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^Si

EicLLibri&

ADA NEGRI

Fatalit

MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
21. migliaio.

EjKlLibrit

FATALIT.

Opere
Fatalit.

di

ADA

NEGRI.
.

21." edizione

L.
.

4 4 4
4

Tempeste. //." edizione


Maternit. //." edizione

Dal profondo. J." edizione

ADA NEGRI

Fatalit
.^

m #5;

MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
2l. migliaio.

PROPRIET LETTERARIA.
/
diirttt

di riproduzione
i

di traduzione sono

?,

riservati per tutti

paesi, compresi la Svezia, la


e

Norvegia

l'Olanda.

Tip. Fratelli Treves.

1911.

ADA NEGRI
Sta a Motta-Visconti. Questo lo perch tutte
le
si

sa

sue poesie portano

ai piedi,

a sinistra, questa indicazione.

Ma

chi

Ada Negri? Perch non


fuori in

scrive che sul-

V Illustrazione Popolare? Perch

non esce

piena luce e nessuno l'aiuta a

uscir fuori?
Io mi dibatto, maledico e piango,

Ma

passa

il

mondo

e ride o non mi sente.

')

ormai costume generale presentare confe,

renzieri e poeti

la

prima volta che compariscono

dinanzi al

pubblico.

presentare

Ada

Negri, rici

corriamo ad un mezzo semplicissimo e che


il

pare

migliore:

riprodurre l'articolo che gi nel discrittrice

cembre scorso un'altra gentile e valente


le

dedic nel Corriere della Sera.

(Nota degli Editori).

Prefazione

Perch nessuno l'ascolta? Questo si chiedevano, soltanto pochi mesi fa, gli abbonati del Corriere della Sera, e deW Illustrazione Popolare; anche quelli che di versi non s'intendono, e non si curano,

ma

tutti,

davanti alla poesia di

Ada

Negri, s'erano 'sentiti presi e scossi.

Strano davvero che, ammirata privatamente,

cos conosciuta e
ella

non trovasse

modo
giava

di
il

sbucar dalla siepe che fiancheg-

suo sentiero e non potesse uscir

stato

fuori liberamente sulla strada maestra.

Ma

forse

per

il

suo meglio:

questa lotta contro ostacoli che non sapeva che fossero, questa sete di gloria non

mai appagata, aiutarono certo ad accendere in lei quella fiamma che riscalda ormai tutta la sua poesia, dandole un'impronta cos sentita, cos nuova, cos sua.
I

suoi lettori

sono
il

andati

man mano

comprendendo che

dolore dei suoi versi

dolore vero, che. questa creatura gio-

vane deve aver sofferto come se avesse gi vissuto una lunga vita, e finirono col tenersi sicuri che, conscia del suo ingegno com'essa , forte della sua triste espe-

Prefazione

da un momento all'altro al sole di quella gloria che sogna con tanto ardore. La " bieca figura che le appare una notte al capezzale e si chiama sventura, dopo averla atterrita col profetarle tutto
rienza, sarebbe balzata fuori

quello che destinata a soffrire, le dice:


.,..A chi soffre e

sanguinando crea
la gloria.
all'idea.

Sola splende

Voi sublime

il

dolor scioglie

Ed

ella,

che

l'aveva

respinta, le ri-

sponde: Resta.
la

La sventura! come si sente ch'essa fu compagna della giovinezza di Ada Neda bambina seppe
notti insonni e l'inquieto

gri! forse fin


le

....

Pensier della dimane.

fors'anche conobbe "i giorni senza pane


Crebbi col buio intorno e qui nel core

,,...

Una

feroce nostalgia di sole.

diciott'anni saluta
il

da Lodi per

sua madre e parte suo posto di maestra a

Prefazione

Motta-Visconti: una grossa e grassa bor-

gata della bassa dove per non arrivano

ancora neppure
l

le rotaie

di

un tram;

come dimenticata
si

sul ciglione del

Ti-

cino dove

stendono boscaglie conosciute

dai cacciatori milanesi, e

dove Ada Negri

va ad ascoltare

le

voci del vento che sale,

punge, penetra,
Fiero scotendo

sibila,
l'ale.

travolge,

Ada
dire

Negri, quando

tuoi versi usciranno


si

raccolti in

volume, molte cose


alla tua vita.

vorranno
alla

si

inventeranno intorno

tua

persona e

Lascia ch'io dica

prima almeno un poco della melanconica verit; essa un onore per te, e alla tua povert un giorno tu ripenserai con dolcezza e con gratitudine, poich ad essa devi in gran parte quello che sei.
Lasciaci

dunque attraversare
s'aprono
le

il

vasto

cortile fangoso, su cui

le stalle

dove guazzano
al

oche, per venir a bus-

sare

tuo uscio screpolato,

salendo

due alti scalini di mattoni rotti. Noi veniamo a salutarti nella tua stanza dove la

Prefaeiont

luce fioca

perch

alla

finestra
di carta,

sono vetri
libri

ma impannate

non vi dove il
nostro

mobile pi elegante la cassa de' tuoi

che
si
s'

ti

serve da divano....
gonfio

Il

cuore
poi

stringe al primo
,

allarga

di

momento, ma commozione e

d'ammirazione.

glio,

in

un giornale

letterario, se

non

sba-

che usc Madre operaia,

la

descri-

zione di quel lanificio dove lavora senza

posa una povera donna stanca e affievolita,

la cui fronte patita

come

illuminata

da una nobile fierezza perch essa lavora per suo figlio che deve studiare:
....

Suo

figlio,

il

solo,

L'immenso orgoglio
Cui ne
la

della sua miseria,

vasta e seria
il

Fronte del Genio essa divina

volo.

Chi, leggendo,
si

non ha pensato che forse doveva dire una figlia?


a*

Prefazione

La povera donna
ha lavorato
giata presso
tutta la
la

stanca e malata che


vita,

ora

rifutre-

figliuola

e attende,
" di

pida e pensosa, l'avvenire luminoso in


cui la

bruna testa sar cinta


il

oro e

di lauro .

Sta forse per arrivare

Ecco che da ogni parte


lettere, giornali e libri,

d'Italia

gran giorno? giungono

il il

nome

della

sua
n'

figliola

dappertutto, e
ella

pavimento

ingombro ed
il

vi

cammina sopra

con venerazione.
S,

nome

della

tua figliola cono-

sciuto,

ma nessuno

sa chi ella sia ed ella

non conosce nessuno, e dovr ancora per qualche tempo andarsene in zoccoli alla sua scola, dove un'ottantina di ragazzi e mettono a le strillano il buongiorno prova la sua pazienza coi nasi che colano
e l'ostinazione di

voler gridare

tutti

in-

sieme

le lettere dell'alfabeto.

la vede tornare col viso palmani che bruciano, gli occhi che balenano, e trema per paura che sia malata. l'intenso sforzo di vivere due vite, di ascoltare due voci: mentre ode
lido, colle

Sua madre

Prefazione

quelle del di fuori, e parla e risponde

compie rigida e ferma il suo dovere, dentro ha mille altre voci che le parlano, una musica strana che le sale dall' anima e vorrebbe prorompere, ma non lo pu che
nella notte alta,

quando

tutto tace intorno

lei

il

dovere della sua

giornata

compiuto.

versi

allora che
le si

un immenso radiante
i

oriz-

zonte

apre dinanzi. Chi legge

suoi

pu pensare ch'ella ha tutto visto e conosciuto: ma non conosce che la solitudine e la sventura: un mondo buio e
freddo dal quale la luce del di fuori ap-

pare abbagliante, e

pili

dolce e tepido che

non

sia,

il

mondo

dei fortunati.

Ada Negri ha
derni

Ietto pochissimi libri


tutti dalle

mo-

ma

li

conosce
del

varie op-

poste critiche dei giornali letterari, ed


curioso

come

ne dice
visto

ella afferra

male e del bene che se il vero! Non ha mai

un teatro,

ma

entusiasta della

da una smania di sentirla e vederla che non lascia pensare ad altro: sono sempre i suoi giornali che la informano; un fascio; quasi

Duse ed

presa in questi giorni

Prefazione
tutti quelli d'Italia

che riceve da due anni


le
si

ogni settimana col bollo postale di Milano,

da un ammiratore che non


fatto conoscere.

mai

Ada Negri non ha mai visto il mare, non conosce le montagne, neppure le colline o un lago: pochi mesi fa poteva dire neppure una grande citt, poich non faceva che attraversar Milano da Porta Ticinese a Porta Romana per andar a Lodi
a passar
le

vacanze con sua madre.

Quest'estate alcuni amici la vollero trattenere per due giorni e fu tutta una nuova
vita spalancatasi ai suoi occhi nella
citt

gran
le

popolosa,

nella

stagione in cui
sfilarono
della

corse e le esposizioni la rendevano cos


brillante. I

gaudenti
del

le

davanti
bellezza,

col

barbaglio

lusso,

dell'eleganza. L'arte ch'ella intravvide a

Brera
port;

la sbalord, la
il

commosse,

la tras-

magico incanto e genti nuove la sedusse

di terre lontane
l fra quegli egi-

brune alme dagli occhi dipinti. Due giorni di sogno: tutta la sua personcina esile vibrava e i suoi grandi oc-

ziani e quei cavalli, davanti a quelle

Prefaeione

fiammeggiavano come per febbre, gli amici si chiesero se non avevano commesso una cattiva azione mostrandole ci di cui non avrebbe potuto
chi neri

tanto

che

godere a lungo.
Ella torn
zoccoli;

laggi a riprendere

suoi
ai

torn a insegnar a compitare

bambini rumorosi e*" cocciuti, ma pur troppo non seppe pii essere tranquilla e rassegnata al suo oscuro
suoi

ottanta

destino.

che

Vi sar chi, leggendo il suo libro, dir c' una nota insistente, troppe volte

ripetuta: vero, ella stessa lo sente e lo


dice:

ma

cos,

lei,

ora; la

campana
al

lugubre,

incessante

che invoca
si

soc-

corso, la sua giovinezza che


al

ribella

dolore che l'ha sempre accompagnata,


il

grido dell'ingegno che lotta per non

essere seppellito vivo.

Son

poeta, poeta, e

non m' arride


di gloria.

Luce

Pure come

triste

e dolce si fa

canto qualche volta:

come

la

il suo sua giovi-

Prefazione

nezza/stanca di anelare all'avvenire, torna


al passato,

si

riposa ridiventando bam-

bina alle ginocchia di sua madre.


Madre, qui

nel silenzio

a te vicina

chiede:
Dimmi, perch
L'amore come
si soffre

e si perdona.

Perch nel cor, con luminoso incanto,


alato inno risuona,

Poi tutto crolla come sogno infranto?

Dimmi, perch

si

soffre e si

perdona

dolce della lirica di Ada Negri sgorga sempre e sola dal ricordo della fanciullezza cullata dall'amore di sua ma-

La nota

dre, o dall'amor

materno che
di

le

appare

come un lontano miraggio

pace.

La

desolazione non accascia per mai a lungo

Ada Negri;
d'acciaio;

ella

scatta

come una molla


si

l'amarezza dello sconforto


in

un lampo di sfida, in un impeto di audace speranza. Par che la sua personcina diventi pi alta, quando sfidando la miseria, "spettro sdentato dalle

muta sempre

scarne braccia

,,,

esclama:

Prefazione

E mia

la

giovinezza, mia la vital

Nella pugna fatale

Non mi
Su
le

vedrai,

non mi vedrai

sfinita.

sparse rovine e su
Brillano
i

gli affanni
!

miei vent'anni

che profonda

commozione

proviamo

quando, povera creatura, dice:


Vedi laggi nel mondo

Quanta luce
Senti pel
I

di sole e

quante rose,

ciel

giocondo

trilli

de

le allodole festose,

Che

sfolgoro di fedi e d'ideali.

Quanto fremito

d'ali

Ma

l'ammirazione

ci

riempie,

quando que-

sta fanciulla coraggiosa,

altera della sua

virt e del suo ingegno, soggiunge:


Voglio
lavor che india,

il

con nobile iraper tutto governa,

e salutando dice:
....

fieramente

la

"

maga nera

dai lacci tuoi balzando ardita,

Canto l'inno

alla

vita

Prefazione

Se
di

c' poesia sentita

da

tutti

questa

Ada

Negri, essenzialmente moderna e


il

democratica. Qui dentro

"

turbinoso

presente
rigurgita
voci che

invocato da Arturo Graf, qui

davvero " l'onda immensa di ingombrano di stupore, ci empiono di piet, ci infiammano d'entusiasmo, ci rattristano a morte .
ci

dicembre 1001

Sofia Bisi Albini.

FATALIT.

Questa notte m'apparve

al

capezzale

Una
Ne
l'occhio

bieca figura.

un lampo ed
sulla faccia.
"

al fianco

un pugnale,

Mi ghign

Ebbi paura.

Disse:

Son

la

Sventura.

''

Ch'io t'abbandoni, timida fanciulla,

Non avverr giammai.


Fra sterpi e
fior,

sino alla morte e

al

nulla,

Ti seguir costante ovunque andrai,

Scostati

!...

singhiozzai.

Fatalit

Ella ferma rimase a

me

dappresso.

Disse:

"

Lass
sei,

sta scritto.
fior di cipresso,

Squallido fior tu

Fior di neve, di tomba e di delitto.

Lass, lass sta scritto.

Sorsi gridando:

lo voglio la speranza
riluce,

Che

ai

venfanni

Voglio d'amor Voglio


il

la trepida esultanza,

bacio del genio e della luce!...

T'allontana, o funesta.

Disse

"

chi soffre e

sanguinando crea.

Sola splende

la gloria.
all'idea.
la

Voi sublime

il

dolor scioglie

Per chi strenuo combatte


Io le risposi:

vittoria.

Resta.

SENZA NOME.

