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Approfondimenti tematici

Android
PROGRAMMING

Il corso completo per imparare


a programmare con il S.O. Google
dedicato agli smartphone
Android
programming
Questo approfondimento tematico è pensato per
chi vuol imparare a programmare e creare software
per gli smartphone con sistema operativo Google
Android. La prima parte del testo guida il lettore alla
conoscenza degli strumenti necessari per sviluppare
sulla piattaforma mobile di Mountain View (installa-
zione SDK, librerie e tool di supporto allo sviluppo).
Le sezioni successive sono pensate per un apprendi-
mento pratico basato su esempi di progetto: dialogo
e interazione con l’ambiente operativo del telefo-
nino, interazione con gli utenti, componenti di un
widget, interfacce in XML, gestione del touch, proget-
tazione dei menu e via dicendo.
Una serie di esempi pratici da seguire passo passo
che spingono il lettore a sperimentare sul campo
il proprio livello di apprendimento e lo invitano a
imparare divertendosi.
PROGRAMMARE GOOGLE ANDROID . . . . . . . . . . . . . . 4 e gradevole alla vista. Per questo oggi scopriremo come gestire il
Primo appuntamento alla scoperta di android. installeremo gli look delle applicazioni
strumenti di sviluppo necessari e faremo la conoscenza dei principi
di base che regolano il funzionamento del sistema mobile realizzato LO STORAGING SECONDO ANDROID . . . . . . . . . . . . . 57
da google Leggere e scrivere file dal disco di uno smartphone android è
un’operazione possibile ma soggetta a restrizioni di sicurezza e a
LE RISORSE ESTERNE IN GOOGLE ANDROID . . . . . . . 12 norme di buon uso. Oggi impareremo come utilizzare correttamente
In questo secondo articolo impareremo a manipolare le risorse il file system di android
esterne. Scopriremo che android rende facile l’utilizzo di tutto
quello che, pur non essendo codice, è indispensabile al corretto DATABASEDA TASCHINO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
funzionamento di un’applicazione Una delle caratteristiche più interessanti di android è il dbms
integrato nel sistema, che dota le applicazioni della capacità
COME IL SISTEMA GESTISCE LE ATTIVITÀ . . . . . . . . . 16 di archiviare e ricercare velocemente i dati. in questo articolo
Terzo appuntamento. Le “attività” sono il componente software più impareremo come approfittarne
utilizzato dai programmatori android. in questo articolo impareremo
cos’è un’attività, come viene gestita dal sistema e come possiamo GESTIONE DEI CONTENT PROVIDER . . . . . . . . . . . . . . 67
realizzarne di nostre I content provider costituiscono la maniera di android per
condividere dati fra le applicazioni. in questo articolo impareremo a
INTERFACCE: LAYOUT E COMPONENTI . . . . . . . . . . . . 21 consultare i provider predefiniti e vedremo anche come costruire un
Quarto appuntamento. inizia la trattazione dei concetti e degli fornitore di contenuti custom
strumenti di android per la costruzione e la gestione delle interfacce
utente. si comincia con i widget ed i layout di base, indispensabili in LE APPLICAZIONI GIRANO IN PARALLELO . . . . . . . . . 71
ogni applicazione I servizi sono quella funzionalità di android che permette di
eseguire operazioni in sottofondo, anche quando l’applicazione che
INTERFACCE IN XML PER ANDROID . . . . . . . . . . . . . . 26 le ha avviate non è più attiva. Insomma: multitasking allo stato
Quinto appuntamento. vi è sembrato che il design java di puro, anche in mobilità!
un’interfaccia utente, in android, sia lungo e noioso? nessun
problema! oggi impareremo a servirci dell’xml per velocizzare e TU SEI QUI! TE LO DICE ANDROID . . . . . . . . . . . . . . . 75
semplificare l’operazione I servizi location-based sono una delle caratteristiche più attraenti
di android. impariamo a realizzare applicazioni in grado di
GESTIRE IL TOUCH SU ANDROID . . . . . . . . . . . . . . . . 31 localizzare l’utente via gps e di disegnare la sua posizione in una
Sesto appuntamento. in questa puntata del corso impareremo mappa
le varie tecniche per intercettare le azioni di tocco e digitazione
eseguite dall’utente sui widget presenti nel display, in modo da APP ANDROID FACILI CON APP INVENTOR . . . . . . . . 81
reagire di conseguenza App Inventor è il nuovo sistema di google per creare
applicazioni android senza scrivere una sola riga di codice.
ANDROID: TUTTO SUI MENU . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36 scopriamo in cosa consiste e utilizziamolo per realizzare
Settimo appuntamento. argomento del mese sono i menu. le facilmente le nostre idee
applicazioni android ne supportano diversi tipi, che l’utente può
sfruttare per azionare comandi e impostare le opzioni. conosciamoli PORTA TWITTER SU GOOGLE ANDROID . . . . . . . . . . . 88
e impariamo a programmarli In questo articolo vedremo come sviluppare un’applicazione
per android, capace di dialogare con il servizio di Social
NOTIFICHE E FINESTRE DI DIALOGO . . . . . . . . . . . . . . 41 Networking Twitter. A tal scopo mostreremo come utilizzare
Ottavo appuntamento. questo mese incrementeremo l’interattività la libreria Twitter4j
delle nostre applicazioni, dotandole della possibilità di emettere
degli avvisi e di interrogare l’utente attraverso le finestre di dialogo UN CLIENT TWITTER SU ANDROID . . . . . . . . . . . . . . . 93
Continuiamo e completiamo il nostro progetto per implementare un
INFO E FOTO: COSÌ LE PRESENTI MEGLIO! . . . . . . . . . 47 client Twitter sulla piattaforma Android. L’occasione ci permetterà di
Nono appuntamento. ci occuperemo dei widget in grado di leggere approfondire molti aspetti sul funzionamento del sistema operativo
le informazioni da organizzare e mostrare all’utente. scopriremo creato da Google
i componenti utilizzati per realizzare liste, tabelle e gallerie di
immagini ANDROID DIALOGA CON OUTLOOK . . . . . . . . . . . . . 98
Il paradigma del “data on the cloud” risulta comodo quando si
UN’APPLICAZIONE CON STILE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52 vogliono gestire le stesse informazioni da diversi client, eterogenei
Il design è uno dei fattori più importanti in ambito mobile. non è tra loro. In questo articolo lo adopereremo per tenere sincronizzate
sufficiente che un’applicazione funzioni: deve anche essere elegante delle note tra android e outlook
COVER
AndroidSTORY �
programming Gli strumenti necessari
Gli strumenti per imparare
necessari a programmare
per imparare a programmareAndroid
Android

PROGRAMMARE
GOOGLE ANDROID
PRIMO APPUNTAMENTO ALLA SCOPERTA DI ANDROID. INSTALLEREMO GLI STRUMENTI
DI SVILUPPO NECESSARI E FAREMO LA CONOSCENZA DEI PRINCIPI DI BASE CHE REGOLANO
IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA MOBILE REALIZZATO DA GOOGLE

M
eno di due anni fa Google ha rilasciato
una versione preliminare del kit di svi-
luppo di Android, il suo nuovo SO
dedicato agli smartphone. Futurologi e semplici
appassionati si divisero immediatamente tra
entusiasti e scettici. I detrattori, in particolar
modo, hanno sempre visto in Android un esperi-
mento, e non qualcosa di reale al quale i produt-
❑ CD ❑ WEB tori di dispositivi avrebbero creduto. A loro favo-
corsoandroid1.zip
re ha deposto il fatto che, per un periodo piutto-
cdrom.ioprogrammo.it
sto lungo, nessuno smartphone equipaggiato
con Android ha fatto capolino sul mercato, ben-
ché il sistema e i suoi strumenti di sviluppo fos-
sero ormai disponibili da parecchio tempo. La Fig. 1: L’architettura di Google Android
tecnica di Google, in realtà, era ed è ancora quel-
la di sempre: far venire l’acquolina in bocca (e far
parlare di sé) con versioni preliminari dei suoi
software e dei suoi servizi. COME È FATTO
Nel caso di Android, molti sviluppatori sono ANDROID
stati fidelizzati e fatti appassionare a un siste- Android, essendo un sistema operativo di
ma che, allora, non era ancora sul mercato. moderna fattura, è abbastanza complesso.
Nel frattempo le cose sono cambiate: Android Anche se il suo target sono i dispositivi mobi-
è stato consolidato, e molti produttori di li, l’architettura di Android ha poco da invi-
dispositivi mobili hanno aderito o stanno ade- diare a quelle dei comuni sistemi per desktop
rendo all’alleanza capeggiata da Google. o laptop. Tale architettura è presentata sche-
Grazie alle strategie di Google, esiste già una maticamente in Fig.1.
comunità molto ampia di sviluppatori, estre- Come si evince dalla figura, Google ha attinto
mamente produttiva, che altri sistemi mobili a piene mani dal mondo Open Source.
non possono vantare. Migliaia di applicazioni Il cuore di ogni sistema Android, tanto per
sono state già sviluppate, e molte altre lo cominciare, è un kernel Linux, versione 2.6.
saranno nei prossimi tempi. Direttamente nel kernel sono inseriti i driver
Il sistema appare inoltre stabile ed offre per il controllo dell’hardware del dispositivo:
REQUISITI
potenzialità molto ampie. Per questo motivo, driver per la tastiera, lo schermo, il touchpad,
a partire dal numero che state leggendo, il Wi-Fi, il Bluetooth, il controllo dell’audio e
Conoscenze richieste
Basi di Java ioProgrammo dedicherà ad Android un corso così via. Sopra il kernel poggiano le librerie
di programmazione a puntate. fondamentali, anche queste tutte mutuate dal
Software Si comincia, naturalmente, con lo studio del- mondo Open Source. Da citare sono senz’al-
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3 l’architettura del sistema, l’installazione e tro OpenGL, per la grafica, SQLite, per la
l’utilizzo degli strumenti di sviluppo, un gestione dei dati, e WebKit, per la visualizza-
Impegno primo compendio sui principi di base della zione delle pagine Web. Insomma, nei prossi-
¥ programmazione Android e lo sviluppo di una mi mesi avremo di che discutere!
Tempo di realizzazione prima semplice applicazione del tipo “Ciao L’architettura prevede poi una macchina vir-
Mondo”. tuale e una libreria fondamentale che, insie-

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G And roi d pr o g r am m in g
GliGli strumenti
strumenti necessari
necessari per imparare
per imparare a programmare
a programmare Android Android Android
� COVER STORY
programming

me, costituiscono la piattaforma di sviluppo to i requisiti, è possibile procedere. Prendete


per le applicazioni Android. Questa macchina l’archivio ZIP scaricato da Internet e scompat-
virtuale si chiama Dalvik, e sostanzialmente è tatelo dove meglio preferite. È tutto: l’Android
una Java Virtual Machine. Come verifichere- SDK è già pronto all’uso! Al massimo si può
mo più tardi, alcune delle caratteristiche di perfezionare l’installazione aggiungendo alla
Dalvik e della sua libreria non permettono di variabile d’ambiente PATH del sistema opera-
identificare immediatamente la piattaforma tivo il percorso della cartella tools che è all’in-
Java disponibile in Android con una di quelle terno dell’Android SDK. Così facendo sarà più
di riferimento (Java SE, Java ME). semplice invocare gli eseguibili del kit da riga
Nel penultimo strato dell’architettura è possi- di comando. L’operazione, ad ogni modo, non
bile rintracciare i gestori e le applicazioni di è indispensabile per un corretto funziona-
base del sistema. Ci sono gestori per le risor- mento del kit. In questo corso, inoltre, cerche-
se, per le applicazioni installate, per le telefo- remo di servirci il meno possibile della riga di
nate, il file system e altro ancora: tutti compo- comando, anche se in alcune occasioni tor-
nenti di cui difficilmente si può fare a meno. nerà utile se non indispensabile.
Infine, sullo strato più alto dell’architettura,
poggiano gli applicativi destinati all’utente
finale. Molti, naturalmente, sono già inclusi
con l’installazione di base: il browser ed il ADT PER ECLIPSE
player multimediale sono dei facili esempi. Benché Android SDK disponga di script che au-
A questo livello si inseriranno anche le appli- tomatizzano l’installazione delle applicazioni,
cazioni che, insieme, impareremo a sviluppa- il lancio dell’emulatore e il debug del codice,
re nell’arco di questo corso a puntate. lavorare in un ambiente integrato, con ogni op-
zione a portata di clic, è sicuramente più facile.
Specie quando l’ambiente integrato si chiama Ecli-
pse. Nel sito di Android contattato in prece-
ANDROID SDK denza è disponibile anche un plug-in per la ce-
Per sviluppare applicazioni in grado di girare lebre piattaforma di sviluppo Open Source. Que-
su sistemi Android, è necessario installare sul sto add-on si chiama Android Development Tools
proprio PC un apposito kit di sviluppo (SDK), for Eclipse, che abbreviato diventa ADT.
che sia completo di emulatore, librerie e Il modulo, al momento della stesura di questo ar-
documentazione. Se avete già sviluppato per ticolo, funziona con le più recenti versioni di
piattaforme quali Java ME o Windows Mobile,
capite bene cosa intendiamo (ma se non
l’avete mai fatto, non vi preoccupate: qui si
spiega tutto). La prima buona notizia è che
l’Android SDK è disponibile gratuitamente e
senza discriminazioni per sistemi Windows,
Linux e MacOS X. Come inizio, non c’è male.
È possibile scaricarlo collegandosi all’indiriz-
zo: http://developer.android.com/sdk/
Vi verrà proposto di scaricare la più recente
versione disponibile. Procedete pure al down-
load del pacchetto adatto al vostro sistema.
Al momento della stesura di questo articolo,
la versione scaricabile dalla pagina è la 1.5_r3
(che sta per 1.5 Release 3), ma se ne trovate di
più recenti fate pure: non dovrebbero differire
troppo da quella presa qui a riferimento.
L’installazione del kit è veramente semplice.
L’unica cosa di cui bisogna accertarsi, prima
di procedere, è di soddisfare i requisiti di base.
In particolare, è richiesto che il sistema
disponga già di un Java SDK (JDK) versione 5
o successiva. È strettamente indispensabile
soddisfare questo requisito, poiché Android si
programma in Java, e senza un JDK non è pos- Fig. 2: Configurando la nuova fonte in Eclipse, è possibile scaricare ed installare
sibile compilare il codice. Dopo aver verifica- automaticamente il plug-in per lo sviluppo del software Android (Eclipse 3.5)

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programming Gli strumenti necessari
Gli strumenti per imparare
necessari a programmare
per imparare a programmareAndroid
Android

Eclipse, che sono la 3.3, la 3.4 e anche la nuova equipaggiato con Android. Per sviluppare le
3.5. Può essere installato direttamente dall’in- applicazioni, quindi, dobbiamo imparare a
terno della piattaforma di sviluppo. interagire con questo emulatore. Il primo
Avviate Eclipse ed eseguite il wizard per concetto che si deve assimilare è quello che
l’installazione di nuovi componenti. In Eclipse ha nome Android Virtual Device (AVD), cioè
3.5 lo si fa con la voce di menu “Help » Install dispositivo virtuale Android. Nel nostro PC
New Software”. Nella 3.4 la voce di menu è “Help possiamo creare e configurare quanti disposi-
» Software Updates”, e poi si deve selezionare la tivi virtuali vogliamo. È come avere tanti diffe-
scheda “Available software”. In Eclipse 3.3, infine, renti smartphone da utilizzare per i propri
la voce di menu da richiamare è “Help » Softwa- test, solo che invece di dispositivi di plastica e
re Updates » Find and install”, scegliendo poi silicio si tratta di macchine virtuali, fatte cioè
“Search for new features to install”. Giunti a de- di puro software, da eseguire attraverso
stinazione, scegliete l’opzione per aggiungere l’emulatore. In questo modo è anche possibi-
un nuovo sito remoto alla lista delle fonti pre- le avviare contemporaneamente sullo stesso
sentate dal wizard (pulsante “Add”). L’indirizzo PC due o più dispositivi virtuali, ad esempio
da specificare è: per testare un’applicazione che fa interagire
https://dl-ssl.google.com/android/eclipse/r più smartphone, come una chat o un gioco
A questo punto selezionate la voce corrispondente multiplayer. Impariamo allora a gestire
alla nuova fonte e procedete attraverso i singo- l’elenco dei dispositivi virtuali configurati nel
li passi del wizard. Il plug-in per lo sviluppo del nostro Android SDK. È possibile gestirli da
software Android sarà automaticamente scari- riga di comando, usando il comando android
cato e installato. Dopo il riavvio di Eclipse, recatevi che è nella cartella tools del kit di sviluppo, ma
immediatamente nella schermata delle preferenze l’uso dell’interfaccia di gestione resa disponi-
dell’ambiente (voce di menu “Window » Prefe- bile da ADT in Eclipse ci renderà l’operazione
rences”). Qui troverete disponibile la nuova ca- senz’altro più agevole. Attivate la voce di
tegoria “Android”, nell’elenco sulla sinistra. menu “Window » Android AVD Manager”.
Selezionatela e impostate il percorso del vostro
Android SDK: è necessario affinché Eclipse pos-
sa agganciare il kit di sviluppo. Durante questa
fase dovreste anche ricevere un pop-up per
l’accettadella licenza del plug-in.

Fig. 4: La maschera di gestione dei dispositivi virtuali


Android

La finestra presenta la lista dei dispositivi vir-


tuali configurati (inizialmente vuota) e la
Fig. 3: Affinché il plug-in funzioni correttamente maschera per la creazione di una nuova istan-
è necessario fornire il percorso dell’Android SDK za. Sfruttiamo questa possibilità e creiamo il
nostro primo AVD. Le voci da compilare sono:

Per ora è possibile tralasciare le altre possibili • Name: il nome che si vuole attribuire al
impostazioni collegate al plug-in: imparere- dispositivo virtuale, ad esempio “Android1”.
mo ad usarle più avanti, quando avremo • Target: la tipologia del dispositivo. Sceglia
preso più confidenza con l’ambiente. mo Android 1.5. Creeremo così un disposi
tivo virtuale compatibile con la versione 1.5
delle specifiche di Android.
• SD Card: qui è possibile dotare il dispositi
GESTIONE DEGLI AVD vo virtuale di una scheda di memoria vir-
Il kit di sviluppo comprende un emulatore che tuale. È possibile specificare sia il percorso
ci consentirà di provare le nostre creazioni sul di un file di immagine di una scheda di me
PC, prima di installarle su un reale dispositivo moria, se si vuole riutilizzare una memoria

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strumenti necessari
necessari per imparare
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a programmare Android Android Android
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virtuale esi stente, sia una dimensione di sistema per un’interazione di più basso livello
spazio, per creare una nuova memoria con il dispositivo.
virtuale. Percorriamo quest’ultima strada e
specifi chiamo il valore “64M”. Verrà così
creata una scheda di memoria virtuale di 64
MB.
• Skin: dall’elenco è possibile scegliere la riso
luzione del dispositivo. Le scelte possibili
sono HVGA-P (equivalente a 480x320),HV
GA-L (320x480), QVGA-P (320x240) e QVGA-
L (240x320). C’è poi una scelta di default
chiamata semplicemente HVGA, che corri
sponde comunque a HVGA-P. Lascia mola
selezionata.

Dopo aver impostato questi valori, confer-


miamo l’operazione con il tasto “Create AVD”.
Il nuovo dispositivo virtuale entrerà a far Fig. 5: Configurazione dell’emulatore di Android
parte dell’elenco gestito dal manager, e da ora
potrà essere utilizzato per eseguire il debug e
il test delle applicazioni.
CIAO, MONDO ANDROIDE!
È venuto il momento di utilizzare ADT e
l’emulatore per programmare la nostra prima
PROVIAMO L’EMULATORE applicazione Android.
Se non siete pratici nell’utilizzo di Android, Naturalmente sarà una variante del classico
prima di iniziare a programmare è meglio che “Ciao, Mondo!”.
ci prendiate confidenza. Esplorando le appli- Avviate Eclipse. Grazie ad ADT disponete ora
cazioni di base potrete così entrare nell’ottica di una nuova categoria di progetto, chiamata
del sistema, per imparare i principi di funzio- “Android Project”. Create un progetto di que-
namento e di design delle sue applicazioni. sto tipo.Nel wizard di creazione del progetto
Potete avviare un dispositivo virtuale dall’e- utilizzate la configurazione che viene riporta-
sterno di Eclipse, al solo scopo di fare un “giro ta di seguito:
di ricognizione. Con il prompt dei comandi • Project name: CiaoMondoAndroide
posizionatevi nella directory tools del kit di • Build target: selezioniamo “Android 1.5”.
sviluppo. Lanciate ora un comando del tipo: • Application name: Ciao Mondo
emulator @NomeAVD • Package name: it.ioprogrammo.helloandroid
A “NomeAVD” dovete sostituire il nome che, • CreateActivity: CiaoMondoAndroideActivity
nel corso del paragrafo precedente, avete
assegnato al dispositivo virtuale creato.
Ad esempio: emulator @Android1
Qualche istante di pazienza (al primo lancio
anche qualcosa in più) e l’emulatore cari-
cherà e renderà disponibile il dispositivo vir-
tuale Android, in tutto il suo splendore. Con il
mouse è possibile simulare il touchpad del
dispositivo, cliccando sullo schermo. Fatevi
un giro e prendete pure confidenza con
l’ambiente. Come prima cosa divertitevi con
le applicazioni di base, come il browser o la
rubrica: vi aiuteranno molto nel comprendere
i principi di utilizzo del sistema. Poi passate a
del materiale più tecnico: il menu principale
contiene la voce “Dev Tools”, che raccoglie
una serie di strumenti dedicati a chi Android
vuole programmarlo, e non solo farci un giro
di prova. Tra questi spicca l’emulatore di ter-
minale, che permette di avere una shell di Fig. 6: Il nuovo tipo di progetto “Android Project” è ora disponibile in Eclipse

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programming Gli strumenti necessari
Gli strumenti per imparare
necessari a programmare
per imparare a programmareAndroid
Android

Il progetto, a questo punto, può essere creato, azio-


nando il tasto “Finish”.

Fig. 8: Eclipse mette a disposizione l’opzione di avvio


“Android Application”

automaticamente a installare al suo interno


l’applicazione “CiaoMondoAndroide”, per poi
avviarla non appena l’operazione sarà com-
pletata. È fatta: il vostro primo software per
Android sta girando davanti ai vostri occhi.
Successivamente, accedendo alle configurazioni
NOTA di esecuzione (voce di menu “Run » Run Config
urations” in Eclipse 3.5 e 3.4, “Run » Open Run
OPEN HANDSET Dialog” in Eclipse 3.3), sarà possibile alterare i
ALLIANCE parametri di avvio dell’emulatore e dell’applica-
Per essere precisi, dietro
Android non c’è soltanto zione. Tra questi, anche il dispositivo virtuale sul
Google. Il colosso di quale sarà installato e avviato il software.
Mountain View ha fatto la Fig. 7: Wizard di creazione di un nuovo
prima mossa e di sicuro è “Android Project” di Eclipse
l’attore di maggior peso,
tuttavia l’evoluzione di
Android è curata da un
consorzio denominato Eclipse popolerà automaticamente il progetto, in-
Open Handset Alliance. Del serendo le librerie di Android e la struttura di base
gruppo, oltre a Google, dei progetti per questa piattaforma. In uno slan-
fanno parte numerosi altri cio di generosità, Eclipse provvederà anche alla Fig. 9: L’applicazione “Ciao Mondo”, eseguita
nomi interessanti, tra cui dall’emulatore
HTC (la prima a produrre creazione della prima classe della soluzione, chia-
dispositivi equipaggiati con mata CiaoMondoAndroideActivity (come specifi-
Android), Intel, Motorola, cato alla voce “Create Activity”) e inserita nel pac-
Samsung, LG e molti altri. chetto it.ioprogrammo.hello android (come alla Vi consigliamo di fare qualche esperimento.
C’è anche Telecom Italia. voce “Package name”). Aprite il codice della classe Provate, ad esempio, a creare differenti AVD, col-
Per approfondire:
http://www.openhan e modificatelo alla seguente maniera: laudando così il software con schermi di diffe-
dsetalliance.com/ renti dimensioni e proporzioni. Un altro esperi-
package it.ioprogrammo.helloandroid; mento interessante, che vi consiglio di compiere
import android.app.Activity; prima di procedere oltre, è l’utilizzo del debugger
import android.os.Bundle; di Eclipse con l’applicazione Android. Ponete un
import android.widget.TextView; breakpoint sulla classe realizzata e avviate di
public class CiaoMondoAndroideActivity extends Activity nuovo emulatore ed applicazione, questa volta in
{ modalità debug.
@Override public void onCreate(Bundle save
dInstanceState) {super.onCreate(savedInstanceState);
TextView tv = new TextView(this);
tv.setText("Ciao, Mondo Androide!"); DALVIK E LE
setContentView(tv); LIBRERIE ANDROID
} Superata la prova del primo progetto Android,
} torniamo ad occuparci dei concetti fondamen-
tali per la programmazione in questo ambien-
Ora selezionate la radice del progetto te. Come abbiamo appreso e dimostrato, la piat-
“CiaoMondoAndroide”, attivate il menu con- taforma di sviluppo è di natura Java. Tuttavia si
testuale da tasto destro e lanciate la voce “Run tratta di una piattaforma particolare e perso-
As » Android Application”. nalizzata, che vale la pena approfondire.
L’emulatore verrà caricato. Eclipse provvederà La macchina virtuale, chiamata Dalvik, sembra

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programming

essere una Java Virtual Machine, ma in realtà PRINCIPI


non lo è del tutto. Ci spieghiamo meglio: una DI PROGRAMMAZIONE
Java Virtual Machine esegue del codice byteco- Chi programma con Java ME sa che le MIDlet
de, giusto? Ecco, la Dalvik Virtual Machine non sono il mattone fondamentale delle applicazioni
esegue bytecode standard, ma un altro lin- MIDP; chi crea applicazioni Web con Java EE non
guaggio, chiamato DEX (Dalvik EXecutable), può ignorare cosa sia una Servlet; persino i pro-
studiato appositamente per una migliore resa grammatori meno esperti sanno che le applica-
in uno smartphone. Con l’Android SDK ed Ecli- zioni Java, per girare in un browser, devono esse-
pse, ad ogni modo, ci sembrerà di utilizzare una re inglobate in una Applet.
regolare Java Virtual Machine. L’ambiente di Tutto questo per dire che ciascun ambiente, Java
sviluppo, infatti, provvede automaticamente e non, dispone dei suoi mattoni fondamentali,
alla generazione del codice DEX, ri-compilan- che lo sviluppatore può estendere e implementa-
do il bytecode che a sua volta è frutto di una pri- re per trovare un punto di aggancio con la piat-
ma comune compilazione Java. Per noi sarà tut- taforma.
to trasparente. Questa peculiarità di Dalvik, Android non sfugge alla regola, anzi la amplifica.
quindi, non influenzerà il nostro modo di pro- A seconda di quel che si intende fare è disponibi-
grammare. La stessa considerazione, invece, le un diverso modello. Android fornisce quattro
non può essere fatta riguardo la libreria di base mattoni di base:
che affianca Dalvik. Aprite il documento al per-
corso docs/reference/packages.html, nel vostro • Attività
Android SDK. È l’indice dei package Java com- Le attività sono quei blocchi di un’applica-
presi nella libreria di base. zione che interagiscono con l’utente utiliz-
Scorretela velocemente e traete pure le prime zando lo schermo e i dispositivi di input NOTA
conclusioni. C’è parecchio della Standard Edi- messi a disposizione dallo smartphone.
tion di Java, ma non c’è tutto. Comunemente fanno uso di componenti UI SITO
Ad esempio non ci sono AWT e Swing. già pronti, come quelli presenti nel pac- DI RIFERIMENTO
Il principale sito Web di
I pacchetti fondamentali, però, ci sono tutti, ed chetto android.widget, ma questa non è ne- riferimento per tutti gli
appaiono in larga misura identici a come li vuo- cessariamente la regola. La classe dimo- sviluppatori Android del
le Sun. Davvero poco viene dalla Micro Edition, strativa CiaoMondoAndroideActivity è un’at- mondo è, naturalmente,
praticamente nulla. tività. Le attività sono probabilmente il mo- quello ufficiale,
La piattaforma Java ME è stata snobbata da An- dello più diffuso in Android, e si realizzano raggiungibile all’indirizzo:
http://developer.
droid, che le ha preferito una libreria più simi- estendendo la classe base android.app.Activity. android.com/
le a quella di un sistema desktop. Non passano
poi inosservati i tanti package con prefisso an- • Servizio
droid che, naturalmente, sono esclusivi di que- Un servizio gira in sottofondo e non intera-
sta speciale piattaforma. Servono per l’interazione gisce direttamente con l’utente. NOTA
diretta con le funzionalità del sistema sotto- Ad esempio può riprodurre un brano MP3,
stante. Ad esempio: il package android.widget con- mentre l’utente utilizza delle attività per fa- DOCUMENTAZIONE
tiene i componenti custom di Android per la re altro. Un servizio si realizza estendendo la Tantissima
documentazione (soltanto
costruzione delle interfacce grafiche (in Ciao- classe android.app.Service. in inglese, però) è messa a
MondoAndroide abbiamo usato TextView); nel disposizione nella cartella
pacchetto android.graphics ci sono le funzioni • Broadcast Receiver docs dell’Android SDK.
primitive per la grafica di più basso livello; in Un Broadcast Receiver viene utilizzato quan-
android.location ci sono gli strumenti per inte- do si intende intercettare un particolare
ragire con un eventuale ricevitore GPS com- evento, attraverso tutto il sistema. Ad esem-
preso nel dispositivo. pio lo si può utilizzare se si desidera com-
Ciascuno dei pacchetti Android, naturalmen- piere un’azione quando si scatta una foto o
te, meriterebbe una trattazione estesa e com- quando parte la segnalazione di batteria sca-
pleta, tanti sono i possibili campi di applica- rica. La classe da estendere è android. con-
zione. Ne emerge il profilo di una piattaforma di tent.BroadcastReceiver.
sviluppo complessa, perché molto ricca, ma
semplice, perché ordinata e perché condivide • Content Provider
parecchio con l’edizione tradizionale di Java. I Content Provider sono utilizzati per espor-
Il consiglio, naturalmente, è quello di tenere re dati e informazioni. Costituiscono un ca-
sempre a portata di mano la documentazione del- nale di comunicazione tra le differenti ap-
le API di Android. Fatevi poi guidare dalla cu- plicazioni installate nel sistema. Si può crea-
riosità: date pure una prima occhiata alle clas- re un Content Provider estendendo la clas-
si che più stuzzicano la vostra fantasia. se astratta android.content.ContentProvider.

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A n d ro id p r o g r a m m ing Ottobre 2009/ 19 G
9
COVER
AndroidSTORY �
programming Gli strumenti necessari
Gli strumenti per imparare
necessari a programmare
per imparare a programmareAndroid
Android

Un’applicazione Android è costituita da uno o <category android:name="


più di questi elementi. Molto frequentemente, android.intent.category.LAUNCHER" />
contiene almeno un’attività, ma non è detto </intent-filter>
che debba sempre essere così. </activity>
</application>
<uses-sdk android:minSdkVersion="3" />
</manifest>
I PACCHETTI APK
Le applicazioni Android sono distribuite sotto È il manifesto descrittore citato poco fa. Al suo
forma di file APK (Android Package). Al loro in- interno potete e dovete dichiarare i componenti
terno vengono raccolti gli eseguibili in formato del vostro software. Eclipse, all’atto di creazio-
DEX, le eventuali risorse associate e una serie ne del progetto, ha già eseguito su di esso alcu-
di descrittori che delineano il contenuto del ne configurazioni iniziali.
pacchetto. In particolare, nel cosiddetto mani- Ad esempio ha registrato l’attività CiaoMon-
festo, vengono dichiarate le attività, i servizi, i doAndroideActivity, ha specificato le proprietà
provider e i receiver compresi nel pacchetto, in generali dell’applicazione e ha anche generato
NOTA
modo che il sistema possa agganciarli e azio- e impostato un’icona per il nostro programma
narli correttamente. (res/drawable /icon.png). Ovviamente queste
IL TOOL ADB Torniamo, in Eclipse, sul progetto CiaoMon- scelte possono essere alterate, e nuovi compo-
Oltre all’emulatore, la
cartella tools dell’Android doAndroide. Al suo interno troverete un file chia- nenti possono essere aggiunti al progetto.
SDK contiene un altro mato AndroidManifest.xml, fatto come segue: Con lo speciale editor visuale messo a disposi-
strumento molto zione da Eclipse, vi risulterà tutto molto sem-
interessante, chiamato <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> plice: è sufficiente fare un po’ di pratica e ap-
adb. Si utilizza da riga di <manifest xmlns:android="http:// profondire di volta in volta l’aspetto d’interesse.
comando. Lanciatelo senza
parametri, e avrete un schemas.android.com/apk/res/android" Una volta che il lavoro è stato completato, è
veloce aiuto in linea sulle package="it.ioprogrammo.helloandroid" possibile esportare il file APK da distribuire ai
funzionalità messe a android:versionCode="1" fortunati possessori di un sistema Android.
disposizione. In particolare, android:versionName="1.0"> Prima di distribuire in giro il pacchetto è però
mentre l’emulatore è in necessario apporre su di esso una firma digi-
esecuzione, i comandi adb
install e adb uninstall <application android:icon="@drawable/icon" an tale. In caso contrario, Android non potrà
possono essere utilizzati droid:label="@string/app_name"> installarne i contenuti.
per installare e rimuovere <activity android:name=".CiaoMondoAndroi Questo è l’unico vincolo imposto dal sistema.
applicazioni dal dispositivo, deActivity" Il fatto che un pacchetto debba essere firmato
mentre lo speciale android:label="@string/app_name"> non deve preoccupare lo sviluppatore: non è
comando adb shell
permette di aprire una shell <intent-filter> necessario che una certification authority
sul sistema Android <action android:name="android.intent. riconosca la chiave utilizzata per la firma.
emulato. action.MAIN" /> Di conseguenza è possibile firmare un pac-
chetto APK anche servendosi di un certificato
“fatto in casa”. In parole semplici: non bisogna
pagare nessuno perché i nostri software siano
autorizzati, possiamo fare tutto da noi.
In Eclipse, ancora una volta, è questione di un
clic: aprite il menu contestuale sulla radice
del progetto (tasto destro del mouse, in
Windows) e selezionate la voce “Android Tools
» Export Signed Application Package”.
Al secondo step del wizard di generazione del
pacchetto, vi verrà chiesto da dove prelevare
la firma digitale.
Solitamente gli oggetti di questo tipo vengono
raccolti e conservati all’interno di un keysto-
re. In un keystore, cioè, ci sono più firme digi-
tali. Se non avete mai formato un keystore in
precedenza, o se semplicemente ne volete ini-
ziare uno nuovo, selezionate l’opzione “Create
new keystore”.
Fig. 10: Lo speciale editor messo a disposizione da Eclipse per il file Il keystore verrà conservato all’interno di un
AndroidManifest.xml file, il cui percorso va obbligatoriamente spe-

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/Ottobre 2009
10 20
G And roi d pr o g r am m in g
GliGli strumenti
strumenti necessari
necessari per imparare
per imparare a programmare
a programmare Android Android Android
� COVER STORY
programming

Fig. 11: La prima schermata di generazione


di un pacchetto APK firmato a partire dal progetto
CiaoMondoAndroide

Fig. 13: La maschera per la creazione di un nuova firma


cificato. Scegliete dove riporre il keystore (nel digitale
caso in Fig.13, la directory è C:\keystores) e
date un nome a vostro piacimento a file
(android_keystore, nel caso in immagine).
Non c’è bisogno di usare un’estensione parti- COSA TRATTEREMO
colare per il nome del file. È invece buona pra- NEI PROSSIMI ARTICOLI
tica proteggere i propri keystore con una pas- DEL CORSO L’AUTORE
sword, in modo che le nostre firme digitali Nel prossimo numero della rivista andremo un
Carlo Pelliccia lavora
po’ più al di dentro della faccenda, approfon-
presso 4IT (www.4it.it),
dendo i principi di programmazione di Google dove si occupa di analisi e
Android, conoscendo più intimamente la strut- sviluppo software per
tura delle sue applicazioni e iniziando la rasse- piattaforme Java. Nella sua
gna delle API messe a disposizione dal sistema carriera di technical writer
ha pubblicato cinque
operativo. Per tutto l’arco di questo corso si cer-
manuali ed oltre
cherà sempre di rimanere “con i piedi per terra”, centocinquanta articoli,
affrontando i differenti argomenti in maniera molti dei quali proprio tra le
sistematica e concludendo sempre le lezioni pagine di ioProgrammo. Il
con un esempio pratico e funzionale, in modo suo sito, che ospita anche
diversi progetti Java Open
da fornire ai lettori un’immediata implemen-
Source, è disponibile
tazione dei concetti appresi. all’indirizzo
www.sauronsoftware.it
Fig. 12: La creazione di un nuovo keystore Carlo Pelliccia

non possano essere utilizzate nel caso in cui


qualcuno ci rubi il file. Pertanto abbiate cura
di impostare una password sufficientemente
sicura.
Visto che il keystore appena creato è vuoto, il
passo successivo del wizard ci fa creare una
chiave, cioè una firma digitale. Dobbiamo
inserire il nome della chiave (detto alias), la
password per l’utilizzo della chiave, una vali-
dità in anni (di solito si usa il valore 25) e i dati
anagrafici di base del firmatario (nome e
cognome).
Superata la fase di creazione o selezione del
keystore e della chiave, il wizard fa scegliere
dove salvare il pacchetto APK che sarà genera-
to. Scegliete la destinazione e concludete
l’operazione.
È fatta: il pacchetto è stato generato e firmato.
Potete ora installarlo su un dispositivo
Android reale, in plastica, metallo e silicio. Fig. 14: La selezione del file su cui sarà salvato il pacchetto APK

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A n d ro id p r o g r a m m ing Ottobre 2009/ 21 11
G
MOBILE
Android �
programming La gestione delle risorse
La gestione nei programmi
delle risorse Android
nei programmi Android

LE RISORSE ESTERNE
IN GOOGLE ANDROID
IN QUESTO SECONDO ARTICOLO IMPAREREMO A MANIPOLARE LE RISORSE ESTERNE.
SCOPRIREMO CHE ANDROID RENDE FACILE L’UTILIZZO DI TUTTO QUELLO CHE, PUR NON
ESSENDO CODICE, È INDISPENSABILE AL CORRETTO FUNZIONAMENTO DI UN’APPLICAZIONE

S
e c’è un aspetto di Android dal quale si
evince la modernità di questo sistema, è la
sua maniera di gestire le risorse e i dati.
Nelle piattaforme di sviluppo meno moderne,
spesso e volentieri, le risorse esterne come i dati
di configurazione, i messaggi di interfaccia, le
immagini o altro materiale simile, sono trattate
senza alcun riguardo speciale. Android, invece,
❑ CD ❑ WEB richiede che i progetti siano organizzati in una
Android144.zip
certa maniera. La corretta gestione delle risorse
cdrom.ioprogrammo.it
in questa piattaforma, è importante tanto quan-
to la stesura del codice. In un certo senso, con
Android non si può imparare a programmare se
prima non si apprende come organizzare e
richiamare le risorse. Perciò, dedichiamo all’ar-
gomento questo secondo articolo del corso.

LA STRUTTURA Fig. 1: La struttura, in Eclipse, di un progetto Android


DEI PROGETTI ANDROID appena creato
Avviamo Eclipse e torniamo sul progetto Ciao
MondoAndroide, realizzato il mese scorso per
dimostrare le funzionalità di base del kit di svilup- speciale struttura predefinita, formata dalle tre
po per Android. Quando abbiamo creato il proget- sotto-directory drawable, layout e values. La prima,
to, Eclipse ha predisposto per noi un albero di car- drawable, serve per le immagini utilizzate dal
telle, all’interno del quale sono stati generati auto- software, mentre layout e values ospitano dei spe-
maticamente diversi file. Guardate la Fig.1, che ciali file XML utili per definire in maniera dichiara-
mostra la situazione del file system all’atto di crea- tiva l’aspetto dell’applicazione e i valori utilizzati al
zione del progetto. suo interno. Oltre a src, assets e res c’è infine la car-
Tra i file generati automaticamente c’è Android- tella gen, che contiene la speciale classe chiamata
REQUISITI
Manifest.xml, cioè il descrittore dell’applicazione, R, probabile abbreviazione di Resources. Invocando
che già abbiamo iniziato a conoscere. Torneremo questa classe, infatti, è possibile richiamare via
Conoscenze richieste
Java ad approfondirlo mano a mano che gli argomenti codice le risorse memorizzate sotto la directory res.
trattati ce ne daranno occasione. Oltre al descritto- Impareremo oggi stesso come farlo. Sappiate
Software re c’è il file default.properties, poco rilevante per comunque che la classe R viene generata automa-
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ noi, poiché serve esclusivamente al sistema di ticamente dal sistema e non deve mai essere modi-
build automatico. Ci sono poi delle directory: src, ficata a mano.
assets, res e gen. La prima, src, è quella dove dob-
biamo andare a realizzare i package e le classi della
Impegno
nostra applicazione. Le cartelle res e assets servono
¥ per ospitare le risorse esterne necessarie all’appli- GESTIONE DEI VALORI
Tempo di realizzazione
cazione, come le immagini, i file audio e altro anco- Il primo tipo di risorse che impareremo a mani-
ra. La cartella res, in particolar modo, gode di una polare sono i valori. Si tratta di coppie chiave-

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12 58 / Novembre 2009
G And roi d pr o g r am m in g
La gestione
La gestione delle risorse
delle risorse nei programmi
nei programmi AndroidAndroid Android
� MOBILE
programming

valore dichiarate all’interno dei file XML che <item>Carlo</item>


sono al percorso di progetto res/values. Eclipse, <item>Claudia</item>
per default, crea a questo percorso il file <item>Nami</item>
strings.xml, pensato per raccogliere le stringhe </string-array>
usate dall’applicazione che sarà sviluppata. • Stili e temi, con il tag <style>. Servono per
Ad ogni modo potete rinominare il file o aggiun- creare degli stili di disegno ed impaginazione,
gerne quanti altri ne volete, al fine di categoriz- un po’ come fanno i fogli di stile CSS nel caso di
zare al meglio i valori necessari alla vostra appli- HTML. Dentro il tag <style> vanno inseriti dei
cazione. L’importante è che tutti i file presenti tag <item> con le singole voci che compongo-
nella cartella values seguano il seguente modello: no lo stile. Gli stili possono essere applicati alle
interfacce grafiche. Di certo ne riparleremo più
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> avanti. Eccovi comunque un esempio:
<resources> <style name="titolo">
<!-- valori qui --> <item name="android:textSize">18sp</item>
</resources> <item name="android:textColor">#000088</item>
</style> NOTA
All’interno del tag <resources> … </resources> è
possibile dichiarare differenti tipi di valori. Usando Eclipse, comunque, non c’è bisogno di DIFFERENZA TRA
Supponiamo di voler dichiarare un valore di tipo imparare l’elenco a memoria: qualsiasi file XML RES E ASSETS
La differenza tra le cartelle
stringa chiamato nome e con contenuto Carlo: posto sotto la directory res/values viene automati- res e assets è poco
camente lavorato con un apposito editor. evidente, eppure c’è.
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> La directory res è pensata
<resources> per gestire le risorse in
<string name="nome">Carlo</string>
maniera struttura, ed infatti
è suddivisa in sottocartelle.
</resources>
Tutte le risorse posizionate
in res vengono prese in
Ci sono numerosi tipi di dati supportati. Ecco un esame dal sistema di build
elenco completo: e riferite nella speciale
classe R. Quelle dentro res,
dunque, sono delle risorse
• Stringhe, con il tag <string>. gestite. Sotto assets,
• Colori, con il tag <color> e con valori espressi invece, è possibile
in forma esadecimale secondo i modelli depositare qualsiasi file si
#RRGGBB o #AARRGGBB (AA sta per il canale Fig. 2: L’editor di Eclipse gestisce i file XML desideri senza che il
alpha, che regola la trasparenza del colore). Ad sistema di build esegua
un’analisi preventiva e crei
esempio: <color name="rosso">#FF0000</color> il riferimento in R.
• Misure e dimensioni, con il tag <dimen> e con Le risorse esterne
valori numerici decimali accompagnati da un’u- RICHIAMARE conservate nella directory
nità di misura che può essere px (pixel), in (pol- LE RISORSE DA XML assets possono essere
lici), mm (millimetri), pt (punti a risoluzione Come scritto in apertura, la modernità di caricate servendosi della
classe android.content.res.
72dpi), dp (pixel indipendenti dalla densità) e sp Android può essere evinta proprio dalla sua AssetManager. Nella
(pixel indipendenti dalla scala). Ad esempio: maniera di gestire le risorse. Le piattaforme di maggior parte dei casi,
<dimen name="lato">180px</dimen> una volta non concedevano sistemi agevolati, comunque, non c’è bisogno
• Rettangoli di colore, con il tag <drawable>. finendo così per favorire l’accoppiamento fra di ricorrere alla cartella
I valori possibili sono colori esadecimali come codice e dati. Tuttora non è raro vedere dei sor- assets, poiché res offre una
maniera semplificata e
nel caso del tag <color>. Ad esempio: genti in Java, in C o in qualsiasi altro linguaggio, completa per l’accesso alle
<drawable name="verde">#00FF00</drawable> con valori e messaggi digitati direttamente den- risorse.
• Array di interi, con il tag <integer-array>. tro il codice. Questa pratica non è corretta ed è
Gli elementi dell’array vanno espressi con più sconsigliata da ogni manuale: è sempre meglio
occorrenze del tag annidato <item>. separare i dati dal codice, perché in questa
Ad esempio: maniera il software è più facile sia da realizzare
<integer-array name="numeriPrimi"> sia da mantenere. Android intende favorire la
<item>2</item><item>3</item> pratica del disaccoppiamento fra dati e codice, e
<item>5</item><item>7</item> lo fa attraverso gli strumenti che stiamo pren-
</integer-array> dendo in considerazione oggi. I valori dichiarati
• Array di stringhe, con il tag <string-array>. nei file XML sotto values, così come tutte le altre
Anche in questo caso si usa il tag <item>. risorse della cartella res e delle sue annidate, sono
Ad esempio: trattati dal sistema in maniera speciale.
<string-array name="nomi"> Il kit di sviluppo, infatti, fornisce delle agevola-

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A n d ro id p r o g r a m m ing Novembre 2009 / 59 13
G
MOBILE
Android �
programming La gestione delle risorse
La gestione nei programmi
delle risorse Android
nei programmi Android

zioni per richiamare le risorse dalle varie parti • @color, per i colori.
del software. Sostanzialmente un’applicazione • @dimen, per le dimensioni.
Android è costituita da file dichiarativi XML e da • @drawable, per i valori drawable, ma anche
classi Java. Sia in un caso sia nell’altro, ci sono per le immagini messe in res/drawable.
scorciatoie per richiamare le risorse incluse in • @layout, per richiamare i layout presenti nella
res. Cominciamo dal caso XML e prendiamo a cartella res/layout.
riferimento il più importante dei file di questo • @raw, per i file nella cartella res/raw (cfr. box
tipo: AndroidManifest.xml. Quando, al suo inter- laterale).
no, si dichiarano i dettagli dell’applicazione, è • @string, per le stringhe.
possibile scrivere qualcosa come: • @style, per gli stili.

<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> Con @drawable, in particolar modo, è possibile


NOTA
<manifest xmlns:android= riferire sia i valori dichiarati con i tag <drawable>
"http://schemas.android.com/apk/res/android" in res/values, sia le immagini conservate nella car-
ANIM, RAW package="mypackage" tella res/drawable. Ad esempio, se in res/drawable
E XML
Oltre a drawable, layout e android:versionCode="1" viene messa un’icona chiamata icon.png, sarà
values, che Eclipse android:versionName="1.0"> possibile richiamarla con la formula @draw-
introduce automaticamente <application android:label="LaMiaApplicazione"> able/icon. Ad esempio lo si può fare in Android
in ogni nuovo progetto, la ... Manifest.xml, per associare l’icona all’applicazio-
cartella res può ospitare
</application> ne:
anche le sotto-directory
anim, raw e xml. In anim si </manifest>
inseriscono le animazioni, <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
che possono essere Il nome dell’applicazione, cioè LaMiaAp- <manifest xmlns:android=
programmate in maniera plicazione, è stato in questo caso digitato diretta- "http://schemas.android.com/apk/res/android"
dichiarativa con uno
mente dentro il codice XML. Con Android questo package="mypackage"
speciale formato XML; sotto
raw è possibile inserire è corretto, tuttavia si può fare di meglio. Si può android:versionCode="1"
qualsiasi tipo file, ad includere il titolo dell’applicazione nel file android:versionName="1.0">
esempio un audio da res/values/strings.xml, alla seguente maniera: <application
riprodurre all’interno android:label="@string/app_name"
dell’applicazione; in xml un
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> android:icon="@drawable/icon">
qualsiasi file XML, che
Android provvederà <resources> ...
automaticamente a <string </application>
decodificare. Ne riparleremo name="app_name">LaMiaApplicazione</string> </manifest>
nei prossimi mesi. </resources>

A questo punto il descrittore dell’applicazione


NOTA
può essere riscritto come segue: RICHIAMARE
LE RISORSE DA JAVA
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> Valori e risorse possono essere richiamati da
DISTINGUERE I FILE <manifest xmlns:android= codice Java servendosi della classe android.con-
CON I VALORI "http://schemas.android.com/apk/res/android" tent.res.Resources. Stando all’interno di una atti-
Benché, teoricamente, sia
possibile mettere in package="mypackage" vità, cioè di una classe che estende android.
res/values un solo file XML android:versionCode="1" app.Activity, è sufficiente richiamare il metodo
con ogni tipo di valore android:versionName="1.0"> getResources() per ottenere il punto d’accesso alle
possibile, le linee guida <application android:label="@string/app_name"> risorse dell’applicazione: Resources res =
dello sviluppo Android </application> getResources(); Una volta ottenuto l’oggetto, è
consigliano di distinguere i
file per topic, cioè per </manifest> possibile invocare su di esso la seguente serie di
argomento. Solitamente si metodi:
consiglia di raccogliere le Anziché scrivere “LaMiaApplicazione”, si è usato
stringhe in un file il riferimento @string/app_name. Questa scorcia- • public int getColor(int id)
strings.xml, i colori (e i toia, come intuibile, viene sostituita dalla risorsa Restituisce il colore avente l’identificativo di
drawable) in colors.xml, le
dimensioni in dimens.xml e di tipo stringa con nome app_name, che nel file risorsa specificato.
gli stili in styles.xml. strings.xml abbiamo dichiarato essere proprio • public float getDimension(int id)
“LaMiaApplicazione”. Restituisce la dimensione avente l’identificati-
La regola generale per richiamare una risorsa in vo di risorsa specificato.
un file XML, quindi, è basata sul modello: • public Drawable getDrawable(int id)
@tipo/nome. I tipi validi sono: Restituisce l’oggetto disegnabile avente l’iden-
• @array, per gli array. tificativo di risorsa specificato.

14 60 / Novembre 2009
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G And roi d pr o g r am m in g
La gestione
La gestione delle risorse
delle risorse nei programmi
nei programmi AndroidAndroid Android
� MOBILE
programming

• public int[] getIntArray(int id) <manifest xmlns:android=


Restituisce l’array di interi avente l’identificati- "http://schemas.android.com/apk/res/android"
vo di risorsa specificato. package="it.ioprogrammo.testresources"
• public String getString(int id) android:versionCode="1"
Restituisce la stringa avente l’identificativo di android:versionName="1.0">
risorsa specificato. <application android:icon="@drawable/icon"
• public String[] getStringArray(int id) android:label="@string/app_name">
Restituisce l’array di stringhe avente l’identifi- <activity android:name=".TestResourcesActivity"
cativo di risorsa specificato. android:label="@string/app_name"> NOTA
<intent-filter>
Tutti questi metodi agganciano la risorsa desidera- <action
INTERNAZIONALIZ-
ta attraverso un identificativo numerico (int id). Ma android:name="android.intent.action.MAIN" /> ZAZIONE
come fare a conoscere gli ID associati alle risorse e <category android:name= Se si punta ad un mercato
ai valori inseriti nella cartella res? Semplice: attra- "android.intent.category.LAUNCHER" /> internazionale, è bene che
verso la speciale classe autogenerata R! Al suo </intent-filter> le applicazioni realizzate
siano tradotte in più lingue.
interno sono contenute delle sottoclassi statiche, </activity>
Android aiuta gli
una per ciascuna tipologia di risorsa presente nel </application> sviluppatori consentendo
progetto: R.string, R.drawable, R.color e così via. In <uses-sdk android:minSdkVersion="3" /> l’internazionalizzazione
ciascuno di questi gruppi vengono introdotti gli ID </manifest> delle risorse. Supponiamo
numerici che corrispondono alle risorse e ai valori di voler realizzare
un’applicazione sia in
conservati in res e nelle sue sotto-cartelle. Il nome dell’applicazione, citato ben due volte
inglese sia in italiano.
Proviamo con un esempio pratico: facciamo il caso all’interno del file, è stato richiamato mediante il Prepariamo due differenti
che nel file res/values/strings.xml sia stata dichiara- riferimento @string/app_name. Allo stesso modo, file strings.xml con tutti i
ta la stringa app_name. Per richiamarla da codice l’icona per l’applicazione, creata automatica- messaggi di interfaccia,
Java, stando all’interno di una attività, si deve fare mente da Eclipse al percorso res/drawable/icon. uno in inglese e l’altro in
italiano. Adesso, invece
alla seguente maniera: png, è stata riferita attraverso la dicitura @draw-
della cartella values,
able/icon. Adesso tocca alla classe TestReso creiamo le due cartelle
Resources res = getResources(); urcesActivity, il cui codice è riportato di seguito: values-it (per l’italiano) e
String appName = res.getString(R.string.app_name); values-en (per l’inglese) ed
package it.ioprogrammo.testresources; inseriamo al loro interno i
due file. È fatta! I dispositivi
import android.app.Activity;
Android che eseguiranno
import android.content.res.Resources; l’applicazione sceglieranno
CIAO MONDO RELOADED import android.os.Bundle; automaticamente quale file
Mettiamo a frutto le nozioni acquisite quest’oggi, import android.widget.TextView; caricare, in base alla loro
assemblando per la seconda volta un esempio public class TestResourcesActivity extends Activity { lingua predefinita.
del tipo “Ciao, Mondo!”. Questa volta, però, use- @Override
remo la più corretta pratica delle risorse esterne public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
per il nome dell’applicazione e per il messaggio super.onCreate(savedInstanceState); L’AUTORE
presentato sullo schermo. Create il progetto Resources res = getResources();
Android in Eclipse e chiamatelo TestResources. String message = res.getString(R.string.message);
Carlo Pelliccia lavora
Il package di riferimento è it.ioprogrammo.testre- TextView tv = new TextView(this); presso 4IT (www.4it.it),
sources, mentre l’attività principale deve essere tv.setText(message); dove si occupa di analisi e
TestResourcesActivity. Non appena il progetto è setContentView(tv); sviluppo software per
pronto, andiamo ad editare il file res/values/ }
piattaforme Java. Nella sua
carriera di technical writer
strings.xml: }
ha pubblicato cinque
manuali ed oltre
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> Il messaggio “Ciao, Mondo Androide!”, questa centocinquanta articoli,
<resources> volta, è stato caricato attraverso la classe molti dei quali proprio tra le
<string name="app_name">TestResources</string> Resources ed il riferimento R.string.message. pagine di ioProgrammo. Il
suo sito, che ospita anche
<string name="message">Ciao, Mondo Androide!</string>
diversi progetti Java Open
</resources> Source, è disponibile
all’indirizzo
Sono state dichiarate due stringhe: app_name PROSSIMAMENTE www.sauronsoftware.it
con valore “TestResources” e message con valore Nel prossimo appuntamento approfondiremo i
“Ciao, Mondo Androide!”. principi di programmazione delle attività, uno
Andiamo ora su AndroidManifest.xml: dei mattoni fondamentali delle applicazioni
Android.
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> Carlo Pelliccia

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A n d ro id p r o g r a m m ing Novembre 2009 / 6115
G
MOBILE
Android �
programming Scopriamo cosa sono
Scopriamo e come
cosa sono si programmano
e come le le“Attività”
si programmano “Attività”

COME IL SISTEMA
GESTISCE LE ATTIVITÀ
TERZO APPUNTAMENTO. LE “ATTIVITÀ” SONO IL COMPONENTE SOFTWARE PIÙ UTILIZZATO
DAI PROGRAMMATORI ANDROID. IN QUESTO ARTICOLO IMPAREREMO COS’È UN’ATTIVITÀ,
COME VIENE GESTITA DAL SISTEMA E COME POSSIAMO REALIZZARNE DI NOSTRE

L
e applicazioni Android, come si è accennato che le attività sono quei componenti di un’applica-
durante la prima lezione di questo corso, si zione Android che fanno uso del display e che inte-
compongono di quattro mattoni fondamen- ragiscono con l’utente.
tali: le attività (activity), i servizi (service), i broadca- Dal punto di vista del programmatore, poi, possia-
st receiver e i content provider. Ogni applicazione è mo spingerci oltre e semplificare ulteriormente.
formata da uno o più di questi mattoni. Non è detto In maniera più pragmatica, un’attività è una classe
che li contenga tutti: ad esempio potrebbe essere che estende android.app.Activity. L’autore del codi-
costituita da due attività e da un servizio, senza ce, realizzando l’attività, si serve dei metodi eredi-
❑ CD ❑ WEB avere broadcast receiver né content provider. Nella tati da Activity per controllare cosa appare nel
corso_android_pt3.zip
stragrande maggioranza dei casi, comunque, le display, per assorbire gli input dell’utente, per
cdrom.ioprogrammo.it
applicazioni comprendono almeno un’attività. Le intercettare i cambi di stato e per interagire con il
attività, di conseguenza, sono il più fondamentale sistema sottostante.
dei componenti di base delle applicazioni Android.

