempio: Faresti bene se studiassi di
più. E’ possibile che ti metterai a studiare di più.

c)Terzo tipo (o grado) della irrealtà o della


impossibilità. Si costruisce con il trapassato
congiuntivo nella proposizione che contiene
l’ipotesi e il condizionale passato nella reggente o il
condizionale presente.
Es.: Se avessi le ali volerei. Le ali non le ho né le
avrò mai ed allora il senso della frase, è irreale.
Se tu mi avessi ascoltato, ora non ti troveresti in
queste condizioni. (Tu non mi ascoltasti e per tale
ragione ora ti trovi in tali condizioni.)
Come abbiamo visto tutti e tre i tipi è presente
un’ipotesi, una condizione.
La subordinata condizionale, quella che contiene il
se, si chiama pròtasi.
La proposizione principale o reggente si chiama
apodosi.

Definizione del periodo.


Il periodo può avere una sola proposizione ( un
solo verbo) e si chiama semplice. Si chiude con la
punteggiatura forte. (il punto)

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Il periodo può avere due o più proposizioni
collegate tra loro da congiunzioni o con
punteggiatura debole, (la virgola ) non
subordinate; tutte con senso compiuto e si
chiama composto.
Il periodo può avere tante proposizioni, una
principale tutte le altre subordinate, perché non
hanno un senso compiuto e si chiama complesso.
Nel periodo complesso la prima proposizione
dipendente dalla principale si chiama:
proposizione di primo grado, quella che segue è
subordinata di secondo grado retto da quella di
primo grado e tutte e due dalla principale. Così
via: terzo grado, quarto grado ecc.

Esercizi.

Riconosci l’ordine delle proposizioni nei periodi del


seguente passo.
Intanto,  mamma  Maria  si  affaccendava,  aiutata  da 
Milanca,  ad  apparecchiare  una  tovaglia  distesa  per 
terra,  sulla  quale  furono  posti  piatti  e  cibo.  Il 
capofamiglia  e  tutti  gli  altri  si  sedettero  ai  lati,  sulla 
nuda  terra  e  s'incominciò  a  mangiare.  Si  riprese  a 
parlare e questa volta di cose liete. 
‐ Sapete la nuova? ‐ domandò Rosa. ‐ Alcuni giorni fa,  
Guglielmo Petacciato, si portò la fidanzata in bicicletta. 
Dal romanzo “Pietrabianca” ed. Ferraro Napoli.

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1) Che cosa è la speranza per te? Rispondi con venti
parole.
2)Componi dieci proposizioni col periodo ipotetico di
primo grado.
3) Scrivi dieci proposizioni con il periodo ipotetico di
secondo grado.
4) Componi dieci proposizioni con il periodo ipotetico
di terzo tipo.

Tracce di tema.

1)Iddio non si vede, non si sente, non si tocca. Iddio si


cerca in tutte le cose. Commenta il significato di quanto
enunciato.
2)Perché, secondo il Vangelo, Dio è più vicino ai
derelitti, a chi soffre?
3)In che cosa consiste la non violenza? E’ possibile
raggiungere una civiltà pacifista?

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CAPITOLO 15
IL DISCORSO DIRETTO E INDIRETTO L’USO
DEL CONGIUNTIVO.
Il discorso si dice diretto quando si riportano
fedelmente le parole che una persona rivolge ad
un’altra persona. E’ una forma, questa, usata in
larga misura dagli scrittori, quando fanno parlare
direttamente i personaggi.

“Il padre la vide scomparire e commentò:


-Speriamo che non mi abbandoni troppo presto.
-No – osservò il giovane –lei non vi lascerà”.

Il discorso diretto è introdotto dai verbi: dire,


chiedere, commentare, osservare, rispondere, seguiti
dai segni grafici delle virgolette o delle lineette.
Anche tu nei tuoi componimenti puoi usare il
discorso diretto, se lo trovi più efficace del discorso
indiretto: è una questione di gusto.
Puoi scrivere: La mamma disse: “ Mario, bisogna
andare giù in cantina a prendere la legna” ma, lo
puoi anche scrivere con il discorso indiretto. La
mamma disse a Mario che bisognava andare giù in
cantina a prendere la legna.
Come puoi notare, nelle due forme il contenuto non
cambia. Tuttavia, i tempi dei verbi nella
trasformazione dal discorso diretto a quello indiretto
cambiano. Vediamo come:
a) Il presente indicativo, del discorso diretto,
diventa nel discorso indiretto, imperfetto indicativo.
Discorso diretto. Es.: Liliana disse a Lorenzo:

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“Necessita prendere la statuetta che è sul
comodino”.
Discorso indiretto. Liliana disse che necessitava
prendere la statuetta che era sul comodino.
b) L’imperativo presente del discorso diretto
diventa, nel discorso indiretto, congiuntivo
imperfetto o infinito presente.
Discorso diretto. Es.: Liliana disse a Lorenzo:
“Sparisci e non scocciarmi”.
Discorso indiretto. Liliana disse a Lorenzo che
sparisse e non la scocciasse, oppure Liliana disse a
Lorenzo di sparire e di non scocciarla.
c) Il futuro dell’indicativo nella forma diretta
diventa nella forma indiretta, condizionale passato,
qualche volta anche presente.
Discorso diretto. Es.: Lorenzo le rispose: “ Farò
come dici, ma la pagherai”.
Discorso indiretto. Lorenzo le rispose che avrebbe
fatto ciò che ella diceva, ma che l’avrebbe pagata.
d) Il passato prossimo e il passato remoto nella
forma diretta, diventano nella forma indiretta
trapassato prossimo.
Discorso diretto. Es.: Liliana osservò: “Io sono
stata la tua guida, ma tu mi negasti il tuo affetto”.
Discorso indiretto. Liliana osservò che lei era stata
la sua guida, ma lui le aveva negato il suo affetto.

