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Aspetto il tuo primo sorriso per coprirlo, che non abbagli il mondo e ti denunci.

Miriam/Maria a Ges nascituro, in Erri de Luca, In nome della madre

Pino Blasone

Archeologia mariana Dallimmagine allicona

1 Particolari di affresco proveniente dal Cubicolo B della Villa della Farnesina a Roma, nel Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, e di affresco nelle Catacombe di Priscilla a Roma (questultimo la prima raffigurazione nota, della Madonna col Bambino)

Galaktotrophousa Nellarte pre-cristiana, non mancano raffigurazioni che vanno sotto il nome greco
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convenzionale Kourotrophos. Esse sono per lo pi statuette di una dea o talora di una comune mortale, la quale nutre ovvero allatta un bambino (che pu anche essere di sesso femminile come nel caso delle dee Demetra e Persefone, rispettivamente madre e figlia). Se non altro perch maggiormente deperibili, pi rare sono rappresentazioni pittoriche dello stesso genere, giunte fino a noi. La pi raffinata un particolare di un affresco proveniente dal Cubicolo B della Villa della Farnesina a Roma, di et augustea e oggi esposto al Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo. Nel riquadro compare la dea Ino/Leucotea seduta, mentre tiene sulle ginocchia e allatta Dioniso bambino. In una pausa dellallattamento, questi si volge verso losservatore, senza tuttavia incontrarne lo sguardo. Col capo appena chino verso di lui, la nutrice guarda affettuosa linfante divino. In piedi e in disparte, due donne in parte velate come sacerdotesse probabilmente le Ninfe di Nisa, stando al mito relativo a loro volta osservano pensose la scena. Un gioco di sguardi, che sembra voler indirizzare il nostro verso il mistero del sacro, al di l della stessa forma religiosa assunta. NellEgitto ellenistico, altro antecedente iconografico quello tradizionale di Iside con in braccio Horus, detto anche Arpocrate dai Greci. Un esempio suggestivo fu scoperto a Karanis, antica citt greco-romana nella zona del Fayyum, durante una campagna di scavi condotta dallUniversit americana del Michigan nel 1924-35. La dea che allatta il figlio vi figura assisa su uno scanno. Pure qui il piccolo interrompe la sua poppata, per volgersi verso losservatore. Un indice puntato verso le proprie labbra, come per prescrivere un misterico silenzio, segno distintivo frequente per quanto riguarda questa divinit. Di datazione incerta ma attendibilmente risalente al IV secolo d. C., tale affresco una vera e propria icona murale destinata al culto domestico, cos come quelle cristiane saranno oggetti di venerazione. Esso precederebbe di non molto le prime rappresentazioni di Maria allattante Ges bambino in ambito egiziano, ragione per cui influssi della prima iconografia sulla seconda non sono da escludere. Certo, la nudit dei seni di Iside maggiormente visibile, il suo collo ornato da una collana e il capo scoperto, laddove il velo che copre le parti del corpo corrispondenti nelle Madonne cristiane vuol denotare doti di pudore e modestia. Va per considerato che questi dipinti parietali, almeno i pochi che ci sono pervenuti, competono di solito ad ambienti monastici o chiesastici. In particolare, la Madonna che allatta il Bambino attualmente custodita nel Museo Copto del Cairo proviene dal Monastero di San Geremia a Saqqara e risale a un periodo tra il VI e il VII secolo. Rispetto a immagini
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consimili e coeve (quali quella riportata alla luce nel 1996 nel Monastero dei Siriani nella regione dello Wadi al-Natrun, dopo essere stata a lungo celata da strati di intonaco, o quella nel Monastero di SantApollo a Bawit, cella XLII), essa presenta una posizione meno rigidamente frontale. Bench ritratta da seduta, la Madonna di Saqqara non assisa in trono, come quelle dello Wadi al-Natrun e di Bawit. Seduto sul ginocchio materno destro, pure il lattante non rivolto verso losservatore, bens in direzione della madre. Insomma, la scena risulta pi naturale e meno ieratica, sebbene due angeli alati vi affiancano madre e figlio. Il dettaglio si ritrova in altre raffigurazioni pi o meno contemporanee, che tuttavia non riguardano tanto Madonne allattanti quanto semplicemente con Bambino e in trono. A volte, dei santi o perfino devoti committenti affiancano gli angeli, oppure ne prendono il posto.

2 Particolare di mosaico sulla facciata superiore della Basilica di S. Maria in Trastevere, a Roma, e Madonna allattante nel Museo Copto del Cairo, proveniente dal Monastero di S. Geremia a Saqqara, Egitto

Si tratta di una serie di artefatti, risalenti al VI secolo: licona tessile proveniente dallEgitto e raffigurante la Madonna in trono col Bambino in braccio fra due angeli, oggi nel Museo dArte di Cleveland; la Madonna in trono con Bambino, fra i santi Teodoro e Giorgio e angeli sullo sfondo, dipinto a encausto su tavola nel Monastero ortodosso di Santa Caterina sul Monte Sinai; laffresco della Madonna in trono con Bambino fra i santi Felice e

Adautto, nelle Catacombe di Commodilla a Roma. 1 In tutti questi casi Maria mantiene il suo semplice velo sul capo, non ancora incoronata come le regine bizantine, ma nel secondo caso non priva di gioielli che ne esaltino latteggiamento maestoso e regale. Oltre i santi martiri, nel terzo caso compare anche Turtura, la donna il cui figlio commission il dipinto in memoria della stessa e in onore della Madre di Dio. Le figure di questultima e del Cristo bambino, seduto sulle ginocchia materne, si collocano poi sempre tendenzialmente sullo stesso asse verticale, in modo da accentuare la simmetria della composizione e conferire a essa una statica solennit. Tutto ci segna una fase di transizione dallarte paleocristiana a quella bizantina, in cui gli elementi iconici sono comunque abbastanza fluidi, non ancora cristallizzati in tipologie fisse che possano riflettere una dogmatica dottrinale. Per quanto concerne il tipo iconografico, chiamato dai Latini Virgo lactans (Vergine allattante) e dai Bizantini Galaktotrophousa (in greco, alla lettera Colei che nutre con il latte), si potrebbe concludere che esso sia soprattutto di origine egiziana. Per la verit, la prima immagine nota di Maria che incontriamo in assoluto di gran lunga anteriore. la figura principale di un affresco murale databile fra il II e il III secolo, nelle Catacombe di Priscilla a Roma. Questo molto sbiadito e rovinato, ma neppure tanto da non potersi distinguere la sagoma di una Madonna assisa con il capo coperto da un velo, che stringe al petto Ges bambino. Cos come abbiamo visto in altri esempi ma qui con una maggiore spontaneit e intensit, egli si distoglie per un attimo e si volge verso di noi trattenuto dalle braccia materne, quasi gi consapevole della sua missione e passione in questo mondo. Dovr passare molto tempo prima che la Galaktotrophousa torni ad allattare pubblicamente il suo Bambino a Roma, impostasi intanto come centro della cristianit. Questa volta