CICLO DI VITA
COS’È UN’ATTIVITÀ DI UN’ATTIVITÀ
Stando alla documentazione ufficiale, un’attività è In un sistema desktop il monitor è sufficientemen-
“una singola e precisa cosa che l’utente può fare”. te spazioso da poter mostrare più finestre simulta-
Proviamo a indagare le implicazioni di questa affer- neamente. Perciò non è affatto raro lavorare con
mazione. Partiamo dal fatto che l’utente, per fare più programmi contemporaneamente attivi, le cui
qualcosa, deve interagire con il dispositivo. finestre vengono affiancate o sovrapposte. Gli
Domandiamoci come avvenga, nel caso di uno smartphone, invece, funzionano diversamente.
smartphone, l’interazione tra l’uomo e la macchi- Prima di tutto il display è piccolo, e pertanto ha
na. Un ruolo essenziale, naturalmente, è svolto dai poco senso affiancare due o più finestre di applica-
meccanismi di input, come la tastiera e il touch- zioni differenti. Poi non bisogna dimenticare che le
screen, che permettono all’utente di specificare il risorse di calcolo sono modeste, e perciò non è
proprio volere. Le periferiche di input, tuttavia, da buona cosa tenere simultaneamente in vita troppi
sole non bastano. Affinché l’utente sappia cosa può programmi. Per questi motivi le attività di Android
fare e come debba farlo, ma anche affinché il hanno carattere di esclusività. È possibile mandare
software possa mostrare all’utente il risultato ela- in esecuzione più attività simultaneamente, ma
REQUISITI
borato, è necessario un canale aggiuntivo. Nella soltanto un’attività alla volta può occupare il
maggior parte dei casi questo canale è il display. display. L’attività che occupa il display è in esecu-
Conoscenze richieste
Java Nella superficie dello schermo il software disegna zione e interagisce direttamente con l’utente.
tutti quegli oggetti con cui l’utente può interagire Le altre, invece, sono ibernate e tenute nascoste in
Software (bottoni, menu, campi di testo), e sempre sullo sottofondo, in modo da ridurre al minimo il consu-
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ schermo viene presentato il risultato dell’elabora- mo delle risorse di calcolo. L’utente, naturalmente,
zione richiesta. Il ragionamento ci porta alla con- può ripristinare un’attività ibernata e riprenderla
clusione che, per fare qualcosa con il dispositivo, è da dove l’aveva interrotta, riportandola in primo
necessario usare lo schermo. Esiste perciò un piano. L’attività dalla quale si sta allontanando,
Impegno
parallelo tra il concetto di attività, in Android, e invece, sarà ibernata e mandata in sottofondo al
¥ quello di finestra, in un sistema desktop, benché posto di quella ripristinata. Il cambio di attività può
Tempo di realizzazione
non siano esattamente la stessa cosa. In generale, anche avvenire a causa di un evento esterno. Il caso
ad ogni modo, possiamo assumere con tranquillità più ricorrente è quello della telefonata in arrivo: se

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16 54 / Dicembre 2009
G And roi d pr o g r am m in g
Scopriamo
Scopriamo cosa
cosa sono
sono e come
e come si programmano
si programmano le “Attività” Android
le “Attività” � MOBILE
programming

il telefono squilla mentre si sta usando la calcolatri- permettono di killare le attività in sottofondo, ma
ce, quest’ultima sarà automaticamente ibernata e non sono previsti nel sistema di base.
mandata in sottofondo. L’utente, conclusa la chia- I differenti passaggi di stato di un’attività attraver-
mata, potrà richiamare l’attività interrotta e ripor- sano alcuni metodi della classe Activity che, come
tarla in vita, riprendendo i calcoli esattamente da programmatori, possiamo ridefinire per intercetta-
dove li aveva interrotti. re gli eventi di nostro interesse.
Visto che le attività ibernate, in termini di risorse di La Fig.1 illustra la sequenza di chiamate ai metodi
calcolo, non consumano nulla, in Android il con- di Activity eseguite durante i passaggi di stato del-
cetto di chiusura delle attività è secondario e tenu- l’attività. Entriamo nel dettaglio:
to nascosto all’utente. Ciò, di solito, spiazza chi è al
suo primo confronto con la programmazione dei • protected void onCreate(android.os.Bundle
dispositivi portatili. Le attività di Android non savedInstanceState)
dispongono di un bottone “x”, o di un tasto equiva- Richiamato non appena l’attività viene creata.
lente, con il quale è possibile terminarle. L’utente, L’argomento savedInstanceState serve per ripor- NOTA
di conseguenza, non può chiudere un’attività, ma tare un eventuale stato dell’attività salvato in pre-
può solo mandarla in sottofondo. Questo, comun- cedenza da un’altra istanza che è stata terminata. ANDROID SDK 1.6
que, non significa che le attività non muoiano mai, L’argomento è null nel caso in cui l’attività non È stata da poco rilasciata la
anzi! Per prima cosa le attività possono morire abbia uno stato salvato. versione 1.6 del kit di
spontaneamente, perché hanno terminato i loro • protected void onRestart() sviluppo per Android. Molte
compiti. Insomma, anche se il sistema non ci forni- Richiamato per segnalare che l’attività sta venen- sono le novità incluse nella
nuova versione: oltre ai
sce automaticamente un bottone “chiudi”, possia- do riavviata dopo essere stata precedentemente consueti bugfix e alle
mo sempre includerlo noi nelle nostre applicazio- arrestata. migliorie generali, il
ni. In alternativa, la distruzione delle attività è com- • protected void onStart() sistema comprende ora
pletamente demandata al sistema. I casi in cui Richiamato per segnalare che l’attività sta per delle nuove API per il
un’attività può terminare sono due: diventare visibile sullo schermo. supporto delle gesture
e del text-to-speech.
• protected void onResume() Se siete fermi alla versione
• L’attività è ibernata e il sistema, arbitrariamente, Richiamato per segnalare che l’attività sta per 1.5, potete aggiornarvi
decide che non è più utile e perciò la distrugge. iniziare l’interazione con l’utente. partendo dall’indirizzo:
• Il sistema è a corto di memoria, e per recuperare • protected void onPause() http://developer.android.c
spazio inizia a “uccidere” bruscamente le attività Richiamato per segnalare che l’attività non sta om/sdk/
Oltre all’SDK, bisogna
in sottofondo. più interagendo con l’utente. aggiornare anche l’ADT (il
Esistono poi dei task manager di terze parti che • protected void onStop() plug-in per Eclipse).
Richiamato per segnalare che l’attività non è più Farlo è molto semplice:
visibile sullo schermo. aprite Eclipse e selezionate
• protected void onDestroy() la voce di menu “Help »
Check for Updates”,
Richiamato per segnalare che l’applicazione sta
controllate gli
per essere terminata. aggiornamenti disponibili e
selezionate quelli relativi ai
La prassi richiede che, come prima riga di codice di componenti Android. Dopo
ciascuno di questi metodi, si richiami l’implemen- aver scaricato e installato
gli aggiornamenti, aprite la
tazione di base del metodo che si sta ridefinendo.
maschera della preferenze
Ad esempio: (voce di menu “Window »
Preferences”) e alla scheda
protected void onStart() { super.onStart(); // ...} “Android” provvedete ad
aggiornare il percorso
dell’SDK, in modo da
È importante non dimenticare questa regola: le puntare alla versione 1.6.
attività sviluppate potrebbero non funzionare! Con la voce di menu
“Window » Android SDK
and AVD Manager”, create
poi un AVD (Android Virtual
Device) compatibile con la
DESCRIVERE UN’ATTIVITÀ nuova versione del
Dopo che si è creata un’attività, la si deve registrare sistema.
all’interno del descrittore dell’applicazione (il file
AndroidManifest.xml), questo affinché il sistema
sappia della sua esistenza. Per farlo si usa un tag
<activity> all’interno del tag <application>:
Fig. 1: Ciclo di vita di un’attività. Sono illustrate le chia-
mate ai metodi che è possibile ridefinire per intercettare
i passaggi di stato <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>

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G
MOBILE
Android �
programming Scopriamo cosa sono
Scopriamo e come
cosa sono si programmano
e come le le“Attività”
si programmano “Attività”

<manifest xmlns:android="http://schemas. Più semplicemente, gli intent sono dei messaggi


android.com/apk/res/android" che il sistema manda a un’applicazione quando si
package=" mypackage.mysubpackage " . . . > aspetta che questa faccia qualcosa. Di come fun-
<application . . . > zionano gli intent e di cosa si compongono torne-
<activity android:name=".MyActivity" . . . >. . . remo certamente a parlare in futuro. Per ora ci
</activity> basta sapere che le attività, attraverso un intent-fil-
... ter, possono essere attivate in risposta ad uno spe-
</application> cifico evento. Gli intent-filter accettano figli di tre
</manifest> tipi:

Con l’attributo android:name si specifica il nome • <action android:name="nome-azione">


della classe registrata come attività. Si può espri- Individua gli intent che richiedono l’azione spe-
mere sia il suo percorso completo (ad esempio cificata.
mypackage.mysubpackage.MyActivity) sia il nome • <category android:name="nome-categoria">
relativo rispetto al package dichiarato nel tag Individua gli intent che appartengono alla cate-
<manifest> sovrastante (ad esempio .MyActivity). goria specificata.
Altri attributi possono opzionalmente essere inse- • <data android:mimeType="nome-tipo-mime">
riti nel tag <activity>, allo scopo di meglio detta- <data android:scheme="nome-schema-url">
gliare l’attività che si sta registrando. Tra le tante Individua gli intent che portano dati del tipo spe-
NOTA cose che si possono fare, una delle più importanti è cificato.
quella di attribuire una label, cioè un’etichetta,
all’attività. Si tratta, sostanzialmente, di un titolo Le azioni, le categorie ed i tipi di dato che possono
PROGRAMMA
ANDROID IN C++ che il sistema userà per riferirsi all’attività e per essere usati sono, naturalmente, moltissimi.
Una novità collegata al presentarla all’utente. L’attributo da utilizzare è Pian piano impareremo a conoscerli. Per ora ci
rilascio della versione 1.6 android:label. Come si è spiegato nel numero pre- interessa sapere che un’attività dotata di un intent-
dell’Android SDK è la cedente, in casi come questo è possibile sia scrive- filter che include l’azione android.intent.
possibilità di scrivere re la stringa direttamente nell’XML sia fare riferi- action.MAIN e la categoria android.intent.catego-
applicazioni in C/C++,
compilate poi in codice mento ad una stringa memorizzata in un file ry.LAUNCHER viene identificata come l’attività
nativo. Nella maggior parte strings.xml sotto la directory res/values. Nel primo principale dell’applicazione. Ciò significa che l’ap-
dei casi, comunque, rimane caso, quindi, si userà una formula del tipo: plicazione sarà elencata nel menù di sistema e che,
conveniente programmare <activity android:name=".MyActivity" android: quando l’utente l’avvierà, sarà lanciata proprio l’at-
Android in Java, poiché la label="La mia attività"> tività marcata in tale maniera. Ecco perché, in tutti
piattaforma è stata
concepita per essere Nel secondo caso, invece, si farà alla seguente gli esempi dei mesi precedenti, abbiamo sempre
programmata in questa maniera: usato una formulazione del tipo:
maniera. Esistono dei casi, <activity android:name=".MyActivity" android:
tuttavia, in cui si deve agire label="@string/my_activity_label"> <activity android:name=".MyActivity" . . .>
a basso livello, Un altro attributo spesso usato con il tag <activity> <intent-filter>
scavalcando Java e la
Dalvik Virtual Machine. è android:icon, che permette di specificare un’ico- <action android:name="android.intent.action.MAIN"/>
Adesso è possibile farlo na per l’attività. In questo caso si usa sempre il rife- <category
scaricando ed installando rimento ad una immagine presente nella cartella android:name="android.intent.category.LAUNCHER" />
l’Android NDK (Native res/drawable, qualcosa come: </intent-filter>
Development Kit), un <activity android:name=".MyActivity" android: </activity>
addendum dell’SDK
disponibile al medesimo icon="@drawable/my_activity_icon">
indirizzo di quest’ultimo. Se non si specifica alcuna icona, l’attività eredita Oltre all’attività principale, possiamo registrare in
automaticamente l’icona definita nel sovrastante AndroidManifest.xml quante attività vogliamo, da
tag <application>. All’interno della coppia di tag lanciare secondo necessità, come vedremo tra due
<activity> … </activity>, invece, possono essere paragrafi.
allacciate delle relazioni particolari fra l’attività e
l’applicazione e fra l’attività ed il sistema. In parti-
colar modo, è possibile collegare all’attività un
intent-filter: IL PROGETTO
ACTIVITYDEMO
<activity . . .> Fermiamoci un attimo con la teoria e mettiamo
<intent-filter> . . .</intent-filter> insieme in un esempio pratico i concetti appresi
</activity> finora. Lo scopo è dimostrare il ciclo di vita delle
attività, attraverso una activity che registri in un log
Nel dizionario di Android, un intent è “la descrizio- tutti i suoi cambi di stato. Creiamo il progetto
ne di un’operazione che deve essere eseguita”. ActivityDemo, con package di riferimento it.iopro-

18 56 / Dicembre 2009
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G And roi d pr o g r am m in g
Scopriamo
Scopriamo cosa
cosa sono
sono e come
e come si programmano
si programmano le “Attività” Android
le “Attività” � MOBILE
programming

grammo.activitydemo, ed inseriamo al suo interno android.com/apk/res/android" package="it.ioprogrammo.


la seguente omonima attività: activitydemo" android:versionCode="1"
android:versionName="1.0">
package it.ioprogrammo.activitydemo; <application android:icon="@drawable/icon"
import android.app.Activity; import android.os.Bundle; android:label="@string/app_name">
import android.util.Log; <activity android:name=
public class ActivityDemo extends Activity ".ActivityDemo" android:label="@string/app_name">
{ <intent-filter>
@Override <action android:name="android.intent.action.MAIN" />
protected void onCreate(Bundle savedInstanceState) <category
{ android:name="android.intent.category.LAUNCHER" />
super.onCreate(savedInstanceState); </intent-filter>
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato </activity>
onCreate() con bundle " + savedInstanceState); </application>
} <uses-sdk android:minSdkVersion="3" />
@Override </manifest>
protected void onRestart()
{ Non dimentichiamo di includere un file res/val-
super.onRestart(); ues/strings.xml con le risorse riferite nel manifesto: NOTA
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onRestart()"); }
@Override <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
ALTRI ATTRIBUTI
protected void onStart() { <resources>
DEL TAG
super.onStart(); <string name="app_name">ActivityDemo LABEL</string> <ACTIVITY>
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onStart()"); } </resources> Il tag <activity>, nel
@Override manifest dell’applicazione,
protected void onResume() { L’applicazione è ora pronta per essere avviata. ammette una grande
varietà di attributi, oltre a
super.onResume(); Avviate l’emulatore e fate qualche prova.
quelli citati nell’articolo.
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onResume()"); } Mandate l’attività in secondo piano, magari azio- Ad esempio con android:
@Override nando qualche altra applicazione fra quelle excludeFromRecents si può
protected void onPause() { disponibili nel sistema. Quindi date un’occhiata fare in modo che l’attività
super.onPause(); ai log emessi, per verificare il ciclo di vita dell’at- non venga presentata
nell’elenco delle attività
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onPause()"); } tività. Usando Eclipse i log possono essere con-
lanciate di recente, con
@Override sultati nella prospettiva di lavoro chiamata android:screen Orientation
protected void onStop() { “DDMS”, nella scheda “LogCat”. si può forzare un certo
super.onStop(); orientamento dello
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onStop()"); } schermo e con
android:theme si può
@Override
cambiare il tema grafico
protected void onDestroy() { SOTTO-ATTIVITÀ usato dall’attività. Un
super.onDestroy(); Come spiegato in apertura, un’applicazione elenco completo è
Log.i("ActivityDemo", "Richiamato onDestroy()"); Android può contenere più di un’attività. In que- compreso nella
} sto caso una soltanto sarà marcata come attività documentazione ufficiale,
all’indirizzo:
} principale di lancio. Le altre saranno, invece,
http://developer.android.c
delle sotto-attività, che l’attività principale potrà om/guide/topics/manifest/
Questo codice, oltre a mostrarci la prassi corretta lanciare quando ce n’è bisogno. Realizzare una activity-element.html
da applicare quando si ridefiniscono i metodi che sotto-attività è semplice tanto quanto realizzare
intercettano i cambi di stato dell’attività, ci fa fare l’attività principale: ancora una volta è sufficien-
conoscenza con la classe android.util.Log. Come è te estendere android.app.Activity.
facile intuire, la classe contiene dei metodi statici Le attività secondarie vanno poi registrate nel file
per scrivere nel log di sistema. Il metodo i(), usato AndroidManifest.xml, senza però applicare l’in-
nell’esempio, salva delle righe di log di livello INFO. tent-filter con l’azione e la categoria usate invece
Altri metodi disponibili sono v() per il livello VER- dall’attività principale. L’attività principale può
BOSE, d() per il livello DEBUG, w() per il livello lanciare delle sotto-attività ricorrendo al metodo
WARN, ed e() per il livello ERROR. Registriamo l’at- startActivity(). Questo accetta come argomento
tività nel manifesto dell’applicazione, marcandola un oggetto di tipo android.content.Intenet che,
come attività principale di lancio: come è facile intuire, rappresenta un intent. Con
questo intento bisogna esprimere quale sotto-
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> attività deve essere avviata. Immaginiamo di
<manifest xmlns:android="http://schemas. voler lanciare la sotto-attività rappresentata dalla

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G
MOBILE
Android programming
� Scopriamo cosa sono
Scopriamo e come
cosa sono si programmano
e come le le“Attività”
si programmano “Attività”

classe MySubActivity. Tutto quello che dovremo package it.ioprogrammo.subactivitydemo;


fare, dall’interno dell’attività principale, è formu- import android.app.Activity; import android.os.Bundle;
lare un’istruzione del tipo: import android.view.View;import android.widget.Button;
startActivity(new Intent(this, MySubActivity.class)); public class SubActivity extends Activity
La sotto-attività verrà lanciata e prenderà lo {
schermo al posto di quella principale. @Override
protected void onCreate(Bundle savedInstanceState){
super.onCreate(savedInstanceState);
Button button = new Button(this);
button.setText("Termina SubActivity");
button.setOnClickListener(new View.OnClickListener()
{
@Override
public void onClick(View v) {finish();}});
setContentView(button); }
}

Dal codice apprendiamo una nozione nuova:


un’attività, sia principale sia secondaria, può termi-
nare e chiudersi spontaneamente invocando il pro-
Fig. 2: Il log di ActivityDemo permette di osservare il ciclo di vita dell’attività prio metodo finish(). Registriamo adesso le due
attività nel descrittore dell’applicazione:

<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>


SUBACTIVITYDEMO <manifest xmlns:android="http://schemas.
Mettiamo in pratica quanto descritto nel paragrafo android.com/apk/res/android"
precedente. Il progetto si chiama SubActivityDemo, package="it.ioprogrammo.subactivitydemo"
e il package di riferimento è it.ioprogrammo.subac- android:versionCode="1"
tivitydemo. All’interno di questo inseriremo due android:versionName="1.0">
attività: MainActivity e SubActivity. La prima sarà <application android:icon="@drawable/icon"
poi registrata come attività principale e conterrà un android:label="@string/app_name">
tasto per avviare la seconda. SubActivity conterrà, <activity android:name=".MainActivity"
invece, un tasto per chiuderla e passare all’attività android:label="@string/main_activity_label">
principale: <intent-filter>

L’AUTORE <action android:name="android.intent.action.MAIN" />


package it.ioprogrammo.subactivitydemo; <category
import android.app.Activity; android:name="android.intent.category.LAUNCHER" />
Carlo Pelliccia lavora
presso 4IT (www.4it.it), import android.content.Intent; </intent-filter>
dove si occupa di analisi e import android.os.Bundle; import android.view.View; </activity>
sviluppo software per import android.widget.Button; <activity android:name=".SubActivity"
piattaforme Java. Nella sua public class MainActivity extends Activity { android:label="@string/sub_activity_label"></activity>
carriera di technical writer
@Override </application>
ha pubblicato cinque
manuali ed oltre public void onCreate(Bundle savedInstanceState) { <uses-sdk android:minSdkVersion="3" />
centocinquanta articoli, super.onCreate(savedInstanceState); </manifest>
molti dei quali proprio tra le Button button = new Button(this);
pagine di ioProgrammo. Il button.setText("Lancia SubActivity"); Per completare ecco il file res/values/strings.xml:
suo sito, che ospita anche
button.setOnClickListener(new View.OnClickListener() {
diversi progetti Java Open
Source, è disponibile @Override <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
all’indirizzo public void onClick(View v) { startSubActivity(); }}); <resources>
www.sauronsoftware.it setContentView(button); } <string name="app_name">ManyActivitiesDemo</string>
private void startSubActivity() { <string name="main_activity_label">Main Activity</string>
Intent intent = new Intent(this, SubActivity.class); <string name="sub_activity_label">Sub Activity</string>
startActivity(intent); </resources>
}}
Non resta che eseguire l’esempio e provare il lancio
Quanto spiegato nel paragrafo precedente è stato e la chiusura della sotto-attività.
messo in pratica all’interno del metodo startSub
Activity(). Studiamo il codice di SubActivity: Carlo Pelliccia

20 58 / Dicembre 2009
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G And roi d pr o g r am m in g
MOBILE
Programmazione Programmazione
delle interfacce
� delle interfacce
utente con Android utente
Android con Android
programming

INTERFACCE: LAYOUT
E COMPONENTI
QUARTO APPUNTAMENTO. INIZIA LA TRATTAZIONE DEI CONCETTI E DEGLI STRUMENTI DI
ANDROID PER LA COSTRUZIONE E LA GESTIONE DELLE INTERFACCE UTENTE. SI COMINCIA
CON I WIDGET ED I LAYOUT DI BASE, INDISPENSABILI IN OGNI APPLICAZIONE

D
opo aver scoperto cosa sono e come fun- (come la documentazione). Se volete, potete
zionano le attività, studiamo ora come si anche selezionare tutto, in modo da disporre di
costruiscono e si gestiscono le interfacce più versioni del sistema per sviluppare e testare
utente in Android. Apprenderemo le pratiche le vostre applicazioni. Azionando il tasto “Install
utili per costruire oggetti grafici in grado di inte- Selected” vi verrà chiesto di accettare le licenze
ragire con chi impugna il device. Si tratta di un dei componenti selezionati. Usate l’opzione
passaggio cruciale del nostro percorso di “Accept All” e proseguite poi con il tasto “Install
apprendimento: tutti i dispositivi mobili di Accepted”. Il tool procederà al download e all’in-
❑ CD ❑ WEB nuova generazione puntano tantissimo sull’inte- stallazione dei componenti richiesti.
corso_android_pt3.zip
razione con l’utente. Naturalmente potrete ripetere questa operazio-
cdrom.ioprogrammo.it
ne in futuro, per controllare il rilascio di nuove
versioni del sistema e per configurarle nel vostro
SDK. Dopo aver concluso il download e l’installa-
ANDROID 2.0 zione, non dimenticatevi di creare uno o più
ED IL NUOVO SDK device virtuali (AVD) per i vostri sviluppi (voce
Collegatevi all’indirizzo di riferimento per il kit di “Virtual Devices” nel tool) compatibili con
sviluppo di Android, cioè: Android 2.0 e con le altre versioni che avete sca-
http://developer.android.com/sdk/ ricato. Se sviluppate con Eclipse, come suggerito
Da qui scaricare il più recente SDK disponibile in questo corso, dovrete anche aggiornare l’ADT
per la vostra piattaforma (al momento in cui e collegarlo alla nuova installazione dell’SDK.
questo articolo viene scritto, la versione più
recente è la r3). Estraete l’archivio scaricato sul
vostro disco rigido, al percorso che preferite. Con
la riga di comando, adesso, posizionatevi sulla VIEW E VIEWGROUP
directory tools del kit di sviluppo. Lanciate il Andiamo all’argomento del giorno, cioè alle
comando: interfacce grafiche e ai componenti che le attività
possono usare per interagire con l’utente. I primi
android due concetti che dobbiamo assorbire si chiama-
no View e ViewGroup, e corrispondono alla
Verrà caricata una GUI che vi permette di gestire maniera di Android di classificare ed organizzare
i device virtuali ed i componenti aggiuntivi. Il ciò che è sullo schermo. I bottoni, i campi di
REQUISITI
nuovo SDK, appena scaricato e installato, è prati- testo, le icone e tutti gli altri congegni di un’inter-
camente vuoto. Contiene solo gli strumenti di faccia grafica sono oggetti View. I ViewGroup,
Conoscenze richieste
Java sviluppo, e al suo interno non c’è traccia di alcu- invece, sono dei contenitori che possono mette-
na versione del sistema. La prima cosa da fare, re insieme più oggetti View. I ViewGroup, inoltre,
Software quindi, è selezionare la voce “Available Packages”, sono a loro volta degli oggetti View, e di conse-
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ che permette di visionare ed installare i compo- guenza un possono contenere altri ViewGroup.
nenti aggiuntivi, tra i quali ci sono anche le diffe- Grazie a questa intuizione è possibile organizza-
renti versioni della piattaforma. Una volta sele- re i componenti sullo schermo secondo uno
zionata la voce, espandete l’elenco dei compo- schema ad albero, come quello di Fig.2.
Impegno
nenti disponibili per l’unica fonte inizialmente I componenti View estendono tutti la classe base
¥ registrata. Selezionate le piattaforme con le quali android.view.View. Nella libreria standard di
Tempo di realizzazione
intendete sviluppare (sicuramente la nuova 2.0) Android ci sono già molti componenti di questo
ed i componenti aggiuntivi che giudicate utili tipo, soprattutto nel pacchetto android.widget.

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G 50 / Gennaio 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 21
Programmazione delle interfacceProgrammazione
Android programming utente con Android � MOBILE
delle interfacce utente con Android

Oltre ai widget di base, ad ogni modo, è sempre


possibile estendere la classe View e realizzare i
propri componenti custom. Il più delle volte non
c’è bisogno di farlo, poiché quelli forniti da
Android bastano per tutte le principali necessità.
È comunque importante che sia data questa pos-
sibilità. La classe android.view.ViewGroup è una
speciale estensione di View. Come accennato in
precedenza, e come rappresentato in figura, un
ViewGroup è una speciale View che può contene-
Fig. 2: Android organizza i componenti sullo schermo
attraverso i componenti di base View e ViewGroup

NOTA
ViewGroup è una classe astratta. Pertanto non
può essere istanziata direttamente. Come nel PROBLEMI SSL
caso di View, è possibile realizzare il proprio Se, nel tentativo di
ViewGroup custom, ma il più delle volte conviene scaricare gli aggiornamenti
scegliere fra le tante implementazioni messe a automatici dell’SDK, vi
disposizione dalla libreria Android. Queste doveste imbattere in un
errore SSL, potete
implementazioni differiscono nella maniera di risolverlo alla seguente
presentare i componenti che sono al loro inter- maniera: nell’elenco di
no: alcuni li mettono uno dopo l’altro, altri li sinistra scegliete la voce
Fig. 1: Dopo il download della nuova versione della organizzano in una griglia, altri ancora possono “Settings”, attivate la
piattaforma si deve configurare un device virtuale essere usati per avere una gestione a schede dello checkbox “Force https://...
che la installi, altrimenti non sarà possibile usarla sources to be fetched
per lo sviluppo schermo, e così via. Ovviamente conosceremo using http://…”,
presto tutte le principali implementazioni di confermate con il tasto
ViewGroup. “Save & Apply”. Adesso
re altre View. Per questo motivo gli oggetti Una volta che, combinando oggetti View e tornate sulla scheda
ViewGroup dispongono di diverse implementa- ViewGroup, si è ottenuta l’interfaccia utente che “Available Packages” e
tentate di nuovo il
zioni del metodo addView(), che permette pro- si desidera, è necessario che questa venga download degli
prio di aggiungere una nuova View al gruppo: mostrata sullo schermo. Come abbiamo scoper- aggiornamenti.
to mediante alcuni esempi preliminari, le attività
• public void addView(View child) (cioè gli oggetti android.app.Activity) mettono a
Aggiunge un oggetto View al gruppo. disposizione un metodo setContentView(), dispo-
nibile nelle seguenti forme:
• public void addView(View child, int index)
Aggiunge un oggetto View al gruppo, specifi- • public void setContentView(View view)
candone la posizione attraverso un indice Mostra sullo schermo l’oggetto View specifica-
(index). to.
• public void setContentView( View view,
• public void addView(View child, int width, ViewGroup.LayoutParams params)
int height) Aggiunge un oggetto View al grup- Mostra sullo schermo l’oggetto View specifica-
po, specificandone larghezza (width) ed altezza to, applicando una serie di parametri di visua-
(height). lizzazione ed organizzazione del componente
(params).
• public void addView( View child, View
Group.LayoutParams params)
Aggiunge un oggetto View al gruppo, applican-
do una serie di parametri di visualizzazione ed WIDGET
organizzazione del componente (params). Con il termine widget (congegno) si indicano quei
componenti di base per l’interazione con l’uten-
• public void addView(View child, int index, te, come i bottoni, le check box, le liste, i campi di
ViewGroup.LayoutParams params) testo e così via. I widget predefiniti di Android
Aggiunge un oggetto View al gruppo, specificando estendono tutti (direttamente o indirettamente)
la posizione attraverso un indice (index) ed appli- la classe View, e sono conservati nel package
cando una serie di parametri di visualizzazione ed android.widget. Esaminiamone alcuni in una
organizzazione del componente (params). veloce panoramica:

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22 Gennaio And
2010/
roi d pr 51 G
o g r am m in g
MOBILE
Programmazione Programmazione
delle interfacce
� delle interfacce
utente con Android utente
Android con Android
programming

ANDROID.WIDGET.TEXTVIEW ANDROID.WIDGET.DATEPICKER
Permette di mostrare del testo all’utente. Il Un componente che permette di scegliere una data
messaggio da visualizzare può essere imposta- selezionando giorno, mese ed anno. La data impo-
to con il metodo setText(), che può accettare stata dall’utente può essere recuperata servendosi
come parametro sia una stringa sia un riferi- dei metodi getDayOfMonth(), getMonth() e getYear().
mento a risorsa preso dal gruppo R.string (cfr.
ioProgrammo 144). ANDROID.WIDGET.TIMEPICKER
Un componente che permette di scegliere un orario
ANDROID.WIDGET.EDITTEXT selezionando ora e minuto. L’orario impostato dal-
Estende TextView e permette all’utente di modifica- l’utente può essere recuperato servendosi dei meto-
re il testo mostrato. Il testo digitato può essere recu- di getCurrentHour() e getCurrent Minute().
perato con il metodo getText(), che restituisce un
Fig. 3: TextView
oggetto del tipo android.text.Editable. Gli oggetti ANDROID.WIDGET.ANALOGCLOCK
Editable sono simili alle stringhe, ed infatti imple- Un componente che mostra all’utente un orolo-
mentano l’interfaccia java.lang.Char Sequence. gio analogico.

ANDROID.WIDGET.BUTTON ANDROID.WIDGET.DIGITALCLOCK
Realizza un bottone che l’utente può premere o Un componente che mostra all’utente un orolo-
Fig. 4: EditText
cliccare. Il componente espande TextView, e per gio digitale.
questo è possibile impostare il testo mostrato al
suo interno con il metodo setText(), sia con para- Tutti gli oggetti discussi finora richiedono, nei
metro stringa sia con riferimento a risorsa del loro costruttori, un oggetto che estenda la classe
gruppo R.string. astratta android.content.Context. Si tratta di una
struttura che permette l’accesso al sistema e che
Fig. 5: Button ANDROID.WIDGET.IMAGEVIEW costituisce il contesto di esecuzione dell’applica-
Un componente che permette di mostrare un’im- zione. Non dovete preoccuparvi di come ottene-
magine. Metodi utili sono: setImage Bitmap(), che re oggetti di questo tipo: android.app.Activity
accetta un oggetto di tipo android.graphics.Bitmap; estende indirettamente Context, per cui dall’in-
setImageDrawable(), che accetta un argomento terno di un’attività, vi sarà sufficiente usare la
android. graphics. drawable. Drawable; setImage parola chiave this. Ad esempio:
Resource(), che accetta un riferimento a risorsa
drawable. Button b = new Button(this);

ANDROID.WIDGET.IMAGEBUTTON La considerazione vale per le attività, ma anche


Un bottone con un’immagine. Estende Image per tanti altri contesti della programmazione
View, e quindi espone gli stessi metodi di que- Android: più o meno tutte le classi che sono mat-
st’ultima per impostare l’immagine mostrata. toni fondamentali del sistema estendono diretta-
Fig. 6: ImageView mente o indirettamente la classe astratta
ANDROID.WIDGET.CHECKBOX android.content.Context.
Questo componente realizza una casella di spunta Sul CD-Rom allegato alla rivista trovate, insieme
(check box, appunto). Estende Button e TextView, con i codici di questo articolo, gli esempi d’uso di
pertanto il testo a fianco della casella può essere ciascuno dei widget citati.
impostato con i metodi setText() già noti..
Fig. 7: ImageButton
ANDROID.WIDGET.RADIOBUTTON
Questo componente realizza un bottone radio. LAYOUT
Come nel caso di CheckBox, le classi base Button e Con il termine layout (disposizione, impagi-
TextView forniscono i metodi necessari per l’impo- nazione), in Android, si identificano tutti quei
Fig. 8: CheckBox stazione del testo visualizzato. Un bottone radio, da ViewGroup utilizzabili per posizionare i widget
solo, non ha senso. Due o più bottoni radio, per- sullo schermo. Android fornisce una serie di
tanto, possono essere raggruppati all’interno di un layout predefiniti. Esaminiamone alcuni.
android.widget.RadioGroup. L’utente, così, potrà
attivare soltanto una delle opzioni del gruppo. android.widget.FrameLayout
Il più semplice e basilare dei layout: accetta un
ANDROID.WIDGET.TOGGLEBUTTON widget, lo allinea in alto a sinistra e lo estende
Fig. 9: RadioButton Un bottone “ad interruttore”, che può essere cioè per tutta la dimensione disponibile al layout
“on” o “off”. Può essere usato per far attivare o stesso. Ecco un semplice esempio di utilizzo, che
disattivare delle opzioni. allarga un bottone all’intera area a disposizione

G 52 / Gennaio 2010
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A n d ro id p r o g r a m m ing 23
Programmazione delle interfacceProgrammazione
Android programming utente con Android � MOBILE
delle interfacce utente con Android

di un’attività: CAL. Con l’orientamento orizzontale i compo-


nenti verranno messi tutta sulla stessa riga, uno
Button button = new Button(this); dopo l’altro. Con l’allineamento verticale, inve-
button.setText("Bottone"); ce, si procede lungo una colonna, e quindi i
FrameLayout layout = new FrameLayout(this); widget saranno uno sopra l’altro.
layout.addView(button); Esaminiamo il caso dell’allineamento orizzon-
setContentView(layout); tale. In questo caso i componenti vengono
introdotti lungo una sola linea. Il sistema accet-
android.widget.RelativeLayout ta di aggiungere componenti finché c’è spazio.
Come FrameLayout, vuole un solo componente al Se si va di poco oltre la dimensione della riga, il
suo interno, ma a differenza di quest’ultimo, lo sistema tenta un aggiustamento restringendo i Fig. 10: ToggleButton
disegna nelle sue dimensioni ideali, senza allar- componenti al di sotto delle loro dimensioni
garlo per ricoprire l’intera area a disposizione. ideali. Raggiunto un certo limite, comunque, il
Per default, il componente viene allineato in alto sistema si rifiuta di andare oltre, ed i compo-
a sinistra, ma è possibile controllare l’allinea- nenti di troppo non saranno più visualizzati. Il
mento servendosi del metodo setGravity(). metodo setGravity(), nell’allineamento orizzon-
Questo accetta un argomento di tipo int, che è tale, può essere usato per decidere dove posizio-
bene scegliere fra le costanti messe a disposizio- nare e come organizzare la riga dei componenti Fig. 11: DatePicker
ne nella classe android.view.Gravity. I valori possi- rispetto allo spazio disponibile.
bili, nel caso di RelativeLayout, sono i seguenti: Ecco un esempio:

• Gravity.TOP allinea il widget in alto. Button button1 = new Button(this);


• Gravity.BOTTOM allinea il widget in basso. button1.setText("Bottone 1");
• Gravity.LEFT allinea il widget a sinistra. Button button2 = new Button(this);
• Gravity.RIGHT allinea il widget a destra. button2.setText("Bottone 2"); Fig. 12: TimePicker
• Gravity.CENTER_HORIZONTAL allinea il wid- Button button3 = new Button(this);
get al centro orizzontalmente. button3.setText("Bottone 3");
• Gravity.CENTER_VERTICAL allinea il widget al LinearLayout layout = new LinearLayout(this);
centro verticalmente. layout.setOrientation(LinearLayout.HORIZONTAL);
• Gravity.CENTER allinea il widget al centro sia layout.setGravity(Gravity.CENTER_HORIZONTAL);
orizzontalmente sia verticalmente. layout.addView(button1);
layout.addView(button2);
Più costanti Gravity, purché non in contrasto fra layout.addView(button3);
di loro, possono essere concatenate in un solo setContentView(layout); Fig. 13: AnalogClock
valore servendosi dell’operatore binario OR (che
in Java si rende con il simbolo |, detto pipe). Ad Nei LinearLayout verticali i componenti ven-
esempio per allineare in basso a destra si scrive: gono aggiunti uno sopra all’altro, ed espansi
in orizzontale fino ad occupare tutto lo spazio
Gravity.BOTTOM | Gravity.RIGHT a disposizione del layout. In questo caso
setGravity() può essere usato per decidere se
Ecco un campione di codice che dimostra l’uso allineare la colonna in alto, in basso o al cen- Fig. 14: DigitalClock
di un RelativeLayout all’interno di un’attività: tro. Il sistema aggiunge componenti finché c’è
spazio nella colonna. Superato il limite, i
Button button = new Button(this); componenti di troppo non vengono visualiz-
button.setText("Bottone"); zati. Ecco un esempio:
RelativeLayout layout = new RelativeLayout(this);
layout.setGravity(Gravity.TOP | Button button1 = new Button(this);
Gravity.CENTER_HORIZONTAL); button1.setText("Bottone 1");
layout.addView(button); Button button2 = new Button(this);
setContentView(layout); button2.setText("Bottone 2");
Button button3 = new Button(this);
ANDROID.WIDGET.LINEARLAYOUT button3.setText("Bottone 3");
Un layout utile per disporre più componenti ...
uno di seguito all’altro, sia orizzontalmente sia
verticalmente. Una volta creato il layout, il suo La classe android.widget.RadioGroup, presen- Fig. 15: Un bottone,
inserito in un
orientamento può essere stabilito chiamando il tata sopra e utile per mettere insieme più
FrameLayout, viene
metodo setOrientation(), con argomento pari a RadioButton, estende LinearLayout e gode per- espanso fino alla dimen-
LinearLayout.HORIZONTAL o LinearLayout.VERTI- tanto di tutte le proprietà appena mostrate. sione massima del layout

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24 GennaioAnd
2010/
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g r amG
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MOBILE
Programmazione Programmazione
delle interfacce
� delle interfacce
utente con Android utente
Android con Android
programming

ANDROID.WIDGET.TABLELAYOUT Si faccia attenzione al fatto che gli indici delle


Un layout che permette di sistemare i compo- colonne, in Android, partono da 0. TableLayout
nenti secondo uno schema a tabella, suddiviso dispone inoltre di alcuni metodi di comodo che
cioè in righe e colonne. I TableLayout vanno permettono, in un sol colpo, di applicare le mede-
costruiti aggiungendo al loro interno degli ogget- sime impostazioni di shrink o di stretch a tutte le
ti TableRow, ciascuno dei quali forma una riga colonne. Questi metodi sono setShrinkAll Colum-
della tabella. ns() e setStretchAllColumns().
Ogni riga è suddivisa in colonne. In ciascuna Sul CD-Rom allegato alla rivista trovate, insieme
cella può essere inserito un componente. La gra- con i codici di questo articolo, gli esempi d’uso di
vità, cioè il metodo setGravity(), può essere usato ciascuno dei layout citati.
sia su TableLayout che su TableRow, per stabilire
gli allineamenti relativi. Ecco un semplice esem-
Fig. 16: RelativeLayout pio di tre righe e tre colonne:
utilizzato per disporre un METTERE INSIEME
bottone, nelle sue dimen- int rows = 3; WIDGET E LAYOUT
sioni ideali
int columns = 3; I widget ed i layout illustrati sinora, naturalmen-
TableLayout layout = new TableLayout(this); te, devono essere combinati in maniera coerente.
layout.setGravity(Gravity.CENTER); I layout, in maniera particolare, possono e devo-
for (int i = 0; i < rows; i++) { no essere annidati l’uno dentro l’altro, finché non
TableRow tableRow = new TableRow(this); si ottiene il design desiderato. Proviamo insieme
Fig. 17: Un LinearLayout tableRow.setGravity(Gravity.CENTER); con un esempio semplice ed efficace. Facciamo il
che allinea tre bottoni in for (int j = 0; j < columns; j++) caso che dobbiamo realizzare, in un’attività, una
orizzontale, al centro { maschera di input attraverso la quale l’utente
Button button = new Button(this); può specificare il proprio nome, il proprio cogno-
button.setText("Bottone " + me ed il proprio sesso. Al termine dell’operazio-
((columns * i) + j + 1)); ne, l’utente può salvare i dati con un tasto “Salva”
tableRow.addView(button); o annullarli con il bottone “Annulla”. Ecco il codi-
} ce necessario per realizzare quanto teorizzato:
layout.addView(tableRow);
} TextView label1 = new TextView(this);
Fig. 18: Un TableLayout setContentView(layout); label1.setText("Nome:");
con nove bottoni disposti EditText edit1 = new EditText(this);
su tre righe e tre colon-
Si faccia attenzione al fatto che, se la tabella TextView label2 = new TextView(this);
ne
eccede le dimensioni a disposizione, una parte label2.setText("Cognome:");
di essa non sarà visibile. Su come Android EditText edit2 = new EditText(this);
ripartisca la dimensione da assegnare a cia- ...
scuna colonna, si può agire con i seguenti
metodi: Si sono adoperati dei widget TextView, per le eti-
chette, EditText, per i campi ad immissione libe-
• public void setColumnCollapsed(int column ra, RadioButton (con RadioGroup), per la selezio-
Index, boolean isCollapsed) ne tra un elenco di opzioni, e Button, per i botto-
Stabilisce se una colonna è collapsed. Quando ni di azione finali. I componenti sono stati dispo-
una colonna è collapsed, non viene mostrata sti sullo schermo annidando diversi tipi di layout.
Fig. 19: Una maschera di sullo schermo. I campi del modulo sono stati messi insieme ser-
immissione dati realizza- vendosi di un TableLayout, che dispone le eti-
ta combinando più wid-
get e più layout • public void setColumnShrinkable(int column chette sulla colonna di sinistra ed i widget mani-
Index, boolean isShrinkable) polabili su quella di destra. La pulsantiera con i
Stabilisce se una colonna è shrinkable. Quando bottoni “Salva” e “Annulla” è stata invece realiz-
una colonna è shrinkable, il sistema cerca di zata servendosi di un LinearLayout orizzontale,
restringerla il più possibile, per fare in modo che che affianca e centra i due widget. I due layout,
occupi poco spazio. infine, sono stati messi insieme servendosi di un
terzo contenitore, nello specifico un Linear
• public void setColumnStretchable(int column Layout verticale, che ha disposto la tabella in alto
Index, boolean isStretchable) e la pulsantiera sotto di questa. Tutto, infine, è
Stabilisce se una colonna è stretchable. Quando stato centrato sullo schermo. Il risultato ottenuto
una colonna è stretchable, il sistema tende ad è mostrato in figura.
allargarla fornendogli lo spazio extra di cui
dispone. Carlo Pelliccia

G 54 / Gennaio 2010
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A n d ro id p r o g r a m m ing 25
MOBILE
Android �
programming Design Design
delle interfacce utenteutente
delle interfacce con Android (seconda
con Android parte)
(parte 2)

INTERFACCE IN XML
PER ANDROID
QUINTO APPUNTAMENTO. VI È SEMBRATO CHE IL DESIGN JAVA DI UN’INTERFACCIA UTENTE,
IN ANDROID, SIA LUNGO E NOIOSO? NESSUN PROBLEMA! OGGI IMPAREREMO A SERVIRCI
DELL’XML PER VELOCIZZARE E SEMPLIFICARE L’OPERAZIONE

L
o scorso mese abbiamo imparato a disporre menti; ora, invece, si assiste ad un’inversione di ten-
sullo schermo i principali widget messi a denza. La programmazione Web, ad esempio, ha
disposizione da Android: bottoni, caselle di dimostrato quanto sia più facile gestire un’interfac-
testo, check box e via discorrendo. La logica che per- cia utente descrivendone i componenti con un lin-
mea la loro creazione ed il loro utilizzo, come abbia- guaggio a marcatori, anziché con un linguaggio di
mo potuto osservare, non si discosta di molto da programmazione.
quella adottata da altre librerie Java per le interfacce I linguaggi a marcatori come HTML ed XML ben si
utente, come AWT e Swing. Questo modo di creare le prestano a questo genere di operazioni: sono più
❑ CD ❑ WEB GUI è potente, ma anche estremamente tedioso. facili da leggere e da scrivere, sia per l’uomo sia per
corso_android_pt5.zip
Ogni volta che si deve utilizzare un widget, lo si deve la macchina (cioè per gli editor visuali). Così oggi le
cdrom.ioprogrammo.it
creare, personalizzare ed inserire in un contenitore piattaforme moderne applicano alla programma-
predisposto in precedenza. Sin dalle origini delle zione di applicazioni native il medesimo principio,
interfacce basate sui widget, i creatori delle piat- fornendo agli sviluppatori framework ed editor
taforme di sviluppo hanno cercato di porre rimedio basati perlopiù su XML. Uno dei primi tentativi in tal
a questo difetto. Nella maggior parte dei casi si è senso ad aver avuto successo è stato XUL, nato in
fatto ricorso ad editor visuali: il programmatore, casa Mozilla ed impiegato per le GUI di Firefox e di
anziché scrivere codice, trascina i componenti sul- altre applicazioni della fondazione, poi importato
l’editor, dimensionandoli ad occhio ed impostando- anche in altri ambiti ed ambienti. Mi ricollego ora al
ne le caratteristiche salienti mediante delle proce- discorso precedente, ripetendo per l’ennesima volta
dure guidate. Il lavoro sporco lo fa l’editor in sot- che Android è un sistema operativo di moderna
tofondo, generando ed interpretando il codice di concezione. Come abbiamo imparato il mese scor-
programmazione necessario. Questo approccio è so, le GUI possono essere realizzate con un approc-
valido, ma da solo non costituisce una vera e propria cio classico, basato sul codice di programmazione.
soluzione al problema. Il codice prolisso e difficile Spesso e volentieri, però, è più semplice ricorrere
da gestire, infatti, è ancora lì: l’ambiente di sviluppo all’approccio moderno, basato su XML, che Android
non ha fatto altro che nascondere la sporcizia sotto rende disponibile nativamente.
il tappeto. Gli editor visuali, poi, sono molto difficili
da realizzare, perché devono interpretare e generare
del codice complesso, ed infatti ne esistono davvero
pochi di buona qualità. Il codice generato automati- LAYOUT XML
camente, infine, è spesso un obbrobrio. L’ambiente, Veniamo al dunque. Avrete sicuramente notato che
REQUISITI
infatti, non ha l’intelligenza sufficiente per scrivere e la struttura predefinita di un progetto Android crea-
mantenere un codice leggibile e performante. to in Eclipse contiene sempre la directory res/layout.
Conoscenze richieste
Java Con l’avvento dei browser moderni, di AJAX e degli Abbiamo già conosciuto alcune fra le sottodirectory
interpreti di nuova concezione, si sono portate sul di res e, in tutti i casi, abbiamo osservato come la
Software Web molte applicazioni che, fino a ieri, erano piattaforma di sviluppo gestisse in maniera speciale
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ appannaggio esclusivo degli ambienti desktop e dei le differenti categorie di risorse possibili. La cartella
linguaggi compilati. I client di posta elettronica, ad layout non fa eccezione. Al suo interno possono
esempio, stanno scomparendo a favore delle web- essere disposti dei file XML che il sistema interpre-
mail. Il proliferare delle applicazioni Web sta facen- terà come descrizioni dichiarative dei layout e dei
Impegno
do maturare velocemente gli strumenti di sviluppo widget che saranno poi usati in una o più attività
¥ propri di questo ambito. All’inizio la programmazio- dell’applicazione. Un esempio, in questo caso, vale
Tempo di realizzazione
ne Web sottraeva idee alla programmazione delle più di mille parole. Il mese scorso abbiamo chiuso
applicazioni native, emulandone approcci e stru- con questo codice:

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26 50 / Febbraio 2010
G And roi d pr o g r am m in g
Design
Designdelle
delle interfacce
interfacce utente con Android (parte
(seconda
2) parte) Android
� MOBILE
programming

TextView label1 = new TextView(this); riporta il nome del file aperto. L’ambiente, anche in
label1.setText("Nome:"); questo caso, fornisce alcune utili agevolazioni, come
EditText edit1 = new EditText(this); l’auto-completamento dei tag, degli attributi e dei
TextView label2 = new TextView(this); valori, con tanto di aiuto in linea, come mostrato in
label2.setText("Cognome:"); figura.
...

