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ARTE E UFO?

no grazie, solo arte per favore...

"Intanto l'uomo comune aveva perduto la capacità di riconoscere i soggetti dell'arte antica e di comprenderne i
significati. Erano sempre meno le persone che leggevano i classici greci e relativamente poche quelle che conoscevano
la Bibbia come l'avevano conosciuta i loro nonni. Le persone di una certa età oggi restano sgomente nel vedere quanti
riferimenti biblici siano ormai incomprensibili alle ultime generazioni."

Kenneth Clark
(dall' introduzione a "Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'Arte" di James Hall)

Con la sigla U.F.O. si definisce un "oggetto volante non identificato" (Unidentified Flying Object).

Ovviamente se l'oggetto volante viene identificato non può più essere definito UFO. In queste pagine
prenderò in esame una serie di "oggetti volanti" che secondo alcuni si troverebbero raffigurati in opere
d'arte antica. In molti libri, ma soprattutto nelle sezioni di"paleoastronautica" o "clipeologia" di molti
siti web, questi dipinti vengono portati come prove di avvistamenti di UFO nel passato. A un attento
esame però queste opere d'arte si rivelano simili a moltissime altre dallo stesso soggetto, quindi non
incongrue rispetto alla tradizione. In ultima analisi gli "oggetti volanti" risultano facilmente
identificabili all'interno della iconografia cristiana medievale e rinascimentale.

Questi sono solo alcuni dei tanti siti web in cui si trova questo materiale:
http://www.edicolaweb.net/edic042a.htm - http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/arte_i.htm - http://66.197.160.136/xt/archeo/affreschi.html -
http://digilander.libero.it/mysterica/Ufocrivelli.htm - http://www.zonamagica.net/clipeodipinti.htm - http://www.ufoartwork.com/ -
http://www.geocities.com/jilaens/renai.htm - http://www.crystalinks.com/ufohistory.html - http://www.soulcounseling.com/jul2001.html -
http://www.clydelewis.com/dis/sungods/sungods.html - http://www.etcontact.net/AncientAstronauts.htm - http://ufoarea.bravepages.com/gallery_aas.html -
http://www.marsearthconnection.com/ancientart.html - http://www.bibleufo.com/anapaint1.htm - http://www.igap.dk/bibelske.htm -
http://www.shirleymaclaine.com/mysteries/ufowritings.html - http://www.conspiration.cc/sujets/ovni/ovnisdessciecles.htm - http://secretebase.free.fr/ovni/art/art.htm -
http://perso.club-internet.fr/gegecast/ovnisite/histoire/histoire.html - http://ovni.science.free.fr/dossiers/mysteres/archeologie/principale.htm

Più o meno le immagini che vengono pubblicate sono sempre quelle; se una nuova figura viene inserita
in un sito o in un libro si può stare sicuri che entro breve tempo la si vedrà comparire anche negli altri,
spesso con gli stessi identici commenti. Il sito più conosciuto e citato è quello di Matthew Hurley,
autore che di recente ha pubblicato il libro "Alien Chronicles". Uno dei libri italiani più recenti su
questo argomento è invece “Narrano antiche cronache” di Roberto Volterri. L’autore passa in rassegna
decine di “casi” invitando più volte e con insistenza i lettori a dare la caccia, in libri, musei e
pinacoteche, a «piccoli e grandi elementi, dettagli, spunti che potrebbero suggerire anche
interpretazioni... ufologiche.».
Purtroppo il metodo seguito dai “cacciatori di UFO” è proprio questo, e non richiede assolutamente la
minima conoscenza in campo storico-artistico. Basta prendere un libro con riproduzioni d'arte, meglio
se opere precedenti al secolo XVII, e cominciare a ricercare in tutti i quadri i particolari strani,
soprattutto a forma lenticolare, ovvero di "disco volante". In questo modo non è difficile trovare
elementi che a prima vista appaiono bizzarri e si può dichiarare questo o quell'oggetto incongruo
rispetto all'ambiente o all'epoca dell'opera d'arte, e quindi sicuramente "alieno" o "non identificato".
Nessuno di questi autori si preoccupa di documentarsi sul possibile significato simbolico di quegli strani
elementi nell'arte di quel periodo, così li prendono per raffigurazioni realistiche di oggetti volanti non
identificati visti dal vero. Come se un autore del '400 italiano, o un anonimo pittore di icone bizantine
avesse davvero potuto inserire in un dipinto a soggetto religioso qualcosa di non "canonico" e
codificato. Chi sceglieva i soggetti e ne controllava puntigliosamente l'esecuzione era infatti la
committenza (in molti di questi casi istituzioni religiose) che mai avrebbe permesso all'autore di
rappresentare altro da ciò che era stato in precedenza concordato con precisi contratti, soprattutto nel
caso di soggetti sacri che dovevano rispettare regole e dogmi ben definiti.
Chi sostiene le teorie sugli UFO nell'arte rinascimentale probabilmente si immagina quell'epoca come
misteriosa e lontana, e vede i dipinti come uniche testimonianze criptiche delle esperienze o
dell'immaginario personale degli artisti, liberi di esprimersi come meglio pareva loro. Esistono però
archivi storici pieni di documenti ben conosciuti, di pugno di questi pittori o scultori e dei loro
committenti: lettere, diari, fatture, inventari, contratti, suppliche, ingiunzioni, resoconti di viaggi, note di
spese... e sono questi documenti che testimoniano cosa e come veniva dipinto e per chi. E tra i motivi
non c'erano certo i rovelli esistenziali o le esperienze concrete della vita che siamo abituati a
immaginare oggi come fonte di "ispirazione" degli artisti

In queste pagine elencherò alcune di queste opere d'arte, tratte da molti siti web italiani ed esteri, e
cercherò di spiegare in modo semplice quali sono il soggetto e il significato. Ripeto che queste pagine
non sono "contro" l'ufologia in generale ma sono state realizzate con lo scopo di dare una risposta
decisa a quei siti web che pubblicano in maniera superficiale immagini d'arte antica e relativi commenti
come si trattasse di figurine che vengono scambiate, riciclandole e copiandole l'uno dall'altro senza fare
nessun approfondimento né verifica.

Parte 1 Parte 2 Parte 3

Paolo Uccello Carlo Crivelli Salimbeni Crocifissione Crocifissione Trasfigurazione De Gelder Carlo Crivelli
La Tebaide Annunciazione Esaltazione (Mtskheta) (Visoki Decani) (Kiev?) Battesimo Madonna con
dell' Eucaristia di Cristo Bambino
Parte 4 Parte 5 Parte 6 Parte 7 Parte 8

Pinturicchio Le Marie Mainardi Tiziano Masolino Gettone Miniatura Mosè riceve


Natività al Sepolcro Madonna col Arianna Miracolo con motto tratta da le tavole
Bambino e Bacco della neve "Opportunus "Le Livre des della legge
e San Giovannimo Adest" Bonnes Moeurs"
Les traces de Nazca

Où se trouve Nazca ?

Situé au Pérou et à 400 km


de sa capitale Lima et à 50
Km des côtes du Pacifique,
Nazca est au cœur de la
région d'Ica.

Une découverte tardive :

Il faut attendre 1927 pour que le site de Nazca soit connu et


découvert.

C'est au cours d'un vol qu'un pilote péruvien, survolant la région,


découvre avec étonnement les premiers tracés au sol.

Jusque là invisible du sol, il prend conscience de sa découverte.

Les archéologues s'intéressent au site : Dés 1939, soit plus de


mille après la disparition des indiens Nazcas, l'archéologue Paul
Kosok s'intéresse à la découverte du site et se rend sur place.

C'est Maria Reiche (1903-1998),


Mathématicienne et Astronome
allemande, qui s'investira le plus sur
les recherches archéologiques de
Nazca.

C'est à elle que nous devons la


conservation du Site ainsi que les
communications scientifiques qui
interrogèrent le monde de la science
et celui du grand public.

Qu'est ce que le site de Nazca ?


Situé sur un plateau et couvrant une superficie de plus de 500 km², le plateau de Nazca est
recouvert d'une multitude de traces. elles sont de plusieurs types. Nous trouvons des lignes,
droites, en spirales ou en zigzag pouvant atteindre jusqu'à 5km. Nous trouvons également des
ensembles géométriques telles des bandes de très longues tailles faisant penser à des pistes
d'atterrissages, mais aussi des triangles isocèles particulièrement orientés. Et enfin nous trouvons
des représentations animales et humaines à plusieurs endroits du plateau.

Les traces de Nazca (2/3)

Des tailles gigantesques !

Ce qui impressionne à Nazca est la


taille de ces traces. Elle n'est
perceptible que lorsque l'on survole le
Site, en avion ou en ballon.
L'araignée représentée au sol atteint
plus de 50 mètres. Le fameux colibri de
Nazca, lui, atteint plus de 100 mètres
de long et autant de large !
Des représentations gigantesques que
les Nazcas ne voyaient pas !

Comment ont-ils réalisé ces dessins ?

Maria Reiche apportera, grâce à ses études de précieuses réponses à la question " Comment ? ".

Les indiens Nazcas réalisèrent ses figurent en dégageant le sol aux endroits où étaient tracés les
lignes constituants les figures. Débarrassées des plus gros cailloux et pierres, les figures prennent
naissances sur le sol. Ceci est la première explication du " Comment ? " Par contre, cette question
en sous entend une seconde : Avec quels moyens ? Jusqu'à présent, nous savons que l'aviation
pris naissance au début du XX Eme siècle, éliminant de fait l'hypothèse de l'utilisation par les
Nazcas d'un outil tel que l'avion ! Toutefois, plusieurs scientifiques ont émis l'hypothèse que les
Indiens Nazcas aient su inventer et réaliser des ballons à air chaud. Plusieurs traces
archéologiques de foyer important peuvent permettrent de pencher vers cette hypothèse.
En 1975, l'Américain Jim Woodman et l'aérostier
anglais Julian Nott décident de tenter de fabriquer un
ballon à air chaud avec les moyens de l'époque.
Suite aux découvertes des momies Nazcas, les
scientifiques connaissent parfaitement la constitution
des bandes de toiles et des cordes ayant servies à la
momification des corps.

Les deux aventuriers décidèrent donc de réaliser leur


ballon avec les mêmes méthodes de fabrications,
pour les cordes et les toiles, que les Indiens Nazcas
utilisaient.

Une partie du résultat fut concluent puisque leur


ballon s'éleva à une hauteur de 90 mètres, mais
chuta brutalement au risque de tuer les deux
aérostiers.

Il était démontré que les Indiens Nazca auraient pu se servir de


cette méthode et créer des ballons pour superviser le traçage des
lignes des différentes figures. Hélas, ce n'est qu'une hypothèse,
certes sérieuse, mais dont aucun autre fait archéologique ne
permet d'étayer avec certitude.

Cette hypothèse reste alléchante car, sur les flans de certaines


collines bordant le plateau de Nazca, on peut voir d'autres dessins
de très grandes dimensions mais de factures plus primitives qui,
eux, sont attribués aux indiens Paracas, prédécesseurs des Nazcas
dans cette région.

Les traces de Nazca (3/3)


Ces emplacements à flanc de colline nous
démontrent, avec certitude, que les Indiens Paracas
avaient besoin de prendre du recul pour réaliser leurs
œuvres, d'où la nécessité de placer leurs travaux sur
des flancs de collines. Cette réflexion accrédite
d'office l'hypothèse que les Nazcas savaient " prendre
de la hauteur " pour contempler et finaliser leurs
œuvres ! La question du " Comment ? " demeure
encore entière !

Quoi qu'il en soit les Indiens Nazcas durent trouver


une astuce ou des outils leur permettrant de réaliser,
à grande échelle, ces figures qui nous surprennent
depuis plus d'un siècle.

Maria Reich affirmait que les Nazcas procédaient, au préalable, à la construction de maquettes leur
permettant, ainsi, de reproduire les figures à des échelles incroyablement plus grandes que les
maquettes d'origines. Seules des traces de ces maquettes semblent avoir été découvertes par
l'archéologue allemande. Toutefois, rien ne permet d'être sur que cette hypothèse puisse nous
conduire à une certitude.

Les traces de Nazca : Pourquoi ?

L'ensemble de la communauté scientifique se perd en conjectures ! Maria Reiche soutenait la


théorie que les lignes droites constituant également les traces de Nazca étaient un calendrier
astronomique permettant de connaître et de calculer les dates et les saisons. Cette théorie tint peu
avec l'évolution des technologies et l'arrivée de l'ordinateur. En 1968 l'astronome Américain,
Gérald Hawkins se servant de ces nouvelles technologies, démontra que l'ensemble de ces lignes
ne permettait pas de constituer un calendrier astronomique.

Par contre, l'ethnologue Simone


Waisbard et Jack Waisbard, son fils
et informaticien de métier, pensent,
quant à eux, que les figures
géométriques et les représentations
d'êtres vivants ont été réalisées
pour créer un calendrier
météorologique.

Pour ce qui est du Suisse Erich Von


Daniken, lui, pense que les traces
de Nazca seraient des pistes
d'atterrissages destinés aux
extraterrestres venus sur terre
dans les siècles passés.

Finalement que pouvons nous dire de Nazca ?

Nul ne peut contester le fait que Nazca est un formidable trésor archéologique. Avec peut de
moyens, des hommes d'une civilisation datant des premiers siècles avant notre ère, jusqu'à
environ l'an 900, réalisèrent des travaux étonnants. Ils eurent la volonté de laisser des traces d'un
savoir que nous avons du mal à comprendre de nos jours. Il est important de se rappeler qu'ils
s'implantèrent dans un lieu où, déjà, les Indiens Paracas avaient réalisé des figures gigantesques.
Cette remarque en appelle une autre : Est-ce les hommes qui décidèrent de ce lieu ou est-ce le
lieu qui décidèrent les hommes à s'implanter ? Nous pouvons nous interroger sur réflexion. Il est
étonnant qu'une volonté commune lie deux peuples, probablement ressemblant mais sûrement
différents, à des époques si différentes. Il est relativement facile de penser que ce lieu ait été chois
dans un concept religieux. Ce lieux avait un attrait magique, mystique pour ces peuples.
Connaissaient-ils eux-même les raisons de cette divinité du lieu ? Il semble évident qu'ils avaient la
volonté de communiquer avec quelques choses de lointain. Doit-on penser au " lointain " de l'esprit
tels les dieux ou les divinités de leurs religions ou devons-nous penser au " lointain " de l'espace ?
L'aspect mystique des peuples de l'Amérique du Sud ne fait aucun doute. Par contre nous savons
que les sciences les attiraient et qu'ils connaissaient déjà de nombreux principes physiques.
Plusieurs fois les archéologues officiels furent confrontés à des découvertes étonnantes dans des
lieux ou des tombaux précolombiens. Il y a quelques décennie ils découvrirent dans une tombe
une sculpture représentant un avion …

Pouvons-nous penser que les lieux choisis par les Indiens Paracas et les Indiens Nazcas étaient en
relation avec l'espace ?

Peut-on penser que les représentations dans les sables de Nazca étaient destinées à des messages
vers l'espace ?

D'ailleurs, n'avons-nous pas fait la même chose pour les sondes spatiales Voyager en plaçant une
plaque d'identification à leur bord ?

ARCANI ENIGMI...
ASIA MISTERIOSA: DA AGHARTI A MU
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

Dire che l’Asia è la terra del mistero, è un luogo comune. Tuttavia molte volte è difficile avere il senso di
quanto lo sia.

