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Antonio DAL MUTO

CONTRO CRISTO
Le ERESIE di IERI e di OGGI
Il Metro di Misura

1
BIBLIOGRAFIA

- Storia della Chiesa


Edizioni S.A.I.E. – Torino 1972

- Vocabolario illustrato della Lingua Italiana – G. Devoto – G.C. Oli. Selezione dal
Readers Digest- Milano 1979

- Nuovo Testamento, Greco e Italiano. Edizioni Devoniane Bologna –Anno 2006 (BG
ed. EDB)

- Robert M. Grant
Gnosticismo e Cristianesimo primitivo
Edizioni Il Mulino 1976

- Klaus Demmer
Interpretare e agire – Fondamenta della morale cristiana
Edizioni Paoline 1989

- L. Ron Hubbard
Dianetics – La forza del pensiero sul corpo
New Era Pubblications International ApS
ISBN 978-87-7688.490-1

- http://www.solonewage.it/obiettivi.htm
- http://www.channelling.it/channelling.htm
- http://www.cristalloterapia.net/
- http://www.lifelife.it/vivation.htm
- http://www.lifelife.it/pensiero_positivo.htm
- http://www.osho.com
- http://www.chiesavaldese.org/pages/credo/valdesi.php

- F.Heiler
Storia delle Religioni. Vol. 1 e 2
Biblioteca Sansoni 1972

- G.Filoramo, M.Massenzio, M.Raveri, P.Scarpi


Manuale di storia delle religioni
Editori Laterza 1998

- Torre di Guardia, 15 settembre 1910


2
- Vita eterna nella Libertà dei Figli di Dio. Anno 1969 - Edizioni TdG
- R. Franz, Crisi di Coscienza
- Dal Paradiso perduto al Paradiso riconquistato. 1959 - Edizioni TdG
- Torre di Guardia del 1 aprile 1920
- Torre di Guardia del 1 marzo 1991
- La Verità vi farà liberi – Edizioni TdG
- Sia fatta la tua volontà - Edizioni TdG
- http://it.wikipedia.org/wiki/Testimoni_di_Geova
- http://it.wikipedia.org/wiki/Controversie_sui_Testimoni_di_Geova
- Torre di Guardia del 15 marzo 1953
- Torre di Guardia del 1 novembre 1980
- http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Manoscritti.htm
- http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Traduzioni_varianti_MT_AT.htm
- Inchiesta su Gesù – Corrado Augias e Mauro Pesce, Mondatori ed. 2007
- Gesù non l‟ha mai detto – Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella
traduzione dei Vangeli Bart D. Ehrman – Mondatori ed. 2007
- Caterina Boschetti – Il Libro nero delle sette in Italia” edizioni Newton Compton,
2007
- Barbara Riva – Il New Age fra secolarizzazione e nostalgia. Edizioni Ponte Vec-
chio, 1997
- David Donnini - Nuove ipotesi su Gesù. MACRO Edizioni 1997
- http://it.wikipedia.org/wiki/Apocalisse_di_Giovanni
- http://it.wikipedia.org/wiki/Lettere_cattoliche
- http://it.wikipedia.org/wiki/Lettere_di_San_Paolo
- http://it.wikipedia.org/wiki/Apocrifi_del_Nuovo_Testamento
- La Bibbia di Gerusalemme. Edizioni EDB - Dodicesima edizione Luglio 1993
- http://www.youtube.com/watch?v=hOOwre5hpcc
- http://touregypt.net/godsofegypt/horus.htm
- http://www.anticoegitto.net/deihorus.htm
- http://it.wikipedia.org/wiki/Sol_Invictus
- http://www.anticoegitto.net/deihorus.htm
- http://it.wikipedia.org/wiki/Dioniso
- http://it.wikipedia.org/wiki/Krishna

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INDICE

Prefazione__________________________________________________ pag 6
La Storia
Le eresie di ieri ______________________________________________pag 8
L’Attualità
Le Eresie di oggi_____________________________________________pag 21
Missione Popolare Libera
Dianetics
New Age
Riflessione finale
La Storia
Seconda parte ________________________________________ ______pag 39
L’Attualità
Seconda parte ______________________________________________ pag 46
I Testimoni di Geova
Gesù nell’Islamismo
Il Buddhismo
Lo Zen
Il Pensiero Laterale
Riflessione finale
Il Revisionismo laico _________________________________________ pag 65
Inchiesta su Gesù – Augias-Pesce
Gesù non l’ha mai detto – Ehrman
Nuove ipotesi su Gesù – Donnini
Riflessione finale
Appendice___________________________________________________ pag 81
Quando si ebbero le prime scritture?
Ebrei e cultura ebrea
Le promesse della liberazione messianica
L’attesa
Gesù Cristo il Messia
I Vangeli
Vangelo secondo Matteo
Vangelo secondo Marco
Vangelo secondo Luca
Vangelo secondo Giovanni
Atti degli Apostoli
Le Lettere di San Paolo
Le lettere Cattoliche
Il Libro dell’Apocalisse
Gli Apocrifi nel Nuovo Testamento_______________________________ pag 96
I Vangeli Apocrifi
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Atti Apocrifi
Lettere Apocrife del Nuovo Testamento
Apocalissi Apocrife del Nuovo Testamento
Ciclo di Pilato
Altri testi Apocrifi del Nuovo Testamento
Letteratura sub-apostolica
Materiale relativo ai Testimoni di Geova__________________________ pag 99
Trasmissione televisiva “ REBUS”________________________________pag 105

Riflessioni finali_______________________________________________ pag 112

Bibliografia ___________________________________________________pag 113

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Prefazione

Questo saggio, destinato solamente a chi crede che nella fede cristiana via sia
REALMENTE il piano della salvezza svelato da Gesù Cristo, nasce dal bisogno
personale di fare chiarezza nella giungla delle proposte che vanno dalla salvezza
dell’anima al vivere felici. Intrapreso il cammino di “pulizia” tra tutte queste ricette,
ci siamo resi conto che il problema, collegato alla certezza della fede cristiano-
cattolica, fosse nelle mille e mille sottigliezze espositive che provenivano da varie
parti. Fondamentale divenne, allora fare una analisi comparativa tra tutte queste
“porte per il paradiso” avendo come “Metro di Misura” la nostra fede
rappresentata dal Credo. Solo così diviene chiara la visione sulla e della reale
consistenza delle varie “eresie” contemporanee o per lo meno delle “proposte
fuorvianti”che esse offrono.
La centralità di Cristo, nella fede, sappiamo essere la parte più importante ai
fini di una giusta visione cristiana dell’esistenza, ed è proprio questa centralità
che viene attaccata direttamente o indirettamente dalle eresie moderne.

Come difendere quindi la nostra fede?


La risposta? Siamo continuamente, chiamati a fare chiarezza: è la pigrizia
intellettuale che porterà poi a diventare o seguaci dei Testimoni di Geova o della
New Age. Non c‟è via di scampo alla pigrizia intellettuale, la quale ci predispone alla
deriva di qualsiasi proposta: religiosa, spirituale, culturale o ideologica. E non basta
nemmeno dire “non mi interessa”, poiché certe trasmissioni, certe opere librarie, se
non affrontate con lo spirito del confronto e dell’analisi, insinuano dubbi fatali,
incrinando le nostre certezze nei momenti di stanchezza spirituale o di debolezza.
Ieri si chiamavano eresie, oggi, invece, tenuto conto che la parola “eresia” sembra
ormai avere un significato obsoleto, oggi, dicevamo, si chiamano nuove religioni,
nuove correnti di pensiero, mode della nuova spiritualità o “acculturate riflessioni
critiche di alto profilo scientifico”.

L‟aver preso in esame molto velocemente le eresie del tempo passato è stato solo
per avere alcuni termini di confronto per capire che, quando si parla di Cristo, nulla è
cambiato: la volontà di rendere Cristo solo una figura storica, morta e sepolta, magari
con una prole di sangue reale, è ancora esistente. Addirittura si parla di Cristo come
di un mito. Un esempio di questo tentativo, in buona fede o in mala fede non
sappiamo, è tratto da un quotidiano locale – domenica 6 aprile 2008 – riguardante
una riflessione su un brano di lettura tratto da Luca 24, 13-34. Nelle battute finali,
l‟autore di questa riflessione così si espresse: “… gli studiosi, infatti, suppongono
che, se i fatti narrati sono veritieri…. E se è solo un bel racconto? Pazienza:
sentiamo però che sotto c’è qualcosa di grande…” Questa riflessione termina con
quel seme del dubbio che se non analizzato attentamente potrebbe dare il via alla
crescita della pianta del dubbio come accennato poc‟anzi. E di questi esempi ne
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vedremo nel corso della lettura. Concludendo, citiamo il grido di allarme, veicolato
dal Resto del Carlino, martedì 10 aprile 2008, della Curia bolognese, sul
proliferare delle sette, dei movimenti parareligiosi e sincretistici: da gennaio ad oggi
– aprile 2008 - si hanno avuto 148 richieste di aiuto al numero verde presieduto da
don Aldo Bonaiuto. Le richieste, maggiormente concentrate a Bologna e Rimini, sono
state fatte per lo più da donne. Ecco, mentre noi, magari sonnecchiamo su certezze
messe in pericolo dalla pigrizia, dall‟approssimazione, da letture non attentamente
verificate, le sette proliferano e fanno danni di grande portata.

La necessità di districarsi e difendersi dalle mille correnti di pensiero religioso,


parareligioso, settaristico o laico, è diventata cosa urgente. Per attuare questa difesa
abbiamo il Credo Cattolico Cristiano, il nostro Metro di Misura e il Metodo di
Analisi. Tenendo conto che la conoscenza del Credo, nei cristiani, sia cosa scontata,
ci auguriamo, riguardo al metodo, che questo appaia, al termine della lettura come un
valido aiuto per quei cristiani che sentono in pericolo le proprie certezze di fede.

L‟Autore
Antonio Dal Muto

Aprile 2008

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LA STORIA

LE ERESIE DI IERI

Eresia, dal latino haeresis: “ Dottrina che si oppone direttamente e


contraddittoriamente a una verità rilevata e proposta come tale dalla Chiesa
cattolica “. Dal Vocabolario illustrato della Lingua Italiana – G. Devoto – G.C. Oli.
Selezione dal Readers Digest- Milano 1979

Ma quante eresie ci sono state nei secoli passati? Quando sono iniziate?
Le eresie si contano a decine e sono iniziate, praticamente, subito dopo la morte e
resurrezione di Cristo.
Nella contestazione fatta dal Sinedrio a Gesù il Cristo - Figlio di Dio, si potrebbe
ravvedere una eresia ante litteram, dove non è l‟eretico ad essere accusato, come
sarà per i secoli a venire, ma direttamente l‟oggetto delle future diatribe: colui che era
la Verità: “ Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “ Anche se ve lo dico, non
mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà
il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio.” Allora tutti
esclamarono: “ Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “ Lo dite voi
stessi: io lo sono.” LC 22, 67-70 –
Possiamo constatare come, da subito, con la Rivelazione ebbe inizio la lotta tra il
Bene e il Male che vide, ha veduto, vede e vedrà l‟uomo depositario e destinatario
della stessa, al centro di tutto, al centro di una sorta di escatologia della Verità in via
di manifestazione.
Sin dal I° secolo d.C. quindi, iniziò l‟attività di contestazione da parte di liberi
pensatori che sentirono il diritto di dire la loro su quello o quell‟altro aspetto della
natura del Cristo o sul contenuto della Rivelazione: si parlò, per esempio di
Adozionismo – termine adottato da S.Ireneo ( 140 – 200 ) - secondo la quale dottrina
Cristo non è Dio incarnato e fatto uomo, come scrisse S. Paolo nella sua Lettera ai
Filippesi 2, 5 – 8 “… Gesù Cristo, il quale, pur essendo di natura divina, non
considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza a Dio, ma spogliò se stesso
assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in
forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte
di croce…”, ma una creatura, la più perfetta, adottata da Dio per portare avanti il
suo programma di salvezza dell‟umanità. E‟ altresì intuitivo che le prime correnti
eretiche fossero Giudeo-cristiane; nacquero nella stessa terra di Palestina, dove
ancora fresche erano le orme del predicatore per eccellenza, San Paolo, il quale fu al
centro di aspre critiche da parte di coloro che ancora vedevano nella religione
mosaica, l‟unica via di salvezza.

Ebioniti, Elkasaiti, Nazareni, Nicolaiti furono le sette Giudeo-cristiane del I° secolo


che propagandavano le più svariate ricette di salvezza in cui la fantasia intrisa della

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teologia più astrusa, l‟astrologia e norme comportamentali estremiste formavano il
loro credo. Gli Elkasaiti, per esempio, propagandavano che il loro Libro di salvezza
gli fosse stato dato da un angelo che si proclamava Figlio di Dio, un angelo alto 154
chilometri e largo 27 ! Costui aveva una sorella: lo Spirito Santo! Questo esempio è
sufficiente per inquadrare come fosse puerile la concezione teologica da parte di
qualche setta. Alcune però, avevano articolato e sviluppato argomenti così
paralleli a quelli predicati da S.Paolo e dai suoi fratelli in Cristo che si
rivelarono essere i più pericolosi. Tutto sommato l‟eresia, al suo inizio, si fondava
su una teologia che mirava a suscitare meraviglia più che riflessione, poiché quella
paolina era troppo acuta e articolata per essere adottata da menti culturalmente povere
e ancora pagane. Fu quest‟ultima particolarità – il paganesimo - a permettere che le
eresie si propagassero facilmente, arrivando ben presto anche a Roma, il centro della
grande Chiesa. Se riflettiamo su questo, vediamo come ancor‟oggi l‟ignoranza delle
sacre scritture porta a fare scelte fuorvianti. Comunque tra il IV° e il VII° secolo,
molte di loro sparirono, esaurendo le loro argomentazioni in una società che aveva
ben altri problemi. Ma ne vennero altre, figlie di un linguaggio più ricco di
argomentazioni.

Ancor esistente, per esempio, è una corrente cristiana rappresentata dalla setta dei
Mandei, o Cristiani di San Giovanni, nata nel II° secolo. E‟ una setta che basa sulla
Gnosi la propria dottrina; è intrisa di manicheismo: il Dio del Bene assoluto
contrapposto al Male e ai suoi servitori.
Il loro fondatore sarebbe San Giovanni Battista, mentre Gesù Cristo viene visto nella
sua manifestazione terrena e considerato addirittura un impostore e millantatore; fu
battezzato nel fiume Giordano nella sua forma divina da Iuhana Masbana, ossia S.
Giovanni Battista. Alcune comunità, in territorio iracheno, vivono ancor oggi
secondo questo credo.

Poi venne la Gnosi, una dottrina e una “conoscenza dei misteri divini riservati ad
una élite”: per alcuni la dottrina è di origine greco-ellenistica - Platone sembra aver
contribuito con il suo pensiero alla formazione della dottrina gnostica - per altri,
invece, è di origine orientale. Comunque sia, la fusione dell‟ideologia filosofica
greca e la simbologia della religione persiana di Zoroastro sono evidenti. Il Dio degli
ebrei (Jaldabaoth) sarebbe, secondo la Gnosi, una emanazione della Sophia o
Conoscenza; un Angelo o Eone inferiore, creatore del mondo materiale, del Cosmo,
della materia, del destino, del tempo e dell‟uomo; nel linguaggio moderno
einsteiniano anche il creatore della dimensione spazio-tempo. Quindi YHWH
(Yahvhè) il Dio che si è rivelato a Mose tramite il roveto ardente non sarebbe altro,
secondo la visione gnostica, che una emanazione di un Eone superiore, a sua volta
emanato, da altre forze derivate da un Dio assoluto e inconoscibile, isolato nel
silenzio più totale. La sostanziale differenza con la Rivelazione sta nel concetto che
quest‟ultima auspica la salvezza per tutto il genere umano previa la conversione: atto
autonomo del riconoscimento dei propri peccati e in nome di un Amore infinito
manifestatosi col sacrificio di Cristo, mentre nella Gnosi è già previsto, ab inizio, che
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solo una parte di eletti verrà liberata dalla degradazione materiale. Questo concetto
salvifico lo ritroviamo nei 144.000 eletti, come lo intende la dottrina dei Testimoni di
Geova.

Per la antica e storica Gnosi gli uomini si dividerebbero in tre classi: gli ilici,
costituiti dalla maggioranza di individui ignoranti legati alla terra, quindi incapaci di
penetrare i misteri gnostici: costoro sono destinati alla perdizione; gli psichici, sono
coloro che vivono sul “bivio” e sono chiamati a decidere se salvarsi o perdersi; infine,
gli pneumatici che sono pochissimi. Solo quest‟ultimi sono destinati a possedere lo
spirito salvifico, essendo in grado di scandagliare le profondità della Sophia o
Conoscenza: quindi sono i santi, i perfetti, l‟élite dell‟umanità che si salverà, anche se
la “scintilla divina” degradata nell‟umanità corrotta non potrà mai rinnovarsi per
risplendere della luce originale come era prima della dispersione. A differenza di
quanto cita il Libro dell’Apocalisse 21,1 “un cielo nuovo e una terra nuova”
promessa di una escatologia universale, coincidente con un ritorno all‟ordine
primordiale, riscattato il peccato adamitico, nella visione cristiana, la Gnosi rimane
invece dell‟idea che, sebbene riscattata, quella parte di‟ umanità elitaria, non potrà
mai riacquistare la perfezione originale.
In questa dinamica di salvezza, Cristo, accomunato al Padre e fatto carne, inchiodato
al legno, è il riscatto, la via della conoscenza per gli Eoni, (uomini) che in Lui
troveranno la perfezione attraverso la conoscenza. Infatti, il fine ultimo della Gnosi è
quello di ricevere la Conoscenza, la Sophia.
In questa dottrina c‟è molto di cristianesimo, tant‟è che gli studiosi si domandano se
la Cristologia dei testi gnostici (Il Vangelo della Verità per es.) di Nag-Hammadi sia
una Cristologia gnostica cristianizzata o viceversa una Cristologia cristiana
gnosticizzata.
Il principale diffusore di questa setta fu Valentino che dal 136 al 165 operò a Roma,
sperando che il suo credo potesse coinvolgere la Chiesa romana. Tant‟è che S.Ireneo,
fustigatore di sette, scrisse come gli gnostici mettessero confusione nei cristiani con
argomentazioni simili per esposizione a quelle cristiane: “ Quando i valentiniani –
riporta Ireneo – incontrano persone della grande Chiesa (quella romana e
apostolica ) le allettano, parlando come parliamo noi e si lamentano che noi li
trattiamo come scomunicati, mentre da una parte all’altra, affermano essi, le
dottrine sono le medesime; e poi a poco a poco ne scuotono la fede con le loro
questioni; di quelli che non resistono ne fanno dei discepoli, che prendono a
parte per esporre ad essi l’ineffabile mistero del loro pleroma…”.
Questo aspetto merita una analisi profonda su come linguaggi a noi contemporanei,
simili al linguaggio cristiano, possono contenere obiettivi differenti che solo dopo
una attenta analisi è possibile smascherare.

Un valido esempio lo abbiamo nei Testimoni di geova, i quali sottolineando come la


Bibbia, da loro usata come strumento di studio, sia uguale a quella Cattolica - cosa
assolutamente falsa - abbindolano coloro che, deboli nella conoscenza della Parola, si
lasciano convincere dalla loro originale e fuorviante visione di salvezza che, anche se
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contiene molti punti di contatto con la nostra dottrina cattolica, porta ad altre
conclusioni.

Marcione fu lo gnostico più ostico che la Chiesa ebbe ad affrontare nel II° secolo.
Egli appartenne alla generazione gnostica di Valentino e Basilide; fondò chiese e fece
molti discepoli. La sua dottrina, in sostanza prevedeva due Dei, uno del Vecchio
Testamento e uno del Nuovo. Due Dei in contrapposizione tra loro. La dottrina nasce
dall‟analisi di episodi che vede il Dio, nel V.T. spingere i credenti ad azioni cruente,
comparati con il Dio del N.T. caratterizzato, invece, dalla capacità di perdono e di
amore. Marcione si adoperò per mettere in evidenza i contrasti (secondo lui) esistenti
tra i due Testamenti.

Se il marcionismo avversa il Vecchio Testamento, il Montanismo cercherà di


isolare i cristiani dal resto del mondo in preparazione dell‟imminente avvento di Dio
sulla terra. Una setta millenarista ante litteram.
La resistenza incontrata, ad opera dei difensori della cattolica dottrina rivelata,
spingerà i montanisti ad accusare la Chiesa di essere un falso profeta.
Il ritornello delle accuse alla Chiesa di Roma, come vedete, ha lontane radici. Solo
che gli accusatori piano pano sono spariti nel dimenticatoio, mentre la Chiesa di
Roma è ancora ben salda su quella pietra scelta da Cristo per edificare il suo edificio.
Oggi ha ben altri accusatori, ma se la storia insegna, spariranno anche loro.

Lo Gnosticismo, probabilmente, in età antica, fu la dottrina più prolifica di scritti: dei


pochi codici che si conoscevano, e con la scoperta in Egitto, presso l‟odierno
villaggio di Nag-Hammadi, nel 1945, di trattati databili attorno al 400, la biblioteca
gnostica, per così dire, si è notevolmente arricchita. Si trovarono testi apocalittici:
Apocalisse di Adamo; Lettera di Eugnosto, il Beato; Parafrasi di Shem; Secondo
Logos del grande Seth; inoltre scritti gnostici come l‟Ipostasi degli Arconti; testi di
Esegesi sull’Anima; il Pensiero della Grande Potenza; Libro dell‟atleta Tommaso;
Apocrifo di Giovanni… per passare ai Vangeli della gnosi cristianizzata con Il
Vangelo di Tommaso; Il Vangelo della Verità; Il Vangelo di Filippo; L‟Apocalisse di
Paolo; Prima e seconda Apocalisse di Giacomo; Vangelo degli Egiziani; Apocalisse di
Pietro e, per finire, testi ermetici come il Trattato sull‟ingiustizia; Il Tuono, la Mente
perfetta; L‟Insegnamento autentico e il Discorso sull‟Ogdoade e sull‟Enneade.

Nel II° secolo, come accennato, sarà il “pastore della pace”, S.Ireneo vescovo in quel
di Lione, che verrà chiamato a combattere le eresie gnostiche del suo tempo. Egli
scrisse molto, ma a noi sono giunte solo due opere: la prima nota come Adversus
Haerese (contro le eresie) ha come titolo lo Smascheramento e confutazione della
falsa Gnosi; la seconda è la Dimostrazione della predicazione apostolica.

Il passo che segue, estratto dalla prima opera di S. Ireneo, evidenzia come la
metodologia per scoprire le false verità - anche se con esposizione di linguaggio non
consona per i nostri tempi - possa adattarsi alle nostre contemporanee eresie o, se
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vogliamo dirla con linguaggio moderno, alle pretese conoscitive di certe
elucubrazioni scientifiche.
Ci dice dunque Sant‟ Ireneo: “ Per vincerli basta rivelare i loro sistemi. Perciò noi
ci siamo sforzati di mettere a nudo tutto il corpo di questa malvagia e scaltra
piccola bestia e, per mezzo di voi, di farla conoscere a tutti… allo stesso modo
noi, pubblicando i loro segreti ed i loro reconditi misteri, rendiamo inutili i
lunghi discorsi che li devono distruggere…”
Quindi: mettere a nudo l‟inganno, ieri come oggi, vuol dire conoscere la dottrina
fuorviante o l‟illogicità dell‟analisi in ogni particolare, sapendo e tenendo sempre in
buon conto che il vero metro di misura è la dottrina rivelata e insegnata dagli
apostoli in seno alla Madre Chiesa e “zippata” nel Credo.

Cerinto, Carpocrate, Simon Mago, Menandro… alla preoccupazione degli


gnostici di rimuovere la Croce come simbolo di salvezza e di rinascita ( cosa
attuata dai Testimoni di Geova ), si aggiunse anche la teoria di Simon Mago -
Docetismo - Secondo questa dottrina, Cristo era dotato di una apparente corporeità e
quindi non poteva soffrire, tanto meno sulla croce. A dar man forte a queste dottrine
si aggiunsero Saturnino, Cerdo, Tolomeo, Giulio Cassiano, i Manichei, i Puliciani
ecc…
Sicuramente i cristiani, già a partire dal II° secolo, dovevano essere ben preparati e
ben radicati nella fede per non cadere nelle suggestioni fantasiose degli eretici.

Oggi, il cristiano è in grado difendersi da certe argomentazioni ?

Marco, Seziani, Ofiti, Cainiti o Giudaici, Quintilliani, Fibioniti ecc.


sono alcune correnti che alimentarono i secoli a venire: tutte correnti di pensiero che
smontavano le figure ortodosse di Dio e di Cristo per riassemblarle secondo
concezioni gnostiche o estremiste.
Non dimentichiamo che accanto alla lotta dei cristiani contro le eresie si aggiunsero
spesso le azioni del potere imperiale, contro gli stessi cristiani, attuate con le
persecuzioni.

L’Arianesimo fu un‟altra dottrina eretica che nacque a cavallo del III° e IV° secolo
ad opera di Ario, un libico che fece parte della chiesa per poi staccarsene a causa
della sua convinzione che “il Figlio non era uguale al Padre” quindi Cristo non era
Dio – è la stessa convinzione che hanno i Testimoni di Geova. Per questa sua
affermazione fu scomunicato nel 321 da un sinodo tenutosi in Libia. Nel Concilio di
Nicea del 325, voluto da Costantino, la spaccatura si fece definitiva.

Eusebio di Nicomedia, convinto ariano, convertì alle idee di Ario il goto Ulfilas, uno
schiavo conosciuto a Costantinopoli. Il goto, evidentemente doveva avere doti
intellettuali non indifferenti, poiché, una volta riacquistata la libertà, tornò in patria e
attraverso un tenace proselitismo convertì il popolo goto all‟arianesimo: tradusse la

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Bibbia in gotico e mise a punto la scrittura gotica mediante l‟uso di lettere greche,
latine e rune germaniche. Il gioco era fatto: mezza europa divenne ariana!
Un disaccordo interno alla chiese, con protagonista Sant‟Agostino, favorì la fuga
verso le dottrine ariane di molti cristiani. Fu il caso di Aerio di Sebaste.

Vennero indetti molti concili nel IV° secolo per combattere l‟arianesimo, dottrina che
trovava sempre più sostenitori. Le dispute teologiche erano tutte attorno alla natura di
Cristo: Cristo è uguale a Dio? E’ simile a Dio o è dissimile a Dio?. In definitiva
non si teneva conto di quello che S.Paolo aveva scritto: “… Gesù Cristo, il quale,
pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza
a Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino
alla morte e alla morte di croce…” Filippesi 2, 5 – 8.
Ma si sa: l‟uomo vuole sempre metterci un pò di suo nelle cose divine per illudersi di
aver compreso bene la lectio divina.

Basilio di Ancyra, Macedonio, Eustazio di Sebaste, Acacio di Cesarea tutti


protagonisti di quel tempo e che sostennero, con sfumature diverse, la dottrina ariana.
L‟eresia ariana, al contempo, suscitò reazioni contrastanti tali da divenire esse stesse
delle eresie: Marcello di Ancyra scrisse un libro, per esempio, contro l‟ariano
Asterio di Cappadocia nel quale sostenne che il Figlio venne all‟esistenza tramite
Potenza dalla sostanza del Padre.
Il Credo, quello di Nicea, nostro metro di misura, sostiene invece che “…il Figlio fu
generato non creato, della stessa sostanza del Padre…”
Le dispute, col trascorrere del tempo, si fecero sempre più aspre e… più sottili.

Continuarono ad affacciarsi alla ribalta teologica altri tipi di eretici o settari gnostici
come Priscillano, messo a morte per eresia dall‟imperatore Massimo Magno
Clemente, nel 385; Pietro di Cabarbaricha fu un arcontico, un seguace di una
particolare corrente gnosticista; i Messaliani credevano che in seguito alla caduta di
Adamo ogni uomo avesse un demone nell‟anima; i Tascodrugidi che espiavano
attraverso il silenzio; gli Abeliani – da Abele – vivevano in castità per non mettere al
mondo altri infelici; gli Antimariani che pensavano che Maria, madre di Gesù,
avesse avuto altri figli e non fosse Vergine – I Testimoni di Geova sono tra quelli
che ancor oggi credono che Gesù avesse fratelli.

Nestorio di Costantinopoli (381 – 451) dette vita ad una corrente eretica, nonostante
fosse Patriarca di Costantinopoli per volere di Teodosio II. Il caso scoppiò quando
Anastasio, discepolo di Nestorio, ricusò il termine di “Madre di Dio”, perché Maria
era già “Madre di Cristo”, titolo dato a Maria nel Concilio di Nicea. Nestorio,
formatosi ad Antiochia ove si enfatizzava maggiormente la natura umana di Cristo,
sposò la tesi che Maria fosse solo “colei che riceve Dio”: una sottigliezza sostanziale
che si rivela nei termini greci: da Theotòkos= Madre di Dio a Theodòchos = Che
riceve Dio. Questa diatriba arrivò alle orecchie del papa San Celestino I, con il
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risultato che Nestorio fu isolato, mentre gli eretici suoi discepoli fondarono la Chiesa
Nestoriana.
Nella disputa entrò anche Cirillo d’Alessandria, antinestoriano, che provocò tali
reazioni a catena che misero in luce altri esponenti eretici per sfumature diverse,
come Teodoreto di Ciro, Ibas di Emessa…
Insomma: un’eresia tira l’altra!

Dall’eresia nestoriana nacque il Monosofismo. Tutto ruotava attorno alla doppia


natura di Cristo, divina e umana. Tale dottrina sosteneva infatti, che prima
dell’Incarnazione erano due nature, ma dopo essa solo una, quella divina. Il
monosofismo fu condannato nel Concilio di Calcedonia nell‟anno 451, e i due
principali sostenitori, Dioscoro d’Alessandria, patriarca di quella città ed Eutiche,
preside di un Monastero, furono condannati all‟esilio.
Non è raro che i maggiori eretici di questi secoli fossero vescovi o patriarchi..
D'altronde, chi poteva disquisire di sottigliezze teologiche se non coloro che avevano
fatto regolari studi e sapevano leggere e scrivere?

Diventare eretici ci voleva poco: ne sa qualcosa la buonanima di Papa Onorio I


(625-638) che venne post mortem condannato di eresia (monotelitismo) per aver
sposato con un buon grado di faciloneria, non ponendo attenzione alle terminologie,
la tesi di Sergio, patriarca di Costantinopoli sulla “ unica volontà di Cristo”, nel
senso che Cristo compiva opere divine ed umane mediante un unico atto di volontà.
Per questa disputa ci rimise la vita Papa Martino che venne lasciato morire di stenti
in prigione dall’imperatore Costante, perché dispiacque che il papa, successore di
Onorio I, avesse ribadito la tesi dell‟esistenza in Cristo di due volontà.

Nel XVI° secolo i protestanti strumentalizzarono l’episodio di papa Onorio I per


contestare l’infallibilità del papa.

Ma l‟eresia, dopo aver dissertato contro la Verginità di Maria, la doppia volontà in


Cristo, la natura di Dio ecc. non poteva tralasciare di dissertare sulla Trinità: nel VI°
secolo, Giovanni Filipono di Cesarea mise in dubbio l‟unità delle tre persone
trinitarie, difendendo l‟idea che la Trinità non esiste poiché Dio, Cristo e lo Spirito
Santo sono tre persone separate tra loro: tre Dei.
Di Triteismo furono imbevuti gli insegnamenti del monaco Gotescalco di Orbais
(801-869) formatosi sugli studi di S.Agostino e Gioacchino da Fiore, mistico
cistercense e Vescovo di Cosenza. Ne IV Concilio lateranense del 1215 le tesi triteiste
espresse dal Fiore furono condannate e il processo di beatificazione fermato
definitivamente da papa Alessandro IV nel 1254. Nonostante ciò le sue dottrine
fiorirono nella corrente di pensiero nota come Gioachismo, che ebbe numerosi
sostenitori.

Nel VII secolo si diffuse la corrente eretica dei Pauliciani, iniziata da Costantino di
Manamali nel 655.
14
La dottrina fu una fusione di pensiero proveniente dallo Gnosticismo, dal
Marcionismo, dal Messianilismo e dal Manichismo. Costoro ponevano particolare
attenzione alle lettere di S.Paolo, rigettando quelle di S.Pietro, e i contenuti del
Nuovo testamento, negando il “Dio malvagio” del Vecchio Testamento, creatore del
mondo e della materia, prediligendo quello buono del Nuovo Testamento. I Pauliciani
furono Iconoclasti e Docetisti. Nel 690 l‟Imperatore Giustiniano II Rinotmeta (dal
naso mozzato) organizzò una campagna militare per catturare i Pauliciani che
finirono regolarmente sul rogo.
Ma non tutti furono eliminati: Karbeas, alleatosi con i mussulmani per resistere alle
persecuzioni imperiali, fondò, nell‟844, addirittura una Stato Pauliciano a Tephrike
attuale Divrigu, nella Turchia occidentale, e che resistette fino alla morte del suo
fondatore. Il paulicinismo continuò fino al XI° secolo. Si pensa che in Armenia fosse
sorta una comunità di Tondrakiani, che si tramandò la dottrina Pauliciana per molti
secoli.

Ora toccava anche all’Eucarestia essere ri-visitata.


Ci pensò Pascasio di Soissons, abate benedettino ( 786-860). Costui ragionò un po‟
troppo sulla trasformazione del vino e del pane nell‟eucarestia, arrivando alla
conclusione che nella Transustanziazione, realmente avvenisse la trasformazione
del vino in sangue e del pane in carne: un evento miracoloso valido, però, solo per i
credenti. L‟asserzione fece gridare al cannibalismo. Fu nel 1215, nel IV Concilio
Lateranense, in seguito alle più svariate e confusionarie interpretazioni attorno
all‟Eucarestia che, dopo attenta riflessione, la Transustanziazione divenne articolo di
fede.
Dopo Pascasio sarà la volta di Ratrammo di Corbie ( m. 868): costui pose l‟accento
sul mistero della trasformazione attaccando, a modo suo, le dottrine di Pascasio; non
fu dichiarato un eretico vero e proprio, ma le sue dottrine vennero rigettate. E salvò la
pelle.