Si tratta del codice necessario per assemblare un


modulo per l’inserimento dei dati anagrafici di una RICHIAMARE
persona (nome, cognome, sesso). Era un buon espe- UN LAYOUT XML
diente per mostrare l’utilizzo combinato di alcuni Nella directory res/layout si possono memorizzare
layout (LinearLayout, TableLayout) ed alcuni widget quanti file si desidera. L’ambiente li compila e gene-
(TextView, EditText, Button, RadioButton). ra automaticamente un riferimento verso ciascuno
L’esempio ha l’effetto collaterale di dimostrare come di essi nella classe R, all’interno gruppo layout. Ad NOTA
sia poco naturale usare Java per assemblare un’in- esempio il file res/layout/mioLayout.xml avrà il suo
terfaccia utente: il codice è poco leggibile, i nomi riferimento in R.layout.mioLayout. Questo riferi- ANDROID 2.0.1
delle variabili poco significativi, e bisogna concen- mento, passando al codice Java, può essere utilizza- (API 6)
trarsi molto per capire chi contiene cosa. È il classi- to per invocare e adoperare il layout realizzato. La Anche questo mese c’è un
co caso in cui il formato XML è più vantaggioso: classe Activity, ad esempio, dispone di una versione aggiornamento di Android
di setContentView() che accetta come argomento un da segnalare (sono
velocissimi e spesso
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> riferimento ad un oggetto di tipo layout.
quando la rivista è già in
<LinearLayout Continuando con l’esempio XML del paragrafo pre- edicola già è disponibile
xmlns:android="http://schemas.android.com/apk/res cedente (che va salvato al percorso l’aggiornamento
/android" res/layout/main.xml), realizziamo un’attività in successivo!). Ai primi di
android:layout_width="fill_parent" grado di caricare e mostrare il layout realizzato: Dicembre è stata
pubblicata la versione
android:layout_height="fill_parent"
2.0.1 del sistema, che
... package it.ioprogrammo.xmllayoutdemo1; corrisponde alle API livello
import android.app.Activity; 6 (la versione precedente
Questo XML, dopo averci fatto l’occhio, risulta import android.os.Bundle; era la 2.0 - API 5). In
molto più semplice da gestire del suo corrispettivo questo caso si tratta di un
rilascio di manutenzione,
Java. Anzitutto, per quanto riguarda la composizio-
che corregge qualche bug
ne dei layout, l’utilizzo dell’indentatura permette di ed introduce solo piccoli
individuare immediatamente chi è il contenitore e cambi nelle API, perlopiù
chi il contenuto. Gli attributi di XML, poi, sono relativi allo strato Bluetooth
molto più semplici ed intuitivi, rispetto ai metodi del e alla nuova gestione dei
contatti introdotta con la
tipo setProprietà() di Java. Con gli attributi è più
versione 2.0. Si segnala poi
semplice impostare le proprietà di ogni singolo che anche l’SDK è stato
componente, come il testo visualizzato, il padding, aggiornato alla versione r4.
la gravità e così via. Creare un editor visuale in grado È possibile aggiornare i
di leggere e scrivere questo XML, inoltre, è estrema- propri componenti
servendosi della procedura
mente più facile che realizzare un editor in grado di
automatizzata descritta nel
fare lo stesso con del codice Java. In Eclipse, insieme numero scorso, oppure
con il plug-in ADT per lo sviluppo dei progetti scaricando il nuovo
Android, ne avete già installato uno. Provate a crea- software a partire
re un file di layout in un progetto Android, sotto il dall’indirizzo:
http://developer.android.
percorso res/layout. Facendo doppio clic sul file,
com/sdk/
l’ambiente lo aprirà nel suo editor visuale. Qui è pos-
sibile aggiungere layout e widget semplicemente
pescandoli dal menu sulla sinistra e trascinandoli
sulla schermata al centro, che rappresenta l’interfac-
cia grafica così come apparirà nello smartphone.
Selezionando un componente è possibile accedere
all’elenco delle sue proprietà, mostrate nella scheda
“Properties” in basso. Da qui è possibile manipolare
i parametri del componente. Con un po’ di pratica si
riesce a costruire velocemente qualsiasi tipo di
interfaccia. È comunque possibile lavorare “a mano” Fig. 1: Un form che permette all’utente l’inserimento
dei suoi dati anagrafici di base
sul codice XML, attivando la linguetta in basso che

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A n d ro id p r o g r a m m ing Febbraio 2010/ 51 27
G
MOBILE
Android �
programming Design Design
delle interfacce utenteutente
delle interfacce con Android (seconda
con Android parte)
(parte 2)

public class XMLLayoutDemo1Activity extends Activity @string/titoloApplicazione


{
Bene, la stessa identica cosa può essere fatta in
@Override un XML di layout. Ad esempio, si può ricorrere a
public void onCreate(Bundle questa funzionalità quando si imposta il testo
savedInstanceState) mostrato in un bottone. Invece di scrivere:
{
super.onCreate(savedInstanceState); <Button android:text="Salva" />
setContentView(R.layout.main);
} Si può scrivere:

} <Button
android:text="@string/etichettaBottoneSalva" />
Sul CD-Rom allegato alla rivista trovate il proget-
to Android completo avviabile con l’emulatore. A patto, ovviamente, di aver creato in res/values
un file XML che definisca la risorsa stringa
NOTA
etichettaBottoneSalva, come ad esempio:

XML REGOLE GENERALI <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>


Se non siete pratici di XML
e di linguaggi a marcatori Entriamo un po’ più nel dettaglio del formato XML <resources>
correte il rischio di non usato per descrivere un layout. Come è facile intuire, <string
condividere quanto ribadito i tag adoperabili al suo interno corrispondono ai name="etichettaBottoneSalva">Salva</string>
in questo articolo, e di nomi dei widget e dei layout manager descritti nel- </resources>
considerare più semplice il
l’articolo del mese scorso. In pratica al widget Java
design delle interfacce
utente a mezzo di un android.widget.TextView corrisponde il tag XML La regola vale non soltanto per le stringhe, ma
linguaggio di <TextView>, al layout manager android.widget. per tutte le categorie di risorse. Ricapitoliamole:
programmazione come LinearLayout corrisponde <LinearLayout>, e così
Java. Se la pensate così, vi via. Potete riprendere il numero del mese scorso e • @array, per gli array.
garantisco, è solo perché
desumere da voi le corrispondenze fra classi e tag. È • @color, per i colori.
ancora non siete riusciti a
cogliere l’essenza di XML e invece importante sapere che il namespace da uti- • @dimen, per le dimensioni.
del suo utilizzo. Vi anticipo lizzare è: http://schemas.android.com/apk/res/android • @drawable, per i valori drawable, ma anche
che non dovete farvi Normalmente lo si fa dichiarando il namespace nel per le immagini messe in res/drawable.
spaventare: XML è nato per primo tag utilizzato (quello di ordine superiore), • @layout, per richiamare altri layout.
essere semplice, e dunque
abbinandogli lo shortname android. In breve, il • @raw, per i file nella cartella res/raw.
è anche facile. Ecco alcuni
link per studiare cosa sia modello da seguire è il seguente: • @string, per le stringhe.
XML e come funzioni: • @style, per gli stili.
<tag1 xmlns:android="http://
http://it.wikipedia.org/wik schemas.android.com/apk/res/android"
i/XML
android:attr1="val1"
http://xml.html.it/guide/le
ggi/58/guida-xml-di-base/ android:attr2="val2">
http://www.mrwebmaster. <tag2 android:attr1="val1" android:attr2="val2" />
it/xml/guide/guida-xml_9/ <tag2 android:attr1="val1" android:attr2="val2" />
http://www.risorse.net/xm </tag1>
l/guida.asp

Là dove gli attributi sono utilizzati per immettere


Un valore libero, ad esempio un testo, una
dimensione, un colore, un’immagine e così via, è
possibile sfruttare i riferimenti ad altri materiali
conservati nella gerarchia della cartella res.
Quando è stato trattato lo speciale file
AndroidManifest.xml (cfr. ioProgrammo 144)
abbiamo imparato ad usare i riferimenti del tipo:

@tipo/nome

Ad esempio, per richiamare la stringa


“titoloApplicazione” definita in un XML sotto Fig. 2: L’editor visuale compreso con ADT per la crea-
res/values, è possibile fare: zione guidata dei layout XML in ambiente Eclipse

28 52 / Febbraio 2010
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Design
Designdelle
delle interfacce
interfacce utente con Android (parte
(seconda
2) parte) Android
� MOBILE
programming

ASSEGNARE avente l’ID specificato come argomento. Il botto-


UN ID AI COMPONENTI ne può a questo punto essere recuperato e mani-
A ciascun componente dichiarato nell’XML, sia polato (ad esempio per aggiungere un gestore di
esso un contenitore o un widget, è possibile asse- evento, come impareremo prossimamente):
gnare un identificativo, utile per rintracciare suc-
cessivamente il componente. Per assegnare un Button button = (Button)
identificativo si deve utilizzare l’attributo id: findViewById(R.idBottoni.salva);

<Tag android:id="..." />

Per assegnare l’ID è necessario seguire una parti- ATTRIBUTI COMUNI


colare sintassi, basata sul seguente modello: Gli attributi applicabili ad un tag variano a seconda
del componente cui fanno riferimento. In alcuni NOTA
@+nomeGruppo/nomeId casi gli attributi sono obbligatori, mentre in altri
sono opzionali. Per esplorare tutti gli attributi di ogni NAMESPACE
I namespace di XML, per
Questa sintassi fa sì che nella classe R venga specifico widget, di conseguenza, è meglio affidarsi
semplificare, sono
introdotto, se non esiste già, il gruppo nomeGrup- alle procedure guidate di un editor visuale, come l’equivalente dei package
po, e che al suo interno venga memorizzato il quello di Eclipse ADT descritto sopra. Gli stessi attri- in Java. Chi “inventa” un
riferimento all’ID nomeId. Sarà pertanto possibi- buti, naturalmente, sono esaustivamente riportati nuovo gruppo di tag, per
le ricorrere all’ID, nel codice Java, usando il rife- anche nella documentazione ufficiale. Tutto ciò per regola, deve inserirli in un
namespace, in modo che
rimento: dire che, in generale, non ci inalbereremo subito
possano essere utilizzati
nello studio di tutti gli attributi possibili. senza andare in collisione
R.nomeGruppo.nomeId Ci concentreremo invece su quelli comuni o con eventuali altri tag
comunque più interessanti. I primi due che esami- omonimi di un altro autore.
Facciamo il caso di questo bottone: niamo sono sempre obbligatori, e si chiamano lay- I package di Java hanno la
forma aaa.bbb.ccc, mentre
out_width e layout_height. Servono per decretare
i namespace di XML sono
<Button android:id="@+idBottoni/salva" come si relazioni l’oggetto rispetto alle dimensioni un URL del tipo
android:text="Salva" /> del suo contenitore. Due sono i valori possibili: http://aaa/bbb/ccc. Benché
questo sia un indirizzo Web
• wrap_content a tutti gli effetti, non è detto
che debba per forza
Rende il componente grande tanto quanto
esserci un file da scaricare
impongono i suoi sotto-componenti. In pratica a quel percorso, anche se
tutti i sotto-componenti vengono dimensionati in genere l’autore ci mette
rispetto, possibilmente, alla loro dimensione idea- la definizione dei tag e
le, e poi il contenitore che li contiene viene dimen- degli attributi previsti dal
namespace. A ciascuno dei
sionato di conseguenza.
namespace importati in un
• fill_parent tag XML è possibile
Allarga il componente fino a fargli occupare tutto associare uno shortname,
lo spazio a sua disposizione concessogli dal suo cioè un nome breve, utile
contenitore d’ordine superiore. per richiamare tag ed
attributi del namespace
senza ambiguità. Per
Ad esempio: approfondire i namespace
e per qualche esempio
<Button android:layout_width="wrap_content" pratico:
Fig. 3: Anche passando all’editing manuale dei layout android:layout_height="wrap_content"
XML è possibile usufruire di alcune agevolazioni in http://xml.html.it/articoli/l
android:text="Salva" />
ambiente Eclipse ADT, come l’auto-completamento eggi/1648/il-misterioso-
e l’help in linea per tag ed attributi mondo-dei-namespaces/
Questo bottone sarà grande tanto quanto basta a
mostrare la scritta “Salva”. Quest’altro invece:

In Java sarà possibile richiamarlo adoperando il <Button android:layout_width="fill_parent"


riferimento: android:layout_height="fill_parent"
android:text="Salva" />
R.idBottoni.salva
Sarà allargato, sia in orizzontale sia in verticale,
Ad esempio le attività dispongono del metodo fino ad occupare tutto lo spazio messo a sua
findViewById() che, come il nome lascia presup- disposizione. Altri attributi condivisi da tutti i
porre, ricerca nel layout caricato un componente componenti sono quelli definiti nella classe View,

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A n d ro id p r o g r a m m ing Febbraio 2010/ 5329
G
MOBILE
Android programming
� DesignDesign
delle interfacce utenteutente
delle interfacce con Android (seconda
con Android parte)
(parte 2)

ereditati poi da tutti i widget e tutti i layout. Fra Permettono di stabilire una dimensione massima
questi si segnalano: del componente, attraverso una misura scritta let-
teralmente o riferita da res/values.
• minWidth e minHeight
Permettono di specificare una dimensione mini- • gravity
ma per il componente. La misura deve essere Stabilisce la gravità applicata al componente. I
espressa letteralmente, specificando l’unità di valori possibili sono: top, bottom, left, right, cen-
misura, oppure riferendo una dimensione defini- ter_vertical, center_horizontal, center, fill_horizon-
ta sotto res/values. (cfr. ioProgrammo 144). tal, fill_vertical, fill, clip_vertical e clip_horizontal.

• paddingLeft, paddingTop, paddingRight, I tanti componenti che derivano da TextView (tra cui
paddingBottom e padding i diversi tipi di bottoni) hanno a loro disposizione:
Permettono di specificare il padding (margine
interno) del componente (cfr. ioProgrammo 146). • text
I primi quattro attributi permettono di distingue- Permette di impostare il testo visualizzato, attra-
re la misura di padding assegnata in ogni direzio- verso un valore letterale o un riferimento a stringa
L’AUTORE ne, mentre il quinto permette di assegnare a tutte memorizzata sotto res/values.
e quattro le direzioni il medesimo padding con
Carlo Pelliccia lavora un’istruzione sola. I valori espressi devono essere Una particolare estensione di TextView è EditText.
presso 4IT (www.4it.it), Con EditText si realizza una casella di input, che per-
dotati di unità di misura, o in alternativa fare rife-
dove si occupa di analisi e
sviluppo software per rimento ad una dimensione nota in res/values. mette all’utente di immettere del testo. In questo
piattaforme Java. Nella sua caso possono tornare utili i seguenti attributi:
carriera di technical writer • visibility
ha pubblicato cinque Accetta tre possibili valori: 0 (visibile), 1 (invisibi- • hint
manuali ed oltre Un suggerimento da visualizzare quando non c’è
le), 2 (scomparso). Nel primo caso, che è quello di
centocinquanta articoli,
molti dei quali proprio tra le default, il componente è visibile. Nel secondo del testo visualizzato.
pagine di ioProgrammo. Il caso il componente non è visibile, ma lo spazio
suo sito, che ospita anche spettante viene riservato e mantenuto vuoto. Nel • password
diversi progetti Java Open terzo caso il componente è invisibile e nessuno Un booleano (true o false) che indica se il campo
Source, è disponibile contiene una password. In questo caso il testo
spazio gli viene assegnato durante il disegno del
all’indirizzo
www.sauronsoftware.it layout, proprio come non fosse mai esistito. La viene camuffato in modo da non risultare leggibi-
visibilità di un componente può essere poi mani- le ad un occhio indiscreto.
polata a runtime da codice, con il metodo
setVisibility(). • numeric
Rende il campo di tipo numerico. Si deve specifi-
Esistono poi dei tag non comuni a tutti i widget, ma care uno o più valori (separandoli con pipe) fra
molto diffusi. Tra questi: integer, signed e decimal. Il primo indica un valo-
re intero, il secondo un valore numerico con
• width e height segno, il terzo di un valore decimale.
Permettono di stabilire una dimensione precisa
del componente, attraverso una misura scritta let- • digits
teralmente o riferita da res/values. Da usare se il campo è numerico. Permette di spe-
cificare quali cifre è possibile utilizzare. Ad esem-
• maxWidth e maxHeight pio il valore “123” farà sì che l’utente possa inseri-
re nel campo sono le cifre “1”, “2” e “3”.

Vi invitiamo a consultare la documentazione ufficia-


le, per completare da voi la panoramica facendo
qualche esperimento anche con gli attributi meno
ricorrenti.

PROSSIMAMENTE
Il prossimo mese proseguiremo la nostra trattazione
Fig. 4: Dimensionare un componente rispetto al suo contenitore. Da sinistra a
delle interfacce utente, parlando di eventi.
destra: wrap_content su layout_width e layout_height; wrap_content su
layout_width e fill_parent su layout_height; fill_parent su layout_width e wrap_con-
tent su layout_height; fill_parent su layout_width e su layout_height. Carlo Pelliccia

30 54 / Febbraio 2010
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G And roi d pr o g r am m in g
Android:Android:
MOBILE � tocco e tocco e digitazione Android programming
digitazione

GESTIRE IL TOUCH
SU ANDROID
SESTO APPUNTAMENTO. IN QUESTA PUNTATA DEL CORSO IMPAREREMO LE VARIE TECNICHE
PER INTERCETTARE LE AZIONI DI TOCCO E DIGITAZIONE ESEGUITE DALL’UTENTE SUI WIDGET
PRESENTI NEL DISPLAY, IN MODO DA REAGIRE DI CONSEGUENZA

N
ei due precedenti appuntamenti abbiamo super(context);
conosciuto i principali widget di Android e }
le tecniche utili per richiamarli e disporli
nel display dello smartphone. Oggi impareremo a @Override
raccogliere l’input dell’utente, e lo faremo intercet- public boolean onTouchEvent(MotionEvent event) {
tando gli eventi scatenati dai widget. super.onTouchEvent(event);
int action = event.getAction();
if (action == MotionEvent.ACTION_DOWN) {
❑ CD ❑ WEB Toast toast = Toast.makeText(getContext(),
corso_android_pt6.zip
I METODI DI CALLBACK "Bottone cliccato!",
cdrom.ioprogrammo.it
Tutti i widget di Android dispongono di una serie di Toast.LENGTH_SHORT);
metodi di callback, con nomi del tipo onTipo toast.show();
Evento(). Questi metodi vengono richiamati auto- return true;
maticamente ogni volta che il corrispondente }
evento è riscontrato sul widget. Mi spiego meglio return false;
con un esempio concreto. La classe android.wid- }
get.Button, che abbiamo conosciuto nel corso delle }
due puntate precedenti, definisce uno speciale
metodo chiamato onTouchEvent(). Questo metodo Il metodo onTouchEvent() riceve in ingresso un
è eseguito automaticamente ogni volta che il botto- argomento di tipo android.view.MotionEvent, che
ne viene toccato dall’utente, attraverso il touch riporta tutte le informazioni relative all’evento di
screen del suo dispositivo. Sono molti i metodi di tocco riscontrato sul bottone. La versione superio-
questa categoria, ed ogni widget ha i propri. re del metodo (cioè quella definita in Button) viene
Ciascun metodo ha le sue regole e la sua firma: richiamata con la riga:
parametri e valore di ritorno, insomma, cambiano
di caso in caso. La documentazione ufficiale delle super.onTouchEvent(event);
API di Android, come sempre, presenta l’elenco
esaustivo (in inglese) per ciascun widget. Lo svilup- Questo, nel caso specifico, è necessario affinché l’e-
patore interessato alla gestione di uno specifico vento venga gestito graficamente: la definizione
evento deve individuare il metodo di suo interesse, base del metodo contenuta in Button fa sì che il
quindi estendere il widget e ridefinire il metodo bottone, quando sottoposto a pressione, cambi il
REQUISITI
individuato. Proviamo a farlo proprio con il meto- suo aspetto ed il suo colore, per mostrare reattività
do onTouchEvent() di Button, rendendo il bottone al tocco dell’utente (con il tema predefinito di
Conoscenze richieste
Java reattivo al singolo “clic da dito”: Android 2.0, il bottone cambia da grigio ad aran-
cione).
Software package it.ioprogrammo.buttonclickdemo1; Dopo aver eseguito la versione base del metodo, la
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ nostra versione ridefinita controlla i dettagli dell’e-
import android.content.Context; vento. Se si tratta del primo tocco riscontrato sul
import android.view.MotionEvent; bottone (ACTION_DOWN), viene mostrato all’u-
import android.widget.Button; tente un messaggio di notifica (“Bottone clicca-
Impegno
import android.widget.Toast; to!”). Altri filtri possono essere applicati per inter-
¥ cettare ulteriori varianti dell’evento di tocco, ad
Tempo di realizzazione
public class MyButton extends Button { esempio ACTION_MOVE per un trascinamento e
public MyButton(Context context) { ACTION_UP per l’azione di rilascio del pulsante

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G 54 / Marzo 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 31
Android programming Android:Android:
tocco etocco
digitazione � MOBILE
e digitazione

(dito sollevato dal display). setContentView(layout);


Il metodo onTouchEvent(), infine, richiede la resti- }
tuzione di un valore booleano, che serve per indi- }
care se l’evento è stato effettivamente gestito oppu-
re no. L’implementazione restituisce true nel caso
di un evento ACTION_DOWN, effettivamente gesti-
to attraverso il messaggio mostrato all’utente, EVENT LISTENER
mentre restituisce false in tutti gli altri casi. La ridefinizione dei metodi di callback è una tecni-
ca che funziona, ma non è molto pratica: ogni volta
che si usa un widget bisogna estenderlo e generare
quindi un’altra classe, in modo da poter ridefinire il
metodo (o i metodi) di callback di proprio interes-
se. Questo, di per sé, è scomodo e prolisso. Quanti
widget possono esserci in un’applicazione di media NOTA
complessità? Fra bottoni, checkbox, etichette,
campi di testo e via discorrendo, il numero è sicu- TOAST
ramente elevato. Ecco allora che la velocità di svi- “Toast” è la parola usata
luppo viene frenata dal dover definire e catalogare nel gergo dei dispositivi
tante classi quanti sono i widget che si vogliono uti- mobili per identificare le
lizzare. Un vero incubo! La ridefinizione dei meto- finestrelle pop-up con un
avviso rivolto all’utente.
di di callback, pertanto, è una pratica che serve solo Si chiamano così perché
in determinati casi, principalmente durante la nelle loro implementazioni
creazione di componenti custom. Ad esempio è più classiche spuntano
possibile estendere View per creare un componen- fuori dalla parte bassa del
te personalizzato. È lecito, lo si può fare, e probabil- display e somigliano ad un
toast che salta fuori dal
mente prima o poi vi servirà di farlo. Per un inter- tostapane a cottura
vento di questo genere, dunque, non c’è nulla di ultimata. In Android, come
male nel ridefinire ed utilizzare i metodi di call- si evince dagli esempi
back, anzi l’operazione sarebbe sicuramente mostrati nell’articolo, gli
necessaria. Per tutti gli altri usi quotidiani dei wid- avvisi toast possono essere
realizzati servendosi della
get pronti all’uso, invece, Android mette a disposi- classe
zione un meccanismo più semplice e sbrigativo, android.widget.Toast.
basato sull’utilizzo dei cosiddetti event listener. Ad ogni modo, ne
Scopriamo insieme di cosa si tratta. Tutti i widget parleremo nuovamente
Fig. 1: In questo esempio l’evento di primo tocco sul mettono a disposizione una seconda serie di meto- in seguito.
bottone viene gestito mostrando un avviso all’utente
di, questa volta del tipo setOnTipo EventoListener().
Il widget Button, ad esempio, dispone del metodo
setOnClickListener(). Attraverso i metodi di questa
La classe MyButton può essere ora impiegata all’in- categoria è possibile registrare al widget degli event
terno di un’attività, come abbiamo imparato a fare listener, cioè delle istanze di speciali classi, realiz-
due numeri fa: zate appositamente per ricevere notifica ogni volta
che lo specifico evento accade. Per ciascun diffe-
package it.ioprogrammo.buttonclickdemo1; rente tipo di event listener esiste un’interfaccia
apposita, che lo sviluppatore deve implementare
import android.app.Activity; per creare il suo gestore dell’evento. Ad esempio,
import android.os.Bundle; l’interfaccia da implementare per gli eventi di clic è
import android.view.Gravity; android.view. View.OnClickListener (interfaccia
import android.widget.LinearLayout; innestata nella classe View). Ciascuna interfaccia,
ovviamente, richiede l’implementazione di uno o
public class ButtonClickDemo1Activity extends Activity { più metodi. Nel caso di OnClickListener, per prose-
@Override guire con l’esempio, il metodo da ridefinire è:
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
super.onCreate(savedInstanceState); public void onClick(View v) { ... }
MyButton button = new MyButton(this);
button.setText("Toccami!"); Proviamo a ripetere l’esempio del paragrafo prece-
LinearLayout layout = new LinearLayout(this); dente, questa volta utilizzando il principio degli
layout.setGravity(Gravity.CENTER); event listener e, più nello specifico, l’interfaccia
layout.addView(button); OnClickListener:

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32 Marzo And
2010/
roi d pr 55 G
o g r am m in g
Android:Android:
MOBILE � tocco etocco e digitazione Android programming
digitazione

package it.ioprogrammo.buttonclickdemo2; android:layout_width="fill_parent"


android:layout_height="fill_parent"
import android.view.View; android:gravity="center">
import android.view.View.OnClickListener; <Button android:id="@+id/bottone01"
import android.widget.Toast; android:layout_width="wrap_content"
android:layout_height="wrap_content"
public class MyClickListener implements OnClickListener { android:text="Toccami!" />
... </LinearLayout>

Questa volta, invece di estendere Button e realiz- L’attività, di conseguenza, andrebbe riscritta alla
zare così un componente custom, abbiamo seguente maniera:
semplicemente implementato un’interfaccia.
Nel metodo onClick() abbiamo scritto il codice package it.ioprogrammo.buttonclickdemo3;
necessario per gestire l’evento di clic. Il parame-
tro ricevuto dal metodo, nel caso specifico, rap- import android.app.Activity;
presenta l’oggetto View o derivato sul quale l’e- import android.os.Bundle;
NOTA
vento è stato riscontrato. Affinché la classe import android.widget.Button;
MyClickListener venga utilizzata come gestore public class ButtonClickDemo3Activity extends Activity {
FOCUS dell’evento di clic su uno specifico widget, è ...
Un altro evento comune
definito in View è quello necessario registrarne un’istanza sul widget
relativo al focus. Quando stesso, servendosi del metodo setOnClick Dopo aver richiamato il layout definito nel file
un widget riceve il focus, Listener() citato in precedenza. Lo si può fare XML, non si deve far altro che recuperare il bottone
significa che è selezionato, quando si allestisce o si richiama il layout dalla al quale si vuole collegare l’evento e registrare su di
e che tutti gli eventi di
schermata. Ecco una Activity equivalente a quel- esso il proprio listener personalizzato.
digitazione saranno a esso
rivolti. È possibile sapere la del paragrafo precedente, ma che a differenza
quando un widget riceve o di quest’ultima utilizza un widget Button stan-
perde il focus. Il metodo dard insieme con l’event listener di poco sopra:
per registrare il listener sul COME SCRIVERE
widget è
setOnFocusChangeListener()
package it.ioprogrammo.buttonclickdemo2; MENO CODICE
, mentre l’interfaccia per Qualcuno potrebbe obiettare che, con gli event
implementarlo è import android.app.Activity; listener, è comunque necessario creare una clas-
View.OnFocusChangeListe import android.os.Bundle; se distinta per ciascun gestore previsto, con il
ner. L’interfaccia richiede il import android.view.Gravity; rischio di avere più codice dedicato alla cattura
metodo
import android.widget.Button; degli eventi che non alla loro gestione. Esistono
onFocusChange(View view,
boolean hasFocus). Il import android.widget.LinearLayout; diversi trucchi applicabili con gli event listener
parametro view è il widget che aiutano ad evitare le situazioni di questo tipo.
che ha subito l’evento, public class ButtonClickDemo2Activity extends Activity { Ve ne svelo un paio. Per realizzare un event liste-
mentre il booleano ... ner bisogna estendere un’interfaccia. Java non
hasFocus indica se il
supporta l’ereditarietà multipla, e quindi una
componente ha ricevuto il
focus (true) oppure se lo ha In questa maniera non è stato necessario creare classe può avere una sola super-classe. Questo
perso (false). un componente custom: è stato sufficiente regi- limite però non vale nel caso delle interfacce: una
strare sul Button l’event listener realizzato classe ne può implementare un numero qualsia-
pocanzi, con la riga: si. Ecco allora che, nel caso di GUI non troppo
complesse, si può fare che la Activity che control-
button.setOnClickListener(new MyClickListener()); la lo schermo sia essa stessa event listener di uno
o più eventi, per uno o più widget. Mi spiego
La tattica degli event listener, inoltre, si sposa meglio con un esempio. Prendiamo in considera-
meglio con la possibilità messa in campo da zione il seguente layout, come al solito da battez-
Android di definire risorse e layout attraverso dei zare main.xml:
file XML (cfr. numero precedente). Il layout realiz-
zato nell’attività mostrato poco sopra, ad esempio, <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
potrebbe essere definito in un file XML indipen- <LinearLayout xmlns:android="http://schemas
dente. Chiamiamolo main.xml: .android.com/apk/res/android"
android:orientation="vertical"
<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> android:layout_width="fill_parent"
<LinearLayout xmlns:android="http://schemas. android:layout_height="fill_parent"
android.com/apk/res/android" android:gravity="center">
android:orientation="vertical" <Button android:id="@+id/bottone01"

G 56 / Marzo 2010
h t t p : / / w w w. i o p r o g r a m m o . i t
A n d ro id p r o g r a m m ing 33
Android programming Android: tocco etocco
Android: digitazione
e digitazione� MOBILE

android:layout_width="wrap_content" import android.os.Bundle;


android:layout_height="wrap_content" import android.view.View;
android:text="Bottone 1" /> import android.view.View.OnClickListener;
<Button android:id="@+id/bottone02" import android.widget.Button;
android:layout_width="wrap_content" import android.widget.Toast;
android:layout_height="wrap_content"
android:text="Bottone 2" /> public class ButtonClickDemo5Activity extends Activity {
</LinearLayout> ...

L’esempio è lievemente più complesso del prece- Così facendo non c’è bisogno di far implementa-
dente: qui i bottoni sono diventati due. re alcuna interfaccia all’attività. La tecnica con-
Realizziamo un’attività che carichi questo layout e sente di scrivere davvero poco codice per inter-
gestisca gli eventi di clic su ambo i bottoni: cettare gli eventi, lasciando il programmatore NOTA
libero di concentrarsi sulla logica della loro
package it.ioprogrammo.buttonclickdemo4; gestione. Il più delle volte, è proprio quest’ultima MODIFICATORI
Quando si riceve un evento
la tecnica da preferirsi.
di digitazione, attraverso
import android.app.Activity; l’istanza di KeyEvent, è
import android.os.Bundle; possibile sapere se insieme
import android.view.View; al tasto principale che
import android.view.View.OnClickListener; PANORAMICA riguarda l’evento sono stati
import android.widget.Button; SUGLI EVENTI attivati anche uno o più
tasti modificatori. I tasti
import android.widget.Toast; Ora che abbiamo imparato ad utilizzare gli event modificatori, in Android,
listener, la prima cosa da fare è chiedersi: quanti e sono tre: ALT, SHIFT e SYM.
public class ButtonClickDemo4Activity extends Activity quali sono gli eventi che è possibile gestire? La KeyEvent permette di
implements OnClickListener { risposta non è semplice: ogni widget ha i suoi even- controllare lo stato dei tre
modificatori attraverso i
... ti e, di conseguenza, i suoi event listener. Anche in
metodi booleani
questo caso, quindi, la documentazione è una isAltPressed(),
In questo caso è la stessa attività a implementare risorsa fondamentale, che bisogna assolutamente isShiftPressed() e
l’interfaccia OnClickListener, definendo di con- imparare a leggere. Soprattutto nel caso dei widget isSymPressed().
seguenza il metodo onClick(). Non è stato dun- più particolari, quindi, dovrete cavarvela, altrimen-
que necessario creare una classe apposita. ti rischiamo di prolungare questo corso fino al
Inoltre l’event listener realizzato è stato adopera- 2020! Insieme, però, possiamo prendere in esame i
to su due bottoni differenti (bottone01 e bot- tipi di eventi più universali e diffusi, riconosciuti e
tone02). È stato possibile farlo servendosi degli id gestibili su qualsiasi widget. A definirli, tanto per
assegnati ai due bottoni: all’interno del codice cambiare, è la madre di tutti i widget: la classe
del solo metodo onClick() realizzato, si è mostra- android.view.View. Ecco una panoramica degli
to un messaggio differente a seconda della sor- eventi più importanti:
gente dell’evento. Un’altra tecnica per risparmia-
re codice consiste nell’adoperare le classi inne- • Click. Lo abbiamo usato in tutti gli esempi pre-
state anonime di Java. È possibile fare qualcosa cedenti. Il metodo sul widget è setOnClick
di questo tipo: Listener(), e l’interfaccia per il gestore da imple-
mentare è View.OnClickListener. Il metodo
button.setOnClickListener(new OnClickListener() { richiesto dall’interfaccia è onClick(View view),
@Override che in parametro riporta il widget che ha subi-
public void onClick(View view) { to l’evento.
// gestione evento Fig. 2: Questa volta
} • Click lungo. Un evento che accade quando si bisogna gestire i clic su
}); clicca su un widget e si mantiene la pressione due bottoni differenti
per qualche istante. Il metodo per registrare l’e-
Di fatto si crea e si registra allo stesso tempo il vent listener è setOnLongClickListener(), e l’in-
gestore dell’evento di clic. Ci pensa il compilatore a terfaccia per il gestore è View.OnLongClick
separare la classe anonima innestata su un file Listener. Il metodo da implementare è onLong
.class differente. Riscriviamo allora l’esempio pre- Click(View view). Il metodo, come nel caso pre-
cedente secondo quest’altra tecnica: cedente, riceve come parametro un riferimento
al widget su cui si è prodotto l’evento. In più, il
package it.ioprogrammo.buttonclickdemo5; metodo deve restituire un booleano per segna-
lare se l’evento è stato completamente gestito
import android.app.Activity; (true) oppure no (false).

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34 MarzoAnd
2010/
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m in g
Android:Android:
MOBILE � tocco etocco e digitazione Android programming
digitazione

• Tocco. Un evento più generico dei due pre- <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
cedenti: serve per rilevare un tocco qualsiasi <LinearLayout xmlns:android="http://schemas.
su un componente. Il metodo per registrare il android.com/apk/res/android"
listener sul widget è setOnTouchListener(), android:orientation="vertical"
mentre l’interfaccia per implementarlo è android:layout_width="fill_parent"
View.OnTouch Listener. L’interfaccia richiede android:layout_height="fill_parent"
il metodo onTouch(View view, MotionEvent android:gravity="center">
event). Come nei casi precedenti, view è il <EditText android:id="@+id/eventArea"
widget che ha subito l’evento. Il parametro di android:layout_width="wrap_content"
tipo MotionEvent riporta invece i dettagli android:layout_height="wrap_content"
dell’evento (tipo di azione, coordinate, dura- android:background="#990000"
ta ecc.), come nel caso documentato nel android:textColor="#FFFFFF"
primo esempio di oggi. Il metodo deve resti- android:width="200px"
tuire un booleano per segnalare se l’evento è android:height="200px" />
stato completamente gestito (true) oppure <TextView android:id="@+id/logArea"
no (false). android:layout_width="wrap_content"
L’AUTORE android:layout_height="wrap_content"
• Digitazione. Un evento usato per segnalare android:text="Compi un evento sull'area
Carlo Pelliccia lavora la pressione o il rilascio di un tasto della rossa qui sopra" />
presso 4IT (www.4it.it),
tastiera hardware. Il metodo per registrare il </LinearLayout>
dove si occupa di analisi e
sviluppo software per listener sul widget è setOnKeyListener(),
piattaforme Java. Nella sua mentre l’interfaccia per implementarlo è Il layout dispone, al centro del display, due compo-
carriera di technical writer View.OnKeyListener. L’interfaccia richiede il nenti. C’è un EditText con sfondo di colore rosso e
ha pubblicato cinque metodo onKey( View view, int keyCode, dimensioni 200 x 200 pixel, che useremo per far
manuali ed oltre
KeyEvent event). Come nei casi precedenti, compiere all’utente delle operazioni di digitazione
centocinquanta articoli,
molti dei quali proprio tra le view è il widget che ha subito l’evento. Il e di tocco. C’è poi un TextView, che useremo inve-
pagine di ioProgrammo. Il parametro keyCode riporta il codice associa- ce per descrivere ogni evento riscontrato sul com-
suo sito, che ospita anche to al tasto premuto, mentre quello di tipo ponente precedente, dimostrando così di averlo
diversi progetti Java Open KeyEvent riporta ulteriori dettagli (tasto intercettato correttamente.
Source, è disponibile
pigiato, tasto rilasciato, eventuali modifica- Andiamo ora a realizzare, mediante una Activity,
all’indirizzo
www.sauronsoftware.it tori e così via). Il metodo deve restituire un quanto proposto:
booleano per segnalare se l’evento è stato
completamente gestito (true) oppure no package it.ioprogrammo.eventdemo;
(false).
import android.app.Activity;
Siccome di esempi dedicati ai clic ne abbiamo già import android.os.Bundle;
visti diversi, proviamo ora a gestire i due eventi di import android.util.Log;
tocco e digitazione. Prepariamo il seguente layout, import android.view.KeyEvent;
da chiamare come al solito main.xml: import android.view.MotionEvent;
import android.view.View;
import android.view.View.OnTouchListener;
import android.view.View.OnKeyListener;
import android.widget.TextView;

public class EventDemoActivity extends Activity {


...

Sull’EditText vengono registrati due listener, uno


per il tocco e l’altro per la digitazione. La tecnica
usata per gli event listener è quella della classe ano-
nima innestata. Gli eventi intercettati vengono esa-
minati (attraverso le istanze di MotionEvent e
KeyEvent) e descritte, sia nei log dell’applicazione
(che potrete controllare comodamente usando
Eclipse) sia nella TextView che ne dà immediato
Fig. 3: L’applicazione intercetta gli eventi di digitazio- riscontro all’utente.
ne e tocco riscontrati sull’area rossa, e poi li descri-
ve all’utente che li ha compiuti
Carlo Pelliccia

G 58 / Marzo 2010
h t t p : / / w w w. i o p r o g r a m m o . i t
A n d ro id p r o g r a m m ing 35
MOBILE
Android �
programming Android: corso di
Android: programmazione
corso di programmazione

ANDROID:
TUTTO SUI MENU
SETTIMO APPUNTAMENTO. ARGOMENTO DEL MESE SONO I MENU. LE APPLICAZIONI
ANDROID NE SUPPORTANO DIVERSI TIPI, CHE L’UTENTE PUÒ SFRUTTARE PER AZIONARE
COMANDI E IMPOSTARE LE OPZIONI. CONOSCIAMOLI E IMPARIAMO A PROGRAMMARLI

I
menu sono una parte importante di qualsiasi
applicazione. Gli utenti sono abituati ad avere a
che fare con il concetto di menu, al quale si rivol-
gono ogni volta che vogliono cercare i comandi o
modificare le opzioni delle loro applicazioni. Ciò
risulta vero tanto nell’ambito dei software desktop,
quanto in quello delle applicazioni mobili per cellu-
lari e smartphone. Con questo articolo impareremo
❑ CD ❑ WEB a conoscere i menu previsti da Android, ponendo
corso_android_pt7.zip
particolare attenzione alle regole per la costruzione
cdrom.ioprogrammo.it
di interfacce grafiche semplici ed efficaci, con menu
concisi e facili da raggiungere e navigare.

I MENU IN ANDROID
In Android esistono tre differenti tipi di menu, che lo
sviluppatore può collegare ad una Activity:

• Options menu
Sono i menu concepiti per raggruppare le opzioni
ed i comandi di un’applicazione. Si dividono in
due sotto-gruppi, icon menu ed expanded menu,
descritti di seguito.

• Icon menu Fig. 1: L’icon menu utilizzato dal browser di Android


Sono i menu con le opzioni principali di un’ap-
plicazione. Vengono visualizzati nella parte per esporre tutti i comandi e tutte le opzioni di
bassa dello schermo quando si schiaccia il tasto un’applicazione, le attività fanno ricorso agli
“menu” del dispositivo. Vengono chiamati icon expanded menu (letteralmente menu espansi).
menu perché gli elementi contenuti al loro inter- Quando ciò avviene, il menu principale, come
REQUISITI
no, in genere, sono delle grosse icone che l’uten- suo ultimo tasto, presenta il bottone “altro”.
te può selezionare con il polpastrello. Attivandolo si accede ad una lista aperta a tutto
Conoscenze richieste
Java Costituiscono il menu principale di ogni attività schermo, che permette la consultazione delle
e dovrebbero contenere sempre e solo le opzioni altre opzioni di menu.
Software più importanti. Questi menu sono di rapido
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ accesso, ma soffrono per questo di alcune limi- • Context menu
tazioni: possono contenere al massimo sei ele- I menu contestuali sono quelli che appaiono
menti, e non è possibile inserire negli icon menu quando si mantiene il tocco per qualche istante su
elementi avanzati come le caselle di spunta un widget che ne è dotato. Ad esempio nel brow-
Impegno
(checkbox) e i bottoni radio. ser è possibile eseguire un tocco di questo tipo
¥ sopra ad un’immagine. Dopo qualche istante
Tempo di realizzazione
• Expanded menu verrà aperto un menu contestuale con alcune
Quando il primo tipo di menu non è sufficiente opzioni relative alla pagina corrente e all’immagi-

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36 50 / Aprile 2010
G And roi d pr o g r am m in g
Android:
Android: corso dicorso di programmazione Android
programmazione � MOBILE
programming

ne selezionata, come ad esempio i comandi per una risorsa di tipo stringa memorizzata su file XML
salvarla in locale e condividerla con gli amici. esterno, nel secondo caso. Un controllo più granula-
Come nel caso precedente, questo genere di re sugli elementi inseriti è reso possibile da queste
menu si presenta come una lista a tutto schermo, altre due varianti del metodo add():
che può contenere numerose opzioni.
public MenuItem add(int groupId, int itemId, int
• Submenu order, CharSequence title)
Le applicazioni che dispongono di molti comandi public MenuItem add(int groupId, int itemId, int
possono usufruire anche dei submenu. In pratica, order, int titleRes)
in uno qualsiasi dei menu descritti in precedenza,
è possibile inserire un elemento che, invece di In questo caso, oltre al titolo, è possibile specificare
compiere un’azione diretta, va ad aprire un sotto- altre tre proprietà di ciascun elemento del menu:
menu, nel quale si possono presentare ulteriori
possibilità di scelta. • groupId
Con questo valore è possibile assegnare l’elemen-
Nei prossimi paragrafi impareremo a programmare to ad un gruppo. Si può specificare un qualsiasi
tutti e tre i tipi di menu presentati. valore maggiore di zero (ovviamente deve essere
lo stesso per due o più elementi che si intende
assegnare al medesimo gruppo), oppure si può
usare lo zero o la costante Menu.NONE se non si
OPTIONS MENU vuole assegnare l’elemento ad alcun gruppo. Fig. 2: L’expanded menu
del browser di Android
Cominciamo dagli options menu che, come abbia-
mo detto, costituiscono il menu principale di qual- • itemId
siasi applicazione. Il menu delle opzioni è un con- Con questo valore si assegna un identificativo
cetto strettamente legato a quello di singola attività. all’elemento stesso. Questo identificativo torna
Ogni Activity, infatti, può avere un solo options utile in seguito, quando si vuole distinguere un
menu. La classe Activity dispone di un metodo defi- elemento da un altro. Come nel caso precedente,
nito al seguente modo: bisogna usare un valore maggiore di zero affinché
la caratteristica possa essere sfruttata. Se non si è
public boolean onCreateOptionsMenu(Menu menu) interessati all’assegnare un identificativo all’ele-
mento, è sufficiente usare il valore zero o la
Questo metodo, nel ciclo di vita dell’attività, viene costante Menu.NONE.
richiamato automaticamente dal sistema la prima
volta che l’utente preme il tasto “menu” del suo • order
dispositivo. L’argomento passato, un oggetto di tipo Se si vuole assegnare uno specifico ordine all’ele-
android.view.Menu, costituisce l’options menu ini- mento, è possibile in questo caso specificarlo
Fig. 3: Il context menu
zialmente vuoto. Ridefinendo il metodo è possibile esplicitamente con un valore da uno in su.
del browser di Android
intercettare queste chiamate e popolare così il menu Usando lo zero o la costante Menu.NONE si lascia visualizzato quando si
fornito con le voci utili alla propria applicazione. Il stabilire al sistema l’ordine dell’elemento nel tiene il tocco per qual-
metodo onCreateOptionsMenu(), al termine dei pro- menu di appartenenza. che secondo sopra ad
un’immagine contenuta
pri compiti, deve restituire un booleano: true per
in una pagina Web
rendere attivo il menu realizzato, false per dichiara- Sperimentiamo subito quanto descritto finora.
re che l’attività non dispone di un menu, e quindi Realizziamo un’attività dimostrativa così formulata:
alla pressione del tasto “menu” del dispositivo non si
deve mostrare nulla. Programmando nel corpo del package it.ioprogrammo.menudemo01;
metodo, il proprio options menu può essere assem- import android.app.Activity;
blato servendosi dei metodi messi a disposizione import android.view.Menu;
dagli oggetti di tipo android.view.Menu. Aggiungere public class MenuDemo01Activity extends Activity {
un elemento al menu è molto semplice, basta servir- ...
si dei metodi:
Abbiamo popolato il menu con sei semplici coman-
public MenuItem add(CharSequence title) di, etichettati rispettivamente “Comando 1”,
public MenuItem add(int titleRes) “Comando 2”, “Comando 3” e così via. Installate l’ap-
plicazione su un dispositivo e provate il suo menu.
Entrambi i metodi aggiungono un elemento al Dovreste ottenere un risultato simile a quello in fig.
menu. Il titolo dell’elemento (cioè la scritta che sarà 5. Come potete osservare, i sei elementi introdotti
mostrata per qualificarlo) può essere espressa con sono andati a costituire l’icon menu dell’attività. Fig. 4: Un submenu del
una stringa, nel primo caso, o con il riferimento ad Provate ora la seguente variante: browser di Android

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A n d ro id p r o g r a m m ing Aprile 2010/ 51 37
G
MOBILE
Android �
programming Android: corso di
Android: programmazione
corso di programmazione

package it.ioprogrammo.menudemo02; tare gli eventi di tocco riscontrati sugli elementi di


import android.app.Activity; un options menu. La prima tecnica consiste nel
import android.view.Menu; ridefinire un metodo di Activity così definito:
public class MenuDemo02Activity extends Activity {
... public boolean onOptionsItemSelected(MenuItem item)

In questo caso i comandi sono nove. Lanciate l’atti- Questo metodo viene richiamato automaticamente
vità e verificate cosa accade. Mentre nel caso prece- ogni volta che uno degli elementi dell’options menu
dente tutti e sei i comandi previsti sono diventati dell’attività viene selezionato dall’utente. Lo specifi-
NOTA
parte dell’icon menu dell’attività, ora le cose sono co elemento selezionato, naturalmente, è quello
andate diversamente. Come accennato in apertura, riportato in argomento, mentre il valore di ritorno
ANDROID un icon menu può contenere al massimo sei ele- serve per indicare al sistema se l’evento è stato gesti-
2.1 (API 7)
Anche questo mese c’è da menti, come nel caso del primo esempio. Ora che gli to (true) oppure no (false). Ridefinendo il metodo e
segnalare una nuova elementi sono diventati nove, il sistema ha posizio- applicando dei filtri sull’identificativo dell’elemento
release di Android, la 2.1. nato nell’icon menu solo i primi cinque del lotto. Il segnalato (è possibile recuperarlo con il metodo
Le API vengono avanzate al sesto spazio disponibile nell’icon menu è stato auto- getId() di MenuItem) è possibile riconoscere e gesti-
livello 7. Si tratta di una
maticamente occupato con un elemento di tipo re la specifica azione eseguita dall’utente. Ecco un
release minore, e le
modifiche per quel che “altro”, che lavora come pulsante d’accesso per l’ex- esempio che mostra un avviso differente in base alla
riguarda la panded menu dell’attività. In quest’ultimo sono voce di menu selezionata:
programmazione sono stati inseriti i restanti quattro comandi. Gli elementi
poche. Se volete dare che confluiscono nell’icon menu possono utilizzare package it.ioprogrammo.menudemo04;
un’occhiata al changelog:
delle icone al posto del testo. Usufruire di questa ...
http://developer.android.
com/sdk/android-2.1.html funzionalità è molto semplice. Per prima cosa dove- public class MenuDemo04Activity extends Activity {
te fare caso al fatto che i metodi add() di Menu resti- ...
tuiscono un oggetto di tipo android.view.MenuItem.
Come è facile intuire, l’oggetto restituito rappresen- Questo stralcio di codice mette in atto una tecnica
ta l’elemento appena introdotto nel menu. Questo consigliata: memorizzare gli identificativi degli ele-
genere di oggetti dispone di metodi che permettono menti del menu con delle costanti. In questo modo
il controllo dell’elemento. Fra questi segnaliamo i gli ID risultano più leggibili e si è meno inclini a
seguenti: commettere errori di battitura o distrazione. Una
seconda tecnica per la gestione degli eventi consiste
public MenuItem setIcon(Drawable icon) nell’utilizzare il seguente metodo di MenuItem:
public MenuItem setIcon(int iconRes)
public MenuItem setOnMenuItemClickListener
Ambo i metodi servono per aggiungere un’icona (MenuItem.OnMenuItemClickListener
all’elemento. Si può usare un oggetto graphics.draw- menuItemClickListener)
able.Drawable, caricato o realizzato in precedenza,
oppure il riferimento ad un’immagine conservata La tecnica richiama le logiche di gestione degli even-
Fig. 5: Un semplice nella directory res/drawable del progetto. Una volta ti che abbiamo conosciuto il mese scorso. L’interfac-
icon menu, con sei impostata un’icona su un elemento, questa sarà cia MenuItem.OnMenuItemClickListener richiede l’im-
comandi testuali mostrata solo se l’elemento è parte dell’icon menu. plementazione del metodo:
Ecco un esempio che dimostra la funzionalità:
public boolean onMenuItemClick(MenuItem item)
package it.ioprogrammo.menudemo03;
... Il metodo viene richiamato quando l’elemento è
public class MenuDemo03Activity extends Activity { selezionato dall’utente. Ecco un esempio analogo al
... precedente, ma basato su questa seconda tecnica di
gestione degli eventi:
Affinché l’esempio funzioni correttamente, è neces-
sario disporre delle immagini play, pause e stop nella package it.ioprogrammo.menudemo05;
directory res/drawable del progetto. Nel CD-Rom ...
Fig. 9: Sono stati
allegato alla rivista troverete tutto ciò di cui avrete public class MenuDemo05Activity extends Activity {
aggiunti nove comandi
al menu. I primi cinque bisogno. Una volta fatta funzionare l’attività, il suo ...
sono entrati a far parte icon menu sarà come quello mostrato in Fig. 7. Ora
dell’icon menu, mentre i che abbiamo imparato a disporre gli elementi nel- La classe Activity, infine, dispone di altri due metodi
restanti quattro sono
l’options menu, impariamo anche come gestire gli collegati alla gestione del suo options menu:
stati posizionati nell’ex-
panded menu dell’atti- eventi di attivazione di ciascuno degli elementi
vità introdotti. Esistono un paio di maniere per intercet- • public boolean onPrepareOptionsMenu(Menu menu)

38 52 / Aprile 2010
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Android:
Android: corso dicorso di programmazione Android
programmazione � MOBILE
programming

Viene richiamato quando l’options menu sta per gendo elementi al parametro menu. Il terzo argo-
essere visualizzato. Infatti il metodo mento, menuInfo, viene usato solo in alcuni casi
onCreateOptionsMenu(), usato in tutti gli esempi che esamineremo in futuro, come ad esempio
precedenti, viene richiamato solo la prima volta quando si ha a che fare con le liste.
che il menu deve essere mostrato. Se si intende
modificare il menu costruito in precedenza, si può • public boolean onContextItemSelected(MenuItem
ridefinire questo secondo metodo. Gli oggetti item)
Menu, a tal proposito, dispongono di una serie di Richiamato quando un elemento di un context
metodi che permettono di recuperare, modificare menu viene selezionato.
e rimuovere gli elementi introdotti al suo interno • public void onContextMenuClosed(Menu menu)
in precedenza. Anche se non è un caso molto Richiamato quando il menu contestuale viene
comune, quindi, Android permette lo sviluppo di chiuso.
options menu dinamici, che cambiano in base NOTA
allo stato dell’applicazione. Gli oggetti android.view.ContextMenu dispongo-
no di tutti i metodi già visti con gli oggetti Menu. LA REGOLA
• public void onOptionsMenuClosed(Menu menu) Fate però attenzione al fatto che gli elementi dei DEI TRE CLIC
Una vecchia regola di
Viene richiamato quando l’options menu, dopo menu contestuali non supportano né le icone né usabilità dice che l’utente
essere stato visualizzato, viene chiuso. le scorciatoie da tastiera (cfr. box laterale). deve sempre poter trovare
In compenso gli oggetti ContextMenu si specia- quel che cerca con al
• public void openOptionsMenu() lizzano attraverso i seguenti metodi: massimo tre clic. Se non ci
Apre il menu automaticamente, senza che sia riesce, l’utente inizia a
provare frustrazione.
necessario premere il tasto “menu” del dispositi- • public ContextMenu setHeaderTitle(CharSe- Questa regola è stata
vo. quence title) inizialmente concepita per
public ContextMenu setHeaderTitle(int titleRes) il Web ma, di fatto, oggi
Associa un titolo al menu contestuale, che sarà può essere applicata anche
mostrato nell’intestazione del menu. alle applicazioni mobili e
desktop di tipo non
CONTEXT MENU professionale e dedicate ad
I menu contestuali permettono di associare partico- • public ContextMenu setHeaderIcon(Drawable un pubblico quanto più
lari opzioni o comandi ai singoli widget di un’atti- icon) ampio possibile. I menu di
vità. La creazione e l’utilizzo dei context menu sono public ContextMenu setHeaderIcon(int icon- Android, è evidente, sono
molto simili a quelli dell’options menu. Res) stati concepiti tenendo a
mente la regola.
La prima cosa che si deve fare è dichiarare che uno o Associa un’icona al menu contestuale, che sarà Per approfondire:
più widget dell’attività devono disporre di un menu mostrata nell’intestazione del menu. http://en.wikipedia.org/wi
contestuale. Lo si può fare con il metodo ki/Three-click_rule
registerForContextMenu(View view) di Activity. • public ContextMenu setHeaderView(View view)
Ad esempio, per dotare un bottone di un menu con- Imposta l’oggetto view come intestazione del
testuale si deve fare così: menu, sostituendo l’icona ed il titolo dei meto-
di precedenti.
Button mioBottone = new Button(this);
// … • public void clearHeader()
registerForContextMenu(mioBottone); Ripulisce l’intestazione del menu.

Se il widget è stato dichiarato in un XML di layout, lo Realizziamo insieme il seguente esempio di codice:
si può caricare attraverso il suo identificativo:
package it.ioprogrammo.menudemo06;
View mioWidget = findViewById(R.id.mioWidgetId); ...
// ... public class MenuDemo06Activity extends Activity {
registerForContextMenu(mioBottone); ...
Fatto ciò, è possibile ridefinire uno o più metodi di Fig. 7: Le icone degli
Activity in modo da generare e gestire il menu con- Si tratta di un’attività che dispone di due bottoni, elementi vengono
testuale. Questi metodi sono: tutti e due collegati ad un menu contestuale. mostrate nell’icon
L’esempio mostra come registrare i widget per il menu.
• public void onCreateContextMenu(ContextMenu menu contestuale, come creare menu distinti per
menu,View v, ContextMenu.ContextMenuInfo men- widget differenti e come gestire gli eventi dei
uInfo) menu contestuali. A proposito di eventi: anche
Questo metodo viene richiamato ogni volta che il nel caso dei context menu è possibile sfruttare la
menu contestuale per il widget v deve essere tecnica di gestione alternativa basata sugli ogget-
mostrato. Il menu deve essere costruito aggiun- ti OnMenuItemClickListener.

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A n d ro id p r o g r a m m ing Aprile 2010/ 5339
G
MOBILE
Android programming
� Android: corso di
Android: programmazione
corso di programmazione

SUBMENU public void setGroupVisible(int groupId, boolean visible)


Aggiungere sotto-menu ad un options menu o ad un
context menu è possibile grazie ai seguenti metodi, Più particolare il seguente metodo:
disponibili per oggetti Menu e ContextMenu:
public void setGroupCheckable(int group, boolean
• public SubMenu addSubMenu(CharSequence title) checkable, boolean exclusive)
• public SubMenu addSubMenu(int titleRes)
• public SubMenu addSubMenu(int groupId, int Questo metodo rende checkable tutti gli elementi di
itemId, int order, CharSequence title) un gruppo. Quando un elemento è checkable, si
• public SubMenu addSubMenu(int groupId, int comporta come un interruttore che può essere acce-
itemId, int order, int titleRes) so (selezionato) o spento (non selezionato). Se il
parametro exclusive è false, gli elementi si compor-
NOTA
Questi metodi assomigliano molto ai metodi add() teranno come delle checkbox: quindi sarà possibile
per l’aggiunta di un comune elemento, ed infatti selezionarne anche due o più contemporaneamen-
ABILITARE funzionano alla stessa maniera. La differenza è che te. Se exclusive è true, invece, gli elementi del gruppo
E DISABILITARE
GLI ELEMENTI l’elemento inserito, una volta selezionato, causerà si comporteranno come dei bottoni radio. Si può
Gli elementi di un menu l’apertura di un sotto-menu. Cosa sarà mostrato nel selezionare o deselezionare un elemento con il
possono essere disabilitati sotto-menu possiamo stabilirlo con l’oggetto metodo di MenuItem così definito:
e successivamente android.view.SubMenu, restituito dai metodi
riabilitati servendosi del
addSubMenu(). Anche in questo caso avremo a public MenuItem setChecked(boolean checked)
seguente metodo di
MenuItem: disposizione tutti i metodi di Menu, ed avremo a
public MenuItem disposizione anche dei metodi come quelli di Se un elemento è selezionato oppure no, invece, lo si
setEnabled(boolean ContextMenu per la definizione di un’intestazione può sapere chiamando:
enabled) del menu. In effetti i submenu somigliano molto ai
Quando un elemento è
context menu: public boolean isChecked()
disabilitato, l’utente non
può selezionarlo: come se
non ci fosse. package it.ioprogrammo.menudemo07; Ecco un esempio che dimostra questa funzionalità:
...
public class MenuDemo07Activity extends Activity { package it.ioprogrammo.menudemo08;
... ...
public class MenuDemo08Activity extends Activity {
...