L’USO DEL CONGIUNTIVO


L’indicativo ha valore fondamentale, dichiarativo,
dimostrativo, quindi della realtà. Ciò significa che
nell’usare l’indicativo l’idea di chi parla o scrive è
reale, esprime un convincimento.
Il congiuntivo, invece, esprime dubbio, ipotesi,

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preghiera, augurio, desiderio.
L’idea di chi parla o scrive si muove nella
probabilità dell’azione espressa dalla proposizione
principale. Pertanto il congiuntivo è rappresentato
da proposizioni di dipendenza. Il modo e il tempo
delle proposizioni dipendenti sono determinati dal
pensiero espresso nella reggente, come dai verbi che
esprimono dubbio, incertezza.
Es.: E’ vero quello che dici. Io esprimo una realtà.
Ma, se dico:
“Credo che tu dica la verità.” metto in dubbio quel
dire.
Per i tempi delle subordinate al congiuntivo diamo
qui alcune indicazioni che non potranno mai essere
esaustive di fronte ai molteplici casi che possono
verificarsi nelle varie espressioni.
a)Se nella reggente vi è un tempo presente o un
futuro, deve corrispondere nella proposizione
dipendente il verbo al modo congiuntivo, al tempo
presente o passato.
Es.: Presente. Mi pare che tu stia male; mi sembra
che tu sia stato male.
Futuro. Egli penserà che tu venga; Egli penserà che
tu sia già venuto.
b)Ad un tempo passato nella proposizione reggente,
deve corrispondere nella proposizione subordinata il
verbo al modo congiuntivo imperfetto o trapassato.
Es.: Pareva che non ci fosse alcun motivo.
I due tempi del condizionale presente e passato, se si
trovano nella proposizione reggente, si considerano
tempi passati, per tale ragione richiedono
l’imperfetto o il trapassato congiuntivo.
Es.: Non penserei che egli fosse già arrivato.

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Esercizi.
1)Dal discorso diretto del presente brano
passalo al discorso indiretto.
- Vieni subito. -gli disse categoricamente -qui hanno
preparato un massiccio sciopero ed io sono
preoccupato.
- Chi lo ha preparato?
- Non so gran che. Ho capito solo che più di uno
sciopero è una rivoluzione. I contadini vogliono la
terra, gli operai i cantieri.
- Dio! Chi li ha fomentati? Chi li ha aizzati sino
all'assurdità?
- Non so, non so. Ti dico di venire subito, prima che
succeda chissà che.
Lorenzo stanco com'era prese il primo diretto verso
la capitale.
Dal romanzo “Per sempre Filantropia” ed. Ferraro, Napoli.

2)Scrivi cinque proposizioni con il discorso diretto


e poi passale al discorso indiretto.
3) Componi dieci proposizioni al congiuntivo
presente e futuro.
4) Scrivi dieci proposizioni al congiuntivo
imperfetto e trapassato.

Tracce di tema.
1) Come spieghi che alcuni ragazzi perdono la
giusta via per incamminarsi verso una cattiva
strada?
2) La solidarietà dovrebbe essere un diritto di chi ha
bisogno, alfine di salvare la sua dignità. Commenta.
3) Hai sentito dire che alcuni minori sono stati
“fermati” dalla polizia. Qual è il tuo pensiero per
loro?

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PARTE QUARTA

LA PROSA, LA POESIA E LE
FORME.

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LA PROSA
I primi testi narrativi nascono sotto l’insegna della brevità, in
tal modo si sviluppano i racconti e le novelle. In queste prime
composizioni volgari si denunciano proteste sociali, tra le
quali si distingue Uguccione da Lodi, vissuto tra il XII e il
XIII secolo. Alle proteste sociali si affiancano esposizioni
religiose.
Fare una distinzione sul racconto e sulla novella non è stato
semplice e né lo è adesso. Comunque, su i due narrati si può
fare una differenza anche se di poca rilevanza.
La novella parte da motivi realistici per trasformarli in una
sfera fantastica, in cui s’intrecciano gli avvenimenti.
Il racconto s’intende fondato sulla riflessione di chi scrive,
che svilupperà motivi realistici e psicologici e pur toccando
sfere fantastiche, non perderà di vista la realtà quotidiana.
L’autore ha lo scopo di far riflettere il lettore, in modo che
questi possa trarne esempi di vita. Pertanto, nel breve respiro
narrativo viene trattato un solo episodio significativo, con
uno o pochissimi personaggi. Così nasce la novella italiana
contrassegnata dai grandi novellieri del Trecento, alla testa
dei quali emerge Giovanni Boccaccio (1313-1375).
Alla novella e al racconto dobbiamo affiancare una terza
esposizione narrativa: la fiaba che pur facendo parte dello
stesso gruppo si distacca dai racconti.
La fiaba è caratterizzata da una maggiore brevità del narrato,
in cui emergono gli animali, di cui l’autore si serve per dare
un chiaro messaggio di comportamento materiale e morale.
Si può tranquillamente affermare che dalla fiaba nascono i
moderni cartoni animati. Per chiudere quest'argomento
facciamo una classificazione dei racconti e novelle che
possono essere: di carattere naturalistico, di carattere
psicologico, di carattere fantastico mitico- simbolico e di
carattere di orrore o nero.
Dobbiamo attendere ancora molto tempo per poter parlare
del romanzo, che si differenzia dal genere narrativo del
racconto, della novella e della fiaba.

