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FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Premessa La Fenomenologia come scala daccesso alla filosofia: la storia delle esperienze che la coscienza deve maturare in se stessa per accedere alla conoscenza filosofica. Una storia romanzata della coscienza singola che attraverso un lungo e tormentato percorso dialettico giunge al punto di vista della filosofia, cio al sapere assoluto. Lungo tale itinerario, la coscienza individuale chiamata a superare per gradi la sua costitutiva duplicit, cio le opposizioni tra io e non io, soggetto e oggetto, per cui la coscienza avverte loggetto come altro da s. Solo alla fine del percorso, divenuta sapere assoluto, la coscienza giunge a far propria la prospettiva dellidentit dialettica tra soggetto ed oggetto, tra ragione e realt, che caratteristica della filosofia. Figure: Le tappe in cui la coscienza viene di volta in volta a trovarsi sono altrettante manifestazioni dellAssoluto; per questo esse non hanno nulla di casuale, ma sono stazioni di un itinerario obbligato. Fenomenologia: scienza delle esperienza della coscienza; scienza (logos) del manifestarsi (phinomai) dello Spirito. Per la coscienza, la Fenomenologia unintroduzione alla filosofia; per il filosofo, invece, gi scienza, conoscenza filosofica. la ragione stessa che si dispiega nella realt, manifestandosi nella natura e (in modo pi ricco e adeguato) nel mondo umano. La ragione rappresenta quindi il principio unitario sul quale tutto si fonda, e che Hegel designa come Assoluto o Spirito. Il vero lintero: la filosofia ha il compito di comprendere unitariamente tutta la realt attraverso i concetti.

Fenomenologia dello Spirito: figure Scissione iniziale Verit, Realt, Ragione (infinito) poste dalla coscienza come altro da se, me tre essa stessa si pone come finita Certezza Sensibile Coscienza Percezione Intelletto: qualcosa o esiste nella coscienza o nulla Paura della morte Dialettica Servo/Padrone Autocoscienza Stoicismo e Scetticismo Coscienza Infelice Eticit Ragione Superamento Scissione Coscienza La COSCIENZA la certezza che, nel rapporto soggetto/oggetto, la verit sia tutta in ci che essa si rappresenta come fuori di lei, come altro da lei, cio nelloggetto. La certezza sensibile la figura da cui muove il percorso formativo della coscienza, cio la prima esperienza che la coscienza necessariamente compie lungo litinerario al cui termine essa giunger al punto di vista filosofico, al sapere assoluto. La certezza sensibile il sapere immediato, il sapere dellimmediato: la coscienza coglie immediatamente loggetto, senza mediazioni. A prima vista, la certezza sensibile appare come la forma di conoscenza pi ricca (le sensazioni sono tantissime) e pi veritiera (essa coglie immediatamente loggetto in tutta la sua pienezza), ma in realt la pi fragile ed illusoria. Nella forma della certezza sensibile, la coscienza non sa se non che loggetto che le sta di fronte , cio non conosce altro che la semplice esistenza delloggetto. La situazione della certezza sensibile quella di chi, di fronte ad un oggetto sconosciuto, non sapendo designarlo con un nome appropriato, debba limitarsi a dire che esso . Loggetto della certezza sensibile dunque un questo, che pu essere certamente indicato con un gesto, ma non essere detto n dunque costituire loggetto di un logos: un discorso implica pur sempre una mediazione Allo stesso modo anche la coscienza generica, un questi. La certezza sensibile dunque rappresentabile in questo modo: qui e Cultura Moralit Certezza finale della coscienza di essere ogni realt: identit tra ragione e realt, finito e infinito, soggetto e oggetto Servizio Lavoro

ora io, questi, sono certo di questo. La percezione: la coscienza pone ora la verit non nella sensazione, ma in un oggetto esterno alla coscienza: la cosa percepita. La cosa percepita viene considerata come un sostrato (la sostanza) cui ineriscono diverse propriet (il foglio bianco, sottile, liscio, ecc.), che costituiscono linsieme della sue qualit. Anche in questo caso ci si trova di fronte ad una contraddizione, perch la cosa percepita appare nello stesso tempo una e molteplice. La coscienza come percezione giunge quindi alla consapevolezza che lunit non intrinseca alla cosa, ma la coscienza stessa che opera lunificazione delle molteplici propriet della cosa. Lintelletto il terzo momento della dialettica della coscienza: loggetto appare ora come un fenomeno (nel senso kantiano del termine). Il fenomeno visto dallintelletto come una manifestazione di forze (cause, kantianamente intese come fondamento a priori del mondo fenomenico) che agiscono secondo una legge determinata (lio penso) e in essa trovano la loro unit. La coscienza si rende conto del fatto che ci che essa opponeva a s come oggetto non qualcosa di diverso dal soggetto. In questo modo, la coscienza diventa consapevole di s, cio unautocoscienza.