L’AUTORE GRUPPI DI ELEMENTI


Gli elementi di un menu possono essere riuniti in
Carlo Pelliccia lavora dei gruppi. Due o più elementi sono nello stesso MENU IN SALSA XML
presso 4IT (www.4it.it), gruppo se, quando li si è aggiunti, si è usato lo stes- I menu, proprio come i layout, possono essere
dove si occupa di analisi so valore groupId. Ad esempio: definiti via XML. Per farlo si usa la speciale car-
e sviluppo software per
piattaforme Java. tella res/menu. I file XML al suo interno usano i
Nella sua carriera menu.add(1, MENUITEM_COMANDO_1, 1, "Comando 1"); tag <menu>, <group> e <item> per definire i
di technical writer ha menu.add(1, MENUITEM_COMANDO_2, 1, "Comando 2"); menu in modo dichiarativo. Eclipse, attraverso il
pubblicato cinque manuali menu.add(Menu.NONE, MENUITEM_COMANDO_3, 3, plug-in per lo sviluppo Android, dispone di un
ed oltre centocinquanta "Comando 3"); plug-in per l’editing visuale di questi file. I menu
articoli, molti dei quali
proprio tra le pagine di XML possono essere caricati attraverso la classe
ioProgrammo. Il suo sito, “Comando 1” e “Comando 2” appartengono al android.view.MenuInflater ed il suo metodo
che ospita anche diversi gruppo con groupId 1, mentre “Comando 3” non inflate(int menuRes, Menu menu). Terminiamno
progetti Java Open Source, fa parte di alcun gruppo (il suo groupId è con il caso di caricare il menu /res/menu/
è disponibile all’indirizzo Menu.NONE). I gruppi di elementi permettono menu1.xml come options menu di un’attività:
www.sauronsoftware.it
di velocizzare alcune operazioni. Ad esempio se
si intende abilitare o disabilitare tutti gli elemen- @Override
ti di un gruppo, è sufficiente richiamare il meto- public boolean onCreateOptionsMenu(Menu menu)
do di Menu così definito: {
MenuInflater inflater = new MenuInflater(this);
public void setGroupEnabled(int groupId, boolean inflater.inflate(R.menu.menu1, menu);
enabled) return true;
}
Gli elementi di un gruppo possono essere resi visibi-
li o invisibili chiamando il metodo: Carlo Pelliccia

40 54 / Aprile 2010
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G And roi d pr o g r am m in g
MOBILE � corsoAndroid:
Android: corso di programmazione
di programmazione Android programming

NOTIFICHE E FINESTRE
DI DIALOGO
OTTAVO APPUNTAMENTO. QUESTO MESE INCREMENTEREMO L’INTERATTIVITÀ
DELLE NOSTRE APPLICAZIONI, DOTANDOLE DELLA POSSIBILITÀ DI EMETTERE
DEGLI AVVISI E DI INTERROGARE L’UTENTE ATTRAVERSO LE FINESTRE DI DIALOGO

N
ei mesi passati abbiamo già appreso sa), il messaggio da mostrare (come stringa, nel
numerose tecniche per dialogare con chi primo caso, o come riferimento a risorsa esterna, nel
utilizza l’applicazione: tra widget, eventi e secondo) e la durata del messaggio. Non è possibile
menu siamo già in grado di costruire applicazioni specificare quanti secondi, esattamente, il messag-
interattive. Ci sono comunque altri due strumenti gio dovrà restare visibile. Si può soltanto dire se il
che non possono assolutamente mancare nel messaggio deve durare poco o tanto. Per farlo si deve
nostro armamentario: sono i cosiddetti toast e le usare come argomento duration una fra le due
finestre di dialogo. I primi servono per segnalare costanti Toast.LENGTH_SHORT (durata breve) o
❑ CD ❑ WEB delle notifiche, mentre le seconde possono essere Toast.LENGTH_ LONG (durata lunga). Ecco un
corso_android_pt7.zip
usate sia per emettere un output sia per ricevere esempio:
cdrom.ioprogrammo.it
un input.
Toast toast = Toast.makeText(this, "Questo è un toast",
Toast.LENGTH_LONG);

UN TOAST COME AVVISO Una volta creato, il toast può essere mostrato chia-
Un toast è un avviso mostrato per qualche istante in mandone il metodo show():
sovraimpressione sullo schermo. Le notifiche toast
vanno usate per brevi messaggi testuali. Insomma, toast.show();
informazioni del tipo “impostazioni salvate”, “opera-
zione eseguita” e simili. I messaggi toast rimangono Altri metodi degli oggetti Toast permettono di impo-
sullo schermo per qualche istante e poi il sistema li stare ulteriori proprietà dell’avviso. Si consideri ad
rimuove automaticamente: non c’è alcuna intera- esempio il metodo:
zione con l’utente. La classe di riferimento per la
gestione dei messaggi toast è android.widget.Toast. public void setGravity(int gravity, int xOffset, int
A disposizione ci sono i seguenti due metodi statici: yOffset)

● public static Toast makeText(Context context, Con questo metodo si può impostare in quale ango-
CharSequence text, int duration) lo dello schermo far apparire il messaggio (gravity,
● public static Toast makeText(Context context, int cfr. ioProgrammo 146), specificando anche il disco-
resId, int duration) stamento dai bordi laterali (xOffset) e da quelli verti-
cali (yOffset). Ad esempio:
REQUISITI
Entrambi i metodi costruiscono un messaggio toast
testuale. I parametri da fornire sono, rispettivamen- toast.setGravity(Gravity.TOP | Gravity.LEFT, 10, 10);
Conoscenze richieste
Java te, il contesto applicativo (ad esempio l’attività stes-
Questo avviso sarà mostrato in alto a sinistra, sco-
Software stato di 10 pixel dai bordi. Si possono anche creare
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ dei messaggi toast che, invece di mostrare del sem-
plice testo, facciano uso di immagini o di altri widget
al loro interno. In tal caso, invece di passare per i
metodi statici makeToast(), si usa il costruttore della
Impegno
classe, che vuole in argomento il contesto dell’appli-
¥ cazione:
Tempo di realizzazione Fig. 1: Ecco come appare un messaggio toast nell’in-
terfaccia di Android Toast toast = new Toast(this);

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G 62 / Maggio 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 41
Android: corso
Android programming di programmazione
Android: � MOBILE
corso di programmazione

La durata, in questo caso, la si può stabilire con FINESTRE DI DIALOGO


setDuration(): Le finestre di dialogo sono dei riquadri che è possi-
bile aprire sopra l’attività corrente. Quando una
toast.setDuration(Toast.LENGTH_LONG); finestra di dialogo compare, l’attività da cui dipende
viene bloccata, e l’utente deve necessariamente
Il contenuto del toast, adesso, può essere del testo, interagire con la finestra di dialogo per farvi ritorno.
come nel caso precedente: L’esempio tipico è la finestra di conferma, che
domanda all’utente se vuole proseguire con una
toast.setText("messaggio di testo"); certa operazione. L’utente, quando tale finestra
compare, non può far altro che scegliere tra l’opzio-
Esiste anche una seconda variante di setText() che ne per proseguire e quella per annullare. Finché la
permette l’utilizzo delle stringhe esterne: scelta non viene espressa, l’attività sottostante rima-
ne bloccata e non può essere ripresa.
toast.setText(R.string.messaggio_esterno); A differenza dei toast, quindi, le finestre di dialogo
sono sia bloccanti sia interattive. Per questo motivo
Per un toast graficamente più ricco, invece, si può la loro gestione risulta lievemente più complessa.
usare il metodo setView(View view), che imposta il L’astrazione di base cui far riferimento è la classe
widget da visualizzare all’interno della notifica in android.app.Dialog, che definisce mediante i suoi NOTA
sostituzione del testo. Ad esempio un’icona: metodi cosa una finestra di dialogo può fare e come
può essere manipolata. Nei prossimi paragrafi la SDK TOOLS R5
ImageView image = new ImageView(this); approfondiremo più nello specifico. Adesso, invece, E ADT 0.9.6
image.setImageResource(R.drawable.mia_icona); concentriamoci sul ciclo di vita delle finestre di dia- A metà marzo è stata
rilasciata la versione r5 dei
Toast toast = new Toast(this); tool di sviluppo Android,
per Windows, Linux e
toast.setGravity(Gravity.CENTER, 0, 0);
MacOS X. Per sviluppare in
toast.setDuration(Toast.LENGTH_LONG); ambiente Eclipse con la
toast.setView(image); nuova versione del kit è
toast.show(); necessario aggiornare il
proprio plug-in ADT alla
versione 0.9.6. Gli indirizzi
Un layout XML esterno può essere caricato, proprio
di riferimento sono:
sotto forma di oggetto View, passando attraverso un
oggetto android.view.LayoutInflater. Ogni attività ne http://developer.android.c
mette a disposizione un’istanza: om/sdk/index.html
Fig. 3: Una richiesta di conferma all’interno di una
finestra di dialogo http://developer.android.c
LayoutInflater inflater = getLayoutInflater();
om/sdk/eclipse-adt.html
View view = inflater.inflate(R.layout.toast_xml, null);

Questo significa che toast di maggiore complessità logo, e sulla maniera che dovremo adoperare per
possono essere creati con la più agevole sintassi di richiamarle e mostrarle.
XML, per essere poi caricati dinamicamente quando La classe Activity fornisce un metodo così definito:
occorre mostrarli.
Nel CD-Rom allegato alla rivista troverete degli public final void showDialog(int id)
esempi completi di utilizzo delle notifiche toast.
Possiamo richiamare questo metodo ogni volta che
dobbiamo aprire e mostrare una finestra di dialogo.
Il parametro id simboleggia quale specifica finestra
di dialogo l’attività deve mostrare. Il valore è arbitra-
rio, nel senso che è nostro compito creare le finestre
di dialogo ed assegnargli degli identificativi. La pras-
si consiglia di usare delle costanti interne alla classe
dell’attività.
Mi spiego meglio attraverso un esempio. Facciamo il
caso che la nostra attività faccia uso di due finestre
di dialogo, una per emettere un avviso di errore ed
una per richiedere una conferma. La miglior cosa da
Fig. 2: Un toast di maggiore complessità, con icona fare, in casi come questo, è aggiungere due costanti
e testo, costruito a partire da una definizione di all’attività, con nomi e valori arbitrari ma univoci. Ad
layout esterna, in formato XML
esempio:

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42 Maggio And
2010/
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MOBILE � corsoAndroid:
Android: corso di programmazione
di programmazione Android programming

private static final int DIALOG_ERROR_ID = 1; @Override


private static final int DIALOG_CONFIRM_ID = 2; protected void onPrepareDialog(int id, Dialog dialog) {
switch (id) {
Quando dovremo mostrare l’avviso di errore, dun- ...
que, chiameremo:
È importate sapere che il metodo onCreateDialog()
showDialog(DIALOG_ERROR_ID); per uno specifico id viene richiamato solo la prima
volta che la corrispondente finestra di dialogo deve
Analogamente, per la richiesta di conferma, dovre- essere mostrata. La seconda volta che la stessa fine-
NOTA
mo fare: stra dovrà essere mostrata, il sistema farà riuso del-
l’istanza già esistente. Se bisogna inizializzare l’i-
TOAST: NON showDialog(DIALOG_CONFIRM_ID); stanza in maniera differente dalla volta precedente,
SOLO DALLE
ATTIVITÀ quindi, non resta che farlo ridefinendo onPrepare
I messaggi toast possono Adesso viene da chiedersi: come fa Android a sapere Dialog() e adottando lo schema proposto sopra. Una
essere mostrati non quali finestre corrispondano effettivamente ai due volta che una finestra di dialogo viene aperta, ci
soltanto dalle attività, ma interi indicati? Ed infatti, allo stato attuale delle cose, sono due maniere per chiuderla. In primo luogo la
anche da altri tipi di
Android non lo sa: siamo noi a dover svolgere le può chiudere l’utente servendosi del tasto “back” del
applicazioni Android, come
i servizi. associazioni. Per farlo dobbiamo ridefinire il meto- suo dispositivo. Non sempre è possibile farlo, dipen-
do di Activity avente firma: de dal tipo e dalle impostazioni della specifica fine-
stra di dialogo. Quando è possibile farlo si dice che la
protected Dialog onCreateDialog(int id) finestra è cancelable (cioè cancellabile). Via codice,
invece, è sempre possibile chiudere e terminare
NOTA
Android richiama questo metodo ogni volta che qualsiasi finestra di dialogo. Lo si può fare invocan-
deve creare una finestra di dialogo. La finestra che do il metodo di Activity così definito:
INSERIRE deve essere creata è identificata dal parametro id.
UNA DATA
Altre due finestre di dialogo Ridefinendo il metodo dobbiamo riconoscere l’i- public final void dismissDialog(int id)
previste dalla libreria di dentificativo fornito, costruire la finestra di dialogo
Android sono corrispondente e restituirla sotto forma di oggetto Ad esempio:
DatePickerDialog e android.app.Dialog. Lo schema consigliato è il
TimePickerDialog,
seguente: dismissDialog(DIALOG_ERROR_ID);
entrambe nel pacchetto
android.app. Come il loro
nome lascia intuire, @Override La finestra dismessa viene chiusa e nascosta. Come
servono per far selezionare protected Dialog onCreateDialog(int id) { spiegato prima, però, un riferimento all’oggetto
all’utente una data o un Dialog dialog; Dialog che la rappresenta viene conservato all’inter-
orario.
switch (id) { no dell’attività, in modo che l’istanza possa essere
... riusata nel caso in cui la stessa finestra debba essere
nuovamente mostrata. In realtà è possibile far
In breve, si utilizza un costrutto switch per associare dimenticare del tutto la finestra di dialogo, serven-
degli oggetti Dialog ai loro corrispettivi identificativi dosi al posto di dismissDialog() del metodo:
numerici. Nel codice di esempio si fa riferimento ai
due metodi createErrorDialog() e public final void removeDialog(int id)
createConfirmDialog(), che sono dei metodi custom
che lo sviluppatore crea a proprio piacimento per In questo caso l’istanza della corrispondente fine-
generare le differenti finestre di dialogo di cui ha stra di dialogo viene eliminata. Se la finestra dovrà
bisogno. essere mostrata di nuovo, sarà necessario ricrearla
Dopo che la specifica finestra di dialogo è stata crea- utilizzando nuovamente onCreateDialog(). La prassi
ta, Android prima di mostrarla richiama il seguente dunque è invocare dismissDialog() per le finestre di
metodo di Activity: dialogo usate frequentemente, removeDialog() per
chiudere quelle mostrate raramente. Ora che abbia-
protected void onPrepareDialog(int id, Dialog dia- mo le idee chiare sul ciclo di vita delle finestre di dia-
log) logo, impareremo come costruire e amministrare
una finestra di dialogo. Poche volte si usa diretta-
I due parametri corrispondono, rispettivamente, mente la classe Dialog: nella stragrande maggioran-
all’identificativo della finestra e all’oggetto Dialog za dei casi si fa prima ad usare una delle sue sotto-
costruito nel passaggio precedente. Lo sviluppatore classi messe a disposizione dalla libreria di Android.
può opzionalmente ridefinire questo metodo per Classi come android.app.AlertDialog e
inizializzare la finestra di dialogo con dei comandi android.app.ProgressDialog, infatti, coprono il 99%
specifici. Il modello, questa volta, è il seguente: delle esigenze. Andiamo a conoscerle.

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Android: corso
Android programming di programmazione
Android: � MOBILE
corso di programmazione

ALERTDIALOG mo dunque in modo che la finestra di dialogo venga


Il primo tipo di finestra di dialogo che studieremo è chiusa quando l’utente tocca il bottone. Semplice,
android.app.AlertDialog. È quella utile per mostrare vero? Altrettanto semplice, a questo punto, è creare
un avviso o per chiedere qualcosa all’utente, come una richiesta di conferma, come quella discussa in
una conferma o la selezione di un elemento da una apertura di paragrafo:
lista. Cominciamo dal più semplice dei casi: voglia-
mo notificare un evento e vogliamo essere sicuri che AlertDialog.Builder builder = new
l’utente ne prenda atto. Un messaggio toast, in que- AlertDialog.Builder(this);
sto caso, non andrebbe bene: potrebbe scomparire builder.setTitle("Conferma");
prima che l’utente lo noti. Useremo allora una fine- builder.setMessage("Vuoi proseguire con l'operazione?");
stra di dialogo in grado di bloccare l’applicazione fin builder.setCancelable(false);
quando l’utente non noterà ed accetterà il messag- builder.setPositiveButton("Prosegui", new
gio. Il codice per farlo è molto semplice: DialogInterface.OnClickListener() { NOTA
@Override
AlertDialog.Builder builder = new ... NOTIFICHE NELLA
AlertDialog.Builder(this);
STATUS BAR
La status bar (o barra di
builder.setTitle("Avviso"); Alla risposta positiva programmata con set- stato) è la barra
builder.setMessage("Attenzione! Questo è un avviso!"); PositiveButton(), abbiamo aggiunto ora una risposta posizionata nella parte alta
builder.setCancelable(true); negativa, con setNegativeButton(). Il metodo è simi- dello schermo, quella che
AlertDialog alert = builder.create(); le al precedente: anche in questo caso dobbiamo contiene l’orologio, per
fornire un listener che intercetti la pressione sul bot- intenderci. La barra di stato
di Android viene utilizzata,
Come è possibile osservare, la finestra di dialogo tone e gestisca di conseguenza l’evento. tra le altre cose, anche per
viene prodotta servendosi di uno speciale ogget- E se volessimo fornire la facoltà di scegliere fra più di trasmettere delle notifiche
to AlertDialog.Builder. A questo oggetto builder due opzioni? Anche questo è possibile: all’utente. Ad esempio
si deve dire quali sono le caratteristiche quando arriva un SMS la
dell’AlertDialog desiderato, e per farlo sono a final String[] options = { "Caffè", "Gelato", "Tè",
barra si attiva e mostra
un’icona che segnala
disposizione numerosi metodi. In questo caso "Birra", "Ragù" };
l’evento all’utente. L’utente
abbiamo specificato il titolo, con setTitle(), ed il AlertDialog.Builder builder = new può poi “srotolare” la barra
messaggio, con setMessage(). Con il comando AlertDialog.Builder(this); ed esaminare i dettagli
setCancelable(true) abbiamo fatto in modo che builder.setTitle("Scelta multipla"); della notifica ricevuta.
l’avviso possa essere chiuso con il tasto “back” builder.setItems(options, new
Anche le applicazioni
custom possono segnalare
del telefono. Il metodo create(), a questo punto, è ...
delle notifiche all’utente
stato invocato per produrre la finestra di dialogo. utilizzando questo sistema.
Una finestra di dialogo così realizzata, adesso, In questo caso non si sono usati né setMessage() Più che le attività, ad ogni
potrebbe essere restituita dal metodo né i metodi setPositiveButton() e modo, in genere sono i
onCreateDialog(), producendo un risultato come setNegativeButton(). Si è invece fatto ricorso al servizi a farlo. Per
approfondire:
quello in Fig.4. Facciamo ora il caso di voler pro- metodo setItems(). Questo metodo vuole come
durre un avviso identico al precedente, ma che, argomento un array di stringhe. Ciascuna delle http://developer.android.c
invece di costringere l’utente ad usare il tasto stringhe fornite sarà un’opzione di scelta. Ancora om/guide/topics/ui/notifie
“back” del dispositivo, metta a disposizione esso una volta, il secondo argomento da fornire è il rs/notifications.html
stesso un bottone “chiudi”. Ecco come fare: gestore di eventi. Quando una delle opzioni sarà
selezionata dall’utente, il metodo onClick() del
AlertDialog.Builder builder = new gestore verrà automaticamente richiamato.
AlertDialog.Builder(this); L’argomento which, in questo caso, riporterà l’in-
builder.setTitle("Avviso"); dice dell’opzione selezionata. L’elenco di opzioni
builder.setMessage("Attenzione! Questo è un avviso!");
builder.setCancelable(false);
builder.setPositiveButton("Chiudi", new
...

Con setCancelable(false) abbiamo disabilitato il


tasto fisico del dispositivo, mentre con
setPositiveButton() abbiamo aggiunto il bottone
“chiudi”. Al metodo abbiamo dovuto anche fornire
un oggetto di tipo android.content.DialogInterface.
OnClickListener. Si tratta, come è facile intuire, di un
gestore di eventi richiamato alla pressione del tasto Fig. 4: Un avviso che può essere chiuso con il tasto
“chiudi”. Con una chiamata a dismissDialog() faccia- “back” del telefono

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MOBILE � corsoAndroid:
Android: corso di programmazione
di programmazione Android programming

Fig. 5: Un avviso che può essere chiuso attraverso il Fig. 6: Una richiesta di conferma con due bottoni
suo stesso bottone “chiudi”

final String[] options = { "Caffè", "Gelato", "Tè",


può essere anche popolato con dei bottoni radio o "Birra", "Ragù" };
con delle caselle di tipo checkbox. Nel primo caso final boolean[] selections = { true, false, false, false,
Fig. 7: Un AlertDialog
con numerose opzioni si deve utilizzare, al posto di setItems(), il metodo false };
setSingleChoiceItems(). Questo metodo vuole tre AlertDialog.Builder builder = new lertDialog.Builder(this);
parametri: l’array di stringhe con le opzioni, l’in- ...
dice dell’opzione inizialmente selezionata e, infi-
ne, il solito gestore di eventi. Ad esempio: Nel CD-Rom troverete numerosi esempi completi
relativi alle finestre AlertDialog, che riassumono e
final String[] options = { "Caffè", "Gelato", "Tè", dimostrano quanto spiegato in questo paragrafo.
"Birra", "Ragù" };
AlertDialog.Builder builder = new
AlertDialog.Builder(this);
builder.setTitle("Scelta multipla"); PROGRESSDIALOG
builder.setSingleChoiceItems(options, 2, new Può capitare che sia necessario svolgere delle opera-
DialogInterface.OnClickListener() { zioni non istantanee, che possono cioè durare qual-
... che secondo o anche di più. Quando avviene ciò, si
deve far capire all’utente che c’è un’operazione in
Fig. 8: Un AlertDialog
con le opzioni rese In questo caso si è tornati ad aggiungere i tasti di corso, e che bisogna attendere fiduciosi. Se non lo si
come bottoni radio conferma e di cancellazione. Ciò ha senso: l’utente fa, l’utente potrebbe pensare che l’applicazione non
seleziona nell’elenco l’opzione desiderata e quindi gli sta rispondendo perché è lenta o, peggio ancora,
conferma la sua scelta con l’apposito bottone. Visto perché si è bloccata.
che i listener, in questo caso, crescono di numero, Questo, naturalmente, è male. Per fortuna in casi
si deve fare attenzione a mettere in atto una corret- come questo ci si può servire di una
ta politica di gestione degli eventi. La scelta multi- android.app.ProgressDialog. Si tratta di una finestra
pla, infine, è possibile usando dei checkbox. Il di dialogo concepita appositamente per mettere in
metodo utile, in questo caso, è attesa l’utente. Lo scopo è duplice: da una parte
setMultiChoiceItems(). Il metodo chiede tre para- blocca l’attività, in modo che non si possa far altro
metri. Il primo è la lista delle opzioni, così come la che attendere, mentre allo stesso tempo comunica
abbiamo già conosciuta nei due casi precedenti. Il all’utente che l’applicazione sta lavorando alacre-
secondo argomento è un array di booleani, i cui mente e che tutto procede come previsto.
elementi corrispondono a ciascuna delle opzioni Opzionalmente si può mostrare anche il progresso
possibili, indicando se l’opzione corrispondente è dell’operazione. Ad esempio durante un download è
Fig. 9: Un AlertDialog
con le opzioni rese inizialmente selezionata o meno. Il terzo argomen- possibile far vedere la percentuale di completamen-
come checkbox, per to è il gestore degli eventi. Questa volta l’interfaccia to raggiunta. Quando la barra di avanzamento non
consentire una scelta è DialogInterface.OnMultiChoiceClickListener. Il viene mostrata si dice che la ProgressDialog è inde-
multipla metodo onClick() di questa interfaccia si differen- terminata. La maniera più facile per creare una
zia da quello di OnClickListener perché prevede un ProgressDialog indeterminata è attraverso il suo
terzo parametro. Si tratta di un booleano chiamato metodo statico:
isChecked, che serve a indicare se l’opzione toccata
dall’utente è stata selezionata o meno. Ecco un public static ProgressDialog show(Context context,
esempio di quanto detto: CharSequence title, CharSequence message)

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Android: corsoAndroid:
Android programming di programmazione � MOBILE
corso di programmazione

Il metodo crea e restituisce una finestra di attesa accetta un intero compreso tra 0 ed il valore massi-
indeterminata, quindi senza barra di progresso. mo previsto. Ad esempio:
Richiede come parametri il contesto dell’applicazio-
ne (tipicamente l’attività stessa che sta creando la progress.setSecondaryProgress(30);
finestra), il titolo da assegnare alla finestra ed il mes-
saggio da mostrare al suo interno. Le ProgressDialog
con barra di avanzamento sono leggermente più
complesse. L’oggetto, in questo caso, va costruito FINESTRE
manualmente richiamando il costruttore: DI DIALOGO CUSTOM
Se AlertDialog e ProgressDialog non dovessero anda-
ProgressDialog progress = new ProgressDialog(this); re bene per una vostra specifica esigenza, potete
sempre procedere alla costruzione e all’utilizzo di
Bisogna poi specificare che la barra che si sta crean- una finestra di dialog custom, cioè i cui contenuti
do non è indeterminata: sono stabiliti in tutto e per tutto da voi. Vediamo
insieme come procedere. Ancora una volta, la
progress.setIndeterminate(false); miglior cosa da farsi è realizzare un layout XML. Fig. 10: Una ProgressDialog
Realizziamo insieme il seguente: indeterminata (cioè senza
barra di avanzamento)
Adesso si deve indicare di usare la barra orizzontale:
<LinearLayout xmlns:android="http://schemas
progress.setProgressStyle(ProgressDialog.STYLE_HORIZ .android.com/apk/res/android"
ONTAL); ...

L’avanzamento raggiunto deve essere espresso Chiamate il file custom_dialog.xml e disponetelo


mediante un valore che va da 0 a 100. Se, per qual- nella cartella res/layout del vostro progetto Android.
che motivo, questo range non fosse adatto ad una Questo layout mette insieme un’immagine ed un
vostra esigenza, potete cambiarne il limite superio- testo. Né l’immagine né il testo, però, sono specifi-
re, invocando il metodo setMax(). Ad esempio: cati a livello di XML: realizzeremo ora una classe Fig. 11: Una ProgressDialog
estensione di Dialog che permetterà di impostare con barra di avanzamento
secondaria
progress.setMax(1000); l’uno e l’altra. Chiamiamola Custom Dialog:

Così facendo, il valore di progresso raggiunto potrà import android.app.Dialog;


essere espresso nel range che va da 0 a 1000. import android.content.Context;
A questo punto, la finestra di dialogo può essere import android.os.Bundle;
restituita e visualizzata. Su un thread parallelo biso- import android.widget.ImageView;
gna intanto iniziare a svolgere l’operazione di cui import android.widget.TextView;
l’utente attende la conclusione. Di tanto in tanto, public class CustomDialog extends Dialog {...
mentre si svolge tale operazione, è necessario
aggiornare la barra di avanzamento della Come potete vedere, estendere Dialog non è poi
ProgressDialog, per informare l’utente circa il punto tanto diverso da estendere Activity. All’atto di crea-
raggiunto. Per farlo è disponibile il metodo zione della finestra abbiamo provveduto affinché il
setProgress(), che accetta come parametro un valore layout XML realizzato in precedenza venga caricato Fig. 12: Una finestra di dialo-
go completamente custom
intero che rappresenta il livello di completamento e mostrato all’interno della finestra. Abbiamo poi
raggiunto. Ad esempio: predisposto i metodi setImage() e setMessage(), che
impostano l’immagine ed il testo visualizzati nel
L’AUTORE
progress.setProgress(50); layout. Ora possiamo utilizzare la classe
CustomDialog in un’attività. Basterà fare qualcosa Carlo Pelliccia lavora presso
Il valore espresso deve essere compreso nel range di del tipo: 4IT (www.4it.it), dove si
default (da 0 a 100) o in quello esplicitamente modi- occupa di analisi
ficato in precedenza chiamando setMax(). Per le private static final int DIALOG_CUSTOM_ID = 1; e sviluppo software per
piattaforme Java. Nella sua
operazioni più complesse si può addirittura usare @Override
carriera di technical writer ha
una barra di progresso secondaria. Facciamo il caso protected Dialog onCreateDialog(int id) {...} pubblicato cinque manuali ed
di un’applicazione che scarica dei file da Internet. Ad @Override oltre centocinquanta articoli,
un certo punto deve scaricare dieci file. In questo protected void onPrepareDialog(int id, Dialog dialog) { molti dei quali proprio tra le
caso si può usare la barra di avanzamento principa- ... pagine di ioProgrammo. Il
suo sito, che ospita anche
le per far vedere quanti file sono stati già scaricati, e
diversi progetti Java Open
la barra secondaria per mostrare il progresso rag- Nel CD-Rom è disponibile l’esempio completo. Source, è disponibile
giunto dal singolo file che di volta in volta viene sca- all’indirizzo
ricato. Il metodo utile è setSecondaryProgress(), che Carlo Pelliccia www.sauronsoftware.it

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MOBILE
Liste, tabelle
� eListe, tabelle
gallerie e gallerie di immagini
di immagini Android programming

INFO E FOTO: COSÌ


LE PRESENTI MEGLIO!
NONO APPUNTAMENTO. CI OCCUPEREMO DEI WIDGET IN GRADO DI LEGGERE
LE INFORMAZIONI DA ORGANIZZARE E MOSTRARE ALL’UTENTE. SCOPRIREMO
I COMPONENTI UTILIZZATI PER REALIZZARE LISTE, TABELLE E GALLERIE DI IMMAGINI

T
utti i layout dimostrati negli esempi dei
mesi precedenti sono dei layout “fissi”. I
widget di un layout fisso sono sempre gli
stessi e non cambiano ruolo nel corso del tempo:
ogni volta che si avvia l’attività, i componenti
mostrati sono sempre gli stessi e la schermata, di
conseguenza, appare sempre uguale. Ripensate,
ad esempio, a quando abbiamo dimostrato l’uso
❑ CD ❑ WEB di etichette, bottoni e caselle di testo realizzando
corso_android_9.rar
un form per l’immissione delle generalità ana-
cdrom.ioprogrammo.it
grafiche (nome, cognome, sesso) dell’utente. È
stato fatto nei numeri 146 e 147 della rivista.
Pensate ad un’applicazione come la rubrica del
telefono, oppure la galleria delle immagini. Si tratta Fig. 1: La galleria delle immagini di Android è il clas-
di attività il cui contenuto cambia di continuo. Se sico esempio di applicazione il cui layout non è fisso,
in quanto il numero dei widget presenti dipende da
aggiungo un contatto o se scatto una nuova foto, ad una fonte esterna
esempio, ecco che nelle corrispondenti applicazio-
ni apparirà un nuovo elemento.
In questo genere di applicazioni, quindi, il numero
ed il tipo dei widget presenti non è sempre lo stes- dati (nel caso specifico, le immagini lette dalla
so, ma dipende da una fonte di informazioni ester- memoria) con lo strato dell’interfaccia utente (con-
na. La galleria delle immagini, ad esempio, costrui- tenitori e widget). Ciò, secondo tutti i più moderni
sce e mostra tanti widget quanti sono quelli neces- paradigmi della programmazione orientata agli
sari per mostrare i file immagine presenti in oggetti, è male. Non vorrete mica cedere al lato
memoria. Con le nozioni acquisite finora siamo in oscuro della forza, vero? Per nostra fortuna la libre-
grado di costruire un adattatore di questo tipo. ria di Android mette a disposizione una serie di
Sarebbe sufficiente, all’interno di un’attività, scri- strumenti che permettono di ottenere layout dina-
vere un ciclo for o qualcosa di analogo che, per ogni mici, in maniera assolutamente semplice, corretta
elemento riscontrato nella fonte dei dati, vada ad e pulita. Basta solo imparare a utilizzarli.
aggiungere al contenitore corrente tutti i widget
necessari per mostrarlo. Qualcosa come:
REQUISITI
@Override ADAPTERVIEW
Conoscenze richieste
Basi di Java public void onCreate(Bundle savedInstanceState) { ... } E ADAPTER
Il primo componente che andiamo a svelare è la
Software Una tecnica come questa funziona (bisognerebbe classe astratta android.widget.AdapterView. La clas-
Java SDK (JDK) 5+,
Eclipse 3.3+ usare qualche altra accortezza in più, in verità, ma se estende ViewGroup e, pertanto, è un contenitore
l’esempio serve giusto per rendere il concetto), ma di altri widget. I suoi widget, però, non devono esse-
nell’ottica della programmazione Android non è il re aggiunti facendo uso esplicito dei metodi
massimo. I layout XML, ad esempio, in un caso addView() messi a disposizione dal contenitore. Le
Impegno
come questo non risultano facilmente applicabili. istanze di AdapterView, infatti, sono in grado di
¥ Se la schermata va costruita iterativamente, infatti, determinare da sole i loro contenuti, partendo da
Tempo di realizzazione
c’è poca speranza di farlo senza il supporto della una sorgente esterna di informazioni che gli sugge-
logica Java. La pratica, inoltre, tende a mischiare i risce quanti e quali sono gli elementi da mostrare.

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Liste, tabelle eListe,
Android programming gallerie di immagini
tabelle � MOBILE
e gallerie di immagini

Questa sorgente deve una implementazione dell’in- derlo, e può farlo in XML. Si può usare un layout
terfaccia android.widget.Adapter. Sono le istanze di XML per dichiarare da quali widget sarà composto
Adapter a determinare gli elementi che devono esse- ciascun elemento della lista. L’unico vincolo è che
re mostrati, facendo da tramite tra l’attività e la fonte questo layout deve necessariamente contenere un
esterna. AdapterView risponderà ai comandi di widget TextView. Soddisfatto questo requisito, è suf-
Adapter, mostrando esattamente quanto richiesto. ficiente notificare all’ArrayAdapter quale è il layout
Per realizzare delle schermate di questo tipo potete XML e quale, al suo interno, è l’id del TextView da
estendere da voi AdapterView e implementare come utilizzare. Lo si può fare nel costruttore dell’adapter.
meglio credete l’interfaccia Adapter, ma in verità Partendo da un layout listitem.xml così definito:
molto raramente vi accadrà di farlo. Android dispo-
ne già di ottime implementazioni pronte all’uso, in <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
grado di coprire la stragrande maggioranza delle esi- <LinearLayout xmlns:android="http://schemas.
genze di programmazione. Nei prossimi paragrafi android.com/apk/res/android"
conosceremo le implementazioni di Adapter, per android:layout_width="wrap_content"
poi applicarle insieme alle estensioni di android:layout_height="wrap_content">
AdapterView disponibili nella libreria di base. <TextView android:layout_width="wrap_content"
android:layout_height="wrap_content"
android:padding="5pt" NOTA
android:textSize="10pt"
ARRAYADAPTER android:id="@+id/listItemTextView" />
GENERICS
Un adattatore semplice e veloce da utilizzare è </LinearLayout> I generics sono una
costituito dalla classe android.widget.Array- caratteristica di Java
Adapter. Come il nome suggerisce, si tratta di un Si può fare: introdotta a partire dalla
adattatore che si comporta un po’ come un array, in versione 5 della
piattaforma. L’utilizzo più
quanto dispone di metodi utili per aggiungere, ArrayAdapter<String> arrayAdapter = new
comune che se ne fa è per
verificare e rimuovere gli elementi al suo interno. ArrayAdapter<String>(this, R.layout.listitem, qualificare il tipo di dato
La classe fa uso dei generics di Java per gestire R.id.listItemTextView); contenuto in un insieme o
meglio il tipo degli elementi al suo interno, proprio in una lista, evitando così la
come fanno anche java.util.ArrayList o Ora non resta che aggiungere gli elementi all’adap- necessità di casting
continuo. Prima di Java 5,
java.util.Vector. Quando si crea un oggetto di tipo ter. Il metodo suo add() è quel che ci vuole: infatti, un ArrayList di
ArrayAdapter, quindi, bisogna specificare il tipo stringhe si sarebbe dovuto
degli elementi che conterrà. Ad esempio: arrayAdapter.add("Carlo"); gestire alla seguente
arrayAdapter.add("Claudia"); maniera:
ArrayAdapter<String> arrayAdapter = new arrayAdapter.add("Silvia");
ArrayAdapter<String>(...); arrayAdapter.add("Alessandro"); ArrayList list = new
ArrayList();
In questo esempio gli elementi trattati dall’adattato- Ovviamente inserire gli elementi della lista in que- list.add("stringa");
re sono delle stringhe. Al posto delle stringhe, se sta maniera non è il massimo. Gli adattatori, infat- String str = (String)
necessario, potete utilizzare qualsiasi classe vi faccia ti, servono per assorbire elementi dall’esterno, ad list.get(i);
comodo per il caso specifico. Fate però attenzione al esempio dal file system o dal database del sistema.
fatto che gli ArrayAdapter sono stati concepiti per Di questo aspetto, naturalmente, ci occuperemo Con i generics, invece, è
possibile fare:
lavorare con il testo. Il loro scopo è iniettare dei wid- nei mesi a venire. Per ora continuiamo a concen-
get TextView all’interno dell’AdapterView che li uti- trarci sulla classe ArrayAdapter. Gli elementi al suo ArrayList<String> list =
lizza. I TextView, vi ricordo, sono dei widget testuali, interno possono essere recuperati con il metodo newArrayList<String>();
utili per mostrare una stringa a schermo. Nel caso di getItem(int position), rimossi uno ad uno con list.add("stringa");
un ArrayAdapter di stringhe, quindi, gli elementi remove(T item), ripuliti completamente con clear() String str = list.get(i);
aggiunti nell’adattatore saranno mostrati diretta- o conteggiati con getCount(). Da questo punto di
mente con delle etichette di testo. Se gli elementi vista, gestire un ArrayAdapter è proprio come gesti- Per approfondire:
gestiti, invece, non sono delle stringhe ma degli re un comune java.util.ArrayList, fatta salva qual- http://tinyurl.com/
oggetti qualsiasi, nei TextView generati sarà intro- che differenza nel nome dei metodi. jgenerics
dotta la rappresentazione testuale di ciascun ele-
mento, ottenuta richiamando il metodo toString()
dell’oggetto corrispondente. Oltre alla classe degli
elementi da gestire, ArrayAdapter vuole sapere IMPLEMENTARE
anche come rappresentarli. Come accennato, IL PROPRIO ADAPTER
ArrayAdapter userà una TextView per ciascun ele- Come abbiamo appena appreso, un ArrayAdapter è
mento previsto. Come questa TextView è fatta e in proprio quello che ci vuole quando i dati gestiti
che contesto è inserita spetta allo sviluppatore deci- sono una lista testuale o, comunque, rappresenta-

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MOBILE
Liste, tabelle
� eListe, tabelle
gallerie e gallerie di immagini
di immagini Android programming

bile sotto forma di testo. In alcuni casi, però, questo <ListView


non è vero. È il caso, per tornare su un esempio già android:layout_width="fill_parent"
citato, della galleria delle immagini. In questa android:layout_height="wrap_content"
situazione, infatti, l’adapter non deve occuparsi di android:id="@+id/miaLista" />
testo e non deve generare widget di tipo TextView.
Nel caso della galleria delle immagini gli oggetti da Non dimenticatevi mai di assegnare un id ai vostri
produrre saranno piuttosto dei componenti oggetti ListView dichiarati in un layout XML, in
ImageView. Bisogna allora realizzarsi un adapter modo da poterli poi recuperare e sfruttare nel codi-
idoneo. La maniera più veloce di creare un adatta- ce Java dell’attività con un’istruzione del tipo:
tore custom consiste nell’estendere la classe astrat-
ta android.widget.BaseAdapter. I metodi da imple- ListView listView = (ListView)
mentare sono: findViewById(R.id.miaLista);

• public int getCount() Questo metodo restituisce Una volta creato l’oggetto, bisogna assegnargli un
il numero di elementi presenti nell’adattatore. Adapter affinché sia possibile caricare dei dati al
suo interno. Il metodo utile è setAdapter():
• public Object getItem(int position) Resttituisce
l’elemento alla posizione indicata. listView.setAdapter(mioAdapter);

Fig. 2: Un esempio di • public long getItemId(int position) Restituisce Che adattatore utilizzare? Un ArrayAdapter o un
ListView con un id per l’elemento alla posizione indicata. adattatore custom ottenuto per estensione di
ArrayAdapter BaseAdapter, come mostrato in precedenza,
• public View getView(int position, View andranno benissimo.
convertView, ViewGroup parent) Questo è il Gli eventi di tocco e tocco lungo su un oggetto della
metodo più importante del lotto. Deve restituire lista possono essere gestiti applicando degli appo-
il widget che rappresenterà l’elemento sullo siti listener all’oggetto ListView. Il tocco semplice
schermo. L’indice dell’elemento da rappresenta- può essere intercettato usando il metodo
NOTA re è dato dal parametro position. Il parametro setOnItemClickListener() e l’interfaccia android.
convertView costituisce il widget generato dall’a- widget.AdapterView.OnItemClickListener:
CURSORADAPTER dapter ad una sua precedente chiamata. Se pos-
Un altro Adapter di Android sibile, infatti, l’adattatore deve cercare di ricicla- listView.setOnItemClickListener(new
molto utilizzato è re i widget, per risparmiare memoria. Il parame- OnItemClickListener() {
android.widget.CursorAdap
tro parent, infine, è il contenitore che dovrà ospi- @Override
ter. Non è stato illustrato
nell’articolo in quanto per tare il widget generato o riciclato. public void onItemClick(AdapterView<?>
la sua comprensione è adapterView, View view, int position, long id) {
necessario conoscere cosa Ecco un esempio di implementazione che permet- // ...
sia e come si utilizza un te di gestire una lista di immagini (fornite sotto }
Cursor. Un cursore è
forma di oggetti android.graphics.drawable. });
l’oggetto che permette di
scorrere i risultati di una Drawable):
query svolta al sistema di Gli argomenti forniti al metodo onItemClick() sono:
database interno ad import android.content.Context;
Android, e dunque il ... • AdapterView<?> adapterView
CursorAdapter è un
public class ImageAdapter extends BaseAdapter {... } L’AdapterView che ha subito l’evento.
adattatore ideale per
impaginare e mostrare
all’utente i dati che • View view
provengono da un Il widget all’interno dell’AdapterView che ha
database. Ne riparleremo
in futuro.
LA CLASSE LISTVIEW subito l’evento.
La classe android.widget.ListView permette di rea-
lizzare delle liste di elementi con scrolling verticale. • int position
Le istanze di ListView, come quelle di ogni altro La posizione del widget all’interno
widget, possono essere costruite indifferentemente dell’AdapterView, come indice da zero in su.
con codice Java o XML. Nel primo caso, dall’inter-
no di un’attività, si farà qualcosa come: • long id
L’id della riga dell’AdapterView che ha subito l’e-
ListView listView = new ListView(this); vento.

Nel caso del codice XML, invece, sarà necessario Il tocco lungo richiede il metodo setOnItem
fare qualcosa del tipo: LongClickListener() e l’interfaccia android.wid-

G 66 / Giugno 2010
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Liste, tabelle eListe,
Android programming gallerie di immagini
tabelle � MOBILE
e gallerie di immagini

get.AdapterView.OnItemLongClickListener. Il meto- per la dimensione.


do da implementare è onItemLongClick(). Gli argo- • setGravity(int) Imposta la costante di gravità per
menti sono gli stessi di onItemClick(): l’allineamento dei widget. Il valore di default è
Gravity.LEFT. In XML l’attributo corrispondente è
listView.setOnItemLongClickListener(new android:gravity.
OnItemLongClickListener()
{ • setStretchMode(int) Quando la tabella è più pic-
@Override cola del contenitore al quale si deve adattare, que-
public boolean onItemLongClick(AdapterView<?> sto metodo permette di specificare la politica da NOTA
adapterView, View view, int position, long id) adottare per distribuire lo spazio in più fra le
{ colonne. I valori possibili sono GridView. LISTACTIVITY
// ... NO_STRETCH (nessun ridimensionamento auto- Quando un’attività è
} matico delle colonne rispetto alle loro dimensioni costituita esclusivamente
}); previste), GridView.STRETCH_SPACING (distri- da una lista, Android mette
a disposizione una pratica
buisce lo spazio aggiuntivo come spaziatura tra
e proficua scorciatoia:
Nel CD-Rom allegato alla rivista trovate una demo una colonna e la successiva), GridView.STRETCH_ invece di creare una classe
riassuntiva che mette insieme un contenitore SPACING_UNIFORM (come il precedente, ma Activity all’interno della
ListView con un adattatore ArrayAdapter. aggiunge spazio anche prima della prima colonna quale si deve definire un
e dopo l’ultima) e GridView.STRETCH_ COL- layout basato su un
componente ListView ed il
UMN_WIDTH (assegna lo spazio aggiuntivo alle
relativo Adapter, si può
singole colonne). In XML l’attributo corrispon- estendere direttamente la
LA CLASSE GRIDVIEW dente è android:stretchMode, ed i valori possibili classe
La classe android.widget.GridView è il componente sono none, spacingWidth, spacingWidth Uniform android.app.ListActivity.
per costruire una tabella. Quando si crea l’oggetto è e columnWidth. Così facendo non c’è
bisogno di definire il layout,
importante specificare quante colonne si vogliono
e l’adattatore può essere
usare al suo interno. In Java si fa così: L’adapter può essere impostato chiamando il meto- impostato direttamente
do setAdapter() su un oggetto GridView, proprio sull’attività chiamando il
GridView gridView = new GridView(this); come nel caso di ListView. L’adattatore viene inter- suo metodo
gridView.setNumColumns(3); rogato per estrarre gli elementi che faranno parte setListAdapter().
della griglia. Facciamo il caso che la griglia abbia tre
In XML, invece: colonne. Il primo elemento fornito dall’adattatore
andrà alla posizione in riga 1 e colonna 1 della gri-
<GridView android:layout_width="fill_parent" glia; il secondo finirà a riga 1 e colonna 2, il terzo a
android:layout_height="fill_parent" riga 1 e colonna 3. Terminata la riga, il quarto ele-
android:numColumns="3" mento dell’adattatore proseguirà a partire dalla riga
android:id="@+id/miaGriglia" /> successiva. Quindi il quarto elemento sarà visualiz-
zato a riga 2 e colonna 1, il quinto a riga 2 e colonna
Altri metodi ed attributi permettono di impostare 2, e così via. La griglia, per farla più semplice, viene
ulteriori proprietà della griglia: popolata da sinistra verso destra e dall’alto verso il
basso. Anche in questo caso è possibile intercettare
• setColumnWidth(int) Imposta la larghezza delle eventi di tocco e tocco lungo sui singoli elementi
colonne con un valore in pixel. L’attributo XML della griglia. Ancora una volta, i metodi utili sono
corrispondente è android:columnWidth, che setOnItemClickListener() e setOnItemLongClick-
permette di specificare anche un’unità di misura Listener(), con le corrispettive interfacce
differente dai pixel (ad esempio “10pt”). AdapterView.OnItemClickListener e AdapterView.-
OnItemLongClickListener. Nel CD-Rom troverete il
• setHorizontalSpacing(int) Imposta la distanza codice completo dell’esempio mostrato in Fig. 4.
orizzontale tra un elemento e l’altro della griglia
con un valore in pixel. L’attributo XML corrispon-
dente è android:horizontalSpacing, che permet-
te di specificare anche un’unità di misura diffe- SPINNER Fig. 3: GridView in azio-
ne, con una matrice di
rente dai pixel per la dimensione. Uno spinner è un elenco a tendina dal quale è pos- dodici immagini distri-
sibile selezionare un elemento. In Android gli spin- buite su tre colonne
• setVerticalSpacing(int) Imposta la distanza verti- ner sono delle estensioni di AdapterView, e quindi
cale tra un elemento e l’altro della griglia con un rientrano nella panoramica odierna. Utilizzarli è
valore in pixel. L’attributo XML corrispondente è davvero molto semplice, anche perché sono dei
android:verticalSpacing, che permette di specifi- componenti più basilari rispetto ai ListView o i
care anche un’unità di misura differente dai pixel GridView esaminati nei paragrafi precedenti. Il

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50 Giugno And
2010 /o g67
roi d pr r amG
m in g
MOBILE
Liste, tabelle
� eListe, tabelle
gallerie e gallerie di immagini
di immagini Android programming

codice Java è il seguente: View) Questo metodo viene richiamato quando


la selezione precedente viene annullata, e quindi
Spinner spinner = new Spinner(this); nessuna voce è selezionata. L’argomento
adapterView rappresenta l’oggetto che ha subito
In XML diventa: l’evento, che nel caso specifico sarà quindi uno
Spinner.
<Spinner android:layout_width="fill_parent"
android:layout_height="wrap_content" Ecco un esempio in grado di funzionare con uno
android:id="@+id/mioSpinner" spinner i cui elementi sono stringhe:
/>
spinner.setOnItemSelectedListener(new
Opzionalmente, con il metodo setPrompt() o con OnItemSelectedListener()
l’attributo android:prompt, è possibile dare un {...
titolo alla lista di scelte che viene mostrata all’at-
tivazione dello spinner. Per esempio:

spinner.setPrompt("Seleziona l’elemento che IL COMPONENTE GALLERY


preferisci"); Chiudiamo la panoramica sugli AdapterView
parlando del componente android.widget.
I dati mostrati nella lista saranno, naturalmente, Gallery. Come il nome lascia facilmente indovi-
Fig. 5: Esempio forniti da un adattatore che potete implementa- nare, si tratta di un widget particolarmente adat-
di Spinner con elementi re come meglio credete, per poi impostarlo con to per la costruzione di gallerie di immagini.
testuali setAdapter(): L’oggetto Gallery, ad ogni modo, può gestire
qualsiasi View al suo interno, e non solo quelle di
spinner.setAdapter(mioAdapter); tipo ImageView. Il risultato prodotto è quello di
una galleria sfogliabile, dove i dati inseriti all’in-
In molti casi gli spinner vengono utilizzati con terno del contenitore possono essere spostati
elementi testuali, e quindi in accoppiata con un verso destra o verso sinistra con il tocco del dito,
ArrayAdapter. per visualizzare l’elemento successivo o prece-
Tuttavia non esistono vincoli in merito: se nella dente. L’impiego di Gallery ricalca il modello
vostra applicazione ha senso, potete utilizzare un ripetuto più volte nei paragrafi precedenti. Si può
qualsiasi altro adapter, per mostrare widget com- cioè usare il codice Java:
L’AUTORE plessi, magari con immagini, come elementi
della lista di selezione. Quale sia l’elemento sele- Gallery gallery = new Gallery(this);
Carlo Pelliccia lavora presso zionato è sempre possibile saperlo chiamando il
4IT (www.4it.it), dove si metodo getSelectedItem(). Lo vediamo in questo Oppure, se preferite, potete usare la formulazione
occupa di analisi esempio: XML:
e sviluppo software per
piattaforme Java. Nella sua
carriera di technical writer ha String voceSelezionata = (String) <Gallery
pubblicato cinque manuali ed spinner.getSelectedItem();
oltre centocinquanta articoli, android:layout_width="fill_parent"
molti dei quali proprio tra le Su uno spinner non si possono usare android:layout_height="fill_parent"
pagine di ioProgrammo. Il
OnItemClickListener o OnItemLongClickListener, android:id="@+id/miaGalleria" />
suo sito, che ospita anche
diversi progetti Java Open come nei due componenti studiati in precedenza.
Source, è disponibile Per intercettare la selezione di un elemento è però Siccome spesso i componenti Gallery sono adope-
all’indirizzo possibile fare ricorso al metodo setOnItem rati per sfogliare una serie di immagini, come adat-
www.sauronsoftware.it SelectedListener() e alla corrispettiva interfaccia tatore potete usare l’ImageAdapter sviluppato
android.widget.AdapterView.OnItemSelected qualche paragrafo sopra come estensione di
Listener. Due, in questo caso, sono i metodi da BaseAdapter:
implementare:
gallery.setAdapter(new ImageAdapter(this, images));
• onItemSelected(AdapterView<?> adapterView,
View view, int position, long id) Questo metodo I listener utilizzabili sono, ancora una volta,
viene richiamato alla selezione di un elemento OnItemClickListener e OnItemLongClickListener.
della lista. Gli argomenti sono equivalenti a quel- Un esempio completo e funzionante lo potete tro-
li già conosciuti con i metodi onItemClick() di vare nel CD-Rom allegato alla rivista.
OnItemClickListener.
• onNothingSelected(AdapterView<?> adapter Carlo Pelliccia

G 68 / Giugno 2010
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A n d ro id p r o g r a m m ing 51
programming Android:
MOBILE
Android l’utilizzol’utilizzo
Android: di temidie temi
stili e stili

UN’APPLICAZIONE
CON STILE
IL DESIGN È UNO DEI FATTORI PIÙ IMPORTANTI IN AMBITO MOBILE. NON È SUFFICIENTE
CHE UN’APPLICAZIONE FUNZIONI: DEVE ANCHE ESSERE ELEGANTE E GRADEVOLE ALLA
VISTA. PER QUESTO OGGI SCOPRIREMO COME GESTIRE IL LOOK DELLE APPLICAZIONI

P
er tutta la durata di questo corso, abbiamo che il testo sia grassetto e corsivo (con la proprietà
più volte rimarcato come Android spicchi tra textStyle), di colore giallo (textColor), grande 20
gli altri sistemi mobili per la modernità dei punti (textSize), con un font a spaziatura fissa (type-
suoi concetti e per la tipologia dei suoi strumenti, face) e distanziato di 10 punti dai bordi del widget
soprattutto per quel che riguarda il design delle (padding). Tutte queste proprietà potrebbero essere
interfacce utente. Realizzare una UI per Android, espresse anche con del codice Java, ma natural-
infatti, è un’operazione che ricorda più il design di mente in XML è molto più semplice configurare
una pagina Web che non la costruzione di un’ap- lo stile di un widget. Utilizzando Eclipse, poi, lo è
plicazione a finestre su un sistema desktop. Grazie ancora di più, visto che si possono utilizzare le pro-
❑ CD ❑ WEB
android_10.rar al linguaggio di layout basato su XML, in Android cedure guidate messe a disposizione dal plug-in per
ogni widget dell’interfaccia può essere velocemen- lo sviluppo Android.
cdrom.ioprogrammo.it
te espresso e configurato. Tra le tante cose che
Android permette, c’è anche la possibilità di inter-
venire sull’aspetto di ciascun widget, modifican-
done ad esempio il colore, i bordi, lo stile del testo,
l’immagine di sfondo e così via. Oggi ci concen-
treremo proprio su questo aspetto, introducendo i
concetti di stile e tema. Fig. 1: Un componente TextView personalizzato nelle sue
proprietà di stile

BISOGNA AVERE STILE! Supponiamo ora di voler sviluppare un’applica-


Nel gergo di Android (e non solo), uno stile è un zione che faccia uso di diverse decine di compo-
insieme di proprietà che possono essere applicate nenti TextView come quello appena dimostrato.
ad un widget per modificarne l’aspetto esteriore. Ci A livello di XML, magari aiutandoci con un po’
è già capitato di utilizzare delle proprietà di stile in di copia-incolla, potremmo naturalmente definire
alcuni dei codici studiati durante gli appuntamenti tanti widget tutti uguali, semplicemente replicando
precedenti. Per andare dritti al punto, prendiamo su ognuno di essi le medesime proprietà di stile.
in esempio il caso di un componente TextView così Come soluzione funziona, però non è il massimo
REQUISITI
definito: della convenienza. Anzitutto ci sono un sacco di
definizioni duplicate, e questo già di per sé non è un
Conoscenze richieste <TextView buon inizio. La cosa peggiore, però, è che diventa
Basi di Java android:layout_width=”fill_parent” più difficile mantenere omogeneo lo stile di tutta
android:layout_height=”wrap_content” l’applicazione. Facciamo ad esempio il caso che
Software
android:text=”@string/message” il cliente che ci ha commissionato l’applicazione,
Java SDK (JDK) 5+,
Android SDK, Eclipse android:textStyle=”bold|italic” dopo averla vista, ci dice “mi sa che ho cambiato
3.3+, ADT
android:textColor=”#FFFF00” idea e che le scritte adesso le voglio verdi e un po’
android:textSize=”20sp” più grosse”. In questo caso dovremmo tornare a
Impegno
android:typeface=”monospace” lavorare su tutti gli XML, ricercando ogni occorren-
android:padding=”10dp” /> za di TextView e andando a correggere le proprietà.
Tempo di realizzazione
Poi bisognerebbe riverificare ciascuna schermata
Questa etichetta di testo ricorre a diverse proprietà per essere sicuri di non aver commesso errori.
di stile. Nello specifico, si richiede esplicitamente Insomma, in fin dei conti quel copia-incolla iniziale