Anche il concetto di Salvezza divenne oggetto di discussioni a non finire a partire


dai tempi di Origene per arrivare fino al XVI° secolo con i protestanti e gli
anabattisti. La ri-soluzione finale o Apokastasi, si sostenne, alla fine avrebbe
coinvolto tutte le espressioni del creato: dagli uomini agli angeli; peccatori e non.

Le esperienze eretiche in seno al pensiero cristiano, come si evince, furono presenti


sin da subito, e contemporaneamente alla predicazione degli apostoli. I vari Concili
ebbero il compito di fissare come dogmi della Chiesa in seno al messaggio della
Salvezza, una volta per tutte, i caposaldi della fede cristiana, quella tramandata dai
quattro evangelisti e dagli apostoli e che conosciamo attraverso gli Atti degli
apostoli e le Lettere, basate su documenti, manoscritti, codici che vennero
continuamente copiati, arrivando a noi con visibili forzature, provenienti da
modifiche apportate o accidentalmente o in funzione della dottrina e della fede del
copista.

15
Con il tempo, abbiamo visto, l‟eresia si trasformò, passando da concetti ingenui a
quelli più sostanziali, fino a veri e propri atteggiamenti di sfida, non solo verbale,
fondati anche su atteggiamenti di rivalsa legati all‟acquisizione di un potere di
controllo che la Chiesa di Roma acquisì con la sua autorevolezza. Non solo
dall‟esterno, ma anche dall‟interno atteggiamenti eretici nei fatti coinvolsero la
Chiesa di Roma.
Basti pensare alla così detta “età del ferro della Chiesa”: al soglio pontificio ci si
arrivava dopo aspre lotte tra famiglie apparentemente filoimperiali o filipapali ma che
in fondo cercavano solo di conquistare posizioni di privilegio. Questo periodo, in cui
la depravazione e il materialismo più sfrenato dettavano legge, iniziò nell‟ 891 e
terminò nel 998, praticamente dall‟elezione di Papa Formoso, processato dopo
morto e gettato nel tevere, alla morte di Giovanni XVI° antipapa: in questo periodo
28 papi e 3 antipapi governarono la Chiesa con l‟inganno la prepotenza e la
corruzione.

A cavallo dell‟anno mille si consumerà, poi, lo strappo - dopo un paio di secoli di


dispute - tra la Sede papale di Roma e la Chiesa d‟Oriente, facendo nascere ben tre
caposaldi della fede cristiana: la Chiesa di Roma, la Chiesa di Costantinopoli e la
Chiesa di Mosca. Da questa divisione scandalosa avverrà la nascita della fede
cattolico-ortodossa.
Le ragioni di questa scissione andranno identificate su argomenti legati all’esistenza
del Purgatorio, sul primato del Papa e sul fatto, essenziale per la fede,
dell‟aggiunta nel Credo recitato dai cattolici del “Filioque”, ossia “dal Figlio”. Gli
ortodossi, infatti, non credono che lo Spirito Santo procede dal Padre e, anche, dal
Figlio, come affermato dalla Chiesa di Roma.

Malgrado la divisione, ecco dunque il Credo o Simbolo niceno-costantipoliniano, il


nostro “metro di misura ”, nonostante le eresie sviluppatesi fino ai nostri giorni,
rimane il caposaldo della fede cristiano-cattolica. Occorre tenerlo a mente per
disporre le difese adatte a capire, a mettere a nudo le argomentazioni fuorvianti di
dottrine che fondano la loro fede in capisaldi del tutto o in parte estranei alla fede
cattolica.

Credo in un solo Dio,


Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
[Dio da Dio],
Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
16
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create
Per noi uomini
e per la nostra salvezza
discese dal cielo
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì
e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà. Amen.

Le parole messe in evidenza con il neretto sottolineano, quindi, le fondamenta della


nostra fede e sono proprio queste fondamenta ad essere messe in discussione, in una
forma o in un‟altra, dalle tante eresie di ieri e di oggi.

Costantino convoca i vescovi a Nicea per il concilio.


Mosaico in Hagia Sophia, Istanbul, c. 1000

17
La Gnosi

Una particolare attenzione, a mio parere, andrebbe posta alla dottrina Gnostica che,
sebbene mutata, è arrivata fino ai nostri giorni, per esempio, con i Rosacroce o in
alcune correnti all‟interno della New Age. E che vedremo più avanti. Ribadiamo un
concetto: è certo che lo gnosticismo nacque in seguito al fallimento delle visioni
giudaico-apocalittiche del primo secolo; la fine del mondo e l‟instaurazione del
Regno di Dio predette da queste teorie non ci furono, rendendo necessaria una
rielaborazione, un ripensamento di un messaggio di salvezza articolato sulle Sacre
Scritture. Su questo evento fallimentare si rifanno alcuni esegeti moderni di
Critica testuale ( studio analitico dei testi della Bibbia ) per vanificare il senso
della missione di Cristo.
Dopo aver ribadito i principi fondamentali della nostra Fede con la lettura del Credo,
ora, si comprenderanno meglio quanto distanti siano da esso le visioni gnostico-
teologiche dei primi secoli dell‟era cristiana. Vediamo, come esempio gnostico,
alcuni punti salienti contenuti nel Libro di Baruch, scritto da un certo Giustino:

“… dal Dio sconosciuto vennero emanati due principi maschili e un principio


femminile Eden; il Dio sconosciuto ed Heloim, l’angelo terribile e inviso dagli
gnostici, il Dio veterotestamentario che creò il mondo, sono i principi maschili;
Heloim sposò Eden il principio femminile; dalla loro unione nacquero 24 angeli,
12 dei quali somiglianti ad heloim, mentre i restanti a Eden; l’Albero della Vita è
il capo degli angeli che somigliano ad Heloim; l’Albero del Bene e del Male è
Naas-serpente e somiglia ad Eden; poi fu creata Eva, simbolo di Eden; l’Uomo
divenne il simbolo dell’unione tra Heloim ed Eva...” Il matrimonio, dice
Giustino, non è un mistero che si rifà alla Chiesa e a Cristo ma è un simbolo della
creatività e della riproduzione.
“… Heloim, aspirando a divenire come il Dio assoluto e sconosciuto, abbandonò
la sposa Eden che, per vendetta, attraverso l’azione di Naas-serpente,
somigliante alla madre Eva, la quale non era un essere spirituale ma materiale,
introdusse nel mondo il Male; i profeti mandati dal Dio sconosciuto per salvare il
mondo e liberarlo dal Male fallirono tutti - anche Mosè fallì - solo Gesù non
fallì…” tra i profeti c‟era anche un profeta laico, Heracle – chiaro elemento di
contaminazione ellenistico-mitologica.

Queste verità teologiche, proprie degli gnostici dei primi secoli, subirono poi delle
varianti, dovute principalmente alle ulteriori riflessioni scaturite dalle varie sette che
si susseguirono nel tempo.

Abbiamo accennato come il pensiero gnostico abbia cercato da subito di interpretare i


contenuti evangelici a suo favore, cercando di far apparire il Cristo come un veicolo
che conduce alla Conoscenza pura, la Gnosi; anche il pensiero di San Paolo fu
coinvolto in questa rielaborazione dottrinale, per questo motivo lo stesso Paolo,
attento difensore della Verità professata da Cristo, non dimenticò di “mettere in
18
guardia” il suo discepolo Timoteo con queste parole: “ O Timoteo, custodisci il
deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza,
professando la quale taluni hanno deviato dalla fede.” I Tim. 6, 20

Non va dimenticato come Paolo, ribadendo il concetto creativo di Giovanni, espresso


dallo stesso nel prologo dell‟omonimo Vangelo, sottolineò la dinamica della salvezza
e, quindi l‟acquisizione della pienezza nello Spirito Santo, con queste parole: “…e
per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della
sua croce…” Col. 1, 20
Altro che simbolicamente come insegna la Gnosi, ma con “ il sangue della sua
croce”. Non dimentichiamo inoltre “… e la parola si fece carne…” Giov. 1, 14 che
smentisce la versione salvifica gnostica . Questa frase è la più antignostica che si
possa immaginare.

Il Vangelo di Verità è il testo gnostico per eccellenza, ed è la testimonianza della


rielaborazione in versione gnostica dei contenuti evangelici dei sinottici,
specialmente del Vangelo di Giovanni.

I Vangeli cosiddetti apocrifi – vedi in appendice - sono pregni di elementi gnostici,


ma se si è memori del tipo di contenuti, appariranno evidenti le discrepanze con la
dottrina cattolica.
In conclusione: il pericolo della Gnosi trova terreno fertile nella non conoscenza
della Parola di Dio e per il fatto che usa un linguaggio familiare al cristiano.
Affrontare un dibattito, articolato con un rappresentate e credente della dottrina
gnostica, è possibile solo se si conosce bene la Parola di Dio; non tutti sono però
pronti a questo. Difendiamo la nostra fede, allora, tenendo a mente il Credo come
punto di partenza e misurando il tutto con i suoi contenuti.
Comunque, nonostante le manomissioni in buona fede o in mala fede eseguite, nei
primi secoli - sulle copie dei manoscritti originali andati perduti - da parte delle varie
correnti di pensiero eretiche, ricordiamoci della promessa fatta da Gesù: “ Io
pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perchè rimanga con voi
per sempre…” Giov. 14, 16
E questa presenza è stata garanzia sin dal momento che vennero indicati i 4
Vangeli che noi conosciamo, come quelli più coerenti con il messaggio di Cristo

Non esiste nella Bibbia, sia nel Vecchio Testamento che nel Nuovo alcun passo
che non collimi, per coerenza teologica, con tutto il resto!

…Gesù vero Dio o vero uomo? Lo spirito Santo… l‟Eucarestia… La nascita


verginale di Cristo… La resurrezione… ieri come oggi saranno i soliti elementi di
discussione per i negazionisti di tutti tempi

19
L’ATTUALITA’

LE ERESIE DI OGGI
Ricordate quando abbiamo affermato come le eresie persistano sino ai nostri giorni e
che la raccomandazione di verificare le fondamenta della loro visione “misurandola”
con il nostro Credo sia cosa estremamente importante? Ebbene ecco un primo
esempio concreto: Missione Popolare Libera

E‟ una corrente cristiana Pentecostale che edita un giornalino dal titolo “Vita
nuova”. Leggendo il contenuto di tale stampa si possono apprezzare sensibilità
evangeliche e bibliche enfatizzate da tante citazioni prese dalla Bibbia: usa, in
definitiva, un linguaggio consono ai cattolici; ma, al contempo, emergono, ad una
attenta analisi, delle dissonanze attraverso alcune affermazioni citate nel giornalino.
Prendiamo, per esempio il n° 97 del 2° semestre 2007 edito da questa comunità
religiosa.
In riferimento alle guarigioni del corpo e dello spirito attuate mediante la preghiera,
troviamo scritto:
a pag 12: “… Se confrontiamo l’odierno Cristianesimo con quello primitivo,
abbiamo un quadro piuttosto triste. Oggi, i predicatori convincono le persone
dicendo che è la Volontà di Dio che siano malate…”
a pag 13: “…Dicono che la malattia viene da Dio e, se qualcuno viene guarito,
dicono che è il diavolo ad averlo guarito…” ;
a pag. 17 “… Oso dire che nessuna delle chiese che esistono oggi accetterebbero
Paolo se egli ritornasse con l’Evangelo originale. “
Affermazioni che contrastano nettamente con il Credo, che così recita, riferendosi
alla comunità cristiana “… credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica,
professo un solo battesimo…” Nelle frasi della Missione Popolare c‟è, invece, una
chiara volontà di divisione.

Un metodo ricorrente tra le religioni e le sette eretiche, per convincere gli astanti
sprovveduti, è quello di gettare l‟immagine della Chiesa nel fango per arrivare a
convincere il neofita che la verità è possibile trovarla solo all‟interno del loro
movimento, instillando il dubbio sulla sincerità della fede degli altri credenti cristiani
e dei cattolici compresi; così facendo si attua e si prepara la strada per fare nuovi
adepti - quelli deboli nella fede e ignoranti della Parola di Dio. Di fronte a queste
affermazioni, se abbiamo voglia di saperne di più abbiamo due strade: o contattarli
per approfondire la conoscenza su cosa la loro fede si basa – ma questo incontro va
fatto quando si è sicuri e certi della propria conoscenza dottrinale - oppure cercare
con i mezzi che abbiamo a disposizione, come Internet, i contenuti della loro dottrina.
Lo scopo? Diventare mediatori tra quelli che impattano in insegnamenti fuorvianti e
le dottrine stesse. Dobbiamo conoscere, per esempio, le risposte a domande del tipo:
“ Quale è la vostra fede?”, “ Visto che fate molte citazioni prese dalle Bibbia,
siete concordi con il Credo che noi cattolici recitiamo?”
20
Ma se avete usato Internet avrete trovato la risposta a questi quesiti. Il loro sito è:
MISSIONE POPOLARE LIBERA. Vediamo cosa contiene:

Il fondamento della fede della Missione Popolare Libera

“La Sacra Scrittura è l’unica fonte, il fondamento perfetto e l’unica misura per
la fede, la dottrina e la vita. Dio, tramite i Suoi profeti nell’Antico Testamento, e
gli apostoli nel Nuovo, ha detto tutto ciò che avevamo bisogno di conoscere. La
Sacra Bibbia è perciò la completa testimonianza di Dio a cui non deve essere
aggiunto nulla come si fa con un testamento...” E fin qui tutto Ok.

“…Solo ciò che gli apostoli ci hanno lasciato nei loro scritti è infatti la dottrina
degli apostoli. Solo ciò che la Sacra Bibbia testimonia come vero è biblico. Infatti
solo ciò che proviene da Cristo è cristiano… “ Ma ora leggete quello che poi
sottolineano e subito avremo la dimensione della loro fede: “… Le decisioni prese
nei vari Concili nel corso della storia della Chiesa vengono rigettate come
aggiunte e falsificazioni della Parola originale (ecco il primo elemento di inganno!
N.d.r.). si continua poi con “…Crediamo nell’unico vero Dio oltre al Quale non
c’è nessun altro che si è manifestato come Creatore, Sostenitore, Salvatore, Re,
Giudice, ecc. Questo è il fondamento della vera fede.” Questo è un esempio di
come in mezzo ad affermazioni corrette se ne possono trovare altre che danno l‟esatta
misura della loro separazione dall‟unità con la Chiesa.

Ma spesso non basta, occorre scandagliare a fondo, leggendo più avanti - sempre nel
sito - scopriamo la vera essenza, il nucleo, della loro fede e capiamo di trovarci
davanti alla solita corrente di pensiero negazionista della Trinità:

“…Il «Credo di Nicea–Calcedonia» viene rigettato perché non conforme alle


Sacre Scritture. Lì sta scritto quanto segue: «Signore Gesù Cristo, unigenito
Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza (natura) del
Padre…». In nessun luogo la Sacra Bibbia parla di un Figlio generato e nato dal
Padre nel cielo. Non c’è nemmeno un cenno nella Sacra Scrittura a una tale
asserzione. Il Figlio è nato qui sulla terra come scritto negli Evangeli. La vera
confessione apostolica si trova solo nella Sacra Bibbia. Nella storia dei dogmi si
trovano le confessioni della Chiesa..”.

Ma come? Costoro citano la Bibbia a menadito e dimenticano quello che è scritto nel
Prologo giovanneo? Giov. 1-1,3 “ In principio era Dio, e il Verbo era presso Dio e
Dio era il Verbo: Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di
Lui, e senza di Lui niente è stato fatto…” e ancora più avanti Giov. 1- 14 “ E il
verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua
gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e verità.”
21
Questo esempio è lampante: il nostro Credo viene rifiutato perché non coincide con la
loro fede negazionista, ma, come avete letto, riassume ciò che Giovanni ci ha scritto.
Il Credo, nostro “metro di misura”!!!

DIANETICS

Analizziamo ora un‟altra versione moderna della Salvezza: l‟uomo oltre che essere
soggetto principale della Salvezza, diventa anche autore di svariate soluzioni per
salvarsi. Spiritualmente parlando.

Iniziamo la nostra analisi con la Dianetica di Ron Hubbard.


Quanti di noi, passeggiando per la via principale del proprio
paese o della propria città, hanno incontrato un banchetto carico
di libri, scritti in varie lingue, ed è stato contattato dai venditori
di queste opere? Se vi è capitato avrete capito che siete venuti in
contatto con adepti di una chiesa, la Chiesa di Scientology. Una
setta, quindi, che si è data una impronta religiosa sin dall‟epoca
della sua fondazione, risalente alla fine degli anni ‟40 del
novecento. Fondatore di questa chiesa fu l‟americano Ron
Hubbard. Del suo fondatore - è facile reperire notizie anche su Internet, scorrendo su
Wikipedia – si apprende completamente tutto, oltre a parlare delle varie avventure e
disavventure dello stesso, mettendo in evidenza aspetti che lasciamo al lettore il
compito di approfondire. Ma prendiamo, per esempio, queste affermazioni:

“ …Per sostenere la sua nuova scienza Hubbard aveva creato una intera
cosmologia la cui essenza era che il vero sé ( l‟anima - n.d.r.) di un individuo era
un'entità immortale, onnisciente e onnipotente chiamata "thetan". Esistenti da
prima dell'inizio del tempo i thetan, nel corso di trilioni di anni, avevano
raccolto e abbandonato migliaia di corpi. Avevano inventato l'universo per
divertimento personale, ma allo stesso tempo vi erano rimasti così avviluppati da
arrivare a credere di non essere altro che i corpi in cui dimoravano. Lo scopo di
Scientology era recuperare le capacità originarie del thetan fino al punto di
tornare, ancora una volta, ad essere "thetan operanti", o "OT". Si trattava di
un nobile stato non ancora conosciuto sulla terra, scriveva Hubbard. Né Buddha
né Gesù Cristo, secondo le prove raccolte, erano OT…” ( primo tentativo di far
apparire Cristo come una creatura umana, totalmente umana – n.d.r. ) inoltre:
“…Attraverso la conoscenza acquisita con Scientology, scrisse, « il cieco vede di
nuovo, lo storpio cammina, l'ammalato guarisce, il pazzo diventa sano di mente,
e chi non ha disturbi mentali ha la possibilità di migliorarsi.» La Storia
dell'Uomo scivolava nella pura fantascienza quando Hubbard arrivava a
spiegare il modo in cui i thetan si spostavano da corpo a corpo. Pare che i thetan
abbandonassero il corpo prima della GE (Entità genetica). Mentre la GE
rimaneva in giro per accertarsi che il corpo fosse davvero morto, i thetan erano
obbligati a fare rapporto ad una «stazione implant» tra le vite, dove veniva

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inculcato loro una grande varietà di frasi di controllo nell'attesa di raccogliere
un nuovo corpo, a volte in competizione con altri thetan disincarnati. Hubbard
rivelava che quasi tutte le stazioni implant erano su Marte, anche se
occasionalmente le donne dovevano fare rapporto altrove, e c'era una stazione
implant marziana da qualche parte nei Pirenei.”

Queste poche frasi introducono alle “basi teologiche” della Chiesa di Scientology.
Ma, nello specifico, Hubbard scrisse che tutte le malattie e vari disturbi capaci di
depotenziare la mente dell‟uomo, quindi del thetan che è all‟interno di quel corpo,
sono dovuti a degli Engram. Cosa sono gli Engram? Non sono altro che episodi
traumatici subiti nell‟infanzia o in momenti particolari della vita e che si trasformano,
a lungo andare, in unità energetiche costituite da simboli, creatisi, con l‟aiuto
dell‟emotività propria o di altri, in momenti di particolare Incoscienza dell‟individuo
a partire dalle primissime fasi della vita – quando si parla di “Incoscienza” si deve
intendere anche quei momenti in cui la mente analitica è stata distolta dalla sua
funzione da droghe, medicinali, esperienze dolorose ecc. In pratica, è il trauma
psicologico che si deposita nella memoria dell‟individuo e che, sebbene dimenticato,
esso agisce fino a che emergono disturbi comportamentali e malattie psicosomatiche.
Secondo la visione di scientology, questo stato di cose porterà l‟uomo ad agire
all‟interno di quattro fasce vitali: l‟individuo che vive tra la Fase 0 e la Fase 1 sarà
un abulico, pigro e indolente, mentre chi vive nella fase 4 sarà un individuo dal
comportamento lineare, efficiente al massimo, euforico, e con una capacità di
ragionamento che agisce al suo massimo di potenziale. Le fasi 2 e 3 si spiegano da
sole, perché intermedie.
L‟individuo che vive nella fase 4 è un Clear (pulito o ri-pulito mentalmente da tutti i
traumi subiti, un rinato), vale a dire un individuo che non ha Engram dentro di sé per
ragioni naturali o perché è stato pulito grazie alla terapia suggerita da Scientology e
attuata da personale esperto – l’Auditor - che sa come riconoscere, attraverso
l‟esposizione verbale e comportamentale, gli Engram.
La Terapia dianetica passa attraverso 8 stadi - tipo seduta psicoanalitica - e sono tutti
a pagamento.
Da un certo punto di vista si possono condividere i concetti che intossicazione indotte
da sostanze chimiche e biochimiche, da stupefacenti e droghe varie, da radiazioni ecc.
lasciano postumi condizionanti del comportamento; si può anche condividere il
concetto di base che un trauma ricevuto nella fase infantile, per esempio, in
concomitanza di una situazione dove forti luci appaiono e scompaiono accompagnate
da urli di adulti che bisticciano, magari i genitori, mentre il piccolo innocente giace
nudo sul tavolo dove era stato adagiato per essere accudito, raccogliendo anche
sensazioni tattili di disagio, lascerà nella mente del piccolo una registrazione che,
grazie ad elementi scatenanti, i cosiddetti Key-in, potrebbe riemergere favorendo
l‟insorgenza di disagio comportamentale o disturbi psicosomatici legati ad un evento
traumatico ormai lontano nel tempo, trasformatosi in impulsi sensoriali indefinibili e
depositati nei reconditi della memoria individuale, il Bank appunto. Ma questa
condivisione si ferma qua. Non a caso dianetica fa riferimento all‟ipnosi regressiva

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per dimostrare le sue tesi. Ma non si può condividere l‟obiettivo di fondo, ossia, che
essere Clear significa essere salvati. A pag 127 leggiamo testualmente: “… Dianetics
non è interessata a salvare l’Uomo, ma può fare molto per prevenire il suo
bisogno di essere salvato…” E‟ chiaro che il “bisogno di salvezza” dell‟uomo, per
Dianetics sembra appartenere ad uno stato mentale soggiogato da una malattia
psicosomatica di origine engramica; onde per cui, risolta la quale, non si ha bisogno
né di un Buddha qualsiasi né tantomeno di Cristo.

Non dimentichiamo come la Salvezza, all‟interno della visione cristiana dell‟uomo,


sia un dono di Dio che si esprime attraverso la riscoperta della nostra natura
spirituale, e non un successo prettamente umano.

Certo, agire in maniera equilibrata e trovare le soluzioni migliori a tutte le


problematiche che una persona incontra e incontrerà nella vita, è un obiettivo
condivisibile; vivere consapevolmente la propria vita è un dovere verso sé stessi e
verso gli altri, ma far coincidere questo evento con una visione di persone ri-pulite
dai loro traumi come un successo che può escludere la Salvezza, cristianamente
intesa, è fuorviante e dannoso dal punto di vista esistenziale, poiché nessuno potrà
mai dire se una mente è realmente e totalmente libera da fattori condizionanti.

“ Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perchè rimanga con


voi per sempre…” Giov. 14, 16
“ A quanti però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a
quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né
da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.” Giov. 1, 12-13

Nel nostro Credo si recita: “…Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la
vita…”.
Ecco, dunque, la Vita proviene dallo Spirito Santo e con la Vita la serenità e
l‟equilibrio necessario ad ogni uomo per affrontare il vivere quotidiano, per accettare
con lucidità cristiana le parti buie esistenti in noi stessi: le nostre debolezze, le nostre
derive, i nostri vizi, il nostro “uomo vecchio”!

Nell’esposizione dianetica esistono alcune contraddizioni di fondo non di poco


conto. Nella prefazione del libro di Dianetica, per esempio si riporta:

“ Né Dianetics ne Scientology vengono offerte come metodo di guarigione fisica,


né hanno la pretesa di esserlo e nessuna asserzione viene espressa in tal senso.
Per questo motivo, la Chiesa non accoglie chi cerca il trattamento di malattie
fisiche o mentali. Per quanto riguarda gli aspetti medici ci si deve sempre
rivolgere al proprio medico di fiducia.” Se poi andiamo a leggere a pagina “i”
della Sinossi troveremo scritto: “ Con le tecniche presentate in questo manuale, un
profano intelligente può trattare con successo tutte le malattie psicosomatiche e

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le aberrazioni inorganiche.” E inoltre, a pag 113 “… Artriti, dermatiti, allergie,
asma, borsiti, ulcere, sinusiti, ecc. non sono che una piccola parte del catalogo
delle malattie psicosomatiche. Strani mali e dolori in varie parti del corpo sono
di solito di natura psicosomatica. Le emicranie sono di origine psicosomatica ed
anch’esse vengono invariabilmente guarite dalla terapia di Dianetics ( il termine
guarire è usato, qui, nel suo significato più comune e completo N.d.r. ).

A pagina 114 leggiamo, invece, quanto segue: “ …Le malattie elencate in


precedenza, comunque, sono state attentamente esaminate ed hanno ceduto
senza eccezioni alla terapia di dianetics”

Se è veritiera la prefazione, che “la Chiesa non accoglie” persone malate, allora sarà
pur vero che chi volesse farsi ripulire il cervello da presunti Engram a chi dovrà
rivolgersi se non agli adepti della Chiesa stessa? Chi metterà a disposizione degli
Auditor - persone Clear o quasi tali che vivono vicino o nella fase 4 – se non la
Chiesa di Scientology, la sola che le crea e le può indicare? Chi applicherà le
procedure diagnostiche e terapeutiche, rivestendo il ruolo paragonabile a quello dello
psicoanalista, se non l‟Auditor di Scientology? Se è vara la prefazione, come è vero
che loro solo possono elaborare procedure di risanamento, allora siamo davanti ad
una contraddizione sostanziale.

La terapia, infatti, è basata sul porre domande e analizzarne le risposte. Un lavoro, in


ultima analisi, paragonabile alla Psicoanalisi. Tale terapia viene pagata anche migliaia
di euro: tanto più che nessuno è in grado di dire quante ore di sedute ci vogliono per
annullare, archiviandoli, i circa 200 – 300 Engram che ogni persona conterrebbe nella
sua mente - ma al contempo se è veritiera la decisione di non accettare malati, allora
chi è che deve essere bisognoso di diventare Clear? Un sano di mente e di corpo? A
meno che non si debba considerare il testo di Dianetics un manuale per praticare
autodiagnosi e autoterapia. Conseguente a questa ipotesi dovremmo fermarci a
pensare e a chiederci: “ Un malato psicosomatico, affetto da nevrosi compulsive è
così razionale al punto di analizzare se stesso, sdoppiandosi in paziente e in
medico di se stesso?” Se ciò non può essere vero, ecco allora che cade
l‟affermazione contradditoria iniziale: la Chiesa accetterà anche i malati o quelli
diagnosticati tali. Tanto più che i famosi Auditor sono rintracciabili solo lì.

Secondo noi, il problema fondamentale di Dianetics e di Scientology è stato quello di


definirsi “Chiesa” e quindi in cerca di “adepti”. Se si fosse proclamato, per esempio,
“Istituto di ricerca Neurologica sul Comportamento umano”, beh, sarebbe stata
un‟altra cosa. Non vi pare? Ma sicuramente non avrebbe fatto adepti e non sarebbe
stata una novità.

Quindi, constatato come la dottrina di Dianetics non cerca di creare il Super-uomo,


ma di dare all‟uomo la possibilità di essere sé stesso, come la natura l‟ha pensato:
efficiente, impavido perché razionale al massimo e – questo è un elemento da non
sottovalutare ai fini di una analisi del pensiero dianetico – tanto da incamminarlo
25
lungo il sentiero dell‟immortalità ( e cosa è questo se non un super-uomo? ).
Possiamo concludere questa nostra analisi, affermando che la stessa Dianetics si
assume la responsabilità di escludere, dall‟esperienza umana dell‟uomo, il concetto di
Salvezza - cristianamente intesa - asserendo come l‟uomo, rigenerato dalla terapia
dianetica, è così autosufficiente e così perfetto che sarà in grado di badare a se stesso
grazie alle facoltà liberate dai “nodi” engramici; libero al punto tale che il suo spirito
o Thetan, incatenato da eventi engramici, sarà in grado di andare libero per… Per
dove?

Continuiamo la nostra analisi di altre “proposte di salvezza e di benessere estremo”,


analizzando i contenuti del o della…

New Age

Un altro fenomeno dei nostri giorni: la New Age o la Nuova Età. Ma che cosa è
questa filosofia o corrente di pensiero? Cosa pone al centro della sua dottrina
esistenziale per ottenere il Benessere psico-fisico dell‟uomo? Nella Bibliografia
potete notare un indirizzo internet, riferito ad un sito che si occupa di New Age –
ormai Internet può essere considerata come una grande biblioteca da consultare, che
testimonia le tendenze e lo spessore sociale delle variegate iniziative legate all‟uomo
– ebbene, leggiamo cosa si dice in questo sito, poi faremo le nostre riflessioni.
Iniziamo scoprendone quali sono i contenuti e gli…

…Obiettivi
L’obiettivo primario del sito è quello di promuovere e divulgare discipline che
possano contribuire al miglioramento del benessere e della vita dell’uomo,
ricercando delle tecniche che se frequentate e coltivate nella giusta misura
possano fornire gli strumenti per una maggior crescita e consapevolezza del
proprio sé e per ottenere raggiungimento di una maggior felicità individuale e
collettiva...”

Inoltre: “Le sezioni sono diverse; nella sezione “Categorie” vengono presentate
le tecniche e le discipline che maggiormente si sono diffuse nel nostro occidente,
principalmente in Italia, dedicando ad ognuna di esse pagine che forniscono
spiegazioni per comprendere, a livello base, i principi, le modalità, i tempi, le
azioni terapeutiche ed i benefici di ognuna di esse, permettendo di intuire se la
disciplina può essere interessante e utile alle proprie aspettative. Nelle filosofie
tradizionali orientale e occidentale esistono tecniche che permettono di ottenere
benefici al proprio stato di salute fisico, mentale e spirituale, esistono poi diverse
pratiche corporee e meditative che ci possono aiutare ad acquisire nuovi
elementi, nuove possibilità di sondare quello che il nostro corpo/spirito è in
grado di vivere e di creare.
Attraverso questa sezione specifica cerchiamo di approfondire alcune di queste
discipline permettendo - anche se in maniera essenziale - ad ognuno di scoprire
26
quella che può contribuire ad una maggiore riscoperta di sé e ad una migliore
qualità della vita…”

Dopo questa premessa si passa all‟elenco delle varie discipline che possono realizzare
le promesse appena lette. Si tratta, di una lista di pratiche mediche e di discipline che
agiscono sulla psiche e, a caduta, sul corpo.

Vediamole:

MEDICINA E TERAPIE OLISTICHE: Ayurveda, Fiori di bach, Omeopatia,


Reiki, Cristalloterapia e Aromaterapia

NEW AGE E SPIRITUALITA': Rebirthing, Chanelling, Vivation, Pensiero


positivo, Meditazione, Biodanza, Yoga, Tantra, Sciamanesimo…

COMUNITA' GRUPPI E MAESTRI: Osho, Ananda, Parahansa yogananda,


Buddismo, Zen tibetano, Nichirenshu…”

Ecco, questo è quello che potremmo leggere in un discorso introduttivo sulla New
Age se andassimo a curiosare su internet. Per onestà intellettuale non possiamo però,
fare di tutta un‟erba un fascio; occorre esaminare attentamente e capire cosa può
esserci di semplicemente buono da ciò che può essere decisamente fuorviante e
pericoloso. Infatti, per esempio…

… una riflessione a parte merita l’Omeopatia. A proposito di questa disciplina,


occorre sottolineare come questa sia una vera e propria branca della medicina.
Lasciamo perdere quello che le fonti ufficiali dicono in Italia di essa; troppi interessi
muovono giudizi negativi: nata nel „700 e quindi lontano da mode sociali, per opera
del dott. Samuel Hanemann come reazione alla inefficacia della medicina ufficiale di
allora, ad affrontare le malattie del tempo. Un po‟ come accadde per Freud che mise a
punto la Psicoanalisi per verificare le radici isteriche di certe patologie considerate
tali e non curabili. E non dimentichiamo come anche Freud venne osteggiato e deriso
per le sue asserzioni sulla radice psicologica di certi disturbi. L‟Omeopatia affronta il
paziente considerandolo un tutt‟uno e non porzioni di competenza specialistica; vuole
una diagnosi esatta e complessa, se si vogliono risolvere i vari problemi alla radice.
Quindi: solo una esatta applicazione di particolari principi diagnostici, scientifici
e terapeutici può dare i risultati sperati. Agisce molto bene sui bambini che di New
Age nulla sanno. Questa riflessione era dovuta.

Ma differente è invece l‟applicazione di discipline “mediche” come la


Cristalloterapia o la cura a base di Fiori di bach o l‟Aromaterapia. Queste
applicazioni hanno bisogno di un preventivo indottrinamento che può avere effetti di
condizionamento e quindi, realizzare le sensazioni di benessere provenienti dalle
applicazioni di queste terapie. Ma quel che conta è la “visione del mondo” che si
sviluppa col credere al substrato filosofico che le accompagna.
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Abbiamo iniziato a capire che per New Age si intende un insieme di dottrine valide
e meno valide che pongono l‟attenzione sia al corpo che allo spirito. Quest‟ultime
sono le più pericolose.

Per comprendere, quindi, la qualità delle asserzioni, delle proposte mediche, delle
soluzioni per il raggiungimento di benessere psichico all‟interno del pensiero New
Age occorre sempre scoprire e capire quali sono gli obiettivi proposti dalle varie
discipline.