Senza nome

Io

non ho nome.

Io

son

la

rozza

figlia

Dell'umida stamberga; Plebe


triste

e dannata mia famiglia,


in

Ma

un'indomita fiamma

me

s'alberga.

Seguono

passi miei maligno

un nano

E un
Galoppa
il

angelo pregante.
e piano,

mio pensier per monte


sul

Come Mazeppa

cavai fumante.

Un enigma

son

io

d'odio e d'amore,
di
il

Di forza e

dolcezza;
tenebrore,
alla

M'attira de l'abisso

Mi commovo d'un bimbo

carezza.

Senza nome

Quando per

l'uscio

de

la

mia

soffitta

Entra sfortuna, rido;

Rido se combattuta o
Senza conforti e senza

derelitta,
gioie,

rido.

Ma

sui vecchi tremanti e affaticati.

Sui senza pane, piango;

Piango su

bimbi gracili e scarnati,

Su

mille ignote sofferenze piango.

E quando

il

pianto dal mio cor trabocca,

Nel canto ardito e strano

Che mi freme

nel petto e sulla bocca,

Tutta l'anima getto a brano a brano.

Chi l'ascolta non curo; e se codardo

Livor mi sferza o punge,

Provocando

il

destin passo e

non guardo,

il

venefico strai non mi raggiunge.

NON

MI TURBAR....

Non un

turbar....

NON

MI TURBAR....

Se qualche volta

tuoi detti d'amore,

Assorta, io non ascolto,

E m'ardon

gli

occhi, e insolito pallore


il

M'imbianca

labbro e

il

volto

Se, di tutto dimentica, reclino

La bruna

testa, e

penso.

Non mi

turbar

dinanzi a me, divino,

Si schiude un

mondo immenso.

Da

le

nubi squarciate
Cinger,

io

vedo

il

sole

nudo

e ridente,

Il

suol ricco di mirti e di viole


In abbraccio possente
;

Non

tni turbar....

dai fieni falciati, e da le messi

Mareggianti all'aperto,

Da

le

chiome de

l'elei

e dei cipressi,

Da

l'arido deserto,

Dai grandi boschi urlanti al vento iroso

Con grido

appassionato,

Dal fremito d'amor voluttuoso

Che ravviva

il

creato,

Sento, sento salir

.coi

voli erranti

D'aligere sperdute
Soffi larghi, novelli

e trionfanti

Di forza e di salute.

E non
Non

pi sangue, non pi sangue allaga

La dolorosa
pi, feroce

terra,

ed indessibil maga.
fucil

Spiana

il

la

guerra

Ma

tutto

il

mondo

patria e tutti

un santo

Entusiasmo avviva,

di

pace solenne e mite un canto

Vola

di riva in riva.

Non mi

turbar,...

Non

pi

il

pazzo furor de
i

la

mitraglia

Eruttano

cannoni,

Non

pi volan fra

mezzo a
;

la

battaglia

Le

belliche canzoni

Fuma

il

vapor; rompe l'aratro


le zolle feraci,
le

il

cuore

Rimbomba de

macchine

il

fragore,
;

Rosseggian

le fornaci

sul ruggito leonino e rude

De
Libert
le

la

terra in fermento
ali

sue bianche

dischiude

Fiera squillando al vento.

l^a

ronda...

VA L'ONDA.

Fra

l'alte rive,

irrefrenata e cieca,

Va

l'onda, e piange.

Il

plumbeo

cielo ascolta.

Non ha

sorrisi la quieta vlta.

Non

l'aura

un

soffio

ne

la

notte bieca.

Va

l'onda, e piange.

nel suo

grembo porta

E
Il

via trascina con mestizia greve

giovin corpo inanimato e lieve

D'una leggiadra suicida smorta.

Va

l'onda, e piange.

In quel lamento accolto

l'eco d'un mister torbido e strano;

Da quel pianto

s'eleva

il

grido

umano

D'un disperato amor vinto e travolto.

B1R1CH1^'0 DI STRADA.

Birichino di strada

i5

Quando

lo

vedo per

la

via fangosa
belio,

Passar sucido e

Colla giacchetta tutta in un brandello,

Le scarpe

rotte e l'aria capricciosa;

Quando

il

vedo fra

carri

o sul selciato

Coi calzoncini a brani,


Gettare
i

sassi nelle

gambe

ai

cani,
;

Gi ladro, gi corrotto e gi sfrontato

Quando

lo

vedo ridere e
fior di

saltare,

Povero

spina,
all'officina,

E penso
Vuoto
il

che sua madre


tugurio e
il

padre

al

cellulare,

Un'angoscia per

lui
"

dentro mi serra
farai.

E
Tu

dico

Che

che stracciato ed ignorante vai


?...

Senz'appoggio ne guida sulla terra

Birichino dt strada

De

la

capanna garrulo usignuolo,

Che

sarai fra vent'anni?

Vile e perverso spacciator d'inganni,

Operaio solerte, o borsaiuolo?


L'onesta blusa avrai del manovale,

quella del forzato?

Ti rivedr bracciante o condannato.


Sul lavoro, in prigione, o all'ospedale?...

....

Ed

ecco, vorrei scender nella via

E
In

stringerlo sul core,


di dolore.
:

un supremo abbraccio
piet,

Di

di tristezza e d'agonia

Tutti

miei baci dargli in un istante


Sulla bocca e sul petto,

singhiozzargli con fraterno affetto


:

Queste parole soffocate e sante

'

Anch'io vissi nel lutto e nelle pene.

Anch'io son

fior di spina;

E
E

l'ebbi anch'io la

madre
dolor....

all'officina,ti

anch'io seppi

il

voglio bene.

SON GELOSA

DI

TE!

Son gelosa di

te!...

SON GELOSA

DI TE!...

Ti

vidi'

un giorno

di

sospetto un palpito

M'arse

la solitaria

alma sdegnosa,

Senza saper perch:

Or

ti

conosco, e t'odio, e son gelosa,

Son gelosa

di tei...

Va, sirena, e trionfa.

te di grazie

Molli e procaci ben concesse Iddio


Il

fulgido tesor:

Va

sei

bella e fatai
le

come

il

deso,

Bianca fanciulla da

trecce d'ori...

Son gelosa

di

te !.

Perch venisti? Di repente

al

fascino

Di tua fiorente giovinezza audace

Fugg mia speme a voi

il

mio splendido sogno infranto

giace,

L'ali spezzate, al suol.

Se tu sapessi come punge l'anima


L'acuta spina d'un dolor profondo,

Quando fugge

l'amor....

Come

par vuoto e desolato

il

mondo.
il

Quando

negletto e senza meta

cori...

Oh, potessi scordar

l'alate e rosee

Larve del sogno appassionato

e stolto

De
Su
le

la

mia giovent;

rovine de l'amor sepolto

Non

ridestarmi pi!

....

Va, sirena, e trionfa.


il

me

te di gioie

Intime

riso,

e la bugiarda festa

Di dolci volutt;

Ma

se cupo abbandono a
te

sol

resta,

L' ira del fato su

pur cadr.

Soft gelo'ia di te:

Quando, solinga, cercherai

fra

ruderi

Muti, e dispersi de l'amor languente

L'ebbrezza che svan,

Quando,

fra

geli,

invocherai l'ardente
Felicit d'un d,

Ritta e proterva

mi vedrai risorgere

Come

vindice larva a te dinante,


Lieta del tuo dolor;

rider su le tue gioie infrante,


le

Bianca fanciulla da

trecce d'or:

Poich, superba di tue molli grazie,

Tu

calpestasti

il

sogno mio

di

rosa

Sotto l'audace pie,


T'odio, balda sirena, e son gelosa,

Son gelosa

di

te!..-

Stona breve

STORIA BREVE.

Ella pareva

un sogno

di

poeta;

Vesta sempre di bianco, e avea nel viso

La calma d'una

sfinge d'oriente.

Le cadea sino
Trillava

ai

fianchi

il

crin di seta;
riso,

un canto nel suo breve


il

Era

di statua

bel

corpo indolente.

Am

non riamata.

In fondo al core,
la

Tranquilla in fronte, custodi

ria

Fiamma

di quell'amor

senza parole.

Ma

quel deso la

consum

ne

l'ore

D'un crepuscol d'ottobre

ella moria,
il

Come

verbena quando manca

sole.

AUTOPSIA.

25

Magro

dottore, che con occhi intenti

Per cruda, intensa brama,

Le nude carni mie tagH

e tormenti

Con

fredda, acuta lama,

Odi. Sai tu chi


Sfido
il

fui?...

Del tuo pugnale


spietato;

morso

Qui ne

l'orrida stanza sepolcrale

Ti narro

il

mio passato.

Sui sassi de

le

vie crebbi.

Non mai
;

Ebbi casa o parenti


Scalza, discinta e senza

nome
i

errai

Dietro

le

nubi e

venti.

Autopsia

Seppi

le

notti insonni e l'inquieto

Pensier della dimane,


L'inutil prece e
il

disperar segreto,

giorni senza pane.

Tutte conobbi l'improbe fatiche

le

miserie oscure,

Passai fra genti squallide e nemiche,

Fra lagrime e paure;

finalmente un

d,

sovra un giaciglio

Nitido d'ospedale,

Un

negro augello dal ricurvo artiglio

Su me

raccolse

l'ale-

son morta

cosi,

capisci,

sola,

Come un

cane perduto,

Cosi son morta senza udir parola

Di speme o di saluto!...

Come

lucida e nera e

come

folta,

La mia chioma

fluente!..

Senza un bacio d'amor verr sepolta


Sotto
la

terra algente.

Atitopsia

Come

giovine e bianco

il

flessuoso

Mio corpo, e come snello!

Or

lo disfiora

il

cupido, bramoso

Bacio del tuo coltello.

Suvvia, taglia, dilania, incidi e strazia,


Instancabile e muto.

Delle viscere mie godi, e

ti

sazia

Sul mio corpo venduto 1...

Fruga, sinistramente sorridendo.

Che

importa?... Io son letame.

Cerca nel ventre mio, cerca l'orrendo


Mistero della famel...

Scendi col tuo pugnale insino all'ime


Viscere, e strappa
il

cuore.
il

Cercalo nel mio cor, cerca


Mistero del dolore

sublime

1...

Tutta nuda cosi sotto

il

tuo sguardo,

Ancor
Colle

soffro; lo sai?...

immote

pupille ancor
;

ti

guardo,

tu mi scorderai

Autopsia

Poi che sul labbro mio, quale conato


Folle di passione,

Rauco gorgoglia un rantolo affannato


Di maledizione.

NEVICATA.

NEVICATA.

bui campi e su

le

strade

Silenziosa e lieve,

Volteggiando,

la

neve
Cade.

Danza

la

falda bianca
ciel

Ne

l'ampio

scherzosa
si

Poi sul terren

posa

Stanca.

In mille

immote torme
e sui camini,

Sui

tetti

Sui cippi e nei giardini

Dorme.

Neincata

Tutto dintorno pace:

Chiuso

in oblio profondo,
il

Indifferente

mondo
Tace....

Ma

ne

la

calma immensa
ai

Torna

ricordi

il

core,

ad un sopito amore
Pensa.

N E

Li

E.

Soffro

Lontan lontano

Le nebbie sonnolente
Salgono dal tacente
Piano.

Alto gracchiando,
Fidati all'ali nere,

corvi.

Traversan

le

brughiere
Torvi.

Dell'aere ai morsi crudi


Gli addolorati tronchi

Offron, pregando,

bronchi

Nudi.

Nebbie

Come

lio

freddo!

Son

sola

Pel grigio del sospinto

Un

gemito d'estinto

Vola;

mi ripete
buia
la

Vienij

vallata.

triste,

o disamata,
Vieni
U,.

NOTTE.

Sul giardino fantastico

Profumato

di rosa

La carezza dell'ombra
Posa.

Pure ha un pensiero e un palpito

La

quiete

suprema

L'aria,

come per

brivido,

Trema.

La luttuosa tenebra

Una

storia di
le

morte
cardenie

Racconta a

Smorte?

Forse

perch una pioggia

Di soavi rugiade

Entro

socchiusi petali

Cade.

....

Su

l'ascose miserie,

Su

l'ebbrezze perdute,

Sui muti sogni e l'ansie


Mute,

I
Su
Che
le fugaci
il

gioie

disinganno infrange,

La

notte le sue lagrime

Piange-

FIN CH'IO VIVA E PI IN LA.

Fin ch'io viva

e pili

in l

Ella mi disse

"

Tu non
i

ridi

mai

Imprecan sempre

versi tuoi mordaci.

Tu
Ove
il

il

cantico

non

sai
al sole

gaudio folleggia e vibra

La musica

dei baci.

Tu non

conosci la canzon feba


dal

Che ignuda erompe

pagano ammanto

Come

un'antica dea,

in alto vola,

nuvole spargendo

Di glicine e d'acanto.

Ella

mi disse ancora
fatai del

"

Ove

sei nata,

Poetessa

malaugurio?...
fata
?...

Quale perversa
Ti streg ne
"

la

culla

lei

risposi

Io nacqui in

un tugurio.

Fin ch'io viva

pi in l

Io sbocciai da la melma.

Ed

attraverso

Al trionfo del sole ed

ai ferventi

Inni de l'universo,

A me

giunge da presso e da lontano

Un'eco

di

lamenti.

A me

goccia sul cuore in accanita


il

Pioggia vermiglia

sangue degli

eletti

Che

gettaron la vita

Ove

crollante libert chiedea

Baluardo

di petti.