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Android:
Android: l’utilizzol’utilizzo
di temidie temi
stili e stili AndroidMOBILE
programming

potrebbe costarci parecchia fatica in futuro. Questo TextView, una volta caricato in un’attività,
Per questo motivo Android mette a disposizione apparirà identico a quello dimostrato in apertura
uno speciale costrutto XML che permette di definire di paragrafo. Adesso, però, è possibile realizzarne
gli stili come delle entità indipendenti, slegate cioè a iosa senza dover fare copia-incolla degli attributi
dal widget o dai widget cui sono applicate. Gli stili di stile: basterà applicare a tutti lo stile textViewSt-
possono essere definiti negli XML di tipo resources, yle01, e tutti i testi appariranno gialli e in grassetto.
come già siamo abituati a fare con le stringhe. La La richiesta del cliente di cambiare le dimensioni
cartella di progetto da utilizzare, quindi, è “res/ ed il colore del testo, adesso, potranno essere sod-
values” (o una delle sue varianti) e il modello da disfatte nel giro di un minuto, modificando un solo
seguire è il seguente: file XML, cioè quello che contiene la definizione
dello stile.
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>
<resources>
<style name=”textViewStyle01”>
<item name=”android:textStyle”>bold|italic</ EREDITÀ NEGLI STILI
item> Chi di voi conosce il Web design, l’HTML ed i CSS
si starà sicuramente trovando a proprio agio. Il NOTA
<item name=”android:textColor”>#FFFF00</item> modello di gestione degli stili di Android, infatti,
<item name=”android:textSize”>20sp</item> ha fatto tesoro dell’esperienza del Web. Dai fogli di
<item name=”android:typeface”>monospace</ stile CSS, infatti, riprende anche un’altra caratte- FILE CONSIGLIATI
item> ristica: l’ereditarietà. Cerchiamo di capire insieme Stili e temi, come si è
<item name=”android:padding”>10dp</item> cosa significhi e quali vantaggi comporti. visto, vanno definiti in file
</style> Torniamo all’esempio del cliente petulante del XML di tipo resources, da
</resources> posizionare al percorso
paragrafo precedente. Nell’applicazione che stiamo /res/values (o varianti). Non
realizzando per lui abbiamo fatto uso di numerosi ci sono vincoli sui nomi
I singoli <item> rappresentano le proprietà che oggetti TextView. Stando alla specifica iniziale del dei file XML posizionabili
entrano a far parte dello stile. Nomi e valori, come software, il testo in questi componenti deve appa- a questo percorso, e per-
è possibile osservare, devono essere ricavati dagli rire giallo e di una certa dimensione. Così abbiamo tanto potete crearne quanti
ne volete e con i nomi che
attributi dei widget e dai valori che è possibile attri- definito uno stile e lo abbiamo applicato ad ogni più desiderate. Potete met-
buire a questi ultimi. occorrenza del widget TextView. Il cliente, succes- tere uno stile in ogni file,
In un singolo file di risorse, naturalmente, posso- sivamente, ci ha chiesto delle modifiche, che noi oppure fare un solo file con
no essere definiti più stili, usando più occorrenze siamo stati in grado di apportare istantaneamente tutti gli stili della vostra
del tag <style>. Ciascuno stile deve avere un nome modificando lo stile applicato al testo. La soddi- applicazione. Per Android,
in fin dei conti, è la stessa
univoco. Il nome possiamo stabilirlo noi come sfazione del cliente è stata enorme nel constatare cosa. La maggior parte
meglio preferiamo, certamente facendo in modo quanto fossimo veloci ed efficienti nell’applicare la degli sviluppatori della
che sia significativo nel nostro caso specifico. Nel modifica richiesta. Per questo, il cliente ci ha preso comunità Android, ad ogni
caso appena mostrato, ad esempio, si sta preparan- gusto... Girovagando tra le schermate dell’applica- modo, preferisce usare un
do uno stile che si intende applicare a dei widget zione, adesso gli è venuto in mente che alcune delle unico file styles.xml per gli
stili ed un unico file the-
TextView. Per questo si è scelto di chiamarlo text- scritte che abbiamo modificato – solo alcune, però, mes.xml per i temi. Spesso
ViewStyle01. Il nome potrà successivamente essere non tutte – dovrebbero essere un po’ più piccole, ed risulta conveniente seguire
impiegato per richiamare lo stile. Il modello da inoltre andrebbero allineate al centro dello scher- questa convenzione.
seguire in Java sarà: mo invece che a sinistra. Contiamo fino a dieci,
sfoggiamo un sorriso compiacente, annuiamo, e
R.style.textViewStyle01 mettiamoci a lavoro.
Abbiamo diverse possibilità. Naturalmente non
Mentre in XML sarà: possiamo modificare lo stile textViewStyle01, perché
questo significherebbe modificare tutti i TextView
@style/textViewStyle01 che ne fanno uso, e non solo quelle poche unità
indicate dal cliente. Potremmo allora raggiungere
Una volta pronto, lo stile può essere applicato ad ogni occorrenza di TextView da modificare, sgan-
un widget qualsiasi attraverso il suo attributo style. ciarla dallo stile definito in precedenza, e definire
Ad esempio: su ciascuna di esse il nuovo stile usando gli attri-
buti di stile previsti da TextView. Come soluzione
<TextView funzionerebbe, ma sarebbe un passo indietro. La
android:layout_width=”fill_parent” cosa migliore da fare, invece, è definire un secondo
android:layout_height=”wrap_content” stile, da applicare poi in sostituzione del proce-
android:text=”@string/message” dente soltanto a quelle etichette che devono essere
style=”@style/textViewStyle01” /> modificate. La definizione degli stili, in questo caso,

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programming Android:
MOBILE
Android l’utilizzol’utilizzo
Android: di temidie temi
stili e stili

diverrebbe: <item name=”android:textStyle”>bold|italic</


item>
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> <item name=”android:textColor”>#00FF00</item>
<resources> <item name=”android:textSize”>20sp</item>
<style name=”textViewStyle01”> <item name=”android:typeface”>monospace</
<item name=”android:textStyle”>bold|italic</ item>
item> <item name=”android:padding”>10dp</item>
<item name=”android:textColor”>#00FF00</item> </style>
<item name=”android:textSize”>20sp</item> <style name=”textViewStyle01.PiccoloCentrato”>
<item name=”android:typeface”>monospace</ <item name=”android:textSize”>16sp</item>
item> <item name=”android:gravity”>center</item>
<item name=”android:padding”>10dp</item> </style>
</style> </resources>
<style name=”textViewStyle02”>
<item name=”android:textStyle”>bold|italic</ In questo caso non abbiamo più uno stile text-
item> ViewStyle02. Abbiamo invece definito un sotto-
<item name=”android:textColor”>#00FF00</item> stile di textViewStyle01, chiamato textViewStyle01.
<item name=”android:textSize”>16sp</item> PiccoloCentrato. Questo nuovo stile è, come risulta-
<item name=”android:typeface”>monospace</ to visivo finale, identico al textViewStyle02 del caso
item> precedente, ma è concettualmente più corretto. Il
<item name=”android:padding”>10dp</item> solo fatto che sia un sottostile di textViewStyle01, fa
<item name=”android:gravity”>center</item> sì che dallo stile genitore vengano ereditate tutte le
</style> proprietà precedentemente dichiarate. All’interno
</resources> del sottostile, quindi, non è necessario specificare
il colore, il padding, il tipo di carattere o qualsiasi
Adesso non dobbiamo far altro che andare a ricer- altra proprietà in comune con il padre. All’interno
care quelle TextView che devono usare il secondo del sottostile, invece, si devono specificare soltanto
stile al posto del primo, ed il gioco è fatto. le differenze rispetto allo stile genitore, che in que-
sto caso sono la dimensione e l’allineamento. Se il
NOTA cliente ci dovesse chiedere di tornare ad utilizzare
il colore giallo per le scritte, ci basterà modificare il
valore della proprietà android:textColor di textView-
FULLSCREEN Style01, e la modifica sarà propagata automatica-
Un’attività può essere mente anche al sottostile PiccoloCentrato.
mandata a tutto scher- In XML ci si riferisce ad un sottostile usando la
mo applicandole il tema notazione puntata, così come si è fatto quando lo
Theme.NoTitleBar. Fig. 2: Due componenti di testo con stili diversificati
Fullscreen. si è definito:
in alcune caratteristiche soltanto
<TextView style=”@style/textViewStyle01.
PiccoloCentrato” ... />

La soluzione funziona perfettamente, ma possiamo


fare di meglio. Guardate attentamente la definizio- In Java, invece, il punto diventa un trattino basso
ne dei due stili. C’è ridondanza di informazioni e, (underscore):
come sapete, ciò è male. I due stili definiti, infatti,
sono correlati e per questo molto simili: differiscono R.style.textViewStyle01_PiccoloCentrato

solo in alcuni particolari. Il secondo stile introdot-


to, infatti, è solo una variazione del primo, e non Un’altra cosa importante: non c’è un limite alla pro-
un vero e proprio stile a sé. Se adesso il cliente ci fondità dell’albero dei sottostili. Se adesso il cliente
venisse a chiedere di cambiare di nuovo il colore del ci dovesse chiedere di fare in modo che alcune delle
testo, riportandolo a giallo, dovremmo modificare scritte piccole centrate abbiano anche un’ombra,
due stili anziché uno solo, e la cosa sarebbe inna- potremmo definire un sotto-sottostile:
turale proprio perché i due stili sono fortemente
correlati. L’ereditarietà degli stili serve proprio per <style name=”textViewStyle01.PiccoloCentrato.

gestire situazioni di questo tipo: Ombra”>


<item name=”android:shadowColor”>#00FF66</
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> item>
<resources> <item name=”android:shadowDx”>1.5</item>
<style name=”textViewStyle01”> <item name=”android:shadowDy”>1.5</item>

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Android:
Android: l’utilizzol’utilizzo
di temidie temi
stili e stili AndroidMOBILE
programming

<item name=”android:shadowRadius”>1.5</item> </application>


</style>

L’attributo android:theme può essere applicato


anche al tag <activity>, se vi interessa fare in modo
che attività differenti della stessa applicazione fac-
ciano uso di temi differenti.
Quando uno stile è applicato come tema, tutti i
widget dell’applicazione o dell’attività ne ereditano
le proprietà. Applicando il tema mostrato sopra, ad
esempio, si otterrà un’applicazione dallo sfondo
bianco e dalle scritte nere, senza la necessità di NOTA
associare esplicitamente ai componenti utilizzati.
Tutti i TextView, quindi, saranno automaticamente
Fig. 3: Stili e sottostili in azione con sfondo bianco e testo nero. DP E SP
Le unità di misura appli-
cabili alle dimensioni, in
Android, sono molteplici.
Tuttavia le più consigliate
TEMI sono dp e sp. La prima si
Quando si applica uno stile ad un widget, le proprie- applica alle distanze, ed è
tà dello stile specificato influenzano solo e soltanto praticamente una misura
il componente al quale sono state attribuite. Nessun in pixel riscalata in base
altro widget sarà condizionato dallo stile applicato alla densità dello schermo.
Con schermi a 160 dpi
al componente. In Android esiste però la possibilità (densità media) 1 dp corri-
di applicare uno stile globale ad un’attività o ad sponde ad 1 px. Se la den-
un’applicazione, facendo in modo che venga auto- sità aumenta (ad esempio
maticamente assorbito da tutti i widget mostrati. In Fig. 4: Applicando un tema è possibile stravolgere completa- più di 200 dpi), però,
questo caso si dice che si utilizza un tema. mente l’aspetto delle applicazioni la dimensione dei pixel
diminuisce, e per questo
Per impostare un tema per la vostra applicazione il sistema fa in modo che
dovete per prima cosa creare uno stile. Prendiamo 1 dp diventi 2 px o più.
in considerazione il seguente: Non è detto che tutti i widget usati poi nell’ap- Viceversa avviene con
plicazione supportino l’intero set di proprietà di densità inferiori alla media.
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> stile specificate nel tema. Ad esempio, i widget Insomma, il dp è un’unità
<resources> di misura che consente di
ImageView non contengono testo e, di conseguen- preservare grosso modo
<style name=”mioTema”> za, non supportano le proprietà che impostano le distanze al variare della
<item name=”android:background”>#FFFFFF</ colore, dimensione ed altri aspetti del testo. Quando densità dei pixel nello
item> ciò accade, il widget non fa altro che prelevare dal schermo. L’unità sp è simi-
<item name=”android:textColor”>#000000</item> tema ed applicare soltanto quelle proprietà che è in le, ma è pensata per esse-
<item name=”android:textStyle”>bold</item> re applicata al testo: tiene
grado di supportare. infatti conto non solo della
<item name=”android:textSize”>16sp</item>
densità dello schermo, ma
<item name=”android:typeface”>monospace</ anche delle impostazioni
item> dell’utente sulle dimensioni
<item name=”android:padding”>10dp</item> STILI E TEMI delle scritte. In un disposi-
tivo impostato per visualiz-
<item name=”android:gravity”>top|center</item> PREDEFINITI zare scritte molto grandi,
</style> Quando non si applicano né stili né temi, all’interno 1 sp corrisponderà ad
</resources> delle nostre applicazioni, Android non fa altro che una dimensione maggiore
usare i suoi stili ed i suoi temi predefiniti. L’aspetto rispetto ad un sistema
Questo stile imposta uno sfondo bianco ed un testo di ciascun widget, infatti, è definito attraverso un con medesima densità di
schermo ma impostato con
nero, oltre a definire altre proprietà sul testo e sulla insieme di proprietà di stile che possiamo cono- caratteri più piccoli.
disposizione degli elementi. Per applicarlo all’inte- scere ed esplorare. Quando si applica uno stile
ra applicazione, anziché ad un singolo elemento, personale ad un widget, in realtà, non si fa altro che
dovete modificare AndroidManifest.xml. Là dove sovrapporre il proprio stile a quello già predefinito
viene definita l’applicazione, fate come segue: per quel widget. Ma quanti e quali sono gli stili
ed i temi previsti in Android? Non staremo qui ad
<application elencarli uno ad uno, per motivi di spazio ma anche
android:icon=”@drawable/icon” perché esistono differenze tra le diverse versioni del
android:label=”@string/app_name” sistema. Potete, in base ad i vostri interessi, con-
android:theme=”@style/mioTema”> sultare quali siano gli stili ed i temi previsti per una
... specifica piattaforma Android.

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programming Android:
MOBILE
Android l’utilizzol’utilizzo
Android: di temidie temi
stili e stili

Nel disco rigido del computer che state utilizzando allora realizzare un’attività che appaia all’utente
per sviluppare, localizzate dove avete installato come una finestra di dialogo, facendo così nell’An-
l’SDK di Android. Qui dovreste avere una directory droidManifest.xml:
chiamata “platforms”. Questa cartella contiene le
diverse versioni di Android che avete scaricato ed <activity android:theme=”@android:style/Theme.

integrato nel vostro SDK. Saranno cartelle del tipo Dialog”>

“android-1”, “android-2”, “android-3” e così via,


dove il numero associato alla cartella corrisponde
alla revisione delle API abbinata (Android 2.1, ad
esempio, è API Level 7). Scegliete la directory che ESTENDERE GLI STILI
corrisponde alla piattaforma di vostro interesse e ED I TEMI PREDEFINITI
seguite ora il percorso “data/res/values”. Qui tro- Gli stili ed i temi predefiniti possono anche essere
vate i file di risorsa predefiniti per la piattaforma estesi. Come abbiamo appena osservato, Android
Android selezionata. Per stili e temi, rispettivamen- fornisce parecchie alternative ai temi e agli stili di
te, potete consultare i file styles.xml e themes.xml. base, ma naturalmente può capitare che neanche le
Gli stili ed i temi predefiniti di Android possono alternative incorporate soddisfino i requisiti di una
essere riferiti in XML usando la sintassi: particolare applicazione. Ecco allora che ci ritrove-
remo a dover creare il nostro tema custom. Piuttosto
@android:style/NomeStile che crearlo e definirlo da zero, che è un’operazione
lunga e tediosa, possiamo pensare di estendere uno
Il tema predefinito per le attività, ad esempio, è dei temi incorporati, variandolo solo là dove non ci
quello al percorso: sta bene. Uno stile o un tema predefinito possono
essere estesi osservando la seguente sintassi XML:
@android:style/Theme
<style name=”mioStile” parent=”@android:style/

Gli stessi stili e temi sono riferibili e consultabili StilePredefinito”>

anche da codice Java. Gli identificativi per ciascun ...

stile sono disponibili nella speciale classe R, non </style>

quella di progetto, ma quella di sistema, che è rife-


L’AUTORE ribile con il percorso android.R. Il tema principale Ad esempio:
delle attività di Android, ad esempio, può essere
riferito in Java così: <style name=”mioTema” parent=”@android:style/

Carlo Pelliccia lavora Theme”>


presso 4IT (www.4it.it), android.R.style.Theme <item name=”android:windowBackground”>@drawa
dove si occupa di analisi ble/miobackground</item>
e sviluppo software per </style>
piattaforme Java. Nella È interessante osservare come Android contenga
sua carriera di technical delle varianti per ciascuno stile e per ogni tema
writer ha pubblicato cinque predefinito. Ad esempio, il tema principale Theme Si è appena realizzato un tema uguale in tutto e
manuali ed oltre duecento prevede delle estensioni come Theme.Light (un per tutto a quello di base, fatta eccezione per lo
articoli, molti dei quali tema dai colori chiari), Theme.Translucent (un tema sfondo delle finestre, che sarà realizzato servendosi
proprio tra le pagine di
ioProgrammo. Il suo sito, dell’immagine raggiungibile al percorso @drawa-
che ospita anche diversi ble/miobackground. Non resta che applicare questo
progetti Java Open Source, tema ad un’attività, come abbiamo imparato a fare
è disponibile all’indirizzo nei paragrafi precedenti:
www.sauronsoftware.it
<activity android:theme=”@style/mioTema”>

Carlo Pelliccia

Fig. 5: Un’attività con l’aspetto di una finestra di dialogo,


ottenuta applicando il tema predefinito Theme.Dialog

dallo sfondo trasparente), Theme.Dialog (il tema


delle finestre di dialogo) ed altri ancora. Queste
estensioni del tema principale sono lì proprio per Fig. 6: Un tema costruito estendendo il tema di base di
essere adoperate da noi sviluppatori. Potremmo Android e modificando lo sfondo e le dimensioni del testo

5658 / Luglio 2010 h ttp ://www.io


And roi d pprrog
o grraam
mmmoin.igt
La gestione
MOBILE La gestione del filedel file system
system Android programming

LO STORAGING
SECONDO ANDROID
LEGGERE E SCRIVERE FILE DAL DISCO DI UNO SMARTPHONE ANDROID È UN’OPERAZIONE
POSSIBILE MA SOGGETTA A RESTRIZIONI DI SICUREZZA E A NORME DI BUON USO.
OGGI IMPAREREMO COME UTILIZZARE CORRETTAMENTE IL FILE SYSTEM DI ANDROID

C
onclusa la panoramica dedicata alla rea- fortunatamente per noi, spendono molte risorse nella
lizzazione delle UI (interfacce utente) delle revisione del loro codice e nei test di sicurezza dello
applicazioni Android, andiamo da oggi a con- stesso. Significa che i sistemi operativi ed i software
centrarci su altri aspetti della piattaforma mobile di che girano al loro interno, oggi, sono molto meno
Google, egualmente indispensabili per applicazioni vulnerabili rispetto a qualche anno fa. Naturalmente
distribuibili e vendibili nel mondo reale. Cominciamo non esiste e non esisterà mai un sistema o un software
parlando di file system. Qualunque applicazio- sicuro al 100%, e per questo i produttori investono
ne Android, infatti, può leggere e scrivere file dalla anche nel correggere velocemente le falle che ven-
memoria interna del telefono o da una scheda esterna gono scoperte, distribuendo poi gli aggiornamenti in
❑ CD ❑ WEB
Android 153.rar inserita nel dispositivo. I principi da osservare per maniera rapida e trasparente.
compiere questo genere di operazioni differiscono Sul secondo fronte, quello cioè che fa leva sul fattore
cdrom.ioprogrammo.it
leggermente dalle normali pratiche Java adoperate umano, la battaglia è invece un po’ più complessa ed
negli applicativi desktop o server. Scopriamo insieme arretrata. C’è chi, come Apple, richiede di approvare
come fare per leggere e scrivere file dall’interno di preventivamente qualunque applicazione prodotta
un’applicazione Android. per le piattaforme iPhone, iPod e iPad. L’utente può
installare applicazioni solo se le preleva dallo store
di Apple, che ha verificato una ad una le applicazioni
disponibili, convalidandone sicurezza, attendibilità e
SICUREZZA funzionalità. L’utente, così, non rischia di cadere in
PRIMA DI TUTTO trappola. Da una parte questo approccio risolve quasi
Le piattaforme mobili di nuova generazione sono figlie completamente il problema del fattore umano della
di una ritrovata attenzione per la sicurezza dell’utente, sicurezza, ma dall’altro limita pesantemente la libertà
dei suoi dati e del suo dispositivo. I sistemi operativi dell’utente e dei produttori di software. Insomma,
per desktop, Windows in primis, sono continuamente la cura rischia di essere peggiore del male. Android,
vittima di virus e malware di ogni sorta. Questa piaga al contrario, è permeato da una filosofia più aperta,
è da sempre causa di grossa frustrazione per chi il e per questo lascia maggiore libertà ad utenti e pro-
computer lo utilizza per svago o per lavoro, pur non grammatori, senza costringerli ad un unico canale
essendone un esperto e non comprendendone i mec- di approvvigionamento delle applicazioni. Tutto ciò,
canismi interni. Siccome gli smartphone sono sempre però, deve essere conciliato con la necessità di non far
REQUISITI
più simili ai PC, sia come potenza di calcolo sia come proliferare il malware su questa piattaforma software.
possibilità dei loro software, i produttori di sistemi Nel caso di Android, quindi, non esiste un unico store
Conoscenze richieste mobili stanno facendo il possibile per evitare che delle applicazioni, ma ne esistono diversi. C’è quello
Basi di Java
anche le loro piattaforme possano diventare vittima principale, l’Android Market di Google, ma per il resto
di tale piaga. chiunque è libero di realizzare il proprio, ed infatti
Software
Java SDK (JDK) 5+, Il software malevolo può insediarsi in un sistema in diversi produttori lo hanno già fatto. In questo caso,
Android SDK, Eclipse due differenti maniere: sfruttando una vulnerabilità quindi, si può scegliere di chi fidarsi, godendo sia di
3.3+, ADT
interna del sistema operativo o di qualche software una maggiore libertà sia di un senso di sicurezza basa-
Impegno che vi è installato, oppure convincendo l’utente ad to sulla fiducia per lo store che si sta adoperando. Ad
eseguire un programma che all’apparenza è inno- ogni modo resta sempre viva la possibilità di installare
cuo, ma che in realtà nasconde qualcosa di losco. Sul applicazioni procurate anche senza la mediazione
Tempo di realizzazione
primo fronte si combatte una battaglia fatta di investi- di uno store. È dunque necessario che il sistema sia
menti sulla sicurezza del codice prodotto. I creatori di intrinsecamente sicuro, in modo che l’utente corra
Android e di tutti i sistemi operativi contemporanei, meno rischi possibile.

66 /Agosto 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 57
h ttp ://www.io pr o g r a m m o .i t
Android programming La gestione del filedel
La gestione system
file system MOBILE

STORAGE INTERNO java.io.FileOuputStream, che può essere pertanto


Le applicazioni Android dispongono tutte di una por- manipolato come un qualsiasi output stream di Java.
zione di spazio sul file system all’interno del quale Si faccia pertanto riferimento alla documentazione
possono creare e leggere dei file. Tale spazio è appan- Java per quel che riguarda l’utilizzo di stream e affi-
naggio esclusivo dell’applicazione: altri pacchetti ni. Infine openFileOutput() può propagare una java.
installati nel dispositivo non possono farvi accesso. io.FileNotFoundException. Ciò avviene quando il file
Insomma, ciascuna applicazione dispone di un’area non può essere creato perché non valido.
protetta ed esclusiva all’interno della quale può fare Il file creati con openFileOutput() possono successi-
ciò che vuole, senza però arrecare disturbo al siste- vamente essere riletti servendosi di un altro metodo
ma o alle altre applicazioni che vi sono installate. La messo a disposizione da Context:
classe android.content.Context, che è quella da cui
derivano Activity e tutti gli altri mattoni fondamentali public abstract FileInputStream openFileInput
di Android, dispone di una serie di metodi utili per (String name)
interagire con la porzioni di file system esclusiva- throws FileNotFoundException
mente assegnata all’applicazione. Per scrivere un file
all’interno dell’area è disponibile il metodo: Il parametro name, come è facile immaginare,
è il nome del file da recuperare. L’eccezione java. NOTA
public FileOutputStream openFileOutput(String io.FileNotFoundException viene propagata se il file
name, int mode) richiesto non esiste. L’oggetto restituito è un input
throws FileNotFoundException stream standard di tipo java.io.FileInputStream. ANDROID 2.2
Questo oggetto, come nel caso precedente, può essere Se siete appassionati di
Il parametro name è il nome del file da scrivere, men- utilizzato secondo la comune prassi Java per la lettura Android, certamente la
notizia non vi sarà sfuggi-
tre il parametro mode può essere: dei contenuti del file. I file non più utili possono essere ta: è stato da poco rilascia-
cancellati con il metodo: to Android 2.2, nome in
• Context.MODE_PRIVATE codice Froyo. Le principali
Rende il file privato, cioè appannaggio esclusivo public boolean deleteFile(String name) novità di questa release
dell’applicazione che lo sta scrivendo. Nessun’altra riguardano le presentazio-
ne della macchina virtuale
applicazione potrà vederlo, leggerlo o sovrascri- In questo caso non ci sono eccezioni da gestire, ma il Dalvik: grazie all’introdu-
verlo. metodo restituisce un booleano per indicare se il file zione della compilazione
specificato è stato effettivamente rimosso oppure no. JIT (Just In Time) il codice
• Context.MODE_APPEND Infine i file conservati nell’area riservata all’applica- Java riesce a correre fino
Agisce in append sul file specificato, cioè se il file zione possono essere elencati con il metodo: al 400% più velocemente!
Dal punto di vista di noi
già esiste, invece di sovrascriverlo, gli accoda i sviluppatori, ci sono anche
nuovi byte che saranno scritti nello stream. Utile public String[] fileList() novità a livello delle inter-
quando si generano report e log. facce di programmazione,
Il metodo restituisce un array con i nomi di tutti i file che hanno raggiunto l’API
• Context.MODE_WORLD_READABLE associati all’applicazione. Level 8. Simultaneamente
è stata rilasciata anche la
Rende il file accessibile in sola lettura dalle altre versione R6 dell’SDK e la
applicazioni installate nel sistema. 0.9.7 del plug-in ADT per
Eclipse. Aggiornate pertan-
• Context.MODE_WORLD_WRITEABLE REALIZZIAMO to tutti i vostri ambienti alle
Rende il file accessibile in sola scrittura dalle altre UN BLOCCO NOTE nuove versioni.
applicazioni installate nel sistema. Realizziamo insieme un’applicazione dimostrativa in
grado di scrivere e leggere da un file conservato nello
Due o più costanti possono essere applicate contem- spazio riservato all’applicazione stessa. Realizzeremo
poraneamente con l’operatore binario OR (simbolo: una specie di blocco note, che l’utente potrà utilizzare
pipe). Ad esempio se si vuole generare un file privato per prendere appunti. Gli appunti saranno salvati su
in append si può fare: un file interno all’applicazione, che l’utente potrà suc-
cessivamente richiamare. Chiameremo l’applicazione
Context.PRIVATE | Context.APPEND ed il corrispondente progetto “FileDemo01”. Partiamo
definendo le seguenti risorse su res/values/strings.xml:
Un file condiviso con le altre applicazioni sia in lettura
che in scrittura, invece, dovrà avere modo: <?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>
<resources>

Context.MODE_WORLD_READABLE | Context. <string name=”app_name”>FileDemo01</string>

MODE_WORLD_WRITEABLE <string name=”saveButton”>Salva</string>


<string name=”loadButton”>Carica</string>

Il metodo openFileOutput() restituisce un oggetto </resources>

58
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2010 /o67
roi d pr g r am m in g
MOBILE La gestione
La gestione del filedel file system
system Android programming

A queste affianchiamo il seguente layout da posizio- @Override

nare su res/layout/main.xml: public void onClick(View v) {


load(“testo.txt”);
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> }
<LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android. });
com/apk/res/android” }
android:layout_width=”fill_parent” private void save(String filename) {
android:layout_height=”fill_parent” EditText textArea = (EditText) findViewById
android:orientation=”vertical”> (R.id.textArea);
<LinearLayout android:layout_width=”fill_parent” String text = textArea.getText().toString();
android:layout_height=”wrap_content” Writer writer = null;
android:orientation=”horizontal”> ...
<Button android:layout_width=”wrap_content”
android:layout_height=”wrap_content” L’attività gestisce il file riservato testo.txt attraverso i
android:id=”@+id/saveButton” due metodi load() e save(), richiamati alla pressione
android:text=”@string/saveButton” /> dei due bottoni disposti nel layout. Il testo viene letto
<Button android:layout_width=”wrap_content” e scritto servendosi delle astrazioni Reader e Writer di
android:layout_height=”wrap_content” Java (cfr. box laterale), utili quando si ha a che fare con
NOTA
android:id=”@+id/loadButton” file di natura testuale.
android:text=”@string/loadButton” /> Sul CD-Rom allegato alla rivista troverete sia l’esem-
READER E WRITER </LinearLayout> pio completo dell’applicazione “FileDemo01”, sia una
java.io.Reader e java. <EditText android:layout_width=”fill_parent” seconda applicazione “FileDemo02” che usa il metodo
io.Writer sono le astrazioni android:layout_height=”fill_parent” fileList() e delle finestre di dialogo per far consentire
di base di Java per la android:id=”@+id/textArea” all’utente di scegliere il nome del file da salvare o da
lettura e la scrittura dei android:inputType=”textMultiLine”
testi. A differenza di java. caricare.
android:gravity=”top|left” />
io.InputStream e java.
io.OutputStream, che </LinearLayout>
ragionano in termini di
byte, i reader ed i writer
trattano caratteri, sequen-
Questo layout riempie il display con una casella di STORAGE ESTERNO
ze di caratteri e perciò testo, all’interno della quale l’utente potrà appuntare I dispositivi Android possono disporre di un secon-
stringhe. Passare da un le proprie note. Al di sopra di essa sono stati dispo- do spazio di storage, definito “storage esterno”.
InputStream ad un Reader sti i due pulsanti “Salva” e “Carica”, utili rispettiva- Solitamente lo storage esterno è una scheda che può
è sempre possibile attra- mente per memorizzare e per richiamare successi- all’occorrenza essere rimossa e sostituita, ma non è
verso la classe ponte java. vamente il testo digitato. Realizziamo ora l’attività detto: in alcuni casi lo storage esterno è comunque
io.InputStreamReader.
Per passare da un it.ioprogrammo.filedemo01.FileDemo01Activity, inca- interno al dispositivo e non rimovibile. A priori, ad
OutputStream ad un Writer, ricata di realizzare la logica di scrittura e lettura del file ogni modo, non è dato saperlo.
invece, ci vuole un java. su comando dell’utente: Pertanto la prima cosa da farsi quando si vuole acce-
io.OutputStreamWriter. dere allo storage esterno, è controllare se questo è
package it.ioprogrammo.filedemo01; disponibile. Il metodo utile per farlo è contenuto sta-
... ticamente nella classe android.os.Environment, ed è:
public class FileDemo01Activity extends Activity {
@Override public static String getExternalStorageState()
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
super.onCreate(savedInstanceState); La stringa restituita può essere confrontata con una
setContentView(R.layout.main); delle seguenti costanti:
Button saveButton = (Button) findViewById
(R.id.saveButton); • Environment. MEDIA_MOUNTED
saveButton.setOnClickListener(new View. Lo storage esterno è disponibile e pronto.
OnClickListener() {
@Override • Environment. MEDIA_MOUNTED_READ_ONLY
public void onClick(View v) { Lo storage esterno è disponibile e pronto, ma è
save(“testo.txt”); possibile accedervi in sola lettura.
}
}); • Environment. MEDIA_UNMOUNTED
Button loadButton = (Button) findViewById Environment. MEDIA_UNMOUNTABLE
(R.id.loadButton); Environment. MEDIA_BAD_REMOVAL
loadButton.setOnClickListener(new View.w() Environment. MEDIA_CHECKING
{ Environment. MEDIA_NOFS

68 /Agosto 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 59
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Android programming La gestione del filedel
La gestione system
file system MOBILE

Environment. MEDIA_REMOVED ORGANIZZAZIONE DELLO


Environment. MEDIA_SHARED STORAGE ESTERNO
Queste altre costanti rappresentano stati di errore Quando si utilizza lo storage esterno, ci sono delle
per cui, per un motivo o per un altro, lo storage norme che è opportuno seguire. Ad esempio si scon-
esterno non è disponibile. La documentazione uffi- siglia di creare file direttamente nella radice dello
ciale approfondisce ciascuno di questi stati. storage. Android infatti organizza il suo storage ester-
no con una serie di directory standard che, in molti
Solitamente, prima di accedere allo storage esterno, si casi, è conveniente utilizzare. Queste solitamente
usa una routine del tipo: sono: NOTA
boolean possoLeggereStorageEsterno = false; • Music, per la musica.
boolean possoScrivereStorageEsterno = false; • Podcasts, per i podcast. DOVE SI TROVA
String state = Environment.getExternalStorageState(); • Ringtones, per le suonerie. LO STORAGE
if (Environment.MEDIA_MOUNTED.equals(state)) { • Alarms, per i suoni da abbinare agli allarmi. DELLA MIA APP?
// Storage esterno disponibile in lettura e scrittura. • Notifications, per i suoni da abbinare alle notifiche. È possibile scoprire quale
possoLeggereStorageEsterno = possoScrivereStora • Pictures, per le foto (escluse quelle fatte con la foto- sia la directory radice dello
geEsterno = true; camera del dispositivo). spazio riservato ad un’ap-
plicazione, chiamando il
} else if (Environment.MEDIA_MOUNTED_READ_ONLY. • Movies, per i video (esclusi quelli ripresi con la vide- metodo di Context getFile-
equals(state)) { ocamera del dispositivo). sDir(). Il metodo restituisce
// Storage esterno disponibile solo in lettura. • Download, per i file scaricati. un oggetto di tipo java.
possoLeggereStorageEsterno = true; io.File. Stampando il per-
possoScrivereStorageEsterno = false; Seguendo questa convenzione diventa molto sempli- corso della directory chia-
} else { mandone il metodo di File
ce condividere dati con le altre applicazioni installate getAbsolutePath(), scopri-
// Storage esterno non disponibile. nel sistema. Ad esempio è possibile realizzare un’at- rete un risultato del tipo:
possoLeggereStorageEsterno = possoScrivereStora tività in grado di mostrare le immagini memorizzate
geEsterno = false; nella card esterna, alla seguente maniera: /data/data/<package appli-
} cazione>/files
package it.ioprogrammo.filedemo04;

Una volta che ci si è accertati che sia possibile accedere ... Con la prospettiva DDMS
allo storage esterno, è possibile farlo recuperandone il public class FileDemo04Activity extends Activity { di Eclipse, inoltre, potrete
percorso attraverso il metodo statico di Environment: esplorare il file system
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) { dell’emulatore o di un
dispositivo collegato,
public static File getExternalStorageDirectory() super.onCreate(savedInstanceState);
andando così a verificare
setContentView(R.layout.main); dove sono i file e di quale
Il metodo restituisce un oggetto java.io.File che rap- Drawable[] pictures; permessi dispongono.
presenta la radice dello storage esterno. Usando le if (canReadFromExternalStorage()) {

comuni API I/O di Java, a questo punto, è possibile pictures = loadPicturesFromExternalStorage();

navigare lo storage esterno, creare nuovi file, leggere } else {

quelli esistenti e così via, senza alcuna limitazione. pictures = new Drawable[0];

Sul CD trovate una rivisitazione del blocco note usato }

come caso di studio nel paragrafo precedente. Questa ImageAdapter adapter = new ImageAdapter(this,
L’AUTORE
terza implementazione del software salva gli appunti pictures);

dell’utente sullo storage esterno. Gallery gallery = (Gallery) findViewById(R.


id.myGallery); Carlo Pelliccia lavora
gallery.setAdapter(adapter); presso 4IT (www.4it.it),
} dove si occupa di analisi
e sviluppo software per
piattaforme Java. Nella
private boolean canReadFromExternalStorage() {
sua carriera di technical
String state = Environment.getExternalStorageState(); writer ha pubblicato cinque
if (Environment.MEDIA_MOUNTED.equals(state)) { manuali ed oltre duecento
return true; articoli, molti dei quali
... proprio tra le pagine di
ioProgrammo. Il suo sito,
che ospita anche diversi
L’esempio completo lo trovate nel CD-Rom. Nel prossi- progetti Java Open Source,
mo numero impareremo a mettere un database all’in- è disponibile all’indirizzo
terno delle nostre applicazioni Android! www.sauronsoftware.it
Fig. 1: L’applicazione “FileDemo01” realizza una specie
di semplice blocco per gli appunti
Carlo Pelliccia

60
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2010 /o69
roi d pr g r am m in g
MOBILE Android:
Android: l’accesso
l’accesso al DB
al DB Android programming

DATABASE
DA TASCHINO
UNA DELLE CARATTERISTICHE PIÙ INTERESSANTI DI ANDROID È IL DBMS INTEGRATO
NEL SISTEMA, CHE DOTA LE APPLICAZIONI DELLA CAPACITÀ DI ARCHIVIARE E RICERCARE
VELOCEMENTE I DATI. IN QUESTO ARTICOLO IMPAREREMO COME APPROFITTARNE

D
BMS, ossia Database Management a coSa SeRVe?
System, è un termine caro agli svilup- È lecito chiedersi che ruolo possa avere un
patori di applicazioni server-side e di DBMS installato in un telefono cellulare. Le
impresa. La maggior parte delle applicazioni applicazioni mobili, infatti, non gestiscono
Web, ad esempio, si appoggiano ad un databa- grandi quantità di dati, e nemmeno devono
se, e lo utilizzano per organizzare e ricercare soddisfare il requisito dell’accesso contem-
velocemente dati di ogni tipo. È naturale che poraneo da parte di un elevato numero di
le applicazioni server-side abbiano bisogno di utenti. I DBMS, invece, servono proprio per
un DBMS, visto che devono gestire grosse moli soddisfare la necessità di scrivere e leggere
❑ cd ❑ Web
NotePad.rar di dati, come l’elenco degli utenti iscritti ad un molti dati, e soprattutto lo possono fare in tante
sito, o gli articoli pubblicati in un blog, i com- sessioni simultanee (si pensi a quante visite
cdrom.ioprogrammo.it
menti dei visitatori, le statistiche di accesso e contemporanee può raggiungere un sito Web).
così via. Insomma, anche le più semplici appli- Un’applicazione mobile, da questo punto di
cazioni server fanno solitamente uso intensivo vista, potrebbe tranquillamente accontentarsi
dei database. di salvare le proprie informazioni in uno o più
Le applicazioni client-side per desktop, diver- file di testo, come d’altronde è stato già spie-
samente, usano i DBMS assai meno di frequen- gato nel numero precedente. Perché allora si
te. Esistono dei DBMS specifici per personal dovrebbe usare un DBMS?
computer, come Access di Microsoft, ed alcuni Tanto per cominciare, lo si fa perché con un
di quelli usati lato server si comportano bene DBMS è tutto più facile. In un database, infat-
anche se installati su un desktop o un laptop ti, i dati possono essere strutturati e tipizzati.
(MySQL, ad esempio). In questo caso i DBMS Immaginiamo di dover realizzare un’applica-
vengono utilizzati soprattutto in applicazioni zione che gestisca una lista di contatti, tipo
specifiche, spesso realizzate ad hoc per par- un’agenda. Ogni contatto è caratterizzato da
ticolari situazioni ed utenti. Ad esempio un un identificativo (ID), un nome, un cognome
gestionale per un libero professionista, o qual- e un indirizzo. Se dovessimo salvare queste
che altro software del genere, può fare ricorso informazioni su un file di testo, dovremmo
ad un DBMS locale. inventare un formato e programmare poi le
Passando al mondo mobile, invece, “DBMS” e classi in grado di gestirlo. La soluzione più
REQUISITI
“database” sono parole dal suono alieno e fuori classica consiste nell’organizzare un contatto
contesto. Almeno fino a ieri. per ciascuna riga, separando poi i campi con
Conoscenze richieste Gli smartphone di nuova generazione, infatti, una virgola. Ad esempio:
Basi di Java
hanno raggiunto potenza di calcolo e com-
plessità software sufficienti per l’esecuzione 1,Mario,Rossi,061299178
Software
Java SDK (JDK) 5+, di un DBMS di piccole dimensioni, ottimiz- 2,Antonio,Verdi,028667661
Android SDK, Eclipse zato appositamente per un ambito peculia-
3.3+, ADT
re e ristretto. Android comprende un piccolo I dati di un contatto, inoltre, non sono soltanto
Impegno DBMS, che gli sviluppatori possono richiamare di natura testuale: nome, cognome, e numero di
per salvare ed organizzare i dati delle loro telefono sono delle stringhe, ma l’identificativo
applicazioni. In questo articolo scopriremo del contatto è certamente un intero, e va gesti-
Tempo di realizzazione
come funziona questo DBMS. Vedremo come to come tale. Nel leggere e nel salvare i dati,
utilizzarne i benefici per rendere migliori e più quindi, bisognerebbe fare un sacco di lavoro di
complete le nostre applicazioni. codifica e decodifica, sia per gestire la struttura

54 / Settembre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 61
h ttp ://www.io p r o g r a m m o .i t
Android programming Android: l’accesso
Android: al DB
l’accesso al DB MOBILE

del file sia per una corretta interpretazione dei RichiamaRe


tipi coinvolti. un databaSe
Con un database, invece, è tutto più sempli- Nella libreria di Android, i package Java di
ce: si crea una tabella con tanti campi quanti riferimento per l’accesso ai database e l’utiliz-
sono quelli necessari, ognuno già abbinato al zo di SQLite sono, rispettivamente, android.
tipo più consono. Le operazioni di lettura e database e android.database.sqlite. I database,
scrittura, servendosi della libreria di accesso in Android, funzionano con la stessa logica
al DBMS, necessitano ora di pochissime righe di accesso e protezione dei file (cfr. numero
di codice. Non è solo un fatto di fatica rispar- precedente): ogni applicazione crea ed utilizza
miata, ma è anche una questione di sicurezza uno o più database in maniera esclusiva.
ed efficienza. I database creati da un’applicazione non pos-
Un altro settore nel quale è difficile compe- sono essere letti dalle altre applicazioni. La
tere con un DBMS è quello delle ricerche: condivisione di dati strutturati fra più appli-
nell’agenda basata su file di testo bisognerebbe cazioni Android, infatti, avviene mediante un
implementare degli algoritmi per la ricerca dei ulteriore meccanismo, quello dei provider, che
contatti. È possibile farlo, ma un buon algorit- analizzeremo in futuro. Ciascuna applicazione,
mo di ricerca, che allo stesso tempo sia tanto quindi, ha i suoi database, e nessun altro può
veloce quanto poco pretenzioso di risorse, non accedervi.
è una cosa semplice. Considerando che un La pratica di programmazione consigliata per
DBMS contiene il risultato di anni di sviluppo l’accesso ad un database passa per l’esten- NOTA
nel settore delle ricerche ottimizzate, ecco che sione della classe android.database.sqlite.
l’ago della bilancia si sposta ulteriormente SQLiteOpenHelper. Il modello da seguire è il SQL
dalla parte dei database. seguente: È impossibile avere a che
Tutto ciò non significa, naturalmente, che fare con un DBMS senza
qualsiasi applicazione Android debba usare il package mia.applicazione; masticare un po’ di SQL,
il linguaggio principe per
DBMS. La possibilità comunque c’è, e convie- l’utilizzo dei database.
ne sfruttarla in tutte quelle applicazioni che import android.content.Context;
Questo linguaggio, almeno
hanno bisogno di scrivere, leggere e fare ricer- import android.database.sqlite.SQLiteDatabase; per quello che riguarda
che su insiemi di dati strutturati. import android.database.sqlite.SQLiteOpenHelper; l’utilizzo quotidiano e non
avanzato, è piuttosto sem-
public class MioDatabaseHelper extends plice e consiste di pochi
costrutti per l’interrogazio-
SQLiteOpenHelper {
ne e la manipolazione dei
SQLite dati. Insomma, se non ne
Il DBMS integrato in Android arriva dal mondo private static final String DB_NAME = “nome_db”; sapete nulla non dovete
dell’Open Source. Si tratta di SQLite, che nella private static final int DB_VERSION = 1; disperare: l’SQL di base
si impara facilmente ed in
costellazione dei DBMS si distingue per leg- poco tempo. Cominciate
gerezza e facilità di integrazione. Traducendo public MioDatabaseHelper(Context context) {
con qualche tutorial online,
letteralmente quanto è possibile leggere nella super(context, DB_NAME, null, DB_VERSION); come ad esempio questo:
home page del progetto: “SQLite è una libreria } http://database.html.it/
che implementa un motore di database SQL guide/leggi/40/guida-
transazionale auto-sufficiente, senza server e @Override linguaggio-sql/
senza bisogno di configurazione”. SQLite è public void onCreate(SQLiteDatabase db) {

scritto in C e la sua distribuzione ufficiale fun- // Creazione delle tabelle

ziona su Linux, Mac OS X e Windows. Per uti- }

lizzarlo su Android, comunque, non bisogna né


compilare né installare nulla: è tutto compreso @Override

nel sistema operativo stesso. Gli sviluppatori public void onUpgrade(SQLiteDatabase db,

di Google, come vedremo tra poco, hanno int oldVersion, int newVersion) {

anche realizzato le interfacce di programma- // Aggiornamento delle tabelle

zione Java utili per richiamare ed utilizzare i }

database dall’interno di una qualsiasi applica-


zione Android. Insomma, leggere e scrivere un }

database, in Android, è un’operazione nativa


e incorporata, come lo è accedere ad un file Si deve creare una classe di questo tipo per
o connettersi alla rete. L’unico prerequisito ciascun database necessario alla propria appli-
richiesto è la conoscenza, anche basilare, di cazione. Nelle due costanti DB_NAME e DB_
SQL, il linguaggio principe per l’interazione VERSION vanno indicati, rispettivamente, il
con i DBMS (cfr. box laterale). nome del database (inutile dire che ogni data-

62
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2010 /o g55
roi d pr r am m in g
MOBILE Android:
Android: l’accesso
l’accesso al DB
al DB Android programming

base di una stessa applicazione deve avere un popolati automaticamente quando si aggiunge
nome differente, così come differente deve un nuovo record, con una sequenza progressi-
essere il nome della classe helper) e la sua va di interi, funzionando quindi da contatore.
versione. Il numero di versione è un intero che Lo speciale nome _id, poi, serve ad Android
va incrementato ogni volta che, in un nuovo per capire quale è il campo identificativo di
rilascio del software, il database viene modifi- ciascun record.
cato nella struttura. In questa maniera, quando Seguendo questa prassi, le vostre tabelle saran-
l’utente aggiorna la propria applicazione, la no perfettamente integrate nella gestione auto-
classe riesce a capire se il database della ver- matica offerta dal sistema.
sione precedentemente installata deve essere Una volta completato lo sviluppo della classe
aggiornato oppure no. helper, è possibile sfruttarla in qualsiasi punto
I due metodi onCreate() e onUpdate() devono dell’applicazione. Tipicamente, nello sviluppo
necessariamente essere implementati. Il primo di una activity, si tende a conservare l’helper
viene richiamato quando il database deve esse- a livello di istanza, avendo cura di istanziarlo
re creato per la prima volta. Il parametro db, di la prima volta in risposta all’evento onCreate()
tipo android.database.sqlite.SQLiteDatabase, dell’attività. Il modello è il seguente:
serve per poter manipolare il database appe-
na creato. Tra poco vedremo come. Il metodo package mia.applicazione;

onCreate() viene richiamato quando l’appli-


cazione è stata appena installata. Il metodo import android.app.Activity;
NOTA onUpdate(), invece, viene richiamato quando il import android.os.Bundle;

database è già presente sul sistema, ma stando


SQLITE al numero di versione richiesta, risulta obso- public class MiaAttivita extends Activity {

Il sito di riferimento per leto. Di solito avviene dopo aver cambiato la


SQLite è disponibile versione di un’applicazione già installata. private MioDatabaseHelper mioDatabaseHelper;
all’indirizzo: I parametri oldVersion e newVersion, come è
www.sqlite.org/ @Override
La documentazione sulle facile indovinare, indicano rispettivamente la
versione già installata del database e quella public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
funzionalità supportate da
SQLite e sulla loro sintassi ancora da installare. super.onCreate(savedInstanceState);
d’uso è all’indirizzo: Le tabelle di un database, in SQLite come in mioDatabaseHelper = new MioDatabaseHelper(this);
www.sqlite.org/docs.html tutti i principali DBMS, debbono essere cre- }

ate con delle istruzioni SQL di tipo CREATE


TABLE, oppure aggiornate con ALTER TABLE. }

Come appena detto, è necessario farlo all’inter-


no dei metodi onCreate() e onUpdate(). In qualsiasi punto dell’attività, adesso, è possi-
Gli oggetti di tipo SQLiteDatabase dispongo- bile utilizzare l’helper e domandargli l’accesso
no di un metodo execSQL(), che permette di al database. Lo si può fare con i metodi getRea-
eseguire del codice SQL arbitrario. È proprio dableDatabase() e getWritableDatabase():
quello che fa al caso nostro! Ad esempio:
SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.get
@Override ReadableDatabase();
public void onCreate(SQLiteDatabase db) {
String sql = “”; oppure
sql += “CREATE TABLE agenda (“;
sql += “ _id INTEGER PRIMARY KEY,”; SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.
sql += “ nome TEXT NOT NULL,”; getWritableDatabase();
sql += “ cognome TEXT NOT NULL,”;
sql += “ telefono TEXT NOT NULL”; Con getReadableDatabase() si ottiene l’accesso
sql += “)”; al database in sola lettura; con getWritable-
db.execSQL(sql); Database() si ottiene invece la possibilità di
} scrivere nel database, per inserire, aggiornare
o cancellare record dalle tabelle. In ambo i casi
In questo codice si è creata una tabella chia- l’oggetto restituito è di tipo android.database.
mata “agenda”, con i campi citati nell’esempio sqlite.SQLiteDatabase. Nei prossimi paragrafi
usato in precedenza. Un trucco ed un consiglio: passeremo in rassegna i principali metodi di
dotate sempre le vostre tabelle di una chiave questa categoria di oggetti, utili per scrivere e
primaria numerica. I campi di tipo INTEGER leggere i record presenti nelle tabelle del data-
PRIMARY KEY, in SQLite, vengono sempre base recuperato.

56 / Settembre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 63
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Android programming Android: l’accesso
Android: al DB
l’accesso al DB MOBILE

inSeRiRe, aggioRnaRe int r = db.update(“agenda”, values, whereClause, null);


e canceLLaRe i RecoRd
Gli oggetti SQLiteDatabase espongono un La seconda tattica consiste invece nell’usare
metodo di convenienza per l’inserimento di un dei segni di punto interrogativo in whereClau-
nuovo record in una tabella: se, a cui far poi corrispondere degli argomenti
nell’array di stringhe whereArgs:
public long insert(String table, String
nullColumnHack, ContentValues values) SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getWritable
Database();

L’argomento table è il nome della tabella in cui ContentValues values = new ContentValues();

inserire il nuovo record; nullColumnHack è un values.put(“telefono”, “068390239”);

valore che nella maggior parte dei casi va posto


su null, visto che serve solo nel caso particola- String whereClause = “nome = ? AND cognome = ?”;

re in cui si crea un record senza specificare i String[] whereArgs = { “Mario”, “Rossi” };

suoi valori iniziali; values è la mappa dei valori int r = db.update(“agenda”, values, whereClause,

iniziali da salvare nel record, di tipo android. whereArgs);

content.ContentValues. Il metodo restituisce un


valore long, che è l’ID del record appena creato, Questa seconda pratica è generalmente da pre-
oppure è -1 se il record non è stato creato. Ecco ferirsi, perché evita le ambiguità (e le vulne-
un esempio: rabilità) dovute all’utilizzo degli apici come
delimitatori delle stringhe SQL (cercate “sql NOTA
SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getWritable injection” su Google per approfondire).
Database(); È anche possibile passare null sia su whereClau- TIPI DI DATI
ContentValues values = new ContentValues(); se che su whereArgs: in questo caso saranno IN SQLITE
aggiornati tutti i record presenti nella tabella. I tipi di dati supportati da
values.put(“nome”, “Mario”); In ogni caso, il metodo update() restituisce un SQLite sono descritti nel
values.put(“cognome”, “Rossi”); intero, che indica proprio quanti sono i record documento:
values.put(“telefono”, “061299178”); www.sqlite.org/datatype3.
aggiornati mediante l’esecuzione dell’istruzio- html
long id = db.insert(“agenda”, null, values); ne. Per cancellare uno o più record è a disposi-
zione il metodo delete():
L’aggiornamento dei dati contenuti in un
record è possibile grazie al metodo update(), public int delete(String table, String whereClause,

così definito: String[] whereArgs)

public int update(String table, ContentValues L’utilizzo di delete() è simile ad update(), con la
values, String whereClause, String[] whereArgs) sola differenza che in questo caso non ci sono
nuovi valori da sovrascrivere ai precedenti,
Come nel caso precedente, table è il nome visto che si tratta di un’operazione di cancella-
della tabella e values è la mappa dei campi da zione e non di aggiornamento.
aggiornare con i nuovi valori da assegnare. Gli Ad esempio:
argomenti whereClause e whereArgs servono
per selezionare il record o i record da aggiorna- SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.

re. Sono sostanzialmente delle clausule WHERE getWritable Database();

di SQL, da comporre secondo le comuni regole String whereClause = “_id = ?”;

del linguaggio. String[] whereArgs = { “1” };

Si può procedere in due modi. Immaginiamo int r = db.delete(“agenda”, whereClause, whereArgs);

di volere modificare il numero di telefono in


agenda per la voce “Mario Rossi”. Altre istruzioni di scrittura su database, come
Il primo modo consiste nello scrivere l’intera per esempio quelle di gestione delle tabelle,
clausola di tipo WHERE sull’argomento where- possono invece essere eseguite passando diret-
Clause, tenendo su null l’argomento whereArgs: tamente per il metodo execSQL() descritto al
paragrafo precedente.
SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getWritable Ad esempio la tabella “agenda” potrebbe essere
Database(); cancellata semplicemente chiamando:
ContentValues values = new ContentValues();
values.put(“telefono”, “068390239”); SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getWritable
String whereClause = “nome = ‘Mario’ AND Database();
cognome = ‘Rossi’”; db.execSQL(“DROP TABLE agenda”);

64
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2010 /o g57
roi d pr r am m in g
MOBILE Android:
Android: l’accesso
l’accesso al DB
al DB Android programming

il metodo Query String orderBy = “_id ASC”;

Le operazioni di lettura e ricerca vanno svolte db.query(“agenda”, columns, selection, selectionArgs,

servendosi di uno dei metodi query() messi a null, null, orderBy);

disposizione dagli oggetti SQLiteDatabase. Il


principale di questi è: Se preferite esprimere le vostre ricerche in SQL puro,
anziché usare il metodo di convenienza query(),
public Cursor query(String table, String[] columns, potete usare direttamente il metodo rawQuery():
String selection, String[] selectionArgs, String
groupBy, String having, String orderBy) String query = “SELECT _id FROM agenda WHERE
cognome = ? ORDER BY _id ASC”;

Analizziamo insieme i tanti argomenti richiesti: String[] selectionArgs = { “Rossi” };


db.rawQuery(query, selectionArgs);

• table è il nome della tabella da interrogare.


• columns è la lista con i nomi delle colonne i cui Questa query è equivalente alla precedente, ma
• valori devono essere inclusi nella risposta. Se null espressa completamente in SQL. L’SQL puro
• vengono restituite tutte le colonne della tabella. torna utile soprattutto nei casi in cui si devono
• selection è la clausola WHERE, come nei casi del costruire delle query complesse, magari con
• paragrafo precedente. Se null vengono restituite relazioni tra più tabelle.
• tutte le righe della tabella. Qualunque sia il metodo di interrogazione
• selectionArgs è la lista degli argomenti della clau utilizzato, il risultato sarà sempre un oggetto
sola WHERE al punto precedente. di classe android.database.Cursor. La forma di
• groupBy è la clausola SQL di raggruppamento. Se codice corretta, quindi, è del tipo:
• null non si applica alcun raggruppamento.
• having è la clausola SQL di restrizione sul rag- Cursor cursor = dq.query(…);

gruppamento. Se null non si applicano restrizioni


al raggruppamento. oppure:
• orderBy è la clausola SQL di raggruppamento. Se
null non si applica un ordinamento specifico alla Cursor cursor = db.rawQuery(…);

lista dei risultati restituiti.