1 Liconema della Madonna in trono col Bambino in braccio, tra due angeli per lo pi in secondo piano, si ritrova anche in una stele in pietra nel Museo Copto del Cairo (di fattura piuttosto rozza; VI sec.), e in un paio di artefatti di avorio in rilievo, probabilmente eseguiti in laboratori bizantini nel VI o VII secolo: in particolare, il pannello destro di un dittico nel Bode-Museum di Berlino e il riquadro centrale della copertura del Vangelo Etchmiadzin a Erevan, in Armenia (Matenadaran, ms. 2374). Questi ultimi sono cos simili fra loro, che il secondo potrebbe apparire una imitazione un po meno raffinata del primo, se non fosse per il dettaglio del figlio alquanto decentrato rispetto alla madre, mentre nel primo caso le due figure si dispongono lungo lo stesso asse verticale. In ambo i casi, Ges benedice con una piccola mano, mentre laltra regge un rotolo di pergamena o di papiro contenente le sacre scritture, dettaglio questultimo presente pure in altre raffigurazioni del genere sopra considerate. 4

dobbiamo guardare in su, a un mosaico del XII secolo circa, sulla facciata superiore della Basilica di Santa Maria in Trastevere. Le dieci vergini, che affiancano Maria in trono su uno sfondo dorato, sembrano procedere da un Oriente cristiano ormai avviato al tramonto. Torniamo infine alla Virgo lactans nelle Catacombe di Priscilla. A fianco a lei, o piuttosto sullo sfondo, si scorge un misterioso personaggio che indica una stella in cielo. Lo stesso o analogo ricorre in altri artefatti paleo-cristiani, raffiguranti ladorazione dei Magi. 2 Egli stato variamente identificato, come i profeti biblici Isaia o Balaam e con riferimento a loro profezie interpretate in senso messianico e cristologico o mariologico. Sussiste una terza congettura, basata sullapocrifo Vangelo arabo-siriaco dellInfanzia del Salvatore, secondo cui potrebbe trattarsi addirittura del persiano Zarathustra, a sua volta e a suo tempo identificato con Balaam. Ma qui piace rilevare, proprio in questultimo testo, una presepiale descrizione del ruolo di Maria in quanto Kourotrophe, non riscontrabile altrove con pari fisicit ed efficacia. Citiamo nella bella traduzione latina, fornita da Johann K. Thilo nel 1832: Et ecce! repleta illa erat luminibus, lucernarum et candelarum fulgorem excedentibus, et solari luce maioribus. Infans fasciis involutus Dominae Mariae matris suae ubera sugebat, in praesepi repositus (Ed ecco, quella [grotta] era piena di luci pi fulgide di quella di lucerne e candele, maggiori della luce solare. Gi deposto in una mangiatoia, un infante avvolto in fasce succhiava le mammelle di sua madre, la Signora Maria; III 1). 3

2 Provenienti dalle stesse Catacombe di Priscilla e oggi nei Musei Vaticani, si vedano in particolare la lapide-epitaffio di Severa e il rilievo sul coperchio di un sarcofago marmoreo detto del Presepe, risalenti al IV secolo. In questi casi come nel mosaico delladorazione dei Magi sullarco trionfale della Basilica di S. Maria Maggiore a Roma, senza dubbio la stella additata quella menzionata nel Vangelo secondo Matteo (II, 2 e 9), a prescindere da significati simbolici ulteriori a essa attribuibili. Per inciso, la prima elementare scena di adorazione dei Magi nei riguardi della Madonna col Bambino affrescata nelle Catacombe di Priscilla (II-III sec.) 3 J. K. Thilo, Codex apochryphus Novi Testamenti, Lipsia 1832; pp. 67 e 69 (il teso arabo corrispondente si trova alle pp. 66 e 68; dellintero testo sussiste una versione siriaca, attendibilmente pi antica e probabilmente diffusa in ambienti cristiani giacobiti o nestoriani). Cfr. Alfonso M. Di Nola, La profezia di Zoroastro, appendice II a Evangelo arabo dellinfanzia, Guanda, Parma 1963; pp. 93-95. 5

3 Due Galaktotrophouse bizantine in Italia, databili al XII sec. circa: la Madonna di Maniace, nellAbbazia di S. Maria di Maniace in Sicilia; la Madonna del Pilerio, nel Duomo di Cosenza in Calabria. Rispettive eccezionalit, lincarnato scuro e la nudit del Bambino

Kyriotissa Lo schema compositivo della Madonna in trono col Bambino seduto sulle ginocchia ed effigiato coassialmente con la madre, tra due angeli in secondo piano, si ritrova nella tavola dipinta a encausto della Madonna della Clemenza nella Cappella Altemps, Basilica di S. Maria in Trastevere, databile fra il VI e il VII secolo. Qui gli angeli si affacciano verso losservatore, con aria quasi confidenziale. Un po meno lo la Theotokos (in greco, Madre di Dio, proclamata tale dal Concilio di Efeso nel 431), col capo coronato anzich coperto dal manto, maphorion. Questo particolare importante, perch ci consente di classificare la sacra immagine in quanto Basilissa (Regina) piuttosto che Kyriotissa (Signora, Domina), stando alla puntuale iconologia mariana bizantina. Tale modalit di rappresentazione si affermer nellalto Medioevo a Roma e altrove, ma le testimonianze pittoriche romane sono pi numerose, poich nellOriente bizantino stava per imporsi un periodo di iconoclastia, che cancell molte opere figurative comprese quelle mariane. Tutto ci non vuol dire affatto che la variante della pura e semplice Kyriotissa non si seguitasse a

rappresentare. Fra laltro, lo attesta una scoperta nella romana Basilica di Santa Sabina. 4 Riemerso nel 2010 da sotto uno strato di intonaco, laffresco ritrae al centro una Madonna in trono con Bambino, non incoronata ma affiancata da una piccola corte in una sorta di moderna foto di gruppo: i santi Pietro e Paolo, attendibilmente le sante Sabina e Serafia, nonch tre committenti ecclesiastici. Questi ultimi, con la testa circondata da un convenzionale nimbo quadrato anzich circolare, perci viventi allepoca dellesecuzione dellopera e resi identificabili da una iscrizione, hanno permesso di datare lopera stessa intorno alla fine del VII secolo. Quanto al Cristo infante, sostenuto dalla madre allaltezza del proprio ventre, egli tuttavia incluso in unazzurra mandorla mistica, simbolicamente e teologicamente allusiva al mistero dellincarnazione. Se ci precorre tante mandorle delliconografia sacra medievale, daltronde lascia accostare questa rappresentazione a unaltra pi tardi diffusa in area bizantina e ortodossa: quella della cosiddetta Madonna del Segno, il cui figlio inserito in un tondo o in un ovale. Tale Madonna assume per un atteggiamento da orante, con le mani aperte e le braccia levate verso lalto, cos come una delle prime immagini di Maria con Bambino nel Coemeterium Maius a Roma (IV secolo). Se si volesse invece cercare qualche analogia con laffresco di S. Sabina nel suo complesso, occorrerebbe spingersi lontano, pur sempre in ambito mediterraneo. Nel Museo Copto del Cairo custodito un affresco del VI secolo, o non troppo posteriore, proveniente da una nicchia del Monastero di SantApollo a Bawit, nelloasi Bahariya. La Kyriotissa con Bambino ivi raffigurata al centro sorprendentemente simile a quella del gi citato e coevo dipinto parietale nelle Catacombe di Commodilla a Roma, ma quello che la fa somigliare allaffresco di S. Sabina la quantit di figure distribuite ai suoi lati in posizione altrettanto frontale. In effetti, si tratta dei dodici Apostoli di Ges. Altri possibili termini di paragone sono tutti romani, ma pi tardi: il mosaico absidale della Basilica di S. Maria in Domnica, con Madonna e Bambino in trono fra schiere di angeli (VIII secolo); il mosaico della Madonna Liberatrice con Bambino, tra le sante sorelle Prassede e Pudenziana, nella Cappella di San Zeno della Basilica di S. Prassede (IX sec., circa); laffresco di Maria in trono con Bambino benedicente, pure affiancata da Prassede e Pudenziana, nellOratorio Mariano annesso alla Basilica di S. Pudenziana (intorno allanno 1000). Anche queste ultime Madonne possono essere assimilate al tipo della Kyriotissa piuttosto che a quello
4 Cfr. Licona murale di Santa Sabina allAventino, a cura di Claudia Tempesta, Gangemi Editore, Roma 2010. 7

della Basilissa, sebbene la differenza tra le due sia minima e tuttavia non irrilevante.