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Il romanzo è una narrazione a lungo respiro, con molteplici
intrecci di fatti e avvenimenti, alimentati da tanti personaggi,
da cui emerge il protagonista o i protagonisti.
Nel Sedicesimo secolo nasce in Spagna il romanzo picaresco
il quale cerca di narrare le avventure di personaggi popolari,
che contestano la legalità per condurre una vita al di fuori
della norma. Lo stesso romanzo “Don Chisciotte della
Mancia” di Miguel Cervantes (1547-1616) può ritenersi
appartenere a questo filone.
Nello stesso secolo si afferma in Francia un altro tipo di
romanzo. L’erotico-galante è il romanzo educativo con “Le
avventure di Telemaco” di Francois de Salignac (1600-
1674).
Dobbiamo aspettare il Settecento per l’avvio al “novel
romance”, che si avvale dell’allegoria con l’intento di
correggere le superstizioni, i pregiudizi della società. In
quest’epoca si distingue “Candido” di Voltaire ( 1694-1778),
che è l’esempio più significativo.
In questo secolo si incominciano a narrare i viaggi e le
avventure di vario genere. Nasce “Robinson Crusoe” di
Daniel Defoe (1660-1731). S’incomincia a ritenere il
romanzo, non solo fonte di impegni educativi, ma anche
svago. Sotto questo spirito nasce il romanzo gotico, chiamato
in tal modo perché le vicende sono ambientate nel basso
Medioevo. Spicca tra tutti il romanzo “Il castello di Otranto”
di Horace Walpole (1717-1797)
Ma sarà l’Ottocento a darci la grande stagione del romanzo,
che si sviluppa in modo rigoglioso in Inghilterra, Francia e
Russia. Negli altri Paesi europei avrà uno sviluppo minore,
compreso l’Italia, che mentre si avvale di una robusta poesia,
nella prosa ha pochi narratori di alto livello come il Manzoni
(1785-18733) e qualche altro.
Il genere narrativo del romanzo si può distinguere in vari tipi,
così abbiamo: il romanzo popolare che servendosi della
storia, intreccia le vicende per dimostrare il bene e il male:
obbiettivo è la giustizia sociale. Ci piace ricordare Victor
Hugo con i suoi “Miserabili” e lo stesso nostro Manzoni con
“I Promessi Sposi”.

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Il romanzo Epistolare. Nel quale il protagonista indirizza le
sue lettere a ad una persona cara, come “I dolori del giovane
Werther” di Johan Wolfgan Goethe.(1749-1832) e il nostro
Ugo Foscolo (1778- 1827) con “Le ultime lettere di Jacopo
Ortis”.Il romanzo d’intrattenimento in cui si assiste alle
avventure più impossibili, come in “Ventimila leghe sotto i
mari” di Jules Verne( 1828-1905). Questo tipo di romanzo
darà l’avvio al romanzo di fantascienza.
Si giunge ben presto al romanzo poliziesco con l’americano
Edgar Allan Poe (1809-1849) e con l’inglese Arthur Conan
Doyle (1859-1930) da cui si svilupperà il romanzo giallo.
Non tarderà ad emergere il romanzo realistico nel quale viene
trattata la realtà dei fatti, che comunque viene sempre
trasformata dalla fantasia dell’autore. Per il romanziere ciò
diventa tassativo, altrimenti farebbe storia e non romanzo.
Nel romanzo realistico (in Italia si chiamerà veristico), la
prosa è oggettiva ed impersonale. A questo filone sociale
vanno ascritti i nomi dei grandi narratori: Honoré de Balzac
con la sua serie di romanzi, “La commedia Umana” ( 1799-
1850), Emile Zola (1840-1902) con i suoi venti romanzi,
ciclo inteso a dimostrare tutte le piaghe sociali. Questa filone
da noi viene sviluppato da Giovanni Verga ( 1840-1920) con
“I Malavoglia e Mastro don Gesualdo”.
Nel romanzo nero o dell’orrore, la narrazione si propone di
tenere desto il lettore, attraverso le sue descrizioni a
mozzafiato e con impennate isteriche e micidiali.
Il romanzo giallo ha la finalità di una lettura più leggera,
rispetto agli altri componimenti letterari. In questo filone si
narrano vicende di sospetti, per arrivare, in fine, al colpevole.
Abbiamo esposto sopra, molto sommariamente, i vari filoni
dei romanzi, senza tener conto che moltissimi autori
intrecciano le loro storie tra realtà e fantasia, tra storia e
invenzione, tra realtà sociale e favola, tra ieri ed oggi, tra
mondi sognati e logiche del presente. Proprio perché il
romanzo è un mondo che scaturisce da una mente pensante,
non può essere definito se non per sommaria appartenenza ai
vari tipi. Inoltre, il tono può essere tragico e comico,
soggettivo ed oggettivo; scritto in prima o in terza persona.