I cursori sono gli oggetti di Android che per-
NOTA Come è possibile osservare, se si mastica un mettono di navigare all’interno di un result set,
po’ di SQL, il metodo query() non fa altro ossia nell’insieme dei risultati restituiti da una
SQLiteQuery che richiedere in argomento le singole parti query. Dovete pensare ai risultati di una query
BuiLder che costituiscono la classica istruzione SQL di come ad una tabella di natura temporanea,
La classe android. SELECT, del tipo: organizzata in righe e colonne.
database.sqlite. Le colonne sono quelle selezionate dalla vostra
SQLiteQueryBuilder è una SELECT … FROM … WHERE … GROUP BY … HAVING … istruzione di ricerca, mentre le righe conten-
classe di utilità che può ORDER BY …
essere utilizzata per com- gono i dati di ciascun risultato individuato. Il
porre query di maggiore cursore è un meccanismo che di volta in volta
complessità, in maniera Ad eccezione del nome della tabella da inter- indica una riga diversa di questa tabella tem-
strutturata, senza dover rogare, tutti gli altri argomenti possono essere poranea. Il cursore può dirvi anzitutto quante
scrivere codice SQL. nulli. In pratica chiamare: righe ci sono:

db.query(“agenda”, null, null, null, null, null, null); int count = cursor.getCount();

è come fare: Appena creato, un cursore non “punta” ad


alcuna riga dei risultati. Si può farlo puntare ad
SELECT * FROM agenda una riga usando i suoi metodi di tipo move. Il
più importante è:
Immaginiamo adesso di voler ricercare gli ID
di tutti i “Rossi” in agenda, ordinati in maniera public boolean moveToNext()

crescente. Dovremmo fare:


Se si richiama il metodo non appena il cursore
SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getReadable è stato creato, si otterrà che il cursore punterà
Database(); alla prima riga del result set.
String[] columns = { “_id” }; Chiamandolo di nuovo, il cursore si sposterà
String selection = “cognome = ?”; sulla seconda riga, poi sulla terza, sulla quarta
String[] selectionArgs = { “Rossi” }; e così via. Il metodo restituisce true finché ci

58 / Settembre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 65
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Android programming Android: l’accesso
Android: al DB
l’accesso al DB MOBILE

sono record disponibili. Nel momento in cui si SQLiteDatabase db = mioDatabaseHelper.getReadable

è sull’ultima riga della tabella dei risultati e si Database();

invoca nuovamente moveToNext(), il metodo String[] columns = { “_id”, “nome”, “cognome” };

ritornerà false per indicare che non ci sono String orderBy = “_id ASC”;

ulteriori risultati su cui muoversi. Attraverso Cursor cursor = db.query(“agenda”, columns, null, null,

questo metodo è possibile costruire un ciclo null, null, orderBy);

di analisi dei risultati di una query basato sul while (cursor.moveToNext()) {

seguente modello: long id = cursor.getLong(0);


String nome = cursor.getString(1);
Cursor cursor = db.query(…); String cognome = cursor.getString(2);
while (cursor.moveToNext()) { }
// analizza la riga corrente
} Particolare attenzione deve essere prestata ai campi che
potrebbero essere nulli. Si può controllare se il valore in
La classe Cursor mette poi a disposizione altri una colonna è nullo adoperando il seguente metodo:
metodi di tipo move, che permettono ulteriori
tipi di movimento all’interno del result set: public boolean isNull(int columnIndex)

• public boolean moveToFirst() Ad esempio:


Porta alla prima riga del result set.
if (cursor.isNull(1)) {

• public boolean moveToLast() // campo nullo

Porta all’ultima riga del result set. } else {


// campo non nullo

• public boolean moveToPrevious() int c = cursor.getInt(1);

Si muove indietro di una riga. …


}

• public boolean moveToPosition(int position)


Si muove ad una riga specifica del result set. La classe Cursor dispone poi di numerosi altri meto-
di, che permettono di esplorare più nel dettaglio il
Anche questi quattro metodi restituiscono un result set restituito da una query. La documenta- L’AUTORE
booleano, per indicare se l’operazione di spo- zione ufficiale, come sempre, è un ottimo punto di
stamento è riuscita oppure no. partenza per l’approfondimento. Carlo Pelliccia lavora
Una volta che si è puntata la riga che si intende presso 4IT (www.4it.it),
analizzare, bisogna estrarre da questa i valori dove si occupa di analisi
presenti per ciascuna colonna. e sviluppo software per
È possibile farlo con uno dei seguenti metodi: un notepad piattaforme Java. Nella
con databaSe sua carriera di technical
• public byte[] getBlob(int columnIndex) Per approfondire e mettere in pratica l’argomento writer ha pubblicato cinque
• public double getDouble(int columnIndex) database, nel CD-Rom allegato alla rivista troverete manuali ed oltre duecento
• public float getFloat(int columnIndex) il codice sorgente di una rivisitazione del blocco articoli, molti dei quali
• public int getInt(int columnIndex) note realizzato il mese scorso, che era basato su file proprio tra le pagine di
• public long getLong(int columnIndex) di testo. Questa volta il notepad gestisce i propri ioProgrammo. Il suo sito,
• public short getShort(int columnIndex) contenuti utilizzando un database di SQLite. che ospita anche diversi
• public String getString(int columnIndex) progetti Java Open Source,
Carlo Pelliccia è disponibile all’indirizzo
I metodi di questo gruppo funzionano tutti www.sauronsoftware.it
alla stessa maniera: restituiscono il valore della
colonna con l’indice indicato. Gli indici par-
tono da zero. Significa che se avete richiesto
le colonne “_id”, “nome”, “cognome” allora 0
corrisponde a “_id”, 1 a “nome” e 2 a “cogno-
me”. A seconda della natura del dato che si sta
estraendo dovrete scegliere il metodo più adatto
dall’elenco.
Ad esempio “nome” e “cognome” vanno recupe-
rati con getString(), mentre l’ID è un intero che Fig.1: L’esempio presente nel CD-Rom è un blocco note che
può essere recuperato con getInt() o getLong(): salva i contenuti su database.

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2010 /o g59
roi d pr r am m in g
Condividere
MOBILE Condividere i dati in iAndroid
dati in Android Android programming

GESTIONE DEI
CONTENT PROVIDER
I CONTENT PROVIDER COSTITUISCONO LA MANIERA DI ANDROID PER CONDIVIDERE DATI
FRA LE APPLICAZIONI. IN QUESTO ARTICOLO IMPAREREMO A CONSULTARE I PROVIDER
PREDEFINITI E VEDREMO ANCHE COME COSTRUIRE UN FORNITORE DI CONTENUTI CUSTOM

N
ei due numeri precedenti abbiamo imparato quella che fa da ponte per l’accesso al provider dei
ad interagire con il file system ed il DBMS. contatti in rubrica. Al suo interno c’è la costante statica
Come abbiamo visto, secondo i meccanismi CONTENT_URI, di tipo android.net.Uri, che riporta
di gestione della sicurezza di Android, sia i file che l’URI che identifica univocamente il provider.
i database sono solitamente di esclusiva proprietà Una volta che si conosce l’URI di una tipologia di
dell’applicazione che li genera. Come fare, allora, contenuto, interagire con il provider che la eroga è
per condividere dati strutturati tra più applicazioni più o meno come fare delle interrogazioni ad un data-
Android? La risposta è: mediante i Content Provider. base. Per prima cosa si deve recuperare un’istanza
❑ CD ❑ WEB Un Content Provider è una parte di un’applicazione dell’oggetto android.content.ContentResolver. Stando
AndroidCP.rar Android che si occupa di rendere disponibili dei dati all’interno di una Activity (o avendo a disposizione un
alle altre applicazioni installate nel sistema. Ogni oggetto android.app.Context) si può usare il metodo
cdrom.ioprogrammo.it
applicazione, pertanto, può definire una o più tipolo- getContentResolver(). Ad esempio:
gie di dati e rendere poi disponibili tali informazioni
esponendo uno o più Content Provider. Nell’ordine ContentResolver cr = getContentResolver();

inverso, invece, qualunque applicazione può richie-


dere l’accesso ad un particolare tipo di dato: il sistema Gli oggetti ContentResolver permettono le interroga-
la metterà in contatto con il corrispondente Content zioni attraverso il loro metodo:
Provider precedentemente installato nel sistema.
public Cursor query(Uri uri, String[] projection, String
selection, String[] selectionArgs, String sortOrder)

RICERCA DEI CONTENUTI I parametri da fornire sono i seguenti:


Ogni tipo di contenuto esposto mediante Content
Provider viene identificato attraverso un URI, cioè un • uri è l’indirizzo che identifica il tipo di contenuto
indirizzo univoco. La forma tipica di questo genere di ricercato.
URI è: • projection è la lista con i nomi delle colonne i cui
valori devono essere inclusi nella risposta. Se null,
content://riferimento-di-base/bla/bla/bla vengono restituite tutte le colonne disponibili.
• selection è la clausola WHERE. Se null, vengono
REQUISITI Android dispone di diversi Content Provider built-in, restituite tutte le righe disponibili.
come quello per le immagini o quello per accedere ai • selectionArgs è la lista degli argomenti della clau-
Conoscenze richieste contatti in rubrica. L’URI per accedere ai contatti, ad sola WHERE al punto precedente.
Basi di Java esempio, è: • sortOrder è la clausola SQL di ordinamento. Se
null, non si applica un ordinamento specifico alla
Software content://com.android.contacts/contacts lista dei risultati restituiti.
Java SDK (JDK) 5+,
Android SDK, Eclipse
3.3+, ADT
Siccome questi URI sono un po’ arbitrari, per con- Questo schema, come è possibile notare, ricalca molto
Impegno
venienza si è soliti fare in modo che qualche classe da vicino quello conosciuto il mese scorso, quando
riporti l’indirizzo in maniera statica, in modo che non abbiamo preso in esame i metodi per la ricerca in un
sia necessario digitarlo per esteso. I Content Provider database. Anche il tipo del risultato restituito è di tipo
Tempo di realizzazione preinstallati in Android sono consultabili al package a noi noto: si tratta di un oggetto android.database.
android.provider. In questo pacchetto, ad esempio, Cursor, che possiamo sfogliare per sondare i record
si trova la classe ContactsContract.Contacts, che è restituiti come risposta alla nostra query. Si faccia

60 / Ottobre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 67
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Android programming Condividere i dati ini Android
Condividere dati in Android MOBILE

solamente attenzione al fatto che il cursore restituito, public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {

in questo caso, potrebbe anche essere nullo: avviene super.onCreate(savedInstanceState);

quando l’URI fornito al metodo non corrisponde ad Uri uri = Contacts.CONTENT_URI;

alcun provider registrato nel sistema. String[] projection = { Contacts._ID, Contacts.

Per comporre query complesse, così come per pren- DISPLAY_NAME };

dere in esame i risultati restituiti, è necessario cono- String selection = null;

scere il nome ed il tipo delle colonne che costituiscono String[] selectionArgs = null;

lo specifico tipo di dato richiesto. Anche in questo caso String sortOrder = Contacts.DISPLAY_NAME + “

si è soliti includere tali informazioni all’interno delle ASC”;

costanti statiche di una classe. Nel caso della rubrica Cursor cursor = managedQuery(uri, projection,

di sistema, ad esempio, le colonne disponibili sono selection, selectionArgs, sortOrder); NOTA


elencate all’interno ContactsContract.Contacts. Ecco setListAdapter(new CursorAdapter(this, cursor, true)

un esempio di codice che interroga la lista dei contatti { è permesso?


di Android, ordinando i risultati in base al loro nome @Override Il modello di sicurezza di
visualizzato: public View newView(Context context, Cursor Android fa sì che le appli-
cursor, ViewGroup parent) { cazioni non possano com-
ContentResolver cr = getContentResolver(); String displayName = cursor.getString(1); piere determinate azioni
senza ottenere prima un
Uri uri = Contacts.CONTENT_URI; TextView textView = new TextView(context);
permesso specifico. Ad
String[] projection = { Contacts.DISPLAY_NAME }; textView.setText(displayName); esempio, una qualsiasi
String selection = null; return textView; applicazione non può
String[] selectionArgs = null; } connettersi alla Rete all’in-
String sortOrder = Contacts.DISPLAY_NAME + “ ASC”; @Override saputa dell’utente, così
come non può manipolare
Cursor cursor = cr.query(uri, projection, selection, public void bindView(View view, Context context,
la lista dei contatti in
selectionArgs, sortOrder); Cursor cursor) { rubrica. Le applicazioni che
while (cursor.moveToNext()) { String displayName = cursor.getString(1); vogliono compiere questo
String displayName = cursor.getString(0); TextView textView = (TextView) view; genere di attività devono
Log.i(“Test”, displayName); textView.setText(displayName); dichiararlo esplicitamente.
L’utente, quando installa
} }
l’applicazione, viene così
cursor.close(); }); informato di quali sono le
} operazioni potenzialmente
Attenzione a gestire sempre correttamente il ciclo di pericolose che il software
} può eseguire, ed è così
vita del cursore, senza dimenticarsi di chiuderlo ad libero di accordare o meno
utilizzo completato. Se si lavora all’interno di una atti- la propria fiducia al produt-
vità, risulta conveniente sostituire il metodo query() Si faccia attenzione al fatto che questa attività, per gira- tore dell’app.
di ContentResolver con l’analogo managedQuery() di re senza incappare in errori, necessita del permesso Dal punto di vista dello
Activity: in questo caso, infatti, la gestione del cursore android.permission.READ_CONTACTS (per i dettagli, sviluppo, un permesso può
viene svolta automaticamente dall’attività. fate riferimento al box qui accanto). essere richiesto aggiun-
gendo nell’AndroidMani-
Per esercizio su quanto appena appreso, realizziamo fest.xml dell’applicazione
ora una semplice attività capace di mostrare in una un tag del tipo:
lista il nome di ogni contatto presente in rubrica: <uses-permissionandroid:
name=”permesso_richie-
package it.ioprogrammo.contentproviderdemo01; sto” />
L’elenco dei permessi a
disposizione è flessibile
import android.app.ListActivity;
ed espandibile. La docu-
import android.content.Context; mentazione ufficiale riporta
import android.database.Cursor; i permessi built-in in
import android.net.Uri; Fig.1: Questa attività si collega al Content Provider della Android. Usando un editor
rubrica, riuscendo così a mostrare tutti i contatti registrati avanzato, come Eclipse,
import android.os.Bundle;
nel telefono è poi possibile ottenere
import android.provider.ContactsContract.Contacts;
una lista visuale di tutti i
import android.view.View; permessi disponibili nel
import android.view.ViewGroup; sistema per cui si sta svi-
import android.widget.CursorAdapter; luppando.
import android.widget.TextView;

NoN solo ricerche


public class ContentProviderDemo01Activity extends I Content Provider sono in grado di fornire anche
ListActivity { funzionalità di inserimento, aggiornamento e cancel-
lazione dei record. La classe ContentResolver, oltre al
@Override già esaminato metodo query(), mette a disposizione i

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h ttp :/ / w ww. i o p r o g r a m m o. it Ottobre And roi d pr/o g61
2010 r am m in g
Condividere
MOBILE Condividere i dati ini Android
dati in Android Android programming

seguenti altri metodi: storage esterno, per ottenerne l’elenco.


2. Mostrare le immagini, facendo uso di un widget
• public Uri insert(Uri uri, ContentValues values) android.widget.Gallery (cfr. ioProgrammo 151).
Inserisce un nuovo record del tipo specificato 3. Al clic su una delle immagini, eseguire la can-
mediante il parametro uri. I valori per i campi cellazione della medesima, previa conferma da
del nuovo record devono essere specificati attra- parte dell’utente.
verso la mappa values, di tipo android.content.
ContentValues. Il metodo restituisce l’URI di detta- Tradotto in codice:
glio assegnato all’elemento appena inserito.
package it.ioprogrammo.contentproviderdemo02;
NOTA • public int update(Uri uri, ContentValues ...

values, String where, String[] selectionArgs) public class ContentProviderDemo02Activity extends

ricerca per iD Aggiorna uno o più record del tipo specificato Activity {

Tutti i contenuti esposti mediante il parametro uri. La selezione avviene private static final int DELETE_DIALOG = 1;
mediante provider dovreb- attraverso l’uso combinato dei parametri where private Gallery gallery = null;
bero avere una colonna e selectionArgs. I nuovi valori da assegnare ai private int selectedImageId;
chiamata _ID, con l’iden-
tificativo numerico del record selezionati devono essere specificati attra-
verso la mappa values, di tipo android.content. @Override
record, univoco nella sua
categoria. Se si conosce ContentValues. Il metodo restituisce il numero dei public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
l’ID di un record e lo si record aggiornati. super.onCreate(savedInstanceState);
vuole estrarre diretta- gallery = new Gallery(this);
mente dal suo provider,
si può fare ricorso alla • public int delete(Uri uri, String where, String[] Uri uri = MediaStore.Images.Media.EXTERNAL_

selectionArgs) CONTENT_URI;
classe android.content.
ContentUris e al suo meto- Cancella uno o più record del tipo specificato ...
do statico withAppende- mediante il parametro uri. La selezione avviene
dId(): Uri uri = ContentUris. attraverso l’uso combinato dei parametri where e
withAppendedId(uri_di_
base_del_contenuto, selectionArgs. Il metodo restituisce il numero dei
id_del_contenuto); record cancellati. creare uN coNteNt
Cursor c = cr.query(uri, Provider
null, null, null, null); Implementiamo un esempio pratico. Questa volta Se volete condividere i dati della vostra applicazio-
lavoreremo con la lista delle immagini memorizzate ne con gli altri software installati nel telefono, pote-
nella galleria del telefono. L’URI di base per l’accesso te implementare il vostro Content Provider. Farlo è
alle immagini che sono nello storage esterno viene molto semplice: bisogna estendere la classe android.
riportato nella proprietà: content.ContentProvider, che richiede l’implementa-
zione dei seguenti metodi:
android.provider.MediaStore.Images.Media.EXTERNAL_
CONTENT_URI • public boolean onCreate()
Il codice da eseguirsi alla creazione del provider.
Tutte le immagini recuperate mediante l’apposito Il metodo deve restituire un booleano: true, per
provider dispongono di una colonna “_ID”, in cui segnalare che la creazione del provider è andata a
viene riportato il loro identificativo numerico univoco. buon fine; false, in caso contrario.
Come indicato nel box laterale, dato l’ID di un conte- • public String getType(Uri uri)
nuto, è possibile avere un suo URI specifico facendo: Dato un URI di gestione del provider, questo meto-
do deve restituire il tipo MIME del contenuto cor-
Uri uri = ContentUris.withAppendedId(uri_generico, id); rispondente. Solitamente, con tipi di dati perso-
nalizzati, non bisogna far altro che inventare il
Dato l’URI puntuale di un contenuto-immagine, è nome della tipologia, seguendo però alcuni criteri.
possibile caricare l’immagine (sotto forma di oggetto Se l’URI specificato corrisponde ad un contenuto
android.graphics.Bitmap) facendo: specifico (in genere avviene quando l’URI contiene
l’ID del contenuto), allora bisogna restituire un tipo
ContentResolver cr = new ContentResolver(this); MIME del tipo:
Bitmap image = MediaStore.Images.Media.getBitmap(cr,
uri); vnd.android.cursor.item/vnd.il_nome_del_tipo

Sfruttando queste conoscenze, andiamo a realizzare Per gli URI che corrispondono a gruppi di contenuti
un’attività in grado di svolgere i seguenti compiti: (senza ID, quindi), la formula è del tipo:

1. Interrogare il Content Provider delle immagini su vnd.android.cursor.dir/vnd.il_nome_del_tipo

62 / Ottobre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 69
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Android programming Condividere i dati ini Android
Condividere dati in Android MOBILE

• public Cursor query(Uri uri, String[] projec- authorities, invece, definisce la parte fondamen-
tion, String selection, String[] selectionArgs, tale dell’URI gestito dal provider, cioè quello che
String sortOrder) dovranno utilizzare le altre applicazioni per inte-
Il metodo richiamato per eseguire una ricerca tra i ragire con il nostro Content Provider. Ad esempio,
dati gestiti dal provider. facciamo il caso che autorities sia:

• public insert(Uri uri, ContentValues values) it.ioprogrammo.arretrati

Il metodo richiamato per eseguire un inserimento


nei dati gestiti dal provider. In questo caso, il Content Provider riceverà tutte le
richieste il cui URI sia del tipo:
• public int update(Uri uri, ContentValues
values, String selection, String[] selectionArgs) content:// it.ioprogrammo.arretrati/bla/bla/bla

Il metodo richiamato per eseguire un aggiornamen-


to dei dati gestiti dal provider. Per concludere, è poi necessario comunicare a chi NOTA
dovrà utilizzare il provider quale sia il suo URI di
• public int delete(Uri uri, String selection, base e quali i nomi ed i tipi delle colonne di ciascun la classe
String[] selectionArgs) tipo di contenuto gestito. Solitamente conviene Urimatcher
Il metodo richiamato per eseguire una cancellazio- realizzare una o più classi che contengano queste Uno strumento molto utile
ne fra i dati gestiti dal provider. informazioni, da rendere poi disponibili a chi dovrà quando si costruiscono dei
servirsi del provider. Content Provider complessi
Una volta che il Content Provider è stato implemen- Proviamo un esempio. Recuperiamo il progetto è la classe android.
tato, bisogna registrarlo nel file AndroidManifest.xml, del blocco note realizzato nel numero precedente content.UriMatcher.
osservando il seguente modello: e andiamo ad arricchirlo con un Content Provider, Questa utilità permette di
capace di esportare verso l’esterno le note gestite lavorare più agilmente con
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> dall’applicazione: gli oggetti Uri di Android,
<manifest ...> discriminando facilmente
<application ...> package it.ioprogrammo.notepad; l’area di appartenenza di
<provider android:name=”MioContentProvider” ... ciascun indirizzo ricevuto
android:authorities=”mio_dominio/mio_tipo_di_ public class NotePadContentProvider extends da un provider di contenuti.
dato” /> ContentProvider {
</application> ...
</manifest>

Registriamo il provider nel file AndroidManifest.xml


L’attributo name serve per specificare il nome dell’applicazione:
della classe che implementa il provider; l’attributo
<provider android:name=”NotePadContentProvider”
android:authorities=”it.ioprogrammo.notepad” /> L’AUTORE

Aggiornate ora l’applicazione sul vostro smartpho- Carlo Pelliccia lavora


ne o nell’emulatore. Da questo momento in poi presso 4IT (www.4it.it),
l’elenco delle note è gestibile non solo attraverso dove si occupa di analisi
e sviluppo software per
l’attività incorporata dall’applicazione stessa, ma piattaforme Java. Nella
anche attraverso il Content Provider che risponde a sua carriera di technical
partire dall’URI: writer ha pubblicato cinque
manuali ed oltre duecento
content://it.ioprogrammo.notepad articoli, molti dei quali
proprio tra le pagine di
ioProgrammo. Il suo sito,
Per provare, implementate una nuova applicazione che ospita anche diversi
Android, estranea alla precedente, al cui interno va progetti Java Open Source,
inserita la seguente attività: è disponibile all’indirizzo
www.sauronsoftware.it
package it.ioprogrammo.notepadclient;
...
public class NotePadClientActivity extends ListActivity
{
...
Fig.2: Le note generate dall’applicazione del mese scorso
vengono ora consultate attraverso una seconda applicazio-
ne, passando per un Content Provider Carlo Pelliccia

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2010 /o g63
roi d pr r am m in g
MultitaskingMultitasking
MOBILE con i servizi Android
con i servizi Android Android programming

LE APPLICAZIONI
GIRANO IN PARALLELO
I SERVIZI SONO QUELLA FUNZIONALITÀ DI ANDROID CHE PERMETTE DI ESEGUIRE
OPERAZIONI IN SOTTOFONDO, ANCHE QUANDO L’APPLICAZIONE CHE LE HA AVVIATE
NON È PIÙ ATTIVA. INSOMMA: MULTITASKING ALLO STATO PURO, ANCHE IN MOBILITÀ!

N
ella prima puntata di questo corso (appar- mediale possa essere rimossa dallo schermo. Lo si può
sa su ioProgrammo 143) si è subito spiega- fare, naturalmente, con un servizio.
to come le applicazioni Android contenga- Ecco un altro esempio, per chiarire ancora meglio il
no sempre uno o più componenti scelti fra i quattro concetto: immaginiamo di dover realizzare un’appli-
tipi fondamentali: le attività, i servizi, i broadcast cazione che, di tanto in tanto, si colleghi ad Internet per
receiver e i content provider. Delle attività ci siamo scaricare via Web delle notizie. L’utente ha imposto un
occupati a lungo, e continueremo a farlo in futuro. filtro sulle notizie di suo interesse, specificando delle
Nel numero precedente, invece, sono stati intro- parole chiave: solo le news che contengono le keyword
❑ CD ❑ WEB dotti i content provider, oggetti indispensabili per specificate gli devono essere notificate. È possibile farlo
Android14.rar la condivisione dei dati fra più applicazioni. Oggi ci avviando un servizio che, in sottofondo, si colleghi alla
occuperemo dei servizi. rete e analizzi le notizie di volta in volta disponibili.
cdrom.ioprogrammo.it
Quando si incontra una notizia in grado di soddisfare
il filtro impostato, il servizio non deve far altro che lan-
ciare un’attività per notificare l’evento all’utente. Con i
COS’È UN SERVIZIO servizi di Android è possibile fare anche questo.
Un servizio, nel gergo di Android, è una parte di una
applicazione che gira in background. A differenza
delle attività, i servizi non dispongono di un’interfaccia
grafica attraverso la quale interagire con l’utente. Allo CREARE UN SERVIZIO
stesso tempo, però, i servizi non vanno confusi né con La prima cosa da farsi per realizzare un servizio è
i processi né con i thread, che sono cose distinte e ben estendere la classe android.app.Service:
diverse. Un servizio, infatti, è gestito direttamente da
Android, e per questo possiede un proprio peculiare import android.app.Service;

ciclo di vita. In più i servizi si avvantaggiano delle public class MioServizio extends Service {

interfacce di programmazione messe a disposizione da // ...

Android, attraverso le quali possono integrarsi profon- }

damente con il sistema sottostante.


Un servizio è necessario ogni volta che un’applicazione La classe Service richiede l’implementazione del
deve fare qualcosa in background, senza occupare lo metodo astratto onBind(). Si tratta di un metodo
REQUISITI schermo. Si pensi, ad esempio, ad un’applicazione tipo necessario quando il servizio che si sta realizzando
un multimedia player, in grado di riprodurre album dovrà essere reso pubblico. Altre applicazioni installa-
Conoscenze richieste musicali in formato MP3. Un software di questo tipo te nel sistema, in questo caso, potranno collegarsi con
Basi di Java disporrà sicuramente di una o più attività per intera- il servizio (operazione definita, per l’appunto, bind) e
gire con l’utente, in modo che sia possibile selezionare interagire con esso. Android comprende alcuni servizi
Software
un album musicale ed avviarne la riproduzione. Una che offrono questa caratteristica, come ad esempio
Java SDK (JDK) 5+,
Android SDK, Eclipse volta che l’esecuzione ha avuto inizio, però, non è quello utile per acquisire le coordinate geografiche dal
3.3+, ADT
buona cosa che l’attività del player rimanga sempre e ricevitore GPS.
Impegno
costantemente sul display dello smartphone. L’utente, Se non interessa sviluppare un servizio in grado di
ad esempio, potrebbe voler navigare in Internet, gio- interagire in maniera avanzata con le applicazioni
care o fare altro ancora, senza però interrompere esterne, come nei casi più semplici, la cosa migliore da
Tempo di realizzazione l’ascolto. Ecco allora che è conveniente fare in modo fare è implementare onBind() alla seguente maniera:
che l’esecuzione della playlist avvenga in sottofondo,
in modo che l’attività di interfaccia del player multi- import android.content.Intent;

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MultitaskingMultitasking
Android programming con i servizi Android MOBILE
con i servizi Android

import android.os.IBinder; CICLO DI VITA


// ... DI UN SERVIZIO
@Override Ora che siamo in grado di creare l’ossatura di un
public IBinder onBind(Intent intent) { servizio e di gestire l’avvio e l’arresto dello stesso,
return null; andiamo a imparare come inserire al suo interno
} la nostra logica di programmazione, che il servizio
dovrà poi eseguire in sottofondo. La prima cosa da
Il passo successivo consiste nel registrare il nuovo comprendere è il ciclo di vita dei servizi Android,
servizio nel file AndroidManifest.xml: che tra l’altro è molto semplice e lineare, perlomeno
fino a quando il servizio è usato a livello elementare.
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> Quando il servizio viene creato ed avviato, il sistema
<manifest ...> chiama automaticamente il suo metodo:
<application ...>
<service android:name=”MioServizio” /> public void onCreate() NOTA
</application>
</manifest> La chiusura di un servizio, invece, viene gestita
mediante il metodo: ONLOWMEMORY()
Lo scheletro del servizio, a questo punto, è già Se il telefono è a corto di
pronto. public void onDestroy() memoria, il vostro servizio
riceverà una chiamata sul
metodo onLowMemory().
Un servizio può venire arrestato e distrutto in tre casi: Potete ridefinire questo
metodo per intercettare
AVVIARE ED ARRESTARE 1. Quando, come abbiamo visto in precedenza, un l’evento e cercare così di
UN SERVIZIO altro componente della stessa applicazione chiama collaborare con il sistema
I servizi, per entrare in funzione, devono essere stopService(). che ospita la vostra appli-
cazione. Se il servizio, ad
avviati. È possibile avviare un servizio dall’inter- 2. Un servizio può arrestarsi da solo, chiamando il suo esempio, tiene in memoria
no di un’attività, di un content provider o di un stesso metodo stopSelf(). un grosso quantitativo di
altro servizio. La classe android.content.Context, 3. Come nel caso delle attività, un servizio può essere dati, qui potreste rilasciar-
da cui derivano tutti i mattoni fondamentali della arrestato dal sistema nel momento in cui le risorse ne alcuni, per fare spazio
programmazione Android, mette a disposizione i scarseggiano ed è necessario liberare il processore e alle altre applicazioni che
ne hanno bisogno.
seguenti metodi per il controllo dei servizi: la memoria.

• public ComponentName startService(Intent Naturalmente i metodi onCreate() e onDestroy() pos-


service) sono essere ridefiniti a nostro piacimento, per fare
Avvia il servizio specificato attraverso il parame- in modo di intercettare gli eventi e mettere quindi in
tro di tipo android.content.Intent. Restituisce un moto la nostra logica.
oggetto android.content.ComponentName che
riporta il nome di dettaglio del servizio avviato.
• public boolean stopService(Intent service)
Arresta il servizio specificato attraverso il para- UNA DIMOSTRAZIONE
metro di tipo android.content.Intent. Restituisce CONCRETA
un booleano per indicare se l’operazione è riu- Facciamo una prova con un servizio così definito:
scita (true) o meno (false).
package it.ioprogrammo.servicedemo01;

Immaginiamo di aver implementato il servizio


contenuto nella classe MioServizio, registrato poi import java.util.Timer;

correttamente nell’AndroidManifest.xml dell’appli- import java.util.TimerTask;

cazione, come indicato nel paragrafo precedente. ...

A questo punto, da un qualsiasi altro componente


della medesima applicazione, come ad esempio Questo servizio, all’avvio, usa le classi java.util.Timer
un’attività, è possibile avviare il servizio chiamando e java.util.TimerTask per compiere ciclicamente
semplicemente: un’operazione. Ogni cinque secondi viene immessa
la scritta “Servizio in esecuzione” nel log di Android.
tartService(new Intent(this, MioServizio.class)); L’operazione si ripete fino all’arresto del servizio. In
Il servizio può poi essere arrestato chiamando ana- più il servizio annota sul log anche i propri cambi di
logamente: stato (create e destroy). Serviamoci ora di una semplice
attività per disporre dei comandi utili per avviare ed
stopService(new Intent(this, MioServizio.class)); interrompere il servizio:

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MultitaskingMultitasking
MOBILE con i servizi con i servizi Android
Android Android programming

package it.ioprogrammo.servicedemo01; Provate inoltre ad avviare il servizio e ad abbando-


... nare l’attività per fare altro. Vi capiterà di notare che
public class ServiceDemo01Activity extends Activity { l’attività può essere distrutta, ma il servizio resterà
@Override lo stesso in esecuzione in background.
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
super.onCreate(savedInstanceState);
Button bottoneAvvia = new Button(this);
bottoneAvvia.setText(“Avvia il servizio”); WALLPAPER CHANGER
bottoneAvvia.setOnClickListener(new View. Grazie all’esempio appena esaminato siamo ora in
OnClickListener() { grado di programmare un reale servizio Android,
@Override secondo le nostre esigenze e la nostra fantasia.
NOTA public void onClick(View v) { Sfruttiamo allora le conoscenze acquisite per realiz-
avviaServizio(); zare un’applicazione un po’ meno didattica ed un
LANCIARE } po’ più concreta: un wallpaper changer automatico,
UN’ATTIVITÀ }); cioè un’applicazione che ogni tanto (ad esempio ogni
DA UN SERVIZIO ... minuto) cambi automaticamente l’immagine di sfondo
I servizi, come si è visto, del telefono.Per cominciare, create nel vostro ambiente
non hanno interfaccia L’attività è molto semplice: non fa altro che disporre di sviluppo il progetto “WallpaperChanger”. Il package
grafica e non possono sul display due bottoni utili, rispettivamente, per di riferimento su cui lavoreremo è it.ioprogrammo.
pertanto interagire diret-
tamente con l’utente. avviare ed arrestare il servizio realizzato al passo pre- wallpaperchanger.
Può però capitare che un cedente. Anche l’attività, inoltre, logga i propri cambi
servizio che fino ad un di stato (create e destroy). Non resta che assemblare
certo momento ha girato in l’applicazione attraverso il file AndroidManifest.xml:
background abbia improv-
visamente bisogno di chie- <?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>
dere o mostrare qualcosa
<manifest xmlns:android=”http://schemas.android.com/
all’utente. Per farlo si può
lanciare un’attività. Tutti i apk/res/android”
servizi possono farlo, chia- package=”it.ioprogrammo.servicedemo01”
mando il metodo android:versionCode=”1” Fig.2: Come dimostra questo log, il ciclo di vita del servizio
startActivity(). android:versionName=”1.0”> e quello dell’attività che abbiamo avviato sono separati:
<application android:icon=”@drawable/icon” l’attività può essere distrutta, ma il servizio resta lo stesso
in esecuzione
android:label=”@string/app_name”>
<activity android:name=”.ServiceDemo01Activity”
android:label=”@string/app_name”>
<intent-filter> Le immagini che, a rotazione, verranno impostate
<action android:name=”android.intent.action. come wallpaper, saranno parte del software stesso.
MAIN” /> Preparate quindi una serie di immagini JPEG di dimen-
<category android:name=”android.intent. sione idonea, ed aggiungetele poi al percorso di proget-
category.LAUNCHER” /> to assets/wallpapers. Potete dare alle immagini il nome
</intent-filter> che preferite. Il cuore dell’applicazione, naturalmente,
</activity> è un servizio:
<service android:name=”MioServizio” />
</application> package it.ioprogrammo.wallpaperchanger;
</manifest> ...
public class WallpaperChangerService extends Service {

Lanciate l’applicazione e monitoratene il log. public static boolean STARTED = false;

Avviate ed arrestate il servizio quante volte volete. private String[] availableWallpapers;


private int currentWallpaperIndex;
private Timer timer;
...

L’ossatura è la stessa dell’esempio precedente, con un


Timer ed un TimerTask impiegati per compiere ciclica-
mente l’operazione di aggiornamento del wallpaper.
Le immagini disponibili vengono lette dal percorso
assets/wallpaper servendosi di un android.content.res.
Fig.1: La semplice GUI realizzata per avviare ed arrestare AssetManager, che viene recuperato con il metodo
il servizio di prova
getAssets(). Ogni 60 secondi viene selezionata l’imma-

62 / Novembre 2010
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Multitasking Multitasking
Android programming con i servizi Android MOBILE
con i servizi Android

gine successiva dell’elenco letto inizialmente. L’oggetto package it.ioprogrammo.wallpaperchanger;

android.graphics.Bitmap corrispondente al wallpaper ...

da mostrare, viene caricato servendosi della classe di public class WallpaperChangerActivity extends Activity

utilità android.graphics.BitmapFactory. Impostare un {

oggetto Bitmap come wallpaper è davvero molto sem- private Button bStartService;

plice in Android: basta servirsi del singleton android. private Button bStopService;

app.WallpaperManager e del suo metodo setBitmap(). private Button bFinish;

Infine il servizio memorizza il proprio stato nella pro- @Override

prietà statica STARTED, che ci tornerà utile a breve. Ora public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
NOTA
che il servizio è pronto ci serve un’attività per coman- ...

darne l’avvio e l’arresto. Facciamo le cose per bene e


serviamoci di file XML per la definizione delle stringhe Anche in questo caso il modello utilizzato viene STARTFOREGROUND
e dei layout. Cominciamo con il file values/strings.xml: dall’esempio del paragrafo precedente. Rispetto al Chiamando il metodo
caso precedente, qui in più si consulta lo stato del startForeground() si può
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> servizio, in modo da abilitare e disabilitare secon- indicare che il servizio è
<resources> importante e che il sistema
do necessità i primi due pulsanti dell’interfaccia. dovrebbe cercare di non
<string name=”app_name”>Sfondi automatici</string> Inoltre questa attività può concludersi da sola grazie distruggerlo mai, anche
<string name=”startService”>Gestisci gli sfondi</string> al terzo bottone inserito, il cui listener associato in caso di necessità di
<string name=”stopService”>Smettila di gestire gli richiama il metodo finish() dell’attività. Per il resto, memoria. Ciò non significa
sfondi</string> niente di nuovo. che il servizio non sarà mai
<string name=”finish”>Nascondi</string> distrutto automaticamente,
ma soltanto che la sua
</resources>
priorità sarà innalzata e
che si cercherà di evita-
Queste stringhe sono utilizzate nel layout da defini- re l’evento nei limiti del
re al percorso layout/main.xml: possibile. Nel caso in cui
un servizio così impostato
dovesse comunque esse-
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>
re distrutto dal sistema,
<LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android. all’utente verrà mostrata
com/apk/res/android” una notifica informativa,
android:orientation=”vertical” il cui ID ed i cui conte-
android:layout_width=”fill_parent” nuti vanno forniti come
parametri del metodo
android:layout_height=”fill_parent”> Fig.4: L’attività consulta lo stato del servizio per abilitare startForeground(). In que-
... o disabilitare i bottoni di avvio ed arresto sta maniera, ad esempio,
l’utente può essere infor-
In questo layout viene definita una semplicissima mato del perché il suo
MP3 ha smesso di essere
interfaccia fatta di tre bottoni: il primo per avviare Non resta che mettere insieme il tutto nel file riprodotto d’improvviso!
il servizio di cambio automatico del wallpaper, AndroidManifest.xml:
il secondo per arrestarlo ed il terzo per nascon-
dere l’attività che comprende l’interfaccia stessa. <?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>

Andiamo a realizzare tale attività: <manifest xmlns:android=”http://schemas.android.com/


apk/res/android”
package=”it.ioprogrammo.wallpaperchanger”
L’AUTORE
android:versionCode=”1”
android:versionName=”1.0”>
... Carlo Pelliccia lavora
presso 4IT (www.4it.it),
Siccome le applicazioni Android non possono cam- dove si occupa di analisi
e sviluppo software per
biare il wallpaper del telefono senza dichiararlo piattaforme Java. Nella
esplicitamente, in accordo con il modello di sicu- sua carriera di technical
rezza del sistema, nel manifest dell’applicazione writer ha pubblicato cinque
è stato necessario dichiarare l’uso del permesso manuali ed oltre duecento
android.permission.SET_WALLPAPER. articoli, molti dei quali
proprio tra le pagine di
Ora è tutto pronto, non resta che installare l’ap- ioProgrammo. Il suo sito,
plicazione su un emulatore o su uno smartphone che ospita anche diversi
ed avviare il servizio di cambio automatico del progetti Java Open Source,
wallpaper. è disponibile all’indirizzo
Fig.3: I wallpaper usati a rotazione dell’applicazione vanno www.sauronsoftware.it
inseriti al percorso di progetto assets/wallpapers Carlo Pelliccia

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roi d pr g r am m in g
Applicazioni
MOBILE location-based
Applicazioni conlocation-based
Android conAndroid
Androidprogramming

TU SEI QUI!
TE LO DICE ANDROID
I SERVIZI LOCATION-BASED SONO UNA DELLE CARATTERISTICHE PIÙ ATTRAENTI DI
ANDROID. IMPARIAMO A REALIZZARE APPLICAZIONI IN GRADO DI LOCALIZZARE L’UTENTE
VIA GPS E DI DISEGNARE LA SUA POSIZIONE IN UNA MAPPA

U
n’applicazione o un servizio possono definirsi è android.location.LocationManager. Riassumendo,
location-based quando lavorano con il posi- dall’interno di un’attività, il servizio di localizzazione
zionamento geografico dell’utente. Google è si recupera alla seguente maniera:
stato un pioniere dei servizi location-based: Google
Maps e Google Earth hanno spianato la strada ad LocationManager locationManager = (LocationManager)

una nuova generazione di applicazioni basate sulla getSystemService(LOCATION_SERVICE);

geografia e sul posizionamento. Con Android, Google


non smette di innovare. È con l’avvento dei disposi- I meccanismi di localizzazione disponibili sono classifi-
❑ CD ❑ WEB tivi mobili, infatti, che le applicazioni location-based cati come provider. I due provider discussi in precedenza
Android.rar possono finalmente sfruttare a pieno tutte le loro sono identificati con due costanti:
potenzialità. In questo articolo scopriremo come è
cdrom.ioprogrammo.it
facile mostrare mappe, cercare luoghi e interagire con • LocationManager.GPS_PROVIDER, il provider colle-
il ricevitore GPS del telefono. gato al ricevitore GPS del telefono.
• LocationManager.NETWORK_PROVIDER, il provider
che localizza in maniera approssimativa il telefono
basandosi sulle reti raggiungibili.
LOCATION MANAGER
E PROVIDER Prima di usare uno di questi due provider, bisogna verifi-
Gli smartphone implementano solitamente uno o care che sia supportato dal telefono che esegue l’applica-
più meccanismi di localizzazione dell’utente. Il GPS zione. Per farlo, si può richiamare il metodo getProvider()
è quello più noto ed utilizzato, ma non è l’unico di LocationManager. Il metodo restituisce null se il pro-
meccanismo disponibile. I dispositivi di ultima gene- vider non è disponibile, mentre restituisce un risultato
razione, infatti, sono in grado di localizzare la propria di tipo android.location.LocationProvider nel caso lo sia.
posizione verificando le reti GSM e Wi-Fi disponibili Ad esempio:
nei paraggi (in questo caso si parla di localizzazione
network-based). Si tratta di un meccanismo di localiz- LocationProvider gpsProvider = locationManager.

zazione meno accurato rispetto al GPS, ma comunque getProvider(LocationManager.GPS_PROVIDER);

affidabile quando è sufficiente conoscere l’area dove if (gpsProvider == null) {

si trova l’utente, e non si ha bisogno di calcolare la // GPS non disponibile


REQUISITI sua posizione precisa. Android offre un’interfaccia } else { // GPS disponibile }

di programmazione che si astrae dal meccanismo di


Conoscenze richieste localizzazione utilizzato in dal device. Tale interfaccia Gli oggetti LocationProvider, quando disponibili, forni-
Basi di Java è offerta sotto forma di servizio di sistema. Dall’interno scono informazioni sul provider richiesto, come la sua
di un’attività, i servizi di sistema possono essere recu- accuratezza e le caratteristiche supportate. Dopo essersi
Software
perati usando il metodo getSystemService(). Il metodo accertati che un provider è disponibile, altrettanto impor-
Java SDK (JDK) 5+,
Android SDK, Eclipse richiede in argomento l’identificativo del servizio di tante è controllare che sia anche attivo. L’utente, infatti,
3.3+, ADT
sistema desiderato. Gli ID dei servizi di sistema sono potrebbe averlo disabilitato dalle impostazioni del tele-
Impegno
conservati in alcune costanti. Quello per il servizio di fono. L’abilitazione di un provider può essere controllata
localizzazione è riportato nella costante LOCATION_ con il metodo isProviderEnabled() di LocationManager.
SERVICE. Il metodo getSystemService(), una volta Ad esempio:
Tempo di realizzazione recuperato il servizio, lo restituisce sotto forma di sem-
plice Object. È dunque necessario eseguire un casting boolean gpsEnabled = locationManager.isProvider

verso la classe reale del servizio, che in questo caso Enabled(LocationManager.GPS_PROVIDER);

56 / Dicembre 2010
A n d ro id p r o g r a m m ing 75
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Applicazioni location-based
Android programming con location-based
Applicazioni Android MOBILE
con Android

accadere che un provider sia stato disabilitato in un posto


Prima di usare uno dei due provider, quindi, è meglio e riabilitato poi a chilometri di distanza, e che quindi la
controllarne lo stato, in modo da suggerire all’utente sua ultima misurazione sia completamente inservibile.
di abilitarlo prima di procedere. Ancora un’importan- Per avere “dati freschi” da uno dei provider, gli si deve
te avvertimento: per utilizzare correttamente i servizi esplicitamente chiedere di inviarli non appena disponi-
di localizzazione, è necessario che l’applicazione, nel bili. Il metodo utile per farlo è:
proprio manifest, richieda l’uso dei permessi android.
permission.ACCESS_COARSE_LOCATION (per la loca- public void requestLocationUpdates(String provider,
lizzazione basata sui network) e/o android.permission. long minTime, float minDistance, LocationListener NOTA
ACCESS_FINE_LOCATION (per la localizzazione GPS): listener)
GLOBAL
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> Gli argomenti hanno il seguente scopo: POSITIONING
<manifest ...> SYSTEM
<application ...> • provider è l’ID del provider (ad esem- GPS è una di quelle sigle che
... pio LocationManager.GPS_PROVIDER o tutti conoscono ma pochi
LocationManager.NETWORK_PROVIDER). comprendono. GPS sta per
Global Positioning System,
• minTime è il numero di secondi minimo che deve ossia sistema di posizio-
intercorrere tra una misurazione e la successiva. Con namento globale. Si tratta
DOVE MI TROVO? questo parametro si può evitare che dal provider ven- di un sistema costituito da
Passiamo a vedere come sia possibile recuperare la posi- gano troppe informazioni, chiedendo di non mandare una serie di satelliti artificiali
zione fornita da uno dei provider previsti. Le misurazioni una nuova lettura se non è passato almeno un certo in orbita intorno al pianeta.
Ciascun satellite trasmette
vengono rappresentate mediante oggetti di tipo android. numero di secondi. ciclicamente dei messaggi
location.Location. I principali e più importanti metodi • minDistance è la distanza minima, in metri, che deve verso la superficie. I messaggi
messi a disposizione da questa classe sono: esserci tra una misurazione e la successiva. Anche in contengono il segnale orario
questo caso l’argomento serve per filtrare le letture e delle informazioni sulle
• public long getTime() del provider ed evitare che da questo vengano troppe orbite percorse. Il ricevitore
GPS ascolta questi messaggi
Restituisce la data in cui l’informazione è stata calco- informazioni, chiedendo di non mandare una nuova e li elabora. In base al ritardo
lata, come UNIX timestamp (il numero di millisecondi lettura se non si è riscontrato uno spostamento di un dei segnali e ai contenuti dei
trascorsi dal 1 Gennaio 1970 alle ore 00:00:00 GMT) certo numero di metri. messaggi, il ricevitore è in
• public double getLatitude() • listener è l’oggetto, di tipo android.location. grado di calcolare la propria
Restituisce la misura di latitudine. LocationListener, su cui verranno notificate tutte le distanza da ciascun satellite.
Nel momento in cui il ricevi-
• public double getLongitude() misurazioni effettuate e filtrate secondo i parametri tore riesce ad agganciare il
Restituisce la misura di longitudine. precedenti. segnale di quattro o più satel-
• public boolean hasAltitude() liti, diventa possibile applicare
Restituisce true se la misurazione comprende anche Ad esempio: un calcolo matematico simile,
un dato di altitudine. nel principio, alla triangola-
zione. In questa maniera, il
• public double getAltitude() locationManager.requestLocationUpdates(Location
ricevitore può determinare la
Se disponibile, restituisce la misura di altitudine. Manager.GPS_PROVIDER, 5, 1, myLocationListener);
propria posizione sul globo
• public boolean hasSpeed() terracqueo, esprimendola in
Restituisce true se la misurazione comprende anche Con questa richiesta si sottoscrive il provider GPS e si termini di latitudine e longitu-
un dato di velocità. ricevono le letture e gli eventi provenienti da questo. Le dine. Più sono i satelliti di cui
il dispositivo riceve il segnale,
• public float getSpeed() letture, in particolar modo, saranno filtrate: solo se lo più è accurata la posizione
Se disponibile, restituisce la misura di velocità. L’unità spostamento equivale ad almeno un metro, e comunque calcolata.
di misura è m/s (metri al secondo). non più di una notifica ogni cinque secondi. Letture ed
eventi saranno segnalati sull’oggetto myLocationListe-
Una maniera semplice e diretta per ottenere una misu- ner, che naturalmente deve implementare l’interfaccia
razione è domandarla al LocationManager, servendosi LocationListener. L’implementazione di LocationListener
del metodo getLastKnownLocation(). Il metodo richiede richiede la definizione dei seguenti metodi:
l’ID del provider da interrogare e restituisce un oggetto
Location. Ad esempio: • public void onStatusChanged(String provider, int
status, Bundle extras)
Location location = locationManager.getLastKnown Notifica un cambio di stato nel provider in argo- Fig.1: Dalle impostazioni
Location(LocationManager.GPS_PROVIDER); mento. Il nuovo stato (argomento status) può di sistema è possibile
abilitare o disabilitare i
essere: LocationProvider.OUT_OF_SERVICE, se il
servizi di localizzazione
Si faccia attenzione al fatto che getLastKnownLocation() provider è andato fuori servizio; LocationProvider. integrati. Per questo
non calcola la posizione del telefono nel momento in TEMPORARILY_UNAVAILABLE, se il provider bisogna sempre verificare
cui lo si richiama: il metodo si limita a restituire l’ultima è diventato temporaneamente non disponibile; che siano attivi, prima di
utilizzarli
misurazione disponibile per il provider richiesto. Può LocationProvider.AVAILABLE, se il provider è tornato

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2010 /o g57
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Applicazioni
MOBILE location-based
Applicazioni con location-based
Android conAndroid
Androidprogramming

disponibile. android:versionName=”1.0” package=

• public void onProviderEnabled(String provider) ”it.ioprogrammo.locationdemo”>

Notifica che il provider indicato in argomento è stato ...

abilitato.
• public void onProviderDisabled(String provider)
Notifica che il provider indicato in argomento è stato
disabilitato. EMULARE IL GPS
• public void onLocationChanged(Location location) Quando si sviluppa un’applicazione location-based,
Notifica la lettura di una nuova posizione. come l’esempio appena illustrato, ci si scontra con il pro-
blema di come eseguirne il test ed il debug. Naturalmente
NOTA Una volta che non occorre più conoscere le misurazioni è possibile installare l’applicazione su uno smartphone
provenienti dal location provider selezionato, è meglio ed andare a farsi un giro a piedi o in automobile, tuttavia
COORDINATE annullare la sottoscrizione svolta in precedenza, agendo questa non è la maniera migliore per test frequenti e
GPS DA RIGA sul LocationManager con il metodo removeUpdates(): debug efficaci. Per nostra fortuna è possibile impostare
DI COMANDO delle false coordinate geografiche sull’emulatore fornito
Se non utilizzate Eclipse, locationManager.removeUpdates(myLocationListener); con l’SDK. Con Eclipse lo si fa dalla scheda “Emulator
potete fornire false coor- Control” della prospettiva “DDMS”. È possibile fornire
dinate GPS all’emulatore coordinate semplici, oppure caricarne una lista comples-
usando la riga di coman-
do. Aprite il prompt dei sa da file di tipo GPX e KML. Attenzione: se le coordinate
comandi e connettetevi LOCATIONDEMO inviate tramite l’Emulator Control di Eclipse DDMS non
all’emulatore via telnet: Forti delle nozioni appena acquisite, andiamo a realizza- funzionano correttamente, provate a chiudere l’ambien-
re un’applicazione che le metta in pratica. Chiameremo te e a riavviarlo dopo aver aggiunto le seguenti righe al
telnet localhost <porta> l’applicazione LocationDemo. Definiamone il layout nel file eclipse.ini presente nella cartelle di installazione del
La porta usata dall’emu- file res/layout/main.xml: vostro Eclipse:
latore è riportata nel titolo
della finestra che lo contie- <?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> -Duser.country=US
ne. In genere è 5554 o una <LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android. -Duser.language=en
cifra molto simile. Lanciate com/apk/res/android”
ora il comando: android:orientation=”vertical” android:layout_
width=”fill_parent”
geo fix <longitude> <lati-
tude> android:layout_height=”fill_parent”> GOOGLE APIS
… PER ANDROID
Ad esempio: Finora abbiamo appreso come accedere al servizio di
geo fix 12.484564 Si tratta di un layout molto semplice, che realizza una localizzazione di Android per conoscere la posizione
41.91247 tabella all’interno della quale andremo ad annotare i dati dell’utente, ma questo è soltanto l’inizio. Una vera e pro-
provenienti dal provider GPS. pria applicazione location-based, infatti, fa anche uso di
Andiamo all’attività LocationDemoActivity, che realizza mappe e di altri servizi analoghi. Poiché questo è un ter-
la logica del progetto appena descritta: reno in cui Google gioca in casa, abbiamo a nostra dispo-
sizione un’ottima libreria di classi per l’accesso facilitato
package it.ioprogrammo.locationdemo; ai servizi location-based di Mountain View. Purtroppo
import java.util.Date; tale libreria, per motivi di licensing, viene fornita sepa-
... ratamente dal sistema, e per questo richiede del lavoro
public class LocationDemoActivity extends Activity { preparatorio aggiuntivo. Per prima cosa è necessario
… aver scaricato e integrato la libreria nel proprio Android
SDK. Potete verificarlo avviando il manager dei disposi-
Notate come l’utilizzo del servizio di localizzazione è tivi virtuali e controllando che nell’elenco dei pacchetti
stato collegato al ciclo di vita dell’attività: si sono utilizzati installati (“Installed Packages”) sia presente un pacchetto
i metodi onResume() e onPause(), rispettivamente, per del tipo “Google APIs by Google Inc.”, associato alla ver-
Fig.2: LocationDemo è avviare ed interrompere l’utilizzo del servizio. In que- sione di Android per la quale state sviluppando. Se non
un’app che si collega al ri- sta maniera il localizzatore viene invocato solo quando lo trovate, muovetevi nella scheda “Available Packages” e
cevitore GPS e ne mostra
l’attività sta occupando il display, e non quando gira scaricatelo. Ad operazione completata create un disposi-
le letture sul display
in background.Non resta che mettere tutto insieme in tivo virtuale che supporti le Google API appena installate
AndroidManifest.xml: (lo potete fare dalla scheda “Virtual Devices”). In Eclipse,
quando creerete una nuova applicazione che usa le
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> mappe di Google, ricordatevi di indicare esplicitamente
<manifest xmlns:android=”http://schemas.android.com/ l’utilizzo della libreria nel target del progetto. L’ambiente,
apk/res/android” creando il nuovo progetto, aggiungerà la libreria al build
android:versionCode=”1” path dell’applicazione. Se non utilizzate Eclipse dovrete

58 / Dicembre 2010
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Applicazioni location-based
Android programming conlocation-based
Applicazioni Android MOBILE
con Android

svolgere questo compito a mano. I JAR delle Google API e per ognuno di essi vi fornirà l’impronta MD5. Con il
li trovate a partire dal percorso <android-sdk-directory>/ browser, recatevi ora all’indirizzo: http://code.google.
add-ons. Accertatevi, infine, che nel manifest della vostre com/android/add-ons/google-apis/maps-api-signup.
applicazioni location-based siano comprese la dichiara- html
zione di utilizzo della libreria Google Maps e le clausole
di utilizzo dei permessi per l’accesso al location manager Accettate le condizioni proposte e inserite l’MD5 del cer-
e ad Internet. Solitamente lo scheletro del manifest di tificato per il quale volete ottenere una chiave di utilizzo
un’app location-based assomiglia al seguente: di Google Maps. È fatta! Salvate la pagina Web con la
chiave generata per il vostro certificato.
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> SUL WEB
<manifest ...>
<application ...> GOOGLE MAPS API
<uses-library android:name=”com.google.android. MAPACTIVITY REFERENCE
maps” /> E MAPVIEW La reference guide per
... Il pacchetto di riferimento per le API Android di Google le Google Maps API di
</application> Maps è com.google.android.maps. All’interno vi trovate Android è all’indirizzo:
<uses-permission android:name=”android.permission. MapActivity, che è la classe da estendere nel caso in cui si http://code.google.com/
ACCESS_FINE_LOCATION” /> voglia realizzare un’attività che mostri delle mappe sullo android/add-ons/google-
<uses-permission android:name=”android.permission. schermo. Estendere MapActivity è esattamente come apis/reference/index.html
ACCESS_COARSE_LOCATION” /> estendere Activity, con l’unica differenza che si deve
<uses-permission android:name=”android.permission. implementare il metodo:
INTERNET”/>
</manifest> protected boolean isRouteDisplayed()

A questo metodo dobbiamo far restituire true quando si


sta visualizzando una mappa con delle indicazioni stra-
GOOGLE MAPS KEY dali (ad esempio un percorso da un punto A ad un punto
Ancora un passo ci separa dal poter mostrare mappe sul B). In tutti gli altri casi si deve restituire false.
display del nostro dispositivo: dobbiamo ottenere una L’altra differenza tra Activity e MapActivity è che, all’in-
chiave (key) per l’accesso al servizio Google Maps. Per terno di quest’ultima, è possibile introdurre un widget
farlo dobbiamo fornire a Google l’impronta MD5 del di tipo MapView. Si tratta del componente in grado di
certificato che utilizziamo per firmare le nostre applica- mostrare le mappe provenienti dai server di Google. Fig.4: Con l’Emulator Con-
zioni. Siccome solitamente si utilizza un certificato per Potete dichiarare il componente di tipo MapView in un trol di Eclipse DDMS è
possibile inviare all’emu-
lo sviluppo ed uno per il rilascio, sarà probabilmente layout XML, da caricare poi all’interno della MapActivity:
latore false coordinate
necessario ottenere ed utilizzare due chiavi differenti. di localizzazione
Il certificato per lo sviluppo ed il debug è compreso nel <com.google.android.maps.MapView

keystore che trovate ad uno dei seguenti percorsi: android:apiKey=”CHIAVE GOOGLE MAPS QUI”
android:id=”@+id/mapView”

• Windows Vista: C:\Users\<username>\.android\ android:layout_width=”fill_parent”

debug.keystore android:layout_height=”fill_parent” />

• Windows XP: C:\Documents and Settings\<username>\.


android\debug.keystore Il widget potrà poi essere recuperato dall’interno della
• MacOS X e Linux: ~/.android/debug.keystore MapActivity, facendo:

In Eclipse potete verificare il percorso del keystore di MapView mapView = (MapView) findViewById(R.
debug aprendo le preferenze dell’ambiente ed entrando
nella voce “Android » Build”.
L’impronta MD5 di un certificato può essere calcolata
usando l’utility keytool, compresa in ogni Java SDK. Con il
prompt dei comandi posizionatevi all’interno della direc- Fig.5: L’utilizzo delle
tory bin del vostro JDK, in modo che il comando keytool Google API va indicato
come target del nuovo
sia a portata di lancio. Quindi eseguite il comando:
progetto Android che si
sta creando in Eclipse
keytool -keystore <percorso-keystore> -list

Vi sarà richiesta la password del keystore. La password di


default del keystore di debug è android. Adesso keytool Fig.3: Le API di Google per la gestione delle mappe van-
vi mostrerà l’elenco dei certificati compresi nel keystore, no scaricate ed installate separatamente dal sistema

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2010 /o g59
roi d pr r am m in g
Applicazioni
MOBILE location-based
Applicazioni conlocation-based
Android conAndroid
Androidprogramming

id.mapView); Questo file realizza un layout dove la mappa di Google


A questo punto i metodi di MapView possono essere è il componente principale, ed in alto sono posti tre
invocati per controllare la mappa mostrata. Diamo uno checkbox: “Satellite”, “Traffic” e “Street View”. Li utilizze-
sguardo ai metodi di più comune utilizzo: remo per consentire all’utente di abilitare o disabilitare
le corrispondenti caratteristiche. Passiamo ora all’attività
• public void setSatellite(boolean on) MapDemoActivity:
Attiva o disattiva la vista da satellite.
• public boolean isSatellite() package it.ioprogrammo.mapdemo;

Controlla se la vista da satellite è attiva oppure no. ...