Supponiamo di avere dinanzi un mappamondo e di infiggere sulla sua superficie una bandierina colorata per ogni
luogo misterioso; ci accorgeremo che l’Asia è il territorio sul quale teoricamente potremmo infiggere il maggior
numero di bandierine.
Ma perché "potremmo"? Semplicemente per il fatto che per molte di queste località, o non sappiamo dove
collocare la bandierina, o non possiamo collocarla perché non esiste più la località.
Come avrò modo di dimostrare molti parlano, o hanno parlato, di miti e leggende dell'India e dell'Asia centrale…
nessuno sa cosa e dove siano.
Mi riferisco ad Agarthi, a Shamballà, alla regione dello Shangri-La, al continente Gondwana, alla Lemuria e,
finalmente, a Mu.
I primi due sono accomunati da una sorta di identità oggettiva; il terzo è a metà strada tra il sogno e la realtà; gli
altri sono connessi dalla personalità dei ricercatori che li hanno studiati.
Infine, nell’insieme vanno a costituire una struttura circolare perfetta.
AGARTHI, L'INACCESSIBILE (O INVIOLABILE)
Tanto per incominciare il primo mistero riguarda l’identità oggettiva di Agarthi: si tratta di una città o di una località
diversa?
Per molti Agarthi è un luogo fisico: così per la maggior parte dei misteriografi Agarthi è una città: misteriosa ed
invisibile capitale di un mondo sotterraneo - talora reale e talora esclusivamente spirituale - alla quale possono
accedere solo gli "Arhat" (illuminati), coloro che si sono liberati dai vincoli del "Sam Sara" (del modo concreto
secondo le teorie dell’induismo vehdico).
Stando alla tradizione Agarthi "città" venne probabilmente fondata da saggi del continente Gondwana e si
troverebbe agli antipodi dell'Isola di Pasqua.
Altri, ancora, ritengono che Agarthi si trovi in un punto imprecisato tra la Mongolia (a nord), il deserto del Gobi (ad
est), l'altipiano del Tibet (a sud) e il deserto del Takla Makàn (ad ovest).
Non si tratta delle sole ubicazioni possibili: la rappresentazione letteraria la descrive come un luogo sotterraneo
al centro di un antichissimo labirinto, ubicata in qualche posto della valle di Katmandu, quindi in Nepal.
Vi è anche chi ritiene Agarthi un luogo dell’immaginazione, una sorta di Nirvana.
Il fatto è che l’esistenza di una Agharti fisica con la connessa possibilità di una sua concreta strutturazione hanno
spinto avanti numerosi ricercatori del XX secolo, come i vari Louis Jaccolliot, Saint-Yves D'Alveydre, Ferdinand
Ossendowski e Renè Guenon; mentre resta, nella sua essenza, un mondo dello spirito retto dal "Brahmatma"
(colui che ha il potere di parlare con Dio) ovvero il "Chakravarti" (Re del Mondo).
Nell’uno come negli altri casi, Agharti è quello che si definisce un "crocevia del mistero" e da essa sembrano
dipanarsi i fili di molti degli enigmi insolubili della storia umana.
Il racconto di una città reale-irreale, per la verità, non è solo leggenda; il mito di un regno sotterraneo e segreto
appartiene alla religione brahminica.
L’esoterista francese Renè Guenon, ha compilato un sostanzioso elenco di antiche tradizioni riguardanti una
specie di Terra Santa per eccellenza induista.
Tuttavia bisogna chiarire che Agarthi non è un mito che torna su se stesso: a tale mito finiscono per fare capo,
per un verso o per l’altro, l’Atlantide, il Regno di Prete Gianni, Camelot, l'isola di Avalon, il Montsalvat dei miti
arturiani, ma anche l'omerica Ogigia, l’isola di Thule; il monte Meru della religione Scintoista, l’Olimpo della
religione greca e il monte Qaf dell’islam.
È questa la ragione per la quale Guenon può parlare del Re del Mondo come di un "Manu" (sorta di legislatore
universale, mediatore tra l'uomo e la divinità nel quale possiamo ritrovare).
Seppure in forme diverse, i vari "Menes" degli Egizi, "Menw" dei Celti, "Minos" dei Greci fino all’angelo Metatron
della Kabalah ed all'Arcangelo Michele della Religione Cristiana ne costituiscono altrettanti esempi.
Ed è anche il motivo per cui si può sostenere che Agharti sarebbe il luogo di nascita di una religione universale,
primordiale e perfetta: quella della "Età dell'Oro", dove si dice che l’uomo fosse in diretta comunione con Dio.
La religione di Agarthi si sarebbe diffusa dall'India fino al Nord Europa, dando origine alla civiltà Indo-Europea e
l'antico legame potrebbe essere riscontrato - sotto il profilo semantico - ad esempio nella presenza della
locuzione "Asghard" della mitologia germanica.
AGARTHI, GOVERNO OCCULTO E SINARCHIA
Il Re del Mondo è un capo religioso ma al tempo stesso, regge anche i destini del pianeta; si pensi alla figura del
Re-Sacerdote impersonata da Artu. Egli fa in modo che il corso della storia segua un andamento in accordo con
un indefinibile piano divino. In tal senso il Re del Mondo è il più alto esponente della "Sinarchia", una sorta di
Governo centrale di uomini insigni, potentissimo e ramificato, i cui esponenti terreni ispirano e controllano i moti
politici o d'altro genere che segnano l'evoluzione del genere umano.
Purtroppo, intorno al 1650 i rapporti tra Agarthi ed occidente si sarebbero interrotti in maniera irreversibile;
probabilmente determinante sarebbe stato l’atteggiamento dei Rosa+Croce.
Gli Agarthiani avrebbero lasciato definitivamente l'Europa per ritirarsi in Asia.
SHAMBALLÀ (XAMBALA O SHAMBHALA)
È la Capitale del regno del male della tradizione buddistica e, in quanto tale, si oppone ad Agarthi; ma spesso le
due città sono considerate come due facce di una stessa medaglia.
In ogni caso Shamballà sarebbe la sede di Maya (signore del male).
L’indirizzo tibetano dell’esoterismo buddista non ritiene Shamballà in antitesi rispetto ad Agarthi, che anzi
corrisponderebbe al luogo sacro in cui vivono i saggi ed i maghi del Tibet tra cui "Milarepa" e "Tsongkapa".
Si sostiene che a Shamballà si riferirebbe il filosofo neopitagorico Apollonio di Tiana (IV sec. a.C. circa) il quale
sarebbe giunto fino al Tibet. Secondo Peter Kolosimo, ed Andrew Thomas ne parlerebbe anche il retore ateniese
Filostrato (II sec. a.C.) in un’opera utopica.
In verità nulla fa pensare che i due autori avessero intenzione di occuparsi di Shamballà e nutro seri dubbi sulla
credibilità dell’ipotesi, soprattutto perché non corredata di riferimenti testuali. Si tenga tra l’altro conto del
carattere che molti attribuiscono non solo alla città, ma anche al sito che la leggenda vuole situato sotto gran
parte dell'Asia Centrale. Tanto per cambiare i dubbi vertono, innanzi tutto, sulla ubicazione per quanto mitica.
Infatti Cosma de Köros (1784-1842), studioso di tradizioni buddiste, la colloca oltre il Sir-Daria, la stessa località
di una mappa del XII sec. conservata ad Anversa.
I primi viaggiatori e qualche studioso contemporaneo (come Peter Colosimo, Nicholas Roerich ed Andrew
Thomas), per contro, parlano di una regione sconosciuta che si trovava, seguendo le orme del "Khan Baty", in
Asia Centrale.
In ogni caso la città sarebbe chiusa da porte di pietra analoghe a quelle di "Vittimula" (Troia) ed in ciò Shamballà
ripete un mito che si riallaccia alla leggenda anatomico/ittita di "Kessi" il cacciatore e, in genere, ai miti che ci
parlano di discese nel mondo degli Inferi (compresi Ulisse ed Enea).
SHANGRI-LA
Resta il problema di definire Shangri-la. Esso è, al tempo stesso, luogo dell'anima (si pensi al Walhalla della
cultura germanica ed al mondo del Tao della cultura cinese) - che tutti sperano di trovare - ma anche un luogo
reale della Cina sud-occidentale.
Il primo a documentarne l’esistenza fu un francese nel corso del XIX secolo.
Shangri-La è un altopiano che fa parte della zona tibetana, nel Sichuan, (tra la parte nord-occidentale dello
Yunnan e la parte sud-orientale del Tibet) e comprende nove prefetture e città.
XANADU
Con Xanadu torniamo nel campo del puro mistero.
Xanadu è individuata in con una località sotterranea, al tempo stesso leggendaria e letteraria, che dovrebbe
trovarsi nella regione del Caracorum.
La fonte letteraria è costituita dalla poesia, dedicata al grande condottiero mongolo, amico di Marco Polo "Kubla
Khan", dove Samuel T. Coleridge ne descrive la bellezza mitica ed ideale.
Dovrebbe corrispondere al palazzo di Kubilai Khan o alla capitale del Khanato.
GONDWANA E MU
Alfred Lothar Wegener è un geofisico vissuto agli inizi del XX sec., ideatore della teoria della deriva dei
continenti. Dobbiamo a lui l’ipotesi del continente Gondwana che corrisponderebbe, grosso modo, a quella
immensa zolla della Pangea che in epoca remotissima - siamo nella più lontana preistoria - avrebbe riunito
America Meridionale, Africa, India ed Australia.
Un vero e proprio supercontinente, in sostanza, al quale l’archeologo contemporaneo Sabatino Moscati ha
opposto Laurasia, zolla che avrebbe riunito America settentrionale, Europa ed Asia.
Gondwana e Laurasia, sarebbero state quindi delle mega-isole con un solo punto di contatto (non meglio
individuato).
Nell’ambito del Gondwana si collocherebbe Mu.
Rimane aperto di il problema di definire cosa fosse e dove si trovasse con un minimo di precisione.
JAMES CHURCHWARD E LA SCOPERTA DI MU
Così Mu sarebbe una sorta di alternativa ad Atlantide.
Di Mu parlò, per primo, nel 1870 James Churchward, colonnello inglese di stanza in India. Egli ne sarebbe
venuto a conoscenza in una maniera singolare: durante una delle periodiche carestie di quegli anni, era ospite
del sommo sacerdote di un tempio che stava cercando di aiutare. I due, entrambi appassionati di archeologia
divennero ben presto amici.
Fu così che il sacerdote avrebbe aiutato Churchward a tradurre un’antica iscrizione incisa sul muro del tempio
rivelando che si sarebbe trattato di una lingua estremamente antica.
Il sacerdote inoltre avrebbe rivelato che nel tempio sarebbero esistite delle tavolette - scritte nella stessa lingua -
contenenti sorprendenti rivelazioni sul luogo di origine del genere umano (proprio il continente Mu, una sorta di
alternativa alla biblica Babilonia).
Il sacerdote rivelò che le tavolette, da lui definite sacre, erano redatte in un linguaggio oscuro, ma ricco di
significati esoterici, e facevano riferimento ai "Naacal" venuti in Asia sudorientale a portare le sacre scritture, le
scienze e la religione.
Fin qui nulla di strano: uno dei miti più diffusi al mondo è quello del civilizzatore ancestrale (si pensi al Cadmo
greco, al Gilgamesh sumero ed al Thoth egiziano).
Ma era solo l’inizio dell’evento straordinario: infatti le tavolette non a caso sarebbero state ritrovate in una delle
città sacre dell'India (Rishi) ma avrebbero fatto parte di una raccolta molto più vasta e sarebbero state compilate
migliaia di anni prima, forse in Birmania o addirittura a Mu...
Ecco spuntare Mu. Ma non finiva qui: Churchward riuscì a scoprire che le tavolette erano di argilla cotta al sole
(come le tavolette sumeriche) e riuscì a convincere il sacerdote a consentirne l’esame e la traduzione.
Churchward avrebbe scoperto, in tal modo, che le tavolette erano una sorta di Genesi. Il loro argomento centrale
era quindi la "creazione" del mondo e dell'uomo (ritorna il motivo mitico sumerico-ebraico).
La presunta scoperta di Churchward dava il via alla caccia alle tavolette restanti che William Niven affermò di
aver trovato in Messico, dove avrebbe scoperto duemilaseicento tavolette che facevano riferimento a Mu.
Il che lingua erano redatte? Dove erano custodite? Dove si troverebbero attualmente?
Nessuno lo sa! In ogni caso Niven affermò che esse avrebbero di dimostrato l'esistenza, in epoca "preistorica", di
civiltà e cultura avanzata.
Naturalmente mi sto riferendo a Mu; ma viene da pensare alle città abbandonate dell’Indo come Mohenjo Daro e
Harappa.
LA STORIA DI MU SECONDO CHURCHWARD
Churchword, naturalmente, non ha lasciato di sé alcuna traccia dal punto di vista scientifico; era il tipico
avventuriero anglosassone con qualche pretesa intellettuale forse molto interessato ai risvolti finanziari di una
scoperta e, quindi, sensibile al diritto d’autore. Egli costruisce su Mu un mondo da far invidia a John Ronald
Reuel Tolkien a partire dall’aspetto geografico.
Secondo Churchward il continente (?) Mu sarebbe stato situato nell'oceano Pacifico e confinante a nord con le
isole Hawaii ed a sud con una linea immaginaria tracciata tra l'isola di Pasqua e le isole Fiji.
Ma non basta perché egli prosegue con altri aspetti geografico-spaziali e antropologico-politici ricreando così una
storia che sa tanto di raffazzonato e, quindi, purtroppo non unica.
Il capo politico di Mu sarebbe stato un tal Ra - Mu (una sorta di contaminazione tra miti egiziani e leggende
pasquale: Ra[pa] Mu[i]).
Altrettanto va detto sotto il profilo etico-religioso.
La divinità suprema di Mu sarebbe stata "Ra", il Sole (chiara la contaminazione con la religione egiziana): di Ra i
muani non avrebbero mai pronunciato ma il nome (anche qui chiara la contaminazione con la religione mosaica e
musulmana).
È quasi superfluo rilevare che la solfa non cambia quando dalla religione passa a palare di flora e fauna: Mu non
è che la copia conforme del Giardino dell’Eden.
Né più originale è l’aspetto antropologico che deriva dalla necessità di integrarsi con quelle che sarebbero state
le tre razze preistoriche care alla filosofia neo-rosacrociana di Heindel.
Forse un tentativo di prendere le distanze dalla storia Cretese con la quale andava ad individuarsi la pretesa
storia Muana e la sua talassocrazia: ecco perché a Mu Churchward attribuisce un indimostrabile impero
coloniale che probabilmente Creta ebbe solo in maniera molto relativa (si pensi al mito dei giovani ateniesi
condannati a fare da pasto per il Minotauro).
Per tale via a Mu si attribuisce un vasto impero coloniale: da quello Maya, Azteco, Incaico in America, a quello di
Uighur nell'Asia centrale ed a quello dei Naga nell'Asia meridionale.
MU E L'ATLANTIDE
Col passare del tempo e col crescere della fantasia, Mu finisce col trovarsi su un percorso parallelo a quello di
Atlantide; così, dopo 50.000 anni di stabilità geologica la parte meridionale del continente sarebbe stata
sconvolta da catastrofi naturali come immani eruzioni e maremoti. Ma dal plagio non si scappa; neppure quando
è inconsapevole.
In altri termini la fine di Mu si trova ad essere la fotocopia della vicenda di Atlantide, di Creta, di Santorini o di
Krakatoa. La vicenda umana di Mu si sarebbe consumata lungo un arco di tempo di circa 37.000 anni.
Il parallelismo con l’Atlantide sembra reggere tuttavia solo sul piano esoterico.
Circa 13.000 anni fa sarebbe iniziato anche l’inabissamento di Atlantide, proprio mentre Mu avrebbe completato il
suo ciclo finale con l’Inabissamento della propria zolla tettonica.
In questi 37.000 anni, in pratica, si sarebbe completata la deriva dei continenti ed il mondo si sarebbe ritrovato
con una geografia simile alla attuale. Ma a questo moto estremamente lento difficilmente potrebbe essere seguita
l’ipotizzata immensa onda di marea che avrebbe sconvolto il pianeta. Il fatto è che, una volta scelta la strada
dell’analogia, è difficile liberarsene. E così non ci si libera dall’analogia con Santorini o col Krakatoa.
In ogni caso l’analogia esoterica mantiene tutto il suo fascino ed i suoi effetti.
I pochi sopravvissuti all’immane cataclisma erano in ogni caso abbastanza numerosi perché si desse vita ai miti
e alle leggende di un perduto, favoloso passato.
CHURCHWARD E LE TAVOLETTE DI NAACAL
Churchward, dunque, sarebbe giunto alle sue conclusioni partendo dalla traduzione di tavolette, cui si aggiunsero
quelle trovate da William Niven.
La definizione di "Tavolette di Naacal" fu dato proprio dallo esploratore inglese medesimo il quale individuò nei
Naacal un antichissimo popolo abitatore di un continente scomparso: guarda caso si trattava proprio di Mu.