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Oltre a quanto detto, ogni autore ha un suo stile e un suo
modo di esprimersi.
Ci piace fare un raffronto tra due autori moderni, Umberto
Eco e Cesare Pavese, con due stili completamente diversi. Il
primo usa una forma barocca, il secondo una forma agile.
Riportiamo il terzo periodo del prologo del romanzo “Il
nome della rosa” di Umberto Eco.
“Giunto alla fine della mia vita di peccatore, mentre canuto
senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso
senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando
della luce inconsapevole delle intelligenze angeliche,
trattenuto ormai con il mio corpo greve e malato in questa
cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su
questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a
cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim
quando vidi e udii, senza azzardarmi a trarre un disegno,
come a lasciare a coloro che verranno ( se l’Anticristo non li
prenderà)segni di segni, perché su di essi si eserciti la
preghiera della decifrazione.”
Prendiamo adesso un passo di Cesare Pavese, da “Il diavolo
in collina.” Stiamo verso la fine del romanzo.
“S’allontanò nell’aria chiara. Noi rientrammo nella sala. Mi
pareva impossibile che avremmo ripresa la vita di prima.
Qualcosa era cambiato”.
Ognuno può vedere la differenza tra le due forme espressive
ed ognuno è libero di scegliere un modello confacente dei
due passi estrapolati dalle suddette opere, dei suddetti autori.
La verità è: in un mondo che cammina così in fretta, anche
l’espressione dev’essere pari al tempo, se non si vuole che il
linguaggio resti un anacronismo. Oggi l’espressione
dev’essere rapida, chiara, concisa, alla portata di tutti e alla
facile comprensione.
Prima di chiudere questa brevissima dissertazione sulla
prosa, non possiamo esimerci dal fare un accenno ad un altro
genere di prosa.
La commedia.
Tra i generi letterari è forse la più vecchia, poiché già
nell’antica Grecia era largamente nota e dotta.

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La tragedia di solito è un componimento drammatico di
intreccio appassionante. I temi vengono ricavati dalle
vicissitudini umane ed è realista; fantastica se deriva dalle
favole.
Largo successo ebbero anche nell’antica Roma, in quanto
molto spesso, esse rappresentavano motivi politici, per tale
motivo, tutti si sentivano coinvolti. In queste
rappresentazioni vi erano soggetti ad alta drammaticità e
soggetti più leggeri, con sarcasmo per far divertire il
pubblico.
La forma è sempre rapida, con domande e risposte, ma
quando ci si trova di fronte ad un monologo, (esempio quello
di Amleto) che può rappresentare la rabbia, o il lamento del
protagonista, allora possiamo assistere ad una lunga
invocazione. La stessa cosa può succedere con il soliloquio o
con l’ invocazione diretta alle divinità o a persone che
vorrebbero che si accontentassero le nostre volontà.

LA POESIA
La poesia nasce con l’uomo. Quando egli s’innamorò, e
s’innamora, tende inconsciamente a fare poesia. Ogni uomo
di fronte alla commozione di particolari spettacoli è capace di
sentire dentro qualcosa che lo commuove e pertanto, ognuno
è capace, a suo modo, di dire parole mai dette. Certo, molti
restano poeti inespressi, pochi si elevano ad un canto
dignitoso e i rari si elevano ad altezze di faro, tanto da far
luce nei secoli futuri. Forse proprio per questo motivo la
comunicazione poetica non è sempre di facile comprensione,
ed essa diventa elaborata, allorquando vengono stabilite delle
regole, in cui il canto del poeta deve attenersi. E’ facile
comprendere che osservando le regole, capita che la libertà
espressiva venga meno e si ricorre agli artifici. Vediamo
allora quali sono queste regole.
Incominciamo col tipo di verso. Esso può essere, secondo le
sillabe:

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trisillabo o ternario.
La-mor- te La morte
Si- scon- ta……………………………………….si sconta
vi-ven-do…………………………………………vivendo
Da. Veglia. Giuseppe Ungaretti.

Quaternari.
co-sì-fred-da…………………………………….così fredda.

Quinari .. …………………………………così totalmente


di-sa-ni-ma-ta……………………………………disanimata

Senari.
Co-me-que-sta-pie-tra……………………come questa pietra

Da: Sono una creatura. G. Ungaretti.

Settenari. ……………………………Ho parlato a una capra


…………………………………era sola sul prato, era legata
Sa-zia-d’er-ba-be-la-va………………….sazia d’erba belava.
Da: La capra. Umberto Saba.

Ottonari………………………..Lo sguardo fruga d’intorno


…………………………la mente indaga, accorda, disunisce
nel-pro-fu-mo-che-di-la-ga………….nel profumo che dilaga
………………………………quando il giorno più languisce.
Da: I limoni. Eugenio Montale.

Novenari………………..……………………..In ogni caso


Mol-ti-a-nel-li-non-ten-go-no……..molti anelli non tengono.
Da: La storia. E. Montale.

Decasillabi.
Sof-fer-ma-ti sul-l’a-ri-da spon-da. Manzoni

Endecasillabi.
Dis-se:-Bea-tri-ce,-lo-da-di- Dio-ve-ra. Dante

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Contare i versi della poesia non è sempre facile, in quanto
bisogna avere presente la sinalefe, la dialefe, la sineresi e la
dieresi, compreso la parola finale del verso, se è piana,
sdrucciola o tronca.
Se la parola finale è piana, il verso prende le sillabe indicate
dal componimento, se è sdrucciola prende una sillaba in più
da quelle indicate, se è tronca, il verso prende una sillaba in
meno.
LA RIMA.
La poesia, specialmente quella antica, ha i versi legati con la
rima, che è l’uguaglianza di suoni nella parte finale della
parola del verso. Secondo il tipo di legame che unisce i versi
possiamo avere.
La rima baciata.
Piovigginando sale ……………A
E sotto il maestrale.…………….A
San Martino. Carducci

Rima alternata.
Né mai più toccherò le sacre sponde.…..……….A
Ove il mio corpo fanciulletto giacque....………....B
Zacinto mia, che ti specchi nell’onde..…..……....A
Del greco mar da cui vergine nacque ..….……….B
A Zacinto. Ugo Foscolo.