Dalle case operaie ove

si

pigia

Una

folla agitata

e turbolenta,

Una
Che
al

pleiade grigia
le

pan che

guadagna
;

la

fatica

Famelica s'avventa

Da

le

fabbriche scure ove sbuffando


d'acciaio,
le motrici,

Vanno, mostri

E
Pei pori,

l'acfe ar filtrando
il

roseo sangue intisichito


a le tessitrici
;

Rode

Fin ch'io viva

pi

Da l'umide

risaie attossicate,
sterili radure,

Dai campi e da

Da
Ove
in

le

case murate
di

nome

Dio s'immolan tante

Inerti creature,

A me

giunge, a

me

giunge

il

pianto alterno

Che mi persegue

e che cessar

non vuole,

Lugubre, sempiterno,
Vipistrello che al buio sbatte
l'ali,

Nube che

offusca

il

sole!

Fuggon dinanzi
Fugge
la luce

me

gioia e bellezza,

a novo d ridesta.

La temeraria ebbrezza
Fugge d'amore e
Solo
il

l'estasi

del bacio....

dolor mi restai...

Ma

dolor che

non cede e non

s'inclina,

il

dolor che pugnando a Dio s'innalza;

E
Su

la

virt divina

Che Promteo sostenne incatenato


la

selvags^ia

balza.

43

Fin ch'io viva e

pii

in l

tetro vola

il

canto mio sonante


folla impallidita,

Sopra l'intenta

Come
Su
la

cala gigante
il

ghiacciaia ove s'indura

gelo

Un'aquila

ferita.

SULLA BRECCL\.

li

Sulla breccia

SULLA BRECCLA.

Passan, compatti, tragici, severi,


Colla testa scoperta.

La cassa

dell'estinto ricoperta

Di lunghi veli fluttuanti e neri.

Un

pensoso dolor

fra

ruga e ruga

Su

le

fronti s' incide.


il

Su

loro invan da l'alto


tacito
il

ciel

sorride;

Sgorga

pianto, e niun l'asciuga.

Fra

le

travi inchiodate egli

riposa,

Rattratto e sfracellato.

Lavorava sul
Cadendo,
il

tetto; e s' spaccato,


la

capo su

via sassosa,

Sulla breccia

Pieno

di

speme e

di gagliarda vita,

Bello

come un
la

Titano,

Cadde.
Stringa

il

Or

fredda e raggrinzata

mano

cor d'una vedova sfinita;

via lo porta nei recessi austeri

Del sonno e dell'oblio.


Sotto
il

dito terribile

d'un Dio

Passan, compatti, tragici, severi;

pensano.

destini...

Com'egli morto

Forse anch'essi morranno.


Il

bracciante soldato; essi lo sanno.


il

Gonfiasi

petto, e

il

volto

si

fa

smorto.

Erculei sono e coraggiosi, ed hanno

Ai lor sogni una meta,

Una

famiglia e

una casetta

lieta,

forse, sul lavor,

doman cadranno

Da un

tetto, nel

fragor d'un opificio,

Sotto un crollo di vlta;

Ma

il

grido di chi
il

muor nessuno
supremo

ascolta,

Niun comprende

sacrificio.

Sulla breccia

Sorgono

vvi al posto degli estinti:


la

Sul lutto

speranza:

Sconfinato l'esercito che avanza,

Serenamente calpestando

vinti:

E come corron
I

su

le

fosse

mute

bambini

festanti,

Vanno

le turbe,
le

ignare e rimugghianti,
vittime cadute.

Sui resti de

Buon

<n,

Miseria

BUON

DI,

MISERIA.

Sofia Btsi Albini.

Chi batte alla mia porta?...


...

Buon

di,

Miseria; non mi

fai

paura.

Fredda come una morta


Entra: io t'accolgo rigida e secura.
Spettro sdentato da
le

scarne braccia,
ti

Guarda!...

rido in faccia.

Non

basta ancor?... T'avanza,

T'avanza dunque, o spettro maledetto.

Strappami

la

speranza,
il

Scava coll'ugne adunche entro


Stendi
l'ala

mio petto;

sul letto di dolore

Di mia madre che muore.


1

Buon

d.

Miseria

T'accanisci: che vale?

mia
Nella

la

giovinezza, mia la vital


fatale

pugna

Non mi
Su
le

vedrai,

non mi vedrai

sfinita.

sparse rovine e su
Brillano
i

gli affanni

miei vent'anni

Tu non mi

toglierai
in

Questa che m'arde

cor forza divina,

Tu non
Ne

m'arresterai

l'irruente voi che


il

mi

trascina.

Impotente

tuo rostro.
Io seguo la

mia

tetra Iddia,

via.

Vedi laggi nel mondo

Quanta luce

di

sole e quante rose,

Senti pel ciel giocondo


I

trilli

de

le

allodole festose:

Che

sfolgorio di fedi e d'ideali.

Quanto fremito

d'ahl..

Buon

d,

Miseria

Vecchia megera esangue

Che

ti

nascondi nel cappuccio nero,

Io nelle

vene ho sangue,
di

Sangue

popolana ardente e

fiero

Vive angosce calpesto, e

pianti,

ed ire

E movo

all'avvenire.

Voglio

il

lavor che india,

E
Il

con nobile imper tutto governa.

sogno e l'armonia,
la

D'arte

giovinezza sempiterna;
di fiori,

Riso d'azzurro e balsami

Astri, baci e splendori.

Tu

passa, o

maga

nera.

Passa come funesta ombra sul solo. Tutto risorge e spera,

E
Ed

sorridon fra
io,

dumi

le

viole:

dai lacci tuoi balzando ardita.

Canto l'inno

alta

vita!.,

Vegliardo

VEGLIARDO.

in chiesa.

Prega Passo

sei

solo.

Il

tardo
t'ha guidato,

qiial

triste idea qui

pallido vegliardo?
ti

Forse

parla ne la chiesa oscura


ti

Quel Dio che

f'

grande

sventurato,

Quel tremendo Signor che t'impaura?...

Passan ne

la

tua mente
l'et fuggita,

Le rimem'oranze de
Passan, gelidamente:

Ed

il

tetro squallor del

tempo antico

il

calvario crudel de la tua vita,


vita di servo e di

La tua

mendico.

Vegliardo

Prega. Sfiorir cogli anni

Di tua lontana giovent solinga


Voti, speranze, inganni.

E pur E
Il
ti

fidavi

ti

cantava in core,

spronava sulla via rami^iga

fresco inno gentil d' un primo amore.

Per quel nemico, acerbo


Destin che sotto un giogo empio curvava
Il

capo tuo superbo;


la

Per

tua mesta giovent schernita,

Pe' tuoi laceri panni ella t'amava,

l'orme seguit de la tua

vita....

Era bionda e

sottile,

E come
Il

raggio le parlava in fronte

cor grande e gentile.


te divise degli affanni
la
il

Con
De

pondo,

tua povert gli strazi e l'onte,

la

sprezzante carit del mondo;

Vegliardo

55

Poi... s'addorm. L'assrta

Dolce pupilla al bacio tuo chiudca,


Piccola fata smorta.

Ove

fuggiva?... In qual plaga profonda,

In qual

lembo

di ciel

si

nascondea

La tua boema innamorata e bionda?...

..

Prega

sei solo.

Il

tardo

Passo ben

triste idea
1

qui t'ha guidato,

tremulo vegliardo
ti

Forse

parla ne la chiesa oscura

Quel tremendo Signor che pur t'ha dato


Il

sorriso di

lei

ne

la

sventura?...

Svanir calma e tempesta;

Ormai

la

tua giornata giunta a sera,


ti

Nulla quaggi

resta.

Su

te

mendico, servo e dispregiato,


la

Senza posa grav

sferza fiera

D'un avverso

destin....

ma

fosti

amato

!.

Il

canto- della

zappa

5-;

IL

CANTO DELLA ZAPPA.

Ruvida spada

io

son che

il

terren fende;

Son forza ed ignoranza.


In

me

stride la

fame e

il

sol s'accende;

Son miseria e speranza.

Io conosco la sferza arroventata

Dei meriggi brucianti,


Dell'

uragan che scroscia a

la vallata

Le nubi

saettanti.

Io so gli olezzi lberi e feraci

Che maggio da

la terra

Con

aulenti corolle, insetti e baci

Trionfando disserra;

58

IL

canto della zappa

nell'opra d'ogni ora e d'ogni istante

Io pi m'affilo e splendo;

Rassegnata, fortissima, costante,

Vo

il

duro suol rompendo.

Ne

le

basse casupole sconnesse,

Nel rozzo cascinale

Ove penetra per


La
rffica

le

imposte fesse

invernale,

Ove

del foco sul tizzon che


L' ignavia s'accovaccia,

geme

la

pellagra insaziata freme


Gialla e sparuta in faccia,

Entro e guardo.

in

un canto abbandonata,

Ne

l'alta

e paurosa

Notte che incombe a l'umida spianata

E
Mentre
la

la

stanza fumosa,

febbre di risaia scote


affranti,
le

Feminei corpi

pi non s'odon che

tor\e note

Dei

villici

russanti,

//

canto della zappa

Sg

Veglio, ed un soffio di desir m'infiamma.


....

Sogno

la

nova aurora,

Quando, dritta qual rustico orifiamma


Nel sol che l'aure indora,

Serenamente splendida, brandita

Da

un' inspirata plebe,

Sorger, bella di vigor, di vita,

Da
Ma
le

le

feconde glebe.

lame saran pure

di

sangue,

bianchi

gli

stendardi;

Conculcato morr de l'odio l'angue


Sotto
i

colpi gagliardi;

dalla terra satura d'amore,

Olezzante di rose.
Purificata dal novello ardore

De

le

gare animose,

Fino a l'azzurro

ciel tutto

un tumulto

Di rozze voci
Salir

umane
singulto:
panel..,. ,

come un inno ed un
"

Pacel...

lavoro

I...

VINTI.

Sono

cento, son mille,

son milioni.

Son orde

sconfinate.
di

Sommesso rombo

lontani tuoni

Han

le

file

serrate.

S'avanzan sotto

il

rigido rovaio

Con passo uguale

e tardo.

Nuda

la testa, l'abito di saio,

Febbricitante

il

guardo.

Essi cercano me.

Tutti son giunti.

Fluttuando com'onda Di grigie forme e


di

volti consunti,

La turba mi

circonda.

vinti

Mi

pigia,

mi nasconde, m'imprigiona;
i

Sento
Il

rchi respiri,

lungo pianto che nel buio suona,

Le bestemmie,
"

sospiri.

Noi veniam dalle case senza fuoco,

Dai

letti

senza pace,

Ove

il

corpo domato a poco a poco


Piega, s'arrende, giace.

Veniara dagli angiporti e dalle tane,

Veniam

dai nascondigli,

gettiam su

la

terra

un'ombra immane

Di lutto e

di perigli.

Noi lo cercammo un ideal di fede,

Ed esso

ci

ha

traditi.

Noi cercammo l'amor che spera e crede.

Ed esso

ci

ha

traditi.

Noi l'oprar che rigenera e rafforza

Cercammo, e

ci

ha

respinti.

Ov' dunque

la

speme?...

Ove
i

la

forza?..

Piet!...

Noi siamo

vinti.

/ vinti

...

Sopra e d'attorno a

noi, del sol raggiante

Ne

la

gran luce d'oro,


il

Scoppia e trasvola

vasto inno festante

Del bacio e del lavoro:

(Ferreo serpe,

il

vapor passa e rimbomba

Sotto montana vlta,

Chiama

l'industria con guerriera

tromba

Menti e braccia a raccolta:

Mille bocche si cercan desiose

Innamoratamente,
Mille vite
si

lancian generose

Nella fornace ardente;

inutili

Siam noi!..
la

ci

Chi

ci

ha gettato

Su
Il

matrigna terra?...

sospiro del cor chi

ha negato?'

Chi ne opprime e ne atterra?...

Qual odio pesa su


Ignota
ci

di noi?...

Qual mano

ha

respinti?...
ci

Perch

il

cieco destin

grida: Invano?...
i

Piet"....

Noi siamo

vinti.

Mano

nell'ingranaggio

MANO NELL'INGRANAGGIO.

Rtan

le

cinghie, stridono le macchine;

Indefessi ne l'opre, allegri canti

Vociano

lavoranti.

Ma un
E pare

dissennato grido a un tratto levasi


lacerante urlo di belva
Ferita in

una

selva.

Fra

denti acuti

un ingranaggio portasi
mutilata!...

Povera donna bionda e

Una mano

troncata.

Mano

nell'ingranaggio

...

Rtan
le

le cinghie,
i

stridono
lavoranti

le

macchine;

Ma

ruvide voci

Pi non sciolgono

ai

canti.

Stillan.

confuse col sudor, le lacrime;


la

Da lontano rombando,

motrice
dice.

Cupe leggende

senza tregua appare agli occhi torbidi

Povera donna bionda e


Quella

mutilata!...

mano

tronf"

.a.

La macchina

rontba

67

LA MACCHINA ROMBA.

La macchina romba.
Il

S'eleva ruggendo

vasto solenne rumor,

Qual

forte avoltoio che, l'aure fendendo,

Si slancia a le nuvole d'dr.

La macchina romba.
Di chi
fra
i

Son

gli

urli selvaggi

suoi denti spir:


gl'irti

Di chi stritolata fra

ingranaggi

La

giovine vita lasci.

Di cinghie, d'acciaio, di morse, di foco.

Di spire temuto signor.


Il

mostro sbuffante nel


Si nutre

vigile loco
;

d'immenso clamor

La macchina romba

Follegrgia, sghignazza,

divampa,

s'allenta,

Stridendo

si

frena e rista:
si

Poi torna all'assalto,


Nel cielo
il

snoda, ed avventa

fatidico hurr.

Avanti, campioni de l'opre venture,

Scendete nel nobile agon;


Di sega, di zappa, di picca, di scure

Vi chiami l'onesta tenzon.

Bollenti d vita le turgide vene,


Baciati nel viso dal sol.