Churchward, nel tentativo di accrescere il credito verso le proprie conclusioni, dichiarò di aver utilizzato altre fonti
tra cui:
il "Codex troanus" ed il "Codex cortesianus" (Maya),
le iscrizioni del tempio di Uxmal nello Yucatàn (Maya),
il Manoscritto di Lhasa (Tibet),
le iscrizioni del tempio di Xochicalo a sud-ovest di Città del Messico (azteche),
il Ramayana (testo sacro indù).
Ma chi erano i Naacal e cosa erano le loro tavolette?
I Naacal avrebbero viaggiato in tutto l'oriente lasciando numerose testimonianze che gli indigeni avrebbero
iscritte su tavolette redatte con una scrittura indecifrabile (il Senzar della Blavatsky?). Nella lamasseria tibetana
avrebbero provveduto unicamente ad archiviarle e custodirle.
Ci troviamo alla chiusura del più classico dei circoli viziosi.
Infatti:
prima a parlare delle tavolette di Naacal fu la Blavatsky,
dalla Blavatsky che le avrebbe tradotte sarebbero pervenute, non si sa come, a James Churchward,
James Churchward rimane l’ultimo, ed anche l’unico, ad averle mai viste,
Ne consegue che James Churchward sarebbe stato la seconda persona a trovare notizie del continente
scomparso.
CHI ERA JAMES CHURCHWARD
Churchward è generalmente ritenuto un impostore. Tuttavia occorre precisare che la leggenda di un continente-
impero scomparso, nell'area del Pacifico, fa parte di numerosi racconti mitologici. Se ne trovano tracce nella
mitologia polinesiana ed in quella indiana. Il Mahabharata, che narra i miti di Rama, include nel continente
scomparso anche Ceylon.
Indipendentemente dalle delle fonti che lo ispirarono Chrurchward procedette alla stesura di un testo, da lui
definito traduzione (riportato in "Mu, il continente scomparso").
Questa traduzione rivelava le origini sulla base di una geologia alternativa, frutto si conoscenze millenarie,
secondo le quali l’umanità avrebbe trovato origine proprio a Mu.
A Churchward sono state mosse numerose contestazioni, anche indipendentemente dal contrasto con le fonti
"ufficiali":
Viene in primo luogo in evidenza il contrasto con la Bibbia per il posizionamento del "giardino dell'Eden" in un
continente ora sommerso dell'Oceano Pacifico. La storia biblica della creazione, l'epica narrazione dei sette
giorni e delle sette notti, non sarebbe nata tra le genti del Nilo né nella valle dell'Eufrate, ma a Mu. Questa
tuttavia, non è l’obiezione più rilevante.
In secondo luogo l’oggettiva impossibilità di traduzioni da una lingua sconosciuta (il Naacal) o da una lingua
non ancora decifrata: nel 1920 la lingua Maya non era stata tradotta.
Churchward asseriva di "una comunità religiosa mandata da Mu nelle colonie per insegnare le sacre scritture,
le religioni, le scienze" (di qui, probabilmente richiami a testi centro americani e tibetani). Naturalmente
Churchward si guarda bene dal dire cove fossero custodite queste verità; come avrà fatto a tradurre le famose
tavolette di Naacal?
La vicenda di Mu ebbe inizio con la scoperta di "Khara Kota", città sepolta dalle sabbie del Deserto del Gobi,
ritrovata all’inizio del XX secolo dall’avventuriero russo "Kolko". Le rovine di Khara Kota, nella realtà ne
nascondevano un’altra più antica che Kolkov dichiarò essere "Uighur", la capitale del regno dei mongoli delle
steppe; egli dichiarò anche che lo stemma di Uighur fosse la lettera greca M ("Mu") inscritta in un cerchio diviso
in quattro settori. Quale fu la reale portata delle scoperte di Kolkov? I pochi resti effettivamente successivamente
ritrovati non corrispondono affatto a quanto da lui da lui descritto.
Indipendentemente da ciò che trovò effettivamente Kolkov, resta il fatto che, secondo Churchward, Uighur
sarebbe stata era una colonia di Mu e per mezzo di essa Mu avrebbe esercitato il proprio dominio anche su
Atlantide.
In effetti La storia di Mu, sebbene di origini più recenti, non si discosta dall’Atlantide Platonica se non sul fatto di
una diversa ubicazione.
IL CONTINENTE-PONTE (LEMURIA)
In ogni caso la vicenda di Mu si complica quando Philip L. Slater, zoologo inglese del XIX sec., illudendosi di
essere un secondo Charles Darwin, inventa un terzo continente perduto.
Slater imposta il proprio lavoro sulla base di analogie riscontrate nell'evoluzione biologica e ambientale tra le
coste dell'Africa, dell'India e della Malesia (si pensi, ad esempio, ai Lemuri del Madagascar).
Da quelle proscimmie, cioè dai Lemuri, Slater trasse il nome di "Lemuria".
Ma la Lemuria di Slater non corrisponde a ciò che i geologi chiamano Lemuria: un continente o un subcontinente
che, nella teoria di Wegener, potrebbe aver unito l'Africa all'Asia nell’era Giurassica, cioè in un periodo compreso
tra 180 e 130 milioni di anni fa.
Tuttavia si deve riconoscere che il clima scientifico ottocentesco dipendeva da sua maestà Charles Darwin;
l'ipotesi che in un lontano passato fosse esistita un’ennesima terra scomparsa incontrò subito grande successo
per quanto la presenza di Madame Blavatsky - siamo nel 1888 - rendesse ormai inestricabile la vicenda Mu-
Lemuria, affondando ormai nel mare indefinibile dell’esoterismo, sulla soglia della fantascienza.
MADAME BLAVATSKY E LEMURIA
Nel 1888, Madame Blavatsky Helena Petrovna pensò bene di spostare Lemuria nel Pacifico, trasformandola in
un luogo esoterico e nella sede della terza delle sei razze che (secondo lei) avrebbero popolato la terra. Non
erano quindi sufficienti le tre razze ipotizzate dall’altro grande esoterista Max Heindel.
Ma chi era questa Helena Petrovna Blavatsky, sedicente studiosa di induismo?
Di origine Russa era nata nel 1831, iniziò la propria attività come cavallerizza di circo equestre; ben presto però
si dette all’esoterismo divenendo seguace della teoria dell'origine extraterrestre della vita (idee esposte nel 1877
in "Iside Rivelata", confusa miscellanea di induismo, ermetismo, Kabalah ed occultismo).
Di fatto la vicenda della Blavatsky aveva avuto uno svolgimento analogo a quello che avrebbe seguito
Churchward. La Blavatsky nel 1855 raggiunse il Tibet alla ricerca di misteriosi "Maestri sconosciuti" che avrebbe
rintracciato in una non identificabile lamasseria tibetana. Dove compare, guarda caso, il solito testo misterioso.
Inutile dire che la Blavatsky fu l’unica a vedere l’originale, da lei battezzato "le Stanze di Dzyan", redatto in lingua
"Senzar" (?) la più antica del mondo.
LE STANZE DI DZIAN (O DZIANI)
Sull’esistenza di questo libro, attribuito ai "Maestri sconosciuti" occorre soffermarsi, non solo per i parallelismi con
la "Tavolette" rinvenute da Churchward, quanto per gli accostamenti che inevitabilmente possono essere
formulati con un altro famosissimo libro del mistero. Mi riferisco al fantomatico "libro di Enoch" che altra cosa
rispetto ai nove libri di Enoch, apocrifo Biblico.
In effetti, secondo la Blavatsky (per la quale la vita sulla terra aveva avuto origine altrove: si ricordi la teoria
dell’origine extraterrestre), la redazione delle stanze precederebbe la creazione della vita sulla terra.
Il testo riferito dalla Blavatsky sarebbe state scritte su foglie di palma... "rese impermeabili all'acqua, al fuoco e
all'aria con un procedimento sconosciuto... Intensamente magnetizzato, in modo che se il lettore appoggia una
mano sulla pagina che sta leggendo, vede gli episodi e riceve gli insegnamenti che vi sono scritti."
È impossibile da sintetizzare: solo il sommario occupa diverse pagine.
Esso narra la storia dei Dzyani, divinità provenienti dallo spazio, autori della creazione ma anche della
distruzione di quattro delle sei razze dell’esoterismo teosofico (tra cui l’iperborea e l’atlantidea).
È inutile dire che il racconto della Blavatsky somigli stranamente a quello di altre divinità spaziali di cui si sono
occupati i mitografi. Basterà ricordare, una per tutte, i Tuatha de Danann della tradizione celtica anch’essi
provenienti dallo spazio.
Tuttavia il mistero si infittisce perché non solo sono scomparsi i testi originali ma la stessa traduzione della
Blavatsky scomparve prima di arrivare in stampa: nessuno l'aveva vista!
Una versione, di cui non esiste originale, è comparsa nel 1915 a cura di una non meglio identificata "Hermetic
Publishing Company", di San Diego in California, ed è stata tradotta pure in italiano. Ma si tratta di un chiarissimo
apocrifo. L’unico dubbio che resta è quello se il falso sia imputabile alla Blavatsky o a chi eventualmente gliel’ha
propinato.
A PROPOSITO DI TESTI FALSIFICATI
Porsi un simile problema non è peregrino. Si pensi alla confusione che si creò sul "Necronomicon", Grimorio
inventato da Lovecraft.
Una dichiarazione di falsità non attesta certamente la reale falsità. A stretto rigore di termini non mi sembra
corretto affermare che si tratti di "falsi" tout-court. Neppure oggi, seppure con l'ausilio di un computer, sarebbe
facile realizzare un libro falso in copia unica quando un collezionista consenta di sfogliarlo sotto i propri occhi.
Vero è che il critico inglese William Emmer Coleman ci ricorda come la Blavatsky non era nuova a simili imprese:
in "Iside rivelata" ella cita almeno 1500 testi inventati (li ha contati uno per uno?).
I sostenitori della Blavatsky hanno parlato di una congiura dei seguaci della cosiddetta cultura ufficiale; ma non
esiste prova alcuna di tale congiura che assomiglierebbe alla congiura ebraica teorizzata dai fantomatici
Venerabili di Sion del periodo nazista.
Notevole invece mi appare il parallelismo con le Tavolette di Naacal visti e tradotti dal solo James Churchward e
delle quali neppure egli fu in grado di provare l’esistenza.
Naturalmente c’è sempre chi è disposto a giurare di aver visto l’originale come accadde per la "Steganografia"
del cinquecentesco abate Tritemio, bruciato dalla Chiesa come eretico.
CONCLUSIONI
Le tavolette di Naacal - come le stanze di Dzian - sono svanite nel nulla e, in generale, si ripropone il problema
dei libri scomparsi negli incendi di Biblioteche, da quella di Alessandria a quelle distrutte negli autodafé
medioevali.
Dalle presunte stanze di Dzian si ricaverebbe la conclusione che la terra possedesse un movimento terzo
rispetto alla rotazione ed alla rivoluzione. L'ipotesi, avanzata dalla Blavatsky, venne poi scientificamente
dimostrata: si trattava, in effetti, della cosiddetta precessione degli equinozi.
Né bisogna dimenticare che nel 1896 A.P. Sinnet, scopritore di due pianeti transuranici, previde che il movimento
di precessione degli equinozi avrebbe portato il polo nord verso l'equatore e questo verso il polo sud. L'ipotesi
sembra essere stata dimostrata dall'astronomo G. E. Sutcliffe di Bombay; del resto i ripetuti spostamenti dell'asse
terrestre spiegherebbero la presenza di residui tropicali nei ghiacci antartici.
Come se non bastasse la precessione degli equinozi (che la Blavatsky avrebbe appreso dalla solita biblioteca
segreta), intervenne lo scozzese Lewis Spence in diretto appoggio alla Blavatsky; egli infatti riprese il discorso
delle razze affermando che la razza dominante in Lemuria era quella bianca.
Non era altro che un omaggio alle teorie indo-ariane in voga al momento. Ma molti lo presero sul serio.
Ma torniamo a Churchward il quale non aveva fatto altro che aiutare certe credenze esistenti a popolarizzarsi
vieppiù sulla vicenda, dando a Lemuria il nome definitivo di Mu.
I CONTINENTI ESOTERICI. DA MU AD AGARTHI: IL CERCHIO SI CHIUDE
Ma non era tutto: ben presto, come era già accaduto per Agarthi e per Atlantide, Mu assunse una dimensione
extrafisica, esoterica e si legò indissolubilmente ad Agarthi.
Infatti il continenti perduto venne spostato nel presente, nell’epoca del "Kali-Yuga" mentre la sua collocazione
nello spazio avvenne su un piano di realtà diverso da quello in cui vive l'umanità. Perché, mentre la vicenda
umana restava legata al Sam Sara, il binomio Agarthi-Mu divenne una sorta di motore immobile, separato dal
Kali Yuga da cui non poteva restare contaminato.
Agarthi-Mu appartengono, in altre parole, alla dimensione immutabile del Nirvana.
Resta da chiare cosa sia questo "Kali Yuga" (letteralmente: Età nera) cui ho spesso fato cenno.
Come appare evidente il nome comprende il nome di "Kali", la terza persona della trimurti vedica e ci rivela che si
tratta del periodo di Kali che corrisponde al periodo oscuro della tradizione brahminica.
A scanso di equivoci debbo precisare che Kali Yuga non corrisponde ad alcunché dell’escatologia cristiana; la
fine del Kali Yuga non segnerà la fine del mondo, ma la fine della realtà che noi conosciamo.
Se dovessi tracciare un parallelo con una realtà religiosa occidentale, rileverei piuttosto la somiglianza con
l’avvento del Sausyant ed alla circolarità del mondo zoroastriano: al termine del Kali Yuga l'umanità sarà salvata
dal "Buddha Maitreya", il "Buddha che sarà" identificato comunemente con il Re del Mondo.
Peraltro il Kali Yuga non si riferisce ad un evento futuro indeterminato e indeterminabile ("certus sed incertus
quando").
Sotto il profilo religioso il Kali Yuga è perfettamente determinabile, essendo iniziato intorno al 3100 a.C. con una
congiunzione globale dei pianeti. Questo rarissimo fenomeno astronomico, che coinvolge tutto il sistema solare,
avrebbe avuto effetti disastrosi sulla Terra.
Sarebbe a questa congiunzione planetaria che dovremmo il Diluvio Biblico e, forse, a qualcuna delle catastrofi
rivelate dal sacerdote di Sais a Solone (come ci rivela Platone nel "Crizia").
Stà di fatto che agli inizi del XX secolo Saint-Yves d'Alveydre (in India) e Ferdinand Ossendowski (in Mongolia)
per primi vennero a conoscenza della collocazione mitica del continente esoterico Mu-Lemuria).
Ossendowski in particolare avrebbe scoperto ad Urga (l'attuale Ulam Bator) due oggetti provenienti da Agarthi:
l'anello di Gengis Khan (con il segno della svastica) e il sigillo del "Re del mondo" o Buddha - Maitreya.
L’anno 3102 a.C., in ogni caso, riveste una particolare importanza nella vicenda di Agarthi perché è proprio in
quell’anno che i suoi abitanti si sarebbero trasferiti nel sottosuolo allo scopo di evitare la contaminazione da parte
del male.
Quella che era stata Paradesha (iranico = paradiso) divenne così Agarthi, "l'inaccessibile".
Bibliografia essenziale:
Le immagini sono tutte tratte dai corrispondenti siti INTERNET
Jacques Bergier, "Il mattino dei maghi", Mondatori, Milano
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Robert Feather, "L’ultimo segreto di Qumran" (capp. da IV a VII), Casale Monferrato, 2003
Theodor M. Gaster, "Le più antiche storie del mondo"
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Hancock-Bauval, "Talismano; le città sacre e la fede segreta", Milano, 2004
Sven Hedin, "Im Herzen von Asien", Berlino,1902
Max Heindel, "Il mondo magico dei Rosacroce", f.lli Melita, 1987
Nicholas Roerich Himalayas, "A Bode of Life", Berlino, 1926
Louis Jaccolliot, "Les fils de Dieu", Parigi
Kolko, "Mu", Mosca, 1935
P. Kolosimo, "Odissea stellare", Milano, 1977
Sabatino Moscati, "Segreti del passato", Milano, 1979
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Ferdinand Antoni Ossendowski, "Bestie, Uomini e Dei", Berlino, 1923
Platone, "Crizia"
Saint-Yves D'Alveydre, "Agarttha" (denominazione indiana al contrario di quella mongola Agarthi), Parigi
Saint-Yves D'Alveydre, "Mission de l'Inde en Europe", Parigi, 1910
Edouard Schuré, "I Grandi iniziati", Milano, 1990
Charles Darwin, "L’origine della specie", Milano, 1998
Helena Petrovna Blavatsky, "Isis revelée", Parigi, 1877
Helena Petrovna Blavatsky, "le Stanze di Dzyan"
Helena Petrovna Blavatsky, "La dottrina segreta"
Helena Petrovna Blavatsky, "La chiave della teosofia"
Philip L. Slater, "Census", Warren, New Jersey, 1850
Andrew Thomas, "Les secrets de l'Atlantide"
stelical2003@yahoo.it