Rima incrociata.
Solo e pensoso i più deserti campi…… ……..……A
Vo misurando a passi tardi e lenti;………….……..B
e gli occhi porto per fuggire, intenti………..….…...B
ove vestigio uman l’arena stampi………….….........A
Francesco Petrarca

Rima incatenata.
Nel mezzo del cammin di nostra vita… …………A
Mi ritrovai per una selva oscura……………….…B
Ché la dritta via era smarrita……………………...A

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Ah quanto a dir qual era è cosa dura…………..….B
Esta selva selvaggia e aspra e forte…………..…....C
Che nel pensier rinnova la paura………………….B
Dante.

Vi sono rime ripetute. ABC-ABC. Rime invertite ABC


CBA.
Soprattutto vi è la rima sciolta in cui la voce del poeta non
resta costretta negli schemi e prende più libertà di
espressione. Questa rima viene prediletta dal Leopardi e da
quasi tutta la poesia moderna.

Rima sciolta:
Sempre caro mi fu quest’ermo colle……….A
E questa siepe, che da tanta parte… ……....B
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude ….C
Ma sedendo e rimirando, interminati….……D
L’infinito. Giacomo Leopardi.

LA STROFA
La strofa è un raggruppamento ritmico che prende il nome
dal numero dei versi.
Il distico formato da due versi presenta la rima baciata.
Chi vol lo mondo disprezzare
Sempre la morte dea pensare.
La “Lauda di Cortona”

La terzina è l’insieme di tre versi con rima incatenata.


Temp’ era dal principio del mattino,……………..A
E ‘il sol montava ‘n su con quelle stelle………….B
Ch’eran con lui quando l’amor divino……..…..…A

Mosse di prima quelle cose belle;………………...B


sì ch’a bene sperar m’era cagione………...….……C
di quella fiera e la gaetta pelle. ……………....……B
Dante

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La quartina è formata da quattro versi con la rima alternata.
Ma, cipresseti miei, lasciat’ ire….…………….. A
Or non è più quel tempo e quell’età.…………...…B
Se voi sapeste!... via, non fo per dire..,….……...…A
ma oggi sono una celebrità……………………...…B
Carducci.
La Sestina è formata da sei versi, i due primi a rima baciata,
i restanti quattro a rima alternata .Viene espressa anche al
contrario; cioè i due ultimi versi a rima baciata. E i quattro
antecedenti con rima alternata.
Belle rose porporine……………....A
Che tra spine……………………....A
Su l’aurora non aprite:………….…B
ma, ministre degli amori,…………C
bei tesori………………………..….C
di bei denti custodite………….…...B

L’ Ottava è formata da otto versi sei con rima alternata e i


due ultimi a rima baciata.
Già l’aurora messaggera erasi desta….…………….….. A
A nunziar che se ne vien l’aurora…………………….... B
Ella intanto s’adorna, e l’aurea testa……………..……. A
Di rose scelte in paradiso infiora,………………….….... B
quando il campo. Ch’a l’arme ormai s’appresta,…...…... A
in voce mormorava alta e sonora,…….……………..…... B
e prevenga le trombe; e queste poi……...………………. C
dièr più lieti e canori i segni suoi…………...……….. . C

Torquato Tasso

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Tipi di componimenti poetici.
Abbiamo esaminato i versi e la strofa, ora ci resta da vedere
l’insieme di queste regole, che tipi di componimenti poetici
formano.

La ballata è un componimento poetico destinato al canto e


alla danza. Più spesso la ballata è composta da endecasillabi
o settenari, altre volte si può trovare con endecasillabi e
settenari misti. E’ formata da un numero vario di strofe che
si chiamano stanze.
Riportiamo di Guido Cavalcanti la ballata:

In un boschetto trova’ pasturella


Più che la stella – bella, al mi’ parere.
Cavelli aveva biondetti e riciutelli
E gli occhi pien d’amor, cera rosata;
Con sua verghetta pasturav’ agnelli,
di scalza, di rugiada era bagnata;
cantava come fosse ‘namorata,
er adornata di tutto piacere.

La canzone è formata da un numero variabile di strofe o


stanze, seguite alla fine della canzone da una strofa più breve
detta congedo o commiato. La strofa consta di due parti: la
fronte e la sìrma. La fronte può essere divisa con due piedi e
la sìrma divisa in due parti, dette volte. La fronte e la sìrma
sono tra loro concatenate per mezzo della ripresa, nel primo
verso della sìrma. Spesso tra la fronte e la sirma o sirima si
introduce un verso detto chiave. Riportiamo un passo tra le
più classiche delle canzoni- “Chiare e fresche e dolci
acque”del Petrarca.

Chiare, fresche e dolci acque………A


Ove le belle membra………………..B
Pose colei che solo a me par donna...C ( primo piede del
fronte)

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Gentil ramo dove piacque…………..A
(con sospir mi rimembra)…………....B
a lei di fare al bel fianco colonna….. C (secondo piede del
fronte)

Erba e fior della gonna ………….….C ( chiave)


Leggiadra ricoperse…………………D
Con l’angelico seno;………………...E
aer sacro sereno …………………….E ( prima volta della
sìrma)
ove amor co’ i bei occhi al cor m’aperse;..D
date udienza insieme………………..F
a le dolenti mie parole estreme…..….F ( seconda volta della
sìrma)

Il sonetto.
È composto da quattordici versi endecasillabi con due
quartine con rima alternata e due terzine con rima varia.