4 Particolari di due Madonne Kyriotisse, con Bambino e santi o angeli: nel Monastero di S. Caterina sul Monte Sinai, in Egitto, e nelle Catacombe di Commodilla a Roma

Infatti, specialmente la Basilissa non sempre e solo Regina Coeli. Non di rado la Regina celeste rifletteva una realt terrena, adombrando un parallelismo con la situazione storica. Almeno per il periodo anteriore alliconoclastia bizantina, tale Madonna Regina assunse una valenza teocratica oltre che teologica. Ancor prima della Madonna della Clemenza in S. Maria in Trastevere, cos chiamata perch sua sede precedente era stata la vicina Chiesa di S. Maria della Clemenza, il caso di un frammento di immagine nella Basilica inferiore di San Clemente a Roma, dipinta fra il V e il VI secolo come ritratto della bizantina Teodora ma trasformata nellVIII o IX secolo in Madonna incoronata in trono con Bambino. Sia il volto sia labbigliamento e lornamento ricordano quelli dellimperatrice, ritratta in un mosaico della Basilica di San Vitale a Ravenna. Per quanto congetturale, lepisodio pu essere indicativo di come liconografia politica potesse influenzare se non condizionare quella religiosa, sia pure incidentalmente e mutevolmente. Altra Madonna Regina affrescata nella cripta della Basilica di S. Prassede, tra le sante Prassede e

Pudenziana. La copia del XVIII secolo, presumibilmente fedele, di un originale antico distrutto sarebbe analoga alle icone di S. Maria in Trastevere e di S. Clemente, se non fosse per unintima circostanza: in piedi e palesemente incinta, questa volta Maria non esibisce un infante con fattezze da adulto in miniatura, bens accenna con mano al proprio ventre. A partire dal 726, la crisi iconoclasta incrin i rapporti e concorse ad allentare i legami del papato di Roma col potere imperiale a Bisanzio. Le Madonne incoronate, atteggiate e abbigliate come imperatrici bizantine, cominciarono a godere meno favore, limitatamente alla modalit di rappresentazione. Nella Chiesa di S. Maria Antiqua al Foro Romano, abbandonata nell847 a seguito di un sisma, stato rinvenuto in epoca moderna un vero e proprio palinsesto frammentario, consistente in tre strati di affresco sovrapposti. Il pi antico, coperto nel VII secolo circa con una scena di Annunciazione, risale alla met del VI secolo e raffigura appunto una Madonna Regina in trono con Bambino in braccio, affiancata in origine da due angeli come quella della Clemenza. Ma la scoperta pertinente pi straordinaria si avuta nel 1990. Staccati a suo tempo per qualche motivo dalla loro parete di sostegno, migliaia di frammenti di affresco furono trovati depositati dentro un antico sarcofago, nel sottosuolo della sacrestia della Chiesa di Santa Susanna al Quirinale. 5 Dopo dieci anni di restauro, ne sono usciti due dipinti probabilmente del VII o dellVIII secolo, comunque antecedenti rispetto a una ristrutturazione delledificio nel 798-99. Lacunoso soprattutto ai lati, un pannello raffigura Maria incoronata in trono col Bambino sulle ginocchia fra due sante stanti, Agata e verosimilmente Susanna. Le quattro figure sono rappresentate frontalmente, con colori vivaci e su uno sfondo blu egiziano che contrasta sia con quello dorato prevalente nei mosaici, sia con quello scuro non infrequente nelle icone dellarte bizantina. Bench ancora alla lontana, sfumature del genere poterono preludere alla ricerca di una via pittorica locale autonoma. Del resto papa Sergio I, che fece effettuare lavori nella suddetta basilica nel 607-701, fu tra i primi ecclesiastici a opporsi alle pretese dellimperatore di Bisanzio, di dettare legge perfino in materia di iconografia sacra. Kyriotissa o Basilissa che la si volesse, per cos dire il soggetto stesso non era inoltre il tipo da lasciarsi inquadrare in una tipologia, senza proiettare nelle menti dei fedeli una sua immagine archetipica versatile, che le consentisse di spaziare in altre forme figurative o
5 Cfr. Margherita Cecchelli e altri, Santa Susanna, in Roma dallantichit al medioevo II. Contesti tardoantichi e altomedievali, a cura di L. Paroli e L. Vendittelli, Electa, Milano 2004; pp. 328-43. 9

anche di resistere a ogni tentativo iconoclasta. Vedremo qui appresso come unaltra icona mariana, sfuggita alla distruzione delle immagini decretata a Bisanzio, riscosse nella Roma medievale particolare successo artistico e popolare: quella della Madonna Avvocata.

5 Due immagini di Madonne Regine a Roma, assai rovinate: Maria col Bambino fra due sante, nella Chiesa di S. Susanna al Quirinale, e Madonna incoronata in trono, nella Basilica inferiore di S. Clemente

Hagiosoritissa La Hagiosoritissa rientra nel novero delle Madonne lucane, cosiddette perch si narrava che i loro prototipi fossero stati eseguiti da San Luca evangelista, non senza laiuto di una mano angelica e di una ispirazione divina. La denominazione greca specifica deriva dallubicazione primitiva del prototipo reale di questa icona: il Santuario di Hagia Soros, vale a dire del Sacro Reliquiario, a Bisanzio/Costantinopoli, oggi Istanbul. Vi erano conservate presunte reliquie del vestiario di Maria. Quanto alla venerata icona, essa and probabilmente distrutta allepoca delliconoclastia o quando i Turchi occuparono la citt nel 1453. C per chi ritiene, non senza qualche fondamento, che essa fu portata in salvo nellVIII secolo a Roma, ospitata nei monasteri femminili prima di S. Maria in Tempulo e poi di San Sisto. Se non loriginale, la Madonna perci chiamata di San Sisto, attualmente nel Convento di S. Maria del Rosario a Monte Mario, comunque una copia attendibile del VI o VII secolo e in senso lato ispirata, tanto da fungere da esemplare per una serie di icone

