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SONDAGGIO

Gli Anziani e l’assistenza socio-sanitaria

Nel periodo fra il 5 ed il 25 Agosto 2002, abbiamo sottoposto ad un campione randomizzato di


soggetti over 50 anni un questionario informativo composto da 5 domande atte ad identificare la
tipologia del campione e 22 domande elaborate allo scopo di verificare il grado di conoscenza su
alcune tematiche sociali ed economiche connesse con il settore sanitario, nonché valutare il
gradimento o la opposizione ad alcune misure economiche, già applicate o allo studio, in grado di
contenere la spesa sanitaria. L’ampiezza del campione e la tipologia di alcune domande erano
funzionali a confermare i dati emersi dal sondaggio preliminare n° 2/2002.
L’indagine è stata condotta in zone di villeggiatura, diverse per tipologia ed utenza, nelle quali è
alta la presenza di persone oltre i 50 anni. (Albenga, Abano, Aranova,Chianciano, Fiuggi,
Maccarese, Ostia, Palidoro,Patti, Pescara, Rimini, Tarquinia, Torre in Pietra, Vibo Valentia.)
La distribuzione è avvenuta sia attraverso hostess appositamente addestrate che distribuivano i
questionari presso gazebo posizionati in zone strategiche e fortemente frequentate, sia attraverso
associazioni alberghiere che attraverso organizzazioni locali punto di incontro e aggregazione della
popolazione più anziana.
Sono stati non inseriti nella valutazione del campione i questionari consegnati in forma incompleta
o con correzioni e commenti.
Sono risultati pertanto utili all’elaborazione n° 4993 questionari.

La composizione del campione:

Sesso CAMPIONE CAMPIONE


TOTALE OLTRE I 70 ANNI
F 50,55 46,96
M 49,45 53,04
TOTALE 100,00 100,00
Età CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI
da 50 a 60 anni 35,02
da 60 a 70 anni 39,94
oltre i 70 anni 25,04
TOTALE 100,00

risente del metodo adottato nel sondaggio che coglie, in modo randomizzato, soggetti che, per età e
livello socio/economico, fruiscono maggiormente dei servizi socio/sanitari trovandosi in una età che
li vede prossimi alla pensione o già pensionati. Tale composizione, che certamente si discosta dal
modello demografico nazionale, risponde però al criterio di indagare su di una ampia fascia di
popolazione rappresentata da nuclei familiari di impiegati, artigiani, operai e casalinghe che, per il
loro reddito e per le condizioni familiari e sociali, risentono maggiormente di ogni intervento teso a
determinare un aggravio economico per mantenere inalterati i livelli di assistenza sociale e sanitaria.
CAMPIONE CAMPIONE OLTRE I
Composizione nucleo familiare TOTALE 70 ANNI
da una a due persone 50,62 69,85
da due a quattro persone 39,04 16,99
oltre i quattro 10,34 13,15