Per esempio, chiediamoci: “Cosa è la Cristalloterapia?”. Una risposta la possiamo


trovare su un qualsiasi sito Internet:

“… La cristalloterapia è un metodo di guarigione naturale che utilizza cristalli,


pietre e minerali di varie forme e colori. La persona da trattare viene fatta
stendere comodamente su un tatami o un lettino terapeutico, in una stanza
energeticamente (e non solo) pulita, con un'adeguata atmosfera con musica
rilassante, luce soffusa o candele e incenso. Mentre la persona è sdraiata, in fase
di rilassamento l'operatore provvede a fare un'analisi energetica e inizia a porre
i cristalli sul corpo: mandala sui chakra, mandala su punti del corpo in
disequilibrio, pietre su punti del corpo problematici o fuori dal corpo fisico, cioè
a contatto con i corpi sottili. I cristalli vengono scelti e posizionati nel modo più
confacente alle esigenze del singolo soggetto. Non esistono modelli prefissati: la
bravura di un cristalloterapeuta sta nel commisurare la giusta combinazione
energetica di cristalli alla persona da trattare…”

Cosa possiamo dedurre da questa breve lettura? Che dobbiamo fidarci di chi ci fa una
diagnosi in grado di trovare “squilibri energetici” nel nostro corpo basandosi
sull‟analisi dei chakra ( i famosi punti energetici dello yoga). Saranno i vari minerali
in grado di emettere vibrazioni energetiche, a riequilibrare l‟organismo? Ma non sarà
la sola atmosfera rilassante a farci stare bene?

L‟Aromaterapia funziona alla stessa maniera, solo che a riequilibrare un organismo


dovrebbero essere gli aromi emessi da vari distillati di essenze profumate.

Provare per credere: se uno ha il mal di testa e si sottopone a queste procedure,


probabilmente sarà l‟atmosfera rilassante che potrà fare di più che non il cristallo o
l‟aroma possano fare.

Chiediamoci ora: “ Cosa è il Channelling?”. Un‟altra componente della New Age.


La risposta, anche questa volta la possiamo trovare su un sito Internet:

“…Con “channelling” si intende comunemente la capacità di essere tramite di


un’entità o del sé superiore. Nei millenni questo fenomeno ha preso molte forme
e caratteristiche e ed è patrimonio di molte tradizioni (oracoli, profeti, sensitivi,
shamani…). È un fenomeno che si è propagato in questi ultimi decenni; molti

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sono i veicoli (channeller) che hanno portato messaggi di entità diverse. Ci sono
molti libri che trascrivono gli insegnamenti di queste entità, di questi maestri.
Ma più semplicemente e più concretamente si parla del contatto con la Guida
Interiore.
L’idea che abbiamo una Guida, un Angelo Custode, è presente in quasi tutte le
religioni, in modo diverso, ma con caratteristiche molto simili. Soprattutto i Sufi,
mistici mussulmani, hanno sviluppato questa capacità di immaginazione e di
contatto. Ai bambini è spiegato che la Guida può apparire sotto forme diverse,
un vecchio, un animale, una visione, un sogno; per questo sono attenti ai segni,
aperti agli incontri, pronti ad interpretare le parole e a dare loro un significato
simbolico. I cristiani hanno sviluppato l’idea dell’”Angelo Custode”, l’angelo è il
Messaggero di Dio, colui che fa da tramite tra la “Mente Divina”, misteriosa,
insondabile, assolutamente sublime e la piccola realtà umana di tutti i giorni.
L’idea del “messaggero” tra il piano divino e quello umano è molto bella.
Al di là di questi aspetti immaginativi il Channelling è il contatto con il Maestro
interiore, con quella parte in noi che è immortale. In questo il Channelling
diventa un interessante cammino interiore, una ricerca spirituale.
Nel Channelling evoluto la Guida Interiore non è più sentita come un’entità
separata, per quanto possa essere illuminata, ma come la parte più profonda del
nostro essere, quella libera dai limiti della forma fisica e mentale. Non è la
ricerca di un Maestro esistente in altre dimensioni, ma la ricerca del Maestro
interiore che non è altro che la nostra Natura profonda…”

Domanda: “Come è possibile contattare questi “messaggeri” queste Guide che


sembrano essere disponibili ad aiutarci?” (la domanda è posta nel sito stesso -
N.d.r.)

Risposta: “ Alcune persone hanno sviluppato la capacità di sentire queste


presenze, queste voci, questa dimensione d’amore profondo e hanno imparato a
trasmettere da questo spazio. Queste persone, in questa epoca, sono chiamate
“channeller” o veicoli. Il concetto è diverso da quello più classico del medium. Il
medium normalmente si mette in contatto con i defunti, trasmettendo messaggi
di tutti i tipi, anche di disperazione e disagio. Chiaramente non sempre si ha a
che fare con dimensioni elevate di coscienza, e queste esperienze di “contatto”
possono lasciare tracce spiacevoli. Il channelling è il contatto con entità che sono
in un piano elevato di coscienza, con i Maestri, con le Guide spirituali, o più
semplicemente e direttamente il contatto con il sé superiore.
Il channelling è per chi è sul cammino spirituale, ed è interessato all’evoluzione
interiore, questi contatti hanno una loro speciale atmosfera e ha una
caratteristica particolare che si può conoscere soltanto attraverso un’esperienza
diretta…”

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Domanda: “È possibile per chiunque stabilire un contatto diretto con la Guida
Interiore?” ( sempre posta nel sito)

Risposta: “Questa capacità è innata in ogni essere umano, non si tratta di


acquisire speciali “poteri psichici”, il contatto con la Guida è estremamente
semplice ed estremamente essenziale, ma proprio questa sua semplicità ed
essenzialità richiede una profonda sincerità e chiarezza di intenti. Bisogna
ricordare che si ha a che fare col Maestro e conviene imparare a riconoscere e a
rispettare la Verità quando si manifesta...”.

Avrete sicuramente compreso che il channelling, essendo una disciplina che riguarda
lo spirito, le sensibilità psicointellettive dell‟individuo, può ritenersi veramente
pericolosa. L‟aspetto più inquietante di tutta la faccenda è che Cristo viene, per forza
di logica, escluso totalmente: avendo in noi stessi la Guida spirituale, che senso ha il
sacrificio sulla Croce? Che senso ha il contenuto della redenzione? Che senso ha
parlare di remissione dei peccati, di pentimento? E‟ sufficiente mettersi in contatto
con il nostro profondo che tutto si risolverà!!!

Altra domanda su un‟altra corrente di pensiero New Age: “Cosa è il Vivation?”


Cercate in Internet e troverete risposte, del tipo di quella che abbiamo trovato noi.

“…Non è terapia, medicina, religione, psicologia, ipnosi, yoga e non sostituisce


nessuna di queste cose. Non è analisi delle sensazioni, delle emozioni o dei
pensieri (psicoterapia) e non la sostituisce. Non è suggestione: né a livello
mentale, né a livello emotivo. E' molto più che una tecnica di respirazione. E' un
processo di consapevolezza ed armonizzazione che permette di creare la
risoluzione emotiva delle nostre negatività a livello delle sensazioni del corpo.
Questa tecnica fu ideata nel 1979 da JIM LEONARD e, da allora, ha avuto un
enorme successo in tutto il mondo.
Il segreto di tale successo è la sperimentazione personale: infatti non si tratta di
"apprendere" a livello mentale, ma di "sperimentare" a livello fisico la
incredibile validità di questo metodo…”

Domanda: “A cosa serve dunque?”

Risposta: “…Per ridurre lo stress, per risolvere problemi emotivi, per affrontare
efficacemente dolore, depressione o agitazione, per perdere le cattive abitudine e
dipendenze: cibo, fumo, alcool, ecc., per migliorare la respirazione, per
migliorare le tue relazioni con gli altri, per prendere buone decisioni, per
aumentare la chiarezza, per raggiungere i tuoi obiettivi, per vivere la vita con
pienezza…”

“…per vivere la vita con pienezza…” Ecco una frase rivelatrice su cui vale la pena
riflettere.
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Le altre discipline comprese nella New Age sono più o meno note, altre sono semplici
formule, altre ancora come il Buddismo, il Tantra Yoga, lo Sciamanesimo, lo Zen…
vogliono una conversione vera e propria. Sicuramente non si può essere cristiani e
buddisti allo stesso tempo, ma senza abbracciarne, nella totalità, i contenuti spirituali,
sicuramente un po‟ di Hata Yoga fa bene al fisico, come riflettere sugli atteggiamenti
positivi di altri postulanti.

Interessante, invece, è la disciplina del Pensiero Positivo.

Chiediamoci: “ In cosa consiste?” Ecco una risposta:

“…I pensieri sono creativi e noi siamo i pensatori.


Se solo cogliessimo la verità di quest’affermazione, tutta la visione della nostra
vita cambierebbe in un istante!
Qualcuno ha scritto: “Se puoi pensare a te stesso come ad un giardino fiorito,
attirerai a te solo luci, colori e profumi. Ciò che pensi di te diventa la tua realtà”.
Tutti noi intratteniamo un continuo dialogo interiore con noi stessi. Siamo
sintonizzati sulla nostra radio mentale privata. I programmi che queste radio
trasmettono sono spesso intitolati così: “ non ce la farò mai”, “non posso, non
ho, non sono, non merito…”. Questi “slogan” li abbiamo memorizzati sin da
bambini, quando assorbivamo come spugne i modelli che avevamo a
disposizione e che nel tempo sono diventati il leitmotiv della nostra vita.
Se questi pensieri così limitanti, ci rendono insoddisfatti, perché non tentare un
nuovo approccio?
Il pensiero positivo non è, come un’interpretazione semplicistica potrebbe
suggerire, un invito all’ottimismo forzato ignorando i dolori e le frustrazioni che
ognuno di noi ha incontrato nella propria esperienza. Il pensiero positivo è il
pensiero posto in essere. E’ riconoscere il potere di scelta che abbiamo a
disposizione ogni volta che interpretiamo la nostra realtà. I pensieri che
scegliamo di concepire danno origine alle esperienze che viviamo. Se, per
esempio, pensiamo di non essere capaci di fare qualcosa, quest’idea diventa vera
per noi e le nostre azioni tenderanno a confermare questa convinzione. Pensare
positivo significa accettare l’idea che ogni problema, incidente o malattia non
siano avvenimenti casuali. Essi racchiudono in sé un messaggio per la nostra
evoluzione e che, una volta colto il senso non abbiamo più bisogno di ripetere
quell’esperienza. La maggior parte di noi crede di poter essere felice nel
momento in cui si verificheranno determinate condizioni nella nostra vita: un
nuovo amore, un lavoro migliore, una casa più bella… e se invece fosse il
contrario? Se fossero la felicità e la gioia di essere vivi a creare il terreno ideale
per attirare a noi relazioni costruttive, amicizie sincere, successi professionali, e
quanto altro desideriamo?
Vale la pena di provare, non credete!
La filosofia e le tecniche elaborate da Louise L. Hay, hanno cambiato la vita di
migliaia di persone. Prima di iniziare ad aiutare gli altri, Louise ha guarito se

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stessa e la sua vita. Il giorno che le fu diagnosticato un cancro che i medici
giudicarono incurabile, invece di accettare questa sentenza decise che se nulla di
esterno poteva guarirla, il rimedio si trovava dentro di lei. Ripercorrendo col
pensiero le tappe della sua vita, giunse alla conclusione che la malattia è il
risultato di esperienze negative, rabbie represse, angosce e frustrazioni
trattenute.
Decise quindi di cambiare gli schemi di vita che l’avevano accompagnata sino a
quel momento cruciale per sostituirli con un atteggiamento positivo all’insegna
dell’amore.
Ma da dove si comincia? Qual è il punto di partenza fondamentale per
cambiare in positivo la percezione di sé e del mondo?...”

Domanda: “Cosa dona il Pensiero Positivo a chi lo pratica?”

Risposta: “…Dona AUTOSTIMA: è il filtro attraverso il quale percepiamo noi


stessi e il mondo ed è il risultato dei nostri schemi mentali e delle nostre
credenze. Il Potere-è-in-Te insegna come accrescere il proprio livello di
autostima e, di conseguenza, le nostre possibilità di successo in ogni ambito della
vita.
SALUTE: è il risultato del nostro stile di vita, della cura che abbiamo di noi
stessi. Il corpo "racconta" la nostra storia emotiva. Abbiamo imparato a
somatizzare le emozioni represse? Ora abbiamo l'opportunità di mettere in atto
il processo inverso: liberando le memorie emotive lasciamo fluire l'energia
rigeneratrice e possiamo tornare forti e in forma.
RELAZIONI: le nostre relazioni si modellano sulla relazione più importante
delle nostra vita: quella che intratteniamo con noi stessi. Le nostre relazioni sono
lo specchio della nostra autostima. Se ci reputiamo degni di amore, rispetto e
considerazione attraiamo persone che confermano le nostre aspettative. Il
Potere- è-in-Te ci insegna le leggi dell'attrazione energetica per modulare la
nostra vibrazione sulle nostre istanze più autentiche e "calamitare" gli amori
che ci fanno bene al cuore.
CARRIERA: che cos'è il successo? E come si misura? Ognuno di noi lo definisce
a modo suo. "Fare carriera" non equivale sempre ad un'escalation ai massimi
vertici di una compagnia. Per molti è un percorso di crescita per fare del proprio
lavoro espressione creativa di sé. Il Potere-è-in-Te e permette di guardarci
dentro per scoprire le risorse che abbiamo a disposizione per migliorare la
nostra posizione professionale o per trovare il coraggio di inventarne una che ci
assomigli.
PROSPERITA': "Chiedete e vi sarà dato" . La prosperità è un'attitudine che si
può sviluppare. La prosperità economica è il risultato di una serie di azioni
compiute con il medesimo atteggiamento: di massima fiducia.
Se crediamo che nell'Universo c'è abbondanza per tutti, mettiamo
automaticamente in atto strategie inconsce che producono prosperità.

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Il Potere-è-in-Te” ci aiuta a individuare le nostre convinzioni limitanti e a
sostituirle con altre positive ed efficaci.
SESSUALITA': l'energia sessuale è la forza creatrice per eccellenza e permea
interamente le nostre vite. Per vivere una sessualità ricca ed appagante bisogna
trovarsi seducenti. Se amiamo il nostro corpo e ci permettiamo la libera
espressione delle nostre emozioni, possiamo sperimentare non solo il piacere, ma
l'estasi, la via suprema della conoscenza. Il Potere è in Te ci insegna a ritrovare il
contatto con la nostra dimensione fisica in un processo di ascolto e accettazione
che apre le porte a nuove consapevolezze…”

Se si tratta di guardare con ottimismo la vita, nulla in contrario, ma poi, essendo il


Pensiero Positivo non un consiglio ma una visione della vita totalizzante allora le
parole come “…il Potere-è-In-te…” “…la via suprema della conoscenza…” e
altre frasi di questo genere fanno capire che l‟obiettivo principale è il Materialismo, il
Paradiso su questa terra e che, tralaltro è a portata di mano: basta pensarlo. Questa
disciplina ricorda molto “La Forza sia con te” di hollywoodiana memoria. Anche per
questa disciplina valgono le stesse riflessioni di prima: “Se il Potere è in me a che
serve Cristo?”

Altra disciplina della New Age: l’Osho

Che cosa è l’Osho?

Risposta: “…Se vuoi vivere una vita più piena, devi prima conoscere le tue
potenzialità, scoprire chi sei veramente. La meditazione è la strada che ti porta a
questa conoscenza. È la scienza della consapevolezza. La bellezza della scienza
dell'interiorità è che permette a chiunque lo desideri, di sperimentare ed
esplorare la sua interiorità, per proprio conto. In questo modo si elimina la
dipendenza da un'autorità esterna, il bisogno di essere affiliati a qualche
organizzazione e l'obbligo di accettare una certa ideologia. Quando hai
compreso quali sono i passi da compiere, puoi camminare a modo tuo, a seconda
di quella che è la tua individualità…”
“…Molte tecniche meditative richiedono di rimanere seduti immobili e in
silenzio. Per la maggior parte di noi, però, lo stress accumulato nel nostro
sistema corpo/mente rende difficile farlo. Prima di poter entrare in contatto con
la nostra centrale energetica di consapevolezza, abbiamo bisogno di rilasciare le
tensioni. Le Meditazioni Attive di OSHO sono state create scientificamente da
Osho nel corso di vari anni per permetterci di sperimentare e di esprimere
consapevolmente le emozioni represse, e per imparare a osservare in modo
nuovo quelli che sono i nostri schemi abituali …”

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Tipologie meditative OSHO

MEDITAZIONE NATARAJ
Danzare, dando tutto ciò che hai, è un modo molto naturale di andare dentro.
Questo metodo ha tre stadi, e dura in totale sessantacinque minuti.
MEDITAZIONE KUNDALINI
Conosciuta anche come la 'sorella' della Dinamica, con quattro stadi di quindici
minuti ciascuno, questo metodo è un modo 'morbido' ma molto efficace di
rilasciare tutto lo stress accumulato durante il giorno.
MEDITAZIONE NADABRAHMA
Un metodo di meditazione da seduti, che dura un'ora, nel quale l'humming
(suoni a bocca chiusa) e i movimenti delle mani creano equilibrio e calma
interiore.
MEDITAZIONE GOURISHANKAR
Una meditazione serale di un'ora, che comprende una tecnica di respiro, il
guardare una fonte di luce senza focalizzare lo sguardo e movimenti lenti del
corpo.
MEDITAZIONE MANDALA
Mandala vuol dire cerchio. Ogni cerchio ha un centro. Lo scopo di questa
tecnica è quello di creare un cerchio di energia cha faccia sì che il centrarsi
avvenga in modo naturale. Alla fine, ci si ritrova in una calma e in un silenzio
assoluti.
MEDITAZIONE WHIRLING
"Il whirling Sufi è una delle tecniche più antiche e più efficaci. Va a una
profondità tale che persino un'unica esperienza può trasformarti
completamente. Gira su te stesso ad occhi aperti, come fanno i bambini, come se
il tuo essere interiore sia il centro e il corpo sia una ruota in movimento, come il
tornio del vasaio. Tu sei nel centro, mentre il corpo si muove."
L'ARTE DELL'ASCOLTO
Gli audiodiscorsi di Osho sono chiavi per comprendere il silenzio. Per la prima
volta nella storia, parlare viene usato per fornire l'esperienza dell'ascolto - non
per ottenere conoscenze, ma per sperimentare direttamente il proprio centro di
quiete, silenzio e consapevolezza rilassata.
GIBBERISH e LET-GO
Il Gibberish, un metodo per liberarsi dalle tensioni usando suoni e movimenti
corporei, è stato descritto da Osho come "uno dei metodi più scientifici per
ripulire la mente". È seguito da un rilassamento guidato per entrare in uno stato
di let-go totale.

OSHO è presentata come una disciplina che si può affrontare da soli, ma è necessario
impegnarsi in comunità per apprendere le tecniche varie. A pagamento ovviamente.
Ma è importante aver capito come l‟Osho prometta che con essa: “…si elimina la
dipendenza da un'autorità esterna, il bisogno di essere affiliati a qualche
organizzazione e l'obbligo di accettare una certa ideologia …” Ancora una volta

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una proposta salutistica dove Cristo, la Chiesa di Roma non servono al benessere del
proprio corpo e della propria anima!!

Secondo alcuni new ager, i cristalli di quarzo (e i


cristalli in generale) hanno proprietà mistiche

Riflessioni finali
La New Age non è un pensiero, non è una impostazione filosofica caratterizzata da
aspetti speculativi con un chiaro punto di partenza ed un unico obiettivo o traguardo,
ma è un insieme di punti di vista differenti tra loro, un sincretismo di discipline
antiche e recenti, tendenti alla fusione con un “ principio universale amorfo e
ignoto”, il Brahman degli induisti, in cui il tutto è destinato a dissolversi; uno spirito
che non è Padre – il solo genitore riconosciuto è la Madre Terra, tipico concetto
delle religioni primitive e precristiane, animiste che ritroviamo nei miti frigi, caldei
ed ellenistici.
Vale la pena di ricordare, inoltre, come sia importante all‟interno di questa visione, il
non tralasciare come le frasi, sottolineate in precedenza, diano il via, lo spunto, a
riflessioni che evidenziano che all‟interno della New Age non si tralascia di fare,
spesso e volentieri, leva sulla possibilità di far maturare quel POTERE che E‟ in NOI
e che ci rende liberi da qualsiasi futura problematica: è il richiamo più forte, come se
si volesse tornare al concetto del super-uomo; il Channelling, dal canto suo, vorrebbe
farci scoprire il Maestro che è in noi, senza chiarire la natura spirituale di questo
“Maestro”, lasciando intendere l‟esistenza di una tensione propria ad una visione
naturistica, animistica, degli insegnamenti. Tutto è forse confinato su questa terra? Se
tutto è poi destinato ad una liberazione, universalmente intesa, della coscienza, quale
sarà l‟obiettivo? Il Positivismo, poi, quello del pensiero - che è sempre auspicabile
senza che questo diventi una disciplina: basti pensare all‟ottimismo della vita –
sembrerebbe attuare una semplice formula: penso positivo e quindi il successo è
assicurato. Ma nel messaggio di Cristo non è contemplata la gioia del vivere? Nella
dottrina di Cristo non è assicurata la massima libertà di azione nella consapevolezza
delle proprie azioni? San Paolo ci lasciò scritto:

“ Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non
divenga un pretesto per vivere secondo la carne…” Gal. 5, 13

Vivere con libera consapevolezza non è un semplice invito insito nel messaggio
cristiano, anzi: è un aspetto connaturato al cristiano! Le difficoltà, che saranno
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sempre presenti, sovente non tanto a causa nostra, ma per le conseguenze di
quell‟interrelazione personale con il prossimo a cui inevitabilmente siamo chiamati,
si superano con la consapevolezza che è nelle soluzioni scelte con lungimiranza e
ponderazione; con la preghiera svolta nella propria intimità, che di dona forza,
poiché sappiamo che Dio ci ama e ci è vicino, tanto più se siamo sofferenti.

Assieme al Potere, la promessa della Felicità è un‟altra costante presente nella New
Age. E‟ sempre auspicabile che una persona debba tendere a conquistare la serenità,
poiché l‟esperienza ci insegna che la felicità spesso viene sostituita dal suo contrario,
mentre chi ha conquistato la serenità ( la roccia che è Cristo ) può permettersi di
essere felice e infelice senza perdere di vista l‟essenza delle cose.
Però, in base al concetto che c’è sempre qualcosa di buono in tutto quello che
l’uomo fa e pensa, nulla toglie che un cristiano possa condividere tecniche,
esercizi o mezzi per facilitare l’instaurarsi della vera tranquillità interiore,
liberando lo stress che inevitabilmente si accumula con le vicessitudini
quotidiane e che impediscono la sensazione di benessere fisico. Passeggiate,
corsette, escursioni in bici per la campagna o la collina… fino agli esercizi di
respirazione - anche Sant‟Ignazio da Lodola raccomandava esercizi di respirazione
quando ci si poneva a pregare per calmare il battito cardiaco e la respirazione stessa,
per essere più concentrati nella meditazione orante - meditazione dedicata a
concetti cristiani o alla bellezza del creato, ecc. sono mezzi che quando si
possiede “il metro di misura”diventano “strumenti” che possono essere usati
liberamente, non dimenticando che è lo Spirito che dà la Vita e con essa la
Saggezza, la Consapevolezza e la Conoscenza nella misura tale che piacerà a Lui
di donare in maniera gratuita e per motivi legati all’economia universale. Non
sarà certo una tecnica a dare tutto questo! La tecnica meditativa ( respirazione
per calmare il cuore ) è solo uno strumento, un mezzo. Lo stesso dicasi per coloro
che intendono approfondire e studiare le altrui culture che, senza ombra di
dubbio, hanno in se elementi preziosi, spesso intrisi di intuizioni di alto livello,
che possono aiutare ( superando lo stupore del diverso intendere, delle differenze di
cultura come quelle che inducono un cristiano di farsi islamico o buddista per
esempio, credendo di aver trovato la vera strada per la santità; o dovuto alla presenza
di elementi di magismo, aspetto quest‟ultimo che manca, fortunatamente, nella
cultura cristiana) per affinità simbolica o espressiva, e individuare punti di
contatto utili alla ricerca spirituale specificatamente cristiana.

La New Age, in sostanza, è l‟insieme di espedienti assemblati dalla comprensibile


necessità dell‟uomo nel volere, nel desiderio di tendere verso la dimensione del
benessere generalizzato: una richiesta naturale, un bisogno di vivere la pace e godere
del creato. Ma essendo frutto soprattutto dello sforzo umano, quest‟insieme ha degli
inevitabili limiti e pericoli di deriva. Non dimentichiamo che nel dono della
Rivelazione di Cristo, è insito quell‟Uomo nuovo, l‟Archetipo Universale pensato sin
dalla fondazione del mondo, che porta con sé, come impronta genetica trasmissibile,

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le promesse di un mondo migliore e di una nuova e veritiera concezione della
creazione, la più ampia possibile.
E‟ stato scritto infatti:

“ A quanti però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a


quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né
da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.” Giov. 1, 12-13

Siamo chiamati a diventare Figli di Dio! E vi pare poco?


Come non capire che nelle parole “ … non da sangue, né da volere di carne…” c‟è
la conferma di quanto appena detto? Non saranno le tecniche o le discipline messe a
punto dall‟uomo che ci salveranno nella nostra totalità; forse, sicuramente, ci
comunicheranno un senso di benessere e di rilassamento, ma è la gratuità del dono
che Dio ci ha fatto, attraverso Cristo e lo Spirito Santo, datore di Vita e di
Conoscenza, che ci porterà verso le vette altissime della Consapevolezza e della
Conoscenza, quella vera. San Paolo ci ricorda:
“ E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, Cristo, e ci ha conferito l’unzione,
ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.”
2 Cor. 1, 21-22

Cari fratelli, siamo chiamati ad esaminare tutto e ritenere ciò che è buono in
funzione del messaggio rivelatoci da Cristo Gesù. Anche questo voler conoscere
produrrà quel sudore della fronte utile per ritornare in Eden.

Adamo ed Eva Cappella Brancacci –


Chiesa di Santa Maria del Carmine di
Firenze. Affresco di Masaccio (1401-
1428)

37
La STORIA – seconda parte

Dopo l‟anno 1000 il fenomeno delle sette eretiche si sviluppò essenzialmente


all‟interno del crogiolo caratteriale della cultura europea: Francia, Spagna, Germania,
Italia conobbero movimenti in cui, oltre alle tematiche sulle nature divine ecc. si
aggiunsero aspetti comportamentali e dottrinali legati alla povertà, alla castità, al
celibato dei prelati, all’obbedienza o meno alla Chiesa di Roma, ad acuire i
dissensi e le derive; tutto ciò si frammise alle consuetudini politiche sempre più
presenti nel rapporto tra le due realtà, per così dire, politiche di quel tempo: il papato
e l‟impero. Tutto fu utile per giustificare come rivolta al malcostume interno alla
Chiesa il dissenso con la stessa. Un esempio di questa reazione è rappresentato dalla:

Pataria – XI° secolo


Movimento sorto a Milano, ad opera del clero di base e di alcuni settori della laicità
più umile, per contestare il clero delle alte gerarchie, ricco e corrotto. C‟è da
sottolineare che a cavallo del mille, la società italiana girava e si divideva attorno agli
interessi di un signorotto locale, un conte di solito, e quelli spirituali o meno di un
vescovo. Attorno a queste due figure, spesso in lotta tra loro, veniva svolta
l‟amministrazione del territorio, amministrazione attuata con concezione feudale. Il
vescovo, quindi, il più delle volte e soprattutto in territori meni interessanti dal punto
di vista storico, rappresentava lo Stato; era il signore assoluto all‟interno dei confini a
lui attribuiti dal passato e da Roma: confini ed interessi messi soventemente in
pericolo dalla voracità del signorotto di turno. Certe reazioni, partite dalla base
clericale vennero condizionate anche dalla disperazione e dalle differenze di
“mensa”: quella ricca e ben fornita del vescovo e del nobile prepotente contro quella
povera del semplice prelato e del laico villano. I patarini quindi, iniziarono con una
legittima contestazione, che, dopo 150 anni, degenerò assumendo connotati manichei;
furono scomunicati da Papa Lucio III nel 1185. Patarini furono anche un paio di
santi: Santo Arialdo da Carimate e l‟amico Erlembaldo Cotta: personaggi invisi
dagli avversari e poi riconosciuti degni del cielo con l‟avvento di una stagione più
sobria.

Fu poi la volta dei Filosofi dissidenti che misero in dubbio il perno centrale della
fede cristiana: l’Eucarestia, dandone le più svariate interpretazioni; senza contare gli
altri aspetti teologici rivisitati.

Catari - XII° - XIII° secolo

Movimento caratterizzato da una scelta di vita povera basata sul rifiuto della
proprietà. Il movimento è noto anche come la setta degli Albigesi, La proprietà
privata era rifiutata come elemento del mondo materiale. I "perfetti o i puri", ossia
gli appartenenti alla comunità catara, non potevano avere alcuna proprietà
individuale, anche se di fatto avevano in mano i beni della comunità stessa, spesso
ingenti. Le comunità di fedeli erano costituite dai "credenti", suddivisi in “Buoni
38
Uomini”, “Buone Donne” o “Buoni Cristiani”; coloro che praticavano la rinuncia
ad ogni proprietà vivevano unicamente di elemosina. San Francesco, che scelse la
santa povertà come base del suo movimento, rischiò l‟accusa di essere cataro e quindi
la persecuzione; solo grazie al riconoscimento della sua scelta, fondata su ben altri
presupposti, da parte dell‟autorità papale, Francesco, potè esercitare la sua vocazione
in pieno “spirito ed obbedienza” alla Chiesa di Roma e all‟ortodossia cattolica. Nei
catari invece, la dottrina cattolica venne messa in discussione a partire dalle sue
verità fondamentali: Gesù sarebbe apparso sulla terra soltanto sotto apparenza
umana; erano convinti che tutto il mondo materiale fosse opera del male; rifiutavano
il battesimo d'acqua, l'Eucarestia, ma anche i matrimonio, visto come suggello di
quell‟unione carnale responsabile della nascita di corpi considerati prigione dello
spirito, dell‟anima. Allo stesso modo era rifiutato ogni alimento originato da un atto
sessuale (carni, latte, uova), ad eccezione del pesce, di cui in epoca medievale non era
ancora conosciuta la riproduzione sessuale. Ancora una volta la natura di Cristo,
l’Eucarestia tornavano in ballo…

In questo movimento, gli unici che potevano rivolgersi a Dio con la preghiera erano i
“perfetti”, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti con un
lungo cammino di iniziazione, seguito dalla comunicazione dello Spirito Santo
mediante l'imposizione delle mani. Lo Spirito Santo avrebbe permesso loro di
liberarsi dalla materialità del corpo ritornando al Padre da cui si erano allontanati a
causa di Satana e della sua iniziale ribellione. L‟imposizione delle mani era uno dei
pochi Sacramenti usati dai catari, tra cui una sorta di confessione collettiva periodica.
L‟Inquisizione mise fine alla corrente catara verso la fine del XIII° secolo. Grande
vittima della lotta contro gli albigesi o catari fu Arnaldo da Brescia che lottò contro
la corruzione presente nella Chiesa e il vizio di accumulare ricchezze, mentre grande
avversario dei catari fu San Bernardo di Chiaravalle.

Le eresie continuarono assumendo i toni della disputa filosofica. Speroni Ugo,


piacentino, ad esempio, sostenendo come “il giusto vivrà in virtù della fede”,
ricordando san Paolo, ritenne altresì inutili i sacramenti a partire dal battesimo, ma
alla stessa maniera, inutile era per lui la gerarchia ecclesiastica con tutti i suoi
rappresentanti. In definitiva, Speroni, ammetteva che era valido il solo rapporto
diretto con Dio senza intermediari. Un Lutero ante-litteram.

I Valdesi – dal XII° secolo fino ad oggi

Non si può dire dei valdesi che il loro movimento nacque con l‟impronta dell‟eresia.
Valdo, sincero amante della Parola di Dio, rimanendo un giorno colpito da una frase
letta sul Vangelo di Matteo “ Se vuoi essere perfetto…” si spogliò dei suoi beni,
lasciò la moglie e si dette alla predicazione errante, pungolando la Chiesa sul vizio di
accumulare ricchezze. Ma non riuscì a far riconoscere, autorizzare, dal papa
Alessandro III, il suo movimento, come lo fu più tardi per Francesco. Così, invece di
obbedire al silenzio impostogli dal vescovo di Lione, sua città natale, continuò a

39
predicare. Questa fu la sua colpa. Diverse le colpe che il movimento ebbe poi a
macchiarsi, fondendosi, per esempio, con i catari e più tardi confluendo nel
movimento calvinista. Oggi i valdesi, dopo tante quanto inaccettabili persecuzioni,
vivono all‟interno di una comunità di circa 60.000 individui. La loro teologia non
riconosce che due soli sacramenti: il battesimo e la Cena del Signore e
riconoscono in Cristo il Dio fatto uomo e condividono il Credo anche se diverse
sono le visioni di impostazione della fede. E‟ ammesso il sacerdozio femminile. Non
può definirsi un movimento eretico, ma rimane separato dalla Chiesa di Roma anche
se sta lavorando per il processo ecumenico delle religioni.

In un sito edito dalla Chiesa Valdese leggiamo: “Altri elementi caratteristici della
vita ecclesiale della Comunità valdese: la mancanza di immagini nelle chiese, il
matrimonio dei pastori, la comunione con il pane ed il vino, il rifiuto delle
reliquie derivano tutti dalle premesse dette sopra. Da questi principi teorici,
dottrinali deriva anche una visione particolare della Chiesa. La comunità
cristiana vista come incontro e comunione dei credenti più che come
organizzazione strutturata gerarchicamente ha una impostazione di vita che
risponde ad una sensibilità di tipo democratico e non clericale. A differenza delle
chiese di tipo cattolico, i valdesi non raccolgono il principio della successione
episcopale secondo cui la presenza di Cristo è garantita dalla successione dei
vescovi; essi affermano che tra Cristo e la Chiesa (= comunità di credenti) non ci
sono forme di autorità intermedia; il popolo dei credenti è chiamato a vivere la
sua fede avendo la certezza che il Signore lo guida mediante il suo Spirito.
Di conseguenza la chiesa non ha da dare direttive specifiche concernenti le scelte
politiche, l'etica sessuale.”