• public void setStreetView(boolean on) import com.google.android.maps.MapActivity;

Attiva o disattiva i tracciati che mostrano dove street import com.google.android.maps.MapView;

view è disponibile. ...

• public void setClickable(boolean on) public class MapDemoActivity extends MapActivity {

Rende la mappa cliccabile oppure no. Se la mappa è ...

cliccabile (e per default non lo è), l’utente può control-


larla con il tocco del dito. Qui, con veramente poche righe di codice, si riesce a
• public void setBuiltInZoomControls(boolean on) collegare i tre checkbox di cui sopra al widget MapView.
Attiva o disattiva i controlli incorporati per lo zoom Manca solo l’AndroidManifest.xml:
della mappa.
• public int getZoomLevel() <?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?>

Restituisce il livello di zoom corrente, che sarà sempre <manifest xmlns:android=”http://schemas.android.com/

compreso tra 1 e 21. apk/res/android”

• public GeoPoint getMapCenter()


Restituisce le coordinate geografiche del punto centra- package=”it.ioprogrammo.mapdemo”

le della mappa. android:versionCode=”1”


...

Gli oggetti GeoPoint, come è facile intuire, sono uti-


lizzati per esprimere una posizione terrestre. Il solo
costruttore disponibile è: public GeoPoint(int latitudeE6,
int longitudeE6) Latitudine e longitudine, in questo CONTROLLARE
NOTA caso, sono espressi mediante degli interi. Nel caso del LA MAPPA
LocationManager, come abbiamo visto in precedenza, Rendendo un widget MapView cliccabile e abilitando i
EVENTI DI TOUCH sono invece espressi con valori double. Passare da una controlli per lo zoom compresi nel widget, l’utente può
SUGLI OVERLAY notazione all’altra è molto semplice: scorrere la mappa e controllare ciò che più lo aggrada.
Gli overlay possono essere Per controllare la mappa in maniera automatica, inve-
interattivi. Per riscontrare int asInt = (int) Math.floor(asDouble * 1.0E6); ce, è possibile farsi restituire da MapView un oggetto
eventuali eventi di tocco di tipo MapController, grazie al metodo getController():
o di tastiera riscontrati su
di essi, si possono ride- Le coordinate contenute in un oggetto GeoPoint possono MapController mapController = mapView.getController();
finire i metodi di Overlay essere recuperate con i metodi getLatitudeE6() e getLon- Con il MapController si possono fare diverse cose, tra cui:
onTap(), onTouchEvent(), gitudeE6(). Per passare dalla notazione intera a quella
onKeyDown() e onKeyUp(). decimale si può fare: • public boolean zoomIn()
Aumenta lo zoom di un livello. Restituisce true se
double asDouble = asInt / 1.0E6; l’operazione riesce, false se il livello di zoom è già al
massimo.
• public boolean zoomOut()
Diminuisce lo zoom di un livello. Restituisce true se
MAPDEMO l’operazione riesce, false se il livello di zoom è già al
Realizziamo insieme un primo esperimento con le massimo.
mappe. Chiameremo l’applicazione MapDemo. Ecco il • public int setZoom(int zoomLevel)
suo layout da conservare sul file res/layout/main.xml: Imposta il livello di zoom della mappa, che va espres-
so come valore compreso tra 1 e 21. Restituisce il livel-
<?xml version=”1.0” encoding=”utf-8”?> lo di zoom effettivamente impostato.
<LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android. • public void setCenter(GeoPoint point)
com/apk/res/android” Sposta la mappa in modo che il punto indicato sia al
android:orientation=”vertical” android:layout_ centro.
width=”fill_parent” • public void animateTo(GeoPoint point)
android:layout_height=”fill_parent”> Fa muovere la mappa, mediante un’animazione, fino
... al punto indicato.

60 / Dicembre 2010
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Applicazioni location-based
Android programming conlocation-based
Applicazioni Android MOBILE
con Android

public void draw(android.graphics.Canvas canvas,


MapView mapView, boolean shadow)

Questo metodo viene invocato automaticamente per


richiedere il disegno dell’overlay. L’argomento canvas è
un pannello sul quale è possibile fare disegno libero (ce
ne occuperemo più nel dettaglio in un episodio futuro),
mapView è la mappa di riferimento e shadow, infine,
Fig.6: La chiave per l’utilizzo delle Google Maps API va indica se si deve disegnare o meno l’ombra dell’overlay
richiesta online fornendo l’impronta MD5 del certificato che si sta realizzando. Il metodo viene sempre chiamato
che sarà usato per firmare l’applicazione Android
due volte: la prima volta con shadow pari a true, per dise-
gnare l’ombra, la seconda con shadow pari a false, per
disegnare il contenuto di primo piano dell’overlay. Se non
Ora che siamo in grado di manipolare la mappa si è interessati all’ombra, è sufficiente non far nulla quan-
mostrata, proviamo a collegare l’esempio del paragrafo do shadow è uguale a true. Il problema che sorge, a questo
precedente con il servizio di localizzazione studiato punto, è che sugli oggetti Canvas si disegna ragionando in
nella prima parte dell’articolo. Facciamo in modo che termini di coordinate x ed y, mentre le mappe ed i servizi
l’attività, una volta avviata, inizi ad ascoltare le coordi- di localizzazione lavorano con le coordinate geografiche
nate provenienti dal ricevitore GPS, centrando di volta latitudine e longitudine. Come fare, quindi, per disegnare
in volta la mappa sulla posizione letta. Incrementiamo qualcosa alla coordinata (x, y) che corrisponde esatta-
anche il valore di zoom di partenza, in modo da evi- mente ad una posizione (lat, lon) della mappa? Si può
denziare meglio la posizione dell’utente. Modifichiamo passare da una notazione all’altra estraendo un oggetto
l’attività MapDemoActivity, aggiungendole quanto Projection dal MapView in uso:
indicato nel seguente stralcio:
Projection projection = mapView.getProjection(); Fig.7: La posizione indi-
... cata dal ricevitore GPS
import com.google.android.maps.GeoPoint; viene evidenziata sulla
Con un oggetto Projection si può passare da coordinate
mappa grazie ad una
import com.google.android.maps.MapController; geografiche a coordinate di disegno, grazie al metodo: freccia disegnata in un
public class MapDemoActivity extends MapActivity { overlay della mappa
... public android.graphics.Point toPixels(GeoPoint in,
android.graphics.Point out)
Completiamo l’opera aggiungendo l’uso del permes-
so android.permission.ACCESS_FINE_LOCATION nel Le coordinate del GeoPoint vengono convertite e salvate
manifest dell’applicazione. in un oggetto Point, che contiene delle semplici coordi-
nate x ed y. Si può eseguire anche la conversione inversa,
grazie al metodo:

OVERLAY public GeoPoint fromPixels(int x, int y)


Quando un’applicazione mostra una mappa, il più delle
volte è perché vuole indicare qualcosa, magari attraverso Andiamo ad apportare l’ultima miglioria alla nostra appli-
un disegno sovrapposto alla mappa stessa. Ad esempio, cazione MapDemo. Aggiungiamo fra le sue risorse un’im-
si è soliti inserire una freccia che indica la posizione magine youarehere.png (la trovate nel codice allegato), L’AUTORE
dell’utente e dei baloon per evidenziare i luoghi di suo che rappresenta una freccia puntata verso il basso. Va
interesse che sono nei paraggi. In gergo si dice che alla disposta al percorso di progetto res/drawable/youarehere. Carlo Pelliccia lavora
mappa vengono sovrapposti degli overlay, ognuno dei png. La useremo in un overlay che indicherà all’utente presso 4IT (www.4it.it),
quali mostra qualcosa in particolare. Gli overlay sovrap- dove si trova. Modifichiamo ancora una volta l’attività dove si occupa di analisi
e sviluppo software per
posti ad un widget MapView possono essere recuperati e MapDemoActivity, con le aggiunge mostrate di seguito: piattaforme Java. Nella
controllati grazie al metodo: sua carriera di technical
package it.ioprogrammo.mapdemo; writer ha pubblicato cinque
public java.util.List<Overlay> getOverlays() ... manuali ed oltre duecento
private class CurrentPositionOverlay extends Overlay { articoli, molti dei quali
… proprio tra le pagine di
Un nuovo overlay può essere aggiunto alla lista facendo: ioProgrammo. Il suo sito,
che ospita anche diversi
mapView.getOverlays().add(new MyOverlay()); Non resta che caricare l’applicazione su un dispositivo progetti Java Open Source,
Android ed andarsi a fare un giro per la propria città. è disponibile all’indirizzo
Per realizzare un overlay personalizzato si deve estendere Buona passeggiata! www.sauronsoftware.it
la classe Overlay. Il metodo che più comunemente viene
ridefinito è: Carlo Pelliccia

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2010 /o g61
roi d pr r am m in g
COVER
Applicazioni AndroidSTORY Applicazioni
senza scrivere codice con AppAndroid
Inventorsenza scrivere codice
Android con App Inventor
programming

APP ANDROID FACILI


CON APP INVENTOR
APP INVENTOR È IL NUOVO SISTEMA DI GOOGLE PER CREARE APPLICAZIONI ANDROID SENZA
SCRIVERE UNA SOLA RIGA DI CODICE. SCOPRIAMO IN COSA CONSISTE E UTILIZZIAMOLO
PER REALIZZARE FACILMENTE LE NOSTRE IDEE

L
e applicazioni contano. Questa è la conclu- e vendere (o regalare) delle applicazioni Android
sione alla quale sono finalmente giunti tutti competitive. Insomma, basta l’idea.
i produttori di smartphone di ultima genera-
zione. Non basta più proporre un hardware poten-
te, un design accattivante e un sistema facile da
utilizzare: ci vuole anche un ampio parco di appli- PREREQUISITI
cazioni, possibilmente di alta qualità. Non si fanno App Inventor è un’applicazione web online, come
discriminazioni per genere, utilità o complessità: GMail o Facebook per intenderci, e perciò per
l’utente moderno, sul market del suo smartphone, accedere all’applicazione bastano un computer ed
❑ CD ❑ WEB
appinv.zip vuole trovare di tutto: dallo strumento di lavoro al un browser di comune fattura. Più nello specifico, i
passatempo, dall’applicazione per interagire con il sistemi attualmente supportati sono:
cdrom.ioprogrammo.it
suo social network preferito a quella utile per risol-
vere una piccola faccenda di tutti i giorni. • Windows: XP, Vista, 7
Google tutto ciò l’ha capito benissimo e per questo • Mac OS X: 10.5, 10.6
la mamma di Android coccola ed incentiva chiun- • GNU/Linux: Ubuntu 8+, Debian 5+
que abbia nuove idee per applicazioni di successo.
Gli sviluppatori che hanno scelto Android, infatti, I browser compatibili, invece, sono:
hanno vita facile: hanno a disposizione un lin-
guaggio di programmazione facile ed espressivo, • Mozilla Firefox 3.6 o successivo
una libreria di funzionalità potenti e complete, un • Apple Safari 5.0 o successivo
ambiente di sviluppo aperto e flessibile. La docu- • Google Chrome 4.0 o successivo
mentazione e gli articoli tecnici non mancano, così • Microsoft Internet Explorer 7 o successivo
come abbondanti sono le comunità online dove gli
sviluppatori Android si radunano e si danno aiuto È poi importante che il sistema ed il browser instal-
a vicenda. Programmare applicazioni per Android, lino Java 6. Per verificare ed eventualmente soddi-
insomma, è facile e divertente. A Google, però, sfare questo ulteriore requisito, è sufficiente colle-
questo non basta. La programmazione, infatti, è garsi a questa pagina www.java.com. Per verificare
molto importante per avere buone applicazioni, e il vostro sistema seguite il link “Io ho Java?”. In caso
per questo va incentivata, ma allo stesso tempo la di esito negativo, procedete al download e all’instal-
necessità di scrivere del codice è un limite per chi lazione dal sito stesso.
non ha studiato informatica. Insomma, per quanto
REQUISITI
facile e divertente possa essere lo sviluppo delle
applicazioni Android, la capacità di scrivere del
Conoscenze richieste
-
buon codice resta sempre appannaggio degli addet- SETUP DEL SOFTWARE
ti ai lavori o di chi studia per diventarlo. Benché l’App Inventor in sé, essendo un’applica-
Software Per questo motivo Google sta gradualmente intro- zione online, non necessiti dell’installazione di
Java 6 ducendo App Inventor, un sistema alternativo per ulteriore software per lo sviluppo delle applica-
creare applicazioni Android senza scrivere una sola zioni Android, conviene comunque scaricare ed
Impegno riga di codice. Grazie ad App Inventor le applica- installare un package aggiuntivo, chiamato App
zioni possono essere letteralmente disegnate sullo Inventor Setup Software. Il pacchetto contiene degli
Tempo di realizzazione schermo del proprio computer. Apprendendo alcu- strumenti aggiuntivi per la verifica ed il confezio-
ni principi di base, tra l’altro molto semplici, si namento delle applicazioni e serve soprattutto per
diventa velocemente in grado di creare, verificare verificare le applicazioni realizzate su un dispositi-

12 / Gennaio 2011
A n d ro id p r o g r a m m ing 81
h ttp ://www.io pr o g r a m m o .i t
Applicazioni Android
Android senza scrivere codice
programming con AppAndroid
Applicazioni Inventor
senza scrivereCOVER
codice STORY
con App Inventor

vo reale connesso via USB al computer, oppure in CREARE UN ACCOUNT


alternativa su un emulatore. Soddisfatti i requisiti hardware e software, biso-
A seconda del vostro sistema operativo, collegatevi gna ottenere l’accesso all’applicazione online.
ad uno fra i seguenti indirizzi: Come si diceva sopra, infatti, App Inventor è come
Facebook o GMail. Per accedervi bisogna avere un
Windows: account e chiedere l’abilitazione all’uso del servi-
http://appinventor.googlelabs.com/learn/ zio. Collegatevi quindi all’indirizzo: appinventor.
setup/setupwindows.html googlelabs.com
Se avete già un account Google potete accedere
GNU/Linux: direttamente (box evidenziato in blu in Fig.2), altri-
http://appinventor.googlelabs.com/learn/ menti seguite il link per iscrivervi (box evidenziato
setup/setuplinux.html in rosso). Dopo aver soddisfatto il requisito dell’ac-
count e dell’accesso ai servizi Google, bisogna com-
Mac OS X: pilare un ulteriore modulo per richiedere l’accesso
http://appinventor.googlelabs.com/learn/ alla piattaforma (link evidenziato in verde).
setup/setupmac.html NOTA

Scaricate ed installate il pacchetto, secondo le istru- SAVE E SAVE AS


zioni riportate nella pagina. Per verificare che l’in- Il bottone “Save” pre-
stallazione sia andata a buon fine, recatevi nella sente nell’interfaccia di
directory in cui è stato installato il software ed App Inventor permette di
salvare, di tanto in tanto,
avviate il comando run-emulator. Come il nome il lavoro svolto. Benché
lascia intuire, questo comando avvia l’emulatore la piattaforma svolga
del sistema Android compreso nel pacchetto. Se comunque dei salvataggi
tutto è andato a buon fine, dopo qualche minuto di automatici, vi consigliamo
attesa, dovreste ottenere sul vostro desktop l’emu- Fig. 2: La pagina di accesso ad App Inventor
di utilizzarlo ogni volta che
avete concluso un lotto di
lazione della più recente piattaforma Android, modifiche. Il tasto “Save
come mostrato in Fig.1 Prendete inoltre nota del As”, invece, permette di
percorso di installazione del software appena con- App Inventor, infatti, è una tecnologia ancora in salvare il lavoro attuale in
figurato: più tardi questa informazione potrebbe beta, e perciò non è ancora aperta all’utilizzo da un altro progetto, diverso
tornare utile. parte del grande pubblico. È tradizione di Google, da quello di partenza.
infatti, sperimentare le nuove soluzioni con una
cerchia ristretta di utenti, per renderle poi pubbli-
che successivamente. Anche con GMail ed altre
celebri applicazioni online si fece in questa manie-
ra. Compilate dunque il modulo di richiesta (l’unico
dato effettivamente indispensabile che dovete for-
nire è il vostro indirizzo @gmail.com), inviatelo con
il tasto “Submit” ed attendete fiduciosi. Solitamente
non bisogna attendere a lungo: in alcuni casi fortu-
nati poche ore, in altri qualche giorno. Controllate
comunque regolarmente la casella di posta che
avete segnalato, visto che è lì che riceverete la
notifica di avvenuta attivazione del servizio per il
vostro account. Non appena sarete abilitati, tornate
all’indirizzo dell’App Inventor riportato sopra ed
accedete finalmente alla piattaforma.

CREARE UN NUOVO
PROGETTO
Iniziamo ad imparare come funziona App Inventor.
La piattaforma è organizzata per progetti. Ogni
applicazione Android che vogliamo realizzare fa
parte di un progetto differente. Per questo, non
Fig. 1: L’emulatore Android compreso nell’App Inventor appena si accede ad App Inventor, la prima cosa
Setup Software che viene visualizzata è l’elenco dei progetti sui

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h ttp :/ / www. i o p r o g r a m m o. it Gennaio And
2011 /o g13
roi d pr r am m in g
COVER
Applicazioni AndroidSTORY Applicazioni
senza scrivere codice con AppAndroid
Inventor senza scrivere codice
Android con App Inventor
programming

troverete i bottoni, le etichette e le immagini citati


prima, mentre tra quelli più avanzati troverete cose
come i riproduttori di suoni e di video, o i compo-
nenti per interagire con l’accelerometro ed il ricevi-
Fig. 3: La pagina principale di App Inventor, con l’elenco tore GPS del telefono.
dei progetti inizialmente vuoto

quali si sta lavorando. Appena ci si è iscritti, natural- DESIGN


mente, non si sta lavorando ancora su alcun proget- DI UN’APPLICAZIONE
to, e quindi sarà anzitutto necessario crearne uno. Per prendere confidenza con App Inventor andia-
Azionate il bottone “New”. Vi sarà chiesto di asse- mo a realizzare insieme un primo semplice ma
gnare un nome al nuovo progetto. I nomi dei pro- valido esempio. Realizzeremo un’applicazione che,
getti devono essere semplici: possono contenere una volta lanciata, mostri l’immagine di un’auto-
solo lettere, numeri e caratteri underscore, e non mobile. Sotto questa immagine ci sarà un pulsante,
possono inglobare spazi o altri caratteri specia- con il messaggio “Metti in moto”. Quando l’utente
li. Digitiamo il nome di progetto “prima_appli- premerà il bottone, il telefono dovrà riprodurre
cazione” e confermiamo. Il nuovo progetto sarà il suono del rombo di un motore. Grazie ad App
creato ed aperto automaticamente. La schermata Inventor siamo in grado di farlo in pochissimi
presentata a questo punto da App Inventor è il minuti.
principale banco di lavoro della piattaforma, nel Per prima cosa ci serve il materiale di base, cioè
quale è possibile costruire l’applicazione. Al centro un’immagine formato JPG di un’automobile ed un
NOTA dello schermo c’è l’anteprima di come si presenta il file MP3 con il rombo del motore. Potete cercarli
software in lavorazione. Sulla sinistra c’è invece la su Internet, oppure utilizzare quelli compresi nel
CHECKPOINT palette dei componenti. Un componente, nel gergo CD-Rom allegato alla rivista.
Il bottone “checkpoint” di App Inventor, è un elemento di base che è possi- Costruiamo l’interfaccia grafica di cui abbiamo
salva un’istantanea dello bisogno. Dalla palette, nel gruppo “Basic”, selezio-
stato attuale del progetto niamo il componente “Image” (immagine) e trasci-
in modo tale che, succes-
sivamente, sia possibile niamolo con il mouse all’interno dell’applicazione.
recuperarla e ripristinare
così una situazione antece-
dente. Immaginate di voler
provare ad applicare al
vostro progetto una modi-
fica di cui non siete sicuri.
Create un checkpoint del Fig. 4: La maschera per la creazione di un nuovo
progetto ed applicate poi progetto
la modifica: se decidere-
te di annullarla, potrete
tornare a lavorare sulla
versione antecedente così bile impiegare nella costruzione dell’applicazione,
come era al momento del come fosse un mattone. Esempi di componenti Fig. 6: Per aggiungere un componente all’applicazione
checkpoint. sono i bottoni, le immagini, le etichette con dei è sufficiente trascinarlo dalla palette all’anteprima
messaggi di testo e così via. Le applicazioni ven-
gono costruite combinando insieme una serie di
componenti. La palette dei componenti è suddivisa Trasciniamo anche il componente “Button” (botto-
in differenti categorie, che comprendono un po’ di ne), posizionandolo subito sotto l’immagine.
tutto. Per capirci meglio: tra i componenti di base Nella palette dei componenti localizziamo ora
il componente “Sound”, compreso nel gruppo
“Media”. Trasciniamo anche questo all’interno
della applicazione. A differenza degli altri due com-
ponenti, “Sound” è invisibile, non ha cioè elementi
di interfaccia. Non stupitevi, pertanto, se dopo
averlo trascinato non noterete alcuna differenza
nell’anteprima dell’applicazione.
Dopo aver popolato l’applicazione con tutti i com-
ponenti necessari, diamo un’occhiata sulla destra.
Ci sono tre aree molto importanti:

Fig. 5: Il nuovo progetto creato • Components. In quest’area vengono ripor-

14 / Gennaio 2011
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Applicazioni Android
Android senza scrivere codice
programming con AppAndroid
Applicazioni Inventor
senza scrivereCOVER
codice STORY
con App Inventor

“Sound1”. Non dobbiamo far altro che associargli


l’MP3 caricato in precedenza.

BLOCKS EDITOR
L’interfaccia dell’applicazione, a questo punto, è
pronta: non ci sono né altri componenti da aggiun-
Fig. 7: Le aree “Components”, “Media” e “Properties” gere né altri file multimediali da caricare. Manca
permettono di gestire ciascun componente presente però qualcosa. Dobbiamo ancora fare in modo NOTA
nell’applicazione
che quando l’utente aziona il bottone, il rombo del
SCARICARE
I SORGENTI
tati tutti i componenti usati nell’applicazione. Volete condividere con
altre persone il sorgente
• Il componente di base, che si chiama “Screen1”, delle vostre applicazio-
ni realizzate con l’App
rappresenta la finestra principale dell’applica- Inventor? Andate nella
zione. Al suo interno ci sono tutti i componen- lista dei progetti, selezio-
ti trascinati nella schermata (nel nostro caso nate uno, quindi dalla lista
saranno “Image1”, “Button1” e “Sound1”). “More actions” selezio-
Selezionando uno dei componenti è possibi- Fig. 8: L’anteprima dell’interfaccia realizzata
nate la voce “Download
Source”. Scaricherete così
le rinominarlo (tasto “Rename”) o eliminarlo un archivio ZIP che contie-
definitivamente dalla schermata (“Delete”). ne il progetto selezionato.
motore venga effettivamente riprodotto. Ci manca, Un’altra persona potrà
• Properties. Contiene gli strumenti utili per insomma, quello che è il cuore di ogni applicazio- importarlo nel suo account
modificare le proprietà di ciascun elemen- ne: la logica, cioè la sequenza di indicazioni di tipo su App Inventor, selezio-
nando questa volta la voce
to dell’applicazione. Per modificare l’aspetto causa-effetto che sono il cuore di ogni applicazione. “Upload Source”.
di un componente è anzitutto necessario sele- Descrivere una logica è ciò per cui i linguaggi di In questa maniera potrà
zionarlo nell’anteprima o dall’elenco presen- programmazione sono nati. Il codice serve proprio anche lui lavorare sul
te nell’area “Components”. Fatto ciò, la scheda per gestire il legame tra le cause e gli effetti, ed vostro progetto.
“Properties” riporterà tutti i dettagli del compo- infatti ogni codice suona sempre come «se accade
nente selezionato che è possibile modificare. questo, allora fai quest’altro». Come è possibile,
Quali siano le proprietà modificabi- quindi, stabilire queste sequenze di azioni di questo
li dipende dalla natura del componente. genere se App Inventor, come si è detto in apertura,
non richiede la conoscenza di un linguaggio di pro-
• Media. Qui vengono riportati tutti i file multime- grammazione?
diali (immagini, audio, video) necessari all’appli- La risposta è: attraverso il Blocks Editor. Si tratta di
cazione. Con il tasto “Add” è possibile avviare la un editor visuale che sostituisce completamente la
procedura di upload di un nuovo file. necessità di scrivere codice, e lo fa attraverso delle
rappresentazioni grafiche dei flussi causa-effetto.
Utilizziamo questi strumenti. Per prima cosa, usia- Spiegarlo è molto più difficile che provarlo, andia-
mo l’area “Media” per caricare l’immagine e l’audio mo dunque a sperimentarlo in prima persona.
di cui si è detto in precedenza. In alto a destra, l’App Inventor presenta il tasto
Andiamo poi su “Components”. Selezioniamo “Open the Blocks Editor”. Premiamolo.
“Screen1”, che corrisponde alla finestra principa- Il Blocks Editor è un applicativo esterno realizzato
le dell’applicazione, e modifichiamo alcune sue in Java. Premendo sul tasto, il software sarà sca-
caratteristiche nell’area “Properties”. Cambiamo il ricato ed eseguito. Per questo è molto probabile
colore di sfondo impostandolo su nero, e modifi- che vi venga richiesto il consenso per l’esecuzio-
chiamo il titolo della finestra in modo che diventi ne. Naturalmente bisogna acconsentire. Alla prima
“Automobile”. esecuzione, inoltre, il Blocks Editor vi chiederà pro-
Passiamo ora a “Image1”. Impostiamo l’immagine babilmente di digitare il percorso del comando adb,
da mostrare, alterando la proprietà “Picture”. che è una delle utilità installate in precedenza con il
Associamogli l’immagine dell’automobile caricata pacchetto App Inventor Setup Software, e che serve
poco prima nella sezione “Media”. Modifichiamo per connettersi all’emulatore o ad un dispositivo
anche le proprietà del componente “Button1”. reale. Andate quindi sul vostro disco a trovare il per-
In particolare, cambiamo il testo contenuto al suo corso del comando adb.exe (Windows) o adb (Linux
interno, impostando la proprietà “Text” sul valo- e Mac). Fornite tale percorso in maniera completa,
re “Metti in moto”. Finiamo modificando anche ad esempio (Windows):

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roi d pr r am m in g
COVER
Applicazioni AndroidSTORY Applicazioni
senza scrivere codice con AppAndroid
Inventorsenza scrivere codice
Android con App Inventor
programming

C:\Program Files\AppInventor\commands-for- gue il suono contenuto nel componente “Sound1”.


Appinventor\adb.exe I blocchi set, invece, cambiano il valore di una pro-
prietà di un componente, ad esempio «set Image1.
Una volta avviato, il Blocks Editor si presenta come Picture to» cambia l’immagine mostrata dal com-
in Fig.9 ponente “Picture1”.
I blocchi set vanno collegati ad un’altra categoria di
blocchi, che fornisce il nuovo valore da impostare.
Questo valore può essere letto dalle proprietà di un
altro componente (quarto tipo di blocco in figura),
oppure specificato in altro modo attraverso una
delle altre caratteristiche messe a disposizione dal
Blocks Editor (provate ad esplorare le categorie di
Fig. 9: Il Blocks Editor, cioè lo strumento per definire blocchi messe a disposizione nella linguetta “Built-
la logica di funzionamento dell’applicazione in”). Facciamo ora in modo che alla pressione del
tasto “Button1” il suono del componente “Sound1”
venga riprodotto.
NOTA All’interno del Blocks Editor possiamo ritrovare Trasciniamo allora il blocco «when Button1.Click
tutti i componenti che abbiamo inserito all’interno do» nell’area di lavoro. Colleghiamolo quindi con il
ESPORTARE APK dell’applicazione. Sono nella scheda corrisponden- blocco «call Sound1.Play», come mostrato in Fig.12.
La forma finale per te alla linguetta “My Blocks”. Proviamo a fare di più, aggiungendo una seconda
la distribuzione delle conseguenza alla pressione del bottone. Facciamo
applicazioni Android
completate consiste in un che, dopo aver avviato la riproduzione di “Sound1”,
file con estensione .apk. il testo di “Button1” cambi da “Metti in moto” a
Avendo a disposizione “Vroooooam!”.
un file APK è possibile È molto semplice farlo: aggiungete il blocco «set
distribuire l’applicazione Button1.Text to» all’evento Button1.Click. Il nuovo
sul market o attraverso
altri canali. Per ottenere testo può essere specificato usando uno dei blocchi
l’APK di una vostra
applicazione ormai
completa, aprite il progetto
corrispondete su App
Inventor e dalla schermata
di lavoro principale aprite
l’elenco “Package for
Phone” e scegliete la Fig. 10: I blocchi disponibili per il componente
voce “Download to this “Button1”
Computer”. Potrete così
scaricare il file .apk
che contiene la vostra
applicazione finita. Tocchiamo la voce “Button 1”: apparirà un elenco
pieno di blocchi che corrispondono ad eventi e
proprietà del componente. È subito evidente che Fig. 12: La logica della nostra prima applicazione
i blocchi mostrati sono raggruppabili in categorie
differenti.
I blocchi verdi, che chiameremo eventi, sono tutti del gruppo “Built-in”.
del tipo «when … do», ad esempio «when Button1. Trascinate il blocco text nell’area ed agganciatelo a
Click do», che significa «quando viene cliccato «set Button1.Text to».
Button1 fai questo». Al loro interno, infatti, c’è A questo punto, cliccando sul nuovo blocco, potrete
spazio per inserire un blocco di tipo azione, come digitare il testo da impostare. Provate ad esempio
quelli del tipo «call …» e «set … to». digitando “Vroooooam!”, oppure la variante che
I blocchi call eseguono un’azione che il componen- preferite.
te può svolgere, ad esempio «call Sound1.Play» ese-

Fig. 13: Ora sono state impostate due conseguenze


Fig. 11: Differenti tipologie di blocchi a confronto al clic del tasto “Button1”

16 / Gennaio 2011
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senza scrivereCOVER
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con App Inventor

ESEGUIRE più, potrà stabilire il colore del gesso virtuale: bian-


L’APPLICAZIONE co, giallo o rosso. Per completare l’opera, mettiamo
Scommetto che non vedere l’ora di provare l’appli- a disposizione anche un tasto che funzioni come
cazione che abbiamo appena realizzato. Possiamo un cancellino, ripulendo completamente la super-
farlo con l’emulatore o con un dispositivo reale. ficie dello schermo-lavagna. Torniamo alla lista dei
Per utilizzare un dispositivo reale è necessario col- progetti di App Inventor (link “My Projects”). Da
legarlo al computer via USB, non prima di aver qui creiamo un nuovo progetto, che chiameremo
installato gli eventuali driver forniti dal produttore. “lavagna”. Costruiamo quindi un’interfaccia come
quella mostrata in Fig.15. Per realizzare tale inter-
faccia, i passi da seguire sono:
1. Personalizziamo “Screen1”, cambiando il titolo
della finestra in “Lavagna” e cambiando in nero il
colore dello sfondo.
2. Trasciniamo dalla palette un componente
“HorizontalArrangement”, che è parte dell’elen-
co “Screen Arrangement”. Questo componente
permette di disporre in sequenza orizzontale una
Fig. 14: Il tasto “Connect to phone” permette l’esecu- serie di altri componenti.
zione dell’applicazione su un dispositivo reale o su un 3. Dentro l’elemento “HorizontalArrangement” NOTA
emulatore
appena disposto, inseriamo una serie di quattro
componenti “Button”. PUBBLICARE
4. Personalizziamo i bottoni. Cambiamo anzitutto SUL MARKET
Per usare l’emulatore, invece, è sufficiente lanciare i loro nomi da “Button1”, “Button2”, “Button3” Avete realizzato un’ap-
il comando run-emulator dimostrato in precedenza e “Button4” a “ButtonBianco”, “ButtonGiallo”, plicazione pronta per
e aspettare che il sistema emulato venga caricato. “ButtonRosso” e “ButtonPulisci”. Cambiamo il mondo reale? Volete
distribuirla attraverso l’An-
Dall’interno del Blocks Editor, in alto, azionate il il testo dei bottoni in modo che sia: “Bianco”, droid Market di Google?
tasto “Connect to phone”. “Giallo”, “Rosso” e “Pulisci”. Cambiamo inoltre Connettetevi al seguente
Attendete qualche istante: il dispositivo (reale o l’aspetto dei pulsanti: mettiamo su nero il colore indirizzo:
emulato che sia) sarà contattato dall’App Inventor, di sfondo di tutti e quattro i bottoni, aumentiamo http://market.android.com/
e l’applicazione sarà scaricata ed eseguita al suo le dimensioni del testo (valore 20), impostiamo publish
interno. l’uso del grassetto e cambiamo il colore del testo Attenzione però al fatto
in modo che ogni bottone esponga quello più che, per iscriversi al mar-
appropriato. Mettiamo infine in corsivo la scritta ket e pubblicare le proprie
applicazioni, è necessario
“Pulisci” sul quarto bottone. pagare 25 dollari con una
PROGETTO LAVAGNA 5. Trasciniamo dalla palette un componente di tipo carta di credito.
Realizziamo un secondo progetto con App Inventor. “Canvas”. Posizioniamolo subito sotto l’elemento
Cimentiamoci con qualcosa di leggermente più “HorizontalArrangement” disposto in preceden-
complicato (ma, come vedremo, sempre semplicis- za. I componenti di tipo “Canvas” permettono di
simo). Sfruttiamo il touchscreen del nostro dispo- tracciare linee liberamente sullo schermo: pro-
sitivo Android, realizzando un’applicazione che prio quello che ci serve! Maneggiamo le proprietà
funzioni un po’ come una lavagna. L’utente, con il dell’oggetto “Canvas”: mettiamo lo sfondo sul
dito, potrà tracciare linee e segni sullo schermo. In colore nero ed il colore di disegno (“PaintColor”)
impostiamolo sul bianco. Infine aggiustiamo
le dimensioni dell’elemento: per la larghezza
scegliamo lo speciale valore “fill_parent” (rende
l’elemento largo quanto tutto lo schermo) e per
l’altezza digitiamo il valore preciso di 370 pixel.
Accertiamoci infine che il nome del componente
sia proprio “Canvas1”, come dovrebbe essere in
maniera predefinita.

Fatta l’interfaccia, muoviamoci sul Blocks Editor


per “programmare” la logica necessaria all’applica-
zione. Prevediamo cinque differenti eventi:

1. Al clic sul bottone “Bianco” dobbiamo cambiare


il “PaintColor” di “Canvas1”, impostandolo sul
Fig. 15: L’applicazione in esecuzione sull’emulatore bianco.

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2011 /o g17
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programming

2. Al clic sul bottone “Giallo” dobbiamo cambiare


il “PaintColor” di “Canvas1”, impostandolo sul
giallo.
3. Al clic sul bottone “Rosso” dobbiamo cambiare
il “PaintColor” di “Canvas1”, impostandolo sul
rosso.
4. Al clic sul bottone “Pulisci” dobbiamo ripulire il
contenuto di “Canvas1”.
5. In qualche maniera, quando l’utente trascina il
dito all’interno di “Canvas1”, dobbiamo far trac-
ciare una linea del colore impostato.

Vediamo, passo dopo passo, come realizza-


re questi cinque punti. Cominciamo dal bottone Fig. 17: La logica per tracciare una linea ad ogni movi-
“ButtonBianco”. Trasciniamo sul campo il gestore mento del dito sul componente “Canvas1”
di evento «when ButtonBianco.Click do». Come
conseguenza dell’azione incastriamo al suo interno
il blocco «set Canvas1.PaintColor to». Il colore da trascina il dito, l’evento riporterà le informazioni
collegare a questo blocco possiamo sceglierlo dal aggiuntive all’interno delle variabili agganciate. A
gruppo “Colors” della sezione di blocchi “Built- noi, in particolar modo, interessa sapere che prevX
in”. Naturalmente, per “ButtonBianco”, scegliete e prevY riporteranno le coordinate che aveva il
L’AUTORE il colore “white”. Fate lo stesso per “ButtonGiallo” dito prima dell’evento, mentre currentX e curren-
e “ButtonRosso”, usando i colori “yellow” e “red”. tY riporteranno quelle raggiunte al termine del
Carlo Pelliccia lavora presso Al componente “ButtonPulisci”, invece, deve essere movimento. Sfruttando questa informazione pos-
4IT (www.4it.it), dove si associata un’azione differente. Il blocco da incastra- siamo allora inserire la conseguenza dell’evento,
occupa di analisi e sviluppo re è tra quelli di “Canvas1”, e per l’esattezza è l’azio- trascinando al suo interno un blocco «call Canvas1.
di applicazioni server e
mobili. Nella sua carriera ne «call Canvas1.Clear» (cioè «ripulisci Canvas1»). DrawLine».Per disegnare una linea, come spie-
di technical writer ha Ora dobbiamo fare in modo che trascinando il dito gato prima, ci vogliono le quattro coordinate che
pubblicato cinque manuali su Canvas1 vengano disegnate delle linee. L’evento indicano da dove la linea parte (x1 e y1) e dove la
ed oltre duecento articoli, da gestire corrisponde al blocco «when Canvas1. linea finisce (x2 e y2), ed infatti il blocco che abbia-
molti dei quali proprio tra Dragged do». Trasciniamolo sull’area di lavoro del mo aggiunto dispone degli agganci necessari per
le pagine di ioProgrammo.
Il suo sito, che ospita Blocks Editor. Questo blocco di gestione evento, queste quattro informazioni. Non dobbiamo far
anche diversi progetti come avrete sicuramente notato, è un po’ più com- altro che collegare ciascuno di questi tasselli con la
Open Source, è disponibile plesso di quelli utilizzati per gestire i clic sui bottoni. corrispettiva variabile. I blocchi utili per compiere
all’indirizzo www.sauron- L’evento di clic, infatti, è molto semplice e non ha questa operazione sono presenti nella voce “My
software.it argomenti o varianti sul tema. Muovere il dito sullo Definitions”. Trascinate nell’are di lavoro i blocchi
schermo, invece, è un’azione più complessa. «value prevX», «value prevY», «value currentX» e
In questo caso non basta sapere che il dito si è «value currentY», agganciandoli, rispettivamente, ai
mosso: bisogna anchesapere da dove è partito e tasselli x1, y1, x2 e y2.
fin dove è arrivato. Proprio per riportare questo
genere di informazioni l’evento «when Canvas1.
Dragged do» aggancia automaticamente i blocchi
di tipo «name …». Questi blocchi realizzano ciò che, CONCLUSIONI
in gergo, è chiamata una variabile. Quando l’utente Attraverso una coppia di esempi pratici abbiamo
esplorato le principali possibilità di App Inventor,
La piattaforma, naturalmente, dispone di ulteriori
caratteristiche che permettono di spingersi più in
là nella realizzazione di applicazioni complesse
ed adatte al mondo reale. Anche gli aspetti più
avanzati di App Inventor, ad ogni modo, sono
semplici da apprendere ed impiegare. Potete a
questo punto approfondire da voi, sperimentando
i tanti componenti a disposizione nella palette
sulla sinistra e, se masticate un po’ di inglese,
seguendo alcuni tra i tanti tutorial a disposizione
nella sezione “Learn”.

Fig. 16: La logica per la gestione dei quattro pulsanti Carlo Pelliccia

18 / Gennaio 2011
A n d ro id p r o g r a m m ing 87
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Android programming API e librerie
COVER STORY� per interagire
API e librerie con Twitter
per interagire da Android
con Twitter da Android

PORTA TWITTER
SU GOOGLE ANDROID
IN QUESTO ARTICOLO VEDREMO COME SVILUPPARE UN’APPLICAZIONE PER ANDROID,
CAPACE DI DIALOGARE CON IL SERVIZIO DI SOCIAL NETWORKING TWITTER. A TAL SCOPO
MOSTREREMO COME UTILIZZARE LA LIBRERIA TWITTER4J

C
osa stai facendo? Basta rispondere a que- 1 – molte testate di giornali, o di news in genera-
sta semplicissima domanda per comin- le, (specialmente quelle americane e inglesi)
ciare a utilizzare uno dei servizi di social usano Twitter come mezzo per diffondere le
network che sta esponenzialmente aumentando ultime notizie. Avendo a disposizione sola-
le registrazioni e sta prepotentemente imponen- mente 140 caratteri compongono un Tweet di
dosi come una delle più importanti piattaforme pochissime parole seguito da un link all'artico-
in questo campo. Una delle tante definizioni lo vero e proprio. Naturalmente un URL può
possibili per twitter ce la dà Wikipedia: “Twitter è essere relativamente lungo, soprattutto se
un servizio di social network e microblogging che paragonato alla limitata disponibilità di testo
❑ CD ❑ WEB
twitterAndroid.zip fornisce agli utenti una pagina personale aggior- di Twitter. Per questo si utilizza solitamente
nabile tramite messaggi di testo con una lunghez- degli strumenti tipo TinyURL; questo è un ulte-
cdrom.ioprogrammo.it
za massima di 140 caratteri. riore esempio di come possano nascere siner-
Gli aggiornamenti possono essere effettuati trami- gie tra strumenti e servizi fra loro eterogenei.
te il sito stesso, via SMS, con programmi di mes- 2 – una cosa che mancava a Twitter era proprio la
saggistica istantanea, e-mail, oppure tramite possibilità di ricercare tutti quei Tweet che ver-
varie applicazioni basate sulle API di Twitter”. tessero sullo stesso argomento. A tale lacuna
Un concetto centrale nel funzionamento di sono stati gli stessi utenti a porre rimedio;
Twitter è quello del following e dei follower. infatti si è utilizzato il vecchio sistema dei tag.
Il primo sta a indicare gli utenti che abbiamo Quando si scrive qualcosa che si reputa essere
deciso di seguire, ossia quegli utenti i cui tweet di interesse generale, lo si termina con un tag
(leggi nota) ci verranno notificati e andranno a del tipo #topic, in questo modo, chiunque
costituire la nostra friend timeline. voglia rispondere o dire qualcosa sull'argo-
Simmetricamente a quanto appena detto, i fol- mento, potrà farlo terminando a sua volta il
lower costituiscono la lista di tutti quegli utenti Tweet con il medesimo tag. Un esempio cele-
che hanno deciso di seguirci. Naturalmente non bre di questo tipo di utilizzo lo si è avuto a
è assolutamente obbligatorio seguire uno dei seguito delle elezioni in Iran, dove grazie a
propri follower e viceversa. Uno dei punti di Twitter e al tag #iranelection i manifestanti riu-
forza di Twitter è proprio quello di consentire scivano in qualche modo a tenere informata
una lunghezza massima di 140 caratteri per ogni l'opinione pubblica su ciò che stava accaden-
post, anzi, per usare il gergo di Twitter, per ogni do nel proprio paese.
REQUISITI
Tweet. Anche se a prima vista ciò possa apparire
come una grossa limitazione rispetto ad altri Adesso che abbiamo dato una brevissima intro-
Conoscenze richieste
Java strumenti come i normali blog o Facebook, gra- duzione su cosa sia Twitter veniamo alla parte
zie a ciò è possibile utilizzarlo con un gran nume- maggiormente vicina ai nostri interessi, cioè lo
Software ro di strumenti (PC, telefonini, palmari etc...) e di sviluppo di applicazioni.
Twitter4J, Eclipse.
Android SDK applicazioni (vedi definizione di Wikipedia).
Inoltre questa estrema necessità di sintesi nel
comunicare ha fatto sì che l'utilizzo di questo
servizio sia andato al di là di quello inizialmente API PER I WEB SERVICE
Impegno
previsto dagli stessi ideatori. Ne faremo breve- DI TWITTER
¥ mente due esempi, ma se ne potrebbero elenca- In un precedente articolo abbiamo già parlato
Tempo di realizzazione
re molti altri, giusto per cercare di capire in che dei Web Service REST-style, in particolare di cosa
direzione si sta muovendo la Rete. siano, a cosa servano e come vadano utilizzati.

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88 22 /Ottobre 2009
G And roi d pr o g r am m in g
API eper
API e librerie librerie per interagire
interagire con da
con Twitter Twitter da Android Android
Android � COVER STORY
programming

Fortunatamente, da qui a poco, andremo a utiliz- <source><a href="http://www.tweetdeck.com/">


zare delle API per Java che ci “nascondono” in TweetDeck</a></source>
gran parte i meccanismi di comunicazione che il <truncated>false</truncated>
web service di Twitter richiede. È però sempre <in_reply_to_status_id></in_reply_to_status_id>
bene sapere cosa stia “succedendo” all'interno
della libreria che utilizzeremo, soprattutto in <in_reply_to_user_id></in_reply_to_user_id>
visione del refactoring che sarà necessario effet- <favorited>false</favorited>
tuare sulla libreria stessa per realizzare il porting <in_reply_to_screen_name></in_reply_to_
sulla piattaforma Android. screen_name>
REST è un acronimo che sta per “Representational <user>
State Transfer” e, cosa ancora più importante, non <id>1401881</id>
è uno standard, bensì un An Architectural Style. <name>Doug Williams</name>
Senza addentrarci in discussioni più filosofiche <screen_name>dougw</screen_name> NOTA
che di ingegneria del software facciamo subito <location>San Francisco, CA</location>
un esempio mirato: <description>Twitter API Support. Internet, greed, CURIOSITÀ
Il nome "Twitter",
users, dougw and opportunities are my
corrispondente sonoro
passions.</description> della parola tweeter, deriva
<profile_image_url>http://s3.amazonaws.com/ dal verbo inglese to tweet
twitter_production/profile_images/59648642/avatar_ che significa "cinguettare".
normal.png</profile_image_url> Tweet è anche il termine
tecnico degli
<url>http://www.igudo.com</url>
aggiornamenti del servizio
<protected>false</protected>
<followers_count>1027</followers_count>
<profile_background_color>9ae4e8</profile_backgro
und_color>
<profile_text_color>000000</profile_text_color>
Fig. 1: Formato di una request per ottenere la friends- <profile_link_color>0000ff</profile_link_color>
timeline dello user specificato nella fase di autentica- <profile_sidebar_fill_color>e0ff92</profile_sidebar_
zione
fill_color>
<profile_sidebar_border_color>87bc44</profile_side
bar_border_color>
in Fig. 1 sono riportati i parametri necessari per <friends_count>293</friends_count>
ottenere la friends-timeline dello user specifica- <created_at>Sun Mar 18 06:42:26 +0000
to nella fase di autenticazione. Tralasciando per 2007</created_at>
ora la parte che concerne l'autenticazione, <favourites_count>0</favourites_count>
vediamo come funziona la comunicazione tra un <utc_offset>-18000</utc_offset>
generico client e il web service. <time_zone>Eastern Time (US &
In base a quanto riportato in Fig.1 (che non è Canada)</time_zone>
altro che la documentazione delle REST API di
Twitter consultabile all'indirizzo http://apiwiki. <profile_background_image_url>http://s3.amazonaw
twitter.com/Twitter-REST-API-Method%3A-statuses- s.com/twitter_production/profile_background_images
friends_timeline) per ottenere gli ultimi 25 tweet /2752608/twitter_bg_grass.jpg</profile_background_
della nostra friends-timeline codificati in forma- image_url>
to XML sarà necessario comporre un URL del
tipo http://twitter.com/statuses/friendstimeline.xml? <profile_background_tile>false</profile_background_tile>
count=25 <statuses_count>3390</statuses_count>
A questo punto il web service risponderà come <notifications>false</notifications>
segue: <following>false</following>
<verified>true</verified>
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> </user>
<statuses> </status>
<status> ... truncated ...
<created_at>Tue Apr 07 22:52:51 +0000 </statuses>
2009</created_at>
<id>1472669360</id> Per motivi di spazio, non riportiamo tutta la
<text>At least I can get your humor through tweets. risposta per intero. Ad ogni modo i tag status
RT @abdur: I don't mean this in a bad way, but all'interno di statuses si ripetono con la medesi-
genetically speaking your a cul-de-sac.</text> ma struttura.

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A n d ro id p r o g r a m m ing Ottobre 2009/ 2389G
Android programming API e librerie
COVER STORY� per interagire
API e librerie con Twitter
per interagire da Android
con Twitter da Android

Ora, se dovessimo fare tutto da zero dovremmo


fare delle request via http, aprire un socket per
ottenere lo stream in lettura; una volta ottenuto
andrebbe letto e parsato a seconda del formato
specificato (xml, json, rss, atom) al momento
della request.
Fortunatamente esistono diverse librerie per
Java che si fanno già carico di tutto questo lavoro
e ci mettono a disposizione già delle classi ben
formate. Abbiamo comunque ritenuto significa-
tivo riportare un esempio di risposta in XML,
perché le gerarchie e la composizione delle clas-
si ricalca proprio la struttura dello XML stesso, Fig. 2: Insieme delle librerie necessarie al progetto
perciò avere un'idea di come esso sia strutturato Twitter
significa riuscire già a utilizzare la libreria in
maniera corretta.
NOTA public static void main(String[] args) throws
TwitterException
TINYURL {
TinyURL è un sito web che
diminuisce la lunghezza di
LA LIBRERIA TWITTER4J Twitter twitter = new

un URL per poterla La libreria Twitter4j è reperibile all'indirizzo Twitter("userName","password");


comunicare facilmente via http://yusuke.homeip.net/twitter4j/en/index.html ed è Paging pag = new Paging();
email o Instant Messaging una delle API Java per Twitter maggiormente dif- pag.setCount(25);
fuse. Nel sito citato poc'anzi trovate elencate List<Status> statusList =
tutte le caratteristiche di tale libreria. In partico- twitter.getFriendsTimeline(pag);
lare a noi interessa che sia scritta al 100% in Java for (Status status : statusList)
e che sia compatibile con Android. In realtà que- {
sta ultima feature non è completamente esatta, System.out.println(status.getId() +" - "+
ma ci occuperemo di ciò a tempo debito. status.getText());
Cominciamo, invece, a scrivere un po' di codice. }
Sia per la stesura di questo articolo, sia del pros- }
simo, è stato utilizzato come ambiente di svilup-
po Eclipse. A ogni modo, chiunque abbia un pro- Per prima cosa è stato istanziato un oggetto della
prio IDE preferito diverso da Eclipse, può classe Twitter al cui costruttore abbiamo passato
comunque applicare delle procedure simili a il nostro user-name e la nostra password.
quelle che andremo a descrivere. Quando viene creato tale oggetto, si stabilisce già
Scaricate lo zip che trovate sul sito sopra citato una connessione verso il web service e si occupa
(la versione 2.0.8 è l'ultima al momento della ste- anche dell'autenticazione.
sura dell'articolo). Create poi un nuovo progetto Subito dopo abbiamo creato un oggetto Paging;
che io ho chiamato Twitter. Per adesso non possiamo considerare tale classe in maniera
siamo interessati ai sorgenti, perciò creiamo una equivalente a un cursore nei database. I metodi
sotto-directory sulla root del progetto che chia- messi a disposizione da tale classe sono diversi;
miamo lib e copiamo poi tutti i jar contenuti per adesso ci possiamo accontentare di imposta-
nella directory lib dello zip nella nostra directory re semplicemente il numero di tweet che voglia-
appena creata. Copiamo inoltre anche il file twit- mo ci vengano restituiti.
ter4j-2.0.8.jar sempre nella stessa directory. A L'invocazione del metodo getFriendsTimeline,
questo punto andiamo sulle proprietà del pro- che prende come argomento proprio l'oggetto
getto (cliccando con il tasto destro sul progetto e paging, restituisce una lista di oggetti status.
selezionando Properties...) e selezioniamo la Avrete certamente notato come la struttura delle
voce Java build path e poi il tab Libraries. classi ricalchi perfettamente quella dello XML
Premendo il pulsante Add Jars... selezionate tutti precedentemente riportato: infatti, dentro il tag
i jar che abbiamo precedentemente copiato nella <statuses> (che corrisponde alla nostra lista di
directory lib. Una volta fatto tutto ciò, vi dovreste oggetti status) si susseguono una serie di tag
trovare in una situazione analoga a quella ripor- <status> figli. A sua volta tale tag ha un serie
tata in Fig. 2. È quindi tutto pronto per effettuare diversificata di sotto-figli, per ognuno di essi la
i primi test con la libreria Twitter4j. Vediamo classe Status mette a disposizione dei relativi
innanzitutto come ottenere gli ultimi 25 tweet, metodi getters che restituiscono un dato già
così come nell'esempio precedente: tipizzato. Nel nostro esempio abbiamo deciso di

90 24 /Ottobre 2009
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G And roi d pr o g r am m in g
API e per
API e librerie librerie per interagire
interagire con da
con Twitter Twitter da Android Android
Android � COVER STORY
programming

stampare l'id, lo user e il testo di ogni status della piedi un ambiente che ci permetta di sviluppare
FriendsTimeline. Con il mio account ho ottene- e debugare la nostra applicazione. Dopo aver
nuto il seguente output sulla console: installato e scaricato Android, una delle parti più
importanti è quella della creazione del Virtual
2691267627 - TIME.com - For #ff, add @time_live. Device. Infatti è proprio grazie a questo punto
Starting Monday, it's the best way for you to che saremo in grado di emulare un generico
communicate 1-on-1 with our newsroom. And we'll dispositivo sul nostro PC. Per fare ciò basta lan-
follow you back! ciare da prompt il comando Android create avd -
2691154798 - developerworks - Learn how to create -target 2 --name my_avd. La prima parte del
drag-and-drop code that is modular, and easier to comando (create avd) indica che vogliamo creare
write and maintain > http://su.pr/6bXlqP un nuovo Android Virtual Device, la seconda (--
2690818806 - Andrea Galeazzi - I'm watching rock & target 2) fa sì che tale device possa girare sull'e-
roll circus...amazing! mulatore, mentre la terza (--name my_avd)
2690608685 - TIME.com - Why girls have BFFs and imposta semplicemente il nome del device che
boys hang out in packs | http://su.pr/92EuL5 andremo a creare. A questo punto, una volta lan-
2690262831 - developerworks - Parallel development ciato tale comando, vi verrà chiesto se volete
for mere mortals - Step through Subversion version- creare un profilo hardware personalizzato; noi NOTA
control > http://su.pr/2leWWm possiamo tranquillamente accettare quello di
2689450274 - developerworks - Writing great code default e quindi premere invio. Ora il nostro SMARTPHONE
with FileNet P8 APIs - Reliable-Scalable-Highly- device è pronto per essere fatto girare sotto ANDROID
HTC è stata la prima
Available content management > http://su.pr/19PsCq l'emulatore.
azienda al mondo a
….... mettere in vendita uno
smartphone con installato il
Vediamo invece come inviare i nostri tweet uti- sistema operativo Android.
lizzando la libreria Twitter4j: in questo caso la L'AMBIENTE Dopo aver lanciato sul
mercato i vari HTC Dream,
procedura è anche più semplice di quella vista DI SVILUPPO HTC Magic e l’ultimissimo
poco fa. Infatti, una volta istanziato l'oggetto Quando parliamo di programmazione in Java, HTC Hero, ora l’azienda di
twitter che si occupa della connessione e dell'au- indipendentemente da ciò che stiamo svilup- Taiwan vorrebbe arrivare
tenticazione, basta invocare il metodo pando, difficilmente possiamo fare a meno di sul mercato con un nuovo
updateStatus come segue: Eclipse ed anche questo caso non fa eccezione. smartphone Android: l’HTC
Click.
Per sviluppare sulla piattaforma Android con
Status status = twitter.updateStatus("That's an Eclipse è necessario installare il relativo plug-in e
example about how to tweet by Twitter4j"); configurarlo opportunamente.
System.out.println("Successfully Utilizzando l'ultima versione di Eclipse al
updated the status to [" + status.getText() + "]."); momento, Galileo, basta che andiate su Help
Install New Software e clicchiate sul bottone
Tale codice produce il seguente output: Add. Inserite poi nel campo Location https://dl-
ssl.google.com/android/eclipse/ e scegliete il
Successfully updated the status to [That's an nome che preferite nel campo Name, premete
example about how to tweet by Twitter4j] poi OK. Così facendo dovrebbe apparire una
check box con il nome "Developer Tools", sele-
zionatela e premete Next e poi Finish. Se tutto
procede correttamente alla fine vi verrà chiesto
ANDROID di riavviare Eclipse. Una volta riavviato andate
E IL SUO EMULATORE su Window Preferences e selezionate Android
Potremmo continuare a esporre ulteriori funzio- sulla parte destra.
nalità della libreria Twitter4j, ma non dobbiamo Ciò che è necessario impostare è la location di
dimenticare che il nostro scopo è quello di dove abbiamo posizionato l'SDK di Android
implementare un client di Twitter che giri sulla (nel nostro caso D:\Program Files (x86)\
piattaforma Android. È quindi opportuno, a que- android-sdk-windows-1.5_r2\).
sto punto, iniziare a introdurre i concetti base su Una volta selezionato correttamente il percor-
cui si fonda il sistema operativo di Google. so dovreste ritrovarvi in una situazione del
Android è una piattaforma per dispositivi mobili tutto simile a quella riportata in Fig. 4. Anche se
che include sistema operativo, middleware e quest'ultima parte può risultare tediosa è fonda-
applicazioni di base. Maggiori informazioni, mentale che venga correttamente eseguita in
comunque, sono reperibili nel precedenti artico- modo tale da evitare che durante la fase di svi-
lo di questa cover story). Per essere quanto più luppo qualcosa non funzioni senza capirne il
pratici possibile, vediamo subito di mettere in motivo.