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romane definite Madonne Avvocate.6 Esse sono state a lungo tramiti di devozione, anche se artisticamente inferiori al modello, detto in passato pure Madonna dalle mani doro per il rivestimento aureo di una delle sue mani, protese verso lo spazio esterno a sinistra del quadro. Maria infatti ritratta a met figura e rivolta verso la sua destra, sebbene lo sguardo sia diretto al potenziale osservatore, ed tale da esercitare una inimitabile suggestione. Lespressione del volto di questa Madonna solitaria, spoglia di ornamenti superflui, triste e pensosa. Un velo scuro ne copre il capo e lo sfondo dorato si confonde con laureola. Il tipo iconografico relativo altrimenti noto come Madonna dellIntercessione, in quanto in effetti si tratta di una variante di Madonna orante, in greco Deomene, la quale intercede a favore dellumanit sofferente presso la divinit incarnata nel Cristo, che si presuppone idealmente rappresentato oltre larea visibile del quadro. Un Ges non solo gi adulto, ma defunto, risorto e asceso in gloria. Il che spiega in parte lespressione triste delle Madonne Avvocate, la quale le fa pure somigliare a Madri Addolorate, che hanno cio sperimentato il trauma della morte violenta del figlio. molto probabile che almeno allinizio la Hagiosoritissa coincidesse col personaggio femminile nelle scene tradizionali di Deesis (Intercessione), laddove Maria e San Giovanni Battista, in atteggiamento orante, figurano ai lati del Cristo in maest, assiso in trono. In un secondo tempo, la Deomene avrebbe acquistato autonomia figurale, assumendo il nome devozionale di Hagiosoritissa. Una differenza che, nelle scene di Deesis, Maria sta generalmente sulla destra di Ges e guarda verso di lui; le Avvocate romane si volgono in senso contrario, e guardano allosservatore. Private dellimmagine esplicita del loro principale referente, le Hagiosoritisse o Avvocate possono in ogni caso apparire figure evocanti una drammatica assenza anzich la divina presenza. Consapevoli del possibile equivoco e preoccupati di una immediata comprensione da parte dei fedeli, pur continuando a imitare lo stesso schema, alcuni pittori romani o i loro consiglieri ricorsero a un espediente. Ripristinarono la figura del Cristo in piccolo e in alto, in pratica nellangolo superiore sinistro del quadro, in modo che la
6 Oltre quelle citate nel presente capitolo, a Roma altre Madonne Avvocate medievali si trovano nei seguenti luoghi di culto: Santa Maria in via Lata (lunica firmata, da un certo Petrus pictor), Santi Bonifacio e Alessio, San Lorenzo in Damaso, Santa Maria della Concezione in Campo Marzio (sorella pi anziana di quella ora nella Galleria di Palazzo Barberini, sarebbe di origine bizantina e risalirebbe a una data anteriore al 750). Grossomodo tutte ripetono lo stesso schema, rivolte verso sinistra rispetto a chi osserva, con le mani protese nella stessa direzione e alquanto divaricate: la destra, levata verso lalto; la sinistra, vicina al cuore di Maria. Il loro capo coperto da un velo o mantello, circondato da una aureola e a volte ornato da un diadema. 11

Madonna intercedente apparisse chiaramente rivolta a lui, pur seguitando a fissare losservatore con lo sguardo, da buona Advocata nostra. Ci si verifica in una tempera su tavola del XII secolo, che si trovava nel Convento di S. Maria in Campo Marzio e si trova nella Galleria di Palazzo Barberini a Roma, ma anche nella Madonna dellIntercessione, o delle Grazie, nella Chiesa di S. Maria Maggiore a Tivoli. In questultima copia conforme moderna di un dipinto su tavola del XIII secolo, attribuito al francescano Jacopo Torriti, limmagine del Salvatore benedicente nellangolo superiore sinistro davvero minuscola. Nondimeno, essa funge da memento evangelico simmetrico a unaltra dellArcangelo Gabriele, nellangolo superiore destro. Leffigie di Maria imita palesemente quella della pi famosa e romana Madonna dellAra Coeli, a sua volta ispirata alla Madonna di San Sisto.

6 Due Hagiosoritisse a Roma: la Madonna di San Sisto, nel Convento di S. Maria del Rosario a Monte Mario, e la Madonna Avvocata nella Basilica di S. Maria in Aracoeli

Il fatto che la Madonna Avvocata nella Basilica di S. Maria in Aracoeli, icona su legno del X o XI secolo, sia stata la pi venerata a Roma per secoli, mostra che la formula iconica della bizantina Madonna di San Sisto, cos priva di punti di riferimento apparenti, fosse la pi efficace al di l di ogni scrupolo didascalico o dottrinale. Daltro canto, in Italia

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le Madonne Avvocate non si diffusero solo a Roma e nel Lazio medievali (o, pi tardi, nella Russia ortodossa). Nel Museo Diocesano di Palermo si possono ammirare alcuni esempi pittorici o musivi che spaziano dal XII al XIV secolo, presumibilmente perfino pi fedeli alloriginale della Hagiosoritissa di Bisanzio, se non altro perch queste Madonne tornano a rivolgersi verso destra rispetto a chi osserva, come quelle oranti nelle scene di Deesis. Una variante della Hagiosoritissa sempre con termine greco la Paraclesis, icona in cui Maria presenta al Cristo una vera e propria supplica scritta, di solito per conto di terzi. A Palermo, tale modalit rappresentata in un mosaico del 1143, nella Chiesa di S. Maria dellAmmiraglio, detta la Martorana. La supplica iscritta in una pergamena srotolata che pende da una mano della Deomene, ritratta a figura intera. Ai suoi piedi prostrato il supplicante e committente, storicamente identificato nellammiraglio Giorgio di Antiochia. In alto a destra, anche qui compare limmagine in scala ridotta del Salvatore benedicente, secondo un iconema gi presente nella Chiesa di San Demetrio a Salonicco (VI secolo). Non tutte le Madonne Avvocate siciliane guardano verso chi osserva. Eppure, a ben vedere, le mani protese nellatto di intercedere e lo sguardo diretto altrove sono la maggiore particolarit e i punti di forza di queste icone. Per rendercene meglio conto, azzardiamo un confronto tra due capolavori distanti nel tempo, prodotti rispettivamente agli inizi e alla fine del Medioevo: la su citata Madonna di San Sisto, di autore ignoto, e la Vergine Annunziata di Antonello da Messina, questultima nella Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo. Pi o meno esplicitamente riferiti a momenti diversi della vita di Maria, narrata nei Vangeli, pure i soggetti differiscono. Per, chiaro, ambedue le immagini sono proiettate in una dimensione tendenzialmente atemporale. In entrambe, il referente essenziale stato escluso dal campo visivo e sottinteso allo sguardo: Ges nel primo caso, langelo annunciante nel secondo. Si potrebbe affermare che, come la Madonna di San Sisto una Deomene avulsa dal contesto di una scena di Deesis, cos la Vergine Annunziata di Antonello da Messina isolata da una scena tradizionale di Annunciazione. Ma nemmeno tutto ci basterebbe a spiegare una sconcertante somiglianza riscontrabile fra i due dipinti, e a giustificare il dato che quella di Antonello non assimilabile a tante altre Annunziate in precedenti scene di Annunciazione (neppure dello stesso autore), se non altro perch non raffigurata di profilo o comunque lateralmente orientata come la maggior parte di esse. 7
7 La prima scena di Annunciazione conosciuta sempre che non si tratti di una scena di vaticinio, come diversamente interpretata limitata alle sagome dellArcangelo Gabriele (senza ali) e di 13

Ritratta a met figura e in una posa di tre quarti, Maria ha il capo coperto da un velo azzurro e protende in avanti la mano sinistra, mentre la destra tiene uniti sul seno due lembi del lungo velo o manto. Davanti a s, un libro di sacre scritture aperto su un basso leggio, a sua volta poggiato sul ripiano di un tavolo. Pi che unAnnunziata, si direbbe proprio una Madonna Avvocata, fatta ruotare in posizione quasi frontale. In questultima icona della pittura religiosa europea occidentale, lo sfondo uniforme non dorato bens scuro. Ma il dettaglio, che meglio la accomuna alla Madonna di San Sisto, lo sguardo malinconico, che insiste a fissare con intensit e perplessit un punto indefinito fuori del quadro, dove pu trovarsi sia langelo sia losservatore. Tanto la Madonna di San Sisto quanto la Vergine Annunziata di Antonello da Messina riflettono un periodo di crisi e di transizione epocale, rispettivamente dallantichit al Medioevo e dal Medioevo alla modernit. Il dubbio e timore o preveggente consapevolezza, che forse le inquieta entrambe, che la nuova epoca ciascuna a suo modo non corrisponda alla bont dellannuncio, o che quellannuncio stesso comporti una componente di sofferenza sproporzionata rispetto alle forze umane. In ogni caso, si tratterebbe di una apprensione materna pi che comprensibile, condivisibile.