CAMPIONE CAMPIONE
Reddito netto mensile TOTALE OLTRE I 70 ANNI
fino a 600 euro 26,36 45,95
da 600 a 1000 euro 36,54 28,76
oltre i 1000 euro 37,1 25,29
Tale scelta è stata determinata dal fatto che le categorie a più alto reddito, secondo gli indicatori
economici, in un’alta percentuale fanno ricorso a servizi sanitari di tipo privato, sia in relazione a
visite specialistiche e ricoveri, sia per il ricorso a trattamenti farmacologici con farmaci allocati
nella fascia C o con il ricorso a trattamenti di medicina non convenzionale.
Il campione selezionato è quindi rappresentativo di quella fascia di popolazione che maggiormente
fruisce della sanità pubblica sia in termini di diagnostica sia in termini di trattamenti farmacologici.
Ritornando ai contenuti del questionario la prima domanda desidera mettere in luce se la
popolazione è consapevole del costo medio giornaliero di un ricovero.
La seconda domanda, traduce un orientamento prevalente in ambito governativo, cioè quello di
sviluppare i servizi di assistenza sul territorio e di incrementare, anche attraverso incentivi
economici, l’assistenza sanitaria a domicilio per soggetti anziani e disabili.
Essendo allo studio del governo l’adozione di un sistema assicurativo – assistenziale sul modello
tedesco, la domanda numero tre intende valutare lo spirito di accettazione e, soprattutto, di
comprensione di tale strategia da parte del campione selezionato.
Infatti, come è già accaduto per la comprensione delle ricadute determinate dalla proposta di
modifica dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, riteniamo che la popolazione non abbia compreso
che la introduzione di sistemi assicurativi integrativi tesi a garantire una maggiore erogazione di
servizi sociali e sanitari per le necessità dei soggetti più anziani, non si propone di modificare gli
attuali standard dei livelli minimi di assistenza ma, piuttosto, di far fronte alle necessità cui le attuali
giovani generazioni andranno incontro nel prossimo futuro.
La domanda numero quattro prende in esame l’aspetto della concorrenzialità fra strutture pubbliche
e strutture private nell’erogazione dell’assistenza.
Infatti, le assicurazioni sanitarie private rimborsano l’assistito prevalentemente per le prestazioni
sanitarie ricevute nell’ambito di strutture private mentre, a parità di qualità di prestazioni,
dovrebbero rimborsare, in tutto o in parte, le prestazioni erogate anche dallo Stato (vedi studio
allegato).
Le domande sei e sette tendono a valutare i tempi di attesa per prestazioni o ricoveri, indicati da
quella fascia di popolazione che, percentualmente, usufruisce maggiormente di tali prestazioni.
Le domande 9, 10 e 17, cercano di individuare la qualità percepita in ordine ai servizi ospedalieri
pubblici. Queste domande si incrociano con la numero 11, la 12 e la 13 le quali forniscono
indicazioni sulla tipologia di interventi correttivi che tali utenti individuano per migliorare la qualità
e l’efficienza dei servizi sanitari, nonché la percezione dei principali capitoli di costo che
determinano il complessivo assorbimento di risorse economiche nazionali da parte di tali strutture.
Le domande 14,15 e 16 intendono indagare sul concetto di compartecipazione alla spesa sanitaria
da parte del cittadino reintroducendo il concetto di contribuzione in base al reddito familiare almeno
per le terapie farmacologiche ed il concetto del ticket per giornata di degenza di 5 Euro inteso come
contributo alle spese di vitto e alloggio. Se tale ipotesi venisse adottata su circa 70 milioni di
giornate di degenza in Italia si produrrebbe un introito per lo Stato pari a 350 milioni di Euro.
Tale piccolo espediente potrebbe essere accompagnato con un miglioramento dell’efficienza delle
strutture che appaiono sotto utilizzate durante i week end. Infatti la limitazione delle prestazioni
diagnostiche e di laboratorio, non legate ad emergenze, produce una ridotta erogazione di
prestazioni durante il sabato e la domenica; tenendo conto che le giornate di degenza media sono di