Nei rapporti con la Chiesa di Roma vale ciò che essi hanno scritto sul loro sito:

“…Nonostante un clima di fiducia, rimangono sempre validi i divergenti punti


di vista teologici e i diversi atteggiamenti nei confronti della società che
accomunano tutte le chiese protestanti del mondo nei loro rapporti con il
cattolicesimo. In Italia, la Chiesa evangelica valdese nei suoi rapporti con la
Chiesa cattolica romana è particolarmente attenta all'aspetto sociale e politico
del dialogo, promovendo una visione laica della società nonché la piena libertà di
espressione a tutte le posizioni religiose e filosofiche…”

Il Gioachinismo – XIII° secolo

Le interpretazioni di alcune parti della Bibbia, come l‟Apocalisse, in tempi assai bui e
tristi come l‟altomedioevo, indusse un mistico cristiano, tale Gioacchino da Fiore, a
profetizzare l‟avvento, nel 1260, della terza era cristiana, coincidente con l‟opera
dello Spirito Santo e, conseguentemente, la fine della Chiesa, della gerarchia
ecclesiale e della sua missione terrena. Nonostante la condanna da parte di papa
Alessandro IV, nel 1263, le idee di Gioacchino presero piede in molti religiosi dando
vita a diversi movimenti, come il Movimento dei Fratelli del Libero Spirito e il
40
Movimento dei Berardi e delle Beghine, impegnando diverse intelligenze su
speculazioni condannate definitivamente dalla Chiesa di Roma e anche dall‟opera di
San Tommaso d’Aquino.

Il XIII° secolo vide la nascita di altre correnti eretiche, che, come ormai compreso,
ruotano, spesso, tutte attorno alla natura divina di Cristo, mettendola in dubbio con
molte definizioni. Il movimento lombardo dei Passagini, per esempio, riteneva che
Cristo fosse di natura inferiore a Dio, non generato quindi, ma creato di una natura
differente da quella divina; l‟esatto contrario al Credo di Niceno-costantinopoliano, il
nostro “metro di misura”. Come i Testimoni di Geova.

Conseguenza delle idee di Gioacchino da Fiore furono le Compagnie dei flagellanti,


animati da sentimenti da fine del mondo; cercavano nell‟aspra penitenza il mezzo di
salvezza. Più tardi saranno le drammatiche vicessitudini legate all‟infuriare periodico
del colera o della peste a rafforzarne le convinzioni, gli atteggiamenti mentali e le
aspettative da Parusia (fine del mondo e giudizio universale). Ovviamente all‟interno
di questi movimenti, condizionati da pressanti quanto tristi condizioni umane, tipiche
dell‟alto medioevo, presero corpo varie correnti di pensiero, alcune delle quali misero
in dubbio la validità dei sacramenti: per purificarsi meglio un paio di frustate che
l’eucarestia! Non mancò il ritorno delle idee gnostiche: i suoi messaggi esoterici per
iniziati, si riaffacciarono nel movimento dei Fedeli d’Amore.

I Francescani dell’Ordine degli Spirituali – XIV°-XV° secolo

E‟ noto come, spesso, dopo la morte o dipartita che dir si voglia, del fondatore
carismatico di un movimento, quest‟ultimo subisca il più delle volte degli
sbandamenti a causa dei nuovi leader. Questa iattura toccò anche al movimento
francescano: dopo la morte del santo la comunità si spezzò in due, da un lato i
francescani spirituali e dall‟altro i conventuali. Gli spirituali, affascinati dalle teorie
salvifiche di Gioacchino da Fiore, finirono per identificare nella povertà l‟unico
mezzo espressivo della e per la salvezza dell‟anima. Evidentemente le loro prediche e
le loro impostazioni teologiche furono così estremiste che finirono per non
riconoscere più l‟autorità papale; arrivarono addirittura a considerare Papa Giovanni
XXII° ( 1316-1334) come un anticristo, rimediando così la scomunica e la
persecuzione da parte dell‟inquisizione. A dar man forte al movimento pensò anche
un certo frà Michele da Cesena che, attorno alla fine degli anni ‟30 del XIV° secolo,
aveva già fondato una sua corrente e un movimento: i michelisti.

Michele da Cesena fu un personaggio di statura europea: nato a Cesena nel 1270


conseguì da frate francescano, la laurea in teologia a Parigi; rimase fedele alla Chiesa
fino al 1322, quando riunito il Capitolo Generale dell‟ordine dei francescani ribadì la
necessità dell‟assoluta povertà ad imitazione di Cristo e degli apostoli. Tale
pronunciamento fu avallato dal movimento sparso in mezza Europa, ma provocò da
parte di papa Giovanni XXII° una seconda scomunica, a causa del concetto troppo
estremista della salvezza. Nel 1327 Michele fu convocato ad Avignone (in quel tempo
41
la Chiesa di Roma risiedeva in Francia) per rispondere del suo atto di disobbedienza,
ma, egli, preferì fuggire piuttosto che affrontare il papa. Ne seguì una sorta di botta e
risposta a distanza con relative e reciproche scomuniche. Non mancò da parte di
Michele una reazione politica agli avvenimenti: si schierò con i ghibellini (fedeli
all‟imperatore) di Ludovico il Bavaro con il risultato che il frate cesenate fu espulso
dall‟Ordine e morì esule e laico a Monaco nel 1342.

L‟altomedioevo fu un epoca assai controversa: accanto a slanci irripetibili di fede e


amore cristiano furono frequenti gli atteggiamenti di sfida verso una gerarchia
ecclesiastica dedita, e non raramente, a soprusi da parte di vescovi che avevano
sostituito in tutto e per tutto il potere laico, un potere sempre più conteso dal
signorotto o dal feudatario imperiale, come precedentemente sottolineato. Si ha
l‟impressione, inoltre, che certe scelte eretiche furono indotte non tanto dalla
malafede quanto dalla difficoltà di confrontarsi con le gerarchie, lontane non solo
fisicamente quanto intellettualmente. La difficoltà di viaggiare per la mancanza di
mezzi di spostamento contribuì molto al problema: andare a piedi da Bologna a Roma
era la cosa più normale del mondo in quei tempi. Ma anche pericolosa e ardua.
Quest‟ultimo aspetto, lo spostamento da un luogo ad altro per ragioni legate alla fede,
provocò anche un certo “nomadismo” che vide monaci passare da un ordine all‟altro
con tranquilla disinvoltura, portando con sé, quando capitava, il germe dell‟eresia. E
tutto questo avveniva sotto gli occhi di vescovi noncuranti; toccherà al Concilio di
Trento frenare anche questo fenomeno.

Il popolo minuto, sostenuto dalla fede, unica compagna esistenziale in quei tempi
avari di promesse, veniva indotto in errore, facilitato da una endemica quanto
istituzionale ignoranza, e per il naturale bisogno di trovare chi poteva ascoltare e
risolvere i suoi bisogni, più materiali che spirituali. Ma questo meccanismo ancora
oggi è attivo: si diventa seguaci di Scientology o del movimento dei Testimoni di
Geova o di qualsiasi altro movimento, solo perché presso questa o quella realtà
religiosa o parareligiosa si è trovato ascolto o una apparente risposta ai propri
bisogni, necessità che all’interno di una realtà secolarizzata come la parrocchia,
spesso, diventa difficile trovare. Questo aspetto andrebbe approfondito, poiché,
spesso, è il linguaggio usato che non lascia intravedere risposte. Almeno nei termini
proposti e posti dagli altri movimenti. E questo è un dramma, anzi il dramma! Ma
andiamo avanti.

La difficoltà di conoscere le varie realtà religiose, operanti contemporaneamente ma


distanti tra loro, favoriva la nascita di simultanei movimenti religiosi: Apostolici e
Dolciniani, Gugliemiti, i Filosofi dissidenti, i Mistici del XIII° secolo e i
Templari, non sono che alcune espressioni eretiche che animarono un periodo che va
dall‟ XI° al XIV° secolo.

Il movimento dei Templari, fu pensato e fondato con la benedizione di imperatori e


papi, nel 1118 ad opera di un cavaliere, tale Ugo di Payens e da sui otto compagni

42
che decisero di difendere le vie di comunicazione che portavano a Gerusalemme,
dagli assalti dei predoni e dei mussulmani. I Templari rimasero una confraternita fino
al 1311 quando divennero vittima di mire da parte di Filippo il bello: volendo
indebolire la Chiesa che lo aveva scomunicato, quale mandante del fattaccio che si
concluse con il famoso “schiaffo di Anagni”. Il re di Francia pensò di rifarsi, con la
compiacenza di un papa disposto ad assecondarlo, Papa Clemente V, sui Templari;
presi di mira anche per le grandi ricchezze di cui disponevano. Tanto più che era in
bolletta a forza di fare guerre. Contro i Templari furono messe in piedi diverse
accuse, le più stravaganti, come l‟incolparli per la perdita della Terra Santa. Accuse,
leggende, torture e roghi, misero fine alla confraternita nel 1318 con la morte
dell‟ultimo Cavaliere, il Gran Maestro Giacomo di Molay.

La strada delle controversie è lunga e ricca di sostanziali punti di vista tesi sempre a
ridimensionare il ruolo della Chiesa romana sul mondo cristiano, così, oltre alle
divergenze puramente teologiche si aggiungevano anche quelle politiche, mascherate
da formule teologiche. E‟ il caso del movimento dei Lollardi

Jhon Wycliffe ( 1320- 1384)

Inglese, nel 1374, in qualità di Dottore in Teologia, Wycliffe si trovò a discutere di


certi rapporti tra il re Edoardo III e il Papa Gregorio XI°. La diatriba portò alla
sospensione dell‟invio di denaro inglese, come sussidio, alla Chiesa di Roma e questo
comportò la chiamata a Londra, da parte dell‟arcivescovo, di Wycliffe, per
giustificare tale scelta. Egli dette la sua risposta che, ribadì poi, in due sue opere: De
civile dominio e De dominio divino. In definitiva, Wycliffe sposò le tesi di Marsilio
da Padova, vale a dire: la Chiesa, quella vera, è solo spirituale e invisibile,
conseguentemente, la versione terrena della stessa deve essere evangelicamente
povera e sottomessa allo Stato. La Vera Chiesa poteva essere rappresentata solo dai
predestinati alla Salvezza, i soli degni di celebrare l‟Eucarestia. Negò, inoltre, che
nell‟Eucarestia ci fosse realmente il corpo e il sangue di Gesù Cristo
(Transustanziazione). Spinto da tale convinzione fondò il movimento dei Poveri
Predicatori, chiamati Lollardi. Tale movimento, per l‟opera di Jan Hus, ceco, si
estese anche nell‟est europa apportando varianti ai concetti eretici di Wycliffe.
Quest‟ultimo fu condannato come eretico dopo alcuni anni dalla sua morte: il corpo
riesumato venne bruciato e le ceneri sparse.

I secoli a venire cioè il XIV°. Il XV° e il XVI° secolo, videro la lotta tra la Chiesa di
Roma, l‟ortodossia cristiana, contro altri aspetti eretici quali la, presunta o meno,
Stregoneria, che portò al rogo tante donne, tra cui Giovanna d’Arco (1412-1431)
che nel 1920 venne proclamata Santa dal papa Benedetto XV; il Savonarola (1452-
1498) fu un‟altra vittima di calunnie e del rogo; le correnti, poi, Cabalistiche
aggiunsero altri elementi di distrazione dall‟ortodossia cattolica, pretendendo di
raggiungere le verità attraverso l‟armonia dei numeri o una certa sapienza, come il
conoscere, per esempio, i “72 nomi divini” di Dio. A ricchezza di contenuti,

43
insomma, le eresie non difettarono di certo in fantasia speculativa; aiutate anche da
comportamenti poco cristiani di personaggi appartenenti alle gerarchie; dagli abusi
nelle nomine e nei privilegi da parte della curia romana. Abusi e privilegi furono gli
elementi scatenanti delle future divisioni e scismi in seno alla Chiesa di Roma e
quindi universale: nel secolo XVI° veniva aperta la strada della grande divisione che
portò al

Protestantesimo luterano
Era il 31 ottobre del 1517 quando il monaco agostiniano Martin Lutero, tedesco,
inchiodò sul portone d‟ingresso della chiesa di Wittemberg le sue 95 tesi che
giustificavano la rottura e la separazione del pensiero luterano dalla Chiesa di Roma.
La causa scatenante della protesta va vista, essenzialmente, nell‟accusa rivolta alla
Chiesa romana sull‟uso e abuso inveterato nel dare, oltre alle cariche onorifiche,
come il cardinalato - che poteva essere dato anche ad adolescenti figli di personaggi
in vista di allora per trarne reciproci benefici - anche i benefici di salvezza, le
indulgenze, previo pagamento; la rilassatezza dei costumi all‟interno della gerarchia
ecclesiale fu un‟altra causa per giustificare, poi, le reali divergenze sostanziali che
Lutero espose nelle sue tesi. A queste premesse comportamentali non condivise
dall‟austero monaco, si aggiungevano le modalità in uso fino ad allora sulle
metodiche di evangelizzazione: le chiese protestanti o evangeliche sorsero nel XVI
secolo in seguito alla predicazione di Martin Lutero, profondo conoscitore della
Bibbia, coerentemente con il fatto che egli rivendicava la necessità per la chiesa
cristiana del tempo di riformarsi seguendo la Scrittura, tornando cioè alla Chiesa
apostolica. Quella delle origini. Egli ed i suoi seguaci si dissero "evangelici" per
esprimere questa volontà di ritorno alla purezza del Vangelo. Furono detti
"protestanti" perché rivendicavano davanti all'Imperatore – arbitro, in Germania,
degli equilibri politici con il papato - il diritto di predicare liberamente la parola di
Dio. La Chiesa di Roma condannò con fermezza, al Concilio di Trento le tesi del
movimento protestante.

La Bibbia stessa divenne, così, motivo di divergenza: Martin Lutero contestò il fatto
che fosse disponibile solo in lingua latina, rendendo difficile alle masse di credenti,
sparse in europa, di leggerla nella loro lingua, poiché, sostenne, la Bibbia tutti hanno
diritto di leggerla, senza che sia la Chiesa a determinarne la comprensione, basta
l‟aiuto dello Spirito Santo. Egli stesso tradusse, quindi, la Bibbia in lingua tedesca e
ne diffuse le copie in tutto il territorio tedesco. Teologicamente, la diatriba con Roma
si fece più acuta quando sostenne che la salvezza del cristiano è grazie alla sua fede;
le opere non possono salvare nessuno, poiché è solo per la grazia di Cristo, morto e
risorto, che l‟individuo di fede può essere salvato. Si riaffacciava la tesi di Speroni
Ugo!

Lo scontro, che coinvolse anche il quadro politico in Europa, portò la Chiesa di Roma
ad interrogarsi e lo fece nel lungo Concilio di Trento che vide l‟alternarsi di ben

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4 papi. Alla riforma protestante si aggiunse, al termine del Concilio, la controriforma
di Roma, che fu realmente salutare per la Chiesa di Cristo, poiché molte cose vennero
riviste, specialmente laddove Lutero aveva ravvisato elementi di scandalo. Dal
punto di vista Teologico invece, la Chiesa ribadì la sua posizione, quella di
sempre: la salvezza è si frutto della grazia di Dio, mediante Gesù Cristo, ma ha
bisogno anche delle opere oltre che della fede, ribadendo che rimane alla Chiesa, e
ai suoi pastori, il compito magistrale di insegnare la Bibbia, poiché non può essere
lasciata alla libera interpretazione individuale. Da questa tragica divisione si ebbero
conseguenze di grande portata in Europa.

La separazione di una parte dei fedeli tedeschi aprì la porta ad ulteriori divisione – lo
scandalo più grande all’interno della fede cristiana – dal protestantesimo nacquero
le chiese degli Anabattisti, degli Anglicani e degli Avventisti, dei Calvinisti, dei
Metodisti, dei Battisti e dei Pentecostali, dei Quaccheri e dei Valdesi. Insomma
tutta una serie di Chiese cosiddette riformate. Ma non solo: all‟interno di queste
divisioni sorsero, con il tempo, altri ulteriori spezzatini religiosi, come i Testimoni di
Geova di radice protestante.

Abbiamo visto in quest‟ultimo aspetto storico come le divergenze religiose sorsero e


ruotarono attorno a temi di antica data. Certo, si aggiunsero altri elementi, come la
povertà o il matrimonio dei prelati, ma all‟apparenza non furono che pretesti per
imporre le reali contraddizioni di natura puramente teologica. E questo fenomeno non
cessò mai. Probabilmente non terminerà se non con la conclusione escatologica del
messaggio di Cristo. In attesa, dobbiamo difenderci per difendere quei valori senza
dei quali il mondo sarebbe realmente povero e realmente materialista.

Martin Lutero (1483-1546)

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L’ATTUALITA’ – seconda parte
Una conseguenza del futuro “spezzatino religioso” scaturito dal Protestantesimo è il
Movimento dei Testimoni di Geova (TdG)

Quando è nato il Movimento dei geovisti?

Fu Charles Taze Russell a fondare, nel 1870, la religione dei


TdG. Egli fu, dapprima, un Calvinista, poi, in seguito ad
insoddisfazioni personali divenne Avventista, mettendosi a
predicare la prossima venuta di Cristo. Mosso da una
vocazione pastorale – non giudichiamo se vera o presunta – si
mise ad insegnare la Bibbia senza alcuna preparazione
teologica: non conosceva né il latino né il greco, figuriamoci
l‟ebraico. La sua prima organizzazione fu nota come il
Circolo degli Studenti biblici . Dopo la sua morte vennero
chiamati “Testimoni di Geova”.

Russell scrisse 6 volumi intitolati “ Studi Scritturistici” nei quali si trovano


moltissimi errori dottrinali dovuti ad una libera interpretazione della Parola di Dio.
Nel 1879 fonda la Rivista de “La Torre di Guardia” che viene addirittura indicato
come “… strumento di salvezza superiore alla Bibbia..” vedi Torre di Guardia
del 15 settembre 1910, pag 4685; i capi geovisti arrivarono persino a dire che la
Bibbia “…contiene degli errori.” Vedi Torre di Guardia del 1 aprile 1920, pag
103 e Torre di Guardia del 15 aprile 1920, pag 126. Una convinzione tuttora
valida, leggiamo, infatti, in Torre di Guardia del 1976 a pag 164 come la rivista
viene definita: “ Il canale impiegato da Dio per dispensare la Verità…”

Nel 1884 fondo una società per azioni - sostituendone una precedente - la Watch
Tower Bible & Tract society of Pensylvania del quale fu il maggior azionista.

Alla morte di Russell divenne presidente Rutheford che, convinto del ritorno dei
patriarchi biblici sulla terra, fece costruire una villa per ospitare gli stessi risorti in
seguito alla profezia (fatta da egli stesso) dell‟imminente fine del mondo. Nessun
Patriarca risuscitò e la villa, del valore astronomico di 75.000 dollari, divenne
l‟abitazione del presidente fino alla sua morte avvenuta nel 1942.

Il Movimento dei TdG può essere definito come il Movimento delle contraddizioni.
Tanto per fare un esempio: Russell invitava a festeggiare il Natale ( regalava dollari
d‟oro il giorno di Natale ) e ad onorare la croce quale strumento di salvezza – vedi in
Appendice; Rutheford, negli anni ‟30, invece, proibì il Natale, la Pasqua e invitò a
rifiutare la croce quale strumento di salvezza. Ma gli errori dottrinali saranno ben altri
e peggiori.

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Il terzo presidente fu Knorr: ribadì la necessità di non collaborare con nessuna forma
di Stato. poiché sono manifestazioni di Satana – convinzione rimasta tuttora, anche se
da parte dei TdG è partita la richiesta allo Stato italiano di godere dell‟8 per mille; nel
1945, inoltre, comunicò ai suoi seguaci che, in seguito ad una “rivelazione”, le
trasfusioni di sangue erano da ritenersi contro Dio; impose il celibato in attesa “…che
una pace durevole pervaderà la terra”, vedi R. Franz, Crisi di Coscienza, pag 31,
34 e 35. Per non essere da meno dei suoi predecessori, Knorr profetizzò, nel 1969, la
fine del mondo per “…i primi di autunno del 1975…”, come riportato nel libro
“Vita eterna nella Libertà dei Figli di Dio” pag 29-30. Non ci fu, ovviamente
nessuna fine.

Anche il quarto presidente, tale Fred Franz, volendo non essere da meno di Knorr,
profetizzò che la fine del mondo sarebbe avvenuta quando sarà morta la generazione
che nel 1914 aveva l‟uso della ragione, quindi è “…altamente improbabile…” che
si arrivi all‟anno 2000. Vedi Torre di Guardia del 15 ottobre 1981, pag 31

Perché il 1914? Perché questa data, per i TdG, segnò “…l’inizio in cielo del regno
di Dio retto dal Re Cristo” Vedi “ Dal Paradiso perduto al Paradiso
riconquistato del 1959, pag 173, par. 27. Un Regno che solo i TdG hanno potuto
vedere, perché… invisibile!

Questa attesa, tipicamente millenaristica, della fine del mondo spinse e spinge i TdG
a bussare in tutte le case per comunicare che la settima o l‟ottava fine del mondo è
vicina…

Per comprendere come i TdG siano “fuori strada” sarebbe sufficiente pensare a tutte
le profezie errate: “Il vero profeta” - come ci ricorda la Bibbia in Deuteronomio
18,20-22 - è colui che parla per bocca di Dio e quindi ciò che profetizza si avvera.
Ma queste riflessioni non scalfiscono la fede dei TdG, perché convinti che la loro
Bibbia “lo dice!!”

Ma parliamo degli errori teologici e conseguentemente dottrinali, che sono ben


peggiori di qualche profezia non avveratasi.

Cominciamo col sottolineare la necessità che, quando veniamo fermati da essi, o


visitati nelle nostre case, dobbiamo, al momento che enfatizzano che “…è la Bibbia
che lo dice..”, chiedere: “Ma quale Bibbia?”

Vediamo le principali differenze esistenti tra la Bibbia Cattolica e quella dei


TdG. In questa premessa, ovviamente, è insita La FALSITA’ DELLE
AFFERMAZIONI che escono dalla loro bocca quando sostengono che “ la loro
Bibbia è uguale a quella cattolica”.

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Ecco le ragioni del perché la loro Bibbia non è uguale alla Bibbia Cattolica:

1) La loro Bibbia non è uguale alla nostra perché hanno escluso dalla loro i
Libri Deuterocanonici del Vecchio Testamento: secondo la loro
giustificazione essi, i libri esclusi, non sono ispirati da Dio. Si tratta del
Libro di Tobia, Giuditta, il Primo e il Secondo libro dei Maccabei, della
Sapienza e di Siracide. Per contestare questa affermazione sarebbe sufficiente
pensare che sono stati trovati nelle grotte di Qumran lacerti di scritti in lingua
aramaica ed ebraica che si rifanno al Libro di Tobia. Tenendo conto della
traduzione operata da San Girolamo, egli si rifece a testi, ormai perduti, che
basavano i loro contenuti su testi più antichi tra cui i libri esclusi.
2) La loro Bibbia non è uguale alla nostra per la disinvoltura che hanno avuto
nell‟ ADATTARE LA BIBBIA STESSA AI LORO PUNTI DI VISTA!!!

Vediamo i principali adattamenti che hanno portato a modificare la Parola di


Dio, facendo dire, o meglio “scrivere” agli evangelisti, e agli autori delle lettere
contenute nel Nuovo testamento, ciò che costoro non hanno mai inteso di
scrivere!!! Le modifiche apportate sono visibili anche in un libro edito da loro in
lingua inglese “La traduzione interlineare delle sacre scritture”; fu ritirato dagli
stessi TdG, quando realizzarono che le modifiche apportate da loro alla
traduzione fatta dai biblisti Westcott e Hort, dal greco all’inglese, essendo troppo
evidenti, depositavano a loro sfavore – vedi Appendice da pag 95 -

Cominciamo dai Vangeli

In questa comparazione tra le due Bibbie, quella cattolica e quella geovista, abbiamo
inserito anche il testo in lingua greca, trascritto con i caratteri latini per essere
leggibile. Questa decisione vale solo per chi, conoscendo un po‟ di greco, possa
verificarne le traduzioni e confrontarle; chi non conosce il greco vale la traduzione
tradizionale che compare su tutte le Bibbie, ad eccezione di quella geovista, come
vedremo.

1 –MT 2, 2” e..
2 - MT 2,11 e…
3 –MT 4,9
Il verbo Greco “Prosxen…” riferito a Cristo viene tradotto dai TdG con “rendere
omaggio”, ma lo stesso verbo riferito a Satana, lo traducono correttamente con
“adorerai”. Perché due pesi e due misure? Per sminuire la figura di Cristo, facendolo
apparire una creatura e non Dio fatto uomo!
4 –MT 26,26
Il verbo “essere”, in greco “Eimì” , riferito alle parole di Gesù si traduce con
“…questo è il mio corpo… questo è il mio sangue….”, mentre viene tradotto da TdG
con “questo significa il mio corpo… questo significa il mio sangue”. Perché questa
errata traduzione? Per negare la presenza reale di Gesù Cristo nell‟Eucarestia –
Transustanziazione- Come, abbiamo visto, avvenire nelle eresie del passato.
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5 –MC 1,4
Nel testo Greco originale è scritto: “… Baptisma metanoìas…” ossia, un
“…Battesimo di conversione…”; la Bibbia dei TdG riporta invece: “…battesimo
(quale simbolo) di pentimento…”. Le parole “quale simbolo” non esistono nel testo
lasciatoci da Marco. E‟ chiaramente una libera aggiunta dei TdG e che, quindi, non
corrisponde al pensiero dell‟evangelista! C‟è di più: nella prima versione della Bibbia
geovista, quella del 1967, nella prefazione era chiaramente indicato come certe note
invece di essere poste a piè pagina, erano inserite nel testo; questa indicazione, nella
Bibbia degli anni ‟80, è sparita; si lascia così credere al lettore geovista che quelle
note sono Parola di Dio.

Ma andiamo avanti.

6– MC 15,34
Gesù chiama il Padre non Geova ma “Dio”, per cui ci si chiede: “ ma con quale
criterio è stato inserito il nome di Geova al posto della parola Dio “Theo” in greco o
di Signore “Kirios” sempre in greco? I TdG stessi scrissero: “…è vero che nessun
manoscritto greco del “Nuovo Testamento” pervenutoci contiene il nome
personale di Dio. “ Vedi Torre di Guardia del 1 marzo 1991, pag 28. Il nome
Geova quindi, che è stato inserito dai TdG per poter affermare e dimostrare che “è la
Bibbia a dirci quale è il nome di Dio da santificare, pronunciando il quale è
possibile ottenere la salvezza” . Ma noi, ora, sappiamo che il nome Geova NON E‟
MAI RIPORTATO NEL NUOVO TESTAMENTO. Anche perché furono gli
evangelisti a scrivere il nome di Dio usando Theos o Kirios, basandosi sulla
traduzione in greco fatta “dai Settanta” - III° sec. a.C.- traduzione fatta per gli ebrei
della diaspora che non conoscevano più la loro lingua madre. Altro che il nome di
Geova è riportato 236 volte nel N. T! Come sostengono loro. Inoltre, la pronuncia
esatta non sarebbe nemmeno Geova ma Jahvhè; tant‟è che quando recitiamo “Lode a
Dio” ossia, “Lode all‟Eterno ”, diciamo “Allelu – Ja”
7– LC 2,30
Luca ha scritto: “ …otì eidon oi oftalmoi mou tò sotèriòs…” tradotto letteralmente:
“… i miei occhi hanno visto la tua salvezza…” e non come rende la versione geovista
“…perché i miei occhi han visto il tuo mezzo di salvezza…”. La frase “..il tuo mezzo
di…” Luca non l‟ha scritta! E‟ un‟altra aggiunta dei TdG per sminuire la figura di
Cristo, quale Dio promotore della Salvezza, considerandolo solo un tramite, un
mezzo.
8– GV 1, 1
L‟evangelista ha scritto: “… kaì Theos en o Logos…” ossia “ ..e Dio era il Verbo”
ma non “ il Verbo era un dio” come scrivono i TdG. All‟inizio abbiamo affermato
come il Movimento dei TdG possa considerarsi un Movimento di contraddizioni,
ricordate? Ebbene, riferendoci a questo passo del Vangelo di Giovanni, abbiamo
un‟ulteriore prova a favore di questa affermazione; possiamo constatare con quale
disinvoltura i geovisti adattino la Parola di Dio al loro punto di vista che, tralaltro,
sembra cambiare spesso. Infatti la Bibbia dei T.d.G. del 1967 traduce esattamente il
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greco: “il Verbo era dio” , anche se Dio è scritto in minuscolo: probabilmente
stavano maturando la loro personale convinzione che Cristo non poteva essere Dio.
Negli anni ‟80, convintisi che Cristo non fosse Dio, modificarono la traduzione e
nella loro nuova Bibbia, l‟incipit giovanneo fu reso con “…era un dio”. La
domanda: Perché dal 1967 fino agli anni ’80 il “Verbo era dio” e poi è diventato
“un dio”? Non è questa un‟altra prova di come i TdG cambiano disinvoltamente la
Parola di Dio? Non è questa un‟ulteriore prova di come quelle antiche eresie
continuino ancora oggi? Non è questa una robusta prova che la Bibbia geovista NON
è uguale a quella cattolica? Ma continuiamo:
9 – GV 8, 58
Giovanni ha scritto: “… prin Abraam genesthai ego eimì…” tradotto letteralmente
abbiamo: “…prima che Abramo fosse Io sono…” e non “…prima che Abramo
venisse all‟esistenza io sono stato…” o “ io ero ”. Un‟altra prova di come il verbo
“essere” assuma versioni diverse in funzione di ciò che i TdG vogliono far intendere
ai loro adepti: “Eimì” è la prima persona del verbo essere al presente: “sono”, tant‟è
che anche i TdG stessi in GV 6,36 traducono “Ego eimì o artos tes Zoes..” con “ Io
sono il pane della vita…” Domanda: perché “eimì” viene tradotto così
disinvoltamente? E‟ la ragione di prima: adattare la Bibbia al proprio punto di vista,
che per quanta riguarda la figura di Cristo deve passare il convincimento che Cristo
NON è Dio, e quindi non è sempiterno, ma creato dopo! Infatti, per i TdG Cristo non
è stato “generato”, ma creato in seguito: la prima creatura ad essere stata creata. In
piena contraddizione con il nostro “metro di misura”, che recita “…non creato,
ma generato della stessa sostanza del Padre…”
Anzi, per dirla tutta, se leggiamo a pag 43 della loro pubblicazione “La Verità vi
farà liberi” troveremo scritto: “…La sua prima creatura fu dunque l’unigenito
figliolo di Dio” e alle pag 313-314 del libro “ Sia fatta la tua volontà” troveremo
scritto anche il nome di questo unigenito: “ …Il nome del Figlio di Dio in cielo era
Michele”. Ecco scoperto un altro arcano: per i TdG Cristo è, in realtà, l’arcangelo
Michele!!! Inoltre, la cosa più straordinaria è che per i TdG non esiste alcuna
differenza tra Cristo-Michele e Lucifero, perché ambedue sono Figli di Dio; le
prime due creature create da Dio: alla prima i TdG trovano giusto “ rendere
omaggio” mentre alla seconda trovano più giusto “adorerai” – Vedi il primo
punto.
10 – GV 10,38
E‟ scritto: “…oti en emoì o patrès kagò en to patrì.” Ossia: “ che il Padre è in me e
io nel Padre.” e non “…che il Padre è unito a me e io sono unito al Padre” Lo stesso
dicasi per GV 14,10 : “…oti egò en to patrì kai o patrès en emoi estin;” ossia,
letteralmente: “…che io nel Padre e il Padre in me è;” C‟è una bella differenza
teologica. Ma questa variazione geovista ha la sua radice, antica, nel mondo
dell‟eresia: quella di negare la Trinità!!
11 – GV 12, 32
Giovanni ha scritto: “…Kagè ean ipsoto ek tes ghes, lantas eluso pros emauton”
ossia: “ Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” e non, come riportato dai
TdG, “ E io, se sarò innalzato dalla terra attirerò a me uomini di ogni sorta”; la
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particella dubitativa “se” non esiste, anche perché Cristo aveva la certezza della sua
missione, e, quindi, non avrebbe mai usato una siffatta espressione; inoltre, la frase
“di ogni sorta” non c‟è nel testo lasciatoci da Giovanni in lingua greca, ma c‟è
“pantas” ossia “tutti” o “la totalità”, se si vuole, che è la stessa cosa.
12 – AT 3, 15
E‟ scritto: “ …ton dè archegòn tes Zoes…” ossia “ …l‟autore della vita…”. La
radice della parola “autore” in greco è “Arch…” che viene usata anche nella lingua
italiana in Architetto, colui che costruisce. Ma non si puo‟ tradurre, come fanno i
geovisti, con “… il principale Agente della vita…” semplicemente perché nel testo
greco lasciatoci dal redattore degli Atti, l‟evangelista Luca, non è ne riportato ne
l‟aggettivo qualificativo “principale” ne il sostantivo “Agente”.
13 – AT 5, 3
E‟ scritto: ” Anania, dià tìeplerosèn o satanàs ten kardiàn sou pseusastaì de tò
pneuma to aghiou kai …” ossia: “…Anania, perché mai satana si è così
impossessato del tuo cuore e hai mentito allo Spirito Santo e…” ma non certamente è
valida la versione del TdG che così riporta: “… Satana ti ha imbaldanzito da fare il
falso allo spirito santo…” Dove è finita la parola “ Kardian sou” “del tuo cuore”? E
che significa “da fare il falso”? E‟ un goffo tentativo per sminuire la dignità dello
Spirito Santo per non considerarlo come Persona della Trinità.
14 – 2COR 13, 13 (14)
E‟ scritto: “ E karis tou Kirìos Iesou Kristou kai e agapè tou Theu kai koinonìa
tou aghiou pneumatos metà panton umon” Ossia: “ La grazia del Signore Gesù
Cristo, l‟amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”;
la versione geovista invece rende la frase con : “ L‟immeritata benignità del Signore
Gesù Cristo e l‟amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti
voi” Chissà perché “tou” che si traduce con “del, della, dello, dei…” quando tocca
allo Spirito Santo si trasforma in “nello” Anche questa variazione non scritta
dall‟autore degli atti degli apostoli, ma introdotta dai TdG, ha una sua ragione di
essere: negando la Trinità si nega che lo Spirito Santo abbia pari dignità con Dio-
Padre e con Dio-Figlio. Per i TdG lo Spirito Santo è “una forza attiva”. Che cosa
significa esattamente non si sa: sembrerebbe che lo Spirito Santo, per i TdG, sia
paragonabile ad una Batteria inesauribile che partecipa al piano di Salvezza fornendo
energia al sistema.
Potremmo continuare a lungo a parlare delle macroscopiche incongruenze che
animano il credo geovista, aggiungiamo, in ultima analisi, la più significativa delle
osservazioni:

La cosa più straordinaria prodotta dai TdG è una pubblicazione in lingua inglese dal
titolo “La Traduzione interlineare delle Sacre Scritture”, come già accennato, un
opera riguardante il Nuovo Testamento. Leggiamo cosa scrisse a proposito il Corpo
Direttivo di questa opera: “ Nell’anno 1969, alle Assemblee Internazionali dei
TdG, fu presentata al pubblico “La Traduzione Interlineare del regno delle
Sacre Scritture Greche” ( in lingua inglese - n.d.r. ) “ Il testo greco che viene usato
è quello preparato e pubblicato da Westcott e Horst (due esperti e abili biblisti
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protestanti - n.d.r.) nel 1881… La traduzione viene presentata in questo modo:
”…Sotto quel testo (greco) è stampata la Traduzione letterale (in inglese) parola
per parola… Nella colonna a destra, su ciascuna pagina, è presentata la
“Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture” (ossia la Bibbia geovista -
n.d.r.)… “ …Ciò che noi come studenti dovremmo volere è quello che dice il testo
greco originale. Solo avendo questo basilare significato possiamo determinare se
la Traduzione del nuovo mondo o qualsiasi altra traduzione della Bibbia è giusta
o no” – Vedi Torre di Guardia del 1 giugno 1970, pag 340. Nonostante il giusto
riferimento che una traduzione debba essere coerente e fedele al testo originale greco,
l‟arroganza e la presunzione dei TdG hanno avuto la meglio: la Bibbia fu adattata ai
loro punti di vista! Nonostante, quindi, le ultime e giuste raccomandazioni, in questa
opera così decantata, grazie a questa opera, sono chiaramente visibili le modifiche
apportate! Questa traduzione modificata ha poi prodotto le versioni distribuite in
tutte le lingue del mondo, spargendo, così, i semi eretici geovisti ovunque. Quando il
Corpo Direttivo si rese conto che stampare un opera del genere equivalse a “darsi una
mazzata gratuita sui piedi”, perché svelava gli inghippi, la tolsero dalla circolazione e
la nascosero ai propri adepti. Infatti, i TdG che circolano per le strade non conoscono
tale opera. Ma il bello è che se ne parliamo non ci credono, anche se, facendogliela
vedere, per mezzo di fotocopie dell‟originale, mettendoli davanti ad una prova
concreta, le loro reazioni assumono caratteri diversi: passano all‟accusare
l‟interlocutore di essere un apostata; si arrampicano sugli specchi invocando che
bisogna vedere il contesto ecc. Sono stati resi incapaci di fare una analisi critica,
in definitiva, educati a respingere ogni cosa, e a giustificare queste riflessioni come
“attacchi alla loro religione da parte di apostati”.