Maria in cattedra. Laffresco si trova nelle Catacombe di Priscilla e risale al III secolo. Una scena analoga pressoch coeva affrescata nel Cimitero dei Santi Pietro e Marcellino, pure a Roma. Non sussistono invece dubbi sulle Annunciazioni del V secolo, quali quella ricamata su seta proveniente dallEgitto, oggi nel Museo del Louvre a Parigi, o quella a mosaico sullarco trionfale della romana Basilica di S. Maria Maggiore, dove lAnnunziata raffigurata frontalmente. Mentre intenta a filare, ella scolpita anche in un frammento di pannello in legno, pure originario dellEgitto (V sec.; Louvre). 14

7 Madonna Orante, di anonimo veneziano (XIV sec.; collezione privata; cfr. Fototeca Fondazione F. Zeri, scheda 6050): rara variante della Hagiosoritissa, che lespressione del volto e la posizione delle mani rendono simile a una Madonna Addolorata; Madonna Avvocata con immagine del Salvatore, Galleria di Palazzo Barberini, Roma

Hodigitria Nellormai rinascimentale Annunziata antonelliana di Palermo, il gesto della mano e lo sguardo tornano a orientarsi nella stessa direzione: nello specifico, in direzione tanto del messaggero divino quanto dellessere umano. Intercedente o interrogante e problematico che sia, il gesto comunque importante non meno dello sguardo. N manca una versione iconografica, in cui esso si fa pi propositivo. Gi in alcune delle pi antiche immagini di Madonna col Bambino, la mano che sorregge il piccolo altra da quella che ne sostiene il peso tende a mutarsi in un gesto invitante alla comprensione, alla attuazione e attualizzazione del Verbo incarnato e predicato dal Cristo. liconografia poi definita bizantinamente della Hodigitria, Colei che indica la Via, l dove una mano di Maria fisicamente e simbolicamente indica Ges in quanto via esistenziale e storica da seguire. 8
8 Superfluo, nella letteratura tardo-medievale in volgare italiano, ricordare la diritta via smarrita da Dante Alighieri. Ma vale la pena di rammentare Francesco Petrarca, rivolto alla Vergine dolce et pia, nel componimento conclusivo del suo Canzoniere: Con le ginocchia de la mente inchine,/ prego che sia mia scorta/ et la mia torta via drizzi a buon fine (366, vv. 61-65). Assai pi indietro nel tempo, incontriamo la Dea di Parmenide, la via indicata dalla quale al filosofo 15

Altra ma complementare etimologia ne fa derivare il nome da una tradizione secondo cui il prototipo bizantino, importato nel V secolo dalla Terra Santa, fosse custodito nel monastero costantinopolitano denominato Hodegon, ovvero delle Guide, monaci che svolgevano opera assistenziale di guida per i ciechi. Sta di fatto che, in epoca meglio documentata, licona della Hodigitria era venerata nellomonima basilica appositamente edificata e and perduta quando Bisanzio fu invasa dai Turchi nel 1453, salvo pretesi ritrovamenti successivi. Le icone che precorrono tale modalit figurativa possono definirsi ProtoHodigitrie, quali quella un tempo nella Chiesa di S. Maria dei Martiri, vale a dire lantico Pantheon a Roma, e specialmente quella nella Basilica di Santa Francesca Romana, gi S. Maria Nova. Ambedue queste Madonne con Bambino sono ritratte a met figura, in posizione frontale. Laspetto per meno ufficiale di quello del tipo Kyriotissa o Basilissa, che abbiamo visto allora in auge. Nel primo caso, loriginale si trova ora nella Cappella dei Canoni in Vaticano. un dipinto a tempera su tavola sagomata, pittato a nuovo quasi certamente nel XIII secolo in maniera alquanto grossolana, e pu darsi che in origine fosse a figura intera. Soprattutto il volto del Bambino mantiene ancora unimpronta ellenistica, che doveva accomunare licona a unaltra del VI secolo dipinta a encausto su tavola e meglio conservata, pi bella e meno statica, oggi nel Museo Bogdan e Varvara Chanenko a Kiev (proveniente dal Monastero di S. Caterina, Sinai). La mano di Maria che accenna a Ges, sfiorando il suo ginocchio, era dorata similmente a quelle della Madonna di San Sisto, a simboleggiare una materna facolt di intercessione. Forse la Madonna del Pantheon faceva parte di doni offerti dallimperatore bizantino Foca, o il papa Bonifacio IV la fece eseguire da un pittore locale, allatto della conversione del tempio pagano in chiesa e della sua consacrazione a Maria dei Martiri, concepita dal secondo e decretata dal primo nel 609. Anche in merito allicona in S. Francesca Romana, dipinta a encausto su tela e detta a volte Madonna del Conforto, sussistono tradizioni per giunta contrastanti in cui non facile separare un fondo di verit eventuale da elementi leggendari. La prima la vorrebbe un dono inviato da Costantinopoli a Roma, allimperatore dOccidente Valentiniano III, in occasione della nascita di una sua figlia nel 439. La seconda narra che nellanno 1100 licona sarebbe stata portata da Troia a Roma da Angelo Frangipane, reduce dalla Terra Santa. Qualora veritiere almeno in parte, evidentemente le due tradizioni si riferiscono a
della Magna Grecia era tuttavia meno esistenziale e decisamente pi sapienziale. 16

dipinti diversi. In effetti, nel 1950 un restauro scopr quello qui in questione sotto ben quattro altri dipinti di Madonne sovrapposti nel tempo. Un altro particolare semileggendario, che licona sarebbe stata una copia speculare della Hodigitria originale di Bisanzio, spiegabile in base al fatto che, fra le pi antiche icone mariane romane e sebbene di fattura piuttosto nave, essa quella la quale pi si avvicina allo schema della Hodigitria quale affermatosi in seguito. I dati appurati sono che lartefatto riportato alla luce risale al V secolo, e che nel IX fu attendibilmente trasferito a S. Maria Nova da S. Maria Antiqua.

8 Proto-Hodigitrie: Madonna del Pantheon a Roma (oggi loriginale nella Cappella dei Canonici, in Vaticano), e Madonna del Conforto, nella Chiesa di S. Francesca Romana a Roma