Spiranti l'ambrosia de l'aure serene,

Nudriti da fertile suol,

Osate, o campioni di novi ardimenti.

V'aspetta la libera
....

et....
i

La macchina romba:
Si slancia
il

nel cielo, fra

venti

fatidico hurr.

POPOLANA.

Popolana

POPOLANA.

Giran

le spole,

il

fil

s'attorce, io canto;

Ho
Due

dlciott'anni in core,

begli occhi,

un

telaio

ed un amore.
il

Vesto d'indiana e non conosco

pianto.

S'io snodo e sciolgo la mia treccia rossa

Ove un

raggio sfavilla,
scintilla
I

Nel guardo a chi m'affisa una

S'accende, e in petto elettrica una scossa

Ma

passo noncurante, e rido in viso

Ai tentator loquaci;
Serbo per l'amor mio
tutti
i

miei baci,

il

mondo venderei

pel

suo sorriso.

Popolana

Io l'amo;

egli
il

il

signor della fucina,

Egli

re del martello:

Alto, robusto, nerboruto e bello,

lui

dappresso sembro una bambina.

Quand'egli batte

il

ferro arroventato

Dinanzi

alla fornace,
i

E E

sul volto ha
s'

riflessi

della brace,

inturgida

il

collo denudato,

10 m'esalto per lui tutta d'orgoglio,

E
11

per

lui tutto oblo;

mio demone
per

egli

come
sola

il

mio Dio,
voglio!.,..

E E

me

sola, per

me

il

s'io l'attendo

ne

la

mia

soffitta,

E
Mi
si

l'ora gi trascorsa.
il

strozza

respir dentro una morsa,

E mi

sento qui al sen

come una

fitta:

Ma un

passo gi risuona sulle

scale....

Gi l'uscio

si
il

spalanca....

La mano trema e

labbro mi s'imbianca,
ai piedi

Ma

per corrergli incontro

ho

l'aie..

Popolana

73

Nero

di

polve e splendido d'amore,

Affranto e sorridente,
Ecco,
ei

m'avvolge

in

una

stretta ardente,
il

sento sul mio cor battergli

core.

Fior

di plebe

75

FIOR DI PLEBE.

Tu

la

vedesti mai?...

Sembra

di

rame

La sua

pelle morata.
il

E una

dea che ha per letto

nudo strame,

Una dea

folleggiante ed abbronzata.

Sorride sempre ed ha

bianchi

denti,

E
Che
ti

il

labbro

vermiglio,

provoca

ai baci.

In cor tu senti
ciglio;

L'alta malia del

luminoso

E un turbamento
Ma

che spiegar non


afferra.

sai

Le tue viscere
d'esser bella ella

non seppe mai,


la

E non ama

che

me sopra

terra

I...

']6

Fior d% plebe

....

Tutte

le

sere, sola, essa m'attende


di via.

Su quel canto

Quando mi

vede, l'occhio suo s'accende,

La sua voce diventa meloda;

Ed

all'orecchio

mi

bisljiglia

cento

Folli e semplici cose.


Il

batter lesto del suo core io sento,

L'alito

de

le

labbra desiose;

sento che bench ricco soltanto


Io sia d'un saldo braccio.

Ella sar felice a

me

daccanto,

Niuno

la

strapper da questo abbraccio!...

....

Sai?...

Le

dissero
il

un

di ch'io la trada;

E
Da
la

le dissero

nome

nemica.
il

Tacita s'avvia.

Anelante

respir, sfatte le chiome;

La

vede, la minaccia, s'accapiglia.

La

sfregia con

un morso;
si

Come indmo
Tutta
la

cavallo che

sbriglia.
il

rabbia sua disfrena

corso.

Fior i ptebe

....

Io ritorno alla sera.


Ella, tutta

A me

s'avvince

tremante;

colla

voce che ogni sdegno vince,

Col grand'occhio bagnato e supplicante,

Scomposta, paurosa, scarmigliata,


Bellissima d'amore,

Umil come una schiava appassionata,


Ammaliante come schiuso
fiore,

"

Perdonami,

susurra,

e colla

mano

Carezzando mi viene
"

Non disamarmi, non


ti

fuggir lontano....

Mi vendicai perch

voglio bene.

Bacio pagano

BACIO PAGANO.

Fra l'auree spiche,

in faccia al rutilante
la

Sole che tutta incendia

vallata,

Nel solco fumicante,

Su

la

tepida bocca ei l'ha baciata.

Ride

il

ciel

senza aube e rde

il

grano

A
Inneggia intorno
al

la

coppia rapita;

bacio schietto e sano


vita.

Potentemente l'universa

Sanguigne olezzan

le

corolle schiuse

Come

bocche anelanti nell'amore;


Sale per l'aure effuse

Il

canto allegro de

la

terra in fiore.

Bacio pagano

S'abbraccian sorridendo in mezzo


I

al

verde

due giovani amanti,


rondine
si

Mentre un

trillo di
cieli

perde
;

Sotto l'arco dei

azzurreggianti

dappertutto, nei cespugli ombrosi,


fiori,

Nei calici dei

entro la bionda
ascosi,

Messe e nei nidi

Freme

il

bacio che avviva e che feconda

CAVALLO ARABO.

Cavallo arabo

83

Sogni tu forse

le gialle le

radure,

Sogni tu forse

calde pianure

Arse dal sol?


Vasti miraggi di sabbie cocenti,

Corse d'audaci

cavalli nitrenti

Sul patrio suol?

Quando

tu scoti la folta criniera,

punti a terra la

zampa guerriera
Mordendo
il

fren,

Quando

tu nitri con urlo selvaggio,

Subita brama di novo viaggio

M'avvampa

in sen.

84

Cavano arabo

Non

sai?...

M'attiran le plaghe serene;


M'attiran le nitide arene

Non

sai?...

Arse dal
Vien, ch'io
ti

sol.

salti

su

l'agile

groppa;

Bruno

corsiero, galoppa, galoppa.

Divora

il

suol!...

Fuggi

le

nebbie stagnanti sui piani,


ignobile folla d'

Su questa

umani

Passa col pie:


Fendi correndo l'irsuta ramaglia.
Fuggi, galoppa per valle e boscaglia,

Libero e re!

Dietro

ti

lascia gli abissi e le frane,

Gonfi torrenti, spezzate liane,


Calpesti fior.

Avanti sempre, se lunga


Fin ch'io con
te

la strada,

ne

la

polvere cada,
corridori...
I

Mio

Cavallo arabo

O fiamme O

rosee di vesperi queti,

visioni di snelli palmeti


Riflessi in

mar;

Scabri e rocciosi profili di monti,

D'arabe nfenie pei glauchi orizzonti


Fioco vibrar 1...

Sprizza scintille

la

sabbia infocata;

Ahmed,

galoppa!...

La corsa
Pi non

sfrenata
rista.

Verso r ignoto

ti

slancia,
in

t'avventa

Tutto disfido se

faccia

mi venta

La

libert!...

TE SOLO.

Te solo

89

Qui....

te solo,

te solo.

Oh,
i

lascia,

lascia

Ch'io sfoghi sul tuo cor

tutti

singulti

Da

tant'anni nel petto accumulati,


gli

Tutti

aflfanni

desideri occulti,...

Ho

bisogno

di pianto.

Sul tuo sen palpitante, oh, Ch*

lascia,

lascia

io riposi la testa affaticata,

Come Come

timido augello sotto

l'ala,

rosa divelta e reclinata....

Ho

bisogno

di

pace.

90

Te solo

Sul tuo giovine fronte, oh,


Ch'io

lascia, lascia

prema
ti

il

labbro acceso e trepidante,

Ch'io

susurri l'unica parola

Che

t'incateni a

me

per un

istante....

Ho

bisogno d'amore.

SINITE PARVULOS....
)h,

si votiz

rencontrez qiielqw pait sous

es cieiix.

V. Hugo.

Sinite parvulos.....

93

SINITE PARVULOS....

Se

nel crocicchio d'

una

via deserta

in

mezzo

al

mondo

gaio e spensierato

Incontrate un bambino abbandonato,


Pallido
il

viso e la pupilla incerta;

Che d'una madre

il

bacio ed

il

consiglio

Abbia perduto, e pianga su una bara

La memoria pi santa

e la pi cara,
figlio.

Oh, portatelo a me!... Sar mio

Io lo terr con me, per sempre.


Gli metter le sue

sera

manine

in croce.

Con

lui,

per

lui

dicendo a bassa voce


belli
la

De' miei anni pi

preghiera.

La parola che eleva

e che conforta

Io gli dir con placida fermezza;

La gelosa e veggente tenerezza Avr per


lui

de

la

sua

mamma

morta.

Smite parvulos.,

Io "gli dir che la vita lavoro,

Gli dir che la pace nel perdono;

Di tutto ci che giusto e grande e buono

Far nella sua mite alma un tesoro.

La

forza di pensier che Dio


la

m'ha

data

Tutta trasfonder ne
Presso a
lui sfiorir

sua mente;

tranquillamente

La mia

vita raccolta e scolorata.

Mentr'io decliner verso

l'oblo,
gli

E
Ei

avr

la cuffia e

metter

occhiali,

salir, lo spirto agl'ideali,

Le braccia

alla fatica e

il

cuore a Dio.

Fidente

ei

mover verso

l'aurora.

Ingranaggio

vital nell' universo,

Irrequieto augello al sol converso,

Giovane

stelo

che nel sol s'infiora:

in pace io morir.... poich sofferto

Non avr
E da un

indarno, e non indarno amato;


petto di figlio e di soldato
l'avello aperto.

Cadr un sospiro su

Nenia materna

NENIA MATERNA.

Quando, bimba

felice,

a l'origliere

Desiosa di sonno, io m'affidava,

Curva su

l'ago ne le lu^ghe sere

La madre mia

vegliava.

Cantando

ella vegliava

di

era una dolce

Cantilena gentil

come

fata.

Donde

il

fioco ricordo

ancor mi

moke

Nell'anima turbata.

Nel silenzio vanan

le

note lente

Come tremando

d'

intima dolcezza,

Vanan per l'ampia oscurit dormente.


Lievi

come carezza:

96

Nenia materna

Ed

io....

sognava.

Intorno a la xnia culla

Aleggiava di miti angeli un coro,

D'amor parlanti a l'anima

fanciulla,

Belli nei

nimbi d'oro.

Or

pii

non

canti.

Ma

nel

verno algente

Cruda miseria

strazia, inesorata,

La tua stanca vecchiezza e l'impossente


Mia giovent spezzata.

Or

pi non canti, o madre.


le gioie

Ad una ad

una

Svanir

e pur, calma nei guai,

l'insulto crudel de la fortuna

Non

imprecasti mai;

Ma

nel torvo del cor

sdegno profondo,

Io lancio ai dardi de la sorte infida,

l'onta nera, a la miseria, al

mondo,
sfida.

Una superba

Nenia materna

....Pur,

quando a

la

mia fronte austera e smorta

Tacitamente, o madre mia, tu miri,

Come

in

amare ricordanze assorta,


Poi, timida, sospiri
;

Di lontane memorie una dolcezza,

Di

battiti

segreti un'armonia,
la

Mi spinge a ricercar

tua carezza
pia.

Appassionata e

Ne

la

penombra
il

dell'ora quieta,

Sotto

tuo caro sguardo, a te vicina,

Madre, vorrei scordar che son poeta,

ritornar bambina.

Vorrei sentirle ancor

le

nenie lente

Che un

d,

chinata su tranquilla cuna,

Calma ne l'ampia oscurit dormente.


Fidavi a l'aura bruna
;

ribaciando la tua fronte bianca,


tristezza
le

Che
Fra

d'amor tutta scolora,

tue braccia,

come bimba

stanca,

Addormentarmi ancora.
i3

NEL L' URAGANO.

Nell'uragano

Quando de
Rugge
l'ira

la

procella scapigliata
il

e gialleggia

lividor,

Ed Eolo come

furia scatenata
al

Fischia dei lampi

vivido baglior,

Vorrei nel turbino

dell'

uragano,

Fra

le saette d*6r,

Perdermi

tutta,

perdermi lontano.
1.

Cosi, stretta al tuo cor

In questa febbre di cielo e di terra,

Con

te sospinta nell'immensit.

Dirti l'antica ed ostinata guerra

Che

tu in

me non

sospetti e

Dio non sa;

Nell'uragano

A me
Sotto

d'intorno l'ulular del vento,

Buio, schianto, furor;


ai pie la

ruina e lo spavento,
testa sul tuo cor..

La

LUCE.

Luce

LUCE.

fasci s'effonde
l'aria

Per

tranquilla.

Colora, sfavilla,

La mite frescura
Del verde ravviva,

S'ingemma giuliva
Per terra e per
ciel.

Vittoriosa, calda e senza vel.

Son

perle iridate

Danzanti nell'onde,

Son nozze

di

bionde

Farfalle e di rose,

io6

Luce

La

vita

pagana

Dolcissima emana

Dai baci dei

fior...

Il

mondo

esulta e tutto grida: Amor!...

Mi sento nell'anima

La speme
L'immenso

fluire,

gioire

Di vivere sento,

Qual schiera
I

di

rondini

sogni ridenti
i

Fra

raggi lucenti

Si librano a voi....

Son milionaria

del genio e del sol

!...

Portanti via

PORTAMI

VIA.

Oh, portami lass, lass

fra
il

monti,

Ove lampeggia
Ove, fendendo
i

e indura

gel perenne,

cernii orizzonti.
;

L'aquila spiega le sonanti penne

Ove

il

suol non fango

ove del
;

mondo

Pi non mi giunga l'odiata voce


Ov'io risenta

men gravoso

il

pondo
croce.

Di questa che mi curva arida

Oh, portami

lass!...

Ch'io possa amarti

In faccia a l'acri

montanine brezze,

Fra

ciclami e gli abeti, e inebbriarti


I...