Forse perché della fatal quiete……..…….… A


tu sei l’immago a me sì cara vieni…..……… B
o sera! E quando ti corteggian liete…..…….. A
le nubi estive e i zeffiri sereni ………….B (prima quartina)

e quando al nevoso aere inquiete……… ….. A


tenebre e lunghe all’universo meni… … …… B
Sempre scendi invocata, e le secrete..… …… . A
vie del mio cor soavemente tieni…….. B (seconda quartina)

vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme………. C


che vanno al nullo eterno; e intanto fugge………D
questo reo tempo, e van con lui le torme. C (prima terzina)

delle cure onde meco egli si strugge… ………. D


e mentre io guardo la tua pace, dorme..…………C
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge. D (seconda terzina)

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L’ode o inno.

L’ode non segue una metrica costante; il poeta sceglie un


particolare tipo di strofa a cui resta legato sino alla fine. La
stessa forma ha l’inno. Quello che cambia nell’inno, rispetto
all’ode, è lo spirito patriottico.
Prendiamo l’ode del Parini.
La caduta.
Quando Orion dal cielo………………A
Declinando imperversa;………………B
e pioggia e nevi e gelo………………..A
sopra la terra ottenebrata versa,………B
me, spinto ne la iniqua………………..C
stagione, infermo piede……………….E
tra il fango e tra l’obliqua…………….C
furia de’ carri la città vede…………....E

Il madrigale è formato da due o tre terzine e da uno o due


distici con versi endecasillabi. La rima delle terzine è varia e
i distici hanno rima baciata.

Sovra la riva d’ un corrente fiume…… .A


Amor m’indusse, ove cantar sentia. …..B
Sanza saver onde tal voce uscìa ……..B (Prima terzina)

La qual tanta vaghezza al cor mi dava ….…...C


Che ‘nverso il mio Signor mi mossi a dire,......D
da cu’ nascesse sì dolce desire..................D (Seconda terzina)

ed egli a me come pietoso sire………… . D


la luce volse, a dimostrarmi a dito…… .. .E
donna cantando, che sedea sul lido… … .F ( terza terzina)

dicendo: - Ell’è de le Ninfe di Diana…… . G


venuta qui d’una foresta strana ……………. G. (distico)
Sacchetti.

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ALCUNI TERMINI DI RETORICA
Aféresi = togliere. E’ la soppressione di una vocale o di una
sillaba all’inizio della parola. Es.: Verno per inverno.
Allegoria = argomento con significato diverso: è l’allusione
ad un idea nascosta, in un testo letterario. Es.: In Dante la
selva sta ad indicare i peccati in cui era incorso in gioventù.
Allitterazione = ripetizione delle medesime consonanti. Es.:
Dante “ Ch’i’ fui per tornar più volte volto.”
Anacoluto = sganciamento sintattico in una frase. Es.: Quelli
che muoiono, bisogna pregare Dio per loro. A. Manzoni.
Anàfora = ripetizione di una o più parole in una frase. Es.:
Dante: “Per me si va nella città dolente/ per me si va
nell’eterno dolore/ per me si va tra la perduta gente.
Analogia = similitudine posta tra due immagini che si
accostano. Ungaretti. Es. “ Agli occhi sei barlume che
vacilla”.
Antitesi. = accostamento di due espressioni opposte. Dante
Es.: “non pomi v’eran, ma stecchi con tosco”.
Assonanza = somiglianza di suono tra le ultime sillabe di due
parole. Es.: Sott’acqua fame, sotto neve pane. Proverbio.
Barbarismo = Parola o costrutto di origine straniera. Es.:
Summit, picnic.
Cantica = una parte di un poema.
Caricatura = Espressione esagerata per creare stupore,
meraviglia.
Digressione = allontanamento dall’argomento principale,
uscire fuori tema.
Enfasi = Mette in particolare rilievo un termine o un discorso
a fine di evidenziare il contenuto.
Eufemismo = figura retorica che tende ad addolcire
un’espressione troppo forte. Es.: Non è bella. Per non dire: è
brutta.
Imprecazione = Espressione di sdegno o di furore.
Ipèrbole = espressione esposta con termini esagerati per
raggiungere fini nascosti.
Metonìmia = come la metafora, ha senso traslato. Es: Bere

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una tazza, anziché bere una tazza di latte.
Neologismo = Parola di nuova formazione. Es.: Computer
Onomatopea = imitazione dei suoni della natura. Es.: Il cane
fa: Bau, bau.
Paronomàsia = accostamento di due parole simili, ma con
significato diverso. Es.: Il lampo lampeggiava.
Perifrasi = Giro di parole che va fatto a causa di retorica o di
chi evita di dire i fatti nudi e crudi.
Pleonasmo = Parole in più in un contesto grammaticale.
Polisindeto = Unione di parole o frasi mediante
congiunzione.
Prosodia = Timbro dei suoni: altezza, che si distinguono in
durata, tono, accento.
Prosopopea = Termine con il quale un autore fa parlare una
persona assente.
Pròtasi = Aggiunta di un fonema all’inizio di parola. Es.:
Ispagna per Spagna.
Semantica = studio della parola.
Semiologia = Scienza che si occupa dello studio dei segni:
della loro natura e della loro interpretazione.
Sillogismo = ragionamento deduttivo.
Similitudine Risulta la figura retorica per eccellenza, spesso
viene introdotta con: come o simile. Es.: Come al fulmine
fuggiva.
Sinalèfe = Fusione di una sillaba, quindi contrario di dialèfe e
iato, che troncano vocale o sillaba.
Sincope = soppressione di una vocale o di una sillaba.