Quello dei TdG è uno sforzo, in conclusione, costruito anche male, mirato a negare
l’Eucarestia;, a negare la divinità di Gesù-DIO; a negare la Trinità; a negare
l’immortalità dell’anima, e dare una visione personalissima del Piano della
Salvezza… Uno sforzo che rispetto alle eresie della storia, come abbiamo potuto
leggere non inventa nulla di nuovo; è una riproposizione in chiave moderna di ciò che
è avvenuto nei secoli passati.

Con questa analisi, ora siamo in grado di rispondere ai TdG, quando


asseriscono che la loro Bibbia è uguale alla nostra. E’ simile ma non uguale!

Analizziamo, ora, altri aspetti dei TdG, questa volta, comportamentali: se si evidenzia
che è normale per una religione insegnare ad amare, per essi le cose non stanno così.
In Torre di Guardia del 15 marzo 1953 leggiamo frase scritte nei confronti di
coloro che escono dal loro movimento perché ravvedutisi degli inganni:
“… devono essere oggetto di odio… di odio puro. O Geova, non mostrare
misericordia! Distruggili nella tua ira e non siano più.”
Senza contare come l‟odio, e le stragi, auspicate in un prossimo futuro, sono
contemplate nella loro dottrina. Infatti ecco una loro interpretazione del giudizio
finale: “…Gesù Cristo ( alias Arcangelo Michele) riporterà vittoria su tutti i
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nemici terreni di Geova e del suo popolo uccidendo tutti quei nemici…” Torre di
Guardia del 1 novembre 1980 a pag 26;
“Dovranno essere raggianti di gioia ( i superstiti, tutti T.d.G. – n.d.r. )” . Infatti così
è scritto su Torre di Guardia del 1 febbraio 1985 pag 3.
Questa visione ha da sempre accompagnato “ l‟amore fraterno” dei TdG nei
confronti dell‟umanità, tanto che l’Annuario TdG del 1934 citato da Annuario TdG
del 1975, pag 11, ha enfatizzato come i capi geovisti, davanti a 7.000 fratelli riuniti a
Berlino, dichiararono che gli ideali del Nazismo erano identici a quelli della S.p.a. La
Torre di Guardia.
L‟odio verso chiunque non fosse TdG è ricorrentemente consigliato. In Torre di
Guardia del 1 ottobre del 1952, pag 596-604 si legge: “..Noi dobbiamo odiare nel
senso più vero, il che vuol dire guardare con estrema ed attiva avversione,
considerare come qualcosa di ripugnante e di sporco, detestare… Noi non
possiamo amare quei detestabili nemici adatti solo per la distruzione… Noi
preghiamo intensamente per il loro danno e per la loro distruzione… Come
disprezziamo gli operatori di iniquità… O Geova, Eterno degli eserciti, non
mostrare misericordia. Distruggili nella tua ira e non siano più.”

Un‟ ultima cosa, dedicata a tutti quei poveri individui T.d.G. morti perché a loro fu
negata una emotrasfusione. La copertina del 22 maggio 1994 di “Svegliatevi”, l‟altra
rivista del movimento, è piena delle ventisei foto di giovani vittime di questa
proibizione e ricordate con il titolo “Giovani che hanno scelto Geova”. Ebbene, Le
trasfusioni di prodotti derivati dal sangue, come gli emoderivati, i plasmaderivati, le
gammaglobuline, i sieri ecc. erano da loro proibite fino agli anni ‟70 e poi… poi “ il
Dio dei T.d.G. ”, avendo deciso diversamente, fece si che queste emotrasfusione
fossero autorizzate liberalmente. E i ventisei della copertina ? I TdG a coloro “ che
hanno scelto Geova “ è stato promesso, che saranno resuscitati!!!

Per tutti gli altri aspetti tristi e drammatici che ruotano attorno al movimento
consigliamo di leggere il libro di Caterina Boschetti “Il Libro nero delle sette in
Italia”

Riflessioni finali
Quando Adamo ed Eva vennero cacciati dal Paradiso terrestre furono condannati a
guadagnarsi il pane da vivere con “il sudore della fronte”… beh, anche lo sforzo di
districarsi dalle spinte eretiche o ingannatrici, come quelle offerte dai TdG, vuole
impegno. Non è sufficiente dire “non mi interessa, sono cristiano cattolico”;
occorre capire il perché non ci interessa. Questo atteggiamento ci difenderà da
eventuali pressioni più articolate. Non occorre, inoltre, studiare il greco o l‟ebraico
- interessante sarebbe se qualcuno lo facesse per cultura personale - occorre solo
INFORMARSI, sapendo che la nostra Bibbia non entra mai in contraddizione con
quello che gli autori storici del Libro hanno scritto; che è coerente in tutto e per tutto
e non contiene contraddizioni formali e sostanziali come quella dei TdG.

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Occorre, inoltre, avere piena fiducia nel Magistero della Chiesa: l’insegnamento e la
trasmissione della conoscenza della Parola di Dio. Solo così facendo, tenendo
bene a mente il nostro “metro di misura”, sarà difficile essere ingannati.
Ascoltiamo pure tutto quello che vogliamo, ma sappiamolo analizzare alla luce della
Parola di Dio.

Se si vuole conoscere il Movimento a fondo leggete il libro scritto da R. Franz, Crisi


di Coscienza, un geovista che ha lasciato il movimento dopo 40 anni di attivismo e
dopo aver scoperto, negli archivi della casa madre gli errori dottrinali e le
contraddizioni che, accumulatesi nei decenni e nascosti ai più, non sono divenuti altro
che inganni.

La sede centrale organizzativa della comunità geovista, a New York City

Per quanto riguarda la Storia del pensiero eretico o pensiero allontanatosi dalle
fondamentali verità dottrinali rivelate da Cristo e dai suoi apostoli, crediamo sia non
utile soffermarci sulle grandi religioni monoteiste, perché essendo così radicalizzate
e cementate nel costume, nella fede di nazioni intere, non possono essere trattate alla

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stregua di una corrente, come quella gnostica, per esempio. Ma, nulla impedisce di
vedere, per esempio, nell‟ambito dell’Islamismo, come viene vista la figura di
Cristo Gesù e quindi avere bene in mente la sostanziale differenza tra la nostra fede
e la fede islamica, in riferimento al concetto di Salvezza. Ognuno trarrà poi le proprie
personali conclusioni.

Gesù nell’Islamismo

Nel Corano, Gesù è visto come il Messia nato da Maria, per volontà divina, con lo
scopo di rivelare agli uomini la Verità attraverso il suo Vangelo. Fin qui nulla da
eccepire. Ma, leggendo oltre, si ha il quadro completo e si conosce, per così dire, il
posto di spettanza a Cristo nella storia della Salvezza vista dall‟Islam: egli è un
profeta che viene dopo Maometto, anzi: nella sua predicazione Cristo ne avrebbe
predetto la venuta ( intesa Paraclito, Spirito Santo). Cristo nel Corano merita tutto il
rispetto dovuto ( ma non si capisce, poi, perché i cristiani rimangono “gli infedeli” se
sono discepoli di un profeta che ha rivelato loro la Verità e che merita rispetto); gli si
attribuiscono tutti i miracoli che ha compiuto. Profeta ma non Dio: l‟Islam nega la
divinità di Cristo e la Trinità; l‟Islam nega che sia morto in croce e risorto, anzi,
misteriosamente salvato da Dio, tornerà sulla terra alla fine del mondo per
sconfessare coloro che lo hanno divinizzato. Insomma, al pari di tante correnti
eretiche del passato, l‟Islam nega che Cristo, oltre che vero uomo, sia anche vero Dio.
Gesù è quindi solo un profeta a cui è negata qualsiasi pretesa redentrice, quella che
sta al centro del Nuovo Testamento, il quale, ovviamente è carta straccia. Inoltre, per
l‟Islam, gli uomini non necessitano di salvezza e quindi di un redentore; tutti sono
responsabili dei propri peccati e nessuno potrà salvarsi attraverso un sacrificio, come
quello di Cristo: una inutile morte, un inutile sacrificio.

Collateralmente, ci pare interessante, chiarire il concetto islamico di “Guerra santa”.


Tale termine viene comunemente tradotto in Jihad che, in realtà, significa,
letteralmente “ sforzo”, ossia quell‟impegno che occorre intraprendere per percorrere
la “via di Dio”, attraverso la “lotta agli infedeli”. Ma la cosa più curiosa è che tale
lotta non è contro le religioni monoteistiche, quelle fedeli al patto, ossia le religioni
che esaltano la parola di Dio Altissimo, quindi Cristianesimo ed Ebraismo.
Nell‟esperienza quotidiana, invece, apprendiamo dai TG, le cose non stanno così: la
presunta e decantata guerra santa (stragi indiscriminate) sembra essere portata
indistintamente contro tutti, contro anche gli stessi mussulmani, cosa, peraltro
condannata dal Corano; contro la nazione ebrea - ricordate i pronunciamenti di
Ahmadinejiad, presidente iraniano, e i suoi auspici di cancellare dalla faccia della
terra Israele? - contro i cristiani e tutto nella più assoluta indifferenza dei cosiddetti
mussulmani moderati, i quali tacciono. Tutto questo è una deriva, degenerata nella
politica, dell‟Islam? O cos‟altro? In pratica, cosa è il rispetto della vita per il
mussulmano?

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Il Buddhismo
Al pari del Cristianesimo e dell'Islam, il Buddhismo, nato come una grande "eresia"
del Brahmanesimo, si è sviluppato come dottrina universale del riscatto dal dolore e
della salvezza, tra il sec. VI a.C. e l'VII d.C. Oggi è praticamente la quarta comunità
religiosa mondiale, dopo Cristianesimo, Islam e Induismo, e conta almeno dai 3 ai
400 milioni di seguaci. Anche se non possiamo assolutamente definire “eretica”
questa corrente di pensiero, per il semplice fatto che essa è lontano da noi per cultura,
per quell‟insieme, di radici storico-culturali che non ci appartengono; non possiamo
escludere, però, che, un cristiano, abbracciando in toto la visione buddista della vita,
inevitabilmente, possa dimenticare il senso del Piano della Salvezza. Questo vale per
l‟induismo come per lo Zen.

Cosa è il Buddhismo? E‟ la Via della Salvezza, dell’illuminazione, trovata da


Siddarta Gothama nel VI° secolo a.C. dopo essersi ritirato in meditazione nella
foresta; ricevette l‟illuminazione al culmine del suo percorso ascetico. Egli suddivise
la conoscenza dei misteri dell‟esistenza in quattro verità fondamentali:

1. La realtà dell'esistenza personale e del mondo esteriore è dolore, basato


su condizioni immutabili: nascita, malattia, morte, mancanza di ciò che si
desidera, unione con ciò che dispiace, separazione da ciò che si ama;
2. L'origine del dolore è il desiderio di esistere, il bisogno del piacere e anche
il suo rifiuto;
3. E’ il dolore che crea il ciclo delle rinascite, e per estinguerlo
definitivamente occorre arrivare allo stato di Nirvana ( fondamentale è
eliminare il desiderio dalla propria esistenza);
4. La via che conduce all'arresto del dolore è il Dharma (cioè l'Ottuplice
Sentiero).

L'Ottuplice Sentiero

Sul piano pratico il buddista, per arrivare all'eliminazione dei desideri, deve seguire le
otto vie fondamentali del Dharma:

1. retta visione: si contempla la realtà com'è, senza inquinarla coi propri


complessi inconsci, abitudini inveterate, pregiudizi, ripugnanze innate,
limitazioni caratteriali, memoria automatica ecc.
2. retto pensiero: possibile solo con un esercizio ininterrotto del controllo della
propria rappresentazione concettuale;
3. retta parola: cioè sua perfetta corrispondenza, senza enfasi né sciatteria, con
l'oggetto enunciato;
4. retta azione: è l'agire esattamente quando e quanto sia necessario;
5. retta forma di vita: è il saper mediare fra le necessità della vita fisica sulla
terra e i fini spirituali che ognuno si propone di conseguire;

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6. retto sforzo: è saper adeguare esattamente ogni iniziativa all'importanza dello
scopo da conseguire;
7. retta presenza di spirito: è il costante ricordo di quanto si pensa, si fa e si
sente, in modo da essere continuamente presente a se stesso;
8. retta pratica della meditazione: non sostare con la mente in stati d'animo
depressi o esaltati.

La Salvezza è quindi raggiungere il Nirvana, che è la sconfitta della Maya, ossia


dell‟illusione delle cose terrene (emozioni, speranze, progetti; la stessa morte è
un‟illusione ecc.); occorre agire sull‟io – la grande illusione – costituito da tutti
quegli aspetti legati all‟illusione delle cose. Solo il Nirvana non è un‟illusione, poiché
è uno stato in cui cessa ogni dolore e l‟individuo sente di essere parte di un tutto.

La vita è quindi dolore, dolore sono anche le esperienze piacevoli poiché avvengono
all‟interno di una illusione. Il perpetrarsi della vita vissuta nella Maya conduce alla
reincarnazione attivata dal Karma, ossia la legge delle conseguenze logiche alle
nostre azioni. Nel bene e nel male. Aspetti illusori anche questi.

Vivere senza desiderio è quindi la fondamentale la regola che potrà permettere


all‟individuo di applicare le otto regole del sentiero verso la liberazione dalle
rinascite.

Anche la Bibbia, sulla vanità, nel libro di Qoelèt esordisce così: “Vanità delle vanità,
dice Qoelèt/ vanità delle vanità, tutto è vanità/ Quale utilità ricava l’uomo da
tutto l’affanno/ per cui fatica sotto il sole?” Qoe 1,2-3

e ancora: “ Dolce è la luce/ e agli occhi piace vedere il sole/ Anche se vive l’uomo
per molti anni/ se li goda tutti/ e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti/
tutto ciò che accade è vanità” Qoe 11, 7-8 . Ma i riferimenti esistenziali, all‟interno
del Piano della Salvezza, sono differenti.

La visione buddista di una personalità, di un “io” è vivere senza l‟attaccamento


nevrotico a punti di riferimento materialsisti; vivere senza quei valori che possono
essere fonte di guai. Siamo tutti d‟accordo, ma se ci si converte – visione cristiana -
allora, è vero, inizieremo a “crocifiggere l‟uomo vecchio” e avremo una visione della
vita dove il dolore acquista un significato salvifico e non una maledizione senza
speranza o, nella visione buddista, una cosa inutile, ma un‟occasione di riflettere sulla
Grazia della Salvezza: il dolore come un mezzo della catarsi o trasformazione del
proprio sé. Non saranno i digiuni massacranti a farci uomini nuovi, ma sarà la scelta
di un cammino di fede, di sete di conoscenza della Verità-Cristo, che orienterà i nostri
passi verso obiettivi consoni allo spirito individuale comunitario. La vita è dolore?
Per altri si per altri no; sicuramente è impegno, un impegno che a volte strazia le
carni: una esperienza che può essere lenita dalla speranza intima riposta nel suo vero
senso di essere, cristianamente inteso, e dall‟amore verso chi soffre. “Ama il

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prossimo tuo come te stesso!” non è che l‟inizio di un cammino di perdono che deve
iniziare da sé stessi, dall‟accettarsi così come siamo, guardando avanti.

Lo Zen
Derivazione postuma del buddhismo è lo ZEN. Lo Zen, in quanto scuola
indipendente, appare in Cina attorno al sesto e settimo secolo dopo Cristo, e fa parte
della corrente del Grande Veicolo. Due o tre secoli prima, un misterioso monaco
indiano, il mitico Bodhidharma, si sarebbe ritirato in una grotta a Shaolin e avrebbe
portato, si dice, il fiore dello Zen in estremo oriente. Lo Zen mostra una visione della
vita mediata dalla Meditazione, dal silenzio interiore. Questo aspetto devozionale,
declinato sulle note della mansuetudine e del rispetto verso tutto e tutti, è fonte di
grande calma interiore, la sola a permettere alla mente di comprendere la verità
ultima. "L'umiltà non è nient'altro che la piena coscienza del proprio io, così
com'è. Poiché senz'altro, chiunque riesce a vedere e sentire se stesso così com'è,
in verità di spirito, costui è veramente umile…" scriveva un anonimo del XIV°
secolo-

Nulla di eccepibile sulla pratica della meditazione e sulla ricerca della calma
interiore: occorre solo riflettere quali possano essere gli obiettivi finali della
meditazione e quali le conseguenze della stessa, se si intende adattarla ad aspetti non
più esistenziali, spirituali o apparentemente spirituali. Il mondo dello Spirito è così
vasto che bisogna affidarsi allo Spirito Santo per affrontarlo. Dobbiamo quindi
domandarci: “ Quale la mia missione nello spirito?” Sete di conoscenza?
Acquisizione di poteri? Come promettono alcune correnti induiste; Sincera
comunione con il Corpo Mistico di Cristo, vale a dire con l‟Archetipo dell‟Uomo-
Adamo pensato sin dalla creazione del mondo?

58
Continuiamo la nostra analisi, di altri strumenti “salvifici” con il:

Pensiero Laterale
E‟ un concetto messo a punto da Edward de Bono, che non si è accontentato di
inventarlo, l'ha pure brevettato: Lateral Thinking®

Che cosa è il Lateral Thinking?

Ecco come Edward de Bono definisce il pensiero laterale: "You cannot dig a hole in
a different place by digging the same hole deeper."
(Non puoi scavare un buco in un'altro posto continuando a scavare lo stesso buco più
profondamente.) oppure: "Lateral Thinking is for changing concepts and
perceptions instead of trying harder with the same concepts and perceptions."
(Il pensiero laterale serve a cambiare concetti e percezioni invece che sforzarsi di
insistere con gli stessi concetti e percezioni.)

Lo Zen viene inteso come punto di partenza per affrontare il mondo e le sue
articolazioni espressive. Un manuale di comportamento che se non rispettato produce
sensi di colpa e di frustrazione. Una differenza sostanziale se paragonato alla
nostra fede, semprechè sia fondata sul nostro metro di misura; le discipline
collaterali del tipo di Pensiero Laterale vogliono uno studio quasi statistico e
matematico del rapporto pensiero-azione, tale da rendere tutto come un
problema scientifico, che nulla ha a che fare con il sentire emozionale della
devozione e della gratitudine verso Colui che può fornirci di tutti gli strumenti
idonei alla comprensione dell’esistenza e del suo senso.

Ecco dieci domande e dieci risposte sullo Zen, secondo gli adepti del Pensiero
Laterale:

Cosa é lo Zen?
Lo Zen è la nostra vera vita, libera e incondizionata, quella che nel buddismo si
chiama natura di Buddha. Tutti siamo liberi e incondizionati in origine, dobbiamo
solo tornare a fare questa esperienza, e lo zen ci può indicare come.
Che cosa è la meditazione?
E‟ il sedersi nel silenzio della nostra mente, il tornare a essere uno con corpo e mente,
ritrovare il nostro essere originario.
Che frequenza di meditazione è necessario mantenere?
Se possibile al mattino per predisporre la nostra mente alla chiarezza necessaria per
affrontare la giornata, e alla sera per calmarla dalle avversità che la nostra mente non
è riuscita a superare.
Che cosa è l’illuminazione e come si raggiunge?
Scoprire chi veramente siamo sotto gli attaccamenti e i condizionamenti, oltre il
nostro ego, ecco l‟illuminazione.
Non si tratta di raggiungere l‟illuminazione, ma della consapevolezza che noi siamo
59
già esseri illuminati, dobbiamo solo aprire gli occhi.
Quali sono i benefici nella vita quotidiana della pratica Zen?
Il vivere consapevoli di ogni cosa che facciamo, dandoci chiarezza e creatività per
vivere ogni momento come momento assoluto della nostra vita.
Che significato ha la recitazione dei Sutra?
I sutra sono gli insegnamenti di chi è passato prima di noi per questa Via, recitarli è
comprenderli, comprenderli è renderli vivi nella vita di tutti i giorni.
Che cosa è la consapevolezza e come posso sperimentarla?
Ogni volta che mangi sii solo l‟atto del mangiare, quando cammini sii solo il
camminare, quando lavori sii solo il lavoro che stai facendo. Quando bevi un
bicchiere di acqua sperimenti se è calda o fredda, questa è consapevolezza, ma se
pensi a come sarà l‟acqua la consapevolezza è scomparsa.
Vi sono altre forme di pratica zen oltre la meditazione?
La vita di tutti i giorni vissuta con consapevolezza è pratica zen.
Il praticante buddista Zen è vegetariano?
Il praticante zen è quello che è.
Posso praticare lo zen senza dovermi convertire al buddismo?
Lo zen non ha conversioni, essendo la via alla nostra natura originaria, è oltre ogni
credo, dogma o religione.

60
Riflessione finale

La nostra analisi sulle sette, sui movimenti religiosi o parareligiosi con tutti gli aspetti
eretici, più o meno palesi, magari confusi tra intenzioni espresse in buona fede,
potrebbe essere lungo e occorrerebbero altrettante pagine, ma, riteniamo, l‟invito alla
riflessione fatto sin qui sia sufficiente quel tanto per realizzare l‟importanza di avere
un PUNTO DI RIFERIMENTO CERTO e che noi, persone di Fede cristiano-
cattolica, abbiamo individuato nel Credo.

Esistono decine e decine di realtà attorno alla quale ruotano non solo le modifiche di
proprie opinioni, atteggiamenti, ma attorno a certe realtà, spesso, sussistono anche
drammi e tragedie. Basti pensare alle sette sataniche. Per approfondire questo
argomento, ancora una volta vi invitiamo alla lettura del Libro nero delle sette in
Italia di Caterina Boschetti.

Fino a questo punto, possiamo ritenere di avere un quadro abbastanza chiaro su


ciò che il mondo propone in tema di salvezza.

Un giardino Zen

61
REVISIONISMO LAICO
Ma il mondo non è così semplice o, perlomeno, così direttamente leggibile: oltre alle
coercizioni indotte da sette, movimenti per il potenziamento della mente umana,
religioni ispirate, movimenti ufologici, Reverendo Moon ecc. esistono pubblicazioni
o trasmissioni televisive che sono peggiori di un semplice approccio ad una corrente
dalle presunte pretese salvifiche: peggiori, perché più sottili e tortuose; parliamo del
revisionismo che non ha matrici religiose ma laiche. La grande esplosione di letture
che affollano le librerie permette di trovare accanto a testi di interesse altri di
“serpentina maliziosità” che mirano, anche senza palesarlo, a demolire la fede
cristiana nel lettore credente, magari debole di fede o impreparato.

Non dobbiamo dimenticare che anche queste esperienze fanno parte di quel “sudore
della fronte” che occorre versare per tornare laddove siamo stati cacciati. Andiamo
avanti: per dare un esempio di ciò che affermiamo, pensiamo al libro Inchiesta su
Gesù – Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo - di Corrado Augias e Mauro
Pesce; al libro Gesù non l’ha mai detto di Bart D. Ehrman e a quello di David
Donnini – Nuove ipotesi su Gesù . Senza contare le trasmissioni televise, ultima
delle quali quella che La7 ha presentato, condotta da Gad Lerner, il giorno 19 marzo
2008 in cui si cercò di far passare la Resurrezione di Cristo come Simbolo – ipotesi
portata avanti dall‟ospite Paolo Flores d‟Arcais. E tutto sotto gli occhi di due prelati
silenziosi.

Opere, prese come esempio, accomunate dallo stesso argomento, ma la prima citata,
quella di Augias-Pesce, portata avanti, a nostro parere, con una disincantata, quanto
mirata analisi sui vangeli, porta ineluttabilmente e pericolosamente ad indebolire una
già debole fede cristiana o a perderla del tutto, poiché, sempre a nostro parere, mette
il credente in condizioni precarie se non possiede e una significativa capacità di
riflessione ed analisi; la seconda opera, invece, pur affrontando gli stessi temi, grosso
modo, è costruita su una limpida scientificità, che aiuta la comprensione, ma non si
getta in pareri artatamente messi come nell‟opera di Augias, con chiare finalità. Come
vedremo nel dettaglio; la terza, meno scientifica, ma, parimenti, impegnata a
smontare le verità fondamentali dei Vangeli.

Ma veniamo ai fatti analizzando alcuni passi dell‟opera di Augias.Pesce.

Già dal sottotitolo: “Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo” si lascia intendere
il seguente messaggio: “Gesù era un uomo e non certo Dio, anche se ha influenzato la
Storia dell‟umanità”; e nel corso della lettura, questa impostazione, cercherà di
diventare realtà. Non, sospettate già, cari lettori, l‟ombra antica della negazione della
divinità di Cristo? Nel risvolto interno della copertina, tra le altre cose leggiamo:

“… fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli non
ha mai detto di volerla fondare…”

62
una affermazione del tutto gratuita, tesa a imporre un punto di vista che vorrebbe far
passare il cristianesimo, sin dalle sue origini, come l‟invenzione di un manipolo di
avventurieri, i quali, aggiungiamo noi, che mirarono ad un proprio tornaconto ( infatti
che senso dare a questa invenzione, in nome di Cristo, se Cristo stesso non l‟aveva
mai pensata o voluta? ). Quale fu questo tornaconto ci sfugge, anche perchè molti, in
nome di Cristo, furono messi a morte. E questo è il secondo esempio del tentativo di
revisione laica del messaggio di Cristo; ma come non ricordare le parole dette da
Cristo “ Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi…in qualunque
casa entriate, prima dite: Pace a questa casa…” LC 10, 3-5 E, proviamo ad
immaginare un qualcuno che avesse chiesto ad uno di questi discepoli inviati a
portare la Parola del Signore, “Chi vi manda?” cosa avrebbero potuto rispondere se
non “Ci manda Gesù il Messia, l’Unto, il Cristo”. E chi è inviato da Cristo è
discepolo di Cristo è, per forza di cose, cosa è se non un cristiano?

E‟ interessante, inoltre, notare la metodica di analisi che accomuna molti di questi


autori o conduttori o ospiti televisi: si rifanno ai Vangeli; citano versi che, secondo
loro, giustificherebbero le loro ipotesi, ma non prendono in esame i versi che
metterebbero in crisi i loro stessi esercizi di riflessione. Ecco perché ho poc‟anzi
accennato a “…mirata analisi dei Vangeli”.

Nella Premessa dell‟opera in esame, dal titolo “Molte domande, alcune risposte” è
riportata una citazione di Harold Bloom, un eminente Professore di Letteratura
americana e Critico letterario, e che così suona: “ E’ possibile che Gesù sia stato un
enigma anche per se stesso”. Non occorre, credo, sottolineare che quando si sceglie
una citazione tra le tante che possiamo usare, si sceglie quella che più è vicina agli
obiettivi che vogliamo raggiungere con le nostre dissertazioni. La citazione di
Bloom, quindi, racchiude in se il leit motiv di tutto il contenuto del libro, ossia che
Cristo Gesù è stato un importante personaggio storico, ma anche un enigma per se
stesso; che è nato e morto definitivamente, diventando un mito. Come Pantani.

Scorrendo nella lettura dell‟opera i concetti espressi, si parla della numerosa mole di
scritti, pervenutici sia interi che in frammenti, su Gesù, ribadendo giustamente, come
il Nuovo Testamento, così come lo conosciamo, è stato definito nel IV-V secolo, pur
non sottacendo che già prima del suddetto periodo i contenuti del N.T. erano in
circolazione, sparsi, ma noti alle varie comunità che ne custodivano gelosamente e
attentamente il contenuto. Entriamo così nel vivo dell‟analisi di questa opera.
Vediamone alcuni argomenti trattati nel libro da Augias e dal prof. Pesce.

1- I Vangeli

E‟ evidente ed inevitabile che una grande mole di scritti venissero prodotti da


chiunque fosse in grado di scrivere – ed erano assai pochi allora- dopo la morte di
Cristo. Non deve meravigliare se si dice che dei Vangeli a noi noti, non abbiamo gli
originali scritti lasciatici da Luca, Marco, Matteo e Giovanni; questo non significa
che non li hanno scritti loro: non esistono prove che affermano questo; e‟ verosimile
63
che degli scritti originali fossero state fatte copie
per distribuirle alle sempre più numerose
comunità cristiane; e non deve meravigliare che
nel copiare alcuni abbiano commesso errori o
addirittura fatto aggiunte in buona fede o in
mala fede, aggiungendo, magari, episodi
ricevuti dalla tradizione orale o da altre fonti,
magari gnostiche. Includendo tra i tanti
manoscritti anche quelli artatamente modificati
per combattere il messaggio di Salvezza o per
proporne una differente visione. Ricordiamo ciò
che scrisse alla comunità dei Galati, Paolo di Tarso:
“ …Mi meraviglio che così in fretta passiate ad un
altro Vangelo. In realtà, però, non c’è ne un
altro. Soltanto che vi sono alcuni che vi
turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o
un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo
predicato, sia anatema (escluso dalla comunità - n.d.r.) Gal. 1,6 I tentativi di
corrompere il messaggio di Cristo sono, dunque, già contemporanei alla prima
predicazione degli apostoli. L‟eresia è nata contemporaneamente alla predicazione:
studiare le forme eretiche significa, per analisi indiretta, identificare le verità
evangeliche e trovare conferma di ciò che il N.T. contiene.

Rifiutiamo quindi la lezione che si vuole trasmettere con quest’opera che i


Vangeli hanno un grado di attendibilità, riguardo le verità fondamentali,
discutibile! Poiché le opinioni espresse in merito, anche se condivise da una parte
degli scienziati di Critica testuale sono e rimangono opinioni; di rispetto, ma
opinioni. E’ quanto sostiene anche Burt D. Hermann, come vedremo più avanti.

2 – L’ebraicità di Gesù

Più avanti ci si meraviglia del fatto che Gesù, in genere, non venga considerato ebreo:
questa è la scoperta dell‟acqua calda. Gesù era ebreo, un ebreo che ha rispettato la
legge fino a quando ebbe inizio la sua missione. Onde per cui, la domanda, studiata a
tavolino, da Augias e rivolta al prof Pesce “ Ho l’impressione che il credente di una
confessione cristiana percepisca quasi sempre come una scoperta questa
ebraicità” voglia comunicare la sensazione di una presunta scarsa dimestichezza
con le scritture da parte di chi pone la domanda, altrimenti Augias avrebbe saputo, al
contrario, che Cristo porta a compimento quel Piano di Salvezza iniziato con la
liberazione degli ebrei dalla schiavitù d‟Egitto. L‟ignoranza dei testi biblici è una
cosa, la consapevolezza dottrinale è un‟altra. Ai fini della Salvezza tenere a mente
che Gesù era un ebreo è irrilevante; non c‟è quindi alcun bisogno di re-inserire Gesù
all‟interno del Giudaismo. Queste sono cose che lasciamo ai dottori della
speculazione linguistica e storica.

64
3 – Fin dove arriva l’audacia delle ipotesi

Leggiamo a pag. 29 le parole del prof Pesce: “… Quando ha insegnato il Padre


nostro, egli (Gesù - n.d.r.) non pensava di dover morire per i peccati degli
uomini.” Non c‟è molto da discutere su queste parole: prima si invoca la difficoltà
della procedura scientifica per spiegare la formazione del Nuovo Testamento, poi si
ha la presunzione di essere nella mente di Gesù, facendo intendere – vedi ciò che è
stato scritto a proposito della citazione di Bloom – che il Messia non sapeva del suo
ruolo salvifico. E a proposito della figura di Cristo Salvatore, il prof. Pesce chiama in
causa “…il grande riformatore Melantone…” tralasciando di specificare,
chiaramente, in maniera divulgativa, che Melantone fu un grande pensatore ma anche
luterano/calvinista e quindi la sua posizione su Cristo/eucarestia non è associabile a
quella della Chiesa cattolica. Un puzzle che è fuorviante quando manca di esatte
istruzioni.