7 giorni, il recupero della produttività dei sabati e delle domeniche potrebbe abbattere
significativamente la durata media delle degenze. Se ciò producesse anche e solo una riduzione del
14% si potrebbero ottenere risparmi di spesa dell’ordine di 3-4mila miliardi.( vedi studio allegato ).
La domanda 17, inoltre, sotto intende la denuncia di alcune consolidate distorsioni del sistema
sanitario determinate dall’introduzione nella valutazione dei costi per prestazioni dei D.R.G. e dei
L.E.A.. Infatti la strategia delle strutture sanitarie nel loro complesso e nelle loro più piccole unità
operative è quella di privilegiare erogazione di prestazione ad alto costo, con il minor numero di
giorni di degenza possibile, allontanando dalle strutture tutte le prestazioni che si connotano come
lungo degenze per malattie croniche.
Tali strategie, inoltre, inducono scelte terapeutiche ed interventi chirurgici che appaiono, sulla base
della letteratura internazionale e di quanto analogamente erogato negli altri paesi della comunità
europea, del tutto non appropriati sotto il profilo terapeutico.
Per esempio in Italia il 33,2% dei parti, vengono effettuati come cesarei e tale percentuale è
aumentata sia rispetto al 1999 (32,9%) che rispetto agli anni precedenti. Inoltre mentre a Bolzano si
effettuano solo il 18,7% di parti cesarei, a Napoli si raggiunge ben il 53,4%.
La media europea di incidenza di parti cesarei rispetto al parto spontaneo naturale è di circa il 19%.
Questi dati fanno pensare che o le donne italiane sono affette da particolari costrizioni del bacino,
mai descritte in letteratura, o si effettuano interventi chirurgici con particolare disinvoltura (stante
anche l’elevato costo D.R.G. che viene attribuito al parto cesareo). Fra le donne italiane appaiono,
inoltre, particolarmente sfavorite dalla natura le donne napoletane, il cui habitat evolutivo e, forse,
l’alimentazione con mozzarella e pomodoro e pizza, sembrerebbero produrre danni rilevanti alle
strutture riproduttive.
Le italiane in generale sono anche sfavorite sotto il profilo dell’efficienza vascolare periferica.
Infatti risultano essere, rispetto alle loro compagne europee, affette da un incidenza percentuale
stratosferica per vene varicose tale da determinare il record europeo di interventi per safenectomia.
Le domande 18, 19 e 20 intendono indagare sulla percezione individuale della difesa dello stato di
salute e sulla responsabilizzazione che il soggetto deve avere in ordine agli aggravamenti di
situazioni morbose indotti da errati stili di vita e dalla elusione di prescrizioni e da indicazioni
terapeutiche.
Il 13,55% dichiara di non aver mai fatto un check-up ed il 24,44% di non essersi sottoposto ad
un’indagine generale da più di tre anni.
Una schiacciante maggioranza è favorevole all’introduzione di un check-up obbligatorio oltre i 55
anni. Rispettivamente 88,43% ed 86,68% per gli over 70 anni.
La domanda 21 intende verificare se, a parere degli utenti, sia reale o presunta la disinvolta richiesta
di prescrizioni farmaceutiche che ha connotato, anche nel recente passato, lo stile comportamentale
dell’italiano medio e la tesaurizzazione dei farmaci come un “bene rifugio” da custodire nelle
“farmacia di famiglia”.
Il 59,55% è convinto dell’appropriatezza delle prescrizioni del medico di famiglia e, tale dato,
espresso da coloro che maggiormente fruiscono delle prescrizioni mediche, sembra sfatare il mito,
più volte sostenuto sui media e dagli interventi di autorevoli responsabili del Ministero della Salute
circa l’eccessiva disinvoltura nelle prescrizioni da parte dei sanitari.
L’ultima domanda rileva un aspetto per certi versi sorprendente. Infatti ben il 59,56% ( 60,06% )
ritiene che lo Stato destina alle cure dei cittadini molte o sufficienti risorse economiche, solo il
40,44% ( 39,94% ) ritiene tali risorse insufficienti.
I commenti del mondo scientifico:
Prof. Giorgio Valenti
Ordinario di Geriatria – Università degli Studi di Parma.
“Penso che l’indagine possa essere suddivisa in tre momenti fondamentali, uno di tipo