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Sommario
BREVI CENNI SULL’EVOLUZIONE DELL’ITALIANO ....... 5 
PARTE PRIMA ......................................................................... 15 
F O N O L O G I A .................................................................... 15 
CAPITOLO 1 ............................................................................. 16 
LA FONOLOGIA .................................................................. 16 
L’ORTOEPIA ........................................................................ 17 
1)L’ALFABETO ................................................................ 17 
2) USO DELLA LETTERA MAIUSCOLA ...................... 18 
3)PALATALI E GUTTURALI ......................................... 19 
CAPITOLO 2 ............................................................................. 25 
LE VOCALI:...................................................................... 25 
CAPITOLO 3 ............................................................................. 31 
DIGRAMMI E CONSONANTI ........................................ 31 
2)IL RADDOPPIO DELLE CONSONANTI. ................... 31 
COME SVOLGERE UN TEMA LIBERO. ....................... 33 
SCHEDA ............................................................................ 35 
CAPITOLO 4 ............................................................................. 36 
LA PAROLA E LE SILLABE........................................... 36 
LA DIVISONE SILLABICA............................................. 37 
COME SVOLGERE UN TEMA LETTERARIO. ............ 38 
SCHEDA ............................................................................ 39 
CAPITOLO 5 ............................................................................. 40 
L’ACCENTO ......................................................................... 40 
1) L’ACCENTO TONICO................................................. 40 
DIFFERENZE TRA ALCUNI MONOSILLABI. ............. 40 
OMOGRAFI. ..................................................................... 42 
COME SVOLGERE UN TEMA STORICO ..................... 43 
SCHEDA ............................................................................ 45 
CAPITOLO 6 ............................................................................. 46 
ELISIONE E TRONCAMENTO........................................... 46 
1)L’ELISIONE................................................................... 46 
2) Il TRONCAMENTO ..................................................... 47 
COME IMPOSTARE UN COMPITO. .............................. 50 
SCHEDA ............................................................................ 51 
CAPITOLO 7 ............................................................................. 52 
LA PUNTEGGIATURA........................................................ 52 

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COME SCRIVERE UN BUON COMPITO. ................... 55 
SCHEDA ........................................................................... 57 
LA FONOLOGIA VISTA NEL SUO INSIEME .............. 58 
PARTE SECONDA ................................................................... 60 
M O R F O L O G I A ................................................................ 60 
CAPITOLO 1 ............................................................................. 61 
LE PARTI DEL DISCORSO................................................. 61 
COME TELEFONARE ..................................................... 63 
SCHEDA ........................................................................... 65 
CAPITOLO 2 ............................................................................. 66 
L’ARTICOLO ....................................................................... 66 
L’USO DELL’ARTICOLO ................................................... 67 
LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE..................................... 68 
COME SCRIVERE UNA LETTERA ................................... 70 
SCHEDA ............................................................................... 73 
L’ARTICOLO NEL SUO INSIEME................................. 74 
CAPITOLO 3 ............................................................................. 75 
LA CLASSIFICAZIONE DEI NOMI ................................... 75 
COME SCRIVERE UN INVITO ...................................... 78 
SCHEDA ........................................................................... 80 
CAPITOLO 4 ............................................................................. 81 
LE DECLINAZIONI E LA FORMAZIONE DEL
PLURALE ......................................................................... 81 
COME REDIGERE UN VERBALE. ................................ 84 
SCHEDA ........................................................................... 86 
CAPITOLO 5 ............................................................................. 87 
IL NOME87NOMI DIFETTIVI E SOVRABBONDANTI87 
COME DICHIARARE LO SMARRIMENTO DI
QUALCOSA. ..................................................................... 90 
SCHEDA ........................................................................... 92 
CAPITOLO 6 ............................................................................. 93 
NOMI ALTERATI ................................................................ 93 
SCHEDA ........................................................................... 95 
CAPITOLO 7 ............................................................................. 97 
1)  L’AGGETTIVO .......................................................... 97 
2) GLI AGGETTIVI SOSTANTIVATI ................................ 98 
COME STILARE UN ANNUNCIO. ................................ 99 
SCHEDA ......................................................................... 100 