Autocoscienza LAUTOCOSCIENZA la certezza che lio ha di se stesso. Ha consapevolezza di se appetito o desiderio che vuole essere appagato. Tale figura corrisponde alla civilt romana fondata sulla schiavit. Lautocoscienza, come appetito, nega loggetto consumandolo; loggetto, il mondo, svaniscono; la sua verit consiste nellessere continuamente negato, consumato. Ciascuna delle autocoscienze per s indipendente; ma per unaltra autocoscienza un semplice oggetto da consumare, un oggetto di appetito. Ciascuna autocoscienza cerca nell'altra il riconoscimento di s come libera e indipendente Questo riconoscimento non formale e pacifico, ma il risultato di una lotta, di uno scontro tra le autocoscienze. In questa lotta mortale, lautocoscienza che vuole ottenere il riconoscimento da parte delle altre deve mettere in gioco la propria vita e dimostrare di non aver paura della morte. Delle due autocoscienze impegnate nella lotta per il riconoscimento, luna si mostra capace di autonomia rispetto al legame naturale con la vita, al punto da metterla a repentaglio nella lotta; laltra, troppo legata alla vita, ha paura di rischiarla. Chi ha saputo rischiare si afferma come autocoscienza indipendente e impone la propria signoria allaltro. Chi si mostrato tanto asservito alla vita, costretto a soccombere al

suo signore, subordinandosi a lui in un rapporto di servit: la famosa figura signoria servit, che rappresenta i rapporti di potere propri del mondo antico. il signore appare dapprima come la vera autocoscienza; ma attraverso lo svolgimento dialettico assistiamo ad un capovolgimento di questo rapporto. Lavorando per il signore, il servo si rende progressivamente conto di saper dominare la natura e di trasformarla in un suo prodotto, trasferendo in essa la sua personalit di uomo. Il signore, invece, essendo incapace di provvedere da solo ai propri bisogni, rivela la sua dipendenza dal lavoro del servo. Attraverso il lavoro il servo si oggettiva, cio conferisce la propria forma agli oggetti; lautocoscienza servile non tuttavia consapevole dellidentit tra coscienza e oggetto cos realizzata. Affinch lautocoscienza servile trovi compiuta realizzazione indispensabile che essa divenga consapevole della propria indipendenza nei confronti della cose.

Stoicismo e Scetticismo Stoicismo: indipendenza autocoscienza posta nella libert come libert interiore e di pensiero svincolata dai condizionamenti esteriori. Tale figura corrisponde al periodo della cultura ellenistica. Il saggio stoico indifferente rispetto allesistenza naturale, si sente libero sia sul trono sia in catene Tuttavia si tratta di una libert astratta, che non si realizza nella realt Scetticismo: negazione della verit del mondo esterno che viene messo completamente in dubbio Revocando in dubbio la verit di ogni determinazione (caratteristica) della realt attraverso la negazione di ogni esistente altro da lei, lautocoscienza scettica fa esperienza della propria libert. Lautocoscienza scettica tuttavia si imbatte in una contraddizione, infatti nel momento stesso in cui pone in dubbio qualsiasi assoluto (esistenza e verit), pone come assolutamente vera tale se stessa e la sua affermazione di scetticismo infatti lo scettico afferma che niente non esiste nessuna verit assoluta, ma proprio questa affermazione viene assunta dallo scettico come verit assoluta. Si ha una situazione contraddittoria: da un lato il mondo umano e la vita vengono posti come illusori, accidentali, non veri, non esistenti, dall'altro l'autocoscienza scettica si pone, nel momento stesso in cui afferma la non verit di ogni esistente, come assoluta, immutabile, infinita Coscienza Infelice Coscienza Infelice: l'autocoscienza che sperimenta la scissione tra infinito ed infinito, tra il mutevole e limmutabile, tra luomo e Dio. Linfelicit dipende dal fatto che lautocoscienza avverte il proprio limite di fronte allinfinit inesauribile di dio. La coscienza infelice rappresenta il periodo storico che va

dall'ebraismo al Medioevo cristiano, in cui dio, nella sua assoluta trascendenza e infinit irraggiungibile per la coscienza. Ebraismo: dio, l'assoluto, posto come totalmente altro rispetto all'autocoscienza che si pone in un rapporto di totale dipendenza e sottomissione con esso, dio padrone assoluto giudice lontano e inflessibile. Cristianesimo medioevale: Ges, l'assoluto si incarna e in Ges finito e infinito coincidono sepolcro vuoto: la ricerca di dio tuttavia fallisce, e con le crociate si conclude con la scoperta di un sepolcro vuoto Ges rimane per l'autocoscienza irraggiungibile, al di fuori della sua portata: sia nello spazio: dove rimane solo il suo sepolcro; sia nel tempo: perch vissuto in un periodo lontano e irraggiungibile per i posteri; Ges rimane per la coscienza un aldil non afferrabile e che sfugge La Devozione: la ricerca di dio si configura nella devozione come approccio sentimentale che si manifesta nei riti, nelle cerimonie, nell'atmosfera poetica Il Fare e l'Operare: la coscienza non cerca pi dio, ma cerca di operare nel mondo, attribuendo il frutto del suo operare a dio (dono di dio) e si umilia riconoscendo che le sue stesse capacit e il suo stesso valore non sono frutto dell'autocoscienza ma doni di dio La mortificazione di s: avendo posto in dio la causa di ogni cosa, l'autocoscienza assume dio come tutto e se stessa come nulla. E' la fase dell'ascetismo in cui l'autocoscienza si mortifica assumendo come unico modo possibile per raggiungere dio (l'assoluto) il totale superamento di s. Ma in questo modo essa pone le premesse per il passaggio successivo che avviene con il rinascimento, quando la coscienza annullatasi in dio, diviene consapevole che ora, quel dio che cercava fuori di lei, lei stessa. RAGIONE: si arriva cos alal ragione, figura in cui l'autocoscienza vede nella realt non pi qualcosa di opposto ed estraneo (la sua negazione), ma il risultato del suo stesso operare: la ragione la certezza a cui la coscienza perviene di essere ogni realt.