osservazionale (1), uno di analisi critica (2) edinfine uno di tipo propositivo (3).
1 Le principali disfunzioni del nostro sistema assistenziale sono individuate nei tempi lunghi di
attesa per ricoveri e visite specialistiche e, complessivamente, nella scarsa organizzazione.
Per questi motivi un’alta percentuale di cittadini è spinta a ricorrere alle strutture private.
Considerate le tante componenti del processo assistenziale l’aspettativa più sentita resta la
professionalità e la competenza del medico.
2 Tra le cause principali della disfunzione viene rimarcata l’inadeguatezza delle risorse per
prestazioni che richiedono maggiori disponibilità di personale, ma soprattutto attrezzature e
farmaci sempre più sofisticati e costosi. La percentuale in progressivo costante incremento di
persone anziane a rischio di perdita della autosufficienza o già prive dell’autosufficienza
rappresenta una delle cause principali di tale inadeguatezza.
Le considerazioni dei punti 1) e 2) sono sostanzialmente in linea con le informazioni che le società
scientifiche nazionali attraverso i mezzi di comunicazione di massa attualmente ci stanno
proponendo su queste tematiche, a dimostrazione che la capacità di osservazione e di analisi
critica del problema da parte della gente è sostanzialmente corretta.
3 A livello propositivo si insiste molto sul miglioramento dell’aspetto organizzativo. Penso che ciò
vada inteso soprattutto come adeguamento alle necessità attuali da parte del modo di fare medicina
dei medici. Essi dovranno tenere sempre più in considerazione l’aspetto economico cercando, con
buon equilibrio ( e qui sta l’enorme difficoltà ) di affrontare i problemi in un’ottica individuale del
paziente e nel contempo in una più allargata della società, al fine di un utilizzo sempre più
razionale ed oculato delle risorse disponibili.
Le ultime domande del questionario, con le relative risposte, fanno capire che è ormai radicato
nella gente il concetto di prevenzione, come strumento indispensabile per il miglioramento delle
condizioni di salute del cittadino.
Un controllo medico generale all’età di 55 anni è sicuramente una buona strategia.
A questa età e, soprattutto, in quelle più avanzate lo strumento da utilizzare per gli screening di
massa dovrà essere quello della Valutazione Multidimensionale, una metodologia come è noto che
si propone di considerare il soggetto nella sua globalità esplorando contemporaneamente la salute
fisica, lo stato cognitivo, lo stato psicoemozionale, lo stato funzionale,le condizioni socio-
economiche e l’ambiente di vita.
E’ questa la metodologia delle Unità di Valutazione Geriatrica che a livello territoriale ed
ospedaliero cercano d’individuare i soggetti a rischio di perdita di autosufficienza e quelli che già
hanno perduto la loro autonomia; tutto al fine d’indirizzare gli interessati in modo adeguato verso
l’utilizzo dei diversi tipi di servizi distribuiti in rete nel territorio: Divisione Ospedaliera, Degenza
post-acuzie e Riabilitazione, Assistenza Domiciliare Integrata, Centro Diurno, Residenza Sanitaria
Assistenziale.
Ciò che il cittadino tuttavia deve ancora assimilare è che la strategia per prevenire o meglio per
ritardare l’insorgenza dei fenomeni dell’invecchiamento va instaurata partendo da molto lontano,
cominciando dalla più giovane età con adeguati stili di vita e corrette abitudini alimentari.
La politica sanitaria dovrà perciò investire risorse anche in questa direzione.”
Prof. Antonio Grieco
Già Direttore Clinica del Lavoro –Università degli Studi di Milano.
Direttore gruppo di studio “ Ageing and Work “.
……. “ i primi dati forniti esprimono valori percentuali, mi pare indicano informazioni e
valutazioni che confermano quanto viene da tempo detto in seno alla cerchia degli specialisti, con
alcuni dettagli non privi di un certo interesse. Per esempio circa la metà del campione attribuisce
le difficoltà che si incontrano nella riorganizzazione della Sanità a “resistenze burocratiche” ed
“convenienza nel non cambiare le cose”.