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A n d ro id p r o g r a m m ing Ottobre 2009/ 2591G
Android programming API e librerie
COVER STORY� per interagire
API e librerie con Twitter
per interagire da Android
con Twitter da Android

tale classe sovrascrive il metodo onCreate come


segue:

public class HelloWord extends Activity { @Override


public void onCreate(Bundle savedInstanceState){
super.onCreate(savedInstanceState);
setContentView(R.layout.main); }
}

Tale metodo viene invocato non appena questa


attività viene creata. Purtroppo, in questo artico-
lo, non abbiamo sufficiente spazio per approfon-
Fig. 4: Configurazione del plug-in per Android dire cosa si intenda per attività né per parlare
della creazione dei layout, limitiamoci quindi a
scrivere il codice necessario per visualizzare la
scritta Hello Word sul display del nostro Virtual
ANDROID, HELLO WORD! Device:
Dopo tanta fatica possiamo finalmente far girare
la nostra prima applicazione su Android e, come package it.ioprogrammo;
la “tradizione” ormai impone, anche noi non import android.app.Activity;
potevamo esimerci dal cominciare proprio con import android.os.Bundle;
un bel Hello Word! Per prima cosa andate su File import android.widget.TextView;
New Other.Android Project e compilate i seguenti public class HelloWord extends Activity {
L’AUTORE
campi: @Override
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
Laureato in ingegneria
elettronica presso Project name: Hello Word super.onCreate(savedInstanceState);
l'università Politecnica Application name: Hello, word TextView tv = new TextView(this);
delle Marche, lavora presso Package name: it.ioprogrammo tv.setText("Hello, Android");
il reparto R&D della Korg Create Activity: HelloWord setContentView(tv); }
S.p.A. Nei limiti della
disponibilità di tempo Min SDK Version: 3 }
risponde all'indirizzo
andrea.galeazzi@gmail. Dentro il package it.ioprogrammo troverete così Non abbiamo fatto altro che creare un oggetto
com la classe HelloWord che deriva dalla classe TextView che è in grado di visualizzare un testo e
Activity, che è presente nel framework di Andriod poi l'abbiamo “appiccicato” al display mediante
e di cui parleremo più diffusamente nel prossimo il metodo setContentView(tv); non ci resta che
articolo. Per adesso limitiamoci a constatare che avviare l'activity, per farlo, andate su Run
Configurations... selezionate la voce Android App
lication e cliccate sul tasto New.
Chiamiamo anche questa configurazione
HelloWord e selezioniamo il progetto HelloWord
premendo il tasto Browse. A questo punto pre-
mete Run e finalmente dovreste ottenere quanto
riportato in Fig. 4. Naturalmente d'ora in poi
possiamo avviare tale configurazione semplice-
mente premendo il tasto Run.

CONCLUSIONI
In questo articolo abbiamo presentato Twitter e
utilizzato le API Java Twitter4j per usufruire dei
servizi messi a disposizione. Nella seconda parte
abbiamo invece iniziato a presentare il nuovo OS
di Google. Nel prossimo metteremo assieme
questi due aspetti per realizzare il nostro client
Twitter su Android!

Fig. 4: Activity Hello Word in azione sul nostro emulatore Android


Andrea Galeazzi

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92 26 /Ottobre 2009
G And roi d pr o g r am m in g
La classe ActivityMOBILE
e il disegno La classe con
� dell’interfaccia Activity e il disegnoAndroid
Android dell’interfaccia con Android
programming

UN CLIENT TWITTER
SU ANDROID
CONTINUIAMO E COMPLETIAMO IL NOSTRO PROGETTO PER IMPLEMENTARE UN CLIENT
PARTE 2
TWITTER SULLA PIATTAFORMA ANDROID. L’OCCASIONE CI PERMETTERÀ DI APPROFONDIRE
MOLTI ASPETTI SUL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA OPERATIVO CREATO DA GOOGLE

C
hi lavora nel campo del software ormai lo public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
sa benissimo: le cose cambiano con una super.onCreate(savedInstanceState);
velocità elevatissima, magari un fra- TextView tv = new TextView(this);
mework o una piattaforma che avevamo impara- tv.setText("Hello, Android");
to a conoscere e utilizzare meno di un anno fa, è setContentView(tv);
già parte della storia dell'informatica. }
In questo articolo proveremo a mettere assieme }
due grosse novità di quest'anno (benché entram-
❑ CD ❑ WEB be hanno avuto origine uno o due anni prima): La prima cosa importante da notare è che la nostra
twitterclient144.zip
Twitter e Android. classe eredita dalla classe Activity. Possiamo pensa-
cdrom.ioprogrammo.it
Visto che nello scorso articolo abbiamo dedicato re alla classe Activity (o meglio alla classe che la
maggior spazio al funzionamento di Twitter, sia estende) come una classe che funge da “entry
come social network che come set di API, questa point” per l'applicazione che vogliamo realizzare.
volta ci occuperemo prima di Android descriven- A mio avviso, quando si sviluppa un'applicazione
do i suoi meccanismi di funzionamento e come per Android, è molto semplice adottare questo tipo
implementare un'applicazione che si colleghi a di visione: Android è un host all'interno del quale
Internet e sia interagibile per mezzo di un touch- possono girare più Activity. Di conseguenza un'ac-
screen. tivity verrà “pilotata” da Android che gli comuni-
cherà quando viene avviata, messa in pausa, riav-
viata o distrutta. La Fig. 1 illustra i vari stati in cui
un'activity può venirsi a trovare e anche in che
CREARE APPLICAZIONI
PER ANDROID
Abbiamo già dedicato una parte dello scorso arti-
colo alla discussione dell'installazione di un envi-
ronment che ci permetta di sviluppare delle appli-
cazioni in Java ed emularle su un virtual device di
Android. Si rimanda quindi al precedente numero
di ioProgrammo per la messa in piedi di tale
ambiente; in questa sede ci limitiamo a ricordare
che è necessario scaricare e installare lo SDK di
Android, reperibile all'indirizzo http://developer.
android.com/sdk/1.5r3/index.html ed è fortemente
REQUISITI
consigliato utilizzare anche il relativo plug-in per
Conoscenze richieste
Eclipse. Proprio al termine di quest'ultimo aveva-
Java mo iniziato a scrivere la nostra prima applicazione
Hello World. Ripartiamo quindi da dove ci siamo
Software lasciati la volta scorsa. Benché il codice sia abba-
Eclipse, Android SDK
1.5 stanza semplice già contiene vari aspetti che meri-
tano di essere approfonditi:
Impegno

¥ public class HelloWord extends Activity {


Tempo di realizzazione /** Called when the activity is first created. */ Fig. 1: State Diagramm che illustra il Life Cycle
@Override
di un'activity

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G 62 / Novembre 2009
A n d ro id p r o g r a m m ing 93
La classe Activity
Android e il disegno dell’interfaccia
programming La classe con Android
Activity MOBILE
e il disegno�dell’interfaccia con Android

modo può arrivarci. Lo state diagramm in questio- un'applicazione per Android senza aver conoscen-
ne è già abbastanza esplicativo di per sé, vale za della gestione del life-cycle di un'activity.
comunque la pena spendere alcune parole al Un altro “mattoncino fondamentale” è quello dello
riguardo. Come potete notare, appena viene crea- sviluppo dell'interfaccia grafica. Nell'esempio pre-
ta un'activity su di essa, vengono anche invocati cedente abbiamo semplicemente creato una
nell'ordine i seguenti metodi: onCreate, onStart e textView tramite una new, scritto su di essa il testo
onResume. Al termine dell'invocazione di quest'ul- "Hello, Android" e posta la textView sul display.
timo metodo possiamo dire che l'applicazione sta Potete facilmente intuire che se il layuot si comin-
girando. In particolare, nel metodo onCreate, ven- cia a complicare un po' diventerebbe veramente
gono tipicamente creati quei componenti grafici difficoltoso creare delle GUI questo modo.
che andranno a costituire l'interfaccia grafica. Tale Esiste però anche un altro modo per definire il
interfaccia viene poi infatti settata mediante il layuot di un'applicazione, ed è tramite un file XML;
metodo setContentView. Quando e se un'activity cominciamo quindi subito con l'analizzare come è
viene sospesa, solitamente perché ne viene avviata strutturato quello che definisce il layuot della
un'altra, è invocato il metodo onPause. In questo nostra applicazione:
punto è opportuno salvare, qualora ce ne fosse
bisogno, tutti i dati che costituiscono lo stato in cui <?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
si trova l'activity. <AbsoluteLayout android:id="@+id/widget38"
Una volta che quest'ultima è posta nello stato pau- android:layout_width="fill_parent"
sed, abbiamo tre possibili stati successivi in cui sarà android:layout_height="fill_parent" xmlns:android=
consentito andare:Destroyed, Stopped, Running. "http://schemas.android.com/apk/res/android">
Sul primo stato c'è abbastanza poco da dire, l'ap- <ListView android:id="@+id/list"
plicazione viene killata (ad esempio a seguito di android:layout_width="319px" android:layout_height="356px"
una chiusura), e qui è necessario rilasciare tutte le android:layout_x="1px"android:layout_y="0px">
risorse eventualmente allocate all'inizio, più preci- </ListView>
sante nel metodo onDestroy. I restanti due casi <EditText NOTA
sono invece quelli più interessanti. android:id="@+id/text" android:layout_width="259px"
Cerchiamo di comprendere come mai siamo obbli- android:layout_height="50px"android:background="#ffffffff" TOOL PER
gati a implementare un'applicazione che sia in android:textSize="12sp" android:textColor="#ff666666"
DISEGNARE
grado di gestire il proprio stato corrente mediante android:layout_x="1px" android:layout_y="383px">
L’INTERFACCIA
la ricezione delle callback da parte del sistema ope- </EditText>
GRAFICA
In realtà scrivere il file XML
rativo, che ci informa su quale sarà il prossimo <Button android:id="@+id/button" per la definizione della GUI
stato nel quale la nostra activity andrà a trovarsi. android:layout_width="wrap_content" dall'inizio alla fine può
Dobbiamo infatti tenere a mente che Android è android:layout_height="52px" android:text="Send" risultare un compito noioso
stato progettato per girare su piattaforme hardwa- android:layout_x="260px" android:layout_y="383px">
ed alcune volte anche poco
praticabile. Esiste a tal
re limitate e ciò comporta un'oculata gestione delle </Button>
proposito un tool RAD di
sue risorse, specialmente la memoria. Per questo </AbsoluteLayout> nome AnDroidDraw
motivo Android gestisce le varie Activity come uno (http://www.droiddraw.or
stack. In testa si trova quella attualmente in primo Un client per Twitter è concettualmente molto g/androiddraw.html) che
piano sul display; immediatamente dopo si troverà semplice, deve solamente assolvere a due compiti: permette di definire
un'interfaccia grafica in
la penultima Activity, quella che come già accenna- mostrarci la nostra friends-timeline e permetterci maniera visuale.
to prima, è stata messa in stato Paused. Tutte le di inviare i nostri Tweet. Per fare ciò abbiamo quin-
altre sotto quest'ultima vengono messe nello stato di bisogno di solo tre componenti:
stopped dopo la chiamata ad onStopped. Se poi
l'activity viene richiamata in primo piano, a secon- 1. Una ListView in cui visualizzare i vari Tweet della
da della memoria richiesta nei momenti preceden- friends-timeline;
ti, possiamo ritrovarci in due situazioni differenti: o 2. Una TextView in cui inserire ciò che vogliamo
la memoria a disposizione era sufficiente e quindi “tweetare”;
verrà invocato il metodo onRestart, che alla fine ci 3. Un bottone per inviare effettivamente quanto
riporterà nello stato di Running, oppure è stato scritto nel controllo sopra citato.
necessario uccidere l'Activity e quindi ricominciare
tutto ripartendo da onCreate. In Fig. 2 potete vedere come si presenta grafica-
mente l'XML appena riportato.
Notiamo che come layout di root abbiamo scelto
un AbsoluteLayout all'interno del quale abbiamo
DEFINIRE UNA posto i nostri controlli; gli attributi associati a que-
GUI SU ANDROID st'ultimi sono talmente palesi che approfondire il
Sicuramente non è possibile tentare di scrivere loro significato non sarebbe di alcuna utilità.

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94 Novembre 2009
And roi d/pr63
o g r amG
m in g
La classe ActivityMOBILE
e il disegno La classecon
� dell’interfaccia Activity e il disegnoAndroid
Android dell’interfaccia con Android
programming

public static final int refresh=0x7f020001;


}
public static final class id {
public static final int button=0x7f050003;
public static final int list=0x7f050001;
public static final int text=0x7f050002;
public static final int widget38=0x7f050000;
}
public static final class layout {
public static final int main=0x7f030000;
}
public static final class string {
public static final int app_name=0x7f040001;
Fig. 2: Layuot dell'applicazione TwitterClient public static final int hello=0x7f040000;
}
}
Ciò che invece è importante iniziare a notare è
come settare il layout descritto nel file XML. Tralasciando di descrivere nel dettaglio meccani-
Veniamo quindi immediatamente a codice che smi interni, sia per motivi di spazio sia perché alla
setta il layout sulla onCreate. fine tutto risulta trasparente dal lato dello sviluppa-
tore, possiamo affermare che è possibile recupera-
public class TwitterClient extends Activity implements re la maggior parte delle risorse proprio attraverso
OnClickListener { tale file. Poco fa abbiamo visto come impostare il
private EditText text = null; layout recuperando il suo id proprio dalla classe R.
private Button btn = null; Avrete di certo notato che, ad esempio, oltre alla
private TwitterAdapter adapter = null; sotto classe layout, ne esiste un'altra chiamata id, i
private Twitter twitter = null; cui membri hanno come nome proprio gli id speci-
NOTA @Override ficati nel relativo attributo del file main.xml.
public void onCreate(Bundle savedInstanceState) { Ciò ci dà lo spunto per avanzare ulteriormente nel-
TWITTER4J super.onCreate(savedInstanceState); l'analisi del nostro codice. Rivediamo quindi per
La libreria Twitter4j è setContentView(R.layout.main); intero il metodo onCreate che avevamo preceden-
reperibile all'indirizzo ... temente troncato:
http://yusuke.homeip.net/t
witter4j/en/index.html (è Per adesso tralasciamo il fatto che la nostra appli- @Override
presente anche nel
supporto CD-ROM che cazione TwitterClient implementi anche l'interfac- public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {

accompagna la rivista) ed è cia OnClickListener (ce ne occuperemo di qui a super.onCreate(savedInstanceState);


una delle API Java per poco). Ciò che adesso ci interessa analizzare è la setContentView(R.layout.main);
Twitter maggiormente chiamata al metodio setContentView. Quando ListView lv = (ListView)findViewById(R.id.list);
diffuse. Nel sito citato create un nuovo progetto Android il plug-in di text = (EditText)findViewById(R.id.text);
poc'anzi trovate elencate
tutte le caratteristiche di Eclipse (vedi articolo precedente) definisce già una btn =(Button)findViewById(R.id.button);

tale libreria. In particolare a struttura predefinita che, ad esempio, affianca alla btn.setOnClickListener(this);
noi interessa che sia scritta directory src, dove sono contenuti i sorgenti, un'al- try {
al 100% in Java e che sia tra chiamata res contenente a sua volta altre tre twitter = new Twitter("name","password");
compatibile con Android sotto directory: drawable, layout e strings. adapter = new TwitterAdapter
Senza addentrarci nei dettagli di ognuna di esse, (twitter,this,android.R.layout.simple_list_item_1);
concentriamoci ad esempio sulla directory layout lv.setAdapter(adapter);
dato che è quella che ci riguarda più da vicino. } catch (TwitterException e) {}
Il file main.xml in essa contenuto è proprio quello }
riportato sopra. Il plug-in di Eclipse genera auto-
maticamente una costante numerica per ogni Si ha ora la necessità di recuperare i componenti
entità contenuta nella directory res: definiti nell'XML come classi Java. A differenza del
primo esempio, Hello Android, in cui facevamo
/* AUTO-GENERATED FILE. DO NOT MODIFY. esplicitamente delle new per i componenti che ci
package it.galeazzi.andrea; servivano, in questo caso dobbiamo utilizzare il
public final class R { metodo findViewById, che restituisce il componen-
public static final class attr {} te a partire da un dato id, che, come al solito, ci
public static final class drawable { viene fornito dalla classe R. Visto poi che tale meto-
public static final int icon=0x7f020000; do restituisce una generica View (classe base), è

G 64 / Novembre 2009
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A n d ro id p r o g r a m m ing 95
La classe Activity
Android e il disegno dell’interfaccia
programming La classe con Android
Activity MOBILE
e il disegno�dell’interfaccia con Android

necessario effettuare un down-cast per ottenere return adapter.isEmpty();


effettivamente la classe specializzata voluta. Fate }
quindi attenzione a far coincidere il tipo indicato public boolean isEnabled(int position) {
dall'id con il down-cast che effettuate sul valore di return adapter.isEnabled(position);
ritorno del metodo findViewById. }
public void
registerDataSetObserver(DataSetObserver observer) {
adapter.registerDataSetObserver(observer);
UN ADAPTER DI TWITTER }
PER LA LISTVIEW public void unregisterDataSetObserver
Il pattern MVC è molto diffuso nelle librerie Java, e (DataSetObserver observer) {
anche Android non fa eccezione in questo senso. adapter.unregisterDataSetObserver(observer);
In particolare una ListView va associata a un }
ListAdapter che sarà in grado di fornirle i dati da public void refresh() throws TwitterException {
visualizzare. Tornando nuovamente ai nostri scopi, adapter.clear();
i dati, che nello specifico sono gli ultimi tweet della for (Status status : twitter.getFriendsTimeline()) {
nostra friends-timeline, debbono essere recuperati adapter.add(status.getUser().getName() + ":
tramite le API messe a disposizione dal web service "+status.getText());
di Twitter a cui ci collegheremo grazie alla libreria }
Twitter4j presentata nell'articolo precedente: } NOTA

public class TwitterAdapter implements ListAdapter { Al costruttore tale classe riceve tre parametri: il
private Twitter twitter; primo è l'oggetto twitter che ci permette di colle-
PATTERN MVC
È un pattern architetturale
private ArrayAdapter<String> adapter; garci al web service, mentre gli altri due vengono molto diffuso nello sviluppo
public TwitterAdapter(Twitter twitter,Context passati direttamente all'oggetto adapter. Inoltre, è di interfacce grafiche di
context, int viewId) throws TwitterException { stato aggiunto il metodo refresh, non previsto dal- sistemi software object-
super(); l'interfaccia ListAdapter. È forse questo il metodo oriented. Originariamente
impiegato dal linguaggio
this.twitter = twitter; più interessante, poiché è colui il quale si occupa di
Smalltalk, il pattern è stato
adapter = new ArrayAdapter<String>(context, viewId); riempire l'oggetto adapter con i tweet che recupe- esplicitamente o
refresh(); riamo tramite la libreria Twitter4j (più precisamen- implicitamente integrato da
} te per mezzo dell'oggetto twitter passato al costrut- numerose tecnologie
tore). Si è infatti scelto di preferire l'incapsulamen- moderne, come framework
basati su PHP, su Ruby
public boolean hasStableIds() { to all'ereditarietà. Per essere più chiari abbiamo
(Ruby on Rails), su Python
return adapter.hasStableIds(); fatto questo: dovevamo implementare un'interfac- (Django), su Java (Swing,
} cia (ListAdapter) ed esiste una classe (Array JSF e Struts), su Objective C
public boolean areAllItemsEnabled() { Adapter) che, oltre a fornire una implementazione e su .NET.
return adapter.areAllItemsEnabled(); per tale interfaccia, ha un comportamento molto
} simile a quello che vogliamo ottenere. Abbiamo
public int getCount() { così dichiarato un membro privato (ossia abbiamo
return adapter.getCount(); incapsulato) di tale classe e abbiamo definito una
} serie di metodi delegate che rigirano la chiamata
public String getItem(int position) { sulla classe incapsulata, che perciò svolge effettiva-
return adapter.getItem(position); mente il lavoro per conto della classe contenitrice.
} In questo modo, l'unico metodo suppletivo che
public long getItemId(int position) { abbiamo avuto veramente la necessità di imple-
return adapter.getItemId(position); mentare, è stato, come già accennato, il metodo
} refresh.
public int getItemViewType(int position) {
return adapter.getItemViewType(position);
}
public View getView(int position, View CATTURARE GLI EVENTI
convertView, ViewGroup parent) { DEL DISPLAY
return adapter.getView(position, convertView, parent); Rifacendoci al pattern MVC, possiamo affermare
} che fin qui abbiamo discusso e analizzato le parti
public int getViewTypeCount() { View (ossia i componenti grafici) e Model (vale a
return adapter.getViewTypeCount(); dire TwitterAdapter); non ci rimane, quindi, che
} occuparci del Controller.
public boolean isEmpty() { In precedenza è già stato anticipato che avremmo

h t t p : / / w w w. i o p r o g r a m m o . i t
96 Novembre 2009
And roi d/pr65 G
o g r am m in g
La classe ActivityMOBILE
e il disegno La classecon
� dell’interfaccia Activity e il disegnoAndroid
Android dell’interfaccia con Android
programming

avuto la necessità di recuperare dei componenti sorgenti. Essendo Twitter4j una libreria open sour-
definiti nell'XML. Uno dei motivi è quello di riusci- ce, possiamo tranquillamente prelevare i sorgenti
re a intercettare l'evento di pressione del bottone ed inserirli come package nel nostro progetto.
send; per ottenere ciò si è proceduto come segue: Sfortunatamente ciò non è ancora sufficiente.
Infatti, in alcune limitate porzioni del codice, tale
btn =(Button)findViewById(R.id.button); libreria fa uso delle librerie DOM per l'XML.
btn.setOnClickListener(this); Per ovvie ragioni di occupazione in memoria di un
….. oggetto DOM, Android, essendo progettato per
@Override architetture embedded, non fornisce una completa
public void onClick(View v) interfaccia di questo tipo per il parsing di un XML
{ bensì solo una di tipo SAX. D'altro canto i punti
try dove viene utilizzata sono ben localizzati e non
{ sono così vitali per il funzionamento complessivo
String txt = text.getText().toString(); della libreria stessa.
twitter.updateStatus(txt); Per ragioni di spazio non riporteremo le piccole
adapter.refresh(); modifiche apportate alla libreria, ad ogni modo, il
} catch (TwitterException e) codice nel CD allegato contiene già la libreria
{ modificata per essere compilata per Android.
text.setText(e.getMessage()); Ci rimane un'ultima cosa da fare affinché la nostra
} applicazione sia completamente funzionante su
} Android: concedere i permessi di connessione a
Internet.
Niente di più semplice: la nostra Actvity implemen- Per fare ciò aprite il file AndroidManifest.xml e clic-
ta anche l'interfaccia OnClickListener e ne imple- cate su Add e selezionate Uses Permession; dalla
menta perciò il metodo onClick. La logica in esso combo box selezionate poi android.permission.
contenuta è estremamente lineare: INTERNET. Dovreste così ritrovarvi in una soluzio-
ne analoga a quella riportata in Fig. 3.
1. si recupera il testo da inviare dalla TextView;
2. si spedisce tale testo al web service tramite la
libreria Twitter4j;
3. infine si aggiorna l'adapter poiché è sicuramente
entrato un altro tweet nella nostra time-line.
L’AUTORE
Impostata l'Activity come listener del bottone, ogni
Laureato in ingegneria volta che quest'ultimo verrà premuto, sarà invoca-
elettronica presso
to il metodo appena descritto.
l'università Politecnica
delle Marche, lavora presso
il reparto R&D della Korg
S.p.A. Nei limiti della
disponibilità di tempo IMPORTARE LA LIBRERIA
risponde all'indirizzo
andrea.galeazzi@gmail.com
TWITTER4J SU ANDROID
Fin qui abbiamo sempre dato per scontato che nel Fig. 3: Editor di Android Manifest in cui sono stati
nostro progetto fosse presente la libreria Twitter4j aggiunti i permessi di accesso a Internet
che abbiamo utilizzato basandoci sull'esperienza
fatta nell'articolo precedente. È anche vero che,
sempre nello scorso articolo, avevamo accennato
al fatto che Android non implementa una Java VM CONCLUSIONI
classica, bensì la Dalvik virtual machine. Molto sin- Abbiamo così ultimato un client Twitter per
teticamente diciamo che essa è ottimizzata per Android, che ci ha permesso di acquisire un discre-
sfruttare la poca memoria presente nei dispositivi to know-how sia riguardo il sistema operativo di
mobili, consente di far girare diverse istanze della Google, sia riguardo la nuova piattaforma di social
macchina virtuale contemporaneamente e network che sta vedendo tassi di crescita enormi.
nasconde al sistema operativo sottostante la Naturalmente il client qui sviluppato implementa
gestione della memoria e dei thread. Ciò che inte- solamente le funzionalità base di Twitter. Avete
ressa noi come sviluppatori è il fatto che il byteco- ormai però tutte le conoscenze necessarie per
de con cui lavora non è Java. Ne consegue che non estenderle.
è possibile referenziare direttamente i jar tipica-
mente distribuiti, ma è necessario ricompilare i Andrea Galeazzi

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G 66 / Novembre 2009
A n d ro id p r o g r a m m ing 97
MOBILE
Android �
programming Il framework Funambol
Il framework per sincronizzare
Funambol i datii personali
per sincronizzare dati personali

ANDROID DIALOGA
CON OUTLOOK
IL PARADIGMA DEL “DATA ON THE CLOUD” RISULTA COMODO QUANDO SI VOGLIONO GESTIRE
LE STESSE INFORMAZIONI DA DIVERSI CLIENT, ETEROGENEI TRA LORO. IN QUESTO ARTICOLO
LO ADOPEREREMO PER TENERE SINCRONIZZATE DELLE NOTE TRA ANDROID E OUTLOOK

I
cellulari di ultima generazione hanno portato 3. Un client per Android e uno per Outlook che per-
la gestione dei dati in mobilità a livelli mai mettano di gestire e sincronizzare in locale que-
sperimentati fino ad oggi: si possono consul- ste informazioni, nel nostro caso le note di
tare mappe satellitari che mostrano la nostra Outlook.
posizione, visionare documenti e condividerli
con i collaboratori, raccontare in tempo reale ciò È chiaro che realizzare tutto da zero risulterebbe
che ci accade con foto e video. In tutti questi sce- oltremodo oneroso, ma per fortuna tante tessere di
nari le informazioni sono memorizzate in un ser- questo mosaico esistono già. Partiamo dal proto-
❑ CD ❑ WEB ver, con i client che possono leggerle, modificar- collo: invece di inventarcene uno, con un grande
FunambolSyncNotepad.zip le, crearne di nuove. In casi particolari i client dispendio di tempo, possiamo usare qualcosa di
cdrom.ioprogrammo.it memorizzano in locale una copia di quanto pre- già esistente, con il vantaggio di avere alle spalle
sente sul server e, grazie ad apposite procedure anni di utilizzo e librerie già pronte: stiamo parlan-
di sincronia, questa viene tenuta coerente con i do di SyncML. Questo protocollo nasce proprio allo
dati originali. Lo scopo di questo articolo è quel- scopo di gestire le operazioni di sincronizzazione
lo di realizzare un sistema in grado di gestire e dei dati tra server e smart device, conservando la
sincronizzare delle note tra Outlook e un disposi- massima libertà sul tipo di dato scambiato. Nelle
tivo Android. Costruiremo prima di tutto un ser- sue specifiche, vengono definiti i tipi di sincronia
ver dove memorizzare le nostre note, configure- possibili, i flussi di ognuna di queste, codici di erro-
remo Outlook per accedervi ed estenderemo re, formato dei messaggi che si possono scambiare
un'applicazione Android già esistente, aggiun- in ogni fase, casistiche ed esempi di utilizzo.
gendo la capacità di sincronizzare le note che Anche per quanto riguarda la parte server possia-
questa già gestisce con il nostro server. Una volta mo risparmiare tempo sfruttando qualcosa di già
capito il meccanismo di base, si potranno aggan- esistente, come il software realizzato da Funambol.
ciare ulteriori applicazioni, come Thunderbird, Funambol Community Edition è la versione open
un programma desktop o un sito web. source di una piattaforma per la sincronia “on the
cloud” di dati personali come contatti, calendario,
note. Con un'approssimazione riduttiva possiamo
dire che realizza i primi due punti dell'elenco pre-
REQUISITI
ARCHITETTURA cedente e utilizza, per lo scambio dei dati con i
Conoscenze richieste
DELL'APPLICAZIONE client, proprio il protocollo SyncML. Laddove non
Java Partendo da una panoramica di massima, un'infra- supportato nativamente, vengono messi a disposi-
struttura in grado di gestire la sincronizzazione dei zione dei plug-in per effettuare la sincronia: ne esi-
dati tra diversi client deve essere composta, alme- stono per la maggior parte dei sistemi operativi
no, dai seguenti elementi: mobile, da Symbian ad iPhone, troviamo plugin
Software
Java SDK (JDK) 5+, per Outlook e Thunderbird, sono stati realizzati
Eclipse 3.3+
1. Un server “on the cloud” dove memorizzare i connettori per eGroupware del calibro di Exchange
dati. e Zimbra. Esistono SDK per Java, J2ME e C++, per
2. Un motore di sincronia che sappia tenerli alli- aggiungere capacità di sincronia con un server
Impegno neati tra diversi client, capace di eseguire opera- Funambol all'interno di tutte le applicazioni che
zioni di creazione, aggiornamento, cancellazio- ancora non la supportano. Rimane scoperta solo la
ne, risoluzione dei duplicati e notifica dei cam- parte riguardante il client per Android. Su questo
Tempo di realizzazione
biamentiun protocollo con cui scambiare i dati aspetto, terminata la creazione dell'infrastruttura,
tra i client e il motore. andremo a focalizzare la nostra attenzione.

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98 44 / Marzo 2010
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dard SyncML, Funambol gestisce sette tipi di sin-


cronia, di cui uno è un alert che indica al client che
è necessario sincronizzarsi con il server, mentre gli
altri guidano il flusso dei dati:

• REFRESH_FROM_SERVER: invia al client tutti gli


elementi presenti sul server, sovrascrivendo
completamente quanto presente sul client.
• REFRESH_FROM_CLIENT: invia al server tutti gli
elementi presenti sul client, sovrascrivendo com-
pletamente quanto presente su server.
Fig. 1: Una volta sincronizzati i dati con il server NOTA
• ONE_WAY_FROM_SERVER: il server manda al
Funambol, è possibile accedervi anche dal web, tramite client solo gli elementi nuovi, modificati o can-
my.funambol.com
cellati dall'ultima sincronia.
SYNCML
Il protocollo SyncML, ad
• ONE_WAY_FROM_CLIENT: il client manda al oggi conosciuto anche
server solo gli elementi nuovi, modificati o can- come Open Mobile
cellati dall'ultima sincronia. Alliance Data
CREAZIONE • TWO_WAY_SYNC: il tipo di sincronia più usato, Synchronization and
Device Management, è
DELL'INFRASTRUTTURA dove client e server si scambiato gli elementi
nato negli anni 90 con
Prima di tutto, occorre configurare l'ambiente di nuovi, modificati o cancellati dall'ultima sincro- l'obiettivo di garantire uno
test. Come dicevamo, la logica per lo storaging nia. Il primo a farlo è il client, poi il server. standard aperto e
delle informazioni, per il motore di sincronia e per • SLOW_SYNC: il client manda tutti i suoi dati al platform-independent per
il trasporto dei dati attraverso il protocollo SyncML server, questo li confronta con quanto possiede, la sincronizzazione dei dati
tra i primi cellulari e i
1.2.1 sono implementate dal server Funambol: determinando quali elementi aggiungere, modi-
computer desktop. Usato
abbiamo la possibilità di utilizzarne sia una versio- ficare e cancellare per allineare le due basi dati. prevalentemente nella
ne online (http://my.funambol.com), sia di eseguire in Al termine dell'analisi, il server invia le modifiche sincronia dei contatti e del
locale la Community Edition, Basta scaricare il pac- che anche il client deve effettuare per completa- calendario, in realtà
chetto per Windows o per GNU/Linux disponibile re l'allineamento. SyncML si occupa solo
della parte di trasporto, a
all'indirizzo http://www.forge.funambol.org/down-
prescindere dal contenuto
load, eseguirlo e lanciare il server tramite lo script Unità di base per il trasporto dei dati è il SyncItem, di quanto trasportato. Per
da riga di comando: un oggetto che contiene il dato da sincronizzare e questo trova applicazioni
alcune informazioni a corredo. Cuore del processo anche in altri ambiti, come
bin/funambol.cmd start di sincronia è la SyncSource, una classe che fa da quello del backup. Per
maggiori informazioni
ponte tra il server ed il client ed ha il compito di
http://www.openmobilea
Per il client Outlook, si può installare la versione XP esporre i metodi per aggiungere, cancellare e modi- lliance.org/tech/affiliates/
o 2003 fornita con Office, oppure utilizzare la ver- ficare i dati su quest'ultimo e per sapere quali sono syncml/syncmlindex.html
sione trial disponibile sul sito Microsoft. Occorre i nuovi elementi, quelli modificati e quelli cancella-
poi installare e configurare il Funambol Sync Client ti dall'ultima sincronia, sempre sul client. Ultimo
for Microsoft Outlook, un'estensione di Outlook elemento del processo, il SyncManager, che viene
che permette di sincronizzare Contatti, Calendario chiamato per effettuare la sincronia passandogli la
e Note con il server Funambol. Anch'esso si può SyncSource da usare. Nel client per Outlook, ad
scaricare gratuitamente dalla Funambol Forge, con esempio, sono state create delle SyncSource per i
la documentazione necessaria alla sua messa in contatti, per gli appuntamenti e per le note, mentre
opera. In ultimo, necessitiamo dei tool per creare in questo articolo ne creeremo una apposita per le
applicazioni Android: nell'articolo faremo uso di note, chiamata NoteSyncSource.
Eclipse e dell'Android SDK, configurato secondo la Per capire come interagiscono questi elementi,
guida ufficiale di Google, reperibile su http://devel- occorre analizzare da vicino il flusso e i ruoli tipici
oper.android.com/sdk. di un'operazione di sincronia:

• Viene creata una nuova SyncManager, passando-


gli una SyncManagerConfig dalla quale ottenere
L'ARCHITETTURA le configurazioni per il processo di sincronia
DI FUNAMBOL (username, password, indirizzo del server ecc).
La parte focale del nostro client non dovrà fare altro
che richiedere al server Funanbol una sincronia • Viene creata una nuova NotesSyncSource, pas-
delle note e aggiornare di conseguenza i propri sandogli una NotesSyncSourceConfig dalla quale
dati, comunicando anche eventuali variazioni fatte ottenere le configurazioni per la specifica opera-
in locale. Rispettando quanto dettato dallo stan- zione di sincronia (tipo di dati gestiti, dati remo-

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ti con cui sincronizzarsi, timestamp dell'ultima abbiamo inserito nel menu principale una nuova
sicronia effettuata ecc). voce in grado di richiamarla e abbiamo modificato
lo strato di accesso ai dati per gestire più agevol-
• Viene chiamanto il metodo SyncManager.sync mente le informazioni racchiuse nella classe Note.
passandogli NotesSyncSource come SyncSource.

• Il SyncManager contatta il server Funambol, si


autentica e si accorda con esso su quale tipo di
sincronia eseguire per il tipo di dati gestito dalla
SyncSource.

Se non viene specificato diversamente, la prima Fig. 2: L'Activity principale dell'applicazione Notepad...
tentata è una TWO_WAY_SYNC. A secondo del tipo
di sincronia, il SyncManager trasmette al server
Funambol i dati sugli elementi aggiunti, modificati Come dicevamo prima, il protocollo SyncML si
e cancellati nel client, ricavati grazie ai metodi della occupa solo dello strato di trasporto, lasciando
SyncSource e ai paramentri LastAnchor e piena libertà sui dati trasportati. Per questo il ser-
NextAnchor, che indicano l'intervallo di tempo ver Funambol definisce un formato, il SIF-N, per
all'interno del quale considerare le modifiche inserire oggetti di tipo note dentro ai messaggi
NOTA richieste. Il server Funambol analizza quanto otte- SyncML, in modo da essere indipendente da come
nuto, aggiorna i suoi dati e trasmette le sue modifi- ogni client le persiste nel suo storage locale. Per i
FUNAMBOL che al SyncManager, che le persiste sul client grazie contatti e per gli appuntamenti, invece, viene usato
Nata circa 10 anni fa dalla ai metodi addItem, deleteItem e removeItem della lo standard VCard. Occorrerà quindi serializzare in
visione di un ingegnere SyncSource. SIF-N le note ed inserirle in dei SyncItem prima di
italiano, Fabrizio
Capobianco, Funambol Al termine della sincronia, vengono aggiornati mandarle al server, mentre, per ogni SyncItem
oggi offre un prodotto di LastAnchor e NextAnchor della SyncSource. inviato da quest'ultimo al client, verrà estratto il
sincronia dati “on the Funambol mette a disposizione un progetto chia- contenuto, deserializzato dal SIF-N e convertito in
cloud” sotto licenza Affero mato client-sdk, sempre reperibile nella sezione un oggetto Note. I due helper che si occupano di
GPL2, comprensivo di download della Forge, contenente librerie e docu- queste operazioni sono, rispettivamente,
client ed estensioni per
moltissime piattaforme mentazione per usare i suoi servizi con diverse tec- NoteToSIFN e SIFNParser, utilizzati nei metodi di
mobili e non. Data la nologie: Java, C++ e J2ME. Al momento della scrit- NoteDao. Non occorre scendere nel dettaglio di
natura totalmente open tura di questo articolo, inoltre, è in fase sviluppo
source del prodotto, tutto il anche l'SDK per Android, presente per ora solo
codice sorgente è all'interno del progetto android-client e in grado di
liberamente disponibile e,
grazie a ciò, nel tempo si è sincronizzare contatti e appuntamenti (https://
creata una community android-client.forge.funambol.org). Per maggiori
intorno al progetto, che ha informazioni, rimandiamo al box laterare con un
sviluppato connettori ed elenco di link a diversi documenti informativi.
estensioni per ulteriori
ambienti, oltre a quelli già
supportati. Per maggiori
informazioni
www.funambol.org CLIENT ANDROID:
GESTIONE DATI
Allo scopo di semplificare il processo di sviluppo,
minimizzare il codice da scrivere e concentrarsi
unicamente sulle funzionalità di sincronia, abbia-
mo modificato ed esteso un'applicazione Android
già esistente, il famoso Notepad presente nel tuto-
rial online introduttivo alla piattaforma
(http://developer.android.com/guide/tutorials/notep-
ad). Sono state incluse le librerie del funambol-sdk
per android e, direttamente dal Funambol Java
SDK, sono state aggiunte alcune classi presenti nei
package com.funambol.*, che implementano l'og-
getto Note e i metodi per la sua conversione.
Successivamente, abbiamo creato una nuova atti-
vità per i impostare le configurazioni necessarie ad Fig. 3: … e quella per la creazione e la modifica
usare il server Funambol e lanciare una sincronia, di una nota

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10046 / Marzo 2010
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queste due classi, dato che sono prese direttamen- riquadro che la contiene, categorie di appartenen-
te dal client-sdk e possono funzionare per noi za e folder in cui è inserita. Attualmente il nostro
come una black-box. L'appena citato NotesDao è il client non fa uso queste informazioni, ma dato che
nostro Data Access Object, una classe che fa da sono tutte incluse nel processo di sincronia, future
ponte tra i SyncItem e le informazioni grezze pro- implementazioni non avrebbero difficoltà a farlo.
venienti da NotesDbAdapter, occupandosi delle Inoltre Outlook permette di modificare solo il
operazioni di conversione, gestione dei timestamp corpo della nota, e non il titolo. La query per crea-
e degli status. Il metodo getNoteFromSyncItem re la tabella, dentro la classe NotesDbAdapter,
viene usato per convertire il contenuto di un diventa quindi la seguente:
SyncItem in un oggetto Note: prima viene istanzia-
to un parser passandogli il contenuto preso dal private static final String DATABASE_CREATE =
SyncItem, poi viene invocato il suo metodo parse "create table notes (" +
per ottenere la Note. Tra le due chiamate, c'è la "_id integer primary key autoincrement, " +
gestione delle possibili eccezioni generate. ...

SIFNParser parser = null; Come si può notare, sono stati aggiunti anche due
InputStream is = new campi per le informazioni funzionali al processo di NOTA
ByteArrayInputStream(syncItemData.getContent()); sincronia: status dell'elemento e data di ultimo
try { aggiornamento. Tra i diversi valori che lo status FUNAMBOL FORGE
parser = new SIFNParser(is); può assumere, ci sono quelli di NEW, UPDATED e Funambol Forge è un
} catch (SAXException e) { DELETED, mentre last_update contiene il time- repository di progetti in
... stamp di questo cambio di status. NoteSyncSource stile SourceForge che
ospita sia i progetti
deve infatti sapere quali sono le note nuove, modi- sviluppati e manutenuti da
La conversione opposta, da Note a SIF-N, avviene ficate o cancellate in un range temporale, general- Funambol, sia quelli creati
nel metodo getSyncItemFromNote, che passa al mente dall'ultima sincronia al momento corrente, e gestiti dalla community.
costruttore del converter fuso orario e codifica con e per farlo si appoggia NoteDao, sfruttando questi La home page contiene
cui l'oggetto Note verrà convertito, inserendo il due campi. La seguente query, ad esempio, per- informazioni generali su
Funambol con accesso
risultato di questa operazione all'interno di un mette di trovare le note create successivamente diretto alle pagine di
SyncItem, settandone anche il tipo all'ultima operazione di sincronia andata a buon download dei vari
(NOTE_ITEM_TYPE) e la chiave (il progessivo della fine: componenti, server e
nota). client, documentazione e
StringBuilder where = new StringBuilder();
altro. Il progetto Core e i
sottoprogetti contengono
NoteToSIFN converter; where.append(KEY_LASTUPDATED).append(">").appe
la maggior parte del
String convertedContent; nd(since) codice di Funambol
TimeZone tz = .append(" AND ") Community Edition. Sul
Calendar.getInstance().getTimeZone(); .append(KEY_LASTUPDATED).append("<").append(to Forge sono anche ospitate
converter = new NoteToSIFN(tz, "UTF-8"); );
le pagine per i programmi
di partecipazione alla
try { .append(" AND ")
community Funambol,
convertedContent = .append(KEY_STATUS).append("='").append(status).a come i Code Sniper, Phone
converter.convert(noteToConvert); ppend("'"); Sniper e L10n Sniper:
} catch (ConverterException e) { occasioni per entrare in
Log.e("getSyncItemFromNote", e.getMessage()); Cursor mCursor =
contatto con questo
mondo, con la sicurezza di
return null; mDb.query(DATABASE_TABLE,
essere retribuiti per il
} ALL_TABLE_COLUMNS, lavoro fatto.
Log.i("getSyncItemFromNote", convertedContent); where.toString(),
SyncItem item = new SyncItem(noteToConvert. null, null, null, null);
getUid().getPropertyValueAsString()); return mCursor;
item.setContent(convertedContent.getBytes());
item.setType(NOTE_ITEM_TYPE); status contiene il valore SyncItemState.NEW, che
item.setKey(noteToConvert.getUid().getPropertyValue indica una nuova nota, mentre le variabili since e to
AsString()); contengono due timestamp, rispettivamente quello
return item; della data dell'ultima sincronia e quello del momen-
to corrente. Sono entrambi memorizzati nel client
Rispetto all'originale del tutorial, nel database grazie alla classe NotePreferences come campi
usato per contenere i dati del client sono stati LastAnchor e NextAnchor. La seconda viene inviata
aggiunti tutti gli ulteriori campi che Outlook dal server all'inizio di ogni operazione di sincronia
memorizza per ogni nota: una data ad essa asso- e, se questa va a buon fine, viene memorizzata in
ciata, colore, coordinate X, Y, larghezza e altezza del LastAnchor al suo termine. Allo scopo di mettere in

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grado la SyncSource di conoscere le note rimosse sul nota arrivata dal server chiamerà il metodo
client dall'ultima sincronia, abbiamo scelto di elimi- NoteSyncSource.addItem
narle in modalità soft-deletion, cioè senza cancellare
fisicamente il record corrispondente alla nota, ma @Override
impostando a 'D' il suo status e aggiornando il time- public int addItem(SyncItem item)
stamp presente in last_update. Coerentemente con throws SyncException
questa politica di soft-deletion, modifichiamo il { ... }
metodo NoteDbAdapter.fetchAllNotes, introducendo
il seguente controllo sullo status di un record del DB: A sua volta, superato il controllo della possibilità di
aggiungere un elemento per il tipo di sincronia cor-
public Cursor fetchAllNotes() rente, NoteSyncSource.addItem chiama il medoto
{ NoteDao.addNote
return mDb.query(DATABASE_TABLE,
new String[] {KEY_ROWID, KEY_TITLE, public int addNote(SyncItem item, int key) {... }
KEY_BODY},

NOTA KEY_STATUS + "<>'D'", Come si legge dal codice, il valore di ritorno del
null, null, null, null); metodo NoteSyncItem.addItem viene impostato su
MYFUNAMBOL } 200 quando un'operazione va a buon fine, secondo
MyFunambol quanto dettato dallo standard SyncML. Valori come
(http://my.funambol.com) Ricordiamoci comunque che, forzando nel 500, ad esempio, indicano invece diversi tipi di erro-
è il portale, liberamente NoteSyncSourceConfig una sincronia di tipo ri. Rispetto al programma Notepad originale, è stata
utilizzabile, per provare le REFRESH_FROM_SERVER, tutte le note presenti aggiunta nella nostra applicazione una nuova
funzionalità offerte dalla
piattaforma Funambol. sul client vengono fisicamente cancellate. Questo Activity, FunambolSettings, che permette di specifi-
Una volta registrati, si può tipo di sincronia va usato per riportare sul client care username, password e server sul quale effettua-
scaricare il client adatto al quanto contenuto sul server, senza che il primo re la sincronia, oltre che ad esporre una TextView
tipo di smartphone possa trasmettere le ultime modifiche a quest'ulti- contenente i messaggi. Il log delle singole operazio-
posseduto e lanciare la mo. Si può anche impropriamente usare una ni della sincronia è reso possibile da NoteListerner,
prima sincronia. Oltre alla
possibilità di gestire i REFRESH_FROM_SERVER per fare un po' di pulizia una classe derivante da SyncListener che viene
contatti, note e e liberare risorse sul client, sempre preziose, se si agganciata a NoteSyncSource in fase di creazione di
appuntamenti via web, il creano e cancellano note in modo intensivo. quest'ultima. Il meccanismo di funzionamento è
portale può essere usato semplice, dato che la SyncSource chiama i diversi
come semplice backup dei
dati del propro dispositivo,
funzionalità utile in caso di
perdita o sostituzione del CLIENT ANDROID:
device. Se si è sempre alla LA SINCRONIA DATI
ricerca di funzionalità Passiamo ora alla creazione dell'elemento più
borderline, all'indirizzo importante della sincronia: la classe NoteSync-
http://dogfood.funambol
.com è raggiungibile la Source. In fase di inizializzazione, le viene passata
versione di beta-testing un'ulteriore classe, NoteSyncSourceConfig, che con-
dello stesso portale, con tiene le configurazioni minime di cui la SyncSource
implementate le necessita:
ultimissime funzionalità da
sperimentare. Attualmente,
public NoteSyncSourceConfig(Activity a) {...}
ad esempio, è possibile
assegnare ai propri
contatti la foto del loro Sono fondamentali la RemoteUri, che indica il data-
profilo su Facebook. base su server Funambol da utilizzare per sincroniz-
zare i dati, quello delle note appunto, e il Type dei
dati contenuti all'interno del SyncItem gestito dalla
SyncSource. Nel nostro caso, come avevamo spiega-
to, viene usato il SIFN, mentre per i contatti avrem-
mo trovato un Type uguale a text/x-vcard. Non viene
applicato nessun tipo di Encoding al contenuto del
SyncItem. Troviamo anche l'Activity che serve per
ottenere l'Application Context necessario alla
SyncSource per molte delle sue operazioni. Gli altri
medoti di NoteSyncSource sono abbastanza sempli- Fig. 4: L'Activity che abiamo aggiunto ci consente di
ci e quasi sempre corrispondenti ad un metodo su impostare username, password e server da usare
per sincronizzare le nostre note...
NoteDao. Ad esempio, l'inserimento di una nuova

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10248 / Marzo 2010
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metodi del listener in base alla tipologia di operazio- valori (l’oggetto SharedPreferences) per poi chiamare
ne svolta. Questi metodi, implementati nel nostro i metodi del Context che permettono di caricarlo e di
NoteListerner, non fanno altro che aggiornare la persisterlo per mezzo dell'oggetto SharedPre-
TextView con i log, accodando il nuovo messaggio. ferences.Editor. Ogni Context può contenere molte-
plici oggetti SharedPreferences, ognuno di essi iden-
tificato da un nome univoco. Nella nostra applica-
zione, abbiamo usato l'identificativo fnblPref. Di
seguito un classico esempio di creazione di un con-
tainer per le preferenze: memorizzazione di un valo-
re di tipo stringa facente capo alla chiave “syncUrl” e
lettura di quest'ultimo.

public static void getAndSetPreference(Activity a) { ... }

L'Activity corrente viene usata per ricavare il riferi-


mento al Context dell'applicazione. È chiaro che
questo metodo è utile per piccoli e semplici insiemi
di dati, mentre per qualcosa di più articolato e com-
plesso occorrerà rivolgersi al altre tecniche di stora-
ge persistente dei dati. Nell'Activity che si occupa
NOTA
della sincronia, in base al bottone premuto, viene
richiesto un diverso tipo di sincronia: una
SyncML.ALERT _CODE_REFRESH_FROM_SERVER
L'INDIRIZZO
DEL SERVER
che forza una cancellazione dei dati del client e Se si sta usando la
prende in carico solo quelli presenti sul server, versione online di
oppure una SyncML.ALERT_CODE_FAST, che tenta Funambol, l'URI del server
invece di eseguire la classica TWO_WAY_SYNC, ope- con cui sincronizzare i dati
razione in cui client e server si scambiano solo le sarà
http://my.funambol.com/s
Fig. 5: … ed ecco il log della nostra prima sincronia! modifiche dall'ultima sincronia terminata con suc- ync, mentre se si sta
cesso. Seguendo le linee guida per lo sviluppo di usando quella in locale,
applicativi, questo blocco viene gestito come thread l'URI sarà
separato rispetto all'applicazione principale, in http://indirizzo_ip_locale:
8080/funambol/ds, dove
modo da non bloccarla e da poter mostrare un pro-
indirizzo_ip_locale sarà
gessivo dei log di quanto viene eseguito. Per rag- l'indirizzo del pc,
giungere lo scopo, è stata creata la classe privata raggiungibile dal telefono
SyncThread, che estende la classe Thread e che Android.
all'interno del metodo Run ha il codice che lancia la
sicronia vera e propria. Nel seguente frammento di
codice possiamo vedere l'inizializzazione della
NotesSyncSourceConfig, alla quale viene passata
l'Activity corrente e il tipo di sincronia richiesta, l'i-
nizializzazione della NotesSyncSource, alla quale
viene passato l'oggetto con le configurazioni della
Fig. 6: Le note sono state trasferite su Outlook sincronia appena istanziato e l'Activity corrente, l'i-
con successo nizializzazione del NotesListener, al quale viene pas-
sato l'EditText che conterrà i log e, infine, il collega-
mento del Listener alla SyncSource:

CLIENT ANDROID: NoteSyncSourceConfig noteconf = new


GLI ALTRI COMPONENTI NoteSyncSourceConfig(FunambolPreferences.this,
Appoggiandosi alla classe BaseSettings, alcune infor- syncMode);
mazioni inerenti la SyncSource e il SyncManager
vengono memorizzate ricorrendo al meccanismo NoteSyncSource src = new NoteSyncSource(noteconf,
delle Preferences. Si tratta di una pratica alternativa FunambolPreferences.this);
alla creazione di file o tabelle per conservare infor- src.setListener(new NoteListener(Funambol
mazioni proprie dell'applicazione, che devono esse- Preferences.this, mHandler, txtLogArea));
re mantenute tra un lancio e l'altro. Funziona così: si
memorizzano i dati interessati in una lista di chiavi- Alfredo Morresi

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A n d ro id p r o g r a m m ing Marzo 2010 / 49 G
103
Questo approfondimento tematico è pensato per chi vuol imparare a programmare e creare
software per gli smartphone con sistema operativo Google Android. La prima parte del testo
guida il lettore alla conoscenza degli strumenti necessari per sviluppare sulla piattaforma
mobile di Mountain View (installazione SDK, librerie e tool di supporto allo sviluppo).
Le sezioni successive sono pensate per un apprendimento pratico basato su esempi di
progetto: dialogo e interazione con l’ambiente operativo del telefonino, interazione con gli
utenti, componenti di un widget, interfacce in XML, gestione del touch, progettazione dei
menu e via dicendo.
Una serie di esempi pratici da seguire passo passo che spingono il lettore a sperimentare sul
campo il proprio livello di apprendimento e lo invitano a imparare divertendosi.

www.punto-informatico.it