ATLANTE SEGRETO...
L'ENIGMA DEI TERREMOTI E IL SILENZIO DEGLI SCIENZIATI
di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb

Ogni anno la terra trema sul nostro pianeta circa 600.000 volte per cui si può capire facilmente che il
nostro è un pianeta vivo, con una dinamica geologica in evoluzione.

Il terremoto da sempre nella memoria dell’Uomo è come un mostro che compare all’improvviso per portarsi via
non sappiamo quante vite umane innocenti, perché di fronte alla catastrofica manifestazione delle forze della
Natura gli uomini sono davvero tutti uguali.
La sensazione che si prova da un po’ di tempo a questa parte è che si stia verificando, per cause sconosciute, un
certo incremento dell’attività sismica su scala mondiale che coinvolge tutte le zone più a rischio ma anche zone
che generalmente non sono colpite da terremoti da decine e centinaia di anni. Per poter affrontare questo
delicato argomento cerchiamo di chiarire alcuni concetti fondamentali che ci permettano di comprendere la
natura di un terremoto e la struttura della terra.
La struttura della Terra
Lo sviluppo delle scienze geologiche, da due secoli a questa parte, ha permesso di comprendere quale sia la
struttura geofisica del pianeta, anche se occorre ancora fare molti passi in avanti prima di poter avere la certezza
di quale sia la struttura effettiva dell’interno della terra.
Infatti i metodi di scavo e trivellazione del suolo terrestre hanno permesso di giungere ad una profondità di circa
20 km, ben poca cosa rispetto ai circa 6.378 km del raggio terrestre.
Sono state comunque elaborate diverse teorie e modelli geofisici della struttura interna del pianeta sviluppati
sulla base dei metodi di indagine fondati sullo studio delle onde sismiche. Tra tutti i modelli realizzati quello
prevalso prevede la struttura della terra fondata su tre "strati" o settori:
Procedendo dall’interno della terra abbiamo il Nucleo, che è la parte più interna, con un raggio di circa 3.450 km;
si suppone che sia costituito da leghe di ferro allo stato liquido o semiliquido con una temperatura compresa fra i
3.000 e i 6.000 °C. Si ritiene che il nucleo possa contenere un più piccolo nucleo solido.
Il secondo strato sarebbe rappresentato dal Mantello, con un raggio di circa 2.900 km probabilmente composto
da silicati ricchi di ferro e magnesio. Dopo anni di studi gli scienziati sono giunti alla conclusione che il Mantello
sia allo stato solido anche se soggetto a lente deformazioni dovute alle sue proprietà plastiche. Non essendo
uniforme è possibile distinguere una zona esterna, più rigida, una intermedia, più plastica ed una interna più
fluida.
Il terzo strato sarebbe formato dalla Crosta terrestre che ha uno spessore compreso fra i 35 e i 50 km (da 5 a 8
km per la crosta oceanica). La crosta terrestre poggia dunque sullo strato più esterno del Mantello che fino in
profondità appare rigido. L’insieme della crosta terrestre e dello strato più rigido del Mantello viene chiamata
Litosfera, mentre il resto del Mantello viene definito Astenosfera. La Litosfera secondo la teoria della tettonica a
zolle è suddivisa in 6 zolle più grandi e da circa una decina di zolle più piccole che si muovono ad una velocità
media di circa 1-10 cm l’anno (per esempio quella eurasiatica circa 10-13 cm l’anno). Queste sono costituite dalla
crosta terrestre e da parte del Mantello, hanno forma sferica ed una profondità di circa 100 km. Tutte le zolle
sono in movimento a causa dei moti convettivi esistenti all’interno del Mantello, che hanno permesso anche di
spiegare, oltre alla natura dei terremoti, anche il meccanismo di evoluzione della crosta e dei fondali oceanici.
Che cos'è un terremoto
I terremoti sono definiti come movimenti rapidi della crosta terrestre dovuti alla propagazione di onde sismiche
che vengono generate dall’improvvisa liberazione dell’energia meccanica accumulata nelle rocce.
Il punto del sottosuolo in cui vengono generate le onde sismiche viene definito ipocentro mentre la sua
proiezione sulla superficie terrestre viene definito epicentro.
Gli eventi sismici vengono classificati come superficiali, intermedi o profondi a seconda della profondità
dell’ipocentro, variabile, generalmente tra pochi km fino a oltre 700 km.
Le onde sismiche generate dal terremoto sono state distinte in Primarie, Secondarie e Superficiali.
Quelle Primarie (velocità di propagazione tra 5,5 e 13,6 km/s) e Secondarie (tra 3,5 e 7,3 km/s) vengono prodotte
dall’ipocentro, mentre quelle Superficiali (3,5 km/s) si generano dall’epicentro.
Gli studiosi hanno scoperto che le onde primarie e secondarie sono generatrici dei movimenti sussultori, mentre
quelle superficiali provocano i movimenti orizzontali o ondulatori.
Lo studio dei terremoti ha portato alla loro classificazione in base all’intensità del fenomeno registrato e alla
quantità di energia liberata; si sono così definite delle scale di misurazione di cui le più famose sono quella
Mercalli, che esprime la violenza apparente del terremoto e quella Richter, che esprime la quantità di energia
prodotta nel suo epicentro.
Quanto detto ci permette di comprendere quali siano i meccanismi geofisici che stanno alla base, secondo le più
consolidate tesi sulla geologia del pianeta, dell’attività sismica.
Occorre riflettere su una serie di considerazioni importanti che si possono fare e che possibilmente devono
essere sempre suffragate da prove sperimentali o quantomeno fondate su dati reali di cui possiamo disporre.
Da alcuni anni si fa sempre più viva la sensazione che l’attività sismica sia in aumento, sia in termini di frequenza
degli eventi sismici, sia in termini di energia prodotta, sia in termini di localizzazione in luoghi non classicamente
colpiti da questa calamità.
Si può citare il fatto che nel 2002 e nel 2003 si sono verificati forti terremoti (di Magnitudo 4,8 Richter, le più forti
da oltre 10 anni) in paesi come la Gran Bretagna, che generalmente non sono colpiti da sismi o che comunque
non sono ricordati per una forte attività sismica.
Il senso di smarrimento e di angoscia per le recenti tragedie che hanno colpito molti popoli si somma a mille
domande alle quali gli scienziati stentano a fornire una risposta. Perché così tanti terremoti e con questa
sequenza spaventosa?
In passato si aveva notizia di terremoti molto forti, devastanti, che provocavano anche migliaia di morti, ma a
distanza di molti anni l’uno dall’altro. Adesso abbiamo una sequenza che sembra aver subito un’accelerazione
dall’agosto del 1999, quando si verificò il terremoto di Izmit in Turchia che provocò la morte di oltre 17.000
persone.
In sequenza si verificarono, in settembre, quello in Grecia (141 morti) e quello di Taiwan (oltre 2.500 morti),
ancora in Messico a settembre (35 morti), ancora in Turchia in novembre (894 morti), poi ancora in Algeria in
dicembre (24 morti); nel 2000 l’anno iniziò con un forte terremoto che in gennaio devastò oltre 3600 abitazioni
nella regione dello Yunnan in Cina (7 morti). A marzo una forte attività sismica nella zona del vulcano Usu in
Giappone obbligò le autorità ad evacuare oltre 15.000 persone per i rischi connessi all’eruzione dello stesso.
Anche in Italia non si scherza perché il 1° aprile un forte terremoto nella zona dei Monti Tiburtini comportò lo
sfollamento di 600 persone con danni alle case (chi sa che fine ha fatto quella gente, i media tendono a
dimenticare facilmente).
Il 4 maggio, giorno antecedente alla famosa congiunzione di cinque pianeti attesa da 6.000 anni, si verificò un
forte terremoto nella provincia del Banggai, in Indonesia, che provocò la morte di 46 persone e la distruzione del
95% dei villaggi costieri della zona. Poi ancora il 4 giugno un forte terremoto al largo delle coste di Sumatra
(Indonesia) provocò la morte di 103 persone. Negli stessi giorni di giugno 2000 la terra tremò ancora a Taiwan (2
morti e 36 feriti), a Kankiri in Turchia, in tutto il nord Italia (Magnitudo 4,7 con danni nella zona di Reggio Emilia),
mentre in luglio un forte terremoto uccise 7 persone in Nicaragua; nello stesso mese la terra tornò a tremare in
Giappone (400 sfollati per danni materiali) dove la terra tremò ancora il 6 ottobre proprio mentre si teneva il Gran
Premio di Formula 1. Alla fine di novembre un sisma di magnitudo 6,0 Richter colpì l’Azerbaijan con oltre 30 morti
e centinaia di feriti. Così pure in dicembre il Turkmenistan fu colpito da un terremoto di Magnitudo 7,2 che
provocò 11 morti.
Il 2001 iniziò subito tragicamente con il terremoto che colpì El Salvador il 13 gennaio provocando 2.800 morti e
oltre 5.000 feriti. Il 26 gennaio un terremoto catastrofico si abbatté sulla zona di Bhuj in India provocando la morte
di oltre 30.000 persone e la distruzione totale dei villaggi della zona, con oltre 200.000 feriti. La terra tornò a
tremare in El Salvador il 13 febbraio provocando la morte di oltre 300 persone, mentre risultarono disperse oltre
3.000 persone. A fine febbraio la terra tremò a Seattle negli Usa provocando un morto e danni alle strutture per 1
miliardo di dollari. Altri terremoti forti fra febbraio e maggio si verificarono in Indonesia, Afghanistan e in Asia
centrale, mentre in giugno un terremoto di Magnitudo 8,4 Richter colpì il Perù provocando la morte di oltre 100
persone e il ferimento di 2.700 persone danneggiando oltre 17.000 edifici. Tale sisma, uno dei più forti da un
secolo a questa parte, fu registrato perfino dall’Istituto delle Scienze della Terra di Strasburgo, mentre negli stessi
giorni venivano evacuate oltre 10.000 persone nelle Filippine a causa dell’eruzione del vulcano Mayon. In luglio
riprese l’attività sismica ed eruttiva dell’Etna e proprio in quei giorni la terra tremò nel nord Italia provocando la
morte di 4 persone. Da più parti si fece l’ipotesi che vi fosse una relazione tra l’attività eruttiva dell’Etna ed i
terremoti che colpirono l’Italia in quel periodo, cosa che fu categoricamente smentita dagli studiosi che si
affrettarono a tranquillizzare l’opinione pubblica sulla non esistenza di un rapporto di causa-effetto tra tali eventi
calamitosi. All’inizio di agosto un forte terremoto nell’isola di Nias, Indonesia, provocò una frana che uccise 62
persone. Verso la fine del 2001 si verificarono altri terremoti di Magnitudo superiore a 6,5-7 Richter in Giappone,
Indonesia, Papua Nuova Guinea senza provocare morti.
Questa sequenza di morte è continuata anche nel 2002 che iniziò con un forte terremoto a gennaio nel Tajikistan
provocando la morte di 3 persone e il ferimento di oltre 50 persone. A metà gennaio vi fu un forte terremoto che
colpì la zona del lago Tanganica con l’eruzione del vulcano Nyragongo che provocò la morte di 47 persone e la
distruzione totale di alcuni villaggi della zona epicentrale. Testimoni, tra cui anche missionari cattolici residenti in
Congo, dissero di aver visto colate di fango spazzare via interi villaggi e le persone scappare in mezzo alla
melma. All’inizio di febbraio un nuovo terremoto colpì la zona di Isparta in Turchia uccidendo 45 persone e
ferendone centinaia. All’inizio di marzo l’Afghanistan fu colpito da un sisma di Magnitudo 7,4 nella zona della
catena dell’Hindu Kush, con la morte di 150 persone e un bilancio di alcune decine di feriti. Neanche il tempo di
contare i morti di quest’ultima catastrofe che il 25 marzo la terra tremò di nuovo sempre in Afghanistan,
provocando oltre 1.000 morti e 3.000 feriti, e un bilancio di 10.000 persone senza tetto. Qualche giorno dopo la
terra tremò, Magnitudo 7,1 a Taiwan provocando la morte di circa una ventina di persone e danneggiando gli
edifici. Appena il tempo di piangere i morti del terremoto in Afghanistan e in aprile la terra tremò ancora nella
zona di Kunduz, catena dell’Hindukush, con 50 morti e 200 feriti. In aprile la terra trema anche nel New England,
negli Usa, e nell’isola di Guam, a circa 5000 km dalle Hawaii, danneggiando le infrastrutture. In giugno un forte
terremoto colpisce la zona di Qazvin, nell’Iran settentrionale, provocando 261 morti e 1.300 feriti, con danni
ingenti; il 31 luglio la terra trema in Costa Rica, provocando decine di feriti e crolli di edifici. Il terremoto colpisce
anche la città di Palermo il 6 settembre, con epicentro in mare, provocando 3 morti e danni agli edifici; inizia una
sequenza sismica che durerà alcune settimane. A settembre un forte terremoto, di Magnitudo 7,6 Richter,
colpisce Papua Nuova Guinea provocando 3 morti e danni ingenti. Il 31 ottobre un violento sisma di Magnitudo
5,9 colpisce la zona di San Giuliano di Puglia in provincia di Campobasso facendo crollare parti di una scuola
elementare mentre i bambini erano in classe. In tutto 29 vittime. Le indagini aperte dalla magistratura hanno
accertato che una parte dei locali forse non era a norma di legge ma la verità forse non la sapremo mai. In
novembre la terra trema in Indonesia, provocando un maremoto che si abbatte sulle coste provocando 35 feriti.
Negli stessi giorni la terra trema in Pakistan provocando 8 morti.
Infine il 2003 si è aperto con un forte terremoto nella zona di Shiraz, in Iran, provocando decine di feriti e danni
agli edifici. Il 21 e 22 gennaio la terra trema in Guatemala e Messico causando oltre 30 morti e centinaia di feriti.
In febbraio la terra trema nella zona dello Xinjang in Cina causando 263 morti e oltre 4.000 feriti. Il 1° maggio
altro terremoto nella Turchia orientale, di magnitudo 6,4 causa 200 morti e migliaia di feriti. La sera del 21 maggio
la terra trema in Algeria, con epicentro in mare a 7 km da Boumerdes, causando 2.000 morti e migliaia di feriti.
Come conseguenza un’onda anomala ha colpito le coste spagnole e le isole Baleari. In giugno un forte
terremoto, magnitudo 7,1 colpisce una zona per fortuna disabitata della foresta dell’Amazzonia in Brasile. Il 25
settembre terremoto di magnitudo 8,3 nell’isola di Hokkaido in Giappone con oltre 100 feriti. Due giorni più tardi
la terra trema nella Russia orientale provocando danni ingenti e obbligando le autorità a evacuare dei villaggi.
Ancora in Cina la terra trema due volte in ottobre provocando una ventina di vittime e danni ingenti. Ancora
fortissimi terremoti si verificano in questo periodo e fino a novembre in Giappone, in Asia centrale e in Alaska. Il
2003 si conclude con una sequenza impressionante di eventi sismici in dicembre che colpiscono l’America
centrale, 3 morti e centinaia di feriti, a cui fa seguito lo spaventoso terremoto del 26 dicembre di magnitudo 6,7
che ha colpito la città e l’antico sito di Bam, in Iran, provocando la morte accertata di 30.000 persone e oltre
50.000 feriti. Quest’ultimo spaventoso sisma ha distrutto l’antico sito archeologico di Bam che resisteva da
duemila anni. Ancora il bilancio ufficiale non è stato fornito ma si parla di oltre 50.000 morti. Nei giorni successivi
un’altra incredibile sequenza di terremoti di magnitudo superiore a 6-7° Richter colpisce la zona delle isole
Loyalty.
Vedremo quello che accadrà nel 2004; per ora possiamo dire che il bilancio degli ultimi 5 anni (1999-2003) è
spaventoso; fra morti e dispersi vi sono oltre 112.000 vittime in tutto il mondo con danni economici per oltre 10
miliardi di dollari. Queste sono le cifre nude e crude su cui occorre riflettere attentamente per capire l’entità del
fenomeno che abbiamo davanti. Da parte loro gli scienziati cosa rispondono? Gli studiosi che non si riconoscono
in tesi catastrofiste tendono a tranquillizzare l’opinione pubblica affermando che si tratta di fenomeni normali
legati all’attività sismica delle zone classiche del pianeta, tra cui la "Cintura di fuoco" del Pacifico e tutti i terremoti
avvengono in prossimità delle zone di scorrimento delle zolle e dove sono attive delle faglie.
Alcuni eminenti studiosi italiani, che ricoprono cariche importanti, hanno affermato nel 1999 che ogni anno si
verificano circa una dozzina di eventi sismici di magnitudo superiore a 7° Richter; successivamente hanno
corretto il tiro affermando che ogni anno vi sono circa una ventina di terremoti di magnitudo superiore a 7, quindi
la stima è al rialzo.
Gli scienziati che devono fornire delle risposte ad un’opinione pubblica sempre più preoccupata hanno affermato
che l’attività sismica è stata sempre la stessa negli ultimi anni, ma la sensazione è che vi siano più terremoti
perché il progresso dei mezzi di comunicazione di massa ha permesso di avere notizie in tempo reale da tutto il
mondo. Ci meravigliamo che persone di così grande intelligenza si perdano dietro a ragionamenti di siffatta
portata.
Se è vero che lo sviluppo tecnologico ci ha permesso di avere notizie in tempo reale da tutto il mondo, è pur vero
che lo stato della tecnologia ci permetteva di avere notizie dal mondo in poco tempo anche nel 1920 o nel 1930.
Con l’invenzione delle telescriventi svariate notizie di cronaca dall’Australia come dal Giappone o dall’America
latina facevano il giro del mondo in pochi giorni, per cui un disastro naturale era alla portata di tutti i giornalisti di
ogni brava redazione che si rispettasse.
Altra argomentazione usata dagli studiosi è che per coincidenza questi eventi sismici hanno colpito zone
densamente popolate, causando le vittime di cui abbiamo dato le cifre più sopra. Anche questo è vero solo in
parte, poiché alcuni sismi come quello che ha colpito l’Alaska nel novembre del 2002 con magnitudo 7,9 e altri
ancora di magnitudo elevata sono avvenuti in zone non abitate, perché altrimenti avremmo contato non
centomila vittime ma oltre mezzo milione, e questo semmai accresce l’allarme per il futuro.
Ciò che spaventa, e che gli studiosi non sono in grado di spiegare, è l’incremento della frequenza degli eventi
sismici e l’incremento di quelli di magnitudo elevata. Se andiamo a guardare i dati storici in possesso degli archivi
degli istituti di geofisica come quello degli USA e registrati nei bollettini sismici, è possibile notare un incremento
sicuro dell’attività sismica almeno dal 1994.
Compito degli scienziati sarebbe quello di studiare il fenomeno e fare delle previsioni per il futuro, possibilmente
attendibili, ma qui si vogliono chiudere gli occhi di fronte alla realtà di un fenomeno in evoluzione.
Da un lato abbiamo gli scienziati meramente attualisti, per i quali tutti i cambiamenti sono avvenuti nel corso di
milioni di anni e quindi non c’è niente di cui preoccuparsi, mentre dall’altro abbiamo i catastrofisti che espongono
in modo agguerrito le loro ragioni, legate al verificarsi di eventi improvvisi come terremoti, eruzioni vulcaniche,
alluvioni, inondazioni che possono alterare la vita sulla terra e portare alla fine della civiltà.
Per il bene comune dell’umanità sarebbe bello che tutte le intelligenze si unissero per risolvere i problemi di
diversa natura che attanagliano l’uomo di fronte all’incognita del disastro naturale.
Che cosa ci nasconde il silenzio degli scienziati?
Per capire l’entità del fenomeno che abbiamo davanti occorre fare una serie di brevi considerazioni che saranno
utili per poter fornire un giudizio sul modo in cui sia stata affrontata la questione da un punto di vista scientifico.
Quando il 17 agosto 1999 si verificò il terremoto di Izmit in Turchia, la notizia fece il giro del mondo colpendo
l’opinione pubblica per il numero dei morti, ma pochi fecero attenzione al fatto che tale evento determinò la
frattura della faglia che attraversa l’Anatolia nord-occidentale; l’effetto fu quello di provocare lo "scivolamento"
delle coste della Turchia di 2 metri in direzione della Grecia (dico 2 metri non 2 centimetri). Inoltre alcuni villaggi
della zona furono invasi dalle acque e i rilievi circostanti alla zona dell’epicentro si alzarono di 50 cm; uno
scenario apocalittico.
Analogamente si può dire che il terremoto che colpì il Perù nel giugno del 2001 provocò un innalzamento del
livello delle acque di circa 2 metri nella zona di Hilo.
Il terremoto di 7,9° Richter che colpì l’Alaska il 3 novembre 2002 provocò la rottura della faglia Denali, per circa
300 km, una faglia trascorrente destra lunga circa 700 km in tutto. Ciò che impressiona è che tale rottura
determinò uno spostamento superficiale dei due lati della faglia di circa 10-15 metri.
Il terremoto di Bhuj in India del 26 gennaio 2001 provocò nella zona desertica a nord dell’epicentro il fenomeno
della liquefazione che fece tornare in superficie falde acquifere o corsi d’acqua sommersi da molti anni.
Fenomeni analoghi possono essersi verificati anche negli altri casi. Qual è la forza scatenante di questi
fenomeni?
Abbiamo visto che lo spostamento delle zolle in cui è divisa la litosfera determina l’accumulo di energia nelle
rocce presenti nella crosta terrestre, energia che quando raggiunge un punto di rottura viene liberata sotto forma
di onde sismiche. Ma perché questo fenomeno sembra in aumento? È questo che gli scienziati debbono cercare
di chiarire, così come sono da chiarire molti aspetti delle teorie attualiste che sono completamente disattese dai
dati che sono a nostra disposizione.
La civiltà umana è sopravvissuta abbastanza a lungo per arrivare a capire che le teorie puramente attualiste non
sono soddisfacenti per spiegare l’evoluzione della storia geologica del pianeta. Vi possono essere improvvisi
fenomeni disastrosi che modificano letteralmente il paesaggio determinando quella rimodellazione che fino a
qualche tempo fa sarebbe stata impensabile agli occhi degli studiosi di queste discipline.
Quanto detto valga per una riflessione attenta sul fenomeno che abbiamo di fronte e sul giudizio che si può
fornire sulla validità dei metodi scientifici adottati per capire l’evoluzione futura.
Recenti scoperte relative alla concentrazione di gas e sulla conduttività elettrica delle acque delle zone
epicentrali prima del verificarsi dell’evento sismico, hanno riacceso la speranza di poter prevedere i terremoti,
anche se attualmente lo studio di previsione si fonda sull’analisi storica dei dati disponibili e sulle previsioni
relative all’accumulo medio di energia che possa scatenare l’attività sismica.
Se per esempio si valuta che occorrano circa 30 anni per accumulare l’energia che scatena il sisma nella zona
interessata, allora a parità di altre condizioni si prevede che nei prossimi 30 anni si verifichi un terremoto di quella
intensità e magnitudo prevista. Ma purtroppo questa previsione non dice quando ciò avverrà. Questo è
esattamente ciò che hanno fatto gli scienziati per il famoso Big One che dovrebbe radere al suolo diverse zone
della California nei prossimi 20 anni.
Allo stesso modo nell’ottobre del 2001 la Commissione Grandi Rischi del governo giapponese si è riunita per
stabilire il piano di emergenza per i terremoti dei prossimi 30 anni. Da questo rapporto si deduce che nei prossimi
20-30 anni i sismologi giapponesi si aspettano di vedere un incremento dell’attività sismica nelle zone costiere
sia occidentali che orientali con eventi di magnitudo superiore a 8° Richter con effetti devastanti per eventi sismici
con epicentro nell’oceano pacifico. Si dimostra così come gli scienziati giapponesi abbiano fiutato qualcosa. Ma
che cosa?
Di quali informazioni dispongono gli scienziati, al punto da essere allarmati dall’attività sismica prossima futura e
tali da dover essere tenute riservate e non di dominio pubblico?
Il sospetto fondato che si può esprimere è che il nostro pianeta, in un futuro prossimo, possa andare incontro a
grandi cambiamenti che riguardano non solo il clima e gli oceani ma anche la struttura del suo campo magnetico,
con effetti che non sono noti e nemmeno facilmente prevedibili.
Per avere un’idea dei grandi cambiamenti che ci attendono basta pensare che l’analisi chimica dei campioni di
magma emessi dall’ultima eruzione dell’Etna del 2001 ha dimostrato la presenza di un minerale che non era
presente sulla superficie terrestre da oltre 15.000 anni.
Torneremo su queste argomentazioni con un altro articolo; per ora possiamo dire che gli echi di antiche profezie
sulla fine del mondo tornano a farsi sentire in questo periodo a cavallo tra i due millenni facendo rivivere nella
memoria dell’Uomo antiche paure che sono già state vissute, ma che possono avere anche un fondamento,
poiché la memoria storica dell’umanità è fondata su fatti reali che nel corso di migliaia di anni possono diventare
mito o leggenda.