Di sorrisi d'aurora e di carezze

Portami

via

Qui grigia nebbia sul mio cor ristagna


Nelle risaie

muor

la poesia
la

Voglio amarti lass, de

montagna
vial...

Nel silenzio immortal.... portami

Pur

vi rivedo ancor..

PUR

VI

RIVEDO ANCOR.

Pur

vi rivedo ancor,
la

povere stanze,

Linde stanzette de

madre mia:
folla di

Oh, nel mio sen, che


Quando,

speranze,
I...

ricca di sogni, io

ne parta

Pur

vi

rivedo ancor, povere stanze.

O O

bianco letto ove dormii bambina,


vaghi
fiori,

o ninnoli

gentili,

Soavemente, con virt divina,


Voi mi parlate dei trascorsi
aprili
;

bianco letto ove dormii bambina

!...

Pur

vi rivedo ancor....

La speranza

nel cor si rinnovella,


in

Care memorie,

voi

mirando

al

muto

Labbro

la
il

fede,

pi gagliarda e bella,

Chiama
....

sorriso ch'io credea perduto....


nel cor si rinnovella.

La speranza

Madre, qui, nel

silenzio, a te vicina,

Chinar

la

testa fra le tue carezze,

Sui tuoi ginocchi ritornar bambina,


Dirti del cor l'indomite tristezze....

Madre, qui, nel silenzio

a te vicina!.

Oh, non lasciarmi, non lasciarmi mai.


Solo conforto
ai miei
tristi

vent'anni
tu
il

!...

Tutti, presso di te,

mamma,

sai.

L'anima scorda

paventati affanni....

Oh, non

lasciarmi,

non lasciarmi mai

!...

Move da

l'aure

un

alito di
il

paco;

Palpitante di stelle

firmamento,

Ed

ogni

umana

sofferenza tace
i

Come dormono
....

fiori

e tace

il

vento
pace....

Move da

l'aure

un

alito di

STRANA.

STRANA.

Tieman

le

foglie

con brivido lento:

Al bosco verde che bisbiglia e posa Narra una storia


il

vento.

comincia cosi: C'era una volta...

E, trepidando all'alitante spiro,


Il

bosco verde ascolta.

Era un'errante e fervida gitana:

Avea

la

bocca rossa e fulvo


si

il

crine,

chiamava

Strana.
i5

14

Strana

Un

giorno am.

Fu

spasmo e

fu dolcezza,

Fu sorriso e

delirio,

ombra

e splendore

Di quell'amor l'ebbrezza.

Un

altro giorno attese, ed

et

non venne.

Attese a lungo, palpitante e muta.

Non venne

pi....

non venne.

Ed essa
Disse:

allor,

chinando

il

volto assorto,
la
vita,

che serve trascinar

Quando l'amore

morto?

....

Un

alito

pass tra fronda e fronda.


lei

D'infinito riposo a

parlava

L'acqua limpida e fonda;

D'oblo parlava!...

su come lamento
si

Un

susurro venia: Tutto

spegne

Quando l'amore

spento.

....

La moritura

si

drizz frernendo,

Col teso pugno un'adorata, infida

Larva maledicendo

'

Strana

Poi com'ebra slanciossi.

su reffuse

Chiome, e sul.niveo corpo disfiorato

La fredda onda

si

chiuse.

Narra

il

vento

cos.

La

notte densa

Cala, cinta di nubi, a la foresta,

Che abbrividendo pensa.

Ed

ecco, a poco a

poco

il

vento

sale,

Punge, penetra,

sibila,

travolge,
l'ale.

Fiero scotendo

Ed

voce di

pianto alta e suprema,

Ed

lungo e

gemente urlo d'angoscia,

la foresta trema.

Son

palpiti di

fronde e son sussulti.

Parole d'ira sibilate a volo,


Aneliti,
singulti....

[6

Strana

Squallida e nuda, ad un ricordo avvinta,

Via per

la

selva turbinando gira

L'anima d'unestinta;

par che gema tra


pace!...

le

foglie attorte;

No, non v'

Amor

che avvampa

in vita

Spasima nella mortt.

PERCHE

Perche

L'uno ha vent'anni

bello, innamorato,
canti,

Dolce signor d'armoniosi

sul suo labbro acceso ed inspirato

Fioriscono per

me

gl'inni vibranti.

Ei che descrive nel suo verso alato

Splendidamente de l'amor, gl'incanti,


Egli, vinto,

sommesso,

affascinato,

Trema come un

fanciullo a

me

davanti.

E mi.susurra
Darei

al

pie.

queste

follie;

la gloria pe' tuoi cari accenti,

Per.te-, che. sola al

mondo adoro

e bramo...

de

l'arte le mistiche armonie,.


.

Sogni,'. voti, sorrisi, estri ferventi,

Tutto

a'

miei pie depone, e pur.... non l'amo

Perche?

L'altro drizza la fronte imperiosa

Come
Tace

tronco di quercia a

la

procella.

ma
la

tutta

in lui leggo l'ascosa

Poesia de

schiva alma ru bella.

Non mi

parla d'amor

forse

non

osa.

Ma
Con

l'acuto

suo sguardo, ignea

facella,

secreta carezza e dolorosa


ch'ei

Mi ripete

m'ama

e che son bella.

Quando langue
Ed
ei

sui vetri

il

di

che manca,

m'affisa ne la smorta faccia,

pensa, e soffre, e

non sa dirmi:

Io

famo,

lo chino

il

volto con ebbrezza stanca


le

Ed un

desio mi spinge a

sue braccia,

Come

trepido augello al suo richiamo.

SFIDA.

Sfida

O
Di

grasso

mondo

di

borghesi astuti

calcoli nudrito e di polpette,

Mondo

di milionari

ben pasciuti
di

bimbe

civette;

O mondo

di clorotiche

donnine
l'amante,

Che vanno a messa per guardar

O mondo

d'adulteri e di rapine

di

speranze infrante

sei tu

dunque,

tu,
il

mondo
sol

bugiardo,

Che vuoi celarmi

de

gl'ideali,

sei tu

dunque,

tu,

pigmeo codardo.
l'ali?...

Che vuoi tarparmi

Sfida

Tu Tu

strisci,

io

volo; tu sbadigli, io canto:


io
ti

menti e pungi e mordi,

disprezzo:

Dell'estro arride a

me

l'aurato incanto,
lezzo.

Tu
mondo

t'affondi nel

grasso

d'oche e di serpenti,

Mondo

vigliacco, che tu sia dannato!


gli

Fiso lo sguardo ne
Io

astri

fulgenti.
al

movo

incontro

fato

Sitibonda di luce, inerme e sola.

Movo.

pi tu
la

ristai,

sceltico e gretto.

Pi d'amor

fatidica parola

Mi prorompe dal

petto!...

Va, grasso mondo, va per l'aer perso


Di prostitute e di denari in traccia
Io,
:

con

la

frusta del bollente verso,

Ti sferzo in su

la

faccia.

A L V E T E.

Sai ve le

Penso

agli

atleti

della

vanga

ai

forti

Che disfidando urlanti nembi


Strappano a
l'arsa

e soli,

tormentata gleba
Misero un pane.

Penso

agli atleti del piccone

ai

macri

De
Ne

la

miniera poderosi

atleti,

l'ombra nera ed imprecata ansanti

Senza riposo.

....

Un

sordo rombo ecco serpeggia


la vlta,

crolli

Precipitando con fragor

tutto polve e cieco abisso e lunghi

Gemiti e morte....

28

Salvete

Ma

il

sen squarciato del pietroso monte


il

Fende

vapor vittorioso, e passa;

lo saluta al trionfato varco

Fulgido

il

sole.

....

Penso

agli atleti dell'idea,

che, accesi

D'ansia febbril la generosa mente.


Martiri e duci, fra le turbe ignare

Tuonano

pugna:

Penso a chi

veglia, s'affatica e

muore

Disconosciuto.... e dal

mio seno irrompe


un grido:
1

Alto echeggiando su

la terra

Forti,

salvete

Salvete, o petti scamiciati e ferrei,

Ruvidi corpi e muscolose braccia


Infaticate nel

clamor ruggente

De

l'officine:

Salveie

Salvete, o voi, cui del lavoro infiamma


Il

santo orgoglio, e nel lavor morrete,

Voi, del pensier, del maglio e della scure

Strenui campioni.

A me
Passan
Passan

dinanzi in vision severa


profili d'operaie
le

smorte,

navi ruinanti a l'urto

De

la procella;

E E E

bimbi stanchi e incanutite

fronti,

mozzi corpi e sfigurati


tutta, tutta un'infinita,

volti,

affranta.

Lurida plebe.

Sento da lungi un romoro

di voci.
:

Colpi di zappe, di martelli e d'aste


Io,

fra

il

tumulto che

la

terra avviva,
;

Libera canto

Te

canto, o sparsa, o dolorosa, o

grande

Famiglia

umana

!...

Va, combatti e spera,


;

Tenta, t'adopra e non posar giammai

Breve

la

vita.

i3o

Salvete

Su

le tenzoni del lavor; sul

capo
vinti,

Dei vincitori e l'agonie dei

Sguardo sereno ed immortai


Sfolgora

di Dio,
il

Sole.

PIET

Piet

.'...

j33

PIET!...

Io t'invoco, o Signore,

Che

nel buio

mi guardi.

Batte da lungi l'ore

La bronzea
Spiega

squilla.

tardi.

la notte l'ale....

Io prego, inginocchiata,

Convulsa,

al

capezzale

Di mia madre malata.


Piet

!...

Sul terreo viso immoto Cala come un sudario.

Dio dell'ombra e del vuoto.

Che

salisti

il

Calvario,

i34

Piet

/...

Che

portasti la croce, cingesti le spine,


la

Che

Ascolta

mia voce.
la fine,

Allontana

Piet

Piet di
Piet di

lei

che

soffre,

lei

che muore.

Che vuoi da me?... M'avvinghia,


implacabil Dolore;

Copri di strazi e d'onte


1

miei

tristi

vent'anni.

Scavami

sulla fronte

Le rughe

degli affanni.

Fa che d'amor, Fa che

di gioie,

di tutto priva

Io sia, tranne di lagrime....

Ma

che mia madre viva.


Piet

1...

Va

i35

VA.

Tu

che

sei

bello,

generoso e forte,

Tu amor
Non
Va,

mi chiedi?,.. Oh, badi


te reca la sorte,

Se gaudio e speme a
ti

gettar su la

mia fosca

strada.
la

di

pace e d'amor ricca

terra

Fanciullo, io son la guerra.

T'arde

la

fiduciosa

alma ne
chiedi
?.,.

gli

occhi,

E amor mi
Non
trascinarti
ti

Oh, bada.

dunque

a'miei ginocchi,

Non

gettar su la

mia fosca strada.


te

Se gaudio e speme a
Ti scosta

reca la sorte.
la

io

son

morte.

Va

De

la

mia madre sulla grigia testa

sul

mio capo bruno

Scatenarsi vid'io

nembo

e tempesta,

cumular

gli

affanni ad

uno ad uno.

Esile ed avvilita, in vesti grame,

Piansi di freddo e fame.

Crebbi

cos,

racchiusa in un dolore

Torvo, senza parole;


Crebbi col buio intorno e qui nel iore

Una

feroce nostalgia di sole.

D'occulti pianti e di sconforto vissi,


Soffersi e maledissi.

E quando

penso a mia madre, che un lento

Vorace morbo uccide,


Al focolar de
la

mia casa spento,


ride,

Al lauto mondo che gavazza e

Un

odio,

un infrenato odio mortale,


l'ale.

Spiega a'miei versi

Va

i37

tu mi chiedi amor?... Parti, m'oblia,

Fanciullo

1...

Oh, tu non

sai

L'ansie de la rovente anima mia


In lotta

sempre e non placata mai?...

Lascia ch'io fugga, disamata e smorta,

Ove

il

destin mi porta.

Lascia ch'io fugga tra

sassi e le

spine

Sin che

la

vita

muore.

Ch'io fugga senza tregua e senza fine,


Colla febbre nel sangue e Dio nel cuore...
...

Va, di pace e d'amor ricca

la

terra

Fanciullo, io son la guerra.

i3g

NO.

Io lo respinsi e dissi

"

Non

t'amai,

Non

t'amo, no.

Che

tenti ?

Viva o morta ch'io


Egli rispose
:

sia, tu
"

non m'avrai.

Ment.

Io lo respinsi e dissi:

"

No

non mai.
cancellai...
,

S'io t'ami, Iddio m'annienti.

Per sempre

dal

mio cor
:

ti

Egli rispose

"

Menti.

"

Indarno, indarno, o pallido infelice,

L'anima mia tu chiami.


Sigilla
il

cuore ci che
rispuse
;

il

labbro
,

dice....

Egli

"

M'ami.

I40

No
non

In volto lo mirai, scossa,


"

vinta,

Pel tuo fatale amore,


di tua

Per

la

memoria

madre

estinta,

Per me, pel mio dolore,

Per Dio che tutto vede e tutto sente.


Pel tuo bieco passato,

Per questa

vita

mia breve e morente


fato;

Non

ribellarti al

Lasciami e scorda. Oh, nulla


Favelli in te l'orgoglio.

ti

trattenga

Vano ricordo

io pel
"

tuo cor divenga... Ti voglio.


,

Egli disse:

Inutilmente

in

quel deso raccolto


rest.
gli

Infatti egli

Ma

ancora, ancor
"

sibilo sul

volto

Che

fai? che aspetti?.... Noi... ,

Canto d'aprile

141

CANTO

D'

R I L E.

amore, amore, amor!... Tutto


sole,

ti

sento

Divinamente palpitar nel


Nei
soffii

larghi e liberi del vento,

Nel mite olezzo trepidante e puro

De

le

prime violai

Come

linfa vital, caldo e ferace


steli
;

Vivi e trascorri nei nascenti

Con

le allodole canti;

angelo audace
voli,

Fra mille atomi d'or


Di luce

e cospargi

mondi e

cieli.