4 – Gesù leader politico

Il modo in cui viene affrontata la figura di Gesù è così articolata da sembrare


un‟operazione di smontaggio a cui segue un montaggio differente dalla condizione di
partenza; condizionato dai “se” e dai “ma”, lasciando nel lettore poco accorto e poco
avvezzo alla riflessione un senso di smarrimento. Prova ulteriore ne è il brano che
troviamo a pag. 57 in cui il prof Pesce dà una sua risposta sulla ipotetica figura di
Gesù come capo di un partito antiromano: “…Esiste anche una forte corrente di
pensiero secondo la quale l’intera azione di Gesù mirava a una rivoluzione
politica, a sollevare cioè il popolo ebraico contro i romani…” e riferisce di uno
scrittore inglese, tale S.G.F. Brandon, che ipotizza che l‟azione evangelica di Paolo
sia la spiritualizzazione dell‟opera politica di Cristo, tralasciando, ancora una volta, di
dire che Brandon era sì uno studioso, ma anche un pastore anglicano, quindi, con una
visione distante dalla fede cattolica, un pastore della fede così preparato, ma non in
grado di porsi una domanda topica: “ Ma come si fa ad essere seguaci di una
chiesa, quella anglicana, fondata da un passionale adultero omicida quale fu
Enrico VIII° ?”

Continuiamo: chissà perché non cita mai le figure straordinarie della Chiesa Cattolica
il prof Pesce? E chissà perché non si tiene conto, in questo contesto, della frase di
Gesù detta davanti a Ponzio Pilato: “ Il mio regno non è di questo mondo; se il mio
regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non
fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù” Gv. 18, 36

Le motivazioni del sistema fuorviante, messo in piede dal duo Augias-Pesce. le


troviamo in quella specifica fatta sulla metodica di analizzare solo le cose che
sembrano convalidare le ipotesi espresse e non quelle che le mettono in dubbio.

L‟analisi continua citando un altro studioso, Oscar Cullmann, ma, finalmente, si dice
che è protestante. Questa specificazione chiarisce, a caduta, come qualsiasi giudizio
65
su Gesù dato da un protestante sia, in partenza, condizionato dalla sua fede tutt‟ora
scismatica.

5 – La nascita di Gesù

In questo confronto fatto di domande e risposte, si cerca di ri-creare la figura storica


di Cristo, smontandone, filologicamente, quella divina: non poteva mancare
l‟insinuare il dubbio che Cristo sia stato messo al mondo da un parto normale. Il
primo passo è quello di svilire la famosa profezia di Isaia il profeta: “…Il Signore
stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà un figlio e lo chiamerà
Emanuele ( Dio con noi N.d.r.). “ Is 7,14 . Il prof. Pesce sostiene, giustamente, che la
parola ebraica Almàh significa semplicemente giovane donna e che nella traduzione
dei Settanta, ci fu una impropria traduzione, testuali parole – pag 90 – “… è resa da
un traduttore non molto preciso con Parthenos, Vergine…”. Chiediamoci ora: ma
il profeta Isaia dove è che vede la potenza di Dio, richiamandosi al parto di una
giovane donna? Come fà a considerare profezia le sue parole che hanno come
soggetto la cosa più banale, nel senso più normale e usuale in questo mondo, come la
nascita di un figlio da una giovane donna? E questo è un segno? Dov‟è quella
straordinarietà che merita anche la profezia? Tutto diventa possibile se si tralascia il
considerare che lo Spirito Santo è stato, è, e sarà colui che rende le parole scritte utili
a comprendere un regno che non è di questo mondo; è il regista, lo sceneggiatore di
un evento che è sì inserito nella storia ma che va oltre la storia. Se non consideriamo
questo, tutto è vano e tutto, come viene ipotizzato nel libro, è possibile. Tutto è
ricondotto ad una mera esperienza storica delle scritture, paragonate ad un
semplice tentativo di illudersi che oltre la vita esista il compimento e il senso
della stessa.

Leggiamo a pag 95 e comprendiamo come l‟ipotesi espressa ha l‟obiettivo quello di


rendere banale e artefatto tutto il messaggio di Salvezza. La continua citazione dei
vangeli apocrifi fa il resto. E qui, poi, viene spontaneo fare, da parte di un lettore
attento, anche un‟altra riflessione che porta almeno un paio di domande: “ Se i
Vangeli – secondi gli autori del libro in esame - hanno un grado di attendibilità
ancora da verificare, che senso ha citare quelli apocrifi come elemento di
“misurazione” della figura di Cristo? Tenendo conto che se i vangeli contenuti
nel N.T. danno solo ipotesi quanto più faranno gli apocrifi, slegati
teologicamente tra loro e contaminati da visioni dottrinali estranee a quelle del
N.T.? La necessità di porsi questa domanda dà poi la risposta e la misura del valore
della discussione tra Augias e Pesce.

Ridicole appaiono, inoltre, le osservazioni fatte in merito ai versetti contenuti nel


Vangelo di Giovanni: “… Io sono il pane disceso dal cielo… costui non è forse
Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può
dunque dire: io sono disceso dal cielo? ” Gv 6,41. Le Osservazioni fatte dagli autori
sembrano insinuare come Giovanni non dia credito alla nascita, di Gesù per opera

66
dello Spirito Santo, considerandolo figlio di un parto normale. Ma, diciamo noi, dove
sta scritto, dove è il documento che attesti come Maria e Giuseppe abbiano
comunicato ai loro compaesani che Gesù nacque per la volontà divina e per opera
dello Spirito Santo? Gesù stesso si raccomandò, durante la sua missione, di “non
dire chi egli fosse”, facendo intendere che fino alla sua manifestazione egli ha
voluto vivere come uomo tra uomini. Perché meravigliarsi dello stupore dei suoi
compaesani, ipotizzando situazioni che non hanno riscontro documentabile?

6 – I fratelli di Gesù

Si cita il famoso brano di Marco: “…Venuto il sabato incominciò a predicare nella


Sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “…non è costui il
carpentiere, il figlio di Maria, fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di
Simone, e le sue sorelle non stanno qui con noi…? ” Mc 6,2 .

Il brano viene citato da molte dottrine, annunciatrici di particolari messaggi di


salvezza, ma separate dalla Chiesa di Roma, per sostenere che Gesù fosse il
primogenito di una numerosa famiglia. Occorre rammentare una cosa molto
importante: in quel tempo la parola “fratello” veniva usata anche per indicare i cugini
o, addirittura per indicare una comunione di comunanza spirituale. Se leggiamo in
Matteo “… In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di
questi miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me…” Mt 25,40 comprendiamo
immediatamente il senso della parola. Allora, non è tendenzioso ribattere sui fratelli
di Gesù usando il testo di Marco per negare, tralaltro, la verginità di Maria? Persino
Calvino così si espresse: “Secondo il costume ebraico si chiamano fratelli tutti i
parenti. E tuttavia Elvidio si è mostrato troppo ignorante, nel dire che Maria ha
avuto diversi figli perché in qualche punto si è fatta menzione di fratelli di
Cristo » (Calvino, Commento in Matteo 13,55)

Ecco dunque, i molti significati che nella cultura giudeo-ebraica la parola “fratello”
poteva assumere:

 Fratello", cioè figlio degli stessi genitori: p.es. Caino e Abele (Gen 4,1-2);
Esaù e Giacobbe (Gen 25,24-26, dove si tratta propriamente di gemelli); Mosè,
Aronne e Miriam (Nm 26,59);

 "fratellastro", cioè fratello dello stesso padre ma madre diversa: p.es. i dodici
figli che Giacobbe ebbe da quattro donne diverse (Gen 35,22-26; 37,4; 42,3;
42,4; 42,13);

 "parente" o "cugino", cioè generico appartenente alla cerchia familiare


(cugino di vario grado, nipote = figlio del figlio, nipote = figlio del fratello):
p.es. Abramo chiamava 'fratello' suo nipote (figlio del fratello) Lot
(Gen11,27;13,8;14,14;14,16), e lo stesso dicasi per Labano verso suo nipote
Giacobbe (Gen29,15). In 1Cr23,22 il termine 'fratelli' viene usato per indicare i
67
figli del fratello del padre, cioè i cugini di primo grado; in Lv10,4 indica i figli
del cugino di primo grado;

 "membro di una stessa tribù", intendendo con tribù i 12 raggruppamenti


etnici relativi ai figli di Giacobbe-Israele: p.es. Nm8,26; 2Sam19,11-13);

 "amico" o "alleato", in particolare nei momenti avversi: p.es. 2Sam1,26;


1Re9,13; Pr17,17;

 "collega", cioè individuo accomunato da un medesimo incarico di tipo


religioso, civile, militare: p.es. 2Cr31,15; 1Re20,32; 1Sam30,23;

 "prossimo", cioè individuo di pari grado sociale verso il quale si hanno precisi
obblighi morali: p.es. Ger 9,3; Ez 47,14;

 "compagno nella fede", significato che nella successiva tradizione cristiana


darà origine al termine 'frate': p.es. Dt1,16; Sal 133,1 (Sal132,1 nella
ordinazione della Vulgata, ripresa anche dalla Bibbia CEI).

In ultima analisi, facendo riferimento al verso, riportato nel libro – pag 112 – e che si
riferisce a ciò che scrisse Paolo ai Galati: “ …Giacomo, il fratello del Signore…”
Gal 1,19 ricordiamo: Giacomo e Giovanni sono figli di Zebedeo e non certo di
Giuseppe!!!

Più chiaro di così!! Ma nulla di tutto ciò è sottolineato da Augias e Pesce, perché
occorre fare sensazione e portare il lettore sulle loro tesi!!! Come al cinema o in
televisione.

7 – Gesù taumaturgo

Leggiamo a pag 134 “… Si potrebbe dire che Gesù è stato un mistero non solo
per gli altri, ma anche per se stesso” Questa presunzione di psicoanalisi fatta a
distanza di… duemila anni tocca il culmine quando il prof Pesce afferma alla pag
135 testualmente:”…anche se Luca, nell’episodio della trasfigurazione, sembra
suggerire che egli abbia invocato Elia e Mosè perché gli chiarissero il suo destino
futuro” Siamo sicuri che sia Luca ad insinuare una cosa del genere o è il prof Pesce?
Si dà di Cristo una personalità da sprovveduto: risuscita morti, fa guarigioni, ma non
sa che cosa fare il giorno dopo e nemmeno che valore abbia la sua missione fino a
quel momento.

8 – Il processo

Nelle pagine che trattano questo argomento si arriva a stabilire che i fatti, relativi alla
cattura, al processo, Pilato ecc. riportati dai Vangeli sembrerebbero invenzioni come
risulta dalla domanda posta da Augias: “…è possibile che questi fatti siano stati

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volutamente falsificati?” La risposta del prof Pesce fa intendere un atteggiamento
nei redattori o copisti non volutamente falsificatorio, ma come frutto di convinzioni
personalissime; leggiamo – pag 157, 158 – “… li porta ad introdurre elementi
storicamente non avvenuti… gli autori hanno certamente trasformato o creato
una serie di episodi che, di fatto, non si verificarono” Ecco, si vuole suggerire,
sotto la parvenza di certezze che esistono se non sotto forma di pareri condivisi o
meno, come un altro pezzo del messaggio di Salvezza - da duemila anni è stato
conforto a milioni di cristiani – venga trasformato in carta straccia, poiché se fosse
vera l‟asserzione, del prof. Pesce, allora, cari lettori, stracciate pure quelle pagine
dalla vostra Bibbia poiché le opinioni personali non hanno potere di salvezza! E i vari
personaggi che hanno testimoniato Cristo nella storia, dalla decapitazione di San
Paolo a San Francesco, da Don Giovanni Bosco a San padre Pio e che della Passione
di Cristo hanno fatto la loro gioia e croce quotidiana, possiamo dedurre, alla luce di
quanto affermato, che sono stati tutti ingannati, o per lo meno si sono illusi e
autoesaltati spiritualmente nelle loro meditazioni sulla Passione stessa di Cristo!

9 – La Trasfigurazione e la Resurrezione

Se molti episodi evangelici sono considerati invenzioni dottrinali come potrebbe


essere considerata, dai due autori, la resurrezione di Cristo, punto di arrivo del Piano
di Salvezza iniziato seimila anni prima? Come una semplice ipotesi di isteria
individuale o collettiva! A tal proposito, si cita un eminente studioso, tale Adolf
Holl, teologo viennese – ancora una volta, però, si dimentica di dire che fu cacciato
dall‟università in cui insegnava per le sue teorie dottrinali. Quindi, stando così le
cose, le affermazioni del dott. Holl sulle apparizioni spirituali stimolate anche da
particolari droghe – leggi a pag. 177 – danno il senso dell‟analisi che i due autori
intendono dare della resurrezione. Poi, quando si parla di Paolo e della sua…
folgorazione sulla strada per Damasco; del fatto che da persecutore di cristiani
divenne uno strenuo difensore del Vangelo e il primo degli apostoli, leggiamo, del
prof. Pesce, testuali parole: “…personalmente soggetto ad avere visioni, come
quella celeberrima sulla via di Damasco ( a proposito della quale si è parlato di
un possibile attacco epilettico) …” e ancora: “… Si potrebbe facilmente obiettare,
ed è stato fatto, che la Maddalena era talmente presa o innamorata di Gesù…
che crede di vederlo in quel giardino, in una di quelle che sono state definite
visoni isteriche o allucinazioni…”. Queste affermazioni scatenano nel lettore attento
altre riflessioni e domande: chissà perché se gli eventi riportati dai Vangeli sulle
apparizioni sono frutto di fantasia, allora quelle di Fatima, di Lourdes, quelle di Padre
Pio e le tante altre che hanno dati frutti nella Chiesa non vengono considerate tali
dagli stessi autori? Perché gli stessi non hanno il coraggio di affermare, per
esempio, che i tre pastorelli di Fatima erano isterici e allucinati? E così di
Bernardette Soubirous? Comunque il vezzo di fare analisi mediche a distanza di
duemilaanni rimane una costante, ed insinuare che Paolo probabilmente poteva
essere un epilettico dà la misura della scientificità delle parole del dott. Pesce. Ma
non solo: molte esperienze sarebbero frutto di pratiche esoteriche, come nel caso

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della Trasfigurazione utile, a parer loro, a Gesù per capire cosa dovesse fare i giorni
a seguire. Leggiamo infatti a pag 184: “… Mi domando – spiega il prof. Pesce -
influenzato anche dalle ricerche di mia moglie Adriana Destro, che insegna
antropologia a Bologna, se non ci troviamo di fronte ad una vera e propria
forma di trasmissione di esperienze esoteriche a un ristrettissimo gruppo di
seguaci… si spiegherebbero anche le apparizioni del risorto, che, di per sé, sono
delle visioni”; il prof. Pesce introduce, così, l‟antropologico sospetto di una pratica di
Negromanzia attuata da Gesù a proposito del colloquio con Mosè ed Elia. La
scientificità dell‟analisi ha toccato il suo culmine!!! Ci piacerebbe anche sapere che
tipo di ricerche ha fatto la moglie del dott. Pesce per capire esattamente, senza
l‟ombra del dubbio, cosa sia successo duemila anni fa. Ma ci preme sottolineare la
disinvoltura, degli autori, nell‟aprire al lettore la possibilità, la via, alla consistenza
ipotetica della negromanzia e dell’esoterismo all’interno del messaggio cristiano:
per gli autori appare molto più reale poter parlare con i morti – definita come
esperienza antropologica – e, al pari, attraverso pratiche esoteriche, di non bene
identificata procedura, colloquiare con profeti defunti, piuttosto che considerare
l’evento di Paolo sulla via di Damasco come un intervento divino.

Facciamo una piccola e semplice considerazione: Se la Trasfigurazione è una balla;


se Cristo è un uomo; se il senso dell‟aldilà è un evento isterico, come si fa a credere
nella sopravvivenza dell‟anima e quindi ipotizzare un regno dei morti con cui poter
dialogare? Ma se questi illuminati autori ipotizzano l‟esistenza del regno dei morti,
comprovata dall‟esperienza negromantica ed esoterica, allora esiste un aldilà, un
mondo ove la materia non esiste così come la vediamo; un mondo ove lo spirito del
defunto continua ad esistere e con esso la personalità dello stesso… Ergo: allora,
esistendo un aldilà, esiste anche Dio e con Dio un piano di Salvezza e con esso la
realtà salvifica di Cristo. E questo per la semplice constatazione che se esiste ed è
teorizzato il mutuo soccorso su questo mondo, è pensabile come reale e vero che
esiste un mutuo soccorso che parte dal mondo dello spirito per arrivare su questa
dimensione: un aiuto dei fratelli incorporei verso chi ancora ha il corpo e vive nel
disagio delle tenebre. Concludendo: chi può dire che oltre il regno dei morti non ci
sia nulla? Che oltre il regno dei morti non ci sia il Regno della Pace da cui partì
millenni orsono il Piano della Salvezza? Augias e Pesce possono dirlo, dopo aver
ipotizzato che Cristo ha impiegato la negromanzia per parlare con Mose ed Elia.

10 – Il lascito di Gesù

Appare sempre più sconcertante la disarmante analisi condotta, a botta e risposta, tra i
due autori del libro, attraverso affermazioni come quella a pag 200, ove si legge
testualmente: “… il cristianesimo e, in particolare, il cattolicesimo si sono via via
impregnati di pensiero neoplatonico, con un monoteismo solo apparente, che ha
ripristinato in realtà un pantheon di entità divine attraverso il culto di figure
intermedie…” Queste affermazioni non possono far sorridere pensando, come
persone, culturalmente preparate, possano confondere la figura di un santo con una di

70
tipo paganeggiante, tale da rievocare il pantheon di ellenica memoria, dove la
situazione era radicalmente differente; tutti sanno che i santi, persino la Madonna, si
venerano ma Dio e Cristo si onorano. Eppure si procede con questo registro che ha
come obiettivo finale l‟esaltazione storica di un evento fine solo a se stesso; come
evento storico appunto. E basta. Augias, in questo capitolo – vedi pag 213 –
artatamente pone una domanda di cui sa già la risposta. Ci riferiamo alle seguenti
parole: “ Come si pone Gesù di fronte al male che sembra dominare il mondo?”
Qualsiasi cristiano, anche il meno fervente, conosce che Cristo ha abbracciato il
mondo, così com‟era, e sacrificandosi lo ha riscattato lasciandoci il suo messaggio di
redenzione, di invito al pentimento per iniziare il processo di trasformazione: da
uomo vecchio a uomo nuovo. Ma questo appare troppo dottrinale per i due, poiché il
prof Pesce, a cui vanno i nostri complimenti per dimostrare la profonda conoscenza
della psiche di quel Cristo che visse duemila anni fa, risponde: “…Dio gli appare
anche incomprensibile. Per tutta la vita cerca di sapere che cosa Dio voglia; alla
fine si sente abbandonato e non capisce perché Dio lo destini a una fine ingiusta,
a una sconfitta umiliante oltre che lo destini a una fine ingiusta.” In questa
risposta c‟è quel ricamo finale che completa la personale quanto atea visione
Cristoclasta dei due, facendo passare per epilettici, allucinati tutti coloro che si sono
santificati e che hanno avuto dialoghi mistici, documentati, dalla Chiesa, con Cristo
stesso. L‟insegnamento dottrinale e teologico, quindi, per Augias e Pesce,
sembrerebbe essere vano, perché basato su documenti manipolati e poco attendibili e
dove Cristo appare come un fallito!

Ne esce, quindi, una figura di Cristo come uno che si trovò coinvolto, per caso,
all‟interno di un disegno che non comprendeva; tralasciare, in questa analisi, frasi che
invece danno l‟esatto contrario fa parte di quel metodo più volte richiamato; di
dimostrare, infine, un uomo morto e sepolto, grande uomo ma ridotto in polvere dal
tempo. Una prova di ciò che affermiamo la troviamo a pag 204, ove di Gesù si dice,
alimentando sempre la pianta del dubbio, le seguenti frasi: “…se sono di Gesù le
frasi che il Vangelo di Matteo gli attribuisce sul giudizio universale, quando i
malvagi saranno finalmente puniti: da ultimo Gesù non è filosofo e neanche
teologo…” Ecco, dunque, l‟affermazione che conferma la loro visione: Gesù non è
Dio incarnato, ma un semplice uomo, e quindi non può avere una visione o
conoscenza teologica di Dio! Quindi anche Paolo si è sbagliato o a curato i suoi
interessi quando scrive agli efesini: “… l’efficacia della sua forza che egli
manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla destra nei
cieli, al di sopra di ogni principato…” Ef. 19-20

Ma al troppo non c’è mai fine. Sentiamo, o meglio, leggiamo cosa dice il prof Pesce
a proposito del battesimo di Gesù: “ Il fatto che Gesù vada a farsi battezzare da lui
(Giovanni battista n.d.r.) rivela che anch’egli avvertiva il bisogno di
rinnovamento, di una conversione interiore.” Al Cristo totalmente uomo, i due
sembrano aggiungere un altro elemento: Cristo Gesù è talmente umano che
probabilmente aveva qualche scheletro nell’armadio e, Giovanni battista, gli ha

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dato la possibilità di iniziare un cammino di conversione! Questo lasciano
intendere le frasi appena lette e lasciamo fare a voi, o lettori, ulteriori riflesssioni.

Ma, ancora una volta, si tralascia la risposta che Gesù dà ad un Giovanni


meravigliato, che si chiede come mai colui che salverà il mondo va a farsi battezzare
come un semplice peccatore: “Lascia fare per ora, perché conviene che così
adempiamo ogni giustizia.” In questa frase c’è la piena conoscenza e
consapevolezza di Cristo sulla sua missione, secondo quanto profetizzato nel V.T.;
Cristo sa di doverne rispettare il piano e le tappe. E i cieli si aprirono in
quell‟occasione e Dio parlò dicendo “ Questi è il figlio mio prediletto, nel quale mi
sono compiaciuto” Gesù non aveva bisogno di ricorre alla negromanzia, come
teorizzato dal professore precedentemente, per conoscere la sua missione e non come
si scrive a pag 218 “…Gesù cerca rivelazioni e in qualche caso le ottiene.”
Probabilmente le condizioni metereologiche palestinesi avranno influenzato sulla
capacità di ricevere o meno rivelazioni!

Non è il caso di tirare a lungo l‟analisi di questa fondamentale quanto scientifica ed


importante discussione per la cultura italiana tra Augias e Pesce. Riteniamo che il
lettore abbia compreso la “qualità scientifica” della dissertazione su Cristo.

Ma le brutte abitudini non si perdono facilmente. In una recente trasmissione


televisiva, se ben ricordiamo intitolata “Enigmi”, andata in onda nel dicembre del
2007, il conduttore, guarda un po‟, sempre Augias, introduce i telespettatori ad una
riflessione su Cristo con questa domanda, tratta dal Vangelo; è posta da Gesù ai
discepoli: “ …e voi che dite chi io sia? “ ricordate? Ebbene, ascoltate le parole noi
ci si aspettava che Augias continuasse ricordando la risposta di Pietro “…tu sei il
Cristo, il Figlio del Dio vivente…”, invece no. Augias tralasciò di leggere questa
risposta fondamentale per la conoscenza evangelica di Cristo e cominciò la sua
tiritera Cristoclasta arrivando a parlare di leggende che vogliono Cristo invecchiato e
sepolto in India o in Giappone con figli e nipoti. La solita pasta, la solita cultura
lobbistica di una Italia culturalmente in declino ed autolesionista!

Concludendo, riportiamo le edificanti frasi – pag. 237 -, uscite dalla illuminata


penna di Augias, che vogliono mostrare di un Cristo morto e sepolto nella più acuta
sconfitta personale e morale:

“ In questo libro mi sembra di aver sostenuto, in grande sintesi, che Gesù era un
ebreo che non voleva fondare una nuova religione. Non era cristiano. Era
convinto che il Dio delle Sacre Scritture ebraiche stesse cominciando a
trasformare il mondo per instaurare finalmente il suo regno sulla terra: era del
tutto concentrato su Dio e pregava per capire la sua volontà e ottenere le sue
rivelazioni, ma era anche del tutto concentrato sui bisogni degli uomini, in
particolare i malati, i più poveri e coloro che erano trattati in modo ingiusto… Il
regno di Dio non venne e, anzi, egli fu messo a morte dai romani per motivi
politici. I suoi discepoli, che provenivano da ambienti i più vari, ne diedero fin
72
dall’inizio interpretazioni differenti. Si interrogarono sulla sua morte fornendo
spiegazioni diverse e molti di loro si convinsero che egli fosse risuscitato… i
fondamentalismi di qualunque tipo dimostrano la propria debolezza culturale e
la devastazione mentale che operano.”

Con queste battute finali, Augias, se non conferma la tesi opposta, lascia
intendere al lettore che tra questi fondamentalismi ci sia anche la Chiesa
cattolica, rappresentante, quindi, di una religione fondamentalista animata da
persone con debolezza culturale e con un patrimonio mentale devastato.
Dobbiamo ritenere che papa Ratzinger sia il rappresentante della comunità
cristiano-cattolica che ha la mente devastata? Ci risponda Augias.

Ai lettori l‟ardua sentenza!

Di ben altra caratura appare l‟opera “Gesù non l’ha mai detto” dell‟americano Bart
H. Ehrman, di fede evangelista. La lettura di questo volume introduce con grande
professionalità ad argomenti comuni all‟opera di Augias-Pesce, ma senza l‟uso di
quell‟italica e scadente ironia autolesionista a cui siamo abituati; si parla sobriamente
della realtà della Critica Testuale adottata per omogeinizzare i documenti storici
pervenuti sino a noi senza ipotizzare né allucinazioni né episodi epilettici; né
negromanzia né esoterismo.

E‟ evidente che i Vangeli, facenti parte del N.T. non siano stati scritti, ab inizio, con
l‟intenzione di farne un libro nella forma attuale che conosciamo, ma come
precedentemente accennato, si evidenzia uno scenario che vide scribi, copisti più o
meno abili, alternarsi per tramandare gli originali scritti, i primi che vennero redatti,
ma che non sono pervenuti fino a noi. Copie delle copie delle copie hanno modificato
molte frasi nel corso dei primi secoli.

Leggiamo a pag 17: “ Ciascun autore è un autore umano e deve essere letto per
ciò che egli ha da dire, e non partendo dal presupposto che quello che dice sia la
stessa cosa o qualcosa di simile o di coerente con ciò che qualunque autore ha da
dire: La Bibbia, in definitiva è un libro molto umano”

E non poteva essere altrimenti. Anche la Chiesa ha un aspetto umano: le sue folle, i
suoi anziani componenti della gerarchia con i loro acciacchi, ma è anche vero che la
comprensione delle scritture avviene non per l‟umanità del lettore ma per intervento
dello Spirito Santo, quel Paraclito consolatore che svelerà la verità tutta intera,
come promesso da Gesù. Una comprensione che all‟inizio dell‟evo cristiano fu
inevitabilmente problematica a causa delle eresie del I° secolo; queste ci indicano
quanta elucubrazione mentale fu spesa per dare le spiegazioni più distanti tra loro su
temi importanti come la natura di Cristo, la Trinità ecc.. Furono anche queste
elucubrazioni che portarono i copisti a scrivere o riscrivere concetti evangelici
ricevuti in eredità secondo il punto di vista in voga in quel momento.

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Leggiamo, a proposito, a pag 176: “ Come mai questi gruppi non si limitavano a
leggere il Nuovo Testamento per verificare se le loro opinioni fossero errate?
Perché non esisteva alcun Nuovo Testamento…” Questo la dice lunga sulla
situazione dei primi tre secoli. Oltre leggiamo ancora: “ A quell’epoca tutti i libri
che ne fanno parte erano di certo stati scritti, ma ne circolavano molti altri,
anch’essi attribuiti ad apostoli di Gesù: diversi vangeli, atti, epistole e apocalissi
contenenti punti di vista assai lontani da quelli reperibili nei libri che finirono
per far parte del canone neotestamentario. “ Quindi nei primi tre secoli non
esisteva alcun canone né una teologia condivisa. Fu da questa situazione piena di
contraddizioni dottrinali che si resero necessari i primi Concili!

Quindi, in mancanza di una teologia condivisa, ogni comunità, se non era guidata da
un pastore in possesso della vera ed originale ortodossia, se ne costruiva una propria,
producendo codici che narravano le gesta e riportavano le frasi dette da Gesù, magari
modificate, secondo il punto di vista imperante o imposto in quella comunità,
convincendo i neo-adepti che quello era il vangelo verace. Infatti troviamo documenti
contaminati da tesi adozioniste, che inducevano a credere che Gesù fosse stato
adottato da Dio-Padre al momento del battesimo, ma lasciato morire in solitudine
spirituale sulla croce, giustificando, da questo punto di vista, le famose parole scritte:
“ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ”

Ma altre contaminazioni neodottrinali furono introdotte nelle copie delle copie degli
originali codici: si tratta delle tesi docetiche e di quelle separazioniste.

Le prime, si basavano sulla credenza che Gesù, essendo vero Dio, solo
apparentemente usava la natura umana: il gioire, il soffrire, l‟aver fame o sete erano
solo condizioni apparenti, poichè Dio, secondo tale tesi, non può avere né fame né
sete e, tantomeno sanguinare e soffrire sulla croce.

Le introduzioni separazioniste invece, insegnavano che Gesù era sia uomo che Dio,
ma le due nature erano separate e ben distinte. La fede cristiano-cattolica insegna,
come sappiamo, che Gesù è vero uomo e vero Dio.

Questa è la ragione fondamentale del perché i Vangeli cosiddetti apocrifi non


sono stati presi in considerazione dalla Chiesa, anche se essa lascia al fedele la
libertà di leggerseli: perché sono contaminati da tesi teologiche del tipo suddetto
o addirittura da tesi gnostiche. Due esempi ci vengono forniti dall‟autore del libro
in esame, chiamando in causa il Vangelo di Pietro, sospettato di contenere una
cristologia separazionista, mentre il Vangelo di Filippo, oltre che separazionista è
anche gnostico.

Comunque sia, Bart Ehrman sottolinea a pag 239 come la maggioranza delle
modifiche siano di poco conto, leggiamo infatti: “ Di tutte le centinaia di migliaia di
cambiamenti del testo individuati nei nostri manoscritti, la maggior parte è
senz’altro insignificante, irrilevante, priva di una vera importanza se non per
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dimostrare che i copisti non conoscevano né riuscivano a mantenere la
concentrazione meglio di noi…” Sebbene si dica che rimangono alcune questioni di
natura teologica che debbono essere confermate o perlomeno trovare conforto in altri
documenti non ancora trovati, se saranno trovati, si sottolinea testualmente, a pag
240: “ Vale la pena ribadire che le decisioni in un senso o nell’altro non sono
affatto scontate e che studiosi competenti e in buona fede giungono spesso a
conclusioni opposte esaminando le stesse prove. ”

Ecco il motivo per cui l‟opera di Augias-Pesce la riteniamo, oltre che antiscientifica,
deleteria e offensiva nei confronti di persone che si avvicinano allo studio delle
Scritture con onestà intellettuale senza vedere o presumere stati patologici in
coscienze alterate da stati allicinatori, né, tantomeno, chiamare in causa la
negromanzia o la presunta epilessia di San Paolo – tralaltro non mi sembra mai di
aver saputo di epilettici che hanno radicalmente cambiato la loro personalità al punto
di abbracciare la sofferenza, la persecuzione e la morte per la propria fede.

Non dimentichiamo, quindi, come il concetto di Sacra Scrittura vada inteso e


applicato agli sforzi che l‟uomo ha profuso nei secoli per mantenere la compostezza
formale e teologica del messaggio contenuto in essa, con quell‟intelletto proprio alla
nostra somiglianza con Dio, e grazie all‟ispirazione dello Spirito Santo promessa da
Cristo che ne ha determinato, una volta per tutte, le fondamenta e i pilastri portanti
della Rivelazione. Una lotta intellettuale e spirituale dunque, contro tutti i tentativi
eretici e dissacranti che da subito hanno iniziato la loro missione disgregante e che
ancora oggi continua, accalappiando e seducendo con tutti i mezzi le persone deboli
di fede e soprattutto digiune delle Sacre Scritture.

E il pilastro fondamentale della fede cristiano-cattolica è il Credo: il nostro


metro di misura!

Terminiamo con questi due passi di San Paolo presi dalla lettera ai Romani

“ La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” Rm 5, 5

“La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio…
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi le doglie
del parto; essa non è sola, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito,
gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli… Allo stesso modo anche lo
Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza…” Rm 8, 19-26

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Raffigurazione di san Francesco d'Assisi. Affresco di Cimabue nella basilica di Assisi

Sul Libro di David Donnini


Come ultima analisi vediamo brevemente qualche contenuto del libro di Donnini,
edito da Macro edizioni: Nuove ipotesi su Gesù. La più straordinaria
documentata ricostruzione dell’identità di Gesù Cristo.

Come assaggio analitico leggiamo alcune frasi estrapolate dall‟Introduzione:

“ Da secoli i cristiani si domandano se la narrazione evangelica sia da


considerarsi storica oppure no…” Questa affermazione introduce alla visione di un
mondo cristiano che è passato attraverso duemila anni di storia, non con la
preoccupazione di salvare la propria anima, ma con il dubbio amletico dell‟essere o
non essere. Ma continuiamo: “…di fronte a questo problema, che esiste
puntualmente ed immancabilmente nell’animo dei credenti e dei non credenti,
ed al quale sono state offerte le più numerose e diverse soluzioni, si è sempre
schierato, sedicente baluardo della fede autentica, l’atteggiamento dogmatico
della Chiesa: prima che una verità di fede, il Vangelo trasmette una verità
storica: Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è realmente esistito, è stato crocifisso, è
resuscitato dai morti… Che cosa succederebbe, dunque, se l’autenticità dei fatti

76
narrati dal Vangelo fosse messa in seria discussione da una analisi storico-
scientifica?”

Siamo commossi di fronte a questa preoccupazione. Ma se è vero quanto affermato


che sono duemila anni che il popolo dei credenti continua a chiedersi se Cristo sia
realtà storica e spirituale o no, ecc. il chiedersi cosa succederebbe lo troviamo
alquanto una preoccupazione debole e in antitesi con le premesse. I cristiani, secondo
questa impostazione cosa potranno fare se non continuare a chiedersi la stessa cosa
per altri duemila anni! Ma non mi risulta che il cristiano abbia trascorso questi due
millenni trascinandosi dietro questo dubbio; semmai sono i non credenti a porsi
questa domanda davanti a questo, per loro, enigma. Al massimo, credenti con qualche
dubbio li possiamo incontrare tra quei cristiani deboli nella fede e nella cultura
biblica che sono rimasti turbati dalle insinuazioni fatte da rappresentanti di dottrine
devianti, o da letture come quelle del libro che stiamo analizzando.