Extazul şi agonia Atlantidei

Cristian scrie "

Există opinia că Egiptul antic a făcut parte din Atlantida şi că monumentele lui păstrează linia construcţiilor atlante. În imagine, un
asemenea posibil "model": faţada marelui templu rupestru al lui Ramses al II-lea, de la Abu-Simbel

1. Zei, semizei şi regi


Din antichitate şi până azi s-au scris despre Atlantida, peste 20.000 de lucrări. S-a creat şi s-a dezvoltat
Atlantologia, o ştiinţă complexă, interdisciplinară, de fapt unul din capitolele biogeografiei perioadei
cuternare, care folosind datele geologiei, oceanologiei, istoriei, astronomiei, antropologiei, etnografiei,
lingvisticii etc., studiază continentul dispărut. Cu toată vechimea ei, problema continuă să înfierbânte
imaginaţia oamenilor, de ştiinţă sau nu.

Istoricul Atlantidei

Specialiştii sunt în unanimitate de acord că principalele izvoare sunt două dialoguri ale vestitului
filozof grec Platon (427-347 î.Hr.). Primul dintre ele se intitulează "Critias" şi conţine o descriere a
mitologiei împărţirii pământului între zei.
Cu această ocazie, Atena a primit Atica, Hefaistos - Egiptul, iar zeul mării, Poseidon, cum era şi firesc,
a primit în stăpânire un continent insular, Atlantida. În Atlantida, se psune în textul citat, la jumătatea
distanţei de la mare, se găsea o câmpie fertilă unde se ridica "un munte nu prea înalt". Pe acest deal,
unul din oamenii care venise direct din pământ, deci era semizeu, Evenor, trăia fericit împreună cu
jumătatea lui, Leucipe. Cuplul a dat naştere unei fiice foarte frumoase, Clito, care rămasă orfană de
părinţi la vârsta adolescenţei, a fost luată de soţie de Poseidon. Pentru tânăra regină, zeul a trasat cinci
cercuri, la o distanţă egală de centrul înălţimii amintite, ridicând două valuri de pământ, despărţite între
ele prin şanţuri largi şi adânci, umplute cu apă, care făceau reşedinţa inaccesibilă oamenilor, care nu
cunoşteau încă navigaţia. În centrul insulei, Poseidon a făcut să ţâşnească două izvoare, unul fierbinte
şi altul cu apă rece, vegetaţia fiind variată şi hrănitoare. Clito i-a dăruit lui Poseidon cinci perechi de
gemeni, toţi de sex masculin, care dupa ce au primit o educaţie aleasă au intrat în posesia unei părţi din
insulă. Atlas sau Atlant, fiul cel mai mare, a fost dăruit de Poseidon cu partea cea mai întinsă şi mai
bogată, din centru, care conform calculelor unui cercetător al problemei, Rousseau-Liesens, avea o
suprafaţă de 160.000 km pătraţi (cât a Cehiei, Slovaciei şi Olandei la un loc - n.a.). Totodată, Atlas a
devenit un super-rege, peste ceilalţi 9 regi-fraţi şi a contribuit la dezvoltarea capitalei - Poseidonia.

2. Urme materiale
Într-un alt dialog, intitulat "Timaios", Platon afirmă că povestea Atlantidei era o legendă de familie pe
care o auzise de la Solon, care la rândul său o aflase în timpul călătoriei şi studiilor sale în Egipt, de la
marii preoţi cu care învăţase filosofia. Un bătrân prelat al templului egiptean al zeiţei Neit, i-a
dezvăluit atenianului că în cărţile sfinte era descrisă cam cu 9000 de ani mai înainte, o insulă uriaşă,
mai mare decât Libia şi Asia la un loc, aflată dincolo de Coloanele lui Hercule (identificată ulterior cu
Stâmtoarea Gibraltar). Aceasta deschieea navigatorilor accesul spre alte insule şi spre continentul opus,
probabil America de azi) cu care era mărginită acea adevărată mare (probabil Atlanticul). În
continuare, venerabilul preot povesteşte că pe insulă o "mare şi puternică uniune de regi" îşi extinsese
puterea până pe continentul opus, cucerind apoi Egiptul, dar în expansiunea lor s-au lovit de rezistenţa
atenienilor arhaici care i-au învins cu o armată mult mai redusă. După acest război, într-o singură zi şi
noapte, mari cutrmure de pământ şi inundaţii au distrus atât Atlantida, cât şi statul atenian care s-au
scufundat în mare.

Şi sacrificiul taurilor se pare că vine de la atlanţi

De-a lungul istoriei, cercetătorii Atlantidei şi-au pus problema veridicităţii celor relatate în "Timaios",
dovezile materiale fiind foarte puţine şi incerte. Pe fundul Oceanului Atlantic, în apropierea Insulelor
Azore, nave special dotate au recuperat un inel de aramă şi aşa-numiţii "biscuiţi de mare", care nu se
ştie la ce foloseau, aceştia fiind nişte formaţiuni de calcar în greutate de circa o tonă, având adâncituri
în centrul suprafeţei interioare. Tot atlanţilor le sunt atribuite o cingătoare din inele de argint şi o
cataramă de aur cu imaginea unui tigru. Puţinătatea dovezilor au făcut ca cercetătorii să se îndepărteze
de Oceanul Atlantic, căutând Atlantida pe tot globul.

Colosul osirian din carierele de la Assuan să fi avut ca model statura gigantică a atlanţilor?

3. Ipoteza unei Atlantide Cretane


Atlantida a fost "localizată" din Groenlanda până în Africa de Sud, din Suedia până-n Sahara, din
Insulele Britanice până în Palestina şi Caucaz, din Amazonia până în Madagascar şi Mongolia, etc. etc.
Nici una din aceste ipoteze nu a rezistat însă analizei aprofundate a oamenilor de ştiinţă, cu excepţia
unei Atalntide cretane, minoică, în a cărei capitală, Cnossos, s-au găsit vestigiile unor palate
monumentale. La 1500 î.Hr., ca urmare a unei erupţii catastrofale a vulvanului Thira de pe insula
Santorin, apreciată de Anghelos Galanopoulos de la Institutul de Seismologie din Atena, ca
echivalentă cu aceea a câtorva sute de bombe nucleare, declanşate simultan, această civilizaţie este
complet distrusă. Ipoteza este susţinută de săpături arheologice de amploare, efectuate în 1967 la
Akrotiri, şi de cercetările subacvatice din 1976 a unei echipe de pe "Calypso", conduse de celebrul
Cousteau.
Pe una din splendidele fresce descoperite în Palatul Regal din Cnossos, se înfăţişează un ritual apreciat
ca religios, în care tineri cretani neînarmaţi voltează deasupra unui animal sacru - taurul - simbol al
forţei şi fecundităţii.
Conform lui "Critias", legea era transmisă regilor atlanţi pe baza inscripţiilor lăsate de strămoşi pe o
coroană de orichalc, probail un aliaj sclipitor de aramă cu zinc, ce se afla în templul lui Poseidon,
înconjurat de un zid înalt de aur şi argint, unde în mod normal nu avea voie să intre nimeni. Doar o
dată la 5-6 ani, regii atlanţi se adunau în jurul coloanei legilor şi după ce prindeau taurii cu ajutorul
bâtelor şi lanţurilor, îi înjunghiau deasupra inscripţiilor tradiţionale. Apoi, jertfeau mădularele taurilor
şi jurau să respecte legile bând sângele animalelor ucise din splendide cupe care erau ulterior depuse în
sanctuarul lui Poseidon. În continuare, în timp ce sub cerul nopţii focul de jertfă ardea din ce în ce mai
slab, cei zece regi atlanţi îmbrăcaţi în haine ceremoniale de un azuriu închis, judecau în "familie"
principalele pricini.
În mod cu totul bizar, deşi egiptenii erau oameni de statură normală, zeii şi faraonii lor, atât cei sculptaţi, cât şi cei pictaţi pe perete, au staturi
supradimensionate.

4. O Atlantidă românească
Folcloristul şi etnograful Adrian Bucurescu, arată că Orpheus a fost cel care a acceptat separarea
Egiptului ca o colonie de sine stătătoare, faţă de Centru, fabuloasa ţară scufundată, numită de egipteni
Siriath, adică Marea Neagră!
În cinstea lui Orpheus, împăratul-zeu numit de atlanţi şi urmaşii lor direcţi tracii, Hermes, egiptenii au
ridicat acum mai mult de 5000 de ani, la Giseh, enigmaticul Sfinx, fiară cu aură leonină şi cap de
faraon. În 1913, în lucrarea "Dacia Preistorică", istoricul Nicolae Densuşianu, bazat pe raţionamentul
că termenul de "Coloanele lui Heracles" reprezintă doar un simbol legat de acest nume, localizează
Atlantida între Porţile de Fier şi crestele munţilor Bucegi şi ai Buzăului. Celebra repretentare
megalitică denumită "Sfinxul" din Bucegi este socotită de unii cercetători ca o realizare comună a unor
străvechi locuitori şi a agenţilor fizici. Privit la anumite ore şi dintr-un anumit unghi, sunt mărturii cp
acum o sută de ani, Sfinxul de pe platoul Babele, aducea mult mai aproape cu un gigantic chip uman
decât forma erodat-mutilată de astăzi. Ar fi interesant să se facă excavaţii arheologice pe sub baza lui,
poate lucrurile s-ar lămuri.
Un argument în plus: "Atlantis" este tradus de unii lingvişti prin "Fericire", iar grecii antici denumeau
actuala Insulă a Şerpilor din Marea Neagrăm Makaron, adică "A fericiţilor". Ori nu departe de ea,
arheologii sovietici (noii stăpâni ai insulei sunt ruşii) au descoperit impresionante ruine subacvatice
atribuite atlanţilor. În aceeaşi zonă a Mării Negre, la Hamangia, lângă Cernavodă, au fost descoperite
uimitoarele figurine din lut, intitulate generic "Gânditorul" şi datate 5000-3000 2900 î.Hr., într-o
perioadă când de gândire abstractă nici nu putea fi vorba. Iarăşi, imaginaţia ne poate duce la Poseidon
şi muritoarea Clito.

Altarul ciclopic de pe Vârful cu Dor, spre SSV de muntele Caraiman, la 1900

Oameni înalţi, albi la faţă şi blonzi


Există o legendă potrivit căreia în momentul scufundării Atlantidei, o parte din locuitorii s-au salvat cu
ajutorul unor nave cu reacţie, zburând spre America şi Nordul Africii, iar o parte spre alte planete. În
aceeaşi legendă se spune că "atlanţii" erau foarte înalţi, albi la faţă, cu ochii albaştri şi roşcaţi la păr.
Ce tulburător să descoperi aceste tipare în zonele de "aterizare" ale atlanţilor! Vestitul faraon Keops
avea printre numeroasele sale soţii şi una blondă care i-a născut o fiică tot blondă. Blonde sau
frumoase roşcate erau şi guanşele din Insulele Canare, populaţie a cărei scriere a rămas necunoscută.
Mumii blonde erau şi cele ale căpeteniilor Virachochas din Peru, cu o vechime de trei milenii, dar şi
mumia blondă, de aceeaşi vechime, descoperită în provincia Siniyag din China.
W. Scott-Elliot este autorul ipotezei că primii atlanţi, înalţi de peste trei metri, erau urmaţii
lemurienilor, jumătate oameni, jumătate maimuţe, care pe lângă cei doi ochi obişnuiţi aveau un al
treilea, aflat în spatele capului şi care le este deschis azi, în urma unei operaţii care poate fi mortală,
unor iniţiaţi, de către lamaiştii tibetani. Acelaşi autor menţionează că primii atlanţi se mai împerecheau
cu maimuţele pentru revigoarea fizică a rasei care va decade în timp prin amestecul cu rase semite,
negroide şi galbene.
A. Cervidos, un celebru atlantolog spaniol, susţine că atlanţii practicau atât magia albă cât şi cea
neagră, comunicând prin telepatie atât între ei cât şi cu animalele, cărora le transmiteau voinţa lor.
Religia atlanţilor era solară, fiind foarte asemănătoare cu a geto-dacilor, iar ansamblul concentric al
statuilor regilor şi reginelor atlante din jurul Marelui templu era izbitor deasemănător cu Templu
Soarelui şi Lunii din Cuzco, capitala incaşilor din Peru.

Arhitecţi iscusiţi

Altarele ciclopice de pe muntele Caraiman (Babele) la 1889

Capitala atlantă era înconjurată cu numeroase şanţuri de apă legatecu poduri şi tuneluri ce făceau
posibilă trecerea corăbiilor care făceau legătura cu mare printr-un canal lung de 9 km., lat de 75 de
metri şi adânc de 25.
Această insulă în insulă era înconjurată de ziduri din tuf vulcanic în trei culori: alb, negru şi roşu, iar
zidul valului exterior era acoperit cu aramă, cel din mijloc cu cositor argintiu iar cel interior cu
orichalch.
Pe valurile de pământ erau construite temple, săli de gimnastică, un mare hipodrom, cazarme,
antrepozite care înconjurau Palatul Regal.
Apa necesară Capitalei era colectată din munţi printr-un uriaş canal, lung de 1850 de kilometri, iar
câmăia din jur era brăzdată de o mulţime de canale transversale, cu un rol multifuncţional, transportul
din munţi al lemnului, irigaţii, preîntâmpina inundaţiile şi eroziunea solului.
Rusul Jirov apreciază la 5-6 milioane de oameni, populaţia regatului principal al Atlantidei, o mare
forţă militară care putea strânge sub drapel 10.000 de care de luptă şi 1200 de corăbii de război.
Revista franceză "Atlantida" dezvăluie faptul că atlanţii cunoşteau legea unităţii în diversitate a
micro şi macro-cosmosului. Ei defineau forţele interne ale materiei ca stând atât la baza celor mai
mici particule, cât şi în mase uriaşe de substanţă.

5. Cutremure, erupţii vulcanice şi valuri uriaşe


Asupra cauzelor care au dus la dispariţia civilizaţiei atlanţilor, (probabil popor de origine
extraterestră), sunt mai multe ipoteze. Cunoscutul astronom poloney M.M. Kamienski a apreciat că
aşa numita Cometă a lui Galilei s-a ciocnit cu Terra (la 9541 î.Hr. n.a.) şi a produs scufundarea
Atlantidei, iar inginerul german Otto Muck susţine că în Oceanul Atlantic ar fi căzut cu o viteză de 20
km/secundă un meteorit gigant cu diametrul de 10 km. Negând aceste afirmaţii, rusul Jirov susţine că
Atlantida s-ar fi scufundat succesiv în urma unei grandioase catastrofe vulcanice şi tectonice, după
cum urmează: etapa I, între 13.000-10.000 î.Hr. şi etapa a II-a, între 9000-8000 î.Hr., când a avut loc
scufundarea finală în urma unui cataclism rapid. Legenda potopului este arhicunoscută. Această
faimoasă catastrofă a lumii antice poate fi întâlnită la majoritatea popoarelor, cu excepţia aborigenilor
australieni, a laponilor şi eschimoşilor. Oamenii de ştiinţă admit faptul că la baza acestei legende a stat
un fenomen real, verificabil istoric şi arheologic, uriaşele inundaţii fiind o consecinţă a încălzirii
climei după ultima glaciaţie. Potopul menţionat şi în "Vechiul Testament" şi apreciat de "Codex
Vaticanus" că a avut loc acum 13.100 de ani, a lăsat din Atlantida numai "insula celor 7 cetăţi". Apoi
resturi ale acestui continent s-au scufundat la nord şi la sud de actualele Azore între 1300-1200 î.Hr.
ca, în sfârşit, resturile meridionale din regiunea ecuatorială a Atlantidei să se scufunde în secolul VI
î.Hr.