Nonostante che la si sia voluta accostare al modello della Hodigitria, difficilmente si pu considerare sia pure una Proto-Hodigitria unaltra celebre icona romana, nella Cappella Paolina della Basilica di S. Maria Maggiore. Il titolo latino Salus Populi Romani, Salvezza del popolo romano, fu a essa conferito nel XIX secolo. Una precedente denominazione, attestata in quanto Regina Caeli, Regina del cielo, suona estensiva per una Madonna non coronata. Questa Maria col Bambino in braccio ritratta a due terzi della figura, in una posizione non rigidamente frontale. N la composizione forzosamente simmetrica. Le mani che reggono Ges, non pi infante e benedicente, sono incrociate fra loro in maniera
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alquanto insolita. La destra in realt una mano benedicente a riposo, con due dita rivolte verso il basso, dettaglio che sar talora ripreso nella iconografia mariana medievale, non senza venir caricato di significati allusivi ai destini terreni. Nellimmagine convenzionale della Hodigitria, la stessa mano per lo pi quella che indica il Bambino. tuttavia ammissibile che questa icona di origine bizantina illustri una fase intermedia, nellevoluzione che port alla definizione delliconema della Hodigitria stessa. Il dipinto pervenutoci il risultato di pi ripitture tardo-medievali con intento restaurativo, ma ancora individuabile un livello pi antico, che suggerisce una datazione al VII secolo circa. Nelloriginale bizantino la Hodigitria era dipinta a figura intera e in piedi, col Bambino benedicente in braccio, diversamente che nelle icone posteriori o anche anteriori di questo tipo, che per lo pi la rappresentano a mezza figura o seduta. Assisa in trono ma ritratta a figura intera invece la cosiddetta Madonna Schiavona, nel Santuario di Montevergine in Campania. Il gesto indicatore in direzione del figlio, seduto su un ginocchio materno, tipico della Hodigitria, qui inequivocabile. Pure in merito a questo artefatto, difficile distinguere leggenda e racconto storico. Ciononostante, unardita ipotesi stata avanzata dalla stessa archeologa, Margherita Guarducci, scopritrice a suo tempo dellicona di S. Francesca Romana. La testa della Madonna di Montevergine un elemento a s stante rispetto al resto dellopera, dipinto probabilmente prima del 1310 da Montano dArezzo. Ebbene, la somiglianza col volto della Madonna di S. Francesca Romana tale, da suggerire che entrambe siano copie del prototipo costantinopolitano della Hodigitria, o che una delle due sia un frammento delloriginale. Per quanto riguarda la Madonna Schiavona, ci concorderebbe con una tradizione gi ritenuta dubbia: che parte di essa fu portata con s in Italia nel 1261 dallultimo imperatore latino dOriente, Baldovino II.9 In Italia il modello della Hodigitria, nella sua versione meglio codificata e successiva al periodo delliconoclastia nellimpero bizantino, si diffuse soprattutto al sud. Ella diventer perfino la santa protettrice della Sicilia. Salvo eccezioni, quale quella della Chiesa di S. Maria del Popolo, nella Roma medievale tale tipologia non incontrer lo stesso successo che avevano riscosso la Madonna in trono o Regina e la Madonna Avvocata. A
9 Alcune sperimentazioni grafiche al computer riprese in un video intitolato Mamma Schiavona, curato da M. Varrecchia e G. Troncone e prodotto da Irpinia TV nel 2002 sembrano confermare lipotesi anticipata e documentata dallillustre studiosa: cfr. Margherita Guarducci, La pi antica icona di Maria, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1989. 18

volte, la denominazione Hodigitria venne intesa in senso pi letterale che metaforico, in quanto Madonna del buon cammino che assistesse viandanti e pellegrini. Ecco perch troviamo un paio di Hodigitrie dislocate in posizione periferica rispetto al centro storico, lungo le vie di accesso alla citt. La prima di esse si trova nel Museo della Via Ostiense, l dove doveva essere integrata una cappella nella struttura muraria di Porta San Paolo. Collocato nella parte superiore di una nicchia, laffresco del XIII secolo deteriorato e lacunoso in corrispondenza del volto di Maria, mentre la figura del Bambino meglio preservata. Ma la pi famosa la Madonna del Divino Amore, immagine affrescata nel XIV secolo e venerata nel Santuario omonimo di Castel di Leva sulla Via Ardeatina. Questa Hodigitria affiancata da due angeli e sovrastata da una colomba in volo, simboleggiante lo Spirito Santo. Dettaglio straordinario, il gesto indicatore reciproco tra madre e figlio.

9 La cosiddetta Madonna Schiavona, nel Santuario di Montevergine in Campania, e particolare della stessa Hodigitria

Glykophilousa La maest della Kyriotissa, le capacit di intercedere della Hagiosoritissa e di orientare della Hodigitria, erano concetti astratti, strettamente associati e rappresentati dalle

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rispettive icone. Essi erano per insufficienti a coprire lintera gamma di sentimenti, che limmagine di Maria era in grado di comunicare. La figura della Vergine Annunziata supplir a tale carenza, per quanto riguarda la facolt di annunciare un futuro progressivo e di alimentare la speranza in uno migliore, o perfino di suggerire cautela nellaccoglierlo. Intanto, unaltra icona venne ad affiancare specialmente quella della Galaktotrophousa, per quanto concerne un senso di materna tenerezza e di immediato contatto, in unaccezione quasi concreta del termine. Evolutasi dalla Hodigitria in ambiente bizantino, questa nuova icona fu la Eleousa, appunto Madonna della Tenerezza, o Glykophilousa, denominazione greca poetica e a stento traducibile, che possiamo tentare di rendere come Colei che ama con la dolcezza dello zucchero. Ovviamente ella una madre con bambino in braccio, generalmente ritratta a mezza figura, ma caratterizzata dal dettaglio focale che una guancia di Maria poggia affettuosamente su quella di Ges. anche vero, in questo tipo di immagini il gioco di rimandi degli sguardi tra madre, figlio e devoti, assume un ruolo complesso. Allo sguardo dellosservatore, la Eleousa rivela una dote distintiva e istintiva degli archetipi dellinconscio collettivo, quella di riproporsi ogni volta come una illuminazione familiare e inedita insieme. Testimonianze della diffusione di tale rappresentazione permangono in unarea estesa dalla Russia fino alla Campania, dalla Vergine di Vladimir (dipinta a Costantinopoli alla corte degli imperatori Comneni, agli inizi del XII secolo, e a lungo esposta nella Galleria Tretjakov di Mosca) alla Madonna del Carmine nel Santuario del Carmine Maggiore a Napoli. Cerchiamo di rintracciare alcuni canali, tramite cui essa arricch liconografia mariana in Italia e dintorni. Tempera su tavola della fine del XII secolo circa, si tramanda che licona del Carmine provenga dal Monte Carmelo in Palestina, da cui avrebbe preso nome cos come lordine monastico dei Carmelitani, che se ne fece portatore e custode. Detta anche La Bruna, lopera caratterizzata dalla particolarit che la tinta dellaureola sia della madre sia del figlio si fonde con lo sfondo dorato, conferendo allinsieme una paradisiaca luminosit. Se lo sguardo della prima diretto verso il secondo, quello di Ges rivolto a chi osserva. La mano di lei che indica il Bambino, similmente a quanto abbiamo visto per le Hodigitrie, qui la stessa che contribuisce a sorreggerlo. Una piccola mano di lui protesa a carezzare il mento di Maria; laltra afferra un lembo del suo mantello, come per meglio sostenersi mentre egli accosta la sua guancia a quella materna. Se sussiste una congettura alternativa, in base alla quale la Madonna del Carmine di
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Napoli sarebbe unopera bizantineggiante di scuola toscana del XIII secolo, quasi sicuramente di produzione locale la Glykophilousa affrescata nella Cripta del Crocefisso a Ugento in Puglia. In questo caso, pure databile al XIII secolo circa, la madre a guardare verso losservatore, mentre lo sguardo del figlio rivolto a lei. Una mano di Maria stringe una mano di Ges; laltra poggiata sulla nuca del piccolo, in tal modo accostando il capo e il viso di lui alla propria guancia. Il distacco dallo schema iniziale della Hodigitria quindi del tutto compiuto, in quanto la gestualit affettiva ha sostituito ogni ostentazione con intento didascalico in senso teologico, o umanamente esemplare che esso fosse. Eppure, con la sua espressione vagamente malinconica, in particolare la figura della Madonna somiglia molto a quella della Hodigitria pressoch coeva, affrescata intorno al 1270 nella non lontana Cattedrale di Matera e convenzionalmente appellata Madonna della Bruna. Tanto, da lasciar sospettare che entrambe siano i popolari capolavori di un ignoto autore, per il quale limitazione della maniera greca ovvero bizantina coincidesse ormai con lacquisizione di unautonomia artistica.10 Perlomeno, quello che potremmo ben definire Maestro di Ugento avrebbe concorso in proprio a una sostanziale maturazione del modello della Eleousa.11