Per il resto, il contenuto di questa introduzione sembra già presagire la qualità


dell‟opera.

Ma veniamo subito al sodo con alcune verità svelate.

Sulla Trinità

1- Donnini ci rivela che la Trinità non è come l‟abbiamo pensata noi, ossia tutta al
maschile: la Trinità è Padre, Madre e Figlio. Questa variazione nasce dal fatto che
RUAH, come egli scrive a pag 83: “…lo Spirito Santo… presso gli ebrei è di
genere femminile e si dice “Ruah”…”

Considerazioni: In tedesco, la parola italiana di genere femminile “la Sedia” è resa


come di genere maschile “der Stuhl”. Questo cambia qualche cosa quando la usiamo
per sederci?

2 – Il senso dei Vangeli

Leggiamo a pag. 125: “…Che cosa abbiamo voluto dimostrare in questo capitolo?
Che le narrazioni evangeliche non sono, e non volevano essere cronache storiche;
che non si possono leggere pensando che gli evangelisti abbiano voluto
raccontarci la vita, gli atti e gli insegnamenti di Gesù Cristo…le motivazioni
ideologiche e teologiche che li hanno spinti a modificare la storia componendo la
leggenda del Messia che muore e resuscita. Dio incarnato nel corpo di una
vergine. Ed è proprio questo lo scopo del nostro lavoro.”

Considerazioni: I Vangeli sono, secondo l‟analisi del Donnini, costruzioni artificiose


impregnate di gnosticismo per spiegare che la Salvezza non si cela dietro atti di
amore ma dietro studi esoterici e dietro significati, pensati dagli evangelisti, per gli
illuminati. Ma soprattutto esiste una discrepanza che si rivela in queste parole scritte,

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ci riferiamo alle “motivazioni ideologiche e teologiche” degli apostoli: chi ha dato
loro le motivazioni teologiche? Se costoro hanno composto “la leggenda del Messia”
allora le motivazioni teologiche, quelle di natura cristiana, potevano essere anche
preesistenti al Messia! E se erano preesistenti, che senso ebbe inventarsi la leggenda
del Messia? Forse perché stanchi di aspettare che le profezie si concretizzassero? Se
fosse così saremmo davanti ad un evento, uno dei tanti, che hanno caratterizzato quel
turbolento periodo storico che vide i palestinesi cercare di liberarsi dal gioco dei
romani per fondare il Nuovo Regno di Davide. Se fosse così, allora, perché il
cristianesimo si è sviluppato anche dove questi presupposti storici sparirono? Anche
San Padre Pio per Donnini era un isterico? Spesso il santo di Pietralcina parlava con
Gesù. Dobbiamo dedurre che parlava con una leggenda; così San Francesco e così
Teresa Neumann?

3 – Il Problema della Resurrezione

Leggiamo a pag 127: “… Soltanto la scarsa conoscenza fa credere alla


maggioranza dei cristiani che il loro sia il primo e l’unico Dio morto e
resuscitato. Prima di Cristo furono protagonisti di una resurrezione: Dioniso in
Grecia, Osiride in Egitto, Attis in Frigia, Adonis in Siria, Melkart in Fenicia,
Tamuz in Mesopotamia, Mitra in Persia… Quest’ultimo in particolare, dio
solare dell’Ahuira Mazda di Zarathustra, stava per incontrare un grande
successo nell’impero romano e per diffondersi come uno dei culti principali che,
tra l’altro, ha influenzato la scelta del Natale cristiano: il 25 dicembre. Anche
questo fatto dimostra che i culti pagani hanno avuto una gran parte nella
formazione della teologia cristiana”

Considerazioni: San Paolo a Roma ha trovato la morte, così come san Pietro.
Costoro hanno predicato un Dio morto e resuscitato, un Dio che predicava l‟amore
vicendevole e il perdono. Non mi risulta che nessun sacerdote del dio Mitra fosse
stato giustiziato, anzi, tutt‟altro, visto che il culto del dio Mitra ebbe grande successo
nel mondo pagano. Se gli apostoli e in seguito i loro copisti, fossero stati consapevoli,
come scrive Donnini, di aver inventato la “leggenda del Messia” allora, li dovremmo
considerare pazzi; affrontarono la morte, per una leggenda, con il sorriso sulle labbra
e glorificando Dio! Donnini ha dimenticato una cosa: nell‟opera “Ad Urbe condita”
di Tito Livio, si racconta che Romolo, alla sua morte, fu rapito in cielo. Potevamo
dimenticare un altro dio risorto?

Inoltre, se il 25 dicembre, festa romana del Sol invictus o se del dio Mazda poco
importa, coincide con il Natale dei cristiani è solo perché la Chiesa ha voluto
cancellare il rito pagano con la festa cristiana: una sostituzione di cose realmente
inventate con la nascita di Colui che dona la Vita. La Chiesa ha fatto così anche
quando costruiva le prime chiese paleocristiane: usava templi antichi, oltre alla
comodità di avere materiale e fondamenta a disposizione dava anche e soprattutto un
insegnamento: il tempo del paganesimo e delle fantasie teologiche è finito!

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Inoltre, leggiamo a pag 132 “… Non solo questo scritto gnostico, che fu composto
con ogni probabilità nel II secolo, intende la resurrezione nel suo significato
iniziatico ( non certo come ritorno in vita della carne morta e putrefatta )..” si
lascia quindi intendere che la resurrezione è interpretata come un rito iniziatico, o
meglio: lo scrittore del vangelo ( Vangelo apocrifo di Filippo ) che contiene questo
concetto, in realtà mirava a sottolineare, la simbologia iniziatica del concetto di
resurrezione, ossia, che la resurrezione di un adepto passa prima per un simbolico
sepolcro. E a sostegno di questa tesi, il Donnini tira in ballo i riti inziatici dell‟antico
Egitto. Già. Allora perché Giovanni, il più mistico degli evangelisti, scrisse testuali
parole: Giov. 11, 39 “ Disse Gesù : “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la
sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro
giorni”.”

Se è vero quello che Donnini scrive, ossia che dietro la narrazione fantastica delle
resurrezioni ci fossero, testuali parole, “ …insegnamenti occulti”, allora che senso
ha scrivere che il morto “…manda cattivo odore”? Forse questo fù un rito iniziatico
fatto ad un adepto a cui puzzavano i piedi?

Per quanto concerne la Resurrezione ecco cosa scrive San Paolo nella 1 lettera ai
Corinzi: “…Ora, se si predica che Cristo è resuscitato dai morti, come possono
dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste
risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è
risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana la nostra fede. Noi,
poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato
che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti
non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la
vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in
Cristo sono perduti: Se poi noi abbiamo avuto una speranza in Cristo soltanto in
questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.” 1 Cor. 12-19

Lasciamo al lettore ulteriori riflessioni.

Il capitolo relativo al “problema” della resurrezione continua divagando sul concetto


della Yoga come disciplina per arrivare alla liberazione del sé.

Considerazioni finali: il libro del Donnini è un altro tentativo moderno di affermare


la falsità dei concetto della fede cristiana, concetti, pilastri che da secoli, sin
dall‟inizio dell‟era della Rivelazione, come abbiamo visto, sono stati combattuti,
come la verginità di Maria la Resurrezione, la Trinità e addirittura, ora, che Cristo è
una leggenda gnostica. Ma solo per il fatto di aver avuti sì tanti nemici la fede in
Cristo risulta verace, poiché se fosse stato solo un qualcosa di simbolico, perché
sin dal I° secolo tanto accanimento? Insomma, nulla di nuovo! Il metodo di analisi,
come abbiamo visto, risulta comune a tutti: si prendono stralci di Vangeli senza fare
una comparazione completa, soprattutto con gli scritti lasciateci da San Paolo; si

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tirano in balli invece i Vangeli Apocrifi come mezzo di interpretazione e di paragone,
quando sappiamo che sono, teologicamente, in contrasto tra loro.

Riflessione Finale
Viviamo nell‟epoca del bla-bla, e mai nella storia, come ora, si è avuta una sì grande,
immensa mole di produzione di scritti e di mezzi mediatici che vogliono dirci di tutto
e di più. E noi siamo chiamati, volenti o nolenti, a filtrare tutto ciò che impatta con i
nostri sensi. E dobbiamo difenderci, soprattutto dai mille messaggi disgreganti.
emessi da parte di chi, in buona fede o in mala fede, non fa altro che aumentare il
momento di grande confusione in cui viviamo, confusione che genera,
inevitabilmente incertezza e pessimismo. Spesso scendono in campo forze che hanno
la presunzione di offrire ricette di una salvezza che nulla ha a che fare con la visione
cristiana della stessa.

Fu Giovanni Paolo II a dire che la fede deve farsi cultura: in questa ottica ogni
cristiano è chiamato a “vegliare” – beh, sono duemila anni che questo invito è stato
fatto - per non essere indotto nel dubbio, usando i mezzi intellettivi a disposizione e
confidando in coloro che, avendoli, chiariscano all‟interno della propria parrocchia,
della propria comunità, del proprio percorso di crescita a quali pericoli sottili tutti noi
siamo quotidianamente esposti.

Bastano pochi accorgimenti, quindi, per comprendere dov‟è l‟inganno, e affidarsi alla
lezione vitale del nostro Credo cattolico, il nostro metro di misura.

Non è quindi l‟otturarsi le orecchie, per non sentire, che può giovare a mantenere
integra la nostra fede, ma solo attraverso una presa di coscienza mirata che si possono
evitare contaminazioni del pensiero cristiano. E la politica anche in questa ottica
gioca un ruolo importante: si rende responsabile di mille false speranze, ripagando la
popolazione con la mancanza di giustizia sociale, inducendo disperazione e
risentimenti. L‟eresia cova anche nella visione politica della vita: ogni insulto dato
all‟uomo è un insulta dato a Dio.

Ecce Homo, dipinto di Antonio Ciseri.


Raffigura Ponzio Pilato che presenta un
Gesù di Nazareth alla gente di
Gerusalemme

80
APPENDICE

Per un quadro completo, anche se nelle sue dimensioni ridotte, crediamo sia utile
capire l‟evoluzione, il percorso delle Sacre Scritture nella Storia della Salvezza.
Quando parliamo di “Parola di Dio” non possiamo che partire dall‟Antico Testamento
(AT), poiché in quella raccolta di libri è l‟inizio del percorso storico della Rivelazione
che, nel Nuovo Testamento, trova il suo compimento. “Non sono venuto ad abolire
la Legge ma a completarla” disse Gesù - Mt 5,17-20

E‟ indubbio che per noi occidentali l‟ AT non rappresenti la parte fondamentale delle
nostre riflessioni, o per lo meno, non rappresenta, non ha quel peso che sentiamo
essere indispensabile per raggiungere il culmine delle stesse; probabilmente è inteso
come punto di partenza di riflessioni che trovano nel NT il loro significato ultimo.

Ma noi siamo quei “Gentili” ossia, quel popolo che non fu il primo ad essere scelto
per essere depositario del Messaggio di Salvezza: questo primato, lo sappiamo, spetta
al popolo ebraico. Ma ne siamo diventati parte grazie a San Paolo, l‟apostolo dei
gentili, che con la sua predicazione dette il “la” al concetto universale del messaggio
di Cristo. Il ruolo storico a cui fu chiamato San Paolo, infatti, fu quello di allargare la
diffusione della fede in Cristo ai non Giudei, consentendo la non circoncisione dei
credenti e il superamento del ritualismo ebraico; il superamento, inoltre, del concetto
di esclusivismo tipico del popolo israelita che si sentiva unico depositario del "patto
di salvezza", spalancando le porte a tutte le persone che desideravano farne parte,
diventando cristiane.

Forse è in questa ragione che per noi l‟AT rimane un poco estraneo anche se ne
comprendiamo la fondamentale importanza.

La Conversione di San Paolo


Incisione del „700

81
Anche se nella parabola del ricco EpuIone - Lc 16,19-3 1 - Gesù fa dire da Abramo al
ricco, pentitosi ormai troppo tardi, ma preoccupato per la sua famiglia ancora in vita:
"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti
sarebbero persuasi", la nostra fede rimane sempre ancorata saldamente sulla
persona di Gesù morto e risorto, anche se il mistero pasquale è stato realizzato da un
personaggio inserito nella storia del popolo ebraico, storia dai connotati originali e
inconfondibili. Gesù di Nazaret è comparso in un'epoca nella quale il suo popolo di
appartenenza, il popolo ebraico, aveva già alle spalle una lunga storia fondata sulla
di fede in YHWH = Yahwhè, ma soprattutto aveva affidato la memoria di tale storia
di fede allo scritto, anzi alle Scritture o alla "Legge e i Profeti".

Ma noi, gentili, anche se “epuloni” sappiamo che la nostra fede è fondata in Cristo
morto e risorto, e nelle parole “Cerca Dio con tutto le tue forze e ama il prossimo
tuo come te stesso” che vengono compresi la Legge e i Profeti.

La Conversione di San Paolo (1600 – 1601)


Michelangelo Merisi detto il Caravaggio – Santa Maria del Popolo, Roma

82
Quando si ebbero le prime scritture?

A partire dal VI secolo a.C., in seguito alla catastrofe della distruzione di


Gerusalemme e del Tempio e dell'esilio degli ebrei a Babilonia ad opera del re
Nabucodonosor. In quel tempo, infatti, il popolo ebraico rischiò ( si fa per dire, visto
il disegno che Dio aveva in mente ) la totale dispersione e la perdita della sua
impronta culturale. Difatti, oltre ad essersi ridotto in un numero così esiguo da vivere
nel piccolo territorio del regno della dinastia davidica, vide svanire con la distruzione
del Tempio e della capitale tutta la propria cultura e la propria presenza politica sul
territorio, presenza che si identificava con quella religiosa, visto che non esisteva
alcuna separazione tra stato e religione.

Il popolo eletto rischiava davvero di sparire dalla storia – gli eventi storici avevano
causato la dispersione ( Diaspora ) di gran parte del popolo ebraico - come tanti altri
popoli, ma grazie alla forza della fede, grazie alla presenza di individui come i
sacerdoti, che sentivano il peso della responsabilità di salvaguardare il disegno di Dio
su loro popolo, fu messa in atto un'operazione gigantesca: essi raccolsero tutto il
materiale possibile, consistente in tradizioni scritte e orali, in documenti di archivio
e in altri testi di varia natura, e procedettero a delle imponenti operazioni redazionali,
che vanno dalla storiografia alla letteratura profetica. A tali uomini si deve la
redazione finale della storia che va dal libro della Genesi a 2Re, mirante a
ricostruire l'identità nazionale e religiosa del popolo giudaico, ad essi si deve pure il
rimaneggiamento di molti libri profetici, come Isaia, Geremia, Ezechiele, Amos e
Osea.

Con tale impresa la memoria della Parola veterotestamentario di Dio potè essere
tramandata a tutte le generazioni future, a quelle stesse generazioni cui fecero parte
Gesù, Maria, gli apostoli e san Paolo.

Testo sacro ebraico nella sua forma tradizionale di


rotolo
83
Ebrei e cultura ebrea

Dopo il dominio dei Babilonesi prima e dei Persiani poi, il popolo ebraico, disperso,
passò sotto nuovi dominatori, i re ellenistici, successori di Alessandro Magno nelle
varie zone dell'impero da lui conquistato (dal IV al II sec. a.C.). Il sogno di ritornare
ad essere il grande popolo della stirpe del Re David era assai lontano; un tragico
momento nella storia di Israele che viene fatto risalire alla punizione divina inflitta ad
un popolo che si era allontanato da Dio e che era non più osservante delle leggi
mosaiche e degli avvertimenti proferiti a più riprese dai profeti.

Nel V secolo a.C. era stato ricostruito il tempio dì Gerusalemme, d'importanza


fondamentale per la fede e l'identità d'Israele, ma l'indipendenza era rimasta solo un
pio desiderio accarezzato invano. La nuova dominazione greco-ellenistica influenzò
non poco l‟identità culturale di Israele, il popolo di Dio, ad es. il libro canonico della
Sapienza di Salomone era stato addirittura scritto in greco! Il popolo passò dal
dominio dei Tolomei – sotto il cui periodo (III sec a.C. ) ci fu la traduzione di tutta la
Torah in lingua greca ad opera dei Settanta – a quello dei discendenti di Alessandro
Magno, i Seleucidi, che occuparono la Mesopotamia e il territorio siro-palestinese.

Il popolo giudaico visse, quindi, in un'atmosfera culturale greca, dato che i vari re di
turno, fossero Tolomei o Seleucidi, portavano con sé tale cultura; questa fu la ragione
per cui si ritenne necessaria la traduzione della Torah in greco. Gli israeliti della
diaspora non capivano più la lingua dei loro padri: l‟ebraico. Il libro dei Maccabei
racconta della lotta del popolo ebreo contro gli oppressori seleucidi.

Bereshit aleph, il primo capitolo della Genesi,


scritto su un uovo.

84
Le promesse della Liberazione messianica

Fu con la traduzione, dei Settanta, della Torah in lingua greca, che il tetragramma
ebraico YHWH non venne più scritto; venne sostituito con Kirios e Theos. Una delle
ragioni che spinsero verso questa traduzione fu anche per il timore reverenziale, nei
confronti di “Colui che è”, a pronunciarne il suo nome.

Il lungo periodo di sottomissione e di dispersione - Gerusalemme rimaneva il fulcro e


la speranza del popolo d‟Israele – fece nascere la speranza di un nuovo periodo
davidico: la promessa divina a David di 2Sam 7 e le dichiarazioni di testi come il
Salmo 2,7 e Is 11, che esaltavano la figura messianica del davidide venturo, erano
fortemente presenti nel cuore della gente; ma lo era anche quella corrente di pensiero,
facente capo Dt 18, 1 8 e Is 42,1-4, che attendeva l'arrivo del profeta escatologico,
figura riassorbibile a quella di Melechisedek, figura misteriosa di re-sacerdote
- Gen 14,17ss e San Paolo Eb 7,1-

Questo spinta a pensare ad un regno futuro di pace e libertà, stimolò la produzione di


una serie di testi, così come avvenne per il NT, che poi furono catalogati come testi
apocrifi: posti fuori dall‟ortodossia talmudica ma significativi per la conoscenza di
quel momento storico. La letteratura apocalittica fa parte di questi scritti apocrifi e
si sviluppò nel periodo storico compreso dal III sec a.C. al I sec d.C.

Quest‟ultimo aspetto permette di comprendere meglio i contenuti di quelle correnti di


pensiero legati alla Salvezza che, aspirando alla libertà promessa, vedevano nella fine
del sistema di cose, presente al momento della loro stesura, la massima e l‟unica
soluzione per risolvere il problema. Il fenomeno è presente anche in oggi con i
Testimoni di Geova: hanno profetizzato la fine del sistema malvagio almeno 8
volte. Ma siamo ancora qui.

Foglio dell' Apocalisse di San Severo, manoscritto


francese dell'XI secolo
-Parigi, Bibliothèque Nationale, MS lat. 8878, 148v

85
L’Attesa

Gli ultimi due secoli, quelli prima della venuta di Gesù, furono vissuti dal popolo
israelitico come un periodo di forte attesa: i sensi di colpa per aver tradito la fiducia
di Yahwhe in tempi lontani erano molto forti, ma la stanchezza di essere dominati da
popoli stranieri era ormai al massimo. Possiamo immaginare come l‟attesa del
liberatore della stirpe di David, il Messia, fosse sentita come l‟evento degli eventi.
E‟ in questo periodo che si hanno sovente sommosse guidate da un presunto
liberatore a cui si dava un significato fortemente politico, mentre sappiamo che Cristo
dette al senso della liberazione un senso esclusivamente spirituale e per questo
universale, sia nella dimensione spazio che in quella del tempo.

Fu in questo periodo che si formarono anche comunità che, in funzione di una visione
apocalittica, si staccarono dalla comunità dei più per formarne una propria, magari
più consona alle aspettative escatologiche. E‟ il caso della comunità degli Esseni, nei
pressi del Mar Morto, nota anche come Comunità di Qumran.

I membri di questa comunità si ritennero l'Israele vero; si allontanarono dai "figli di


Beliar", cioè dei peccatori, in attesa del giorno dell'avvento di Dio. Il Signore sarebbe
arrivato a dare l‟avvio alla grande battaglia, quella dei figli della luce, gli angeli e i
membri della comunità, contro i figli delle tenebre, i demoni e i peccatori.

Dalle riflessioni e dalle opere scritte da questa comunità, esistita fino al I sec d.C. si
sviluppò un linguaggio che venne usato anche da San Paolo per comunicare il nuovo
messaggio della Rivelazione. Un linguaggio che assunse, però, nuovi significati.

La zona desertica di Qumran con le sue


grotte.

86
Gesù Cristo, il Messia

L‟attesa ebbe fine e un linguaggio nuovo rese altri significati a parole di antica data.
Ne è un esempio il Tempio di Gerusalemme.

Tra le varie feste e le ricorrenze del popolo ebraico vi era anche la celebrazione della
dedicazione del Tempio, in base a quanto ci dice 1 Re 8: il re Salomone, dopo la
costruzione del Tempio di Gerusalemme, volle celebrare tale festa: “Tutto Israele si
radunò presso il re Salomone per la festa, nel mese di Etanim, cioè il settimo
mese”. La dedicazione contemplava la presa di possesso del santuario da parte di
Dio, come è raccontato: “Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nuvola
riempì il tempio e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a
causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio. Allora
Salomone disse: «Il Signore ha deciso di abitare sulla nube. / Io ti ho costruito
una casa potente, / un luogo per la tua dimora perenne»” - 1 Re 8, 10-13 . Il farsi
presente di Dio nel suo santuario viene descritto come l‟entrata della gloria del
Signore nel Tempio.

Con Gesù, protagonista del mistero della Rivelazione, quella rivelazione annunciata
ma mai svelata prima di Cristo , come ricorda San Paolo, Rm 16,25 “… secondo la
rivelazione del mistero taciuto per secoli…” Il concetto di Tempio di Dio assunse
un nuovo significato: da Cristo in poi il Tempio sarebbe stato il corpo di ogni
individuo, perché sede del Dio vivente.

La storia, fondamentale per la comprensione della formazione delle scritture, in molti


studiosi ha suscitato tentazioni, o l‟uso abituale di analizzare i Vangeli alla luce
dell‟ortodossia storico-ebraica, condizionata dal mondo veterostestamentario. Questo
metodo spesso è così preponderante da far dimenticare la realtà nuova proveniente
dalla Rivelazione, una realtà che ha costruito sulle “rovine dei templi antichi” il
nuovo modello di tempio. San Paolo scrisse, riferendosi al sacrificio di Cristo:
Ef 2, 15 “… annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni
e decreti, per creare se stesso, dei due, un solo uomo nuovo…”

Modello del Secondo Tempio di


Gerusalemme.
87
I Vangeli
I 27 libri canonici delle Scritture Greche furono scritti nel greco comune dell'epoca.
Sembra però che il libro di Matteo sia stato scritto prima nell'ebraico biblico, a
beneficio degli ebrei. Così dice Girolamo, traduttore biblico del IV secolo,
aggiungendo che il libro fu in seguito tradotto in greco. Probabilmente fu Matteo
stesso a fare la traduzione, poiché, avendo lavorato alle dipendenze delle autorità
romane come esattore di tasse, conosceva senza dubbio il latino e il greco. Gli altri
scrittori cristiani della Bibbia, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo e
Giuda, scrissero tutti in koinè, la lingua comune, viva, compresa dai cristiani e dalla
maggioranza della popolazione del I secolo. L'ultimo dei documenti originali fu
scritto da Giovanni verso il 98 d.C. Per quanto si sa, nessuno di questi 27 manoscritti
originali in koinè è giunto fino a noi. Degli originali ci sono pervenute copie, copie
delle copie e famiglie di copie, che formano un'immensa riserva di manoscritti delle
Scritture Greche Cristiane.

88
Vangelo secondo Matteo
Il Vangelo secondo Matteo era destinato alle prime comunità cristiane di origine
ebraica. Lo si evince dalla frequenza con cui sono riportate le citazioni dall'Antico
Testamento.
Matteo o Levi era un pubblicano, cioè esattore delle tasse, si sa che Gesù lo chiamò
mentre sedeva al banco delle imposte e nulla toglie che egli stesso tradusse, poi,
come già accennato, in greco ciò che aveva scritto in ebraico. D'altronde, lavorando
Matteo per l‟amministrazione romana, ragioniere della tasse, aveva, sicuramente, una
cultura superiore alla maggioranza analfabeta.

Questo Vangelo, ricco di parabole, contiene il celeberrimo discorso della montagna,


e che rappresenta, per così dire, il testamento di Cristo e la nuova visione del mondo
redento. L‟uomo non più obbediente e seguace del Dio degli eserciti ma,
semplicemente, del Dio dell’Amore.

Gesù, novello Mosè, sale sul monte, promulgazione della nuova volontà di Dio, e,
così Gesù, come Mosè, maestro della Legge, rivela il suo magistero, ma con una
sostanziale differenza: non più una legge scritta sulla pietra, ma nel cuore di ogni
uomo. La dottrina di Gesù viene promulgata come compimento di quella mosaica e
con essa si confronta in una serrata disamina che rappresenta il superamento della
legge antica, ne esplicita il significato profondo e ne stabilisce i parametri, ormai
universalizzati: ormai per il cristiano, l'obbedienza a Dio non trova più un supporto
visibile scritto, ma deve superare la materia entrare nella sfera spirituale, mediante la
fede, ed incontrare la volontà dello stesso Dio:
"Infatti, se amate quelli che vi amano, quale
merito ne avete? Non fanno così anche i
pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri
fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno
così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste" Mt 5,46-
48.

89
Inizio del Vangelo secondo Matteo in lingua latina, secondo un antico manoscritto
Vangelo secondo Marco
Il Vangelo di Marco, nel canone della Bibbia, è il secondo dei Vangeli sinottici del
Nuovo Testamento, attribuito a San Marco Evangelista. L'opera descrive la vita di
Gesù dal battesimo da parte di san Giovanni Battista alla resurrezione,
concentrandosi particolarmente sull'ultima settimana della sua vita.

E‟ quel Marco che, secondo la tradizione, fu discepolo anche di Pietro - 1 Pt 5,13 - e


suo interprete, secondo Papia, che, in un passo trasmessoci da Eusebio di Cesarea,
afferma: “Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, ma non in
ordine, quanto si ricordava di ciò che il Signore aveva detto o fatto.”

Il Vangelo di Marco fu scritto principalmente per i cristiani di cultura greca. Dalla


critica interna del testo si evince infatti la preoccupazione per la spiegazione delle
tradizioni giudaiche e per la chiarificazione delle parole aramaiche utilizzate, come:
ταλιθα κουμ (talitha cum, 5,41); κορβαν (corbàn, 7,11); αββα (abbà, 14,36).Può così
essere spiegato anche il ricorrere di latinismi, che si incontrano nel testo, quali:
σπεκουλατορα ("soldato della guardia, 6,27), ξεζηων (sextario 7,4), κοδπανηηρ
("moneta", 12,42), κενηςπιων ("centurione", 15,39).

Il capitolo 16 del Vangelo venne aggiunto durante il II sec; è noto tra gli esegeti come
“La finale di Marco” e fa parte delle scritture ispirate; è ritenuta canonica. Una
giustificazione a questa aggiunta viene dalla
constatazione come il racconto di Marco si fermasse
bruscamente al versetto 8 e che l‟attuale finale sia stata
aggiunta per colmare una lacuna verificatasi chissà
come e chissà quando. Comunque questo brano
evangelico fu riconosciuto già dal II secolo da
Sant’Ireneo e da Taziano. Se non si può provare che
sia opera di mano di Marco, viene, dalla Chiesa,
universalmente riconosciuta come una autentica
reliquia, dai contenuti coerenti con il racconto
evangelico, della prima generazione cristiana.

90
Inizio del Vangelo di Marco secondo un antico codice latino.
Il Vangelo secondo Luca

L'autore del terzo vangelo non è un apostolo ma si tratta quasi certamente del
discepolo di Paolo di Tarso. Luca era anche un colto medico, originario di Antiochia
di Siria. Paolo lo cita in alcune sue lettere, chiamandolo "compagno di lavoro" (nella
Lettera a Filemone 24) e indicandolo nella Lettera ai Colossesi 4,14 come "caro
medico". Mentre in un duro carcere attende il supplizio, Paolo scrive a Timoteo che
ormai tutti lo hanno abbandonato, meno uno: "solo Luca è con me" (4,11). E questa è
l'ultima notizia certa dell'evangelista.

Alcuni esegeti sottolineano come Luca dà nel suo racconto della vita di Gesù, anche
notizie storiche necessarie per tramandarne la Verità su Gesù all‟interno della realtà
storica contemporanea a Gesù stesso. Nel 3 capitolo, infatti, l‟evangelista racconta: “:
“Era l' anno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare: Ponzio Pilato governava
la Giudea, Erode era tetrarca della Galilea e suo fratello Filippo dell' Iturea e
della Traconitide; Lisania governava la provincia dell' Abilene, 2 mentre Anna e
Caifa erano i sommi sacerdoti. In quel tempo la parola di Dio…” Lc 3,1

La datazione della composizione del Vangelo di Luca oscilla tra il 70 e l'80. Alcuni
propendono per una datazione alta e ritengono probabile che esso sia stato scritto
prima del martirio di san Paolo, avvenuto attorno al 67 in Roma. Questa datazione si
deduce dal fatto che l'altra opera lucana facente parte del Nuovo Testamento, gli Atti
degli Apostoli inizia proprio con un richiamo al preesistente
Vangelo dello stesso autore e che essa si conclude con la
narrazione della prigionia di San Paolo in Roma, senza alcun
cenno alla sua condanna ed esecuzione. Un altro dato che
porterebbe ad una data più tarda è il seguente passo di
Sant'Ireneo: "Luca ha consegnato in un libro il Vangelo
che Paolo predicava" per dedurne che esso indicherebbe che
l'evangelista abbia composto l'opera dopo il martirio
dell'Apostolo.

Immagine di Luca in un antico manoscritto del vangelo


stesso.

Il Vangelo secondo Giovanni

91
L'ipotesi tradizionale, che identificava l'anonimo autore del vangelo - il discepolo che
Gesù amava -, con l'apostolo Giovanni inizia a partire dalla fine del II secolo.
Sant'Ireneo, fu il primo ad attribuire quel quarto vangelo che circolava nelle
comunità dei nazareni a un 'Giovanni', non l'apostolo per la verità, ma il 'discepolo'.
Infatti verso il 180 scrisse:

«Giovanni, il discepolo del Signore, colui che riposò sul suo petto (Gv 13,3), ha
pubblicato anche lui un Vangelo mentre dimorava ad Efeso in Asia» (Adversus
Haereses III, 1, 1)

E‟ evidente come poco importi, per la nostra fede, la disquisizione su Giovanni


apostolo o Giovanni il discepolo che Gesù amava, poiché chi ha scritto il Vangelo fu
testimone dei fatti narrati. Eusebio, comunque, riportando questa notizia, ritiene che
Ireneo si basasse sulle testimonianze di San Policarpo vescovo di Smirne (morto
martire a Roma nel 155), il quale avrebbe conosciuto personalmente Giovanni
(stavolta l'apostolo) essendone stato discepolo. Questo ci è anche confermato da
Ireneo medesimo, che, nella sua lettera a Florino, ricorda il suo incontro con
Policarpo ed il fatto che Policarpo «raccontava della sua dimestichezza con
Giovanni e con le altre persone che avevano visto il Signore» (Historia
Ecclesiastica V, 20, 4). Ireneo ricorda anche che Policarpo fu eletto vescovo di
Smirne dagli apostoli, e Tertulliano asserisce che egli fu fatto vescovo proprio da
Giovanni.

Queste affermazioni incontrovertibili dimostrano come alcuni storici, viaggiando


liberamente nel mondo delle ipotesi su chi ha scritto questo o qual vangelo, tacciano
su pietre miliari della storia come queste testimonianze.

E‟ certo che il Vangelo secondo Giovanni possiede un alto grado di misticismo e di


speculazione spirituale.

Antichissimo papiro con parte del Vangelo di Giovanni.

92
Atti degli Apostoli
Gli Atti degli Apostoli, libro attribuito per tradizione a Luca - menzionato
nell‟epistolario redatto da San Paolo, come «medico carissimo» - Col 4,14; 2Tm
4,11 - raccontano la storia della Chiesa delle origini, ( periodo: primo secolo, anni
30 – 63 ) dall‟Ascensione del Signore - At 1, 6-11 - all‟arrivo di Paolo a Roma - At
28, 16-30 - Il nucleo del racconto narra della lenta ma graduale diffusione del
messaggio cristiano da Gerusalemme, a tutta la Palestina, “in tutta la Giudea e
Samaria” - At 1,8 - fino agli estremi confini della terra. L’annuncio, quindi, è
rivolto prima agli ebrei, poi ai pagani o gentili. Si pensa che venne scritto attorno
all‟anno 80 del I secolo.
Pietro e Paolo sono i protagonisti maggiori di questo scritto: nella prima parte degli
Atti - primi 12 capitoli - il compito di estendere la fede al mondo ebraico è affidato,
infatti, a Pietro, che inizia da Gerusalemme e continua poi in tutta la Palestina; la
diffusione del Vangelo nel mondo greco-romano e l‟annuncio ai pagani, seconda
parte, - dal capitolo 13 fino alla fine – invece, è affidato a Paolo.
Il Vangelo di Luca e gli Atti sono strutturati come fossero un unico libro, dedicato
alla stessa persona, l‟«egregio Teofilo» di non nota identità. Nella prima parte – il
Vangelo - Luca, narra la storia di Gesù e la sua attività cominciando dalla Galilea
fino all‟ascesa al cielo in Gerusalemme; nella seconda – gli Atti degli Apostoli -
presenta l‟origine e la diffusione della Chiesa da Gerusalemme fino a Roma: il primo
cammino della Chiesa cristiana, partito dalla Palestina per arrivare a Roma.
Questo sarà il secondo cammino del messaggio della Salvezza che, raggiungendo
Roma, proporrà la città come nuova sede di una novella arca dell’alleanza; che avrà
il suo sommo sacerdote nella figura del Papa, rappresentante del nuovo patto tra Dio
e gli uomini, pur rimanendo in Israele-Gerusalemme il punto di riferimento di
partenza e finale del cammino salvifico. Da questa nuova sede, Roma, il
messaggio raggiungerà, dovrà raggiungere, tutti gli uomini, secondo quanto lasciatoci
scritto da Luca:: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il
terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il
perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete
testimoni” (Lc 24, 45-49).