[42

Canto d'aprile

amore, amore, amor!... Tutto

ti

sento

Nell'esultanza de l'aprii risorto;

Dai profumi a
Copri

le

rose ed

ali

al

vento,

la terra di

raggi e di baci...

nel

mio cor

se*

morto.

Madre

operaia

148

MADRE OPERAIA.

Nel

lanificio

dove aspro clamore


la vlta

Cupamente

ampia percote,

fra stridenti rte


il

Di mille donne sfruttasi

vigore,

Gi da tre lustri

ella afTatica.
la

Lesta

Corre a

la

spola
l'alta

sua

man

nervosa,

N
Voce
la

e fragorosa
la

scote de

gran tempesta

Che

le

scoppia dattorno.
oli,

Ell' s stanca

Qualche volta;

stanca e affievolita!...

Ma
Spiana e

la

fronte patita

rialza,

con fermezza franca

t44

Madre

operaia

par che dica: Avanti ancorai...


ella

Oh, guai,

il

Oh, guai se inferma

cadesse un giorno,

al

suo posto ritorno


mail...

Far non potesse, o sventurata,

Non

lo deve; noi pu.

Suo
la

fglio,

solo,

L'immenso orgoglio de
Cui ne
la

sua miseria,

vasta e seria
il

Fronte del genio essa divina

volo.

Suo

figlio studia.

Ed

essa all'opifcio

stilla

stilla

lascier la vita,
rifinita,
il

affranta,

Offrir di s stessa

sacrificio

la

tremante e gelida vecchiaia

Offrir,

come un

di la giovinezza,

E
Di riposo

salute, e dolcezza
offrir,

santa operaia;

ila

il

figlio studier.

Temuto

e grande

Lo vedr

l'avvenire; ed a la bruna
testa la fortuna

Sua
D'oro e

di lauro tesser ghirlande!...

Madre

operata

....

Ne

la

stamberga ove non giunge

il

sole

Studia, figlio di popolo, che porti


Scritte ne gli occhi assorti

De

l'ingegno

le

mistiche parole,

nei muscoli fieri e nella sana


le

Verde energia de

tue fibre serbi

Gli ardimenti superbi

De
Per

la

indomita razza popolana.

aprirti la via

morr tua madre

All'intrepido suo corpo caduto

Getta un bacio e un saluto,

corri incontro a le

nemiche squadre,

E pugna

colla voce e colla


i\

penna.

D'alti orizzonti

folgorar sublime.

Nove ed eccelse cime


Addita
al

vecchio secol che tentenna:

146

Madre operaia

incorrotto tu sia, saldo ed onesto...


lanificio

Nel vigile clamor d'un

Tua madre De
la

il

sacrificio
.

sua vita consumo per questo

Noti posso

NON POSSO.

Perch, quando con dolce e maliardo

Labbro mi narri

di tua vita errante.

L'innamorato e cerulo tuo sguardo

Par che tutto mi sugga


No, non chiamarmi
ai

il

cor pulsante?.
ai

morti sogni e

baci.
!..

Non

posso, taci

Quando, raccolta e pensierosa, ascolto

La voce tua che come un'arpa


Perch sale una vampa a

vibra,

te sul volto,

Corre un brivido

me
ai

per ogni fibra?...


morti sogni e
ai

No, non chiamarmi

baci.
1...

Non

posso, taci

Non posso

Altro fato m'incalza.

Oh, mai
s'oblia,

nell'ora

Voluttuosa in cui tutto

nel delirio rapida s'infiora.

Labbro d'amante mi dir: Sei ma.

Su

la

mia bocca giovanile e pura


Bacio sciagura.

Tu mai non
Luce sarebbe

pensi l'amor mio?.. Raggiante


di gioia e di gloria,

Riso di giovinezza trionfante,


Inno di speme e canto di vittoria
;

D'anima e

di pensier, di

mente e d'ossa
Magica scossa.

pur, vedi,

ti

scaccio e m'allontano,
;

Rigida e casta, ne la notte fonda

Non mi

chieder perch di questo strano


;

Tirannico mister che mi circonda

Non richiamarmi

ai

morti sogni e

ai

baci...I...

Non

posso, taci

Fantasmi

F4NT AS

Io mirai l'ondi che

rompeasi
di

al

lido

veder mi parve
il

Rasentar leggermente

flutto

infido

Una

schiera di larve.

Eran

vestite d'alighe spioventi

Avean
Disfatti
i

sciolti

capelli,

volti,

occhi stravolti o spenti.

Sotto

ai

lor pie l'acqua turbata avea

Baleni di coltelli.

Fantasmi

Da

quelle labbra scolorate usca

Bava e un gemito
Misto
al

rco.

rombo

del

mare esso venia

parlarmi nel core.

Sui ginocchi
a

Io caddi

poco a poco.

Eran

fracidi corpi d'annegati

Suicidi gettati

Da

volont demente

ai

flutti

ai al

fati;

Vittime con un ferro in mezzo

petto,

Naufraghi scarmigliati.

Mi disser:

'

Che

si

fa

sopra
:

la

terra?

lo risposi

"

Si piange.

Ipocrisia trionfa, odio si sferra.

Oh,

pili

felici

voi su gl'irti scogli

Ove

l'acqua

si

frange

!...

Mi disser

"

Scendi

ai

placidi riposi

Fra l'alghe serpentine.


Nascondigli d'amor sono
i

marosi

Inesplorati, e sol nel nulla pace.

Scendi

qui v'

la

fine.

Fantasmi

i5i

....

Ed

io mirai su le verdastre larve


Il

tramonto morire

Ne

la

penombra

il

queto mar mi parve


letto

Un

per dormire.

VIAGGIO NOTTURNO,

Viaggio notturno

i55

VIAGGIO NOTTURNO.

Si

parte: mezzanotte.
le

pigra la cavalla,

Su

malferme rte

il

veicol traballa:
!...

Su, frusta, o carrettier

Per

noi, dell'avventura lieti e securi figli.

Non ha

minacele

il

bosco, l'ombra non ha perigli,


Sassi non ha
il

sentier.

Tutto

si

cela e

dorme

su, frusta, o carrettieri...

Fuor da una nube occhieggia, sogghignando,


Vecchia maliziosa, per
la

la

luna;

pianura bruna

Ella spiando va.

Viaggio notturno

Al

ciel

velato gli alberi tendono

rami

storti,
:

Come

preganti braccia di scheletri contorti

Che

narri, o

immensit

?...

,..

Fuor da una nube

l'algida luna

spiando va.

Ritta,

commossa e

pallida, l'occhio smarrito e fsso,

Io, coi capelli al

vento, interrogo l'abisso. Inghiotte


il

tenebror

Preci e rancori d'anime, baci di labbra amanti.

Sogni,

delitti

e lacrime, carezze deliranti


D'avvelenati amor.

Passan sospiri e brividi traverso

al

tenebror

I...

Che

fai? che vuoi?...

mi chiedono, srte da fossa impi


le

Fatue fiammelle erranti presso

basse mura

D'un atro cimiter.

Non

so; cerco

il

destino. Forse eterno

il

viaggio,

Forse etema

la notte;

non importa.

Ho

coraggio.
I.

Su, frusta, o carrettier

Io

non

vi

temo, fatui spirti del cimiter.

[^l'aggio

notturno

iSq

el

silenzio tranquillo de l'assopito vano,


il

Misteriosa sclta, veglia

pensiero umano,

Com'angelo immortai
'eglia,

e coll'ali fatte di

sogno e d'ardimento,

sfiora la cieca terra, le nuvole d'argento,

La fossa e

l'ideai.

Vola, o pensier, sui ruderi, com'angelo immortai!...

ANIMA.

Anitria

A
Un

Ntce Turri.

Era grande ed oscuro.

divo soffio

Di genio la sua fronte irrequieta


Baciava. Ai sogni,
ai palpiti

Cresciuto de l'idea,
Bello, gentile, libero, poeta,

Incompreso dal volgo,

egli vivea.

A
Un

lui gli astri


le

e la luce

lui

la

mistica

Armonia de

cose un sovrumano,

fervido linguaggio

Parlava.

Ei che ghirlande

Non chiedeva
Mendic amor.

a la gloria, a un cuore invano

Gli fu negato.

Grande

i6a

oscuro, moriva!... In solitudine

Fosca, moriva.

si

Ride

il

sol

lucente

Su l'invocato tumulo;
Lunga,
trilla

perde

Un
Per

canto alato
la

come augel fuggente

serena maest del verde:

Sotto, fra

chiodi de la cassa, sfasciasi

La domata

materia.

la

feconda

Terra, la terra ignobile

Torna.

De

la

tua mesta

E commovente

poesia profonda,
te,

Del tuo genio, di

vate,

che resta ?..

Tu, tu sola che amavi, e viva e rosea


Del sol bevesti
i

luminosi

rai.

Tu

che ne

lunghi spasimi

D'intenso ardor fremesti,

Tu, sanguinante
Sconosciuta e

ma non

vinta mai,
resti
1...

virile

anima,

Quando
Cala
il

tace la terra, e nel silenzio

bacio de

gli

astri al fior sopito,

E come
Via per

alito d'angeli
gli

spazi immensi

Un Tu

sospiro d'amor corre infinito,


in quell'alito vivi, e guardi,

e pensi.

Quando

il

nembo

s'addensa, e

il

vento indomito

Fischia, e pei boschi impazza la bufera,

rossi lampi guizzano

Su ne
Con

l'accesa vlta,

la procella
soffri

minacciosa e nera

Tu

e gemi, nei ricordi avvolta.

Quando, vanendo per


Sale

le

limpide aure.
al ciel

un canto

di

donna

gemmato,

E
E

di carezze e d'impeti

di desii
si

supremi
lagna nel ritmo inspirato,
1

Parla e

Tu

in

quel canto, vibrante anima, tremi

Fin che sui Fin che tra

rivi
i

ondeggieranno

salici

muschi

fioriran le rose,

Fin che

le

labbra al bacio
il

a la rugiada

fiore

Aneleranno, e

le create

cose

Avviver, feba

scintilla,

amore;

Ne

le

nozze dei

gigli,

ne

la

gloria

Irrefrenata dei meriggi ardenti. In alto, de le tremule


Stelle nei bianchi rai,

Ne

gli

abissi del mar, librata ai venti,

Nel mistero del cosmo, alma, vivrai.

AFA.

Afa

167

II

sole sta. Sta l'aura

D'atomi d'or cosparsa.

L'erma pianura immobile,


Tutta di foco e polve,
Nella luce
si

avvolve Arsa,

L'afa morta, implacabile,

Pesantemente piomba.

Ne

la tristezza
la

flammea

Posa

terra stanca,

Come un'immane

e bianca

Tomba-

Afa

....

Pace

Sognante vergine

Assetata d'amore,

Chino
Sotto

il

riarso calice

la

vampa

afosa,

Un'appassita rosa

Muore.

Rugiade invoca e pioggie


Quell'agonia pel suolo:

La dolcezza d'un La
Per

bacio.

volutt d'un'ora,
chi soffre e lavora

Solo.

Ma

tutto brucia e sfolgora,

Tutto riposo e oblo;


Nell'alidor terribile

Sopra

la terra

ignava

Solennemente grava
Dio.

TU

VITOI

SAPER'

Tu vuoi

saper

?...

171

Tu

vuoi saper chi io

sia?...

Fanciullo, senti.

In deserta prigion chiuso e dannato


Io sono augello dall'ali possenti;

chiedo

il

folgorar dei firmamenti,

qui m'agito e soffro incatenato.

Biondo

fanciullo, senti.

Io sogno nozze di silvestri

fiori

Ne

l'ombra secolar de

la

foresta,

E
Su

de
le

le

belve

deliranti

amori
gli

sabbie del tropico; e


il

ardori

Del sole e

turbinar de la tempesta,
fiori.

Raggi, procelle e

i'j2

Tu

vuoi saper?..

E
Io

qualche volta, vedi, audacemente

mi dibatto, maledico, piango;


passa
io,
il

Ma
Ed

mondo

e ride o non mi sente,

testardo prigionier furente,


i

Contro

ferri

l'aperte ali m'infrango,

il

mondo non mi

sente!...

Oh, chi mi spzza l'nvide


Chi mi dona
la

ritorte.

luce e l'infinito,
le tenaci

Chi mi dischiude

porte?

Io voglio, io voglio errar, garrulo e forte,

Nella luce del sole ebbro e rapito....

libertade, o morte.

VIENI AI CAMPI...

yieni ai campi....

175

Vieni

ai

campi con me!... Bagna nel verde


i

La rugiada

miei sandali di seta.


il

De

la

campagna che

mattin rinverde
tutti
i

Vo' coglier
Vieni con

fior....

me

nei boschi, o

mio poeta,

Ma non

dirmi d'amori...

Una rondin
L'umide

traversa

il

ciel

di

rosa,

foglie

sembran diamanti;

Brillan gl'insetti nell'erba muscosa.

Ringiovanisce

il

pian;

Guarda che

luce, che festa, che incanti-

Dio non esiste invani...

176

Igieni ai campi...

...

Non

parlarmi d'amor.

D quei fulgori
riflesso.

L'anima nostra un pallido

Guarda che forza

di divini ardori
il

Circonfondente

suol;

Che amor possente e che possente amplesso

De

la terra col

soli...

Tu
....

dar non mi potrai quel bacio eterno.


Fatto di debolezza e gelosia,

Di fosche nubi e di rose d'inverno,


Di febbre e di timor.
Dell'infinito innanzi all'armona,
Di',

che vale

il

tuo amor?...