10 La Madonna della Bruna non da confondersi con altre Madonne Brune, quali quelle del Carmine a Napoli o anche di Montevergine. Almeno rispetto alla prima, la studiosa Maria Stella Cal Mariani propose il nome di Rinaldo di Taranto, autore peraltro di un Giudizio Universale affrescato nel 1310 data, tuttavia, alquanto tarda nella Chiesa di S. Maria del Casale, vicino a Brindisi (in AA.VV., La cattedrale di Matera nel Medioevo e nel Rinascimento, Istituto per lAutomazione delle Casse di Risparmio Italiane, Roma 1978). 11 In Puglia, non mancano altre Glykophilouse. Assai nota la Madonna dei Martiri, nel santuario francescano omonimo a Molfetta. Una tradizione la fa risalire a prima del 1188, quando fu eretto ledificio. Essa sarebbe stata importata dai Crociati, ma sembra piuttosto un rifacimento locale posteriore. Questicona presenta comunque analogie con quella di S. Maria della Vena in Sicilia. 21

10 Nostra Signora di Damasco, nellomonima chiesa della Valletta a Malta, e la Vergine di Vladimir, gi nella Galleria Tretjakov a Mosca

Senza dubbio originale bizantina unaltra icona, riconducibile al tipo della Eleousa o Glykophilousa. Si tratta della cosiddetta Nostra Signora di Damasco, che vicende romanzesche hanno portato allattuale ubicazione nellomonima chiesetta della Valletta, a Malta: presumibilmente da Damasco in Siria, attraverso lisola di Rodi. Per la verit, lorigine damascena resta avvolta in un improbabile mistero. Ma storico che i Cavalieri Ospitalieri di S. Giovanni poi chiamati di Malta trasferirono lartefatto da Rodi a Malta fra il 1523 e il 1530, quando furono cacciati dai Turchi dalla prima sede e peregrinarono per il Mar Mediterraneo fino a stabilirsi durevolmente nella seconda. Se una pretesa di datazione allXI secolo da prendersi con cautela, certo ci troviamo di fronte a uno degli esemplari pi antichi e probabilmente fondanti del genere.12 Cos come per la poco pi tarda Vergine di Vladimir, la derivazione dal precedente tipo della Hodigitria evidente. Tra le due celebri icone risaltano affinit, ma anche differenze. Lo slancio del figlio nei confronti della madre si traduce in un abbraccio, non meno che nellimmagine della Vladimirskaya. Mentre questultima orientata verso sinistra, laltra lo verso destra, rispetto a chi osserva. Se lo sguardo della Vergine di Vladimir diretto verso losservatore, quello della Nostra
12 Oltre alla Nostra Signora di Damasco e alla Vergine di Vladimir, altra famosa Glykophilousa quella nel Monastero Philotheou sul Monte Athos, in Grecia. Una leggenda narra che essa scamp miracolosamente alla crisi iconoclasta, ma si tratta di un palese anacronismo, salva restando una considerevole antichit dellicona in questione. 22

Signora di Damasco come perso nella visione di un terreno nonch epocale travaglio. Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda la penetrazione delliconografia della Glykophilousa in Sicilia e Calabria. Varie, le immagini di questo tipo: la Madonna delle Vittorie, nel Duomo di Piazza Armerina in provincia di Enna; S. Maria della Vena, nel santuario omonimo alle pendici vulcaniche dellEtna; S. Maria dellElemosina, nellomonima basilica a Biancavilla, e la consimile Madonna Greca di Capo Rizzuto; la Eleousa nella Chiesa del Carmine a Bagnara Calabra. Questultima cos simile alla contemporanea Madonna del Carmine a Napoli, da rendere una trattazione specifica non indispensabile. Licona di Maria della Vena oggetto di antica venerazione. La versione attuale risale a un periodo tra lXI e il XIII secolo, ma interventi successivi devono averne adeguato lo stile bizantino ai gusti estetici dellepoca e alle consuetudini del rito romano, come intuibile da una iscrizione in latino. Un recente restauro ha invece restituito al suo primitivo splendore la Madonna delle Vittorie, che rappresenta una rara variante iconografica, denominata Kykkotissa con riferimento al monastero cipriota di Kykkos. Essa caratterizzata dal Bambino ritratto in vivace movimento. Pertanto la nuca di lui, anzich la sua guancia, a sfiorare la guancia materna. Anteriore al 1348 stando a una tradizione locale, lartefatto in questione con ogni probabilit originario dellisola di Cipro, dove le icone di Glykophilouse o Kykkotisse venivano gi dipinte nel XIII secolo.13 Se la Sicilia era stata bizantina, di quella cultura serbando non poche n minori tracce e memorie, altre isole mediterranee lo furono assai pi a lungo. Specialmente a Creta fior una tarda scuola di iconografi, le cui produzioni furono richieste ed esportate anche altrove. Una di queste la Nostra Madre del Perpetuo Soccorso, la cui presenza a Roma documentata fin dal 1499, oggi ubicata nella Chiesa di SantAlfonso allEsquilino. Questa Madonna del tipo Hodigitria, nonostante che alcuni dettagli ricordino altre tipologie. In particolare una mano di Maria, che regge una piccola mano di Ges con gesto amorevole e rassicurante, pu rimandare alla Glykophilousa di Ugento di cui sopra. 14 Per ammirare una
13 Nel 2009, stata allestita una mostra nei locali del Museo Diocesano e del Museo della Cattedrale di Piazza Armerina: La Madonna delle Vittorie di Piazza Armerina, dal Gran Conte Ruggiero al Settecento; si legga il catalogo curato da M. K. Guida, Electa, Napoli 2009. Ivi licona messa in relazione con unaltra Kykkotissa siciliana: Maria Santissima dellAlemanna nel santuario omonimo di Gela, sulla quale le prime notizie risalgono alla met del XV sec. 14 Il dettaglio si ritrova in altre Glykophilouse, bench differenti tra loro: la Madonna Greca a Isola Capo Rizzuto, in Calabria, e la Madre dellElemosina a Biancavilla, in Sicilia (XIV-XV sec.); la 23

autentica Glykophilousa di fattura cretese, spostiamoci idealmente nel Museo Bizantino e Cristiano di Atene. Ivi esposta la Vergine Kardiotissa, tempera su tavola di Angelos Akotantos, defunto nel 1450 circa.15 Si tratta in realt del sottogenere chiamato Kardiotissa, non tanto perch il figlio tenuto in braccio si trova vicino al cuore materno, quanto per un trasporto affettivo tale, che il mento di lui giunge a contatto con la guancia della madre, nello sforzo di ergersi per abbracciarla. Difficilmente unaltra immagine avrebbe potuto rendere, con altrettanta naturalezza, il rapporto di intimit immaginabile fra Ges e Maria.