Prof. Mario Passeri


Titolare della Cattedra di Medicina Interna- Dipartimento di Medicina Interna e Scienze
Biomediche dell’Università di Parma.
Presidente Onorario della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Presidente della Regione Europea della “ International Association of Gerontology “.
“ L’indagine eseguita mostra alcuni punti interessanti, che meritano di essere commentati.
In primo luogo si devono fare alcuni rilievi relativi al campione esaminato:
sarebbe utile conoscere la distribuzione territoriale di 4.993 soggetti intervistati; infatti le
condizioni sono molto diverse tra nord, centro e sud Italia e quindi anche le valutazioni dei singoli
possono differire alquanto a seconda della zona.
E’ interessante comunque rilevare come la composizione del nucleo familiare rispecchi uno stato di
fatto molto importante per quanto riguarda la possibilità di una buona assistenza all’anziano: il
nucleo familiare è nella maggior parte dei casi composto di poche unità (quasi il 50,62% di due
sole unità). Questo è un indice di come gli anziani siano spesso soli e di quanto poco possa fare
una famiglia così ridotta di numero per accudire i propri anziani.
Poteva essere interessante anche conoscere quanti erano nel nucleo familiare quelli che avevano
una attività remunerativa, come pure saper quanti erano i pensionati.
Comunque da questi dati si ricava in modo inequivocabile che l’assistenza agli anziani (sempre più
attempati e sempre più numerosi in ogni famiglia) non può più essere demandata solo alla famiglia,
che, con tutta la buona volontà, non può farsene completamente carico.
D’altra parte, come indicano i dati sul “ reddito mensile ”, ben il 63 % ha un reddito che non
permette di assumere personale di assistenza.
Risulta quindi necessario nella massima parte dei casi un intervento pubblico.
Per quanto riguarda i dati che si ricavano dai vari quesiti possiamo dedurre:
-Non si hanno precise nozioni sulla reale entità della spesa per ricovero ospedaliero: le stime sono
spesso troppo basse (sotto i 500 euro al dì) (domanda 1)
-Dalle altre risposte si ricava un quadro nettamente negativo e preoccupante:
-I tempi di attesa denunciati mostrano come i servizi non siano tali da soddisfare i bisogni: troppo
lunga l’attesa per il ricovero (qui sarebbe necessario conoscere la distribuzione territoriale degli
intervistati) ed ancor più quelle per gli esami.
A questa fanno riscontro anche i tempi di attesa per i ricoverati in ospedale.
E’ una chiara denuncia della carenza di una risposta adeguata da parte del servizio pubblico.
(domande 6 e 7)
-Per quanto riguarda l’ospedale gli aspetti negativi sono veramente preoccupanti (domande 8 e 9):
- ben un terzo degli intervistati ritiene che vi esista scarsa professionalità.
Un dato questo che deve far riflettere tutto il personale sanitario, e particolarmente quello tecnico-
infermieristico, se lo si confronta con la risposta al quesito 9 (l’aspetto più positivo dell’ospedale),
dalla quale si ricava una migliore stima per il personale medico (quasi il 50%).
Il dato che riguarda la cortesia (5) aggiunge un ulteriore elemento negativo: solo un terzo dei
ricoverati hanno riscontrato cortesia da parte del personale.
In definitiva il personale ospedaliero è ritenuto poco valido (specie gli ausiliari) ed ancor meno
cortese.
Un quadro veramente poco edificante: ospedali dove operano persone per almeno il 50-65% poco
capaci e per lo più villane!
Questi dati indicano con chiarezza come sia sentita dal pubblico la necessità di una migliore
preparazione tecnica degli operatori e come sia ancor più cogente la necessità di una
“umanizzazione” dell’ospedale
-E’ in un certo senso meno impressionante, perché la situazione è ben nota e reale, la stima che
riguarda la disorganizzazione (ben il 46,55% degli intervistati), i tempi di attesa (che spesso ne
sono la conseguenza e che vengono lamentati da più del 44,84%) e le attrezzature. Sono carenze
che è giusto vengano sottolineate.
-Molto pesanti invece sono le stime che riguardano la pulizia dei reparti ed il confort/ vitto
(domanda 5): solo circa il 20% circa hanno dato risposta positiva. L’ospedale quindi è risultato
sporco ed il vitto non buono.
Importante il rilievo sugli sprechi, che sono apparsi evidenti a più di in terzo degli intervistati, e
che certamente caratterizzano non poche gestioni ospedaliere.
In definitiva gli intervistati hanno rilevato che gli ospedali sono sporchi, offrono un confort
alberghiero (vitto) non buono, sprecano, sono disorganizzati e hanno un personale scortese, poco
preparato.
Un quadro ben poco edificante!
-Un altro dato grave deriva dalle risposte al quesito n°10. ben il 77,86% degli intervistati ha
dovuto rivolgersi a strutture private o sarebbe pronto a farlo, vista la scarsa efficienza del servizio
pubblico.
-Per quanto riguarda la spesa degli ultimi anni, (quesito 12) è forse esagerata la stima che riferisce
una gran parte di tale spesa ai prodotti farmaceutici. Forse questo è frutto di una propaganda dei
mass media.
-Un certo ottimismo si rivela nella risposta al quesito 13: è da ritenersi che un risparmio del 20%,
quale ritenuto possibile dal 51,39% degli intervistati sia un po’ ottimistico!
-Molto preoccupanti le risposte relative al quesito 17 (Perché non si riesce a riorganizzare….).
Esse indicano una grande sfiducia in chi gestisce la sanità ed un notevole sospetto (di circa il 50%
degli intervistati) che vi siano delle ragioni di interesse particolare nel non volere una
riorganizzazione, coadiuvate da omertà nel coprire gli sprechi (36,27%)., oltre a resistenze
burocratiche (48,47%).
Si tratta di una vera dichiarazione di sfiducia nella nostra classe dirigente, in particolare in chi
regola la sanità pubblica.
-Un ultimo capitolo (18) riguarda i check up, che vengono eseguiti in un numero discretamente
elevato ( il 33% entro un anno ); fatto che dimostra una buona presa di coscienza della necessità di
adottare adeguate misure di prevenzione
Quello che fa pensare è la dichiarazione (20) che sarebbe necessario un check-up obbligatorio
oltre i 55 anni (88,43%).
Questa domanda è in realtà molto ambigua, in quanto non dice quale tipo di check-up.
La questione sta invece proprio in questo aspetto. Un check up generico non significa nulla: o
dovrebbe essere amplissimo (tanto da non essere nemmeno praticabile), oppure risulta troppo
parziale e crea solo l’illusione di essere protetti.
Non si deve proporre un check-up generico, ma si deve inculcare l’idea di check-up orientati, che
seguano un preciso indirizzo dettato dal medico, sulla base dei rilievi statistici relativi alle diverse
forme morbose più frequenti.
La risposta positiva (ben l’88,43%) dimostra comunque una diffusa presa di coscienza dell’utilità
di questi presidi. Non è però tenuto presente l’alto costo della operazione in molti casi difficilmente
sostenibile dalla sanità pubblica.
Spero che queste mie considerazioni, che possono essere senz’altro divulgate, possano essere
utili.”
SONDAGGIO
CAMPIONE ESAMINATO: 5597