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CAPITOLO 8 ........................................................................... 101 
I GRADI DI COMPARAZIONE ......................................... 101 
COME FORMULARE UNA DOMANDA DI LAVORO ...... 104 
SCHEDA .......................................................................... 105 
CAPITOLO 9 ........................................................................... 107 
AGGETTIVI DIMOSTRATIVI E POSSESSIVI ................ 107 
COME SCRIVERE UN ARTICOLO. ............................. 109 
SCHEDA .......................................................................... 111 
CAPITOLO 10 ......................................................................... 112 
GLI AGGETTIVI NUMERALI .......................................... 112 
COME PRENDERE APPUNTI....................................... 114 
SCHEDA .......................................................................... 115 
CAPITOLO 11 ......................................................................... 116 
GLI AGGETTIVI INDEFINITI E INTERROGATIVI ....... 116 
COME FARE UNA RELAZIONE. ................................. 117 
SCHEDA .......................................................................... 119 
CAPITOLO 12 ......................................................................... 120 
I PRONOMI PERSONALI .................................................. 120 
COME TENERE UN DIARIO ........................................ 124 
SCHEDA .......................................................................... 126 
CAPITOLO 13 ......................................................................... 127 
I PRONOMI POSSESSIVI E DIMOSTRATIVI................. 127 
COME FARE UNA RICHIESTA. .................................. 129 
SCHEDA .......................................................................... 130 
CAPITOLO 14 ......................................................................... 131 
I PRONOMI RELATIVI ..................................................... 131 
COME RECENSIRE UN RACCONTO.......................... 134 
SCHEDA .......................................................................... 136 
CAPITOLO 15 ......................................................................... 138 
IL VERBO ........................................................................... 138 
COME USARE IL VOCABOLARIO. ............................ 142 
CAPITOLO 16 ......................................................................... 144 
I TEMPI E I MODI DEL VERBO....................................... 144 
COME VA LETTA UNA POESIA. ................................ 147 
CAPITOLO 17 ......................................................................... 149 
LE CONIUGAZIONI DEGLI AUSILIARI ........................ 149 
3) USO DELL’AUSILIARE ESSERE ........................... 151 
4) CONIUGAZIONE DEL VERBO AVERE ................. 153 

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5) USO DELL’AUSILIARE AVERE ............................. 155 
6) IL PARTICIPIO PASSATO E SUO USO. ................. 156 
COME INTERPRETARE LE LICENZE POETICHE.... 158 
CAPITOLO 18 ......................................................................... 159 
LE CONIUGAZIONI DEI VERBI REGOLARI ................ 159 
CAPITOLO 19 ......................................................................... 166 
LA CONIUGAZIONE DI FORMA PASSIVA................... 166 
CAPITOLO 20 ......................................................................... 172 
VERBI RIFLESSIVI, IMPERSONALI, SERVILI,
FRASEOLOGICI, DIFETTIVI, SOVRABBONDANTI.
......................................................................................... 172 
2)COME COMPORTARSI IN UNA BIBLIOTECA ..... 177 
CAPITOLO 21 ......................................................................... 179 
VERBI IRREGOLARI ........................................................ 179 
1) VERBI IRREGOLARI DELLA PRIMA
CONIUGAZIONE ........................................................... 179 
2) VERBI IRREGOLARI DELLA SECONDA
CONIUGAZIONE ........................................................... 181 
3)VERBI IRREGOLARI DELLA TERZA
CONIUGAZIONE ........................................................... 194 
CAPITOLO 22. ........................................................................ 200 
GLI AVVERBI .................................................................... 200 
COME INTERPRETARE UN PERSONAGGIO (don
Abbondio). ....................................................................... 205 
CAPITOLO 23 ......................................................................... 207 
LE PREPOSIZIONI ......................................................... 207 
COME EDUCARSI ALLA TOLLERANZA. ................. 210 
CAPITOLO 24. ........................................................................ 212 
LA CONGIUNZIONE ......................................................... 212 
COME RACCONTARE UN AVVENIMENTO. ........... 215 
CAPITOLO 25 ......................................................................... 217 
L’INTERIEZIONE .............................................................. 217
4)LE ONOMATOPEE. ........................................................ 218
IMPARA AD ASCOLTARE............................................... 218 
PARTE TERZA. ...................................................................... 220 
LA SINTASSI.......................................................................... 220 
CAPITOLO 1 ........................................................................... 221 
LA FRASE E I SUOI PRINCIPALI ELEMENTI............... 221 

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CAPITOLO 2 ........................................................................... 225 
I COMPLEMENTI DEL VERBO ....................................... 225 
CAPITOLO 3 ........................................................................... 230 
I COMPLEMENTI DEL VERBO ....................................... 230 
CAPITOLO 4 ........................................................................... 235 
COMPLEMENTI DEL VERBO ......................................... 235 
CAPITOLO 5 ........................................................................... 239 
I COMPLEMENTI DEL VERBO ....................................... 239 
CAPITOLO 6 ........................................................................... 242 
COMPLEMENTI DEL VERBO ......................................... 242 
CAPITOLO 7 ........................................................................... 253 
IL PERIODO........................................................................ 253 
CAPITOLO 8 ........................................................................... 256 
LE COORDINATE .............................................................. 256 
CAPITOLO 9 ........................................................................... 259 
LE SUBORDINATE............................................................ 259 
CAPITOLO 10 ......................................................................... 262 
ANALISI DELLE PROPOSIZIONI SUBORDINATE ...... 262 
CAPITOLO 11 ......................................................................... 267 
ANALISI DI ALTRE PROPOSIZIONI SUBORDINATE . 267 
CAPITOLO 12 ......................................................................... 271 
SEGUONO ANALISI DELLE PREPOSIZIONI
SUBORDINATE ................................................................. 271 
CAPITOLO 13 ......................................................................... 275 
ANCORA ANALISI DELLE PROPOSIZIONI
SUBORDINATE ................................................................. 275 
CAPITOLO 14 ......................................................................... 278 
IL PERIODO IPOTETICO .................................................. 278 
CAPITOLO 15 ......................................................................... 282 
IL DISCORSO DIRETTO E INDIRETTO L’USO DEL
CONGIUNTIVO. ................................................................. 282 
PARTE QUARTA ................................................................... 286 
LA PROSA, LA POESIA E LE FORME. .............................. 286 
LA PROSA .............................................................................. 287 
LA POESIA ............................................................................. 291 
LA RIMA. ................................................................................ 293 
LA STROFA ............................................................................ 294 
ALCUNI TERMINI DI RETORICA ................................... 299

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