Notă: de Prof. PETRE DOGARU


articol preluat din Formula As (183) - octombrie 1995, nr. 8 "
Il PAPIRO TULLI
Gli oggetti volanti visti dal Faraone Thuthmosis III
da un articolo del professor Solas Boncompagni

Nel 1934, il papiro egizio, noto col nome di "Papiro Tulli", fu trovato nel negozio
di un antiquario, in Egitto, dai fratelli professor Alberto Tulli (allora direttore del
Pontificio Museo Egizio Vaticano) e monsignor Augusto Tulli.
Il papiro, non poté essere acquistato per l'alto prezzo, ma il professor Tulli
copiò il testo che venne poi trascritto da ieratico in geroglifico, con l'aiuto del
direttore del Museo del Cairo, abate E. Drioton.
Il papiro narrava di una serie di avvistamenti di oggetti misteriosi nel cielo.
Protagonisti della vicenda il Faraone Thuthmosis III (1504-1450, circa a. C.) e
molti suoi sudditi.
Il papiro presentava cancellature anche nel documento originale, in punti
nevralgici del testo, cancellature che sembravano volute, quasi a voler evitare
che l'episodio fosse comprensibile.
Il professor Solas Boncompagni, studioso di clipeologia, nel 1963, venne a
conoscenza dell'esistenza del papiro, la cui traduzione era stata pubblicata per
la prima volta nel 1956, dalla rivista ufologica inglese "Flying Saucers
Uncensored" e poi dalla rivista "The Doubt", sempre inglese.
Boncompagni comunicò tale notizia al periodico "Settimana Incom" che
pubblicò la sua lettera.

La rivista "Clypeus" pubblicò, nel gennaio 1964, la traduzione in italiano del


testo geroglifico.
La traduzione fu integrata con note esplicative.

Traduzione in italiano del testo geroglifico:

"...il ventiduesimo giorno del terzo mese d'inverno, alla sesta ora del
giorno 1 gli Scribi, gli Archivisti e gli Annalisti della Casa della Vita si
accorsero che un cerchio di fuoco 2 ... (lacuna). 3 Dalla bocca emetteva un
soffio pestifero, 4 ma non aveva "testa", 5 il suo corpo misurava una
pertica per una pertica 6 ed era silenzioso. 7 Ed i cuori degli Scribi, degli
Archivisti tutti furono 8 atterriti e confusi ed essi si gettarono nella polvere
col ventre a terra.... (lacuna) essi riferirono allora la cosa al Faraone. Sua
Maestà ordinò di… (lacuna) 9 è stato esaminato… (lacuna) ed egli stava
meditando su ciò che era accaduto, che era registrato dai papiri della
Casa della Vita. 10 Ora, dopo che fu trascorso qualche giorno, ecco che
queste cose divennero sempre più numerose nei cieli d'Egitto. 11 Il loro
splendore superava quello del sole 12 ed essi andavano e venivano
liberamente per i quattro angoli del cielo… (lacuna). 13 Alta e sovrastante
nel cielo era la stazione 14 da cui andavano e venivano questi cerchi di
fuoco. 15 L'esercito del Faraone la osservò a lungo con lo stesso Re. 16 Ciò
accadde dopo cena. 17 Di poi questi cerchi di fuoco salirono più che mai
alti nel cielo e si diressero verso il Sud. 18 Pesci ed uccelli caddero allora
dal cielo. 19 Grande fenomeno che mai a memoria d'uomo fu in questa
terra osservato... (lacuna) 20 ed il Faraone fece portare dell'incenso per
rimettersi in pace con la Terra 21 … (lacuna) 22 e quanto accadde il Faraone
diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della Casa della
Vita, affinché fosse ricordato per sempre dai posteri..."

Note esplicative:

1. Non si può definire con precisione il mese e l'ora, poiché non


conosciamo ancora con esattezza il calendario degli antichi egizi.
2. Aveva dunque un alone il cerchio che si spostava?
3. Nella interruzione doveva figurare la direzione nello spazio e forse altri
importanti dettagli.
4. Bocca anteriore o posteriore? La definizione farebbe pensare alla parte
anteriore; si potrebbe pensare ad un bolide. Il soffio invece dà l'idea
della propulsione. Pestifero? Forse non è una esatta traduzione del
papiro o lo storico l'ha usato impropriamente nel senso peggiorativo.
LES ANCIENS
SPATIONAUTES

• Au VIIe siècle, à Palenque, le corps du défunt roi Maya Pacal ( d'une taille
supérieure à la moyenne ) fut placé dans un sarcophage autour duquel une
pyramide fut érigée. La dalle recouvrant ce sarcophage est des plus
troublante, car en la regardant horizontalement, certains veulent y voir
un astronaute aux commandes de son engin, tandis que les archéologues
essaient de nous expliquer qu'il faut regarder la dalle verticalement et
que cela n'est qu'une synthèse des concepts fondamentaux de la
religion des Mayas et que Pacal est assis sur "l'Arbre de Vie"...
• Neuf petits crânes en obsidienne d'origine Maya ont été retrouvés dans
le temple du Serpent à Plumes à Teotihuacan ainsi que dans d'autres
pyramides. Leur taille varie de 15 à 23 millimètres.
Selon des prêtres Mayas, une légende voudrait qu'elles représentent les
9 individus "initiateurs" d'une race extraterrestre...

• En Equateur, on a retrouvé ces statuettes, oeuvres d'un "clairvoyant" ou
bien reproductions de "visiteurs" ?



• En 900 avant J.C., statue japonaise à scaphandre "fermé par deux gros
boulons", trouvée à Tokomai.
• Environ 2 500 avant J.C., en Egypte, à Saqqarah, pendant la 5e dynastie,
des artistes ont peint sur un mur de la tombe de Ptah-Hotep un bien
curieux personnage qui correspond à la description des "petit-gris".
Une image peut être trompeuse, officiellement, il s'agit d'un vase.
Pour en savoir plus, cliquez ICI.
Il y a 3 000 ans, entre la Bolivie et l'Equateur, des artistes ont fabriqué
cette céramique d'un être à gros crâne revêtu d'une combinaison.

Il y a 4 000 ans avant J.C., des artistes sumériens ont sculpté ces
statuettes d'environ 14 centimètres, au corps d'humanoïdes mais à tête
étrange et... toujours de grands yeux...
Ces statuettes sont exposées au musée de Bagdad.
Entre 5 700 et 4 700 avant J.C., en Jordanie, près d'Amman, dans le site
néolithique d'Ain Ghazal, on a découvert plusieurs statuettes représentant des
formes humaines complètes ou en buste.
( Elle dégagent une telle majesté que je n'ai pu résister au plaisir de vous les montrer ).

En 5 000 avant J.C., au Japon, des artisans primitifs de la tribu Dogu ont
façonné ces statuettes en bronze... à grands yeux...

Enfin, tout autour de la planète, on retrouve des peintures rupestres décrivant


de bien curieux personnages, dieux, esprits, visiteurs ???
 En Europe, en Italie :

 En Afrique, dans le désert du Sahara :

 En Amérique, au Pérou :

 En Australie :
Quelques artefacts curieux d' objets volants...

Si nos ancêtres ont vu des extraterrestres, comment ont-ils décrit leurs


vaisseaux ?

L'ODISSEA SPAZIALE DI BARUK


Una sperimentazione genetica scritta nel 600 a.C.
Leggendo alcuni passi dei testi apocrifi del Vecchio Testamento risulta chiaro che gli Alieni hanno
accompagnato l'Uomo dalla sua alba... e il nostro addotto renderà gloria a Dio...
di Corrado Malanga

Esistono importanti studi sulle antiche scritture (1) che analizzano la possibilità che gli alieni abbiano visitato il
nostro mondo prima che noi fossimo in grado di accorgercene o prima che gli storici scrivessero la storia così
com'è oggi. Religioni costruite ad hoc, mondi scientifici costruiti in totale assenza di alieni, tradizioni e testi antichi
purgati da strani racconti che possano far pensare che le cose non sono come ce le raccontano. E le
testimonianze antiche sono lì, ferme, immobili in attesa di essere interpretate. Guai però a dire che le civiltà
egiziane potrebbero aver avuto a che fare con interferenze aliene, guai a sostenere che in America Latina, nella
penisola dello Yucatan, le razze precolombiane avevano conoscenze di natura estremamente sofisticata
riguardanti la posizione delle stelle nel nostro firmamento. Cosa dire delle antiche leggende irlandesi (2) che
parlano degli dèi venuti dallo Spazio che insegnavano ai terricoli le più banali arti, quali la coltivazione dei cereali
o la costruzione di acquedotti. A chi appartengono i cadaveri di tre esseri giganti, alti più di tre metri, che il lama
Lohsang Rampa (3) racconta di aver visto in un antico convento tibetano, custoditi segretamente e riconosciuti
come gli antichi giganti, appunto, abitanti della Terra prima del diluvio universale? E sono figli delle stelle gli
angeli cui fa riferimento il sesto capitolo del libro etiopico di Enoch, nel riferire di quella razza di Vigilanti,
successivamente distrutta col diluvio da Dio? I progenitori di questa stessa razza, gli angeli caduti (ma noi
diremmo dissidenti) saranno poi relegati in una prigione spaziale fatta di nove brillantissime stelle. Non a caso il
libro di Enoch (1) è considerato apocrifo perché, vero o falso che sia, ha un contenuto imbarazzante per la Chiesa
Cattolica. E verosimile che gli esperti del settore siano stati influenzati dalla loro cultura e nozioni nel tradurre e
decodificare: è la "ruota della Storia", che porta l'uomo ad interpretare gli avvenimenti che lo circondano a suo
favore ed ovviamente a sfavore degli avversari politici, militari e religiosi. Ci sono però opere che, una volta
tradotte, ci appaiono chiare nei loro contenuti e simbolismi.
Dall'Apocalisse apocrifa...
Leggendo alcuni passi dei testi apocrifi del Vecchio Testamento le cose appaiono proprio come la storia ufficiale
oggi non vuole ammettere e cioè che gli alieni non solo ci sono, ma ci sono sempre stati! Questo è il caso
dell'Apocalisse apocrifa del profeta Baruk che piangendo sulla prigionia di Gerusalemme, stava presso il fiume
Kibron, quando anche Abimelech fu salvato dalla mano di Dio nei possedimenti di Agrippa. Egli sedeva presso le
bellissime porte ove aveva sede il Santo dei Santi...
Così comincia la narrazione di Baruk, al quale, mentre si chiedeva come mai Dio permettesse al re
Nebukadneazar di invadere la sua città, apparve un angelo mandato dal Signore con il compito di mostrargli i
misteri del Cosmo.
"...suvvia - dice l'angelo - ...ti mostrerò i segreti di Dio". La storia che segue ha dell'incredibile, di sapore
pressoché contattistico. Baruk è il Kenneth Arnold di 2.600 anni fa. Baruk vede macchine volanti, satelliti artificiali
e razze aliene, ma lasciamo a lui il racconto...
Il primo cielo
"Egli mi condusse dove il cielo è fortificato e dove c'era un fiume che nessuno poteva transitare... poi mi
condusse al primo cielo dove esisteva una porta grande e possente e mi disse 'passiamo attraverso di essa' e
noi entrammo come portati da ali percorrendo un tragitto di circa trenta giorni di viaggio. E mi indicò una pianura
nel cielo e su di essa abitavano uomini con il volto di bambini altri avevano corna come cervi ed altri ancora piedi
come capre e fianchi come agnelli..."
Baruk chiede chi siano queste entità e l'angelo dice che si tratta di quelli che volevano costruire la Torre di
Babele, a Dio sgradita e quindi sono stati relegati in questa strana pianura. L'interpretazione del passo è
importante.
Baruk vede personaggi diversi, tra cui anche esseri simili a bambini: intendeva creature piccole e macrocefale?
Altri esseri hanno fattezze diverse dalle nostre. Cosa sono le ali che portano Baruk a passare la strana porta che
lo conduce al primo cielo (noi oggi diremmo alla prima orbita, visto che il Sole abita il terzo cielo di questo
racconto)?
Il secondo cielo
"Poi l'angelo mi prese e mi portò al secondo cielo e mi indicò anche qui una porta simile alla prima e mi disse
'passiamo attraverso di essa' e poi percorremmo, sollevati da ali, un tratto di cammino di circa sessanta giorni."
Qui sono vere e proprie ali che portano Baruk in volo verso un'altra pianura. Baruk descrive le cose con i nomi
che conosce: un posto piatto nello Spazio, dove qualcuno abita, viene detto "pianura" ed una qualsiasi cosa che
vola ha le ali e deve essere un uccello. Qui Baruk vede altri Alieni che avevano il volto come i cani e i piedi come
i cervi, ed anch'essi (razze diverse) avevano avuto a che fare con la costruzione della Torre di Babele e anzi ne
erano stati gli ideatori. L'angelo spiega che tali esseri avevano costruito una grande torre per raggiungere Dio e,
preso un grande trapano, avrebbero traforato il cielo per vedere cosa c'era dall'altra parte. Dio, irato, li confuse e
li disperse. Si tratta di allegorie di macchine volanti, ma ciò era contrario a quel Dio creatore che aveva altri
interessi, forse il dominio incontrastato del teatro stellare?
Il terzo cielo
"E io Baruk dissi 'ecco o Signore mi hai già fatto vedere cose grandi e meravigliose...' e l'angelo mi disse 'suvvia
entriamo' ed io con l'angelo proseguii da quel luogo per un tratto di circa centottantacinque giorni di cammino."
Ecco descrizioni tanto chiare da non richiedere un'interpretazione soggettiva.
"E lui mi mostrò una pianura ed un serpente lungo circa centottanta pletri (circa sei chilometri) e mi mostrò l'ade il
cui aspetto era oscuro ed orribile."
L'ade è dunque buio e nell'ade c'è una macchina (?) lunga sei chilometri. Nel terzo cielo fra breve incontreremo il
Sole, quindi siamo nello Spazio. Baruk chiede all'angelo particolari sull'ade e sul drago di sei chilometri che beve
un braccio di mare senza che questo si consumi. Il mare va anch'esso inteso come spazio profondo. Il drago
mangia lo spazio ma non lo consuma, se ne nutre ma lo rigetta.
"Ti sottopongo ancora una domanda, Signore. Come mi hai detto che il drago beve un braccio di mare, così
dimmi anche quanto è grande il suo ventre... e l'angelo rispose 'il suo ventre è l'ade ed è grande quanto una palla
di piombo lavorata da trecento uomini'."
Il profeta ci restituisce l'idea di una macchina, il drago, che abbia al suo interno qualcosa che assorba l'ade, lo
spazio profondo, ma che non lo consuma e che è il motore del drago, il suo ventre, grande come una palla di
cannone. Ci intendiamo poco di buchi neri e di altre singolarità spaziali, ma questa sembra proprio la descrizione
di un buco nero all'interno della macchina volante.
"E l'angelo mi prese e mi portò la dove sorge il Sole e mi mostrò un carro con quattro ruote, sotto il quale
fiammeggiava il fuoco, sul carro stava un uomo che portava una corona di fuoco. Il carro fu messo in movimento
da quaranta angeli."
E forse la macchina che per alcuni ha portato Ezechiele nello Spazio? Ma ora viene il bello...
"Ed ecco un uccello volava veloce intorno al Sole ed io chiesi all'angelo: 'cos'è quell'uccello?' Egli mi rispose
'questi è il guardiano dell'orizzonte' ed io chiesi: 'fammelo sapere' e l'angelo mi disse 'questo uccello corre intorno
al Sole e quando distende le ali intercetta i suoi raggi che sono simili al fuoco. Se infatti essi non fossero
intercettati, non resterebbe in vita né il genere umano né alcun altro essere vivente ma Dio ha provveduto al
compito proprio con questo uccello'. E quello stese le sue ali ed io vidi sulla sua ala destra alcune enormi lettere,
tanto grandi quant'è lo spazio occupato da un'aia che possa contenere quattromila moggi. Ed erano lettere d'oro
e l'angelo mi disse: 'leggi' ed io lessi e dicevano così: Non mi produssero né la Terra né il cielo, mi produssero
invece le ali di fuoco."
Soffermiamoci sulla descrizione di Baruk di questo uccello che possiede ali che sono pannelli solari o qualcosa di
estremamente connesso. C'è persino, sulle ali semoventi e retrattili, classiche di alcuni nostri satelliti, il marchio
di fabbrica stampato a lettere d'oro che sembra dire... non sono terrestre. Gli angeli chiamano il loro satellite il
"guardiano dell'orizzonte", come accade con i nostri satelliti chiamati "Uccello del mattino" o "Intruso". Si parlerà
in seguito di questo corpo celeste come della mitica Fenice.
"...e l'angelo disse: 'ascoltami Baruk! Tutto ciò che ti ho mostrato sta nel primo e nel secondo cielo mentre nel
terzo cielo c'è il Sole ma ora attendi e vedrai la gloria del Signore.' Mentre parlavo così con lui vedo l'uccello, e
diviene visibile di fronte a me e cresce sempre di più ed infine diviene completamente visibile e dietro di lui vedo
il Sole brillare e con lui gli angeli che lo tirano ed una corona brillare, una visione cui non possiamo rivolgere gli
occhi per fissarla. Contemporaneamente, mentre il Sole brillava e la Fenice estendeva le sue ali... io scappai
sbigottito ma l'angelo mi disse: 'non temere Baruk, e potrai vedere anche il suo tramonto'."
Appare evidente che la cosiddetta "Gloria del Signore" altro non è che una grande macchina volante, spinta da
un motore che produce molta luce, tanta da impedirne la vista. Baruk viene portato ad Occidente, dove questa
volta assiste al fenomeno della Fenice che si avvicina nuovamente verso di lui e che, appena passata nella zona
in ombra (siamo in orbita attorno alla Terra), riavvolge le sue ali (i pannelli solari) e vengono alcuni angeli a
togliere la corona fiammeggiante dalla testa della Fenice. L'angelo infatti spiega che la corona si è sporcata e
deve essere cambiata tutti i giorni perché si è contagiata con certi raggi (cosmici?). Poi a Baruk viene mostrata la
Luna (sembra di assistere al Tour spaziale della NASA).
Il quarto cielo
"E l'angelo mi condusse nel quarto cielo ed io vidi una pianura uniforme ed in mezzo ad essa uno stagno pieno
d'acqua. E vi era una gran quantità di uccelli di ogni tipo, ma non erano simili a quelli della Terra" (ovviamente
n.d.a.). "Ma vidi una gru delle dimensioni di un grosso vitello ed io chiesi all'angelo: 'che pianura è questa e cos'è
questo stagno e questa gran massa di uccelli che gli stanno intorno?' L'angelo rispose: 'ascoltami Baruk, la
pianura che circonda lo stagno e tutte le altre cose straordinarie che sono in essa sono il luogo dove le anime dei
giusti vanno quando si radunano per vivere insieme in gruppi. L'acqua poi è quella che ricevono le nuvole per
farla piovere sulla terra' (Vapore?)... 'e gli uccelli sono coloro che cantano in continuazione le lodi del Signore'
(altri satelliti artificiali per le telecomunicazioni?)":
"Oh Signore, come possono gli uomini dire che l'acqua che piove sulla Terra proviene dal mare?" E l'angelo
disse: 'L'acqua che piove giù proviene dal mare e dalle acque che sono sulla Terra quella invece che produce la
crescita dei frutti, proviene unicamente da questa qui. Sappi inoltre che da essa proviene anche quella detta
rugiada del cielo'".
In questo luogo dunque c'è un'acqua particolare, che non è acqua ma una strana linfa vitale, una corrente che
tiene in vita le anime dei giusti (vedremo fra poco cosa si intende per giusti). Se questo luogo non fosse così
tecnologizzato si potrebbe dire che siamo in un paradiso extraterrestre.
Il quinto cielo
"E l'angelo mi prese di lì e mi condusse in un quinto cielo.
La porta era chiusa. Dissi: Oh Signore! Questa, porta non verrà aperta così che possiamo attraversarla? E
l'angelo mi disse 'Noi non potremo avanzare finché non giunga Michele che conserva le chiavi del regno dei Cieli
ma tu attendi e potrai vedere la Gloria di Dio. E si ebbe un rombo violento.'"
La "Gloria di Dio" si manifesta con un forte rumore e Michele scende per accogliere le preghiere degli uomini. Si
punta l'attenzione su qualcosa che scende ma… se fossimo nello spazio aperto, ciò non avrebbe significato, in
quanto non esiste un verso alto ed un verso basso: nello Spazio tutto è relativo. Ma chi vede e descrive le cose
ha un suo punto d'appoggio, una sua gravità di tipo artificiale. L'altro interessante particolare è la presenza di
rumore. Nello Spazio il rumore non si può propagare: se si percepisce rumore si deve essere in una stanza
chiusa e separata dallo spazio profondo e tale stanza deve essere riempita di un fluido, un'atmosfera che
permette alle onde sonore di espandersi. E anche al di là della porta ci deve essere atmosfera, altrimenti non si
sentirebbe il frastuono prodotto dalla venuta di Michele; non è infatti la porta che si apre a far rumore, ma
qualcosa che si muove dietro di essa.
"Ed ecco si sente una voce. Si aprano le porte! E si udì uno stridore forte come il rombo del tuono e venne
Michele e l'angelo che mi accompagnava gli andò incontro."
L'angelo accompagnatore appare subalterno di Michele che è venuto per raccogliere i cesti pieni di fiori presi ai
giusti. Tali fiori sono le sofferenze dei giusti. Si scopre che ci sono altri angeli che invece non hanno raccolto
niente, perché gli uomini a cui badavano per estrarre le sofferenze non erano giusti e rimanevano dunque a mani
vuote. Michele ha una scodella molto grande... "profonda come la distanza tra cielo e Terra e larga quanto la
distanza tra nord e sud", dove mette le cose che sono state estratte dai giusti. Giusti in che senso? Che fanno le
cose giuste? O che sono fisicamente giusti a livello biogenetico? Ad un certo punto della narrazione Michele
ritorna dietro la porta, che si richiude e si sente il solito rombo. E Michele va a consultarsi con Dio per sapere
cosa fare degli uomini da cui non è stato estratto niente. Poi l'arcangelo ridiscende nel quinto cielo, si riapre la
porta e gli uomini giusti verranno conservati e curati così come quelli che sono semigiusti, che nel tempo si spera
migliorino, ma quelli non giusti verranno eliminati attraverso i sistemi peggiori, tra cui guerre, carestie ed
epidemie. Sarebbe dunque una scelta genetica, quella praticata da Michele, peraltro raccontata come una scelta
basata sulla bontà? Non si tratterebbe allora di bontà d'animo, ma di bontà genetica. Esisterebbero uomini buoni
per avere dei frutti che Michele porta al cospetto di Dio mettendoli in questa strana scodella molto grande (un
UFO?) e uomini non adatti, che nel tempo dovrebbero essere eliminati. Se questo non si chiama "razzismo
esobiologico" allora cos'altro è?
Baruk ha visto tutto e l'angelo lo riaccompagna sulla Terra.
"Quando fui di nuovo in me..." continua la storia ed il nostro addotto renderà gloria a Dio. L'espressione "quando
fui di nuovo in me" fa pensare allo stato confusionale degli addotti al termine della loro esperienza, mentre
supporre che Baruk abbia sognato e che tutto il racconto sia frutto della sua fervida fantasia appare poco
probabile, data l'esattezza tecnica di alcuni particolari, pur raccontati con le parole di un uomo che non aveva mai
visto macchine volanti aliene.
La nostra interpretazione del testo non deve apparire forzata. Si vuole piuttosto mettere in evidenza il
meccanismo di interpretazione storicistico, cioè relativo al momento storico in cui esso avviene, in quanto
dipendente dai prerequisiti che gli interpretatori possiedono. Così questo testo interpretato cento anni fa sarebbe
stato visto come una visione mistica di Baruk, ma nel 2000, dopo la conoscenza di satelliti artificiali, dopo la
comprensione parziale del problema UFO, dopo le esperienze degli addotti, dopo tutto questo, un'interpretazione
alternativa è d'obbligo.
Morale della favola
Se le cose stanno veramente così, ci troviamo di fronte ad un'altra conferma della sperimentazione genetica che
una razza aliena, forse i nostri creatori, stanno eseguendo nei nostri confronti da centinaia, o migliaia di anni ed il
dilemma è: sperare di essere non biologicamente adatto agli alieni e quindi essere eliminato dal razzismo
esobiologico? O sperare di essere adatto ai nostri Creatori e quindi subire, a nostra insaputa, le "Abductions" ed
essere contento?
A voi la scelta.
Bibliografia:
(1)
E. Jucci, "Gli Apocrifi: l'altra Bibbia che non fu scritta la Dio". Ed. Piemme. Casale Monferrato (1992).
(2)
E.Coarer-Kalondan, Gwezenn-Dana, "Les Celtes et les Extaterrestres", Ed. Marabout, Verviers (1975).
(3)
T. Lobsang Rampa, "Il Terzo Occhio", Ed. Mondadori, Milano (1998).