CAMPIONE UTILE TOTALE: 4993

CAMPIONE UTILE OLTRE I 70 ANNI: 1237

DATI GENERALI

Sesso CAMPIONE CAMPIONE


TOTALE OLTRE I 70 ANNI
F 50,55 46,96
M 49,45 53,04
TOTALE 100,00 100,00
Età CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI
da 50 a 60 anni 35,02
da 60 a 70 anni 39,94
oltre i 70 anni 25,04
TOTALE 100,00

CAMPIONE CAMPIONE
Titolo di studio TOTALE OLTRE I 70 ANNI
diploma 31,07 12,99
licenza elementare 27,4 60,54
laurea 10,14 7,76
licenza media inferiore 31,39 18,71
CAMPIONE CAMPIONE OLTRE I
Composizione nucleo familiare TOTALE 70 ANNI
da una a due persone 50,62 69,85
da due a quattro persone 39,04 16,99
oltre i quattro 10,34 13,15

CAMPIONE CAMPIONE
Reddito netto mensile TOTALE OLTRE I 70 ANNI
fino a 600 euro 26,36 45,95
da 600 a 1000 euro 36,54 28,76
oltre i 1000 euro 37,1 25,29
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

1. Secondo Lei, quanto costa in media, una giornata di ricovero in ospedale pubblico? (tav. 10, 11)

fino a 500 euro 55,52 58,57


da 500 a 700 euro 30,78 28,27
oltre 700 euro 13,70 13,16

2. Sarebbe favorevole ad incentivare fiscalmente e/o economicamente quelle famiglie che


decidono di farsi carico di una persona anziana? (tav. 12, 13)

NO 26,71 25,64
SI 73,29 74,36
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

3. E' favorevole alla reintroduzione delle mutue private? (tav. 14, 15)

NO 61,97 65,04
SI 38,03 34,96

4. Secondo Lei, le assicurazioni sanitarie private dovrebbero rimborsare comunque ogni


prestazione o ricovero dell'assicurato erogato da ospedali pubblici? (tav. 16, 17)

NO 29,86 25,48
SI 70,14 74,52
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

5. Secondo il Suo parere, “la sanità” e' meglio lasciarla in mano pubblica o sarebbe il caso di
prevedere un maggior coinvolgimento dei privati? (tav. 18, 19)

NO 30,84 30,92
SI 69,16 69,08

6. Si ricorda quanto tempo ha dovuto attendere prima di essere ricoverato? (tav. 20, 21)

Più di 15 giorni 63,81 59,80


Meno di 15 giorni 36,19 40,20
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

7. Quanto tempo ha aspettato prima di ottenere una visita specialistica? (tav. 22, 23)

Oltre un mese 69,99 65,97


Meno di un mese 30,01 34,03

8. Qual è l'aspetto più negativo di un ospedale?


(Sono possibili risposte multiple) (tav. 24, 25)

la mancanza di macchinari/attrezzature 38,73 36,05


scarsa professionalità 32,65 31,37
la disorganizzazione 46,55 39,85
gli sprechi 39,86 40,10
la pulizia 29,06 35,25
i tempi d'attesa per le visite 44,84 45,19
il "fuggi fuggi" durante il week-end 29,02 30,07

29,02 30,07
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

9. Qual’è l’aspetto più positivo di un ospedale? (tav. 26, 27)

competenza tecnico/medica 45,30 41,07


pulizia nel reparto 22,21 22,80
confort/vitto 198,92 19,64
breve degenza 26,10 25,87
la cortesia del personale 31,80 36,54
l'organizzazione 29,20 28,38
(Sono possibili risposte multiple)

10. A causa dei tempi d'attesa per le visite specialistiche è costretto, a volte, a rivolgersi
pagamento a strutture sanitarie private? Oppure, nel caso non si fosse mai trovato in questa
condizione, sarebbe intenzionato a farlo? (tav. 28, 29)

NO 22,14 24,19
SI 77,86 75,81
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

11. Sarebbe favorevole a far chiudere le strutture ospedaliere inadeguate e di piccola


dimensione? (tav. 30, 31)