Io voglio, io voglio

camp sterminati
sboccian
fiori,

Ove fremono germi e

Come

snella puledra in

mezzo

ai

prati

Io voglio, io voglio andar;


Dell'iride vogl' io tutti
i

colori,

Tutti

gorghi del mar

!...

yieni ai campi

Strappar

le

fronde e calpestar

gli

steli,

Goder

l'eccelsa libert

montana,
slancia ai cieli
il

Sul vergin picco che

si

Batter felice

pie;

assopirmi nel

sol,

come sultana
le

Ne

braccia d'un rei.

FRA

BOSCHI CEDUI.

Fra

boschi cedu

FRA

BOSCHI CEDUI.

Fra

boschi cedui

Infuria

un demone.

Sghignazza, avventasi,

Piega

le

quercie,
stel,

Rompe

ogni

Sinistre nuvole

Chiama

pel ciel.

Fra

boschi cedui

Sghignazza un demone

Fra

boschi cedui

Tutta ravvivasi

La

selva ed ansima,

Tutta contorcesi:
Riscote ed anima
L' immensit

Un

urlo magico'

" Fatalit. ,

Tutta contorcesi

La

selva ed ansima.

Narra

la

rffica

Bizzarre istorie

D'amor,

di

lagrime,

D'ebbrezze adultere

Che Dio pun;


Colpe e misterii
D'antichi
d.

Narra

la

rffica

Storie di lagrime.

Fra

boschi cedui

Prendimi, portami,
Spirto malefico:

Su

l'audacissime

Ali indomabili,

Tra nubi

e fulmini,

Pel cieco orror,


Portami, involami,

Come

la

gracile
fior....

Foglia d'un

In alto, in alto sempre, in alto ancor!.,

i84

CASCATA.

Da che

eccelse scaturigini tu nasci,

O
Tu
Spumi,

cascata impetuosa?...

Rimbalzante sulla china perigliosa,


scrosciando volgi
ridi,

al

mar;

brilli,

spruzzi, e niun t'arresta

Ne

la

corsa secolar

Da che

eccelse scaturigini tu nasci,

pensiero zampillante?
secco
il

te beve,

labbro e

il

petto

ansante.

L'assetata umanit;
In te
il

sole
l'

si

rispecchia, e niun t'arresta


eternit.

Ne

immensa

MISTICA.

,8t

Ella

amava

le

gotiche navate

Dei templi solitari;


I

ceri agonizzanti sugli altari,


11

biascicar dei mistici

Rosari.

Ella pregava sempre, pei dolori

Che ancor non conoscea:

Come un

giglio era bella e noi sapeaj


di carne,

Non

ma

d'etere

Parca.

Una

sera, nell'ombra d' un'arcata,

Uno sguardo
Ella chin la testa e

l'avvolse.

non

si

volse.

Ma

nelle fibre

un tremito

La

colse.

Mistica

Un'altra sera ancor, nel tempio vuoto,


Ella incontr quel viso.

Prometteva l'inferno e
Il

il

paradiso....

cor

le

batt rapido.

Conquiso.

Ed una voce su
Le

la

bocca: Io t'amo,

disse, ed ella pianse....


la

Un

ange/o dall'alto
Sull'altare

compianse;

una lampada
S' infranse.

Il

HAI LAVORATO?

Hai

lavorato

Dunque

tu m'ami.

Hai confessato;
ti

or, trepido,

Taci ed attendi, e

scolora

il

viso

Un'onda

di pallor.

Vuoi dal mio labbro un bacio ed un sorriso.

Vuoi

di

mia fresca giovinezza

il

fiori...

Ma dimmi:
Sai tu

L'ansie, le battaglie e gl'impeti


ideal che

d'un

mai non langue?

Sai tu che sia soffrir?...

Che

ti

vai la tua forza ed


tua, la

il

tuo sangue,

L'anima

mente,

il

tuo respir?...

Hai lavorato?

..

Le

virili

insonnie

De

la notte in

severe opre vegliata,


Di',

non conosci

tu?..

A
La

qual fede o vessillo hai consacrata


tua florida e bella giovent?...

Hai

lavai alo J

Non mi

rispondi.... oh,

vattene. Fra gli ozi

Lieti di sonnolente ore perdute

Torna,

vitello d'or.

Torna
Io

fra balli, carte e prostitute;


i

non vendo

miei baci ed

il

mio

cor.

Oli, se tu fossi

affaticato

e lacero,

Ma

coU'orgoglio del lavoro in faccia,

E una
Se stanche avessi l'operose

scintilla in sen;

braccia,

Ma

t'ardesse nel grande occhio

un balen;

Se tu

fossi plebeo,

ma
il

sovra

gli

uomini

Cui preme e sfibra

vile ozio

codardo
il

Ergessi

capo

altier,

nel tuo vasto cerebro gagliardo


la

Avvampasse

febbre del pensier,

Io t'amerei,

s!...

T'amerei per l'opre

Tue vigorose

e la tua vita onesta.

Pel sacro tuo lavor;

Sovra

il

tuo petto chinerei

la testa.

Forte di stima e pallida d'amori...

Hat lavorato?

193

Ma

tu chi sei?...

Da me che

speri,

o debole

Schiavo languente fra dorato lezzo?

Sgombrami

il

passo, e va.

Non m'importa

di te

va

ti

disprezzo,

Fiacco liberto d'una fiacca

et!...

A MARIE BASHKIRTSEFF.

Marie Bashkirtseff

Da

l'ampia tela, ammaliante e fisso


il

Mi persegue

tuo sguardo; e a s m'attira

Come

bocca d'abisso.

Sotto

la

chioma d'or

fina e fluente

Sei tutta bianca, e le rosate nari

Vibran nervosamente:

Dice
Dice

il

labbro serrato:
fronte
"

"

Io

penso e voglio:

la

non curvata mai:


Io nacqui al lauro e al soglio.
^

....

Senti. tesori

ver che sei morta, o bionda Slava,

Che

d'ingegno a noi portasti


Dai ghiacci di Poltawa;

igS

Marie Bashkirtsejf

Che

nel silenzio de le tristi nevi

Come

rosa sbocciasti, e inconsumata


Sete di gloria avevi?...

Del genio

coli'

ignoto a te la guerra;

te la

fantasia che tutto sfiora,

irruendo

si

sferra

te la

melodia che ha preci e schianti.

Che

parla,

erompe, impreca e

si

contorce

Su

le

corde pulsanti;

A
E

te la

tela

ove gioia e dolore,

carne e sole ed anima diventa

Lo sprazzo

del colore.

Che

trionfo di vita e di baldanza.


in
te,

Quanta grandezza

quanto futuro,
speranza 1...

Che

soffio di

Fiore di landa fra

le

nevi aperto,

Tu

sognavi, sul verde agile stelo,


I

cieli

del deserto:

Marie Dashkirtseff

Gracil patrizia, tu gli abeti foschi

Sospiravi de l'Alpe,

il

mar

di

spuma,

La

libert dei boschi.

....

Or

di

te

che rimane, o battagliera

Figlia

de l'Arte?...
Sotto

Una
la

ferrata cassa

terra nera;

Su

la

cassa una croce esposta


i

ai

venti;

Dentro, fra

vermi,

il

tuo teschio che ride,


i

Ride, mostrando

denti.

....

Null'altro?...

Calma senza

fine
tela

grava

Nella notte, dintorno.

Io su

la

Ti miro, o bionda Slava.

Il

cangiante tuo sguardo m'incatena:


di
te

Qualchecosa

m'entra nel core,


m'avvelena.

tutta

A
Una

Marie Bashkirtsejf

elettrica forza si sprigiona

Dalla regal tua forma

mi serpeggia

Per

tutta la persona;

Ed

io

mi sento

te.

il

Del martellante
tuo sen minava
ansante.

Desio d'ignoto che

Sento

l'alito

Sento l'innata facolt che crea;


Sento pulsar nel crebro l'acuta
Vertigin dell'idea.

Vedo

la

morte rotear da lunge


il

Gi guatando

mio capo; algida larva

S'appressa e mi raggiunge;

Come
Cala
il

in te,

tutto stralcia e tutto annienta.


la

corvo a gracchiar su

rovina:

Fuma

la

torcia spenta.

Nulla dunque di noi, nulla

pii

resta?...

lo lancio a te l'angoscioso grido

Dell'anima in tempesta;

A
Ma
Ne
la

Marie Bashhiriseff

terra

non
il

sa,

Dio non risponde!...

l'infinito

gemito s'inghiotte
sasso ne l'onde.

Come

Mentre su

dubbi de l'ignare genti,


il

trapassata,

teschio tuo sorride


i

Mostrando

tersi denti,

Del tuo spirto

la

vivida scintilla
tra

Ne

l'esser

mio che morir

poco

Penetra, arde e sfavilla.

IN

ALTO.

In alto

2o5

Sogno.

Dinanzi

al

mio vagante sguardo

Una turba

fantastica traluce
la

Tutta ravvolta ne

rossa luce

Del tramonto di giugno austero e tardo.

Son macri

volti e petti di

straziati,

Teste coperte

polve e di spine,

Sfolgoranti d'amor luci divine,

Corpi da interne piaghe divorati.

Ed

io

domando: Ma

chi siete voi,

Che accennando

sfilate

me

davanti,

m'arridete, taciti e raggianti.


?...

Nella gloria del sol

"

Noi slam

gli

eroi.

2o6

In alto

Siam

l'inspirata e tragica coorte

Che

sui

campi

di

guerra e sugli spaldi

Fra cozzo d'armi e risuonar di caldi


Inni,
i

petti

robusti offerse a morte.

Gli sventurati eroi siam del pensiero,

Siam

la

falanore

macera e

sfinita
la

Che invanamente consum

vita

Ne

la

ricerca del fuggente vero.

Soldati

fummo, martiri
le

e giganti! e l'onte
.

Nostre

pugne,

sacrifici

Nemico

ferro ci squarci la fronte,


:

E E
E

pur cadendo singhiozzammo

Avanti

plebi insane inferocir su noi,


vilipesi

fummo

e lapidati,

Crocifissi, derisi, torturati,

Senza tregua o quartier

1...

Noi siam

gli

eroi.

....

Ed

io

sorgo ed esclamo

Oh, percn mai

Tanti sospiri e tante vite infrante,

tante

ambasce e tanto

lutto,
?...

e tante

Serie infinite d'infiniti guai

Ih alto

207

Perch s'insegue con rovente ardore

Un

ideal

che balenando sfugge,


si

Perch piangendo l'anima

strugge

Nel deso, ne l'inganno e nell'amore?..

Perch?...

Dinanzi

al

mio sognante sguardo

La

fantastica turba ancor traluce,


la

Tutta ravvolta ne

rossa luce
;

Del tramonto di giugno austero e tardo

Dai volti radiosi e senza velo


Spira una calma che non terrena:

Schiudendo

la

pupilla

ampia e serena
il

Segnan

col dito, sorridendo,

Cido

SOLA.

27

Sola

SOLA.

Langue d'autunno

il

solitario
i

vespero
;

De

l'atre

nebbie fra

cinerei veli

Scendon l'ombre

a le verdi solitudini
lividi
cieli.

Gi dai

Cadon

le

foglie,

volteggiando aeree

Da

la

fredda portate ala del vento,

Quai morti sogni. Erra per l'aure un brivido

Come

di

bacio spento.

Sui capelli

di

lei,

ravvolti e morbidi,

Muta agonizza

l'ultima vfola.
i

Ella guarda laggi, fra

nudi platani.

Ritta, scultoria

sola.

Ella guarda laggi.

Pensa a
il

le

nivee

Placide culle ove, chinato

biondo

Capo

sui lini,

sorridenti pargoli
:

Dormon sonno profondo


Veglian

le

madri

e a la

commossa

tenebra,

Come

voci di ciel blande, serene.


i

Sciolgono,

sonni a raddolcir degli angeli,

Le lunghe

cantilene.

Ne

la

queta foresta, entro

il

pacifico

Nido, l'augel s'appressa a la compagna,

E s'addorme

cos...

n spira un alito
la

Per

brulla

campagna

Solo a

le basse,
il

immensurate nebbie
vizzo ultimo fiore,

Rabbrividendo

Sovra

l'erbe, in

un

bacio,

il

roseo calice

Piega

quel bacio amore.

dolcezze!... Ella sogna. Assorta in candidi

Pensier, presso gentil cuna modesta.

D'una lampa

al

chiaror, curva su l'agile

Ago

la

bella testa

Soia

2i3

mentr'ei tenta con le forti braccia


le caste

Cinger

flessuose forme,

lui

susurra con carezza timida!


Silenzio
1...

Il

bimbo dorme.

Vane

grida del cor, parvenze splendide.

Di sorrisi e d'amor larve gioconde,


V'estinguete laggi fra
i

nudi platani
!...

E
Foglia al
L' ultima

le

brume profonde

ramo
speme
fiori,

caduta, occulta lacrima,


dal suo cor s'invola
;

nidi,

o baci, o culle nivee,


celate.

Vi

Ella sola.

Cala d'autunno

il

nebuloso vespero,
corvi acre lamento,

Col lontano de

Sovra

gli

aridi boschi e a lei

ne l'anima,
;

Inesorato e lento

....

Cala.

Superba come greca


cielo ella solleva
i

statua,

Al plumbeo
Scote
la

rai....

brezza di novembre un brivido

Che

le

susurra: Mail

2 14

Spes

SPES.

Quando, senza

piet,

pungente
il

rude

In noi penetra

duol,

L'anima

le

sue grandi

ali

dischiude

Librata a voi.

In alto, insanguinata aquila altera,

Posa, ove tutto gel,

Ove

l'urlo

non san de

la

bufera
il

La

vetta e

ciel.

Pur, mentre impreca e sogghignando nega,

Angiol

ribelle,

il

cor.
:

Mite una voce dal profondo prega

Amore, amor

1...