• résentation
Le plateau désert de Nazca se trouve au
sud du Pérou, à 400 km de Lima et 50 km
de la côte du Pacifique.
Le site est couvert d'un très grand nombre
de dessins et de figures géométriques
qu'on ne peut découvrir que par la voie
des airs.

C'est seulement en 1927 soit plus de 1000


ans après la disparition présumées des
Indiens Nazcas, qu'un pilote
péruvien découvre par hasard les incroyables dessins sur le sol. On commence alors à entrevoir l'ampleur du
mystère.
Le 1er chercheur à essayer de résoudre ce mystère est l'archéologue américain Paul Kosok qui arrive sur place en
1939.

• n site archéologique immense


Sur plus de 500 km², les dessins de Nazca ont été tracés en déblayant la fine couche de pierres sombres couvrant
le désert pour mettre à nu le sol plus clair.
On distingue 3 types de marques :
- Des lignes droites, en zigzag ou en spirale pouvant atteindre 5 km de long.
- Des figures géométriques en forme de bandes de très grandes tailles ressemblant à des "pistes d'atterrissage".
- Des représentation d'animaux dépassant souvent 150 mètres de long.

On trouve aussi, au flancs de certaines collines bordant le désert, des représentations d'être humains d'une facture
différente et plus primitive attribuées aux Paracas, prédécesseurs des Nazcas dans la région.
Les figures, tracées géométriquement à travers les reliefs, recouvertes par la
poussière, ont resurgi grâce au travail d'une mathématicienne allemande,
Maria Reiche, qui leur a consacré toute sa vie à partir de 1945, partageant
son temps entre la recherche et l'entretien des lignes tracées sur le sol.

• eprésentation astronomique ?

Comme Paul Kosok qu'elle avait secondé, Maria Reiche pense que les
lignes droites constituent une sorte de calendrier astronomique permettant
de calculer les dates et les saisons.
Pourtant, en 1968, l'astronome américain Gerald Hawkins consacre une
étude par ordinateur qui ne permettra pas d'affirmer cela, si ce n'est pour
quelques dessins sans doute dû au hasard.

Cependant, l'ethnologue Simone Waisbard et son fils Jack, informaticien, sont persuadés, après avoir étudié le
plan d'ensemble des figures géométriques et des représentations d'êtres vivants qu'il s'agit bien d'un calendrier
météorologique. Ou plutôt la superposition de plusieurs calendriers au fil du temps.

Un autre spécialiste du site, l'explorateur anglais Tony Morisson,


accorde plutôt aux tracés une signification religieuse, en se fondant
sur les coutumes et la religion des Nazcas. Pour lui, les lignes sont
des sentiers sacrés reliant des autels, les dessins des hommages aux
dieux du ciel et les grandes "pistes" des lieux de rassemblement
religieux.

• n chef-d'œuvre visible uniquement du ciel

Comment les Nazcas ont-ils fait pour tracer des


dessins si parfaits sans les voir ?
D'après Maria Reiche c'est en agrandissant des
maquettes dont elle a trouvé les traces prés de
certaines figures animales.

L'américain Jim Woodman a tenté de prouver avec


l'aérostier anglais Julian Nott, que les Nazcas savaient
fabriquer des ballons à air chaud pour superviser le
tracé des figures.

Il fonde cette hypothèse à partir de dessins trouvés sur des poteries et après avoir constaté la présence de traces de
feux au milieu du réseau de pistes. En 1975, il construit un ballon, le Condor I, fabriqué avec du tissu et des
cordes du même genre que ceux trouvés sur les momies nazcas.
Le ballon s'élève à 90 mètres avant de s'écraser, les 2 aérostiers s'en tirent de justesse. Mais la preuve est faite, les
nazcas pourraient bien avoir volé
• éroport pour extraterrestres ?

Le suisse Erich von Daniken émet une hypothèse plutôt


osée : les "pistes" seraient un aéroport rudimentaire pour
des extraterrestres venus visiter notre planète dans le
passé.

A moins que les magnifiques dessins d'animaux soient un


repère géant édifié par les fidèles au fil des siècles pour
guider des "dieux" lors d'un hypothétique

OVNIS
À TRAVERS LES SCIÈCLES... ET LES SCIÈCLES... AMEN !
DEPUIS DES MILLÉNIUMS DES MESSAGES
PEINT PAR DES INITIÉS ?
Ou encore des témoins ! Les cultures
autochtones et natives des continent à travers
l'histoire de l'humanité nous ont laissé des
dessins, gravures, peintures des "dieux" qui
les ont visités ou parfois même enlevés. La
connaissance des liens que nous avions avec
ces êtres est soudainement disparue, changée
en religion et est demeurée occulte depuis sauf
pour certaines sectes et sociétés secrètes qui
datent bien avant du temps des Pharaons, de
l'Égypte, de Babylonne et de Sumer. Et pourquoi la Chrétienté et "La Fraternité des
Illuminatis" (Ceux qui savent...mais qui ne parlent pas) de ce monde se sont-ils laissés
des petits dessins, peintures, gravures codés avec des o.v.n.i. ou soucoupes qui
démontrent très bien le lien extra-terrestre qu'ils ont encore. Mais attention, parfois
l'expression extra-terrestre peut vouloir dire "extra-dimensionel" également. Et o se
trouvent-elles ces toiles et peintures rupestres ? Dans des musées, des ch,teaux, églises
et cathédrales, tous des endroits ou sociétés qui "leurs" appartiennent, quoi ! Non, ce
n'est pas d'hier que nous sommes plus que visités. Et la visite venait d'un peu
partout...Comme le mentionnent les cylindres sumériens traduits et retrouvés à Nineveh,
Irak (tiens, tiens, la terre des anciens...je me demande si il y reste encore des artifacts,
sic.) dans le livre de Zécharia Sitchin "La Douzième Planète"....Losque les "Announakis"
firent front commun après s'être rebellé contre les durs labeurs et conditions qui leurs
étaient imposés,(hey, ça na pas changé beaucoup depuis 6000 ans) et après avoir
encerclé la demeure d'Enlil et qu'il voulu tous les détruirent , Enki / Ea, son demi-frère,
lui déconseilla fortement. Anou (Anu) dû descendre lui-même sur terre pour voir au
conflit. Après un long débat au Conseil, Ea suggéra: " Qu'un "lulu" , un "Travailleur
Primitif" soit créé !" Et de continuer: " Puisque la Déesse des Naissances est présente,
Qu'elle crée un Travailleur Primitif, Qu'il subisse le joug... (merci quand même), Qu'il
porte le labeur des dieux !" (et c'est ça servir Dieu ?)...Et c'est elle, Ninhursag, ou Ninti
ou Isis et al. qui tient dans ses bras son ptit "lulu" et a qui on doit d'avoir été créé à
l'image et à la ressemblance des Élohims.
C'est elle
l'Infirmière en
Chef qui a
assisté Enki à la
création du
premier hybride
"Adamou"?
Ninhursag et
Adamu! Isis et
Horus !

Hey! Ils ont de l'imagination ces sumériens, vous trouvez pas? Haha! Et les africains
dans leurs tribus en disent de même: la tribu des Dogons connaissait Sirius mieux que
nos propres astronomes et le chamane Credo Mutwa mentionne que lui et son peuple
connaissent les "Chitaüris" ( lire Chitaouris) depuis des sciècles, voire même
milléniums. Oups, o a-t-on manqué quelque part nous les soit-disant civilisés ? Regardez
ce qu'on nous a enseigné (plutôt "ensaigné" car on nous l'a entrer dans le sang ...en-
saigné ?)! Le 'Saigneur' n'est pas mon berger, non merci et je donne ma démission
comme "lulu"...voilà... Amitié ... Nenki P.S.

Je tient à remercier Marc Angee, un très gentil et très éveillé petit-cousin d'Europe qui a
créé un site super bien et rempli d'informations et de photos sur les ETs et OVNIs,
archéo et artéfacts ancients et bien d'autres sujets. Bien documenté et intégral. Mais à
vous de le découvrir. Il m'a donné la permission de reproduire ses recherches et
trouvailles en collaboration avec nous. Non mais, des gens comme ça.... ça vous donne
du revitalisant et la famille prend de l'expansion, si on peut dire. C'est là d'ailleurs que
j'y ai trouvé ces toiles d'Europe et d'ailleurs et qu'il a bien voulu en faire la
traduction...et la partager ouvertement. Ouf ! Une de moins à faire. Merci encore une
fois, Marc et à bientôt.

Son site: http://marcogee.free.fr/

Source sur un autre site anglais: ce gars a vraiment de belles photos mais on ne peut les
copier ... http://homepage.ntlworld.com/m.hurley/index.html

"OVNIS À TRAVERS LES SCIÈCLES" ...suite 2


La préhistoire ... au 15 ième sciècle
#1- Cette photo est un canular que j'ai découvert il y a peu de temps. Je vous
présenterai l'original sous peu. Pardonnez mon enthousiasme...

*******
#2- Cette photo est
également un autre canular
que j'ai découvert le même
jour. Elle a été tirée de la page
couverture d'un livre.
L'original s'en vient sous peu.
Comme on peut se faire
prendre.
*******

#3- Également du Japon, cette peinture rupestre étonnante dont je ne possède pas la
datation . On peut y voir un rassemblement de personnes qui témoignent díune
visitation díun disque ´ solaire ª émanant des rayons.

*******

#4- Ces deux tapisseries ont été créées au 14 ième sciècle. Les deux dépeignent la vie
de Marie. Des disques en forme de chapeaux peuvent être facilement repérés. Celle de
gauche a été peinte en 1330. Celle de droite intitulée "The Magnificat". Les deux se
situent à la Basilique Notre-Dame à Beaune, Bourgogne, France.