NO 45,89 50,66
SI 54,11 49,34

12. Negli ultimi anni, la spesa sanitaria ha assorbito una quota crescente della ricchezza
nazionale. A Suo parere, qual'è la voce di costo che incide maggiormente sulla spesa
complessiva del servizio sanitario nazionale? (tav. 32, 33)

costo del personale medico e ausiliario 33,71 30,32


spesa farmaceutica 35,79 37,83
spese per l'acquisto di macchinari, 28,12 27,73
attrezzature e di altri beni e servizi
altro 20,19 20,70
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

13. Secondo Lei con una gestione oculata degli ospedali si potrebbe risparmiare fino al (tav. 34, 35):

10% 14,01 16,88


15% 34,60 32,22
20% 51,39 50,90

14. Secondo Lei, chi guadagna oltre 100 mila Euro all'anno dovrebbe pagare almeno le
terapie farmacologiche? (tav. 36, 37)

NO 17,98 18,80
SI 82,02 81,20
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

15. Tenuto conto che la durata media dei ricoveri è di circa 7 giorni, sarebbe disposto in caso
di ricovero a contribuire con 5 Euro al giorno come contributo alle spese di vitto e alloggio?
(tav. 38, 39)

NO 60,77 58,37
SI 21,39 23,04
NON SO 17,84 18,59

16. Salvo per le grandi patologie ed i ricoveri ospedalieri, è favorevole all'introduzione di un


ticket progressivo per fasce di reddito? (tav. 40, 41)

NO 36,11 33,19
SI 63,89 66,81
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

17. Secondo Lei, perché non si riesce a riorganizzare "la sanità", migliorare gli ospedali,
eliminare sprechi, inefficienze, interventi chirurgici troppo disinvolti, quando tutto ciò
potrebbe far risparmiare moltissimi soldi? (tav. 42, 43)

Resistenze burocratiche 48,47 47,53


Complessità dei processi decisionali 26,54 24,33
Omertà sugli sprechi 36,27 35,00
Convenienza nel non cambiare le cose 49,65 54,16
(Sono possibili risposte multiple)

18. A quando risale il Suo ultimo check-up sul suo stato di salute? (tav. 44, 45)

mai fatti esami generali 13,55 13,43


meno di un anno fa 33,21 42,01
da 1 a 3 anni fa 28,80 21,79
più di 3 anni fa 24,44 22,77
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

19. Secondo Lei è giusto che la collettività debba pagare le spese sanitarie di coloro che per
incuria non seguono le indicazioni e prescrizioni dei medici (ad. esempio diete, medicinali,
cure e controlli periodici, divieto di fumo o di bere alcolici, ecc.)? (tav. 46, 47)