VEDOVA.

Vedova

VEDOVA,

Vedova

triste

che silente

stai

Nel tuo gramo tugurio affumicato,

cuci, e cuci, e
il

non

riposi mai

Presso

letto

del tuo figlio malato;

Che su

la

faccia scolorita e
le

mesta
impronte,

D' un antico dolor serbi

sei

tanto infelice e tanto onesta,

Vedi, vorrei baciarti sulla fronte.

De

la

finestra tua sul davanzale


s'

Un

geranio vermiglio
il

incolora.

T'oppresse

fato,

e pur tu serbi l'ale;

Hai tanto pianto, e pur tu speri ancora.

Vedova

_l
Ch'io m'inginocchi presso te: m'apprendi
j

La virt che sopporta

che perdona:

Tu che

l'odio e

il

livor mai

non comprendi,

Benedicimi, o grande, o vera, o buona.

Mai come qui con pi commossa mente


Io ricordai

mia madre
la fiera

e dentro

il

core

Mi penetr

e paziente

Dignit del dolore.

Rosa appassita

Forse

ella

ha troppo amato:
riposa.

Ora stanca e

Forse ha sofferto molto:


Sul

gambo

ripiegato

Or
La

china con un tremito


testa dolorosa.

Forse

ella

soffre ancora:
la vita,
la

La nausea de
L'ebbrezza de

morte

Nell'agonia de l'ora

Parlan fra

vizzi petal

..

Forse

ella

fu tradita.

Rosa appassita

Non so che
Mi narri
Il
il

storia ascosa
d che cade,

penetrante balsamo
la sfiorita

De

rosa,

La stanza

solitaria

Che

la

penombra invade.

L'anima d'un ignoto


Presso
la

mia respira:
la

Aleggiare

sento

Come un

bacio nel vuoto,

Mister di luce e d'ombra

Che

tutta a s m'attira.

Ed un

deso

mi nasce:
al cuore,

Essere morsa

Esser baciata

in

bocca.

Provar gioie ed ambasce,

La
La

folla del trionfo,


folla

del dolore.

Rosa appassita

Batte un rintocco:

l'Ave.

triste fior sfogliato

Consunto

di dolcezza,

fior
:

mite e soave,

Senti

non

vo'

morire

Prima d'avere amato.

DEFORME.

Deforme

Ascoltate, signor.
Il

Da

lunge, al porto,

mar

si

lagna con muggente voce.

Mi guardaste?... L'atroce

Ghigno d'un demon mi creava;

io

sono

D'una

furia l'aborto.

Coir immortai malinconia del mare


Il

mio

si

fonde irrimediabil duolo.


Piangetemi, son solo:

Non ho

moglie,

non

figli,

non
il

amici,
focolare.

Freddo

mio

E un

giorno anch'io, capite, anch'io cercai

Un

astro folgorante alla mia sera:

Cercai la donna.... Ell'era

Una vagante

e splendida boema;

La

raccolsi e l'amai,

29

Deforme

Quella donna mentiva, io lo sapea;

Ma quando

sul suo bianco, statuario

Petto di
10 reclinava
il

marmo

pario

deformato volto,
Il

mio cor

si

struggeal...

Ell'era noncurante ed io geloso,

Ferocemente, ineluttabilmente, Del suo crin rilucente,

De

la

sua bocca e del suo sen velato,

Del suo riso festoso 1...

M'abbandon.
11

Cerc
1...

il

piacer, l'aurora,

maggio

e la belt

Non

l'ho seguita.

Ma
Sua forma

verso

la svanita

io vile, sfigurato

e irriso

Tendo

le braccia ancora!..

Oh, s'io potessi smantellar

le

porte
I

Di questa vita maledetta e lenta

Ma
La debole

il

nulla

mi spaventa:

e vigliacca

anima teme

L'ai di l della morte.

Deforme

....

Come

de

le

schiumanti onde

il

fragore

Commove

l'aura e fa

tremar

la

riva!...

Non

s'ode anima viva;


al

Questa notte assomiglia


....

mio

destino.

Addio dunque, signore.

VOCE

DI

TENEBRA.

Voce di tenebra

A
Solitudin di gelo.

Raffaello Barbiera.

La tenbra
clta.

Qui nel bosco m'ha


Infoscansi
Sto,
le

nubi, ed io com'ebra

ma non

temo.

fredda aura sconvolta,

Aura fredda

del vespro in agonia,

Parla all'anima miai

....

Ed

essa parla. Parla con le arcane

Voci de

la boscaglia,

Rumoreggianti per

la

selva

immane

Come
E mi

ululo di spiriti in battaglia:


dice:
"

Che

fai

su l'ardua

piaggia,

zingara selvaggia?

Voce dt tenelra

Cerchi forse la pace?...

il

glaciale

Rude

schiaffo dei venti?

Nulla qui, nulla a soggiogarti vale?

Che temi

tu, se al

buio

ti

cimenti?

Di che razza sei

tu, se
Il

non t'adombra

velame dell'ombra?

Nata

alle

aurore fiammeggianti e

ai voli

Dell'aquila fuggente,

Nata a

le
gli

vampe

dei bollenti soli

Sovra

aurei deserti d'Oriente,


fedi
1

Fra ciniche bestemmie e stanche

Un

ideal tu chiedi

Ma

t'annoda pei polsi una catena,

Ti circonda

la

bruma,

la

vita

ti

rode e t'avvelena
ti

L'inutile desir che

consuma.

Fatalit su la tua testa grava,

sei ribelle e schiava.

l^oce di tenebra

2 33

Pur

tu eoiubatterai, gagliarda figlia

Di lutto e

di

disdetta:
briglia

Senza freno irrompente e senza

La tua
Andrai

strofe sar grido e saetta.


fra gl'irti scogli del dolore

Inneggiando all'amore;

Andrai

coi pie nel fango e

l'occhio altero

Nella luce rapito,

Le magnifiche larve del pensiero

Cercando per

le

vie dell'infinito:

Da una possa

virile

andrai sospinta,
vinta.

Pi grande ancor se

Cos mi parla

la

tenbra

ascolta

L'anima mia pensosa.

Son

pianti e

lampi ne

la

notte folta,

Tetri misteri ne la selva

ombrosa:

Ma

il

respiro d' un Dio forte e sereno

Sento aleggiarmi in seno.

3o

MARCHIO

IN

FRONTE.

Marchio

in fronte

287

MARCHIO

IN

FRONTE.

Una

zingara snella in vesti rosse


dito,

Mi tocc in fronte con un

e rise.

Un

tremito mi scosse.

Ella disse:

"

Tu

porti un

marchio

in

fronte,

Inciso in forma di bizzarra croce.

Tu

porti

un marchio

in fronte.

Decli anni tuoi nel fortunoso giro

Sempre

l'avrai
Jl

con te

poi che l'impresse

morso d'un vampiro.

238

Marchio

in fronte

Ei della vita tua la miglior parte

Avido succhia, e

il

fuoco di tue vene;

quel vampiro l'Arte.

Nelle tue veglie solitarie, oh, quante,

Quante volte esso venne

al

tuo guanciale,

Famelico e guatante I...

Tu
Ma

d'Apollo nascesti

al vieto

regno;

in questo secol bottegaio e tristo

un

delitto l'ingegno.

Su, denuda nel verso prepotente

Le vive piaghe

del tuo cor; sul viso


la gente.

Ti rider

Ricca di giovent sana e dorata. Libra un inno d'amore; e


ti

diranno

Fantastica e spostata.

Critici e sofi

con

insulti vani
la

T'inseguiran come lupi

preda

Per mangiarsela a brani;

Marchio

in fronte

289

Ma

cancellar quel marchio invan vorrai,

Favilla di pensier pi il
Pii mai,

non

si

spegne,

pi mai, pi mai...,

Disse. , proterva

ne

la

rossa vesta.
il

Ritta dinanzi a me, parve


....

destino.

Ed

io curvai la testa.

V A T e NM
I I

O.

Vaticinio

248

Raccofrlie le pesanti

ombre
il

la sera

Sovra

il

giaciglio

dove

bimbo posa.

Preme

nel

sonno una

tristezza fiera

La bocca dolorosa.

Soavissima e cara un

venia

D'una madre

la

voce a questa cuna,

E, qual canto d'amor, lenta sala, Trillando, a l'aura bruna


;

Ed aleggiando per

le

diete stanze,

De

la

notte fra l'alte

ombre perduta,

Di sorrisi parlava e di speranze....

Or

quella voce muta.

44

Vaticinio

....

Povero bimbo senza madre, oh, posa,


le

Posa

membra

sul diserto strame.

Domani, a

la frizzante alba la

nevosa,

Ti sveglier

fame.

Bello ne l'ingiocondo occhio superbo,

Nel serio labbro e nella fronte scura

Cui segna

il

fosco, inesorato, acerbo


la

Stigma de

sventura.

Predestinato del dolor, vivrai,

Sconosciuto dal mondo, a Dio sol note,

Pensosamente sollevando

rai
:

Su, ne l'immenso ignoto

E, solo, errante, macero, fremendo

D'inconscio sdegno fra

le

vesti

aine.

quell'ignoto chiederai l'orrendo

Perch de

la

tua fame.

Pur, qual vergine palma infra

deserti,

Qual

fior che,

srto da silvestri dumi.


ai
cieli

Soavemente innalza

aperti

Aerei profumi

Vaticinio

346

Tu, d'abbandono e

di
la

dolor nudrito,
sorte rea,

Tu, condannato da

Lo

spirto librerai nell'infinito

Su

l'ali

dell'idea.

Tu

poeta sarai

Come

invadente

Luce d'incendio nel

silenzio nero,
la tua

Splendida sorger ne

niente
;

La fiamma

del pensiero

Poich, se riso di belt non resta,

Se tutto

al

suolo
la

le

sue spoglie rende,

Sola del Genio

possanza mesta

Fra

le

procelle splende.

Tu
De

poeta sarai

coi gravi incanti

la schietta, virile
le veglie

arpa sovrana.
i

Evocherai

lunghi pianti
;

De

l'infanzia lontana

E
E

gli

schianti ribelli, e l'impossente

Tua

giovinezza, e la miseria atroce

la secreta nostalgia

struggente
:

De

la

materna voce

3i'

246

Vaticinio

qual fiero singulto, o qual lamento


al lido
il

D'onda che

querula

si

frange,

D'un popol tutto

doloroso accento
e piange.

Che

s'affatica

Te, poeta dei miseri, vissuti

Oscuramente

col destino in guerra.

Dei martiri, dei prodi e dei caduti


Saluter la terra
:

Tutto un mondo che passa e soffre e Tutto un

tace^

mondo

di laceri e d'aflfranti,

Di suprema rivolta un grido audace

Avr dentro

tuoi canti

Per

te,

s6rto dal nulla a la vittoria,

Della lotta su l'erta aspra e fatale.

Innamorata serber
Il

la

Gloria

suo bacio immortale.

LARGO!

Lar^o

Largo!...

Da

le

sonore vlte de

l'officine,

Dai rilucenti aratri, de l'orride fucine

Da

gl'infernali arder,

Dagli antri dove un popolo tesse, martella e crea,

Da

le

miniere sorgo

e,

libera plebea,

Sciolgo un inno al lavor.

Largo!... Dai boschi pieni di nidi e di bisbigli,

Dai cespugli di mirto, dai freschi nascondigli.

Dal fecondato suol.

Da

l'acque azzurre dove


fiori

il

mite alcion sorvola


balda campagnola,
al
sol.

Cinta di

sorgo

e,

Sciolgo un peana

25o

Largo

Chi arresta

la

corrente nel suo corso sfrenato,


ciei

Chi ferma a voi l'allodola sciolta pel

rosato,

Chi
Il

il

gi partito strai?

torrente che scroscia, la freccia scintillante,


;

L'augel canoro io sono

or rondine vagante.
!

Or gufo

sepolcral

Arte, per te combatto:

avvenire, t'attndo.

E
Ne

il

rigoglio d'affetti che, qual

vampa
cor,

fervendo,

M'arde
la

la

mente

il

gemmata

veste de la strofe volante,


e al cielo, qual fascio rutilante
di fior!...

Io getto al

mondo

Di fulmini e

Fine.

Indice

aSl

Prefazione
Fatalit

Pag.

^
^

Senza nome Non mi turbar Va r onda....


Birichino di strada Son gelosa di te!
Storia breve Autopsia
.
.

.... ....
. . .

...
.

3
7

12 i3
i7

Nevicata

Nebbie
Notte Fin ch'io viva e
Sulla breccia Buon d, Miseria
pii

in l

Vegliardo 11 canto della zappa


I vinti.

Mano nell'ingranaggio La macchina romba


Popolana
Fior di plebe Bacio pagano Cavallo arabo

Te

solo
. .

,
.

Sinite parvulos

22 28 29 33 35 87 48 49 53 57 61 65 67 69 75 79 81 87 Qt

Nenia materna Nell'uragano

.95 ,99

Indice

Luce Portami

via!

...

Pur

vi

rivedo ancor

Pag. io3 107 109


11
r

Strana

Perch?
Sfida

n"/ 121

Salvate
Piet 1....

laS
i3i

Va No
Canto d'aprile

'35 i39
141

Madre operaia

148

Non posso
Fantasmi Viaggio notturno

-^47

"^49

Anima. Afa

Tu

vuoi saper? Vieni ai campi Fra i boschi cedui

Cascata
Mistica

Hai lavorato?

Marie Bashkirtseff.

In alto

Sola

Spes

Vedova Rosa appassita Deforme Voce di tenebra


.

Marchio in fronte
Vaticinio

Largo!

.....

i53 '^9 i65 '^9 173 i79 184 i85 1S9 195 -o3 209 214 ^'^ 219 223 -^9 =35 -4i 247

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