11 Rinaldo di Taranto (?), Glykophilousa nella Cripta del Crocefisso a Ugento, e Hodigitria detta Madonna della Bruna, nella Cattedrale di Matera

Limmagine e la differenza Si noter che quella di Akotantos una delle prime icone mariane, di cui sappiamo con certezza il nome dellautore: segno di una modernit imminente, incline a riconoscere le individualit artistiche pi che impersonali tipologie iconografiche. A Roma e a nord di Roma, le Glykophilouse furono rare: si vedano la Madonna Rifugio dei Peccatori, di scuola
Madonna con Bambino in Trono con due Donatori e Angeli, attribuita a Marco Veneziano, nel Museo Pukin a Mosca (ca. 1310-1315); la Madonna con Bambino ascritta ad Andreas Ritzos da Candia, nella Chiesa di Ognissanti a Trani, in Puglia (seconda met del XV sec.). Altre icone di Ritzos, la Madre di Dio della Passione (Ikonen-Museum, Recklinghausen, Germania; ca. 1490) e la Madonna della Passione tra S. Giovanni Teologo e S. Nicola da Bari (nella Basilica di S. Nicola, Bari), sono poi pressoch identiche alla su citata Nostra Madre del Perpetuo Soccorso, n mancano ulteriori esempi di questo che un vero e proprio sottogenere della Hodigitria. 15 Risalente al XVI sec., una copia inversa ovvero speculare della Kardiotissa di A. Akotantos si trova nella Chiesa di S. Giovanni Prodromo, nellisola di Nasso. 24

senese, affrescata su una colonna nella Basilica di S. Maria in Aracoeli nel XV secolo, e la Madonna col Bambino ascritta al padovano Guariento di Arpo, nel Metropolitan Museum of Art di New York (XIV sec.). In compenso, il modello influenz alcune Madonne rinascimentali: del fiammingo Rogier van der Weyden, dellolandese Dieric Bouts il Vecchio, dei nostri Jacopo Bellini e Raffaello... Nelle opere di questi ultimi, nondimeno, linnovazione prevale o trionfa sulla ripetizione estetica. Almeno nellEuropa occidentale, volge al tramonto la stagione fertile dellicona, fatta di piccole ma significative differenze nella rappresentazione. Anche quando si tratti di capolavori, questi tornano a essere immagini che competono alla storia dellarte, ancor pi che a una fenomenologia del sacro. Un vezzo caro agli iconografi consiste nel parlare di scrittura, riferendosi allesecuzione delle immagini da loro dipinte, quasi che queste siano i prodotti di un esercizio grafico anzich di un lavoro creativo. Al di l di ogni parvenza naturalistica, essi non ritengono di ritrarre n di reinventare una realt immanente, bens di iscrivere immagini la cui ispirazione provenga da una dimensione trascendente, non soggetta a variazioni come quella che abitualmente ci circonda. Eventuali differenze, che larte iconica pure coglie e interpreta, riguardano la nostra percezione delle forme pi che unintima dinamica. Tuttal pi, ci si rapporta a episodi della storia sacra, verificatisi una volta per tutte. Ci premesso, quella mariana licona per eccellenza, anche per una componente archetipica inconscia cui qui sopra si accennato. una figura dellanima umana, nella sua complessa relazione col divino. Tale aspetto laico, o potenzialmente interconfessionale, di unarte essenzialmente religiosa, fa s che per apprezzarla non sia obbligatorio essere cristiani e nemmeno credenti. Ma questo, ovviamente, un nostro moderno commento. In generale, unaura di sacralit e la tendenza alla ripetizione concorrono alliconicit di unimmagine. Nelliscrizione e trascrizione delle icone, specialmente di quelle mariane, le differenze possono apparire secondarie perch esse si riducono o riconducono a una sola dominante. Nonostante le dichiarazioni in buona fede degli iconografi, comunque limmagine risultante a sforzarsi di rappresentare una differenza originaria con abusato termine filosofico, ontologica ancor prima di ogni voce e scrittura, o perlomeno con maggiore immediatezza e forza evocativa. Tutto ci non toglie che le differenze secondarie sussistono, dando peraltro luogo alle tipologie iconografiche. Per esempio, il rapporto fra lumano e il divino indubbiamente pi drammatico e nostalgico in una Hagiosoritissa,
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rispetto a una Glykophilousa. Perfino in questultima, non sempre la relazione cos idilliaca come la denominazione promette; abbiamo visto che essa pu tingersi di malinconia. Daltro canto, una tipologia quale quella della Hodigitria ci ricorda che siamo pur sempre in un ambito religioso normativo, in funzione tanto soterica quanto etica. La verit che i vari tipi di icone si sono andati conformando con atteggiamenti soggettivi, o singoli stati danimo. C dunque una differenza psicologica, la quale agisce emotivamente sullo sfondo dellimmagine, e non detto che non sia essa quella dominante e originaria. 16

12 Madonna delle Vittorie, Kykkotissa nel Duomo di Piazza Armerina, e Kardiotissa dipinta da A. Akotantos, nel Museo Bizantino e Cristiano di Atene

Altri saggi dello stesso autore, in italiano, agli indirizzi Web:


16 Come gi accennato, la stessa ricerca ossessiva di prototipi pi o meno miracolosi, da parte degli iconografi o dei loro committenti e fruitori, non si spiega solo con motivi religiosi e devozionali. In unottica critica junghiana, essa ben si associa a unevocazione essenzialmente figurale di immagini archetipiche dellinconscio collettivo. Cfr. P. Blasone, Marian Icons in Rome and Italy, allindirizzo Web http://www.scribd.com/doc/5837944/Marian-Icons-in-Rome-and-Italy. Per una interpretazione psicanalitica, centrata per sulle Madonne col Bambino rinascimentali, si legga Julia Kristeva, Maternit selon Giovanni Bellini, in Polylogue, Seuil, Parigi 1977, pp. 409-35; trad. it. di R. Vallini con titolo Maternit in Giovanni Bellini, in Donna Woman Femme n. 6/7, 1978, pp. 113-42 (lautrice torner sul tema nel capitolo Des madones aux nus: une reprsentation de la beaut fminine, in La Haine et le Pardon, Fayard, Parigi 2005). 26

http://www.scribd.com/doc/2078222/Tempo-spazio-e-narrazione http://www.scribd.com/doc/2181646/Il-Labirinto-e-il-Mandala http://www.scribd.com/doc/2257952/Sillogistica-figurata http://www.scribd.com/doc/2297024/I-cigni-e-la-luna-Archeologia-dellEssere http://www.scribd.com/doc/2531989/Nonostante-Raffaello-Altre-Annunciazioni http://www.scribd.com/doc/2533685/Zoom-su-Ernst-Bloch http://www.scribd.com/doc/3458860/Il-canto-delle-Sirene-o-le-voci-di-dentro http://www.scribd.com/doc/3461604/Alcesti-la-donna-che-visse-due-volte http://www.scribd.com/doc/38852748/Immagini-del-pensiero http://www.scribd.com/doc/43856778/Stupor-Mundi-la-meraviglia-filosofica http://www.scribd.com/doc/48276061/Orientalismo-stereotipi-e-archetipi http://www.scribd.com/doc/54208474/Cinque-ritratti-di-donne-a-Palermo http://www.scribd.com/doc/54997194/Locri-divinita-al-femminile http://www.scribd.com/doc/57710691/Morgantina-le-dee-ricomponibili http://www.scribd.com/doc/59895725/Antigone-e-la-Sfinge http://www.scribd.com/doc/64657971/L-Aquila-Madonne-rosoni-e-chiostri http://www.scribd.com/doc/69349228/Figure-della-memoria-e-dell'inconscio http://www.scribd.com/doc/75902652/Il-Se-attraverso-l-Altro-nel-pensiero-arabo

13 Madonne Annunziate, ovvero in un certo senso icone della modernit: la Vergine Annunziata di Antonello da Messina (ca. 1475; Galleria Regionale della Sicilia, Palermo), e quella di Bernardo Cavallino (ca. 1650; National Gallery of Victoria, Melbourne)

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