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#5- Au XIVe siècle, sur une fresque du "Monastère Visoki Decanni à Detjani au Kosovo,
Yougoslavie", datée de 1350 et intitulée "La Crucifixion". On peut voir deux personnages
dans deux objets volants l'un poursuivant l'autre.
Quel Bolide

Vite ! Il va me rattrapper
Les personnages regardant cette scène insolite semblent effrayés. C'est évident qu'il y
quelqu'un qui va se faire royalement crucifié dans cette course folle.
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#6- En 1496, dans "L'Annonciation" conservé à la Galerie Nationale de Londres, Carlo


Crivelli ( 1430-1496 ) a remplacé l'Archange Gabriel par un "OVNI" qui lance un rayon
lumineux sur le "chacra" de la couronne de la Vierge.
Souvent de par le passé les "anges" ont été mépris pour des "Objets Lumineux" venu du
ciel, les "Envoyés", les "Messagers" des Dieux ou de Dieu

En jouant un peu avec PhotoShop et en obscurcissant l'image on se rend compte des


détails de la jante sous l'OVNI et dans le centre certains détails (moteur à propulsion ?).
Non mais, qu'elle imagination surtout quand on a pas vu les films d'Hollywood !

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"14e sciècle... à nos jours"
#7- Dans "La Thébaïde" de Paolo Ucello ( 1397-1475 ), on voit au centre de la scène un
objet de forme discoïde surmonté d'une coupole, peint en mouvement.
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#8- Sur la toile de Filippo Lippi ( 1406-1469 ), ou Domenico Ghirlandino, "La Vierge et
Saint-Jean enfant", conservé au Palazzo Vecchio, un homme et son chien observent
attentivement un objet sombre semblant émettre des rayons lumineux.

Les détails qu'on voit dans l'agrandissement de cette toile sont ahurissants. On dirait un
"spoutnik" russe avec une orifice sous l'OVNI et des protubérances comme des tuyaires
ou transformeurs quelconques. Je trouve que l'étoile ou soleil avec des rayons sur
l'épaule de la vierge est très intriguant...et un symbole réservé aux initiés "solaires".

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#9-Cette toile des temps médiévaux du 15 ième sciècle nous montre une sphère avec
un orifice en dessous et des scintillements jaunes tout autour. Elle raconte comment les
villageois annoncait à la noble dame l'événement dont ils avaient été témoins. Mais elle
pointe du doigt en voulant dire quoi ?
#10- Massolini Di Panicale à gauche

#10- Massolini DaPanicale a peint vers les années 1440 une toile de Jésus qui se tient
dans un cercle avec une dame (la vierge, Marie-Madeleine ?) et se tiennent au-dessus de
disques volants qui sont très nombreux et semblent envahir les habitants du village.
(image ci-haut).

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#11- Dans l'une des plus vieilles églises de Russie, à Svetitskhoveli, en Géorgie, on
peut voir cette étonnante fresque, datée du XVIIe siècle, o, de chaque côté de la croix,
on peut distinguer deux objets volants à l'intérieur desquels deux visages regardent la
scène de la crucifixion.

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#12- Moïse également a eu droit à plusieurs visitations comme on le sait. Voici
comment ce peintre a "imaginé" la scène. Étrange qu'il l'ait peint avec des "cornes
d'énergie" jaunes qui subtilement ressortent de sa tête. On peut facilement voir quatre
OVNIs. Plus étange encore est que cette toile se trouve en Belgique au Château du Conte
Dotremond (d'autre monde) ça c'est sûr. Un exemple d'illuminatis ou d'initiés qui
savent.

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#13- Au 15 ième sciècle à Kiev, on a été jusquu'ê représenter Jésus en fusée. C'est
vraiment une "superstar" tout comme le russe Tito, il a bien mérité de se promener en
module. Et les deux personnages avec des auréoles à ses côtés qui se tiennent debout
sur des coupoles ou disques "anti-gravitationnels" ? Je me demande bien qu'elle est
l'histoire derrière ce dessin.

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#14- En 1600, Bonaventura Salimbeni (1567-1613), a peint ce tableau baptisé "La


Glorification de l'Eucharistie" visible à San Pietro dans l'église de San Lorenzo. On peut y
voir l'Esprit Saint représenté sous la forme d'une sphère munie de 2 antennes. Un autre
"spoutnik". Machine à voyager dans le temps peut-être ? Ces vaisseaux sont capables de
tout...
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#15- Ou bien encore, ce tableau conservé au Fitzwilliam


Museum de Cambridge, une institution qui appartient à la
même 'fraternité'. "Le Baptème du Christ", peint en 1710 par
Aert De Gelder, ( 1645-1727 ), disciple de Rembrandt, décrivant Jésus illuminé par des
faisceaux lumineux issus de l'Esprit Saint en forme de disque gris.

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#16- L'Assomption de Marie au ciel. Toujours ces mêmes vaisseaux qui les
accompagnent. Cette fois-ci c'est une flotte au complet. Pas mal our 1490, considérant
que les vaisseaux ressemblent drôlement aux avions "furtifs" des USA.

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OZN-urile ar putea fi soli din Atlantida


O versiune uimitoare despre originea OZN-urilor a fost emisa de ufologul american Oscar Bigris. Acesta
crede ca farfuriile zburatoare sint trimise de pe continentul Atlantida, continent disparut in adincurile
oceanului.

Se pare ca locuitorii de pe Atlantida stiau ce soarta ii asteapta – scufundarea imediata in apele oceanului. Ei s-au dovedit a fi neputinciosi
in fata catastrofei care ii astepta, spune Bigris. Probabil ca atlantii credeau ca toata planeta noastra va fi atinsa de catastrofa, pentru ca altfel
ar fi putut incerca sa se mute pe alte continente si sa puna acolo baza unei colonii. De aceea, s-au indreptat catre cosmosul indepartat. Unii
dintre ei, probabil, au gasit acolo conditii prielnice pentru trai, altii au avut mai putin noroc si au inceput sa se intoarca pe Pamint in
diferite perioade istorice.

Dupa parerea cercetatorului, prin aceasta se explica si asemanarea arhitecturala dintre unele constructii aflate la mii de kilometri distanta,
in diferite zone ale planetei noastre, cum ar fi Egiptul, China si America de Sud. Prin aceasta se poate de asemenea explica pauza de 3.000
de ani dintre construirea piramidelor din Egipt si cele din America de Sud. Calatorii de pe Atlantida s-au stabilit in aceste locuri in perioade
istorice diferite, insa au construit acelasi lucru ca si in patria lor scufundata. Se pare ca OZN-urile atlantilor zboara si astazi deasupra lumii
noastre, iar colonizarea acesteia de catre ei continua.

Bigris considera ca acum, cind locuitorii Atlantidei calatoresc in timp, ei incearca de fapt sa isi dubleze civilizatia. De aceea, foarte multi
cercetatori spera ca pe Pamint, datorita eforturilor acestui popor foarte bine dezvoltat, va veni vremea unui progres la fel ca acela care a
existat pe Atlantida.
Testimonianze di avvistamenti nei cieli del Pianeta
Nel corso della storia sono state molte le testimonianze di avvistamenti nei cieli del pianeta.
Iniziamo qui una raccolta che costituisce una prova tangibile che il fenomeno non è solo dei nostri giorni,
ma affonda le proprie radici nel passato.
a cura di Nonsoloufo

Nel papiro egizio, noto col nome di "Papiro Tulli", si narra una serie di avvistamenti di oggetti misteriosi nel cielo.
Protagonisti della vicenda il Faraone Thuthmosis III (1504-1450, circa a. C.) e molti suoi sudditi.
Lo studio del professor Solas Boncompagni portò alla traduzione in italiano del testo geroglifico.
Sempre da uno studio condotto dal professor Solas Boncompagni, in una scena tratta dal "Libro dei Morti", nella
riproduzione del "Papiro di Torino", si possono osservare chiaramente in cielo tre corpi volanti di forma circolare.
La scena presenta una imbarcazione con offerte.
Nel "Libro dei Morti" la descrizione, che fa parte del Capitolo CX, conclude:
«Io approdo al momento (...) sulla Terra, all'epoca stabilita, secondo tutti gli scritti della Terra, da quando la Terra
è esistita e secondo quanto ordinato da (...) venerabile».
Tito Livio, nella sua "Storia di Roma", riporta le testimonianze di oggetti a forma di scudi circolari che volavano
nel cielo e che erano stati visti sopra molte città dell'Impero; aggiunge anche che il secondo re di Roma, Numa
Pompilio, fu testimone personale della caduta dal cielo di uno di questi "scudi volanti" e che lo avesse
annoverato tra gli oggetti di culto delle pratiche religiose che stava promuovendo.
Cicerone, nel suo "De Divinatione", nel Capitolo 43, parla di quando «...il sole splendette nella notte, con grandi
rumori nel cielo e il cielo sembrava esplodere e stupefacenti sfere vi apparvero...»
Plinio il Vecchio, nelle "Historiae Naturales", nei capitoli 25 e 36, racconta di "Clipeus Ardens" visti sfrecciare nel
cielo dell'antica Roma.
Giulio Ossequente, nel "De Prodigiis" narra di avvistamenti, effettuati sia di giorno che di notte, riguardanti
"Scudi di fuoco", "torce", "più soli", più lune", "ruote luminose" ecc., apparsi su Roma e su altri luoghi. Dal "De
Prodigiis", il disegno di due Soli che apparvero su Alba nel 204 a. C.
Esiste la cronaca di identici avvistamenti anche nelle opere di Plutarco, Eschilo e Valerio Massimo.
Nel suo trattato di scienze naturali, Seneca racconta, con numerose osservazioni, di inspiegabili "travi luminose"
che comparivano all'improvviso nei cieli delle città antiche. Le "travi" rimanevano immobili per giorni, per poi
sparire all'improvviso, così come erano arrivate.
Senofonte, nel suo "Anabasi", fa una classifica degli oggetti volanti avvistati in base alla loro forma; li descrive
nelle forme a conchiglia, piatti, a campana, triangolari.
Corrado Lychostene, nel suo libro "Prodigiorum ac Ostentorum Chronicon", stampato a Basilea nell'anno 1557,
ci descrive gli avvistamenti di oggetti strani che solcavano il cielo nel Medio Evo e nel Rinascimento.
Oltre a croci greche e cristiane, nel libro si descrive il passaggio nel cielo d'Arabia, nell'anno 1479, di un oggetto
definito "trave". Accanto alla notizia è stampato anche il disegno di tale "trave", che è identica ad un moderno
missile.
Nel 1290, un enorme oggetto circolare di colore argenteo sorvolò lentamente l'Abbazia benedettina di Amplefort,
in Inghilterra, sotto gli occhi terrorizzati dei monaci che interruppero le loro preghiere già iniziate nella cappella,
per accorrere a vedere il prodigio.
Benvenuto Cellini (1500-1571) nella sua autobiografia descrive lo strano fenomeno di cui fu testimone lui stesso
assieme a un suo compagno di viaggio. I due stavano ritornando da Roma, a cavallo, verso Firenze, quando
giunsero su una collina da cui si vedeva la città. Poterono così vedere una enorme "trave luminosa" stagliarsi nel
cielo sopra Firenze.
Gli abitanti di Norimberga, il 14 aprile 1561, furono testimoni di un fenomeno inspiegabile. Nel cielo della città
comparvero numerosissimi oggetti cilindrici che rimasero immobili, in alto. Subito dopo, dall'interno degli oggetti
cilindrici uscirono moltissimi altri oggetti, a forma di sfera e di disco, che si misero a compiere evoluzioni nel cielo.
Nel cielo di Basilea, in Svizzera, il 7 agosto 1566, apparvero numerosi oggetti di forma sferica e di colore chiaro e
scuro. Gli oggetti si affrontarono in una specie di combattimento aereo, davanti agli abitanti della città che, con lo
sguardo rivolto al cielo, osservavano la scena.
Fonti:
Noi e gli extraterrestri - Eufemio Del Buono
Il libro dei prodigi - Solas Boncompagni

L'ASTRONAUTA DI PALENQUE
Su una pietra tombale maya ritrovata nel Tempio delle Iscrizioni di Palenque, nello stato messicano del
Chiapas, è ritratta una figura umana in una posa che ricorda quella di un viaggiatore spaziale intento a
pilotare un veicolo a razzo. L'uomo sembra impugnare i comandi di guida, e nella parte posteriore del
veicolo compare una struttura (un motore?) da cui fuoriescono quelle che appaiono essere fiamme. Altri
dettagli suggeriscono la presenza di un sedile, di un apparato di respirazione e di una struttura esterna
affusolata che ben si concilia con l'aspetto di un veicolo a razzo.
L'immagine è stata portata all'attenzione del pubblico dallo scrittore svizzero Erich von Däniken che, a
partire dal suo libro Ricordi del futuro (1968), l'ha interpretata come una testimonianza della visita
all'umanità da parte di viaggiatori extraterrestri, avvenuta secondo l'autore in tempi remoti e della quale
si sarebbe in seguito persa la memoria. Secondo le teorie dello scrittore, riprese ed ampliate anche in
Italia da Peter Kolosimo, gli antichi contatti con civiltà aliene avrebbero tuttavia lasciato traccia in
alcuni manufatti, dei quali la pietra di Palenque costituirebbe uno degli esempi più convincenti.
Nonostante l'aspetto dell'immagine tombale, in sé piuttosto sorprendente, von Däniken si ferma però
all'interpretazione che deriva dalle prime sensazioni, tralasciando di approfondire aspetti decisivi fra cui
- ad esempio - l'abbigliamento del "pilota", non certo adatto a un volo spaziale. Ma soprattutto altri
studiosi, fra cui l'archeologo statunitense William H. Stiebing, documentano come nella stessa località
di Palenque vi siano diverse pietre tombali maya (come nel Tempio della Croce e nel Tempio della
Croce Fronzuta) sulle quali compaiono simboli che si ritrovano anche nell'immagine del cosiddetto
astronauta. Nel contesto dell'arte maya, tali figure rappresentano il "Mostro della Terra" (un guardiano
degli inferi), scambiato per la parte inferiore dell'astronave, un oggetto a forma di croce (che
probabilmente raffigura una pianta di mais) un uccello quetzal (un simbolo solare ad indicare la
sorgente della vita) e altro ancora. Si suppone quindi che la scena sulla pietra ritragga in realtà un
sacerdote o un re raffigurato al momento della morte, durante il passaggio fra il mondo dei vivi e
l'aldilà. Conosciamo invece la data della sepoltura, risalente alla fine del VII secolo d.C., che
evidentemente non si concilia affatto con l'ipotesi della visita di antichi extraterrestri, sostenuta da von
Däniken e dai suoi seguaci.

Marco Morocutti

PER SAPERNE DI PIU':

• Sergio De Santis. "Antichi astronauti e moderni best-seller: una bibliografia commentata",


Scienza & Paranormale 22, pp. 40-47.
• James Randi, "Reperti spaziali", in: Fandonie - Flim-Flam! (Avverbi edizioni, 1999), pp. 140-
164.
• William H. Stiebing Jr., Antichi Astronauti (Avverbi edizioni, 1998)
• Ronald D. Story, "Antichi astronauti? Un esame critico delle più famose prove", Scienza &
Paranormale 22, pp. 22-29.
• Il sito ufficiale del Precolumbian Art Research Institute

LE PISTE DI NAZCA
Un luogo decisamente insolito che ha alimentato le più fantasiose supposizioni è la piana di Nazca, in
Perù. Si tratta di un'arida pianura che misura circa 200 miglia quadrate e si estende tra le città di Nazca e
Palma, a circa 250 miglia a sud-est di Lima. La pianura è diventata famosa in tutto il mondo a causa dei
giganteschi disegni che la ricoprono quasi interamente. I disegni appaiono ben visibili dall'alto: si
possono individuare più di 13000 linee, vi figurano inoltre più di cento spirali, trapezi, triangoli e altre
figure geometriche e quasi 800 giganteschi disegni di animali. La tecnica usata per tracciare i disegni
consiste nella rimozione dal terreno delle pietre scure superficiali in modo da lasciare apparire lo strato
di terra sottostante, di colore più chiaro. Gli archeologi ci dicono che tali disegni furono tracciati
nell'arco di qualche centinaio di anni tra il 200 a.C. e il 600 d.C.
Numerosi autori dalla fervida fantasia hanno ipotizzato che le linee di Nazca potessero essere piste di
atterraggio per le astronavi di antiche civiltà aliene. Secondo tali autori, infatti, sarebbe assolutamente
impossibile che una civiltà come quella degli antichi peruviani potesse aver realizzato un'opera simile,
non disponendo evidentemente di velivoli aerei. In realtà tutte queste supposizioni sono frutto di pura
fantasia e non trovano nessun elemento concreto a loro sostegno. L'ipotesi più probabile e ragionevole
consiste nel ritenere che gli straordinari disegni di Nazca siano stati fatti dagli stessi antichi peruviani
per scopi rituali e forse astronomici. Alcuni ritengono inoltre possibile che questa antica civiltà
conoscesse l'uso di palloni aerostatici, dai quali avrebbero potuto osservare la loro opera. In alcuni
reperti archeologici della zona sono stati, infatti, rinvenuti reperti che presentano raffigurazioni molto
simili a rudimentali mongolfiere. Inoltre una spedizione archeologica intrapresa nel 1975 ha dimostrato
la possibilità di costruire una mongolfiera in grado di volare utilizzando una tecnologia primitiva,
sicuramente disponibile agli antichi peruviani. In ogni caso, comunque, l'uso delle mongolfiere non è
strettamente necessario per la realizzazione dell'opera.
Per quanto riguarda le eccezionali dimensioni dei disegni e le relative difficoltà tecniche di
realizzazione, appare probabile che gli antichi peruviani abbiano dapprima realizzato disegni in scala
ridotta che sarebbero stati successivamente riportati ingranditi sul terreno con l'aiuto di un opportuno
reticolato di corde.

Silvano Fuso

PER SAPERNE DI PIU':

• Nickell, J. "Ho rifatto le linee di Nazca", Scienza & Paranormale 26, 1999, pp. 59-63.
• Story, R. D. "Antichi astronauti" (Lo spazioporto di Nazca), Scienza & Paranormale 22, 1998
(p. 22).
• Stiebing Jr., W. H., Antichi astronauti, Avverbi, Roma 1998, pp.153-159
• Randi, J., Fandonie - Flim-Flam!, Avverbi, Roma 1999 (capitolo 6)