NO 70,94 69,02
SI 29,06 30,98

20. Sarebbe favorevole a introdurre un check-up gratuito ma obbligatorio per le persone oltre
i 55 anni? (tav. 48, 49)

NO 11,57 13,32
SI 88,43 86,68
CAMPIONE CAMPIONE
TOTALE OLTRE I 70 ANNI

21. Secondo Lei i medici di famiglia prescrivono farmaci anche quando non serve? (tav. 50, 51)

NO 59,55 59,39
SI 40,45 40,61

22. Secondo Lei l'Italia spende poco, molto o il giusto per le cure dei suoi cittadini? (tav. 52, 53)

Molto 31,12 29,83


Poco 40,44 39,94
Giusto 28,44 30,23
Il 73,29% del campione è favorevole a incentivare fiscalmente e/o economicamente le famiglie che
si fanno carico della assistenza di una persona anziana e tale percentuale arriva al 74,36% nella
fascia degli over 70. Tale consenso appare in linea con le strategie di governo in tal senso, mentre
appare netta l’opposizione alla reintroduzione di mutue private. Rispettivamente il 61,67% ed il
65,04%.
Tale dato, rapportato alle fasce di età degli intervistati, conferma l’ipotesi che il progetto
governativo di assistenza integrativa finalizzata a garantire livelli qualitativi di assistenza ad un
sempre più grande numero di anziani, non sia stato compreso dalla popolazione che ritiene che tale
strumento venga imposto a tutti ed in modo indiscriminato introducendo nuovi balzelli nel già
magro tetto pensionistico del campione esaminato.
Campione che, peraltro, nel 69,16% dei casi preferisce una gestione pubblica della sanità pur
lamentando attese per un ricovero di oltre 15 gg (63,81%) ed oltre un mese prima di essere
sottoposto a visita specialistica (69,99%). Tali dati trovano conferma negli aspetti negativi che gli
intervistati rilevano nelle strutture ospedaliere: 44,84% e 45,19% per gli over 70 indicano i tempi di
attesa per le visite, cui segue un 47,7% di disorganizzazione ed un 46,1% di sprechi e carenze di
pulizia. Gli aspetti positivi che fanno preferire le strutture pubbliche a quelle private richiamano per
il 50,5% la competenza tecnico/medica, la brevità delle degenze (31,2%) e la cortesia del personale
(33,8%).
Pur tuttavia, proprio a causa delle lunghe liste di attesa, l’80,5% del campione si vede costretto a
ricorrere a strutture sanitarie private.
L’alta percentuale di soggetti che ritiene l’ospedale fonte di sprechi (46,1%) considera, per l’85%
circa, che una oculata gestione di tali strutture determinerebbe risparmi valutabili fra il 15 ed il
20%.
Malgrado quanto sopra indicato, il campione è contrario, per il 55,7% alla chiusura di strutture
ospedaliere inadeguate o di piccole dimensioni ritenendo, evidentemente, le stesse funzionali alle
esigenze delle più piccole comunità e ad una capillarizzazione delle strutture sul territorio.
L’impossibilità di riorganizzare il sistema sanitario e rendere più efficienti le sue strutture è
imputata dalla maggioranza assoluta degli intervistati ad un complesso di fattori quali: convenienza
nel non cambiare le cose (55,6%), resistenze burocratiche (53,3%), omertà sugli sprechi (41,3%).
La maggior parte del campione 57% ritiene che il governo già destina alla sanità molte risorse
economiche (30,7%) ovvero una giusta quantità (26,3%).
Non appare chiara la incidenza dei vari costi sulla spesa sanitaria nazionale. Infatti il 33,3% degli
intervistati ritiene erroneamente che il maggior capitolo di spesa sia quello farmaceutico attribuendo
al costo del personale (maggior capitolo di spesa) solo il 30,2% di incidenza.
In relazione alla possibile ulteriore condivisione della spesa da parte dei cittadini, il campione dà
alcune risposte significative e paradigmatiche: ritiene, ad esempio, che le assicurazioni private
debbano rimborsare allo stato le prestazioni sanitarie che le strutture pubbliche erogano a cittadini
assicurati (75,1%).
Sono favorevoli (65,6%) all’introduzione di un ticket progressivo per fasce di reddito sulle
prestazioni farmacologiche e diagnostiche, fatte salve quelle erogate per gravi patologie e per
ricoveri ospedalieri.
Per altro, il 79,5% è favorevole a far pagare totalmente le terapie farmacologiche a coloro che
hanno oltre 100.000/00 Euro di reddito.
Il campione esaminato risponde, invece, per il 56% in modo contrario all’introduzione di un
contributo di 5 Euro al giorno in caso di ricovero ospedaliero.
Una sotto analisi del campione fatta per reddito e per fascia di età vede la suddetta percentuale
modificarsi significativamente in termini di accettazione nei soggetti con reddito mensile più alto e
più elevato livello socio culturale.
D’altra parte il 59,6 %degli intervistati aveva un reddito netto mensile al di sotto dei 1.000 Euro e,
pertanto, i 35 Euro di contributo medio per una degenza di 7 gg rappresentano, pur sempre, una
quota significativa del reddito mensile e quindi inaccettabile da parte della maggioranza degli
intervistati.
In relazione ad una cosciente difesa del patrimonio salute individuale, il 60,3% del campione si è
sottoposto negli ultimi tre anni ad un check-up ed anzi il 35,1% ha effettuato tale indagine da meno
di un anno. Solo il 15,9% non si è mai sottoposto ad indagini diagnostiche generali dato questo per
un verso non positivo per un altro che prende in considerazione la fascia degli intervistati di età
compresa fra i 50 ed i 60 anni (36,7%) rende il dato accettabile proprio perché le principali
disabilità connesse con la longevità, emergono in modo percentualmente significativo oltre i 70
anni.
Lo spirito di solidarietà e di comprensione umana emerge dalle risposte (69,9%) alla domanda 19
nella quale gli intervistati condividono il fatto che la collettività paghi le spese sanitarie anche per
coloro che non hanno cura della propria salute ed anzi disattendono alle prescrizioni mediche. Così
come l’84,6% si dichiara favorevole all’introduzione di un check-up obbligatorio dopo i 55 anni.