Il primo viaggio di Paolo come raccontato da Luca

93
Le Lettere di San Paolo
Chi era Paolo di Tarso? Nato a Tarso di Cilicia – At 9,11; 21,39; 22,3 – verso l‟anno
10 del I secolo e morì a Roma nel 67 circa - da una famiglia giudaica della tribù di
Beniamino – Rm 11,1; Fil 3,5 – ma, nello stesso tempo, cittadino romano – At
16,37s; 22,25-28; 23,27 – Fu educato, fin dalla giovinezza, all‟ortodossia ebraica e
all‟osservanza delle leggi, ma dal punto di vista farisaico; Gamaliele fu suo maestro –
At 22,3; 26,4s; Gal 1,14; Fil 3,5 – Venne coinvolto nella disputa tra il primo
cristianesimo e l‟ebraismo, al punto tale da diventare strenuo difensore
dell‟ortodossia dei padri e persecutore dei cristiani. Fu presente alla lapidazione di
Stefano – primo martire della chiesa cristiana- con il compito di badare alle tuniche
dei lapidatori – At 7,28; 22,20; 26,10- L‟evento significativo della sua conversione al
verbo cristiano è nota: sulla via per Damasco, intrapresa per “dare la caccia” ai
cristiani, ebbe la visione di Gesù risorto. Il fatto fu sconvolgente e allo stesso tempo
didattico, poiché tutta la conoscenza che Paolo aveva delle scritture
veterotestamentario acquistò nuovi significati alla luce degli ultimi eventi legati al
compimento del Piano della Salvezza con la Rivelazione.

Come apostolo dei pagani o dei gentili predicò e scrisse alle comunità cristiane dei
Tessalonicesi, dei Galati, dei Romani, dei Corinzi, degli Efesini, dei Filippesi, dei
Colossesi e a quella degli Ebrei. A quest‟ultima comunità, Paolo, si rivolse attraverso
quella che può definirsi una gnosi paolina, ma in senso non esoterico, poiché cercò
di spiegare come le scritture dei padri fossero tutte orientate verso Cristo e la sua
conoscenza. Non dimenticò di scrivere a Tito, a Timoteo e a Filemone, suoi
carissimi discepoli.

I Viaggi: Fu in occasione della nomina, da parte di greci della colonia di Cesarea


Marittima, al tempo dell‟imperatore Caligola, a dio di Erode Agrippa nel 44 che
Paolo e Barnaba decisero che era venuto il momento di diffondere il messaggio della
buona novella e di fede in Dio tra coloro che nulla sapevano della parola di Dio e di
Gesù Cristo, i cosiddetti gentili. Anche perché in quella città esisteva una importante
colonia ebraica. Tale evangelizzazione si compie nell'arco di 12 anni dal 45 al 57 e
si snoda lungo tre successivi viaggi tutti iniziati dalla città di Antiochia. Molte le
peripezie e i pericoli che dovette affrontare; dalla lapidazione subita a Listra di
Antiochia, nel primo viaggio, fino alla prigionia e decapitazione a Roma.

San Paolo apostolo

94
Le Lettere Cattoliche
Nel Nuovo Testamento sono incluse sette epistole non redatte da san Paolo e raccolte
con il nome di lettere cattoliche ovvero lettere universali. Probabilmente questo
nome si deve al fatto che tali epistole non sono indirizzate ad un preciso destinatario,
ma riguardano tutti i cristiani. Gli autori sono identificati con Pietro, Giovanni,
Giacomo - non l‟apostolo - e Giuda Taddeo.

Il Libro dell’Apocalisse
A Giovanni apostolo ed evangelista sono state attribuite tre lettere, la prima, la
seconda e la terza che vanno ad aggiungersi al Vangelo e all' Apocalisse da lui scritti.

L'Apocalisse, comunemente conosciuta come Apocalisse o Rivelazione o Libro


della Rivelazione - da Αποκάλυψις, apokalupsis, termine greco che significa
"rivelazione" - , è l'ultimo libro della Bibbia ed il solo profetico del Nuovo
Testamento. Il libro, la sola apocalisse accettata dal Canone della Bibbia, è uno dei
più controversi e difficili da interpretare di tutta la Bibbia. Alcuni pensatori, per lo più
protestanti, basandosi sulle profonde divergenze linguistiche, stilistiche e
contenutistiche, già messe in rilievo da Dionigi d'Alessandria (metà del III secolo),
hanno ipotizzato che l'autore dell'Apocalisse sarebbe diverso da quello del Vangelo,
argomentando che la visione escatologica dell'Apocalisse contrasterebbe in qualche
modo con quella pienamente realizzata nell‟opera giovannea, soprattutto nel Vangelo
di Giovanni. Altri, in maggioranza cattolici, pongono l'accento sulle profonde affinità
della dottrina e attribuiscono le differenze insite nei due testi con la diversità del
genere letterario. Sembra, comunque, inconfutabile la canonicità e l'appartenenza
dell'Apocalisse al gruppo di scritti neotestamentari noto come letteratura giovannea.

I libri che hanno maggiormente influenzato l'Apocalisse sono i libri dei Profeti,
principalmente Daniele, Ezechiele, Isaia, Zaccaria e poi anche il Libro dei Salmi e
l'Esodo.

La bestia del mare. Arazzo


dell‟Apocalisse. Angers – Francia

95
Gli Apocrifi nel Nuovo Testamento
Come accennato nelle prime pagine di questa opera, moltissimi furono gli scritti di
contenuto cristiano che, in seguito, vennero chiamati apocrifi. Tali scritti hanno, la
stragrande maggioranza, solo un contenuto culturale ma non teologico, poiché
risultano contaminati da dottrine che non sono in sintonia con la Rivelazione cristiana
insegnata da Madre Chiesa Romana fin di primi secoli. I tre criteri usati dalla Chiesa
cristiana antica per considerare un testo canonico nell'ambito del Nuovo Testamento
sono stati:

 Paternità apostolica: attribuibile all'insegnamento o alla diretta scrittura degli


apostoli o dei loro più stretti compagni;
 Uso liturgico: testi letti pubblicamente nei riti liturgici delle prime comunità
cristiane;
 Ortodossia: testi che rispettino le verità dogmatiche di fede (Unità e Trinità di
Dio, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo...).

Gli Apocrifi del Nuovo Testamento sono solitamente divisi in base a contenuto,
genere e ambiente d'origine nelle seguenti categorie:

I Vangeli Apocrifi

 Vangeli dell'infanzia
 Vangeli giudeo-cristiani
 Vangeli gnostici
 Vangeli della passione
 Altri vangeli apocrifi
 Frammenti di vangeli apocrifi
 Vangeli apocrifi perduti o omonimi

Atti apocrifi

Atti di Andrea; Atti di Andrea e Mattia; Capitolo 29 degli Atti degli Apostoli -
descrive l'arrivo dell'apostolo Paolo in Bretagna dove predica a una comunità
israelita; Atti di Barnaba; Atti di Bartolomeo e il martirio di Bartolomeo; Atti di
Santippe e Polissena; Atti di Filippo; Atti di Giovanni; Atti di Marco; Atti di Matteo;
Atti di Paolo; Atti di Paolo e Tecla; Atti di Pietro; Atti di Pietro e Andrea; Atti di
Pietro e i Dodici; Atti di Pietro e Paolo; Atti di Pilato; Atti di Simone e Giuda; Atti di
Taddeo; Atti di Timoteo; Atti di Tito; Atti di Tommaso

Molti di questi Atti hanno forti influenze gnostico-esoteriche, docetiste, manichee ed


encratiche – Encratiti: persone che praticarono la continenza - chiamati da
Sant'Ireneo di Lione ’Egkrateîs e da Clemente Alessandrino e Sant'Ippolito di Roma
’Egkratetai, furono una setta gnostica orientale che si diffuse in Gallia e Spagna tra
la fine del III e l'inizio del IV secolo.
96
Lettere apocrife del Nuovo Testamento

 Lettera agli Alessandrini


 Lettera degli Apostoli
 Lettera di Barnaba
 Lettere di Ignazio
 Lettera dei Corinzi a Paolo
 Lettera ai Laodicesi
 Lettere di Paolo e Seneca
 Terza lettera di Paolo ai Corinzi
 Lettera di Pietro a Filippo
 Lettera di Pietro a Giacomo il Minore
 Lettere di Gesù Cristo e il re Abgar di Edessa
 Lettera di Publio Lentulo

Apocalissi apocrife del Nuovo Testamento

 Prima apocalisse di Giacomo


 Seconda apocalisse di Giacomo
 Apocalisse della Vergine (etiope)
 Apocalisse della Vergine (greca)
 Apocalisse di Pietro (greca)
 Apocalisse di Pietro (copta)
 Apocalisse di Paolo (greca)
 Apocalisse di Paolo (copta)
 Apocalisse di Stefano
 Apocalisse di Tommaso

Ciclo di Pilato

 Sentenza di Pilato
 Anafora di Pilato
 Paradosis di Pilato
 Lettere di Pilato e Erode
 Lettere di Pilato e Tiberio
 Vendetta del Salvatore
 Morte di Pilato
 Guarigione di Tiberio

97
Altri testi apocrifi del Nuovo Testamento

 Discesa all'inferno (di Gesù)


 Dottrina di Addai
 Due vie o Giudizio di Pietro
 Insegnamento di Paolo
 Insegnamento di Pietro
 Martirio di Andrea apostolo
 Martirio di Matteo
 Risurrezione di Gesù Cristo (di Bartolomeo)
 Testamento di Gesù
 Tradizione di Mattia
 Dormizione della beata Maria vergine o Transito di Maria di Giovanni il
teologo
 Transito della beata Maria vergine di Giuseppe di Arimatea

Letteratura sub-apostolica.

La dicitura usata è "scritti apostolici" o "dei Padri apostolici" o letteratura


subapostolica, cioè risalenti all'epoca immediatamente seguente (circa II secolo) a
quella apostolica (I secolo).

 Didachè - La Chiesa Cattolica Romana lo inserisce nella collezione dei Padri


Apostolici.
 Prima lettera di Clemente - testo attribuito a Papa Clemente I (88-97) scritto in
greco verso la fine del I secolo. Nei primi secoli dell'era cristiana ha goduto di una
notevole fortuna al punto da essere considerata da alcuni Padri della Chiesa come un
testo incluso nel canone della Bibbia. Dalla tradizione successiva è però stata
considerata come un apocrifo del Nuovo Testamento.
 Seconda lettera di Clemente
 Lettera di Ignazio agli Efesini
 Lettera di Ignazio ai Magnesi
 Lettera di Ignazio ai Tralliani
 Lettera di Ignazio ai Romani
 Lettera di Ignazio ai Filadelfesi
 Lettera di Ignazio agli Smirnesi
 Lettera di Ignazio a Policarpo
 Prima lettera di Policarpo ai Filippesi
 Seconda lettera di Policarpo ai Filippesi
 Martirio di san Policarpo
 Papia di Gerapoli (frammenti)
 Lettera di Barnaba
 Omelia dello pseudo-Clemente
 Pastore d'Erma
 Lettera a Diogneto

98
Materiale relativo ai Testimoni di Geova
Questo è il frontespizio interno della “Traduzione Interlineare delle Sacre Scritture”
in lingua inglese:

99
Prologo dl Vangelo secondo Giovanni

Si può notare la vistosa variazione apportata al testo inglese – che poi verrà tradotto
in tutte le lingue – malgrado l‟esatta traduzione fatta dai grecisti Westcott e Horst.

100
Un altro esempio di variazione, da Gv 8,55

101
Ultimo esempio di variante apportata:

102
Esempio di contraddizione interna ai TdG: il fondatore del movimento geovista,
Russel, nella sua opera ARPA, rende onore alla Croce di Cristo, Croce non
riconosciuta dagli stessi TdG.

103
104
REBUS- Cristo come simbolo
La trasmissione “Rebus” - del 28 marzo 2008, andata in onda su Odeon TV –
mandando in onda materiale americano in lingua madre, tutto imperniato a
dimostrare come Cristo sia un ibrido Astrologico-religioso, ha dimostrato un
tentativo, assai comune – vedi YOUTUBE –tra gli assertori di Cristo come mito
storico e associabile a personaggi come Horus, Attis, Krishna, Mitra e così via. C‟è
una ripresa negazionista silente ma tenace, e per questo assai pericolosa. Il
cristianesimo, come dottrina di salvezza, è sottoposto, da costoro, ad una nuova
pressione dall‟antico sapore persecutorio, che non vede credenti morire come
all‟epoca delle grandi persecuzioni, ma vede l‟indebolimento e poi la morte della fede
cristiano-cattolica. Nonostante si cerchi di minimizzare il problema definendole come
“stupidaggini” -nei tentativi di accostare situazioni leggendarie alla storia di Cristo
sicuramente sono tali - ma queste stupidaggini, se non neutralizzate da una attenta
analisi, diventano quelle cose serie che fanno ammalare, prima, e poi morire, dopo,
come dicevamo, la fede.

Tornando alla trasmissione - una delle tante - non fu altro che un rapportare le
vicende terrene di Cristo – dalla nascita alla morte e resurrezione – ai miti egizi,
persiani e induisti, paragonando la Nascita verginale di Cristo, e la figura del Cristo
stesso come una concretizzazione della simbologia astrologica cosmica. Tanto per
citare un esempio, Mosè fu il leader simbolico di colui che introdusse l‟umanità
nell‟era astrologica del Capricorno: in preda a rabbia infranse le Tavole della Legge,
poiché vide il suo popolo adorare il Toro/Vitello d‟oro, simbolo dell‟era astrologica
appena lasciata; Mosè stesso rappresentò il leader, con la sua simbolica figura del
legislatore che determinò con le leggi e le indicazioni, ricevute, sempre
simbolicamente, da Dio, il percorso dell‟umanità dal 2150 a.C. fino all‟anno 0. Per
questo gli ebrei usano suonare il corno di… capricorno. Dall‟anno 0 la “stecca” passò
di mano a Cristo che introdusse l‟umanità nell‟era dei Pesci – ecco, a detta degli
assertori di questa ipotesi, del perché il pesce doppio divenne simbolo di Cristo, quei
due stessi pesci con cui sfamò un intero popolo – in seguito, richiamando l‟episodio
dell‟ultima cena, sempre secondo tale tesi, i discepoli quando chiesero a Cristo dove
celebrare la Pasqua, l‟ultima della sua vita terrena, Cristo indicò di seguire un uomo
con una brocca perché li avrebbe condotti alla casa dell‟ultima cena; questo uomo
sarebbe il simbolo dell‟era dell‟Acquario che inizierebbe nel 2150 di questo
millennio. Da questo fatto si dovrebbe dedurre che a partire da quella data verrà un
altro leader – la seconda venuta di Cristo? - che ci condurrà attraverso l‟era
dell‟acquario, era che durerà dal 2150 al 4300.

Ecco, il gioco è fatto, Cristo non è mai esistito ma è un simbolo appartenente alla
gnosi astrologico-esoterica, dove la sua morte e resurrezione sono legate al ciclo
equinoziale del sole. Ritornano i miti persiani, caldei, egizi e frigi. I Vangeli, quindi,
non sono altro che una specie di Almanacco astrologico da leggersi in chiave
simbolica. Per comprendere la vacuità di questa tesi, dobbiamo rammentare,

105
nuovamente, il pensiero di San Paolo espresso nella 1 lettera ai Corinzi: “…Ora, se
si predica che Cristo è resuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che
non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche
Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra
predicazione ed è vana la nostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio,
perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre
non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono, neanche Cristo è
risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei
vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti: Se poi noi
abbiamo avuto una speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da
compiangere più di tutti gli uomini.” 1 Cor. 12-19

Ecco dunque: vana è la nostra fede se Cristo non è resuscitato.

Ma noi vogliamo capire meglio, per smontarle, le tesi di questi assertori, questi
astrologi dell‟esoterismo che credono di avere in mano la Verità. Ma se Cristo non è
resuscitato, anzi non è mai esistito se non come mito, allora, ci si chiede, quale Verità
possono sbandierare? A cosa e a chi servirebbe questa verità se non esiste
speranza nella resurrezione: cosa, indipendentemente dall’astrologia o meno,
cambierebbe nel destino dell’uomo, destinato a morte certa e con essa il nulla?

Procediamo con gradualità. Costoro dicono che Horus l‟egiziano, Attis, Krishna,
Mitra e Dioniso sarebbero nati tutti da una Vergine e il 25 dicembre, come Cristo. A
parte il fatto che tutti i cristiani ormai sanno come il 25 dicembre non sia la data
esatta della nascita di Gesù, poiché non la si conosce, leggiamo infatti nella Nuova
enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano"(1941) quante segue: « Per
inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne
indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data del solstizio d’inverno
perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i
pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (Giorno
della Nascita del Sole invincibile) » Inoltre:

Moneta di Costantino, con una rappresentazione del Sol Invictus e l'iscrizione SOLI
INVICTO COMITI

106
Famiglia Cristiana del 1 dicembre 2002, leggiamo: « La celebrazione del 25
dicembre, come commemorazione della nascita di Gesù Cristo, è attestata per la
prima volta nel Cronografo romano del 354, redatto sotto papa Liberio, che fa
riferimento ad un elenco di feste compilato originariamente nel 336. Questa
data, di cui non si trova traccia nei Vangeli, fu probabilmente scelta per
sostituire la festa del Sole invitto, introdotta a Roma nel 274 dall’imperatore
Aureliano »

L’Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, Sansoni, vol. XXIV, pag 299,
dice: “Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della
natività di Gesù Cristo … La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per
contrapporre una celebrazione cristiana a quella mitraica del Dies Natalis Solis
Invicti (Giorno Natalizio dell'Invincibile Sole), nel solstizio invernale.”

Conosciamo, quindi, che se è stata scelta, questa data, dalla Chiesa primitiva, solo per
sostituire un rito pagano, quello dedicato al Sol Invictus, un appellativo religioso
usato per tre diverse divinità nel tardo Impero romano, Eliogabalo, Mitra, e Sol.

Horus
Il dio Horus si identifica, sia in Egitto sia in Nubia, con diverse divinità locali:
Come divinità solare è Haroeris,Harakhthe, Harmakhis, Horo di Behedet.
Come figlio di Iside è Arpocrate (Horus bambino) Harsiesi, (figlio di Iside)
Harendotef (Horus vendicatore del padre).
Horus è soprattutto il dio dinastico, è "colui che siede sul trono di suo padre Osiride
e nel quale ogni sovrano vivente si identifica.
L'origine di questo dio è oscura, proprio perchè esistevano numerosissimi santuari e
in ognuno aveva un nome diverso.
Sembra che all'inizio sia esistito sottoforma di falcone, che identificato nei testi
dell'Antico Regno con il "Dio Grande" veniva considerato dio del cielo e perciò
assimilato ad un animale che viveva nel cielo.
Parallelamente all'unificazione politica dell'Egitto, ci fu un'unificazione anche degli
dei e Horus venne identificato con RA nella forma Ra-Hrakhte (Horus dell'orizzonte)
rappresentato in epoca tinita come un uomo dalla testa di falcone, che sembra sia
stato l'Horus di Letopolis (II nomos del Delta) chiamato Hor Khenti irti, "Horo che
preside ai due occhi, cioè il sole e la luna.
A Behedet (l'attuale Damanhur, nel XVII nomos del Delta) troviamo un Horus
chiamato l'Antico (o il Grande) Horoeris confuso con l'Horus di Chemmis detto il
Giovane (o il Fanciullo) Arpocrate.
Questo Horus, figlio di Iside ed Osiride, ebbe un ruolo determinante nella lotta tra
Seth ed Osiride.
Un'antica leggenda che si trova nei Testi delle Piramidi, racconta che Iside sotto
forma di avvoltoio si posò sul cadavere di Osiride, concepì Horus e lo allevò
perchè vendicasse la morte di suo padre.
Horus, diventano adulto, provocò Seth che reagì strappandogli un occhio durante un

107
combattimento, ma Horus lo riprese, vinse Seth e lo evirò.
A questo punto l'assemblea degli dei pose Horus sul trono di suo padre, mentre per
Seth ci fu la condanna a portare Osiride eternamente.
Quando l'Egitto si divise nuovamente alla fine del periodo predinastico, Horus rimase
divinità ufficiale dell'Alta Egitto, a Nekhem (Hierakonpolis).
In Alto Egitto c'era un altro santuario di Horus, quello di Edfu.
Il faraone era considerato l'incarnazione di Horo e ciò legittimava il suo regno.
Ecco, quali sono i punti di contatto con Cristo? Solo la voglia di trovarli fa sì che
il discorso venga stiracchiato con lo scegliere leggende che fanno comodo a
dimostrare ciò che si vuole.

Adesso, cerchiamo notizie sul dio Mitra

Mitra

Il mitraismo o mithraismo fu un'antica religione ellenistica, basata sul culto di un


dio chiamato Meithras che apparentemente deriva dal dio persiano Mitra e da altre
divinità dello Zoroastrismo. L'origine del Mitraismo è da identificarsi nell‟area del
Mediterraneo orientale intorno al II-I secolo a.C.. Questa religione venne praticata
anche nell‟Impero Romano, a partire dal I secolo a.C., per raggiungere il suo apogeo
tra il III ed il IV secolo, quando fu molto popolare tra i soldati romani. Il Mitraismo
scomparve come pratica religiosa in seguito al decreto Teodosiano del 391, che mise
al bando tutti i riti pagani, e apparentemente si estinse poco più tardi. Il Mitraismo è
maggiormente documentato nella forma che assunse nel tardo Impero Romano. Fu
una religione misterica di iniziazione, al pari dei misteri eleusini, non basata su un
corpo di scritture rivelate. Questo culto attirò l'attenzione del mondo romano
soprattutto per le sue concezioni misteriosofiche - i rituali erano tenuti segreti e
riservati agli iniziati - che ruotavano intorno all'idea dell'esistenza dell'anima e della
sua possibilità di arrivare, attraverso le sette sfere planetarie, all' aeternitas.
Nonostante la religione facesse professione di universalismo, questo culto escludeva
le donne e fu praticato soprattutto dai militari e, in parte, da "burocrati" e
amministratori.

Uno dei motivi centrali del Mitraismo è il mito del sacrificio di un toro sacro, creato
dalla divinità suprema Ahura Mazda, che Mitra uccide nella caverna, secondo quanto
consigliato da un corvo, mandato da Ahura Mazda. In questo mito, dal corpo del toro
morente spuntano piante, animali e tutti i frutti della terra. La figura del dio aveva
anche una valenza di mediatore tra l‟Uomo e il Dio supremo del mondo superiore ed
inferiore.

Sulla base delle teorie di James Frazer, il Mitraismo è stato classificato come una
religione misterica che adorava una divinità che resuscita dopo la morte, comparabile
ad Iside o la Persefone-Demetra dei misteri eleusini. Antichi culti legati

108
all‟osservazione astronomica dei cicli solari e stagionali. E a proposito di Frazer,
autore della famosa opera “Il Ramo d’oro”, egli racconta, tra le altre cose, della
morte di Ippolito, figlio del re di Atene che viene ucciso dal toro che spumeggia tra le
acque del mare di Corinto, morte invocata dal padre e suscitata da una bugia detta al
re dalla moglie, matrigna di Ippolito, Fedra. Ippolito risuscita da morte grazie ad
Artemide-Diana e ad Esculapio, divenendo Virbio e sacerdote del culto di Diana nel
suo territorio sacro sui colli albani, in Vallis Ariciae, presso Roma. Ho citato questo
fatto per ricordare come la morte e la resurrezione fossero comuni nei miti antichi e
non deve meravigliare se ci sono analogie con Cristo. Non dobbiamo inoltre
dimenticare che sebbene non cristiani, gli antichi, erano pur sempre figli di Dio e
come tali avevano intuizioni elaborate attraverso l‟uso di simboli legati alla
sopravvivenza, al quotidiano, come il pane e il vino, le stagioni. Le intuizioni,
antecedenti alla venuta del Cristo, erano la premessa di un disegno che si sarebbe
rivelato più tardi. E‟ San Paolo stesso che ci ricorda: “ …e il messaggio di Gesù
Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli.” Rom 16,25. Un
mistero non conosciuto ma pur sempre operante.

Noi possiamo capire quindi, come anche all‟interno di riti svolti ai confini della realtà
spirituale, realtà sempre presente nell‟uomo, ma non rivelata, potevano essere intuiti
misteri che poi sarebbero stati disponibili a tutti gli uomini e non solo ad alcuni
iniziati. Non fu Isaia, il primo dei grandi profeti, nell’VIII secolo a.C. a
profetizzare la nascita da una vergine di un Salvatore della stirpe di David, il
Messia, che farà regnare sulla terra la pace e la giustizia e diffonderà la
conoscenza di Dio?

Per quanto riguarda Mitra rimane da dire che il suo culto, esploso nella Roma dei
primi secoli, si infarcì anche di elementi cristiani. Lasciamo pure che egli sia nato il
25 dicembre, così dice la leggenda, mentre Cristo, sappiamo, non è nato il 25
dicembre e i motivi di questa coincidenza, ricordiamolo, sono noti.

Mitra ed il toro: affresco dal Mitreo di Marino


(III secolo) – Roma - raffigurante la
tauroctonia

109
Dioniso

Altro personaggio della mitologia greca ad essere accostato a Cristo. Ci basti sapere
quanto segue: le notizie relative alle modalità della nascita di Dioniso sono intricate e
contrastanti; “nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva
delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle
cure di Ermes. Basta questo per capire come sia distante questo personaggio da
Cristo.

Krishna

Presso la religione induista Krishna è una delle rappresentazioni della Divinità più
popolari e venerate, nonché il supremo aspetto di Dio per i vaishnava. Ottava
incarnazione di Vishnu. Viene spesso raffigurato mentre suona il flauto Murali,
generalmente in compagnia delle Gopi (pastorelle) e di Radha, la più devota di esse.

Krishna, principe della famiglia reale di Mathura, era l'ottavo figlio di Devaki e
Vasudeva. Il sovrano di Mathura, Kamsa, udita la predizione che avrebbe ricevuto la
morte per mano di un figlio della cugina Devaki, faceva uccidere sistematicamente i
figli della donna. Krishna venne scambiato con un altro neonato e riuscì a scampare
alla morte, venendo affidato di nascosto al pastore Nanda e a sua moglie Yashoda.
Anche Romolo e Remo furono condannati a morte ma un pastore, Faustolo, li salvò.
Nell‟antichità le leggende circolavano – tramite le grandi migrazioni - e venivano
adattate alle culture, differenti tra loro, ma bisognose di una divinità per superare le
paure della natura e dell‟ignoto. Comunque, saputa la notizia della presenza del
bimbo Krishna nel villaggio di Vrindavana, il sovrano Kamsa, per ucciderlo, inviò un
demone di nome Putana, che assunse le sembianze di una bellissima donna la quale,
visitando le giovani madri, chiedeva di poter tenere in braccio i piccoli e allattarli al
proprio seno. In realtà, essendo il latte avvelenato, tutti i neonati morivano dopo
essere stati allattati. Ma quando giunse presso la dimora di Krishna, una volta presolo
in grembo e iniziato ad allattarlo, egli cominciò a succhiare così avidamente dal seno
della donna, immune al veleno, da provocarne la morte; una volta morta, la donna
riprese le sue vere sembianze di demone, svelando così il complotto. Cosa c‟è in
questo racconto da essere accostato a Gesù? Nulla. Eppure, fa parte degli argomenti
dei “demolizionisti” della fede cristiano-cattolica in Cristo.

Krishna con Radha- Dipinto del XVIII° secolo

110
Attis

Attis. Thymiaterion di terracotta da Tarso, I o II secolo a.C.


Museo del Louvre

Attis era il figlio ed amante di Cibele, il servitore eunuco che


guidava il carro della dea trainato dai leoni. Il centro
principale del suo culto era Pessinunte, nella Frigia, da cui
attraverso la Lidia passò approssimativamente nel VII secolo
a.C. nelle colonie greche dell'Asia Minore e successivamente
nel continente, da cui fu esportato a Roma nel 204 a.C.
Secondo la tradizione frigia, conservata in Pausania ed in
Arnobio, il demone bisessuale Agdistis sarebbe nato dallo
sperma di Zeus caduto sulla terra, mentre il dio cercava di
accoppiarsi con la Grande Madre sul monte Agdos. Gli dei
dell'Olimpo spaventati dalla forza e dalla ferocia dell'essere lo evirarono: dalle gocce
del sangue fuoriuscito dalla ferita nacque un albero di mandorlo.
La figlia del fiume Sangarios, Nana, colse un frutto dall'albero e rimase incinta.
Tempo dopo nacque il figlio Attis, così chiamato per essere stato allattato da una
capra (in frigio attagos), dopo essere stato cacciato sulle montagne per ordine di
Sangarios. Attis crebbe e fu mandato a Pessinunte per sposare la figlia del re. Durante
la celebrazione del matrimonio, Agdistis, innamorato del giovane, fece impazzire
Attis, che si recise i genitali sotto un pino. La madre degli dei, Cibele, ottenne che il
corpo del giovane rimanesse incorrotto.

San Paolo avrà che dire con i Galati, seguaci di Attis che, frastornati dalle
speculazioni religiose di un rito che prevedeva l‟esposizione dell‟effigie del dio Attis
morto e appeso ad un pino per la salvezza dell‟umanità, venivano deviati dalla vera
fede che superava l‟adorazione del cadavere del dio sacrificato per attingere alla
realtà dello spirito, che nel rito di Attis non esisteva come “corpus evangelico”.
Leggere la Lettera ai Galati.

Anche in questo racconto cosa troviamo da accostare a Cristo? Può Maria, madre di
Cristo, essere paragonata ad una figlia d un fiume? Eppure… come sopra. Non esiste
alcun punto di contatto Cristo.

Concludendo questa carrellata di tentativi atti a dimostrare come Cristo sia un mito,
tentativi persi in partenza, vale sempre la regola di verificare sempre - alla luce
dell‟intelletto, della ricerca - quello che viene sottoposto ai nostri sensi. Solo così
potremo smontare le pretese culturali di certe trasmissioni e di certe iniziative
librarie.

111
Riflessioni finali
Tra le eresie dei primi secoli e le revisioni della nostra era, la difficoltà del cristiano
aumenta man mano che egli presta attenzione o meno - ma si viene spesso coinvolti
anche indirettamente - alle correnti fuorvianti che, ad ondate, periodicamente,
vengono riproposte.

Prestando attenzione alle varie teorie anticristiane, diventa necessario affrontare una
serie di riflessioni mirate a porre quest‟ultime nella giusta luce, senza che le ombre
gettate sulla fede possano minarne la stabilità.

Non stancarsi mai di allenare la propria fede attraverso riflessioni che, una volta
compiute, danno robustezza alla fede in Cristo. Dobbiamo solo rammentare che nel
primato della Resurrezione risiede il fondamento di tutto il Piano della Salvezza:
senza questa certezza tutto è vano ed è vana anche la morale sociale, la cui parvenza
risulterebbe utile solo a coloro - le classi agiate - che, possedendo, possono godere di
ciò che è stato negato ad altri. Senza la fede in Cristo e nella sua Resurrezione, senza
la morale, senza la profonda certezza che la vita non termina su questo pianeta –
insignificante granello di sabbia nell‟universo - senza quella fede ormai presente nelle
pieghe più intime della nostra cultura, le tensioni sociali sfocerebbero in atroci
scontri che porterebbero alla fine di qualsiasi premessa del buon vivere sociale e alla
sconfitta dell‟umanità. Se questa forza derivante dalla fede cristiana non fosse così
stabilmente e profondamente piantata nella nostra anima sarebbe l‟anarchia, e
nell‟anarchia emergerebbe con la certezza che tutto si esaurisce su questa terra, la
violenza. Nonostante questa riflessione, ci sono forze culturali che spingono, che
lavorano per contribuire a perdere qualsiasi speranza, anche quella ultraterrena. E
queste forze, ne sono convinto, spesso appartengono alle classi sociali agiate; a quelli
che confondono la loro agiatezza con il benessere esistenziale e che, forse in buona
fede, con il loro lavoro contribuiscono a minare le residue speranze di coloro che
agiati non sono; di coloro che nella fede rimettono il senso della loro vita grama e
provata dall‟esperienza terrena. Gli agiati non sanno che così facendo minano il
terreno su cui camminano. Non stanchiamoci quindi di combattere con gli strumenti
della fede e dell‟intelletto le forze che vogliono vanificare la morte e la resurrezione
di Cristo e rendere instabile il quotidiano, gettandolo in mano alla delinquenza che
ripone la propria speranza nell‟agiatezza, conquistata con ogni mezzo, del quotidiano.
La nostra certezza in Cristo sarà anche un servizio all‟uomo e alla società. Non la
Forza, ma il Credo sia con te!

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Brevi note biografiche sull’autore

Romano di nascita, vive e lavora a Cesena dal 1971.


Ha alle spalle un curriculum di studi legati alla formazione artistica:
Maestro d‟Arte di Pittura e Disegno; Architetto nella progettazione di
Interni; ha frequentato la Facoltà di Architettura di Firenze.

La sua attività artistica copre un ampio ventaglio di attività: Scenografia,


Illustrazione, Designer, Caricaturista e Vignettista: collabora in tale senso
con il settimanale della Diocesi di Cesena-Sarsina “Il Corriere Cesenate” e
con l‟emittente televisiva “TeleRomagna”; Disegnatore di Fumetti Storici
– ne cura oltre che i testi e i disegni, anche la ricerca storica per poterli
realizzare – è stato autore, sceneggiatore della “Storia a Fumetti di Cesena,
Rimini, Ravenna e Forlì. Dalle Origini all‟Unità d‟Italia” in 5 volumi;
della “Storia a Fumetti di Ariccia Antica”; “Storia a Fumetti di Sarsina
Antica. Dalle Origini all‟ XI secolo”; “Storia di Castrocaro: dalle Origini
alla costruzione di Terra del Sole”, “Storia di Comacchio”, “Storia di
Anzio. Dalle Origini a Nerone”. Collabora con il quotidiano “Il Corriere di
Romagna” come Critico d‟Arte.

dalmuto_antonio@tin.it

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